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Diario

di

Santa Faustina Kowalska
 

 

Santa Faustina Kowalska

Prima del pontificato di Giovanni Paolo II non era molto frequente trovare persone che conoscessero la straordinaria figura di questa suora polacca, nata nel 1905 e morta a Cracovia nel 1938 (a 33 anni, come Gesù), delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Oggi è una delle sante sempre più conosciute e amate ed è giustamente definita “apostola della Divina Misericordia”.

Pur rimanendo nell’anonimato del suo convento (a Varsavia, Vilnius, Plock e soprattutto a Cracovia) - così che forse neppure il giovanissimo Karol Wojtyla, pur vivendo a Cracovia, la poteva conoscere - Gesù le apparve più volte e proprio attraverso di lei fece risuonare l’annuncio della Sua infinita misericordia, che voleva riversarsi sull’uomo contemporaneo, così tentato di abbandonarlo e così schiavo del peccato e pure di ideologie atee e materialiste (nazismo e comunismo) che nel XX secolo provocarono immani distruzioni e sofferenze e la morte di milioni di persone.

Questo messaggio “della divina misericordia”, secondo il volere stesso di Gesù, si è corredato di un’immagine di “Gesù misericordioso” (con i due raggi banco e rosso che scaturiscono dal suo costato) che ha raggiunto tutto il mondo, come pure la particolare preghiera detta “Coroncina della divina misericordia” (v. nel sito), da recitarsi specialmente alle 15 del venerdì (giorno ed ora della morte di Gesù) o per i morenti; così, sempre secondo il volere di Gesù, la domenica dopo Pasqua (detta “in Albis”) si chiama “Festa della Divina misericordia” (dal 2000, per volontà di Giovanni Paolo II).

Proprio la figura di San Giovanni Paolo II, il Papa polacco che aveva 18 anni quando morì Suor Faustina e che passava accanto al suo convento alla periferia meridionale di Cracovia quando faceva l’operaio alla Solvay, si intreccerà misteriosamente e indelebilmente con questa santa e con il messaggio che attraverso di lei Gesù ha voluto e vuole che risuoni nel mondo contemporaneo. Infatti fin dalla sua seconda enciclica (dedicata al Padre e significativamente intitolata Dives in misericordia) risuona con forza e non casualmente tale messaggio. A conclusione dei relativi processi, Giovanni Paolo II ha beatificato Suor Faustina Kowalska nel 1993 e l’ha canonizzata nel Giubileo del 2000. Nel 2002, nel suo ultimo viaggio in Polonia, ha consacrato il nuovo Santuario della Divina Misericordia, a Cracovia, proprio accanto al convento di Suor Faustina. Ma un ulteriore segno divino è dato dal fatto che Dio ha chiamato a Sé Giovanni Paolo II il 2.04.2005, proprio nella notte tra il sabato e la domenica dopo Pasqua, cioè già nella festa della Divina Misericordia (dopo che al suo capezzale era appena stata celebrata la S. Messa di questa festa)! Quest’anno Papa Giovanni Paolo II verrà canonizzato proprio nella Festa della divina Misericordia (27.04.2014)!

A Roma, Santa Faustina e l’immagine di “Gesù misericordioso” sono particolarmente venerate nella Chiesa di S. Spirito in Sassia, in Borgo S. Spirito, proprio nelle vicinanze di S. Pietro.

Per questo, il Diario di Suor Faustina è un testo di meditazione assai importante ed efficace per il nostro cammino spirituale.



 

Lo proponiamo a puntate (in 7 parti). Pubblichiamo qui la Prima parte

I Quaderno

O Amore Eterno, ordini di dipingere la Tua santa immagine E ci sveli la fonte inconcepibile della Misericordia. Tu benedici chi si avvicina ai Tuoi raggi, ed all’anima nera dai il candore della neve. O Gesù dolce, hai eretto qui il trono della Tua Misericordia, per aiutare i peccatori e ridar loro la gioia. Dal Tuo Cuore squarciato, come da limpida fonte, sgorga il conforto per le anime ed i cuori contriti. Erompe senza posa dal cuore degli uomini l’onore e la gloria per questa Immagine. Ogni cuore inneggi alla Divina Misericordia in ogni momento e nei secoli dei secoli. Dio mio se guardo verso il futuro, m’investe la paura. Ma perché inoltrarsi nel futuro? Mi è cara soltanto l’ora presente, perché il futuro forse non albergherà nella mia anima. Il tempo passato non è in mio potere, per cambiare, correggere od aggiungere qualche cosa. Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo. Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato. O momento presente, tu mi appartieni completamente; desidero utilizzarti per quanto è in mio potere; e nonostante io sia piccola e debole, mi dai la grazia della tua onnipotenza. Perciò, confidando nella Tua Misericordia, avanzo nella vita come un bambino, ed ogni giorno Ti offro il mio cuore infiammato d’amore per la Tua maggior gloria.

G.M.G. “DIO E ANIME”.

O Re di Misericordia, guida la mia anima

Suor M. Faustina del SS.mo Sacramento

Wilno, 28.VII.1934

O Gesù mio, con fiducia verso di Te intreccio migliaia di corone e so che fioriranno tutte; e so che fioriranno tutte, quando le illuminerà il Sole Divino.

+ O grande Divin Sacramento, che nascondi il mio Dio; o Gesù, resta con me ogni momento; ed il mio cuore non sarà preso dal timore.

G.M.G. Wilno, 28.VII.1934

Primo fascicolo DIO E LE ANIME

Sii adorata, o Santissima Trinità, ora e in ogni tempo. Sii adorata in tutte le Tue opere e in tutte le Tue creature. Ammirata ed esaltata la grandezza della Tua Misericordia, o Dio. Debbo prender nota degli incontri della mia anima con Te, o Dio, nei momenti particolari delle Tue visite. Debbo scrivere di Te, o Incomprensibile nella Misericordia verso la povera anima mia. La Tua santa volontà è la vita della mia anima. Ho avuto quest’ordine da chi Ti sostituisce per me, o Dio, qui in terra e m’insegna la Tua santa volontà. Vedi, Gesù, com’è difficile per me scrivere e che non so descrivere chiaramente ciò che provo in fondo all’anima. O Dio, può forse la penna descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta.

Varsavia, 1°.08.1925

L’ingresso in convento

Fin dall’età di sette anni avvertii la suprema chiamata di Dio, la grazia della vocazione alla vita religiosa. A sette anni intesi per la prima volta la voce di Dio nella mia anima, cioè la chiamata ad una vita più perfetta, ma non sempre ubbidii alla voce della grazia. Non incontrai nessuno che mi chiarisse queste cose.

Diciottesimo anno di vita; insistente richiesta ai genitori del permesso di entrare in convento; rifiuto categorico dei genitori.

Dopo tale rifiuto mi diedi alle vanità della vita, non rivolgendo alcuna attenzione alla voce della grazia, sebbene l’anima mia non trovasse soddisfazione in nulla. Il richiamo continuo della grazia era per me un gran tormento, però cercavo di soffocarlo con i passatempi. Evitavo d’incontrarmi con Dio intimamente e con tutta l’anima mi rivolgevo verso le creature. Ma fu la grazia di Dio ad avere il sopravvento nella mia anima.

Una volta ero andata ad un ballo con una delle mie sorelle. Quando tutti si divertivano moltissimo, l’anima mia cominciò a provare intimi tormenti. Al momento in cui cominciai a ballare, scorsi improvvisamente Gesù accanto a me, Gesù flagellato, spogliato delle vesti, tutto coperto di ferite, che mi disse queste parole: «Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?». All’istante si spense l’allegro suono della musica; scomparve dalla mia vista la compagnia in cui mi trovavo. Rimanemmo soli Gesù e io. Mi sedetti accanto alla mia cara sorella, facendo passare per un mal di testa quanto era accaduto dentro di me. Poco dopo abbandonai la compagnia e la sorella senza farmi scorgere e andai nella cattedrale di S. Stanislao Kostka. Era quasi buio. Nella cattedrale c’erano poche persone. Senza badare affatto a quanto accadeva intorno, mi prostrai, le braccia stese, davanti al SS.mo Sacramento e chiesi al Signore che si degnasse di farmi conoscere ciò che dovevo fare. Udii allora queste parole: «Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento». Mi alzai dalla preghiera, andai a casa e sbrigai le cose indispensabili. Come potei, misi al corrente mia sorella di quello che era avvenuto nella mia anima, le chiesi di salutare i genitori e così, con un solo vestito, senza nient’altro, arrivai a Varsavia. Quando scesi dal treno e vidi che ciascuno andava per la sua strada, fui presa dalla paura: che fare? ove rivolgermi, dal momento che non conoscevo nessuno? E dissi alla Madre di Dio: «Maria, fammi strada, guidami Tu!». Immediatamente udii dentro di me queste parole: di andare fuori dalla città in un villaggio, dove avrei trovato un alloggio sicuro per la notte. Feci così, e trovai tutto come la Madre di Dio mi aveva detto. Il giorno dopo di buon mattino feci ritorno in città ed entrai nella prima chiesa che mi si parò dinanzi. Qui mi misi a pregare, per conoscere che cosa volesse ancora Iddio da me. Le SS. Messe si susseguivano una dietro l’altra. Durante una di queste, mi sentii dire: «Va’ da questo sacerdote e spiegagli ogni cosa; egli ti dirà quello che dovrai fare». Terminata la S. Messa, entrai nella sacrestia e gli raccontai tutto ciò che era accaduto nell’anima mia, pregandolo di indicarmi dove entrare, in quale convento. In un primo momento il sacerdote rimase sorpreso, tuttavia mi raccomandò d’aver molta fiducia perché Iddio avrebbe continuato a provvedere. «Nel frattempo - egli disse - ti manderò da una pia signora, presso la quale potrai restare fino al giorno del tuo ingresso in un convento».

Quando mi presentai a quella signora, mi ricevette con grande affabilità. In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare, incontrai un netto rifiuto. Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al Signore Gesù: «Aiutami. Non lasciarmi sola». Bussai infine alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l’attuale M. Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù: «Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m’ha mandata da Te con tale domanda». Immediatamente udii questa voce: «Ti accolgo; sei nel Mio Cuore». Quando tornai dalla cappella, la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: «Ebbene, il Signore ti ha accettata?». «Sì», le risposi. Ed essa: «Se ti ha accettata il Signore, t’accetterò anch’io». Fu così ch’io venni ammessa in convento. Per varie ragioni tuttavia dovetti rimanere nel mondo per più d’un anno ancora, presso quella pia signora. A casa mia però, non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare contro molte difficoltà, ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò ad invadermi sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava, per quanto fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della vita religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande, che nulla avrebbe potuto colmarlo. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia anima assetata di Lui. Fu durante l’ottava del Corpus Domini. Dio inondò l’anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più profondamente come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall’eternità il suo amore per me! Fu durante i vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano dal cuore, feci a Dio voto di castità perpetua. Da quel momento provai una maggiore intimità con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel mio cuore una celletta dove m’incontravo sempre con Gesù.

Venne finalmente il momento in cui s’aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m’accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all’orazione e che c’erano molte altre cose che mi spingevano nell’intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volontà di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora.

Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s’impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un’anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: «Gesù, chi ti ha causato un simile dolore?». E Gesù rispose: «Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t’ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie». Domandai perdono a Gesù e mutai all’istante la decisione che avevo presa. Il giorno dopo ci fu la nostra confessione. Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia anima ed il confessore mi rispose che era evidente in ciò la volontà di Dio, che dovevo rimanere in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno pensare ad un altro ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta.

Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po’ fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: «Per chi ancora devo pregare?». Gesù mi rispose che la notte seguente m’avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l’Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l’ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria «Stella del Mare». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d’uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: «La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio. Fine del postulandato.


29.IV.1926

I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile regnava nella mia anima. Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor. Qualche giorno dopo Suor... viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa per lei con l’aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii, ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non capivo bene se si era trattato di un sogno o di realtà. E non andai. La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro, per cui non ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando la vedrò durante il giorno ». Ad un tratto incontrai nel corridoio quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una grande inquietudine s’impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente dalla Madre Maestra e le raccontai tutto l’accaduto. La Madre mi rispose che avrebbe provveduto. Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: «Iddio gliene renda merito».

Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l’anima mia con grandi consolazioni. Verso la fine del primo anno di noviziato, cominciò a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera; la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all’infuori di una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio; non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi e mendico la Sua Misericordia. Passò così circa la metà dell’anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra cara Madre Maestra m’infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i voti, la mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse l’anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: «A che scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio?». Quando ne parlai con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: «Sappia, sorella, che Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù». Il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento ancora maggiore.

Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire a Gesù: «Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno». Però non trovai sollievo nemmeno per un istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre mi metto alla presenza di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio estremo nella mia anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle ore pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte; mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella cella e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad implorare misericordia. Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi vengono a mancare del tutto le forze fisiche; cado a terra; la disperazione si è impadronita della mia anima. Sto vivendo pene infernali che realmente non differiscono in nulla da quelle dell’inferno. Sono rimasta in quello stato per tre quarti d’ora. Avrei voluto andare dalla Maestra - non ne ebbi la forza. Volevo gridare - la voce mi venne a mancare. Per fortuna però entrò nella cella una suora. Quando mi vide in quello stato così fuori dal normale, avverti subito la Maestra. La Madre venne subito. Appena entrò nella cella, disse queste parole: «In virtù della santa obbedienza, le chiedo di alzarsi da terra». Immediatamente una forza misteriosa mi sollevò da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara Maestra. Con parole affettuose mi spiegò che quella era una prova mandata da Dio: «Sorella, abbia tanta fiducia; Iddio è sempre Padre, anche quando mette alla prova».

Tornai ai miei doveri, come se fossi uscita dalla tomba. I miei sensi erano come impregnati di ciò che aveva sperimentato la mia anima. Durante la funzione serale la mia anima cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso. Sento che sono in balia del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In quei terribili momenti ho detto a Dio: «O Gesù, che nel Vangelo Ti paragonasti alla più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola, poiché Tu sei la verità e la vita. Gesù, confido in Te contro ogni speranza, contro ogni sentimento, che ho nel mio intimo ed è contrario alla speranza. Fa’ di me quello che vuoi; non mi allontanerò da Te, poiché Tu sei la sorgente della mia vita». Quanto sia tremendo questo tormento dell’anima, lo può capire soltanto chi ha provato su di sé simili momenti.

Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: «O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro?». E la Madonna mi rispose: «Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l’inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: «O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ». Fine del noviziato.

Le sofferenze non diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie.

Venerdì Santo. Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell’amore. Ciò è avvenuto durante l’adorazione serale. Improvvisamente la presenza di Dio s’impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere quanto ha sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia tremenda. Un desiderio ardente di amare Dio.

I primi voti. Un ardente desiderio di annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all’occhio anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però l’oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà dell’anno.

Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l’anima mia. L’oscurità scomparve. Udii nell’intimo queste parole: «Tu sei la Mia gioia, tu sei delizia del Mio cuore». Da quel momento percepii nel cuore, cioè nel mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera sensibile mi sentii inondata di luce divina. Da allora la mia anima vive in intimità con Dio, come un bimbo col proprio padre affezionato.

Una volta Gesù mi disse: «Va’ dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti a portare il cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta e verrai in cappella ». Risposi di si, ma avevo una certa difficoltà a recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: «Fino a quando rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al primo incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la stanzetta di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre Superiora nella stanzetta di Suor Luisa e le riferii la richiesta di Gesù. La Madre mi rispose: «Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo più assoluto. Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste mortificazioni». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo ed uscii dalla stanzetta. All’improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta della cucina e Gli dissi: «Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze, che la Madre Superiora non intende permettere». Allora Gesù mi disse: «Ero qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e non voglio le tue mortificazioni, ma l’obbedienza. Con questo Mi dai una grande gloria ed acquisti dei meriti per te». Una delle Madri, quando venne a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che ero una povera illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo coi santi «e non con anime peccatrici come lei, sorella». Da quel momento fu come se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a Gesù: «Gesù, non sei per caso un’illusione?». Gesù mi rispose: «Il Mio amore non delude nessuno».


Una volta stavo riflettendo sulla SS. Trinità, sull’Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio... In un istante il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto. Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si udì questa voce: «Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana». Gesù mi disse: «Procura di conoscere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno della croce e scomparve.


Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti alla cappella e sulla strada, perché non c’era posto nella cappella. La cappella era addobbata per una solennità. Vicino all’altare c’era un gran numero di ecclesiastici, poi le nostre suore e molte di altre congregazioni. Aspettavano tutti la persona che doveva prendere posto sull’altare. Ad un tratto sentii una voce che diceva che io dovevo prendere il posto sull’altare. Però appena uscii dall’abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il cortile ed andare in cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta la gente cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango, sassi, sabbia, scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire o meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed allora, nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente. Quando attraversai la soglia della cappella, i superiori, le suore, le educande e perfino i genitori cominciarono a colpirmi con quello che potevano tanto che, volente o nolente, dovetti salire in fretta al posto destinato sull’altare. Non appena occupai il posto destinato, subito quella stessa gente e le educande, e le suore, e i superiori, e i genitori, tutti cominciarono a tendere le mani ed a chiedere grazie ed io non provavo alcun risentimento verso di loro, che m’avevano scagliato addosso tutta quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più rapidamente nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu inondata da una felicità inconcepibile ed udii queste parole: «Fa’ quello che vuoi, distribuisci grazie come vuoi, a chi vuoi e quando vuoi». E subito la visione scomparve.

Una volta sentii queste parole: «Va’ dalla Superiora e chiedi che ti permetta di fare ogni giorno un’ora di adorazione per nove giorni; durante questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia Madre. Prega di cuore in unione con Maria; procura inoltre in questo tempo di fare la Via Crucis». Ottenni il permesso non per un’ora intera, ma soltanto per il tempo che avevo, dopo compiuti i miei doveri. Dovevo fare quella novena per la patria. Il settimo giorno della novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra. Quando parlai di alcune di queste cose col confessore, mi rispose che potevano provenire realmente da Dio, ma che potevano anche essere un’illusione.

Siccome avevo spesso dei cambiamenti, non avevo un confessore fisso e per di più facevo una fatica incredibile ad esporre cose di quel genere. Perciò pregavo ardentemente perché il Signore mi concedesse una grande grazia, quella di avere un direttore spirituale. Ma questa grazia l’ottenni soltanto dopo i voti perpetui, quando venni a Wilno. Si tratta di Don Sopocko. Il Signore me l’aveva fatto conoscere interiormente, prima che arrivassi a Wilno. Se avessi avuto fin dall’inizio un direttore spirituale, non avrei sprecato tante grazie del Signore. Un confessore può essere di grande aiuto per un’anima, ma può anche procurarle molto danno. Oh! come dovrebbero stare attenti i confessori all’azione della grazia di Dio nell’anima dei loro penitenti. Questa è una cosa di grande importanza. Dalle grazie di un’anima si può conoscere il suo stretto rapporto con Dio. Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo!

Gesù mi domandò: «Chi sei?». Risposi: «Io sono una tua serva, Signore». «Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: «Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra?». Risposi: «Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo». Gesù disse: «E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingevi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te».

Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un’anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l’intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un’illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m’inseguiva ad ogni passo e quando meno me l’aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola.

Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra. Vidi la grande collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio. Un momento dopo Gesù mi disse: «Bambina Mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per sette giorni». Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai la benevolenza di Gesù, cominciai ad implorarne la benedizione. Ad un tratto Gesù disse: «Per te benedico l’intero paese» e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà del Signore, l’anima mia fu inondata da una grande gioia.

1929

Una volta, durante la S. Messa, sentii la vicinanza di Dio in una maniera particolarissima, nonostante che mi difendessi e mi tenessi lontana da Lui. Talvolta sfuggivo a Dio proprio perché non volevo essere vittima dello spirito maligno, dato che qualche volta mi avevano detto che lo ero. E questa incertezza durò per lungo tempo. Durante la S. Messa, prima della S. Comunione, ci fu la rinnovazione dei voti. Quando uscimmo dagli inginocchiatoi e cominciammo a pronunciare la formula dei voti, improvvisamente Gesù si mise accanto a me. Aveva una veste bianca ed una cintura d’oro e mi disse: «Ti concedo eterno amore, affinché la tua purezza sia intatta ed a conferma che non andrai mai soggetta a tentazioni impure». Gesù si slacciò la cintura d’oro che aveva e con quella cinse i miei fianchi. Da quel momento non ho più provato alcun turbamento contrario alla virtù né nel cuore, né nella mente. Compresi in seguito che questa è una delle più grandi grazie, che mi aveva ottenuto la Santissima Vergine Maria, dato che per questa grazia l’avevo pregata per molti anni. Da allora è aumentata la mia devozione per la Madre di Dio. È Lei che mi ha insegnato ad amare interiormente Iddio e come adempire in tutto la Sua santa volontà. O Maria, Tu sei la gioia, poiché attraverso Te Iddio è sceso in terra e nel mio cuore. Una volta vidi un ministro di Dio in pericolo di commettere un peccato grave, che doveva avvenire da un momento all’altro. Presi a supplicare Dio che mandasse a me tutti i tormenti dell’inferno, tutti i dolori che voleva e in cambio chiesi la liberazione e l’allontanamento di quel sacerdote dall’occasione di commettere peccato. Gesù esaudì la mia preghiera ed all’istante sentii sulla testa la corona di spine. Le spine di quella corona mi penetrarono fino al cervello. Ciò durò tre ore ed il ministro di Dio fu liberato da quel peccato ed il Signore rafforzò la sua anima mediante una grazia speciale.

Una volta, il giorno di Natale, sento che s’impossessa di me l’onnipotenza, la presenza di Dio. E di nuovo evito interiormente l’incontro col Signore. Domandai alla Madre Superiora il permesso di andare a Jozefinek per fare una visita alle suore. La Madre Superiora ci diede il permesso e subito dopo il pranzo, cominciammo a prepararci. Le consorelle mi stavano già aspettando sulla porta del convento. Io andai di corsa nella cella a prendere la mantellina. Ritornando dalla cella e passando vicino alla piccola cappellina, sulla soglia scorsi Gesù, il quale mi disse queste parole: «Va’ pure, ma Io ti prendo il cuore». Ed all’improvviso avvertii di non avere più il cuore nel petto. Dato che le suore mi avevano fatto osservare che dovevo andare più in fretta poiché era già tardi, me ne andai immediatamente con loro. Ma una grande insoddisfazione cominciò ad opprimermi. Una strana nostalgia s’impadronì di me. Nessuno però, tranne il Signore, era al corrente di quello che era avvenuto nella mia anima. Quando ci eravamo trattenute un attimo a Jòzefinek, io dissi alle consorelle: «Torniamo a casa». Le suore chiesero di riposarsi almeno un momento, ma il mio spirito non riusciva a trovar pace. Mi giustificai dicendo che dovevamo tornare prima che si facesse buio, dato che c’è un bel tratto di strada, e tornammo subito a casa. Quando la Madre Superiora ci incontrò nel corridoio, mi domandò: «Non siete ancora partite o siete già tornate?». Risposi che eravamo già rientrate, perché non volevo tornare di sera. Mi tolsi la mantellina e mi recai immediatamente nella piccola cappella. Appena entrai, Gesù mi disse: «Vai dalla Madre Superiora e dille che non è vero che sei tornata per essere a casa prima di sera, ma perché ti ho portato via il cuore ». Sebbene la cosa mi costasse molto, andai dalla Superiora e dissi sinceramente il motivo per il quale ero tornata così presto e chiesi perdono al Signore per tutto quello che a Lui non piace. E subito Gesù inondò la mia anima di una grande gioia. Compresi che, all’infuori di Dio, non c’è contentezza da nessuna parte.

Una volta vidi due suore che stavano per entrare nell’inferno. Un dolore indescrivibile mi strinse l’anima. Pregai Iddio per loro e Gesù mi disse: «Va’ dalla Madre Superiora e dille che quelle due suore si trovano nell’occasione di commettere un peccato grave». Il giorno dopo lo dissi alla Superiora. Una di esse è già in stato di fervore; l’altra sta sostenendo una grande battaglia. Una volta Gesù mi disse: Abbandonerò questa casa.. poiché vi sono cose che non Mi piacciono”. E l’Ostia uscì dal tabernacolo e si posò nelle mie mani, ed io con gioia la riposi nel tabernacolo. Il fatto si ripeté una seconda volta e io feci lo stesso. Ma la cosa si ripeté una terza volta e l’Ostia si trasformò nel Signore Gesù vivo, e Gesù mi disse: «Io non rimarrò qui più a lungo». Allora nella mia anima si risvegliò improvvisamente un grande amore per Gesù e dissi: «E io non Ti lascerò partire, Gesù, da questa casa». E Gesù scomparve di nuovo e l’Ostia si posò nelle mie mani. La riposi nuovamente nella pisside e chiusi il tabernacolo. E Gesù rimase con noi. Per tre giorni mi preoccupai di fare l’adorazione riparatrice. Una volta Gesù mi disse: «Fa’ sapere alla Madre Generale che in questa casa... succede la tal cosa... che non Mi piace e che Mi offende molto». Non lo feci sapere subito alla Madre; ma il turbamento che m’inviò il Signore, non mi permise d’attendere un momento di più e scrissi subito alla Madre Generale e la pace ritornò nella mia anima. Sperimentavo spesso sul mio corpo la Passione del Signore, sebbene ciò non fosse visibile all’esterno; di questo sono contenta, poiché Gesù vuole così. Ma questo durò per un breve periodo. Quelle sofferenze accesero nella mia anima il fuoco dell’amore per Iddio e per le anime immortali. L’amore sopporterà tutto; l’amore andrà oltre la morte; l’amore non teme niente.

22 FEBBRAIO 1931

La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: «Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria». Quando ne parlai al confessore, ricevetti questa risposta: «Questo riguarda la tua anima». Mi disse così: “Dipingi l’immagine divina nella tua anima”. Quando lasciai il confessionale, udii di nuovo queste parole: «La Mia immagine c’è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me. Le fiamme della Misericordia Mi divorano; voglio riversarle sulle anime degli uomini». Poi Gesù si lamentò con me dicendomi: «La sfiducia delle anime Mi strazia le viscere. Ancora di più Mi addolora la sfiducia delle anime elette. Nonostante il Mio amore inesauribile non hanno fiducia in Me. Nemmeno la Mia morte è stata sufficiente per loro. Guai alle anime che ne abusano!». Quando dissi alla Madre Superiora che Iddio voleva questo da me, la M. Superiora mi rispose che Gesù doveva farlo riconoscere più chiaramente con qualche segno. Quando pregai Gesù di dare qualche segno a dimostrazione che “sei veramente Tu, Dio e Signore Mio, e che da Te vengono queste richieste”, udii nel mio intimo questa voce: «Mi farò conoscere dalle Superiore attraverso le grazie che concederò mediante questa immagine».

Quando volevo liberarmi da queste ispirazioni interiori, Iddio mi disse che nel giorno del Giudizio mi avrebbe chiesto conto di un gran numero di anime. Una volta che mi sentivo tremendamente stanca per le molte difficoltà che avevo per il fatto che Gesù mi parlava ed esigeva che venisse dipinta quell’immagine, decisi fra di me fermamente di chiedere al Padre Andrasz, prima dei voti perpetui, di sciogliermi da quelle ispirazioni interiori e dall’obbligo di dipingere quell’immagine. Ascoltata la confessione, il Padre Andrasz mi diede questa risposta: «Non la sciolgo da nulla, sorella, e non le è permesso sottrarsi a queste ispirazioni interiori, ma deve assolutamente parlare di tutto al confessore, nel modo più assoluto, altrimenti andrà fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Momentaneamente lei si confessa da me, ma sappia bene che deve avere un confessore fisso, cioè un direttore spirituale». Ne rimasi enormemente mortificata. Pensavo di potermi liberare da tutto, ed invece era avvenuto proprio il contrario: ora avevo l’ordine esplicito di ubbidire alla richiesta di Gesù. E di nuovo il tormento di non avere un confessore fisso. E se per un certo tempo mi confesso da qualcuno, non posso rivelargli la mia anima per quanto riguarda le grazie. Ne soffro in modo incredibile. Prego Gesù di concedere queste grazie a qualcun altro, perché io non so utilizzarle e le spreco soltanto. «Gesù, abbi compassione di me. Non affidarmi cose tanto grandi. Vedi bene che sono un pugno di polvere buono a nulla». Tuttavia la bontà di Gesù è infinita. Mi aveva promesso un aiuto visibile in terra e l’ho ricevuto dopo poco tempo a Wilno. Ho riconosciuto in Don Sopocko quell’aiuto divino. L’avevo conosciuto prima di arrivare a Wilno grazie ad una visione interiore. Un giorno lo vidi nella nostra cappella tra l’altare ed il confessionale. Avevo udito improvvisamente nel mio intimo una voce: «Ecco l’aiuto visibile per te sulla terra. Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra».

Una volta che ero stanca di queste incertezze domandai a Gesù: «Gesù, sei Tu il mio Dio o sei un fantasma? I Superiori infatti mi dicono che capitano illusioni e fantasmi di vario genere. Se sei il mio Signore Ti prego di benedirmi». Allora Gesù fece un gran segno di croce su di me e io mi segnai. Quando chiesi perdono a Gesù per quella domanda, Gesù mi rispose che con quella domanda non Gli avevo recato alcun dispiacere ed il Signore mi disse inoltre che la mia fiducia Gli piaceva molto.

1933

Consigli spirituali datimi da Padre Andrasz S. J.

Primo. Non le è lecito, sorella, sfuggire a queste ispirazioni interiori ma deve informare di tutto il confessore. Se lei riconosce che tali ispirazioni interiori riguardano, ossia sono di vantaggio alla sua anima o ad altre anime, la prego di ascoltarle e non le è permesso trascurarle, ma sempre d’accordo col proprio confessore.

Secondo. Se queste ispirazioni non concordano con la fede e con lo spirito della Chiesa, bisogna respingerle immediatamente, poiché provengono dallo spirito maligno.

Terzo. Se queste ispirazioni non riguardano le anime in generale, né il loro bene in particolare, allora, sorella, non se ne preoccupi eccessivamente, e non le prenda affatto in considerazione. Tuttavia non decida da sola in questa materia in un senso e nell’altro, poiché può andare fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Umiltà, umiltà e sempre umiltà, poiché noi da soli non possiamo nulla. Tutto questo è soltanto grazia di Dio. Mi dice che Iddio esige tanta fiducia dalle anime; ebbene sia lei la prima a dare la dimostrazione di tale fiducia. Ancora una parola: accetti tutto questo con serenità.

Parola di uno dei confessori: Sorella, Iddio le prepara molte grazie particolari, ma lei faccia in modo che la sua vita sia pura come le lacrime davanti al Signore, senza badare a quello che potranno pensare di lei. Le basti Iddio e Lui solo.

Verso la fine del noviziato il confessore mi disse queste parole: Avanza nella vita facendo del bene, in modo che sulle pagine della tua vita io possa scrivere: visse facendo del bene. Iddio realizzi questo in lei, sorella.

Un’altra volta il confessore mi disse: si comporti davanti al Signore come la vedova del Vangelo, la quale benché avesse deposto nel tesoro una moneta spicciola di poco valore, dal Signore fu ritenuta più meritevole di quelli che avevano fatto ricche offerte.

Un’altra volta ricevetti questo insegnamento: si comporti in modo che chiunque si avvicini a lei, se ne parta felice. Diffonda attorno a sé il profumo della felicità, poiché da Dio ha ricevuto molto e quindi deve dare molto agli altri. Che tutti possano ripartire felici da lei, anche se hanno appena sfiorato l’orlo della sua veste. Ricorda bene le parole che ti ho detto ora.

Un’altra volta mi disse queste parole: permetta al Signore di spingere la navicella della sua vita in alto mare, sulle acque immensamente profonde della vita interiore.

Alcune parole di un colloquio avuto con la Madre Maestra verso la fine del noviziato: la caratteristica particolare della sua anima sia la semplicità e l’umiltà. Vada attraverso il cammino della vita come una bambina, sempre fiduciosa, sempre provvista di semplicità ed umiltà, contenta di tutto, felice di tutto. Là dove le altre anime si spaventano, lei, sorella, passi tranquillamente grazie alla semplicità ed all’umiltà. Questo, sorella, lo ricordi per tutta la vita: come le acque scendono dai monti verso le valli, così le grazie del Signore scendono soltanto sulle anime umili.

O mio Dio, comprendo bene che vuoi da me l’infanzia spirituale, dato che me la chiedi continuamente tramite i Tuoi rappresentanti. Le sofferenze e le contrarietà all’inizio della vita religiosa mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per questo pregavo continuamente perché Gesù mi rendesse più forte e mi concedesse il vigore del Suo Santo Spirito, per poter adempiere in tutto la Sua santa Volontà, poiché fin dall’inizio conoscevo e conosco tuttora la mia debolezza. So bene chi sono da me stessa, poiché Gesù ha svelato agli occhi della mia anima tutto l’abisso della mia miseria e pertanto mi rendo conto perfettamente che tutto quello che c’è di buono nella mia anima è soltanto frutto della Sua santa grazia. La consapevolezza della mia miseria mi fa conoscere in pari tempo l’abisso della Tua Misericordia. Nella mia vita interiore guardo con un occhio verso l’abisso di miseria e di abiezione che sono io, e con l’altro occhio verso l’abisso della Tua Misericordia, o Dio.

O mio Gesù, Tu sei la vita della mia vita. Tu sai bene che non desidero nient’altro all’infuori della gloria del Tuo Nome e che le anime conoscano la Tua bontà. Perché le anime si tengono lontano da Te, o Gesù? Questo proprio non lo capisco. Oh! potessi io dividere il mio cuore in minime particelle e offrirtele, o Gesù, in modo che ogni particella fosse come un cuore intero, nell’intento di compensarTi, almeno in parte per i cuori che non Ti amano! Ti amo, Gesù, con ogni goccia del mio sangue e lo verserei volentieri per Te, per darTi la prova del mio amore sincero. O Dio, più Ti conosco e meno riesco a comprenderTi, ma questa mia incapacità a comprenderTi mi fa capire quanto sei grande, o Dio. E questa impossibilità a comprenderTi accende una nuova fiamma nel mio cuore per Te, o Signore. Dal momento in cui mi hai permesso, o Gesù, di immergere lo sguardo della mia anima in Te, riposo e non desidero nient’altro. Ho trovato la mia destinazione nel momento in cui la mia anima è annegata in Te, unico oggetto del mio amore. Tutto è nulla se lo si confronta con Te. Le sofferenze, le contrarietà, le umiliazioni, gli insuccessi, i sospetti che gravano su di me, sono fuscelli che ravvivano il mio amore verso di Te, o Gesù. Pazzi ed irrealizzabili sono i miei desideri. Desidero nascondere a Te che soffro. Per i miei sforzi e le mie opere buone desidero non essere mai ricompensata. O Gesù, Tu solo sei la mia ricompensa. Tu mi basti, o Tesoro del mio cuore. Desidero condividere le sofferenze del prossimo e tener nascoste nel cuore le mie sofferenze non solo al prossimo, ma anche a Te, o Gesù. Le sofferenze sono una grande grazia. Attraverso la sofferenza l’anima diviene simile al Salvatore; nella sofferenza l’amore si cristallizza: maggiore è la sofferenza, più puro diviene l’amore.


Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L’apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all’inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: «Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere?». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: «E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente?». Mi rispose: «Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!

1933

Una volta udii nel mio intimo questa voce: «Fa’ una novena per la Patria. La novena consisterà nelle litanie dei Santi. Chiedi il permesso al confessore». Durante la successiva confessione ottenni il permesso e la sera iniziai subito la novena. Verso la fine delle litanie vidi un grande chiarore ed in esso Dio Padre. Fra quel chiarore e la terra vidi Gesù inchiodato sulla croce in modo tale che Iddio, volendo guardare sulla terra, doveva guardare attraverso le Piaghe di Gesù. E compresi che per riguardo di Gesù Iddio benediva la terra.

Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per il confessore, che Tu stesso Ti sei degnato di scegliermi e che mi hai fatto vedere in visione prima che lo conoscessi di persona. Quando ero andata a confessarmi da Padre Andrasz, pensavo che sarei stata liberata dalle mie ispirazioni interiori. Il Padre mi rispose che non mi poteva liberare, ma: «Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale». Dopo una breve e fervida preghiera vidi di nuovo Don Sopocko nella nostra cappella fra il confessionale e l’altare. Allora mi trovavo a Cracovia. Queste due visioni mi rafforzarono tanto più nello spirito in quanto lo trovai così come lo avevo visto in visione sia a Varsavia durante la terza probazione, sia a Cracovia. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia. Adesso tremo quando sento dire talvolta da qualche anima che non ha il confessore, cioè il direttore spirituale. So bene infatti quali gravi danni ho avuto io stessa quando non avevo questo aiuto. Senza un direttore spirituale si può andare facilmente fuori strada.

O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun’ora è uguale all’altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni cosa con l’occhio della fede. La grazia elargita a me in quest’ora, non si ripeterà nell’ora successiva. Mi verrà data anche nell’ora successiva, ma non sarà più la stessa. il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sé, non si cambierà mai: lo sigilla col sigillo per l’eternità.

Don Sopocko dev’essere molto amato dal Signore. Lo dico perché ho avuto modo di constatare quanto il Signore si preoccupi per lui in certi momenti Nel notare ciò sono enormemente lieta che il Signore abbia degli eletti di questo genere.

1928. La gita a Kalwaria

Ero venuta a Wilno per due mesi a sostituire una suora, che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un po’ più di due mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia, mi diede il permesso di andare, in compagnia di un’altra suora, a Kalwaria, a fare il così detto «giro dei sentierini». Ne fui molto contenta. Dovevamo andare col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio della Madre Superiora. La sera Gesù mi disse: «Io desidero che tu rimanga a casa». Risposi: «Gesù, ormai è già tutto preparato, che dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso?». Ed il Signore mi rispose: «Questa gita arrecherà danno alla tua anima». Risposi a Gesù: «Tu puoi sempre porvi rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà». In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo salutai Gesù e andai nella cella.

La mattina è una bella giornata. La mia compagna si rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che potremo visitare tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino a quel momento non ci fosse stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo ricevere per tempo la S. Comunione e partire subito dopo il ringraziamento. All’improvviso, durante la S. Comunione, la giornata da bella che era cambiò completamente. Le nuvole, venute non si sa da dove, coprirono tutto il cielo e cominciò una pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in una giornata così bella chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse a quel modo in così poco tempo? La Madre Superiora mi disse: «Quanto mi dispiace che non possiate partire!». Risposi: «Cara Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che restiamo a casa». Nessuno però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che restassi in casa. Trascorsi tutta la giornata nel raccoglimento e nella meditazione; ringraziai il Signore per avermi trattenuta in casa. In quel giorno Dio mi concesse molte consolazioni celesti.

Una volta, in noviziato, avendomi la Madre Maestra destinata alla cucina delle figliole, mi afflissi assai di non essere in grado di maneggiare le marmitte, che erano enormi. La cosa più difficile per me era quella di scolare le patate; talvolta ne versavo fuori la metà. Quando lo dissi alla Madre Maestra, mi rispose che poco alla volta mi ci sarei abituata e avrei fatto pratica. Questa difficoltà tuttavia non scompariva, giacché le mie forze diminuivano ogni giorno e, per mancanza di forze, al momento di scolare le patate, mi tiravo indietro. Le suore accorsero che evitavo quel lavoro e se ne meravigliavano enormemente, non sapendo che non ero in grado di aiutarle, nonostante mi impegnassi con tutto lo zelo e senza riguardo di me stessa. Durante l’esame di coscienza di mezzogiorno, mi lamentai col Signore per la diminuzione delle forze. Fu allora che udii dentro di me queste parole: «Da oggi in poi, ti riuscirà assai facile; accrescerò le tue forze». La sera, venuto il momento di scolare le patate, m’affrettai per prima, fiduciosa nelle parole del Signore. Afferrai la marmitta con disinvoltura e scolai le patate con facilità. Ma quando sollevai il coperchio per farne uscire il vapore, invece delle patate notai nella marmitta interi fasci di rose rosse, così belle che non riuscirei a descriverle. Mai prima d’allora ne avevo vedute di simili. Rimasi stupefatta, non potendo comprenderne il significato; ma in quell’istante udii in me una voce che diceva: «Il tuo duro lavoro Io lo trasformo in mazzi di stupendi fiori, mentre il loro profumo sale su fino al Mio trono». Da quel momento cercai di scolare le patate non solo durante la settimana assegnatami in cucina, ma feci di tutto per sostituire le mie compagne durante il loro turno. E non solamente in questo, ma in ogni altro lavoro faticoso cercavo di essere la prima a dare una mano, avendo sperimentato quanto ciò fosse gradito a Dio. O tesoro inesauribile della rettitudine dell’intenzione, che rendi perfette e tanto gradite al Signore tutte le nostre azioni! O Gesù, Tu sai quanto sono debole, perciò rimani sempre con me, guida le mie azioni e tutto il mio essere. Tu, o mio ottimo Maestro! Per la verità, o Gesù, m’investe la paura quando considero la mia miseria, ma nello stesso tempo mi tranquillizzo considerando la Tua insondabile Misericordia, che è più grande della mia miseria di tutta un’eternità. E questa disposizione d’animo mi riveste della Tua potenza. O gioia che deriva dalla conoscenza di me stessa! O Verità immutabile, eterna è la Tua saldezza!

Quando, poco dopo i primi voti mi ammalai e, nonostante l’amorevole e premuroso interessamento dei Superiori e le cure dei medici, non mi sentii né meglio né peggio, allora cominciarono a giungermi voci che mi sospettavano di fingere. E così cominciò la mia sofferenza, che divenne doppia e durò per un tempo abbastanza lungo. Un giorno mi lamentai con Gesù, perché ero un peso per le consorelle. Gesù mi rispose: Non vivi per te, ma per le anime. Dalle tue sofferenze trarranno vantaggio altre anime. Le tue prolungate sofferenze daranno loro la luce e la forza per uniformarsi alla Mia volontà”. La sofferenza più dura per me consisteva nel fatto che mi sembrava che né le mie preghiere né le buone azioni fossero gradite a Dio. Non avevo il coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ciò mi causava una sofferenza così grande che diverse volte, quando ero in cappella per le preghiere comunitarie, la Madre Superiora, finite le preghiere mi chiamava presso di sé e mi diceva: «Chieda, sorella, a Dio grazia e consolazione perché, come noto in realtà io stessa e le Suore mi riferiscono, al solo vederla, sorella, lei suscita compassione. Non so proprio cosa fare con lei. Le ordino di non affliggersi per nessuna ragione». Ma tutti questi colloqui con la Madre Superiora non mi procuravano sollievo, né alcun chiarimento della mia situazione.

Un buio ancora più fitto mi nascondeva Dio. Cercavo aiuto nel confessionale, ma anche li non lo trovavo. Un pio sacerdote avrebbe voluto aiutarmi, ma io ero così degna di commiserazione che non riuscivo nemmeno a spiegargli i miei tormenti e questo mi causava una tortura ancora maggiore. Una tristezza mortale aveva invaso la mia anima a tal punto, che non riuscivo a nasconderla, ma era evidente anche all’esterno. Avevo perso la speranza. La notte diventava sempre più buia. Il sacerdote dal quale mi confessavo una volta mi disse: «Io vedo in lei, sorella, delle grazie particolari e sono completamente tranquillo sul suo conto. Perché dunque si tormenta tanto?». Ma io allora questo non lo capivo e perciò mi meravigliavo enormemente quando per penitenza mi veniva ordinato di recitare il Te Deum od il Magnificat e talvolta di sera dovevo correre velocemente per il giardino, oppure ridere forte dieci volte al giorno. Queste penitenze mi stupivano molto, ma ciononostante quel sacerdote non mi fu di molto aiuto. Evidentemente il Signore voleva che Lo adorassi con la sofferenza. Quel sacerdote mi confortava dicendo che in quello stato ero più gradita a Dio, che se avessi sovrabbondato nelle più grandi consolazioni. «Che grande grazia di Dio, sorella, che lei nell’attuale stato di tormenti spirituali non offenda Dio, ma cerchi di esercitarsi nelle virtù. Io osservo la sua anima, sorella; vi scorgo grandi disegni da parte di Dio e grazie speciali e vedendo ciò in lei, sorella, ne rendo grazie al Signore». Però, nonostante tutto, la mia anima si trovava in un supplizio e in un tormento inesprimibili. Imitavo il cieco, che si fida della propria guida e la tiene saldamente per mano e non mi allontanavo nemmeno un attimo dall’obbedienza, che fu la mia àncora di salvezza in quella prova di fuoco.

O Gesù, Verità Eterna, consolida le mie deboli forze. Tu, Signore, puoi tutto. So che i miei sforzi senza di Te sono niente. O Gesù, non nasconderTi davanti a me, poiché io non posso vivere senza di Te. Ascolta il grido della mia anima. La Tua Misericordia, Signore, non si è esaurita, perciò abbi pietà della mia miseria. La Tua Misericordia supera l’intelligenza degli Angeli e degli uomini messi insieme e, sebbene a me sembri che Tu non mi ascolti, tuttavia ho posto la fiducia nel mare della Tua Misericordia e so che la mia speranza non rimarrà delusa. Soltanto Gesù sa quanto è pesante e difficoltoso compiere i propri doveri, quando un’anima è in quello stato di tormenti interiori, le forze fisiche sono ridotte e la mente è offuscata. Nel silenzio del mio cuore ripetevo a me stessa: «O Cristo, per Te le delizie e l’onore e la gloria e per me la sofferenza. Non m’attarderò nemmeno di un passo nel seguirTi, benché le spine mi trafiggano i piedi».

Quando fui mandata a curarmi nella casa di Plock, ebbi la fortuna di ornare di fiori la cappella. il fatto accadde a Biala. Suor Tecla non sempre aveva tempo e perciò spesso ornavo la cappella da sola. Un giorno raccolsi le rose più belle per abbellire la camera di una certa persona. Quando mi avvicinai al portico, vidi Gesù che era li in piedi nel portico e mi domandò amabilmente: «Figlia Mia, a chi porti quei fiori?». Il mio silenzio fu la risposta al Signore, dato che in quel momento mi resi conto che avevo un attaccamento molto sottile per quella persona, di cui in precedenza non m’ero accorta. Gesù scomparve immediatamente. Io all’istante gettai quei fiori per terra ed andai davanti al SS.mo Sacramento col cuore pieno di riconoscenza per la grazia di aver conosciuto me stessa.

O Sole Divino, vicino ai Tuoi raggi l’anima nota anche i più piccoli granelli di polvere, che a Te non piacciono. O Gesù, Verità Eterna, nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per i poveri peccatori. O Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di insondabile Misericordia T’imploro per i poveri peccatori. O Cuore Santissimo, Sorgente di Misericordia, dal quale scaturiscono raggi di grazie inconcepibili per tutto il genere umano, da Te imploro la luce per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la Tua dolorosa Passione e non permettere che periscano anime redente col Tuo preziosissimo e santissimo Sangue. O Gesù, quando considero il grande prezzo del Tuo Sangue, gioisco per il suo grande valore, dato che una sola goccia sarebbe bastata per tutti i peccatori. Benché il peccato sia un abisso di cattiveria e d’ingratitudine, tuttavia il prezzo pagato per noi è assolutamente incomparabile. Pertanto ogni anima abbia fiducia nella Passione del Signore, speri nella Misericordia. Iddio non nega a nessuno la Sua Misericordia. il cielo e la terra possono cambiare, ma la Misericordia di Dio non si esaurisce. Oh! quale gioia arde nel mio cuore, quando considero questa Tua incomprensibile bontà, o Gesù mio. Voglio condurre ai Tuoi piedi tutti i peccatori, affinché lodino la Tua Misericordia per i secoli infiniti. O Gesù mio, benché una notte buia mi circondi e nuvole oscure mi velino l’orizzonte, so tuttavia che il sole non si spegne. O Signore, benché non Ti possa comprendere e non comprenda il Tuo operare, confido però nella Tua Misericordia.

Se questa è la Tua volontà, o Signore, che io viva sempre in tale oscurità, Sii benedetto. Una cosa soltanto Ti chiedo, o mio Gesù, non permettere che io Ti offenda in nessun modo. O Gesù mio, Tu solo conosci la nostalgia e le sofferenze del mio cuore. Sono lieta di poter soffrire almeno un po’ per Te. Quando sento che la sofferenza supera le mie forze, allora mi rifugio presso il Signore nel SS.mo Sacramento ed un profondo silenzio è il mio colloquio col Signore.

Confessione di una nostra educanda

Da un certo momento, cioè da quando una forza misteriosa cominciò a sollecitarmi, affinché m’interessassi di quella festa e perché venisse dipinta quell’immagine, non riesco a trovar pace. Qualche cosa mi trapassa da parte a parte, tuttavia mi assale un certo timore di essere vittima di un’illusione. Però questi dubbi sono venuti sempre dall’esterno, dato che nel profondo del mio essere sentivo che era il Signore che mi trafiggeva l’anima. Il confessore dal quale a quel tempo andavo a confessarmi, mi aveva detto che si verificano casi di illusioni e io sentivo che quel sacerdote aveva quasi paura di confessarmi. Questo era un tormento per me. Quando m’accorsi che dagli uomini avevo ben poco aiuto, mi rifugiai maggiormente nel Signore, il miglior Maestro. In un certo momento, quando s’impossessò di me il dubbio se la voce che mi parlava provenisse o meno dal Signore, in quello stesso momento mi rivolsi al Signore con un colloquio interiore senza proferire una parola. Ad un tratto una certa forza penetrò nella mia anima e dissi: «Se Tu sei veramente il mio Dio, che tratti intimamente con me e mi parli, Ti chiedo, Signore, che quella educanda vada a confessarsi oggi stesso; questo segno mi rafforzerà». In quello stesso momento quella ragazza chiese di potersi confessare. La Madre della classe fu meravigliata del suo improvviso cambiamento, ma si preoccupò di chiamare un sacerdote e quella persona si confessò con grande contrizione. All’improvviso udii nel mio intimo questa voce: «Mi credi ora?». E di nuovo una forza strana penetrò nella mia anima e mi rassicurò e mi rafforzò a tal punto, che io stessa mi stupii d’aver potuto dubitare anche per un solo istante. Questi dubbi però provenivano sempre dall’esterno e ciò m’indusse a chiudermi sempre più in me stessa.

Quando durante la santa confessione avverto l’indecisione del sacerdote, non svelo a fondo la mia anima, ma mi accuso soltanto dei peccati. Non dà serenità ad un’anima il sacerdote, se non la possiede lui stesso. O sacerdoti, ceri accesi per illuminare le anime, la vostra luce non si offuschi mai! Compresi che non era volontà di Dio che svelassi allora a fondo la mia anima. Questa grazia il Signore me la concesse in seguito. O mio Gesù, guida la mia mente. Prendi il possesso completo di tutto il mio essere. Chiudimi in fondo al Tuo Cuore e difendimi dagli assalti del nemico. In Te l’unica mia speranza. Parla attraverso la mia bocca quando io, estremamente misera, sarò davanti ai potenti ed ai sapienti, affinché riconoscano che questa causa è Tua e proviene da Te.

Tenebre e tentazioni

La mia mente era stranamente ottenebrata; nessuna verità mi sembrava chiara. Quando mi parlavano di Dio, il mio cuore era come un sasso. Non riuscivo a trarre dal cuore nemmeno un sentimento d’amore per Lui. Quando con uno sforzo della volontà cercavo di stare vicino al Signore, provavo gravissimi tormenti e mi sembrava con ciò di spingere Iddio ad un’ira ancora maggiore. Non ero assolutamente in grado di meditare, com’ero solita fare in precedenza. Sentivo un grande vuoto nell’anima e non riuscivo a riempirlo con nulla. Cominciai a soffrire la fame e la nostalgia di Dio, ma constatavo la mia completa impotenza. Provai a leggere adagio, frase dopo frase, ed a meditare in quel modo, ma anche questo fu inutile; non capivo niente di quello che leggevo. Davanti agli occhi della mia anima c’era continuamente tutto l’abisso della mia miseria. Quando andavo in cappella per qualche pratica di pietà, provavo ancora maggiori tormenti e tentazioni. Talvolta per tutta la durata della S. Messa lottavo con pensieri blasfemi, che premevano per giungere alle mie labbra. Provavo avversione per i santi Sacramenti. Mi sembrava di non ricavare alcuno dei benefici che i santi Sacramenti procurano. Mi accostavo ad essi solo per obbedire al confessore e questa cieca obbedienza era per me l’unica via attraverso la quale dovevo procedere e la mia àncora di salvezza. Quando un sacerdote mi spiegò che queste sono prove mandate da Dio e che «nello stato in cui sei, non solo non offendi Dio, ma Gli sei molto gradita; questo è un segno che Iddio ti ama immensamente e che ha molta fiducia in te, dato che ti visita con queste prove», queste parole però non mi diedero alcun conforto; mi sembrava anzi che non si riferissero affatto a me. Una cosa mi stupiva. Talvolta capitava, quando soffrivo tremendamente, che, nel momento in cui mi avvicinavo alla santa confessione, cessavano all’improvviso quei terribili tormenti; ma appena mi allontanavo dalla grata, tutti quei tormenti si abbattevano su di me con un accanimento ancora maggiore. Allora cadevo con la faccia a terra davanti al SS.mo Sacramento e ripetevo queste parole: «Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te. Mi sembrava di morire per quelle sofferenze. Il pensiero che mi tormentava di più era quello di essere respinta da Dio. E poi seguivano altri pensieri: A che scopo impegnarmi per la virtù e le buone azioni? Perché mortificarsi e annientarsi? Perché emettere i voti? Perché pregare? Perché sacrificarsi e annientarsi? Perché far di sé un olocausto ad ogni passo? Con che vantaggio, se sono già respinta da Dio? A che pro questi sforzi? E qui Dio solo sa quello che avveniva nel mio cuore.

In un momento in cui ero tremendamente schiacciata da queste sofferenze, andai in cappella e dissi dal profondo dell’anima queste parole: «Fa’ di me, o Gesù, quello che Ti piace. Io Ti adorerò ovunque. E avvenga in me tutta la Tua volontà, o Signore e Dio mio, e io glorificherò la Tua infinita Misericordia». In seguito a quest’atto di sottomissione cessarono quei terribili tormenti.

All’improvviso vidi Gesù, che mi disse: «Io sono sempre nel tuo cuore». Una gioia indicibile inondò la mia anima e la riempì di tanto amor di Dio, che infiammò il mio povero cuore. Vedo che Iddio non permette mai prove al di sopra di quello che possiamo sopportare. Oh! non mi spavento affatto: se manda all’anima grandi tribolazioni, la sostiene con una grazia ancora più grande, sebbene noi non la notiamo. Un solo atto di fiducia in quei momenti, dà più gloria a Dio che molte ore passate nel godimento di consolazioni durante la preghiera. Ora vedo che, se Dio vuole tenere un’anima nelle tenebre, nessun libro né alcun confessore riuscirà ad illuminarla. O Maria, Madre e Signora mia, affido a Te la mia anima ed il mio corpo, la mia vita e la mia morte e ciò che verrà dopo. Metto tutto nelle Tue mani. O Madre mia, copri col Tuo manto verginale la mia anima e concedimi la grazia della purezza del cuore, dell’anima e del corpo e difendimi con la Tua potenza da tutti i nemici e soprattutto da quelli che nascondono la loro malvagità sotto la maschera della virtù. O splendido Giglio, Tu sei il mio specchio, o Madre mia. O Gesù, divino Prigioniero d’amore, quando rifletto sul Tuo amore e sul Tuo annientamento per me, i sensi mi vengono meno. Nascondi la Tua incomprensibile maestà e Ti abbassi fino a me miserabile. O Re della gloria, sebbene Tu nasconda la Tua bellezza, tuttavia lo sguardo della mia anima squarcia il velo. Vedo i cori degli angeli, che incessantemente Ti rendono onore e tutte le Potenze del cielo, che incessantemente Ti adorano ed incessantemente proclamano: Santo, Santo, Santo. Oh, chi mal potrà comprendere il Tuo amore e la Tua insondabile Misericordia verso di noi? O Prigioniero d’amore, chiudo il mio povero cuore in questo tabernacolo, perché Ti adori incessantemente, giorno e notte. Non conosco impedimenti in questa adorazione e, anche se sarò fisicamente lontana, il mio cuore è sempre con Te. Niente può costituire un ostacolo al mio amore verso di Te. Non esistono impedimenti per me. O Gesù mio, Ti consolerò per tutte le ingratitudini, per le bestemmie, per la tiepidezza, per l’odio dei senza-dio, per i sacrilegi. O Gesù, desidero ardere come vittima pura e consumata davanti al trono del Tuo nascondimento. T’imploro incessantemente per i peccatori agonizzanti. O Santissima Trinità, Indivisibile, unico Dio, sii benedetta per questo grande dono e testamento di misericordia! O Gesù mio, in riparazione delle bestemmie, tacerò quando sarò rimproverata ingiustamente, per ricompensarTi in questo modo almeno in piccola parte. Innalzo a te nella mia anima un inno incessante e questo nessuno lo immagina, né lo comprende. Il canto della mia anima è noto soltanto a Te, o mio Creatore e Signore. Non mi lascerò assorbire dalla frenesia del lavoro fino al punto di dimenticarmi di Dio. Tutti i momenti liberi li passerò ai piedi del Maestro nascosto nei SS.mo Sacramento. È Lui che m’istruisce fin dai miei più teneri anni. «Scrivi questo: prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di Misericordia. Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce in cielo e ci sarà una grande oscurità su tutta la terra. Allora apparirà in cielo il segno della Croce e dai fori, dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore, usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la terra. Ciò avverrà poco tempo prima dell’ultimo giorno». O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi, confido in Te.

Wilno, 2.08.1934

Venerdì, dopo la S. Comunione, venni trasportata in ispirito davanti al trono di Dio. Davanti al trono di Dio vidi le Potenze celesti, che adorano Dio incessantemente. Al di là del trono vidi uno splendore inaccessibile alle creature; vi entra soltanto il Verbo Incarnato, come Mediatore. Quando Gesù penetrò in quello splendore, sentii queste parole: Scrivi subito quello che ascolti: sono il Signore nella Mia Essenza e non conosco imposizioni né bisogni. Se chiamo delle creature alla vita, questo è per l’abisso della Mia Misericordia. In quello stesso momento mi vidi nella nostra cappella come prima, nel mio inginocchiatoio; la S. Messa era terminata; queste parole le trovai già scritte.

Allorché vidi quanto il mio confessore doveva soffrire a causa di quest’opera, che Iddio suo tramite sta mandando avanti; mi spaventai per un momento e dissi al Signore: “Gesù, dopotutto questa impresa è Tua e perché ti comporti così con lui, sembra quasi che gliela ostacoli, mentre esigi che la attui? Scrivi che giorno e notte il Mio sguardo riposa su di lui e che permetto queste contrarietà per aumentare i suoi meriti. Io do la ricompensa non per il risultato positivo, ma per la pazienza e la fatica sopportata per Me.

Wilno, 26.X.1934

Venerdì, mentre dall’orto andavo a cena con le educande, erano le sei meno dieci, vidi Gesù sulla nostra cappella, con lo stesso aspetto di quando L’avevo visto la prima volta: così come è dipinto in questa immagine. I due raggi, che uscivano dal Cuore di Gesù, coprirono la nostra cappella e l’infermeria e poi tutta la città e si estesero sul mondo intero. Ciò durò forse circa quattro minuti e poi scomparve. Anche una delle figliole, che era assieme a me un po’ dietro alle altre, vide quei raggi, ma non vide Gesù e non vide da dove uscivano i raggi. Rimase molto impressionata e lo raccontò alle altre ragazze. Le ragazze cominciarono a ridere di lei dicendole che le era sembrato di vedere qualcosa e forse era una luce proveniente da un aereo, ma essa rimase saldamente ferma sulla propria opinione e disse che mai in vita sua aveva visto raggi di quel genere. Dato che le ragazze le obiettarono anche che forse quello era un riflettore, essa allora rispose che conosceva la luce dei riflettori. «Raggi così non ne avevo visti mai». Quella ragazza dopo cena si rivolse a me e mi disse che quei raggi l’avevano talmente impressionata, che non riusciva a darsi pace: «Continuamente ne avrei parlato»; eppure non aveva visto Gesù. E mi ricordava continuamente quei raggi, mettendomi così in un certo imbarazzo, dato che non potevo dirle di aver visto Gesù. Pregai per questa cara anima, perché il Signore le concedesse le grazie di cui aveva tanto bisogno. Il mio cuore si rallegrò, perché Gesù stesso si fa conoscere nella Sua opera. Benché abbia avuto per questo motivo grandi dispiaceri, tuttavia per Gesù si può sopportare tutto.

Quando andai all’adorazione, sentii la vicinanza di Dio. Dopo un momento vidi Gesù e Maria. Quella visione riempì la mia anima di gioia e chiesi al Signore: Quale è, Gesù, la Tua volontà in questa questione, sulla, quale il confessore mi ordina di interpellarTi? Gesù mi rispose: «È Mia volontà che stia qui e che non si licenzi». E domandai a Gesù se andava bene la scritta: «Cristo, Re di Misericordia». Gesù mi rispose: «Sono Re di Misericordia», e non disse: «Cristo». «Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l’abisso della Mia Misericordia».

Avvenne in modo mirabile! Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua. Per tre giorni quest’immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore. Un certo giorno vidi interiormente quanto dovrà soffrire il mio confessore. Gli amici ti abbandoneranno e tutti ti contrasteranno e le forze fisiche diminuiranno. Ti ho visto come un grappolo d’uva, scelto dal Signore e gettato sotto il torchio delle sofferenze. In certi momenti, padre, la tua anima sarà piena di dubbi per quanto riguarda quest’opera e me. E vidi come se Iddio stesso gli fosse contrario e domandai al Signore perché si comportasse così con lui, come se gli rendesse difficile quello che ordina. Ed il Signore disse: «Mi comporto così con lui, per far comprendere che quest’opera è Mia. Digli che non abbia paura di nulla. Il Mio sguardo è rivolto giorno e notte su di lui. Nella sua corona ci saranno tante corone quante sono le anime che si salveranno tramite quest’opera. Io do il premio per le sofferenze, non per il buon esito nel lavoro». O mio Gesù, Tu solo sai quante persecuzioni sto sopportando per il fatto che Ti sono fedele e che mi attengo decisamente alle Tue richieste. Tu sei la mia forza; sostienimi, affinché possa sempre fedelmente adempiere tutto quello che richiedi da me. Io da sola non sono capace di nulla, ma se Tu mi sostieni, tutte le difficoltà non contano niente. O Signore, vedo bene che la mia vita, dal primo momento in cui la mia anima ricevette la capacità di conoscerTi, è una lotta incessante e sempre più accanita. Ogni mattina durante la meditazione mi preparo alla lotta per tutto il giorno e la S. Comunione mi dà la sicurezza che vincerò e così avviene. Ho paura di quel giorno in cui non ho la S. Comunione. Questo Pane dei Forti mi dà ogni energia per portare avanti quest’opera ed ho il coraggio di eseguire tutto quello che richiede il Signore. Il coraggio e l’energia, che sono dentro di me, non sono miei, ma di Chi abita in me: l’Eucaristia. O Gesù mio, quanto sono grandi le incomprensioni! Talvolta, se non ci fosse l’Eucaristia, non avrei il coraggio di proseguire sulla strada che mi hai indicato. L’umiliazione è il mio cibo quotidiano. È logico che la promessa sposa si adorni con ciò che interessa al suo promesso Sposo, perciò la veste dello scherno che ha coperto Lui, deve coprire anche me. Nei momenti in cui soffro molto, cerco di tacere poiché non mi fido della lingua, che in quei momenti è propensa a parlare di sé, ed invece deve servirmi per lodare Iddio per i tanti benefici e doni che mi ha elargito. Quando ricevo Gesù nella S. Comunione Lo prego ardentemente perché si degni di guarire la mia lingua, in modo che con essa non offenda né Iddio, né il prossimo. Desidero che la mia lingua lodi Dio incessantemente. Grandi colpe si commettono con la lingua. Un’anima non può giungere alla santità, se non tiene a freno la propria lingua.

Riassunto del Catechismo dei voti religiosi

D. Che cos’è il voto?

R. È una promessa volontaria fatta a Dio di eseguire un’azione più perfetta

D. E da ritenere obbligatorio un voto in materia già prescritta da un comandamento?

R. Si. L’esecuzione di un’azione in cose prescritte da un comandamento ha doppio valore e merito, ma la sua omissione è una doppia trasgressione e cattiveria, poiché se s’infrange il voto, al peccato contro il comandamento si aggiunge il peccato di sacrilegio.

D. Perché i voti religiosi hanno un valore così grande?

R. Perché costituiscono il fondamento della vita religiosa, approvata dalla Chiesa, in cui i membri, uniti in una comunità religiosa, s’impegnano a tendere incessantemente alla perfezione, per mezzo dei tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, emessi secondo le regole.

D. Che cosa significa tendere alla perfezione?

R. Tendere alla perfezione significa che lo stato religioso in sé non solo esige che venga raggiunta la perfezione, ma obbliga sotto pena di peccato ad un impegno quotidiano per la sua conquista. E pertanto il religioso che non intende giungere alla perfezione trascura il principale dovere del proprio stato.

D. Che cosa sono i voti religiosi solenni?

R. I voti religiosi solenni sono così vincolanti che, in casi eccezionali, solo il Santo Padre può dispensare da essi.

D. Che cosa sono i voti semplici?

R. Sono voti meno vincolanti; dai perpetui e dagli annuali dispensa la Santa Sede.

D. Qual è la differenza fra il voto e la virtù?

R. Il voto comprende soltanto ciò che è prescritto sotto pena di peccato; la virtù invece tende più verso l’alto e facilita l’osservanza del voto, e al contrario, infrangendo il voto, si vien meno anche alla virtù e la si ferisce.

D. Che obblighi impongono i voti religiosi?

R. I voti religiosi impongono l’obbligo di impegnarsi per il conseguimento delle virtù e della totale sottomissione ai Superiori ed alle Regole, in base alla quale si consegna la propria persona a vantaggio dell’ordine, rinunciando a tutti i diritti su di essa e sulle sue attività, che dedica al servizio di Dio.

Il voto di povertà

Il voto di povertà è una rinuncia volontaria al diritto di proprietà od al suo uso, per amore del Signore.

D. Quali oggetti riguarda il voto di povertà?

R. Tutti i beni ed oggetti che appartengono alla Congregazione. Su ciò che abbiamo consegnato, cose o denaro, dopo la loro accettazione, non si ha più alcun diritto. Tutte le regalie od i doni che talvolta si possono ricevere a titolo di riconoscenza od altro, per diritto appartengono alla Congregazione. Ogni entrata per lavoro od anche le rendite, non possono essere usate senza violare il voto.

D. Quando s’infrange o si viola il voto in ciò che riguarda il settimo comandamento?

R. S’infrange quando, senza permesso, si prende per sé o per qualcun altro una cosa che appartiene alla casa. Quando senza permesso si trattiene presso di sé qualche cosa al fine di impossessarsene. Quando senza autorizzazione si vende o si cambia qualche cosa di proprietà della Congregazione. Quando una data cosa la si usa per uno scopo diverso da quello al quale l’aveva destinata il superiore. Quando in genere si dà qualche cosa o la si prende senza permesso. Quando per negligenza si rovina o si guasta qualche cosa. Quando trasferendosi da una casa ad un’altra si porta via qualche cosa senza permesso. Nei casi in cui s’infranga il voto di povertà, il religioso è tenuto egualmente alla restituzione nei confronti della Congregazione.

La virtù della povertà

È la virtù evangelica che impegna il cuore a distaccarsi dall’affetto per i beni temporali, cosa alla quale il religioso è strettamente tenuto in virtù della professione.

D. Quando si pecca contro la virtù della povertà?

R. Quando si desiderano cose contrarie a tale virtù. Quando ci si attacca a qualche oggetto, quando si fa uso di cose superflue.

D. Quanti e quali sono i gradi della povertà?

R. In pratica nella professione religiosa i gradi della povertà sono quattro. Non disporre di nulla senza dipendere dai superiori (stretta materia del voto). Evitare il superfluo, accontentarsi delle cose necessarie (costituisce virtù). Propendere volentieri per le cose più vili e ciò con soddisfazione interiore, come la cella, l’abbigliamento, il vitto, ecc. Gioire dell’indigenza.

Il voto di castità

D. A che cosa obbliga questo voto?

R. A rinunciare al matrimonio e ad evitare tutto ciò che è proibito dal sesto e dal nono comandamento.

D. La mancanza contro la virtù è una violazione del voto?

R. Ogni mancanza contro la virtù è contemporaneamente una violazione del voto, perché qui non c’è differenza fra il voto e la virtù, come invece per la povertà e l’obbedienza.

D. Ogni pensiero cattivo è peccato?

R. Non ogni pensiero cattivo è peccato, ma lo diviene quando alla riflessione dell’intelletto si unisce il compiacimento della volontà ed il consenso.

D. Oltre ai peccati contrari alla castità, c’è qualche cosa, che arreca danno alla virtù?

R. Arrecano danno alla virtù la libertà dei sensi, la libertà della fantasia e la libertà dei sentimenti, la familiarità e le amicizie troppo tenere.

D. Quali sono i sistemi per conservare la virtù?

R. Vincere le tentazioni interiori con la presenza di Dio ed inoltre lottando senza paura. Le tentazioni esterne invece, col fuggire le occasioni. In genere sono sette i metodi principali. Il primo è la custodia dei sensi, poi la fuga delle occasioni, evitare l’ozio, allontanare sollecitamente le tentazioni, evitare qualsiasi amicizia specialmente quelle particolari, coltivare lo spirito di mortificazione, rivelare le tentazioni al confessore. Ci sono inoltre cinque mezzi per conservare la virtù: l’umiltà, lo spirito di preghiera, l’osservanza della modestia, la fedeltà alla regola, una sincera devozione alla SS.ma Vergine Maria.

Il voto dell’obbedienza

Il voto dell’obbedienza è superiore ai primi due, dato che esso in realtà costituisce un’offerta totale, un olocausto, ed è il più necessario perché forma e mantiene in vita tutta la struttura religiosa.

D. A che cosa obbliga il voto di obbedienza?

R. Il religioso col voto di obbedienza s’impegna davanti a Dio ad ubbidire al legittimi superiori, in tutto ciò che gli comanderanno in forza della regola. Il voto di obbedienza rende il religioso soggetto al superiore in virtù della regola per tutta la vita e in tutte le questioni. Il religioso commette peccato grave contro il voto, ogni volta che non ubbidisce ad un ordine dato in virtù dell’obbedienza o della regola.

La virtù dell’obbedienza

La virtù dell’obbedienza arriva più in alto del voto, comprende la regola, le disposizioni e anche i consigli dei superiori.

D. La virtù dell’obbedienza è necessaria al religioso?

R. La virtù dell’obbedienza è così necessaria al religioso che, anche se agisse positivamente andando contro l’obbedienza, le sue azioni diverrebbero cattive o senza merito.

D. Si può peccare gravemente contro la virtù dell’obbedienza?

R. Si pecca gravemente quando si disprezza l’autorità o l’ordine del superiore. Quando dalla disobbedienza deriva un danno spirituale o materiale alla Congregazione.

D. Quali mancanze mettono in pericolo il voto?

R. I preconcetti e l’antipatia verso il superiore, la mormorazione e le critiche; l’infingardaggine e la trascuratezza.


I gradi dell’obbedienza

Esecuzione sollecita e totale. Obbedienza della volontà, quando la volontà induce l’intelletto a sottomettersi all’opinione del superiore. Sant’Ignazio dà tre metodi che facilitano l’obbedienza: Vedere sempre Iddio nel superiore, chiunque egli sia. Giustificare dentro di sé l’ordine o l’opinione del superiore. Accettare ogni ordine come se venisse dal Signore, senza discutere e senza pensarci su. Il mezzo generale poi è l’umiltà. Niente è difficile per l’umile.

Signore mio, infiamma il mio amore per Te, affinché fra le tempeste, le sofferenze e le prove, il mio spirito non venga meno. Vedi quanto sono debole. L’amore può tutto.

Una più approfondita conoscenza di Dio ed il terrore dell’anima

In principio Iddio si fa conoscere come santità, giustizia, bontà, cioè Misericordia. L’anima non conosce tutto ciò ad un tratto, ma in singoli momenti fra i lampi, cioè negli incontri con Dio. E questi non durano a lungo, poiché non sopporterebbe quella luce. Durante la preghiera l’anima percepisce un lampo di tale luce, che le rende impossibile pregare come ha fatto fino ad allora. Può sforzarsi quanto vuole ed imporsi di pregare come faceva prima; sarà tutto inutile. Diviene assolutamente impossibile continuare a pregare come faceva prima di aver ottenuto quella luce. Tale luce che ha colpito l’anima è viva in lei e nulla può né soffocarla, né parzialmente oscurarla. Questo lampo di conoscenza di Dio trascina la sua anima e l’infiamma d’amore per Lui. Ma contemporaneamente quello stesso lampo fa conoscere all’anima chi essa è e vede tutto il suo intimo in una luce superiore e si alza inorridita e spaventata. Non rimane però in quello spavento, ma incomincia a purificarsi, a umiliarsi, ad abbassarsi davanti al Signore e quelle luci sono più forti e più frequenti; quanto più l’anima diventa limpida come il cristallo, tanto più quelle luci sono penetranti. Tuttavia se l’anima ha risposto fedelmente e con decisione a queste prime grazie, Iddio ricolma l’anima con le Sue consolazioni, si dona a lei in modo sensibile. L’anima a momenti entra quasi in rapporti di intimità con Dio e gioisce enormemente; ritiene di aver già raggiunto il grado stabilito di perfezione, poiché gli errori ed i difetti sono assopiti in lei, ed essa pensa che non ci siano più. Niente le sembra difficile, è preparata a tutto. Comincia ad immergersi in Dio ed a gustare le delizie del Signore. E trascinata dalla grazia, e non si rende affatto conto di ciò, del fatto che può arrivare il tempo della prova e della lotta. Ed in realtà questo stato non dura a lungo. Verranno altri momenti, ma debbo ricordare che l’anima risponde più fedelmente alla grazia di Dio, se ha un confessore illuminato ed al quale confida tutto.

Prove inviate da Dio ad un’anima a Lui particolarmente cara. Tentazioni e tenebre. Satana. L’amore di quell’anima non è ancora tale quale lo desidera Iddio. L’anima improvvisamente perde la presenza di Dio. Si manifestano in essa diversi errori e difetti, coi quali deve ingaggiare una lotta accanita. Tutti gli errori sollevano il capo, ma la sua vigilanza è grande. Al posto della precedente presenza di Dio è subentrata l’aridità e la siccità spirituale: non prova gusto nelle pratiche di pietà; non può pregare, né come prima, né come prega adesso. Si butta da ogni parte e non trova soddisfazione. Dio si è nascosto a lei ed essa non trova soddisfazione nelle creature e nessuna creatura sa confortarla. L’anima desidera Iddio appassionatamente, ma vede la propria miseria, comincia a sentire la giustizia di Dio. Vede come se avesse perso tutti i doni di Dio: la sua mente è come annebbiata; il buio investe tutta la sua anima; comincia un tormento inconcepibile. L’anima ha cercato di descrivere lo stato della propria anima al confessore, ma non è stata compresa. Sprofonda in un’inquietudine ancora maggiore. Satana dà inizio alla sua opera. La fede rimane esposta al fuoco. La battaglia qui è accanita. L’anima compie sforzi; persevera accanto a Dio con l’impegno della volontà. Satana, col permesso di Dio, si spinge ancora più avanti; la speranza e l’amore sono alla prova. Queste tentazioni sono tremende! Dio sostiene l’anima come di nascosto - questo lei non lo sa - poiché diversamente non potrebbe resistere. E Dio sa quello che può inviare ad un’anima. L’anima è tentata di incredulità riguardo alle verità rivelate, di insincerità di fronte al confessore. Satana le dice: «Guarda, nessuno ti capirà; a che scopo parlare di tutto questo?». Nelle sue orecchie risuonano parole, da cui essa è terrorizzata e le sembra di pronunciarle contro Dio. Vede cose che non vorrebbe vedere. Sente cose che non vorrebbe sentire. Ed è una cosa tremenda in quei momenti non avere un confessore esperto; sopporta da sola tutto il peso. Ma per quanto è in suo potere dovrebbe procurarsi un confessore illuminato, poiché può spezzarsi sotto tale peso e spesso si trova sull’orlo dell’abisso! Tutte queste prove sono pesanti e difficili, ed Iddio non le manda ad un anima che in precedenza non sia stata ammessa ad un più profondo rapporto con Lui e che non abbia gustato le dolcezze del Signore, ed anche in questo Dio ha i suoi scopi insondabili per noi. Spesso Iddio in modo analogo prepara le anime per scopi futuri, per grandi imprese, e le vuole provare come oro puro. Ma questa non è ancora la fine della prova. C’è ancora la prova delle prove, cioè il rigetto totale da parte di Dio.

La prova delle prove, l’abbandono assoluto, la disperazione

Quando l’anima esce vittoriosa dalle prove precedenti e, sebbene forse incespicando, continua a combattere valorosamente, e con profonda umiltà grida al Signore: «Salvami, che perisco!», ed è ancora abile alla lotta, allora un buio tremendo avvolge l’anima. L’anima vede dentro di sé soltanto peccati. Ciò che prova è tremendo. Si vede abbandonata completamente da Dio; sente come se fosse oggetto del Suo odio ed è ad un passo dalla disperazione. Si difende come può; tenta di risvegliare la fiducia, ma la preghiera è per lei un tormento ancora maggiore: le sembra di spingere Dio ad adirarsi di più. E come se fosse posta su di un’altissima vetta che si trova sopra un precipizio: l’anima anela fervidamente verso Dio, ma si sente respinta. Tutti i tormenti ed i supplizi del mondo sono nulla in confronto alla sensazione in cui è completamente immersa, cioè il rigetto da parte di Dio. Nessuno le può arrecare sollievo. Vede che è tutta sola; non c’è nessuno in sua difesa. Alza gli occhi al cielo, ma sa che non è per lei; tutto, per lei, è perduto. Dalle tenebre cade in tenebre ancora più fitte. Le sembra di aver perduto Dio per sempre, quel Dio che amava tanto. Questo pensiero le procura un tormento indescrivibile; ma essa non si rassegna a ciò. Prova a guardare verso il cielo - ma invano - ciò le procura un tormento ancora più grande. Nessuno può illuminare una tale anima, se Iddio vuole tenerla nelle tenebre. Il rigetto da parte di Dio lo sente in modo vivamente terrificante. Erompono dal suo cuore gemiti dolorosi, così dolorosi, che nessun ecclesiastico confessore li comprende, se non c’è passato lui stesso. Allora l’anima subisce ancora sofferenze da parte dello spirito maligno. Satana la schernisce: «Vedi come sei ridotta? Continuerai ad essere fedele? Eccoti la ricompensa: sei in nostro potere». (Però Satana ha tanto potere su quell’anima, quanto Iddio gliene permette. Dio sa quanto possiamo resistere). «E cosa hai guadagnato per esserti mortificata? E che ricavi ad esser fedele alla regola? A che scopo tutti questi sforzi? Sei respinta da Dio!». Quella parola «respinta» diviene un fuoco che penetra in ogni nervo fino al midollo delle ossa, trapassa da parte a parte tutto il suo essere. Giunge ora il momento supremo della prova. L’anima non cerca più aiuto; si chiude in se stessa e perde di vista tutto ed è quasi come se si rassegnasse al tormento di essere respinta. È un momento questo che non so definire. E l’agonia dell’anima. Quando quel momento cominciò ad avvicinarsi a me la prima volta, ne fui liberata in virtù della santa obbedienza. Fu la Maestra che vedendomi si spaventò e mi mandò a confessarmi. Il confessore però non mi comprese; non provai nemmeno un’ombra di sollievo. O Gesù, dacci dei sacerdoti esperti! Quando gli dissi che stavo passando nell’anima le pene infernali, mi rispose che era tranquillo per la mia anima, poiché vedeva nella mia anima una grande grazia di Dio. Io però di questo non capii nulla e nemmeno un piccolo raggio di luce penetrò nella mia anima. Ormai comincio a sentire la mancanza delle forze fisiche e non riesco più a far fronte ai miei doveri. Non posso più nascondere le sofferenze, benché non dica nemmeno una parola su quello che soffro; il dolore tuttavia che si riflette sul mio volto mi tradisce e la Superiora mi ha detto che le suore vanno da lei e dicono che quando in cappella mi guardano provano compassione per me, dato che ho un aspetto così spaventoso. Tuttavia, nonostante gli sforzi, l’anima non è in grado di nascondere tale sofferenza. Gesù, Tu solo sai come l’anima gema in questi tormenti, immersa nelle tenebre; e tuttavia ha fame e sete di Dio, come le labbra infuocate hanno sete di acqua. Muore e inaridisce; muore di una morte che non fa morire, cioè non può morire. I suoi sforzi non sono nulla. Essa sta in balia di una mano potente. Ora la sua anima passa sotto il potere del Giusto. Cessano tutte le tentazioni esterne, tace tutto ciò che la circonda, come un agonizzante non ha più la percezione di quello che gli sta attorno: tutta la sua anima è raccolta sotto la potenza del Giusto e tre volte santo Iddio. Respinta per l’eternità. Questo è il momento più teso e soltanto Iddio può provare un’anima in questo modo, poiché Lui solo sa che l’anima può sopportarlo. Quando l’anima è stata compenetrata da parte a parte da quel fuoco infernale, precipita quasi nella disperazione. La mia anima sperimentò questo momento quando ero in cella tutta sola. Quando l’anima cominciò a sprofondare nella disperazione, sentii che stava giungendo la mia agonia. Allora afferrai un piccolo crocifisso e lo strinsi spasmodicamente in mano. Sentii che il mio corpo si distaccava dall’anima e, sebbene desiderassi andare dai Superiori, non avevo più le forze fisiche. Pronunciai le ultime parole: «Confido nella Tua Misericordia», e mi sembrò quasi di aver spinto Iddio ad un’ira ancora più grande e sprofondai proprio nella disperazione e solo di tanto in tanto erompeva dall’anima mia un lamento doloroso, un lamento inconsolabile. L’agonia dell’anima. E mi sembrava che ormai sarei rimasta in quello stato, dato che con le mie forze non avrei potuto uscirne. Ogni ricordo di Dio è un mare indescrivibile di sofferenze, eppure c’è qualcosa nella mia anima che anela fervidamente a Dio; ma a lei sembra che abbia solo lo scopo di farla soffrire di più. Il ricordo del precedente amore, che Dio le aveva elargito, è per lei un tormento di nuovo genere. I Suoi occhi l’hanno trapassata da parte a parte e tutto è stato bruciato nell’anima dallo sguardo di Lui. Fu un lungo momento finché entrò nella cella una delle suore e mi trovò quasi morta. Si spaventò e andò dalla Maestra, che in virtù della santa obbedienza mi ordinò di alzarmi da terra ed all’istante sentii le forze fisiche e mi sollevai da terra tutta tremante. La Maestra conobbe subito in pieno lo stato della mia anima. Mi parlò dell’insondabile Misericordia di Dio e disse: «Non si preoccupi affatto, sorella; glielo ordino in virtù dell’obbedienza». E mi disse ancora: «Ora vedo che Iddio la chiama ad una grande santità. Il Signore vuole averla vicino a Sé, dato che permette queste cose e così presto. Sia fedele a Dio, sorella, poiché questo è un segno che la vuole in alto nel cielo». Io però non capii nulla di quelle parole. Quando entrai in cappella sentii come se tutto si fosse staccato dalla mia anima, come se fossi appena uscita dalle mani di Dio. Sentii l’inafferrabilità della mia anima. Sentii che ero una piccola bimba. All’improvviso vidi interiormente il Signore, il quale mi disse: «Non temere, figlia Mia, Io sono con te». In quello stesso momento svanirono tutte le tenebre e le angosce, i sensi furono inondati da una gioia indescrivibile, le facoltà dell’anima ripiene di luce. Voglio ricordare ancora che, sebbene la mia anima fosse già sotto i raggi del Suo amore, le tracce del supplizio passato rimasero ancora per due giorni nel mio corpo. Il volto pallido come quello di una morta, gli occhi iniettati di sangue. Solo Gesù sa quello che ho sofferto. In confronto alla realtà, è sbiadito quello che ho scritto. Non so come esprimermi. Mi sembra di essere tornata dall’aldilà. Provo disgusto per tutto ciò che è creato. Mi stringo al Cuore del Signore come un lattante al petto della madre. Guardo alle cose con occhi diversi. Sono consapevole di quello che ha fatto il Signore con una parola nella mia anima; di questo vivo. Al solo ricordo del martirio passato, mi vengono i brividi. Non avrei creduto che si potesse soffrire così, se io stessa non l’avessi passato. E una sofferenza completamente spirituale. Tuttavia in tutte queste sofferenze e battaglie non ho mai tralasciato la S. Comunione. Quando mi sembrava che non avrei dovuto comunicarmi, prima della S. Comunione andavo dalla Maestra e le dicevo: «Non posso andare alla S. Comunione; mi sembra che non dovrei andarci». Essa però non mi permetteva di tralasciare la S. Comunione e io andavo e mi sono resa conto che solo l’obbedienza mi ha salvato. La Maestra stessa, in seguito, mi disse che quelle mie esperienze erano finite presto, «soltanto perché lei è stata obbediente. È dovuto solo alla potenza dell’obbedienza che lei ne è uscita così valorosamente». È vero che il Signore stesso mi ha tirato fuori da quel supplizio, ma la fedeltà all’obbedienza Gli era piaciuta. Benché queste siano cose spaventose, tuttavia nessun’anima dovrebbe spaventarsene eccessivamente, poiché Dio non dà prove al di sopra di quello che possiamo. E d’altronde forse mai permetterà su di noi simili tormenti. Ma lo scrivo perché se al Signore dovesse piacere condurre qualche anima attraverso simili tormenti, non si spaventi, ma sia in tutto, per quanto dipende da lei, fedele a Dio. Iddio non fa torto all’anima, poiché è l’amore stesso, e per questo amore incomprensibile ci ha chiamato all’esistenza. Però quando mi son trovata in quella tremenda afflizione, questo non lo comprendevo. O Dio mio, ho conosciuto che non sono di questa terra; me l’ha impresso nell’anima in modo energico il Signore. I miei rapporti di familiarità sono più col cielo che con la terra, benché non trascuri in nulla i miei doveri.

In quei momenti non avevo un direttore spirituale e non conoscevo nessuna direzione. Pregavo il Signore e non mi dava un direttore. Gesù stesso è stato il mio Maestro dall’infanzia fino ad ora; mi ha condotto attraverso tutte le foreste ed i pericoli. Vedo chiaramente che soltanto Iddio poteva condurmi attraverso così grandi pericoli senza alcun danno, senza discapito; per questo l’anima mia è rimasta intatta ed ho vinto sempre. Da tutte le difficoltà, che sono state inimmaginabili, uscì. Tuttavia il Signore mi diede un direttore spirituale, ma più tardi. Dopo quelle sofferenze l’anima è di una grande limpidezza di spirito ed in una grande vicinanza con Dio, benché debba ancora ricordare che in quei tormenti spirituali essa è vicina a Dio, ma è cieca. Lo sguardo della sua anima è avvolto dalle tenebre, ma Dio è più vicino ad una tale anima sofferente, solo che tutto il segreto sta proprio in questo, che essa non lo sa. Essa afferma non solo che Dio l’ha abbandonata, ma che essa è oggetto del Suo odio. Che grave malattia della vista dell’anima che, abbagliata dalla luce di Dio, afferma che Dio è assente, mentre è così forte che la rende cieca. In seguito però ho conosciuto che Dio le è più vicino in quei momenti che in qualsiasi altra circostanza, poiché con l’aiuto normale della grazia non potrebbe superare quelle prove. Qui opera l’onnipotenza divina ed una grazia straordinaria, perché diversamente si spezzerebbe al primo urto. O Divino Maestro, questo è soltanto opera Tua nella mia anima. Tu, o Signore, non hai paura di mettere un’anima sull’orlo di una spaventosa voragine, dove essa è spaventata e terrorizzata e la richiami nuovamente a Te. Questi sono i Tuoi incomprensibili misteri. Quando durante quei supplizi dell’anima cercavo di accusarmi nella santa Confessione delle più piccole inezie, quel sacerdote si meravigliò che non commettessi mancanze più gravi e mi disse queste parole: «Se lei, sorella, in questi tormenti è così fedele a Dio, la cosa in sé mi dà la prova che Iddio la sostiene con la Sua grazia particolare ed il fatto che lei non comprenda questo è anche bene». Strano però che i confessori non abbiano potuto né capirmi, né tranquillizzarmi in quelle cose fino all’incontro con P. Andrasz ed in seguito con Don Sopocko.

Alcune parole sulla Confessione e sui confessori. Ricorderò soltanto ciò che ho sperimentato e vissuto nella mia anima. Ci sono tre cose per cui l’anima non ricava profitto dalla Confessione in quei momenti eccezionali. La prima è che il confessore conosce poco le vie straordinarie e mostra meraviglia se un’anima gli svela i grandi misteri che Dio compie nell’anima. Questa sua meraviglia già mette in allarme un’anima delicata: essa nota che il confessore è indeciso nell’esprimere il suo parere e non si rassicura, ma ha ancora più dubbi dopo la Confessione di quanti ne avesse prima, poiché essa sente che il confessore la tranquillizza ma lui stesso non è sicuro. Oppure, cosa che mi è capitata, il confessore, non riuscendo a penetrare alcuni misteri di un’anima, le rifiuta la Confessione, mostra un certo timore all’avvicinarsi di quell’anima alla grata. Come può un’anima in tale stato attingere tranquillità nel confessionale, dato che essa è così sensibile ad ogni parola del sacerdote? A mio parere in tali momenti di speciali visite di Dio ad un’anima, se il sacerdote non la comprende dovrebbe indicarle un confessore esperto ed illuminato, od attingere egli stesso lumi, in modo che possa dare all’anima ciò di cui ha bisogno, e non addirittura rifiutarle la Confessione, poiché in questo modo l’espone ad un grande pericolo e più di un’anima può abbandonare la strada sulla quale il Signore voleva averla in modo particolare. Questa è una cosa di grande importanza, poiché io stessa ne ho fatto l’esperienza, cioè che già cominciavo a barcollare, nonostante questi straordinari doni di Dio. E sebbene Dio stesso mi tranquillizzasse, tuttavia desideravo sempre avere il sigillo della Chiesa. La seconda cosa è il fatto che il confessore non permetta di svelare tutto sinceramente, che dimostri impazienza. L’anima allora ammutolisce e non dice tutto e per ciò stesso non ricava profitto, e tanto meno ricava profitto, quando capita che il confessore cominci a sottoporre a prove l’anima; e, siccome non la conosce, invece di giovarle, le arreca danno. E questo perché essa sa che il confessore non la conosce, dato che non le ha permesso di svelargli completamente, sia per quanto concerne le grazie, sia per quanto concerne la sua miseria. E per questo motivo la prova non è appropriata. Ho avuto alcune prove, che mi hanno fatto ridere. Esprimerò meglio lo stesso concetto con queste parole: il confessore è il medico dell’anima; pertanto come può un medico che non conosce la malattia prescrivere una medicina appropriata? Nemmeno a pensarci; poiché o non avrà alcun risultato positivo, oppure la darà troppo forte ed aggraverà la malattia e talvolta - Dio ce ne scampi - può procurare la morte, appunto perché troppo forte. Parlo per esperienza, dato che in certi casi mi ha trattenuto addirittura il Signore stesso. La terza cosa è questa: capita che il confessore talvolta faccia poco conto delle piccole cose. Non c’è nulla di piccolo nella vita spirituale. Talvolta una cosa piccola in apparenza fa scoprire una cosa di grande importanza, e per il confessore è un fascio di luce per la conoscenza di un’anima. Molte sfumature spirituali si nascondono nelle piccole cose. Non sorgerà mai un fabbricato magnifico, se gettiamo via i mattoni piccoli. Iddio da qualche anima esige una grande purezza; per questo le invia una più profonda conoscenza della propria miseria. Illuminata dalla luce che viene dall’alto conosce meglio ciò che piace a Dio, e ciò che non piace. Il peccato è secondo la conoscenza e la luce dell’anima; lo stesso anche le imperfezioni, benché essa sappia che ciò che riguarda strettamente il sacramento è il peccato... ma queste piccole cose hanno una grande importanza per chi tende alla santità e non può un confessore tener poco conto di questo. La pazienza e la mitezza del confessore aprono la via ai più profondi segreti di un’anima: l’anima quasi senza accorgersene svela la sua abissale profondità. E si sente più forte e più resistente. Ora lotta più valorosamente; si dà maggiormente da fare, poiché sa che deve renderne conto. Ricorderò ancora una cosa per quanto riguarda il confessore. Egli deve talvolta sperimentare, deve mettere alla prova, deve esercitare, deve conoscere se ha a che fare con della paglia, o con del ferro, o con dell’oro puro. Ognuna di queste tre anime ha bisogno di esercitarsi in modo particolare. Il confessore deve necessariamente formarsi un’opinione chiara su ognuna, in modo che sappia quello che può sopportare in determinati momenti, circostanze e casi. Per quanto mi riguarda, in seguito, dopo molta esperienza, quando mi resi conto di non essere compresa, non svelai più la mia anima e non mi guastai la tranquillità. Questo però avvenne solo quando tutte queste grazie furono sotto il giudizio di un saggio, istruito ed esperto confessore. Ora so come comportarmi in certi casi.

E desidero nuovamente dire alcune parole all’anima che vuole tendere decisamente alla santità e riportare frutto cioè vantaggio della confessione. La prima, totale sincerità e apertura. Il più santo ed il più saggio dei confessori non può infondere a viva forza in un’anima ciò che desidera, se l’anima non è sincera ed aperta. Un’anima insincera, chiusa, si espone a grandi pericoli nella vita spirituale e lo stesso Gesù non si dona ad una tale anima in modo superiore, perché sa che essa non ricaverebbe vantaggi da queste grazie speciali. La seconda parola, l’umiltà. Un’anima non ricava adeguati vantaggi dal sacramento della Confessione, se non è umile. La superbia tiene l’anima nelle tenebre. Essa non sa e non vuole penetrare esattamente nel profondo della sua miseria: si maschera e fugge da tutto ciò che dovrebbe guarirla. La terza parola è l’obbedienza. Un’anima disobbediente non riporterà alcuna vittoria, anche se fosse Gesù stesso a confessarla direttamente. Il confessore più esperto non può essere di alcun aiuto ad una tale anima. Un’anima disobbediente si espone a grandi sventure e non progredirà affatto nella perfezione e non se la caverà nella vita spirituale. Iddio ricolma di grazia nel modo più abbondante le anime, ma le anime obbedienti.

Oh! quanto sono graditi gli inni che sgorgano da un’anima che soffre! Tutto il cielo rimane estasiato di fronte ad una tale anima, specialmente quando è provata da Dio. Essa indirizza verso di Lui i suoi nostalgici lamenti. La sua bellezza è grande, perché proviene da Dio. Va attraverso il deserto della vita ferita d’amore divino. Essa tocca la terra con un piede solo.

Un’anima che è uscita da quei tormenti è profondamente umile. La limpidezza della sua anima è grande. Essa, senza bisogno di rifletterci in certo modo, conosce meglio che cosa in un dato momento occorra fare e che cosa tralasciare. Avverte il più piccolo tocco della grazia ed è molto fedele a Dio. Essa riconosce Iddio da lontano e gode di Dio ininterrottamente. Essa in pochissimo tempo scopre Iddio nelle anime degli altri, in genere in quanti le stanno attorno. L’anima viene purificata da Dio stesso. Dio come puro Spirito introduce l’anima in una vita puramente spirituale. Iddio stesso aveva preparato quest’anima in precedenza e l’aveva purificata, cioè l’aveva resa idonea ad uno stretto rapporto di intimità con Sé. Secondo un modo spirituale essa ha rapporti di intimità col Signore in un riposo amoroso. Si rivolge a Lui senza l’uso dei sensi. Iddio riempie l’anima con la Sua luce. La sua mente illuminata vede chiaramente e distingue i gradi in questa vita spirituale. Vede quando si univa a Dio in modo imperfetto, quando vi prendevano parte i sensi e lo spirito era unito ai sensi, sebbene già in maniera superiore e speciale, però imperfetta. Vi è un’unione col Signore superiore e più perfetta: è quella intellettuale. Qui l’anima è più riparata dalle illusioni; la sua spiritualità è più profonda e più pura. In una vita, in cui ci sono i sensi, li si è più esposti alle illusioni. L’accortezza sia dell’anima stessa che dei confessori dovrebbe essere maggiore. Vi sono momenti nei quali Iddio introduce l’anima in uno stato puramente spirituale. I sensi si spengono e sono come morti. L’anima è unita a Dio nella maniera più stretta: è immersa nella Divinità. La sua conoscenza è totale e perfetta; non dettagliata, come prima, ma generale e completa. Gioisce per questo.

Ma ora voglio parlare ancora dei momenti della prova. In quei momenti è necessario che i confessori abbiano pazienza con tale anima provata. Ma la più grande pazienza deve averla l’anima con se stessa. O mio Gesù, Tu sai quello che prova la mia anima al ricordo di quelle sofferenze. Talvolta mi son meravigliata che gli angeli ed i santi restino silenziosi mentre un’anima sopporta simili sofferenze. Tuttavia essi ci amano in modo particolare in quei momenti. L’anima mia certe volte ha gridato verso Dio, come un bambino quando la madre nasconde il suo volto ed egli non può riconoscerla e grida con quante forze ha. O Gesù mio, per queste prove d’amore sia onore e gloria a Te. Grande ed insondabile è la Tua Misericordia! O Signore, tutto quello che hai progettato nei riguardi della mia anima, è pervaso della Tua Misericordia.

Ricordo questa cosa: coloro che vivono insieme non dovrebbero aggiungere sofferenze esterne, poiché in verità quando un’anima ha il calice pieno fino all’orlo, talvolta proprio la goccia che gettiamo noi nel suo calice sarà esattamente quel di più, che farà traboccare il calice dell’amarezza. E chi risponde per quell’anima? Guardiamoci bene dall’aggiungere sofferenze agli altri, poiché questo non piace al Signore. Se le suore oppure i superiori sapessero o supponessero che una certa anima sta attraversando tali prove e, ciò nonostante, da parte loro le aggiungessero altre sofferenze, peccherebbero mortalmente e Dio stesso rivendicherebbe quell’anima. Non parlo qui di casi che per loro natura costituiscono peccato, ma parlo di una cosa che in un altro momento non sarebbe peccato. Stiamo attenti a non avere quelle anime sulla coscienza. E un grave difetto della vita religiosa e della vita in genere, che quando si vede un’anima che è nella sofferenza, si tende sempre ad aggiungerne ancora di più. Non parlo di tutti, ma ci sono persone che si comportano così. Ci permettiamo di esprimere giudizi di ogni genere e parliamo là dove non avremmo mai dovuto dire quello che abbiamo detto. La lingua è un organo piccolo, ma provoca cose grosse. La religiosa che non rispetta il silenzio, non giungerà mai alla santità, cioè non diventerà santa. Non s’illuda. Se per caso accade che per suo mezzo parla lo Spirito di Dio, allora non è lecito tacere. Ma per poter ascoltare la voce di Dio bisogna avere la quiete nell’anima ed osservare il silenzio: non un silenzio tetro, ma il silenzio interiore, cioè il raccoglimento in Dio. Si possono dire molte cose e non interrompere il silenzio, ed al contrario si può parlar poco ed infrangere continuamente il silenzio. Oh! che danni irreparabili provoca l’inosservanza del silenzio! Si fanno molti torti al prossimo, ma soprattutto alla propria anima. Secondo il mio pensiero e la mia esperienza, la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio non si dona ad un anima ciarliera che come un fuco nell’alveare ronza molto, ma non produce miele. Un’anima che chiacchiera molto è vuota nel suo interno. Non ha né virtù fondamentali, né intimità con Dio. Non è il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace e tranquillità nella quale abita Iddio. Un’anima che non ha gustato la dolcezza della quiete interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità degli altri. Ho visto molte anime negli abissi infernali per non aver osservato il silenzio. Loro stesse me l’hanno detto, quando ho chiesto loro quale era stata la causa della loro rovina. Erano anime consacrate. O mio Dio, quale dolore! Eppure avrebbero potuto non solo essere in paradiso, ma essere perfino sante. O Gesù, Misericordia, tremo quando penso che debbo rendere conto della mia lingua. Nella lingua c’è la vita, ma anche la morte. E talvolta con la lingua uccidiamo, commettiamo dei veri omicidi; e possiamo ancora considerare ciò una piccola cosa? Per la verità non riesco a comprendere tali coscienze. Ho conosciuto una persona, che avendo saputo da un’altra una certa cosa che si diceva di lei... si ammalò gravemente e di conseguenza versò molto sangue e molte lacrime e poi avvenne la dolorosa conclusione che fu causata quindi non dalla spada, ma dalla lingua. O mio Gesù silenzioso, abbi misericordia di noi. Sono passata al tema del silenzio, ma non voglio parlare di questo, bensì della vita dell’anima con Dio e della sua risposta alla grazia. Dopo che l’anima è stata purificata ed il Signore ha rapporti di intimità con lei, ora con tutte le forze tende verso Dio. Però essa da sola non può niente. Qui soltanto Iddio dispone tutto; l’anima lo sa; ne è consapevole. Essa vive ancora in esilio e sa molto bene che possono esserci ancora giornate nuvolose e piovose; ma essa guarda a tutto ciò con un atteggiamento diverso da quello tenuto finora. Non si rifugia in una pace falsa, ma si slancia nella lotta. Essa sa di essere di una progenie cavalleresca. Ora si rende conto meglio di tutto. Essa sa di essere di stirpe regale: tutto ciò che è grande e santo la riguarda.

Una serie di grazie che Dio riversa sull’anima dopo quelle prove di fuoco. Gode di una stretta unione con Dio. Ha molte visioni sensibili ed intellettuali. Sente molte parole soprannaturali e talvolta degli ordini precisi. Ma nonostante queste grazie, non basta a se stessa. Proprio in quanto Iddio la visita con queste grazie, è esposta a diversi pericoli e può facilmente cadere nella illusione. Ora dovrebbe pregare Dio perché le mandi una guida spirituale; e non solo pregare per la guida, ma bisogna darsi da fare e cercare un tale condottiero, che conosce le cose, come il condottiero deve conoscere le strade, attraverso le quali deve condurre i suoi soldati in battaglia. Un’anima che è unita a Dio, bisogna prepararla a grandi ed accaniti combattimenti.

Dopo questa purificazione e queste prove, Iddio tratta con l’anima in modo particolare, ma l’anima non collabora sempre con queste grazie. Non perché essa stessa non voglia collaborare, ma perché incontra così grandi difficoltà esterne ed interne, che ci vuole veramente un miracolo, perché quell’anima si mantenga su quelle altezze. Ora ha necessariamente bisogno di un direttore spirituale. Queste difficoltà spesso riempirono la mia anima di dubbi e talvolta anch’io ero spaventata poiché pensavo fra me: «Dopo tutto sono una povera ignorante: molte cose non le conosco, e tanto meno le cose spirituali». Però se i dubbi aumentavano, cercavo luce presso un confessore o presso le Superiore. Ma non ottenevo quello che desideravo. Quando mi aprii alle Superiore, una di esse conobbe la mia anima e la via attraverso la quale il Signore mi vuole condurre. Quando mi uniformai alle sue indicazioni cominciai a progredire rapidamente sulla via della perfezione. Purtroppo però la cosa non durò a lungo. quando aprii più a fondo la mia anima, non ottenni quello che desideravo; ed alla Superiora quelle grazie sembrarono inverosimili, quindi non potei attingere più nulla da lei. Mi disse che non era possibile che Dio avesse rapporti di tale intimità con una creatura. «Io ho paura per lei, sorella, che si tratti di un’illusione. Si consigli con un sacerdote». Ma il confessore non mi capì e disse: «È meglio che lei parli di queste cose con le Superiore». E così andavo dalle Superiore al confessore e dal confessore alle Superiore e non trovavo pace. Queste grazie divine cominciarono a essere per me una grande sofferenza. Dicevo talvolta direttamente al Signore: «Gesù, io ho paura di Te. Non sei per caso un fantasma?». Gesù mi tranquillizzava sempre, ma io non sempre mi fidavo. La cosa strana era che più io non mi fidavo, e più Gesù dava dimostrazione di essere Lui l’artefice di queste cose.

Quando mi resi conto che non ottenevo alcuna tranquillità dalle Superiore, decisi di non parlare più con loro di queste cose puramente interiori. Per l’esterno cercai, da buona religiosa, di parlare di tutto con le Superiore; ma per quanto riguarda la necessità dell’anima, d’ora in poi parlerò solo in Confessione. Per molti ed assai ragionevoli motivi ho capito che una donna non è portata a discernere questi misteri. Mi sono esposta a tante sofferenze che avrei potuto evitare. Per molto tempo sono stata ritenuta invasata dallo spirito maligno e venivo guardata con commiserazione. La Superiora poi aveva messo in atto certi accorgimenti cautelativi nei miei confronti. Era giunto alle mie orecchie che le suore mi tenevano d’occhio come tale, come indemoniata. E tutt’attorno mi si oscurò l’orizzonte. Cominciai ad evitare quelle grazie divine, ma che potevo fare? Dopotutto non era in mio potere. Improvvisamente fui presa da un così profondo raccoglimento che, malgrado la mia volontà, sprofondai in Dio ed il Signore mi trattenne presso di Sé. Nei primi momenti la mia anima è sempre un po’ spaventata, ma poi viene riempita da una calma e da una forza singolare.

Tutto ancora era da sopportare. Infatti quando il Signore chiese che dipingessi quell’immagine, allora cominciavano veramente a parlare di me ed a guardarmi come se fossi un’isterica od un’esaltata e la cosa cominciò a propagarsi un po’ di più. Una delle suore venne da me, per parlarmi in confidenza. E cominciò a commiserarmi. Mi dice: «Sento che dicono di lei che è un’esaltata, che ha delle visioni. Povera sorella, si difenda da ciò». Era sincera quell’anima e mi disse sinceramente quello che aveva sentito dire. Ma cose simili dovetti ascoltarle ogni giorno. Che tormento sia stato per me, Dio solo lo sa. Decisi però di sopportare tutto in silenzio e di non dare spiegazioni quando mi venivano rivolte domande. Alcune suore erano irritate dal mio silenzio, specialmente le più curiose; le altre, più riflessive, dicevano: «Di certo Suor Faustina dev’essere molto vicino a Dio, dato che ha la forza di sopportare tante sofferenze». E vedevo davanti a me quasi due file di giudici. Mi preoccupai di avere il silenzio interno ed esterno. Non dicevo nulla che riguardasse la mia persona, sebbene venissi interrogata direttamente da alcune suore. La mia bocca si chiuse. Soffrii come una colomba senza lamentarmi. Alcune suore però provavano quasi piacere nel darmi fastidio in qualsiasi modo. Le irritava la mia pazienza, ma Dio mi diede tanta forza interiore, che sopportai tutto ciò con serenità.

Mi ero resa conto che in quei momenti non potevo essere aiutata da nessuno e cominciai a pregare ed a chiedere al Signore un confessore. Desideravo ardentemente che un sacerdote mi dicesse quest’unica parola: «Stai tranquilla, sei sulla buona strada». Oppure «Butta via tutto, perché non viene da Dio». Purtroppo però un sacerdote così deciso, che mi dicesse quelle parole chiare in nome del Signore, non riuscivo a trovarlo. Perciò andavo avanti nell’incertezza. O Gesù, se è la Tua volontà che io viva in tale incertezza, sia benedetto il Tuo Nome. Ti prego, Signore, dirigi Tu stesso la mia anima e resta con me, perché da sola sono nulla. Ecco, sono già stata giudicata da ogni lato: non c’è più nulla in me che sia sfuggito al giudizio delle suore. Ma ormai tutto in un certo senso si è esaurito ed hanno cominciato a lasciarmi in pace; la mia anima martoriata ha potuto prendersi un po’ di riposo. Ma ho constatato che proprio durante quella tribolazione il Signore mi è stato quanto mai vicino. La tregua però è durata pochino. È scoppiata di nuovo una violenta tempesta. Adesso i sospetti di un tempo, son diventati per loro, a quanto pare, certezza e bisogna ascoltare di nuovo la stessa musica di prima. Così piace al Signore. La cosa strana però è che anche diverse faccende esterne han cominciato ad andare per traverso. Ciò ha provocato molte svariate sofferenze, note soltanto a Dio. Ad ogni modo ho cercato, come ho potuto, di fare ogni cosa con l’intenzione più pura. Ora m’accorgo di essere sorvegliata come una ladra ovunque: in cappella, quando svolgo il mio lavoro, in cella. Ora so che, oltre alla presenza di Dio, ho la continua presenza umana, che francamente qualche volta mi mette in grave imbarazzo. Ci sono stati dei momenti in cui sono rimasta indecisa se spogliarmi o meno, per potermi lavare. A proposito, anche il mio misero letto è stato controllato parecchie volte. Qualche volta m’è venuto da ridere, quando son venuta a sapere che non lasciavano in pace nemmeno il letto. Una suora mi ha detto lei stessa, che ogni sera mi sorvegliava dentro la cella, per vedere come mi comportavo. Tuttavia i Superiori son sempre i Superiori. E sebbene mi abbiano personalmente umiliata e talvolta imbottita di numerosi dubbi, tuttavia mi hanno sempre permesso quello che voleva il Signore, quantunque non come avevo chiesto, ma in altro modo hanno aderito alle richieste del Signore e mi hanno autorizzata a fare certe penitenze e mortificazioni. Un giorno una delle Madri si adirò contro di me e mi umiliò talmente, che pensavo proprio non l’avrei sopportato. Mi disse: «Stravagante, isterica, visionaria, vattene dalla mia stanza, non voglio conoscerti!». Una gragnola di rimproveri si scaricò sul mio capo. Quando arrivai nella mia cella, caddi con la faccia a terra davanti al crocifisso e guardai Gesù; non ero in grado di pronunciare nemmeno una parola. E tuttavia nascosi il fatto agli altri e feci finta che non fosse successo nulla fra di noi. Satana però approfitta sempre di queste circostanze. Cominciarono a venirmi pensieri di scoraggiamento: «Ecco la ricompensa per la tua fedeltà e sincerità! Val la pena esser sincera, quando si è capiti a questo modo?». «Gesù, Gesù, sono sfinita!». E caddi nuovamente a terra sotto quel peso; cominciai a sudare ed una certa paura cominciò ad impadronirsi di me. E pensavo: «Non ho nessuno che mi dia un appoggio morale». E subito sentii una voce nell’anima: «Non temere, Io sono con te»; ed una singolare luce illuminò la mia mente e compresi che non dovevo arrendermi a quelle malinconie e mi sentii piena di forza ed uscii dalla cella con rinnovato coraggio per andare incontro ai patimenti. Tuttavia cominciai a lasciarmi un po’ andare. Non facevo caso a quelle ispirazioni interiori; cercavo di distrarmi. Però, nonostante il chiasso e le distrazioni, vedevo quello che avveniva nella mia anima. La parola divina è eloquente e nulla può soffocarla. Cominciai ad evitare l’incontro del Signore con la mia anima, perché non volevo essere vittima di illusioni. Ma il Signore in certo qual modo m’insegui con i Suoi doni ed in verità ho provato a turno sofferenze e gioie. Non ricordo qui le varie visioni e grazie, che Dio mi ha concesso in quel tempo, perché le ho annotate altrove; ma ricorderò che quelle mie molteplici sofferenze avevano ormai raggiunto il colmo e io decisi di farla finita con questi dubbi prima dei voti perpetui. Durante tutto il tempo della probazione pregai perché venissero concessi lumi al sacerdote, al quale dovevo svelare completamente tutta la mia anima. E pregai Iddio, perché Lui stesso mi aiutasse in questo e mi facesse la grazia di poter raccontare le cose più segrete che ci sono fra me ed il Signore e di rendermi così disponibile che, qualunque cosa quel sacerdote decidesse, l’avrei considerata come decisa da Gesù stesso. Non importa quale giudizio darà su di me. Io desidero soltanto la verità ed una risposta precisa a certe mie domande. Mi sono rimessa a Dio completamente e l’anima mia desidera la verità. Non posso più continuare a vivere nel dubbio, benché nell’anima abbia una così grande certezza che queste cose provengono da Dio, che darei la mia vita per esse. Ma al di sopra di tutto questo ho posto l’opinione del confessore ed ho deciso di comportarmi secondo quanto egli riterrà giusto indicarmi. Vedo il dato momento come quello che deciderà il mio comportamento per tutta la vita. So che dipenderà tutto da esso. Non ha importanza se si pronuncerà secondo le mie ispirazioni oppure in modo del tutto opposto: questo ormai non m’importa. Io desidero conoscere la verità e seguirla. O Gesù, Tu puoi aiutarmi. E già da qui ho cominciato: nascondo tutte le grazie nell’anima ed aspetto colui che il Signore mi manderà. Senza alcun dubbio nel mio cuore, ho pregato il Signore, perché Egli si degni di aiutarmi in questi momenti ed un certo coraggio è entrato nella mia anima. Debbo ancora ricordare che ci sono alcuni confessori che aiutano l’anima e sono, per quanto ciò può apparire, dei veri padri spirituali, ma fino ad un certo punto: fino a che tutto va bene; ma quando un’anima si trova in più gravi difficoltà, allora sono indecisi e non possono, oppure non vogliono capire quell’anima; cercano di liberarsene al più presto. Tuttavia se l’anima è umile, ne ha pur sempre qualche piccolo vantaggio. Dio stesso talvolta invia un raggio di luce nel profondo dell’anima, per la sua umiltà e fiducia. Talvolta il confessore dice cose che non intendeva affatto dire ed egli stesso non se ne rende conto. L’anima crede realmente che queste sono parole del Signore stesso, sebbene dobbiamo credere che ogni parola in confessionale proviene da Dio, ma quello che ho ricordato sopra, è qualcosa che viene proprio direttamente da Dio. E l’anima sente che il sacerdote non dipende da se stesso: dice cose che non vorrebbe dire. Ecco, in questo modo Dio ricompensa la fede. L’ho sperimentato parecchie volte su me stessa. Un certo sacerdote molto istruito e grandemente stimato - m’è capitato qualche volta d’andare a confessarmi da lui - era sempre stato severo e contrario a me in queste cose, ma una volta mi disse: «Sappia, sorella, che se Iddio vuole che lei faccia questo, non bisogna opporvisi. Iddio talvolta vuoi essere lodato in questo modo. Stia tranquilla. Iddio, come ha cominciato, così, terminerà. Ma le dico, fedeltà a Dio e umiltà e ancor una volta umiltà. Ricordi quello che le ho detto oggi». Mi rallegrai pensando che forse quel sacerdote mi aveva capita. Però le circostanze furono tali, che non ebbi più occasione di confessarmi da lui.

Una volta mi chiamò una delle Madri anziane e furono fulmini e saette a ciel sereno, senza che mi rendessi conto di cosa si trattasse. Ma poco dopo capii che si trattava di cosa che non dipendeva affatto da me. Mi disse: «Lei, sorella, si levi bene dalla testa che Gesù tratti così familiarmente con lei, con una persona così misera e così imperfetta. Gesù ha rapporti di confidenza solo con anime sante, ricordatelo bene». Riconobbi che aveva pienamente ragione dicendo che sono misera, ma confido nella Misericordia divina. Quando m’incontrai col Signore, mi umiliai davanti a Lui e dissi: «Gesù, a quanto si dice, Tu non tratti con persone misere». Mi rispose: «Sta’ tranquilla, figlia Mia; proprio per mezzo di una simile miseria voglio mostrare la potenza della Mia Misericordia». Compresi che la Madre aveva inteso soltanto umiliarmi.

O mio Gesù, mi hai sottoposta a molte prove in questa mia breve vita. Molte cose le ho capite, alcune delle quali ora mi lasciano meravigliata. Oh! quanto è bene affidarsi in tutto a Dio e permettere a Dio di agire pienamente nella nostra anima. Durante la terza probazione il Signore mi fece capire che dovevo offrirmi a Lui, in modo che potesse fare di me quello che Gli piaceva. Debbo stare sempre davanti a Lui come vittima. In un primo momento mi spaventai sentendomi infinitamente misera e conoscendo bene me stessa. Risposi al Signore ancora una volta: « Sono la miseria personificata; come posso essere una vittima?». «Oggi questo non lo comprendi. Domani te lo farò comprendere durante l’adorazione». Il cuore tremò e l’anima. Queste parole mi s’impressero profondamente nell’anima. La parola divina è viva. Quando giunsi all’adorazione, sentii nell’anima che ero entrata nel tempio del Dio vivente, la cui Maestà è grande ed insondabile. Ed il Signore mi fece conoscere quello che sono anche i più puri spiriti di fronte a Lui. Benché all’esterno non vedessi nulla, la presenza di Dio mi trapassò da parte a parte. In quel momento la mia mente venne illuminata in maniera singolare. Davanti agli occhi della mia anima passò una visione, come quella di Gesù nell’Orto degli Ulivi. All’inizio le sofferenze fisiche e tutte le circostanze che le aumentano; le sofferenze morali in tutta la loro estensione e quelle di cui nessuno saprà mai nulla. In questa visione entra tutto: sospetti ingiusti, perdita del proprio buon nome. Ho descritto questa cosa in modo molto succinto, ma la conoscenza che ne ebbi fu talmente chiara che quello che in seguito sopportai non fu per nulla diverso da quello che avevo conosciuto in quel momento. il mio nome deve essere: «vittima». Quando la visione terminò un sudore freddo mi scendeva dalla fronte. Gesù mi fece conoscere che, anche se non avessi dato il mio consenso per tutto ciò, avrei potuto egualmente salvarmi e non avrebbe diminuito le grazie che mi aveva concesso e che avrebbe continuato a rimanere con me negli stessi rapporti di intimità; insomma che, anche se non avessi consentito a quel sacrificio, la generosità di Dio non sarebbe diminuita per questo. Ed il Signore mi fece capire che tutto il mistero dipendeva da me, dal mio consenso volontario a tale sacrificio con piena consapevolezza della mia mente. In quest’atto volontario e consapevole c’è tutta la sua potenza ed il suo valore di fronte alla Sua Maestà. Anche se non mi capitasse nulla di quello a cui mi sono offerta, davanti al Signore è come se tutto fosse già avvenuto. In quel momento compresi che entravo in unione con la Maestà incomprensibile. Sentii che Dio attendeva una mia parola, il mio consenso. Ad un tratto il mio spirito sprofondò in Dio e dissi: «Fa’ di me quello che Ti piace: mi sottometto alla Tua volontà. Da oggi la Tua santa volontà è il mio cibo. Con l’aiuto della Tua grazia, sarò fedele alle Tue richieste. Fa’ di me quello che Ti piace. Ti scongiuro, Signore, resta con me in ogni momento della mia vita». All’improvviso, dopo che avevo dato il consenso a quel sacrificio con la volontà e col cuore, la presenza di Dio penetrò in me da parte a parte. La mia anima venne immersa in Dio ed inondata da una felicità così grande, che non riesco a descriverla nemmeno parzialmente. Sentivo che la Sua Maestà mi fondeva in modo mirabile con Sé. Vidi la grande compiacenza di Dio verso di me ed a mia volta il mio spirito s’immerse in Lui. Consapevole di questa unione con Dio, sento di essere amata in modo particolare ed a mia volta amo con tutte le forze della mia anima. Un grande mistero è avvenuto durante quell’adorazione: un mistero fra me ed il Signore; e mi sembrava di dover morire d’amore mentre mi guardava. Ho parlato a lungo col Signore, ma senza nemmeno una parola. E il Signore mi disse: «Sei la delizia del Mio Cuore. Da oggi ogni più piccola azione trova compiacenza dinanzi ai Miei occhi, qualunque cosa farai». In quel momento mi sentii consacrata. L’involucro del corpo è lo stesso, ma l’anima e un altra: in essa dimora Iddio con tutta la Sua predilezione; non un sentimento, ma una consapevole realtà, che niente mi può offuscare. Un grande mistero si è intrecciato fra di me e Dio. Nella mia anima sono rimasti il coraggio e la forza. Quando sono uscita dall’adorazione, ho guardato negli occhi con serenità a tutto ciò che prima mi faceva tanta paura. Quando uscii nel corridoio, mi toccò subito una grande sofferenza ed umiliazione da parte di una certa persona. L’accettai con rassegnazione alla volontà del cielo e mi strinsi profondamente al Sacratissimo Cuore di Gesù, il Signore, dimostrando di essere pronta a quello per cui mi ero offerta. La sofferenza spuntò quasi da sotto terra; la stessa Madre Margherita se ne meravigliò. Alle altre passano lisce molte cose, ed in verità non vale la pena farci caso; ma a me non se ne salva una: ogni parola è analizzata, ogni passo controllato. Una suora mi disse: «Si prepari, sorella, ad accettare una piccola croce che l’attende da parte della Madre Superiora. Quanto mi dispiace per lei!». Ed io nel mio intimo sono contenta di questo e vi sono preparata già da parecchio tempo. Quando vide il mio coraggio, rimase stupita per questo. Adesso vedo che l’anima da sola può ben poco, ma con Iddio può tutto. Ecco quello che può la grazia di Dio! Sono poche le anime sempre attente alle ispirazioni di Dio, ma ancora di meno sono quelle che eseguono fedelmente le ispirazioni divine. Un’anima fedele a Dio però non può da sola prendere decisioni sulle sue ispirazioni: deve sottoporle al controllo di un sacerdote molto colto e saggio e, finché non ha la certezza, deve mantenere un atteggiamento d’incredulità. Non dia di propria iniziativa la sua fiducia a queste ispirazioni ed a tutte le grazie superiori, poiché può esporsi a molti danni. Sebbene l’anima distingua subito le false ispirazioni da quelle che provengono da Dio, tuttavia sia prudente perché ci sono molte cose dubbie. Dio è contento e si rallegra quando l’anima non presta fede a Lui Stesso, per Lui Stesso: perché Lo ama, è prudente ed interroga, e chiede aiuto per accertare che chi opera in lei è veramente Dio. E dopo averne avuta la conferma tramite un confessore illuminato, stia tranquilla; si metta nelle mani di Dio secondo le Sue indicazioni, cioè secondo le indicazioni del confessore. L’amore puro è capace di grandi imprese e non l’annientano né le difficoltà, né le contrarietà. Come l’amore è forte nelle grandi difficoltà, così è perseverante nella grigia, noiosa vita quotidiana. Essa sa che, per piacere a Dio, una cosa è necessaria: fare con grande amore le cose più piccole. Amore e sempre amore. L’amore puro non sbaglia; esso ha singolarmente molta luce e non fa nulla che non debba piacere a Dio. E attento nel prevedere ciò che è più caro a Dio e non c’è nulla che lo eguagli; è felice quando può annientarsi ed ardere come un sacrificio puro. Quanto più dà di sé, tanto più è felice. Inoltre nessuno meglio di lui riesce ad avvertire i pericoli da tanto lontano; ha il fiuto per togliere la maschera e sa con chi tratta.

I miei tormenti giungono ormai alla fine. Il Signore mi dà l’aiuto promesso. Lo vedo in due sacerdoti, cioè in Padre Andrasz e in Don Sopocko. Nel corso degli esercizi spirituali prima dei voti perpetui, per la prima volta venni tranquillizzata completamente ed in seguito venni guidata nella stessa direzione da Don Sopocko. Così si realizzò la promessa del Signore. Dopo che fui tranquillizzata ed istruita sul modo di procedere sulle vie di Dio, il mio spirito si rallegrò nel Signore e mi sembrò non di camminare, ma di correre. Mi erano state sciolte le ali per il volo e cominciai a volteggiare verso l’ardore del sole e non tornerò in basso fino a quando riposerò in Colui, nel Quale è annegata la mia anima per l’eternità. E mi abbandonai completamente all’influsso della grazia. Grandiosi sono gli abbassamenti divini alla mia anima! Da parte mia non mi ritiro, né mi rifiuto, ma m’immergo in Lui, come nell’unico mio Tesoro. Sono una cosa sola col Signore: in un certo modo scompare l’abisso che c’è fra noi, il Creatore e la creatura. Per alcuni giorni la mia anima è stata quasi continuamente in estasi: la presenza di Dio non mi ha abbandonato nemmeno per un istante, e la mia anima ha perseverato in una continua amorosa unione col Signore. Ciò tuttavia non mi ha impedito di adempire i miei doveri. Sentivo che ero stata trasformata in amore; ardevo tutta, ma senza riportare danni. M’immergevo continuamente in Dio. Iddio mi attirava a Sé con tale forza e potenza che in certi momenti non mi rendevo nemmeno conto di essere sulla terra. Per tanto tempo avevo ostacolato la grazia di Dio e ne avevo avuto paura. Adesso Iddio Stesso tramite Padre Andrasz aveva tolto ogni difficoltà. Il mio spirito era stato indirizzato verso il sole e sbocciò ai suoi raggi per Lui Stesso. Già non capì … [qui la frase è interrotta e non è stata completata].

Nonostante Iddio mi attirasse a Sé con tale veemenza che spesso non ero in grado di oppormi alla Sua grazia, sprecavo molte grazie di Dio perché avevo sempre paura delle illusioni. Quando all’improvviso venivo immersa in Lui, in quei momenti Gesù mi riempiva della Sua pace in maniera che, in seguito, anche se avessi voluto allarmarmi, non avrei potuto. Ad un tratto sentii nel mio intimo queste parole: «Perché tu sia tranquilla, che sono Io l’autore di tutte le richieste fatte a te, ti darò una tranquillità così profonda che, se anche volessi inquietarti ed allarmarti, ciò oggi non sarà in tuo potere, ma l’amore inonderà la tua anima fino a farti dimenticare te stessa». In seguito Gesù mi diede un altro sacerdote, al quale mi ordinò di svelare la mia anima. In un primo momento lo feci con una certa esitazione; ma un severo richiamo da parte di Gesù procurò una profonda umiltà alla mia anima. Sotto la sua direzione la mia anima progredì celermente nell’amore di Dio e molte delle richieste del Signore vennero eseguite in concreto. Talvolta il suo coraggio e la sua profonda umiltà mi hanno fatto riflettere. Oh! quant’è misera la mia anima che ha dissipato tante grazie! Sfuggivo a Dio ed Egli m’inseguiva con le Sue grazie. Il più delle volte le grazie di Dio mi venivano elargite, quando meno me l’aspettavo. Dal momento in cui il Signore mi ha dato un direttore spirituale, sono più fedele alla grazia per merito dello stesso direttore e della sua vigilanza sulla mia anima. Ho conosciuto veramente quello che è una direzione spirituale e come la considera Gesù: per ogni minima mancanza Gesù mi ammoniva e mi faceva presente che le questioni, che io sottoponevo al confessore, le giudicava Lui Stesso. «Ed ogni mancanza contro di lui colpisce Me direttamente». Quando la mia anima sotto la sua direzione cominciò a gustare profondamente il raccoglimento e la pace, udii spesso nell’anima queste parole, talora ripetute varie volte di seguito: «Fortificati per la lotta!».

Gesù mi fa conoscere spesso quello che non Gli piace nella mia anima e qualche volta mi ha rimproverato per cose che sembravano minuzie, ma che in realtà avevano una grande importanza. Egli mi ha messo in guardia e mi ha esercitato come un Maestro. Per molti anni mi ha educata Lui Stesso, fino al momento in cui mi ha dato un direttore spirituale. In precedenza era Lui che mi faceva conoscere quello che non capivo ed ora mi ordina di chiedere tutto al confessore e spesso mi dice così: «E Io ti risponderò tramite la sua bocca; sta’ tranquilla». Non mi è ancora capitato di ricevere una risposta in contrasto con ciò che il Signore mi chiedeva e che io avevo fatto presente al mio direttore spirituale. Anzi qualche volta, ma non spesso, mi è capitato che Gesù mi ha raccomandato determinate cose di cui nessuno potrebbe essere stato al corrente, ma, quando mi sono avvicinata alla grata, il confessore me le ha raccomandate anche lui.

Quando l’anima ha ottenuto per lungo tempo molta luce e molte ispirazioni e dopo che i confessori le hanno assicurato sia la tranquillità sia la provenienza delle ispirazioni, se il suo amore è grande, in tal caso Gesù le fa conoscere che è tempo che metta in pratica ciò che ha ricevuto. L’anima viene a conoscere che il Signore conta su di lei e questa conoscenza le dà forza. Essa sa che per restare fedele dovrà talvolta esporsi a varie difficoltà; ma essa confida in Dio e, grazie a tale fiducia, giunge là dove Iddio la chiama. Le difficoltà non la spaventano; sono per lei come il pane quotidiano; non la spaventano affatto, né l’intimoriscono, come i colpi di cannone non spaventano il cavaliere che è continuamente sui campi di battaglia. Essa è ben lungi dallo spaventarsi, però rimane in ascolto per capire da che parte attaccherà il nemico. Per riportare la vittoria non fa nulla alla cieca, ma indaga, riflette profondamente e, non contando su di sé, prega fervorosamente ed attinge consigli da cavalieri esperti e saggi, e comportandosi così, vince quasi sempre. Ci sono degli attacchi nei quali l’anima non ha il tempo né per riflettere, né per chiedere consigli, né per nient’altro. In quei casi bisogna combattere per la vita o per la morte. Qualche volta è bene rifugiarsi nella ferita del Cuore di Gesù, non rispondendo nemmeno una parola: per quell’atto stesso il nemico è già sconfitto. In tempo di pace l’anima si sottopone a sforzi come fa in tempo di battaglia. Deve esercitarsi e molto; diversamente nemmeno parlarne di vittoria. Il tempo di pace lo considero come il tempo di preparazione alla vittoria. Deve vigilare continuamente. Vigilanza e ancora una volta vigilanza! L’anima che riflette ottiene molta luce. Un’anima dissipata si mette da sola in pericolo di cadere e non si meravigli se poi cadrà.

O Spirito Divino, guida dell’anima: saggio è colui che Tu trasformi. Ma affinché lo Spirito Divino possa agire in un’anima, occorre silenzio e raccoglimento.

La preghiera. Con la preghiera l’anima si prepara ad affrontare qualsiasi battaglia. In qualunque condizione si trovi un’anima, deve pregare. Deve pregare l’anima pura e bella, poiché diversamente perderebbe la sua bellezza. Deve pregare l’anima che tende alla purezza, altrimenti non vi giungerà. Deve pregare l’anima che si è appena convertita, diversamente cadrebbe di nuovo. Deve pregare l’anima peccatrice, immersa nei peccati, per poter risorgere. E non c’è anima, che non abbia il dovere di pregare, poiché ogni grazia arriva tramite la preghiera. Ricordo che la luce l’ho ricevuta in massima parte durante l’adorazione di mezz’ora, che facevo ogni giorno durante tutta la Quaresima, stando distesa a forma di croce davanti al SS.mo Sacramento. In quel tempo conobbi più a fondo me stessa e Iddio, anche se per fare quella preghiera incontrai molti ostacoli, nonostante avessi il permesso dei superiori. L’anima deve sapere che, per pregare e perseverare nella preghiera, deve armarsi di pazienza e superare coraggiosamente le difficoltà esteriori ed interiori. Le difficoltà interiori: lo scoraggiamento, l’aridità, l’indolenza, le tentazioni. Quelle esteriori: il rispetto umano e la necessità di rispettare i momenti destinati alla preghiera. Io stessa ho sperimentato che, se non dicevo le preghiere nel tempo stabilito, dopo non le dicevo più, perché i doveri me l’impedivano; e se pure le dicevo, ciò avveniva con gran fatica, perché il pensiero andava ai doveri da compiere. Mi è capitata anche questa difficoltà: se l’anima aveva recitato bene le preghiere e ne era uscita con un profondo raccoglimento interiore, gli altri la contrastavano per tale raccoglimento; perciò ci vuole pazienza per perseverare nella preghiera. Più di una volta mi è capitata una cosa di questo genere: quando la mia anima era più profondamente assorta in Dio ed aveva riportato maggior profitto dalla preghiera e la presenza di Dio l’aveva accompagnata durante il giorno e sul lavoro aveva dimostrato più concentrazione, più esattezza e più impegno, proprio allora ho avuto il maggior numero di rimproveri con l’accusa di essere negligente ed indifferente a tutto e questo perché le anime meno raccolte vogliono che anche le altre siano come loro, perché costituiscono per loro un rimprovero continuo.

Un’anima nobile e delicata può essere anche la più semplice, ma di sentimenti delicati; una tale anima cerca di vedere Iddio in ogni cosa. Lo trova ovunque, riesce a trovare Iddio anche nelle cose più insignificanti. Tutto per lei ha un significato. Apprezza grandemente tutto. Ringrazia Dio per ogni cosa. Da ogni cosa ricava profitto e rivolge a Dio ogni lode. Confida in Lui e non s’impressiona quando viene il tempo della prova. Essa sa che Iddio è sempre il migliore dei padri e tiene poco conto delle considerazioni umane. Segue fedelmente anche il più piccolo soffio dello Spirito Santo; gioisce per questo Ospite spirituale e si aggrappa a Lui come un bimbo alla madre. Dove le altre anime s’arrestano e si spaventano, essa va avanti senza paura e senza difficoltà. Quando il Signore stesso vuole stare accanto ad un’anima e guidarla, allontana da lei tutto ciò che c’è all’esterno. Quando mi ammalai e venni trasferita in infermeria, ebbi molti dispiaceri per questo motivo. Eravamo in due ricoverate in infermeria. Da Suor N. andavano in visita le suore; da me non s’affacciava nessuno. Per la verità l’infermeria è una sola, ma ognuna ha la propria cella. Le serate invernali erano lunghe. Suor N. aveva la luce e la cuffia per la radio ed io per mancanza della luce non potevo nemmeno preparare la meditazione. Dopo che erano passate così all’incirca due settimane, una sera mi lamentai col Signore: «Ho molti dispiaceri e non posso nemmeno preparare la meditazione, dato che non ho la luce». Ed il Signore mi disse che sarebbe venuto Lui ogni sera e mi avrebbe dato i punti per la meditazione dell’indomani. I punti si riferivano sempre alla Sua dolorosa Passione. Mi disse: «Medita la Mia Passione davanti a Pilato». E così, punto per punto, per un’intera settimana meditai la Sua dolorosa Passione. Da quel momento una grande gioia entrò nella mia anima e non desiderai più né visite, né luce; mi bastava Gesù per ogni cosa. Per la verità l’interessamento delle Superiore per le ammalate era notevole; tuttavia il Signore dispose in modo tale che mi sentii abbandonata. Egli, il migliore dei Maestri, per poter agire direttamente su un’anima allontana da lei tutto ciò che è creato. Più di una volta fui bersaglio di così numerose vessazioni e sofferenze che la stessa Madre M. mi disse: «Sulla sua strada, sorella, le sofferenze spuntano direttamente da sotto terra». Mi disse ancora: «Io guardo a lei, sorella, come se fosse crocifissa, ma ho notato che il Signore Gesù in qualche modo c’entra in questo. Sorella, sia fedele al Signore».

Desidero annotare un sogno che feci su Santa Teresa del Bambino Gesù. Ero ancora novizia ed avevo certe difficoltà, che non mi riusciva di risolvere. Erano difficoltà interne collegate con difficoltà esterne. Avevo fatto parecchie novene a vari santi, ma la situazione diveniva sempre più pesante. Le mie sofferenze per questa ragione erano talmente grandi, che non sapevo più come continuare a vivere, ma improvvisamente mi venne l’idea di pregare Santa Teresa del Bambino Gesù. Cominciai la novena a questa santa, poiché prima di entrare in congregazione avevo molta devozione per lei. Adesso l’avevo un po’ trascurata, ma trovandomi in questa necessità, di nuovo cominciai a pregarla con grande fervore. Il quinto giorno della novena sogno Santa Teresa, ma come se fosse stata ancora sulla terra. Mi nascose la consapevolezza che era santa e cominciò a dirmi parole di conforto; che non mi rattristassi a motivo di quella questione, ma avessi più fiducia in Dio. Mi disse: «Anch’io ho sofferto molto». Ma io non ero molto convinta che lei avesse sofferto molto e le dissi: «A me sembra che tu non soffra per niente». Ma Santa Teresa rispose assicurandomi che aveva sofferto molto e mi disse: «Sappia, sorella, che fra tre giorni lei risolverà la sua questione nel modo migliore». Dato che io non ero molto propensa a crederle, tutto ad un tratto si fece conoscere come santa. Allora la gioia inondò la mia anima e le dissi: «Tu sei santa?». Ed essa mi rispose: «Sì, sono santa ed abbi fiducia che quella questione la risolverai fra tre giorni». E io le dissi: «Santa Teresina, dimmi, andrò in paradiso?». Mi rispose: «Sorella, lei andrà in paradiso». «E sarò santa?». Mi rispose: «Sarai santa». «Ma, Teresina, sarò santa come te, sugli altari?». Ed essa mi rispose: «Sì, sarai santa come me, ma devi avere molta fiducia in Gesù». E poi le chiesi se mio padre e mia madre andranno in paradiso, se […]. Mi rispose: «Ci andranno». E domandai ancora: «E le mie sorelle ed i miei fratelli andranno in paradiso?». Mi rispose che dovevo pregare molto per loro e non mi diede una risposta precisa. Compresi che avevano bisogno di molte preghiere. Questo è un sogno e come dice un proverbio polacco «Sen mara, a Bég wiara - il sogno è una chimera, mentre Dio è certezza». Però, come mi aveva detto, il terzo giorno risolsi quella difficile questione con grande facilità. Per quanto concerne quella questione, si avverò tutto alla lettera come mi aveva detto. Questo è un sogno, ma ha avuto un suo significato.

Mi trovavo, una volta, in cucina con suor N. e questa si adirò un poco contro di me e per penitenza mi ordinò di stare seduta su un tavolo, mentre solo lei continuò a darsi molto da fare; riassettò e strofinò ed io me ne stavo seduta sul tavolo. Le altre suore, che andavano e venivano, si stupivano nel vedermi seduta a quel modo. Ognuna diceva la sua. Una disse che ero una fannullona; un’altra, che ero stramba. A quel tempo ero postulante. Altre dicevano: «Che razza di suora sarà mai costei?». Io però non potevo scendere dal tavolo, perché quella suora m’aveva imposto, sotto obbedienza, di restar seduta fino a che non m’avesse detto di scendere. Dio solo sa quanti atti di mortificazione feci in quell’occasione. Pensavo di prender fuoco per la vergogna. Dio Stesso talvolta così permise per la mia formazione interiore, ma il Signore poi mi ricompensò per quella umiliazione con una grande gioia. Durante la benedizione Lo vidi sotto un aspetto di grande bellezza. Gesù mi guardò amabilmente e disse: «Figlia Mia, non aver paura delle sofferenze. Io sono con te». Una notte ero di turno e soffrivo molto interiormente per il fatto di dover dipingere quell’immagine e non sapevo proprio che decisione prendere, dato che era un continuo volermi far credere che si trattava di un’illusione, mentre un sacerdote aveva detto che forse Iddio voleva essere adorato per mezzo di quella immagine; quindi bisognava darsi da fare per dipingerla. Ma la mia anima era molto stanca. Quando entrai nella cappellina, avvicinai il capo al tabernacolo, e bussai dissi: «Vedi, Gesù, quante difficoltà ho nel dover dipingere quell’immagine». E sentii una voce dal tabernacolo: «Figlia Mia, le tue sofferenze non dureranno a lungo».

Un giorno vidi due strade: una strada larga cosparsa di sabbia e di fiori, piena di allegria, di musica e di vari passatempi. La gente andava per quella strada ballando e divertendosi. Giungono alla fine, ma non s’accorgono che è finita. Alla fine di quella strada c’era uno spaventoso precipizio, cioè l’abisso infernale. Quelle anime cadevano alla cieca in quella voragine; man mano che arrivavano, precipitavano dentro. E ce n’era un così gran numero, che era impossibile contarle. E vidi un’altra strada, o meglio un sentiero, poiché era stretto e cosparso di spine e di sassi e la gente che andava per quella strada aveva le lacrime agli occhi ed era piena di dolori. Alcuni cadevano sulle pietre, ma si alzavano subito e proseguivano. Ed alla fine della strada c’era uno stupendo giardino pieno di ogni felicità e tutte quelle anime vi entravano. Subito, fin dal primo momento, dimenticavano i loro dolori.

Quando ci fu l’adorazione dalle Suore della Famiglia di Maria, di sera con una delle nostre Suore andai a quell’adorazione. Subito, appena entrai nella cappella, la presenza di Dio s’impadronì della mia anima. Pregai così, come in certi momenti, senza dire una parola. Ad un tratto vidi il Signore che mi disse: «Sappi che, se trascuri di dipingere quell’immagine e tutta l’opera della Misericordia, nel giorno del giudizio risponderai di un gran numero di anime». Dopo queste parole del Signore, una certa apprensione entrò nella mia anima e anche timore. Non riuscivo a tranquillizzarmi da sola. Quelle parole mi risuonavano nelle orecchie. «Si, nel giorno del giudizio universale dovrò rispondere non solo di me stessa, ma anche di altre anime». Queste parole mi erano penetrate profondamente nel cuore. Quando tornai a casa entrai nel piccolo Gesù, caddi con la faccia a terra davanti al SS.mo Sacramento e dissi al Signore: «Farò tutto quello che è in mio potere, ma Ti prego, Tu rimani sempre con me e dammi la forza di fare la Tua santa volontà, poiché Tu puoi tutto ed io da sola niente».

Da qualche tempo mi capita di sentire nell’anima quando qualcuno prega per me; lo sento immediatamente e a sua volta quando qualche anima mi chiede preghiere, sebbene non me lo dica, io lo sento egualmente nell’anima. Lo sento in questo modo: avverto un’inquietudine, come se qualcuno mi chiamasse; poi quando prego riacquisto la pace.

Una volta avevo un gran desiderio di accostarmi alla S. Comunione, ma avevo un certo dubbio e non mi accostai. Per questo motivo soffrii tremendamente. Mi sembrava che il cuore mi si spezzasse dal dolore. Quando mi dedicai ai miei impegni col cuore pieno d’amarezza, Gesù apparve improvvisamente accanto a me e mi disse: «Figlia Mia, non tralasciare la S. Comunione, se non quando sei ben consapevole di essere caduta gravemente. All’infuori di ciò non ti trattenga alcun dubbio dall’unirti a Me nel Mio mistero d’amore. I tuoi piccoli difetti spariranno nel Mio amore, come una pagliuzza gettata in un grande incendio. Sappi questo, che Mi rattristi molto quando ometti di riceverMi nella S. Comunione ».

La sera, quando entrai nella piccola cappellina udii nell’anima queste parole: «Figlia Mia, medita su queste parole: “ed in preda all’angoscia, pregava più a lungo”» (cfr. Lc 22,44). Quando cominciai a riflettere più a fondo, molta luce penetrò nella mia anima. Compresi di quanta perseveranza nella preghiera abbiamo bisogno e che da tale faticosa preghiera dipende talvolta la nostra salvezza.

Quando andai a Kiekrz a sostituire per poco tempo una consorella, un pomeriggio attraversai l’orto e mi fermai sulla riva del lago e rimasi a lungo assorta pensando a questo elemento della natura. Ad un tratto vidi presso di me Gesù, che mi disse amabilmente: «Ho creato tutto questo per te, Mia sposa, e sappi che tutte le bellezze sono nulla in confronto a quello che ti ho preparato nell’eternità». L’anima mia fu inondata da una gioia così grande, che rimasi là fino alla sera e mi sembrò d’esserci rimasta solo un breve momento. Quel giorno l’avevo libero e destinato al ritiro spirituale di un giorno, perciò avevo piena libertà di dedicarmi alla preghiera. Oh! quanto è infinitamente buono Dio; c’insegue con la Sua bontà. Il più delle volte mi capita che il Signore mi concede le grazie più grandi, proprio quando io non me le aspetto affatto.

O Ostia santa, Tu sei chiusa per me nel calice d’oro, affinché nel gran deserto dell’esilio, io transiti pura, immacolata, intatta; me lo conceda la potenza del Tuo amore. O Ostia santa, dimora nell’anima mia, amore purissimo del mio cuore, la Tua luce disperda le tenebre. Tu non rifiuti le grazie ad un cuore umile. O Ostia santa, delizia del paradiso, sebbene nasconda la Tua bellezza e Ti presenti a me in una briciola di pane, la fede forte squarcia questo velo.

Il giorno della crociata, il quinto di ogni mese, è capitato il primo venerdì. E il mio giorno, quello in cui debbo stare di guardia davanti a Gesù. In quel giorno ho il compito di riparare per tutti gli insulti e le mancanze di riguardo verso il Signore, di pregare perché in quel giorno non venga commesso alcun sacrilegio. Il mio spirito in quel giorno era infiammato di un amore particolare verso l’Eucaristia. Mi sembrava di essere trasformata in una fiamma. Quando, per prendere la S. Comunione, mi avvicinai al sacerdote che mi dava Gesù, una seconda Ostia finì su di una mia manica e io non sapevo quale prendere. Essendo io rimasta un attimo sopra pensiero, il sacerdote spazientito fece un movimento con la mano perché la prendessi. Quando presi l’Ostia che mi porgeva, l’altra mi cadde nelle mani. Il sacerdote andò dall’altra parte della balaustra a distribuire la S. Comunione e io tenni Gesù nelle mie mani per tutto quel tempo. Quando il sacerdote si avvicinò di nuovo, gli diedi l’Ostia caduta perché la mettesse nella pisside, dato che in un primo momento, quando avevo preso Gesù, non avevo potuto dirgli che un’altra era caduta, prima d’aver inghiottito. Mentre tenevo l’Ostia nelle mani, sentii un tale impeto d’amore, che per tutto il giorno non potei né mangiare, né riprendere conoscenza. Dall’Ostia sentii queste parole: «Desideravo riposare nelle tue mani, non solo nel tuo cuore» e all’improvviso in quel momento vidi Gesù Bambino. Ma quando si avvicinò il sacerdote, vidi di nuovo l’Ostia.

O Maria, Vergine Immacolata, Puro cristallo per il mio cuore, Tu sei la mia forza, o àncora potente, Tu sei lo scudo e la difesa dei deboli cuori. O Maria, Tu sei pura ed impareggiabile, Vergine e Madre insieme. Tu sei bella come il sole, senza alcuna macchia, Nulla è paragonabile all’immagine della Tua anima. La Tua bellezza ha affascinato il Tre volte Santo, Sceso dal cielo, abbandonando il trono della Sua sede eterna, e prese corpo e sangue dal Tuo cuore, nascondendosi per nove mesi nel cuore della Vergine. O Madre, o Vergine, nessuno riesce a comprendere che l’immenso Iddio diventa uomo, solo per amore e per la Sua insondabile Misericordia. Per merito Tuo, o Madre, vivremo con Lui in eterno. O Maria, Vergine Madre e Porta del cielo, attraverso Te ci è venuta la salvezza. Ogni grazia sgorga per noi dalle Tue mani. E solo la Tua fedele imitazione mi farà santa. O Maria, o Vergine, o Giglio più bello, il Tuo Cuore è stato il primo tabernacolo per Gesù sulla terra, perché la Tua umiltà è stata la più profonda e per questo sei stata innalzata sopra i cori degli angeli e sul santi. O Maria, dolce Madre mia, affido a Te l’anima, il corpo ed il mio povero cuore. Sii la Guardiana della mia vita E soprattutto nell’ora della morte, nell’ultima battaglia.

G.M.G. Gesù confido in Te. Anno 1937, mese 1, giorno 1.

Annotazione per il controllo dell’anima. Esame particolare: unirmi a Cristo misericordioso. Pratica: il silenzio interiore, stretta osservanza del silenzio.

La coscienza

Gennaio. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 4. Giaculatoria: E Gesù taceva!

Febbraio. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 36, sconfitte, 3. Giaculatoria: Gesù confido in Te!

Marzo. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 51, sconfitte, 2. Giaculatoria: Gesù infiamma d’amore il mio cuore.

Aprile. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 61, sconfitte, 4. Giaculatoria: Con Dio posso tutto.

Maggio. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 92, sconfitte, 3. Giaculatoria: Nel suo Nome è la mia forza.

Giugno. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 64, sconfitte, 1. Giaculatoria: Tutto per Gesù!

Luglio. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 62, sconfitte, 8. Giaculatoria: Riposa Gesù nel mio cuore.

Agosto. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 88, sconfitte, 7. Giaculatoria: Gesù Tu sai...

Settembre. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 99, sconfitte, 1. Giaculatoria: Gesù nascondimi nel tuo Cuore.

Ottobre. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 3. Giaculatoria: O Maria, uniscimi a Gesù.

Novembre. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Gesù mio, misericordia.

Dicembre. Dio e l’anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Ti saluto, Ostia viva.

G.M.G. Anno 1937

Esercitazione generale

Per ogni volta che il mio petto respira, per ogni volta che batte il mio cuore, per ogni volta che pulsa il sangue nel mio organismo, per altrettante migliaia di volte desidero esaltare la Tua Misericordia, o Trinità Santissima.

Desidero trasformarmi tutta nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. Che il più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile Misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima. Aiutami, o Signore, a far si che i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c’è di bello nell’anima del mio prossimo e gli sia di aiuto. Aiutami a far si che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo. Aiutami, o Signore, a far si che la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono. Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me i lavori più pesanti e più penosi. Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza. Il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo. Aiutami, Signore, a far si che il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo. A nessuno rifiuterò il mio cuore. Mi comporterò sinceramente anche con coloro di cui so abuseranno della mia bontà, mentre io mi rifugerò nel Misericordiosissimo Cuore di Gesù. Non parlerò delle mie sofferenze. Alberghi in me la Tua Misericordia, o mio Signore.

Tu Stesso mi ordini di esercitarmi nei tre gradi della misericordia.

Primo: l’opera di misericordia di qualunque genere essa sia.

Secondo: la parola misericordiosa; se non potrò con l’azione lo farò con la parola.

Il terzo grado è la preghiera. Se non potrò dimostrare la mia misericordia né con l’azione, né con la parola, posso sempre farlo con la preghiera. La preghiera l’estenderò anche là, dove non posso giungere fisicamente. O Gesù mio, trasformarmi in Te Stesso poiché Tu puoi fare tutto.

[A questo punto nel manoscritto ci sono 4 pagine in bianco]

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