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14.12.2017
Un’altra grave legge che indica la crescente sudditanza anche dell’Italia al “nuovo ordine mondiale”
Già da quando il nostro Paese, 150 anni fa, è stato occupato da un potere, prima militare e poi culturale, sostanzialmente ostile alla fede ed alla Chiesa cattolica (v. in merito nel sito la  documentazione 1 e 2) , di fatto ha perso la sua grande dignità, se non addirittura priorità, che aveva nel panorama della civiltà mondiale (qui e dalla Chiesa sono nate le università, gli ospedali, gli enti caritativi, abbiamo la maggioranza assoluta del patrimonio culturale mondiale, ma in fondo in Italia è nata la stessa scienza moderna); ed ha cominciato ad essere marginale, persino “colonizzato” culturalmente, ideologicamente ed economicamente, per ritrovarsi subalterno, culturalmente ed economicamente, a potenze straniere. Però i grandi “poteri forti” (occulti o palesi), a differenza di quanto poteva più agevolmente avvenire nei Paesi “protestanti” (in virtù di quella stessa loro teologia ‘eretica’ e più facilmente sottomessa al potere), in Italia dovevano fare sempre i conti con la presenza nel nostro Paese del centro della cattolicità (Roma, il Papato), che infatti hanno sempre cercato di distruggere (prima militarmente, nel secolo XIX, poi culturalmente). Nonostante ciò, fino a qualche decennio fa il popolo italiano rimaneva però sostanzialmente fedele a Cristo e alla Chiesa e sentiva questi poteri anticristiani come ostili alla propria stessa vita, tradizione, mentalità, comunque impregnata indubitabilmente di fede cristiana. (Ridicolo ad esempio chi oggi vorrebbe togliere i segni pubblici della fede cristiana in Italia: se si prendesse davvero sul serio questa follia laicista e suicida, dovremmo cancellare gran parte del nostro patrimonio artistico, culturale, di usi e costumi, fino a buona parte della lingua, dei nomi e persino della toponomastica … infatti il Risorgimento ha cercato violentemente di cambiare anche questa, vedi).
Però da qualche decennio, per ingenuità o per convinzione (ad esempio di molti cattolici impegnati in politica, che teorizzano essi stessi l’assoluta laicità dello Stato - mentre invece i laicisti ed avversari della Chiesa e della fede portano avanti con forza le loro battaglie e spesso impongono le loro idee - dove cioè le convinzioni di fede devono rimanere solo nella coscienza e nella vita privata, e giungono persino ad approvare leggi civili esattamente contrarie alla legge di Dio -
v. invece nel sito alcuni elementi della Dottrina sociale della Chiesa), questo potere culturale, questa ideologia anticristiana, questo “nuovo ordine mondiale”, questo “pensiero unico”, si è ugualmente infiltrato ovunque, mutando radicalmente, pian piano e anche attraverso la stampa e la televisione, la mentalità degli italiani, che pur nella quasi totalità si dicevano ancora “cattolici” e comunque ancor oggi richiedono a maggioranza assoluta il Battesimo (e altri sacramenti) della Chiesa Cattolica.
Improvvisamente, ma per chi aveva occhi aperti non poteva invece essere una sorpresa, 50 anni orsono si evidenziò che la mentalità degli italiani, pur continuando in gran parte a dirsi cattolici, non era più cattolica, che quindi un pensiero non-cattolico si era infiltrato nella Chiesa stessa, e persino non solo nei semplici fedeli (fu una tragica espressione già del Papa Paolo VI). Questo fu evidente già nella contestazione giovanile del ’68 (che trovò silenti, supini se non d’accordo anche i giovani cattolici che ancora frequentavano le chiese e vide persino incredibilmente nella stessa Università Cattolica una sua fucina), ma divenne palese nella legge italiana sul “divorzio” (1970) e il fallimentare tentativo di abrogarla mediante Referendum (1974). Gli agguerriti propugnatori di quella legge (paradossalmente oggi persino incensati in alcune chiese!) brindarono non tanto perché credessero che in questo modo la famiglia e la società ci avrebbero guadagnato (anche la storia e il presente hanno dimostrato chi aveva ragione!!), ma perché per la prima volta fu evidente che la Chiesa non era più seguita neppure dai sedicenti cattolici, che cioè anche l’Italia poteva cadere in mano di un potere culturale anticristiano, autodefinitosi ovviamente come “progresso”, “libertà”, “autodeterminazione” (ideologia del Partito radicale, ma sospinto da tutte le forze anticristiane, specie di sinistra, che infatti poi, dopo il crollo del comunismo, non hanno e non sanno far altro che difendere questa ideologia, passata per presunti nuovi “diritti” e segni di progresso e di “civiltà”).
Allora (1974) si giurò, anche da parte di Cattolici (che di fatto disobbedirono alle allora chiare indicazioni della Chiesa), che il divorzio poteva essere tollerato (sempre con l’equivoco-trappola di non dire il proprio pensiero per rispetto a chi la pensa diversamente! tra l’altro mentre chi pensa diversamente dice e persino impone il proprio pensiero) ma che invece l’aborto non lo sarebbe mai stato, perché in questo caso era più evidente la gravità della cosa, trattandosi di uccisione di un figlio. Gli stessi che avevano fatto la battaglia per il primo la fecero per il secondo, e poi per tutti gli altri obiettivi “radicali” (e che infatti oggi hanno brindato commossi fino alle lacrime anche per quest’altra conquista di civiltà e di progresso, finalmente raggiunta anche in Italia!). 
Infatti, solo dopo 4 anni, nel 1978 (mentre l’Italia era sprofondata negli “anni di piombo”, in cui specie il terrorismo comunista era arrivato a compiere a raffica rapine, omicidi e stragi; proprio mentre il Parlamento discuteva della legge sull’aborto, ci fu il rapimento e uccisione del Presidente del Consiglio Aldo Moro da parte delle “Brigate Rosse”) passò anche la terrificante legge 194 sull’aborto (ancor più terrificante poi come si è attuata nella pratica, sorpassando anche ogni pur prevista fase previa di deterrenza e il divieto di fare dell’aborto un metodo di regolazione delle nascite e tanto meno di selezione eugenetica per difetti dei nascituri); e anche in questo caso fu vano il tentativo referendario di abrogarla (1981).
Poi c’è stata l’Europa Unita, che, tradendo le sue motivazioni iniziali (non a caso poste in atto da tre statisti profondamente cristiani: De Gasperi, Adenauer, Schuman), si è indirizzata su un’economia diretta da oligarchie potenti e autoreferenziali e su una strisciante ideologia (laicista, relativista, individualista, libertaria) allineata al crescente e sempre più potente “pensiero unico” occidentale, anche questo voluto da ristrette ma potentissime oligarchie, sostanzialmente ostili alla Chiesa e alla morale cristiana. Così, i vincoli economici e ideologici posti da questo tipo di Europa hanno reso e rendono il nostro Paese sempre più povero e subalterno (e ai margini, se non verso il fallimento) a poteri esterni, palesi (v. l’asse franco-tedesco) od occulti (v. il “pensiero unico” massonico).
Senza dunque entrare qui nel merito della tragica legge approvata oggi dal Parlamento italiano (nel sito si trovano già le motivazioni di fondo, razionali e di fede, per esserle contrari), ancora una volta (come già nel caso della legge sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, Cirinnà-Renzi 2016) con un iter parlamentare e un’accelerata degna dei casi di urgenza nazionale (e trattasi invece di questione di fortissima valenza etica), legge denominata Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in pratica la versione tutta italiana (cioè delicata e menzognera nelle parole, per confondere ed ottenere maggior consenso, ma tragica nella realtà) dell’eutanasia, persino peggiore di quelle drammatiche già esistenti in altri Paesi, non contemplando infatti neppure la possibilità per i medici della “obiezione di coscienza” (quindi di fatto costretti ad uccidere). Non a caso non solo autorevoli singoli medici, ma persino intere strutture sanitarie cattoliche (come il Policlinico Gemelli/ Università Cattolica e il Cottolengo) hanno già fortemente dissentito, rifiutandosi di attuarla (cioè di essere obbligate ad uccidere il paziente che lo ha richiesto) o persino hanno paventando la chiusura (con grave danno al bene pubblico) se costretti a farlo.
Insomma, un’altra battaglia vinta dal “pensiero unico dominante” (occidentale), quel pensiero che in nome della libertà e del relativismo si vuole imporre a tutti (“dittatura del relativismo”), ma in realtà una volontà menzognera ed omicida (come Gesù stesso definisce Satana, v. Gv 8,44), che vuole sostituire l’uomo (e lo Stato) a Dio, persino sulla padronanza circa la vita e la morte, perché in fondo addita se stesso come Dio (cfr. 2Ts 2,4) (il diavolo ci fa credere che staccandoci da Dio diventiamo “dio” noi, padroni di noi stessi; in realtà così ci fa schiavi suoi; da sempre, dal ‘peccato originale’ in giù, ma oggi in modo addirittura “sistemico” e mondiale).
E che ciò avvenga ora anche in Italia, è un tragico segno per il mondo intero, come il crollo di un sicuro baluardo per la verità dell’uomo; tanto più se poi trovasse la Chiesa stessa silenziosa, incapace di opporvisi, arresa, se non addirittura (Dio non voglia! e non vuole!) consenziente.




2.12.2017
La tratta degli schiavi … nel Mediterraneo
Non cessa il dramma di migliaia e migliaia di persone, anche donne e bambini, che attraversano in modo disumano il Mediterraneo, in cerca di fortuna o di semplice sopravvivenza in Europa, e che, se riescono a farlo senza morire, approdano soprattutto in Italia; mentre il nostro Paese è stato lasciato praticamente solo ad affrontare questo enorme problema anche da parte della UE (anche da quei Paesi, come la Francia, che in modo repentino e violento hanno portato alla totale destabilizzazione della Libia e ora si chiudono ad ogni ingresso di immigrati che partono da quei lidi per approdare in Europa).
Proprio la Libia, ormai difficile da governare e impossibilitata (o non determinata; solo nelle ultime settimane c’è stato un intervento più deciso e infatti le partenze sono diminuite) a far fronte ad approfittatori senza scrupoli, predatori, negrieri, scafisti, schiavisti - che guadagnano cifre enormi per permettere queste gigantesche migrazioni e portare in alto mare e spesso abbandonare a se stessi questi poveretti - è diventato il canale privilegiato per chi proviene soprattutto dal sub-Sahara. Rimangono però pure le partenze dalla Tunisia, dall’Algeria e ancora dalla Turchia (che pur ha ricevuto dalla UE, a guida tedesca, 3 miliardi di €, più altri 3 promessi, per impedire questi transiti).
Persino molte navi delle ONG - già finanziate anche da potentati economici internazionali (specie USA) e che ufficialmente dovrebbero essere nel Mediterraneo per aiutare a far fronte a questa emergenza e salvare vite in pericolo - sono state coinvolte in un incredibile scandalo, in quanto avrebbero accordi anche economici persino con gli scafisti stessi.
Perché si continua a tollerare, e persino incrementare, tutto questo? Chi ci guadagna, oltre agli scafisti?
Non è difficile comprendere che anche l’Italia possa persino avere un certo interesse per questa che è sempre più difficile chiamare semplicemente “immigrazione”. Infatti, ad esempio, lo spaventoso inverno demografico italiano (ogni anno cresce nel nostro Paese il primato di denatalità - un vero suicidio! - mentre si continua a non fare alcuna scelta politica ed economica per aiutare le famiglie e sostenere la procreazione!), cui va aggiunto anche l’esodo di giovani italiani (150.000 annui, pure moltissimi laureati) verso altri Paesi (specie la GB, nonostante la Brexit) in cerca di migliori possibilità di lavoro e di vita, può far comprendere che il nostro Paese abbia quindi di fatto bisogno di almeno 150.000 immigrati per non fallire (default), ad esempio nella possibilità di garantire le pensioni.
Inutile poi nascondersi che questi poveretti, se riescono a sbarcare in Italia senza morire prima (per violenze, fame o annegamento), saranno disposti a tutto pur di mangiare e trovare qualche sistemazione; per cui possono diventare un’enorme sacca di lavoro a bassissimo costo, se non addirittura di schiavitù, e persino di nuova manovalanza alla delinquenza e alla grande criminalità organizzata. Non è poi malizioso pensare che anche la politica potrebbe trovare tra questi un bacino vergine per poter pescare nuovi voti (che non ci sia anche questo dietro le sedicenti urgenti politiche dello “ius soli”?).
Dovremmo poi fare un’importante distinzione, oltre comunque al dovere di porre dei limiti per non promettere, nella pur lodevole accoglienza, ciò che il Paese non può garantire, come case, lavoro, assistenza ed elementari diritti. Tra queste decine di migliaia di persone in fuga dai loro Paesi, ci sono infatti certamente dei “profughi”, che fuggono cioè da Paesi in guerra (come non pensare alla Siria, Iraq e a tutto il Medio-Oriente, dove peraltro a causa delle guerre e perfino degli interessi anche dell’Occidente proprio i cristiani si sono dimezzati perché costretti alla fuga? Tra l’altro l’immigrazione di cristiani creerebbe indubbiamente assai minori problemi di “integrazione” nella cultura italiana e occidentale … oltre al fondamentale dovere cristiano di proteggere, difendere e accogliere i propri fratelli nella fede perseguitati). Ci sono poi profughi provenienti da terre dove per situazioni endemiche o calamità naturali c’è un vero rischio di povertà assoluta e persino di morte di fame. Ma è noto che tra le migliaia di profughi ci siano anche semplicemente (pur sempre drammaticamente) persone che cercano fortuna fuori dal loro Paese.
Tra l’altro, oltre al diritto all’espatrio (a determinate condizioni e in determinati limiti, proprio in vista anche del loro stesso bene, oltre che dei Paesi ospitanti), esiste pure l’ancor più fondamentale diritto a rimanere nella propria Patria; e semmai i Paesi più sviluppati possono e devono sostenere tali Paesi di provenienza, proprio per sostenere questo diritto dei loro cittadini a rimanervi.
Infine non è remoto ma realissimo anche il pericolo che tra queste immense folle di immigrati, si nascondano addirittura infiltrati del fondamentalismo e del terrorismo islamico o semplicemente altre persone che non hanno alcuna intenzione di rispettare le leggi dei Paesi dove sono diretti.
Questi ovviamente non devono essere accolti.
Insomma, solo per particolari situazioni e a determinate condizioni, alcuni immigrati hanno il diritto, garantito ufficialmente anche a livello internazionale, ad essere ospitati come profughi.
In tutto questo dramma dell’immigrazione clandestina c’è però qualcosa che non torna e che fa chiaramente pensare ad enormi anche se inconfessati interessi, non solo degli schiavisti, scafisti, associazioni malavitose, ma anche interessi economici e perfino politici, anche a livello nazionale e internazionale, se non addirittura motivi culturali (persino l’interesse a destabilizzare l’Occidente e a distruggere sempre più le sue radici cristiane).
Se dunque in certi casi e a certe condizioni un vero profugo può e deve godere del “diritto” di essere ospitato in un altro Paese, allora perché deve essere costretto a cadere nelle mani di trafficanti e schiavisti senza scrupoli - tra l’altro pagando loro cifre enormi! - col rischio assai reale di morire tra inenarrabili violenze e tormenti, per non parlare poi della possibilità di essere respinto e costretto a tornare nel proprio Paese, oppure di cadere appunto in una forma di fatto di schiavitù anche nei Paesi ospitanti? Non avrebbe il diritto di venire ad esempio in Italia in modo regolare? (come del resto sono stati nel passato anche tanti italiani, immigrati in America nel secolo scorso, pagando regolare biglietto, sia pur di terza classe, nei “vapori” diretti oltreoceano e regolarmente sbarcati e accolti).
Facciamo un esempio, che sembra cinico e invece è assai realistico.
Questi poveretti pagano in genere agli scafisti (oltre agli altri passaggi ad esempio per raggiungere dal sub-Sahara le coste mediterranee) un prezzo di circa € 6.000 a persona! (magari per poi morire di violenza, di fame, di sete su questi gommoni e persino alla fine morire annegati oppure essere respinti e riportati a casa). Proviamo invece a vedere (ciascuno può verificarlo su internet) cosa costerebbe loro ad esempio un biglietto aereo per raggiungere regolarmente l’Italia (se è vero che hanno il diritto di essere accolti e ospitati hanno anche il diritto di venire con un sistema di trasporto normale).
Partiamo dalla elegantissima compagnia aerea Emirates (proprio quei Paesi arabi che hanno anche causato, col supporto USA, le guerre da cui scappano i profughi dal Medio-Oriente!): un volo ad esempio da Il Cairo (Egitto) a Roma costa € 416 (in classe economica), € 1.800 (in businnes), € 3.472 (in prima classe). Da Khartoum (Sudan) a Milano Malpensa il volo Emirates costa € 420 (in classe economica). Ma anche il volo Alitalia da Algeri (Algeria) a Milano Malpensa costa € 220 (in classe economica) e € 240,57 (in business).
Insomma, il poveretto che spende  € 6.000 per avere un posto disumano sul gommone degli scafisti, con metà cifra potrebbe volare comodamente in poltrona-letto, servito con tanto di Champagne!
 
 
 
24.11.2017
Santi martiri vietnamiti
Il cristianesimo, e in particolare la Chiesa Cattolica, è la religione più perseguitata della storia e del presente. Solo nel XX secolo ci sono stati 40 milioni di martiri cristiani (di cui nessuno parla)!
Oggi (24 novembre) la Chiesa celebra i “martiri vietnamiti”, perché, proprio in questo giorno, molti di essi (117) furono uccisi “in odio alla fede”; e sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II il 19.06.1988.
La fede cattolica era giunta nella regione del Tonchino, Annan e Cocincina (ora Vietnam) già nel XVI secolo, ad opera di intrepidi missionari europei. Dal 1625 al 1886, salvo brevi periodi di quiete, infuriò però a più riprese contro i cristiani-cattolici una violentissima persecuzione, con la quale gli imperatori e i “mandarini” misero in atto ogni genere di astuzie e di perfidie per stroncare gli inizi della vita della Chiesa in quelle terre. Il totale dei martiri, nel corso di quasi 3 secoli, ammonta a circa 130.000. Furono decapitati, crocifissi, strangolati, segati, squartati, sottoposti a inenarrabili torture nel carcere e nelle miniere. Ma la crudeltà dei carnefici non piegò l’invitta costanza dei confessori della fede. Erano sacerdoti (tra cui spicca la figura di Sant’Andrea Dung-Lac, ucciso nel 1839 e già beatificato nel 1900 da Leone XIII), seminaristi, catechisti, laici, cioè anche padri e madri di famiglia, soldati, contadini, artigiani, pescatori.
Nonostante questa grande persecuzione, che durò fin quasi tutto il XIX secolo, la Chiesa continuò a crescere. Nel 1933 fu eletto il primo vescovo vietnamita di nascita. Nel 1950, su una popolazione di circa 19 milioni di abitanti, c’erano circa 1.400.000 cristiani.
Con il ritiro definitivo della Francia dal Paese, dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza, il Paese fu diviso in due parti: il nord sotto influenza comunista e il sud sotto l’influenza occidentale. Si verificò allora una fuga in massa dei cristiani verso il sud: si calcola che abbandonarono le loro case circa 800.000 profughi, in maggioranza cattolici. Emigrarono intere parrocchie e intere diocesi con i loro vescovi. Intanto al nord il regime comunista attuava il suo programma antireligioso e soprattutto anticristiano: tutti i missionari stranieri vennero espulsi, i seminari chiusi, le scuole nazionalizzate. Il culto fu ammesso solamente all’interno dell’associazione dei «Cattolici patriottici e amici della pace», un organismo “indipendente”, in realtà uno strumento creato dal governo - come sempre nei governi comunisti e  come tuttora in Cina - per avere il comando assoluto anche sulla Chiesa. La guerra tra il Sud e il Nord infuriò fino al 1976, quando tutto il paese venne riunificato sotto il dominio comunista. Nel Vietnam il comunismo causò 1,5 milioni di morti, provocando anche un immenso fenomeno di tentativo di fuga attraverso il mare di migliaia di persone, con semplici imbarcazioni (furono chiamati “boat people”; per salvare questi poveri disperati in mare si impegnò anche la Marina Militare italiana).
E questo, come abbiamo ricordato (cfr. News del 7.11.2017), mentre nel ’68 e nella contestazione giovanile anche degli anni seguenti, migliaia di studenti del mondo occidentale e con particolare forza in Italia, sospinti e strumentalizzati dalla propaganda comunista, “lottarono” strenuamente (manifestazioni, scioperi, cortei, assemblee) per la “liberazione” del Vietnam dagli USA e inneggiando al “libretto rosso” della rivoluzione comunista di Mao, così che il regime comunista del nord, sostenuto dalla Cina di Mao, occupò anche il Vietnam del sud.
I cristiani rimasti dovettero subire ancora terribili persecuzioni.
Però il sangue dei martiri, come diceva Tertulliano, è seme di nuovi cristiani.
La Chiesa cattolica del Vietnam, pur tra grandi sofferenze e persecuzioni, compreso l’esproprio di tutti i beni, non solo è rinata, ma è in continua crescita. Il numero delle vocazioni sacerdotali negli ultimi anni s’è addirittura raddoppiato.
La Chiesa vietnamita ha dato addirittura, nei decenni scorsi, un grande cardinale: François-Xavier Nguyễn Văn Thuận. Figura esemplare di cristiano e di sacerdote, fu eletto vescovo  (fu anche vescovo ausiliare di a Hô Chí Minh), ma fu arrestato dal regime comunista e dovette subire ben 13 anni di dura prigionia, di cui 9 in totale isolamento. Ma la Provvidenza divina ha comunque i suoi piani, che, quando trova anime docili all’azione dello Spirito, sempre si attuano, in modo meraviglioso. Tornato in libertà e al suo ministero episcopale, il Papa Giovanni Paolo II nel 1998 lo chiamò addirittura ad esercitare un grande compito nella Curia Romana, in qualità di  Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e lo creò cardinale nel 2001. Il card. Van Thuan è morto nel 2002; e nel 2010 si è aperta la sua causa di beatificazione.
Esistono suoi libri pubblicati anche in italiano. Attualmente esiste anche un <Osservatorio Internazionale sulla Dottrina Sociale della Chiesa> che porta il suo nome (cfr.http://www.vanthuanobservatory.org/ita/home/). Autorevoli esponenti di tale Osservatorio “Van Thuan” tengono pure una trasmissione a Radio Maria (il 3° mercoledì del mese alle 21.00 – cfr. www.radiomaria.it) intitolata “Osservatorio sulla libertà religiosa”, dove si può ascoltare mensilmente una panoramica dell’attuale persecuzione anticattolica nel mondo.
 
 

14.11.2017
Ci sono anche conversioni dall’Islam al cristianesimo
L’Islam divide il mondo in due: i Paesi che sono musulmani e quelli che lo devono diventare!
Questo pensiero potrebbe essere ancora lecito, perché in fondo chiunque ritiene di essere nella Verità (dovrebbe però essere anche in grado di mostrarla o dimostrarla) sa che questa Verità è per tutti, altrimenti sarebbe solo un’opinione, e quindi tutti dovrebbero riconoscerla e viverla.
Per questo proprio Gesù, che è la Verità stessa (il Logos) fatto carne, invia gli Apostoli e la Chiesa in tutto il mondo e in tutti i tempi per convertire alla fede cristiana, cioè a Lui, e quindi alla salvezza eterna, tutti i popoli della terra 
(cfr. Mt 28,18-20;  Mc 16,15-16).
Il problema che nell’Islam si ritiene che tale compito debba essere esercitato anche con la forza, con la violenza; e senza nessuna possibilità di dare o ricevere spiegazioni (secondo loro se una affermazione è nel Corano è vera, senza possibilità di capire, di ragionare, di discutere, e quindi anche di dialogare e di far capire), cioè senza l’uso della ragione.
Questa è già una debolezza, proprio in quanto si impone con la forza.
Il cristiano, se è veramente consapevole della propria fede in Cristo, sa anche portarne le ragioni 
(cfr. ad es. 1Pt 3,13-16); e quindi è in grado di convincere, oltre che con la sua testimonianza anche con la sua parola e la sua ragione (che ha in comune con tutti gli esseri umani, che possono quindi capire). La Verità infatti, pur rimanendo la libertà umana che in certi casi può perfino giungere a negare l’evidenza pur di rimanere nella menzogna e nel peccato (cfr. Gv 1,9-13Gv 3,16-21), vince perché convince, oltre ovviamente e soprattutto per opera della grazia di Dio.
Proprio per questo è assai difficile, se non impossibile, un vero “dialogo” coi musulmani. Così, di conseguenza, anche una reale loro “integrazione” in culture totalmente diverse dall’Islam.
Ad esempio, là dove si attuano matrimoni tra un musulmano e una cristiana, caso sempre più frequente anche in Europa, è sempre questa che deve abiurare alla propria fede ed abbracciare l’Islam. [Tra l’altro per l’Islam l’uomo potrebbe avere anche più mogli (poligamia); mentre la donna sarebbe condannata a morte se tradisse il proprio consorte; e in un’Europa occidentale che vuole affermare il matrimonio per tutti, come e per quanto si vuole, coerentemente si dovrebbe permettere per legge anche la poligamia].
Convertirsi dall’Islam al cristianesimo sembrerebbe dunque impossibile. Si rischia l’ostracismo, la violenza, anche da parte dei propri familiari. Se si vive in Paesi in cui vige la Sharia si è addirittura condannati a morte; altrimenti, anche in altri Paesi, si rischia di essere assassinati.
Ebbene, nonostante, ciò, esiste un dato impressionante, in controtendenza: ogni anno ci sono 10 milioni di musulmani che diventano cristiani. Questo avviene specialmente nelle regioni dell’Africa sub-sahariana. Già nel 2005 la famosa emittente islamica del Qatar “Al Jazeera” parlò chiaramente, in termini per loro allarmistici, di circa 6-8 milioni di conversioni annue di musulmani al cristianesimo, specie nell’Africa sub-sahariana, in particolare in Uganda, nel Mali e soprattutto in Nigeria (anche per questo lì il gruppo islamico di Boko Haram è diventato così attivo, rispondendo col terrore a queste numerosissime perdite di fedeli per conversioni al cristianesimo). Qualcuno afferma (ad esempio il gesuita Mitch Pacwa) che in questi Paesi sub-sahariani l’Islam sarebbe addirittura, nonostante le apparenze, in una fase di inizio del collasso. Anche secondo uno studio del Interdisciplinary Journal of Research on Religion, le conversioni dall’islam sarebbero in crescita, almeno da 30 anni, al ritmo di 10 milioni all’anno.
Si conferma pure che l’Africa sia il continente in cui il cristianesimo è più rapidamente in crescita. Secondo ad esempio il Pew Research Center, entro il 2060 il 42% dei cristiani di tutto il mondo vivrà in Africa.
 

 
7.11.2017
Centenario del … comunismo
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31.10.2017
5° centenario della “rivoluzione” … protestante
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A proposito di centenari: c’è anche quello della Massoneria
Pur avendo radici culturali e sociali assai più remote, possiamo riconoscere che ufficialmente la Massoneria compie 300 anni. Infatti la prima Gran Loggia massonica fu fondata a Londra il 24.06.1717, con lo scopo di federare tra loro le logge che già operavano nel distretto londinese. Al suo interno, oltre ovviamente a personaggi altolocati della nobiltà e della borghesia inglese, troviamo anche un pastore anglicano (J. T. Desaguliers) e il pastore presbiteriano J. Anderson, che fu proprio l’autore nel 1723 delle “Costituzioni dei Liberi Muratori”, una sorta di costituzione massonica, sulla scia delle antiche “Corporazioni muratorie”.
Pur non dichiarandosi atea, anzi aderendo ad un vago deismo (appunto illuminista) che riconosce Dio come l’Architetto dell’universo, la Massoneria, nelle sue variegate forme e molteplici livelli, nega di fatto ogni Rivelazione (quindi la divinità di Gesù Cristo) e da tre secoli promuove appunto nella società e nel mondo ogni forma di relativismo (non c’è alcuna verità assoluta) e di sincretismo (si accettano tutte le religioni, purché nessuna pretenda di essere l’unica vera). L’importante che tutto sia sottomesso alle più ferree logiche economiche e di potere sociale, le cui redini sono appunto da essa ben tenute. Per questo è condannata, con pena di scomunica, dalla Chiesa Cattolica.
Anche questo non è dunque certo un centenario da celebrare!
 
 

20.10.2017
In Italia è a rischio estinzione il fondamentale diritto
alla "
libertà di educazione”?
Oltre alle pressioni delle nuove ideologie (gender, …) anche attraverso gli istituti, programmi e attività scolastiche - scavalcando per lo più, e in modo anticostituzionale, la priorità della famiglia nella scelta dell’indirizzo educativo, culturale, morale e religioso per i propri figli - in Italia la cronica e ormai storica (e persino anti-europea) assenza di reale “parità” tra le scuole, se non altro come trattamento economico da parte dello Stato, con differenze esorbitanti tra i contributi offerti (con le tasse di tutti i cittadini, anche di quelli che mandano poi i propri figli nelle scuole cattoliche) alle scuole statali e quelli alle scuole pubbliche non-statali (erroneamente dette “private”), sta portando di fatto al pericolo di estinzione delle seconde, quindi all’eliminazione appunto di una reale “libertà di educazione” nel nostro Paese.
Secondo ad esempio quanto è emerso al recente Consiglio nazionale dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, svoltosi in questi giorni a Verona, in base ai dati ricavati dagli stessi rapporti ministeriali ad inizio di anno scolastico, in Italia nell’ultimo quinquennio gli studenti delle scuole “paritarie” sono diminuiti di oltre 130.000 unità ed hanno chiuso, per mancanza di fondi, 881 scuole paritarie (cioè il 6,4% del totale).
Nonostante quindi qualche passo avanti compiuto recentemente dai governi nel sostegno alle scuole paritarie 
(leggeri aumenti dei fondi per le scuole dell’infanzia e per la disabilità, introduzione di ridotte detrazioni fiscali, allargamento alle paritarie dei fondi per l’alternanza scuola-lavoro e dell’utilizzo dello school-bonus oltre alla recente richiesta all’Europa di utilizzo dei bandi PON), è evidente che si tratta di miglioramenti inadeguati ad affrontare la situazione.
Si rammenti inoltre che la domanda, per tali scuole, non sarebbe affatto minoritaria, ma anzi avrebbe proporzioni enormi, se si attuasse una vera parità di trattamento economico da parte dello Stato. Tra l’altro lo Stato, se chiudessero anche solo tutte le scuole cattoliche, non sarebbe comunque in grado di assorbire questa utenza, cioè di accogliere gli studenti di queste scuole paritarie nelle scuole statali, appunto per i costi assai maggiori che questo comporterebbe per lo Stato, se scegliessero cioè scuole “statali” invece che scuole “paritarie”. Quindi se non altro anche questo, cioè per vantaggio economico e per ovviare al pericolo di non garantire più per tutti neppure l’istruzione obbligatoria, lo Stato dovrebbe incoraggiare e sostenere queste scuole paritarie, invece di discriminarle, come ha sempre fatto.
È stato fatto dunque presente che “tale fondamentale diritto di scelta educativa della scuola da parte delle famiglie, finora scarsamente riconosciuto e sostenuto in Italia, rischia di scomparire definitivamente. In pochissimi anni diventerà impossibile trovare un numero di scuole non statali sufficiente a soddisfare le richieste dei genitori” e persino in futuro “aprire  nuove scuole - nel caso pure che si ottenesse quella parità scolastica sempre promessa e mai realizzata - richiederebbe investimenti non più sostenibili”. Dunque, “se non si farà nulla per risolvere il problema, l’Italia sarà la prima democrazia al mondo che ottiene il risultato perseguito da tutte le dittature della storia: chiudere le scuole libere e avere l’assoluto monopolio statale nel campo dell’istruzione e della educazione delle giovani generazioni”.



13.10.2017
Centenario dell’ultima apparizione di Fatima
leggi
... 
Oggi, in occasione del centenario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima (e del miracolo del sole), il 13.10.2017 si sono recati a Fatima milioni di pellegrini! Ecco i video della Veglia di preghiera della sera precedente (vedi) e della S. Messa solenne del 13 ottobre (vedi).
A Fatima non c’è stato oggi alcun “segno” particolare nel cielo. In certo qual modo il “miracolo del sole” si è invece ripetuto in Nigeria (già riconosciuto dalla Conferenza episcopale nigeriana), proprio in questo giorno (13 ottobre), in occasione, nel centenario di Fatima, della riconsacrazione della Paese al Cuore Immacolato di Maria (vedi un video).
 

 
7.10.2017
La festa della “Madonna del Rosario”, la battaglia di Lepanto … e la Polonia di oggi
Oggi, 7 ottobre, la Chiesa celebra la memoria liturgica della “Madonna del Rosario”; e questa festa è talmente sentita dal popolo di Dio che caratterizza tutto il mese di ottobre, infatti particolarmente dedito al S. Rosario.
Tale ricorrenza liturgica fu istituita dal Papa San Pio V per ricordare la vittoria navale riportata dai cristiani a Lepanto il 7 ottobre 1571, con una flotta cui contribuì lo stesso Papa, per respingere l’avanzata dell’impero ottomano (musulmano), avanzata che se non fosse stata respinta avrebbe condizionato fortemente la vita non solo dei Paesi del Mediterraneo ma dell’intera Europa. Tale vittoria navale, umanamente forse impossibile data la disparità di forze in campo, fu ottenuta grazie all’intensa preghiera del S. Rosario, che il Papa chiese che si levasse in tutte le chiese di Roma, aperte giorno e notte per questo scopo. Il Papa S. Pio V, in perenne gratitudine alla Vergine Santa la cui intercessione ottenne questa vittoria, volle che ogni anno nella Chiesa in questo giorno fosse celebrata la festa di “Nostra Signora della Vittoria” (titolo poi modificato dal suo successore Gregorio XIII con “Nostra Signora del Santo Rosario”).
Ebbene quest’anno i Vescovi della Polonia, proprio nell’anniversario della battaglia di Lepanto e nel centenario delle apparizioni Fatima, hanno chiamato i cattolici a pregare per la salvezza del loro Paese, aderendo autorevolmente all’iniziativa chiamata “Rosario alle frontiere”, promossa dalla associazione “Solo Dio basta”. Si tratta di un “muro vivente di preghiera” che oggi si stende lungo tutti i confini della Polonia.
Con esplicito riferimento alla battaglia di Lepanto, oltre che al centenario di Fatima, i cattolici polacchi sono esplicitamente chiamati oggi “a formare un muro di protezione intorno ai confini del Paese per chiedere alla Madonna di salvare la Polonia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana”.
Dopo essersi confessati nelle chiese vicine ed aver partecipato alla S. Messa, la preghiera del S. Rosario viene recitata da oltre un milione di persone lungo tutti i confini geografici della Polonia!
 
 

2.10.2017
“Com’è bella la vita quando c’è Gesù”: lo dice un giovane ... che sta morendo di tumore!
A David, un ragazzo di Roma di 17 anni, circa un anno fa viene diagnosticato un terribile tumore, di quelli che non lasciano purtroppo scampo, nonostante i progressi della medicina. Infatti è morto il 17 giugno scorso.
Ma David è un ragazzo di fede, fortemente unito a Gesù. E di fronte a questa terribile “prova” la sua fede, per grazia di Dio e per la totale apertura del suo cuore, non è venuta meno, ma anzi si è accresciuta, avvolgendo paradossalmente la sua vita di gioia e offrendoci una testimonianza di quali miracoli possa compiere la presenza di Gesù, anche nella vita di un giovane in queste condizioni estreme.
Di fronte alla morte ormai certa e imminente, David ha voluto infatti lasciare a tutti noi anche questo dono immenso e commovente: la sua testimonianza su youtube (!), che è stata immessa in rete in questi giorni! Eccola: 
https://www.youtube.com/watch?v=Ww2jEHxFLNI
Basterebbe sentire questa sua espressione, ormai prossimo alla fine e tra grandi patimenti fisici, per vedere cosa può fare la potenza di Gesù, anche quando non compie il miracolo fisico, perché questo è un miracolo ancora più grande: “Ho vissuto l’anno più bello della mia vita, ho incontrato la vera felicità. Ora non temo più nulla, nemmeno la morte, perché ho sempre il Signore al mio fianco”. E agli amici che sembrano cercare la felicità in mille illusioni ingannevoli sa dire quali miracoli compie la fede in Gesù: “Ma se sono felice io, come non puoi esserlo tu?”.
 
 

settembre / ottobre 2017
Sull’aborto …

Succede negli USA …
Come già sottolineato in precedenti News (27.01.2017 e 16.02.2017), il Presidente degli USA Donald Trump - che già in campagna elettorale si era impegnato a «promulgare una legge che protegga i bambini non nati, proibendo gli aborti tardivi a livello nazionale» (mentre la Hillary Clinton aveva nel suo programma di garantire l’aborto fino al momento del parto!) - in questi giorni ha fatto sapere che la Casa Bianca «sostiene fortemente il disegno di legge per la protezione infantile e applaude la Camera dei Rappresentanti per i suoi sforzi pro-vita». Infatti La Camera Usa ha appena approvato un disegno di legge (che dovrà poi essere discussa al Senato) che mette al bando gli aborti dopo le 20 settimane di gravidanza, con eccezioni per i casi in cui la vita della madre è a rischio, di stupro o incesto. Provvedimenti simili non erano invece  passati nel 2013 e nel 2015, ma questa volta gode appunto del sostegno della Casa Bianca.
Alcuni dei più stretti consiglieri del Presidente Usa sono schierati nel campo della difesa della vita, compreso il vicepresidente Mike Pence (che a gennaio aveva presenziato alla “Marcia nazionale per la Vita”). Anche il giudice Neil Gorsuch, insediatosi da poco alla Corte Suprema degli Stati Uniti, è pro-life. Il leader della maggioranza alla Camera, Kevin McCarthy, ha addirittura definito questa legge «un obbligo».
Invece, ovviamente, la potente rete di cliniche abortiste Planned Parenthood Federation - ente al quale il nuovo Presidente USA aveva subito tagliato i fondi pubblici - si è affrettata a dichiarare “incostituzionale” tale disegno di legge.
Intanto negli ultimi 5 anni - per merito anche dell’impegno degli attivisti pro-life, che assai spesso non nascondono le proprie sentite motivazioni di fede - le cliniche abortiste negli USA sono passate da 512 a 365 (hanno chiuso persino 20 cliniche abortiste affiliate al Planned Parenthood).

Macabro cinismo …
Reagan Nielsen, coordinatrice regionale dell’associazione “Students for Life of America”, racconta questo episodio accadutole alla Lindenwood University di St. Charles (Missouri). Dopo aver presentato agli universitari l’ultimo rapporto del Planned Parenthood Federation, da cui emerge che tale ente pratica 897 aborti al giorno (!), la maggior parte degli studenti è rimasta molto impressionata, anche perché la propaganda spaccia le cliniche dellaPPF come centri sanitari per la “salute sessuale e riproduttiva”. Non sono però mancati i contestatori e coloro che usualmente deridono e osteggiano i giovani prolifers americani. Tra questi contestatori si è distinta una ragazza, particolarmente aggressiva e arrogante, la quale, dopo aver gridato una serie di slogan e di frasi senza logica e senza voler sentire ragioni, non solo ha esplicitamente affermato che “le donne hanno diritto di uccidere un figlio se non lo vogliono”, ma, come per esorcizzare le sue stesse scelte passate, ha dichiarato che pur avendo compiuto un aborto, si sente benissimo. Prima ha affermato che il feto “è solo sangue”; poi, con cinismo che ha del diabolico, ha mostrato delle foto sul suo cellulare: si trattava del frutto del suo stesso aborto, ripreso col telefonino! Inizialmente continuava ossessivamente a ripetere “vedi, è solo sangue!”, poi però ha ceduto e, passando ad un’altra foto del suo bambino abortito, ha fatto vedere che “effettivamente qui si vede un piede, una gamba …”! Il fatto avvenne proprio in una clinica delPlanned Parenthood, dove, nonostante la gravidanza avanzata (15 settimane), l’avevano fatta abortire con la pillola RU-486.

Milioni di $ … per convincere l'Irlanda
Dopo 10 anni di pressioni internazionali, culturali ed economiche, “finalmente” anche l’Irlanda ha ceduto: il prossimo giugno (2018) farà un referendum per legalizzare l’aborto.
Del resto, l’approvazione dei matrimoni omosessuali in Irlanda, con tanto di Referendum (maggio 2015), era già stato solennemente festeggiato dal laicismo internazionale come la vittoria sul bigottismo anacronistico della Chiesa Cattolica, anche in una sua roccaforte come l’Irlanda. Anche in questi giorni in tali ambienti laicisti, che tanto peso hanno sull’opinione pubblica, si canta quindi vittoria: “finalmente è debellato il bigottismo illiberale dei cattolici irlandesi” (Repubblica) e la Chiesa è presentata come “uno spettro del passato che ha avuto la colpa di far approvare un emendamento costituzionale che incatenava l’Irlanda al suo passato, portano sofferenza, addirittura morte; ma ora si può finalmente cambiare” (Amnesty Irlanda; il riferimento è al Referendum del 1983, che in Irlanda lasciava il divieto assoluto all’aborto tranne che nel caso di pericolo di vita della madre).
Cosa è successo in questi anni, per convincere la cattolicissima Irlanda ad approdare ai dogmi del radicalismo/laicismo occidentale? La forza inesorabile del progresso e della civiltà? Gli scandali della Chiesa (ovviamente sempre amplificati dai media, vedendo ovunque “mostri”, persino prima di qualsiasi verdetto giudiziario)? In realtà, specie in Occidente, c’è dell’altro …
Nel frattempo sono infatti giunti, nonostante la legge irlandese vieti l’uso di donazioni estere per campagne politiche nazionali, enormi finanziamenti in $ per mutare l’opinione pubblica, sia sull’aborto che su tutte le altre battaglie laiciste e anticristiane (oltre che disumane), fatte passare come conquiste civili e riconoscimento di diritti inalienabili.
I media hanno intanto provveduto subito a ingigantire, come sempre, singoli casi pietosi: come nel 2013 quando per un anno la stampa parlò di una donna morta a detta loro per l’impossibilità di abortire, mentre si trattava comunque di un caso di mancata assistenza sanitaria. Bastò però per ottenere una nuova legge che permettesse l’aborto non solo in caso di pericolo per la salute fisica della madre, ma anche per la sua “salute mentale” (criterio peraltro assai soggettivo e opinabile).
Passato poi il “matrimonio omosessuale”, si poteva quindi riprendere anche la battaglia abortista.
Amnesty Irlanda, che fino a poco fa non si era mai espressa sulla legge irlandese antiabortista, ha improvvisamente ingaggiato una lotta per la cancellazione del divieto costituzionale dell’aborto, con toni aspri di polemica anticattolica. Risulta però che l’Atlantic Philantropies, fondata da miliardario americano Chuck Feeney (la cui visione del mondo è dichiaratamente massonica), ha cominciato a finanziarla - fino ad arrivare ad una cifra di oltre 5 milioni di $ - affinché lottasse per il riconoscimento dei cosiddetti “diritti umani” (fra cui ovviamente l’aborto)!
Sempre l’Atlantic Philantropies  ha donato poi ben 11 milioni di $ all’Irish Council Civil Liberties, trasformando quel piccolo gruppo (che godeva finanziamenti per circa 9 mila $ all’anno) in un’enorme macchina da propaganda.
Lo stesso miliardario americano (Feeney)  - che aveva già finanziato con milioni di $ la campagna a favore del “matrimonio omosessuale” (come denunciò la giornalista irlandese Breda O’Brien sul The Irish Times) - ha di recente donato oltre 1 milione di $ al National Women’s Council of Ireland, che ha infatti cominciato subito a lavorare sui politici e ad organizzare conferenze abortiste assai pubblicizzate. In tutto i finanziamenti esteri ad organismi irlandesi che lottano per la legalizzazione dell’aborto si aggirano intorno ai 18 milioni di dollari.
Anche Human Rights Watch, che già nel 2010 chiese l’immediata liberalizzazione dell’aborto (v. la pubblicazione “Accesso all’aborto delle donne in Irlanda”, in cui si ripete continuamente che si tratta di un “diritto umano”), ha ricevuto 100 milioni di $ dall’onnipresente miliardario americano George Soros. Così, il Center for Reproductive Rights ha ricevuto solo nel 2014 circa 25 milioni di $ da “fondazioni” come quella di Bill Gates e come la Ford Foundation.
Fra le ingerenze più forti bisogna ricordare anche il pronunciamento della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, che l’anno scorso ha incolpato l’Irlanda di violazione dei diritti umani, specie in seguito al fatto che una donna si era dovuta recare all’estero per uccidere il figlio in grembo (solo perché malato).
Quindi in un Paese come l’Irlanda - che in questo senso è tra l’altro fra i più sicuri al mondo (con solo 3 decessi materni su 74.976 nati vivi ed un tasso di mortalità di 4 per 100 mila nati vivi; si pensi che in Francia, dove l’aborto è legale, è di 10,3) - bisognerebbe domandarsi chi sia davvero (per usare le espressioni di Amnesty rivolte contro la Chiesa cattolica) a “incatenare il Paese” e pure chi sia “il più integralista” (per usare le analoghe espressioni diRepubblica).  
[da: B. Frigerio, «La nuova Bussola Quotidiana»]

Le “memorie” del dottor Aletti, ginecologo antiabortista
Dopo 40 anni di qualificata attività professionale, come Primario ginecologo alla Clinica Mangiagalli di Milano (luogo peraltro di facili aborti tardivi e selettivi), e di convinto e tenace impegno a favore della vita nascente, e senza alcun timore di testimoniare e parlare della verità, il dottor Leandro Aletti è stato collocato a riposo. È però appena uscito un suo libro, intitolato “Carne, ossa, muscoli e tendini. In difesa della vita nascente” (ed. Gribaudi), in cui racconta battaglie, vittorie, sconfitte, gioie e dolori di un ginecologo obiettore e cristiano.
Il dottor Aletti racconta non solo il clima di opposizione, di demagogia, di ostracismo, di attacchi mediatici, sindacali, giudiziari che ha dovuto subire nel suo lavoro e impegno a favore della vita nascente e contro l’aborto, ma ci aiuta anche a ricordare dei fatti, delle falsità e imposizioni culturali che negli anni ’70 hanno portato molti Paesi occidentali e l’Italia stessa ad approvare leggi a favore dell’aborto.
Ricorda intanto che anche negli stessi USA, in quegli anni, certi fatti di cronaca, ingigantiti e falsati dai media, creavano un clima culturale che presentava l’aborto come una liberazione, un diritto della donna, una conquista di civiltà. Fu ad esempio il caso di Norma Leah McCorvey  (nota come Roe v. Wade), che, accusando di essere stata violentata, chiedeva con insistenza di poter abortire. Un fatto talmente gonfiato da parte dei media da contribuire fortemente a spingere nel 1973 la Corte Suprema USA a far passare l’aborto come “legale”. Però in seguito la donna si convertì al cattolicesimo e confessò che non era affatto rimasta incinta a causa di uno stupro, come lei disse nel corso della causa.
In Italia in quegli anni, allo scopo di promuovere una legge che legalizzasse l’aborto (come sarà poi la 194, approvata nel 1978 e purtroppo confermata da un referendum nel 1981), si parlava di enormi cifre di aborti “clandestini” e di donne morte per questo. Secondo Il Corriere della Sera, ad esempio, in quel tempo venivano effettuati ogni anno in Italia fra gli 1,5 e i 3 milioni di aborti clandestini, che causavano 25.000 decessi di donne. In realtà, non ci voleva molto a capire che si trattava di cifre statisticamente inverosimili: infatti il totale delle morti di donne in età fertile, per qualsiasi motivo (di salute, per incidenti, per omicidio, suicidio, ecc.), in Italia erano a quel tempo poco più di 15.000; e le donne morte per cause naturalmente legate al parto o alla gravidanza solo 409. Solo nel primo anno dopo l’approvazione della legge 194, gli aborti legali in Italia furono invece 187.752!
Tutto serviva per l’ideologia e demagogia abortista al fine di far passare anche in Italia l’aborto, persino con toni da terrorismo psicologico. Come qualcuno ancora ricorderà, nel 1976 a Seveso (in Brianza, cioè poco a nord di Milano), ci fu un grave incidente chimico-industriale: dall’Icmesa si sprigionò una nube tossica di diossina. Ebbene, anche questo tragico incidente fu asservito allo scopo propagandistico a favore dell’aborto: si disse, con apparente certezza scientifica, che tale nube tossica avrebbe creato terribili malformazioni ai feti e si cercò quindi di convincere tutte le donne incinte della zona ad abortire. Solo alla clinica Mangiagalli di Milano 42 donne di Seveso furono convinte ad abortire; ma - ricorda il dottor Aletti che lì operava, opponendosi però a compiere aborti – “nessuno dei 42 feti abortiti mostrò malformazioni, come non ne ebbero le altre centinaia di bambini che nacquero nei mesi successivi al disastro”.
Nonostante che la legge 194 - che introdusse l’aborto in Italia nel 1978 e tuttora lo regola o dovrebbe regolarlo - sia tragicamente permissiva, però di fatto viene continuamente scavalcata, per creare danni (morti) in numero immensamente maggiore di quello che già permetterebbe.
Molti infatti, anche tra chi dovrebbe comunque far rispettare la legge, fingono di non sapere che tale legge ha intanto come “incipit” (art. 1) un sia pur ipocrita impegno a sostegno della vita, che medici e consultori dovrebbero far di tutto per convincere la donna a non compiere questo tragico gesto, cercando pure di rimuovere tutti gli ostacoli (psicologici, economici) che potrebbero spingere la donna a compierlo, che è prevista comunque la possibilità di un’adozione immediata e anonima del bambino da partorire (invece di abortirlo), che l’aborto non possa essere assolutamente un metodo anticoncezionale e di regolazione delle nascite. Tutto questo, anche se garantito per legge, è quasi del tutto omesso e sorpassato.
Ebbene, già nel 1989 il dottor Aletti, insieme al dottor Luigi Frigerio, denunciò che proprio alla clinica Mangiagalli dove operavano, gli aborti dopo i 90 giorni dal concepimento (limite massimo consentito dalla 194) erano numerosissimi. Il caso, ricordato dal dottore, fece però scalpore e “si trascinò per un anno e mezzo con ispezioni, inchieste, processi e amnistie”.
Infine il dottor Aletti ricorda che «da quando la 194 è entrata in vigore, gli aborti ufficiali in Italia sono stati quasi 6 milioni. E continua il dramma delle culle vuote. In Italia sono più i morti che i nati e questo significa una sola cosa: senza un’inversione di tendenza gli italiani sono destinati a scomparire. Ma siamo arrivati a questa situazione proprio a causa delle leggi contro la famiglia e contro la vita approvate dal 1970 in poi».

Andrea Bocelli … che non doveva esserci
In una recente trasmissione televisiva, il celeberrimo tenore italiano Andrea Bocelli, non vedente, ha portato una sua commovente testimonianza personale. Avevano detto a sua madre che doveva abortirlo. Ecco il video: 
https://youtu.be/QBVd1GExDHY
 


20.09.2017
Cosa c’è scritto sui libri di testo scolastici in Arabia Saudita
Secondo un’indagine condotta da Human Rights Watch su 45 libri di testo adottati nelle scuole pubbliche dell’Arabia Saudita - Paese sunnita che vieta la libertà religiosa e di culto e applica rigorosamente la sharia secondo la versione ultrarigorista dell’islam (quella wahabita), ma Paese comunque alleato degli USA (anche se proprio da questo Paese provenivano persino gli artefici dell’attacco terroristico dell’11.09.2001!), sostenitore occulto dell’ISIS e avversario anche di tutti i regimi musulmani non sunniti (Iran e Siria in testa) - si evidenzia che in questi testi scolastici, per la formazione delle nuove generazioni, si esprime un esplicito incitamento alla discriminazione, all’odio, alla violenza e persino all’uccisione, nei confronti di ebrei, cristiani e persino per tutti quei seguaci dell’islam non-sunniti.
Ecco ad esempio una citazione, tratta da un libro di testo: «La fine del mondo non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno e uccideranno gli ebrei; e gli ebrei si nasconderanno dietro ai sassi e agli alberi, e i sassi e gli alberi chiameranno: “O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me. Vieni e uccidilo”» (questa è peraltro una citazione di un famosohadith, cioè detto, di Maometto stesso).
Ebrei, cristiani e musulmani non-sunniti sono ovviamente definiti “infedeli” (kuffar) e in un libro di testo delle Primarie si ricorda che «Chiunque non li scomunichi o dubiti che siano davvero infedeli diventa egli stesso un infedele» (il che significa un emarginato nella vita civile).
 
 
10.09.2017
Meno male che c’è la Svizzera … per morire! 

(è poi così difficile morire in Italia? o è propaganda perché l'eutanasia passi anche da noi?)
Quando l’uomo moderno, a cui è stato insegnato che la vita vale per quel che si gode, incontra delle “croci” (sofferenze fisiche o psicologiche) - tanto più se non sa più che, unite alla Croce di Cristo, possono diventare addirittura “salvifiche”, per sé e per gli altri (cfr. la bellissima Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II Salvifici doloris, datata significativamente 11.02.1984, Madonna di Lourdes) - e quando la scienza, nel suo talora “delirio di onnipotenza” (vorrebbe risolvere tutti i problemi dell’uomo), risulta impotente, allora la sua umanità crolla. La sua vita sembra non avere più alcun senso. E gli si insegna garbatamente pure a “togliere il disturbo” (anche economico), con l’aiuto dello Stato e della scienza stessa.
Ma il senso vero della vita non sembra essere offerto neppure dalle nuove ideologie dominanti e dalle società più progredite. Per cui anche lì, persino in chi non è affetto da alcuna patologia, i suicidi crescono in modo esponenziale
(v. sotto News del 14.05.2017). A riprova del fatto che una vita “degna di essere vissuta” non dipende tanto dal benessere fisico, tanto meno da quanto decide il potere (culturale e ora persino statale), ma dalla scoperta del significato autentico dell’esistenza, che è proprio Gesù “via, verità e vita”.
Detto però in modo un po’ cinico, non dovrebbe poi essere materialmente tanto difficile togliersi la vita (atto che tra l’altro, se compiuto in piena coscienza, è uno dei peccati più gravi, che condanna all’inferno, tanto più che se il suicidio riesce non c’è neppure il tempo di confessarsi).
Però la nuova ideologia - dove l’uomo si crede sempre più padrone di sé e persino degli altri 
(v. ad esempio qui sotto la News del 2.06.2017 - e questo è l’inganno supremo del demonio, che così ci fa invece “suoi”) - ci dice che è lo Stato che deve aiutarci a suicidarci e che infatti gli Stati più moderni e progrediti lo fanno. Invece l’Italia è il solito fanalino di coda, arretrato (soprattutto per colpa della Chiesa …? ma meno male che anche questa sembra ora aggiornarsi …!).
Ed ecco le enormi pressioni mediatiche, per dirci che un pover’uomo che vuole farsi ammazzare deve invece andare all’estero! E meno male che la vicina Svizzera (che col Canton Ticino scende innaturalmente fino a pochi passi da Milano) è subito pronta ad accoglierci, per ucciderci, legalmente e sanitariamente protetti! Alcuni dicono che ogni mese sono almeno 3 gli italiani che vanno in Svizzera per farsi ammazzare (Adnkronos, 29.11.2016), altri che sono già 30 al mese (Repubblica, 20.04.2017). Poi ci sono i casi emblematici, di cui tutti i giornali per giorni devono parlare, suscitando falsa pietà per i morti e incomprensione per questo Stato Italiano che non vuole invece ammazzarci. Ricordiamo ad esempio il caso del povero Fabiano Antoniani (Dj Fabo), lo scorso febbraio.
Ebbene, in questi giorni un ingegnere di 62 anni di Albavilla (CO), affetto da gravi problemi fisici dopo un incidente stradale, è riuscito a farsi uccidere, legalmente e sanitariamente, in Svizzera (Zurigo) e solo in quanto “depresso”.
Del resto in Belgio e Olanda, all’avanguardia e in continua caduta libera nell’applicazione dell’eutanasia, è da tempo che si può chiedere il “suicidio assistito” anche solo perché psicologicamente depressi.
Pare ormai che non ci sia più un limite nello scivolo della “cultura di morte”, come la definiva Giovanni Paolo II.
Quest’estate nel Québec (Canada) - il racconto è del suo parroco Padre Tim Moyle, testimonianza raccolta dal celebre giornalista George Weigel - un uomo di 62 anni, già affetto da un tumore, era stato ricoverato per un’infezione alla vescica. Ebbene il medico che lo ha avuto in cura in clinica, ha deciso autonomamente che non sarebbe stato giusto curare quell’infezione, visto che comunque tale persona doveva forse presto morire a motivo del tumore; per questo, dopo averlo sedato, lo ha fatto morire; e tutto ciò nonostante il parere contrario del paziente e dei suoi familiari. Agghiaccianti le motivazioni addotte: la “qualità della vita” di quel paziente non era sufficiente; e il costo delle cure sproporzionato rispetto al “vantaggio economico” dell’eutanasia!
Non sarà appunto che lo Stato vuol ‘farci fuori’ per risparmiare sulle cure?
 
 

2.09.2017
Cina: andare in chiesa “vietato ai minori”
Almeno in 4 province della Repubblica Popolare Cinese, dove cioè il Partito Comunista comanda a oltre 1 miliardo e 400 milioni di persone, ai bambini e ai ragazzi è proibito non solo ricevere una educazione religiosa, ma persino andare in chiesa. Nonostante quindi il cauto ottimismo che si dice circondi attualmente il “dialogo” tra governo cinese e Vaticano, la repressione antireligiosa del regime comunista si fa di giorno in giorno più dura 
(v. anche le altre News precedenti).
Secondo quanto riporta l’agenzia Ucanews, nel distretto di Yonglin, a Wenzhou (provincia di Zhejiang, con forte presenza cristiana) “Una nota urgente delle autorità superiori vieta rigorosamente ai bambini, agli allievi della scuola primaria e secondaria e agli insegnanti, di andare nelle chiese cattoliche e protestanti”. La normativa precisa che “l’educazione religiosa dei minori troppo vicina alle chiese, danneggia gravemente il normale corso del sistema educativo”.
Nonostante tutto, la fede cattolica resiste. Ad esempio, alla processione nel giorno dell’Assunzione di Maria (15 agosto) proprio nello Zhejiang, i ragazzi erano ugualmente moltissimi.
Nella provincia di Henan (Cina orientale) è stata emessa la direttiva di “separare l’educazione dalla religione”. A Changsha, nella provincia dello Hunan (Cina centrale), il locale direttore dell’ufficio educazione, Liang Guochao, ha anche realizzato e diffuso un video in cui denuncia “l’infiltrazione della religione nell’educazione dei minori” e annuncia nuove direttive contro l’educazione religiosa.
Il programma del presidente cinese Xi Jinping è quello, consono in fondo ancora al marxismo e maoismo, che il governo-partito abbia il monopolio su tutto, coscienze comprese. E vuole in tal senso scacciare tutte le “influenze straniere”; a parte ovviamente gli interessi commerciali. La religione cristiana, e quella cattolica (fedele al Papa) in particolare, viene dunque perseguitata in quanto sarebbe non soggetta al monopolio ideologico del governo ma a potenze “straniere”. Per cui o si “sinicizza”, cioè adotta un carattere puramente cinese (sotto le direttive e il governo del partito comunista) o viene combattuta.
Fa parte di questa campagna anche l’abbattimento delle croci, dette “troppo visibili nel paesaggio urbano” e delle chiese, dietro ogni scusa. Proprio a fine agosto è iniziato ad esempio un braccio di ferro fra governo locale e fedeli, sull’abbattimento della chiesa di Santo Stefano a Wangcun, nella provincia dello Shanxi (Cina settentrionale non lontano da Pechino). Le immagini drammatiche di un video girato sul posto e diffuso dalla agenzia missionariaAsia News, mostrano gruppi di fedeli cattolici che cercano di fermare la demolizione della loro chiesa, gridando “Gesù salvaci!” e “Madre Maria, abbi pietà di noi!”, mentre ostacolano i lavori del bulldozer e l’operato dei poliziotti. Le autorità di Wangcun hanno infine bloccato i lavori di demolizione per tornare a trattare col popolo. I cattolici, circa un migliaio, hanno continuato a presidiare l’area della chiesa, con un sit in, pur subendo pressioni, intimidazioni e pestaggi da parte di teppisti in abiti civili ma palesemente collusi con la polizia locale.
Secondo il rapporto di Abd il numero di cinesi in fuga per motivi religiosi è quintuplicato. Secondo lo stesso rapporto “essi abbandonano tutto per non rinunciare alla fede, abbracciata per sfuggire al materialismo imposto dal regime”. Moltissimi vorrebbero venire in Italia, centro della cattolicità.
Ma per i cristiani cinesi, le porte dell’Italia - nonostante le confuse politiche di accoglienza - si aprono molto difficilmente. E non se ne deve neppure parlare. Potrebbe intralciare i rapporti commerciali?!
 
 

Ancora sull’avanzata dell'ideologia Lgbt 
 
22.08.2017
Colombia: legalizzato il matrimonio omosessuale “poligamo”
Che quando si prende la china che confonde i desideri (e pulsioni) coi diritti non ci sia poi più la possibilità di arrestarsi lo dimostra anche un altro “caso legale”, avvenuto quest'estate in Colombia. Si tratta praticamente di un matrimonio omosessuale “poligamo”, cioè di tre uomini. Infatti Manuel Bermudez (50 anni giornalista), Víctor Hugo Prada (22 anni, attore) e Alejandro Rodriguez (36 anni, personal trainer) si sono ufficialmente sposati il 3 giugno davanti ad un notaio di Medellin, formando così una famiglia “poliamorosa” (una “trieja”; invece coppia in spagnolo si dice “pareja”). Questo il commento ufficiale dello stesso notaio: “Desideriamo concordare un regime patrimoniale sulla base di una relazione a tre, a conferma che le persone possono stare insieme a prescindere dal loro colore, status, sesso, razza, credo religioso e appartenenza etnica. Questo non è vietato dal diritto internazionale, né dalla legge in Colombia”.
 
19.08.2017
Contro le discriminazioni?
o soldi pubblici a favore dell’ideologia?

L’UNAR, ente governativo che fa capo al Dipartimento delle pari opportunità, ufficialmente è l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ma di fatto è ancor più un organo per diffondere l’ideologia Lgbt in Italia e perseguire chiunque vi si opponi. Ma anche una macchina per far soldi a questo scopo.
Ebbene, l’UNAIR ha un numero verde per proteggere e intervenire in diretta a favore di chiunque si senta oggetto di discriminazioni. È attivo quotidianamente dalle 11 alle 14 con la presenza di un operatore e dalle 8 alle 11 e dalle 14 alle 20 attraverso una segreteria telefonica. A questo servizio, peraltro appunto assai limitato nel tempo, lavorano diverse persone: 5 operatori esperti (uno per ciascuna categoria di possibile discriminazione: etnico-razziale, rom Sinti e Caminanti, Lgbt, per età e disabilità), 1 coordinatore, 4 mediatori culturali, 1 esperto statistico, 1 esperto informatico, 2 giuristi e 1 addetto stampa. Ma nel corso ad esempio del 2015 tale numero verde ha ricevuto solo 2.235 chiamate, di cui poi solo 1.814 ‘pertinenti’ (cioè persone che si sono sentite discriminate; salvo poi il fatto di esserlo davvero, numero ancora minore). Di queste telefonate per reali o presunte discriminazioni, il 64% è relativo a discriminazioni etnico-razziali, il 6,4% contro disabili, lo 8,5% per discriminazioni di “genere” e il 4,7% per età. Insomma la tanto declamata discriminazione delle persone omosessuali, stando a questo dato, risulta minima: sole 230 chiamate sul totale.
Per la gestione del centralino (ricezione, compilazione scheda, report finale e monitoraggio attività) lo Stato versa però € 1,9 milioni (+ IVA) annui! In rapporto alle chiamate, si può quindi dedurre che ciascuna chiamata a quel tanto declamato ma quasi silente numero verde costa allo Stato, cioè alle tasche dei contribuenti, circa € 800!
Inoltre tale centralino UNAIR è un inutile doppione, in quanto dal 2010 il Ministero dell’Interno ha già attivato un proprio Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD), organismo di interforze che fa capo alla Direzione centrale della Polizia criminale e a cui ci si può rivolgere in caso di discriminazione. Comunque anche in questo caso le segnalazioni ricevute sono relativamente poche.
Non parliamo poi di quanto emerse di recente da un’indagine televisiva (le Iene) sull’UNAIR, dove si vide che tale ente sovvenzionava coi soldi pubblici luoghi di prostituzione gay, con turpi annessi e connessi. 

(da un articolo di Thomas Mackinson, Il Fatto Quotidiano)

12.08.2017
In casa Google
Nell’impero Google, dove peraltro la percentuale di donne che rivestono ruoli manageriali o che occupano posti nel settore di sviluppo tecnologico è inferiore, come in quasi tutte le aziende, a quella maschile (20%), un certo dott. James Damore, senior software engineer, si è visto licenziato su due piedi per aver scritto, in una circolare interna, che “le donne sono diverse dagli uomini”, con l’accusa di aver “perpetuato stereotipi di genere”.
 
5.08.2017
La “mamma coraggio” Lgbt
Fanno il giro del mondo la storia e le fotografie della mamma del Texas che si batte per i diritti del proprio bambino 'transgender' (meno male che in inglese “child” è sia maschile che femminile), in quanto femminuccia che già quando aveva 2 anni si sentiva un maschiaccio e voleva cambiare sesso(ora ha ancora 9 anni, ma la mamma la definisce così ... e il papà non si sa dove sia) È diventata un’eroina dell’ideologia Lgbt, una “madre coraggio” che lotta strenuamente contro la sua “discriminazione”, ad esempio nei gabinetti pubblici del Texas (ma c'è sotto anche la contestazione al presidente Trump, che ha rimesso l’obbligo di usare le toilette secondo il proprio sesso biologico, dopo la confusione creata in merito da Obama).
 
31.07.2017
Chi non si adegua è condannato
L’avvocato Simone Pillon, tra l’altro membro direttivo del Family day, è stato querelato dalla sezione Arcigay Omphalos di Perugia per aver pubblicamente dichiarato che alcuni volantini distribuiti dalla suddetta associazione a studenti minorenni durante un’assemblea di istituto del liceo Alessi di Perugia nell’aprile 2014 - volantini in cui si davano consigli dettagliati e fisici su come gestire i rapporti sessuali tra due maschi o tra due femmine, con istruzioni pornografiche su come aumentare l’eccitazione sessuale o fare giochi erotici - non avevano avuto alcun consenso dai genitori, come richiesto circa attività scolastiche e parascolastiche per i minori.
Secondo la prima udienza presso il Tribunale di Perugia (22.06.2017) la pena richiesta è di una multa (per l’avvocato, non per l’associazione gay!) di € 400.000!

C’è chi si è visto trascinato in sede “penale” solamente per aver parlato in televisione della “centralità delle figure genitoriali materna e paterna nei processi di crescita del figlio”: è il caso di un paio di insegnanti di Milano, di due medici (tra cui Silvana De Mari), di tre psicologi (tra cui Giancarlo Ricci, psicoterapeuta milanese con 40 anni di esperienza sulle spalle, già giudice presso il Tribunale dei minori di Milano).
 
Sarebbe importante citare anche il caso di Radio Maria, dove il suo celebre fondatore e conduttore padre Livio Fanzaga è stato portato a processo dall’Ordine dei giornalisti (di cui fa parte in quanto direttore di una radio) - processo dove incredibilmente si è discusso persino della corretta esegesi di alcuni passi  dell’Apocalisse (!), su cui tale ordine è ovviamente incompetente - su denuncia della senatrice Monica Cirinnà, per aver dissentito sulla legge che porta il suo nome (e che è diventata poi legge dello Stato il 20.05.2016, sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”) e aver ricordato alla senatrice l’evangelico monito che “tutti dobbiamo morire” (pur “augurandole il più lontano possibile”). Ebbene tale processo si è concluso con l’incredibile sentenza di sospensione per 6 mesi dall’Ordine dei giornalisti (!), che ha costretto padre Livio a lasciare ufficialmente per 6 mesi la conduzione di Radio Maria (la cosa era stata tenuta nascosta anche in Radio Maria, ma per quei 6 mesi il direttore ufficiale è stata al suo posto la conduttrice Roberta) e persino praticamente a cambiare il nome alla sua ascoltatissima trasmissione feriale delle ore 9 sui fatti di cronaca (da “Commento alla stampa” a “Lettura cristiana della cronaca e della storia”) .
 
Insomma, si va sempre più addirittura verso una restrizione della libertà di pensiero e di coscienza?
 

 

28.07.2017
Alla fine il piccolo Charlie è morto … ammazzato
Oggi il piccolo Charlie Gard, il bimbo londinese nato il 4.08.2016 e affetto da una grave e rarissima patologia (ne avevamo parlato nelle News del 10.04.2017 e 2.06.2017), è morto. Ha cessato di vivere, non perché il suo cuoricino si è naturalmente fermato, o neppure perché hanno cessato le cure ormai ritenute inutili e sproporzionate (questo potrebbe essere, a determinate condizioni, la giusta cessazione di un inutile “accanimento terapeutico”), ma perché i medici e lo Stato hanno negato all’innocente e inconsapevole Charlie di poter respirare e nutrirsi con l’aiuto di mezzi artificiali (come fanno innumerevoli pazienti in ospedale e persino a domicilio).
A questo punto il piccolo Charlie sarebbe comunque con tutta probabilità morto entro breve tempo; visto anche il ritardo dovuto al rifiuto medico e legale di trasferirlo in altri Ospedali (ad esempio negli USA, dove volevano portarlo i genitori con l’aiuto anche di una volontaria sottoscrizione per far fronte alle spese, o all’ospedale pediatrico vaticano “Bambin Gesù” di Roma, che ha comunque fornito una consulenza medica specialistica), per tentare eventuali cure possibili. Ma si è invece voluto ucciderlo prima, bloccandogli il respiro; con l’ipocrita motivazione che questo sarebbe stato, secondo i medici e lo Stato, il suo "vero bene". Tra l’altro, non regge neppure l’ipocrita motivazione, usata con falso “pietismo” in questi casi, secondo cui si eviterebbero così inutili sofferenze, poiché le cure palliative e gli antidolorifici permettono oggi di annullare o ridurre questo triste problema.  
In questo giorno, dunque, Charlie non è divenuto un “angioletto” che vaga da qualche parte del cosmo, come una vaga visione sentimentale e romantica potrebbe immaginare, ma si è presentato per sempre come persona, come tutti noi (senza differenze), di fronte a Dio, alla Santissima Trinità, per partecipare per sempre (se Battezzato in Cristo e ovviamente senza peccati personali in quanto neonato e inconsapevolmente partecipe della Croce di Cristo in quanto malato grave) alla felicità e amore infiniti di Dio.
Ora forse sa pure che il suo “caso” è diventato quasi un’icona, innocente ma anche per questo assai efficace, di dove possa spingersi la “pretesa” della scienza e dello Stato moderno, cioè fino a decidere se la nostra vita sia “degna di essere vissuta o no”.
Il fatto poi che i suoi giovani genitori (Chris Gard e Connie Yates) si siano opposti con tutte le forze a questa sentenza di condanna a morte (da parte dei medici del prestigioso ospedale pediatrico londinese Great Ormond Street Hospital, ma anche dell’Alta Corte londinese, della Corte d’Appello e persino della “Corte europea dei diritti dell’uomo”), ha commosso il mondo intero, fino a toccare le coscienze di alcuni importanti capi di Stato (USA 'in primis'), oltre che di una vasta area popolare e ovviamente di numerosissimi cristiani in tutto il mondo. Ma anche se i suoi genitori avessero voluto o si fossero subito arresi alla sentenza di morte - non l’inesorabile morte dovuta alla gravissima patologia, ma la morte comunque “procurata” per mancato ausilio nella respirazione e idratazione/alimentazione, come deciso dai medici, dallo Stato e dalle più alte Corti di giustizia - ciò non avrebbe comunque diminuito la gravità morale di tale decisione.
Chissà che il “martirio” (testimonianza) del piccolo Charlie, un “caso” di cui il mondo si è trovato come costretto a parlarne con commozione e prendere posizione, di questo inconsapevole innocente neonato (come gli innumerevoli bambini abortiti … e come già i “santi innocenti” uccisi da Erode), e ora la sua intercessione dall’Aldilà, non serva a scuotere le coscienze e a svegliarle, perché si cessi di sentirci così "padroni" della vita; per poi affidarla al potere dello Stato, “uno Stato eugenetico che afferma essere legale e persino doveroso uccidere un disabile” (come qualcuno oggi ha dichiarato) uno Stato che da tempo vorrebbe prendere il posto di Dio.
 


19.07.2017
La Chiesa in Cina (nel 60° dell’Associazione patriottica)
Abbiamo parlato più volte della difficilissima situazione patita dalla Chiesa Cattolica in Cina.
Esattamente 60 anni fa nasceva nella Repubblica Popolare Cinese l’Associazione patriottica cinese, cioè la Chiesa Cattolica sottoposta al Partito comunista cinese, Partito/Governo che inesorabilmente comanda questo immenso Paese e vuole determinare, secondo i dettami del socialismo-maoismo, tutta la vita dei suoi innumerevoli abitanti (quasi 1 miliardo e 400 milioni di persone). Si tratta, come ripetono gli slogan ufficiali, di una Chiesa “autonoma” e “indipendente” (dalla Santa Sede) e sottomessa in tutto alla politica del Partito. I suoi vescovi “ufficiali”, nominati dal Partito Comunista, sono “funzionari di Stato” e devono obbedire alle direttive del Partito.
Voluta da Mao Zedong per controllare e soffocare la vita della Chiesa, l’Associazione è nata per instradare i cattolici (là dove non sono stati sterminati) al servizio del socialismo, costruendo nello stesso tempo una Chiesa che sia “autonoma” e “indipendente” da forze straniere (leggi: dal Papa e unita alla Chiesa cattolica universale).
Nella sua importante “Lettera ai cattolici cinesi” (27.05.2007), Benedetto XVI aveva per questo definito gli Statuti della Associazione patriottica cinese “incompatibili” con la dottrina cattolica.
La Chiesa che rimane invece autenticamente cattolica, cioè fedele al Papa e con vescovi nominati dalla Santa Sede, è di fatto una Chiesa “sotterranea” (come si definisce), cioè praticamente quasi del tutto clandestina e perseguitata.
Il 12.04.2017 avevamo riportato ad esempio la notizia (v. sotto) di come il vescovo di Wenzhou (Zhejiang), mons. Pietro Shao Zhumin, da poco nominato dalla Santa Sede Vescovo della diocesi di Wenzhou, fosse stato letteralmente sequestrato dalle forze dell’ordine. Con tutta probabilità, come avvenuto in casi analoghi di Vescovi della Chiesa “sotterranea”, è sottoposto ai cosiddetti “seminari religiosi”, in pratica un vero e proprio “lavaggio di cervello” per costringere il vescovo a iscriversi alla Associazione patriottica.
Di recente (26.06.2017) il direttore della Sala Stampa vaticana - mentre il Vaticano è fortemente impegnato per un tentativo di dialogo col Partito Comunista sulla nomina dei vescovi e di soluzione del problema della Chiesa Cattolica in Cina - ha diffuso un comunicato ufficiale, in cui tra l’altro si dice: “La Santa Sede segue con grave preoccupazione la situazione personale di Mons. Pietro Shao Zhumin, Vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale ormai da tempo [..] La comunità cattolica diocesana e i familiari non hanno notizie né sui motivi del suo allontanamento né sul luogo dov’egli è trattenuto”.
Secondo quanto riferito da p. Bernardo Cervellera (missionario del P.I.M.E. e direttore dell’agenzia “AsiaNews”, v. tra i links del sito), “da quando tre anni fa sono ripresi i dialoghi informali fra Vaticano e Cina, questa è la prima volta che la Santa Sede si esprime a proposito di un vescovo imprigionato […] Molti cattolici cinesi avevano espresso dolore per il troppo silenzio su vescovi, sacerdoti e laici perseguitati […] Nei giorni scorsi persino l’ambasciatore tedesco a Pechino, Michael Clauss, aveva diffuso una dichiarazione ufficiale in cui chiedeva la liberazione di mons. Pietro Shao Zhumin”.
 

5.07.2017
Russia: code chilometriche per venerare le reliquie di S. Nicola
S. Nicola di Bari, il vescovo di Myra (Demre nell’attuale Turchia) del IV secolo, è un santo molto venerato, non solo a Bari, che nel XI secolo vi ha dedicato una straordinaria basilica dove giacciono le sue reliquie, ma in tutto il nord Europa (è lui il Santa Claus - da SinterKlaas, che in olandese significa appunto S. Nicola – che, con le insegne episcopali porta i doni ai bambini nel giorno della sua festa, il 6 dicembre; solo nel 1823 a New York il Santa Claus si trasformerà in Babbo Natale con il suo abituale vestito rosso); ed è un Santo venerato con particolare devozione in Russia e in tutto l’oriente europeo.
In questi giorni una reliquia (una costola) di S. Nicola (qui chiamato “di Myra”) è presente a Mosca, dove nella cattedrale di Cristo Salvatore è esposta alla venerazione dei fedeli. Ebbene, per passare un secondo davanti a tale reliquia e baciarla con fede, si sono formate code lunghissime, con una attesa per i pellegrini anche di 8-9 ore (nonostante appunto la celerità della sosta davanti alla reliquia). Persino nelle stazioni dell’efficiente e bellissima metropolitana di Mosca viene continuamente ripetuto l’annuncio, che spiega a chi intende recarsi in cattedrale per venerare S. Nicola la necessità di scendere alla stazione “Frunzeskaja”, a diversi chilometri di distanza, per inserirsi nell'impressionante, composta e orante coda di devoti che attendono di baciare la santa reliquia.
Il 12 luglio la reliquia di S. Nicola sarà poi trasferita a S. Pietroburgo, dove sarà esposta per qualche giorno alla Lavra di S. Aleksandr Nevskij e dove si attendono analoghe code chilometriche di devoti pellegrini.
Una notizia che sarebbe sembrata impossibile e allucinante fino al 1991, quando crollò il “comunismo” che per 70 anni aveva perseguitato in Russia ogni religione, secondo l’ideologia marxista-leninista, e obbligava di fatto l’intera società ad essere atea.


29.06.2017
Chiese in Europa centro-occidentale …
chiusura per fallimento?

Come abbiamo ricordato introducendo la notizia del 15.04.2017 
(v. sotto) l’Europa occidentale manifesta sempre più apertamente la propria tragica apostasia dal cristianesimo (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodaleEcclesia in Europa del 28.06.2003, n. 9 – cfr. citazione riportata nella News del 15.04.2017), cioè il progressivo rifiuto della fede cristiana - la “via della vita”, la fede in Gesù come unico Dio e unica salvezza dell’uomo - e che ha plasmato 2000 anni della sua stessa straordinaria civiltà.
Le cause sono molteplici e profonde: una cultura che da 500 anni ha preso progressivamente le distanze dalla metafisica (e dalla consapevolezza di una verità oggettiva) e dalla teologia cattolica; una Riforma protestante (che compie quest’anno 500 anni dal suo inizio) che ha spaccato la Chiesa e l’Europa e si è poi inevitabilmente sbriciolata in miriadi di Chiese diverse e in genere succubi del potere culturale e politico di turno; la pretesa dell’uomo (un delirio di onnipotenza) di porsi sempre progressivamente al centro e misura di tutte le cose, al di sopra della verità (una libertà senza verità) e di Dio stesso (combattuto prima da ideologici sistemi totalitari e ora annichilito da un’indifferenza che se talora non Lo considera più nocivo Lo rende però senza dubbio superfluo, che non c’entra con la vita, persino per i credenti residui).
Le Riforma protestante, al di là della pretesa di imporsi come sempre nuova dottrina e prassi cristiana (in realtà sempre condizionata dal pensiero dominante), persino sulla Chiesa Cattolica, che ne è sempre più fortemente condizionata, alla prova dei fatti e delle statistiche può però considerarsi in Europa sostanzialmente in progressivo “fallimento”.
E le Chiese Cattoliche dell’Europa centro-occidentale, non senza una grave responsabilità non solo di molti suoi teologi e ma persino di autorevoli pastori, che purda decenni additano se stesse come “profetiche” ed hanno pesantemente condizionato e condizionano le scelte dell’intera Chiesa universale, di fatto sono anch’esse sostanzialmente in “fallimento”. 
Eccone alcuni numeri:

In Germania, anche tra i Protestanti solo il 4% dice di frequentare ancora qualche chiesa. Tra i Cattolici solo il 10% della popolazione si dichiara praticante, ma il 60% dice di non credere in una vita dopo la morte e solo il 33% crede nella risurrezione di Cristo (!), quindi la maggior parte degli stessi sedicenti cattolici non ha di fatto una fede davvero cattolica e neppure semplicemente cristiana.
Ancora nel 1963 la Germania (Federale) contava ogni anno 400 nuovi sacerdoti, nel 2015 la Germania (unita, con una popolazione di 80 milioni di persone) ha avuto solo 58 Ordinazioni sacerdotali; ma anche solo 44.000 celebrazioni del Sacramento del Matrimonio. La diocesi di Monaco-Frisinga (capitale cattolica del Paese, in Baviera, con 1.700.000 fedeli), l’anno scorso ha avuto un solo nuovo ingresso in seminario e in totale conta solo 37 seminaristi. Le diocesi di Osnabrück e di Magonza non avranno quest’anno nessun nuovo sacerdote. In tutta la Germania (27 diocesi), mentre ancora nel 1995 ci furono 186 Ordinazioni sacerdotali, quest’anno ci saranno solo 76 nuovi sacerdoti (nel 2015 si era già raggiunto il minimo storico di soli 51 nuovi preti).
Ogni anno si chiudono decine di chiese, vendute per farne negozi, pub, alberghi e moschee!
Il vescovo della Diocesi di Trier (Treviri, la più antica diocesi tedesca), mons. Stephan Ackermann (una delle voci influenti negli ultimi due Sinodi sulla famiglia), ha annunciato quest’anno che entro il 2020 le parrocchie della diocesi passeranno da 900 a 35!
In compenso, la Chiesa cattolica tedesca è una delle più ricche del mondo (grazie alla “Kirchensteuer”, tassa moralmente obbligatoria per i fedeli - a tal punto che i Vescovi hanno parlato di “scomunica” non per chi crede nelle tante eresie che circolano all’interno della loro Chiesa ma per chi non pagasse tale tassa - che rende 4-5 miliardi di € annui!) ed è addirittura il 2° datore di lavoro dopo lo Stato federale (ma sostiene anche tante missioni nel mondo). Forse anche per questo le Curie diocesane sono “mondanamente” efficienti, piene di uffici e di impiegati, e persino tanti cattolici si ritengono “impegnati” solo perché partecipi di queste strutture ecclesiali e non perché abbiano davvero un’autentica fede e vita cattolica (si veda in proposito l’eccezionale Discorso tenuto da Papa Benedetto XVI, che come tedesco conosce bene queste realtà, a Freiburg i. B. il 25.09.2011 ai “Cattolici impegnati nella Chiesa e nella società” - vedi).
La Chiesa Cattolica dell’Olanda cinquant’anni veniva considerata da molti come “profetica”, un faro di orientamento per l’intera Chiesa, e tale si presentava.
Fece in questo senso il giro del mondo il suo nuovo Catechismo, il celeberrimo “Catechismo della Chiesa olandese”; e se nel 1968 dal Vaticano si chiese di correggere alcune gravi o ambigue sue affermazioni (su peccato, redenzione, Eucaristia, verginità della Madonna, Chiesa, Papa), la risposta che nel 1969 venne dai 109 membri del Consiglio Pastorale Olandese (coi 9 Vescovi che vi facevano parte) fu di respingere tale richiesta [e dato che il Papa Paolo VI, contrariamente alla richiesta di influenti episcopati anche di quelle terre, nel 1968 riaffermava autorevolmente, con l’Enciclica all’Humanae vitae, l’autentica morale sessuale coniugale (contraria alla contraccezione), sempre quel Consiglio Pastorale giunse addirittura ad invitare i cattolici a disobbedire al Papa, perché egli avrebbe tradito lo “spirito del Concilio”. Anche per questo Paolo VI giunse a dire con molto dolore che “ci si aspettava col Concilio una nuova primavera della Chiesa e invece è arrivata la tempesta”, che una “mentalità non cattolica era entrata ormai in molti cattolici” e addirittura che “il fumo di Satana era entrato da qualche fessura nel tempio di Dio” (Omelia 29.06.1972)]. 
Tra i 250 viaggi compiuti da S. Giovanni Paolo II in tutto il mondo, proprio la visita in Olanda del 8.05.1985 conobbe contestazioni non tanto dall’esterno ma proprio da parte di alcune realtà cattoliche olandesi.
Ebbene, se ancora nel 1970 i Cattolici erano il 40,5% della popolazione olandese e i Protestanti il 36%, oggi solo il 23% si dice cattolico e il 10% protestante. Il 24% si professa dichiaratamente ateo e il 34% semplicemente agnostico. Mentre il 6% della popolazione è già musulmana.
Se poi entriamo un po’ più nel merito di cosa si intenda davvero per “fede”, scopriamo che solo un 10% crede in un Dio personale e il 28% dice di avere una visione semplicemente “spiritualista”.
Anche in Olanda, entro il 2020, 1/3 delle chiese cattoliche verrà chiuso per mancanza di fedeli, appunto per “fallimento”.
Il Belgio era un Paese di forte tradizione cattolica (50 anni fa si dichiarava cattolico il 99% della popolazione). Oggi solo il 4% della popolazione va a Messa; solo metà dei bambini ricevono il Battesimo e solo ¼ dei Matrimoni sono celebrati col Sacramento, cioè sono matrimoni celebrati secondo la volontà di Dio. I sacerdoti sono passati da 10.500 nel 1960 a 3.000 nel 2016; e quasi nessuna diocesi è in grado di avere un proprio Seminario (ad esempio la diocesi di Namur ha avuto nel 2014 solo 7 Ordinazioni sacerdotali e non ha ora alcun nuovo seminarista; la stessa diocesi di Bruxelles ha avuto nel 2016 solo 6 nuovi sacerdoti, di cui 3 stranieri; quella di Gand solo 1 nuova Ordinazione sacerdotale; e le altre diocesi belghe nessuna).
La Svizzera nel 1960 aveva ancora una popolazione che per il 52,7% si dichiarava protestante e per il 45,4% cattolica. Nel 2015 i Protestanti sono scesi al 24,9% e i Cattolici al 37,3%, superando quindi i Protestanti (ma anche per l’ingresso di italiani, spagnoli e portoghesi). Sono invece in crescita vertiginosa i senza-religione (23,1%) e i Musulmani (5,1%, prima quasi inesistenti).
Però, se entriamo un po’ più nel merito di cosa pensino davvero anche i Cattolici, scopriamo (questionario 2013 per il Sinodo) che c’è assai poco di “cattolico” nelle idee circa la dottrina sociale, l’indissolubilità del matrimonio, l’omosessualità, la Comunione ai risposati. C’è addirittura chi esercita forti pressioni perché anche le diocesi cattoliche elvetiche si distacchino dal Papa (il movimento “Los von Rom”, “Via da Roma”!).
Anche quella che nella storia era la cattolicissima Austria (nel 1961 l’89% della popolazione si dichiarava ancora “cattolica”) dal 2000 conosce un abbandono annuo della Chiesa dell’1%, così da dichiararsi ora ancora cattolico solo il 58% (a Vienna il 40%), ma di fatto partecipa alla S. Messa domenicale solo il 12% della popolazione. Sono invece miracolosamente in crescita i Battesimi degli adulti, persino di molti provenienti dall’Islam (a Vienna nel 2016 se ne sono avuti 254!).
I non-credenti risultano al 25%, i Musulmani all’8%, gli Ortodossi al 5%; e i Protestanti sono scesi al 3,5%.
Pure tra i Cattolici, tra cui numerosissimi sacerdoti, c’è una forte opposizione all’autentica fede cattolica, così come trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e dal Magistero, opposizione che è giunta (sotto Benedetto XVI) a dichiarazioni ufficiali contro il Papa, come esprime anche il movimento “Wir sind Kirche” (Noi siamo Chiesa), che costituisce già uno scisma di fatto.
Dunque, altro che Chiese “profetiche” da imitare perché in grado di dialogare col mondo e di accogliere le istanze della modernità; dopo decenni di dialogo sono Chiese di fatto in “fallimento”.

Riascoltiamo allora un brano del davvero “profetico” discorso, sopra citato, di Benedetto XVI ai Cattolici tedeschi “impegnati nella Chiesa e nella società” (Freiburg i. B., 25.09.2011):
“Si manifesta una tendenza della Chiesa ad essere soddisfatta di se stessa, unaChiesa che si accomoda in questo mondo, autosufficiente e che si adatta ai criteri del mondoNon di rado dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’essere aperta verso Dio 
Per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi da questa sua secolarizzazione e diventare nuovamente aperta verso Dio. Con ciò essa segue le parole di Gesù: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Gv 17,16), ed è proprio così che Lui si dona al mondo …
La Chiesa deve aprirsi al mondo, non per ottenere l’adesione degli uomini per un’istituzione con le proprie pretese di potere, bensì per farli rientrare in se stessi e così condurli a Cristo 
Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità … portandola alla sua piena identità, togliendo da essa ciò che solo apparentemente è fede, ma in verità è convenzione ed abitudine.
Diciamolo ancora con altre parole: la fede cristiana è per l’uomo uno scandalo sempre e non soltanto nel nostro tempo. Che il Dio eterno si preoccupi di noi esseri umani, ci conosca; che l’Inafferrabile sia diventato in un determinato momento in un determinato luogo, afferrabile; che l’Immortale abbia patito e sia morto sulla croce; che a noi esseri mortali siano promesse la risurrezione e la vita eterna – credere questo è per gli uomini senz’altro una vera pretesa. Questo scandalo, che non può essere abolito se non si vuole abolire il cristianesimo …
Anche le opere caritative della Chiesa devono continuamente prestare attenzione all’esigenza di un adeguato distacco dal mondo per evitare che, di fronte  ad un crescente allontanamento dalla Chiesa, le loro radici si secchino. Solo il profondo rapporto con Dio rende possibile una piena attenzione all’uomo, così come senza l’attenzione al prossimo s’impoverisce il rapporto con Dio.
Essere aperti alle vicende del mondo significa quindi per la Chiesa distaccata dal mondo, testimoniare, secondo il Vangelo, con parole ed opere qui ed oggi la signoria dell’amore di Dio. E questo compito, inoltre, rimanda al di là del mondo presente: la vita presente, infatti, include il legame con la vita eterna”.

 


4.06.2017
Legge sulle DAT? più facile rottamare un uomo che un’auto
Secondo la legge approvata dalla Camera e già iscritta con insolito tempismo all’o.d.g. del Senato – legge detta sinteticamente sulle DAT (Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni Anticipate di Trattamento) - si può esprimere «la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza» (art. 1 comma 5)¸ cioè rientra nella propria libera determinazione - alla quale il medico ha l’obbligo di dare seguito! - decidere di non assumere o non proseguire quel che è necessario per mantenersi in vita.
Non si parla esplicitamente di “eutanasia”, per non destare troppi clamori o contestazioni, ma di fatto è già riconosciuta la libertà di “suicidarsi” per rifiuto (a priori) di trattamenti sanitari salvavita.
Però, secondo la legge italiana, cooperare (per non dire istigare) ad un suicidio è “reato”, come lo è persino qualsiasi omissione di soccorso, non parliamo poi se si tratta della possibilità di salvare una vita umana. Allo stesso modo le forze dell’ordine sono chiamate ad intervenire se una persona volesse suicidarsi (ad esempio su un ponte o un cornicione), per impedirlo. Lo Stato poi ha delle leggi, persino nel Codice della Strada, per garantire l’incolumità della singola persona, anche là dove essa stessa non volesse goderne (ad es. l’obbligo del casco in moto, della cintura di sicurezza in auto).
Dunque per la prima volta in Italia, secondo il principio ispiratore della legge in discussione (DAT), di fatto “la vita” diventa un bene “disponibile”; ma questo è appunto in contrasto col principio della “indisponibilità” inscritto nella Costituzione e nel complesso delle leggi ordinarie, come della nostra tradizione ininterrotta di civiltà giuridica.
L’ordinamento in cui le nuove disposizioni sono inserite diventa dunque persino contraddittorio, perché altri beni, assai meno rilevanti della vita, restano indisponibili.
Anche nelle modalità, la possibilità di rinunciare a salvarsi la vita può essere persino più semplice che vendere o rottamare un’auto usata. Per questi atti, infatti, occorre comunque ricorrere ad un atto pubblico, cioè spendere denaro e compiere qualche adempimento formale di fronte ad un notaio.
Se invece si decide di disporre della propria vita e di rinunciarvi, secondo l’articolo 4 comma 6 delle DAT, tali proprie disposizioni  «devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del Comune di residenza del disponente medesimo, che provvede all’annotazione in apposito registro,ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie, quando ricorrano i presupposti di cui al comma 7» (ma il comma 7 recita a sua volta che «le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica […] possono, con proprio atto, regolamentare la raccolta di copia delle DAT, compresa l’indicazione del fiduciario, e il loro inserimento nella banca dati, lasciando comunque al fiduciario la libertà di scegliere se darne copia o indicare dove esse siano reperibili»).
Cerchiamo di orientarci, per comprendere cosa si nasconde dietro questo linguaggio giuridico. Mentre per trasferire una proprietà o anche solo un veicolo da rottamare è sempre necessario il notaio, per decidere della vita o della morte di una persona basta, in alternativa all’atto pubblico, una scrittura privata autenticata o addirittura un foglietto firmato da consegnare al Comune, se questi ha un apposito registro.

 
 
2.06.2017
Lo Stato padrone … della vita

Figli (esseri umani) uccisi prima di nascere (è un diritto della donna?) o appena nati (è infanticidio?), o anche dopo, e dallo Stato (è un diritto-dovere dei medici e dei giudici?)

A Torino una donna di 30 anni partorisce un figlio e lo uccide gettandolo dalla finestra. Raccapricciante. Come avviene secondo i media e solo per certi fatti di cronaca, ecco il “mostro” da sbattere per qualche ora in prima pagina. E tutti giustamente si indignano. Tale donna viene quindi trovata e arrestata; se le risultanze del Pm saranno confermate, si arriverà a processo: la donna sarà giustamente condannata per infanticidio (omicidio aggravato).
Il problema è che se tale donna avesse gettato nella spazzatura suo figlio qualche settimana prima, e lo poteva fare legalmente, a spese dello stato, in qualsiasi clinica, sarebbe invece stato (per lo Stato o ormai per gran parte dell’opinione pubblica?) un suo diritto, anzi sarebbe stata una donna libera e autodeterminata!
Ricordiamo poi che c’è chi fa proposte di legge per permettere l’aborto anche al momento della nascita (era persino nel tanto sventolato programma elettorale della Hillary Clinton). Certo non si tratterebbe di trovare un corpicino esangue sull’asfalto, ma in igienici contenitori di rifiuti ospedalieri …

In Inghilterra 
(cfr. News del 10.04.2017) un bambino di soli 9 mesi di vita (Charlie Gard) è affetto da una grave e rarissima patologia. I medici dell’ospedale dov’è ricoverato (Great Ormond Street Hospital, il principale centro pediatrico di Londra) sentenziano che la sua vita non ha speranza e soprattutto non è degna di essere vissuta; pertanto decidono di interrompere la sua alimentazione e idratazione (cioè deve morire di fame e di sete). I genitori (Chris Gard e Connie Yates) si oppongono. Sperano persino di poterlo portare in un ospedale americano, dove viene ventilata qualche speranza (e raccolgono pure fondi per percorrere questa possibilità). Ne nasce una vertenza giudiziaria. Ma i genitori l’hanno persa! Ad aprile scorso l’Alta Corte di Londra ha emesso infatti la condanna a morte per il piccolo Charlie. Il giudice Justice Francis ha così sentenziato: “Con il cuore pesante ma pienamente convinto di agire per il miglior interesse di Charlie, ritengo che sia nell’interesse di Charlie accedere a questo protocollo e stabilisco che il Great Ormond Street Hospital possa interrompere legittimamente tutti i trattamenti, eccetto le cure palliative, affinché sia permesso a Charlie di morire con dignità”. I genitori di Charlie, pur di tenerlo ancora in vita, hanno fatto ricorso nuovamente alla Corte di Appello; ma anche in questo caso i giudici, il 25 maggio scorso, hanno deciso per lo stacco delle macchine aderendo alle volontà dei medici che consideravano “non etico” tenere in vita il piccolo! L’esecuzione della condanna capitale è quindi imminente.
Questo particolare caso di eutanasia di Stato ha alcune peculiarità, oltre a quella evidente di essere praticata su soggetto non consenziente. In primo luogo nessun congiunto ha chiesto di uccidere Charlie. Inoltre si parla della “morte” come di un bene morale (“non è etico” che Charlie continui a vivere, dissero i medici) e giuridico (visto che i medici hanno sentenziato che tale morte è un bene, perché i giudici dovrebbero negarlo, anche a chi è impossibilitato a richiederlo?).

Dopo aver negato il diritto alla vita ai nascituri (non solo quelli malati, ma anche quelli sani e semplicemente non voluti), ora siamo passati al diritto alla morte (per neonati con problemi di salute … ma poi passeremo ai pazienti in coma, ai malati con patologie neurodegenerative, per arrivare ai disabili più o meno gravi … e tanti altri).
Ci siamo così trasferiti dalla già grave auto-determinazione (“la vita è mia, ne faccio quel che voglio e me la tolgo quando voglio”; e questo porta già la firma di Satana) all’etero-determinazione (decidono altri per la vita del figlio, persino medici e giudici, contro il volere stesso dei genitori).
È ormai lo Stato a decidere quando la nostra vita è degna di essere vissuta!
Ecco i sostituti di Dio. La vita, da dono di Dio, diventa possesso dell’uomo, e infine possesso dello Stato.
Non ci hanno insegnato niente le ideologie di questi ultimi due/tre secoli?

 


30.05.2017
Nozze (gay) nell’Aldilà! … ma allora c’è?!
Il matrimonio cristiano (sacramento) dura fino alla morte. Quello civile, anche in Italia, può durare ora anche solo 6 mesi. Ma adesso c’è una novità nel laicismo. Ci si può sposare anche con un morto (specie se era gay). Dunque un matrimonio con un’anima dell’Aldilà!? È accaduto in Francia.
Oggi (30.05.2017) infatti il defunto Xavier Jugelè, poliziotto parigino ucciso il 20 aprile da un attacco terroristico sugli Champs-Elysées, si è “sposato” con il compagno Etìenne Cardile, con cui già aveva stretto un Pacs. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco della capitale Anne Hidalgo, l’ex presidente François Hollande, il ministro dell’Interno Gérard Collomb ed altre autorità, tutte accorse presso il XIV arrondissement di Parigi per assistere alla cerimonia. Insomma momento di rilevanza istituzionale e di grande spessore.
In effetti l’art. 171 del Codice civile francese prevede anche questo. C’è anche un organo del Ministero della Giustizia, il Dacs, che fornisce tutte le risposte in merito al matrimonio postumo, espressione tecnica di carattere giuridico. Ci sono formalità da espletare - come la presentazione di domanda scritta, il certificato di morte, etc. – e alcuni requisiti da soddisfare. Ci soffermiamo su due. Innanzitutto  occorre provare la volontà inequivocabile del de cuius di sposarsi. Sul sito del governo che spiega come sposare un cadavere vengono indicate le seguenti possibili prove: “documenti ufficiali (es. pubblicazioni matrimoniali), la redazione di un contratto di matrimonio, la prenotazione di una sala per la cerimonia, vari impegni presi (ristorante, fotografo, etc.), l’acquisto degli abiti, l’attestazione di aver partecipato ad un corso per fidanzati in vista di un matrimonio religioso, la testimonianza di genitori, delle famiglie, di amici, colleghi, etc.”. Secondo requisito: occorre produrre “prove che dimostrino l’esistenza di una ‘grave causa’, come la presenza di bambini (certificato di nascita o un certificato medico di gravidanza), la stabilità e l’anzianità della convivenza (comunicazioni del fisco, fatture, certificati di domicilio emessi dal municipio), o le circostanze della morte”.
Nel caso del poliziotto Jugelè il grave motivo è stato l’attentato subito a Parigi. Quindi la volontà di “sposarsi” c’era, ma la morte improvvisa del giovane ha stroncato sul nascere questo proposito.
Raccolte tutte le prove, si è istruito un fascicolo, lo si è inviato al Procuratore generale della Corte di Appello e al Procuratore del Tribunale regionale perché convalidassero la richiesta. Alla fine l’ultima parola è spettata al Presidente della Repubblica, il quale tramite decreto ha autorizzato le nozze post mortem. E dato che in Francia il matrimonio è sia etero che omo, il fatto che siamo in presenza di una richiesta di “matrimonio” omosessuale dal punto di vista burocratico non fa problema alcuno. Eccoci quindi al “matrimonio omosessuale postumo”.
Il fatto, in pieno ossequio all’art. 171 del Codice Civile francese, confermerebbe dunque la possibilità di un “sì lo voglio” presunto (con tutte le conseguenze giuridiche prevedibili: legittime nei testamenti, pensioni di reversibilità, etc.) con un morto, considerato però di fatto ancora vivente e dotato persino di personalità giuridica!
Se la vicenda non riguardasse una persona morta, peraltro drammaticamente per mano di terroristi, e quindi di un’anima, che ora è già di fronte ad un tribunale non umano ma “divino”, verrebbe quasi da ironizzare ….
Sorgono infatti a questo punto ulteriori domande: se il coniuge superstite, magari stanco di essere sposato con una salma, potrebbe chiedere divorzio? e il defunto come potrebbe opporsi? anche in questo caso si dovrebbe provare la sua inequivocabile volontà di separarsi consensualmente oppure di adire alle vie legali. Come fare? Con una seduta spiritica? Seduta spiritica che potrebbe essere utile anche di tanto in tanto, per sondare la volontà del compianto di continuare a rimanere sposato con il vivente?
Curioso poi che l’ateo (scusate, si dice laïcité) Stato francese arrivi a certificare che esiste un Aldilà, riconoscendo addirittura soggettività giuridica alle anime dei trapassati!
Ma in fondo non è che un ulteriore segno dello Stato moderno, che credere proprio di essere Dio.



20.05.2017
Fondamentalismo violento … indù
Come avevamo già osservato
(cfr. News del 10.01.2017), se la maggioranza della persecuzione violenta contro i cristiani avviene ad opera dell’Islam (in 35 dei 50 Paesi dove i cristiani subiscono violenze fisiche e morte a motivo della loro fede), non è di poco conto anche la persecuzione che avviene da parte degli Indù (che ha portato l’India al 17° posto tra questi 50 Paesi). Ogni settimana si registrano infatti 3-4 casi di aggressione ai cristiani; episodi che rimangono in genere impuniti.
Così, ad una settimana dall’inaugurazione della chiesa di Nostra Signora di Fatima (consacrazione avvenuta significativamente proprio il 13 maggio, centenario di Fatima, da parte del vescovo di Hyderabad, mons. Thumma Bala), una folla di un centinaio di persone inferocite, per lo più aderenti alla destra nazionalista indù, hanno dato l’assalto alla chiesa e l’hanno completamente devastata.
Secondo le fonti missionarie locali (padre Vijay Kumar Rayarala, superiore regionale del PIME in India), tale sconcertante episodio di violenza contro i cristiani costituisce pure un “un segnale particolarmente preoccupante e non solo per le modalità in cui è avvenuto, ma anche perché Hyderabad non si trova in una delle aree dove questo tipo di violenze finora si erano verificate. Il che testimonia come - nonostante tutte le rassicurazioni teoriche del BJP, il partito nazionalista indù del premier Narendra Modi - l’ostilità nei confronti dei cristiani negli ambienti del fondamentalismo indù stia crescendo in maniera preoccupante”.
 


14.05.2017
Suicidi giovanili … in Giappone
Con il 17,8% dei decessi, in Giappone il suicidio costituisce la prima causa di morte tra i giovani (dai 15 ai 34 anni). Le morti per incidente stradale sono invece il 6,9% e quelle per tumore il 5,2%.
Si tratta di un dato particolarmente acuto, anche rispetto agli altri Paesi più industrializzati del mondo, dove però il numero dei suicidi giovanili conosce percentuali sempre elevatissime.
È infatti sintomatico che il numero di suicidi tra i giovani si riscontri proprio nei Paesi economicamente più avanzati nel mondo. Se poi vi aggiungiamo il numero di morti per droga e quelli per incidenti stradali dovuti alla guida spericolata (specie dopo notti a base di droga, alcool e sessualità sfrenata), cioè in fondo ancora suicidi indiretti, allora la percentuale sulla morte “cercata” o “sfidata” dai giovani sale a percentuali ancora più impressionanti.
Sembra un paradosso: là dove si sta economicamente meglio, dove non ci sono grandi problemi di lavoro, di casa, di salute … ebbene proprio là cresce il “mal di vivere”, cioè la disperazione di una vita senza senso, fino a togliersela.

Sembra un paradosso, ma non lo è. Basta ascoltare quanto Gesù stesso, all’inizio della Sua missione, risponde al demonio, che avrebbe voluto ridurre la Sua opera di redenzione dell’uomo alla soluzione di problemi economici e materiali: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).
È questa fame - che l’economia, la politica, la scienza e la tecnica non possono saziare - che porta ad un vuoto esistenziale tale da rendere assai difficile e persino impossibile vivere.
Questa fame, che non possiamo scrollarci di dosso con le nostre opere, è saziata solo da Dio, da Gesù (Dio-fatto-uomo), dalla Sua Parola, dal Suo Amore, dalla preghiera, dalla comunione con Lui!

 

9.05.2017
Convegno di astrofisica … in Vaticano
Il mito ottocentesco della scienza contro la fede - mito tramontato da tempo a livello di alta cultura, ma sempre di nuovo propagandato come indiscussa verità anche nelle scuole di ogni ordine e grado e diffuso continuamente dai media - è continuamente smentito dalla storia e dal presente. Gli studi storici seri riconoscono ad esempio non solo che la scienza moderna nasce non a caso solo dall’area culturale cristiana, ma che la maggior parte degli scienziati di questi 5 secoli (e pure del presente) sono uomini e donne di fede, talora addirittura monaci, sacerdoti, persino vescovi e papi 
(cfr. nel sito il documento di “Fede e cultura” sul Caso Galilei , v. spec. domande 1-2-3 e il più ampio omonimo Dossier).
In proposito (proprio nel Dossier sopra indicato, v. punto 3.4) ricordavamo come il Vaticano ha realizzato persino il primo osservatorio astronomico della storia (nel 1583), chiamato “Specola Vaticana”, che è tuttora esistente (nel deserto dell’Arizona, USA) ed è di altissimo livello scientifico.
Tale importante Osservatorio astronomico vaticano tiene pure periodici convegni di astronomia di grande autorevolezza scientifica, cui partecipano tra i più importanti astronomi viventi.
Ebbene, proprio in questi giorni (9-12 maggio 2017) si tiene, nella sede del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo - che è stata anche la seconda sede della Specola Vaticana, come si evince anche dallo skyline di tale borgo dei Castelli romani (dove durante l’estate hanno soggiornato i Papi fino a Benedetto XVI), con il Palazzo apostolico da cui emergono chiaramente le calotte semisferiche del vecchio Osservatorio, ora Museo, dopo il suo trasferimento dalla prima sede nei Giardini vaticani per motivi di inquinamento luminoso e prima del trasferimento nel deserto dell’Arizona per gli stessi motivi scientifici - un’importante Conferenza scientifica sui Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo”, tra l’altro a 50 anni dalla morte del grande cosmologo George Lemaître, che era pure sacerdote 
(cfr. News del 20.06.2016).
Riportiamo in merito il testo del Comunicato stampa della Specola Vaticana, diffuso l’8.05.2017 (v. Conferenza stampa di presentazione presso la Sala Stampa della Santa Sede, tenuta dagli scienziati F. Guy Consolmagno, S.J., Planetologo, Direttore della Specola Vaticana; P. Gabriele Gionti, S.J., Cosmologo, Specola Vaticana; Dr. Alfio Bonanno, Cosmologo, INAF, Osservatorio Astrofisico di Catania; Dr. Fabio Scardigli, Cosmologo, Politecnico di Milano)*:
Dal 9 al 12 Maggio 2017 si svolgerà presso la Specola Vaticana in Castel Gandolfo una conferenza scientifica dal titolo “Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo” (Black Holes, Gravitational Waves and Space-Time Singularities). Il convegno intende celebrare la figura di Mons. George Lemaître, a cinquant’anni dalla sua morte, e la sua eredità scientifica. Lemaître fu anche direttore dell’Accademia Pontificia dal 1960 al 1966, anno della sua morte. Egli fu un sacerdote fervente e appartenne alla Fraternità Sacerdotale degli Amici di Gesù, fondata dal cardinale Mercier vescovo di Malines che lo ordinò sacerdote e che in quegli anni cercò di promuovere un rinnovamento della spiritualità sacerdotale. Inoltre fu un validissimo cosmologo, da tutti considerato uno dei padri, se non il padre della teoria del Big-Bang. In effetti già negli anni venti si era capito che le misure delle velocità di recessione delle galassie (nebulae) mostravano un inspiegabile moto di allontanamento la cui origine era sconosciuta. Lemaître fu il primo a spiegare nel 1927 il moto di recessione delle galassie come un effetto dell’espansione dell’Universo, e non come un moto peculiare degli oggetti osservati. Egli ottenne questo risultatorisolvendo le complesse equazioni della allora giovanissima teoria della Relatività Generale di Einstein, che prevede la possibilità che la geometria stessa della distribuzione delle masse nell’Universo si comporti come vera e propria sorgente di energia, capace di curvare la geometria dello Spazio-Tempo.
Tuttavia è la sua teoria dell’Atomo Originario, poi passata alla storia come Big-Bang, la ragione per cui è diventato famoso. Egli capì, dalla soluzione cosmologica che aveva trovato nel 1927, che andando indietro nel tempo l’Universo originariamente si era trovato in uno stato di densità energetica elevata e che, lui ipotizzò, doveva essere come quello di un Atomo originario da cui tutto aveva avuto inizio.
La conferenza della Specola Vaticana è anch'essa frutto dell’eredità scientifica di Lemaître, e per questa ragione ci si confronterà sulle più importanti questioni aperte della cosmologia e dell’astrofisica moderna: cosa accade se cadessi dentro un buco nero? Qual è il destino ultimo del cosmo? Cosa è successo nei primi istanti del Big-Bang? Queste ed altre domande saranno al centro delle discussioni a cui parteciperanno, oltre agli altri partecipanti, scienziati illustri come il premio Nobel della fisica nel 1999 Gerald ’t Hooft, Roger Penrose, i cosmologi George Ellis, Andrei Linde e Joe Silk (per maggiori informazioni si guardi il sito della conferenza: 

     http://www.vaticanobservatory.va/content/specolavaticana/en/workshop-lemaitre.html.
Uno degli scopi della conferenza sarà di incoraggiare una proficua interazione fra i partecipanti, provenienti sia dalla cosmologia teorica che osservativa, e di creare un ambiente adatto alla nascita di nuove idee e direzioni di ricerca nella cosmologia contemporanea. Infatti la recente rivelazione delle onde gravitazionali ha aperto una nuovo scenario nel nostro modo di vedere l'universo ed ha anche stimolato nuove speculazioni sulla vera natura delle singolarità dello Spazio-Tempo (I Buchi neri sono un esempio di Singolarità dello Spazio-Tempo). Le domande che il convegno intende sviluppare sono: quali sono i limiti della moderna cosmologia? Quali sono le sfide scientifiche che potranno essere esplorate nel futuro prossimo?
La conferenza è stata organizzata anche con il contributo di INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e INFN. (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) 

*© Libreria Editrice Vaticana (vietata la riproduzione dei testi citati).
 
 
25.04.2017
L’Italia … e il mercato delle armi
Disoccupazione alle stelle? Centinaia di piccole aziende costrette a chiudere (a motivo della crisi economica, ma soprattutto di un’Europa a guida tedesca da togliere il respiro e di una pressione fiscale italiana da togliere anche il sangue)? Immigrazione clandestina di proporzioni tali da costituire quasi drammatiche trasmigrazioni di popoli (anche a motivo di scelte volute da qualche superpotenza o nazione europea - v. ad esempio per la situazione creatasi in Libia - dicendo poi all’Italia che sono affari suoi)?
(cfr. News del 27.02.2017). Italiani, tra cui moltissimi giovani culturalmente e professionalmente preparati, di fatto costretti a cercare lavoro all’estero (quasi 5 milioni di Italiani sono andati ad abitare all’estero negli ultimi tempi, cfr. News del 7.10.2015)?
Ebbene, non è così quando si tratta di industria bellica e del commercio delle armi.
Nel corso del 2016 l’Italia ha avuto un'impennata del commercio di armi addirittura del 85%, con una vendita di armi all’estero per € 14,6 miliardi 
(Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento Italiano). I primi destinatari delle nostre cospicue vendite di armi sono stati: Arabia Saudita, Kuwait, Turchia, Pakistan (cioè di fatto regimi islamici).
Tra l’altro proprio quei Paesi arabi musulmani di tradizione sunnita (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar) - in genere sostenuti dall’Occidente, in particolare dagli USA, e pure occulti finanziatori dell’ISIS 
(cfr. News del 28.09.2016) - hanno accresciuto l’acquisto di armi del 400/600%!
Anche le importazioni italiane di armi dall’estero non scherzano: nel 2016 hanno conosciuto un incremento del 169% rispetto al 2015!
“Si vis pacem, para bellum” … o c’è dell’altro?!
 

 
15.04.2017
Grande crescita religiosa … in Russia
Mentre nell’Europa occidentale si assiste alla tragica apostasia dal cristianesimo (espressione già  autorevolmente usata da Giovanni Paolo II nel 2003*), con un crescente nichilismo che, sotto la bandiera di una “libertà senza verità” e col pretesto di inventare nuovi infondati “diritti”, promuove ideologie che distruggono l’umano, la famiglia, la vita, sostanzialmente “una cultura di morte” (come la definirono i Vescovi europei nel Sinodo speciale del 1999), paradossalmente - dopo 70 anni di ateismo marxista imposto a decine di milioni di persone dal governo comunista salito al potere esattamente 100 anni fa (1917, come aveva preannunciato la madonna a Fatima solo 3 mesi prima!) - in Russia si riscontra un’enorme crescita religiosa.
* Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa(28.06.2003), n. 9: “La cultura europea dà l'impressione di una «apostasia silenziosa» da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse. […] In tale orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di presentare la cultura europea a prescindere dall'apporto del cristianesimo che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale. Siamo di fronte all'emergere di unanuova cultura, in larga parte influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana. Di tale cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso, connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda le sue radici nello smarrimento della verità dell'uomo come fondamento dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che si può chiamare una «cultura di morte»” (così i Vescovi europei al Sinodo del 1999).
Mentre nell’Europa occidentale (specie in Olanda, Belgio, ma anche in Francia) abbiamo chiese abbandonate, vendute, trasformate in teatri, musei, cinema, alberghi e in numero crescente anche acquistate da musulmani e trasformate in moschee, invece in Russia negli ultimi 15 anni sono state riaperte circa 20.000 chiese ortodosse (solo nella diocesi di Mosca si è passati dalle 837 nel 2010 alle 1.056 nel 2014 - di cui 934 chiese e 122 cappelle - col programma di costruirne altre 200 entro breve termine). È aumentato notevolmente anche il numero di sacerdoti, passati dai 17.500 del 2000 ai 35.000 di oggi; tra l’altro con una formazione culturale e teologica assai superiore che nel passato (quando non veniva richiesta una particolare formazione teologica ma talora semplicemente una capacità di cantare e di presiedere la liturgia). Nel 2009 la Chiesa ortodossa russa è riuscita persino ad ottenere che la Teologia risultasse tra le specializzazioni riconosciute dalla Commissione di valutazione del Ministero della Scienza e dell’Istruzione della Federazione Russa (pensare invece che dal 1873 in Italia la facoltà di Teologia è proibita nelle università statali!). Così in 10 anni gli Istituti Teologici sono passati in Russia da 38 a 51; solo a Mosca, nel scorso dell’ultimo anno accademico si sono diplomati in Teologia 4.030 studenti, tra i quali anche molti laici.
A cominciare dal Presidente Putin - che non nasconde di essere tornato devoto credente, visita i santuari, si fa pubblicamente il segno della croce, rende omaggio alle icone, si confessa e si comunica - come in gran parte dell’apparato politico e amministrativo russo, si è compreso che la religione - che com’è noto il marxismo definiva “oppio del popolo” e come tale sarebbe svanita con la società socialista senza classi, mentre poi, continuando a permanere, è stata sempre violentemente perseguitata come nemica del popolo - è l’anima vera di un popolo, così come i valori morali che sulla fede cristiana si fondano non sono assolutamente un impedimento alla dignità della persona e alla costruzione di una società più umana, ma ne sono invece un insostituibile baluardo affinché essa non degeneri e non si autodistrugga. Come sta appunto mostrando l’Occidente; che certo anche per questo sembra ogni giorno di più disposto a non tollerare Putin e la nuova linea di valori promossi nell’est-Europa, che si rifà alle radici cristiane della suo civiltà e che si oppone alle nuove ideologie libertarie e nichiliste che l’Occidente vorrebbe imporre al resto del mondo (sono espressioni usate dall’attuale pensatore russo Aleksandr Dugin, che sta non poco dietro i nuovi indirizzi culturali e politici della nuova Russia, in questi giorni intervistato da un noto quotidiano italiano).

Esattamente 100 anni fa (13.07.1917) la Madonna a Fatima aveva posto in guardia - chiedendo conversione, preghiere e grandi penitenze per evitarlo - dalla terribile persecuzione anticristiana che da lì a poco la Russia avrebbe scatenato nel mondo (e quanto accadde solo 3 mesi dopo con la rivoluzione bolscevica); ma la profezia - chiedendo per questo che il Papa insieme a tutti i vescovi consacrasse la Russia al Suo Cuore Immacolato (cosa fatta solo parzialmente e genericamente da Giovanni Paolo II il 25.03.1984, v. Dossier Fatima) - alludeva poi che infine proprio in Russia la fede in Cristo si sarebbe irradiata sul mondo.
 
 

12.04.2017
Persecuzione della Chiesa in Cina

Oggi, alla vigilia del Triduo pasquale, monsignor Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou (Zhejiang), è stato letteralmente sequestrato dalle forze dell’ordine. Non è ancora nota la località in cui è stato deportato. Le autorità hanno concesso ai suoi fedeli di portare dei vestiti da consegnare al prigioniero, il che sta ad indicare che l’arresto durerà a lungo. Monsignor Shao è un vescovo della “Chiesa sotterranea” (quella che per la nomina dei vescovi fa riferimento al Papa, com’è doveroso nella dottrina cattolica, e non accetta di essere sottomessa al potere del Partito Comunista). La Santa Sede lo riconosce come il vescovo ordinario della diocesi di Wenzhou. Era succeduto a monsignor Vincenzo Zhu Weifang, morto il 7.09.2016.
L’arresto e la deportazione di Shao Zhumin segue di una sola settimana quello di Vincenzo Guo Xijin, vescovo di Mindong. Si era dovuto presentare all’Ufficio per gli affari religiosi di Fuan il 6 aprile e da lì non è più tornato. Anche monsignor Guo era riconosciuto dalla Santa Sede come vescovo ordinario della sua diocesi dopo la morte del suo predecessore Huang Shoucheng il 30.04.2016. È sconosciuta anche la località della sua detenzione. L’unica cosa sul suo conto che le autorità hanno dichiarato è che il vescovo aveva bisogno di “studiare e imparare” (un eufemismo per indicare quei “campi di rieducazione forzata” atti a portare all’assoluta obbedienza al Partito).
Entrambi questi due vescovi non sono appunto iscritti all’Associazione Patriottica, l’organizzazione religiosa del Partito Comunista Cinese che nomina i vescovi della Cina non riconosciuti dalla Santa Sede. Dopo il fallito tentativo di imporre l’ateismo di Stato, infatti, i successori di Mao mirano a controllare le religioni sottomettendole al Partito, per mezzo di organi religiosi ad hoc, fedeli al regime e alla sua ideologia. L’arresto dei due vescovi della Chiesa sotterranea, fedele a Roma, potrebbero servire a costringere i due prelati a iscriversi all’Associazione, previo lavaggio del cervello (“studiare e imparare”).
La stessa sorte era toccata, l’estate scorsa, anche a monsignor Taddeo Ma Daqin, vescovo di Shanghai, la diocesi più popolosa e vitale della Cina. Ma Daqin, dopo quattro anni di arresti domiciliari, marcato a vista dalla polizia e sottoposto a dure pressioni, il 12.06.2016 aveva poi dovuto pubblicare un’autocritica rivolta ai fedeli. Mons. Ma era stato ordinato vescovo il 7.07.2012, con l’approvazione della Santa Sede. Il giorno stesso della sua ordinazione aveva così annunciato pubblicamente le sue dimissioni dall’Associazione Patriottica. Da lì era iniziata la repressione del Partito estesa a tutta la diocesi di Shanghai: seminario chiuso; ordini religiosi femminili controllati, casa editrice diocesana bloccata; nessuna apertura di Porta Santa nel Giubileo della Misericordia; persino ingenti somme sparite dai conti della diocesi. A mons. Ma è stato infine revocato il titolo di “vescovo” di Shanghai e sottoposto a “un’inchiesta per aver violato le regole”.
Tutto ciò avviene mentre continua il dialogo fra Pechino e il Vaticano per raggiungere un accordo sulle nomine episcopali. Nel corso del negoziato, l’Associazione Patriottica pone come condizione che tutti i vescovi siano suoi iscritti. Gli ultimi due casi di “sparizione” dei vescovi potrebbero essere ricondotti a questa logica. Secondo alcuni sacerdoti della diocesi di Mindong, l’Associazione Patriottica sta alzando il livello di scontro con la comunità sotterranea. Due anni fa a Fuan la polizia ha demolito una chiesa non ufficiale in costruzione. Fino ad allora le forze dell’ordine avevano lasciato relativamente in pace la locale comunità sotterranea, data la sua grande consistenza.
Non è l’unica forma di pressione. Il governo dello Zhejiang ha imposto l’installazione di telecamere nelle chiese, ufficialmente per motivi di sicurezza “contro il terrorismo”, in realtà per controllare tutto quanto avviene e si dice nelle chiese, al fine di verificare se ci si opponga alle direttive del  Partito.
In Cina secondo il rapporto della fondazione (legata alla Santa Sede) “Aiuto alla Chiesa che Soffre” la situazione delle comunità cristiane è peggiorata da quando è entrata in vigore la “Legge sulla Sicurezza Nazionale”, il 1°.07.2015. Tale legge mira ufficialmente a proteggere la cultura e gli interessi cinesi (sinicizzazione), ma riguarda ogni aspetto della vita associata, compresa la cultura e le religioni, che sono obbligate ad assumere la cultura cinese e sradicare ogni “influenza esterna”. Il problema è che per “influenza esterna” si intende anche ogni forma di missione (ad esempio i missionari cristiani che giungono dall’estero, così pure i professori stranieri nei seminari) e persino il riferimento al Papa (che deve essere escluso anche dalla nomina dei vescovi cattolici, in quanto comunque leader di una potenza straniera). Insomma, nel puro spirito ancora marxista-maoista tutto deve essere sottoposto al potere e alle decisioni Partito Comunista Cinese.
Tutto ciò mentre il mondo occidentale (USA compresi), che ormai non può più separarsi dagli interessi economici cinesi, mantiene un “assordante silenzio” sui diritti umani calpestati in quell’enorme e decisivo Paese.
 


10.04.2017
Eutanasia a Londra
Charlie Gard è un bimbo londinese nato il 4.08.2016 ed è affetto da una grave e rarissima patologia. I medici del Great Ormond Street Hospital (il principale centro pediatrico di Londra) che lo hanno in cura hanno deciso che non è dignitoso vivere così e hanno sentenziato che deve morire, interrompendo la sua alimentazione e idratazione (cioè deve morire di fame e di sete)! I genitori del piccolo Charlie si sono opposti, volendo che il loro bambino continui a vivere e ad essere curato (hanno persino fatto un blog sul web per poterlo portare negli USA dove potrebbe esserci qualche tenue speranza di poter far fronte a tale rara patologia). Di fronte a questo rifiuto di far uccidere il loro piccolo, i medici li hanno trascinati in Tribunale per obbligarli a cedere. Infine i giudici dell’Alta Corte hanno sentenziato che il bambino deve morire.
Ecco cosa succede quando si toglie la vita dell’uomo dalle mani di Dio e si affida al potere dello Stato, come si vuole fare anche con le leggi sul “fine vita”. Anche in Inghilterra, come si vorrebbe ora legiferare pure in Italia, la legge non parla apertamente di “eutanasia”, ma come si vede è sufficiente per mascherare con un falso pietismo questa “cultura di morte” e condurre a queste tragiche conseguenze.
 


5.04.2017
I più perseguitati nella storia e nel presente? I cristiani
Oggi nel mondo il 75% delle violenze sulle minoranze è sui cristiani 
(cfr. Scavo N. Perseguitati, 2017).
Il Cristianesimo risulta la religione più perseguitata della storia umana: in 2000 anni 70 milioni di martiri cristiani, di cui 45 milioni solo nel Novecento 
(cfr. Barrett – Johnson, World Christian Trends AD 30 – AD 2200, 2001).
Nel presente ci sono intere nazioni dove i cristiani sono uccisi, perseguitati, emarginati, o silenziati (ad esempio in quasi tutti i Paesi arabi, a cominciare dall’Arabia Saudita) o sotto severo controllo perché obbediscano al partito e non all’autorità ecclesiastica (come in Cina).
Anche in Europa occidentale l’ostilità nei confronti del Cristianesimo (oltre alle violentissime persecuzioni anticristiane operate nella storia, come ad esempio dalla Rivoluzione francese) è più che mai presente anche oggi: statisticamente si verifica un atto di odio anticristiano ogni due giorni 
(relazione dell’Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani).
Il fatto poi che la maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa non ne parli dipende a sua volta da un “un odio irragionevole o paura dei cristiani, da parte di gruppi minoritari con un potere sociale superiore alla media”, come si sono espressi dei famosi sociologi americani 
(cfr. Yancey – Williamson, So Many Christians, So Few Lions: Is There Christianophobia in the United States, 2014).
 


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30.03.2017 
Ideologia LGBT

L’ideologia Lgbt … e la realtà (indagini sociologiche e mediche)
Uno studio commissionato dalla stessa National Center for Transgender Equality, una delle più attive organizzazioni USA sui “diritti transgender”, ha evidenziato che tra i “trans” la percentuale di coloro che hanno contratto l’Aids è 5 volte superiore al resto della popolazione. La stessa indagine ha evidenziato inoltre che tra i transessuali la percentuale dei tentati suicidi è del 7%, mentre nel resto della popolazione è dello 0,6%. Ma per una giornalista italiana che ha riportato questi dati è scattata la minaccia, da parte di un militante Lgbt, di radiazione dall’Albo dei giornalisti.

In Italia l’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che tra i soggetti maschi omosessuali l’incremento dell’epatite A risulta 5 volte superiore alla media. Pertanto ha raccomandato ai gay praticanti, cioè a coloro che hanno rapporti sessuali omosessuali, la vaccinazione (tra l’altro a spese dello Stato, cioè con i soldi di tutti i contribuenti).
 
L’ideologia Lgbt … e la scienza
Il 9.03.2017 é morto a soli 70 anni lo psicologo e psicoterapeuta americano Joseph Nicolosi, fondatore in California (Encino) della Thomas Aquinas Psychological Clinic. Nel 1992 è stato il co-fondatore della National Association for Reserch & Therapy of Homosexuality (NARTH), di cui è  stato presidente. Ha impiegato tutta la sua vita e la sua altissima competenza scientifica ad alleviare le sofferenze e guarire persone con pulsioni omosessuali indesiderate, secondo una terapia che in modo riduttivo è stata poi chiamata “riparativa”. Egli aveva infatti adottato criteri psicoanalitici e psicodinamici per promuovere un approccio terapeutico volto ad accompagnare e assecondare (mai indurre o forzare) quello che viene chiamato “tentativo di cambiamento dell’orientamento omosessuale” (Sexual Orientation Change Effort), richiesto dal paziente perché percepito come indesiderato; ed ha ottenuto altissime percentuali di risultati positivi (almeno 1 caso su 3).
Per questo le lobbies Lgbt lo hanno sempre avversato, ridicolizzato, persino denunciato. Ed anche coloro che con il suo aiuto medico sono finalmente usciti, come desideravano, da questo “disturbo”*, sono sati spesso attaccati e zittiti, anche in Italia, perché la loro esperienza non smentisse clamorosamente la loro ideologia imperante. Persino in cinque Stati americani sono state votate, su pressione della lobby LGBT, leggi che impediscono tale approccio medico “riparativo” sui minori.
*I militanti della galassia gay e Lgbt si oppongono con violenza ideologica che l’omosessualità (persino quella indesiderata) venga chiamata una patologia o un disturbo, affermando erroneamente che persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha derubricata come patologia. Effettivamente una parziale decisione in merito fu presa dall’OMS, peraltro sospinta da enormi pressioni ideologiche e che ha assai poco di scientifico (v. nel sito Fede e morale < Morale sessuale: n. 26.1); Nicolosi stesso scrisse in proposito che "nessuna prova scientifica è stata fornita per confutare 75 anni di ricerche cliniche sull’omosessualità come stato patologico"); però tuttora l’OMS annovera l’omosessualità (specie indesiderata) come “disturbo” (F66.01) nel suo manuale diagnostico ICD. 
Tra i tanti testi, anche divulgativi e in italiano, di Joseph Nicolosi citiamo Omosessualità maschile: un nuovo approccio (2002, Ed. Sugarco MI), Omosessualità: una guida per i genitori(scritto con la moglie Linda) e il più recente (2010) Identità di genere. Manuale di orientamento (sempre Ed. Sugarco).
Che si possa liberamente e felicemente uscire dall’omosessualità, sia pure realtà anche psichica molto complessa e tuttora ancora “in gran parte inspiegabile” (cfr. pure il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357), è dimostrato non solo da teorie mediche e psicologiche, ma appunto da dati medici incontrovertibili. Questo dimostra che non si tratti di un determinismo da cui sia impossibile uscire. Del resto già Sigmund Freud, il celebrato padre della psicanalisi (tanto elogiato anche dalla cultura dominante ma zittito e censurato su questo punto), non credeva al carattere innato della omosessualità (disse che sarebbe “una grossolana spiegazione”) e la considerava una patologia (da lui chiamata “inversione” e gli omosessuali “invertiti”), peraltro da lui spesso guaribile mediante ipnosi. Nel suo Saggio Le aberrazioni sessuali (1905) affermava: “l’inversione può essere eliminata mediante suggestione ipnotica; perciò, se se ne ammettesse il carattere innato, la sua guarigione sarebbe un miracolo”. Così pensavano anche i suoi seguaci, gli psicanalisti Jung e Adler. Non esiste dunque una natura omosessuale (semmai un istinto omosessuale), altrimenti non sarebbe mutabile.
Se ne parla anche nel sito (v. Morale sessuale: al n. 26.1).
Già negli anni ’60 lo psicanalista Irving Bieber (1908-1991) otteneva con il suo trattamento psicanalitico la guarigione del 27% dei suoi pazienti che accusavano questo disturbo non desiderato. Così lo psichiatra americano Robert Spitzer guariva il 67% dei pazienti (uomini che sentivano attrazione per uomini, poi invece per le donne). Anche la “terapia riparativa” dell’olandese Gerard van der Aardweg ha raggiunto notevoli successi (v. G. v.d.Aardweg, Omosessualità & speranza. Terapia e guarigione nell’ esperienza di uno psicologo, Edizioni Ares, Milano 1985).
In realtà non esiste infatti una natura omosessuale, così come non esiste un gene-omosessuale, né un ormone-omosessuale e neppure un cervello-omosessuale [v. il celebre studio di J.M. Bailey & R.C. Pillard, A genetic study of male sexual orientation, in Archives of General Psychiatry, n. 48 (dicembre 1991, pp. 1089-1096), sulle percentuali di omosessualità in coppie di gemelli omozigoti, eterozigoti, fratelli e fratelli adottivi di cui uno è omosessuale]. Non riescono a dimostrare questa base biologica, semmai solo una predisposizione, neppure i celebri studi di D. Hamer, A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation, in Science, n. 261 (luglio 1993), pp. 321-327 o di S. LeVay, A difference in hypothalamic structure between heterosexual and homosexual men, in Science, n. 253 (agosto 1991), pp. 1034-1037.
Che ci sia un legame inscindibile tra sesso biologico e identità di genere(gender) è comprovato ad esempio anche dal tragico esperimento dei gemelli Reimer [nel 1967 due gemelli omozigoti canadesi (Brian e Bruce Reimer) subirono una circoncisione, ma ad uno (Bruce) fu bruciato per errore il pene; i genitori si rivolsero al dottor John William Money – il celebre chirurgo (1921-2006), allievo di Kinsey, noto per interventi chirurgici per cambiare sesso (proprio a lui si deve il termine “identità di genere”, da cui l’attuale ideologiagender) - per renderlo femmina, con interventi chirurgici e trattamenti ormonali; ma, pur essendo all’oscuro di quanto subito nell’infanzia, Bruce (chiamato poi Brenda) non ne volle sapere di comportarsi da femmina; reso consapevole di quanto aveva subito, alla fine fece un intervento chirurgico per ricostruire i genitali maschili e si sposò; ma morì però suicida].
Solo contro la Chiesa Cattolica?
Che poi quello del movimento gay sia un “attacco ideologico” è mostrato anche dal fatto che il suo principale bersaglio è proprio la Chiesa Cattolica, la quale invece, pur con un chiaro giudizio morale sugli atti omosessuali, mostra una grande comprensione per le persone omosessuali (cfr. Catechismo C.C. n. 2358) ed ha anche gruppi di sostegno (e di terapia) e di spiritualità a loro dedicate.
Sintomatico invece il pressoché totale silenzio su quelle religioni e quei Paesi in cui l’omosessualità è addirittura reato, in certi casi punibile con la morte: ad esempio in quattro Paesi islamici (Iran, Mauritania, Sudan e persino Arabia Saudita) gli omosessuali sono sottoposti alla pena di morte e in altri venti paesi musulmani gli atti omosessuali sono severamente puniti; i rapporti omosessuali sono poi reato in altri settanta paesi, tra cui la Cina. Ma non pare di sentire furori ideologici contro di essi.

L’ideologia Lgbt … fino al ridicolo
Il nuovo presidente USA Trump ha ritirato anche un ridicolo provvedimento dell’amministrazione Obama che permetteva alle persone transessuali di entrare nei bagni e negli spogliatoi sia maschili che femminili. Infatti persino alla Casa Bianca aveva fatto installare una toilette “transgender”.
La giovane Gavin Grimm ne ha fatto una battaglia personale ed è arrivata sin alla Corte Suprema che deciderà sul caso nel prossimo mese. Ma il fatto più rilevante, ma non certo più sorprendente, sta nel fatto che molti colossi dell’imprenditoria e della finanza hanno deciso di supportare la causa intentata dalla Grimm. 
Tra le 50 aziende che stanno sostenendo la Grimm troviamo nomi come Amazon, Apple, Ibm e Microsoft !
Avevamo infatti già parlato dell’ideologia “gender” … alla toilette (v. News del 10.11.2015):
L’ideologia “gender” è giunta a considerare “discriminante” che alle toilette (sì, proprio ai gabinetti pubblici) ci si limiti allo “stereotipo” maschio/femmina, pure nei classici simboli (iconine con omino-con-pantaloni o donnina-con-gonna). Ritengono dunque necessario inventare dei “bagni inclusivi”, delle “toilette sessualmente neutre”, delle “toilette transessuali”. C’è chi ha inventato per le toilette un’iconina “pantagonnata” (metà pantalone/metà gonna), oppure ha proposto di indicare WC “X”, o “toilette unisex” … ma pare che nessuna di queste proposte vada bene (specialmente l’ultima, perché non si saprebbe mai chi trovare dentro). Tra l’altro anche l’anatomia/fisiologia dell’apparato uro-genitale (cioè la “realtà”, che smentisce l’ideologia!) pare che non permetta altre variabili (maschio/femmina) anche per espletare queste necessità di ordine fisiologico.
Che non si tratti di una battuta per ridicolizzare l’ideologia “gender” e le relative possibilità di scelta del proprio “genere” sessuale - cosa peraltro che una buona “maieutica” (socratica) saprebbe fare, portando appunto l’errore alle sue estreme conseguenze, per evidenziarne così la palese falsità - si deve sapere che non solo tali toilette “transgender”, sia pur rare, esistono già (ed esistono persino delle “app” per individuarle!), ma che dal 2015 ne esiste una nientemeno che alla Casa Bianca e che anche il Presidente della Camera dei Comuni della GB ha proposto che pure il Parlamento inglese adotti tale soluzione per i propri appartamenti. E non è vero che l’Italia sarebbe “indietro” (!), perché già anni fa (2006) un onorevole, il socialista Lucio Barani, chiese di installare un “trans-wc” in Parlamento, vista anche la presenza di Wladimiro Guadagno (così all’anagrafe, ma detto Luxuria, indipendente presentato da Rifondazione Comunista, primo parlamentare trans-gender d’Europa), ma pare che “purtroppo” lo/la stessa parlamentare non abbia sentito l’esigenza di una tale toilette “dedicata”.

La legge italiana è “uguale per tutti” … o per i gay è meglio?
Il presidente russo Putin una volta si lanciò in una battuta sul dimissionato amico Berlusconi, dicendo che se fosse stato gay non lo avrebbe toccato nessuno.
Al di là della battuta, possiamo però constatare che effettivamente quella dei gay sta diventando una “casta privilegiata”, non solo intoccabile e sostenuta da potenti lobbies economiche e finanziarie, ma appunto con degli inauditi privilegi persino giuridici. Se ad esempio una persona aggredisce un’altra è ovviamente denunciabile; ma se l’aggredito è gay il reato è più grave, anche in Italia. Perché? Invece i gay possono anche permettersi di insultare le religioni, le persone religiose e persino di bestemmiare …. ed essere assolti dalla Magistratura. Se invece fosse il contrario (ad esempio un cristiano che insultasse, certo poco cristianamente, un gay) si scatenerebbe il finimondo, finirebbe sulla stampa come terribile omofobo. Dunque anche in Italia i gay sono cittadini di serie A e i cristiani (ad esempio) sono cittadini di serie B. La legge non è più uguale per tutti?!
È quanto è emerso ad esempio di recente, quando un giudice ha assolto un circolo gay (il Cassero di Bologna, lautamente finanziato dal Comune e dallo Stato) che nel 2015 aveva pesantemente insultato i cristiani e pubblicamente bestemmiato, creando immagini oscene blasfeme e gravemente offensive del sacro e dei simboli religiosi cristiani per allestire una loro trasgressiva festa “gay” chiamata significativamente “venerdì credici”, una diabolica “notte omo-erotica e scaramantica”, come veniva definita, con tanto di “sbattezzo point”.
Contro tali atti, condannati anche dal codice penale (art. 404: Vilipendio alla religione; art. 726: Atti contrari alla pubblica decenza e turpiloquio), scesero in campo anche alcuni politici e consiglieri comunali, con uno specifico esposto alla Procura. Il Procuratore (Walter Giovannini) si era attivato ed aveva avviato l’indagine, affidando il fascicolo alla pm Morena Plazzi.
La conclusione della Magistratura (5.03.2017) è stata di assoluzione, in quanto si sarebbe trattato solo di satira; quindi non perseguibile. Insomma insultare pesantemente i fondamenti stessi del cristianesimo (il Crocifisso, la Santissima Trinità) e attaccare la Chiesa rientra a pieno titolo nei diritti Lgbt. È il passaggio dalla democrazia alla gaycrazia.


L’ideologia Lgbt … nelle scuole
In Canada - dove peraltro vige una lodevole “libertà di educazione”, che garantisce non solo scuole non-statali e indipendenti (in gran parte cristiane) ma persino scuole “parentali” (cioè gestite dai genitori a domicilio) - nella provincia occidentale di Alberta, il ministro dell’Istruzione David Eggen ha comunque obbligato due scuole cristiane ad avere al loro interno dei “club Lgbt”, permettendo ad esempio alla “Gay Straight Alliance” di operare in tali scuole con le proprie attività, senza peraltro che alcuno ne avesse fatto richiesta. Persino il giudice della Corte Suprema Americana Samuel Alito ha evidenziato come tali imposizioni costituiscano dei passi verso una vera dittatura, peraltro particolarmente ostile alla Chiesa e a tutti coloro che hanno comunque dei valori morali.
Anche in Italia cresce sempre più questa folle dittatura ideologica. Ad esempio il Comune di Siracusa, secondo il progetto “Educare alle differenze”, ha di fatto imposto alle amministrazioni dei “nidi” e delle “scuole dell’infanzia”!, di dare spazio ad attività 
(1), finanziate dal Comune stesso, promosse da associazioni (2) come Anddos (3), Arcigay (4), Cassero (5), Mario Mieli (6).
(1) Così recita l’ordinanza comunale: “Attivazione, all’interno delle scuole di competenza comunale, di corsi di aggiornamento professionali rivolti a educatrici/educatori e insegnanti di asili nido e scuole dell’infanzia, per promuovere l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa, […] in merito alla costruzione delle identità di genere e alla prevenzione delle discriminazioni culturali”; “apertura di ludoteche, spazi di gioco e attività di lettura liberi da stereotipi […]”; “proporre e sottoscrivere dei protocolli d’intesa con gli Atenei delle nostre città per […] indagini qualitative e quantitative sull’educazione alle differenze e sulla prevenzione di omofobia, transfobia, violenza contro le donne e discriminazioni razziali”.
Per combattere gli stereotipi di genere, tali interventi spingono ad utilizzare persino una nuova “grammatica” per cancellare ogni riferimento al maschile e femminile (da qui l’uso di asterischi e chiocciole in funzione neutra; es.: bambin*ragazz@tutt*), come nelle revisione delle fiabe (Biancaneve, Cenerentola in versione Lgbt), nell’uso invertito dei colori (azzurro per le femmine e rosa per i maschi), nei giocattoli, e nell’uso di una quantità di testi che spieghino ai piccoli come sia “antiquata l’idea tradizionale di famiglia naturale, mentre come sia bello avere quella fatta da due mamme o due papà, perché dei gentili signori hanno donato un semino e delle gentili signore hanno donato prima un ovetto e poi il pancino”.
In una manifestazione tenuta a Roma nel 2015 dai fautori di questo programma scolastico Educare alle differenze (la manifestazione si intitolava significativamenteDe-generiamo) si proponeva di far esplorare ai bambini (anche di 0-6 anni) “autoerotismo, post-pornografia, dominazione e sottomissione, bondage e burlesque” oltre naturalmente a transessualismo e intersessualismo.
Tutto ciò comunque non è la follia di qualcuno, ma nientemeno che indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fatte propria dall’Europa nei famigeratiStandard per l’educazione sessuale dei bambini e degli adolescenti.
(2) L’“Assessore alle politiche di genere”, Valeria Troia, da anni vicina alla galassia Lgbt di Siracusa, ha detto che la rete di Educare alle differenze è composta da “associazioni no profit, enti locali, organizzazioni dell’ambito sociale, équipe di formazione, associazioni di genitori, centri antiviolenza, case delle donne, gruppi informali di insegnanti, spazi sociali”.     Eccone elencate alcune di seguito, con le loro idee …
(3) ANDDOS.
Si tratta dell’associazione recentemente assurta agli onori delle cronache per il doppio servizio televisivo della trasmissione Le Iene, che ha mostrato come nei circoli affiliati si pratichino orge e prostituzione gay, causando tra l’altro le dimissioni del direttore dell’Unar. Solo due mesi fa tale associazione veniva a Siracusa definita “un esempio virtuoso all’interno della rete di Educare alle differenze”. L’associazione si propone di portare nelle scuole il progetto Parlami d’amore, che insegni un’educazione alle differenze di genere e alla sessualità fondata sugli standard dell’Oms. 
(4) ARCIGAY
La nota e potentissima associazione gay di sinistra ha tra l’altro di recente promosso, nonostante che alcuni membri si sono dichiarati pubblicamente contrari alla pratica, la “maternità surrogata” (cioè l’utero in affitto),  pratica disumana che comporta la schiavizzazione delle donne e la mercificazione dei bambini; e peraltro ancora espressamente vietata dalla legge italiana.
(5) CASSERO LGBT CENTER
Collegato all’Arcigay di Bologna, il Cassero (v. la notizia sopra) è quel circolo che promuove corsi di bondage e che, ad esempio, durante la Quaresima di due anni fa, organizzò l’evento blasfemo Venerdì credici, in cui uomini seminudi, con una corona di spine in testa, mimavano atti sessuali imbracciando una grande croce.
(6) Circolo di cultura omosessuale “MARIO MIELI”
Il circolo è intitolato a Mario Mieli, attivista gay e teorico degli studi di genere, morto suicida nel 1983. Nel saggio Elementi di critica omosessuale, Mieli arrivò a inneggiare alla pedofilia, rappresentandola come “liberazione” del bambino, con queste parole: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro”.

Qualche Paese si ribella …
Gran parte dei Paesi dell’Europa orientale, Russia in testa, si sta ribellando a questa “colonizzazione ideologica” (come l’ha chiamata anche il Papa), a questo “pensiero unico dominante” che vuole imporsi a livello mondiale, anche su quei popoli e quelle società che in gran parte si gloriano ancora della loro identità cristiana … e proprio per questo bersagliate e condannate come retrograde o persino omofobe dall’establishment del grande potere ideologico occidentale.

Anche in Perù, dove il governo ha cercato di far passare per legge nelle scuole la teoria gender, la popolazione si è ribellata, scendendo in piazza e usando ogni strumento democratico e di protesta (sotto lo slogan “Con-mis-hijos-no-te-metas”: “Giù le mani dai nostri figli”) per impedire tale violenza ideologica sui figli. Il 4 marzo scorso un milione e mezzo di peruviani hanno manifestato contro il gender in 24 regioni della nazione. Massiccia anche la presenza dell’episcopato cattolico.
Tra l’altro anche il Perù, come poco tempo fa la Polonia 
(v. News del 19.11.2016), ha di recente proclamato a furor di popolo N.S. Gesù Cristo Re della Nazione! Il Presidente ha pubblicamente consacrato la Nazione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, proponendosi ufficialmente di fare "ogni cosa possibile per avvicinare il popolo e la Repubblica del Perù a Dio e ai Suoi Comandamenti, chiedendo perdono per tutte le volte che fosse accaduto diversamente".


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25.03.2017
L’ONU richiama l’Italia 
a garantire di più il diritto (!?) all’aborto … eccetera

Il Comitato dei Diritti Umani dell’ONU ha richiamato (con quale diritto?) l’Italia a garantire maggiormente il “diritto” (?!) all’aborto, cioè in fondo a limitare il numero dei medici obiettori. Ma se ciò non bastasse, ha pure richiamato l’Italia a “permettere alle coppie dello stesso sesso di adottare bambini, compresi i figli biologici del partner e assicurare ai bambini che vivono in famiglie omosessuali la stessa tutela legale di quelli che vivono in famiglie etero”; inoltre il nostro Paese “dovrebbe garantire l’accesso alle tecniche di fecondazione in vitro per le coppie gay”; infine esorta “a combattere le discriminazioni e ‘hate speech’ (incitamento all’odio) nei confronti di persone omosessuali”.
Grazie. Ma ai valori con cui edificare l’uomo e la società ci pensiamo noi, in base alla cultura che ha creato la nostra straordinaria civiltà, senza essere succubi e proni di fronte al nuovo pensiero unico dominante (voluto da neanche troppo segrete oligarchie mondiali).
 


16.03.2017
Incredibile incremento degli aborti … in pillole
La grancassa mediatica e ideologica da anni proclama il fantomatico “preservativo” come la panacea per vivere liberamente il sesso come, quando e con chi ci pare. Anche in questo caso però la realtà è diversa dall’ideologia: infatti, al di là della gravissima banalizzazione del rapporto sessuale (intanto, si dice, è protetto!) che tale strumento meccanico induce, accade non di rado che ad esempio esso si rompa. Le stesse case farmaceutiche produttrici ammettono un fallimento del 5%; ma studi scientifici più accurati parlano di un’efficacia al 90% e alcuni persino all’82% (tra l’altro c’è pure la questione che il virus Hiv responsabile dell’AIDS ha dimensioni assai più piccole della spora del lattice con cui è fatto il preservativo). Un dato che sarebbe allora comunque drammatico anche per il più libertino: si tratta infatti di una percentuale che significa, su 100 rapporti, 5 o 10 o addirittura 18 possibilità di contrarre gravi infezioni (perfino mortali) e di generare una vita umana.
Ma l’uomo contemporaneo non deve preoccuparsi più di tanto: infatti anche la scienza gli viene incontro per soddisfare irresponsabilmente ogni sua voglia sessuale. Ha prima inventato la pillola anticoncezionale, poi la spirale (che è addirittura abortiva), e oggi anche la pillola del giorno dopo, quella del 5° giorno (EllaOne), infine la pillola aborto-fai-da-te RU486. E se proprio va male, i Parlamenti hanno intanto deciso, contro la scienza, che il feto non è un essere umano fino a 3 mesi (terrificante che sia un Parlamento a decidere quando io sono un essere umano e quando è allora lecito uccidermi!), oppure prima o dopo (la Hillary Clinton aveva già pronto nel suo programma l’aborto, cioè l’uccisione del bambino, fino al momento del parto).
Ebbene, a proposito ad esempio della pillola utile fino al 5° giorno dal rapporto sessuale avvenuto (EllaOne, che in modo menzognero anche nel suo foglio illustrativo viene chiamata “contraccettivo d’emergenza”, in realtà con tutta la potenzialità di essere già “abortiva”, poiché impedisce non la fecondazione dell’ovulo ma l’annidamento nell’utero del potenziale ovulo già fecondato; per cui il meccanismo endometriale diEllaOne induce un numero non quantificabile di aborti invisibili), in vendita nelle farmacie italiane dal 2.04.2012 (inizialmente era prevista la prescrizione medica e persino un impossibile test di gravidanza negativo, per non essere soggetta appunto alla legge 194 sull’aborto; poi fu subito liberalizzata), il consumo in Italia è schizzato in soli due anni da 14.000 nel 2014 a 200.000 nel 2016!
 

 

6.03.2017
Sempre più verso il suicidio demografico dell’Italia
Secondo i dati diffusi oggi dall’Istat, l’Italia ha raggiunto, nonostante la presenza degli stranieri (in genere più prolifici degli Italiani) uno storico e drammatico numero minimo delle nascite: se nel 2015 erano già scese al record storico negativo di 486.000, nel 2016 le nascite si sono ulteriormente ridotte a 474.000 (un calo del 2,4%!) 
(cfr. News del 21.10.2016). Tali sparute nascite derivano tra l’altro da genitori che in genere hanno superato i 30 anni d’età.
I morti sono invece passati dai 648.000 del 2015 ai 608.000 del 2016.

I residenti in Italia sono diminuiti nel 2016 dello 0,14%: 60.579.000 (86.000 in meno del 2015). Gli stranieri (ufficialmente presenti) sono cresciuti nel 2016 di 135.000 unità.
Si tratta quindi di un’Italia sempre più vecchia, senza alcun cenno di inversione di tendenza. Per cui va irrimediabilmente incontro ad enormi problemi, come ad esempio l’impossibilità di garantire proprio agli anziani un’assistenza pensionistica e sanitaria adeguata (non ci sarà anche questo dietro le battaglie per l’eutanasia?)
Nonostante questo suicidio annunciato, la politica non accenna a sostenere la famiglia e la natalità. Anzi, basta parlare di “fertilità” (come abbiamo visto anche di recente), per scatenare l’ira dei soliti ideologi e politici benpensanti e progressisti.
Ma qua il progresso è verso la tomba.
Semmai rimpiazzata dall’Islam (lo ha detto esplicitamente anche il presidente turco Erdogan, invitando i suoi cittadini presenti in Europa a “fare almeno 5 figli, perché voi siete il futuro dell’Europa! E questa sarà la migliore risposta all’ingiustizia che vi è stata fatta”).

 

 
27.02.2017
Com’è rapido lo Stato …. quando?
Come purtroppo sappiamo il 5 giugno dello scorso anno è entrata in vigore in Italia la legge n. 76/2016 
(cfr. News del 5.06.2016), detta Cirinnà dalla senatrice del PD che l’ha presentata, ma giustamente ribattezzata Cirinnà-Renzi, visto che l’allora Presidente del Consiglio e Segretario PD ha fatto propria questa battaglia raggiungendo rapidissimamente lo scopo con inauditi colpi di forza e senza neppure il normale processo di discussione parlamentare, tanto più necessario quanto più decisiva e sensibile è la problematica su cui verte tale legge, cioè la “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.
Sembrava che questo fosse il problema più importante ed urgente per il popolo italiano, tanto da giungere rapidissimamente all’approvazione di tale legge - noi che in Italia soffriamo di incredibili lungaggini parlamentari per materie assai più urgenti e che toccano la vita di tutti gli italiani! - scavalcando anti-democraticamente tutte le normali procedure parlamentari ed obbligando i parlamentari ad un voto di fiducia palese e quindi secondo le inesorabili direttive di partito.
Ebbene, quante sono state in 8 mesi le tanto impellenti e universali richieste degli omosessuali italiani di unirsi civilmente davanti ad un sindaco? Solo 942!
Il popolo italiano adesso sì che è soddisfatto e contento …
Ancor più rapidi sono gli interventi dello Stato per salvare le banche (come nel caso diMonte dei Paschi di Siena, tra le più antiche banche del mondo, distrutta da gestioni pilotate secondo logiche politiche proprio dal PD), dove i cittadini vengono due volte puniti, sia nei risparmi depositati in tali banche, sia con le tasse con cui devono salvare le malefatte delle stesse (a colpi di miliardi di €).
E il popolo italiano?
Disoccupazione? Centinaia di piccole aziende costrette a chiudere (a motivo della crisi economica, ma soprattutto di un’Europa a guida tedesca da togliere il respiro e di una pressione fiscale italiana da togliere anche il sangue)? Immigrazione da proporzioni degne di trasmigrazioni di popoli (anche a motivo di scelte volute da qualche superpotenza o nazione europea, dicendo poi all’Italia che sono affari suoi)? E le pensioni? saranno pagabili ancora per quanto tempo? E il decisivo sostegno alle famiglie e alla generazione dei figli (senza cui il Paese non ha futuro e collasserà sempre più)? quanto dobbiamo ancora aspettare (sono oltre 60 anni che si aspetta)? E poi le centinaia di paesi da ricostruire dopo i terremoti? Infine un’Europa Unita (questa Europa delle banche, voluta da occulti centri di potere) che va sempre più a pezzi e che potrebbe implodere (insieme all’euro) in brevissimi tempi?
Una volta accomodate le sparute coppie gay e salvato provvisoriamente il tracollo di qualche banca, i Partiti hanno da risolvere ora i loro problemi interni, poi dovranno discutere delle alleanze in vista delle future elezioni (ma non c’era pure l’urgentissima “legge elettorale”, di cui si discute dal crollo della Prima Repubblica e per la quale s’è fatto poco fa con urgenza l’ennesimo governo non votato dagli italiani? dov’è andata? visto tra l’altro che con l’attuale legge è impossibile governare il Paese?).
Se poi la gente è stanca e cerca almeno uno “straccio” di possibile via d’uscita da questa palude (dove comandano solo certe nuove stupide ideologie e logiche di potere economico utili solo a qualche manovratore occulto, mentre i problemi veri della gente sono dimenticati) cosa si dice? È “populismo”, nuova parola magica per esorcizzare larealtà. Che però prima o poi ha sempre la sua rivincita, sulle vecchie o nuove ideologie.
 

 
16.02.2017
Fondamentalismo laicista europeo
Alle fine, al termine di un mandato presidenziale che è stato talmente fallimentare da non permettergli neppure di ripresentarsi alle prossime elezioni, François Holland è comunque riuscito a far approvare dall’Assemblea Nazionale francese una legge (cfr. News del 5.12.2016) dai toni dittatoriali (è reato pensare diversamente!), che proibisce di dissentire dall’aborto, estendendo tale proibizione persino ai siti web. Diventa dunque “reato” grave (perseguibile col carcere) affermare persino sul web il fondamentale “diritto alla vita” di ogni essere umano, feto compreso!
E se il nuovo Presidente USA - regolarmente eletto dagli americani ma incredibilmente attaccato su tutti i media occidentali come se fosse salito al potere un dittatore voluto da nessuno - ritira i finanziamenti alle grandi organizzazioni abortiste mondiali, allora il Parlamento Europeo risponde talmente indignato da proporre di supplire a questa mancanza con le nostre tasse, cioè fornendo noi europei il finanziamento non più disponibile dagli USA.
E non vogliamo che una mattina ci svegliamo senza neppure più l’ e con questa Europa a pezzi?

 
  
27.01.2017
La “Marcia della vita” di Washington …
e la nuova presidenza USA

Da quando, nel 1973, la Corte Suprema federale legalizzò con un colpo di mano l’aborto negli USA (permettendo così in 44 anni l’uccisione legale di oltre 60 milioni di bambini)ogni anno in questi giorni si tiene a Washington un’imponente Marcia nazionale per la Vita, che negli ultimi anni ha visto la partecipazione di oltre 500.000 persone, tra cui moltissimi giovani, rappresentando in questo modo la più grande marcia per i diritti civili tenuta negli USA.
Mentre sotto la presidenza Obama tale annuale manifestazione, contraria alle sue politiche abortiste, veniva ovviamente snobbata dal Presidente e dalle istituzioni democratiche (come del resto avviene in molti Paesi dell’Europa occidentale, vedi ad esempio in Francia, dove il presidente Hollande ha totalmente misconosciuto molte manifestazioni a favore della vera famiglia, partecipate da milioni di persone, e di recente ha addirittura elevato a livello di “reato” anche solo il tentativo di dissuadere dall’aborto, v. News del 5.12.2016) e tali manifestazioni pro-life sono il più possibile silenziate dalla grande stampa, anche nostrana; e mentre nella spudorata propaganda elettorale della Hillary Clinton l’aborto veniva promesso come garantito dallo Stato addirittura fino alla nascita del bambino (v. News del 31.10.2016), ebbene quest’anno, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, alla 44ma Marcia nazionale per la Vita ha presenziato addirittura il vicepresidente USA Mike Pence.
Nella stessa linea, tra i primi provvedimenti varati dal nuovo Presidente USA, c’è stato anche quello di tagliare i fondi pubblici all’International Planned Parenthood Federation, che promuove l’aborto a livello internazionale, dirigendo invece tali risorse pubbliche a favore dell’assistenza mondiale alla maternità e all’infanzia.
 

 

17.01.2017
Da calciatore del Manchester United a … frate domenicano
Nonostante la grande scristianizzazione in atto, specie nell’Europa occidentale, sta però crescendo il numero di conversioni e pure di vocazioni tra i giovani; persino nel mondo dello spettacolo come in quello dello sport.
Così il centrocampista nordirlandese Philip Mulryne, che anni fa condivise maglia e spogliatoio con le stelle del Manchester United (David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer), oggi, invece, condivide il saio coi frati domenicani (Ordo Praedicatorum) e tra qualche mese sarà ordinato sacerdote.
Dopo i trionfi calcistici, tornato nella sua Belfast, la sua vita venne trasformata dall’incontro con mons. Noel Treanor, vescovo di Down e Connor, che divenne suo confessore e guida spirituale.
“Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo”, ha dichiarato. Di recente un suo amico, anch’egli ex-calciatore di fama, Paul McVeigh, ha detto: “Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Ero ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, nella fede cattolica e nella carità verso i bisognosi. Eppure è stato uno shock sentire che aveva scelto questa vita di consacrato per sempre. Ma quando poco tempo fa l’ho incontrato, l’ho trovato davvero molto felice”.
Stadi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che rimane fatto per Dio e non trova pace fin quando non trova Lui (come disse anche S. Agostino). Anche questa storia lo testimonia.
 


10.01.2017
Persecuzioni contro i cristiani
Secondo l’annuale rapporto di Open Doors, l’Ong che dal 1955 aiuta i cristiani perseguitati e ne raccoglie le testimonianze di fede, nel 2016 su 2.400.000.000 di cristiani nel mondo, 650 milioni sono stati vittima di violente persecuzioni (attentati, uccisioni, aggressioni, discriminazioni, abusi, forti limitazioni alla libertà di culto). Questo avviene soprattutto in 50 nazioni, di cui 35 in Asia. In 10 di esse (di cui 8 sono Paesi islamici) la persecuzione è definita “estrema”, “grave” in altri 20 e “moderata” in altri 20.
In 35 di questi 50 Paesi la persecuzione contro i cristiani è ad opera dell’Islam. Per cui l’Islam resta la principale causa di persecuzione contro i cristiani.
“Ci sono Stati a maggioranza musulmana, come la Somalia, la Tunisia, l’Egitto e l’Indonesia, in cui a minacciare i cristiani sono gruppi di estremisti islamici. In altri, ad esempio il Sudan e l’Arabia Saudita, la repressione è opera dei governi, con leggi che limitano in parte o del tutto la possibilità per  cristiani di praticare la fede. In altri ancora i fedeli sono minacciati sia dalle leggi dello Stato che dai jihadisti e da una parte della popolazione influenzata da gruppi integralisti molto potenti: in Pakistan i cristiani subiscono attentati, abusi, discriminazioni e vivono sotto la minaccia della legge contro la blasfemia”.
Se l’Asia rimane il continente dove la persecuzione contro i cristiani (in genere minoranza) è la più estesa, anche in Africa è forte; e anche qui prevalentemente da parte dei musulmani. Così in Eritrea ed Etiopia, dove la situazione nel corso del 2016 è peggiorata, come pure in Mauritania (“repubblica islamica in cui vivono solo poche centinaia di cristiani, per lo più cattolici, sostanzialmente tollerati dal governo, pur con vincoli e limitazioni alla devozione; ma sono presenti diversi gruppi jihadisti legati ad Aqmi, cioè  l’Al Qaida nel Maghreb islamico”).
Molte persecuzioni avvengono anche a motivo delle lotte tribali; persino dove i cristiani sono la maggioranza della popolazione (Kenya, Tanzania,  Repubblica Centrafricana). È invece migliorata nel 2016 la situazione in Nigeria, a motivo dei successi governativi registrati nella lotta contro gli jihadisti di Boko Haram; così pure nel Niger.
La persecuzione contro i cristiani non è però ad opera solo dei musulmani. Nonostante la sua fama di immenso Paese in forte progresso economico e tollerante verso tutte le fedi, l’India ha conosciuto invece una crescita della persecuzione anticristiana (salendo al 17° posto tra quei 50 Paesi indicati), e da parte proprio degli Indù. Esiste persino un “induismo militante” anche a carattere politico, come ad esempio il Bharatiya Janata Party (BJP), tornato al potere nel 2014 sotto la guida di Narendra Modi, già controverso capo di governo dello Stato occidentale del Gujarat, uno di quelli dove negli ultimi anni è stata imposta la legge anti-conversione, che proibisce di fatto ogni conversione al cristianesimo (e pure all’islam), pena l’essere privati di molti benefici economici.
Così nel rapporto Open Doors: “Ogni settimana ci sono almeno 3-4 casi di aggressione a cristiani. L’impunità di fatto e in ogni caso la difficoltà ad ottenere giustizia spinge gli estremisti a aggredire i cristiani sui luoghi di lavoro o nei centri di preghiera e a espellere dalle comunità chi si converte. Anche negli Stati indiani che non hanno applicato la legge anti-conversione, i cristiani subiscono restrizioni e sono costantemente tenuti sotto controllo. Addirittura, esponenti di caste superiori impongono multe ai cristiani con motivazioni insostenibili. Al punto che quello che stiamo vedendo è un attacco senza precedenti, sistematico e coordinato dall’alto, mirato di fatto all’espulsione”. “Molte denominazioni cristiane hanno segnalato lo scorso anno casi di aggressioni o abusi che attribuiscono a gruppi nazionalisti indù che il BJP sostiene tacitamente. E nel 2016 un gruppo di attivisti ha comunicato di avere registrato almeno 365 casi di aggressioni gravi contro individui o istituzioni cristiane, che hanno coinvolto oltre 8.000 battezzati” (dati confermati dalla Commissione USA per la Libertà religiosa nel mondo).
Non mancano persecuzioni anticristiane causate pure dai Buddhisti, come nel caso dello Sri Lanka.
Anche recentemente (5.01.2017) - come racconta all'Agenzia AsiaNews Kamal Wasantha, un semplice contadino che guida, quando non sono presenti i pastori, una piccola comunità di cristiani - alcuni criminali buddisti, capeggiati da un monaco locale hanno completamente distrutto la loro piccola chiesa di Pahariya, nel nord-ovest dell’isola, dove 15 famiglie e altri 20 fedeli da poco convertiti al cristianesimo si ritrovavano abitualmente a pregare. Sebbene circa 200 testimoni abbiano fatto i nomi del monaco e di altri 12 assalitori, tutti sono stati liberati su cauzione.
Nel Paese l’ideologia dominante, quella singalese buddista, mina il resto delle minoranze.
Così racconta Kamal: “Dapprima ci hanno minacciati a parole. Poi sono arrivati con bastoni di legno, spranghe di ferro e coltelli e hanno distrutto tutto. I fedeli hanno supplicato gli aggressori di non danneggiare il luogo di culto, ma la casa del Signore è stata abbattuta di fronte ai nostri occhi, mentre noi chiedevamo a Dio di perdonarli. Nessun tipo di attacco può fermarci. Continuiamo ad amare Dio e a pregarlo sotto un albero. Non li malediciamo e non li aggrediremo per ritorsione. Il giudizio spetta solo a Dio. Noi facciamo la nostra parte, le preghiere continuano sotto un albero”.
Continua Kamal, che da buddista si è convertito al cristianesimo: “Molti buddisti si sono convertiti e ora vivono esperienze di vita positiva e gratificante. Anch’io quando mi sono avvicinato a Dio ho avvertito una grande consolazione … Non posso abbandonare la mia missione a causa di questi attacchi maligni compiuti da persone che non tollerano il ‘magnifico cambiamento’ di alcune famiglie in questo villaggio. Essi non conoscono le grandi benedizioni che la nostra comunità riceve con la preghiera”.
Nel mondo rimane poi, anzi cresce, la grande persecuzione comunista contro i cristiani. Oltre alla situazione di stallo dell’immensa Cina, dove il governo comunista continua a voler mantenere il controllo totale della Chiesa Cattolica (nominando esso stesso i vescovi per la “sua” Chiesa Cattolica “patriottica” e limitando notevolmente ogni azione pastorale), durante il 2016 c’è stato un incremento della persecuzione anticristiana da parte dei regimi comunisti del Laos e del Vietnam.
La persecuzione più feroce e brutale (da 15 anni infatti al 1° posto tra i 50 Paesi indicati) rimane comunque quella operata della disumana e totalizzante dittatura comunista della Corea del Nord. Qui “ogni pratica religiosa viene punita, costringendo i fedeli a pregare di nascosto, da soli, per timore di essere scoperti e denunciati. Per i trasgressori è previsto il carcere oppure l’internamento per anni o per sempre nei terribili campi di lavoro forzato e, per le colpe giudicate più gravi, la pena capitale”.  


 
8.01.2017
Religioni e Confessioni religiose in Italia

Secondo gli accurati dati forniti dal Centro studi sulle nuove religioni (CESNUR), diretto a Torino dal sociologo Massimo Introvigne, si evidenzia in Italia una notevole crescita delle “minoranze religiose”, peraltro in concomitanza con una sempre più scarsa pratica di fede cattolica degli Italiani.
Anche solo sui 55 milioni di Italiani regolarmente registrati come tali, gli appartenenti a minoranze religiose sono 1.781.207, pari cioè al 3,2%.
Questa la classifica: Protestanti (450.392, di cui 150.000 delle “Assemblee di Dio” o Pentecostali);  Testimoni di Geova (424.259); Musulmani (302.090); Cristiani ortodossi (212.318); Buddisti (157.011: segmento in più forte espansione tra i cittadini italiani, non per immigrazione ma per conversione, specie alla corrente della Soka Gakkai con i suoi 80.000 seguaci); Ebrei (36.256); Induisti e neo-induisti (35.672); Movimenti del potenziale umano (30.000); Mormoni e assimilati (26.750); Cattolici “di frangia” e dissidenti (25.500); Movimenti organizzati New Age e Next Age (20.000); Area esoterica e della “antica sapienza” (16.450); Sikh, radhasoami e derivazioni (14.693); altri gruppi di origine cristiana (6.000); Bahá'i e altri gruppi di matrice islamica (4.250); Gruppi di Osho e derivati (4.100); altri gruppi di origine orientale (3.530);  nuove religioni giapponesi (3.150); altri (9.386).

Tra gli immigrati (compresi gli stranieri non ufficialmente residenti e pure i clandestini: 5.026.000, pari al 8,3% della popolazione, che diventa allora di 60 milioni di abitanti), quelli di fede cattolica sono 908.000. Il fenomeno migratorio ha portato in Italia anche 2.704.000 nuovi Cristiani (compresi 1.541.000 Ortodossi e 255.000 Protestanti), per un totale del 53,9% degli stranieri; peraltro tra questi, la percentuale di coloro che continuano ad essere “praticanti” è molto più alta che tra i Cattolici italiani.
Gli immigrati di fede non cattolica sono 4.118.000, pari al 6,8% dell’intera popolazione italiana.
Questa la classifica: Musulmani (32% degli immigrati; 1.609.000); atei e agnostici (227.004); Induisti (149.000); Buddisti (111.000); altre religioni orientali (78.000); religioni tradizionali (56.000); Ebrei (7.000); altri (85.000).

Ecco poi un ultimo dato, riguardante i matrimoni tra coniugi di diversa religione (in aumento): in queste famiglie si registra statisticamente una minore possibilità di trasmettere la fede cattolica ai figli, anche se con un genitore cattolico. Lo stesso fenomeno si è registrato anche negli USA, dove tra i figli di questi matrimoni (di cui un solo genitore è cattolico) solo il 29% si dichiara cattolico (il 38% si dichiara protestante e il 33% si dichiara senza-religione).
 
 

1.01.2017
Aumentati i matrimoni in Italia. Quali? Perché?
Secondo i dati forniti dall’Istat (a novembre 2016, in riferimento all’anno precedente), nel 2015 è risultato che, con un’improvvisa inversione di tendenza, ci sia stato un lieve aumento di matrimoni, specie civili. Mentre dal 2008 diminuivano di 10.000 l’anno, nel 2015 sono cresciuti di 5.000. Anche i dati già disponibili per il 2016 sembrano confermare questa inversione di tendenza.
Una buona notizia? No. Si tratta infatti, contrariamente alle apparenze, non di una rivalutazione del matrimonio, ma di una sua ulteriore svalutazione e precarietà. E tutto ciò è pure un ulteriore segno della drammatica scristianizzazione dell’Italia.
Questo lieve aumento del numero dei matrimoni, specie civili, può avere infatti avuto una notevole spinta dall’introduzione anche in Italia del “divorzio breve”
(cfr. News del 8.06.2014), che ha reso possibile divorziare anche solo a 6 mesi dalle nozze! In altre parole, se sono aumentati di poco i matrimoni, specie civili, è perché si sono sciolti con più facilità i matrimoni precedenti (divorzi) e perché anche i nuovi matrimoni (così precari da essere distruttibili anche dopo soli 6 mesi) di fatto non hanno praticamente nulla di diverso da una convivenza legalizzata (oltre alle altre “unioni” legalizzate in Italia, anche di persone dello stesso sesso). La famiglia continua ad essere sempre più distrutta e precaria. E conseguentemente spesso anche la vita dei figli.
Vediamo nel dettaglio i dati forniti. Nel 2015 (appunto dopo l’introduzione del “divorzio breve”) i divorzi sono aumentati addirittura del 57%! In media tali matrimoni sussistevano da 17 anni; ma sono stati moltissimi (23,5%) anche i divorzi tra chi era sposato da moltissimi anni. Attualmente solo il 9,14% dei matrimoni prosegue oltre i 10 anni e durano ancor meno (8,41%) quelli che sono stati contratti solo civilmente.
Se i matrimoni nel 2015 sono aumentati di 5.000 unità rispetto al 2014, tra questi solo 2000 sono state prime nozze. Comunque, rispetto al 2008, la diminuzione dei matrimoni risulta del 20%! Inoltre ci si sposa sempre più tardi: in media 35 anni per gli uomini e 32 per le donne (entrambi 2 anni in più rispetto al 2008). I matrimoni solo civili (prime nozze ma soprattutto dopo precedenti divorzi) sono aumentati in un anno dell’8%, costituendo ormai il 45,3% dei matrimoni. Sono poi cresciute del 9% le seconde o terze nozze, che rappresentano già il 17% dei matrimoni. I matrimoni poi in cui uno dei due sposi è di cittadinanza straniera sono il 12,4% del totale (in leggero calo).
 
 
 
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