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Diario di
Santa Faustina Kowalska

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Prima del pontificato di Giovanni Paolo II non era molto frequente trovare persone che conoscessero la straordinaria figura di questa suora polacca, nata nel 1905 e morta a Cracovia nel 1938 (a 33 anni, come Gesù), delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Oggi è una delle sante sempre più conosciute e amate ed è giustamente definita “apostola della Divina Misericordia”.
Pur rimanendo nell’anonimato del suo convento (a Varsavia, Vilnius, Plock e soprattutto a Cracovia) - così che forse neppure il giovanissimo Karol Wojtyla, pur vivendo a Cracovia, la poteva conoscere - Gesù le apparve più volte e proprio attraverso di lei fece risuonare l’annuncio della Sua infinita misericordia, che voleva riversarsi sull’uomo contemporaneo, così tentato di abbandonarlo e così schiavo del peccato e pure di ideologie atee e materialiste (nazismo e comunismo) che nel XX secolo provocarono immani distruzioni e sofferenze e la morte di milioni di persone.
Questo messaggio “della divina misericordia”, secondo il volere stesso di Gesù, si è corredato di un’immagine di “Gesù misericordioso” (con i due raggi banco e rosso che scaturiscono dal suo costato) che ha raggiunto tutto il mondo, come pure la particolare preghiera detta “Coroncina della divina misericordia” (v. nel sito), da recitarsi specialmente alle 15 del venerdì (giorno ed ora della morte di Gesù) o per i morenti; così, sempre secondo il volere di Gesù, la domenica dopo Pasqua (detta “in Albis”) si chiama “Festa della Divina misericordia” (dal 2000, per volontà di Giovanni Paolo II).
Proprio la figura di San Giovanni Paolo II, il Papa polacco che aveva 18 anni quando morì Suor Faustina e che passava accanto al suo convento alla periferia meridionale di Cracovia quando faceva l’operaio alla Solvay, si intreccerà misteriosamente e indelebilmente con questa santa e con il messaggio che attraverso di lei  Gesù ha voluto e vuole che risuoni nel mondo contemporaneo. Infatti fin dalla sua seconda enciclica (dedicata al Padre e significativamente intitolata Dives in misericordia) risuona con forza e non casualmente tale messaggio. A conclusione dei relativi processi, Giovanni Paolo II ha beatificato Suor Faustina Kowalska nel 1993 e l’ha canonizzata nel Giubileo del 2000. Nel 2002, nel suo ultimo viaggio in Polonia, ha consacrato il nuovo Santuario della Divina Misericordia, a Cracovia, proprio accanto al convento di Suor Faustina. Ma un ulteriore segno divino è dato dal fatto che Dio ha chiamato a Sé Giovanni Paolo II il 2.04.2005, proprio nella notte tra il sabato e la domenica dopo Pasqua, cioè già nella festa della Divina Misericordia (dopo che al suo capezzale era appena stata celebrata la S. Messa di questa festa)! Quest’anno Papa Giovanni Paolo II verrà canonizzato proprio nella Festa della divina Misericordia (27.04.2014)!
A Roma, Santa Faustina e l’immagine di “Gesù misericordioso” sono particolarmente venerate nella Chiesa di S. Spirito in Sassia, in Borgo S. Spirito, proprio nelle vicinanze di S. Pietro.
 
Per questo, il Diario di Suor Faustina è un testo di meditazione assai importante ed efficace per il nostro cammino spirituale.
 

Lo proponiamo a puntate mensili, in 7 parti.

Pubblichiamo ora la
seconda parte

 
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+ G.M.G. Varsavia, anno 1933
 
La probazione prima dei voti perpetui
 
Quando venni a sapere che dovevo partire per la probazione, la gioia esplose nel mio cuore di fronte ad una grazia così inesplicabile, quale è quella dei voti perpetui. Andai davanti al Santissimo Sacramento e quando m’immersi nella preghiera di ringraziamento, udii nell’anima queste parole: «Bambina Mia, tu sei la Mia delizia; tu sei il refrigerio del Mio Cuore. Ti concedo tante grazie, quante riesci a reggerne. Ogni volta che vuoi procurarMi una gioia, parla al mondo della Mia grande ed incommensurabile Misericordia». Alcune settimane prima che mi venisse annunciato che ero stata ammessa alla probazione, un giorno che entrai un momento in cappella, Gesù mi aveva detto: «In questo momento i Superiori annunciano quali Suore debbono pronunciare i voti perpetui. Non tutte otterranno questa grazia, però le escluse ne hanno esse stesse la colpa. Chi non approfitta delle piccole grazie, non ottiene le grandi. Ma a te, bambina Mia, questa grazia è stata concessa». Un gioioso stupore s’impadronì della mia anima e questo perché alcuni giorni prima una suora mi aveva detto: «Lei, sorella, non sarà ammessa alla terza probazione. Io stessa farò in modo che lei non sia ammessa ai voti». Non avevo risposto nulla a quella suora, ma la cosa per me era stata molto spiacevole; però cercai, nei limiti del possibile, di tener nascosto il mio dolore. O Gesù, com’è mirabile il Tuo operare! Ora vedo che gli uomini da soli valgono ben poco; infatti alla probazione sono stata ammessa, proprio come mi aveva detto Gesù. Nella preghiera trovo sempre luce e forza per lo spirito, benché talvolta ci siano dei momenti pesanti ed assai incresciosi, tanto che certe volte non si riesce a comprendere come cose di questo genere possano avvenire in un convento. Per ragioni misteriose Iddio lo permette, ma questo avviene sempre affinché venga messa in risalto la virtù di un’anima o perché la stessa si tempri bene. Per questo ci sono i dispiaceri.
Oggi novembre 1932 sono giunta a Varsavia per la terza probazione. Dopo un cordiale saluto con le care Madri, sono entrata un momento nella piccola cappellina. Ad un tratto la presenza di Dio ha investito la mia anima ed ho udito queste parole: «Figlia Mia, desidero che il tuo cuore sia modellato secondo il Mio Cuore misericordioso. Devi essere totalmente imbevuta della Mia Misericordia». La cara Madre Maestra mi domandò subito se quest’anno avevo fatto gli esercizi spirituali. Le risposi di no. «E perciò lei deve fare prima almeno tre giorni di esercizi spirituali». Grazie a Dio a Walendòw c’erano gli esercizi di Otto giorni, quindi potei approfittarne. Cominciarono però le difficoltà quando si trattò di andare a quegli esercizi. Una certa persona era molto contraria a questo e già non dovevo partire più. Dopo pranzo andai in cappella per una adorazione di cinque minuti. All’improvviso vidi Gesù che mi disse: «Figlia Mia, ti sto preparando molte grazie, che riceverai durante gli esercizi spirituali che comincerai domani». Risposi: «Ma, Gesù, gli esercizi sono già cominciati e io non debbo andare». E mi disse: «Tu preparati, perché domani comincerai gli esercizi spirituali; e in quanto alla tua partenza ci penso Io coi Superiori». E all’improvviso Gesù scomparve. Cominciai a pensare a come ciò sarebbe avvenuto. Ma dopo un momento abbandonai ogni pensiero su ciò e dedicai quel po’ di tempo alla preghiera, chiedendo luce allo Spirito Santo, per conoscere tutta la mia miseria. E dopo un momento uscii dalla cappella per riprendere le mie occupazioni. Poco dopo la Madre Generale mi fa chiamare e mi dice: «Sorella, oggi stesso lei va a Walendow con Madre Valeria, in modo che già da domani possa cominciare gli esercizi. Si è verificata l’occasione che c’è qui Madre Valeria, quindi partite assieme». Dopo nemmeno due ore ero già a Walendow. Riflettei un momento dentro di me e dovetti riconoscere che le faccende a questo modo le poteva risolvere soltanto Gesù. Quando mi vide quella persona, che si era così tenacemente opposta al fatto che io facessi gli esercizi spirituali, mostrò il suo stupore e la sua irritazione. Io però, come se niente fosse, la salutai inchinandomi cordialmente ed andai a far visita al Signore, per avere indicazioni su come dovevo comportarmi durante gli esercizi spirituali. Il mio colloquio col Signore prima dell’inizio degli esercizi. Gesù mi disse che quegli esercizi sarebbero stati un po’ diversi dagli altri. «Nel trattare con Me cerca di mantenere una calma profonda. Eliminerò tutte le incertezze a questo riguardo. Io so che ora sei tranquilla, mentre sto parlando con te; ma appena smetterò di parlare, comincerai a tirar fuori i dubbi; ma sappi che rafforzerò talmente la tua anima che, sebbene volessi metterti in agitazione, non sarà in tuo potere. E come prova che sono Io che ti parlo, il secondo giorno degli esercizi andrai a confessarti dal sacerdote, che tiene gli esercizi. Andrai da lui appena terminata la meditazione e gli esporrai i tuoi dubbi, quelli che hai riguardo a Me e Io ti risponderò con la bocca di lui ed allora finiranno i tuoi timori. Durante questi esercizi osserva un silenzio così rigoroso, come se attorno a te non esistesse niente. Parlerai solo con Me e col Confessore; alle Superiore chiederai soltanto le penitenze». Mi rallegrai tanto perché il Signore Gesù mi aveva dimostrato in tal misura la sua benevolenza e si era abbassato fino a me.
Primo giorno degli esercizi. Al mattino cercai di essere la prima a giungere in cappella. Prima della meditazione ebbi ancora un momento di tempo per una preghiera allo Spirito Santo ed alla Madre SS.ma. Pregai ardentemente la Madonna perché mi ottenesse la grazia di essere fedele a queste ispirazioni interiori e perché adempissi fedelmente ogni volontà di Dio. Iniziai questi esercizi con uno strano coraggio.
 
Lotta per mantenere il silenzio. Come capita normalmente, agli esercizi vengono suore da varie case. Una di queste suore, che non avevo visto da parecchio tempo, venne nella mia cella e mi disse che aveva qualche cosa da comunicarmi. Non le risposi niente ed essa si accorse che non volevo rompere il silenzio. Mi rispose: «Non sapevo, sorella, che lei fosse un tipo tanto stravagante», e se ne andò. Compresi che quella persona non aveva verso di me altro interesse se non l’appagamento del suo curioso amor proprio. O Dio, mantienimi fedele. Il Padre che predicava gli esercizi veniva dall’America. Era venuto in Polonia per poco tempo e le circostanze fecero sì che venisse da noi a predicare gli esercizi. Da quell’uomo emanava la sensazione di una profonda vita interiore. Il suo aspetto rivelava grandezza d’animo; la mortificazione ed il raccoglimento erano le caratteristiche di quel sacerdote. Tuttavia, nonostante le grandi virtù che quel sacerdote possedeva, provavo un’enorme difficoltà a svelargli la mia anima per quel che riguarda le grazie, poiché per quanto riguarda i peccati è sempre facile; ma per le grazie debbo veramente impormi un grande sforzo ed anche così non dico tutto.
 
Tentazioni di satana. Durante la meditazione fui stranamente presa dalla paura che quel sacerdote non mi avrebbe capita e poi che non avrebbe avuto tempo, in modo che io gli potessi esporre tutto. «Ma come gli parlerò di tutto questo? Se si trattasse di Padre Bukowski mi sarebbe più facile, ma questo padre gesuita lo vedo per la prima volta». Allora mi venne in mente un consiglio di Padre Bukowski, il quale mi aveva detto che, quando facevo gli esercizi spirituali, dovevo prendere nota anche brevemente dei lumi che il Signore mi inviava e che almeno di quello dovevo rendergli conto, pur brevemente. «O mio Dio, un giorno e mezzo è passato così facilmente per me; ora invece comincia la lotta per la vita e per la morte. Fra mezz’ora ci deve essere la meditazione e poi devo andare a confessarmi. Satana mi spinge a credere che, se i Superiori hanno detto che la mia vita interiore è un’illusione, a che scopo chiedere ancora al confessore e affliggerlo per niente?». «Dopo tutto te l’ha detto M. X. che Gesù non ha rapporti di quel genere con anime così misere. La stessa cosa ti dirà il confessore. A che scopo devi parlare di queste cose? In fin dei conti non sono peccati e Madre X d’altronde ti ha detto chiaro e tondo che tutti questi contatti con Gesù sono un sogno, un puro isterismo. Perché devi parlarne con questo confessore? Fai meglio se respingi tutto come un’illusione. Guarda quante umiliazioni hai già dovuto subire e quante ne dovrai subire ancora e anche le Suore lo sanno che sei un’isterica». «O Gesù!» gridai con tutta la forza dell’anima. Proprio in quel momento il Padre venne per tenere la sua conferenza. Parlò brevemente, come se avesse fretta. Terminata la conferenza, si mise in confessionale. Guardai. Nessuna suora si alzò per andare. Mi staccai decisamente dall’inginocchiatoio e in un attimo mi trovai davanti alla grata. Non ci fu tempo per nessuna riflessione. Invece di parlare al Padre dei dubbi che mi erano stati insinuati in merito ai rapporti con Gesù, cominciai a raccontare tutte le tentazioni che sono descritte sopra. Ma il confessore si rese subito conto di tutta la mia situazione e disse: «Lei non si fida di Gesù, perché con lei si comporta con tanta amabilità. Ma come sarebbe, sorella? Lei deve essere pienamente tranquilla. È Gesù il suo Maestro, sorella, ed i rapporti di familiarità che ha con Gesù non sono un isterismo, né un sogno, né un’illusione. Sappia, sorella, che è sulla buona strada. Sia fedele a queste grazie: non le è permesso sfuggirle. Non è necessario che lei parli di queste grazie interiori con le Superiore, se non per un ordine preciso di Gesù e prenda prima accordi col confessore. Ma se Gesù richiede qualche cosa che è o deve avvenire all’esterno, in tal caso, dopo aver preso accordi col confessore, lei deve fare quello che Gesù chiede, dovesse costarle qualunque prezzo. Ma d’altra parte lei, sorella, deve parlare di tutto col confessore. Non c’è assolutamente un’altra via per lei. Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale, poiché diversamente sprecherebbe questi grandi doni di Dio. Le ripeto ancora una volta di stare tranquilla; lei è sulla buona strada. Non badare a niente, ma essere sempre fedele al Signore Gesù, nonostante ciò che può dire di lei questo o quello. Proprio con tali anime misere il Signore Gesù intrattiene rapporti di familiarità e più lei si umilierà e più il Signore Gesù si unirà a lei». Quando mi allontanai dalla grata, una gioia inconcepibile aveva inondato la mia anima, tanto che mi isolai in un posto appartato dell’orto, per nascondermi di fronte alle suore e permettere al mio cuore di sfogarsi liberamente con Dio. La presenza di Dio mi investi da parte a parte e in un attimo tutto il mio nulla s’immerse in Dio e in quell’attimo sentii, cioè distinsi le tre Persone Divine che abitavano in me ed avevo nell’anima una pace così grande, che io stessa mi stupii per il fatto che m’era stato possibile essere inquieta nel passato.
 
Proposito. Fedeltà alle ispirazioni interiori, qualunque cosa possa costarmi. Non far nulla da sola senza un accordo preventivo col confessore.

Rinnovazione dei voti. Fin dal primo mattino, da quando mi sono svegliata, il mio spirito è sprofondato interamente in Dio, in un oceano d’amore. Sentivo che ero completamente immersa in Lui. Durante la S. Messa il mio amore per Lui ha raggiunto una grande intensità. Dopo la rinnovazione dei voti e la S. Comunione ad un tratto ho visto Gesù, che mi ha detto amabilmente: «Figlia Mia, guarda il Mio Cuore misericordioso». Quando guardai quel Cuore SS.mo uscirono gli stessi raggi che sono nell’immagine, come sangue e acqua, e compresi quanto è grande la Misericordia del Signore. E di nuovo Gesù mi disse amabilmente: «Figlia Mia, parla ai Sacerdoti della Mia insondabile Misericordia. Le fiamme della Misericordia Mi bruciano: voglio riversarle sulle anime ma le anime non vogliono credere alla Mia bontà». All’improvviso Gesù spari. Ma per tutta la giornata il mio spirito fu immerso nella sensibile presenza di Dio, nonostante il chiasso e le conversazioni, che seguono di solito dopo gli esercizi spirituali. La cosa però non mi disturbò affatto. Il mio spirito era immerso in Dio, nonostante che all’esterno prendessi parte alle conversazioni è andassi perfino a visitare Derdy.
 
Oggi cominciamo la terza probazione. Ci siamo riunite tutte e tre presso Madre Margherita, poiché le altre Suore la terza probazione l’hanno iniziata nel noviziato. Madre Margherita ha cominciato con una preghiera, ha spiegato in che cosa consiste la terza probazione ed ha ricordato quanto è grande la grazia dei voti perpetui. Tutto ad un tratto diedi in un pianto dirotto. In un momento mi erano apparse davanti agli occhi dell’anima tutte le grazie del Signore e mi ero vista tanto misera ed ingrata di fronte a Dio. Le consorelle cominciarono a rimproverarmi: «Perché s’è messa a piangere a quel modo?». Ma la Madre Maestra mi difese e disse che non se ne meravigliava. Terminata l’ora, andai davanti al SS.mo Sacramento e, come la più grande miseria e nullità, Lo pregai di aver misericordia e di degnarsi di guarire e purificare la mia povera anima. D’un tratto udii queste parole: «Figlia Mia, tutte le tue miserie sono state bruciate nel fuoco del Mio amore, come una pagliuzza gettata in un immenso incendio. E con questo umiliarti attiri su di te e su altre anime tutto il mare della mia Misericordia». E risposi: «Gesù, plasma il mio povero cuore secondo il Tuo Divino compiacimento».
Per tutto il periodo della probazione il mio compito fu quello di aiutare la Suora responsabile del guardaroba. Questo compito mi fornì molte occasioni di esercitarmi nelle virtù. Talvolta andai per tre volte di seguito a portare la biancheria a certe Suore e non fu sufficiente per accontentarle. Ma ebbi modo di conoscere anche la grande virtù di alcune Suore, che chiedevano sempre di dar loro quello che c’era di più scadente nel guardaroba. Ho avuto modo di ammirare il loro spirito di umiltà e mortificazione.

Durante l’Avvento si risvegliò nella mia anima un grande desiderio di Dio. Il mio spirito anelava a Dio con tutta la forza del suo essere. In quel tempo il Signore mi elargì molta luce per farmi conoscere i Suoi attributi.
Il primo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Santità. Tale Santità è così grande, che davanti a Lui tremano tutte le Potenze e le Virtù. I puri spiriti nascondono il volto e si sprofondano in una incessante adorazione. E l’unica espressione della loro adorazione senza limiti è: «Santo...». La Santità di Dio è distribuita sulla Chiesa e su ogni suo membro, ma non in uguale misura. Ci sono delle anime completamente divinizzate, ma ci sono anche anime che vivono a malapena.
Il secondo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Giustizia. La Sua Giustizia è così grande e penetrante che raggiunge fino in fondo l’essenza delle cose e tutto davanti a Lui è nella sua nuda realtà e nulla potrebbe continuare a sussistere.
Il terzo attributo è l’Amore e la Misericordia. E compresi che l’Amore e la Misericordia è l’attributo più grande. Esso unisce la creatura al Creatore. L’amore più grande e l’abisso della Misericordia li riconosco nell’Incarnazione del Verbo, nella Redenzione da Lui operata. E da ciò compresi che questo attributo è il più grande in Dio.
Oggi ho riassettato la camera di una suora. Nonostante che mi fossi impegnata a riordinarla con la massima cura, quella persona per tutto il tempo che ho impiegato a pulire, mi è venuta appresso e diceva: «Qui c’è un po’ di polvere, là c’è una macchiolina sul pavimento». Ad ogni suo cenno sono passata e ripassata anche dieci volte nello stesso punto, pur di accontentarla. Non è il lavoro che stanca, ma le chiacchiere e le pretese oltre ogni ragionevole misura. E non le è bastato il martirio a cui mi ha sottoposta per tutto il giorno, ma è andata anche a lamentarsi dalla Madre Maestra: «Non le dico, Madre, che sorta di suora è, sbadata, non si sbriga mai!». Il giorno dopo, senza una parola di spiegazione, andai a fare lo stesso lavoro. Quando mi prese nelle sue spire, pensai fra me: «Gesù, si può essere martiri silenziosi. Le forze vengono a mancare non per il lavoro, ma per questo continuo martirio». Ho capito che certe persone hanno il dono particolare di tormentare le altre. Le tengono sotto pressione a più non posso. Povera quell’anima che capita sotto di loro. Non conta nulla; anche le cose migliori vengono giudicate a rovescio.
 
Vigilia di Natale
Oggi mi sono unita strettamente alla Madonna; ho vissuto i Suoi momenti intimi. Verso sera, prima che fosse spezzato l’«oplatek», sono entrata in cappella per scambiarlo spiritualmente con le persone care ed ho pregato la Madonna perché conceda loro le grazie. Il mio spirito era immerso totalmente in Dio. Durante la S. Messa di mezzanotte nell’Ostia ho visto Gesù Bambino; il mio spirito si è immerso in Lui. Benché fosse un bambinetto, la Sua maestà è penetrata nella mia anima. Mi ha colpita profondamente questo mistero: questo grande umiliarsi di Dio; questo Suo inconcepibile annientamento. Per tutta la durata delle festività questo mi è rimasto vivamente impresso nell’anima. Oh! noi non riusciremo mai a comprendere questo grande abbassarsi di Dio! Quanto più medito su questo... [qui la frase è rimasta interrotta]. Una mattina, dopo la S. Comunione, udii questa voce: «Voglio che tu Mi faccia compagnia, quando vado dalle ammalate». Risposi che ero d’accordo, ma dopo aver riflettuto un momento, dissi fra di me: «Come posso farlo, dato che le suore del secondo coro non vanno mai a far compagnia al Santissimo Sacramento, ma ci vanno sempre le suore Direttrici?». Pensai però che Gesù avrebbe provveduto. Dopo pochi minuti venne a cercarmi Madre Raffaella e mi disse: «Lei, Sorella, andrà ad accompagnare Gesù, quando il Sacerdote va dalle ammalate». E per tutto il tempo della probazione andai sempre, con la candela, a far compagnia al Signore e, in qualità di cavaliere di Gesù, procurai di cingermi sempre con una piccola cintura di ferro, dato che non sarebbe stato indicato andare vestita come al solito a fianco del Re. E quella mortificazione l’offrii per gli ammalati.
 
L’Ora Santa. Durante quest’ora cercai di meditare la Passione del Signore. Tuttavia la mia anima era colma di gioia ed all’improvviso vidi Gesù Bambino. Ma la Sua maestà penetrò in me e dissi: «Gesù, Tu sei così piccolo, ma io so che Tu sei il mio Creatore e Signore». E Gesù mi rispose: «Lo sono, e perciò ho rapporti d’intimità con te come un Bambino, per insegnarti l’umiltà e la semplicità». Tutte le sofferenze e le difficoltà le offrivo a Gesù come un omaggio floreale per il nostro giorno dello sposalizio perpetuo. Nulla mi era difficile, quando pensavo che lo facevo per il mio Sposo, come dimostrazione d’amore per Lui.
 
Il mio raccoglimento con Gesù. Cercavo di mantenere un profondo raccoglimento per amore di Gesù. In mezzo al più grande frastuono, Gesù mi trovava sempre raccolta nel mio cuore, sebbene ciò talvolta mi costasse molto. Ma per Gesù cosa mai può essere troppo grande, per Colui che amo con tutte le forze della mia anima?
 
Oggi Gesù mi ha detto: «Desidero che tu conosca più a fondo l’amore di cui arde il Mio Cuore verso le anime e lo comprenderai quando mediterai la Mia Passione. Invoca la Mia Misericordia per i peccatori; desidero la loro salvezza. Quando reciterai questa preghiera con cuore pentito e con fede per qualche peccatore, gli concederò la grazia della conversione». La breve preghiera è la seguente: «O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te».
 
Negli ultimi giorni di carnevale, quando facevo l’ora santa, vidi Gesù mentre veniva flagellato. Che supplizio inimmaginabile! Come soffrì tremendamente Gesù per la flagellazione! O poveri peccatori, come v’incontrerete nel giorno del giudizio con quel Gesù, che ora torturate a quel modo? Il Suo Sangue colava per terra e in alcuni punti cominciava a staccarsi anche la carne. Sulla schiena ho visto alcune Sue ossa scarnificate. Gesù mite emetteva flebili lamenti e sospiri. Una volta Gesù mi fece conoscere quanto Gli è cara l’anima che osserva fedelmente la regola. L’anima ottiene maggior ricompensa per l’osservanza della regola che per le penitenze e le grandi mortificazioni. Se esse sono state intraprese al di fuori dell’ambito della regola, ricevono anch’esse la loro ricompensa, ma non superiore a quella della regola. Durante un’adorazione il Signore mi chiese di offrirmi come vittima per una sofferenza, che doveva servire di riparazione nella causa di Dio, non solo in generale per i peccati del mondo, ma in particolare per le mancanze commesse in questa casa. Dissi subito che andava bene, che ero pronta. Gesù però mi fece conoscere quello che dovevo soffrire e in un momento mi si presentarono e passarono man mano davanti agli occhi dell’anima tutti i patimenti. Prima di tutto le mie intenzioni non sarebbero state riconosciute, poi sospetti vari e diffidenze, umiliazioni e contrarietà di vario genere; ma non sto ad elencare tutto. Davanti agli occhi della mia anima si presentarono tutte, come una cupa tempesta, dalla quale da un momento all’altro debbono cominciare a sprigionarsi i fulmini. Attendono solo il mio consenso. Per un momento la mia natura rimase spaventata. Ad un tratto suonò la campanella per il pranzo. Uscii dalla cappella tremante ed indecisa. Ma quel sacrificio mi stava continuamente davanti agli occhi, dato che non mi ero decisa né ad accettarlo, né avevo detto di no al Signore. Volevo rimettermi alla Sua volontà. Se il Signore stesso me lo assegnava, ero pronta ad accettarlo. Ma il Signore fece capire che ero io a dover essere spontaneamente d’accordo ed accettarlo pienamente consapevole, poiché diversamente in questo caso non avrebbe avuto alcun significato. Tutto il suo valore consisteva nel mio atto volontario di fronte a Lui. Ma nello stesso tempo il Signore mi fece conoscere che dipendeva da me: potevo farlo, ma potevo anche non farlo. Ed allora risposi: «Gesù, accetto tutto, qualunque cosa Tu voglia mandarmi; confido nella Tua bontà». In un attimo mi resi conto che con quell’atto avevo reso un grande onore a Dio. Però mi armai di pazienza. Appena uscii dalla cappella mi imbattei subito nella realtà. Non intendo scendere nei particolari; basta dire che ce ne fu quanto ne potei sopportare. Una goccia di più e non ce l’avrei fatta.
 
Una mattina udii nell’anima queste parole: «Va’ dalla Madre Generale e dille che la tal cosa in quella data casa non mi piace». Non posso dire di che cosa si trattasse, né di quale casa; ma alla Madre Generale lo dissi, sebbene mi costasse molto. Una volta accettai di subire la spaventosa tentazione, da cui era tormentata una delle nostre educande nella casa di Varsavia. Era la tentazione del suicidio. Soffrii per sette giorni. Dopo sette giorni Gesù le concesse la grazia e da quel momento anch’io cessai di soffrire. Questa è una sofferenza grande. Prendo spesso su di me i travagli delle nostre allieve. Gesù me lo permette e lo permettono anche i confessori. Il mio cuore è la dimora stabile di Gesù. All’infuori di Gesù nessun altro vi ha accesso. Da Gesù attingo la forza per lottare contro tutte le difficoltà e contrarietà. Desidero trasformarmi in Gesù, per potermi dedicare perfettamente alle anime. Senza Gesù non mi avvicinerei alle anime, perché so quello che sono in me stessa. Assorbo Iddio dentro di me, per poterLo dare alle anime.
 
27.02.1933
Desidero stancarmi, lavorare, annientarmi per la nostra opera di salvezza delle anime immortali. Non importa se questi sforzi abbrevieranno la mia vita, dato che essa non appartiene più a me, ma è proprietà della congregazione. Con la fedeltà alla congregazione desidero essere utile a tutta la Chiesa. O Gesù, oggi la mia anima è come offuscata dalla sofferenza. Nemmeno un raggio di luce. La tempesta infuria e Gesù dorme. O mio Maestro, non Ti sveglierò, non interromperò il Tuo dolce sonno. Io credo che Tu mi stia fortificando, senza che io me ne accorga. Vi sono ore intere in cui Ti adoro, o Pane vivo, in una grande aridità di spinto. O Gesù, l’amore puro non ha bisogno di consolazioni: si nutre della Tua volontà. O mio Sovrano, la Tua volontà è lo scopo della mia esistenza. Mi sembra che tutto il mondo sia al mio servizio e che dipenda da me. Tu, o Signore, comprendi la mia anima in tutte le sue aspirazioni. O Gesù, quando io stessa non posso cantarTi l’inno dell’amore, ammiro il canto dei Serafini, tanto amati da Te. Desidero, come fanno essi, immergermi in Te. Ad un simile amore nulla porrà un argine, poiché nessuna forza ha potere su di lui. Esso è simile al fulmine che illumina l’oscurità, ma non rimane in essa. O mio Maestro, plasma Tu stesso la mia anima secondo la Tua volontà ed i Tuoi eterni intendimenti.
Una certa persona si è quasi assunta il compito di esercitarmi in vari modi nella virtù. Un giorno mi prese nel corridoio e cominciò col dire che non aveva l’autorità per farmi osservazioni, ma mi ordinò di fermarmi per mezz’ora in piedi nel corridoio di fronte alla piccola cappellina e di attendere la Madre Superiora ed al suo ritorno, dopo la fine della ricreazione, di accusarmi di svariate cose, che essa mi elencò, perché me ne accusassi. Benché non ne avessi nell’anima la minima idea, tuttavia ubbidii ed attesi per mezz’ora la Superiora. Ogni Suora che passava vicino a me, mi guardava ridendo. Quando mi accusai di fronte alla Madre Superiora, essa mi mandò dal confessore. Appena cominciai a confessarmi, quel Sacerdote s’accorse subito che c’era qualche cosa che non proveniva dalla mia anima e che io non avevo la più pallida idea di quelle cose e si meravigliò che quella persona avesse potuto giungere a dare un ordine simile.
O Chiesa di Dio, tu sei la migliore delle madri. Tu sola sai educare e far crescere le anime. Oh! quanto amore e quanta venerazione ho per la Chiesa, per la migliore delle madri.
Una volta il Signore mi disse: «Figlia Mia, la tua fiducia ed il tuo amore intralciano la Mia giustizia e non posso punire, perché Me lo impedisci». Oh! quanta forza ha un’anima piena di fiducia! Quando penso ai voti perpetui ed a chi è Colui che desidera unirsi a me, questo pensiero m’induce a meditare su di Lui per ore intere. Come può succedere questo? Tu sei Dio e io una Tua creatura. Tu sei il Re immortale ed io una mendicante e la miseria in persona. Ma ormai è tutto chiaro per me, infatti questo abisso, Signore, lo colmano la Tua grazia e l’amore. Quest’amore colmerà l’abisso che c’è fra Te, o Gesù, e me.
O Gesù, quanto profondamente rimane ferita un’anima quando essa cerca sempre di essere sincera ed invece l’accusano di ipocrisia e la trattano con diffidenza. O Gesù, anche Tu hai sofferto questo, per dare una riparazione al Padre Tuo. Desidero nascondermi in modo che nessuna creatura conosca il mio cuore. O Gesù, solo Tu conosci il mio cuore e lo possiedi totalmente. Nessuno conosce il nostro segreto. Con uno sguardo ci comprendiamo a vicenda. Dal momento che ci siamo conosciuti, sono felice. La Tua grandezza mi riempie completamente. O Gesù, quando sono all’ultimo posto e più in basso anche delle giovani postulanti, allora mi sento al posto adatto per me. Non sapevo che in quegli angoletti bui, il Signore avesse collocato tanta felicità. Adesso comprendo che anche in una prigione può erompere da un cuore puro una abbondanza d’amore per Te. Le cose esteriori non hanno significato per un amore puro; esso supera tutto. Né le porte di una prigione, né le porte del cielo contano per lui. Esso giunge fino a Dio stesso e nulla riesce ad estinguerlo. Per lui non esistono barriere: è libero come un re ed ha ovunque ingresso libero. La morte stessa deve piegare la testa di fronte a lui.
Oggi è venuta da me una mia sorella carnale. Quando mi ha esposto le sue intenzioni, sono rimasta di stucco. E mai possibile? È una cara e bella anima di fronte a Dio, ma un fitto buio è sceso su di lei e non sapeva come cavarsela. Vedeva nero ovunque. il buon Dio l’ha affidata a me. Per due settimane ho potuto lavorare su di lei. Ma quanti sacrifici mi è costata quell’anima, Dio solo lo sa. Per nessun’altra anima, come per la sua, ho portato al trono di Dio un così gran numero di sacrifici, di sofferenze e di preghiere. Sentii d’aver costretto Dio a concederle la grazia. Quando penso a tutto questo, vedo un vero miracolo. Mi rendo conto del grande potere che ha la preghiera d’intercessione presso Dio.
Ora, in questo tempo di Quaresima, sento la Passione del Signore nel mio corpo; tutto ciò che ha sofferto Gesù lo vivo profondamente nel mio cuore benché all’esterno le mie sofferenze non trapelino affatto. Le conosce soltanto il confessore.
Breve colloquio con la Madre Maestra. Quando le domandai alcuni particolari per progredire nella vita interiore, quella santa Madre mi rispose a tutto con molta chiarezza di argomenti. Mi disse: «Se lei, sorella, continuerà a cooperare così con la grazia di Dio, sarà solo ad un passo dalla stretta unione con Dio. Lei comprende in che senso lo dico. La sua caratteristica sia la fedeltà alla grazia del Signore. Non tutte le anime Iddio le conduce per una tale strada».
 
Pasqua di Risurrezione. Oggi durante la funzione pasquale, ho visto il Signore Gesù in un grande splendore; si è avvicinato a me e mi ha detto: «Pace a voi, figlioli Miei!» ed ha alzato la mano ed ha benedetto. Le piaghe delle mani, dei piedi e del costato non erano cancellate ma risplendenti. Poi mi guardò con tanta amabilità ed amore che la mia anima s’immerse totalmente in Lui e mi disse: «Hai preso tanta parte alla Mia Passione, per questo avrai tanta parte alla Mia gloria ed alla Mia gioia». Tutta la funzione pasquale mi sembrò che durasse un solo minuto. Un misterioso raccoglimento s’impossessò della mia anima e continuò finché durarono le feste. L’amabilità di Gesù è così grande, che non è possibile descriverla. Il giorno seguente, dopo la S. Comunione, udii questa voce: «Figlia Mia, guarda l’abisso della Mia Misericordia e rendi onore e gloria a questa Mia Misericordia e fallo in questo modo: riunisci tutti i peccatori del mondo intero ed immergili nell’abisso della Mia Misericordia. Desidero darMi alle anime. Desidero le anime, figlia Mia. Nel giorno della Mia festa, nella festa della Misericordia, attraverserai il mondo intero e condurrai le anime avvilite alla sorgente della Mia Misericordia, Io le guarirò e le fortificherò».
Oggi ho pregato per un anima agonizzante, che stava morendo senza i santi sacramenti, benché li avesse ardentemente desiderati. Ma ormai era troppo tardi. Si tratta di una mia parente, la moglie di uno zio paterno. Era un’anima cara a Dio. In quel momento non ci fu distanza per noi. O voi, piccoli, insignificanti sacrifici quotidiani, siete per me come i fiori di campo che spargo ai piedi dell’amato Gesù. Talvolta queste minuzie io le paragono alle virtù eroiche, in quanto per la loro incessante continuità esigono eroismo. Durante le sofferenze non cerco aiuto dalle creature, ma Dio è tutto per me, benché qualche volta mi sembri che il Signore non mi ascolti. Allora mi armo di pazienza e di silenzio, come la colomba che non si lamenta, né mostra dolore quando le tolgono i piccoli. Voglio volare alto nel calore stesso del sole e non voglio ristagnare in basso tra il fumo e la nebbia. Non mi stancherò, perché mi sono appoggiata a Te, mia Forza. Prego ardentemente il Signore che si degni di fortificare la mia fede, affinché nella grigia vita quotidiana non mi regoli secondo considerazioni umane, ma secondo lo spirito. Oh! come tutto attira l’uomo verso la terra, ma una fede viva mantiene l’anima in una sfera più alta ed assegna all’amor proprio il posto che gli spetta, cioè l’ultimo.
 
Cade nuovamente una tremenda oscurità sull’anima mia. Mi sembra di essere sotto l’influsso di illusioni. Quando sono andata a confessarmi, per attingere luce e serenità, non le ho trovate. Il confessore mi ha fatto venire ancora più dubbi di quanti ne avessi prima. Mi ha detto: «non riesco a conoscere quale potenza agisce in lei, forse Dio e forse anche lo spirito maligno». Quando mi sono allontanata dal confessionale, ho cominciato a riflettere sulle sue parole. Più riflettevo, più la mia anima sprofondava nelle tenebre. Che fare, Gesù? Quando Gesù mi si avvicinava amabilmente, io avevo paura. Sei veramente Tu, Gesù? Da un lato mi attira l’amore, dall’altro mi allontana la paura. Che tormento! Non riesco a descriverlo. Quando andai a confessarmi di nuovo, ricevetti questa risposta: “Sorella, io non la capisco; è meglio che lei non si confessi da me”. Dio mio, io debbo farmi tanta violenza per riuscire a dire qualche cosa della mia vita interiore ed ecco la risposta che ne ottengo: «Sorella, io non la capisco». Quando ripartii dal confessionale, fui assalita da innumerevoli tormenti. Andai davanti al SS.mo Sacramento e dissi: «Gesù, salvami! Vedi bene che sono debole». Ad un tratto udii queste parole: «Durante gli esercizi spirituali prima dei voti ti darò un aiuto». Rinfrancata da queste parole, presi ad andare avanti senza domandare consigli a nessuno. Però avevo una tale mancanza di fiducia verso me stessa, che decisi una volta per sempre di farla finita con questi dubbi. Per questo attendevo con ansia gli esercizi spirituali, che dovevano precedere i voti perpetui. Fin da alcuni giorni prima pregai senza posa il Signore perché concedesse lumi al sacerdote che mi doveva confessare, affinché finalmente decidesse in maniera categorica, si o no e già pensavo fra me: starò tranquilla una volta per tutte. Ma mi amareggiavo dubitando che qualcuno volesse ascoltare tutte quelle cose. Decisi tuttavia di non pensarci affatto e di aver fiducia nel Signore. Mi risuonavano all’orecchio quelle parole: «durante gli esercizi spirituali». È già tutto pronto. Domattina dobbiamo andare a Cracovia per gli esercizi. Oggi sono andata in cappella a ringraziare Dio per le innumerevoli grazie, che mi ha concesso durante questi cinque mesi. Il mio cuore era profondamente commosso di fronte a tante grazie ed all’amorevole interessamento delle Superiore.
«Figlia Mia, sta’ tranquilla. Prendo su di Me tutte le questioni. Le risolverò Io Stesso con le Superiore e col Confessore. Parla con Padre Andrasz con la stessa semplicità e fiducia con la quale parli con Me».
 
Oggi 18.04.1933 siamo arrivate a Cracovia.
Che gioia trovarmi di nuovo qui, dove ho imparato a fare i primi passi nella vita spirituale. La cara Madre Maestra sempre la stessa, gioiosa e piena d’amore per il prossimo. Sono entrata un momento in cappella. La gioia mi ha inondato l’anima. Mi è venuto in mente in un istante tutto un mare di grazie, che ho ricevuto qui quand’ero novizia. Ed oggi ci siamo riunite tutte per andare per un ora in noviziato. Madre Maestra, Madre Giuseppina, ci ha rivolto alcune parole ed ha predisposto lo svolgimento degli esercizi. Quando ci ha detto quelle poche parole, mi è venuto davanti agli occhi il gran bene che quella cara Madre ci ha fatto. Ho sentito nell’anima una grande riconoscenza verso di lei. Una certa pena mi ha stretto il cuore al pensiero che sono qui in noviziato per l’ultima volta. Ormai debbo lottare con Gesù, lavorare con Gesù, soffrire con Gesù, in una parola, vivere e morire con Gesù. Non ci sarà più la Maestra a seguirmi passo passo, ad istruirmi, a mettermi in guardia, ad ammonirmi, ad incoraggiarmi, a riprendermi. Da sola sento una strana paura. Gesù, pensa Tu a qualcosa per questo. Per la verità avrò comunque una Superiora, ma d’ora in poi mi sentirò più sola.
 
Alla maggior gloria di Dio
Cracovia, 21.04.1933. Esercizi spirituali di otto giorni prima dei voti perpetui.
Oggi incomincio gli esercizi spirituali. Gesù, o mio Maestro, guidami Tu; disponi di me secondo la Tua volontà. Purifica il mio amore, affinché sia degno di Te. Fa’ di me quello che desidera il Tuo Misericordiosissimo Cuore. O Gesù, in questi giorni saremo faccia a faccia fino al momento della nostra unione. Mantienimi, Gesù, nel raccoglimento dello spirito. Verso sera il Signore mi disse: «Figlia Mia, nulla ti spaventi, né ti turbi. Conserva una profonda tranquillità. È tutto nelle Mie mani. Ti farò comprendere tutto per bocca di Padre Andrasz. Sii come una bambina davanti a lui».
Un momento davanti al Santissimo Sacramento. O Signore e mio eterno Creatore, come potrò ringraziarTi per questa grande grazia, per esserTi degnato di scegliere me miserabile come Tua sposa, unendomi a Te con un vincolo eterno? Amabilissimo Tesoro del mio cuore, Ti offro tutti gli atti di adorazione e di ringraziamento delle anime sante, di tutti i cori angelici e soprattutto in unione con la Madre Tua. O Maria, Madre mia, Ti prego umilmente, copri la mia anima col Tuo manto verginale in questo momento così importante della mia vita, in modo che io sia più gradita al Figlio Tuo e possa degnamente esaltare la Sua Misericordia davanti al mondo intero e per tutta l’eternità.
Oggi non sono riuscita a comprendere la meditazione, il mio spirito era mirabilmente immerso in Dio. Nonostante l’impegno non sono riuscita a pensare a quello che diceva il predicatore degli esercizi. Spesso non sono in grado di pensare secondo determinati schemi; il mio spirito è col Signore e questa è la mia meditazione.
Alcune parole del mio incontro con la Madre Maestra Maria Giuseppina. Mi ha chiarito molte cose e mi ha tranquillizzato riguardo alla vita interiore assicurandomi che sono sulla buona strada. Ho ringraziato il Signore Gesù per questa grande grazia, poiché essa è stata la prima fra le Superiore a non procurarmi dubbi a questo riguardo. Oh! quanto infinitamente buono è Dio! O Ostia viva, unica mia forza, sorgente d’amore e di misericordia, abbraccia il mondo intero; fortifica le anime che stanno cedendo.
Benedetto l’istante ed il momento nel quale Gesù ci lasciò il Suo misericordiosissimo Cuore!
Soffrire senza lamentarsi, consolare gli altri, e le proprie sofferenze immergerle nel dolcissimo Cuore di Gesù. Tutti i momenti liberi dagli impegni li passerò ai piedi del SS.mo Sacramento. Ai piedi del Signore cercherò luce, conforto e forza. Mostrerò incessantemente riconoscenza verso Dio per la grande Misericordia che ha avuto verso di me, non dimenticando mai i benefici che mi ha elargito e specialmente la grazia della vocazione. Mi nasconderò tra le suore come una modesta violetta tra i gigli. Voglio fiorire per il mio Creatore e Signore. Dimenticare me stessa, annientarmi completamente a favore delle anime immortali: questa è una delizia per me!
 
Alcuni miei proponimenti
Per quanto concerne la santa Confessione, sceglierò sempre ciò che mi umilia e mi costa dl più. Talvolta un’inezia costa più che non qualcosa di più grande. Prima di ogni Confessione ricorderò la Passione del Signore e con ciò risveglierò la contrizione del cuore. In quanto ciò è possibile con la grazia di Dio, mi eserciterò sempre nel dolore perfetto. A tale contrizione dedicherò un maggior spazio di tempo. Prima di accostarmi alla grata, entrerò nel Cuore aperto e misericordiosissimo del Salvatore. Quando mi allontanerò dalla grata, risveglierò nella mia anima una grande riconoscenza verso la SS.ma Trinità per lo straordinario ed inconcepibile miracolo di Misericordia che avviene nell’anima e quanto più la mia anima è miserabile, tanto più sento che l’oceano della Misericordia di Dio mi inghiotte e mi dà tanta forza e potenza.
Le regole che trasgredisco più spesso sono: talvolta interrompo il silenzio; non ubbidisco alla voce della campanella; m’intrometto nei lavori affidati ad altre. Cercherò col più grande impegno di correggermi. Evitare le consorelle che mormorano e, se non è possibile evitarle, per lo meno tacere in presenza di una mormoratrice, facendo comprendere quanto è penoso per noi ascoltare cose simili. Non badare a considerazioni umane, ma tener conto della propria coscienza, che ce ne dà testimonianza. Prendere Iddio a testimone di ogni azione. Comportarmi così ora e risolvere ogni mia questione, come vorrei comportarmi e risolverla in punto di morte. Per questo in ogni questione tener sempre presente Iddio. Evitare i permessi presunti. Raccontare di sé alle Superiore anche le piccole cose, scendendo per quanto possibile ai particolari. Fedeltà nelle pratiche di pietà; non chiedere con facilità esenzioni da pratiche di pietà. Tacere fuorché in ricreazione. Evitare gli scherzi e le parole spiritose che tendono a mettere in ridicolo altri ed a far rompere il silenzio. Stimare enormemente le più piccole prescrizioni. Non lasciarsi travolgere dalla frenesia del lavoro; interrompere un momento per guardare verso il cielo. Parlare poco con gli uomini, ma molto con Dio. Evitare la familiarità. Badare poco a chi è con me e chi contro di me. Non confidare le proprie vicissitudini. Sul lavoro evitare di prendere accordi ad alta voce. Nelle sofferenze conservare la serenità e l’equilibrio. Nei momenti difficili rifugiarsi nelle Piaghe di Gesù; nelle Piaghe di Gesù cercare conforto, sollievo, luce e forza.
Nelle prove procurerò di vedere l’amorevole mano di Dio. Nulla di così costante come la sofferenza; essa tiene sempre fedelmente compagnia all’anima. O Gesù, nell’amore verso di Te non mi farò sorpassare da nessuno.
O Gesù nascosto nel SS.mo Sacramento, vedi che oggi esco dal noviziato per emettere i voti perpetui. Gesù, Tu conosci la mia debolezza e la mia pochezza e pertanto da oggi in modo particolarissimo passo al Tuo noviziato; continuo ad essere novizia, ma novizia Tua, o Gesù, e Tu sarai il mio Maestro - fino all’ultimo giorno della mia vita. Verrò ogni giorno ai Tuoi piedi a lezione da Te. Non intraprenderò da sola la più piccola cosa senza aver prima consultato Te, come mio Maestro. O Gesù, sono tanto contenta che Tu stesso mi abbia attirata ed accolta nel Tuo noviziato, cioè nel Tabernacolo. Pronunciando i voti perpetui non divento affatto una perfetta religiosa. Oh! no, no. Continuo ad essere una piccola e debole novizia di Gesù e cercherò di tendere alla perfezione come nei primi giorni di noviziato, procurando di avere la disposizione d’animo che avevo il primo giorno, in cui si aprì per me la porta del convento. Con la fiducia e la semplicità di un piccolo bimbo, mi affido a Te oggi, Signore Gesù, mio Maestro. Lascio a Te la completa libertà di guidare l’anima mia. Guidami per le strade che Tu vuoi; io non voglio conoscerle. Io verrò fiduciosa dietro a Te. il Tuo Cuore misericordioso può tutto. La piccola Novizia di Gesù, Sr. Faustina.
 
Fin dall’inizio degli esercizi spirituali Gesù mi aveva detto: «In questi esercizi spirituali sarò Io Stesso a dirigere la tua anima. Voglio confermarti nella tranquillità e nell’amore». E così trascorsero per me i primi giorni. Il quarto giorno cominciò a tormentarmi una tale inquietudine: «Non mi trovo forse in uno stato di falsa tranquillità?». D’un tratto udii queste parole: «Figlia Mia, immaginati di essere la regina di tutta la terra e di avere la possibilità di disporre di tutto come ti pare, di avere ogni possibilità di fare del bene come ti piace ed ecco che bussa alla tua porta un bambino molto piccolo, tutto tremante, con le lacrime agli occhi, ma con tanta fiducia nella tua bontà e ti chiede un pezzo di pane per non morire di fame. Come ti comporteresti con questo bambino? Rispondi a Me, figlia Mia». E dissi: «Gesù, gli darei tutto quello che chiede, ma anche mille volte di più!». Ed il Signore mi disse: «Così Io Mi comporto nei confronti della Tua anima. Durante questi esercizi spirituali non solo ti darò la tranquillità, ma anche una tale disposizione d’animo, che tu non potrai essere inquieta nemmeno se lo vorrai. Il Mio amore ha preso possesso della tua anima e voglio che si fortifichi in essa. Accosta il tuo orecchio al Mio Cuore e dimentica tutto e medita sulla Mia insondabile Misericordia. Il Mio amore ti darà la forza ed il coraggio, che ti è necessario in questi casi». O Gesù, Ostia viva, Tu sei mia Madre. Tu sei tutto per me. Io verrò da Te, o Gesù, con semplicità e con amore, con fede e con fiducia. Dividerò tutto con Te, come un bimbo con la madre amata: le gioie e le sofferenze; in una parola, tutto. Quando penso a questo, che Iddio si unisce a me per mezzo dei voti, cioè io a Lui, nessuno può comprendere quello che prova il mio cuore. Già fin d’ora Iddio mi fa conoscere tutta l’immensità del Suo amore, col quale mi ha amato fin da prima dei secoli, mentre io ho cominciato ad amarlo soltanto nel tempo. Quanto più Lo conosco, tanto più ardentemente e fortemente Lo amo e le mie azioni sono più perfette. Tuttavia quando penso che fra qualche giorno devo diventare una cosa sola col Signore, per mezzo dei voti perpetui, una gioia così inconcepibile inonda la mia anima che non riesco assolutamente a descriverla. Dalla prima volta che ho conosciuto il Signore, lo sguardo della mia anima è sprofondato in Lui per l’eternità. Ogni volta che il Signore si avvicina a me, e con questo avviene da parte mia una più profonda conoscenza, l’amore nella mia anima si perfeziona sempre più.
 
Prima della Confessione udii nell’anima queste parole: «Figlia Mia, digli tutto e svela la tua anima di fronte a lui, come fai davanti a Me. Non avere paura di nulla. Per la tua tranquillità metto questo Sacerdote fra Me e la tua anima e le parole che ti risponderà sono Mie. Svelagli le cose più segrete della tua anima. Io gli darò la luce perché conosca la tua anima». Quando mi avvicinai alla grata, sentii nell’anima una così grande disponibilità a parlare di tutto, che io stessa in seguito me ne meravigliai e le sue risposte diedero alla mia anima una tranquillità tanto profonda! Le sue parole sono state, sono e rimarranno per sempre come colonne di fuoco, che hanno illuminato e continueranno ad illuminare la mia anima nel tendere alla più alta santità. Le indicazioni ricevute da Padre Andrasz le ho annotate in un’altra pagina di questo quaderno. Ultimata la Confessione, il mio spirito s’immerse in Dio e continuai a pregare per tre ore e mi sembrò che si fosse trattato di pochi minuti. Da allora non metto impedimenti alla grazia, che opera nella mia anima. Gesù sapeva perché avevo paura di trattare familiarmente con Lui e non se n’è affatto offeso. Dal momento che il Padre mi ha assicurato che non si tratta di illusioni, ma di una grazia di Dio, cerco di essere fedele a Dio in tutto. Ora vedo che sono pochi i sacerdoti che comprendono tutta la profondità dell’azione di Dio nelle anime. Da allora ho le ali sciolte per il volo e desidero volare alto nel calore stesso del sole. Il mio volo non si fermerà, finché non riposerò in Lui per l’eternità. Se voliamo molto in alto, tutta la caligine, la nebbia e le nuvole sono sotto i nostri piedi e tutta la parte sensibile del nostro essere deve sottostare allo spirito. O Gesù, desidero la salvezza delle anime, delle anime immortali. Nel sacrificio darò sfogo al mio cuore, nel sacrificio che nessuno neanche sospetterà. Mi annienterò e brucerò, senza che nessuno se ne accorga, nel sacro fuoco dell’amore di Dio. La presenza di Dio mi è d’aiuto affinché il mio sacrificio sia perfetto e puro. Oh! come sono errate le apparenze ed i giudizi ingiusti! Oh! quante volte viene oppressa la virtù solo perché è silenziosa! Per convivere sinceramente con persone che punzecchiano in continuazione, è necessario un grande spirito di sacrificio. La persona sente che sanguina, ma le ferite non si vedono. O Gesù, quante cose ci svelerà soltanto l’ultimo giorno! Che gioia! Dei nostri sacrifici nulla va perduto.
L’ora santa. Durante quest’ora di adorazione ho conosciuto tutto l’abisso della mia miseria. Tutto ciò che vi è in me di buono, è Tuo, Signore, ma appunto perché sono misera e piccola ho il diritto di contare sulla Tua infinita Misericordia.
La sera. Gesù, domattina devo pronunciare i voti perpetui. Ho pregato il cielo e la terra ed ho invitato tutto ciò che esiste a ringraziare Dio per questa grande ed inconcepibile grazia. D’improvviso ho sentito le parole: «Figlia Mia, il tuo cuore è il paradiso per Me». Ancora un momento per pregare e poi bisogna andar via di corsa, poiché ci mandano via da ogni parte, dato che per la giornata di domani debbono sistemare a dovere tutto, la cappella, il refettorio, la sala, la cucina e noi dobbiamo andare a riposare. Ma di dormire non se ne parla. La gioia ha tolto il sonno. Pensavo: che sarà mai il paradiso, se già qui, in questo esilio, Dio ricolma così la mia anima?
Preghiera durante la santa Messa nel giorno dei voti perpetui. Oggi depongo il mio cuore sulla patena, nella quale è posto il Tuo Cuore, o Gesù, ed oggi mi offro insieme a Te a Dio, Padre Tuo e mio, come vittima d’amore e d’adorazione. Padre di Misericordia, guarda all’offerta del mio cuore, ma attraverso la ferita del Cuore di Gesù.
 
1.05.1933
L’unione con Gesù nel giorno dei voti perpetui. O Gesù, il Tuo Cuore è da oggi mia proprietà, ed il mio cuore è Tua proprietà esclusiva. Il semplice ricordo del Tuo Nome, o Gesù, è una delizia per il mio cuore. In verità non potrei vivere nemmeno un istante senza di Te, o Gesù! Oggi la mia anima è annegata in Te, come nell’unico suo tesoro. il mio amore non conosce impedimenti nel dare dimostrazioni d’attaccamento al suo Diletto. Parole di Gesù durante la funzione dei voti perpetui: «Mia Sposa, i nostri cuori sono uniti per l’eternità. Ricordati a chi sei impegnata...». Non è possibile riferire tutto! La mia richiesta fatta nel momento in cui mi misi con le braccia in croce sotto il panno funebre. Pregai il Signore che mi concedesse la grazia di non offenderLo mai, con nessun peccato, anche il più piccolo e nemmeno con un’imperfezione volontaria e consapevole. Gesù, confido in Te! Gesù, Ti amo con tutto il cuore! Nei momenti più difficili Tu sei mia Madre! Per amore verso di Te, o Gesù, io oggi muoio completamente a me stessa e comincio a vivere per la maggior gloria dei Tuo santo Nome.
 
O Amore, per amore, o Santissima Trinità, mi offro a Te come vittima di adorazione, come olocausto del mio totale annientamento e con questo annientamento di me stessa desidero l’esaltazione del Tuo Nome, o Signore. Come un piccolo bocciolo di rosa, mi getto ai Tuoi piedi, o Signore, e il profumo di questo fiore sia noto soltanto a Te.
 
Tre richieste nel giorno dei voti perpetui. Gesù, io so che in questo giorno non mi negherai nulla.
Prima richiesta. Gesù, mio Sposo amatissimo, Ti prego per il trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia e nella Spagna; perché benedica il S. Padre Pio XI e tutto il clero; per ottenere la grazia della conversione dei peccatori induriti nel peccato; per una speciale benedizione e luce, Te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi confesserò durante la mia vita.
Seconda richiesta. Una benedizione alla nostra Congregazione ed un grande fervore nella Congregazione. Benedici, o Gesù, la Madre Generale e la Madre Maestra e tutto il noviziato e tutte le Superiore, i miei carissimi Genitori. Concedi la Tua grazia alle nostre educande; fortificale così saldamente nella Tua grazia, in modo che quelle che lasciano le nostre case, non Ti offendano più con nessun peccato. O Gesù, Ti prego per la mia Patria; difendila dagli assalti dei nemici.
Terza richiesta. Gesù, Ti prego per le anime che hanno più bisogno di preghiere. Ti prego per gli agonizzanti; sii misericordioso con loro. Ti prego anche per la liberazione di tutte le anime dal purgatorio. O Gesù, Ti raccomando delle persone particolari: i miei confessori; le persone che si sono raccomandate alle mie preghiere; una certa persona - Padre Andrasz, Don Czaputa e quel sacerdote che ho conosciuto a Wilno che dev’essere il mio confessore; una certa anima... ed un certo sacerdote, un certo religioso, al quale, come sai, Gesù, io debbo tanto, e tutte le persone che sono raccomandate alle mie preghiere. O Gesù, Tu in questo giorno puoi fare tutto per coloro per i quali Ti prego. Per me, Ti prego, o Signore: transustanziami completamente in Te; conservami sempre nel santo fervore per la Tua gloria; dammi la grazia e la forza dello Spirito per compiere in tutto la Tua santa volontà. Ti ringrazio, o mio amatissimo Sposo, per la dignità che mi hai conferito e specialmente per le insegne regali, che da oggi mi adornano e che nemmeno gli Angeli hanno, e cioè la Croce, la spada e la corona di spine. Ma soprattutto, o Gesù mio, Ti ringrazio per il Tuo Cuore: esso mi basta per tutto!
 
O Madre di Dio, Maria Santissima, Madre mia, Tu ora sei mia Madre in modo particolarissimo e questo perché il Tuo amato Figlio è mio Sposo e quindi siamo entrambi figli Tuoi. Per riguardo verso il Figlio devi amarmi. O Maria, Madre mia amatissima, dirigi la mia vita interiore, in modo che sia gradita al Figlio Tuo
Santo, Onnipotente Iddio, in questi momenti di tanta grazia, con la quale mi unisci a Te per l’eternità, io, piccola nullità, con la più grande riconoscenza mi getto sotto i Tuoi piedi, come un piccolo e sconosciuto fiorellino, il cui profumo d’amore salirà giornalmente verso il Tuo Trono. Nei momenti delle lotte e delle sofferenze, delle tenebre e delle tempeste, della nostalgia e della tristezza, nei momenti delle prove difficili, nei momenti in cui non sarò compresa da nessuna creatura ed anzi sarò da tutti condannata e disprezzata, ricorderò il giorno dei voti perpetui, il giorno di una inconcepibile grazia di Dio.
 
G.M.G.
Particolari propositi degli esercizi spirituali
1.05.1933
Amore del prossimo. Primo: essere servizievole con le Suore. Secondo: non parlare degli assenti e difendere il buon nome del prossimo. Terzo: rallegrarsi dei successi del prossimo.
 
O Dio, quanto desidero essere una piccola bimba. Tu sei mio Padre. Tu sai bene quanto sono piccola e debole, perciò Ti scongiuro, tienimi presso di Te in tutti i momenti della mia vita e specialmente nell’ora della morte. O Gesù, io so che la Tua bontà supera la bontà della più tenera delle madri. Per ogni umiliazione ringrazierò il Signore. Pregherò in modo speciale per la persona, che mi ha fornito l’occasione di umiliarmi. Mi annienterò a favore delle anime. Non badare ad alcun sacrificio, stendendomi sotto i piedi delle Suore come un piccolo tappeto, sul quale non solo possono camminare, ma possono anche pulirsi i piedi. Il mio posto è sotto i piedi delle consorelle. Nella vita pratica cercherò di procurarmelo in modo che nessuno se ne accorga. Mi basta che lo veda Dio. Sono già cominciate le giornate grigie, della normalità quotidiana. Sono passati i momenti solenni dei voti perpetui, ma nell’anima è rimasta tanta grazia di Dio. Sento che sono tutta di Dio; sento che sono Sua figlia. Sento che sono totalmente proprietà di Dio; avverto questo anche fisicamente e sensibilmente. Sono pienamente tranquilla per tutto, poiché so che è compito dello Sposo pensare a me. Ho dimenticato completamente me stessa. La mia fiducia è riposta senza limiti nel Suo misericordiosissimo Cuore. Sono continuamente unita a Lui. Avverto come se Gesù non potesse essere felice senza di me e io senza di Lui. Benché comprenda bene che, in quanto Dio, è felice in Se stesso e non ha bisogno assolutamente di nessuna creatura per la propria felicità, tuttavia la Sua bontà Lo costringe a donarsi alle creature e questo con una inconcepibile generosità. O mio Gesù, ora m’impegnerò per l’onore e la gloria del Tuo Nome, lottando fino al giorno in cui Tu stesso mi dirai: basta così. Ogni anima che m’hai affidato, o Gesù, cercherò di aiutarla con la preghiera e con il sacrificio, affinché la Tua grazia possa operare in essa. O grande innamorato delle anime, o mio Gesù, Ti ringrazio per la grande fiducia, poiché Ti sei degnato dì affidare queste anime alle nostre cure. Giorni di lavoro e di grigiore, per me non siete affatto grigi, poiché ogni momento mi procura nuove grazie e la possibilità di fare del bene.
 
25.04.1933. Permessi mensili
Passando, poter entrare in cappella; impiegare i momenti liberi dalle occupazioni nella preghiera. Prendere, dare, prestare qualche piccola cosa. Fare una seconda colazione e la merenda. Qualche volta non potrò partecipare alla ricreazione. Qualche volta non potrò neppure prendere parte alle preghiere in comune. Qualche volta non potrò partecipare alle preghiere della sera e del mattino. Qualche volta rimanere qualche momento dopo le ventuno presso i miei impegni e talvolta fare le pratiche di pietà dopo le ventuno. Appena ho qualche momento di tempo scrivere o annotare qualche cosa. Parlare per telefono. Per uscire di casa. Quando sono in città, entrare in qualche chiesa. Visitare le Suore ammalate. Entrare nelle celle delle altre Suore in caso di necessità. Qualche volta bere acqua al di fuori dell’orario.
 
Piccole mortificazioni
Recitare la coroncina alla Divina Misericordia con le braccia in croce. Il sabato una parte del rosario con le braccia in croce. Talvolta una preghiera stesa a terra in forma di croce. Il giovedì l’ora santa. Il venerdì una mortificazione maggiore per i peccatori agonizzanti. O Gesù, amico dei cuori oppressi dalla solitudine, Tu sei il mio rifugio. Tu sei la mia pace. Tu sei l’unica mia salvezza. Tu sei la quiete nei momenti della lotta e nel mare dei dubbi. Tu sei il raggio luminoso che illumina la strada della mia vita. Tu sei tutto per un’anima solitaria. Tu comprendi le anime, anche se non parlano. Tu conosci le nostre debolezze e come un buon medico consoli e curi, riducendo le sofferenze da buon intenditore. Parole del Vescovo, che si trovano nella cerimonia dei voti perpetui delle Suore: «Accetta in mano questo cero, in segno di illuminazione celeste e di amore ardente». Mentre consegna l’anello: «Ti sposo a Gesù Cristo, Figlio dell’Eterno Padre, che ti conservi senza macchia. Ricevi quest’anello in segno dell’eterna alleanza che contrai con Cristo, Sposo delle vergini. Sia per te l’anello della fedeltà, il sigillo dello Spirito Santo, in modo che tu sia chiamata sposa di Cristo e, se l’avrai servito fedelmente, venga incoronata per l’eternità».
 
O Gesù, confido in Te, confido nell’oceano della Tua Misericordia. Tu sei per me una Madre!
 
Quest’anno 1933 è per me particolarmente solenne, poiché in quest’anno del Giubileo della Passione del Signore ho pronunciato i voti perpetui. La mia offerta sacrificale l’ho unita in modo speciale al Sacrificio dì Gesù sulla Croce, perché divenisse in questo modo più gradita a Dio. Ogni mia azione la compio con Gesù, per Gesù, in Gesù. Dopo i voti perpetui sono rimasta ancora a Cracovia per tutto il mese dì maggio, poiché la mia destinazione oscillava fra Rabka e Wilno. Una volta che la Madre Generale mi chiese: «Come mai lei, sorella, se ne sta così silenziosa e non si prepara per partire da nessuna parte?», risposi: «Io voglio la pura volontà di Dio. Dove mi manda lei, cara Madre, senza ingerenze da parte mia, lì sono certa che è per me la pura volontà dì Dio». A questo la Madre Generale mi rispose: «Molto bene». Il giorno dopo la Madre Generale mi chiamò a sé e mi disse: «Dato che lei voleva la pura volontà di Dio, eccola, lei andrà a Wilno». Ringraziai e attesi il giorno in cui mi avrebbero detto di partire. Però gioia e timore assieme m invasero l’anima. Sentivo che Dio mi preparava là molte grazie, ma anche molte tribolazioni. Ad ogni modo fino al 27 maggio rimasi a Cracovia. Dato che non avevo un lavoro fisso, ma andavo ad aiutare nell’orto e per varie circostanze lavoravo da sola, ebbi la possibilità per tutto il mese di fare gli esercizi spirituali secondo il sistema dei Gesuiti. Benché partecipassi alle ricreazioni comuni, continuai gli esercizi spirituali dì S. Ignazio, durante i quali ottenni molta luce da Dio.
 
Sono passati quattro giorni dai voti perpetui. Ho cercato di fare l’ora santa. Era il primo giovedì del mese. Appena entrata in cappella, la presenza di Dio s’impossessò di me. Sentivo chiaramente che il Signore era accanto a me. Dopo un momento vidi il Signore tutto coperto di ferite, che mi disse: «Vedi chi hai sposato». Io compresi il significato dì queste parole e risposi al Signore: «O Gesù, Ti amo maggiormente vedendoTi così ferito ed annientato, più che se Ti vedessi nella Tua Maestà». Gesù mi domandò: «Perché?». Risposi: «Una grande Maestà spaventa me che sono piccola; sono una nullità e le Tue Piaghe mi attirano verso il Tuo Cuore e mi parlano del Tuo grande amore per me». Dopo questo colloquio subentrò il silenzio. Osservai attentamente le Sue sante Piaghe e mi sentii felice soffrendo con Lui. Soffrendo non soffrivo, perché ero felice di conoscere la profondità del Suo amore e passò un’ora, che per me fu come un minuto.
 
Non giudicare mai nessuno: per gli altri avere occhi pieni d’indulgenza, per sé occhi severi. Per ogni cosa fare riferimento a Dio ed ai miei occhi sentirmi quella che sono, cioè la più grande miseria e nullità. Nelle sofferenze conservare la pazienza e la serenità, sapendo che col tempo tutto passa.
 
Di quello che ho vissuto nei momenti in cui ho fatto i voti perpetui, non conviene parlare. Sono in Lui ed Egli è in me. Nel momento in cui Mons. Vescovo mi ha messo l’anello, Iddio è penetrato in tutto il mio essere e non sapendolo descrivere sorvolo in silenzio su quel momento. Dopo i voti perpetui il mio rapporto intimo con Dio è tanto stretto, quanto non è stato mai in precedenza. Sento che amo Dio e sento che Egli ama me. La mia anima dopo aver gustato Iddio, non saprebbe vivere senza dì Lui. Per me è più piacevole un’ora sola passata ai piedi dell’altare nella più grande aridità di spirito, che cento anni di piaceri nel mondo. Preferisco essere uno zimbello insignificante in convento, piuttosto che una regina nel mondo.
 
Nasconderò agli occhi della gente tutto ciò che farò di buono, in modo che Dio solo sia la mia ricompensa. Come una modesta violetta nascosta fra l’erba, che non ferisce il piede dell’uomo che la calpesta, ma emana profumo e, dimenticando completamente se stessa, cerca di essere gentile con la persona che l’ha calpestata. Per la natura umana ciò è molto gravoso, ma la grazia dì Dio ci viene in aiuto.
 
Ti ringrazio, Gesù, dì questa grande grazia, perché m’hai fatto conoscere tutto l’abisso della mia miseria; so dì essere una voragine di nullità e se la Tua santa grazia non mi sostenesse, in un attimo sarei annientata. Perciò con ogni battito del cuore Ti ringrazio, o Dio, per la grande Misericordia che hai verso dì me. Domani debbo partire per Wilno. Oggi sono andata a confessarmi da Padre Andrasz, un Sacerdote che ha un profondo spirito di Dio, quello che mi ha sciolto le ali per poter volare verso le altezze più inaccessibili. Mi ha tranquillizzato in tutto e mi ha imposto di credere nella Provvidenza Divina: «Abbia fiducia ed avanzi con coraggio!». Dopo la Confessione ho sentito in me una misteriosa forza divina. Il Padre mi ha esortato insistentemente ad essere fedele alla grazia di Dio ed ha detto: «Se continuerà a conservare la semplicità e l’obbedienza, non le accadrà nulla dì male. Abbia fiducia in Dio; è sulla buona strada e in buone mani, nelle mani dì Dio».
 
La sera sono rimasta un po’ più a lungo in cappella. Ho parlato col Signore di una certa anima. Incoraggiata dalla Sua bontà ho detto: «Gesù, mi hai dato questo Padre, che mi ha compreso per quanto riguarda queste ispirazioni e me lo togli di nuovo. Che potrò fare io a Wilno? Non conosco nessuno, non capisco nemmeno come parla quella gente». Ed il Signore mi ha detto: «Non temere, non ti lascerò sola». La mia anima si è immersa in una preghiera di ringraziamento per tutte le grazie che il Signore mi ha concesso per mezzo di Padre Andrasz. Tutto ad un tratto mi è venuta in mente quella visione nella quale avevo visto un Sacerdote fra il confessionale e l’altare. Mentre speravo di poterlo conoscere un giorno, mi son tornate molto chiare in mente le parole, che avevo sentito allora: «Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra».
 
Oggi 27 maggio 1933 parto per Wilno.
Quando sono uscita davanti alla casa, mi sono girata a guardare tutto l’orto e il fabbricato; quando ho diretto lo sguardo verso il noviziato, all’improvviso mi son venute le lacrime agli occhi. Pensavo a tutti i benefici ed alle grazie che il Signore mi aveva concesso. Ad un tratto inaspettatamente, presso un’aiuola, vidi il Signore che mi disse: «Non piangere; Io sono sempre con te». La presenza di Dio, che m’investì mentre il Signore Gesù parlava, durò per tutto il tempo del viaggio. Avevo il permesso di fermarmi a Czestochowa. Per la prima volta vidi la Madonna allorché mi recai, alle cinque del mattino, ad assistere allo scoprimento dell’immagine. Rimasi là a pregare senza interruzione fino alle undici e mi sembrava d’essere appena arrivata. La Superiora del luogo mandò una Suora a cercarmi perché andassi a colazione e perché si preoccupava che non facessi tardi al treno. La Madre di Dio mi disse molte cose. Affidai a Lei i miei voti perpetui. Sentivo di essere la Sua bambina e che Lei era mia Madre. Non mi rifiutò nulla di quello che Le chiesi.
 
Oggi sono già a Wilno. Il convento è costituito da casette sparse qua e là. La cosa mi fa un effetto un po’ strano, dopo i grandi edifici di Jòzefòw. Vi sono solo diciotto suore. La casetta è piccola, ma l’affiatamento in questa comunità è una gran cosa. Tutte le suore mi hanno accolta molto cordialmente e ciò mi è stato di grande incoraggiamento per affrontare le fatiche che mi attendevano. Suor Giustina aveva perfino passato lo straccio sul pavimento per il mio arrivo.
 
Quando andai alla Benedizione Gesù m’illuminò sul modo di comportarmi con certe persone. Mi strinsi con tutte forze al Cuore dolcissimo dì Gesù, vedendo che sarei stata esposta esternamente a distrazioni, in conseguenza del compito che ho da svolgere nell’orto e per il quale debbo avere rapporti con persone esterne.
 
È giunta la settimana della Confessione ed ho visto con gioia quel Sacerdote, che avevo conosciuto prima di venire a Wilno. L’avevo conosciuto in visione. All’improvviso sentii nell’anima queste parole: «Ecco il Mio servo fedele; egli ti aiuterà a fare la Mia volontà qui sulla terra». Io però non mi sono fatta conoscere da lui, come desiderava il Signore. E per un certo tempo ho lottato con la grazia. In ogni Confessione la grazia di Dio m’investiva misteriosamente, ma io non gli svelai la mia anima ed avevo intenzione di non confessarmi da quel Sacerdote. Dopo tale proposito un’inquietudine tremenda s’impadronì della mia anima. Dio mi rimproverò energicamente. Quando svelai tutta la mia anima a quel Sacerdote, Gesù riversò sulla mia anima tutto un mare di grazie. Ora comprendo quello che è la fedeltà ad una singola grazia e come essa attiri una serie di altre grazie.
 
O mio Gesù, tienimi accanto a Te. Vedi come sono debole; da sola non faccio nemmeno un passo avanti. Per questo, o Gesù, devi stare continuamente con me come una madre presso un bambino debole e anche dì più.
Sono cominciate le giornate dì lavoro, di lotte e di tribolazioni. Tutto procede secondo il ritmo di una casa religiosa. Si è sempre novizi; si debbono imparare e conoscere molte cose, poiché, sebbene la regola sia la stessa, ogni casa ha le sue usanze e perciò ogni cambiamento è un piccolo noviziato.
 
5.08.1933. Festa della Madre di Dio della Misericordia.
Oggi ho ottenuto una grande ed incomparabile grazia, puramente interiore, per la quale ringrazierò Dio in questa vita e per tutta l’eternità... Gesù mi aveva detto che Gli sarebbe piaciuto soprattutto che meditassi la Sua dolorosa Passione. In seguito a questa meditazione molta luce si riversa sulla mia anima. Chi vuole imparare la vera umiltà, mediti la Passione di Gesù. Quando medito la Passione dì Gesù, riesco ad aver chiara la nozione di molte cose, che prima non riuscivo a capire. Io desidero essere simile a Te, o Gesù, a Te crocifisso, maltrattato, umiliato. O Gesù, imprimi nella mia anima e nel mio cuore la Tua umiltà. Ti amo, Gesù, alla follia. Amo Te annientato, come Ti descrive il profeta, che per le grandi sofferenze non riusciva a scorgere in Te l’aspetto umano. In tale stato Ti amo, Gesù, alla follia. Dio eterno ed immenso, che cosa ha mai fatto di Te l’amore?...
 
11.10.1933. Giovedì.
Ho cercato di fare l’ora santa ma l’ho cominciata con grande difficoltà. Una certa nostalgia cominciò a lacerarmi il cuore. La mia mente ne fu talmente offuscata che non riuscivo a comprendere nemmeno le semplici formule delle preghiere. E in questo modo passò per me un’ora dì preghiera, o meglio di lotta. Decisi di pregare un’altra ora, ma le sofferenze interiori aumentarono: una grande aridità ed un grande sconforto. Decisi di pregare per una terza ora. In questa terza ora di preghiera, che decisi di fare in ginocchio senza alcun appoggio, il mio corpo cominciò a reclamare un po’ di riposo. Io però non cedetti in nulla. Misi le braccia a forma di croce e senza pronunciare una parola, andai avanti così con la forza della volontà. Dopo un po’ mi tolsi l’anello dal dito e chiesi a Gesù di guardare quell’anello, che è il segno della nostra unione eterna ed offrii a Gesù i sentimenti che avevo il giorno dei voti perpetui. Poco dopo sentii che il mio cuore era inondato da un’onda d’amore; all’improvviso il raccoglimento dello spirito; il silenzio dei sensi; la presenza di Dio che investe l’anima. So questo soltanto, che ci siamo Gesù ed io. L’ho visto con lo stesso aspetto che aveva quando lo vidi qualche momento dopo i voti perpetui, mentre facevo l’ora santa. Gesù si è presentato improvvisamente davanti a me privo delle vesti, coperto di piaghe su tutto il corpo, con gli occhi inondati dì sangue e di lacrime, col volto deturpato, coperto di sputi. D’un tratto il Signore mi ha detto: «La sposa deve essere simile al suo Sposo». Compresi queste parole fino in fondo. Qui non c’è possibilità di alcun dubbio. La mia somiglianza con Gesù deve avvenire attraverso la sofferenza e l’umiltà. «Vedi quello che ha fatto con Me l’amore per le anime degli uomini. Figlia Mia, nel tuo cuore trovo tutto quello che Mi rifiuta un così grande numero di anime. Il tuo cuore è di riposo per Me. Spesso conservo le grandi grazie verso la fine delle preghiere».
Una volta che avevo fatto una novena allo Spirito Santo riguardo al confessore, il Signore mi rispose: «Te l’ho fatto conoscere prima che i Superiori ti inviassero qui. Come ti comporterai tu col confessore, così Mi comporterò Io con te. Se gli terrai nascosta anche la più piccola delle Mie grazie, anch’Io Mi nasconderò davanti a te e rimarrai sola». Ed io mi comportai secondo il desiderio di Dio ed una profonda pace regnò nella mia anima. Ora comprendo quanto Dio difenda i confessori, e quanto stia dalla loro parte. Un consiglio del reverendo dr. Sopocko: «Senza umiltà non possiamo piacere a Dio. Esercitati nel terzo grado dell’umiltà, cioè non solo non ricorrere a spiegazioni e giustificazioni, quando ci rimproverano qualche cosa, ma rallegrarsi dell’umiliazione. Se le cose di cui mi parli, provengono veramente da Dio, prepara la tua anima a grandi sofferenze. Incontrerai disapprovazioni e persecuzioni; ti considereranno un’isterica ed una stravagante; ma Dio non ti risparmierà la Sua grazia. Le vere opere di Dio incontrano sempre difficoltà e sono contraddistinte dalla sofferenza. Se Dio vuole realizzare qualche cosa, prima o poi la realizza, nonostante le difficoltà e gli ostacoli; e tu frattanto armati di tanta pazienza». Quando il reverendo dr. Sopocko andò in Terra Santa, in quel periodo confessò la comunità il padre gesuita Dabrowski.
In una delle mie confessioni mi domandò se mi rendevo conto della vita superiore che c’è nella mia anima e che è ad un grado estremamente alto. Risposi di rendermene conto e di conoscere quello che avviene nel mio intimo. Alla mia risposta il Padre replicò: « Non le è lecito, sorella, distruggere quanto ha dentro l’anima, né mutarlo di sua iniziativa. Non in tutte le anime è evidente la grande felicità, che si trova nella vita interiore, la quale presso di lei, sorella, è visibile perché vi è in un grado altissimo. Stia attenta, sorella, a non sciupare queste grandi grazie di Dio, grande per loro [la frase è rimasta interrotta]. Però questo Padre in precedenza mi aveva sottoposto a molte prove. E quando gli dissi che il Signore voleva da me quelle cose, prese gioco di me e mi ordinò di andare a confessarmi alle otto di sera. E quando andai alle otto, il frate converso stava chiudendo la chiesa. E quando gli dissi di far sapere al Padre che ero venuta e che era stato il Padre a dirmi di andare a quell’ora, il buon fraticello andò ed avvertii il Padre. Il Padre gli ordinò di rispondere che a quell’ora i Padri non confessano. E me ne tornai a casa senza aver fatto niente e non mi confessai più da lui, ma feci per lui un’ora di adorazione e certe mortificazioni, per impetrargli da Dio lumi per conoscere le anime. Ma quando il reverendo dr. Sopocko partì e lui lo sostituì, fui costretta ad andare a confessarmi da lui. Eppure, sebbene prima non avesse voluto riconoscerle, ora mi obbliga ad una grande fedeltà a queste ispirazioni spirituali. Talvolta Dio permette che avvenga così, ma sia lodato in ogni cosa. Occorre tuttavia una grande grazia per non vacillare.
 
Esercizi spirituali annuali. 10.01.1934.
O mio Gesù, si avvicina di nuovo il momento in cui resterò con Te faccia a faccia. Gesù, Ti prego con tutto il cuore fammi conoscere ciò che in me non Ti piace e nello stesso tempo fammi sapere cosa debbo fare per piacerTi di più. Non negarmi questa grazia e resta con me. Io so che senza di Te, o Signore, i miei sforzi valgono ben poco. Oh! quanto mi rallegro per la Tua grandezza, o Signore! Quanto più Ti conosco, tanto più ardentemente Ti desidero ed anelo a Te.
Gesù mi ha concesso di conoscere me stessa. In questa luce di Dio vedo il mio difetto principale, cioè la superbia. Le sue sfumature: il chiudermi in me stessa; la mancanza di semplicità nei confronti della Madre Superiora.
Una seconda illuminazione riguarda il parlare. Talvolta parlo troppo. Per una faccenda che si potrebbe sbrigare con due o tre parole, io impiego troppo tempo. Gesù invece desidera che quel tempo l’adoperi per piccole preghiere con indulgenza per le anime del purgatorio. Inoltre il Signore dice che ogni parola sarà pesata nel giorno del giudizio.
La terza illuminazione riguarda la nostra regola. Sfuggo poco le occasioni che conducono ad infrangere la regola, specialmente per quanto concerne il silenzio. Mi comporterò come se la regola fosse stata scritta solo per me. Non è affar mio vedere come si comportano le altre, purché io mi comporti come Dio desidera.
Proposito. Qualunque cosa Gesù desideri da me e riguardi cose esteriori, andare subito a parlarne alle Superiore; nel trattare con la Superiora cercherò di essere franca e sincera come un bambino. Gesù ama le anime nascoste. Un fiore nascosto ha in sé più profumo. Debbo impegnarmi perché nel mio intimo ci sia un posticino silenzioso per il Cuore di Gesù. Nei momenti difficili e dolorosi canto sommessamente a Te, mio Creatore, l’inno della fiducia, poiché l’abisso della mia fiducia verso di Te, verso la Tua Misericordia, è senza misura. Dal momento in cui ho cominciato ad amare la sofferenza, ha cessato per me di essere sofferenza. La sofferenza è il cibo quotidiano della mia anima.
Non parlerò con una certa persona, poiché so che a Gesù questo non piace ed essa non ricava da ciò alcun profitto.
Ai piedi del Signore. O Gesù nascosto! O amore eterno! O nostra vita! O Divino folle, che hai dimenticato Te stesso e vedi soltanto noi! Ancor prima di creare il cielo e la terra portavi noi nel Tuo Cuore! O amore! O abisso della Tua umiliazione! O mistero di felicità! Come mai è così piccolo il numero di coloro che Ti conoscono? Perché non provi reciprocità? O amore Divino, perché nascondi la Tua bellezza? O Incomprensibile ed Infinito! Più Ti conosco e meno Ti comprendo. Ma proprio perché non riesco a comprenderTi, mi rendo maggiormente conto della Tua grandezza. Non invidio il fuoco ai Serafini, poiché nel mio cuore viene deposto un dono ancora più grande. Essi Ti ammirano in estasi, ma il Tuo Sangue si unisce col mio! O amore, a noi è concesso il paradiso già quaggiù sulla terra. Oh! perché Ti nascondi dietro la fede? L’amore strappa il velo. Non c’è velo davanti agli occhi della mia anima, poiché Tu stesso mi hai attratta per l’eternità nel seno di un amore misterioso. O indivisibile Trinità, Unico Dio, a Te sia onore e gloria per tutti i secoli. Iddio mi ha fatto conoscere in che cosa consiste il vero amore, e mi ha dato la luce per dimostrarlo in pratica a Dio. Il vero amore di Dio consiste nel fare la volontà di Dio. Per dimostrare amore verso Dio, occorre che tutte le nostre azioni, anche le più piccole, derivino dall’amore verso Dio. Ed il Signore mi disse: «Bambina Mia, più di tutto Mi piaci attraverso la sofferenza. Nelle tue sofferenze fisiche ed anche morali, figlia Mia, non cercare comprensione da parte delle creature. Voglio che il profumo delle tue sofferenze sia puro, senza alcuna aggiunta. Esigo che ti distacchi non solo dalle creature, ma anche da te stessa. Figlia Mia, voglio deliziarMi dell’amore del tuo cuore: un amore puro, verginale, immacolato, senza alcuna ombra. Figlia Mia, quanto più ami la sofferenza, tanto più puro sarà il tuo amore verso di Me».
Gesù mi ordina di celebrare la festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua. Nel raccoglimento interiore e per una mortificazione esterna ho portato per tre ore una cintura di ferro, pregando senza posa per i peccatori e per ottenere Misericordia per il mondo intero, e Gesù mi ha detto: «Oggi il Mio sguardo si posa con compiacimento su questa casa». Avverto bene che la mia missione non finirà con la mia morte, ma incomincerà. O anime dubbiose, solleverò per voi il velo del paradiso, per convincervi della bontà di Dio, perché non continuiate a ferire con la diffidenza il Cuore dolcissimo di Gesù. Dio è amore e Misericordia! Una volta il Signore mi disse: «Il Mio Cuore è stato scosso da tanta compassione per te, bambina Mia carissima, quando ti ho vista ridotta a brandelli dal gran dolore che provavi, mentre deploravi i tuoi peccati. Ecco, io vedo il tuo amore così puro e sincero, che ti do la precedenza fra le vergini. Tu sei l’onore e la gloria della Mia Passione. Vedo ogni umiliazione della tua anima e nulla sfugge alla Mia attenzione. Innalzo gli umili fino al Mio trono, perché così voglio». O Dio Unico nella SS.ma Trinità! Desidero amarTi quanto ancora nessun anima umana Ti ha amato. Sebbene io sia particolarmente misera e piccolina, ho gettato l’àncora della mia fiducia molto profondamente nell’abisso della Tua Misericordia, o Dio e Creatore mio. Nonostante la mia grande miseria, non ho paura di nulla, ma ho fiducia di cantare eternamente l’inno della gloria. Nessun’anima deve avere dubbi finché vive, anche fosse la più miserabile. Ognuna può diventare una grande santa, poiché è grande la potenza della grazia di Dio. Noi dobbiamo solo non opporci all’azione divina. O Gesù, magari io potessi diventare una nebbia davanti a Te, per coprire la terra, in modo che il Tuo santo sguardo non veda i tremendi misfatti che vi si compiono. O Gesù, quando guardo al mondo ed alla sua indifferenza verso di Te, mi vengono ogni volta le lacrime agli occhi; ma quando vedo un’anima consacrata che è tiepida, allora il mio cuore sanguina.
 
1934
Una volta andai nella mia cella ed ero talmente stanca che prima di cominciare a spogliarmi, dovetti riposarmi per un po’. Dopo che m’ero spogliata, una Suora mi pregò di portarle dell’acqua calda. Nonostante la stanchezza, mi rivestii alla svelta e le portai l’acqua, che desiderava, benché dalla mia cella alla cucina ci fosse un bel pezzetto di strada ed il fango arrivasse alle caviglie. Quando rientrai nella mia cella, vidi una pisside col SS.mo Sacramento e sentii questa voce: «Prendi questa pisside e portala nel tabernacolo». In un primo momento rimasi indecisa, poi mi avvicinai e quando toccai la pisside, udii queste parole: «Con lo stesso amore col quale ti avvicini a Me, avvicinati a ciascuna delle Suore e tutto ciò che fai a loro, lo fai a Me». Dopo un momento m’accorsi di essere sola.
 
Una volta che si faceva l’adorazione per la nostra Patria, un dolore mi strinse l’anima e cominciai a pregare così: «O Gesù misericordiosissimo, Ti prego per l’intercessione dei Tuoi santi e specialmente per intercessione della Tua amatissima Madre, che Ti ha allevato fin dell’infanzia, Ti supplico, benedici la mia Patria. O Gesù, non guardare ai nostri peccati, ma guarda le lacrime dei bambini piccoli, la fame ed il freddo che soffrono. O Gesù, per questi innocenti, fammi la grazia che Ti chiedo per la mia Patria». In quell’istante vidi Gesù che aveva gli occhi velati di lacrime, e mi disse: «Vedi, figlia Mia, quanto Mi fanno pena. Sappi questo: sono essi che sostengono il mondo».
 
O mio Gesù, quando osservo la vita delle anime, m’accorgo che molte Ti servono con una certa incredulità. E in certi momenti, soprattutto quando c’è l’occasione di dimostrare l’amore verso Dio, ecco proprio allora m’accorgo che quelle anime fuggono dal campo di battaglia. E una volta Gesù mi disse: «Anche tu, bambina Mia, vuoi comportarti così?». Risposi al Signore: «Oh no, mio Gesù, non abbandonerò il campo di battaglia, anche se il sudore della morte bagnasse la mia fronte; terrò la spada in pugno fino a quando non riposerò ai piedi della SS.ma Trinità». Qualunque cosa io faccia, non conto sulle mie forze, ma sulla grazia dì Dio. Con la grazia di Dio un’anima può superare vittoriosamente le più grandi difficoltà.
 
Una volta che parlai molto a lungo con Gesù delle nostre educande, incoraggiata dalla Sua bontà, Gli domandai se anche fra le nostre educande avesse delle anime che erano di consolazione per il Suo Cuore, ed il Signore mi rispose che ne aveva, «ma il loro amore è debole. Per questo le affido a te perché le assista in modo particolare. Prega per loro». O gran Dio, ammiro la Tua bontà. Tu sei il Signore delle schiere celesti e Ti umili a questo modo fino ad una misera creatura. Oh! quanto ardentemente desidero amarTi con ogni battito del mio cuore. Non mi basta tutta l’estensione della terra, troppo piccolo è il cielo e nulla gli spazi celesti. Tu Solo mi basti, o Dio eterno. Soltanto Tu puoi riempire la profondità della mia anima. I momenti più felici per me sono quelli in cui resto da solo a solo col mio Signore. In quei momenti conosco la grandezza di Dio e la mia miseria. Una volta Gesù mi disse: «Non meravigliarti se qualche volta vieni sospettata ingiustamente. Io per primo, per amor tuo, ho bevuto quel calice di sofferenze ingiuste». Una volta che mi preoccupavo dell’eternità e dei suoi misteri, la mia anima fu presa da timore e, dopo che ebbi riflettuto un altro momento, cominciarono a tormentarmi vari dubbi. D’un tratto Gesù mi disse: «Bambina Mia, non aver paura della casa del Padre tuo. Le indagini inutili lasciale ai sapienti di questo mondo. Io voglio vederti sempre come una bambina piccola. Chiedi tutto con semplicità al Confessore ed Io ti risponderò con la sua bocca».
Una volta conobbi una persona che aveva in mente di commettere un peccato grave. Chiesi al Signore d’inviare a me i massimi tormenti, purché quell’anima venisse preservata. Di colpo sentii al capo l’atroce dolore della corona di spine. Ciò durò abbastanza a lungo, ma quella persona rimase in grazia di Dio.
O mio Gesù, come è facile santificarsi. Occorre soltanto un briciolo dì buona volontà. Se Gesù scorge nell’anima questo briciolo di buona volontà si affretta a donarsi all’anima e nulla può impedirglielo, né gli errori, né le cadute; assolutamente niente. A Gesù preme aiutare quest’anima e se l’anima è fedele alla grazia di Dio, in pochissimo tempo l’anima può conseguire la più grande santità che una creatura possa raggiungere su questa terra. Dio è molto generoso e non rifiuta a nessuno la Sua grazia; dà più di quello che noi Gli chiediamo. La fedeltà nel dare esecuzione alle ispirazioni dello Spirito Santo, è la via più breve.
 
Quando un’anima ama sinceramente Dio, non deve temere nulla nella sua vita spirituale. Si affidi all’influsso della grazia e non ponga limiti all’unione col Signore.

Quando Gesù mi affascinò con la sua bellezza e mi attirò a Sé, fu allora che vidi ciò che non Gli piaceva nella mia anima e decisi ad ogni costo di eliminarlo e con l’aiuto della grazia l’ho eliminato subito. Questa mia generosità piacque al Signore e da quel momento Iddio cominciò a concedermi grazie superiori. Io non faccio profondi ragionamenti sulla mia vita interiore; non sto ad analizzare per quali vie mi conduce lo Spirito Divino. A me basta questo, che so di essere amata e che amo. L’amore puro mi fa conoscere Dio e mi dà la comprensione di molti misteri. Il confessore per me è un oracolo; la sua parola è sacrosanta per me. Parlo del direttore. Una volta il Signore mi disse: «Comportati come un mendicante che, quando riceve un’elemosina maggiore, non la rifiuta, ma anzi ringrazia con più cordialità. Anche tu, se ti concedo delle grazie più grandi, non rifiutarle perché ne sei indegna. Io questo lo so; ma tu piuttosto rallegrati e gioisci e prendi tanti tesori dal Mio Cuore, quanti riesci a portarne, poiché proprio facendo così Mi piaci di più. E ti dirò ancora una cosa: non prendere queste grazie solo per te, ma anche per il prossimo, cioè incoraggia le anime, con le quali sei a contatto, alla fiducia nella Mia Misericordia infinita. Oh, quanto amo le anime che si sono affidate a Me completamente! Farò tutto per loro».
 
In questo momento Gesù mi ha chiesto: «Bambina Mia, come vanno i tuoi esercizi spirituali?». Risposi: «Gesù, Tu lo sai bene come vanno». «Si, lo so, ma voglio sentirlo dalla tua bocca e dal tuo cuore». O mio Maestro, quando mi guidi Tu, tutto mi va facilmente e Ti prego, Signore, non allontanarTi mai da me. E Gesù disse: «Sì, starò sempre accanto a te, se sarai sempre una bambina piccola. E non aver paura di nulla; come sono stato qui il tuo principio, così sarò anche la tua fine. Non fare assegnamento sulle creature, nemmeno nella più piccola cosa, poiché questo non Mi piace. Io solo voglio esserci nella tua anima. Ti fortificherò nell’anima e ti darò luce e saprai dalla bocca del Mio sostituto, che Io sono in te e l’inquietudine si dileguerà come la nebbia davanti ai raggi del sole».
 
O Bene Supremo, desidero amarTi come non Ti ha amato mai nessuno su questa terra. Desidero adorarTi in ogni momento della mia vita ed uniformare strettamente la mia alla Tua santa volontà. La mia vita non è monotona e grigia, ma è variata come un giardino di fiori profumati, dove non so quale fiore cogliere per primo, se il giglio della sofferenza, o la rosa dell’amore del prossimo, o la violetta dell’umiltà. Non elencherò tutti i tesori, che ogni giorno ho in abbondanza. È una gran cosa saper approfittare dell’ora presente.
 
O Gesù Luce Suprema, fa’ che io Ti conosca; penetra con la Tua luce nel buio della mia anima e riempi di Te il baratro della mia anima, poiché soltanto Tu [la frase è rimasta interrotta]. O mio Gesù, vita, via e verità. Ti prego, tienimi accanto a Te, come una madre stringe al seno un piccolo bimbo, poiché io sono non solo una bimba inetta, ma un cumulo di miseria ed una nullità.
 
Un segreto dell’anima
Wilno, 1934
Una volta che il confessore mi ordinò di chiedere a Gesù che cosa significano i due raggi che sono in quest’immagine, risposi: «Va bene, lo domanderò al Signore». Mentre pregavo udii interiormente queste parole: «I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia.
Chiedi al Mio servo fedele che in quel giorno parli al mondo intero di questa Mia grande Misericordia: in quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene.
L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia.
Oh! quanto Mi ferisce la diffidenza di un’anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e non crede che Io sono misericordioso, non ha fiducia nella Mia bontà. Anche i demoni ammirano la Mia giustizia, ma non credono alla Mia bontà. Il mio Cuore gioisce del titolo di Misericordia. Annuncia che la Misericordia è il più grande attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani sono coronate dalla Misericordia».
O amore eterno, desidero che Ti conoscano tutte le anime che hai creato. Desidererei diventare sacerdote; parlerei incessantemente della Tua Misericordia alle anime peccatrici, immerse nella disperazione. Desidererei essere un missionario e portare la luce della fede nei paesi selvaggi per farTi conoscere alle anime e morire annientata per loro con la morte del martirio, con la quale sei morto Tu, per me e per loro. O Gesù, so inoltre molto bene che posso essere sacerdote, missionario, predicatore; posso fare la morte dei martiri col mio totale annientamento ed il rinnegamento di me stessa per amor Tuo, o Gesù, e delle anime immortali.
Un grande amore trasforma le piccole cose in cose grandi e solo l’amore dà valore alle nostre azioni e tanto più il nostro amore diventa puro, tanto meno il fuoco delle sofferenze avrà da distruggere in noi e la sofferenza per noi cesserà di essere sofferenza. Diventerà per noi una delizia. Con la grazia di Dio ora ho ottenuto questa disposizione del cuore, cioè non sono mai tanto felice, come quando soffro per Gesù che amo con ogni palpito del cuore. Una volta che avevo una grande sofferenza, lasciai il mio lavoro per correre da Gesù e pregarlo che mi desse la Sua forza. Dopo una breve preghiera, me ne tornai al mio dovere piena d’entusiasmo e di gioia. In quel mentre una suora mi disse: «Senza dubbio lei sorella, oggi ha molte consolazioni, dato che è così raggiante. Dio certamente a lei non dà alcuna sofferenza, ma esclusivamente consolazioni». Risposi: «Sta sbagliando, sorella, e parecchio, poiché è proprio quando soffro molto che la mia gioia e maggiore, mentre quando soffro di meno, anche la mia gioia è minore». Ma quell’anima mi fece capire che non afferrava il mio discorso. Cercai di spiegarglielo. Quando soffriamo molto abbiamo una grande opportunità di mostrare a Dio che L’amiamo, mentre quando soffriamo poco, abbiamo poca possibilità di mostrare a Dio il nostro amore, e quando non soffriamo affatto, il nostro amore non è ne grande ne puro. Con la grazia di Dio possiamo giungere al punto che la sofferenza si travesta per noi in delizia, poiché l’amore riesce ad operare simili cose nelle anime pure.
 
O mio Gesù, unica mia speranza, Ti ringrazio per questo grande libro, che hai aperto davanti agli occhi della mia anima. Il grande libro è la Tua Passione affrontata per amor mio. Da questo libro ho imparato come amare Dio e le anime. In esso sono racchiusi per noi inesauribili tesori. O Gesù, quanto sono poche le anime che Ti comprendono nel Tuo martirio d’amore! Oh! quanto è grande il fuoco d’amore purissimo, che arde nel Tuo sacratissimo Cuore! Felice l’anima, che ha capito l’amore del Cuore di Gesù! Quello che desidero più ardentemente, è che le anime conoscano Te; che sappiano che Tu sei la loro eterna felicità; che credano alla Tua bontà e glorifichino la Tua Misericordia infinita.
Ho pregato Dio, perché mi conceda la grazia che la mia natura sia forte ed inattaccabile dalle influenze che talvolta vogliono distoglierla dallo spirito della regola e delle piccole norme, poiché queste sono piccoli tarli che vogliono distruggere in noi la vita interiore e senza dubbio la distruggeranno, se l’anima è consapevole di tali piccole trasgressioni e, nonostante ciò, le prende alla leggera come cose di poco conto. In un ordine religioso io non vedo nulla di poco conto. Non m’importa se talvolta m’espongo a dispiaceri ed a battute ironiche, purché il mio spirito sia in concorde armonia con lo spirito delle regole, dei voti e delle norme religiose. O mio Gesù, delizia del mio cuore, Tu conosci i miei desideri. Vorrei nascondermi alla vista della gente, vivendo in modo come se non vivessi. Voglio vivere pura come un fiore di campo; voglio che il mio amore sia sempre indirizzato verso di Te, come il fiore che si gira sempre verso il sole. Desidero che il profumo e la freschezza del fiore del mio cuore siano sempre conservati unicamente per Te. Voglio vivere sotto il Tuo sguardo divino, poiché Tu solo mi basti. Quando sono con Te, o Gesù, non temo nulla, poiché non può venirmi alcun danno.
 
1934
Una volta durante la Quaresima vidi, al di sopra della nostra cappella e della nostra casa, una grande luce ed una grande tenebra. Vidi che queste due potenze lottavano tra di loro...
 
Giovedì Santo.
Gesù mi ha detto: «Desidero che tu faccia l’offerta di te stessa per i peccatori, e specialmente per quelle anime che hanno perso la speranza nella divina Misericordia».
 
 
Dio e le anime
Atto di offerta
Di fronte al cielo ed alla terra, di fronte a tutti i Cori degli Angeli, di fronte alla SS.ma Vergine Maria, di fronte a tutte le Potenze celesti, dichiaro a Dio, Uno e Trino, che oggi in unione con Gesù Cristo, Redentore delle anime, faccio volontariamente l’offerta di me stessa per la conversione dei peccatori e specialmente per le anime che hanno perso la speranza nella Misericordia Divina. Detta offerta consiste in questo, che prendo, con totale sottomissione alla volontà di Dio, tutte le sofferenze, i timori e le paure da cui sono tormentati i peccatori ed in cambio cedo loro tutte le consolazioni che ho nell’anima, che provengono dal rapporto intimo con Dio. In una parola offro per loro tutto: le sante Messe, le sante Comunioni, le penitenze, le mortificazioni, le preghiere. Non temo i colpi, i colpi della giustizia di Dio, perché sono unita a Gesù. O mio Dio, desidero in tal modo ripagarTi per le anime che non hanno fiducia nella Tua bontà. Confido contro ogni speranza nell’oceano della Tua Misericordia. O Signore e Dio mio, porzione, mia porzione per l’eternità, non formulo questo atto di offerta basandomi sulle mie forze, ma sulla potenza che deriva dai meriti di Gesù Cristo. Ripeterò ogni giorno questo atto di offerta con la seguente preghiera, che Tu stesso mi hai insegnato, o Gesù: O Sangue e Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te. Sr. M. Faustina del Santissimo Sacramento.
 
Giovedì Santo, durante la Santa Messa (giorno 29 anno 1934)
«Ti do una piccola parte nella Redenzione del genere umano. Tu sei il refrigerio nel momento della Mia agonia». Ottenuto il permesso dal mio Confessore di fare questo atto di offerta, conobbi che tale atto era gradito a Dio, infatti cominciai subito a sentirne le conseguenze. In un attimo la mia anima divenne come una roccia: arida, piena di tormenti e d’inquietudine. Diverse bestemmie ed imprecazioni rintronavano nelle mie orecchie. La diffidenza e la disperazione albergarono nel mio cuore. Ecco qual era la condizione dei miseri, che avevo preso su di me. In un primo momento mi spaventai molto per questi orrori, ma con la prima Confessione che feci, fui tranquillizzata.
 
Una volta che andai a confessarmi fuori del convento, capitai che il mio confessore stava celebrando la santa Messa. Dopo un momento vidi sull’altare Gesù Bambino che allungava soavemente e con gioia le sue manine verso di lui. Ma quel sacerdote, un momento dopo, prese quel bel Bambino nelle mani, lo spezzò e lo mangiò vivo. In un primo momento provai avversione per quel sacerdote, a causa di un tale comportamento nei confronti di Gesù, ma ben presto venni illuminata in questa questione e capii che quel sacerdote era molto caro al Signore.
 
Una volta che andai dal pittore che stava dipingendo l’immagine e m’accorsi che non era così bella come è Gesù, mi rattristai molto per questo, ma lo nascosi nel profondo del cuore. Quando uscimmo da casa del pittore, la Madre Superiora rimase in città a sbrigare varie faccende ed io tornai a casa da sola. Andai subito in cappella e mi sfogai piangendo a dirotto. Dissi al Signore: «Chi può dipingerTi bello come sei?». All’improvviso udii queste parole: «Non nella bellezza dei colori né del pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia».
 
Una volta che ero andata nell’orto di pomeriggio, l’Angelo Custode mi disse: «Prega per gli agonizzanti». Incominciai subito il Rosario per gli agonizzanti assieme alle ragazze addette all’orto. Terminato il Rosario, recitammo diverse invocazioni per gli agonizzanti. Finite le preghiere, le educande si misero a chiacchierare allegramente fra loro. Nonostante il chiasso che facevano, udii nel mio intimo queste parole: «Prega per me». Dato che non avevo potuto capire bene quelle parole, mi allontanai di qualche passo dalle educande, riflettendo su chi poteva essere che mi ordinava di pregare. D’un tratto udii queste parole: «Sono Suor...». Questa suora stava a Varsavia, mentre io allora ero a Wilno. «Prega per me fino a quando ti dirò di smettere. Sto agonizzando». Cominciai subito a pregare con fervore per lei il Cuore agonizzante di Gesù e, senza darmi respiro, pregai così dalle tre alle cinque del pomeriggio. Alle cinque udii questa parola: «Grazie». Compresi che era già morta. Tuttavia il giorno dopo, durante la santa Messa, pregai fervorosamente per la sua anima. Nel pomeriggio giunse una cartolina che annunciava che Suor... alla tale ora era morta. Mi resi conto che era la stessa ora, nella quale mi aveva detto: «Prega per me!».
 
O Madre di Dio, la Tua anima è stata immersa in un mare di amarezze: guarda alla Tua bambina ed insegnale a soffrire e ad amare nella sofferenza. Fortifica la mia anima, in modo che il dolore non la spezzi. O Madre della grazia, insegnami a vivere con Dio.
Una volta mi venne a trovare la Madonna. Era triste, aveva gli occhi abbassati verso il suolo, mi fece capire che aveva qualche cosa da dirmi, ma nello stesso tempo si comportava come se non volesse parlarmene. Quando lo compresi, cominciai a pregare la Madonna che me lo dicesse e volgesse lo sguardo verso di me. In un attimo Maria si rivolse a me sorridendo cordialmente e disse: «Dovrai soffrire a causa di una malattia e dei medici. Inoltre avrai sofferenze per quell’immagine. Ma non aver paura di nulla». Il giorno dopo mi ammalai e soffrii molto, proprio come mi aveva detto la Madonna, ma la mia anima è preparata alle sofferenze. La sofferenza è la compagna costante della mia vita. O mio Dio, mia unica speranza, in Te ho posto tutta la mia fiducia e so che non rimarrò delusa.
Talvolta, dopo la santa Comunione, sento la presenza di Dio in modo particolare, sensibile. Sento che c’è Iddio nel mio cuore. Ed il fatto che sento Dio nell’anima, non m’impedisce affatto di compiere i miei doveri, anche quando sbrigo le più importanti questioni, che richiedono attenzione, non perdo la presenza di Dio nell’anima e resto strettamente unita a Lui. Con Lui vado al lavoro, con Lui vado a ricreazione, con Lui soffro, con Lui gioisco, vivo in Lui ed Egli in me. Non sono mai sola, poiché Egli è il mio compagno stabile; in ogni momento sono consapevole della Sua presenza. La nostra familiarità è stretta a causa dell’unione del sangue e della vita...
 
9.08.1934
Adorazione notturna del giovedì. Ho fatto l’adorazione dalle undici alle dodici. Questa adorazione l’ho fatta per la conversione dei peccatori induriti, ma specialmente per quelli che hanno perduto la speranza nella Misericordia di Dio. Ho considerato quanto ha sofferto Dio e quanto è grande l’amore che ci ha dimostrato e noi non crediamo che Dio ci ama cosi. O Gesù, chi comprende questo? Che dolore per il nostro Salvatore e con che cosa può convincerci del suo amore, se la Sua stessa morte non riesce a convincerci? Ho pregato tutto il cielo ad unirsi a me per compensare il Signore dell’ingratitudine di certe anime. Gesù mi ha fatto conoscere quanto Gli è gradita la preghiera riparatrice. Mi ha detto: «La preghiera di un’anima umile ed amante placa l’ira del Padre Mio ed attira un mare di benedizioni».
Finita l’adorazione, a metà strada verso la cella, fui circondata da un gran branco di cani neri, alti, che saltavano ed ululavano, mostrando chiaramente l’intenzione di sbranarmi. M’accorsi però che non erano cani, ma demoni. Uno di loro disse con rabbiosa malvagità: «Dato che questa notte ci hai portato via tante anime, ora noi ti facciamo a pezzi». Risposi: «Se questa è la volontà di Dio misericordiosissimo, fatemi pure a pezzi, poiché l’ho giustamente meritato, essendo la più misera delle peccatrici, ma Dio è sempre santo, giusto ed infinitamente misericordioso». A queste parole risposero tutti insieme i demoni: «Fuggiamo, perché non è sola, ma c’è con lei l’Onnipotente». E scomparvero come la polvere, come un rumore che giunge dalla strada, mentre io tranquillamente, continuando il Te Deum, andai in cella riflettendo sull’infinita ed insondabile Misericordia divina.
 
12.08.1934
Svenimento improvviso. Sofferenze preagoniche. Non era la morte, cioè il passaggio alla vera vita, ma un pregustarne le sofferenze. Pur donandoci la vita eterna, la morte è spaventosa. Mi sentii improvvisamente male: mancanza di respiro, buio davanti agli occhi, sensazione di mancamento nelle membra. Questo soffocamento è atroce. Un istante di tale soffocamento è infinitamente lungo... Nonostante la fiducia, sopravviene pure uno strano senso di paura. Desiderai ricevere gli ultimi S. Sacramenti. Ma, in quello stato la santa Confessione riesce assai difficoltosa, malgrado il desiderio di confessarsi. Non si sa quel che si dice: si comincia una cosa, senza finire l’altra. Iddio preservi ciascun anima dal rinviare la Confessione all’ultima ora. Ho sperimentato la potenza delle parole del sacerdote, che scendono benefiche sull’anima dell’ammalato. Quando chiesi al Padre spirituale se ero pronta a presentarmi davanti a Dio e se potevo stare tranquilla, ottenni questa risposta: «Può essere pienamente tranquilla, non solo adesso, ma dopo ogni Confessione settimanale». La grazia di Dio che accompagna queste parole del sacerdote è grande. L’anima sente la forza ed il coraggio per la battaglia. O Congregazione, o madre mia, come è dolce vivere sotto le tue ali, ma è ancora meglio morirvi! Ricevuti gli ultimi S. Sacramenti, sopravvenne un miglioramento totale. Rimasi sola. Il miglioramento durò circa mezz’ora, poi si ripeté l’attacco, ma non più cosi violento, perché le cure mediche lo contrastavano. Unii le mie sofferenze a quelle di Gesù e le offrii per me e per la conversione delle anime che non credono nella bontà di Dio. All’improvviso la mia cella si riempi di ceffi neri pieni di malvagità e di odio contro di me. Uno di essi disse: «Maledetta tu e Colui che è in te, perché già cominci a tormentarci nell’inferno». Appena dissi: «Ed il Verbo si fece carne ed abitò in mezzo a noi», subito quei ceffi scomparvero rumorosamente. L’indomani mi sentivo debolissima, ma non provavo più nessuna sofferenza. Dopo la santa Comunione vidi Gesù nell’aspetto che avevo già visto durante un’ora di adorazione. Lo sguardo del Signore trapassò la mia anima da parte a parte e nemmeno il più minuscolo pulviscolo sfugge alla Sua attenzione. E dissi a Gesù: «Pensavo che mi prendessi». E Gesù mi rispose: «Ancora non si è adempiuta completamente la Mia volontà in te; rimarrai ancora sulla terra, ma non per molto tempo. Mi piace molto la tua fiducia, ma l’amore sia più ardente. Un amore puro dà forza all’anima nell’agonia stessa. Quando agonizzavo sulla croce non pensavo a Me, ma ai poveri peccatori e pregavo il Padre per loro. Voglio che anche i tuoi ultimi momenti siano completamente simili ai Miei sulla croce. Uno solo è il prezzo col quale si riscattano le anime e questo prezzo è la sofferenza unita alla Mia sofferenza sulla croce. L’amore puro comprende queste parole; l’amore carnale non le comprenderà mai».
 
Anno 1934
Il giorno dell’Assunzione della SS.ma Vergine, non andai alla Santa Messa, la dottoressa non me lo permise, ma pregai fervorosamente in cella. Dopo poco vidi la Madonna, che era di una bellezza indescrivibile e che mi disse: «Figlia Mia, voglio da te preghiera, preghiera e ancora una volta preghiera per il mondo e specialmente per la tua Patria. Fa’ la Comunione riparatrice per nove giorni, unisciti strettamente al sacrificio della Santa Messa. Per questi nove giorni starai davanti a Dio come vittima, ovunque, continuamente, in ogni luogo e in ogni momento giorno e notte; ogni volta che ti svegli, prega interiormente. Pregare di continuo interiormente è possibile».
Una volta Gesù mi disse: «Il Mio sguardo da quest’immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce».
Una volta il Confessore mi chiese come doveva essere collocata la scritta, dato che non c’era posto sull’immagine. Risposi che avrei pregato ed avrei dato una risposta la settimana seguente. Mentre mi allontanavo dal confessionale, passando accanto al SS.mo Sacramento, mi fu fatto capire interiormente come doveva essere quella scritta. Gesù mi ricordò quello che mi aveva detto la prima volta e cioè che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza. Le parole sono queste: «Jezu, ufam Tobie». Gesù, confido in Te. Capii che Gesù desiderava che venisse messa questa frase, ma all’infuori di queste parole, non dava altri ordini precisi. «Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest’immagine con la scritta: Gesù, confido in Te».
O Amore purissimo, regna totalmente nel mio cuore ed aiutami a compiere nella maniera più fedele la Tua santa volontà.
Verso la fine di un ritiro spirituale di tre giorni, mi accorsi che camminavo lungo una strada accidentata ed inciampavo ogni momento e vedevo che dietro di me veniva un altra figura che mi sosteneva continuamente e io non ero contenta di questo e chiesi che quella figura si scostasse da me, perché volevo camminare da sola. Tuttavia quella figura, che non riuscii a riconoscere, non mi abbandonò nemmeno per un istante. La cosa m’innervosì e mi rivoltai contro di lei e la respinsi da me. In quel momento conobbi che quella figura era la Madre Superiora e nello stesso momento vidi che non era più la Madre Superiora ma Gesù, che m’inviò uno sguardo profondo e mi fece conoscere quanto Gli sarebbe dispiaciuto se, anche nella più piccola cosa, non avessi cercato di fare la volontà della Superiora «che è la Mia volontà». Chiesi vivamente perdono al Signore e presi seriamente a cuore quell’avvertimento.
 
Una volta il Confessore mi chiese di pregare secondo la sua intenzione e cominciai una novena alla Madonna. Questa novena consisteva nel recitare nove volte la «Salve Regina». Verso la fine della novena vidi la Madonna col Bambino Gesù in braccio e vidi anche il mio Confessore che era inginocchiato ai Suoi piedi e parlava con Lei. Non compresi di che cosa parlasse con la Madonna, poiché ero impegnata a parlare col Bambino Gesù, che era sceso dalle braccia della Madonna e si era avvicinato a me. Non mi stancavo di ammirare la Sua bellezza. Sentii alcune parole che gli diceva la Madonna, ma non sentii tutto. Le parole sono queste: «Io sono non solo la Regina del Cielo, ma anche la Madre della Misericordia e la Madre tua». In quel momento stese la mano destra con cui reggeva il mantello e copri con esso quel sacerdote. In quell’istante la visione scomparve. Oh! che grazia grande è quella di avere un direttore spirituale! Si progredisce più in fretta nelle virtù, si conosce più chiaramente la volontà di Dio, la si adempie più fedelmente, si procede su una strada certa e sicura. Il direttore spirituale sa evitare gli scogli contro i quali essa potrebbe andare in frantumi. Iddio mi ha dato questa grazia piuttosto tardi, ma sono molto lieta vedendo come Iddio accondiscende ai desideri del direttore spirituale. Cito un solo fatto fra le migliaia che mi capitano. Come al solito una sera avevo pregato il Signore di darmi i punti per la meditazione del giorno dopo. Ricevetti questa risposta: «Medita sul profeta Giona e sulla sua missione». Ringraziai il Signore, ma dentro di me cominciai a pensare: che meditazione diversa dalle altre! Ciò nonostante, con tutta l’applicazione possibile, m’impegnai a riflettere e in quel profeta scoprii me stessa, nel senso che anch’io spesso mi rifiuto davanti a Dio, dicendo che qualcun altro potrebbe compiere meglio la santa volontà di Dio, non comprendendo che Dio può tutto e tanto più si rivela la Sua potenza, quanto più è misero lo strumento che adopera. Dio mi ha fatto capire questo. Nel pomeriggio ci fu la confessione della comunità. Quando feci presente al direttore spirituale il timore che mi attanaglia l’anima a causa di questa missione, per la quale Dio mi usa come strumento non idoneo, il padre spirituale mi rispose che, volenti o nolenti, dobbiamo compiere la volontà di Dio e mi fece l’esempio del profeta Giona. Finita la Confessione pensavo tra me, come mai il confessore sapesse ché Dio mi aveva ordinato di fare la meditazione su Giona; io non gliene avevo parlato. Ad un tratto udii queste parole: «Il sacerdote, quando Mi sostituisce, non è lui che opera, ma sono io per suo tramite. I suoi desideri sono i Miei desideri». Vedo come Gesù difende i Suoi sostituti. Egli stesso entra nel loro operare.
 
Giovedì
Quando ho cominciato l’ora santa, avrei voluto immergermi nell’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi. Ad un tratto sentii nel mio intimo una voce: «Medita i misteri dell’Incarnazione». Ed all’improvviso mi apparve il Bambino Gesù di una splendente bellezza. Mi disse quanto era gradita a Dio la semplicità dell’anima. «Sebbene la Mia grandezza sia inconcepibile, ho rapporti di intimità soltanto con i piccoli. Voglio da te l’infanzia dello spirito». Ora vedo chiaramente come Iddio opera attraverso il confessore e come è fedele nelle sue promesse.
Due settimane fa il Confessore mi aveva ordinato di riflettere sull’infanzia dello spirito. Sulle prime la cosa m’era riuscita un po’ difficile, ma il Confessore, non badando alle mie difficoltà, aveva insistito perché meditassi sull’infanzia dello spirito. «In pratica quest’infanzia si manifesta così: un bambino non si preoccupa né del passato né del futuro, ma approfitta dei momento presente. In lei, sorella, desidero che emerga questa infanzia dello spinto ed attribuisco a ciò una grande importanza». Vedo come il Signore si presti ad accogliere i desideri del Confessore, dato che in questo periodo non mi si mostra come Maestro nel pieno delle forze e della sua matura umanità, ma mi appare come un Bambino. Questo Dio infinito si abbassa fino a me nelle sembianze di un Bambinello. Ma lo sguardo della mia anima non si ferma alla superficie. Benché tu prenda le sembianze di un Bambinello, io vedo in Te l’Immortale, l’infinito Signore dei signori, che i puri spiriti adorano giorno e notte, per il quale ardono i cuori dei Serafini col fuoco dell’amore più puro. O Cristo, o Gesù, io desidero superarli nell’amore verso di Te. Vi chiedo perdono, o puri spiriti, per aver osato paragonarmi a Voi. Io sono un abisso di miseria, una voragine di miseria, ma Tu, o Dio, che sei un abisso insondabile di Misericordia, assorbimi come l’ardore del sole assorbe una goccia di rugiada. Un Tuo sguardo amorevole conferisce lo stesso livello ad ogni abisso. Sono immensamente felice per la grandezza di Dio. Nel modo più assoluto mi basta vedere la grandezza di Dio, per essere felice per tutta l’eternità. Una volta che vidi Gesù sotto l’aspetto di un Bambino, domandai: «Come mai, Gesù, ora tratti intimamente con me prendendo l’aspetto di un Bambino? Del resto io in Te, anche se sei così, vedo Dio infinito, il mio Creatore e Signore». Gesù mi rispose che fino a quando non avessi imparato la semplicità e l’umiltà, avrebbe trattato con me come un bimbo.
 
1934
Durante la santa Messa, nella quale Gesù venne esposto nel SS.mo Sacramento, prima della santa Comunione, vidi due raggi che uscivano dall’Ostia Santissima, così come sono dipinti in questa immagine: uno rosso e l’altro pallido. Si riflettevano su ciascuna delle Suore e sulle educande, ma non su tutte allo stesso modo. Su alcune erano appena tratteggiati. Era il giorno in cui terminavano gli esercizi spirituali delle figliole.
 
22.11.1934
Una volta il padre spirituale mi ordinò di riflettere attentamente su di me e di indagare per vedere se avevo qualche attaccamento a qualche oggetto o creatura od a me stessa o se vi era in me una propensione a chiacchierare inutilmente. «Poiché tutto ciò, mi disse, impedisce al Signore Gesù di amministrare a suo gradimento la tua anima. Dio è geloso del nostro cuore e vuole che amiamo Lui solo». Quando cominciai a riflettere profondamente su me stessa, non notai di essere attaccata a qualche cosa. Tuttavia, come in tutte le mie cose, così anche in questa avevo paura di me stessa e non credevo a me stessa. Stanca per questa indagine minuziosa, andai davanti al SS.mo Sacramento e pregai Gesù con tutta la forza della mia anima: «Gesù, mio Sposo, Tesoro del mio cuore, Tu sai che conosco soltanto Te e non conosco altro amore tranne Te, ma Gesù, se dovessi affezionarmi a qualunque cosa all’infuori di Te, Ti prego e Ti scongiuro, Gesù, per la potenza della Tua Misericordia, fammi morire immediatamente, poiché preferisco mille volte morire, piuttosto che ingannarTi una sola volta nella più piccola cosa». In quel momento Gesù si presentò all’improvviso davanti a me, non so da dove, splendente di una bellezza indicibile, in una veste bianca, con le braccia alzate e mi disse queste parole: «Figlia Mia, il tuo cuore è il Mio riposo ed il Mio compiacimento. In esso trovo tutto quello che un gran numero di anime Mi rifiuta. Dillo al Mio sostituto». Ed all’improvviso non vidi più nulla, ma una gioia immensa entrò nella mia anima. Ora comprendo che nulla può essermi d’impedimento all’amore che ho per Te, o Gesù: non la sofferenza, né le contrarietà, né il fuoco, né la spada, né la morte stessa. Mi sento più forte, al di sopra di tutto questo. Nulla è paragonabile all’amore. Vedo che le cose più insignificanti, compiute da un’anima che ama sinceramente Dio, hanno un valore inestimabile agli occhi dei Suoi santi.
 
5.12.1934
Una mattina, dopo aver aperto la porta del convento per fare uscire i nostri operai addetti alla distribuzione del pane, entrai un momentino nella piccola cappellina, per fare una breve visita a Gesù e rinnovare le intenzioni del giorno. «Ecco, Gesù, oggi tutte le sofferenze, le mortificazioni, le preghiere, le offro per il Santo Padre, affinché approvi la festa della Misericordia. Ma Gesù, debbo dirTi ancora una parola. Sono molto stupita per il fatto che mi ordini di parlare di questa festa della Misericordia, quando tale festa, a quanto mi dicono, esiste già. Quindi, perché dovrei parlarne?». E Gesù mi rispose: «Chi mai ne è informato tra la gente? Nessuno. E perfino coloro che debbono proclamare e dare delle istruzioni alla gente su questa Misericordia, spesso essi stessi non lo sanno. Per questo desidero che questa immagine venga solennemente benedetta la prima domenica dopo Pasqua e che riceva culto pubblico, in modo che tutti possano esserne informati. Fa’ una novena secondo l’intenzione del Santo Padre, che deve essere composta di trentatré invocazioni, ripetendo cioè altrettante volte la breve preghiera alla Misericordia, che ti ho insegnato».
La sofferenza è il tesoro più grande che ci sia sulla terra. Essa purifica l’anima. Nella sofferenza conosciamo chi ci è veramente amico. Il vero amore si misura col termometro della sofferenza.
Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà che incontro nelle mie iniziative, per il peso della vita comunitaria, per l’interpretazione distorta delle mie intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento aspro verso di noi, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e per le forze che vengono meno, per il ripudio della mia volontà, per l’annientamento del proprio io, per il mancato riconoscimento in tutto, per gli impedimenti posti a tutti i miei progetti. Ti ringrazio, Gesù, per le sofferenze interiori, per l’aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi, per il buio fitto e le tenebre interiori, per le tentazioni e le diverse prove, per le angosce che è difficile descrivere, e soprattutto per quelle in cui nessuno ci capisce, per l’ora della morte, per la dura lotta che la precede e per tutta la sua amarezza. Ti ringrazio, Gesù, che hai bevuto il calice dell’amarezza, prima di porgerlo a me raddolcito. Ecco, ho accostato le mie labbra al calice della Tua santa volontà. Avvenga di me secondo il Tuo volere; avvenga di me ciò che ha stabilito la Tua sapienza fin dall’eternità. Desidero bere fino all’ultima stilla il calice della predestinazione, non voglio indagare su questa predestinazione, nell’amarezza c’è la mia gioia, nella disperazione la mia fiducia. In Te, o Signore, quello che ci dà il Tuo Cuore paterno è tutto buono; non preferisco le gioie alle amarezze, né le amarezze alle gioie, ma Ti ringrazio di tutto, o Gesù. La mia delizia consiste nello stare a contemplarTi, o Dio incomprensibile. È in un’esistenza misteriosa che si aggira il mio spirito, poiché è là che sento di essere a casa mia. Conosco bene la dimora del mio Sposo. Sento che in me non c’è nemmeno una goccia di sangue che non arda d’amore per Te. Bellezza eterna, chi Ti conosce una sola volta, non può più amare nessun’altra cosa. Sento la voragine insondabile della mia anima, e che niente può colmarla, all’infuori di Dio. Sento che sprofondo in Lui, come un granellino di sabbia in un oceano senza fondo.
 
20.12.1934
Una sera entrando nella cella, vidi Gesù esposto nell’ostensorio, come se fosse stato fuori all’aperto. Al piedi di Gesù vidi il mio confessore e dietro di lui un gran numero di ecclesiastici di altissimo rango, con indumenti che non avevo mai visto, eccetto allora in visione. E dietro a loro varie classi di ecclesiastici. Più in là vidi una folla così vasta di gente che non riuscii ad abbracciarla con lo sguardo. Vidi che dall’Ostia uscivano due raggi, come sono nell’immagine, che si unirono strettamente fra di loro, ma non si confusero e passarono nelle mani del mio confessore e poi nelle mani degli ecclesiastici e dalle loro mani passarono alla gente e tornarono nell’Ostia. E in quel momento mi vidi in cella mentre entravo.
 
22.12.1934
Quando mi toccò in settimana d’andare a confessarmi, capitai che il mio confessore stava celebrando la S. Messa. Nella terza parte della S. Messa vidi il Bambino Gesù, un po’ più piccolo del solito e con la differenza che aveva una piccola fascia di colore violetto, mentre di solito l’aveva bianca.
 
24.12.1934
Vigilia di Natale. La mattina durante la S. Messa ho sentito la vicinanza di Dio; il mio spirito inavvertitamente si è immerso in Lui. Improvvisamente udii queste parole: «Tu sei una gradevole dimora per Me; in te il Mio Spirito riposa». Dopo queste parole sentii lo sguardo del Signore nel profondo del mio cuore e vedendo la mia miseria, mi umiliai in spirito ed ammirai la grande Misericordia di Dio, considerando che l’altissimo Signore si accosta ad una tale miseria. Durante la santa Comunione la gioia inondò la mia anima; sentii che ero strettamente unita alla Divinità; la Sua onnipotenza assorbì tutto il mio essere. Per tutta la giornata avvertii in modo particolare la vicinanza di Dio e, sebbene gli impegni non mi permettessero per tutta la giornata di andare nemmeno per un momento in cappella, tuttavia non ci fu un solo istante in cui non fossi unita a Dio. Lo sentii in me in una maniera più sensibile di qualunque altra volta. Salutai senza posa la Madonna, immedesimandomi nel Suo spirito e La pregai, affinché m’insegnasse il vero amore di Dio. Ad un tratto udii queste parole: «Durante la S. Messa di mezzanotte ti comunicherò il segreto della Mia felicità». La cena fu prima delle sei; nonostante la letizia ed il chiasso esterno che c’è quando ci si scambia l’oplatek, durante lo scambio vicendevole degli auguri non venni privata nemmeno per un istante della presenza di Dio. Dopo cena ci affrettammo col lavoro ed alle nove potei andare all’adorazione in cappella. Avevo ottenuto il permesso di non andare a riposare, ma di attendere la Messa di mezzanotte. Ne gioii enormemente; dalle nove alle dodici avevo tempo libero. Dalle nove alle dieci feci l’adorazione per i miei genitori e per tutta la mia famiglia. Dalle dieci alle undici feci l’adorazione per il mio direttore spirituale, ringraziando anzitutto Dio, che si era degnato di darmi qui in terra questo grande aiuto visibile, come mi aveva promesso e, in secondo luogo, per impetrargli luce, affinché potesse conoscere la mia anima e guidarmi come piaceva a Dio. Dalle undici alle dodici ho pregato per la santa Chiesa e per il clero, per i peccatori, per le missioni, per le nostre case. Le indulgenze le ho offerte per le anime del purgatorio.
 
25.12.1934
Messa di mezzanotte. Appena usci la santa Messa, il raccoglimento interiore s’impadronì di me, la gioia inondò la mia anima. Durante l’offertorio vidi Gesù sull’altare; era di una bellezza incomparabile. Il Bambinello per tutto il tempo guardò verso tutti, tendendo le manine. Quando ci fu l’elevazione il Bambinello non guardò verso la cappella, ma verso il cielo; dopo l’elevazione si rivolse di nuovo verso di noi, ma per poco tempo, poiché come al solito venne spezzato e mangiato dal sacerdote. La fascia l’aveva bianca. Il giorno dopo vidi la stessa cosa e lo stesso vidi il terzo giorno. E difficile esprimere la gioia che avevo nell’anima. Questa visione si ripeté durante tre sante Messe, esattamente come nelle prime.
 
Anno 1934. Primo giovedì dopo Natale.
Avevo dimenticato completamente che oggi era giovedì, perciò non ho fatto l’adorazione. Sono andata assieme alle consorelle in dormitorio alle ore nove. Stranamente non riuscivo a dormire. Mi sembrava che avessi ancora qualche cosa da fare. Ripassai mentalmente i miei impegni, ma non riuscii a ricordarmi niente del genere; la ricerca andò avanti fino alle dieci. Alle ore dieci vidi il Volto martoriato di Gesù. Ad un tratto Gesù mi disse queste parole: «Ti ho attesa per dividere con te le Mie sofferenze; chi infatti comprende le Mie sofferenze meglio della Mia sposa?». Chiesi perdono a Gesù per la mia tiepidezza, piena di rossore e confusa, non osando rivolgere lo sguardo a Gesù, ma col cuore contrito chiesi a Gesù che si degnasse di darmi una spina della Sua corona. Gesù mi rispose che mi avrebbe concesso questa grazia, ma l’indomani, e subito la visione scomparve. Al mattino, durante la meditazione, sentii una spina dolorosa dalla parte sinistra del capo; il dolore mi durò per tutto il giorno e pensai continuamente a come Gesù avesse potuto resistere al dolore di tutte quelle spine che sono nella Sua corona. Unii le mie sofferenze alla sofferenza di Gesù e le offrii per i peccatori.
Alle quattro, quando sono andata per l’adorazione, ho visto una delle nostre allieve che offendeva Dio terribilmente con dei peccati impuri di pensiero. Ho visto pure una certa persona a causa della quale peccava. Un fremito di spavento ha attraversato l’anima mia ed ho pregato Dio, per i dolori di Gesù, che si degnasse strapparla da quell’orribile miseria. Gesù mi rispose che le avrebbe concesso la grazia, non per suo merito, ma per la mia preghiera. Allora compresi quanto dovremmo pregare per i peccatori e specialmente per le nostre educande.
La nostra è una vita veramente apostolica; non so immaginare una religiosa che viva nelle nostre case, cioè nella nostra Congregazione, che non abbia spirito apostolico; lo zelo per la salvezza delle anime dovrebbe ardere nei nostri cuori. O mio Dio, come è dolce soffrire per Te, soffrire nel più segreto del cuore, nel più grande nascondimento, immolandosi come vittima non notata da alcuno, pura come il cristallo, senza alcuna soddisfazione ne partecipazione affettiva. Il mio spirito arde per un amore attivo, non perdo tempo per nessuna fantasticheria, prendo singolarmente ogni istante, poiché questo è in mio potere; il passato non mi appartiene più, il futuro non è ancora mio, procuro di utilizzare con tutta l’anima il tempo presente.
 
4.01.1935
Primo capitolo di Madre Borgia. In questo capitolo la Madre ha messo in evidenza la vita di fede e la fedeltà nelle piccole cose. A metà del capitolo ho udito queste parole: «Desidero che nel momento presente ci sia in voi più fede. Che grande gioia Mi procura la fedeltà della Mia sposa nelle piccole cose!». Ad un tratto rivolsi lo sguardo sul Crocifisso e vidi che Gesù aveva il capo rivolto verso il refettorio e che le Sue labbra si muovevano. Quando ne parlai alla Madre Superiora, mi rispose: «Vede, sorella, come Gesù esige che la nostra sia una vita di fede». Quando la Madre se n’era andata in cappella ed io ero rimasta a mettere in ordine la stanza, tutto ad un tratto sentii queste parole: «Dì questo a tutte le Suore, che esigo che vivano con spirito di fede nei confronti delle Superiore nel momento attuale». Chiesi al confessore di sciogliermi da questo impegno. Quando parlai con una persona che avrebbe dovuto dipingere l’immagine, ma per certi motivi non la dipinse, durante il colloquio con lei sentii nel mio intimo questa voce: «Desidero che essa sia più obbediente». Compresi che anche i più grandi sforzi, se non hanno il sigillo dell’obbedienza, non sono graditi a Dio; parlo di un anima consacrata a Dio. O Dio, come è facile conoscere la Tua volontà in un ordine religioso! Noi, anime consacrate, dal mattino fino a notte abbiamo chiaramente indicata la volontà divina e nei momenti di incertezza abbiamo i Superiori, attraverso i quali parla Iddio.
 
1934-1935. Ultimo giorno dell’anno.
Ho avuto il permesso di non andare a dormire, ma di pregare in cappella. Una delle nostre suore mi ha pregato di offrire per lei un’ora di adorazione. Le ho risposto di si ed ho pregato per lei un’ora intera. Durante la preghiera Dio mi ha fatto conoscere quanto Gli è cara quella piccola anima. La seconda ora di adorazione l’ho offerta per la conversione dei peccatori e specialmente in riparazione delle offese che nel momento presente vengono fatte a Dio. Quanto viene offeso Iddio! La terza ora l’ho offerta secondo l’intenzione del mio padre spirituale, ho pregato fervorosamente perché venga illuminato in merito ad una questione particolare. Suonano infine le dodici, l’ultima ora dell’anno, che ho finito nel nome della SS.ma Trinità, come del resto nel nome della SS.ma Trinità ho cominciato la prima ora dell’Anno Nuovo. Ho chiesto la benedizione ad ognuna delle Persone ed ho guardato con grande fiducia all’Anno Nuovo, che non sarà certamente avaro di sofferenze.
 
O Ostia Santa, in cui è contenuto il testamento della Divina Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il Corpo ed il Sangue del Signore Gesù, come dimostrazione dell’infinita Misericordia verso di noi, ma specialmente verso i peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la vita eterna e l’infinita Misericordia elargita in abbondanza a noi, ma specialmente ai poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la Misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo verso di noi, ma specialmente verso i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il prezzo infinito della Misericordia, che ripagherà tutti i nostri debiti, ma specialmente quelli dei poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la sorgente di acqua viva, che scaturisce dalla Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il fuoco dell’amore più puro, che arde dal seno dell’Eterno Padre, come da un abisso di Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la medicina per tutte le nostre debolezze, che sgorga dalla Misericordia infinita come da una sorgente, per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto il vincolo di unione fra Dio e noi, grazie all’infinita Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui sono contenuti tutti i sentimenti del Cuore dolcissimo di Gesù verso di noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in tutte le sofferenze e contrarietà della vita. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le tempeste interiori ed esteriori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in vita e nell’ora della morte. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra gli insuccessi e nell’abisso della disperazione. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle menzogne ed ai tradimenti. Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le empietà che sommergono la terra. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alla nostalgia e al dolore, per il quale nessuno ci comprende. O Ostia Santa, nostra unica speranza in mezzo alle fatiche ed al grigiore della vita di ogni giorno. O Ostia Santa, nostra unica speranza quando le nostre aspirazioni e le nostre fatiche vanno in fumo. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra i colpi dei nemici e gli assalti dell’inferno. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le difficoltà della vita supereranno le mie forze ed i miei sforzi risulteranno inutili. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le tempeste sconvolgeranno il mio cuore ed il mio spirito atterrito comincerà a piegarsi verso il dubbio che corrode. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio cuore comincerà a tremare ed un sudore mortale mi bagnerà la fronte. O Ostia Santa, confiderò in Te quando tutto si rivolgerà contro di me e la nera disperazione s’insinuerà nella mia anima. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio sguardo si spegnerà per tutto ciò che è terreno, ed il mio spirito vedrà per la prima volta mondi sconosciuti. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i miei impegni saranno al di sopra delle mie forze e l’insuccesso sarà per me la sorte abituale. O Ostia Santa, confiderò in Te quando l’osservanza delle virtù mi apparirà difficile e la mia natura si ribellerà. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i colpi dei nemici saranno diretti contro di me. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le mie fatiche ed i miei sforzi non verranno approvati dalla gente. O Ostia Santa, confiderò in Te quando sopra di me risuonerà il Tuo giudizio; in quel momento confiderò nell’oceano della Tua Misericordia.
 
O Santissima Trinità, confido nella Tua infinita Misericordia. Iddio è mio Padre, quindi io, come Sua figliola, ho ogni diritto sul Suo Cuore divino e quanto più grandi sono le tenebre, tanto più decisa dev’essere la nostra fiducia. Non riesco a comprendere come si possa non aver fiducia in Colui che può tutto. Con Lui tutto, senza di Lui nulla. Egli, il Signore, non permetterà né lascerà che restino confusi coloro che hanno posto in Lui tutta la loro fiducia.
 
10.01.1935. Giovedì.
La sera durante la benedizione, cominciai ad essere tormentata da pensieri di questo genere: tutto quello che dico della grande Misericordia di Dio, non è per caso una menzogna od un’illusione?.., e volevo riflettere per un po’ su questo argomento, quando all’improvviso sentii nel mio intimo una voce forte e chiara: «Tutto quello che dici della Mia bontà è vero e non ci sono espressioni sufficienti per esaltare la Mia bontà». Queste parole furono così piene di forza e così chiare, che darei la vita per esse, per confermare che provenivano dal Signore. Le riconosco dalla profonda serenità che in quei momenti mi viene trasmessa e che mi rimane anche in seguito. Tale serenità mi dà una forza ed un’energia così grandi, che nulla sono le difficoltà, le contrarietà, le sofferenze e la morte stessa. Questa luce mi ha sollevato un lembo di mistero, cioè mi ha fatto capire che tutti gli sforzi che intraprendo perché le anime conoscano la Misericordia dei Signore, sono molto graditi a Dio e da ciò è venuta alla mia anima una tale gioia, che non so se in paradiso ce ne possa essere una maggiore. Oh! se le anime volessero ascoltare almeno un po’ la voce della coscienza e la voce, cioè l’ispirazione, dello Spirito Santo! Dico «almeno un po’», dato che una volta che ci consegniamo all’influsso dello Spirito di Dio, Egli stesso completerà quello che manca a noi.
 
Capodanno 1935
A Gesù piace partecipare alle più piccole circostanze della nostra vita e soddisfa talvolta i miei desideri segreti, quelli che certe volte nascondo anche a Lui, sebbene lo sappia che per Lui non ci può essere nulla di segreto. A Capodanno da noi c’è l’usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l’anno. La mattina, durante la meditazione, mi venne uno di questi segreti desideri, e cioè che Gesù Eucaristico fosse il mio Patrono particolare anche per quest’anno, come per il passato. Nascosi però questo mio desiderio al mio Diletto; parlai con Lui di tutto, ad eccezione del fatto che Lo volevo come Patrono. Quando andammo in refettorio per la colazione, dopo aver fatto il segno della croce, ebbe inizio l’estrazione dei Patroni. Appena mi avvicinai alle immaginette sulle quali erano scritti i Patroni, ne presi una senza pensarci e non la lessi subito. Volevo mortificarmi per qualche minuto. All’improvviso sento nel mio intimo una voce: «Sono il tuo Patrono, leggi». Allora guardai subito quello che c’era scritto e lessi: «Patrono per il 1935 la Santissima Eucaristia». Il cuore mi sobbalzò dalla gioia e mi allontanai alla chetichella dal gruppo delle suore ed andai almeno per un momento davanti al SS.mo Sacramento e là diedi sfogo ai sentimenti del mio cuore. Gesù però mi fece osservare in modo delicato che in quel momento avrei dovuto essere con le consorelle. Andai immediatamente, attenendomi alla regola.
O Santa Trinità, Unico Dio, insondabile nella grandezza della Misericordia verso le creature e specialmente verso i poveri peccatori. Hai mostrato l’abisso insondabile della Tua Misericordia, che nessuna mente, né umana né angelica, è riuscita mai a scandagliare. Il nostro nulla e la nostra miseria sprofondano nella Tua grandezza. O Bontà infinita, chi può adorarti degnamente? Si trova un’anima che possa comprendere il Tuo amore? O Gesù, tali anime esistono, ma non sono molte.
 
Un giorno, durante la meditazione del mattino, sentii questa voce: «Io Stesso sono la tua guida, sono stato, sono e sarò; ma dato che Mi hai chiesto un aiuto visibile, te l’ho dato. L’ho scelto Io Stesso ancor prima che Me lo chiedessi, poiché l’esige la Mia causa. Sappi che le mancanze che commetti contro di lui, feriscono il Mio Cuore. Guardati bene in modo particolare dall’agire di testa tua; in ogni più piccola cosa ci sia il sigillo dell’obbedienza». Col cuore contrito ed annientato chiesi perdono al Signore Gesù per quelle mancanze. Chiesi perdono anche al padre spirituale e feci il proposito di non far nulla, piuttosto che fare molto e male. O Gesù buono, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per avermi fatto conoscere quello che sono per me stessa: miseria e peccato, nient’altro. Da me stessa posso fare una cosa soltanto, cioè offenderTi, o mio Dio, poiché la miseria non può fare nient’altro da se stessa che offendere Te, o Bontà infinita.
 
Una volta mi venne chiesto di pregare per una certa anima. Decisi di fare subito una novena alla Misericordia del Signore ed alla novena aggiunsi una mortificazione, che consisteva nel tenere in entrambe le gambe una catenella di ferro per la durata della santa Messa. Erano tre giorni che facevo quella penitenza, quando andai a confessarmi e dissi al padre spirituale che avevo intrapreso quella mortificazione col suo permesso presunto. Pensavo infatti che il Padre spirituale non avrebbe avuto nulla contro di ciò. Invece la risposta che ascoltai fu il contrario, cioè che non dovevo far nulla di mia iniziativa, senza il permesso. O mio Gesù, ecco ho agito di nuovo a mio arbitrio, ma non perdo il coraggio a causa delle mie mancanze; so bene che sono miseria. A motivo della salute non ottenni il permesso, ed il Padre spirituale si meravigliò che avessi potuto sottopormi a maggiori mortificazioni senza il suo permesso. Chiesi perdono per il mio comportamento arbitrario, o meglio per aver agito con un permesso presunto e chiesi che mi venisse cambiata quella penitenza in un’altra. il Padre spirituale me la cambiò in una mortificazione interiore, invitandomi a riflettere, durante la santa Messa, al motivo per cui Gesù volle essere battezzato. Quella meditazione non fu una mortificazione per me, dato che pensare a Dio è una delizia, e non una mortificazione; ma in quello c’era la mortificazione della volontà, dato che facevo non quello che piaceva a me, ma quello che mi era stato indicato ed appunto in questo consiste la mortificazione interiore. Dopo che mi fui allontanata dal confessionale e cominciai a fare la penitenza, udii queste parole: «Ho concesso la grazia all’anima, per la quale Mi hai pregato, ma non per la tua mortificazione, quella che ti eri scelta da sola, bensì solo per l’atto di obbedienza totale verso il Mio Sostituto ho fatto grazia all’anima, per la quale hai interceduto presso di Me e per la quale hai mendicato la Misericordia. Sappi che quando annienti in te la tua propria volontà, allora la Mia regna in Te». O mio Gesù, abbi pazienza con me. Ora starò più attenta per l’avvenire. Questo proposito non lo baso su me stessa, ma sulla Tua grazia e bontà, che è così grande verso di me tanto misera.
 
Una volta Gesù mi fece conoscere che quando Lo prego per qualche intenzione, che talvolta mi viene raccomandata, è sempre pronto a concedere le Sue grazie, solo che non sempre le anime le vogliono accettare: «Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia; che per loro dimoro nel tabernacolo e come Re di Misericordia desidero colmare le anime di grazie, ma non vogliono accettarle. Vieni almeno tu il più spesso possibile a prendere le grazie che essi non vogliono accettare e con ciò consolerai il Mio Cuore. Oh! quanto è grande l’indifferenza delle anime per tanta bontà, per tante prove d’amore! Il Mio Cuore è ripagato solo con ingratitudine e trascuratezza da parte delle anime che vivono nel mondo. Hanno tempo per ogni cosa; per venire da Me a prendere le grazie non hanno tempo. E perciò Mi rivolgo a voi, a voi, anime elette! Anche voi non comprendete l’amore del Mio Cuore? E anche qui è rimasto deluso il Mio Cuore. Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela! Per tua consolazione ti dirò che ci sono anime che vivono nel mondo, che Mi amano sinceramente; dimoro nei loro cuori con delizia. Ma non sono molte. Anche nei conventi ci sono tali anime che riempiono di gioia il Mio Cuore; in esse sono impressi i Miei lineamenti e per questo il Padre Celeste guarda a loro con un compiacimento particolare. Esse saranno la meraviglia degli angeli e degli uomini. Il loro numero è molto piccolo. Esse costituiscono una difesa di fronte alla giustizia del Padre Celeste ed impetrano la Misericordia per il mondo. L’amore di queste anime ed il loro sacrificio mantengono l’esistenza del mondo. Quello che ferisce più dolorosamente il Mio Cuore è l’infedeltà di un anima che Io ho scelto in modo particolare. Quelle infedeltà sono come lame taglienti che trafiggono il Mio Cuore».
 
29.01.1935
Questo martedì mattina, durante la meditazione, ho visto interiormente il Santo Padre che celebrava la santa Messa. Dopo il «Pater noster» si è messo a parlare con Gesù della causa, di cui Gesù aveva ordinato a me di parlarGli. Benché io non abbia parlato di ciò personalmente col Santo Padre, dato che l’argomento è stato trattato da qualcun altro, in questo momento però io so, per conoscenza interiore, che il Santo Padre sta riflettendo su tale questione, che in breve tempo si evolverà secondo i desideri di Gesù. Prima degli esercizi spirituali di otto giorni, andai dal mio direttore spirituale, a chiedergli il permesso per certe mortificazioni da fare durante gli esercizi, tuttavia non ottenni il permesso per tutto quello che avevo chiesto, ma solo per alcune. Ottenni l’autorizzazione per un ora di meditazione sulla Passione del Signore Gesù e per certi atti di umiliazione. Ero rimasta però un po’ insoddisfatta, per non aver ottenuto il permesso per tutto quello che avevo chiesto. Quando tornammo a casa, entrai un momento in cappella e subito udii nel mio intimo una voce: «Un’ora di meditazione sulla Mia dolorosa Passione ha un merito maggiore di un anno intero di flagellazioni a sangue. La meditazione sulle Mie Piaghe dolorose è di grande profitto per te ed a Me procura una grande gioia. Mi stupisce che tu non abbia ancora rinunciato completamente alla tua volontà, ma gioisco enormemente pensando che tale cambiamento avverrà durante gli esercizi spirituali». Questo stesso giorno, mentre ero in chiesa ed aspettavo di confessarmi, vidi gli stessi raggi che uscivano dall’ostensorio e si propagavano per tutta la chiesa. Questo durò per tutto il tempo della funzione. Dopo la benedizione si proiettarono su entrambi i lati e poi rientrarono nell’ostensorio. Ad osservarli erano chiari e limpidi come il cristallo. Chiesi a Gesù che si degnasse di accendere il fuoco del Suo amore in tutte le anime indifferenti. Sotto questi raggi il cuore si riscalda, anche se fosse freddo come un pezzo di ghiaccio; se fosse duro come la roccia, si ridurrebbe in polvere.
 
G.M.G.
Wilno, 4.02.1933
Esercizi spirituali di otto giorni
O Gesù, Re di Misericordia, ecco di nuovo un momento in cui rimango faccia a faccia con Te. Per questo T’imploro per tutto l’amore di cui arde il Tuo Cuore Divino, annienta in me completamente l’amor proprio ed in cambio infiamma il mio cuore del fuoco del Tuo amore purissimo. Verso sera, finita la predica, udii queste parole: «Io sono con te. Durante questi esercizi spirituali consoliderò la tua pace e il tuo coraggio, in modo che non vengano meno le tue forze nel dare attuazione ai Miei propositi. Pertanto durante questi esercizi annullerai completamente la tua volontà, mentre si compirà in te tutta la Mia volontà. Sappi che ciò ti verrà a costare molto. Pertanto scrivi su una pagina bianca queste parole: Da oggi in me non esiste la volontà propria, e depennala. Su un’altra pagina scrivi queste parole: Da oggi faccio la volontà di Dio ovunque, sempre, in tutto. Non spaventarti di nulla, l’amore ti darà forza e te ne faciliterà l’esecuzione». Nella meditazione fondamentale sullo scopo, cioè sulla scelta dell’amore, l’anima deve amare, ha bisogno di amare; l’anima deve riversare il suo amore, non nel fango, non nel vuoto, ma in Dio. Come gioisco quando rifletto su questo, poiché sento che nel mio cuore c’è soltanto Lui. Gesù solo ed unico; e amo le creature in quanto mi aiutano ad unirmi a Dio. Amo tutti gli uomini per questo, poiché vedo in essi l’immagine di Dio.
 
G.M.G.
Wilno, 4.02.1935
Da oggi non esiste la volontà propria
Nel momento in cui m’inginocchiai per depennare la volontà come mi aveva ordinato il Signore, udii nel mio intimo questa voce: «Da oggi non temere il giudizio di Dio, poiché non sarai giudicata». Da oggi, faccio la Volontà di Dio, ovunque, sempre, in tutto.
 
G.M.G.
Wilno, 8.02.1935
Lavoro interiore particolare, cioè esame di coscienza. Sul rinnegamento di se stessa, della propria volontà.
I. Rinnegamento dell’intelletto, cioè sua sottomissione all’intelletto di coloro che per me qui in terra sostituiscono Dio.
II. Rinnegamento della volontà, cioè fare la volontà di Dio, che a me si manifesta nella volontà di coloro che per me sostituiscono Dio e che è contenuta nelle regole del nostro ordine.
III. Rinnegamento del giudizio, cioè accettare immediatamente senza pensarci su, senza analizzarlo, senza discuterlo, ogni ordine che mi viene dato da coloro che per me sostituiscono Dio.
IV. Rinnegamento della lingua. Non le darò la più piccola libertà; in un solo caso gliela darò completa, cioè quando si tratta di proclamare la gloria di Dio. Ogni volta che mi accosto alla santa Comunione, prego che Gesù rafforzi e purifichi la mia lingua, in modo che io non ferisca il prossimo con essa. Per lo stesso motivo tengo nella massima considerazione la regola che mi parla del silenzio. O Gesù mio, ho fiducia che la Tua grazia mi aiuti a mettere in pratica questi propositi.
Benché i punti suddetti siano compresi nel voto di obbedienza, tuttavia desidero esercitarmi in essi in modo del tutto particolare, in quanto costituiscono l’essenza della vita religiosa. Gesù Misericordioso, Ti prego ardentemente, illumina il mio intelletto, perché possa conoscere meglio Te, che sei l’Essere Infinito, e possa conoscere meglio me stessa, che sono il niente personificato.
 
Della santa Confessione.
Dalla santa Confessione dovremmo ricavare due benefici. Alla Confessione andiamo: primo, per essere guariti; secondo, per essere educati. La nostra anima ha bisogno di essere educata continuamente, come un bambino. O mio Gesù, comprendo profondamente queste parole e so per esperienza che un’anima con le proprie forze non arriva lontano, si affatica molto, non fa nulla per la gloria di Dio; sbaglia continuamente, poiché la nostra mente è ottenebrata e non riesce a distinguere i fatti suoi. Avrò un’attenzione particolare per due cose: la prima è quella di scegliere per la Confessione quello che mi umilia di più, anche se si tratta di una piccola cosa, che però mi costa e per questo ne parlerò; la seconda è quella di esercitarmi nella contrizione; non solo prima di confessarmi, ma in ogni esame di coscienza cercherò di suscitare in me il dolore perfetto e ciò soprattutto prima di mettermi a riposare. Ed una parola ancora: l’anima che desidera veramente progredire sulla via della perfezione, deve attenersi scrupolosamente ai consigli che le vengono dati dal direttore spirituale. Tanta è la santità, quanta la dipendenza.
Una volta, mentre parlavo col direttore della mia anima, in un lampo più veloce di quello di un fulmine, vidi interiormente la sua anima in una grande tribolazione, in un tale tormento, che sono poche le anime che Iddio prova con tale fuoco. Tali sofferenze gli provengono da quest’opera. Verrà un momento nel quale quest’opera, che pure Dio raccomanda tanto, sembrerà in completo sfacelo ed all’improvviso seguirà l’azione di Dio con grande energia, la quale darà testimonianza alla verità. Essa, l’opera, sarà un nuovo splendore per la Chiesa, sebbene esistesse già da molto tempo in essa. Che Dio sia infinitamente misericordioso, nessuno può negarlo. Egli desidera che questo lo sappiano tutti, prima che torni come Giudice; vuole che le anime Lo conoscano prima come Re di Misericordia. Quando si verificherà questo trionfo, noi saremo già nella nuova vita, dove non ci sono sofferenze. Ma prima la tua anima sarà saziata d’amarezze al vedere la distruzione dei tuoi sforzi. Questa distruzione però sarà soltanto apparente, poiché Iddio non cambia quello che ha stabilito una volta. Ma anche se la distruzione sarà apparente, le sofferenze invece saranno reali. Quando ciò avverrà, non lo so; quanto durerà, non lo so. Ma Dio ha promesso una grande grazia specialmente a te e a tutti «quelli che proclameranno la Mia grande Misericordia. Io Stesso li difenderò nell’ora della morte, come Mia gloria ed anche se i peccati delle anime fossero neri come la notte, quando un peccatore si rivolge alla Mia Misericordia, Mi rende la gloria più grande ed è un vanto della Mia Passione. Quando un’anima esalta la Mia bontà, allora satana ne trema e fugge nel profondo dell’inferno». Durante un’adorazione, Gesù mi promise: «Con le anime che ricorreranno alla Mia Misericordia e con le anime che esalteranno e faranno conoscere ad altre la Mia grande Misericordia, nell’ora della loro morte Mi comporterò secondo la Mia Misericordia infinita. Il Mio Cuore è addolorato - ha detto Gesù - perché anche le anime elette non comprendono quanto sia grande la Mia Misericordia. I loro rapporti con Me sono in un certo modo espressione di diffidenza. Oh! quanto questo ferisce il Mio Cuore! Ricordatevi della Mia Passione e, se non credete alle Mie parole, credete almeno alle Mie Piaghe».
Non faccio alcun movimento, alcun gesto perché piace a me, perché sono vincolata dalla grazia; continuamente attendo a ciò che è più gradito a Gesù.
Durante una meditazione sull’obbedienza udii queste parole: «In questa meditazione il sacerdote in via eccezionale parla per te. Sappi che Io prendo in prestito la sua bocca». Cercai di ascoltare con la massima attenzione ed applicai tutto al mio cuore, come faccio per ogni meditazione. Quando il sacerdote pronunciò queste parole, che un anima obbediente si riempie della forza di Dio, udii quanto segue: Si, quando sei obbediente, mi prendo la tua debolezza ed al suo posto ti do la Mia forza. Sono molto stupito che le anime non vogliano fare questo scambio con Me”. Io dissi al Signore: «Gesù, illumina Tu la mia anima, poiché diversamente capirò ben poco di queste parole». So che non vivo per me, ma per un gran numero di anime. So che le grazie date a me, non sono soltanto per me, ma anche per le anime. O Gesù, l’abisso della Tua Misericordia si è riversato nella mia anima, che è l’abisso stesso della miseria. Ti ringrazio, Gesù, per le grazie e le piccole croci che mi dai in ogni momento della vita.
 
All’inizio degli esercizi spirituali sul soffitto della cappella vidi Gesù crocifisso che guardava alle suore con tanto amore, ma non a tutte. C’erano tre suore, alle quali il Signore guardò con uno sguardo severo. Non so, non so per quali motivi, so soltanto che è una cosa terribile vedere uno sguardo simile che è lo sguardo del Giudice severo. Quello sguardo non riguardava me, eppure allibii per lo spavento, mentre scrivo tremo ancora tutta. Non ebbi il coraggio di dire una sola parola a Gesù, mi vennero a mancare le forze fisiche e pensavo che non avrei resistito fino alla fine della predica. Un giorno dopo vidi la stessa cosa, come la prima volta, e osai proferire queste parole: «Gesù, quanto è grande la Tua Misericordia!». Il terzo giorno si ripeté ancora lo stesso sguardo su tutte le suore con grande amabilità, ad eccezione di quelle tre suore. Allora presi il coraggio che proveniva dall’impulso verso l’amore del prossimo e dissi al Signore: «Tu sei la Misericordia personificata, come Tu stesso mi hai detto, Ti scongiuro quindi per la potenza della Tua Misericordia, rivolgi il Tuo sguardo benigno anche su quelle tre suore, e se ciò non s’accorda con la Tua sapienza, Ti prego di fare uno scambio: il Tuo sguardo benevolo verso la mia anima, sia per loro, e il Tuo sguardo severo verso le loro anime, sia per me». All’istante Gesù mi disse queste parole: «Figlia Mia, per il tuo amore sincero e generoso concedo loro molte grazie, benché esse non le chiedano, ma per la promessa che ho fatto a te». E subito avvolse le tre suore con uno sguardo misericordioso. Alla vista della bontà di Dio, il cuore mi cominciò a battere per la grande gioia.
Quando feci l’adorazione dalle 9 alle 10 erano rimaste anche altre quattro suore. Mentre mi avvicinavo all’altare e meditavo sulla Passione del Signore Gesù, in quello stesso momento un dolore tremendo inondò la mia anima, a causa dell’ingratitudine di un gran numero di anime che vivono nel mondo, ma mi addolorava specialmente l’ingratitudine delle anime scelte in modo particolare da Dio. Non c’è modo di esprimerla, né di confrontarla. Alla vista di quella ingratitudine, che è la più nera, sentii come se il cuore mi si schiantasse, mi vennero a mancare completamente le forze fisiche e caddi con la faccia a terra, senza nascondere un pianto dirotto. Ogni volta che rievocavo la grande Misericordia di Dio e l’ingratitudine delle anime, il dolore trafiggeva il mio cuore e comprendevo quanto ciò ferisse il Cuore dolcissimo di Gesù. Con cuore ardente rinnovai il mio atto di offerta per i peccatori. Con gioia e desiderio ho accostato le mie labbra al calice dell’amarezza, che prendo ogni giorno dalla S. Messa. La piccola porzione, che Gesù mi ha assegnato per ogni momento, anche quella non la cederò a nessuno. Conforterò continuamente il dolcissimo Cuore Eucaristico; suonerò canti di riconoscenza sulle corde del mio cuore; la sofferenza è il tono più armonioso. Cercherò con cura di capire con che cosa posso rallegrare oggi il Tuo Cuore. I giorni della vita non sono uniformi; quando le nuvole nere mi copriranno il sole, cercherò come l’aquila di attraversare la loro barriera, per far conoscere agli altri che il sole non si spegne. Sento che Iddio mi permette di scostare i veli, affinché la terra non abbia dubbi sulla Sua bontà. Iddio non va soggetto ad eclissi, né a cambiamenti; rimane per l’eternità Uno e sempre lo Stesso. Niente può opporsi alla Sua volontà. Sento in me una forza sovrumana, sento il coraggio e l’energia che mi viene attraverso la grazia che dimora in me. Comprendo le anime che soffrono perché prive di speranza, poiché ho provato su di me questo tormento. Iddio però non dà prove al di sopra delle forze. Spesso ho vissuto di speranza contro ogni speranza ed ho spinto la mia speranza fino alla totale fiducia in Dio. Avvenga di me quello che ha stabilito dall’eternità.
 
Massime generali
Sarebbe molto brutto, se una suora cercasse sollievo nella sofferenza. Ecco quello che ha fatto la grazia e la meditazione del più grande criminale. Colui che muore, ha un grande amore. Ricordati di me quando sarai in paradiso. Il pentimento sincero trasforma immediatamente un’anima. La vita spirituale va praticata con serietà e sincerità. L’amore dev’essere reciproco. Dato che il Signore Gesù per me ha bevuto il fiele fino in fondo, io Sua sposa, per dimostrargli il mio amore, accetterò tutte le amarezze. Chi sa perdonare si prepara molte grazie da parte del Signore. Ogni volta che guarderò la croce, perdonerò sinceramente. L’unione con le anime l’abbiamo ottenuta nel santo battesimo. La morte rafforza l’amore. Devo essere sempre d’aiuto per gli altri. Se sarò una buona religiosa sarò utile non solo alla Congregazione, ma anche a tutta la Patria. Il Signore Dio concede le grazie in due modi: con le ispirazioni e con le illuminazioni. Se chiediamo una grazia, Iddio ce la dà, ma dobbiamo volerla accettare, ma per accettarla occorre abnegazione. L’amore non è fatto di parole, né di sentimenti, ma di azioni. È un atto della volontà, è un dono, cioè una donazione. L’intelletto, la volontà ed il cuore, ecco le tre facoltà che dobbiamo esercitare durante la preghiera. Risorgerò in Gesù, ma prima debbo vivere in Lui. Se non mi distacco dalla croce, allora si manifesterà in me il Vangelo. Tutte le mie insufficienze le colma in me Gesù con la Sua grazia, che agisce incessantemente. La SS.ma Trinità mi trasmette la Sua vita abbondantemente col dono dello Spirito Santo. Le Tre Persone divine dimorano in me. Se Iddio ama, lo fa con tutto Se stesso, con tutta la potenza del Suo Essere. Se Iddio mi ha amato a questo modo, come debbo corrispondere io a questo, io, la Sua sposa?
 
Durante una predica Gesù mi disse: «Nel piccolo grappolo scelto tu sei il dolce acino; desidero che il succo che circola in te venga trasmesso alle altre anime».
Durante la rinnovazione dei voti vidi Gesù dal lato dell’epistola, con una veste bianca ed una cintura d’oro ed in mano teneva una spada terribile. Durò fino al momento in cui le suore cominciarono a rinnovare i voti. All’improvviso vidi un bagliore inimmaginabile. Davanti a quel bagliore vidi un piano formato da una nuvola bianca a forma di bilancia. In quel momento Gesù si avvicinò e pose la spada su di un piatto e questo con tutto quel peso si abbassò fino a terra, per poco non la toccò completamente. Proprio allora le suore finirono di rinnovare i voti. E subito vidi degli angeli che prendevano qualche cosa da ogni suora dentro un vaso d’oro, vaso che aveva la forma come di un incensiere Dopo che ebbero terminata la raccolta da tutte le suore e posto il vaso sull’altro piatto della bilancia, questo immediatamente prevalse sul primo, sul quale era stata posta la spada. All’istante dall’incensiere si sprigionò una fiamma, che raggiunse il bagliore della luce. Inaspettatamente udii una voce proveniente da quel bagliore: «Rimettete la spada al suo posto, l’offerta è maggiore». In quel momento Gesù ci diede la benedizione e tutto quello che avevo visto scomparve. Le suore avevano già cominciato ad accostarsi alla santa Comunione. Quando anch’io mi comunicai, la mia anima fu inondata da una gioia così grande, che non riesco proprio a descrivere.
 
15.02.1935
Partenza per la casa paterna per alcuni giorni, in visita a mia madre morente. Quando venni a sapere che mia madre era gravemente malata, ormai prossima alla morte e mi chiedeva di andare a trovarla, perché desiderava incontrarsi con me ancora una volta prima di morire, in quel momento mi si risvegliarono tutti i sentimenti del cuore. Come figlia sinceramente affezionata alla propria madre, desideravo ardentemente esaudire il suo desiderio, ma lasciai a Dio la decisione e mi rimisi completamente alla Sua volontà. Non tenendo conto del dolore del mio cuore, mi affidai alla volontà di Dio. La mattina del giorno del mio onomastico, il 15 febbraio, la Madre Superiora mi consegnò un’altra lettera della mia famiglia e mi diede il permesso di andare a casa, per esaudire il desiderio della madre morente. Cominciai subito a prepararmi per il viaggio e la sera partii da Wilno. Offrii tutta la notte per mia madre gravemente ammalata, affinché Dio le concedesse la grazia che le sofferenze che stava attraversando non perdessero nulla del loro merito. Durante il viaggio ebbi una compagnia molto piacevole, infatti nello stesso scompartimento viaggiavano alcune signore appartenenti ad un sodalizio. Mi resi conto che una di esse soffriva molto e che nella sua anima si stava svolgendo una lotta accanita. Cominciai a pregare mentalmente per quell’anima. Alle undici quelle signore passarono in un altro scompartimento per fare conversazione e nel frattempo nello scompartimento rimanemmo solo in due. Sentii che la mia preghiera aveva provocato in quell’anima una lotta ancora più accesa. Non cercai di confortarla, ma pregai con fervore ancora maggiore. Finalmente quell’anima si rivolse a me e mi chiese di dirle se era obbligata a mantenere una certa promessa che aveva fatto a Dio. In quello stesso momento conobbi interiormente quale era quella promessa e le risposi che era assolutamente obbligata a mantenere quell’impegno, diversamente sarebbe stata infelice per tutta la vita. Questo pensiero non le darà pace. Stupita da questa risposta, mi apri tutta la sua anima. Si trattava di una maestra che, prima di affrontare gli esami, aveva promesso a Dio che, se fosse stata promossa si sarebbe dedicata al Suo servizio, cioè sarebbe entrata in un convento. Però, dopo aver dato gli esami con esito molto favorevole, «ora mi sono lasciata prendere dal vortice del mondo e non voglio entrare in convento, ma la coscienza non mi dà pace e, nonostante i divertimenti, sono sempre scontenta». Dopo una lunga conversazione, quella persona era cambiata completamente e dichiarò che si sarebbe subito interessata, per entrare in convento. Mi chiese di pregare per lei ed io sentii che Dio non le avrebbe lesinato le grazie. La mattina arrivai a Varsavia ed alle otto di sera ero già a casa. È difficile descrivere quale grande gioia fu per i miei genitori e per tutta la famiglia. La salute di mia madre migliorò un po’, ma il medico non diede alcuna speranza di una completa guarigione. Subito dopo esserci salutati, ci inginocchiammo tutti, per ringraziare Dio per esserci potuti incontrare ancora una volta tutti in questa vita. Quando osservai come pregava mio padre, mi vergognai molto, dato che io che ero vissuta tanti anni in convento non sapevo pregare con tanta sincerità e tanto fervore. Perciò ringrazio continuamente Iddio di tali genitori. Oh, come tutto è cambiato in questi dieci anni! Non mi ci oriento più. L’orto è molto più grande, è irriconoscibile, come non riconosco più i fratelli e le sorelle, che erano così piccoli ed ora sono tutti cresciuti e sono rimasta stupita di non averli trovati come quando ci siamo separati. Stasio mi accompagnava ogni giorno in chiesa. Sentivo che quella cara anima era molto gradita a Dio. L’ultimo giorno, quando non c’era più nessuno in chiesa, andai con lui davanti al Santissimo Sacramento e recitammo insieme il Te Deum. Dopo un momento di silenzio offrii quella cara anima al Cuore dolcissimo di Gesù. Quanto ho potuto pregare in quella chiesetta! Mi sono tornate in mente tutte le grazie che avevo ricevuto in quel luogo e che allora non comprendevo e di cui così spesso avevo abusato e mi sono meravigliata io stessa di essere stata tanto cieca. Mentre riflettevo su queste cose e mi rammaricavo per la mia cecità, improvvisamente ho visto Gesù nello splendore di una bellezza indicibile, che mi ha detto amabilmente: «O Mia eletta, ti concederò ancora maggiori grazie, affinché tu sia testimone per tutta l’eternità della Mia Misericordia infinita». Quei giorni a casa li ho passati in mezzo a tanta compagnia, poiché ognuno voleva vedermi e scambiare qualche parola con me. Spesso ho contato fino a 25 persone. Erano incuriositi dai miei racconti sulla vita dei santi. Immaginavo che la nostra casa appartenesse veramente a Dio, dato che ogni sera vi si parlava soltanto di Dio. Quando, stanca di raccontare e desiderosa di un po’ di solitudine e di silenzio, la sera mi appartavo nel giardino per poter parlare un po’ a tu per tu con Dio, anche questo non mi riusciva, poiché venivano subito i fratelli e le sorelle e mi riportavano a casa, dove dovevo continuare a parlare e con tanti occhi fissati su di me. Per fortuna riuscii a trovare il modo per riprendere fiato. Pregai i fratelli che cantassero per me, dato che avevano magnifiche voci e per di più uno suonava il violino ed un altro il mandolino. Allora potei dedicarmi alla preghiera mentale senza allontanarmi dalla loro compagnia. Un’altra cosa che mi costò molto, fu quella di dover baciare i bambini. Venivano le conoscenti coi loro bambini e mi pregavano di prenderli almeno un momento in braccio e di baciarli. Lo consideravano un gran favore e per me era un’occasione per esercitarmi nella virtù, poiché più di uno era abbastanza sporco ed allora per vincermi e non mostrare avversione, se il bambino era sporco lo baciavo due volte. Una conoscente mi portò il suo bambino malato agli occhi, che aveva pieni di pus e mi disse: «Sorella, prendilo un momentino in braccio». La natura provava un senso di ripugnanza, ma senza badare a nulla, lo presi in braccio e lo baciai due volte proprio sugli occhi infiammati e pieni di pus e pregai Dio che lo facesse guarire. Ebbi molte occasioni di esercitarmi nelle virtù. Ascoltai tutti quelli che mi vollero raccontare i loro guai e notai che non c’era un solo cuore gioioso, perché non c’era un cuore che amasse sinceramente Iddio e non me ne meravigliai affatto. Mi dispiacque immensamente che non potei incontrarmi con due delle mie sorelle. Sentivo nel mio intimo in che grande pericolo erano le loro anime. Mi si stringeva il cuore dal dolore al solo pensare a loro. In un momento in cui mi sentii molto vicina a Dio, chiesi fervorosamente al Signore la sua grazia per loro ed il Signore mi rispose: Concedo loro non solo le grazie necessarie, ma anche grazie particolari. Compresi che il Signore le avrebbe chiamate ad una più stretta unione con Sé. Godo enormemente al pensiero che nella nostra famiglia regna un così grande amore. Quando salutai i genitori e li pregai di benedirmi, sentii la potenza della grazia di Dio che scendeva nella mia anima. Mio padre, mia madre e la madrina del battesimo, mi diedero la loro benedizione piangendo e mi augurarono la massima fedeltà alla grazia di Dio e mi dissero di non dimenticare mai le tante grazie che Dio mi aveva concesso, chiamandomi alla vita religiosa. Mi chiesero di pregare per loro. Nonostante che piangessero tutti, io non versai neppure una piccola lacrima. Cercai di essere forte e li consolai tutti come potei, ricordando loro il paradiso, dove non ci saranno più separazioni. Stasio mi accompagnò all’auto. Gli dissi quanto Dio ami le anime pure e l’assicurai che Dio era contento di lui. Quando gli parlai della bontà di Dio e di quanto si preoccupi per noi, si mise a piangere come un bambino e non ne fui sorpresa per lui, perché è un’anima pura, perciò conosce facilmente Dio. Quando presi posto nell’auto, diedi sfogo al mio cuore e piansi anch’io di gioia come una bambina, per le tante grazie che Dio aveva concesso alla nostra famiglia e poi m immersi in una preghiera di ringraziamento. La sera ero già a Varsavia. Prima di tutti salutai il Padrone di Casa e poi salutai tutta la comunità. Quando, prima di andare a riposare, entrai dal Signore per la buonanotte e chiesi perdono al Signore per aver parlato tanto poco con Lui durante il mio soggiorno a casa, ad un tratto nel mio intimo sentii una voce: «Sono molto contento di questo, che tu non abbia parlato con Me, ma che tu abbia fatto conoscere la Mia bontà alle anime e le abbia sollecitate ad amarMi». La Madre Superiora mi disse che l’indomani saremmo andate entrambe a Jozefinek «E così lei, sorella, avrà la possibilità di parlare con la Madre Generale. Mi rallegrai enormemente per questo.
La Madre Generale è sempre la stessa, piena di bontà, di serenità e di spirito di Dio. Parlai a lungo con lei. Andammo alla funzione pomeridiana. Vennero cantate le litanie al Cuore dolcissimo di Gesù. Il Signore Gesù venne esposto nell’ostensorio. Un momento dopo vidi Gesù Bambino, che usciva dall’Ostia e venne a riposare proprio Lui fra le mie braccia. Questo durò un attimo. Una gioia immensa inondò la mia anima. Il Bambino Gesù aveva lo stesso aspetto di quando entrai nella cappellina assieme alla Madre Superiora, e già mia Maestra di noviziato, Maria Giuseppina. Il giorno dopo ero già nell’amata Wilno. Oh, com’ero felice d’essere già tornata nel nostro convento! Mi sembrava quasi d’essermi fatta religiosa una seconda volta; non finivo di gustarmi la quiete ed il silenzio, in cui l’anima s’immerge così facilmente in Dio, tutti l’aiutano in questo e nessuno la disturba.

 
(segue)
 
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