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21.12.2018

Progetto Gemma

Oggi ha terminato il suo pellegrinaggio terreno Mario Paolo Rocchi, un ingegnere italiano, nato nel 1929, che collaborò anche alla progettazione del primo satellite sperimentale italiano di telecomunicazioni (il progetto S.I.R.I.O, che proprio a lui deve il nome). Ma soprattutto l’ing. Rocchi ha speso gran parte della sua vita per promuovere la vita e la dignità dei bambini non ancora nati, salvandone pure migliaia da una condanna a morte (aborto) già premeditata.
Negli anni ’70 del secolo scorso i Radicali e le femministe lottavano con tutte le forze per promuovere in Italia l’aborto e ottenerne la legalizzazione. La leader Radicale Adele Faccio predicava che “uccidere un bambino era come ammazzare un gatto” ed Emma Bonino praticava aborti a migliaia “con la pompa da bicicletta” e se ne vantava. A Firenze, proprio dove inizialmente operò la Bonino, in una villa sulle colline in periferia, che risultava anche sede locale del Partito Radicale, il medico radicale Giorgio Conciani aveva fatto del suo ambulatorio un’attivissima clinica clandestina di aborti (la scoperta fu fatta anche per merito dell’allora Sostituto Procuratore fiorentino Carlo Casini, che anni dopo divenne il presidente del Movimento per la Vita e poi parlamentare europeo per condurre anche a Strasburgo questa battaglia per la vita).
Ebbene, proprio in quegli anni e nella sua stessa Firenze, l’ing. Mario Paolo Rocchi iniziò a profondere un fortissimo impegno per la vita nascente. Fu infatti tra i fondatori, nel 1975, del primo Centro di Aiuto alla vita (CAV), centri che ebbero poi uno sviluppo enorme in tutta Italia, per promuovere e salvare la vita dei nascituri e per contrastare l’abominevole pratica dell’aborto («delitto abominevole», come lo definisce il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes).
All’inizio tale opera fu constrastata in ogni modo e i loro artefici furono persino oggetto di intimidazioni fisiche (proprie auto incendiate, ecc.) da parte delle forze abortiste, radicali e femministe, che con tutte le forze volevano portare l’Italia alla legalizzazione dell’aborto (ottenuta con la famigerata legge 194 del 1978, che in 40 anni ha fatto 6 milioni di vittime), considerata da loro “una conquista di civiltà”!
Dopo un già ventennale impegno per la vita, fu proprio l’ing. Rocchi, nel 1994, ad immaginare e fondare anche il Progetto Gemma, una sorta di “adozione prenatale a distanza”, cioè una forma di sostegno economico a distanza per quelle mamme che, motivo delle loro difficoltà soprattutto economiche, sarebbero state intenzionate o già decise ad abortire, e che in questo modo, cioè con questo aiuto, hanno invece potuto dare alla luce ed allevare i loro bambini!
Inoltre l’ing. Rocchi, da cattolico convinto e impegnato, sapeva però che, per ottenere lo scopo, cioè la salvezza di questi bambini altrimenti già condannati a morte, erano necessari non solo gli aiuti economici ma anche quelli spirituali: per questo l’Associazione da lui fondata ebbe anche un particolare impegno di preghiera a Gesù Bambino (che era stato anch’Egli per 9 mesi nel grembo purissimo di Maria), per la salvezza di questi bambini.

Anche quando in Italia si stava legalizzando la “fecondazione assistita” (legge 40 del 2004) e molti, anche cattolici impegnati per la vita come lui, propendevano per una sorta di “male minore” (che si permettesse cioè la fecondazione solo se “omologa”, cioè dai genitori effettivi del bambino che sarebbe stato concepito comunque in provetta), Rocchi si batté sempre perché la nascita della vita umana fosse sempre garantita come Dio l’ha voluta e non con manomissioni umane (peraltro moralmente illecite).

Oggi i Centri di Aiuto alla Vota (CAV) sono 331 ed offrono in tutta Italia accoglienza e sostegno alle maternità più contrastate.
Dal 1975, anno in cui a Firenze è stato fondato il primo Centro di Aiuto alla Vita, i quasi 5000 volontari dei CAV (con l’aiuto di 75.000 sostenitori) hanno assistito più di 500.000 donne gestanti in difficoltà ed hanno aiutato a nascere più di 200.000 bambini!
Attraverso i CAV, che fungono da intermediari tra i donatori e le mamme assistite, si pone in atto anche l’aiuto pervenuto attraverso il Progetto Gemma.

Come si concretizza questo Progetto Gemma, cioè questa “adozione prenatale a distanza”?
Il donatore si impegna ad un versamento di 18 rate mensili di € 160,00 mensili (oppure diversa rateizzazione, oppure € 2.880,00 in un'unica soluzione), per l’aiuto ad una mamma in difficoltà economica, e proprio per questo tentata o già decisa ad abortire, venuta a contato con i CAV, in modo da aiutarla economicamente per gli ultimi 6 mesi di gravidanza e i primi 12 mesi di vita del bambino.
I CAV, che fungono da intermediari tra la gestante e il donatore, garantiscono l’anonimato di entrambe; ma durante il periodo di adozione, il benefattore riceve comunque le più importanti notizie del bambino assistito a distanza e salvato dalla morte: la data della sua nascita, il suo nome ed eventualmente la sua fotografia. Terminati i 18 mesi, poi, se la madre acconsente e l’adottante lo desidera, questi potranno conoscersi e continuare il rapporto indipendentemente dalla mediazione del CAV (nascono spesso amicizie fortissime, che durano anni).

In 24 anni il Progetto Gemma ha salvato in Italia più di 22.000 vite umane!

Recapiti web: Centri di aiuto alla vita (CAV): http://www.mpv.org/cav/
Mensile “Sì alla vita”: http://www.mpv.org/si-alla-vita/ mensile web: http://www.siallavitaweb.it/
Fondazione Vita Nova Onlus - Progetto Gemma: http://www.mpv.org/progetto-gemma/
http://www.fondazionevitanova.it/progetto-gemma/
Modulo per l’adozione a distanza Gemma:
http://www.fondazionevitanova.it/wp-content/uploads/2014/02/Gemma-2014.pdf

 

 

15.12.2018

Connessione-mania

Forse ci abbiamo fatto l’abitudine e certi modi di vivere diventano poi ovvii e sembrano naturali; ma in 10 anni, anche in Italia, l’uso dello smartphone è diventato talmente invasivo da raggiungere la paranoia.
Dal 2011 la loro diffusione massiccia ha letteralmente cambiato (e non sempre in meglio, anzi) ad esempio la vita di un’intera generazione di ragazzi.

A parte l’uso già abnorme della connessione domestica (e persino al lavoro) ad internet: pensiamo che il 95% dei ragazzi italiani tra i 14 e i 19 anni utilizza quotidianamente internet (dato Istat) e il 45% (tra 11 e 25 anni) sta attualmente su internet almeno 5-6 ore al giorno (dato Polizia di Stato), con l’insorgenza non solo di forma patologiche di dipendenza, di isolamento, di incapacità di relazioni reali, di concentrazione su un testo scritto, oltre alla perdita del sonno, per non dire ovviamente della piaga della facile pornografia (una “bomba atomica silenziosa” che distrugge la sessualità e le coscienze, i giovani, gli adulti e le famiglie stesse).
Lo smartphone è ormai letteralmente una 'protesi' umana, senza la quale moltissimi non saprebbero più vivere (nel senso proprio di cadere in crisi esistenziale): il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni controlla lo smartphone in media 75 volte al giorno; il 49% degli over-35 verifica l’arrivo dei messaggi almeno 43 volte al giorno; il 60% dei giovani pubblica almeno uno scatto a settimana (ma ormai per moltissimi si tratta di fare la telecronaca diretta della vita) sui vari social network. Si vedono anche ragazzi in una sorta di crisi di panico se in un punto (fosse anche un rifugio alpino ad alta quota) non c’è connessione.
Emerge tra gli adolescenti addirittura l’uso del cellulare anche a letto, lo mettono accanto al cuscino, per poter non solo navigare (e vedere cosa?) ma inviare messaggi (e foto!) anche mentre stanno per addormentarsi o nel cuore della notte (uno recente studio americano analizza già il fenomeno, in rapida diffusione tra i “Millenials”, di questa forma crescente di dipendenza anche serale e notturna chiamata ‘sleep texting’ - cfr. Repubblica.it, 11.12.2018).
È accaduto persino che alcuni (persino un noto sportivo, v. Corriere.it, 11.12.2018) siano morti ‘folgorati’ da una scarica elettrica a motivo dell’uso del telefono nella vasca da bagno mentre il dispositivo era in carica (ovviamente perché il dispositivo di ricarica era difettoso e in casa non c’era o non ha funzionato il salvavita, ma il rischio c’è e queste morti ci sono; e comunque indica che si usa il cellulare anche in quelle situazioni).
Sono aumentati vertiginosamente gli incedenti stradali, anche mortali, a motivo dell’uso (peraltro proibito senza vivavoce o auricolari) del cellulare. Ormai si nota che anche ai semafori le auto non ripartono al verde perché gli autisti sono impegnati col telefonino.
Maggiore socializzazione? Neanche per sogno. Nessuno si parla, ma tutti sono connessi. Ovunque; sempre. Ormai si vedono gruppi di amici, persino in auto, che non si parlano ma in cui ciascuno è virtualmente in contatto con altri. Ma ormai questo accade anche in casa, coi familiari, persino a tavola!
E ormai molti turisti non guardano più una piazza, un monumento, un’opera d’arte e neppure un panorama: fanno solo la foto; addirittura si vedono molti che voltano le spalle all’opera d’arte o al panorama per fare solo il selfie e vanno poi via senza guardarlo (quindi ci sono non per guardare, gustare, capire, contemplare - anzi proprio non lo guardano! - ma solo per fare la foto e soprattutto inviarla ad altri).
Si vede persino che anche il Papa, quando gira tra la folla, non incontra più dei volti ma solo dei telefoni (addirittura si è visto anche questo: il Papa si avvicina per abbracciare un bambino e questi continua a riprenderlo col telefonino, non accorgendosi neppure che aveva il Papa fisicamente presente e che voleva salutarlo; forse anche per lui la questione principale era fare la foto per farla vedere agli altri e non incontrare il Papa); fanno così anche gli adulti … e non solo i giapponesi...
In riferimento a questa connessione-mania c’è anche la piaga, come abbiamo già accennato, della pornografia, anche a disposizione dei più giovani, con terribili danni sulla loro psiche, morale, coscienza e vita futura.
Non solo i ragazzini vedono di tutto, e sono spinti ad imitare, ma producono essi stessi pornografia e persino ricattano in questo modo amici e lei/lui non più disposto ma ormai già fotografato e filmato in pose ed atti osceni, dunque a disposizione del web (sappiamo quanti suicidi, oltre a denuncie, sono avvenuti per questo). Oltre alle forma di bullismo, alle persecuzioni psicologiche, ora ci sono anche questi ricatti, di grande gravità ed impatto emotivo, psicologico, esistenziale e morale.
Anche l’infanzia più tenera è ormai abnormemente iper-sessualizzata, non solo dal web, purtroppo messo a loro totale disposizione dai genitori stessi, ma ormai persino dalle ideologie che dominano e plagiano anche da parte degli stessi insegnanti delle scuole. E iniziano pure le violenze sessuali dei bambini coi bambini!

L’ospedale Children’s Mercy di Kansas City l'anno scorso ha visitato 1.000 piccole vittime di abusi, di cui la metà erano state violentate da altri bambini. Quanto è emerso dalla stima fatta è che questi violentatori hanno un’età media che va dagli 11 ai 15 anni, mentre le loro vittime sono in maggioranza bambine tra i 4 e gli 8 anni. Si tratta, come emerge dai dati, di emulazioni di pornografia vista col telefonino, in cui vengono pure adescati e può generare mostri (v. NBQ 13.12.2018, B. Frigerio; e NBQ 18-12-2018: lettera di una mamma, riportata dalla rivista Lifesitenews, il cui figlio di 13 anni ha abusato della nipote dopo aver visionato porno online. La lettera implora i genitori, che spesso pensano sia una sorta di baby-setter, a no n lasciare i bambini soli con lo smartphone).

 

 

30.11.2018
 

Rapporto ACF sull’attuale persecuzione antireligiosa

“Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACF) è una Fondazione “di diritto pontificio” nata nel 1947 per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, con particolare attenzione laddove è perseguitata.
Si può trovare sul web, per l’Italia, al sito: https://acs-italia.org/
Annualmente ACF redige, in modo rigorosamente documentato, un “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”. In questi giorni è stato pubblicato il Rapporto 2018 (in riferimento ai dati 2017). È composto da quasi 900 pagine ricchissime di dati e documenti. Eccone di seguito una sintesi.
Anzitutto si registra nel mondo un generale aggravamento della mancanza di libertà religiosa.
Rispetto al 2016, anno del precedente rapporto, in ben 17 dei 38 Stati classificati di “persecuzione” o di “discriminazione” la situazione è decisamente peggiorata. E vi sono tra questi alcuni dei paesi più popolosi del mondo: Cina, India, Indonesia, Pakistan, Russia, Nigeria … Col risultato che quasi 2/3 della popolazione mondiale, il 61%, vive oggi in paesi in cui la libertà religiosa è sotto attacco.
E tra le religioni, quella cristiana continua ad essere la più colpita. Un cristiano su sette vive oggi in un paese classificato di “persecuzione”!
I 21 paesi classificati di “persecuzione”, nei quali la libertà religiosa è più conculcata, sono i seguenti, in ordine solo alfabetico: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Myanmar, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen.
Mentre questi altri sono i 17 paesi classificati di “discriminazione”, cioè di oppressione della libertà religiosa un gradino sotto la precedente (sempre in ordine solo alfabetico): Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Russia, Tagikistan, Turchia, Ucraina, Vietnam.
Complessivamente (38 Stati) si è registrato in due anni un aggravamento degli attacchi alla libertà religiosa in: Brunei, Cina, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Libia, Maldive, Mauritania, Myanmar, Niger, Pakistan, Somalia, Tagikistan, Turchia, Yemen.
Mentre la mancanza di libertà religiosa è così grave da “non poter di fatto peggiorare” (!) in: Afghanistan, Arabia Saudita, Corea del Nord, Eritrea, Nigeria.
Paradossalmente, pur continuando la persecuzione, la situazione è invece migliorata in Iraq e in Siria (in Iraq, ad esempio, decine di migliaia di cristiani han potuto ritornare nelle loro case, specie a Mosul e nella piana di Ninive, dopo che qualche anno fa erano stati costretti a fuggire, pur di non morire, sotto gli attacchi dello Stato Islamico; e molte delle loro case sono state ricostruite proprio grazie ad Aiuto alla Chiesa che Soffre).
Altro paradosso - visto tra l’altro l’attuale storico, segreto, provvisorio e pericoloso accordo con il Vaticano - è che proprio in Cina si sia registrata “una recrudescenza dell’ostilità nei confronti di tutte le fedi (non solo la cristiana cattolica; ad esempio “anche 100.000 musulmani sono detenuti a tempo indefinito in campi sovraffollati di rieducazione”), con regolamenti ancor più restrittivi, rapimenti di sacerdoti e vescovi (e portati in “campi di rieducazione”) e con distruzioni di luoghi di culto.
Sorprendente poi il caso dell’India: all’esame dei competenti analisti che hanno redatto il rapporto ACF 2018 è infatti questo il paese in cui si è registrato il più forte peggioramento nei confronti della libertà religiosa (rispetto ai dati precedenti, già molto negativi). In questa che viene considerata “la più grande democrazia del mondo” (essendo il 2° paese al mondo per popolazione), l’induismo costituisce la religione della stragrande maggioranza della popolazione (pur non essendo dichiarata una “religione di Stato”), anche se dall’ultimo censimento risulta in calo. Nonostante questa ufficiale struttura democratica ha visto crescere ulteriormente una forte ostilità verso le minoranze musulmane e cristiane, sia da parte di attacchi degli estremisti indù, ma anche a motivo dell’entrata in vigore, in un numero crescente di Stati della federazione, di leggi punitive delle conversioni a religioni diverse dall’induista. Solo nel 2017 sono stati registrati 736 attacchi, spesso mortali, contro i cristiani, in netto aumento rispetto ai 348 del 2016. E tutto questo nell’indifferenza del mondo occidentale, dove continua a valere l’idea che induismo sia sinonimo di pacifismo.
Questa è l’attuale situazione mondiale di violazione del fondamentale diritto umano della libertà religiosa; ma i governi e i media occidentali non ne parlano (non se ne parla neppure oggi al G20 in corso a Buenos Aires, con sorridenti capi di stato provenienti proprio da questi Paesi!), mentre si agitano per presunte o reali discriminazioni a motivo di “razza, sessualità e gender”.

 

 

20.11.2018
 

Come eravamo … a 14 settimane dal concepimento

Due sposi americani del Missouri, Sharran e Michael Sutherland, genitori già di 11 figli, hanno fatto questa dolorosa esperienza, che hanno però trasformato in testimonianza di vita e per proteggere la vita di altri innumerevoli bambini nel grembo della loro madre e che rischiano invece di essere abortiti, cioè uccisi.
Nonostante la già numerosissima famiglia, hanno accolto con immensa gioia una nuova gravidanza, ma il cuore del nuovo piccolino (che già avevano chiamato Miran), a 14 settimane dal concepimento ha smesso di battere, giungendo naturalmente alla morte.
Il triste evento si è evidenziato da una ecografia. Ne seguiva l’indicazione medica di sottoporsi a una procedura di dilatazione e raschiamento; ma la donna ha rifiutato chiedendo che il loro piccolino potesse comunque venire alla luce attraverso un parto indotto.
Una volta visto il feto che era vissuto solo 14 settimane, gli sposi hanno pensato pure di fotografarlo e di postarlo su Facebook: non è stata una scelta macabra, ma il desiderio che quella loro dolorosa esperienza potesse tramutarsi in aiuto per tutti coloro che si ostinano a considerare una feto una “cosa”, del “materiale biologico”, e la sua uccisione come lecita e persino un “diritto della donna”, soprattutto perché queste incredibili fotografie di un feto di 14 settimane potessero far desistere moltissime donne dalla volontà di uccidere il loro figlio, l’essere umano che cresce nel loro grembo.
Così infatti è stato. Queste fotografie hanno sconvolto migliaia di persone ed hanno pure già salvato decine di bambini che i loro genitori avevano già deciso di abortire.
Non si poteva più negare l’evidenza: quel corpicino, quelle manine, quelle dita (persino dotate già delle proprie uniche e irripetibili impronte digitali!) era pienamente anche visibilmente un essere umano (un figlio, che non si può uccidere)!

Ecco le fotografie, riportate da un servizio di NBQ: vedi !

E pensare che anche lo Stato italiano (legge 194), peraltro con i soldi dei contribuenti, rende lecita l’uccisione di un essere umano così!

 

 

16.11.2018
 

Visti dallo spazio …

La sonda NASA (ente spaziale USA) Voyager 1 ha battuto un altro record (sempre in progressione), in fatto di distanza dalla terra: lanciata dalla Terra nel 1977, si trova ora a oltre 21 miliardi di km. da noi (potremmo dire a 20 ore/luce, cioè il suo segnale, a 300.000 km/sec., impiega già 20 ore a raggiungerci).
Voyager 1 aveva già superato i confini del sistema solare (nel senso dei pianeti che ruotano attorno al Sole, cioè 17 miliardi di km) nel 2012. Anche la più recente Voyager 2, dopo aver studiato da vicino Giove, Saturno, Urano e Nettuno, è pronta a varcare ormai i confini del Sistema Solare.

Il “Sistema solare” è l’insieme dei pianeti che ruotano attorno al Sole; ma la sfera di influenza del Sole (il cosiddetto “vento solare”, un flusso di particelle cariche che sulla Terra disegnano ad esempio le spettacolari “aurore boreali” e nello spazio plasmano un’invisibile sfera/bolla che ci separa dal resto dell'universo) va assai oltre i pianeti, rallentando progressivamente fino ad arrestarsi, quando viene controbilanciata dalla radiazione emessa dalle altre stelle della galassia.

La missione Voyager tende a raggiungere e magari oltrepassare questo confine.

Anche la sonda spaziale americana New Horizons il 14.07.2015 (alle 13:49:57 ora italiana), dopo 9 anni di volo e in base ad incredibili calcoli astronomici e matematici (poiché tutto l’universo è mirabilmente strutturato in modo matematico!), aveva intercettato come previsto l’orbita di Plutone (l’ultimo pianeta del sistema solare, il pianeta-nano, anche se per molti non si può neppure considerare un pianeta), sorvolandolo come programmato 9 anni prima alla distanza di 12.472 km. Questa è stata anche la navicella spaziale che ha viaggiato alla maggiore velocità finora raggiunta: 58.536 km/h.

Dunque abbiamo già un oggetto costruito dall’uomo (Voyager 1) ad una distanza di 21 miliardi di km (20 ore/luce) da noi!
Da quella distanza la Terra è già un corpo invisibile (ecco
una foto scattata già 25 anni fa, quando la sonda Voyager 1 era ancora molto più vicina: la Terra è già un grandellino di polvere)!

Ma proviamo a paragonare questa già strabiliante distanza alle altre dimensioni spaziali che oggi conosciamo.
La stella più vicina a noi (dopo il Sole, ovviamente) è Alpha Centauro (Alpha Proxima Centauri): si trova a 45.000 miliardi di km. da noi, cioè 4,5 anni luce (andando alla velocità assoluta di 300.000 km/sec impiegheremmo cioè 4 anni e mezzo a raggiungerla; così come la sua luce, che vediamo oggi, è quella di 4 anni e mezzo fa).
La nostra galassia (Via Lattea) è composta da circa 200 miliardi di stelle (compreso il nostro Sole) ed ha un diametro di 100.000 anni/luce

La Via Lattea ha uno spessore tra i 15.000 anni luce (al centro) e i 3.000 anni luce (in periferia). Il nostro Sole (con tutti i suoi pianeti, compreso la Terra), dista dal centro della Via Lattea circa 30.000 anni luce (là dove lo spessore della galassia è di circa 10.000 anni luce).

La galassia più vicina alla nostra è Andromeda Nebula ed è distante da noi circa 2,2 miliardi di anni/luce.

Nell’universo ci sono circa 200 miliardi di galassie (composte ciascuna da 100 a 200 miliardi di stelle). Esso costituisce una sorta di sfera, in continua espansione: attualmente ha un diametro di 20 miliardi di anni luce (potremmo dire cm. 228). Tale sfera (che è l’universo stesso) è in continua espansione (secondo le 4 forze cosmiche principali: gravità, elettromagnetica, nucleare forte, nucleare debole) da 13,7 miliardi di anni, quando tutto è stato generato (era un puntino invisibile e prima non c’era), col cosiddetto Big Bang.

Scoperto dal grande fisico e sacerdote Lemaître (collega e amico di Einstein, vedi), il Big Bang è il punto sorgivo dell’universo intero. Molti scioccamente pensano che il Big Bang sia la Causa dell’universo mentre invece è solo il suo inizio, che è dunque a sua volta un effetto, il grande effetto della Causa Prima, che ovviamente non può essere il Nulla (il Nulla non fa nulla: questo è il principio base di ogni scienza, cioè quello di “causalità”), ma opera libera e possiamo dire amorevole dell’Essere stesso infinito, cioè del Creatore!

Quando pensiamo cosa la mente umana può scoprire, fino ad esserci già una nostra sonda a 21 miliardi di km. da noi, vediamo tutta la grandezza dell’intelligenza che Dio ci ha dato. Quando vediamo l’immenso ordine matematico, strutturato e armonico, del cosmo non possiamo non vedere l’impronta dell’Intelligenza divina creatrice. Quando vediamo le immense dimensioni del Cosmo non possiamo non vedere tutta la nostra piccolezza (come siamo perfino ridicoli nella nostra superbia e cattiveria!) e tutta la grandezza per cui siamo stati creati e redenti da Dio, chiamati cioè non solo a studiare, contemplare ed esplorare l’universo, ma ad entrare, per grazia, nella vita stessa eterna di Dio (dono che ci ha ottenuto solo Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo).

 

 

11.11.2018
 

Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale

Oggi ricordiamo (difficile dire “celebriamo”!) il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.
Lo hanno ricordato moltissimi capi di Stato; lo hanno fatto soprattutto a Parigi, proprio dove l’11.11.1918 venne firmato l’Armistizio che poneva fine alla “Grande Guerra”, come tristemente è stata chiamata. L’Italia aveva firmato l’armistizio con l’Austria il 4.11.1918.
Finivano i grandi 4 imperi; anche l’ultimo impero cristiano cattolico (austro-ungarico, asburgico). Nascevano nuove potenze, che avrebbero creato nuove gravi tensioni, che portarono all’insorgere di terribili dittature, caratterizzate da ideologie atee e disumane e da un’idea di Stato che voleva sostituirsi a Dio, che in poco più di 20 anni porteranno alla nuova, più grande e terribile Seconda Guerra Mondiale. Intanto già da un anno (vedi nel sito) in Russia la rivoluzione bolscevica, sul fondamento della filosofia marxista, aveva instaurato il primo e più grande sistema socio-economico-politico socialista-comunista ateo, dove ogni libertà (e diritto umano, cominciando da quello religioso) veniva tragicamente repressa; una terribile rivoluzione, che venne esportata anche in altri continenti e che spaccò il mondo in due (in Europa fino al 1989), causando almeno 100 milioni di morti.
Il 1917 è l’anno che il Cielo ha significativamente scelto per inviare la Madre di Dio a Fatima, perché il mondo si convertisse e non cadesse negli orrori del XX secolo (e anche di oggi)! Allora, per la prima volta, la Madonna parlò esplicitamente di eventi storici (la Prima Guerra Mondiale che sarebbe finita a breve, come avvenne, e la Seconda Guerra Mondiale che sarebbe scoppiata in seguito, se non ci fossimo convertiti), geografici e politici (un riferimento esplicito alla Russia, 4 mesi prima della rivoluzione bolscevica!) e perfino cosmici (il “miracolo del sole”, annunciato e avvenuto a Fatima il 13.10.1917; e la misteriosa luce nel cielo che avrebbe preceduto la Seconda Guerra Mondiale, come avvenne con l’incredibile aurora boreale vista in tutta Europa il 25.01.1938 e ripetutasi il 23.09.1939) (su Fatima v. nel sito qui e qui).
Negli anni della Prima Guerra Mondiale era Papa Benedetto XV. Fu eletto poche settimane dopo lo scoppio della guerra (quando morì Pio X, forse anche a causa dell’immenso dolore per la guerra da poco iniziata e che aveva in tutti i modi cercato inutilmente di impedire) e fece di tutto per fermarla, per limitarne gli immensi inauditi danni, in termini di vite umane e di distruzione di intere nazioni. A lui si deve la nota espressione “inutile strage” (!) per definire la Grande Guerra in corso (v. la Lettera inviata ai Capi dei popoli belligeranti, del 1°.08.1917).
Negli oltre 4 anni di guerra persero la vita quasi 10 milioni di soldati (2 milioni di soldati tedeschi, 1.110.000 austro-ungarici, 770.000 turchi, 87.500 bulgari; 2 milioni di soldati russi, 1.400.000 francesi, 1.115.000 inglesi, 650.000 italiani, 370.000 serbi, 250.000 rumeni e 116.000 statunitensi).
Praticamente un’enorme percentuale di un’intera generazione di giovani e giovanissimi (furono costretti a partire per la guerra i giovani dai 18 in su e alla fine persino quelli di 17 anni!), reclutati e partiti anche dai paesini più sperduti (com’è triste vedere ancora oggi anche piccolissimi paesi con un monumento ai locali “Caduti della Prima Guerra Mondiale”, in cui si contano persino decine di morti, quasi tutti giovani, praticamente l’intera gioventù del territorio) e mandati a combattere e morire in zone del mondo di cui non conoscevano forse neppure l’esistenza, per motivi di potere che altri e pochi avevano deciso sulla loro pelle.

Chi non morì al fronte assai spesso rimase ferito: la guerra provocò 21 milioni di feriti, moltissimi in modo tale da essere menomati a vita, oltre condannati a gravissimi traumi psicologici che offuscarono il resto della vita di milioni di giovani.
Tra i civili morirono a causa delle operazioni militari circa 950.000 persone e circa 5.893.000 perirono per cause collaterali (carestie, carenze di generi alimentari, malattie ed epidemie; ma anche per persecuzioni razziali).
Nel corso della “grande Guerra” ci furono inoltre le prime “detenzioni di massa”, con milioni di detenuti o deportati (le nuove ferrovie permisero anche questo), poi reclusi per mesi o anni. Secondo alcune stime ufficiali si trattò di 8,5 milioni di persone.

Tra il 1914 e il 1920 l'Impero ottomano (musulmano), retto dal governo dei Giovani Turchi, intraprese lo sterminio di massa dei cristiani della Chiesa assira d'Oriente, della Chiesa ortodossa siriaca, della Chiesa cattolica sira e della Chiesa cattolica caldea, operazione che passerà alla storia come "genocidio assiro": si valuta che i morti non siano stati meno di 275.000. Nonostante questi numeri terribili, pochi ne parlarono e ne parlano. Il cosiddetto "genocidio greco", svoltosi dal 1914 al 1924, causato dagli ottomani ai danni dei greci del Ponto, soprattutto di minoranze cristiane, provocò, mediante fucilazioni, maltrattamenti, malattie e fame, circa 350.000 morti. Nel biennio 1915-1917 l’Impero ottomano decise di deportare le popolazioni armene del Caucaso in Mesopotamia e Siria: centinaia di migliaia di persone morirono durante le marce per fame, malattia o sfinimento. Perfino dopo la fine della guerra, il Mustafa Kemal sterminò decine di migliaia di armeni.

L’Inutile strage … dove non è difficile scorgere, al di là delle volontà umane e delle terribili logiche di potere del mondo, mosse pure dalle ideologie post-illuministe, l’impronta stessa di Satana, “padre della menzogna” e “omicida fin dall’inizio”, come l’ha definito Gesù!

 

 

2.11.2018
 

La Corte Europea dei diritti umani contro la “blasfemia”
(ma solo per l’Islam)

La Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha confermato una sentenza austriaca che sanzionava con una multa una donna che in un incontro culturale aveva affermato il dato storico che Maometto, tra le sue 12 mogli, aveva pure sposato una bambina di 6 anni e si chiedeva se questo non fosse iscrivibile ad una forma di pedofilia. Denunciata e condannata in Austria, anche il ricorso alla CEDU ha confermato appunto la sentenza, con la sconvolgente motivazione di “mantenere la pace religiosa”!
Pare dunque che sia subdolamente entrata anche in Europa una sorta di “legge contro la blasfemia”

Come sappiamo in certi Paesi, come ad esempio il Pakistan, la “legge contro la blasfemia” diventa pretesto da parte dei musulmani per condannare addirittura a morte (sulla base di affermazioni di 2 testimoni, senza provare le accuse) decine di cristiani (vedi il noto caso “Asia Bibi”, la donna cristiana incarcerata da 9 anni con l'accusa di blasfemia e che, pur essendo stata finalmente assolta proprio in questi giorni, non ha ancora avuto la concreta possibilità di essere libera e di espatriare, poiché l'assoluzione ha provocato furibonde rivolte da parte dei musulmani, con minacce di morte, a tal punto da condizionare il governo).

Pare dunque che ormai anche in Europa non si possa neppure riportare un dato storico che potrebbe urtare la sensibilità dei musulmani … e questo per “mantenere la pace religiosa”!
M entre le innumerevoli menzogne, calunnie, irrisioni, blasfemi spettacoli, articoli, vignette, film, contro la fede cristiana sono invece permessi e approvati come libertà di pensiero, di stampa, di satira.
L’Europa “ex-cristiana” è già arrivata a questi punti.

 


 

31.10.2018
 

Crescita esponenziale di suicidi

Un fenomeno allarmante che da anni si presenta proprio nei Paesi più sviluppati è l’incredibile aumento dei suicidi, specie giovanili.
In Gran Bretagna dal 2010 i suicidi hanno avuto un incremento del 67 %; ed è la prima causa di morte sotto i 45 anni (i maschi il doppio delle femmine). In Inghilterra dai 15 ai 29 anni quella dei suicidi è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali (che in certi casi a loro volta sono per i giovani un suicidio inconsciamente cercato o comunque un giocare con la vita). Tale incredibile incremento ha spinto persino il primo ministro Theresa May, il 14 ottobre scorso, a istituire addirittura, ed è la prima volta che accade nella storia mondiale, un “Ministero per la prevenzione dei suicidi”.
In Italia si contano attualmente 4000 suicidi annui.
In Cina si assiste ad un numero impressionante di suicidi; ma è ancor più significativo che ciò avvenga proprio tra i membri del Partito comunista cinese e quindi tra chi è alla guida del Paese. Per l’istituto cinese di Psicologia dell’Accademia delle Scienze sociali, il 50% dei quadri del partito soffre di “depressione” e tra il 2009 e il 2016 vi sono stati 243 suicidi!

La rivista Caixin presenta un lungo elenco e cita in particolare: Wang Xiaoming, vice-segretario del Partito a Pechino, che si è gettato da un palazzo lo scorso maggio; Ma Lihun, responsabile dei trasporti nell’Hubei, anch’egli buttatosi da un palazzo nel maggio 2016; Jiang Hongliang, vice segretario del Partito a Wuyi, gettatosi da una pagoda nel marzo 2015; Chen Baifeng, vicesindaco di Weifang (Shandong), impiccatosi nel giugno 2014; Bai Zhongren, già presidente delle Ferrovie cinesi, morto nel gennaio 2014.

In Giappone il suicidio è la prima causa di morte tra i 15 e i 34 anni.

E tutto questo senza particolari problemi, né materiali (studiano, lavorano) né sociali (nessuna discriminazione, come si vorrebbe far credere in Occidente, ad esempio per la presunta omofobia). Semplicemente un “mal di vivere”, cioè un non senso all’esistenza, un vuoto interiore.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo avviene una morte per suicidio ogni 40 secondi; e i tentati suicidi sono 20 volte di più.

Questo drammatico fenomeno è un frutto della “modernità”, tanto più elevato quanto meno è presente una vera e vissuta vita cristiana. Nel Medioevo cristiano era praticamente sconosciuto.
Una vita tutta legata all’immanenza, alla materia, al fare, al possedere, alla fine è una vita senza senso. Inseguire una vita tutta fatta di piaceri fa crollare l’esistenza, come avviene tra i giovani, di fronte alla prima prova, al dolore, ad un fallimento. Noi non siamo animali (che infatti si soddisfano di pochi bisogni materiali e non conoscono il suicidio). Senza un riferimento alla trascendenza, all’aldilà, a Dio, senza un nutrimento spirituale, una vita diventa prima o poi invivibile.
Solo in Cristo Gesù si manifesta pienamente Chi è Dio (Amore), perché esistiamo (siamo creati per l’eternità, per Dio), il senso stesso del dolore (la Croce) e della morte (il passaggio all’eternità), cosa sia l’Aldilà (Paradiso, Purgatorio e Inferno) e cosa dobbiamo ricevere da Dio (la grazia) e fare (morale cristiana) per partecipare alla Sua vita eterna e beata.
È poi particolarmente drammatico e doloroso che questo vuoto esistenziale, frutto della perdita della fede (apostasia) dell’Occidente, avvenga proprio in quei Paesi che sono stati cristiani per due millenni; e ancora non si accorgono che il vuoto e la morte interiore (ed esteriore) sono proprio il frutto del tradimento di Cristo.

Una qualche responsabilità può essere pure attribuita a quegli ambienti ecclesiali in cui non si sente quasi più parlare di soprannaturale, di anima, di peccato, di pericolo della dannazione eterna (dove il suicida, se pienamente cosciente, va a finire). Nel Medioevo infatti era noto a tutti che il suicidio è un gravissimo peccato mortale, che conduce all’inferno (se compiuto in piena coscienza); con l’aggravante, rispetto a tutti gli altri peccati, che se “riesce” non c’è neppure la possibilità di pentimento e di confessarsi. Nella Cristianità era il peccato più riprovato, tanto da non meritare né funerali cristiani né sepoltura in terra consacrata (cfr. comunque anche l’attuale Diritto Canonico, can. 1184, circa le Esequie da negare in caso di morte in stato di pubblica decisione contro la fede e la morale cattolica).
Quanti suicidi sono stati impediti interiormente anche da questa consapevolezza che con questo atto estremo non si metterebbe affatto fine ai dolori terreni ma si passerebbe all’infinitamente più grande dolore eterno (inferno)!
Sotto questo aspetto, una fede cristiana tutta ridotta all’orizzontale, al temporale, al fare un po’ di bene per gli altri, senza più alcuno sforzo morale (tanto Dio perdonerebbe tutto, anche senza pentimento e conversione), senza più l’Aldilà, senza doversi guadagnare il Paradiso (anche se è dono di Dio, ottenuto per il sacrificio supremo della Sua Croce), senza la possibilità di dannarsi eternamente (perché Dio non potrebbe permettere questo rifiuto del Suo amore e della Sua legge morale e di conseguenza l’inferno sarebbe vuoto o inesistente) … sì anche tutto questo, oltre ad essere una falsa fede cristiana (che non corrisponde alla realtà e alla Rivelazione di Dio) e causare quindi la dannazione eterna di milioni di anime (altro che “aperture” … qui si “apre” la porta dell’Inferno!), diventa paradossalmente anche una causa di suicidio, o quantomeno la perdita di un freno straordinario anche a compiere tale atto estremo.


 

20.10.2018

Italia: sempre più un paese di anziani

Quest’anno, per la prima volta nella storia d’Italia, gli italiani con più di 60 anni (che sono il 28,7% della popolazione) hanno superato quelli con meno di 30 anni (che sono il 28,4%).
Secondo il dato fornito pochi giorni fa dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia è uno dei paesi più vecchi del mondo: al 2° posto dopo il Giappone. Il numero degli anziani continua a crescere, mentre il numero dei giovani continua a diminuire (e sono anche per questo sempre più svantaggiati).
L’anno scorso i minorenni erano meno di 11 milioni e gli ultrasessantenni più di 17 milioni.
Nel 2017 la popolazione italiana era di 60.589.445; quest’anno è già scesa a 60.483.973.
Se poi vi aggiungiamo l’enorme espatrio di giovani italiani, anche qualificati, in cerca di lavoro e condizioni di vita più dignitose, allora la situazione diventa ancor più allarmante.
La diminuzione della popolazione è anche una delle cause principali dei problemi economici del nostro Paese. È sempre più difficile che coloro che sono in età lavorativa possano pagare le pensioni degli anziani (ma la spinta delle politiche del recente passato a poter accedere alla pensione in età sempre più avanzata, oltre ad essere talora al limite della dignità umana, ha comunque aggravato la difficoltà di accesso al lavoro delle nuove generazioni), per non parlare della spesa sanitaria, che ovviamente cresce con l’anzianità e pesa in modo abnorme sull’economia generale se la percentuale degli anziani sulla popolazione si eleva a numeri così innaturali rispetto al normale cambio generazionale.
La difesa culturale, politica ed economica della vera famiglia e la promozione e il sostegno della natalità dovrebbero essere una priorità di qualsiasi governo che abbia a cuore il futuro del Paese, pena il suo stesso suicidio, economico ed esistenziale.

 

 

10.10.2018

Vietato discutere di aborto
e persino di applicare integralmente la legge 194

Com’è tristemente noto, la legge 194, approvata 40 anni fa dal Parlamento Italiano, ha prodotto in Italia 6 milioni di morti innocenti (bambini abortiti).
Solo delle coscienze annebbiate dall’errore o pervertite dal male possono considerare queste uccisioni legali - perché scientificamente di questo si tratta, essendo il “concepito” fin dal primo istante un essere umano con tutte le sue potenzialità (che devono solo svilupparsi) - un “diritto” e un progresso sociale e della civiltà.
Nel 1978, in un momento peraltro drammatico del Paese (erano i giorni del rapimento e uccisione di Aldo Moro), la legge 194 passò al Parlamento (e non fu abrogata col Referendum del 1981, in giorni altrettanto drammatici, cioè quando avvenne l’attentato a Giovanni Paolo II), sospinta da pressioni ideologiche e menzogne colossali (si presentava un numero inverosimile di aborti clandestini addirittura superiori al totale delle donne fertili; si parlava sempre di casi pietosi, di donne stuprate, di bambini deformi).
Comunque l’articolo 1, cioè l’incipit della legge 194, afferma non senza ipocrisia che “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio” (art.1); poi si afferma che, da parte dei medici e dei consultori deve essere fatto tutto il possibile perché la donna sia distolta da compiere questo atto estremo (aborto), rimuovendo anche tutti gli ostacoli che possono indurlo (mediante un sostegno psicologico, aiuti economici, possibilità di partorire in anonimato e far affidare o adottare il neonato) [aiutare la donna a rimuovere le cause che l’inducono ad abortire (art.2), “esaminare con la donna e con il padre del concepito …. le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero all’ aborto” (art.5)]; poneva particolari limiti di tempo [90 giorni dal concepimento, tranne che nel caso di “serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art.4) … ma nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre i 90 giorni dal concepimento sono cresciuti del 182%!)] e di possibilità di ricorrevi; soprattutto che l’aborto non può essere assolutamente inteso come un metodo di pianificazione delle nascite (art. 1), cioè come una sorta di contraccezione estrema; infine permette al medico di fare “obiezione di coscienza” (art. 9) e quindi in coscienza di potersi sottrarre a compiere questo omicidio.
Come sappiamo, la 194, che rimane comunque una delle peggiori leggi mondiali sull’aborto, non solo è diventata un “dogma” laicista, intoccabile e indiscutibile (incredibile e diabolico come la cultura dominante vorrebbe aggiornare e relativizzare la “legge di Dio” ma assai spesso considera intoccabili - appunto quel gridato “non si tocca!” - le leggi fatte dagli uomini), ma non è stata neppure applicata integralmente, e non è possibile farlo, specie per quel riguarda appunto i limiti e la prevenzione dell’aborto.
Quindi non solo molti considerano intoccabile la 194 ma addirittura, e contraddittoriamente, che non si possa allo stesso tempo applicare in quelle parti che produrrebbero, come previsto e come statisticamente s’è sempre potuto osservare quando applicata, una limitazione agli aborti stessi.
Insomma, siamo rimasti ad un irrazionale (e diabolico!) “vietato vietare” di sapore sessantottino, nonostante siano passati appunto 40 anni! È questa la menzogna da svelare.
Si fanno leggi pessime e poi si vuole andare persino oltre la legge.
Ad esempio, coi governi passati si è fatta passare (con una certa violenza anche parlamentare) una legge sulle “Dichiarazioni anticipate di Trattamento” (DAT) dicendo che non era eutanasia, ma poi si urla che si torna indietro se bisogna ancora andare all’estero per suicidarsi; si è legiferato sulla “unioni civili” dicendo che non era il “matrimonio omosessuale”, ma si grida subito contro il neo-ministro della Famiglia (Fontana) se osa ricordare che per la Costituzione Italiana la famiglia è composta da un uomo e una donna.

A proposito ancora della legge 194, in questi giorni è accaduto ad esempio che il Comune di Verona abbia approvato (21 voti contro 6) una mozione (promossa dalla Lega) a sostegno delle donne che scelgono la vita rinunciando all’aborto; quindi si potrebbe dire in fondo per applicare la stessa 194 in quelle parti che prevedono appunto l’aiuto e la prevenzione per non giungere se possibile all’aborto. Si è scatenato il finimondo, anche a livello nazionale. Tra chi ha approvato questa mozione del comune scaligero c’è stata questa volta anche la capogruppo del PD Carla Padovani, cattolica e focolarina, già consigliere comunale in passate legislature. Apriti cielo: i responsabili nazionali del PD il giorno stresso l’hanno condannata, anche sui TG nazionali. Con ciò si dimostra quanto e come possano muoversi i cattolici all’interno del PD (ne vogliono i voti e affidano loro anche importanti poltrone, basta che si adeguino ai dogmi laicisti che promuove e che non osino obiettare; … ma il rispetto della coscienza vale solo per la donna che vuole abortire?).

Infine, un banchetto degli “Universitari per la vita” dell’Università La Sapienza di Roma è stato in questi giorni contestato e aggredito dai collettivi di estrema sinistra e dalle femministe.

Chi sono allora i dogmatici e fascisti?

 


 

2.10.2018
 

L’espansione dell’Islam in Europa …

Il caso Erdoğan in Germania

In questi giorni il presidente turco Erdoğan ha compiuto una “visita di stato” in Germania, con tutti gli onori del caso.
Com’è noto la UE, su particolare pressione della Germania, ha donato alla Turchia 3 miliardi di € (e altri 3 ancora da dare) perché non permettesse il transito di immigrati dalla Turchia al centro Europa e anzi riprendesse quelli già sbarcati in Grecia. Ma nessuno sa che fine abbiano fatto questi lauti finanziamenti; come pure gli altri milioni di € offerti dalla UE a sostegno della Turchia (leggi).
Addirittura fino a poco tempo fa si faceva un gran parlare, con grande pressione degli stessi USA (amministrazione Obama), persino dell’ingresso della Turchia nella UE. Sarebbe stato un paradosso non solo storico, culturale e religioso, ma persino geografico (l’Europa Unita si sarebbe trovata a confinare con la Siria, l’Iraq, l’Iran, le pretese dello Stato Islamico, la tormentata regione dei Curdi e le inquiete nazioni della regione caucasica … quando non sono nella UE neppure la Svizzera, che arriva a km. 50 da Milano, la Norvegia e ora neppure il Regno Unito)!
Ebbene, il “sultano turco”, in una Berlino in stato di massima allerta dove molte erano le manifestazioni di protesta per i diritti umani clamorosamente calpestati in Turchia, ha inneggiato ai “Fratelli musulmani” (ha persino salutato la cancelliera Merkel con il saluto tipico della Fratellanza Musulmana) e ha chiesto l’estradizione di 69 turchi, tra cui giornalisti e avvocati che indagavano sul suo governo (v. il caso del giornalista Dundar, condannato in Turchia a 5 anni e 10 mesi di carcere per aver rivelato accordi tra la Turchia e lo Stato Islamico), mentre non sono pochi i giornalisti tedeschi tenuti in prigione in Turchia. Nella conferenza stampa con Erdoğan, che ha parlato ancora esplicitamente del caso Dundar, la signora Merkel con fatica nascondeva l’imbarazzo, di fronte alle domande dei giornalisti circa la libertà di stampa e lo Stato di diritto in Turchia, limitandosi ad un laconico “anche se molto ci unisce, tra noi ci sono ancora differenze profonde”. Sono infatti forti i legami economici tra Turchia e Germania; Erdoğan ha infatti incontrato a Berlino i rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e dell’economia tedesca.
C’è però una questione ancor più importante. La presenza del presidente turco Erdoğan in Germania ha dato infatti rilievo alla presenza musulmana in Germania (3 milioni di islamici, di cui moltissimi turchi e siriani), che negli ultimi anni hanno più che mai mostrato la loro incapacità di convivenza e integrazione; e che hanno più volte pubblicamente e politicamente manifestato a favore di Erdoğan. In questo senso il dittatore islamico turco ha mostrato persino di sentirsi a casa propria in Germania. Nel corso della sua visita, con palese orgoglio, ha infatti personalmente inaugurato, attorniato da una marea di musulmani, la nuova moschea di Colonia, una delle più grandi d’Europa (con una cupola di m. 36 attorniata da minareti alti m. 55, una superficie di mq 4.500, capace di ospitare fino a 25.000 persone, costata 30 milioni di €), finanziata proprio da una associazione turca (l’Unione turco-islamica, che è considerata un braccio del regime di Erdoğan, che gestisce in Germania ben 900 luoghi di culto con imam tutti turchi – solo di recente il governo tedesco ha tagliato l'80% dei fondi per l’integrazione religiosa che versava a tale organizzazione).

Ancora più sconcertante è il fatto che, viste le migliaia di tedeschi che protestavano contro di lui, ad un certo punto la scorta di Erdoğan si è sostituita alla polizia tedesca! Infine il presidente turco ha preso la parola e si è paradossalmente lamentato di queste espressioni di “islamofobia” e “crescente estremismo di destra”, aggiungendo che “in Germania girano liberamente centinaia, migliaia di terroristi, che usano la democrazia per nascondersi qui”!

Avevamo già sottolineato (v. News del 11.02.2018) un impressionante dato statistico, rilevato dal governo tedesco (in Bassa Sassonia): oltre al fatto che in soli 2 anni la criminalità è cresciuta del 10,4% e il 92% di questi reati è stato commesso da un immigrato, il 29,9% degli studenti islamici presenti in Germania si dichiara pronto a “combattere per l’Islam”, l’8% è favorevole alla creazione di uno stato islamico mediante la guerra e addirittura il 3,8% si dice persino “convinto che per raggiungere i loro obiettivi i musulmani possano muovere anche attacchi terroristici”. Ancora: il 36,6% degli intervistati ha dichiarato che ovviamente le altre fedi sono inferiori a quella islamica; ma il 27,4% ritiene pure che la sharia (legge islamica) sia di gran lunga migliore della legge tedesca. Infine un 18,6% dichiara che per loro “l’emergenza è combattere gli infedeli e diffondere l’Islam in tutto il mondo”. L’integrazione degli islamici, come si vede, rimane assai spesso un’ideologica illusione del relativismo occidentale.

Non dimentichiamo peraltro che proprio a Roma, centro della cristianità, già nel 1966, cioè quando i musulmani in Italia erano ancora pochissimi, si costruì la più grande moschea d’Europa, con finanziamento dell’Arabia Saudita e terreno regalato dal Comune di Roma (v. News 10.07.2014)
 

Del resto, di fronte al suicidio demografico europeo e ancor più al suo suicidio culturale e religioso (apocalittica “apostasia”* dal cristianesimo di un continente la cui civiltà, che è diventata portante per il mondo intero, è stata plasmata per venti secoli della fede cristiana, sia pur per un terzo già deformata 500 anni fa dalla Riforma protestante, e che sino a pochi decenni fa s’era fatta missionaria per portare nel mondo intero la salvezza di Cristo), l’arrivo di milioni di musulmani rappresenta non solo un persino necessario rimpiazzo demografico ma pure un “drammatico” rimpiazzo culturale e religioso.

* (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa, 28.06.2003, n. 9)

Infatti lo stesso Erdoğan (cfr. News del 6.03.2017) aveva esplicitamente raccomandato ai numerosissimi turchi presenti in Europa: “fate almeno 5 figli, perché voi siete il futuro dell’Europa”!


Germania e Qatar

Di recente s’è tenuto ancora a Berlino un Forum per i rapporti tra la Germania e il Qatar, Paese arabo che è finanziatore dei Fratelli Musulmani e persino del terrorismo internazionale. Era presente all’incontro l’ex-ministro dell’interno del Qatar Abdullah bin Khalid al-Thani, personaggio con un oscuro passato di legami col terrorismo. Consapevole che la Germania sia la massima potenza economica europea, il Qatar punta infatti ad un grande piano di investimenti finanziari nel Paese. Il ministro delle Finanze del Qatar, Ali Sharif al Amadi ha dichiarato: “Il Qatar guarda alla Germania come un attore principale dell’economia mondiale ed è ottimista per gli sviluppi del mercato tedesco”. Il Qatar, infatti, prevede di investire miliardi di dollari in Germania (del resto ha già cospicue partecipazioni finanziarie, per circa 20 miliardi, in Volkswagen, Banca tedesca, Siemens, Hochtief e SolarWorld).

 

Ancora in Europa …
 

Francia

In 20 anni il “salafismo” (corrente islamica particolarmente fondamentalista) è cresciuto in Francia del 900%, con 50.00 presenze dichiarate (oltre ovviamente a quelle occulte, che sono peraltro le più pericolose). Tale gruppo musulmano ha come esplicito obiettivo quello di “separarsi (anche fisicamente) dalla società impura” occidentale - accusata infatti di comportamenti troppo libertini delle donne e dall’accettazione delle perversioni sessuali come l’omosessualità (alla faccia dei “benpensanti” europei che continuano a dire che sarebbe discriminante per loro fare presepi a Natale, lasciare i Crocifissi o parlare della Quaresima invece del Ramadan) - per costruirne una nuova, diversa, fondata sulla religione islamica. Persino la diversa alimentazione, con tutte le proibizioni musulmane, non è solo una questione alimentare, ma fin dalle scuole primarie si insegna ai bambini che pure in questo devono distinguersi dal mondo “impuro” occidentale.
Intanto risulta che il 32% degli studenti musulmani presenti in Francia ha una visione assolutista della religione, dove per assolutismo si intende l’affermazione della loro religione anche sulle leggi civili e sulla cultura, persino scientifica.

 

Svezia

Nel Paese scandinavo, dove il cristianesimo (diventato luterano 5 secoli fa) è praticamente sparito, oggi sono presenti un milione di musulmani; così che la Svezia si sta riempiendo di moschee.

 

 

 

20.09.2018

Il tracollo del cristianesimo in Europa occidentale (negli ultimi 50 anni)

A fronte dell’impressionante espansione musulmana (v. notizia sopra), in Europa occidentale si assiste praticamente al tramonto della fede e della bimillenaria civiltà cristiana, in favore di un relativismo-ateismo-indifferentismo, dove l’unico assoluto è la libertà personale, senza alcun significato-verità e capace di inventare sempre nuovi presunti “diritti”.
Già lo scorso anno (cfr. News del 29.06.2017) avevamo sottolineato in merito dei drammatici dati statistici. Al di là di un pensiero protestante, storicamente sempre prono al potere e cultura dominante e che da qualche decennio cerca prepotentemente di insinuarsi anche all’interno della Chiesa Cattolica (quando anche le loro chiese sono desolatamente vuote e in vendita), e nonostante gli inauditi continui plausi al presunto e inedito “nuovo corso della Chiesa cattolica” (che paradossalmente giungono proprio da chi ha sempre avuto in odio la Chiesa, il Papa e la vera fede), di fatto il cristianesimo in Europa occidentale sembra avviarsi verso l’estinzione. Oppure resterà un “piccolo gregge” (se ne vedono già i segni, anche con impensabili conversioni, maggiore consapevolezza dell’autentica fede e seria vita cristiana; e sono proprio tali realtà ecclesiali che non conoscono “crisi”, nonostante non siano certo incoraggiate dai nuovi tempi), da cui potrà ripartire, a Dio piacendo (ma lo vuole … basti pensare agli interventi in tal senso di Maria Santissima) persino una nuova era cristiana.
Ancora più impressionante è che la maggior crisi di fede, e conseguente tracollo anche numerico, si verifichi proprio in quelle Chiese cattoliche dell’Europa che, non senza una grave responsabilità non solo di molti suoi teologi e ma persino di autorevoli pastori, da decenni additano se stesse come “profetiche” ed hanno pesantemente condizionato e vorrebbero condizionare le scelte dell’intera Chiesa universale.

Drammatico; ma in fondo non dovrebbe stupire chi conosce la logica stessa del Vangelo: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13).

 

Olanda

Proprio in questi giorni il cardinale Wim Ejikm, arcivescovo di Utrecht, ha dichiarato che nella sua città nei prossimi 10 anni verranno chiuse (in quanto praticamente inutilizzate!) almeno 265 chiese.
Ogni anno diminuisce infatti del 5% il numero dei cattolici. E tale calo impedisce pure di sostenere economicamente le spese delle parrocchie e il sostentamento del clero.
Osserva però che un po’ di vitalità cristiana rimane in quelle comunità laddove si insegna ancora l’autentico catechismo e la liturgia è celebrata secondo la storica tradizione cattolica.
Avevamo già osservato (cfr. News del 29.06.2017) che in Olanda ancora nel 1970 i Cattolici erano il 40,5% della popolazione e i Protestanti il 36%. Ora solo il 23% si dice cattolico (anche se non pare ci sia una consapevolezza della fede cattolica, visto ad esempio che solo il 10% crede non dico nella Santissima Trinità ma semplicemente in un Dio personale). Il 10% della popolazione olandese di definisce protestante; il 24% si professa dichiaratamente ateo e il 34% semplicemente agnostico; mentre il 6% della popolazione è già musulmana (in continua crescita).
Eppure negli anni ’60 (del post-Concilio) il nuovo “Catechismo della Chiesa olandese” (con tali ambiguità teologiche e dottrinali da richiedere nel 1968 un intervento correttivo del Papa, rifiutato poi dagli stessi vescovi olandesi, che si opposero nello stesso anno anche all’Enciclica “Humanae vitae”), veniva osannato come l’esempio da seguire per portare il Vangelo al fatidico “uomo di oggi”!

 

Belgio

Cinquant’anni fa il 99% della popolazione belga si dichiarava ancora cattolica. Oggi solo il 4% va a Messa, il 50% dei bambini viene battezzato e il 25% celebra il sacramento del Matrimonio. Sempre negli ultimi 50 anni i sacerdoti sono passati da 10.500 a 3.000 e quasi nessuna diocesi è in grado di avere un proprio Seminario (la stessa diocesi di Bruxelles ha avuto nel 2016 solo 6 ordinazioni sacerdotali, di cui 3 di stranieri; quella di Gand solo uno, le altre diocesi nessuna).

 

Svizzera

Negli ultimi 50 anni in Svizzera i Cattolici sono passati dal 45,4% della popolazione al 37,3% (considerati pure gli immigrati da paesi cattolici); meglio dei Protestanti, che sono passati dal 52,7% al 24,9%. Sono invece in crescita vertiginosa i senza-religione (23,1%) e i Musulmani (5,1%, prima quasi inesistenti). Anche tra i sedicenti cattolici elvetici non pare però che si sappia cosa sia la vera fede cattolica, visto ad esempio che la maggioranza di loro non è poi d’accordo con l’indissolubilità del Matrimonio (voluta da Gesù!) ed è invece d’accordo coi matrimoni omosessuali, come pure per la Comunione ai divorziati riaccompagnati.

 

Austria

Anche nella storicamente cattolica Austria, negli ultimi 50 anni i cattolici sono passati dall’89% della popolazione al 58% (a Vienna il 40%), ma di fatto i praticanti sono solo il 12%, con calo annuo vertiginoso (per l’assenza di giovani). I Protestanti sono scesi al 3,5% della popolazione. Gli Ortodossi presenti in Austria sono il 5% della popolazione; mentre i non-credenti risultano al 25% e i Musulmani all’8%, sempre in crescita.
 

Germania

Con una presenza di 3 milioni di musulmani (v. notizia sopra), di cui moltissimi apertamente ostili all’Occidente, oggi solo il 10% dei tedeschi è cattolico praticante; ma anche tra questi non c’è praticamente alcuna seria consapevolezza della fede, visto che il 60% dice di non credere in una vita dopo la morte e solo il 33% crede nella risurrezione di Cristo! Sono inoltre scesi a soli 44.000 celebrazioni annue del Sacramento del Matrimonio e in 50 anni le ordinazioni sacerdotali annue sono scese da 400 a 58!
Entro il 2020 la diocesi di Trier (Treviri, la più antica diocesi tedesca) eliminerà ben 865 parrocchie.
Tutto ciò, nonostante che la Chiesa cattolica tedesca sia una delle più ricche del mondo e conti un numero esorbitante di impiegati laici stipendiati nei diversi uffici delle curie diocesane (si veda in proposito il discorso tenuto da Benedetto XVI proprio a Freiburg i. B. il 25.09.2011 ai “Cattolici impegnati nella Chiesa e nella società” - vedi).

Se poi qualcuno si ostinasse a pensare che le continue “aperture” della chiese protestanti (che sarebbero per questo da imitare!) abbiano permesso un maggior afflusso di fedeli in chiesa, sappia invece che solo il 4% della popolazione tedesca dichiara di frequentare il culto protestante e i giovani vi sono praticamente spariti. E se ancora qualcuno pensasse che il drammatico calo delle vocazioni sacerdotali nella Chiesa Cattolica dipenda dalla questione del celibato, sappia che anche il numero dei pastori protestanti, felicemente sposati, è in picchiata.


 

 

12.09.2018

Corea del Nord: 70 anni di persecuzione

Fino al 1948 la Corea del nord aveva una fiorente comunità cristiana (50.000 erano i cattolici, con gran numero di chiese, ospedali, scuole, università cristiane). Oggi c’è una sola chiesa cattolica, senza sacerdoti, e in tutto il paese si contano solo 3000 cattolici, la cui professione di fede pubblica è severamente vietata.
È uno dei frutti di 70 anni di terribile “dittatura comunista” dinastica che domina il Paese e che proprio in questi giorni il regime di Kim Jong-un ha celebrato con una grandiosa parata militare a Pyongyang.
Nel 1948 infatti, come frutto della Seconda Guerra Mondiale, anche la Corea (come in Europa la Germania), fu divisa in 2 Stati, a nord e a sud del 38° parallelo: la Corea del nord (la Repubblica Popolare Democratica di Corea, sotto l’influsso comunista sovietico – come si vede “democratico”, come per le 2 Germanie, è sempre stato un appellativo tanto amato dai comunisti, di ieri e di oggi, ma fortemente antitetico alla realtà da loro voluta e attuata!) e la Corea del sud (Repubblica di Corea, sotto l’influsso statunitense). In questi 70 anni la Corea del sud è diventato uno dei Paesi più prosperi (è nota la loro enorme incidenza nel mercato commerciale mondiale) e con una fortissima presenza di cristiani e cattolici; la Corea del nord è diventato invece uno dei Paesi più poveri e violenti del mondo, da decenni al primo posto anche nella persecuzione contro la Chiesa cattolica.
Oltre ad essere uno dei paesi più isolati e poveri del mondo, la Corea del Nord è praticamente l’unico in cui il sistema dei gulag per i prigionieri politici e di coscienza funziona ancora come ai tempi di Stalin. I morti per mano del regime, dal 1948 ad oggi, sono nell’ordine dei milioni! Un’autorevole stima ipotizza dagli 1 ai 3,5 milioni di assassinati, senza contare altri milioni di morti nelle carestie causate dalla collettivizzazione delle terre.

La Chiesa cattolica coreana aveva già conosciuto una violenta persecuzione dal 1785 al 1879, dopo che la monarchia nel 1758 aveva vietato il cristianesimo. La Chiesa fa memoria di questi martiri coreani, sacerdoti e laici, ogni anno il 20 settembre (103 martiri canonizzati da Giovanni Paolo II e 124 beatificati da Francesco).

Quando il 8.08.1945 Stalin dichiarò guerra al Giappone, l’Armata Rossa, conquistata la Corea, cominciò a distruggere totalmente la Chiesa coreana, nazionalizzandone i beni; e nel 1948 il nuovo regime di Kim Il-sung, plasmato sul modello staliniano, diede il via alla violenta persecuzione. I cristiani cercarono allora di fuggire nella Corea del Sud (1,5 milioni di coreani attraversarono il confine, quando si poteva ancora fare). Quando nel 1950 il regime di Kim provò a conquistare il Sud con una guerra lampo, i prigionieri religiosi catturati nel corso della rapida avanzata, soprattutto a Seul, vennero costretti a marciare in pieno inverno verso i campi di concentramento, in una vera e propria marcia della morte. I più anziani e i malati morirono di stenti; chi non riusciva a tenere il passo veniva fucilato dalle guardie. Fra i caduti della marcia della morte ci fu anche il vescovo Delegato apostolico a Seul Patrick James Byrne, di 62 anni e di origine statunitense. Dal 1953, anno dell’armistizio, si stima che 200.000 cristiani siano scomparsi, compreso il vescovo di Pyongyang Francis Hong Yong-ho, e che tuttora 70.000 cristiani sarebbero internati nei gulag.



 

6.09.2018

Ancora in Canada: cannabis legale

Ecco un’altra “apertura” del Canada di Justin Trudeau, con una legge che andrà in vigore tra pochi giorni: la produzione e la vendita della “marijuana” sarà legale in tutto il Paese; e nello stesso tempo il governo si impegna a spiegare che essa fa male, stanziando 260 milioni di dollari in una campagna di sensibilizzazione sui suoi danni! Una sorta di schizofrenia politica.
Ad esempio, nel Colorado, dopo la legalizzazione della cannabis, si è riscontrata una crescita di malattie mentali, di ricoveri ospedalieri di giovani e persino di bambini, con incremento pure degli incidenti stradali.
La OMS (Organizzazione mondiale della sanità) indica già il Canada al 1° posto (fra 43 Paesi nord-americani ed europei) per abuso della marijuana fra i giovani, con il maggior numero di 15enni che ne avevano fatto già uso almeno una volta.
La stessa Canadian Pediatric Society (Cps) ha avvertito che la marijuana a lungo termine può causare problemi di attenzione, di capacità di controllo degli impulsi, di risolvere i problemi e regolare le proprie emozioni. La Cps ha anche riportato i risultati della American Psychiatric Association sui disturbi legati alla sostanza da cui emerge che 1 adolescente su 6 che la utilizza diventerà dipendente; per questo già oggi oltre il 3% degli adulti americani soffre di prestazioni cognitive ridotte, vive il fallimento scolastico e i conflitti in famiglia. Ma l’utilizzo da parte di un giovane il cui cervello è in via di sviluppo può portare anche all’emergere di psicosi e malattie mentali come la schizofrenia, appunto; e ciò anche in soggetti che non hanno alle spalle una storia familiare di malattie mentali.
Il dott.
Howard Margolese, direttore del First Episode Psychosis Program del McGill University Health Center di Montreal, ha dichiarato che quasi il 70% dei suoi pazienti, in genere uomini di 18-19 anni, hanno fatto uso di cannabis. Di questi la maggioranza sono utenti cronici, ma c’è anche chi, dopo un uso solo occasionale comincia a sentire voci, vedere cose o credere di essere controllato, seguito o spiato. Dichiara che certamente nel 50% è la cannabis a causare la psicosi (sul rapporto tra uso della cannabis e l’insorgere di psicosi, cfr. News del 7.03.2018).
Gli studi di tutto il mondo danno risultati simili. Gli ospedali inglesi hanno denunciato che con la cannabis legale si sono riempiti di adolescenti schizofrenici. Il Montreal Gazete ha ricordato anche «uno studio condotto in Danimarca che ha rilevato che su 1200 pazienti che hanno manifestato psicosi indotta da cannabis, circa la metà ha sviluppato schizofrenia o disturbo bipolare entro vent’anni». Mentre un’altra ricerca condotta dall’Université de Montréal su 4000 studenti delle scuole superiori ha rilevato che «il consumo di cannabis di un anno sembrava correlato alla esperienza dei sintomi psicotici».
Intanto nel 2017 in Canada ha contato 3.987 decessi a causa degli oppioidi, mentre la cannabis è stata associata a 851 decessi all’anno a causa di cancro al polmone e incidenti stradali. E se nel 2014/15 il governo del Québec ha registrato che il 42% dei giovani tra i 18 e i 24 anni aveva fumato erba negli ultimi 12 mesi, mentre tra i 15 e i 17 anni erano il 31% (contro l’8% tra i 45 e i 64 anni), il dott. Margolese sostiene che con la legalizzazione della droga le cose peggioreranno, perché sarà più difficile convincere la gente del pericolo della cannabis.
Riguardo poi allo schizofrenico stanziamento di fondi per la prevenzione, da parte del governo, bisogna ricordare che nonostante i workshop scolastici e le pubblicità televisive passate, la percentuale di adolescenti del Quebec che fuma cannabis è invece leggermente aumentata (dal 30% nel 2008 al 31% nel 2015) piuttosto che diminuire. Figurarsi ora che sarà legale. Perciò, già durante il dibattito che aveva preceduto l’approvazione della legge, persino il presidente della CanniMed, Brent Zettl, la cui società produce marijuana destinata al campo medico, aveva dichiarato al NYT che sì «è una cosa buona dal punto di vista industriale, ma non penso sia un bene per la società … Credo sia un’iniziativa piuttosto arrogante da parte di Justin Trudeau». Eppure il primo ministro, il quale ha confessato di aver fumato joint con gli amici, sostiene di avere così a cuore i giovani da volerli "proteggere" legalizzando la droga. (dati riportati da B. Frigerio, NBQ 4.09.2018)



 

30.08.2018

Follie “gender

Come forse sappiamo, nell’ottica della folle ideologia “gender”, secondo la quale la mascolinità e la femminilità (o altri nuovi tipi di genere?!) sarebbero degli stereotipi antichi da superare e da scegliere invece a piacimento, anche la divisione maschile/femminile nei diversi ambienti, compreso le carceri e persino i bagni pubblici, sarebbe da superare: dovrebbero essere cioè “gender free”. Però come sempre la realtà pian piano si prendere la rivincita sull’ideologia.
E
ad esempio di questi giorni la notizia che un detenuto transessuale inglese, uomo (David Thompson, di 52 anni) che si definiva-sentiva donna (e dal 2014 ritenuto tale dallo Stato con il nome Karen White) e che per questo era stato messo nel carcere femminile (nei pressi di Wakefield, nello Yorkshire Ovest), sia stato spostato rapidamente in quello maschile, dopo aver abusato di alcune detenute. Ma i giornali per rispetto continuano a definirlo “lei” …
Il Sunday Times, pochi giorni fa, denunciava l’aumento vertiginoso di abusi sessuali nei bagni e spogliatoi “gender free”. Di 134 denunce per “aggressione sessuale” in strutture pubbliche esposte nel Regno Unito fra il 2017 e il 2018, ben 120 (ossia il 90%) sono avvenute negli spogliatoi “unisex” ideati per non discriminare chi, nato con un sesso biologico, pretende di appartenere a quello opposto. Il giornale rivela che anche i sondaggi cominciano a temere il pericolo sorto da questi “tolleranti” bagni e spogliatoi comuni, ideati per non mettere a disagio i transessuali.
Lo stesso giornale rileva pure il pericolo che negli spogliatoi “gender free” delle palestre e delle piscine, vengano prodotti filmati e foto, persino a sfondo pedofilo (l’inchiesta del Sunday Times è partita dopo che il 51enne Darren Johnson è stato arrestato per aver filmato due 14enni mentre si cambiavano negli spogliatoi “gender free” di una piscina).

A proposito di follia “gender”, che aggredisce anche i bambini e all’insaputa dei loro stessi genitori: il “Comitato difendiamo i nostri figli” (con il leader del Family Day, Massimo Gandolfini) ha denunciato che persino in un centro estivo per bambini alle porte di Bologna s’è inscenato quest’estate una sorta di “gay pride”, disgustoso e totalmente all’insaputa degli stessi genitori, secondo una logica di indottrinamento ideologico, che si fa sempre più spazio anche nelle scuole, e che assomiglia nei metodi a quello attuato dalle grandi dittature della prima metà del XX secolo.

 

 

25.08.2018

Cina: programma di “sinicizzazione” della Chiesa

Tutta la Chiesa di Cina, ufficiale e sotterranea, sta per entrare in una nuova grande prigione attraverso una parola magica: “sinicizzazione”, cioè assimilazione alla cultura e alla società cinese e soprattutto sottomissione al Partito. Con essa il Partito comunista cinese (PCC) e l’Associazione patriottica (Ap) vengono a mettere sotto controllo non solo le persone (vescovi, sacerdoti, fedeli), ma anche ciò che pensano e il frutto del loro pensiero: documentazioni e interpretazioni storiche, teologia, dottrina sociale, architettura, arte sacra e perfino libri liturgici e liturgia. Insomma, una colonizzazione politica delle menti e delle coscienze dei cattolici cinesi.
Entro la fine di agosto tutte le diocesi della Cina devono presentare all’Associazione patriottica nazionale e al Consiglio dei vescovi (Cdv) un piano quinquennale (2018-2022) su come possono attuare la “sinicizzazione”. Per questo l’Ap e il Cdv hanno stilato un “Piano quinquennale” nazionale, che serva da modello e ispirazione “per portare avanti l’adesione della Chiesa cattolica in Cina verso la sinicizzazione”.
Il tema “sinicizzazione” è stato lanciato da Xi Jinping già nel maggio 2015. Dopo un’analisi della situazione, in cui il Partito comunista cinese teme di fare la fine dell’Urss, il 20 maggio 2015, in un incontro con il Fronte unito, Xi ha decretato che le religioni debbono “sinicizzarsi” se vogliono continuare a vivere in Cina. Stessa cosa è stata ribadita a un incontro nazionale sugli affari religiosi nell’aprile 2016, per poi sfociare nelle sue annotazioni sulle religioni al 19° Congresso del PCC, nell’ottobre 2017.
In tutti questi interventi, Xi mette la sinicizzazione in relazione con la sottomissione al PCC e con l’indipendenza da potenze religiose o politiche estere (compreso il Vaticano) e pure con il potenziamento della “democrazia” nelle decisioni religiose (togliendo alle autorità religiose ogni potere).
Il Piano quinquennale nazionale amplia il campo della “sinicizzazione” avvolgendo non solo il controllo fisico dei membri della Chiesa, ma anche il controllo culturale, teologico e liturgico.
È peraltro significativo che nel documento di 15 pagine sia citata una sola volta la parola “Gesù Cristo”; la parola “vangelo” 4 volte; ma ben 5 volte il termine “Partito comunista” e 15 volte la parola “Associazione patriottica”.
Nelle documento, suddiviso in 9 capitoli, si affronta non solo il tema della sottomissione al PCC (n. 2) e all’adesione al socialismo con “caratteristiche cinesi”, ma anche l’integrazione del cattolicesimo con la cultura cinese (n. 4); sviluppare pensieri teologici con caratteristiche cinesi; rileggere la storia della Chiesa in Cina dal punto di vista della sinicizzazione (n. 5); esplorare espressioni liturgiche con elementi cinesi (n. 6); sinicizzare opere architettoniche, pitture e musica sacra (n. 8).
Tutto questo deve avvenire sotto la supervisione della Ap e del Cdv, fondando avanguardie in accademie teologiche, centri di studio storico, istituti di cultura cattolica cinese, centri liturgici, tutti sottomessi alla guida della Ap e del Cdv che esercitano controllo, supervisione, valutazione, per “correggere”, “creare consenso”, “contrastare chi si oppone”.
A questo punto ci si può chiedere: una simile “silicizzazione” è ancora cattolica?
Dopo il tentativo (quasi riuscito, anche per cedimento vaticano) di accettare la sottomissione della Chiesa cattolica alla “leadership del Partito comunista cinese” (n. 2, 3), ora ci si dovrebbe sottomettere pure, sotto il controllo dell’onnipotente e onnisciente sistema di potere comunista, alla “applicazione dei valori al cuore del socialismo”, come condizione per “andare avanti con l’evangelizzazione e il lavoro pastorale” (n. 2,2).
[fonte: AsiaNews]


 

20.08.2018

Persecuzione in India

Secondo quanto riferisce il World Watch Monitor, in un’area rurale nello stato indiano del Maharashtra i cristiani si sono sentiti dire che verrà chiuso un luogo di culto a settimana, con la ‘motivazione’ che le chiese stanno «distruggendo» la tradizione locale e «attirando» altri a convertirsi al cristianesimo (in effetti una chiesa è già stata abbattuta il 7 luglio a Kospundi). La situazione è particolarmente grave nel distretto di Gadchiroli. Qui, gruppi di estremisti, anche piuttosto consistenti, hanno attaccato da giugno 15 case di cristiani, sparse in cinque villaggi. Ai fedeli è stato detto che verranno privati della fornitura d’acqua e non potranno avere più accesso agli aiuti alimentari del governo se continueranno a professare la fede in Cristo.
Il 5 agosto un cristiano del villaggio di Kospundi, Gallu Kowasi, è stato selvaggiamente picchiato da alcuni abitanti del posto che hanno cercato di farlo abiurare. Nello stesso luogo, dopo una denuncia presentata da tre famiglie cristiane, un centinaio di persone si sono riunite attorno alla stazione di polizia chiedendo l’espulsione dei cristiani dal villaggio, mentre a Bharagad le autorità non hanno intrapreso alcuna azione nonostante la richiesta d’aiuto da parte dei fedeli. Secondo una fonte indiana riportata anonimamente dal World Watch Monitor, gli estremisti sono ‘sospinti’ da una legge del 1996 che regola l’autogoverno nelle aree in prevalenza tribali e conosciuta con l’acronimo inglese di Pesa (Panchayats – Extension to Scheduled Areas).
Chi si converte a Cristo, inoltre, rischia l’ostracismo da parte degli stessi familiari (gli indiani sono per circa l’80% di religione induista), come riferisce la suddetta fonte: «Se una persona nella famiglia si converte al cristianesimo, il resto della famiglia si unisce con il villaggio e tutti boicottano immediatamente quella persona», a cui non sarà più dato lavoro nel suo villaggio, diventando facile bersaglio di minacce e attacchi. Il tutto avviene in un Paese dove nei giorni scorsi la Commissione nazionale per le donne si è attivata per chiedere al governo di abolire il sacramento della Confessione. [fonte: Il Timone]

 

 

18.08.2018

Preservativo: i luoghi comuni … e i dati scientifici

Sono ormai decenni che è in atto, specie in Occidente, una gran propaganda del “preservativo” - sostenuta da enormi interessi commerciali (multinazionali farmaceutiche) e ideologici (un “pensiero unico dominante”, che spinge per una distruzione dell’umano anche attraverso una sessualità totalmente deresponsabilizzata e immorale) - come metodo “sicuro” per vivere la sessualità a piacimento e senza alcun pericolo di pagarne le conseguenze (gravidanze o malattie sessualmente trasmesse).
Tutto questo, oltre ad aver appunto contribuito enormemente alla diffusione di un uso “libertino” e distruttivo della sessualità, cioè appunto una sessualità deresponsabilizzata e quindi in fondo “disumana” (cioè non pienamente umana, che invece di costruire l’umano alla fine lo distrugge, come distrugge gli amori e persino le famiglie), risulta paradossalmente falso anche dal punto di vista prettamente scientifico; ed ha contribuito, al di là di come si potrebbe pensare, proprio alla diffusione di tali malattie, talora mortali (v. AIDS); e, in riferimento al rischio di gravidanza, non ha contribuito per nulla alla diminuzione degli aborti, anzi, li ha persino moltiplicati (oggi anche attraverso la diffusione delle nuove tragiche forme di “aborto fai-da-te”, cioè con pillole da acquistare in farmacia).
Quando dunque si dice, anche a livello politico, che la distribuzione generalizzata (persino gratuita e a spese dello Stato o degli enti locali) del preservativo, allo scopo di escludere gravidanze indesiderate, di limitare gli aborti, o di escludere il contagio dell’HIV e altre malattie veneree, è non solo moralmente riprovevole, ma anche scientificamente falso. Anche se questi sono “dogmi laicisti” che da anni sono indiscutibili e si rischia persino il linciaggio mediatico e sociale se si osa discuterne (anni fa il Parlamento belga è giunto persino ad una sorta di denuncia del Papa Benedetto XVI per avere osato fare affermazioni vere in questo senso, anche se controcorrente).
Ebbene, sottolineiamo in merito alcuni dati scientifici oggettivi *.
Il “condom” presenta una fallacia intorno al 10-15% relativamente al virus dell’HIV, perché tale virus, rispetto allo spermatozoo, è assai più in grado di attraversare la barriera del lattice (materiale con cui è fatto il preservativo) (cfr. AA.VV., Qual è il grado effettivo di protezione dall’HIV del profilattico?, in Medicina e Morale, 5 (1994), pp. 903-925; L. Ciccone, Aspetti etici della prevenzione della infezione da HIV, in Medicina e Morale, 2 (1996), pp. 277-278; E. Sgreccia, A proposito delle campagne di prevenzione dell’AIDS, in Medicina e Morale, 4 (1999), pp. 637-639; J. Suaudeau, Le «sexe sûre» et le préservatif face au défi du SIDA, in Medicina e Morale, 4 (1997), pp. 689-726; H. Singer-Kaplan, The Real Truth about Women and AIDS: «Counting on condoms is flirting with death» [«Contare sui preservativi è far la corte alla morte»], Simon & Schuster, 1987).
Già nel 2000 un autorevole studio scientifico americano (“Scientific Evidence on Condom Effectiveness for Sexually Transmitted Disease PreventionW) aveva concluso che la percentuale di inefficacia del condom era appunto del 15%. Che non si escluda totalmente la possibilità di tale contagio è persino indicato, per legge, nelle stesse istruzioni (“bugiardino”) delle confezioni di preservativi in vendita.
Parlare di un’efficacia del 99,8% per ogni singolo rapporto sessuale può sembrare una sicurezza quasi assoluta; ma statisticamente la possibilità di insuccesso sale a 18 su 100 rapporti sessuali! Il che costituisce già un pericolo (persino di vita) impressionante ( J. Thomas Fitch, MD, Curtis Sine, MD, W. David Hager, MD, Joshua Mann, MD, MPH, Mary B. Adam, MD, e Joe McIlhaney, MD, Condom Effectiveness. Factors that Influence Risk Reduction, in Sexually Transmitted Diseases, 29 (dicembre 2002) 12: 812); se poi in questo modo si continua a fare credere che il profilattico è sicuro, incoraggiando così rapporti liberi e deresponsabilizzati, il pericolo si moltiplica in modo esponenziale (cfr. Willard Cates, How Much Do Condoms Protect Against Sexually Transmitted Diseases?, in IPPF Medical Bulletin, 31 (febbraio 1997) 1:2-3). Se quindi sul singolo rapporto il preservativo rappresenta una certa quasi totale sicurezza di barriera al virus, su scala generale favorisce invece la sua diffusione! Se cioè il rischio personale legato ad una certa insana condotta non viene percepito, tale condotta si diffonde enormemente (come infatti è avvenuto e avviene), ma in questo modo insieme si diffonde enormemente anche la possibilità di contagio. Giocare alla roulette russa una volta può essere rischioso, giocare 100 volte è infatti assai più rischioso.
Uno studio della prestigiosa rivista scientifica Lancet (cfr. J. Richens, J. Imrie, A. Copas, Condoms and seat belts: the parallels and the lessons, in Lancet, 2000; 355(9201): 400-403) rileva che in molte azioni pericolose (come persino nella guida dell’auto), la ridotta percezione di rischio in realtà lo aumenta (se credo di esser protetto sarò ancora più irresponsabile) (cfr. così L.A. Eaton, S. Kalichman, Risk compensation in HIV prevention: implications for vaccines, microbicides, and other biomedical HIV prevention technologies, Current HIV/AIDS Reports, 2007; 4(4) :165-72). Insomma oggi risulta che in linea generale col preservativo il contagio l’HIV non regredisce affatto, ma rimane stabile o addirittura aumenta (cfr. M.M. Cassell – D. T. Halperin – J.D. Shelton – D. Stanton, Risk compensation: the Achilles’ heel of innovations in HIV prevention?, in British Medical Journal, 2006, 332: 605-607; R. Puccetti – M.L. Di Pietro, Catholic Magisterium and scientific community: possible dialogue on the bridge of numbers, British Medical Journal, 2 Apr. 2009 [letter]; P. Kajubi, M.R. Kamya, S. Kamya, S. Chen, W. McFarland, N. Hearst, Increasing condom use without reducing HIV risk: results of a controlled community trial in Uganda, in Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes. 2005; 40(1): 77-82).
Passando poi all’uso del preservativo per scopi contraccettivi (sempre immorali), le possibilità di “rischio”, cioè di concepimento e quindi di gravidanza, vanno dal 2% al 17,4% (per la pillola anticoncezionale estro-progestinica vanno invece dallo 0,3% all’8,7%, a seconda della correttezza e costanza dell’uso; per la spirale al rame (che ha però già effetti abortivi e non solo contraccettivi) le possibilità di inefficacia vanno dallo 0,6% all’1% (R. Puccetti, I veleni della contraccezione, ESD, Bologna, 2013, p. 355). In Italia si registrano ogni anno 23.000 gravidanze dovute all’inefficacia dei contraccettivi ormonali (R. Puccetti – G. Carbone – V. Baldini, Pillole che uccidono, ESD, Bologna, 2012, p. 140) e che spesso sono quindi bambini a rischio aborto!
Quindi anche il pericolo di affidarsi all’aborto aumenta: uno studio accurato in merito (cfr R. Puccetti – M.L. Di Pietro – V. Costigliola – L. Frigerio, Prevenzione dell’aborto in occidente: quanto conta la contraccezione?, in Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics, 2009, 21 (3): 164-178; Pillole che uccidono, pp. 133-142) ha rilevato (in Inghilterra e Galles) infatti che in 10 anni, a parità di pratiche contraccettive, il tasso di abortività è cresciuto da 16,3 a 18,3 ogni 1.000 donne in età fertile. Così in Francia, dove le donne che pur hanno fatto uso di contraccettivi sono passate in 12 anni dal 52% all’82%, il numero degli aborti però, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non è affatto diminuito. In Spagna: in pochi anni la pratica contraccettiva è cresciuta dal 43% al 60%, ma il tasso di abortività è addirittura aumentato: dal 5,5 all’8,8 ogni 1.000 donne (J.L. Duenas – I . Lete – R. Bermejo – A. Arabat - E. Perez-Campos – J. Martinez-Samean – I. Serrano – J.L. Doval – C. Coll, Trends in the use of contraceptive methods and voluntary interruption of pregnancy in the Spanish population during 1997-2007, in Contraception, 2011, 83 (1): 82-87). L’ingente sforzo dell’Inghilterra per diffondere la contraccezione tra le ragazze ha portato invece a questo a questo risultato: gli aborti tra ragazze con meno di 16 anni è più che raddoppiato in 40 anni (cfr. D. Paton, Underage conceptions and abortion in England adn Wales 1969-2009: the role of public policy, in Education and Health, 2012, 30 (2): 22-24). Insomma laddove aumenta la pratica contraccettiva, contrariamente alle false aspettative, non diminuisce affatto il numero di aborti ma aumenta! E questo proprio perché tali pratiche fanno lievitare una sessualità senza regole e limiti morali [persino il periodico filo-abortista dell’Alan Guttmacher Institute for Planned Parenthood Federation of America, ha dovuto ammettere che “in sei Paesi come Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Repubblica di Corea, il numero di aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo” ( C. Marston – J. Cleland, Relationship between contraception and abortion: a review of the evidence, in International Family Planning Perspectives, 2003, Mar. 29 (1): 6-13); cfr. D. Kirby, The impact of programs to increase contraceptive use among adult women: a review of experimental and quasi-experimental studies, in Perspectives on Sexual and Reproductive Health, 2008, 40 (1): 34-41].
* Tutti i riferimenti bibliografici sono tratti da NBQ del 2-08-2018 (Tommaso Scandroglio)


 

10.08.2018

Sindone: ricerche scientifiche (silenziate) e bufale (amplificate)

Com’è noto la Sacra Sindone, conservata nel duomo di Torino, è una delle più preziose reliquie della cristianità, in quanto sarebbe nientemeno che il “lenzuolo” (appunto dal greco “sindone”) che, come dicono i Vangeli (cfr. Mt 27,57-59; Mc 15,42-46; Lc 23,50-56 e 24,12; Gv 19,38-42 e 20,1-8) ha avvolto il corpo di Gesù quando, dopo la morte in croce, fu deposto nel sepolcro e che fu ritrovato nel sepolcro stesso 2 giorni dopo, senza più il corpo di Gesù, che era risorto. Tale lenzuolo riporta quindi tutte le impronte ematiche (passate da parte a parte del lenzuolo) lasciate dal corpo flagellato e crocifisso di Gesù ma anche l’impronta della Sua risurrezione (una sorta di negativo fotografico, solo su un lato del lenzuolo, privo di pigmenti e assolutamente inspiegabile, dovuta forse ad una rapidissima folgorazione che ha fatto sparire il corpo dal di dentro del lenzuolo).
Per questo in questi due millenni i cristiani, pur non essendo un argomento di fede (non c’è mai stato obbligo di credere, come del resto per ogni reliquia, apparizione o miracolo avvenuto dopo la Rivelazione biblica), hanno sempre venerato con particolare devozione questo lenzuolo, compreso Papi, sovrani e uomini di fama mondiale.

Da oltre 100 anni di questa reliquia si occupa anche la scienza, poiché più si studia scientificamente questo reperto e più la sua spiegazione “naturale” diventa impossibile, anzi conferma sempre più l’altissima probabilità che si tratti proprio di ciò che la tradizione cristiana ha sempre creduto e venerato. Addirittura ci sono 32 rami della scienza che si occupano di questo caso, tanto da formare un autorevole insieme detto “Sindonologia”.
In questo sito ce ne siamo brevemente occupati nel capitolo 15 del dossier “Miracoli” (vedi).
Mentre il progresso scientifico e le sempre più raffinate tecnologie permettono uno studio sempre più approfondito della Sindone e non cessa di stupire anche i più autorevoli scienziati, il mondo dei media è invece assai spesso sordo ad ogni nuova scoperta scientifica che pare obiettivamente confermare sempre più quanto da sempre creduto di questa preziosa reliquia; ma invece considera meritevole di clamore ogni sua presunta smentita.
Così accadde nel 1988, quando un esame al radiocarbonio (peraltro assai dubbio non solo sulla obiettività dei laboratori interessati, come qualcuno di essi in seguito più onestamente ammise, ma persino sulla metodologia usata, oltre alla non attenzione a quei dati che hanno sicuramente alterato tale dato C14, come ad esempio l’incendio di Chambery del 1532, oltre ovviamente alla radiazione dovuta alla risurrezione stessa) sembrò datare la Sindone all’epoca medievale (v. nel Dossier citato).
Ciò è avvenuto anche di recente. I grandi giornali italiani del 16.07.2018 riportavano la notizia che due scienziati (Borrini e Garlaschelli) avrebbero scoperto (peraltro si tratta di uno studio già del 2014) che molte macchie di sangue della Sindone sarebbero false in quanto incompatibili con la posizione del corpo di colui che vi stato deposto, cioè di un crocifisso. Poi però è risultato agli esperti, autorevoli studiosi della Sindone (come P. Baima Bollone, E. Marinelli, P. Di Lazzaro), che quei due scienziati non avevano mai studiato direttamente il lenzuolo, anzi non risulta neppure che l’avessero mai visto; hanno semplicemente fatto colare il sangue su un manichino. Insomma una vera e propria fake-news (e da parte di giornali che si dicono in battaglia contro il proliferare di queste false notizie in tutti i campi; ma quando si tratta del cristianesimo …).
Proprio in questi giorni, invece, è emerso un nuovo studio sulle numerosissime tracce di sangue (sempre RH-, come nel sudario di Gesù conservato ad Oviedo in Spagna, il primo miracolo eucaristico di Lanciano e altre reliquie o miracoli riferentisi al Sangue di Gesù) presenti sulla Sindone, che da finalmente una risposta scientifica all’inspiegabile colore rosso di tale sangue, che dovrebbe invece essere marrone in quanto antico e ossidato. Ciò che poteva appunto sembrare una prova di falsità (il sangue non doveva in questo stato essere rimasto rosso ma diventare marrone) diventa invece ancora una volta prova della sua autenticità: insieme all’emoglobina antica (metemoglobina) ci sono infatti grandi quantità di bilirubina, fuoriuscita dal fegato, con rottura dei globuli rossi, cosa che avviene in una persona duramente percossa (proprio come nel caso di quanto avvenuto nella flagellazione, salita al Calvario e crocifissione di Gesù); inoltre una radiazione ultravioletta (risurrezione?) ne avrebbe rafforzato ulteriormente il colore rosso.
E che non si tratti di studi semplicemente apologetici è testimoniato dal fatto che sono stati compiuti nientemeno che da autorevoli scienziati dell’ENEA (Ente Nazionale Energia Atomica), del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’INRiM (Istituto Nazione di Ricerca Metrologica); e tali studi sono stati pubblicati in questi giorni dall’autorevole rivista scientifica Applied Optics (Optical Society of America).
Ma ovviamente di questa scoperta non si è invece sentita notizia …
Come pure che in questi giorni, dall’8 al 10 agosto, 2500 giovani si sono recati a piedi dalla Sacra di S. Michele al duomo di Torino (km. 30) proprio per venerare devotamente la Santa Sindone (in una speciale ostensione a loro riservata).

 

 

6.08.2018

Il famoso 8x1000. Cos’è? Perché? In Italia … negli ultimi anni

Sostenere economicamente la comunità cristiana, i sacerdoti e l’intera Chiesa Cattolica è un dovere morale di ogni cattolico.

Lo prescrive anche il 5° Precetto della Chiesa (I Precetti generali della Chiesa, che obbligano in coscienza sono: 1. Partecipare alla S. Messa la domenica e le altre feste comandate e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni; 2. Confessare i propri peccati almeno una volta all’anno; 3. Ricevere il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua; 4. Astenersi dal mangiare carne (il venerdì, obbligatorio in Quaresima, eventualmente sostituibile con altra penitenza gli altri venerdì dell’anno) e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa (Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo); 5. Sovvenire alle necessità materiali della Chiesa stessa, secondo le proprie possibilità) - cfr. anche l’aiuto per fare bene l’esame di coscienza nel presente sito (vedi).
 

Come ogni persona, ogni famiglia ed ogni società, anche la Chiesa Cattolica, pur confidando nella Provvidenza divina (che comunque si serve pure degli uomini), ha delle necessità materiali ed economiche - per il culto a Dio (in ogni cultura del mondo, dall’età della pietra al giorno d’oggi, a Dio il popolo ha sempre offerto il massimo, basti pensare alla bellezza dei luoghi di culto in ogni civiltà e religione), per sostenere i sacerdoti (che a tempo pieno sono al suo servizio per il bene delle anime) e per le stesse opere di carità, che senza denaro non sarebbero ultimamente possibili. Non è quindi contrario al Vangelo, come qualcuno erroneamente pensa, che la Chiesa si occupi anche di denaro, cioè di come sostenere, pure economicamente, se stessa, la sua missione, le sue opere, i suoi sacerdoti, la sua carità. Molti di coloro che si scandalizzano basti che nella chiesa si parli di denaro in realtà non la amano (quando poi non si scandalizzano per enormi somme spese ad esempio per il calcio, v. sotto News del 14.07.2018) e forse persino vorrebbero la sua chiusura, cioè vorrebbero la Chiesa così povera che se non esistesse sarebbero ancora più contenti!Certo il denaro (lucro) non deve mai essere lo scopo (sarebbe il peccato di “simonia”) ma solo un mezzo per la propria missione.Persino la piccola comunità di Gesù e dei 12 Apostoli godeva dell’assistenza anche materiale di persone, anche donne facoltose (persino la moglie dell’amministratore di Erode - cfr. Lc 8,2-3)
Nella Chiesa Cattolica tale gestione economica può avere livelli centralizzati (in Vaticano stesso, v. la questione dell’Istituto per le Opere di Religione/IOR), anche per sostenere le missioni, oppure a livello nazionale (gestito dalle Conferenze Episcopali nazionali), diocesano (Chiesa locale) fino ad arrivare alla singola parrocchia.
A livello nazionale possono pure esistere in questo senso degli accordi tra lo Stato (che non è al di sopra dei cittadini e dei corpi intermedi ma il loro insieme e al loro servizio) e la Chiesa che vive in quello Stato (che non è quindi altro dallo Stato, in quanto la comunità civile comprende tutti i cittadini, dunque anche i Cattolici e quindi la Chiesa stessa; in certi casi quasi coincidendo anagraficamente con essa, come ad esempio in Italia, dove oltre il 90% della popolazione è battezzato nella Chiesa Cattolica e quindi è anagraficamente Chiesa Cattolica.
La situazione italiana è poi storicamente particolare, in quanto appunto centro della Cattolicità (la Sede di Pietro); è esistito fino a gran parte del XIX secolo addirittura uno Stato Pontificio, in cui cioè la massima autorità religiosa (il Papa) era anche la massima autorità politica. Tale Stato nacque quasi esclusivamente per donazioni, come del resto ovunque gran parte dei beni della Chiesa. Già con l’invasione di Napoleone (che osò persino sequestrare e portare in esilio il Papa) gran parte dei beni della Chiesa furono incamerati. Lo stesso avvenne durante il Risorgimento, con il progressivo avanzamento del Regno piemontese (che aboliva tutti gli ordini religiosi e incamerava tutti i beni della Chiesa), fino alla totale sottomissione dell’Italia, Roma compresa
(v. in proposito nel sito il relativo Dossier e il documento). Quindi, dopo la ripresa dei rapporti (“Conciliazione”) tra Chiesa e Stato (1929) si trattava pure, da parte dello Stato usurpatore, di offrire un almeno simbolico risarcimento alla Chiesa per quanto le era stato rubato (dal palazzo del Quirinale, abitazione del Papa, fino all’ultima parrocchia o convento).
Inoltre, sia in tutta la storia della Chiesa che nel presente, le comunità cristiane hanno sempre posto in atto un tale impegno di carità e di aiuto alla popolazione (scuole, ospedali, comunità di recupero di tossicodipendenti, di aiuto per ammalati, poveri, rifugiati, emarginati), verso tutti i cittadini, peraltro senza distinzione di fede religiosa, a cominciare dai più bisognosi, ingente realtà di bene che se venisse meno lo Stato stesso non sarebbe in grado di far fronte ai bisogni (a cominciare dalle scuole) e ai problemi dei suoi stessi cittadini, nonostante le ingenti somme di cui dispone, tratte dal gettito fiscale di tutti i cittadini, cattolici compresi.
Comunque con la revisione del Concordato (1984), si è stipulata anche una nuova forma (in vigore dal 1985), volontaria per i cittadini, di sostentamento economico alla Chiesa Cattolica (e al clero), come pure nei confronti di altre comunità religiose e persino di volontariato. Nel concreto si tratta, per la gestione nazionale degli aiuti alla Chiesa (Istituto Centrale Sostentamento Clero), di una deducibilità dalle imposte per offerte fino a € 2000 e della possibilità (scelta di ogni contribuente al momento della Dichiarazione dei redditi) di destinare l’8x1000 del gettito fiscale globale per la Chiesa Cattolica (o anche per altre comunità religiose o associazioni o ancora allo Stato stesso), un importo che non costa nulla al singolo cittadino (perché comunque questa percentuale da parte dello Stato, e quindi di tutti i cittadini, è comunque devoluta in questo senso), ma che il singolo cittadino, con la sua firma, può liberamente decidere a chi destinarlo.

In altri paesi il sistema può essere diverso. Ad esempio in Germania, il singolo cittadino ha invece una tassa in più (“Kirchensteuer”), se vuole ad esempio destinarla alla Chiesa Cattolica, dichiarandosi appunto cattolico (mentre in Italia il cittadino che destina l’8x1000 alla Chiesa Cattolica non è che si dichiari cattolico). Com’è noto la situazione economica della Germania permette lauti ingressi economici alla Chiesa Cattolica tedesca (che pur essendo la metà di quella italiana riceve invece 5 volte tanto dallo Stato) (forse anche troppi, vista la scarsa presenza di cattolici praticanti, per cui in genere gli Uffici delle Curie Vescovili sono di fatto sovrabbondanti di addetti regolarmente ben stipendiati, anche se poi non vi corrisponde sempre una reale vita di fede); ma di fatto per il cittadino può risultare “sconveniente” dichiararsi cattolico. Ecco il motivo per cui molti decidono oggi di non dichiararsi più tali (e in questo caso allora i Vescovi si permettono di tuonare contro questi presunti apostati, minacciandoli persino di scomunica, quando invece sono in genere molto permissivi e relativisti su questioni di fede e di morale, che sono invece l’essenziale)!

Ebbene, qual è la situazione attuale in Italia?
In base alle libere scelte degli Italiani, che in stragrande maggioranza (il picco si è riscontrato nel 2005, con l’89,82% dei cittadini) dichiarano di voler destinare l’8x1000 (ricordiamo: si tratta non delle tasse del singolo cittadino, ma dell’intero gettito fiscale italiano) alla Chiesa Cattolica. Per questo lo Stato Italiano deve quindi alla Chiesa Cattolica circa 1 miliardo di euro all’anno (che la Chiesa destina, in base a bilanci resi pubblici, per il culto, per il sostentamento del clero e per le opere di carità nazionali e internazionali).
Dopo il picco del 2005 (l’89,82% dei cittadini italiani destinarono l’8x1000 alla Chiesa Cattolica), anno della morte di Giovanni Paolo II, nel 2013 (anno della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI) la percentuale era già scesa all’80,91%. Nel 2014 (primo anno di pontificato di Francesco) segnò una timida risalita (81,23%), per poi calare vistosamente nel 2015 (81,09%), nel 2016 (79,94%), fino all’assoluto record negativo del 2017 (79,36%).
Questo per le cifre di denaro destinate. Per il numero di firme, invece, il massimo delle firme (cioè delle persone che destinarono l’8x1000 alla Chiesa Cattolica) fu raggiunto nel 2011, cioè durante il pontificato di Benedetto XVI (15.604.034 firme; solo durante gli 8 anni di pontificato di Benedetto XVI le firme furono sempre superiori ai 15 milioni, come non furono neppure sotto il pontificato di Giovanni Paolo II). Negli ultimi anni, invece, gli Italiani che hanno firmato per la Chiesa Cattolica sono strati: 14.437.694 nel 2015, 13.944.967 nel 2016 e 13.762.498 nel 2017 (quindi sempre in calo).

[Si noti invece che le firme per le Chiese valdesi e metodiste (che all’inizio di tale sistema fecero i puritani, rifiutandolo e accusando la Chiesa Cattolica di essere attaccata al denaro) sono oggi al 2° posto tra le varie denominazioni religiose nella ripartizione dell’8x1000, con un numero di firme 12 volte superiore alla loro reale presenza nel paese: 469.071 nel 2015, 523.504 nel 2016, 515.829 nel 2017. In continua crescita, in questi ultimi anni, è anche il numero delle firme a favore dell’Unione buddista italiana: 125.786 nel 2015, 173.023 nel 2016, 164.934 nel 2017, alle quali vanno aggiunte le 52.777 firme per i buddisti Soka Gakkai, entrati da quest’anno nella ripartizione. Chi invece assegna ancora allo Stato la ripartizione di questo 8x1000 sono: 2.493.431 nel 2015 (14,03% delle firme), 2.535.404 nel 2016 (14,54%), 2.576.882 nel 2017 (14,86%); quindi anch’esse in aumento].

 

 

30.07.2018
 

Procreazione assistita: immorale e dannosa

Era il 1983 quando è stato “prodotto” nel mondo il primo concepimento artificiale di un bambino, cioè unendo in provetta uno spermatozoo e un ovocita. Ora ogni anno nascono nel mondo 350.000 bambini concepiti artificialmente con questo metodo. Ma per ottenere questo scopo il prezzo è la morte di milioni di altrettanti bambini (embrioni scartati o deceduti).

Ovviamente tali concepimenti sono contrari alla morale, cioè alla modalità con cui Dio stesso ha voluto che nascesse la vita umana, cioè da un rapporto intimo d’amore tra marito e moglie, e come la natura stessa (il creato) manifesta.

In Italia la possibilità di ottenere concepimenti di bambini con questi metodi artificiali, cioè “in laboratorio”, è stata permessa, entro certi limiti, dalla cosiddetta “legge 40” (“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”), approvata dal Parlamento il 19.02.2004, dopo anni di discussioni dovute anche alla sua forte valenza etica. Chi voleva liberalizzare totalmente questa pratica (in primis come al solito i Radicali, con l’appoggio soprattutto delle forze politiche di sinistra), ha voluto un Referendum popolare per eliminare tutti quei limiti etici che la legge “40” comunque contemplava [procreazione assistita solo per coppie sterili, solo “omologa” (fecondazioni in vitro da gameti degli stessi genitori), limiti nella produzione di embrioni (solo 3) e divieto di congelamento degli stessi, e loro non selezionabilità mediante diagnosi pre-impianto)]; ma tale Referendum, tenuto il 12-13.06.2005, non ha raggiunto il “quorum” - anche per merito della chiara posizione contraria della Chiesa Cattolica - ed è risultato quindi nullo. Ma purtroppo, come talora avviene in Italia, ciò che era stato discusso e stabilito per via legislativa (ripetiamo, la legge 40 era stata discussa per anni in Parlamento dai rappresentanti del popolo italiano, popolo che l’ha confermata non partecipando neppure al Referendum suddetto), è stato deformato o distrutto dalla Corte Costituzionale (addirittura con 16 interventi) e perfino da una sentenza della Corte Europea di Strasburgo!

In un rapporto presentato al Parlamento italiano a 10 anni dall’entrata in vigore della legge 40, risultò intanto che nell’81,9% dei casi c’è stato un fallimento, cioè non sono stati concepiti bambini (e relativa distruzione di embrioni umani) o sono morti dopo il loro concepimento.
Da quando la sentenza 151 (1.04.2009) della Corte Costituzionale ha dichiarato “incostituzionale” (!?) il divieto di congelamento degli embrioni, nei laboratori si sono accumulati in poco tempo 57.151 embrioni congelati.
Dallo “scongelamento” degli embrioni ottenuti solo per fecondazione “omologa”sono nati 8.893 bambini, ma ne sono morti 83.048. Le tecniche “a fresco” hanno permesso la nascita di 91.315 bambini, ma la morte di 1.047.309. Le fecondazione di ovociti “vitrificati” ha permesso la nascita di 2.626 bambini e la morte di 38.309 embrioni.
Dalla fecondazione “eterologa” (cioè con gameti esterni alla coppia di ufficiali genitori), non prevista appunto dalla legge approvata dal Parlamento ma ammessa dalla Corte Costituzionale, i successi (bambini nati) sono stati 631 e gli insuccessi (bambini morti) invece 3.475.

Dunque in 10 anni in Italia per permettere la nascita di 103.465 bambini se ne sono sacrificati 1.172.141. Un’ecatombe!

Oltre all’immoralità con cui avvengono tali concepimenti e all’enorme numero di insuccessi (cioè di morti) che comporta, dalla più recente (2017) letteratura medica sulla salute dei bambini così concepiti si evidenziano, tra l’altro, non trascurabili e persino gravissimi “effetti collaterali”.
Eccone alcuni: rischio accentuato di basso peso alla nascita, parto anticipato, ritardo nello sviluppo in gravidanza, maggiore rischio di aborto spontaneo e persino di mortalità perinatale, maggiore probabilità di ricorrere in terapia intensiva neonatale ed altri. Tali bambini presentano un rischio maggiore del 40/50% di possedere difetti congeniti e anomalie cromosomiche. C’è persino un maggiore rischio di paralisi cerebrale. Nei bambini così concepiti aumenta poi del 33% il rischio di tumori (specie leucemie, retinoblastoma, neuroblastoma). In età più adulta, tali bambini soffrono un maggiore rischio di obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, rimodellamento cardiaco.

Insomma: un’altra tragica conseguenza della disobbedienza a Dio e alla natura come Egli l’ha creata. Un’altra mossa di colui che è, come l’ha chiamato Gesù, “padre della menzogna” e “omicida fin dall’inizio”.

 

 

19.07.2018

Ancora sulla persecuzione anticristiana in Cina

Nonostante tutti i tentativi (ai limiti dell’ortodossia, come sulla questione delle nomine dei Vescovi) da parte vaticana per raggiungere un accordo con il governo cinese (Partito Comunista cinese) al fine di raggiungere una maggior distensione sulla questione religiosa e una maggiore libertà per le chiese locali, da parte cinese si registra invece un ulteriore soffocamento della libertà dei cristiani (come testimonia l’autorevole fonte cattolica padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere e direttore dell’agenzia Asia News, da cui attingiamo la notizia – v. il sito qui tra i link).

Prova dell’incremento della persecuzione antireligiosa, e in particolare anticristiana, tuttora in atto in Cina (ricordiamo che in Cina vi è da un lato la vera Chiesa cattolica, in comunione con Roma, detta «sotterranea» perché bandita dallo Stato; dall’altro la cosiddetta «Associazione patriottica cattolica cinese», controllata dal regime comunista; e il governo cinese non ha alcuna intenzione di cedere, anche negli attuali nebulosi contatti col Vaticano, sulla sua pretesa di nominare i Vescovi), sono le nuove “misure restrittive” attuate ad esempio nella provincia dell’Henan (che conta ben 95 milioni di abitanti e dove si concentrano il 10% dei cattolici cinesi, che secondo fonti sicure sarebbero oltre 10 milioni).

Proprio in questa provincia si riscontra un grande incremento delle religioni e del cristianesimo (più le chiese protestanti che quelle cattoliche, che stanno comunque crescendo come comunità sotterranee); proprio per questo il governo – che sente come “nemico” tutto ciò che non controlla direttamente (secondo ancora una logica marxista-maoista) è intervenuto con ulteriori misure restrittive della libertà religiosa.

Tale provvedimento prevede ad esempio la schedatura di tutti i fedeli (e le loro rispettive condizioni socio-economiche), il canto dell’inno cinese durante ogni celebrazione, l’esposizione della bandiera cinese in ogni luogo di culto e per i minorenni la proibizione di qualsiasi educazione religiosa (l’educazione appartiene allo Stato, secondo la tradizione marxista ma anche laicista) e il divieto di accesso in chiesa! Tutto è sotto il controllo della polizia, che alla domenica vigila anche alla porta di ogni chiesa perché questi provvedimenti siano rigorosamente rispettati.

Il Partito comunista cinese ha il terrore che quanto accaduto in Europa nel 1989/1991 - dove il partito comunista russo, l’intera Unione Sovietica e i partiti comunisti di tutti i paesi satelliti (blocco di Varsavia sotto l’impero comunista russo) sono crollati, soprattutto a motivo della forza del cristianesimo, cominciando dal cattolicesimo polacco e dal Papa proveniente da quella terra (!) - ora possa portare alla disintegrazione anche del potere del comunismo in Cina.

 

 

14.07.2018

Quando il “Calcio” rischia di diventare idolatria e scandalo.
Il caso CR7

Lo sport può avere un importante valore educativo, oltre a procurare benessere in chi lo pratica; esso infatti richiede padronanza di sé, disciplina, spirito di sacrificio, e, se gioco di squadra, pure capacità di collaborazione e di abnegazione. Ha poi le sue regole, che obbligano a rispetto e lealtà, e le relative pene per chi le trasgredisce.
Ecco perché l’alleanza tra sport e fede è sempre stata feconda, come dimostra pure la presenza di attività sportive anche all’interno delle realtà ecclesiali - da cui non pochi grandi campioni hanno mosso i primi passi, specie nel mondo del Calcio - a cominciare dalle parrocchie e oratori (purché tali attività non diventino un fine invece che un mezzo, come spesso oggi capita).

Come tutte le cose buone, che riguardano il corpo, anche lo sport non deve conoscere eccessi, come ad esempio il culto esagerato del corpo, della perfezione fisica, o addirittura essere eccessivamente pericoloso (v. in proposito pure lo schema di “esame di coscienza” in questo sito, spec. nei peccati contro il 5° comandamento – cfr. anche CCC n. 2289).

Anche lo sport come “spettacolo” può avere un grande valore, specie sociale. Non a caso vediamo come ad esempio il Calcio, nonostante il giusto agonismo, mentre lega fortemente alla propria squadra, unisce fortemente i tifosi di tale squadra, talora persino di intere nazioni (anche l’Italia non si senta mai così unita come quando gioca la squadra italiana nei “mondiali”, cosa che quest’anno il destino o l'incompetenza ci ha privato).
Ovviamente anche per questo vanno evitati tutti gli eccessi, come certo tifo esagerato e persino violento, che nulla ha di un autentico spirito sportivo ma assume assai spesso i toni di un delirio alienante e persino gravemente violento.

Il gioco del Calcio rappresenta in quasi tutti i paesi il massimo dello sport non solo praticato ma soprattutto come spettacolo, che muove per questo stratosferici giri di denaro. E i calciatori, mentre possono assumere anche un naturale ruolo di “modello” per tanti ragazzi (che li dovrebbe caricare per questo anche di una certa responsabilità morale), assai spesso diventano dei veri e propri “idoli”, a tal punto che non solo vengono appunto idolatrati per le loro capacità sportive, ma assurgono oggi più che mai a diventare eroi, delle “star” ancor più che quelle del cinema (con relativi gossip).
Come si confà a dei veri e propri “idoli”, dall’età della pietra ai giorni d’oggi, a loro tutto è concesso, a loro persino tutto si sacrifica.

Ciò che produce oggi persino sdegno ad esempio per quanto si spendesse per la religione e per il culto (quando invece in tutte le epoche della storia e in ogni civiltà, il massimo si è sempre speso per “dar lode a Dio”, come esprimono tutti i luoghi di culto, dagli altari preistorici alle pagode, moschee, cattedrali; e relativi oggetti sacri) è invece non solo tollerato ma persino lodato se si spende per il Calcio, sia per la costruzione di stadi che per le squadre e i singoli calciatori.

Prendiamo ad esempio il caso di uno degli attuali migliori calciatori del mondo: Cristiano Ronaldo (spesso citato anche come CR7, dalle sue iniziali e numero di maglietta).
Com’è noto, il campione di origine portoghese, pur già all’età di 33 anni, è stato ora “acquistato” (dal Real Madrid) dalla Juventus per 117 milioni di € (110 per il giocatore, 5 per il cosiddetto contributo di solidarietà e 2 di oneri accessori). A lui andranno poi 31 milioni di € netti (60 lordi - cioè qualcosa pari a 3.000 stipendi medio-bassi di un cittadino italiano!) per almeno 4 anni. Insomma l’operazione è costata alla Juventus qualcosa come € 357.000.000!
Quando si tratta di Calcio non c’è crisi che tenga; nessuno si scandalizza, nessuno protesta. Tutti applaudono e sono già all’inseguimento dell’idolo mondiale che approda ora in Italia.
Se poi da colui che sa tirare bene il pallone si passa all’uomo, anche qua tutto diventa lecito e spettacolo: fidanzate, mogli, figli (avuti anche con la disumana pratica dell’utero in affitto), abitazioni e auto di lusso sfrenato. Tutto è permesso; persino invidiato; forse, nel piccolo, persino sognato e imitato. Anche molti genitori portano il loro piccolino all’allenamento di calcio (e non oserebbero protestare se l’allenatore lo sgridasse, come fanno invece ormai per maestri, professori, educatori) sognando che un giorno, chissà, forse anche lui potrebbe diventare l’idolo delle folle.



2.07.2018
Quando la divulgazione del male è ipocrita … e persino illecita

Un violento attacco (persino anticristico) contro l’autentico bene dell’uomo può nascondersi - cosa in cui il demonio è maestro - anche dietro le intenzioni apparentemente più nobili.
Questo accade assai spesso pure nel mondo della “comunicazione”; e talora persino in quello della “giustizia”. Così, persino il dovere di denunciare il male, di non nasconderlo, specie da parte di chi può e deve difendere non solo chi l’ha subito ma l’intera società, e di perseguirlo anche penalmente, per dovere di giustizia come pure per cercare in tutti i modi di eliminarlo e prevenirlo, può facilmente trasformarsi, sotto il pretesto ad esempio del cosiddetto “diritto all’informazione”, nel presunto diritto-dovere di reclamizzarlo, giungendo peraltro in questo modo pure a moltiplicarlo.
Sotto il cosiddetto diritto all’informazione si nasconde soprattutto il desiderio di aumentare i fruitori (audience), sapendo quanto il pettegolezzo (gossip) da sempre attiri coloro che poi ipocriticamente fanno magari gli scandalizzati. Lo scopo è ancor più palese quando l’inutile e talvolta parossistica divulgazione del male si attarda senza scrupoli e rispetto altrui su scabrosi e persino agghiaccianti particolari, oggi anche in foto/video, giungendo inoltre a fare penoso spettacolo del dolore altrui. Ancor più insopportabile l’ipocrisia, anche culturale, di coloro che si ergono quali intrepidi paladini della moralità, fingendosi scandalizzati di un male, che invece in fondo da decenni promuovono, almeno come mentalità che lo genera. Questo lo si nota specialmente nel campo della sessualità, dove da decenni si semina il “vento” della liberalizzazione totale di ogni pulsione e comportamento, elevato addirittura al livello di “diritto” inalienabile, facendo poi ipocritamente gli scandalizzati se si raccoglie sempre più la “tempesta” di una sessualità ormai letteralmente impazzita, anche se fa notizia solo in particolari eccessi o quando serve per colpire avversari, sociali, politici, economici, culturali e soprattutto religiosi.
La denuncia e la spettacolarizzazione del male viene poi perseguita talora per creare persino un clima generalizzato di sospetto, di denigrazione, di accusa, di pregiudizio e persino di repulsione addirittura nei confronti di intere categorie di persone.
Nei confronti della Chiesa Cattolica, sia sulle questioni presenti come in quelle storiche, questo accade assai spesso. E il fine non è certo quello dell’amore della verità e del bene delle persone, ma solo quello di accusare la Chiesa, spesso in modo arrogante, parziale e falso, con il recondito scopo persino di distruggerla.

Nel mondo della “giustizia”, poi, deve valere anzitutto la “presunzione di innocenza”, che è un cardine dell’autentica giurisprudenza (fin dai processi dell’Inquisizione, che per prima lo promosse, v. il documento), cioè fino al giudizio penale definitivo l’indagato/imputato è da considerarsi innocente; e sono gli accusatori a dover provare i capi d'accusa prima ancora che l’imputato provare la sua innocenza. Quindi l'indagato non può essere messo preventivamente alla berlina, magari già come “mostro” da sbattere in prima pagina (salvo magari non dire quasi nulla quando poi, persino dopo anni, risultasse innocente), distruggendolo così moralmente e socialmente.
Esiste poi il diritto alla "riservatezza" (la tanto declamata privacy, quando invece siamo sempre più controllati).
Va poi salvaguardato pure il bene morale dei destinatari dell’informazione, e quindi valutare se sia giusto divulgare o meno gli scandali; esiste infatti pure il dovere, anche sociale, di “non scandalizzare”, cioè di non recare grave danno morale alle coscienze, alle anime, con l’inutile divulgazione e spettacolarizzazione del male, anche quando realmente commesso.
Infine c’è pure il pericolo che, con l’inutile e spesso dannosa divulgazione del male, si creino forme di emulazione e quindi addirittura di moltiplicarlo ulteriormente.

Scandali sessuali

Quando poi si parla di scandali a sfondo sessuale, allora la macchina informatica va a pieno regime, anche se assai spesso a senso unico (cioè gli scandali si vedono solo da una parte e si nascondono dall’altra), creando “mostri da prima pagina” assai spesso prima ancora di una accusa confermata da un regolare processo. È difficile credere che questa spettacolarizzazione quasi maniacale degli scandali nasca dal desiderio di proteggere la dignità della sessualità e della persona umana; anzi, ogni occasione è buona per creare ulteriori pruriginose malizie nei lettori o ascoltatori.
Gli attuali infiniti scandali sulle “molestie sessuali” - all’interno di una cultura e società che da decenni fa di tutto per idolatrare e persino far degenerare le pulsioni sessuali, predicando che tutto è lecito e persino un “diritto” - sono di un’ipocrisia tale da cadere persino nel ridicolo.

L’attuale incredibile moltiplicarsi di denunce per “molestie sessuali” nel mondo del lavoro, della politica e dello spettacolo (anche negli USA), dentro il quadro sopra descritto, assume un tono paradossale, oltre a nascondere tra l'altro possibili ricatti e motivi di lucro. Essendosi ultimamente un poco aperto il “vaso di Pandora” della pedofilia anche negli ambienti del cinema “hollywoodiano” (si veda in proposito l’articolo di B. Frigerio sulla NBQ), come nel mondo delle Ong (v. articolo) e addirittura nella stessa Unicef, che dovrebbe proteggere l'infanzia (v. articolo), la maschera ipocrita di chi si scandalizza dei frutti di ciò che appunto da decenni si predica o di chi denuncia solo a senso unico, specie contro la Chiesa Cattolica, gli scandali presunti o reali, dovrebbe finalmente cadere.

La questione “pedofilia”

Gli scandali che riguardano poi gli abusi sui bambini sono giustamente più ripugnanti ed esecrabili. Nei confronti dei piccoli, innocenti e indifesi, scatta infatti un naturale istinto di tenerezza e protezione, persino nel regno animale. Nell’essere umano poi, non parliamo poi nel cristiano, la consapevolezza della dignità della persona, fin dal concepimento, e il suo inalienabile diritto di essere fin dalla più tenera età educato nella verità e nel bene dovrebbe essere immensamente superiore; ma proprio perché creato libero, l’uomo può abusare e persino pervertire la propria libertà, fino a distruggere il proprio piccolo già nel grembo materno (e oggi si vuole che sia persino un “diritto”), di non educarlo nel bene ma addirittura nel male (come oggi vediamo persino in molte scuole) e di abusare persino della sua fragile ed indifesa innocenza.
Per questo il dovere di proteggere e salvaguardare la loro innocenza, con particolare attenzione e forza contro chi vi attenta, deve essere certamente ancor più stringente, preciso, determinato, anche a livello giuridico, come da parte di chiunque, ma specie di chi è chiamato al grave compito della loro educazione e formazione (genitori, scuola, Chiesa e di conseguenza anche lo Stato). 

Gesù infatti ha parole particolarmente dure in tal senso (cfr. Lc 17,1-2), anche se lo “scandalo” riguarda pure chiunque sia di ostacolo alla fede e quindi attenti alla salvezza eterna di un’anima!
Anche in questo caso, e particolarmente in questo caso (essendo apparentemente più immediata la repulsione e la condanna morale per chi causa questi gravi danni morali e psichici), lo “scandalo” è da “prima pagina” e il “mostro”, presunto o reale, è subito alla gogna mediatica, ancor prima di qualsiasi processo. Se poi si tratta della Chiesa cattolica (certo, per la sua natura spirituale e divina, il peccato e lo scandalo è particolarmente grave e da estirpare con decisione; ma attualmente risulta l’istituzione che più ha fatto e fa per contrastare questo male) allora il potere mediatico va a pieno regime e più che mai a senso unico (cfr. documento).
In certi casi ha persino portato qualcuno alla morte per infarto (di chi è stato falsamente accusato e poi è risultato invece innocente a fine processo – cfr. News 8.01.2015) o persino al suicidio (di chi ad esempio si è trovato immediatamente sbattuto con inganno in televisione o sui giornali).
Diritto/dovere di informazione? Tentativo in questo modo di arginare e vincere il male? Amore e difesa dell’innocenza dei piccoli?
Non è difficile cogliere che più che mai la motivazione vera è un’altra. L’ipocrisia, grave, è ancora più palese quando la cultura dominante, e mediatica, esalta da decenni il “diritto” a vivere qualsiasi tipo di pulsione e vita sessuale; trovandosi poi tra l’altro sempre più in difficoltà a spiegare perché certi diritti scatterebbero automaticamente col compimento del 18° anno di vita (cioè a seconda di come una Stato considera ufficialmente l’ingresso nella maggiore età), mentre sarebbero esecrabili solo il giorno prima. Infatti c'è qualcuno che parla già di liceità di rapporti sessuali anche coi minori in caso di “consenso” (nascondendo tra l’altro che la maggior parte dei casi di cosiddetta “pedofilia” in realtà trattasi di “efebofilia”*, cioè con adolescenti; così come si nasconde, perché è ‘politicamente scorretto’, che il 90% di tali casi si registrano nel mondo omosessuale, il cui potere persino economico e politico mondiale vorrebbe impedire oggi persino ogni possibilità di critica e di dissenso).

* Anche per le accuse di “pedofilia” che riguardano il clero, cosa gravissima e insopportabile anche solo se si trattasse di un caso, nell’82% dei casi si tratta però di fatto di “efebofilia”; ma il mondo mediatico equivoca volutamente sui termini, così che l’orco, specie se sacerdote, sia più impressionante (e magari l’intero clero, se non persino l’intera Chiesa Cattolica, viene così oscurato dal pregiudizio indignato) se lo si immagina con degli innocenti fanciullini invece che con adolescenti (forse persino consenzienti, altrimenti scapperebbero certo lontano; trattandosi oggi tra l’altro di adolescenti assai presto smaliziati e persino schiavi della pornografia fruita e addirittura da essi stessi prodotta).

Efebofilia

Se nella maggior parte dei casi di pedofilia (che sarebbe più esatto chiamare “pederastia”), che giustamente particolarmente indigna la coscienza umana e l’opinione pubblica mondiale, specie poi se si tratta di scandali del clero e della Chiesa, sono di fatto in massima parte casi di “efebofilia” (attrazione e rapporti sessuali con gli adolescenti), possiamo particolarmente sottolineare come assai spesso si tratti di un’ulteriore ipocrisia, se non schizofrenia culturale, di chi da un lato grida indignato allo scandalo e dall’altro addirittura la promuove, persino pubblicamente, con l’approvazione quasi unanime del mondo mediatico e persino sociale e politico.

È recentissimo un film italiano (“Chiamami con il tuo nome”, diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman), che con abilità cinematografica porta alla ribalta l’attrazione e rapporto omosessuale tra un giovane ricercatore ed un adolescente, figlio di un collega, che non solo sembra consenziente ma persino egli stesso provocatore.Ebbene tale film, che tratta appunto del rapporto tra un maggiorenne e un minorenne, è stato acclamato come un capolavoro dai giornali e dalla critica cinematografica, è stato considerato uno dei 10 migliori film al mondo per il 2017, ha ottenuto 3 candidature al “Golden Globe 2018” come miglior film e addirittura 4 candidature per l'Oscar 2018 (come miglior film, miglior attore, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone; poi di fatto l’Oscar è stato vinto solo per la miglior sceneggiatura non originale).
In realtà molti critici hanno considerato di fatto il film assai noioso; ma, s’è confessato, era il tema che contava!

* Del resto dovrebbe essere noto che la pedofilia-efebofilia sia stata non solo applaudita ma persino praticata da celebri uomini di cultura, con approvazione pressoché unanime del pubblico intellettuale che conta. Nel 1947 si diede il premio Nobel per la letteratura ad André Gide (celebre scrittore francese, noto per il suo libertinismo sessuale, che non solo esaltava l’omosessualità, con riferimenti culturali al mondo classico greco e romano, ma si diceva lui stesso appartenere a quella vasta porzione di omosessuali che sente attrazione per i ragazzini, persino impuberi, e giunge a descrivere senza mezzi termini i suoi rapporti sessuali in tal senso vissuti a Tangeri e Casablanca). Nel 1958 stava per ricevere lo stesso premio Nobel Vladimir Nabokov (per il suo romanzo “Lolita”, in questo caso un rapporto pedofilo ma non omosessuale). In Italia canta i suoi rapporti omosessuali coi ragazzini il celebrato romanziere Sandro Penna. Più noto il caso del celebre e certo anche acuto regista Pier Paolo Pasolini, che sappiamo essere stato non solo omosessuale (fino ad essere ucciso in circostanze ancora misteriose ma certo legate a quell’ambiente, forse in risposta alla violenze sessuali subite da un povero giovane ricattato dal noto regista) ma in giro per il mondo era assai spesso a caccia di ragazzini con cui avere rapporti sessuali (come ricorda il grande scrittore ed amico Alberto Moravia). Ebbene, oltre ad essere celebrato come maestro della cultura italiana, a Pier Paolo Pasolini sono dedicate persino vie e piazze del nostro Paese. Altro celebre caso in tal senso fu quello dello scrittore svedese Axel Munthe (che venne in Italia ed abitò nella celebre sua villa di Capri, attirato più dai ragazzini del posto che dalle bellezze dell’isola). Così il celebrato pittore franco-polacco Balthus, di cui un quadro pedofilo-osceno rappresenta il vanto del museo Lingotto della famiglia Agnelli. Del resto il <’68>, nel suo delirante “vietato vietare” e detonatore di quella rivoluzione sessuale (forse l’unica davvero attuata e permanente, di cui paghiamo oggi le tragiche conseguenze) inaugurata per superare ogni tabù e remora, specie contro la tradizione e morale cattolica considerata spregiativamente "sessuofoba", esaltava senza mezzi termini anche la sessualità dei bambini e coi bambini 
                     * (dati riportati da: Vittorio Messori, Emporio Cattolico, Sugarco Ed. 2006, pp. 66-72)

Così, in modo consequenziale alla logica dominante che vuole riconosciuto come “diritto” qualsiasi desiderio e persino pulsione, c’è ormai chi compie passi ufficiali, fonda associazioni e persino partiti politici, per arrivare a garantire anche il “diritto” alla pedofilia (cfr. News 24.01.2013 e 14.07.2015).

Per venire al giorno d’oggi, si potrebbe forse persino citare il caso dell’attuale Presidente francese Emmanuel Macron, sposato da 10 anni con una donna di 24 anni più anziana di lui, Brigitte Trogneux (che lascia per lui un marito e 3 figli), ma rapporto iniziato quando lui aveva 15 anni (!) ed era il suo allievo prediletto al laboratorio teatrale del liceo della Providence di Amiens, dove lei insegnava (c’è persino uno psichiatra, Adriano Segatori, che ha per questo dubbi sull’equilibrio psichico di Macron, per l’abuso sessuale da lui subito all’età di 15 anni dalla sua professoressa e attuale moglie).

Pedagogie … corruttrici

Tale ipocrisia diventa ancor più palese e irritante, quando si pensa quali attentati si compiano anche legalmente contro l’innocenza dei bambini, permettendo che siano facile preda della pornografia e di tutto quanto può circolare anche sui loro telefonini e computer; ma soprattutto per quanto viene loro insegnato anche nelle scuole primarie, anche di più perverso, con nuove ideologie che si presentano come progresso, liberazione da tabu, superamento di vecchi “stereotipi”, con negazione persino della natura umana e promozione di qualsiasi pulsione sessuale, con atti gravemente immorali persino esplicitamente insegnati (cfr. News 30.03.2017, spec. 6).

Il dovere dei Pastori

I Pastori della Chiesa devono dunque prestare molta attenzione. Devono fare di tutto per estirpare questo peccato particolarmente esecrabile, specie tra i suoi stessi ministri (e la Chiesa Cattolica ormai è riconosciuta ufficialmente, come l’organizzazione che più sta facendo in questo senso, anche se c’è chi si ostina a negarlo - v. News 16.01.2014), non solo ovviamente non nascondendo ma reprimendo il male conosciuto; ma andando alla radice della questione, cioè sia nella formazione data nei Seminari e Noviziati, non solo per impedire fin dall’inizio (con un serio discernimento nell'accoglienza) ogni ambiguità, ma educando ad una vera dimensione soprannaturale (sacra) del ministero sacerdotale; altrimenti una semplice “generosità pastorale” non regge poi all’urto di questa cultura dominante, in cui la sessualità è letteralmente impazzita e a portata di mano (e di connessioni!), dopo essere stata già da decenni svincolata da ogni seria regola morale, irridendo nei giovani la virtù della purezza e della castità.
I Pastori non devono poi porre alcun ostacolo ma assecondare anche il percorso legale e penale che vedesse coinvolti suoi ministri, garantendo però anche la “presunzione di innocenza” (garantita anche per legge, fino a prova contraria) e la dovuta “riservatezza”. Inoltre esiste appunto il diritto e dovere di “non dare scandalo” e di “non pubblicizzare il male”, non tanto per mantenere l’onore dell’istituzione, ma proprio per non arrecare ulteriore danno alle anime.
Debbono infine guardarsi da un atteggiamento di sudditanza psicologica e di sottomissione al potere mediatico, come alla vana ricerca di consenso da parte dei media e dell’opinione pubblica, tanto più quanto è chiaro che il potere culturale e mediatico non ha a cuore tanto la dignità dell’uomo, della donna, della sessualità umana, dell’innocenza dei bambini, ma la volontà di cogliere ogni pretesto per denigrare e perfino distruggere la Chiesa stessa.
Si dovrebbe però prestare molta attenzione, denunciare gli abusi e sostenere i genitori (specie quelli cattolici che si rendono conto del pericolo e si sentono indifesi) nella battaglia contro queste moderne ideologie “pansessualiste” (ma anche tutte le ideologie che negano e combattono la “verità” dell’uomo, scopribile anche con la retta ragione e pienamente rivelata da Dio stesso in Cristo), come quelle gender o Lgbt…, che entrano violentemente e antidemocraticamente anche nelle scuole e rovinano magari per sempre l’innocenza, la coscienza, la mentalità, la sessualità e l’equilibrio psico-fisico, morale, spirituale di questi bambini, sotto le cattedre di coloro che davvero distruggono la coscienza e la vita, l’anima e quindi magari la stessa vita eterna di questi bambini!

Un caso coraggioso: a Genova la Chiesa riabilita come innocente un prete condannato per pedofilia
Che si debba essere rigorosi, senza cedimenti e senza sconti, sulla questione della pedofilia nella Chiesa e specie tra i sacerdoti, è ovvio e va lodata la determinazione dei più autorevoli organismi ecclesiastici per far fronte, ridurre ed estirpare il problema, come dovere non solo nei confronti dello Stato e della difesa dei bambini, ma nei confronti stessi di Dio e del compito di salvezza delle anime affidato alla Chiesa da Cristo stesso.
Con ciò la Chiesa (e i suoi Pastori) non deve però diventare neppure succube di un “giustizialismo” esasperato che vorrebbe vedere prove schiaccianti anche laddove non ce ne sono (cfr. News 8.01.2015) o lasciarsi condizionare e intimorire da una gogna mediatica pronta a gridare allo scandalo e ad accusare di copertura i vescovi; così da indurre la Chiesa stessa ad una sudditanza psicologica imbarazzante e a giocare ‘in difesa’ per non essere accusati di connivenza. Tra l’altro la giustizia “ecclesiastica” (oltre ovviamente a quella “divina”) non ha nulla da invidiare per serietà e autorevolezza a quella “civile”.
Ebbene, l’arcivescovo di Genova, il notissimo card. Angelo Bagnasco (che ha guidato anche la CEI per tanti anni), non ha in questo senso avuto timore di “riabilitare” di recente un suo sacerdote (don Luciano Massaferro) accusato ingiustamente di pedofilia e che ha dovuto per questo subire 7 anni di carcere, istituendo un rigorosissimo processo canonico, in cui il Tribunale Ecclesiastico ha potuto stabilire che le accuse riportate erano di fatto infondate e che il processo giudiziario italiano, con relativa sentenza e giudizio ulteriore della Cassazione, era di fatto erroneo. La Chiesa non ha ovviamente il potere di annullare una sentenza (con pena peraltro già scontata) del potere giuridico italiano; ma ha potuto così riammettere in piena dignità il sacerdote in oggetto a tutte le sue funzioni sacerdotali, compresa quella di Parroco (cfr. NBQ, 1.05.2018)

 

Australia: in pericolo persino il “segreto confessionale”!

Un inaudito tentativo di violare, col pretesto della denuncia del male, persino la legge di Dio e ciò che di più sacro e inviolabile c’è sulla faccia della terra (i Sacramenti!), è giunto in questi giorni da parte del mondo giudiziario australiano. 
Il giorno 8.06.2018 il Territorio della Capitale Australiana (ossia il distretto federale comprendente Canberra), ha approvato una legge che impone ai sacerdoti di rompere il sigillo sacramentale nel caso in cui qualche penitente confessi di aver commesso violenze su dei bambini. Secondo la nuova legge, votata da tutti i partiti presenti nell’Act, i sacerdoti dovrebbero essere obbligati a riferire entro 30 giorni all’ombudsman dell’assemblea (figura equivalente al difensore civico) gli eventuali abusi ascoltati nel segreto del confessionale. Si tratta evidentemente di un obbligo incompatibile con la fede cristiana. Il sacerdote che viola il sigillo sacramentale incorre infatti nella pena più grave, la scomunica, perché nel sacramento della Confessione è Cristo stesso a operare e il confessore, che agisce come semplice strumento oggettivo della Sua misericordia, non può in nessun caso tradire il rapporto penitenziale tra il penitente e Dio, come ricorda lo stesso Codice di Diritto Canonico: “Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa” (can. 983).
Di fatto questa legge, che deve però essere ancora approvata dal parlamento australiano, condurrebbe poi di fatto persino all’impossibilità per un penitente reo di così grave peccato di accedere al sacramento della Confessione (pena che venga denunciato pubblicamente) e quindi di ricevere (alle solite condizioni: cioè il pentimento sincero e il proposito di non più commetterlo, con l’obbligo dove possibile anche del risarcimento del danno) il perdono di Dio e la stessa salvezza eterna della sua anima! Tra l’altro il sacerdote assai spesso non conosce neppure l'identità del penitente, che ha diritto a rimanere nell'anonimato (e persino di non essere visto in volto, come accade nei confessionali con la grata).
Tale legge, come ha prontamente sottolineato anche l'arcivescovo di Canberra Christopher Prowse, è di una gravità inaudita e inammissibile; i sacerdoti sarebbero in tal caso costretti a rifiutarsi di obbedire ad una legge dello Stato. 
Nella storia, specie in momenti di guerra, si è cercato talora di obbligare alcuni sacerdoti a rivelare quanto sapevano in Confessione, ma mai questo è stato possibile, neppure sotto tortura o minaccia di morte, come alcuni eroici casi della storia appunto dimostrano.

Si faccia però attenzione perché anche in Italia si sono già verificati casi (purtroppo non apertamente condannati dalla Chiesa, pur essendolo di fatto anche per il Codice di Diritto Canonico, con pene che possono arrivare fino alla “scomunica”) in cui qualche giornalista ha simulato, cioè in modo "sacrilego", la S. Confessione, fingendosi penitente, per ottenere e poi pubblicare risposte onde mettere in pubblico quanto ascoltato e persino per accusare il confessore (oggi anche per provare la "confusione" regnante); in certi casi si è giunti persino a registrare e filmare di nascosto tali simulazioni sacrileghe, giungendo addirittura a metterle poi in onda in note trasmissioni televisive nazionali!

 



 

25.06.2018

Ancora sulla “dittatura del relativismo” … in Canada

Abbiamo già sottolineato come una subdola persecuzione anticristiana, sottoforma di una sempre meno mascherata “dittatura del relativismo”, cresca anche in democratiche e “civili” nazioni del mondo occidentale, come ad esempio il Canada (cfr. News 22.01.2018). 
Ebbene, proprio una recente sentenza della Corte Suprema Federale del Canada costituisce un ulteriore gravissimo passo in questa direzione, così da avverare una vera forma di totalitarismo, dove viene di fatto eliminata la libertà di pensiero e di coscienza, persino per la propria vita privata!, per affermare sempre più la dittatura del relativismo. 
Una delle più autorevoli università del Canada, specie nel campo degli studi giuridici, è la Trinity Western University. Si tratta di un’università non statale (erroneamente chiamate “private”, come in Italia le scuole non statali, quando invece svolgono comunque un riconosciuto e richiestissimo servizio “pubblico”), fondata nel 1962 e sostenuta finanziariamente dalla American Free Church of America, appartenente alla chiesa evangelica protestante. 
Tali chiese evangeliche, che hanno un grande seguito anche tra i giovani, sono note per un accentuato rigore morale, che vede lodevolmente i suoi membri rimanere lontani da tutti i vizi, non solo nel campo della sessualità (pornografia, rapporti prematrimoniali ed extramatrimoniali, ecc.), ma persino dal fumo, dal linguaggio scurrile, dall’indecenza nell’abbigliamento, oltre ovviamente all’essere contrari all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni omosessuali (tutte cose oggi non solo ammesse ma dichiarate “diritti” nel mondo occidentale e già garantiti dallo Stato canadese).

Ebbene, essendo un’università non solo di proprietà di tale comunità cristiana, ma sostanzialmente frequentata da numerosissimi giovani che si riconoscono in essa per la propria formazione umana, cristiana e professionale, è chiesto a tutti componenti di tale ateneo (studenti, docenti, personale non docente), che cioè scelgono liberamente di appartenervi, di attenersi a tali norme di comportamento, sia nell’ambito accademico come nella vita privata, nella testimonianza sociale e nella specifica competenza professionale. 
Essendo giunti da alcuni centri canadesi dei ricorsi contro tale università, con tanto di provvisorie sentenze locali in merito, s’è richiesto appunto l’intervento della Corte Suprema Federale canadese.
Ebbene, in data 15.06.2018 la Corte Suprema, in riferimento a tali norme di comportamento (peraltro appunto liberamente assunte da coloro che decidono di laurearsi in Giurisprudenza in tale università, apprezzando e riconoscendosi nella sua identità e stile, e sobbarcandosi anche l’onere di relative non facili rette), ha incredibilmente sentenziato che i laureati in tale università (si tratta di migliaia di professionisti o futuri avvocati) possano essere “esclusi” dal Praticantato per entrare nell’Ordine degli Avvocati, cioè in pratica di poter accedere alla professione di avvocato!
Dato cioè che lo Stato canadese riconosce come diritto l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale, e tutto ciò che oggi viene rivendicato dal libertinismo sessuale e dall’ideologia Lgbt, il loro stesso dissenso - che pur lascia ad altri la libertà di comportarsi come credono (e di frequentare altre università diverse dalla loro, che invece vuole promuovere un vero stile di vita cristiano) - è considerato una sorta di reato, non perseguito penalmente, ma di fatto si impedisce loro di esercitare la professione per cui stanno studiando. A queste condizioni tale università - che pure è tra le più prestigiose e formative, specie nell’ambito giuridico, di tutto il Canada ed è fortemente richiesta e frequentata da centinaia di giovani - sarebbe di fatto costretta a chiudere!

La nuova “dittatura del relativismo”, dunque, diviene sempre più un vero sistema totalitario, intollerante, che non ammette dissenso, neanche di pensiero e nelle scelte personali, venendo quindi ad abolire la libertà di coscienza, di pensiero, di religione. Specie nei confronti della fede e della morale cristiana mostra già tutta la sua valenza “persecutoria”. 
Non si tratta di ammazzare i cristiani, come avviene in modo violento in alcuni Paesi del mondo (specie musulmani, ma non solo); però comincia a rendere loro la vita impossibile, non solo come avviene da tempo per la continua irrisione e intolleranza nei confronti della loro fede e morale (che pur è la verità dell’uomo, rivelata da Dio stesso!), ma giungendo già, come in questo caso, a togliere loro il lavoro!
Sulla base dei nuovi presunti “diritti” promossi dalla dittatura del relativismo (teoretico e morale), non solo diventa dunque vietato dissentire a livello sociale o politico, ma persino richiedere un comportamento cristiano all’interno degli stessi ambienti educativi ed accademici cristiani, come nel caso di questa università. Pena perdere il titolo di studio e quindi la stessa possibilità di lavoro!

Del resto, come abbiamo appunto visto in altra News (22.01.2018), il governo canadese ha di recente già praticamente obbligato le organizzazioni no-profit a dichiarasi favorevoli all’aborto e ai diritti dei transessuali, se non vogliono essere privati dei sussidi statali e godere degli sgravi fiscali previsti per le assunzioni (una discriminazione anticristiana sul piano economico, che di fatto può portare molti enti a chiudere). Lo Stato canadese non assegna inoltre alcun contributo se un ente (o ditta) non approva o non si mostra favorevole al comportamento omosessuale (“gay friendly”).
Persino l’obiezione di coscienza nei confronti dell’aborto e dell’eutanasia conosce in Canada fortissimi e dittatoriali limiti di “principio”: ad esempio, se un medico obiettore non vuole praticare un aborto, deve lui stesso fissare un appuntamento a colei che lo richiede presso un altro medico invece non-obiettore; deve comunque indicarglielo anche se la gestante non fosse interessata all'aborto, solo per dovere di sentire un'altra "opinione"! Pur garantendo quindi formalmente l’obiezione di coscienza, di fatto il medico obiettore che non vuole praticare l’aborto è in certo qual modo obbligato a farne propaganda e a sostenerlo.

Comunque anche in Italia c’è chi vorrebbe di fatto eliminare o diminuire per legge l’obiezione di coscienza per gli aborti; ma l’ha già eliminata per le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento, cfr. News 14.12.2017 e 4.06.2017) e non la contempla per i farmacisti (a riguardo delle pillole abortive, cfr. News del 16.03.2017).

 

Sempre in Canada …

Il giudice della Corte Suprema di Terranova e Labrador (Canada), Sezione famiglia (!), Robert Fowler ha sentenziato che un bambino (A.), nato nel 2017, ha tre genitori (la madre biologica e due padri che vivono con lei, di cui non si sa né si vuol sapere chi sia veramente il padre biologico del piccolo, anche se basterebbe un semplice test di paternità per accertarlo) e può felicemente crescere in un contesto di “poli-amore”! 
Il giudice, visto che l’unione dei tre è stabile, pur non essendo un matrimonio (!), dal giugno 2015, ha motivato la sentenza affermando che “Il bambino è nato in quella che si ritiene essere una stabile e amorevole relazione familiare che, sebbene fuori dal modello di famiglia tradizionale, fornisce un ambiente sicuro e formativo”; “per cui non trovo nulla per screditare quella relazione sotto l’aspetto del miglior interesse del bambino” (la stessa incredibile, per non dire diabolica, espressione usata per uccidere in GB Charlie ed Alfie!). Infatti “negare a questo bambino la doppia discendenza paterna non sarebbe nel suo miglior interesse”!
Insomma, sembra prospettarsi che se per il bambino due è meglio di uno, forse tre è meglio di due; ma in futuro si potrebbe con la stessa logica proseguire con le addizioni …

Del resto in Canada, solo in Québec e nell’Ontario ci sono ben 36 organizzazioni che sostengono il “poliamore” e altre 22 sono nella Columbia Britannica. Ci sono infine numerosi associazioni che su internet “aiutano” persone di qualsiasi tipo, desiderose di paternità o maternità, a scegliersi un figlio con le caratteristiche che desiderano; esse provvedono a fornirlo dopo nove mesi, senza alcun disturbo: pensano loro a trovare spermatozoi ed ovuli adatti, compreso un utero in affitto per la gravidanza. Ora può essere fornito anche ai poli-amori. E qualche giudice ci metterà il timbro.

I desideri elevati a diritto sembrano non conoscere limiti.
Creativi anti-Creatore.
Fin quando il Creatore non dirà “basta”! .. forse abbastanza presto!


Comunque persino in Italia c’è già chi inneggia al “poli-amore”, persino in Parlamento: Carlo Martelli, eletto con l’M5S e oggi nel Gruppo Misto; ma già la solita inesorabile Monica Cirinnà, dopo aver definito uno “stereotipo” la coppia familiare formata da un uomo e una donna si è spinta pure a definire ancora uno “stereotipo” e un “pregiudizio” anche l’avere solo un papà e una mamma!

E abbiamo già visto insorgere i "soliti noti" contro il neo ministro leghista (“Ministero della Famiglia e disabilità”) On. Lorenzo Fontana per avere semplicemente affermato che per la Costituzione Italiana c’è solo la famiglia fondata su un uomo e una donna.

 


 

15.06.2018

Cattolici nel mondo: dati statistici *

Nel mondo i cattolici (numero di Battezzati nella Chiesa Cattolica) sono passati in un anno (dal 2015 al 2016) da 1.285.000.000 a 1.299.000.000, quindi con un incremento del 1,1% (nel periodo 2010-2015 l’incremento medio annuo era del 1,5%). Tale incremento risulta leggermente inferiore alla crescita della popolazione mondiale; per cui la percentuale di cattolici rispetto alla popolazione mondiale passa dal 17,73% (2015) al 17,67% (2016).

Il continente dove si registra attualmente il maggior aumento di cattolici è l’Africa (dove vive il 17,6% dei cattolici dell’intero pianeta): si è passati da poco più di 185 milioni nel 2010 agli oltre 228 milioni nel 2016, quindi con un incremento del 23,2%. I Paesi africani con il maggior numero di Cattolici sono la Repubblica Democratica del Congo (oltre 44 milioni), la Nigeria (28 milioni), cui seguono Uganda, Tanzania e il Kenya.

Il continente con il maggior numero di Cattolici rimane l’America (48,6% dei Cattolici del mondo), di cui il 57,5% nell’America del Sud (il 27,5% nel solo Brasile, che rappresenta così il paese nel mondo con il maggior numero di cattolici), il 14,1% nell’America del Nord e il restante 28,4% nell’America Centrale. In riferimento alla popolazione, i Paesi americani con la più alta percentuale di cattolici (oltre il 90%) sono l’Argentina, la Colombia e il Paraguay.

In Asia, dove vive il 60% della popolazione mondiale, i cattolici si attestano invece all’11% della popolazione (ed è il continente con la più vasta popolazione del mondo). Le Filippine contano il 76% dei cattolici del sud-est asiatico (85 milioni); mentre in India sono 22 milioni.

L’Europa, dove ancora vive il 22% dei cattolici del mondo, conosce invece il più basso incremento di cattolici (dal 2010-2016 solo lo 0,2%), ma è anche il continente col più basso tasso di natalità. Comunque in Europa i cattolici sono quasi il 40% della popolazione (concentrati nel settore centro-occidentale, visto che la parte settentrionale è in gran parte protestante e quella orientale è in gran parte ortodossa), con una percentuale di battezzati cattolici che supera il 90% della popolazione in Italia, Polonia e Spagna.

In Oceania i cattolici sono poco più di 10 milioni, ma dal 2010 al 2016 (specie 2010-2013, molto meno nel 2013-2016) si é avuto un incremento del 10,4%.

Nella Chiesa Cattolica ci sono attualmente (dato 2016) 5.353 vescovi e 414.969 sacerdoti.

I sacerdoti (dei quali il 67,9% è “clero diocesano”, in crescita del 1,55%, e il 32,1% “clero religioso”, cioè sacerdoti che sono frati o monaci, in calo del 1,4%) sono aumentati dell’0,7% dal 2010 (leggermente aumentati dal 2010 al 2014, leggermente diminuiti dal 2014 al 2016). I cali più vistosi sono in Europa (-2,8%), in America del Nord (-2,7%) e nel Medio Oriente (-1,7%; ma qui la persecuzione anticristiana ha ridotto notevolmente la presenza dei cattolici, assai spesso uccisi o costretti ad espatriare); mentre c’è un incremento del 4-5% in tutte le altre aree (meno in America Centrale e Oceania, dove l’incremento è del 2%). Anche in questo l’Africa registra il maggior incremento di sacerdoti (+23,1%).

Le vocazioni sacerdotali sono però in continuo calo. Il numero dei seminaristi maggiori (cioè già studenti di Teologia) ha infatti conosciuto, tra il 2010 e il 2016, un calo di -1,8%. Nel 2016 si registravano 116.843 seminaristi maggiori, con un calo medio annuo dello 0,6% (con un aumento di 1.061 seminaristi nel periodo 2010-2012 e un calo di 3.891 nel periodo 2013-2016). I più forti cali, nel medesimo periodo (perché negli ultimi 50 anni è un tracollo!), si registrano in America (- 4.082) e in Europa (- 2.949, con cali vistosi non solo in Gran Bretagna e Germania, ma in Spagna, Irlanda e persino in Polonia). Anche in questo caso è invece in controtendenza l’Africa, con un aumento dal 2010 al 2016 di 3.538 seminaristi (+13,1%), in particolare Madagascar (+ 65,6%!), Tanzania (+39,5%), Camerun (+31,2%), Uganda (+ 22,1%), Repubblica Democratica del Congo (+ 5,1, ma in crescita dal 2010 al 2013 e in calo dal 2013 al 2016); in controtendenza il Kenya (-13%).

Pure in America all’incremento registrato fino al 2012 fa riscontro un calo dal 2013 al 2016. Le maggiori diminuzioni si registrano in America del Sud (dal 2010 al 2016 -17,4%). In Asia, anche le poche nazioni cattoliche registrano un calo di seminaristi (Filippine - 1,1%, Corea del Sud -30,2%); fa lodevole eccezione l’Indonesia (+ 2%) e in modo incredibile il Vietnam (+ 48,3%).

I religiosi professi (frati/monaci) non sacerdoti sono nel mondo 52.625 (8.731 in Africa, 14.818 in America, 12.320 in Asia, 15.390 in Europa e 1.366 in Oceania); ma il loro numero diminuisce progressivamente (solo nel 2016 -3%).

Le religiose professe (suore/monache) sono 659.000, ma in continuo forte calo (dal 2010: -8,7%), dovuto alla poche vocazioni giovanili e alla progressiva morte delle anziane. Anche in questo caso, però, l’Africa conosce un incremento del 9,2% e il Sud Est asiatico del 4,2%; mentre i cali più vistosi sono in America del Nord (- 21%), in Europa (-16%) e l’America Meridionale (-11,8%).

* Dati forniti dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa (Annuario Pontificio 2018 e Annuarium Statisticum Ecclesiae 2016, in riferimento al 2016).

 

Situazione religiosa giovanile europea (Italia esclusa)*

Giovani che non si riconoscono in nessuna religione: Repubblica Ceca (91% degli intervistati), Estonia (80%), Svezia (75%), Olanda (72%), Regno Unito (70%). Francia (64%), Spagna (55%), Portogallo (42%), Lituania (25%), Polonia (17%). Tra questi, in Francia e nel regno Unito l’80% dichiara però di non avere avuto alcuna educazione religiosa.

I giovani europei che si professano invece musulmani sono già il 10% in Francia, Belgio e Austria.

Giovani che si professano cristiani: Polonia (83%), Lituania (74%), Irlanda (59%), Slovenia (59%), Portogallo (57%), Austria (52%), Spagna (40%), Francia (25%), Svezia (18%), Olanda (19%), Estonia (19%), Repubblica Ceca (9%).

Giovani che si professano cattolici: Polonia (82%), Lituania (71%), Irlanda (54%), Slovenia (55%), Portogallo (53%), Austria (44%), Spagna (37%), Francia (23%), Olanda (7%), Repubblica Ceca (7%), Svezia (1%), Estonia (1%)

Giovani che si dichiarano cattolici e che vanno anche a Messa tutte le settimane: Polonia (47%), Portogallo (27%), Irlanda (24%), Repubblica Ceca (24%, quindi una percentuale molto alta, sia pur all’interno di quella superminoranza di giovani che si dichiarano cattolici), Spagna (10%), Francia (10%), Austria (3%), Ungheria (3%), Belgio (2%).

Giovani che si dichiarano cattolici e che pregano almeno una volta a settimana: Polonia (60%), Repubblica Ceca (48%), Irlanda (43%), Olanda (43%), Regno Unito (42%), Francia (26%), Spagna (22%), Austria (20%), Belgio (18%), Lituania (14%).

* Indagine (interviste faccia a faccia) del prof. inglese Stephen Bullivant, docente di Teologia e Sociologia delle religioni alla Saint Mary’s University di Londra, raccolti nel testo Europe’s Young Adults and Religion e basato sui dati campionari dell’European Social Survey. I dati sono relativi al 2014/16, su giovani dai 16 ai 29 anni, intervistati in 22 paesi europei (compresa l’intera Russia). L’indagine non ha riguardato invece l’Italia. Dati analoghi erano di recente emersi pure dall’indagine condotta dal Pew Research Center.

 

La “strana” fede degli adulti in Europa *

Nell’Europa occidentale (v. sotto i Paesi analizzati), dove è più vistosa l’impressionante “apostasia” in atto, il 91% degli adulti risulta ancora anagraficamente cristiano, in quanto battezzato (nella Chiesa cattolica o tra i protestanti). L’81% ha vissuto la fede cristiana fin da piccolo, il 71% degli adulti si dichiara ancora cristiano (85% in Portogallo, 80% in Italia, Austria, Irlanda, 52% in Svezia, 51% in Norvegia, 41% in Olanda), anche se solo il 22% partecipa alle liturgie almeno una volta al mese (il 40% in Italia, il 9% in Finlandia, Svezia, Belgio e Olanda). Non si riconosce invece in alcuna religione il 15% degli adulti italiani, il 28% in Francia e il 30% in Spagna. In media il 5% degli adulti professa una fede non-cristiana o non si occupa di alcuna religione.

Nonostante questa ancora alta percentuale di battezzati (cristiani), solo il 27% conosce davvero Dio così come si è rivelato (nella Bibbia); persino tra i praticanti, solo il 64% crede davvero nel Dio biblico, mentre un 32% crede genericamente in Qualcuno o persino qualcosa di superiore. Inoltre, solo il 36% pensa che nella società e nella politica si debbano sostenere i valori cristiani.

Impressionante poi che il 52% dei cristiani praticanti sia favorevole all’aborto legale (85% tra i non praticanti e 87% tra coloro che non professano alcuna religione). Persino in Italia si dichiarano favorevoli all’aborto il 47% dei cristiani praticanti (79% tra i non praticanti e 85% tra i non religiosi)! Il 58% dei cristiani praticanti è poi favorevole alle “nozze gay” (80% dei non praticanti e 87% dei non religiosi); in Italia il 44% dei praticanti (70% dei non praticanti e 83% gli altri).

* Sondaggio realizzato nel 2017 dal Pew Research Center (istituto di ricerca statunitense) su un campione di 24.599 adulti di 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera).


Dunque, oltre al calo impressionante della fede cristiana in Europa occidentale (calo che diventa tragico tra le nuove generazioni, nonostante ci siano anche straordinarie conversioni), si nota che pure tra coloro che si dicono ancora cristiani, e persino tra coloro che vanno ancora alla S. Messa, non c’è di fatto una conoscenza vera dei contenuti della fede e della morale cristiana, relegando la fede a qualcosa di vago, di interiore, senza una reale incidenza nella vita e tanto meno senza alcuna capacità di costruire la società in base ai valori cristiani (che sono la verità dell’uomo, quindi anche l’autentico bene sociale), cioè neppure dei principi più elementari della Dottrina sociale della Chiesa, ma sia inconsapevolmente succube del laicismo e delle ideologie del “pensiero unico dominante” in Occidente (un relativismo sempre più acuto e intollerante).

 



 

14.06.2018

Cina: allarme denatalità
e decisa inversione di tendenza politica

Stanno fortunatamente tramontando, smentite dalla storia, le false profezie (di tipo malthusiano - in fondo le medesime che non a caso in Occidente stanno promuovendo pure aborti, eutanasia e omosessualità, allo scopo recondito di diminuire la popolazione) che parlavano di suicidio a cui sarebbe andato incontro il pianeta a causa della sovra-popolazione umana. Oggi si comincia a comprendere che il vero suicidio, nel senso letterale di assenza di futuro, è invece il calo della natalità. Persino illustri economisti individuano nel calo della natalità una delle principali cause dell’attuale crisi economica di proporzioni mondiali.

Ora anche la Cina, il Paese con il maggior numero di abitanti (quasi 1,4 miliardi di persone), dove la rigida e violenta politica del governo comunista aveva sino a poco tempo fa obbligato a non avere più di un figlio per coppia, per non soccombere si trova costretta a invertire decisamente l’orientamento.
Decenni di applicazione spietata e metodica della “legge del figlio unico” - che ha portato a terribili violazioni di diritti umani, multe esose, sterilizzazioni e aborti forzati e a uno squilibrio nel rapporto fra maschi e femmine, con genitori che ricorrevano ad aborti selettivi di feti femminili - hanno ridotto artificialmente la popolazione di 400 milioni di persone. Le nascite diminuiscono ancora: 17,23 milioni nel 2017, a confronto con 17,86 milioni dell’anno precedente. 
Ora si sente però tutto il peso di 158,31 milioni di ultra 65enni (l’11,4% della popolazione, mentre solo nel 2007 era il 7%, limite oltre il quale anche per l’Organizzazione mondiale della sanità una società comincia pericolosamente ad invecchiare), che diminuiscono la forza lavoro (16-59 anni), ridotta di 5 milioni di unità in 10 anni, e aumentano la spesa sociale (sanità e pensioni). Ciò vuol dire anche una riduzione della fascia giovanile, che è quella che porta consumi, oltre che innovazione, creatività, prospettive e speranze. Il rischio è la paralisi.
Il governo sta quindi seriamente pensando di rivedere la propria politica demografica, togliendo ogni limite alle nascite, anzi provvedendo ad un “bonus” di 10.000 yuan anni (circa € 1.000) per ogni nuovo figlio.

 

Speriamo che anche l’Italia, che vanta primati mondiali di natalità, comprenda finalmente in quale via senza uscita s’è ostinatamente cacciata, non facendo nulla per sostenere la vera famiglia e la procreazione, ma anzi promuovendo (certo pure a motivo del drammatico calo di una vissuta vera fede cattolica) divorzi, aborti, convivenze e rapporti omosessuali.
I recenti dati ISTAT sono drammatici: solo nel 2017 la popolazione italiana è diminuita in un anno di 100.000 persone, cioè del 3,2%, con 458.000 nati (15.000 in meno rispetto al 2016) e 650.000 morti (34.000 in più rispetto al 2016), con una percentuale di ultra 65enni del 22,3% (il limite, accettabile per non soccombere, ricordiamo, è del 7%).
Questa deve essere un’urgente priorità anche politica ed economica del nostro Paese.



 

21.05.2018

Roma: la Marcia per la vita 2018

Quest’anno l’annuale Marcia per la Vita, che vede ogni anno migliaia di persone convenire a Roma per manifestare a favore della vita e contro ogni attacco contro di essa, ha avuto un tono del tutto particolare, ricorrendo il triste 40mo anniversario (22.05.1978) dell’entrata in vigore in Italia della legge 194, che pur affermando ipocritamente di sostenere la vita, di promuovere attraverso i Consultori ogni possibile alternativa e aiuto in tal senso, e di escludere categoricamente l’uso dell’aborto a fini contraccettivi, di regolazione delle nascite e di selezione eugenetica, di fatto in 40 anni ha ucciso 6 milioni di essere umani nel grembo delle loro madri, a spese dello Stato e quindi di tutti i contribuenti (€ 200-300 milioni annui).

Nel mondo ogni anno ci procurano nelle strutture “sanitarie” 50 milioni di aborti (137.00 bambini uccisi ogni giorno nel grembo della loro madre, 5.700 all’ora)! A questo, oltre ai rimanenti aborti clandestini, occorre ora sommare anche tutti gli aborti nascosti procurati per via farmaceutica.

Se ne dovrà rendere conto a Dio … e a loro!

 


 

20.05.2018

Ancora (*) su Trump … “controcorrente” (e per la vita)

Il presidente USA Donald Trump (* cfr. anche News del 27.01, 16.02 e ottobre 2017) vara un provvedimento che taglia i fondi pubblici alle strutture di pianificazione familiare federale, per qualsiasi clinica che offre servizi di aborto o che rimanda i clienti ai fornitori di aborti. Si torna così a quanto stabilito dal cosiddetto “Titolo X” (fondo che consiste ora in 260 milioni di $ annui), nato nel 1970 a favore della pianificazione familiare, ma che escludeva finanziamenti agli aborti, motivazione mantenuta da Ronald Reagan nel 1988 e invece capovolta, a favore dell’aborto, da Bill Clinton nel 1994.

Chi risentirà maggiormente di questo taglio è la Planned Parenthood, il più grande centro di pianificazione famigliare e abortivo degli Stati Uniti, di fatto la più grande impresa di aborti negli USA (320.000 aborti annui praticati) che godeva del contributo statale di 50-60 milioni di $ annui.

La lotta all’aborto negli Stati Uniti sta raggiungendo importanti successi: diversi Stati, infatti, stanno legiferando per ridurre la finestra di tempo entro cui è possibile abortire. In particolare lo Iowa che ha recentemente approvato una legge che vieta l’aborto dal momento in cui si può rilevare un battito cardiaco fetale, cioè circa dalla sesta settimana di gravidanza.




19.05.2018

Matrimonio reale inglese …
considerazioni storiche e di attualità

Ovviamente, se ci occupiamo del matrimonio del principe inglese Harry è solo per cogliere l’occasione di fare in merito alcune considerazioni storiche e di attualità.
Intanto possiamo osservare come, nonostante decenni di enfasi sulla repubblica (pensiamo in Italia alla scelta post-bellica tra monarchia e repubblica), molti Paesi europei rimangono saldamente monarchie (Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna … oltre appunto al Regno Unito). Inoltre il popolo, e non solo quello considerato ignorante (visto che per l’avvenimento di oggi c’è chi ha parlato di 2 miliardi di spettatori, tanto più che ora oltre alla televisione ci sono tutti gli altri strumenti di comunicazione on-line), segue con passione gli avvenimenti delle case reali, quasi come fiabe concrete per gli adulti.
Circa la casa reale inglese, sull’immediata attualità abbiamo appena ricordato (v. News sotto, 30.04.2018) come la Regina non si sia degnata di alcuna attenzione di fronte al caso del piccolo Alfie Evans, che ha tenuto il mondo col fiato sospeso, neppure quando il papà del piccolo (Thomas Evans, cattolico), in modo molto rispettoso (“quale suddito di Sua Maestà”), si rivolse a lei addirittura per ottenere “la grazia”, prerogativa della sovrana (tanto più che il sovrano inglese guida ufficialmente anche il potere giudiziario), per evitare la “condanna a morte”, da parte di medici e giudici, del suo figlioletto (aveva ancora rispettosamente chiesto alla Regina la “protezione della vita e della libertà del vostro suddito di ventitre mesi Alfie Evans”!).
Il matrimonio reale britannico di oggi, tra il principe Harry Windsor (secondogenito del principe di Galles Carlo e della prima sposa Diana, com’è noto tragicamente scomparsa ma già abbondantemente considerata la «principessa triste», con tutto il gossip annesso) e la modella e attrice americana Meghan Markle, ha qualcosa di particolare: e non solo perché lei è mulatta, ma perché lei è “cattolica” (anche se già divorziata, il che fa capire quanto poco tale appartenenza religiosa abbia inciso sulla sua vita).
Che Meghan sia divorziata non fa certo problema per la casa reale inglese, visto che 500 anni fa proprio a motivo di un divorzio voluto dal re inglese Enrico VIII, richiesto al Papa ma ovviamente non concessogli (secondo il volere di Cristo stesso), il sovrano si è staccato dalla Chiesa Cattolica e si è fatto una Chiesa sua (appunto “anglicana”, di cui ogni sovrano inglese, compresa l’attuale regina Elisabetta II, rimane il capo), perseguitando aspramente tutti coloro che volevano rimanere “cattolici”, cioè fedeli al Papa e quindi a come Gesù aveva voluto e fondato la Sua Chiesa (cfr. Mt 16,18-19 e nel sito vedi le spiegazioni relative). Inoltre anche il papà dello sposo, appunto il principe Carlo, dopo la morte di Diana ha ‘finalmente’ potuto sposare Camilla Parker Bowles, anch’ella divorziata. È vero che non sempre è stato così, visto che ad esempio Edoardo VIII dovette abdicare per poter sposare una divorziata (americana pure lei: Wallis Simpson).
Che invece Meghan fosse “cattolica” (Roman Catholic, come si specifica nel Regno Unito) avrebbe rappresentato una novità assoluta, persino un impedimento. Il principe Harry, anche se solo quarto o quinto nella linea di successione al trono, in base all’Act of Settlement del 1701, non può sposare una cattolica, a meno che non rinunci ai diritti di successione. Secondo questa legge inglese, ancora piena di livore anticattolico, un membro della famiglia reale può sposare chi vuole (anche di fede ebraica, buddista, musulmana, induista e perfino atei militanti) basta che non sia persona di fede cattolica.
Il principe Carlo, padre dello sposo, qualche anno fa disse che questo anacronismo doveva essere superato. Così nel 2015 (dallo scisma del 1536!) la legge fu emendata: i membri della famiglia reale inglese in linea di principio possono ora sposare anche dei cattolici; basta che non si facciano anche loro cattolici, altrimenti perderebbero ogni diritto, anche al trono se a loro spettasse.
Ma in caso un reale inglese sposasse una cattolica, come sembrava questa volta che accadesse per la prima volta nella storia di questi 500 anni, i loro figli in quale religione/confessione potrebbero essere educati? Problema non risolto, anche se sembra ovvio “nella fede e chiesa anglicana”, visto appunto che il sovrano in carica ne è il Capo (persino nella nomina dei vescovi)!
Ebbene, anche se i giornali ne hanno parlato pochissimo, il problema è stato risolto alla radice e secondo la radicata consuetudine anticattolica della casa reale inglese: Meghan, qualche giorno prima del matrimonio col principe Harry, ha “abiurato” dalla fede cattolica e si è fatta anglicana!
 
Ma torniamo alla storia. Mentre in mezza Europa cinque secoli fa infuriava la “rivoluzione protestante”, ovviamente caldeggiata dai sovrani dei singoli popoli (che in questo modo incameravano pure tutte le proprietà della Chiesa e si facevano guide anche del potere religioso dei loro sudditi -
leggi nel sito), in Inghilterra la separazione da Roma, cioè dal Papa e dalla Chiesa Cattolica (così come è voluta da Gesù stesso e come infatti era da 15 secoli ed è tuttora), avviene per motivi addirittura personali del sovrano (appunto il divorzio non concesso ad Enrico VIII), anche se meno dirompente dal punto di vista dottrinale rispetto alla Riforma protestante (almeno si mantengono i sacramenti e il sacerdozio, anche se invalido in quanto staccato dalla “successione apostolica” e quindi senza neppure il potere effettivo di celebrare l’Eucaristia). La separazione dalla Chiesa non solo creò una Chiesa parallela alla diretta dipendenza del sovrano, che ne è sempre e tuttora il capo, ma fu seguita da una violentissima persecuzione anticattolica.
Infatti dopo che nel 1534 il Parlamento inglese, con il cosiddetto Atto di supremazia, stabilì ufficialmente che la Chiesa d’Inghilterra era “anglicana” e si separava da Roma, iniziò una tale persecuzione contro i cattolici da produrre decine di migliaia di martiri. Subito l’anno seguente (1535) venne decapitato nientemeno che Thomas More (San Tommaso Moro), cioè addirittura il cancelliere del re, che si era rifiutato di abdicare dalla fede cattolica; e qualche giorno dopo il suo martirio, fu ucciso anche il vescovo John Fisher (San Giovanni Fisher), che fu imprigionato (e mentre si trovava in prigione fu creato cardinale dal Papa Paolo III) e ucciso per lo stesso motivo. Sono martiri canonizzati (la loro memoria liturgica è il 22 giugno); e San Tommaso Moro nel 2000 è stato significativamente proclamato da Giovanni Paolo II “patrono dei politici”.
Visto il rifiuto di abbandonare la fede cattolica da parte di molti sudditi del regno (ci furono anche aspre lotte, come la cosiddetta e fallimentare “congiura delle polveri”), nel 1606 il Parlamento inglese emanò leggi ancora più repressive contro i cattolici, che provocò circa 72.000 martiri!
Fu vietata anche ogni ordinazione sacerdotale cattolica; e visto che alcuni seminaristi andarono allora a farsi ordinare sacerdoti in Francia e per tornare poi come sacerdoti cattolici in Inghilterra, quando venivano scoperti erano barbaramente trucidati, insieme anche ai religiosi e laici che li seguivano (v. gli 85 preti, religiosi e laici martirizzati dagli anglicani nel 1585 e beatificati da Giovanni Paolo II il 22.11.1987  - cfr. la magnifica omelia del Papa in quella celebrazione in piazza S. Pietro a Roma
leggi).
Intanto da Ginevra Calvino, a capo dell’altrettanto violenta riforma protestante calvinista, inviava in Inghilterra messaggi per incoraggiare allo sterminio, con queste parole “Chi non vuole uccidere i papisti è un traditore: risparmia i lupi e lasca indifese le pecore”.
Se il re inglese Enrico VIII si dimostrò tanto feroce contro i cattolici da ucciderne 72.000 (dato riportato anche dall’insospettabile storico protestante Raphael Holinsed) - tale era peraltro il suo diabolico temperamento, visto che, oltre alla questione della pretesa del divorzio dalla legittima moglie per sposare Anna Bolena, ebbe in totale 6 mogli, due delle quali fece lui stesso decapitare! - anche sua figlia Elisabetta I continuò in questa feroce persecuzione anticattolica, così che in pochi anni il numero dei cattolici da lei fatti uccidere supera di gran lunga quello che ad esempio la tanto vituperata Inquisizione spagnola fece in 3 secoli!
La questione dell’obbligo forzato ad abbandonare la Chiesa Cattolica per seguire la Chiesa Anglicana con a capo il sovrano inglese raggiunse non solo la Scozia (che cercò prima di ribellarsi al potere di Londra - e le conseguenze si vedono ancor oggi nel mai sopito desiderio indipendentista - poi di farsi persino una chiesa anglicana propria, cioè una “Free Church”, tuttora esistente in quel Paese) ma anche l’Irlanda, dove moltissimi cattolici che volevano rimanere fedeli al Papa furono uccisi e comunque privati della loro terra e ai quali non veniva riconosciuto alcun diritto civile (e ciò durò fino al 1913!). Quando, dopo che nel XVII secolo Oliver Cromwell cercò di installare con la forza, in funzione anticattolica, i Presbiteriani nell’Ulster, la parte dell’isola più ricca di risorse, si è creata una spaccatura che segna ancor oggi non solo la divisione politica dell’isola ma le stesse note tensioni sociali appunto dell’Irlanda del nord.
Cosi in tutto il Regno Unito i cattolici sono sempre stati esclusi dai pubblici uffici.
Circa l’attuale dinastia reale inglese (quella degli Hannover) si potrebbe notare che fu messa sul Trono di Londra tre secoli fa (al posto degli Stuart), come una sorta di “re travicelli”, da una classe dirigente economica e finanziaria, da una aristocrazia avida e rapace, per poter fare i propri comodi nel reggere le leve del potere.
Si potrebbe osservare ancora che non a caso, tre secoli fa (24.06.1717) proprio a Londra nacque ufficialmente la prima “Gran Loggia” della Massoneria (cfr. News del 7.11.2017).
 

 

10.05.2018

Adorazione eucaristica … e football americano

Quando si vedono in azione giocatori di rugby o di football americano, non si penserebbe facilmente che dietro questi giovani si nascondono anime di grande spirito di preghiera, dai quali matura persino una vocazione sacerdotale. Eppure succede.
Già in un’altra News (20.08.2015) avevamo parlato di un giocatore della squadra nazionale italiana di rugby (Ruggero Trevisan) che, dopo l’incontro con Gesù attraverso una comunità cristiana, aveva non solo ritrovato e maturato con gioia la fede (mentre da ragazzo non aveva neppure ricevuto la Cresima), ma era giunto poi persino a lasciare fidanzata e squadra per entrare in Seminario e diventare sacerdote.
Ecco un’altra storia che viene dagli USA. Si tratta di Elvis Grbac, ex star del football americano. Racconta che, anche se era già un giovane di fede, ad un certo momento il suo rapporto con Gesù è cominciato a diventare sempre più grande, vitale, trasformante. E questo soprattutto per la scoperta e l’esperienza dell’adorazione eucaristica, cioè della presenza e della preghiera davanti a Gesù risorto, veramente presente nell’ostia consacrata, cioè nell’Eucaristia.
Queste le sue parole: “L’amore ci spinge a metterci umilmente al servizio dei fratelli; ma che cos’è che avvicina di più al dono di Dio se non il Santissimo Sacramento? Lui vuole stare con noi in un piccolo pezzo di pane. È la cosa più incredibile su questa terra, tanto che ormai passo anche due o tre ore alla settimana di fronte a nostro Signore nel Santissimo Sacramento”.
Oggi, lasciato il football professionistico, studia Teologia per diventare diacono permanente, ma intanto gira gli Stati Uniti per annunciare la dottrina cattolica ai giovani sportivi americani. Nel corso degli incontri non trascura di parlare loro della bellezza dell’adorazione eucaristica, ma anche delle difficoltà e traversie passate durante la sua carriera, sostenute da una grande fede.
Un altro caso di giocatore di football americano (ai massimi livelli), diventato addirittura prete, si trova pure in Italia, nella severa e gioiosa fraternità sacerdotale di S. Filippo Neri di Villafranca (MS), guidata da don Piero Cantoni: don Stefano Pappalardo. Pur essendo un giovanissimo sacerdote profondamente radicato nella vera dottrina e assolutamente non dimentico della sua missione di salvare le anime, aiuta molti giovani nel cammino di fede e, con alcuni ragazzi, questa sua missione spirituale passa anche attraverso lo spirito di sacrificio e di squadra, assai efficaci anche per il cammino di fede, che insegna in una squadra di football americano, di cui è allenatore e padre spirituale. Anzi, col permesso del suo Vescovo, è tornato pure a giocare a livello agonistico, nella massima serie, con i Panthers Parma (formazione dove sino al 2012 aveva militato, con il ruolo di defensive end, disputando per alcune stagioni da protagonista nella formazione Under 21) ed è stato nominato cappellano della Federazione Italiana di American Football.
 

 
30.04.2018

In morte (omicidio) del piccolo Alfie

Questa volta la “cultura di morte” (come la chiamava già S. Giovanni Paolo II, cfr. ad es. Evangelium vitae, n. 12), anche quella che si copre di parole “pietose” o “burocratiche”, non è riuscita bene a nascondersi; ed ha provocato un movimento di popolo, che dice finalmente “basta”!
Il “delirio di onnipotenza” di un certo tipo di scienza, che laddove non riesce a risolvere i problemi dell’uomo uccide chi li porta. Lo Stato, ancora di stampo illuminista e assolutista, che si crede padre e “padrone” di suoi sudditi, che vuole occuparsi di tutta la vita dell’uomo, organizzandone ogni particolare e succhiandone anche fiscalmente il sangue, e che si arroga il diritto di vita o di morte dei suoi cittadini. Ebbene, tutto questo ancora una volta ha vinto. Ma ha cominciato forse a scricchiolare. Perché si è trovato davanti una mondiale opposizione.
Satana, che come lo chiama significativamente Gesù è “padre della menzogna” e “omicida fin dall’inizio”, vorrebbe sferrare il suo attacco finale, contro la vita, contro la famiglia … e contro la Chiesa. Ma dovrebbe sapere che, se Dio gli concede ancora un po’ di spazio e di tempo, è però stato definitivamente sconfitto dalla Croce di Cristo; e la Sua e nostra Madre, con l’aiuto della nostra conversione e preghiera, schiaccerà la testa dell’antico serpente, dando presto inizio al “trionfo del Suo Cuore Immacolato”.
 
Così, di fronte alla malattia ancora incurabile di un piccolo bambino di pochi mesi (Alfie Evans), e contro il parere dei suoi stessi giovani genitori (Thomas e Kate), medici e giudici inglesi hanno deciso di ucciderlo, non solo interrompendo le cure, ma togliendo l’aiuto vitale al suo respiro, alla sua alimentazione e idratazione.
Questa volta però, più che in altri casi analoghi, sia per la tenace opposizione dei genitori (in particolare del giovanissimo papà Thomas) che per il movimento di popolo che nel mondo si è levato a difesa della vita di questo piccolo bambino indifeso e contro questo “omicidio di Stato”, il “caso” ha fatto il giro del mondo e ha mosso le coscienze di milioni di persone. Anche perché molti hanno capito che, al di là del tristissimo caso (e ogni singola vita ha un valore incommensurabile), qua è in gioco appunto il dispotismo di una scienza e di uno Stato che si credono padroni dell’uomo e ai quali bisogna dire davvero basta.
Non solo un folto numero di inglesi si è mosso a difesa del piccolo Alfie, anche pregando e manifestando notte e giorno davanti all’Alder Hey Children’s Hospital, l’ospedale pediatrico di Liverpool dove il bambino era ricoverato, ma nel mondo intero si è creata una grande mobilitazione di popolo, affinchè, se davvero non era più possibile sperare nella sua guarigione, si rispettasse almeno fino alla fine la sua giovane vita e l'amore dei suoi stessi genitori, che non volevano fosse ucciso in nome della falsa pietà degli uomini di scienza e di legge. In Italia si è poi manifestata una grande sensibilità, anche a livello pubblico, per pregare e fare tutto il possibile per salvare la vita di Alfie. Il Papa stesso ha fatto sentire la sua voce, ne ha parlato pubblicamente, ha pregato e fatto pregare per questo, ha poi ricevuto e parlato col giovane papà di Alfie e ha messo a disposizione e impegnato il celebre ospedale pediatrico vaticano (il "Bambin Gesù") perché facesse tutto il possibile per salvare la vita di questo bambino; e dobbiamo riconoscere che anche lo Stato Italiano (specie per intervento dei politici del centro-destra, del Ministero degli Interni e di quello degli Esteri del dimissionario governo), ha copiuto passi importanti in questo senso, mettendo a disposizione persino un aereo di stato per trasportare eventualmente il bambino in Italia e si è spinto addirittura a dare la cittadinanza italiana al piccolo Alfie, pur di sottrarlo alla condanna a morte inflittagli dai medici e giudici inglesi. 
Il giudizio dei medici per decretare la morte di Alfie è stato sconcertante: la sua è una vita “inutile”!
Nel “suo miglior interesse” il piccolo paziente “doveva morire”!
Nessuna opposizione, neppure dei suoi stessi affranti ma lottatori genitori, nessun ricorso, neppure alla più alta giustizia britannica, ha potuto bloccare questa sentenza di morte. Nemmeno un ulteriore ricorso dei genitori alla CEDU (Corte europea dei diritti umani).
I giudici (tra questi soprattutto Sir Anthony Paul Hayden Hayden, che dal 2013 è giudice nell’Alta Corte di Giustizia d’Inghilterra e Galles, nella sezione che di occupa del diritto di famiglia, ma che si è sempre ideologicamente battuto per l’ideologia Lgbt, basti pensare al suo libro Children and Same Sex Families: A Legal Handbook, per l’adozione di bambini da parte di genitori dello stesso sesso – ma come vogliono bene ai bambini queste autorevoli e autoritarie persone che contano!!) non hanno voluto sentire ragioni: Alfie doveva morire. Questa è stata la sentenza inappellabile.
Addirittura, nella prima sentenza, il giudice ha usato strumentalmente alcune parole dal Papa (lettera a Mons. Paglia) per giustificare il suo operato (il bambino deve morire); ma quando il Papa è appunto interventuo per salvare il piccolo Alfie, specie dopo aver incontrato personalmente il papà di Alfie giunto appositamente in Vaticano il 18 aprile (dopo un rocambolesco volo notturno da Liverpool, Thomas Evans ha potuto parlare personalmente col Papa a Casa Santa Marta alle ore 9.00, poi era presente all’udienza generale in piazza S, Pietro, durante la quale il Papa ne ha parlato), non c’è stato da parte dei medici e giudici inglesi alcun ascolto, neppure un educato accenno o riscontro al suo autorevole intervento.
Come si vede, certi centri di potere occulto “incensano” il Papa quando fa comodo, facendo cioè credere che dia ragione al “pensiero unico dominante”, ma lo silenziano inesorabilmente quando lo contraddice (a proposito, il giorno 19.03.2018 è uscita la nuova Esortazione Apostolica  - quindi autorevole come Amoris laetitia - di Papa Francesco, la Gaudete et exsultate “sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”, ma sui giornali che contano, anche in Italia, non ce n’è stata traccia alcuna!).
Non solo non è stata data alcuna risposta all’intervento del Papa (tirato per la talare dal giudice solo un mese prima per avvallare la sua decisione), ma neppure alla dottoressa Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, giunta personalmente all’ospedale Alder Hey di Liverpool per rendersi conto di persona della situazione, al fine anche di un contributo medico da parte del celebre ospedale pediatrico vaticano (che tra l’altro ha in cura casi analoghi, sia pur non possedendo come tutti la soluzione medica a tali rarissime patologie) o appunto con la possibilità di trasferire il piccolo a Roma, ebbene neppure a lei è stato concesso di entrare nell’ospedale inglese e di parlare con i medici che si occupano di Alfie e hanno deciso inesorabilmente di ammazzarlo; contravvenendo in questo modo anche al più elementare galateo umano e professionale.
Il Regno Unito si è dimostrato scorretto persino a livello diplomatico, essendo l’Italia intervenuta, con rispetto, per affrontare la delicata situazione di Alfie, giungendo persino a conferire al piccolo la “cittadinanza italiana”, al fine di poter così meglio permettere il suo trasferimento a Roma. Permesso negato.
Il papà di Alfie, quale cittadino inglese, scrive rispettosamente alla Regina, quale “suddito alla sua Sovrana”, chiedendo, con un linguaggio talmente rispettoso da sembrare persino arcaico, che conceda almeno “la grazia”, cosa che è nelle prerogative della Regina, al suo piccolo “suddito” Alfie. Nessuna risposta.
Scandaloso che da Buckingham Palace, in tutta questa vicenda, non sia giunta una parola, neppure di compassione! Troppo impegnati per festeggiare il 92° compleanno della Sovrana e per accogliere il nuovo 3° “royal baby” (guarda caso nato il 23 aprile, proprio il giorno in cui doveva morire per sentenza il piccolo Alfie, staccandogli il respiratore)!
Altra incredibile coincidenza: proprio il 24 aprile si gioca a Liverpool la partita di calcio Liverpool-Roma … qualche volta lo sport è davvero alienante (cioè serve pure per non far pensare la gente).
Nonostante tutto quanto i genitori hanno compiuto per salvare il loro piccolo Alfie, e nonostante tutto questo mondiale movimento di popolo che implorava, anche pregando, di lasciarlo in vita, almeno fino a che morte naturale (non quella causata dal togliergli il respiro e gli alimenti) fosse giunta, la sentenza di morte dei medici è arrivata inesorabile. Il respiratore doveva essere staccato nella notte (sempre la notte è favorevole al male, da Giuda in giù, come sottolinea il Vangelo di Giovanni, Gv 13,30) del 23.04.2018, appunto alle ore 22.17.
Non è stato neppure concesso ai genitori, nonostante una sentenza favorevole dei giudici, di portare il loro piccolo a casa, perché morisse nella sua camera e tra le loro braccia.
Un sacerdote italiano, su richiesta del giovane papà di Alfie (che è cattolico, mentre la mamma è anglicana) ha somministrato al piccolo Alfie, che era già stato a suo tempo battezzato, il sacramento della Cresima e dell’Unzione degli Infermi.
Con deplorevole cinismo coperto da un laconico linguaggio scientifico-medico, l’ospedale ha comunicato ai genitori il “protocollo di morte”, cioè cosa sarebbe accaduto al piccolo paziente dopo aver staccato il respiratore. In 15 minuti sarebbe sopraggiunta la morte (in pratica per soffocamento!). Invece il piccolo guerriero della battaglia della vita (“il mio gladiatore che ha deposto lo scudo e si è guadagnato le ali ”, così l’ha chiamato il suo papà comunicando poi al mondo la sua morte) ha continuato a respirare da solo per più di 4 giorni, tenendo il mondo col fiato sospeso e in preghiera, qualcuno pensando persino ad un miracolo.
Alfie Evans è morto alle 2.30 del 28.04.2018, ucciso dai medici e da uno Stato-padrone (anche se il Regno Unito ufficialmente non ammette l’eutanasia).  In seguito s’è saputo che l’ospedale Alder Hey è giunto persino a negare al piccolo l’ossigeno, portato dal papà al suo piccolo di nascosto e senza autorizzazione, che Alfie non è stato alimentato per 36 ore e non si è più curata neppure l’infezione al polmone non è stata curata e poco prima della morte gli sono stati somministrati dei farmaci (?!).
Ultima ipocrisia dell’ospedale Alder Hey di Liverpool: i medici porgono le sentite condoglianze ai genitori del piccolo, quel figlio che è stato loro brutalmente sottratto e ucciso, la cui vita hanno definito “inutile” e la cui morte è stata inflitta “per il suo miglior interesse” e la cui vita “si è conclusa nel comfort e nella discrezione”! (viene in mente quando allo stesso modo nel 1943 lo psichiatra nazista Illing si rivolse ai genitori di un bambino disabile ucciso dal programma eugenetico del Terzo Reich: “La sua vita non sarebbe stata utile alla società...ha avuto una dolce morte”. Del resto, le Società Eugenetiche sono fiorite all’inizio del ‘900 proprio in Inghilterra; e sono tuttora ben attive). 
 
Mistero del “dolore innocente”, come quello di Gesù Crocifisso, che così ha salvato il mondo.
Martiri (qualcuno già parla di Alfie in questi termini e chiede che sia addirittura beatificato con questo titolo) come i Santi Innocenti, che la Chiesa celebra ogni anno il 3° giorno dopo Natale, come primi martiri, innocenti, poiché sia pur inconsapevolmente hanno versato il loro sangue per Cristo, a motivo dell’odio del potere (contro Cristo, contro la vita, contro la sacra famiglia).
Come i primi martiri di Roma, ad esempio la dodicenne Agnese, che preferisce morire (nell’attuale piazza Navona) per Cristo piuttosto che tradirlo; e la cronaca di quel martirio racconta che aveva più paura il boia ad ucciderla che lei di morire, anzi era contenta di morire per Cristo.
“Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli”, recita il salmo 8.
Anche quasi tutti i veggenti che la Madonna ha chiamato per parlare al mondo erano piccoli bambini (a La Salette, Lourdes, Fatima, …).
Un ultimo ricordo, per l’Italia: nella notte tra il 10 e 11 giugno 1981 milioni e milioni di italiani rimasero incollati tutta la notte davanti ai televisori per seguire la diretta televisiva di 18 ore (incredibile telecronaca del dolore, con tanto di pietosa visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che nel suo celebre protagonismo volle essere presente sul luogo, ostacolando peraltro i soccorsi), perché un piccolo bambino di 6 anni (Alfredino) era caduto in un pozzo di 60 metri nei pressi di Vermicino, alle porte di Roma. Era rimasto vivo per molto, si sentiva addirittura la sua voce, si fece l’impossibile per tirarlo fuori, senza riuscirvi; alla fine morì. Gli italiani rimasero svegli tutta la notte e piansero la sua morte. Ma pochi giorni prima, il 17.05.1981 (4 giorni dopo un altro sangue versato, quello di Giovanni Paolo II nell’attentato in piazza S. Pietro, attentato che doveva ucciderlo, su mandato del KGB sovietico) oltre 27 milioni di italiani (contro oltre 3,5 milioni di altri italiani) si dichiararono a favore dell’aborto, nel tentato Referendum abrogativo della legge 194 (legge varata il 22.05.1978, cioè 13 giorni dopo l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse) che introdusse l’aborto legale in Italia e che in questi 40 anni ha permesso l’uccisione legale e a spese dello Stato di circa 6 milioni di bambini nel grembo della loro madre.
Dio parla e ci richiama anche attraverso il dolore di questi piccoli bambini.
 
 

 
27.04.2018

L’ideologia “Movimento5stelle” … in pratica

Da anni si registra talora in Italia lo scavalcamento del potere giudiziario (non eletto dai cittadini e spesso ideologicamente impostato) su quello legislativo (quello del Parlamento votato dai cittadini). Così Tribunali, TAR, giudici, sentenze varie, pongono di fatto in atto leggi che il Parlamento non ha votato oppure le trasformano, riducono, ampliano. Pure la potente ideologia Lgbt, come quella pro-eutanasia, ha imboccato anche questa strada, per imporsi sulla vita del Paese e sull’opinioni dei cittadini, con l’apporto ovviamente dei grandi mezzi di comunicazione di massa che ne fanno da grancassa.
Talora è la prassi stessa delle Amministrazioni comunali a travalicare non solo il potere legislativo ma anche quello giudiziario.
Interessante in proposito quanto avvenuto in questi giorni nel Comune di Roma e in quello di Torino; guarda caso proprio laddove ricoprono il ruolo di Sindaco due donne del “Movimento 5 Stelle”; e proprio sulla linea dell’ideologia “omosessualista” che si vuole impone, con l’apporto economico di grandi lobby economiche, specie americane, come “pensiero unico mondiale”.
A Roma, dove appunto il Campidoglio è retto da Virginia Raggi del Movimento Cinque Stelle, viene registrata all’anagrafe (27.04.2018), come “trascrizione completa e spontanea” (cioè senza l’intervento di un Tribunale, come afferma il legale che ha curato il caso, avv. Alexander Schuster), una bambina che risulta figlia di due uomini. Ovviamente, visto che la natura non è uno stereotipo ma la realtà, la bambina, nata in Canada, ha avuto bisogno per essere concepita della compravendita di un ovulo (madre) e di un utero (in affitto).
È la prima volta che succede a Roma. E per sottolineare che non si tratta di un caso isolato ma dell’inizio di un radicale cambiamento, così commenta ancora il legale: «Si aprono nuovi scenari e nuove prassi» ed è importante in questo senso il ruolo apripista «della Capitale». I due “papà”, soci dell’associazione «Famiglie arcobaleno», infatti auspicano felici: «Speriamo che il Comune di Roma sia di esempio». Si aggiunge ovviamente il plauso entusiasta del portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo: «Bene il Campidoglio che trascrive nei registri dell’anagrafe il figlio di una coppia gay. Sia modello anche per le altre città italiane; ci auguriamo che questa decisione possa essere anche uno dei punti del contratto che le forze politiche stanno discutendo a livello nazionale per la formazione del nuovo Governo»! Il centro-destra protesta aspramente, sottolineando che la pratica dell’utero in affitto è comunque illegale in Italia, e chiede al candidato premier Di Maio se “il Movimento Cinque Stelle è a favore di questa pratica disumana”; la deputata della Lega Barbara Saltamartini sottolinea allarmata: «Qualcuno al Viminale si è accorto della gravità di quanto accaduto a Torino e Roma? Sindaci che calpestano leggi del Parlamento e circolari ministeriali, che commettono falso in atto pubblico, uomini che ricorrono all’utero in affitto, vietato in Italia e quindi reato; senza che nessuno batta ciglio». Indignato anche il Forum delle associazioni familiari, che sottolinea come «nessun sindaco ha deroghe particolari e può decidere di non ottemperare a quanto previsto dall’articolo 250 del Codice Civile, secondo cui è diritto di ogni bambino crescere con una madre e un padre».
Ma guarda caso, solo 5 giorni prima un caso analogo si è avuto al Comune di Torino, retto dalla “pentastellata” Chiara Appendino, la quale aveva intanto annunciato nei giorni precedenti l’intenzione di riconoscere questi (presunti) pari diritti, anche “forzando la mano” (queste le sue parole). Lì è stato registrato all’anagrafe un maschietto, che risulterebbe nato da due donne (però ovviamente con qualche spermatozoo comprato da qualcuno!), che tra l’altro sono proprio la consigliera comunale Chiara Foglietta (vice-capogruppo del Pd in consiglio comunale) e la “compagna” Micaela Ghisleni. Tale consigliera ha addirittura dichiarato entusiasta che “si è così scritta una pagina importante della storia d’Italia”!
E quando un Comune si rifiutasse di compiere un tale atto anagrafico, peraltro appunto vietato dalla legge italiana, può essere allora appunto un Tribunale (come è successo il 28.03.2018 a Perugia), che ordina la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino, nato ufficialmente da due mamme. Pure nelle Marche, a Gabicce (PU), di recente due gemelli sono stati registrati all’anagrafe come ufficialmente figli di due padri.
L’ideologia disumana, che distrugge la famiglia e la vita, serpeggia in questi centri di potere, anche politici oltre che economici e culturali; ma ormai si sente autorizzata a venire allo scoperto, a dettar legge e a non voler sentire ragioni contrarie.
 
A proposito del Comune di Roma, retto appunto dal Movimento 5 Stelle, al di là delle incompetenze, scandali e persino dell’incapacità di aggiustare le strade, ecco un significativo caso di “abolizione della libertà di pensiero”, persino su un’evidenza biologica, un affronto contro le basi stesse della democrazia!
In via Gregorio VII, a due passi da S. Pietro, la Onlus Pro Vita aveva fatto affiggere, ovviamente a sue spese compreso gli oneri fiscali, un maxi manifesto che non aveva nulla di offensivo o aggressivo: si trattava solo della fotografia di un essere umano all’undicesima settimana di gestazione, sotto il quale si annotava semplicemente un’evidenza addirittura biologica: “Tu eri così a 11 settimane, e ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”. Il riferimento era, senza dirlo, al 40° anniversario, che cade proprio in questi giorni, della legge 194, che ha provocato in Italia la soppressione legale di oltre 6 milioni di esseri umani!
Ma la verità non si può dire; e i “dogmi laicisti”, che negano la realtà, si impongono senza possibilità di discussione e con la dittatoriale impossibilità di dissentire.
Esponenti locali del PD si sono indignati e ribellati. Le femministe redivive (che non dicono nulla, tranne lodevoli eccezioni, sulla pratica disumana delle donne ridotte a “uteri in affitto”) si sono mobilitate. Si sono mosse le consigliere comunali Michela Di Biase, Valeria Baglio, Ilaria Piccolo e Giulia Tempesta del PD e Svetlana Celli della Lista Civica #RomaTornaRoma, annunciando una mozione “per chiedere al Campidoglio la rimozione immediata di questo manifesto”. È entrata in campo persino la solita Monica Cirinnà, la madre della legge sulle unioni di fatto e omosessuali strenuamente voluta e prodotta sotto il governo Renzi, cercando di  mobilitare la popolazione contro questo attacco ad una legge dello Stato (in questo caso appunto la 194)!
Tale manifesto doveva rimanere affisso fino al 15 aprile, e avevano pagato saporitamente per questo. Ma alla fine, il 7 aprile, il Sindaco (sindachessa/sindaca) “pentastellato” Virginia Raggi ha ordinato che venisse rimosso. E così è stato fatto.
La legge, la libertà di pensiero e di espressione, non è più uguale per tutti?
È questa la novità del “Movimento Cinque Stelle” e quello che vuole per il futuro dell’Italia? (un’Italia che tra l’altro è senza futuro e sulla via del fallimento anche e soprattutto per la mostruosa denatalità da primato mondiale che la contraddistingue da qualche decennio).
Se uno ci avesse stoltamente creduto, anche fra i cattolici, ora anche questi fatti dovrebbero far aprire gli occhi. 
 
 

 
16.04.2018

Il “caso” Facebook … e i cattolici

Che “la rete”, che proprio in questi giorni celebra il suo 25° anniversario di utilizzo pubblico (prima era prerogativa militare), sia una enorme opportunità è fuor di discussione. È come avere il mondo in casa (o a spasso sui sistemi mobili), a portata di click.
Evidentemente è un’enorme opportunità anche per il male e la distruzione dell’uomo e della società (un esempio eclatante, di proporzioni mostruose anche se silenziose, è quello della pornografia, che non poco contribuisce alla distruzione delle coscienze, anche dalle più tenere età, e allo sviluppo di tutte le intemperanze per non dire deviazioni e persino perversioni delle pulsioni sessuali; con una ipocrisia sociale che poi fa finta di scandalizzarsi delle molestie e abusi sessuali, quando invece li promuove).
Dovrebbe però essere anche noto che la rete è proprio una “rete”, dove l’umanità può essere guidata, controllata e tenuta al guinzaglio (anche qua con l’ipocrisia sociale del presunto rispetto della privacy).
È ovvio che le forze dell’ordine (coi suoi rami specializzati in questo settore), come in Italia la Polizia Postale e delle Comunicazioni e la Magistratura, possano in questo modo sapere moltissime cose di noi, e persino sapere dove siamo, cosa scegliamo e che idee abbiamo, in base appunto alle scelte che facciamo in rete o alle nostre conversazioni.
Dovrebbe però essere altrettanto noto che il mondo commerciale è alle stesso modo in grado di conoscere, indirizzare, convogliare anche le nostre scelte di “mercato”. Ogni “app” nasconde anche un trucco: è un’offerta che vuole in cambio qualcosa da noi, anche a livello informativo.
Forse invece non tutti si accorgono che anche i grandi motori di ricerca (dalla Google in giù – il presidente di tale centro di potere di rete è accolto infatti nei diversi Paesi più che come un Capo si Stato) non siano affatto “neutrali”; e che anche i social network non sono semplicemente un carino modo di mantenere compagnie magari in modo solo virtuale, oppure quel paranoico modo di fare la telecronaca illustrata e inutile della propria e altrui vita, ma sono anche un guinzaglio, un modo appunto di registrare, catalogare, indirizzare e persino vendere le scelte delle persone.
Se uno non se ne fosse ancora ingenuamente accorto, ad aprire gli occhi ci ha pensato anche la recente vicenda della Facebook, con l’implicazione, persino legale e penale, del suo giovane ideatore, fondatore e Amministratore Delegato Mark Zuckerberg, che a partire da un gioco quasi da ragazzi per legare una compagnia di amici è non a caso diventato per questo uno degli uomini più ricchi del pianeta.
Ebbene, come sappiamo è emerso che il social network Facebook ha utilizzato in modo illecito milioni (!) di dati personali, influenzando persino le elezioni americane del 2016 e il referendum inglese sulla Brexit. È così emerso il cosiddetto “scandalo di Cambridge Analytica”, che ha cominciato a far luce su come e quanto siamo manipolati quotidianamente in virtù dei dati che circolano in rete sulla nostra persona, appunto attraverso Facebook.
Zuckerberg è stato addirittura chiamato a testimoniare al Congresso americano ed è già stato annunciato che sarà convocato anche in Europa, dal momento che lo scandalo ha dimensioni mondiali. Ne sono seguite da parte sua sentite “scuse”, che ovviamente non risolvono nulla del problema, ma semmai lo rendono ancor più manifesto.
C’è però qualcosa che è emerso in questa sconcertante vicenda, che riguarda non solo i centri di potere ma centinaia di milioni di persone (!), che pochi sanno: Facebook compiva una censura su molti dati “cattolici”! Interrogato dal senatore Ted Cruz, del Congresso USA, in merito a pregiudizi e censure in ambito religioso, Zuckerberg ha ammesso che Facebook «ha bloccato dozzine di pagine cattoliche», dopo aver stabilito che i loro contenuti non erano «sicuri per la comunità». Lo stesso non è successo invece per pagine che al contrario portano avanti il tema dell’aborto, come quelle di Planned Parenthood, oppure di MoveOn.org (gruppo neocon ferocemente anticattolico,  che a suo tempo fece persino una feroce campagna contro Papa Benedetto XVI, accusato di coprire i preti pedofili). È emerso inoltre che già nel luglio 2017 avesse bloccato 25 pagine cattoliche in inglese e portoghese (poi Facebook si scusò, dicendo che l’errore era dovuto a un malfunzionamento piuttosto che a un intento malevolo). All’inizio di quest’anno, un altro gruppo cattolico ha affermato di aver riscontrato «ritardi critici nell’approvazione del suo contenuto di raccolta fondi a sostegno delle “vocazioni” durante il periodo natalizio».
Infine, pressato dalle domande, Zuckerberg è arrivato ad affermare che «Facebook e l’industria tecnologica si trovano nella Silicon Valley, che è un luogo estremamente incline alla sinistra», ma che il suo personale impegno è quello di «fare in modo di non avere pregiudizi».
Di fatto, anche lo scandalo “Cambridge Analytica” ha fatto emergere che l’emarginazione, se non addirittura persecuzione, anticattolica (come quella pro-life) cammina non solo nel mondo reale ma anche su quello virtuale. Un così grande potere, come quello della rete, poteva esserne esente?
Però la rete è comunque più libera, permette anche di sottrarsi alle pressioni dei media, persino di orientare l’opinione pubblica in modo diverso da come i grandi poteri occulti vorrebbero e i grandi giornali diffondono. Certi poteri forti scricchiolano anche sotto le possibilità di comunicare offerta da internet (e infatti ad esempio la Cina cerca sempre di oscurare quei siti liberi che non gradisce) o nascono al di là delle previsioni e pressioni dei grandi giornali e televisioni (come forse proprio anche il caso delle elezioni USA dimostra; per non parlare del caso nostrano del Movimento5stelle).  
 
 
 

15.04.2018

Beato Rolando Rivi:
la figlia del partigiano assassino chiede perdono

Come sappiamo, l’Italia è uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, non solo come un cumulo di rovine materiali (industrie e case), ma con una lacerazione sociale da “guerra civile”, che alle elezioni di 70 anni fa (18.04.1948) vide scontrarsi la Democrazia Cristiana, cioè l’anima cattolica del nostro Paese, centro mondiale della cattolicità (ovviamente sostenuta dal Vaticano ma anche appoggiata dagli USA, che da vincitori avevano invaso e liberato il Bel Paese, sostenendolo anche economicamente) e il Fronte Democratico Popolare, costituito dal Partito Comunista Italiano (il più grande partito comunista dell’Occidente, alle dipendenze della Russia) e dal Partito Socialista Italiano.
Questo scontro, che in quelle decisive elezioni politiche vide la maggioranza assoluta della popolazione italiana votare la DC, scongiurando così al nostro Paese la drammatica possibilità di entrare nell’orbita dei Paesi dell’est-Europa (satelliti e sottomessi dalla Russia, che sarebbero usciti dall’incubo del comunismo solo nel 1989) e di essere non solo un Paese libero, nel rispetto delle sue profonde radici cristiane, ma anche di diventare in pochi anni addirittura la quarta potenza industriale del mondo (!), con un progresso sociale ed economico che non a caso è stato definito  “miracolo economico”.
Questa spaccatura, che in alcune frange comuniste assunse il tono di una feroce violenza anche fisica, in alcune zone d’Italia giungeva ad eliminare fisicamente non solo gli avversari politici ma il clero stesso. In questo senso ci fu ad esempio in Emilia persino un “triangolo rosso” della morte (che occupava interi territori delle province di Parma, Reggio e Modena), dove i partigiani comunisti sognavano e progettavano di eliminare fisicamente anche i sacerdoti; e tragicamente spesso così accadde (persino i romanzi di Guareschi, e relativi celeberrimi film, su don Camillo e Peppone, ne sono una simpatica eco).
 
Un caso particolarmente doloroso fu quello del giovanissimo seminarista Rolando Rivi (v. in Archivio,
News del 5.10.2013), che all’età di 14 anni (mentre era a casa dal Seminario, pur volendo mantenere, come allora usava anche per i giovani seminaristi, la sua veste talare, nonostante i pericoli che ciò comportava) proprio in quella zona (nel “triangolo rosso”) il 13 aprile 1945, quindi a pochissimi giorni dalla fine della guerra (quindi senza neppure più una motivazione bellica, in questo caso comunque assurda), fu rapito e trucidato “in odio alla fede” (cioè proprio in quanto seminarista in talare) dai partigiani comunisti della “Brigata Garibaldi” (al grido di “un prete in meno domani”!).
Rolando è stato proclamato “Beato” dalla Chiesa il 5.10.2013.
Proprio in questi giorni, a 73 anni dal quel tragico e brutale omicidio, è avvenuto uno storico gesto di richiesta di perdono e di riconciliazione.
La figlia (Meris Corghi) dell’assassino di Rolando (Giuseppe Corghi), venuta solo ora a sapere, dopo la morte del padre, la verità su quei tragici avvenimenti, ha chiesto ed ottenuto un gesto di riconciliazione con i famigliari di Rolando, che si è svolto domenica 15 aprile nella Pieve di San Valentino in provincia di Reggio Emilia, dove Rolando venne prelevato il 10 aprile del 1945, probabilmente tratto in inganno da persone che conosceva e di cui si fidava, per poi essere trovato cadavere dal padre e dal suo curato, tre giorni dopo in una località dell’appennino modenese, dove di stanza operava il distaccamento Frittelli, affiliato alla Brigata Garibaldi.
Di quel distaccamento Corghi era il commissario politico mentre il comandante era Delciso Rioli. Entrambi, a guerra finita furono condannati per quel delitto anche se poi indultati e poterono riparare in Cecoslovacchia alcuni anni per fare ritorno in Italia dove ripresero una nuova vita, sposandosi ed avendo dei figli (Meris è appunto figlia di Corghi).
 
 

 
8.04.2018

Votazioni in Ungheria: un altro caso emblematico

Sono proprio quei Paesi che per decenni hanno dovuto subire il terribile dominio della Russia comunista e che, specie per merito della cattolicissima Polonia, nel 1989, col crollo dell’Unione sovietica e del comunismo in Europa, hanno improvvisamente potuto recuperare la libertà e la loro vera identità, segnata dalla fede cristiana, che, dopo una breve sbornia occidentale (di consumismo-capitalismo, che ha arricchito molti e impoverito ulteriormente altri) e il loro ingresso nell’Europa Unita, ebbene sono proprio alcuni di questi Paesi a risollevare la testa per riaffermare la loro vera identità e sovranità, reagendo anche ai dik-tat di questa Europa di burocrati e delle banche, (sottomessa alle nuove ideologie occidentali, sostenute da enormi e occulti poteri economici e culturali).
Dopo il caso della Polonia, ora anche l’Ungheria ha dato un segno forte di questo riappropriarsi della propria identità e cultura. E a nulla sono servite le accuse e persino le minacce (persino di sanzioni) di Bruxelles, cioè di questo tipo di Europa che i popoli non sentono più come propria, e che per questo vengono semplicisticamente da essa definiti “populisti”.
Del resto anche l’Italia ha già dato forti segnali in questa direzione, divenuta forse più cosciente dell’espropriazione culturale ed economica (e persino della propria sovranità) operata da questa Europa (il mantra de “ce lo chiede l’Europa”! e persino i drammatici sacrifici chiesti dalla UE e che hanno ridotto sul lastrico persone, famiglie e aziende, magari per aumentare il potere  economico della Germania), che è assai diversa da quella che i popoli stessi sognavano e avevano voluto, un’Europa che ci vuole invece sudditi di decisioni e ideologie in realtà voluti da altri e da pochi.
Così oggi gli ungheresi sono andati a votare in modo massiccio (affluenza del 69%) e oltre il 50% di loro hanno votato per il Fidesz (Unione Civica Ungherese), cioè un cosiddetto partito populista di destra, assicurando per la terza volta e in modo ancor più massiccio il mandato di Primo Ministro a
Viktor Orban (i nazionalisti di Jobbik sono invece arrivati secondi col solo 20% dei voti e i socialisti sono arrivati terzi con il 12%).
In questo modo l’Ungheria ha voluto “difendersi” (così veniva annunciato anche nella propaganda elettorale di Orban) sia da questo tipo di imposizioni economiche e ideologiche europee, sia da un’immigrazione selvaggia, voluta ancora dalla UE specialmente a carico di alcuni Paesi, che sotto il velo di un presunta “accoglienza” nasconde spesso nuove forme di schiavismo (lavoro a basso prezzo) e persino un’assurda volontà destabilizzante (a livello civile, culturale e religioso) della stessa civiltà e identità europea. 
Alla fine anche la UE ha dovuto prendere atto e giungere a più miti giudizi. Infatti il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha scritto subito a Orban per congratularsi e per dire che dobbiamo affrontare ora insieme “le sfide comuni”, con tanto di nuovo accento alle “democrazie che non possono che essere fondate su valori comuni”, perché anche la UE “è una unione di democrazia e valori” e “la Commissione Europea ritiene che difendere questi valori sia un dovere comune di tutti gli stati membri, senza eccezioni”.
L’ironia della storia vuole però che uno dei più grandi “magnati” del potere economico, finanziario e culturale mondiale, che tanto influenza e finanzia queste pressioni culturali per assoggettare il mondo intero al “pensiero unico dominante “ e al “nuovo ordine mondiale”, sia lo statunitense George Soros, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, ma che è di origine ungherese.
 


 
2.04.2018

Cristianofobia acuta … in Scandinavia

I Paesi scandinavi sono in genere presentati come i più “civili” del mondo, intessuti di tolleranza verso tutti e verso tutto (cioè di relativismo pieno), dove la “cosa pubblica” funziona ed è rispettata. Anche l’ONU ha lodato ad esempio la Svezia come il Paese dove si vive meglio; peccato che proprio la Svezia abbia un primato mondiale di suicidi, omicidi, stupri e persino violenza tra minori.
Del resto sono Paesi che 500 anni fa sono diventati (e sono stati anche obbligati a diventarlo!) Protestanti (eppure la Svezia aveva dato i natali ad esempio a S. Brigida, proclamata addirittura “compatrona d’Europa”); poi oggi sono di fatto senza religione, atei, sprofondati nel relativismo e nichilismo più accentuato; anche se tutto apparentemente “funziona”.
Tutto sembra essere tollerato, persino altre religioni che qualche immigrato (specie se musulmano) ancora vuol praticare. Sembra paradossalmente (ma quante profezie ci sono in merito!) che l’unica intolleranza sia nei confronti del cristianesimo, specie se si ostina a non seguire il “pensiero unico dominante” e le nuove ideologie libertarie e relativiste.
Ecco un impressionante caso di “cristianofobia” (intolleranza nei confronti dei cristiani) che viene dalla “civilissima” Norvegia.
Terese e Lei Kristiansen sono una coppia di sposi di origini canadesi e trasferitisi in Norvegia (dove vivevano i genitori di lui) da due anni. Inizialmente il loro figlio Kai ha frequentato la scuola statale; ma poiché veniva preso violentemente in giro dai suoi compagni, i genitori hanno deciso di trasferirlo in altra scuola. In attesa di trovare una nuova sistemazione scolastica, dopo averlo comunicato ufficialmente alla scuola, hanno deciso di attuare nel frattempo una “home-schooling” (scuola parentale, lodevolmente permessa e legale in Norvegia; ma ufficialmente anche in Italia, sia pur discriminandola economicamente come tutte le scuole non-statali). Un giorno si sono visti però arrivare a casa i “servizi sociali” (Barnavernet, che spesso usano questi metodi), che persino con violenza hanno portato via il loro figlio: il bambino si divincolava, voleva scappare e tornare coi genitori, ma quelli dei servizi sociali lo hanno strattonato, buttato persino a terra e poi l’hanno portano via! (i costernati genitori riescono a filmare il fatto, anche per poter testimoniarlo e difendersi, poi lo mettono su internet e diventa addirittura virale). Qual è il motivo di tanta preoccupazione sociale da sottrarre violentemente un figlio ai suoi genitori?! Uno potrebbe pensare che i genitori fossero violenti, oppure drogati, alcolizzati. No, nulla di tutto questo. L’accusa infamante, e la conseguenza perdita della patria potestà sul loro figlio, è stata quella di essere “cristiani radicali, che stavano ‘indottrinando’ il figlio e proprio per questo egli era disadattato in classe”!
Nella stessa zona, un’altra famiglia s’è vista sottrarre il figlio per mesi (ma in questo caso il clamore mediatico suscitato anche all’estero ha fatto indietreggiare i servizi sociali) perché non solo erano “molto credenti”, ma parlavano al figlio anche del “giudizio di Dio” e in un caso lo avrebbero anche sculacciato. La stessa Preside della scuola da cui è partita la denuncia ha ammesso che quei genitori “erano eccellenti”, ma “la norma norvegese era questa” e prevede pure la sottrazione del figlio ai genitori anche solo per una sculacciata!
 
 
 
 
27.03.2018

Miracoli: alcune  novità

In questo sito esiste un intero Dossier sui “miracoli” (leggi), su loro molteplici aspetti e tipologie, e perfino sull’attendibilità scientifica che correda numerosissimi casi, dove cioè la scienza stessa può attestare che non vi è alcuna possibile spiegazione scientifica.
Del resto la scienza sperimentale moderna, essendo induttiva (dall’osservazione alla legge), non ha in senso assoluto la categoria dell’impossibile (può al massimo dire che “nelle normali condizioni” un fenomeno non è possibile); ma poiché il fenomeno c’è (e il primo compito della scienza è l’osservazione, la verifica empirica, mentre il rifiuto ‘a priori’ di un’osservazione non sarebbe un atteggiamento scientifico) e ogni fenomeno deve ovviamente avere una sua causa adeguata, proporzionata (non potendo scaturire dal nulla), deve ammettere che in tali casi (miracolosi) tale causa sfugge alla conoscenza scientifica, senza poter quindi escludere un intervento soprannaturale, di cui però non è competente ad indagare ma di cui vede comunque gli effetti.
Ecco alcuni fatti “miracolosi” recentemente accaduti o riconosciuti.
Lourdes
Sui miracoli di Lourdes si parla appunto nel Dossier “Miracoli”, al punto 9. Al di là del miracolo stesso dell’apparizione della Madonna (l’Immacolata Concezione) a S. Bernadette, per 18 volte nel 1858, in questi 160 anni ci sono state a Lourdes numerosissime e inspiegabili guarigioni “fisiche e istantanee” (cioè senza contare ovviamente le innumerevoli guarigioni spirituali e conversioni, né le guarigioni psicologiche, ma neppure le guarigioni inspiegabili avvenute in tempi lunghi, ma solo quelle fisiche e avvenute improvvisamente): sono quasi 7000, di cui oltre 2000 documentabili clinicamente (Lourdes è in questo senso l’unico santuario dotato di un Bureau Médical, cioè di un competente e qualificato centro medico per l’analisi immediata anche di questi casi).
La Chiesa è ancor più prudente della scienza, perché dopo aver chiesto l’obbiettiva documentazione scientifica del fenomeno, deve pure accertare la sua origine soprannaturale. In questo senso, tra tutti questi casi accaduti e anche tra quelli già attestati dalla scienza, in questi 160 anni la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto 69 miracoli. Ma il mese scorso (2018/2) è arrivato il riconoscimento del 70° miracolo.
Si tratta dell’inspiegabile guarigione, di una suora francese di 69 anni (suor Bernadette Moriau), affetta da grave disabilità, avvenuta durante un pellegrinaggio a Lourdes nel 2008. Ella soffriva di forti dolori lombari da quando aveva 27 anni. Nonostante 4 interventi chirurgici, non migliorava, anzi non riusciva più a camminare normalmente, dovendo utilizzare busto e tutore.
Il giorno 11.07.2008, appena tornata da Lourdes, “sentì un’insolita sensazione di rilassamento e di calore in tutto il corpo” - come lei racconta - “percepì come una voce interiore che le chiedeva di abbandonare tutti gli apparecchi, il busto e il tutore”. Improvvisamente guarì totalmente da questa invalidante infermità, così da sospendere immediatamente anche tutte le cure.
Sia le accurate analisi del Bureau Médical, che ha considerato scientificamente inspiegabile l’improvviso e salutare evento, che un conseguente decreto, al termine di un’accurata indagine diocesana, del vescovo di Beauvais (Mons. J. Benoit-Gonnin), dove la suora risiede, ha permesso di giungere alla dichiarazione del miracolo.
Miracoli eucaristici
Nel Dossier sui “miracoli”, si da anche ampio spazio ai “miracoli eucaristici” (punto 7.1 – leggi). Vi si ricorda che su moltissimi di questi esiste anche un’accurata indagine scientifica. In certi casi, come nel miracolo eucaristico di Siena, del 1730, il miracolo è addirittura permanente (223 ostie consacrate rimangono da allora totalmente fresche e inalterate) e constatabile scientificamente (anche di recente, da parte persino del Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Non si tratta solo di fenomeni del passato. Anzi si potrebbe dire che oggi i miracoli eucaristici sono in forte aumento; forse anche in risposta, da parte di Dio stesso, alla poca fede (persino da parte dei credenti, basti pensare come molti guardano o si accostano all’Eucaristia) nella presenza fisica di Gesù risorto nell’ostia consacrata durante la S. Messa, secondo quanto Gesù stesso ha detto.
Negli ultimi 20 anni sono avvenuti ben 4 miracoli eucaristici, di cui due in Polonia (Sokolka, 12.10.2008; Legnica, 25.12.2013), uno in Messico (Tixtla, ottobre 2016) e un altro in India (Chirattakonam, 28.04.2001). E non si tratta semplicemente di esaltazioni popolari o di vaghe  visioni di ingenui, ma di fatti seriamente documentabili e persino permanentemente constatabili.
Però proprio in questi giorni ha sorpreso un caso avvenuto in Italia: il Parroco di Arquata del Tronto, nella zona terribilmente devastata dal terremoto del 24.08.2016 (quello che ha distrutto anche Amatrice), ha potuto finalmente ritrovare un tabernacolo che era rimasto sepolto sotto la chiesa di S. Maria Assunta, crollata nel sisma. Ritrovato dai Carabinieri dopo alcuni mesi in mezzo alle macerie e poi portato all’interno di un magazzino del Nucleo Tutela Beni Culturali dell’Arma, il tabernacolo è stato finalmente ritrovato dal Parroco, che era l’unico a possederne le chiavi e che quindi ha potuto qualche giorno fa riaprirlo. Con grande stupore, s’è notato che al suo interno le 40 ostie consacrate erano ancora intatte, fresche, senza segni di muffa o alterazioni di sorta (forma, colore, profumo)! Interrogate anche le suore che a suo tempo avevano confezionato le ostie, esse hanno potuto affermare che come sempre (e com’è d’obbligo) non avevano aggiunto alle ostie alcun conservante, ma erano fatto solo di acqua e farina (appunto i prodotti biologicamente più deperibili, come sa anche ogni massaia).
In attesa di una attenta indagine e di un conseguente giudizio ufficiale della Chiesa (anche se c’è oltre la testimonianza del Parroco anche quella del Vescovo diocesano di Ascoli Piceno mons. Giovanni D’Ercole), questa 40 ostie ritrovate intatte e fresche dopo 18 mesi dal terremoto vengono esposte ogni domenica a mezzogiorno in cattedrale, per l’adorazione Eucaristica. E cresce già il numero di persone che adorano Gesù, “realmente” presente come in tutte le ostie consacrate, ma in questo caso con un segno miracoloso constatabile e permanente (rimangono appunto intatte e fresche).
 
 


18.03.2018

La vittoria di Putin

Com’è noto oggi Vladimir Putin è stato rieletto per la quarta volta Presidente della Russia (il più grande Paese del mondo, diffuso su 11 fusi orari!). Ha infatti goduto del 76% dei voti, dei 111 milioni di elettori russi, superando persino se stesso (nelle precedenti elezioni del 2012 aveva ottenuto il 63,6% dei voti) e distaccando di moltissimo i suoi avversari politici (che nel migliore dei casi non ha superato il 12% dei voti). Anche l’affluenza alle urne, dal Baltico all’Oceano Pacifico (nonostante quindi che in alcuni territori la temperatura esterna fosse oltre i 20° sotto zero!) è stata del 67%, cioè maggiore della volta precedente.
Persino la campagna occidentale contro Putin (dal fantasma di Putin che si aggirava addirittura dietro le elezioni USA fino alla recente questione dell’avvelenamento di una spia in GB), invece di indebolire Putin, ha contribuito a rafforzarlo in patria.
Anche le strumentali “sanzioni” inflitte alla Russia dagli organismi internazionali, sostanzialmente perché non faccia concorrenza agli USA e alla UE (anche se ufficialmente per la questione  dell’Ucraina, dove invece le forze NATO stavano avanzando in modo provocatorio), hanno danneggiato più alcuni Paesi che avevano buoni rapporti commerciali con la Russia (in primis l’industria manifatturiera italiana!) che la Russia stessa.
Ora, alla prova dei fatti, Putin non teme nemmeno più di essere stato escluso dal G8 (diventato G7) ed ha pure dimostrato, certo anche per la sua rinnovata forza militare, che senza di lui ‘non si cava un ragno dal buco’ neppure nell’incandescente situazione mediorientale (anche per distruggere, come s’è visto, i neo-califfati sunniti, sostanzialmente appoggiati invece dagli USA, oltre che naturalmente dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi).
La forza di Putin non deriva però solo dalla sua abilità politica, economica, militare, ma dall’aver compreso - in modo diametralmente opposto a quanto purtroppo avviene invece in Occidente, specie in Europa occidentale – che, al di là della sua reale o presunta conversione personale, senza religione, anzi in modo specifico senza una vera identità cristiana, non si costruisce una società, che cioè senza un’anima spirituale una società implode e il relativismo etico fa prima o poi sprofondare la società e una nazione nel vuoto del nichilismo (come del resto ampiamente testimonia gran parte dell’Occidente).
Tutto ciò è stato sottolineato anche in occasione del 100° anniversario della rivoluzione bolscevica (7.11.2017), quando non solo il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill, ma lo stesso Putin, hanno pubblicamente e solennemente affermato (nella Piazza Rossa di Mosca) che persino la tragedia di 70 anni di comunismo, che ha distrutto non solo economicamente ma umanamente la Russia e i Paesi satelliti ed ha iniziato la più grande persecuzione anticristiana del mondo (come aveva del resto profetizzato la Madonna a Fatima solo qualche mese prima), era stata in fondo - e non si può negarlo anche filosoficamente - un cedimento ad ideologie e filosofie occidentali (dal tedesco Karl Marx alla pressione della stessa massoneria perché scoppiasse la “rivoluzione d’ottobre’, basti pensare al treno allestito per riportare Lenin dalla Svizzera a Pietroburgo, poco prima della rivoluzione che avrebbe poi capeggiato) e un tradimento delle proprie millenarie radici cristiane. Del resto lo diceva già  Fodor Dostoevskij.
Non ha caso il successo di Putin poggia anche sul suo chiaro sostegno alla Chiesa (ortodossa). Un appoggio non solo strumentale, ma appunto per seria convinzione che senza la fede in Cristo e nei valori cristiani non si costruisce una vera e unita società (tanto più quanto un Paese si estende dal Baltico al Giappone).
Putin non solo manifesta pubblicamente la sua fede, facendosi riprendere anche in preghiera e nelle liturgie ortodosse, ma promuove anche quelle filosofie che hanno colto benissimo come appunto senza la fede non si costruisce neppure la società terrena (oltre alla salvezza eterna dell’anima). Mentre il laicismo-nichilismo occidentale, che azzera le identità nazionali e religiose e promuove un relativismo-multiculturalismo (a prezzo persino di attentati terroristici compiute da persone, in genere musulmane, per nulla integrate anche dopo decenni di cittadinanza acquisita) e favorisce in modo persino dittatoriale il caos morale e nuove libertarie e strampalate ideologie ‘pansessualiste’ (dove ogni pulsione e desiderio diventa persino ‘diritto’), di fatto, dopo aver distrutto la fede, la gioventù e la famiglia, ha lasciato nel vuoto e senza futuro l’intera società, nonostante il suo progresso tecnologico.
Ecco perché Putin sostiene e divulga certe filosofie, in primis quella del filosofo Ivan Ilyin, espulso dalla Russia subito dopo la rivoluzione bolscevica insieme a tanti grandi pensatori non allineati al comunismo. Ha voluto persino riportare solennemente a Mosca (dalla Svizzera, dove morì esule) le sue spoglie mortali. Vuole che quelli del suo partito lo leggano e regala persino i suoi libri ai dipendenti statali.
Questo filosofo russo, che influenzò non poco persino il pensiero di Aleksandr Solgenitsin, aveva ben chiaro, già 70 anni fa, che, “rotto il legame con Dio e la tradizione cristiana, l’umanità è stata moralmente accecata, presa dal materialismo, dall’irrazionalismo e dal nichilismo... Per superare la crisi morale globale, dobbiamo tornare a valori morali eterni, cioè fede, amore, libertà, coscienza, famiglia, patria e nazione, ma soprattutto fede e amore” (è uno dei brani ripetuti spesso da Putin). Negli anni Cinquanta, Ivan Ilyin scrisse un saggio intitolato “Che cosa comporta lo smembramento della Russia per il mondo”, in cui predisse il crollo dell’Unione Sovietica e spiegò come la Russia potesse essere preservata dall’influenza corruttrice dell’occidente.
Già a partire dal 2005 nei discorsi presidenziali Putin fa costante riferimento al pensiero di Ilyin. Nel Natale del 2013 il Cremlino regalò a tutti i governatori regionali questi tre libri: “La filosofia della disuguaglianza” di Nikolaj A. Berdjaev, “La giustificazione del bene” di Vladimir Solovyov e “I nostri compiti” di Ivan Ilyin.
I Russi sanno che Mosca è stata sempre considerata la “Terza Roma” (dopo Roma e Costantinopoli) e questo immenso Paese euro-asiatico ha una “missione” mondiale. Lo è stato anche nel male, dal 1917 al 1989. Ma può esserlo anche nel bene. Ora, dopo la sbronza occidentale seguita al crollo del comunismo, la Russia sente di nuovo questa sua vocazione umana e cristiana. E, nonostante 70 anni di ateismo (comunista) forzato, questo è l’orgoglio cristiano del popolo russo.
Del resto non possiamo non vedere come le rivelazioni stesse della Madonna ne abbiano fatto chiaro accenno. Proprio nel 1917 a Fatima (tre mesi prima della rivoluzione bolscevica!), La Vergine aveva preannunciato che, se non ci fossimo convertiti, la Russia - ed è la prima volta nella storia che la Madonna parla chiaramente di storia e geografia politica, a poveri ignari e ignoranti pastorelli - avrebbe divulgato nel mondo i suoi errori e la più grande persecuzione anticristiana (come poi purtroppo è avvenuto!); ma pure che proprio attraverso la “consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato” sarebbe giunta la nuova era di fede e di pace per il mondo, il trionfo stesso del Suo Cuore Immacolato.
 


 
11.03.2018

Polonia: alla domenica supermercati chiusi

La Polonia ha dato un altro segnale, anche politico, della volontà di rifondare la vita stessa della Nazione sull’identità cristiana (v. altre News del 7.10.2017 e del 19.11.2016), che è anche la base per una buona società per tutti, invece di seguire il laicismo-nichilismo dell’Europa occidentale.
Da oggi infatti, ogni domenica in tutta la Polonia le attività commerciali resteranno chiuse.
Entra infatti in vigore la legge apposita, firmata dal presidente polacco Andrzej Duda. Tale divieto di apertura la domenica, che entrerà progressivamente in atto nei prossimi 2 anni, non riguarda le stazioni di servizio, i caffè, le gelaterie, le panetterie, le farmacie e alcune altre attività commerciali per la rivendita di beni indispensabili. Il divieto di apertura non vale per gli aeroporti e le stazioni ferroviarie; come pure per i piccoli negozi a conduzione familiare (ma anche in questo caso non si potrà far lavorare altri dipendenti).
La proposta di legge era partita dal sindacato Solidarnosc.
Come dovremmo ricordare, Solidarnosc è stato quel primo sindacato “libero” del blocco sovietico che negli anni ’80 del secolo scorso, con la propria fede cattolica e il proprio eroismo, ha costituito il fondamento del crollo del comunismo in tutto l’est-Europa, della ritrovata libertà per tutti quei Paesi (v. crollo del “Muro di Berlino”, cioè appunto del comunismo in tutto l’est-Europa) e del recupero delle proprie radici cristiane, che peraltro in Polonia il comunismo (al potere per il trattato di Yalta, che aveva spartito l’Europa tra i vincitori della Seconda Guerra mondiale e che aveva assurdamente messo la Polonia super-cattolica sotto l’influenza comunista e atea dell’Unione sovietica) non aveva mai potuto neppure scalfire.
Il partito di orientamento cattolico “Diritto e Giustizia” che guida attualmente il governo polacco, aveva fatto proprio questo progetto, ora attuato.
Una sottolineatura della chiara identità cristiana di tale provvedimento è data anche dal fatto che tale chiusura riguarda anche il pomeriggio/sera della vigilia di Natale e di Pasqua.
Tale legge ha avuto ovviamente l’appoggio di tutto l’episcopato polacco.
Del resto, si tratta di un contenuto proprio della Dottrina Sociale della Chiesa (v. nel il
documento apposito al n. 25 – cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n.n. 2186/2188, 2194-2195 e Compendio CCC n. 454) e un diritto di ogni persona. Fu persino uno dei primi diritti ottenuti per tutti dal cristianesimo già al tempo dell’Impero Romano.
 
 


10.03.2018

“Streghe” … a scuola!

Dopo le molte scuole statali italiane che rifiutano di fare il presepe e di parlare di Gesù a Natale, che non vogliono la Benedizione pasquale del sacerdote e talora neppure la visita di un vescovo, che vorrebbero togliere il Crocifisso, che parlano di Halloween ma censurano la solennità di Tutti i Santi, che parlano persino del Ramadan islamico ma si rifiutano di parlare della Quaresima cristiana … ebbene ora ci sono anche le scuole che invitano le “Streghe” a fare lezione ai bambini di spiritismo e occultismo! E all’insaputa dei genitori.
È avvenuto ad esempio nella Scuola Primaria di Mocasina (BS), dove il 26.02.2018 è stata invitata la sedicente “strega Romilda” o “strega sincretica interculturale” (all’anagrafe Ramona Parenzan), a tenere ai bambini una lezione, con applicazioni pratiche, intitolata “Le avventure della strega Romilda” (ufficialmente un Corso di intercultura, sponsorizzato addirittura dalla biblioteca civica bresciana). E non si è trattato solo di parlare di magie, spiriti, stregonerie, ma ci si è spinti a far invocare ai bambini gli spiriti e a distribuire loro degli amuleti (da tenere segreti anche ai genitori, che erano all’oscuro dell’intera vicenda). La stessa Parenzan ha inoltre ammesso di aver fatto bere ai bambini quelle che sono state presentate come pozioni, versate da un suo termos (quando tra l’altro tutto ciò che assumono o bevono i bambini a scuola deve essere sigillato e tracciato, secondo le norme sanitarie vigenti). Ai bambini sono stati anche dipinti dei simboli sulle braccia che faticavano a cancellarsi e che, era stato detto loro, avrebbero dovuto cambiare magicamente colore. Tutto questo avrebbe ottenuto loro fortuna! Infine sul profilo Facebook della Parenzan (poi prontamente oscurato dopo la sollevazione popolare), profilo dove si reclamizzano i libri più spinti in ordine all’iniziazione alle pratiche magiche, esoteriche e spiritistiche, compaiono pure le foto di tali bambini (e senza alcun assenso dei genitori).
Dato però che molti bambini, pur nascondendo l’accaduto (come era stato loro insegnato), si sono mostrati per giorni chiaramente turbati e psicologicamente scossi, dopo qualche reticenza (per non perdere l’incantesimo, aveva loro insegnato la strega), hanno confessato ai genitori quanto avvenuto, mostrando che tenevano degli amuleti anche sotto il loro cuscino (qualcuno si svegliava impaurito di notte e in alcuni casi hanno anche urinato nel letto).
Ora si viene a sapere che tale strega era persino già stata in quella scuola l’anno precedente, così come ha tenuto lezioni anche in altre scuole primarie della Lombardia (ad esempio, per citare solo le ultime, a Villongo il 8.02.2018, alla primaria Corridoni di Brescia il 17.02.2018, a Sant’angelo Lodigiano il 20.02.2018).
“La strega Romilda” si presenta munita di libri (esoterici, di spiritismo, magia, stregoneria; in alcuni di essi si parla chiaramente di liberazione dalla fede cristiana, di liberazione sessuale, di sincretismo interreligioso, di globalizzazione culturale), amuleti, maschere africane e pozioni, facendo invocare gli spiriti ai bambini e chiedendo loro di assumere determinate posizioni.
Non sono cose innocue, né semplicemente culturali o teatrali. Come la sapienza cristiana ben sa, e gli autentici esorcisti insegnano, possono essere forme occulte di satanismo, che possono provocare serie conseguenze in chi le pratica, in certi casi fino all’ossessione o possessione diabolica.
Occorre denunciare questi eventi, come hanno fatto poi i genitori dei bambini della scuola di Mocasina; genitori che erano stati appunto tenuti all’oscuro di questa vicenda scolastica, tra l’altro contrariamente alle norme didattiche e persino al principio costituzionale della priorità educativa dei genitori (cfr. art. 30 della Costituzione Italiana, e lo stesso art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo).
In questo senso occorre però prestare anche molta attenzione a pratiche apparentemente innocue (e talora fatte dai ragazzi persino per scherzo o per gioco) e che invece possono avere gravi conseguenze psicologiche, spirituali e talora persino fisiche, come le pratiche di stregoneria Wicca (che si diffonde anche tra i giovanissimi, e di cui la “strega Romilda” si fa promotrice, anche su internet) e i giochi come Charlie Challenge (praticati da molti bambini anche proprio nelle scuole). Come appunto affermano gli esorcisti ufficiali cattolici, su queste pratiche occulte, esoteriche, magiche, non c’è mai da scherzare!
E i genitori vigilino su quanto viene insegnato ai loro figli a scuola, perché anche attraverso la scuola si vogliono far passare le nuove ideologie, il “pensiero unico mondiale”, e persino appunto queste pratiche di cui Satana stesso si serve per allargare il suo potere sul mondo, ora più che mai.
 
 


7.03.2018

Cannabis … e psicosi

Che anche le cosiddette “droghe leggere”, che la cultura radical-progressista vorrebbe liberalizzare, cioè rendere di vendita libera sul mercato, non siano poi così leggere ma che invece abbiano serie conseguenze di tipo neurologico e psichico (oltre a creare dipendenze di tipo fisico e persino aprire le porte alle devastanti droghe pesanti), era già risaputo, anche negli ambienti scientifici specializzati (v. News del 20.02.2014, 29.09.2012, 14.05.2011).
Un ultimo drammatico richiamo sulla pericolosità psichica della “cannabis” è stata presentata di recente dall’autorevole rivista scientifica americana Jama Psychiatry, che ha individuato come uno degli effetti collaterali più devastanti della cannabis sia la “psicosi” (gravissimo disturbo psichico, caratterizzato da allucinazioni, episodi maniacali, gravi disturbi cognitivi). È peraltro significativo che un aumento dei fenomeni psicotici tra i giovani che ne fanno uso si riscontri proprio in quei Paesi dove la “cannabis” è legalizzata; persino laddove tale uso è consentito per cosiddetti “motivi medici” (ciò dimostra tra l’altro come anche questa scorciatoia medica di fatto serva ad ampliare il mercato di queste droghe).
Tali danni si riscontrano (anzi, possono manifestarsi) anche a lunga distanza di tempo.
Nell’agosto 2017, anche l’American Journal of Public Health, pubblicazione mensile dell’American Public Health Association, ha pubblicato in merito un lavoro di Benedict Fischer con le medesime conclusioni, dopo aver preso in esame la sterminata letteratura sul tema dai database di Medline, Embase, PsycInfo e Cochrane Library.
Tale indagine sottolinea pure come, anche laddove i soggetti (specie giovanissimi) facevano uso di cannabis insieme al fumo di normali sigarette, l’insorgenza di tali disturbi sia clinicamente dovuta solo alla cannabis. Non si tratta quindi, come talora si sente dire, di qualcosa di analogo al fumo delle sigarette o all’uso di alcolici, che pure sono ovviamente dannosi per la salute, specie se in dosi elevate.
Lo studio evidenzia inoltre che i rischi e i danni sono tanto più gravi quanto più giovane è l’età in cui si comincia a fumare marijuana. Cioè, tanto più precoce è l’utilizzo tanto più gravi sono le conseguenze per la salute: perché la cannabis colpisce lo sviluppo cerebrale.
Inoltre si indica come in genere oggi i giovani desiderino un tipo di cannabis che consenta effetti (sballo) ancora e sempre più forti. Per questo la più diffusa ha una maggiore percentuale di Thc, il principale principio attivo contenuto nella cannabis; ma ciò aumenta ulteriormente i rischi e i danni di chi ne fa uso. Infine sottolinea come i “cannabinoidi sintetici” siano ancora più pericolosi; così come la cannabis inalata per combustione (l’inalazione profonda, trattenendo il respiro, aumenta l’assorbimento delle sostanze psicoattive e l’ingresso di materiale tossico nel sistema polmonare) provoca spesso gravi problemi respiratori.
Oltre ai disturbi psichici (nonché a quelli psicologici e spirituali, come fuga alienante dagli impegni della vita e apatia spirituale), si riscontra anche il serio pericolo dovuto all’abbassamento di concentrazione e di risposta agli stimoli, per cui comporta ad esempio un alto rischio di incidente stradale (statisticamente provato) per chi guida sotto gli effetti della cannabis.
Nonostante ciò, tale indagine riscontra pure che solo negli USA, 1 giovane su 3 e 1 adulto su 8 fuma cannabis!
Tali studio scientifico termina con delle specifiche raccomandazioni (un “decalogo”), che considera anche casi particolari che determinano rischi e pericolosità accentuati (come la giovane età, la predisposizione a problemi psicotici o giovani che hanno familiari di primo grado con disturbi di questo tipo, le donne in gravidanza, ecc.). Ma è significativo che al di sopra e prima di ogni raccomandazione, tale “decalogo” affermi in modo per sé ovvio che il modo più efficace per evitare tutti questi rischi è: astenersi dalla “cannabis”!
 


 
2.03.2018

Protezione civile …“animale”

Dietro lo stillicidio culturale e massmediatico, che dopo aver ridotto l’uomo ad un semplice animale evoluto (persino casualmente) ora cerca quotidianamente di convincerci che gli animali sono buoni invece l’uomo è “il cancro del pianeta” (motto programmatico del WWF), si cela un pericolosissimo paganesimo di stampo panteistico (la Natura è Dio) e persino animista (il mondo è dotato di spirito o spiriti, infatti sarebbe sapiente esso stesso), quindi in chiara opposizione al cristianesimo, e dietro un ecologismo ed  animalismo esasperati si cela il desiderio stesso della distruzione dell’umano.
Circa l’attuale superesaltazione del “cane”, abbiamo fatto alcune sottolineature nelle News del 17.01.2018 (v. sotto). Aggiungiamo qualche notizia.
In città appaiono grandi manifesti pubblicitari di una sorta di “pompe funebri per i cani”, con tanto di “cremazione” del povero estinto, così da poterne tenere le ceneri a casa e in questo modo “sentirlo sempre con te” (come recita la pubblicità)!
Del resto, dietro l’attuale diffusione della pratica della cremazione - fino a poco tempo fa proibita dalla Chiesa (in quanto tale pratica, di origine atea o massonica, era fatta proprio “in odio alla fede”, cioè in diniego alla fede nella risurrezione della carne, cioè alla risurrezione finale di tutti gli esseri umani nel giorno del Giudizio universale, proprio della fede cristiana) e oggi permessa
(a meno che non sia fatta  con tale intenzione contro la fede e comunque con l’obbligo della sepoltura delle cenerei al cimitero o in luoghi sacri - v. apposita Istruzione della Congregazione della dottrina della fede, del 15.08.2016, non a caso emessa nella solennità dell’Assunzione di Maria SS.ma in cielo col suo vero corpo) - c’è ancora una riduzione dell’uomo a materia (materialismo) e la negazione della risurrezione finale e della vita eterna.
Anche in questo nuova pratica funeraria animale si manifesta, dopo l’abbassamento dell’uomo a semplice animale, l’innalzamento degli animali al livello umano; insomma gli uni e gli altri “pari sono”. Del resto tanta pietosa retorica, anche nel mondo pubblico e massmediatico, in occasione dei funerali, dove negli elogi funebri fatti da chiunque (proibiti al sacerdote nell’omelia alle esequie cristiane, perché l’omelia del rito deve invece parlare dei contenuti della fede e non banalmente delle presunte e scontate virtù del morto, ma purtroppo da poco permesse a chiunque, sia pur a determinate condizioni, dopo la S. Messa) si parla non solo ovviamente bene del morto, ma si parla al morto, gli si dice che sarà sempre con noi, e si dice apertamente che, se per caso ci fosse un paradiso (quando ovviamente non si sa neppure di cosa si stia parlando) egli certamente c’è, qualsiasi cosa abbia creduto o fatto nella vita. Ovviamente questa è pura immaginazione pagana e non fede cristiana.
Ebbene, ora un’analoga “pietà” si può riservare anche al cane defunto, cremazione compresa, ovviamente con tanto di macroscopici lucri da parte degli addetti.
 
Ancora. Già nel 2010 una riforma del Codice della strada (art. 31 legge 29/Luglio/2010 n. 120, modifica dell’articolo 189 del decreto legislativo n. 285 del 1992) veniva praticamente quasi ad equiparare, anche a livello penale, l’investimento di un essere umano e quello di un cane o di un gatto. Del resto ci fu anche il caso di un povero giovane tassista italiano che nell’ottobre 2010 fu percosso a morte perché investì involontariamente un cane! Quando dovrebbe essere ovvio che il cane “non sa quello che fa” e quindi non si preoccupa certo di attraversare la strada in modo intelligente, prudente e conoscendo gli obblighi e i divieti del pedone sanciti dal Codice della strada.
 
Infine. Dal 6.02.2018, facendo seguito all’enorme pressione delle associazioni animaliste, nel nostro Paese la Protezione Civile ha tra i suoi doveri anche quello di soccorrere e assistere gli animali (Decreto Legislativo n. 224, pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il titolo “Codice della protezione civile”). Così recita l’art. 1 del Decreto Legislativo, adeguatamente adattato: “Il Servizio nazionale della Protezione Civile, definito di pubblica utilità, è il sistema che esercita la funzione di protezione civile costituita dall’insieme delle competenze e delle attività volte a tutelare la vita, l’integrità fisica, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo”. Un ulteriore esempio di forzato e falso livellamento ontologico tra uomo e animali.
 
Ma non è lo stesso Stato che invece considera un diritto, finanziato pubblicamente (cioè attuato con i soldi di tutti), l’uccisione di un essere umano nel grembo della propria madre?
Magari anche inconsapevolmente, ma anche questo può essere un ulteriore segno di animismo, naturalismo e panteismo, per la nuova religione della “dea Gaia”, in opposizione alla (divina) Rivelazione cristiana e alla immensa dignità che il cristianesimo aveva donato all’uomo e alla civiltà.

[Circa la superiorità ontologica dell’uomo sugli animali, per la presenza nell’uomo dell’anima spirituale, che trasforma il suo stesso corpo, e che impedisce di ridurre il suo “io” (la sua anima, che lo caratterizza come uomo) non solo a prodotto di evoluzione (non è solo un animale evoluto) ma persino di generazione (il suo “io”, non deriva dai genitori ma è creato da Dio), cosa attestata non solo dalla Rivelazione divina e conseguentemente dalla teologia, ma addirittura analizzabile razionalmente anche a livello filosofico e per certi versi persino a livello scientifico, se non altro per giustificare l’alterità dell’uomo sugli animali anche a livello del suo stesso corpo), si veda nel Dossier “Darwin e l’evoluzionismo”, si veda la parte 4 – leggi
Nella sua luciferina lucidità profetica, lo aveva ben previsto lo stesso Nietzsche:
“Non è forse, da Copernico in poi, in un inarrestabile progresso l’autodiminuirsi dell’uomo, la sua volontà di farsi piccolo? La fede, ahimè, nella sua dignità, unicità, insostituibilità nella scala gerarchica degli esseri è scomparsa - è divenuto animale, animale, senza metafora, detrazione o riserva, lui che nella sua fede di una volta era quasi Dio (figlio d’Iddio, Uomo-Dio) [...] Da Copernico in poi, si direbbe che l’uomo sia su un piano inclinato - ormai va rotolando, sempre più rapidamente, lontano dal punto centrale - dove? nel nulla? nel trivellante sentimento del proprio nulla [...] Ogni scienza si propone oggi di dissuadere l’uomo dal rispetto sinora avuto per se stesso, come se questo altro non fosse stato che una stravagante presunzione [...] autodisprezzo per l’uomo [...] la vittoria di Kant sulla teologia dogmatica concettuale (Dio, anima, libertà, immortalità) [...] Similmente chi potrebbe ormai biasimare gli agnostici se costoro, in quanto veneratori dell’ignoto e del misterioso in sé, adorano ora come Dio lo stesso punto interrogativo?” (F. Nietzsche, Genealogia della morale).
 
 

 
27.02.2018

“Fine” di una Legislatura

Il 4.03.2018 gli Italiani possono finalmente tornare a votare per il rinnovo del Parlamento. Si spera così di poter avere una Camera dei Deputati e un Senato della Repubblica capaci di legiferare per l’autentico bene della Nazione e di essere immediatamente in grado di generare un Governo che, oltre ad essere finalmente voluto dalla maggioranza (almeno relativa) degli Italiani, sia soprattutto capace di lavorare pensando davvero all’autentico “bene comune” (perché questo è il significato della politica) e non a logiche di puro interesse partitico o persino succube di ideologie e interessi stranieri o di oligarchiche regie occulte di potere economico e culturale.
 
L’ultimo governo che ha goduto di un reale mandato popolare è stato infatti il (4°) Governo Berlusconi (8.05.2008 - 16.11.2011). Tale governo cadde non per la sfiducia delle Camere e tanto meno per un nuovo voto degli Italiani, ma sostanzialmente per un attacco dell’Unione Europea (in primis, come sempre, Germania e Francia), che ricattò l’Italia sui conti pubblici e soprattutto con l’arma dello “Spred”. Il 12.11.2011 il Presidente del Consiglio Berlusconi fu per questo di fatto costretto a rassegnare le dimissioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affidò d’autorità l’incarico a Mario Monti, che solo 4 giorni prima aveva nominato Senatore a vita. Si trattò, così si disse, di un governo “tecnico”, senza limiti temporali o di programma: infatti si trattò di un Governo il cui Presidente del Consiglio, tutti i ministri e i sottosegretari, erano cosiddetti “tecnici”, insomma di cosiddetti esperti, noti specialmente nei “salotti che contano”, ma senza alcun reale mandato popolare. Sotto la pressione della UE, furono chiesti agli Italiani, anche ai più poveri (v. pensionati), enormi sacrifici (così da far sciogliere pubblicamente in lacrime lo stesso Ministro del Lavoro e politiche sociali Elsa Fornero nell’atto stesso di annunciarli). Ma se all’inizio del governo Monti (16.11.2011) il debito pubblico era al 119%, alla fine del suo mandato (27.04.2013) era al 126,5%  (e oggi è al 132%), il tasso di crescita della ricchezza passò da + 0,4% a - 0,4%; e anche la disoccupazione passò dall’8% al 11,4% (quella giovanile addirittura dal 29% al 38%).
 
Poi nel 2013 (24-25 febbraio) ci sono state le (ultime) votazioni politiche. Questi i risultati:
Camera dei Deputati. Il Partito Democratico/Centro sinistra (leader: Pier Luigi Bersani) ottiene 10.049.393 voti (29,55%). Il Popolo della libertà/Centro destra (leader: Silvio Berlusconi) ottiene 9.923.600 voti (29,18%). Il Movimento 5 Stelle (leader: Beppe Grillo) ottiene 8.691.406 voti (25,56%). Il PD vince dunque le elezioni per soli 125.793 voti! Ma in base alle vigente legge elettorale (legge Calderoli, peraltro definita incostituzionale dalla Consulta e tanto criticata dal PD fin quando pensava che avesse potuto premiare Berlusconi), che premia in modo spropositato la coalizione che ottiene il maggior numero di voti (fossero appunto anche pochissimi, come avvenne appunto in queste votazioni), il PD/Centro sinistra, pur avendo avuto solo lo 0,37% dei voti in più rispetto al Centro destra, ottiene in Parlamento 344 seggi, mentre al Centro-destra sono andati solo 124 seggi!
Senato della Repubblica. PD/Centro sinistra: 9.686.471 voti (31,63%). Popolo della libertà/Centro destra: 9.405.894 voti (30,72%). Movimento 5Stelle: ottiene 7.285.850 voti (23,79%). Anche al Senato il Centro sinistra vince quindi per soli 280.577 voti!
 
Intanto prosegue la “caccia all’uomo”, cioè l’attacco giudiziario contro il cav. Silvio Berlusconi. Da quando infatti nel 1994 il noto imprenditore milanese, prima invece paradossalmente lodato ai tempi di “tangentopoli” (1992), entra improvvisamente in politica, fondando un Partito e vincendo subito le elezioni politiche - rompendo per così dire “le uova nel paniere” all’allora Partito Comunista (e nomi derivati), che, dopo la liquidazione giudiziaria della Democrazia Cristiana (allora Partito con la maggioranza relativa dei voti degli italiani) e dopo che il crollo del comunismo in Russia e nei Paesi satelliti non faceva più temere nulla neppure agli USA, pensava di assumere anche il potere politico sull’Italia – si è infatti scatenata contro il leader del Centro-destra un’ininterrotta bufera giudiziaria e una campagna mediatica a senso unico e senza precedenti.
Così il 27.11.2013 Silvio Berlusconi, in virtù della legge Severino, attuata in modo retroattivo (e quindi contraria ad un principio elementare del diritto, secondo cui nessuno può essere punito a motivo di una legge entrata in vigore dopo il fatto commesso), viene destituito da Senatore della Repubblica; e per presentarsi di nuovo come possibile Capo di governo si deve ancora attendere il pronunciamento in merito della Corte di Strasburgo.
 
Dopo le elezioni politiche del 2013 il Parlamento, formato secondo quell’incredibile distribuzione di seggi sopra descritta, propone un Governo a guida PD (governo Enrico Letta: 28.04.2013 - 21.02.2014)
Anche il governo Letta può essere interpretato come un esecutivo voluto d’autorità dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Infatti Il Presidente della Repubblica, a fine mandato, di fronte ad un Parlamento che non riusciva neppure a formulare un candidato alla Presidenza della Repubblica che raccogliesse i voti necessari, il 22.04.2013 condizionò la sua rielezione al Quirinale alla nascita di un esecutivo “di larghe intese che promuovesse le riforme elettorale e istituzionale”, indicando in Enrico Letta il premier da lui voluto (infatti il nuovo Presidente del Consiglio Enrico Letta, nel discorso di fiducia alle Camere, disse che lo scopo del suo governo era di far approvare le riforme in 18 mesi. Un “teatrino” che si è ripetuto anche nei successivi governi, compreso quello attuale Gentiloni).
Anche il governo di sinistra Enrico Letta crolla dopo neppure un anno di vita, secondo un avvicendamento di potere all’interno dello stesso PD, che ha visto in poco tempo ascendere alle vette (come Segretario del PD e Presidente del Consiglio) Matteo Renzi. Che si trattasse di un blitz di potere all’interno dello stesso PD emerse chiaramente, se si vuole, anche al momento dello scambio di consegne tra Matteo Renzi ed Enrico Letta il 22.02.2014 (la scena della gelida consegna della simbolica campanella, senza neppure guardarsi).
 
Però anche Matteo Renzi, che sembrava avere il vento in poppa per navigare indisturbato nei mari del potere - anche quello delle nuove ideologie e delle occulte regie mondiali, fondamentalmente ostili alla famiglia, alla vita, in pratica all’uomo e ai fondamenti stessi della morale anche solo “naturale”, un delirio “libertario” da ultima spiaggia dell’Illuminismo, distruttivo dell’uomo e della società, che nega persino l’evidenza biologica e che vuole affermare ad ogni costo presunti “diritti” che poi in fondo altro non sono che capricci se non addirittura pulsioni di una percentuale di popolazione che si conta al massimo sulle dita di una mano * – ebbene anche il suo governo, tanto tracotante e talora persino violento (basti pensare alle procedure parlamentari adottate, senza la dovuta discussione e riservatezza di coscienza, proprio per far passare leggi ad altissimo spessore etico!), va invece ad insabbiarsi e, secondo le sue stesse promesse (poi tragicamente smentite nei mesi successivi) si costringe alle dimissioni, il 12.12.2016, avendo messo tutto se stesso e avendo perso un Referendum sulle riforme costituzionali da lui volute (4.12.2016; il 59,1% dei votanti votò contro).
*: si veda in proposito la legge 76/2016 sulle “Unioni Civili” (alias matrimoni omosessuali). Si disse, come sempre, che era una legge di “civiltà”, che tutti gli italiani aspettavano da anni, per garantire presunti diritti da secoli violati e per stare al passo con un’Europa sempre più avanti di noi e che “ce lo chiedeva”. A fine 2016, considerando anche tutti coloro che dovevano essere in arretrato in attesa di questa legge, le richieste di unioni civili in tutta Italia furono però solo 942!
Si ricordi inoltre che tale governo ignorò totalmente i milioni di italiani scesi in piazza contro queste proposte di legge e per difendere e chiedere che sia promossa la vera famiglia (quella che riguarda tra l’altro l’assoluta maggioranza degli italiani e che viene invece da decenni discriminata), radunati ad esempio a Roma nei “Family Day”, già quello del 12.05.2007 (allora contro la proposta di legge sulle unioni civili detta “DICO”) e specialmente del 20.06.2015 e del 30.01.2016.
Tra l’altro, i principali promotori degli ultimi Family Day, proprio lo scorso 27.01.2018 hanno organizzato a Roma un Convegno intitolato “Oltre l’inverno demografico”, quindi su un problema enorme e mai discusso dalla politica (v. ad esempio qui sotto News del 12.01.2018), anche se porterà ben presto l’Italia all’implosione e al suicidio demografico. L’invito era stato esteso anche ai politici di ogni schieramento. Sono intervenuti, tra gli altri, il cardinale Elio Sgreccia, il demografo Giancarlo Blangiardo, il presidente del Comitato Difendiamo in nostri figli Massimo Gandolfini, il reggente nazionale di Alleanza cattolica Marco Invernizzi. Hanno aderito all’invito Forza Italia, col Vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, Fratelli d’Italia, con la Presidente Giorgia Meloni, Energie per l’Italia, col Segretario Nazionale Stefano Parisi, Noi per l’Italia, con Eugenia Roccella, e la Lega, col Segretario Federale Matteo Salvini. Anche il segretario del Pd Matteo Renzi e il candidato del M5stelle Luigi Di Maio erano stati invitati a partecipare, ma Renzi ha declinato l’invito e Di Maio non ha neppure risposto.
 
Dopo la ‘farsa’ delle dimissioni di Renzi (uscito dalla porta e, contro la sua stessa parola, rientrato dalla finestra) e la fine del suo Governo (12.12.2016), il nuovo Capo dello Stato (Sergio Mattarella) ne fa praticamente una fotocopia, ancora una volta col pretesto e l’urgenza di fare una nuova ‘legge elettorale’ e poi passare la parola agli Italiani. Si tratta del Governo (ancora di sinistra) Paolo Gentiloni, che ha giurato il 12.12.2016 ma che è invece andato avanti fino ad ora.
Intanto però anche questo governo, ancora una volta fondamentalmente senza mandato popolare e di nuovo annunciato come provvisorio al fine di produrre una nuova legge elettorale, proprio nelle ultime settimane del suo mandato (22.12.2017) è riuscito a legiferare, ancora una volta senza un quanto mai doveroso iter parlamentare e libero voto di coscienza, l’ennesima legge di altissimo spessore etico, anti-umana e anti-cristiana, che va a toccare nientemeno che la richiesta di “suicidio” medicalmente assistito e provocato, cui nessun medico potrebbe tra l’altro opporsi di attuare (visto che in questo caso non è neppure prevista l’obiezione di coscienza), che come al solito si ammanta di belle parole (‘dolce morte’) e soprattutto quella della “libertà” e di un nuovo presunto “diritto” inalienabile: si tratta della legge sulle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), alias psuedo-eutanasia, che volutamente e mentendo confonde l’accanimento terapeutico (che solo in certi casi è moralmente lecito sospendere) con la cessazione non solo di cure ancora dovute (ma la volontà di suicidio da doversi attuare si estende praticamente a tutto, anche alle depressioni o semplicemente a chi non ha più voglia di vivere), ma persino della ventilazione e alimentazione/idratazione assistita, che non sono cure, tanto meno sproporzionate, ma aiuti alla vita e che se cessate uccidono di fatto la persona per soffocamento, fame e sete.
 
Oltre ad avere avuto in fondo 4 governi senza un reale mandato popolare, dalle ultime elezioni politiche emerge inoltre un incredibile dato sui Parlamentari vaganti! Infatti in questi 5 anni (2013-2018) ben 546 Parlamentari su 945 eletti hanno cambiato gruppo (compreso il presidente del Senato Pietro Grasso, ora addirittura a capo di un altro partito), passando addirittura da uno schieramento politico a quello avversario; ma sono rimasti al Parlamento, senza neppure il pudore di dimettersi, in virtù dei voti ricevuti perché presentatisi in un determinato schieramento, e quindi in base ad un determinato programma, e invece passati a quello opposto!
 
A proposito di leggi dal fortissimo spessore etico
In questi 5 anni, oltre alla legge sulle “unioni civili” (alias “matrimoni omosessuali”) e quella sul “fine vita” (alias “eutanasia”), si è cercato di far passare anche altre leggi di fortissima rilevanza etica, cioè con una carica esplosiva dei fondamenti stessi dell’umano, della società e persino della democrazia. Sono attualmente in letargo in Parlamento, pronte ad essere tradotte in leggi se vincesse la coalizione di sinistra (in questo caso con l’appoggio dei 5Stelle), le seguente proposte di legge.
Nel 2013 ci fu infatti il tentativo di far passare la legge sull’omofobia (ddl Scalfarotto), che, come sempre sotto le belle parole ingannatrici e menzognere (che sono talmente belle da non poter non trovare d’accordo chiunque abbia almeno un po’ di buonsenso) - quali “non discriminazione”, “libertà per tutti”, persino “libertà di amare” – nascondono e impongono di fatto l’attuarsi di una vera e propria “dittatura del relativismo”, dove cioè diventa persino vietato per legge dissentire, dare un giudizio morale che non sia appunto il relativismo del “tutto va bene se la persona lo vuole”, istituendo persino un “reato di opinione” (è perseguibile penalmente chi dissente - il che è una caratteristica di tutte le “dittature”). In questo senso, al di là del doveroso ovvio rispetto per tutte le persone, diventerebbe “reato” anche solo parlare ad esempio di alcuni contenuti della morale cristiana, persino la lettura della Parola di Dio (basti pensare, ad esempio, il cap. 1 della Lettera di S. Paolo ai Romani leggi), ma anche solo affermare che la famiglia “naturale” (ed è già drammatico dover fare questa specificazione) è quella fondata solo sul rapporto stabile di un uomo e una donna. Anzi, pur ancora senza questa legge, si possono passare già dei seri “guai” giudiziari se ci si ostina a dire queste evidenze (che sarebbero solo stereotipi!), per non parlare della gogna mediatica e persino economica a cui si può andare incontro se ci si dissocia da questa deriva antropologica ed etica (v. caso Barilla – cfr.. in News del 15.09.
2016 e del 2.09.2015). 
Intanto, per preparare in modo occulto il terreno alla dittatura “gender”, è già passata la “Strategia Nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, varata dal Dipartimento Pari opportunità, sotto la guida del ministro Elsa Fornero.
E perché questa nuova ideologia del “pensiero unico mondiale” passi nelle scuole, fin dalle più tenere età e scavalcando persino in modo “incostituzionale” la famiglia, c’è già in agenda il cosiddetto “Testo unico sul gender nelle scuole”, formulato dell’attuale Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.
Ancora in cantiere, ma pronti ad essere immediatamente varati in caso di vittoria della sinistra, c’è la legge per passare dal già assurdo “divorzio-breve” (a 6 mesi dalla richiesta – legge 8.06.2014, cfr. News del 8.06.
2014) addirittura al “divorzio-lampo”, cioè istantaneo (basta chiederlo per ottenerlo immediatamente, fosse anche la sera stessa del matrimonio).
Non entriamo poi qua nell’incredibile politica di questi ultimi anni sul problema dell’immigrazione, che ha permesso di fatto un’incontrollata invasione dalle conseguenze fortemente destabilizzanti della stessa struttura sociale e sempre più drammatiche (v. News del 2.12.
2017), in cui l’Italia, che sino ad oggi ha navigato senza alcuna seria prospettiva (anche per gli immigrati stessi), è stata di fatto lasciata completamente sola dalla UE, anche da quelle potenze che in certi casi (basti pensare a quanto fatto con la distruzione della Libia) sono state persino una delle cause non marginali di tale incontrollato fenomeno migratorio dalle enormi proporzioni. Nel cantiere delle politiche di sinistra c’è pero solo la famosa legge sul cosiddetto ius soli, che vorrebbe confermare dei diritti di chi c’è già (c’è sotto persino qualche interesse elettorale?) ma di fatto incrementare, o comunque non regolamentare, la pretesa di chiunque vuol venire.
Si potrebbe poi parlare, per restare anche solo alle ultime decisioni del Governo Gentiloni, di una discutibile estensione della nostra presenza militare nel mondo, anche laddove ci sono situazioni incandescenti (v. ultimo il Niger), che nel pericolosissimo attuale frangente mondiale, potrebbero scatenare persino incontrollabili reazioni di tipo persino terroristico.
 
Infine qualche dato “tragico” sull’economia e sul tenore di vita degli italiani, oggi.
In soli 5 anni, dalla ultime elezioni politiche ad oggi, in Italia i “poveri assoluti” (cioè che non sanno come vivere) sono passati da 1.911.000 a 4.742.000. In totale, compreso quelli che non riescono ad arrivare a fine mese, l’Italia è salita al primo (!) posto in Europa per numero di poveri (seguono: Romania, Francia, UK, Spagna, Germania, Polonia, Grecia, Bulgaria, Ungheria): si tratta di 10.457.600 persone. Nel corso del solo 2017 è cresciuto del 4% persino il numero di coloro che per ragioni economiche non possono acquistare i “farmaci” di cui avrebbero bisogno (9,7% della popolazione). Il 25,8% delle famiglie sono cadute sotto il livello di povertà. La disoccupazione giovanile è oggi al 35%.
Se guardiamo ad archi di tempi più lunghi, dai tempi dell’instaurazione della cosiddetta “Seconda Repubblica” (1994 - 2018), la crescita del PIL è stata dello 0,68% (mentre ai tempi dalla famigerata “Prima Repubblica”, pur uscendo da una guerra che vedeva l’Italia ridotta ad un cumulo di macerie, il PIL cresceva del 4,36%, più della Germania e della Francia, rendendo l’Italia la “settima” potenza industriale del mondo).
Dall’entrata in vigore dell’euro (secondo gli impossibili parametri decisi - da chi? - a Maastricht e al terribile cambio lira/€ 1936,27, dimezzando in una notte - dal 31.12.2001 al 1°.01.2002 - il potere d’acquisto di quanto possedevano gli italiani, specie i più poveri, essendo la maggior parte dei prodotti passati da lire 1000 a € 1, togliendo semplicemente 3 zeri, ma cioè raddoppiando il prezzo) la crescita economica italiana è stata praticamente “nulla”, la produzione industriale è scesa addirittura di 20 punti e il reddito pro-capite è sceso del 23% (nel 1996 il reddito pro-capite degli italiani era pari a pro-capite € 26.509, mentre quello della Germania era pari a € 25.107; nel 2016 il PIL pro-capite italiano è stato invece di € 25.858 e quello della Germania di € 34.484).
Inoltre in questi ultimi anni abbiamo visto migliaia di piccole aziende italiane chiudere i battenti e le grandi aziende o trasferirsi (a cominciare, senza alcuna reazione pubblica o politica, dal caso FIAT, la più potente industria italiana) o essere messe in vendita, se non in svendita. Oltre ad una sterminata lista di imprese strategiche passate ad esempio sotto controllo francese o tedesco (ecco la morale della favola del tanto reiterato “ce lo chiede l’Europa”!), oppure in mano agli Emirati Arabi (nascondendoci tra l’altro che sono proprio loro i finanziatori dello Stato Islamico e del terrorismo internazionale!). Dopo il penoso caso Alitalia, proprio in questi giorni abbiamo visto, per rimanere nel campo del trasporto aereo, il caso di Meridiana, rilevata al 49% dal Qatar (che la chiamerà con un po’ di sarcasmo Air Italy, anche se forse vedremo le hostess col velo). Se poi parliamo persino del trasporto ferroviario, è proprio degli ultimi giorni il passaggio agli USA persino del concorrente di Trenitalia, cioè di Italo.
 
Dobbiamo proprio ricostruire l’Italia, cominciando certo dalle coscienze (quando l’uomo si crede padrone di se stesso e nega la legge di Dio, persino la legge naturale, prima o poi non crea il paradiso sulla terra, che tutti promettono, ma l’inferno! oltre ad andare verso l’inferno eterno), ma anche traducendo l’autentico bene dell’uomo e della società in leggi giuste, moralmente buone. E questo è appunto il compito della politica; e dei politici che si devono votare, perché facciano questo (al di là di simpatie, interessi particolari, luoghi comuni e propagande elettorali spesso vuote di veri contenuti e reali capacità di pensare e attuare il vero bene dell’uomo e della società, cioè di un futuro migliore). Con la saggezza di riconoscere invece chi lavora in direzione opposta.
 


 
11.02.2018

L’Islam e la persecuzione anticristiana

Nella sua annuale World Watch List, che classifica le nazioni dove il cristianesimo è maggiormente perseguitato, l’associazione Open Doors, che opera a livello planetario (anche con aiuti materiali a tali cristiani perseguitati, quando possibile), ha potuto rilevare, tra l’altro, quanto segue.
Da 16 anni la nazione che pone in atto la più grande persecuzione anticristiana è ancora la Corea del Nord (comunista). Seguono Afghanistan, Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia (salita dal 11° al 7° posto), Iraq, Yemen, Iran, India (salita dal 15° all’11° posto); al 12° posto abbiamo l’Arabia Saudita (pur grande alleata degli USA) e al 15° posto la Siria (nel 2016 era al 6° posto).
Nel corso del 2017 ben 215 milioni (!) di cristiani hanno subito una persecuzione considerata violenta, tra cui 3.066 uccisioni, 1.257 rapimenti, 1.020 stupri, e con 793 chiese cristiane distrutte.
Si osserva che tuttora, tra i primi 10 peggiori Stati dove infuria la persecuzione anticristiana, ben 8 sono Stati islamici; altri 26 Paesi islamici compaiono poi nella lista. La persecuzione islamica contro il cristianesimo si sta tra l’altro estendendo in Asia (Filippine, Banlgadesh, Indonesia) e in Africa (Egitto, Nigeria, Somalia).
In altri termini, su 50 Paesi dove infuria la persecuzione anticristiana, ben 34 sono islamici.
Inoltre anche in altri tre stati - la Nigeria (dove il 50% della popolazione è musulmana), la Repubblica Centrafricana (dove i musulmani sono circa il 15% della popolazione) e il Kenya (dove i musulmani sono solo l’11% della popolazione) - i cristiani sono minacciati da gruppi armati islamici.
L’Islam si conferma quindi la principale causa di persecuzione per i cristiani nel mondo.
 

Immigrazione e Islam: dati della Germania

Anche la Germania, nonostante i grandi limiti posti all’immigrazione (a spese anche dell’Italia, che invece pare non avere limiti), deve fare i conti col rapporto tra immigrazione e criminalità, come pure tra Islam e violenza.
Secondo dati statistici rilevati dal governo tedesco (in Bassa Sassonia), in soli due anni la criminalità è cresciuta del 10,4%; ma il 92% di questi reati è stato commesso da un immigrato.
Certamente l’alto tasso di criminalità tra gli immigrati può essere causato dalla precarietà e dall’assenza di lavoro, per cui possono essere facile reclutamento della criminalità organizzata. Ma che non si tratti solo di questo è indicato anche dall’impressionante dato secondo cui circa 1/3 (29,9%) degli studenti - non si tratta quindi di poveri senza lavoro! - di fede musulmana si dichiara apertamente pronto a “combattere per l’Islam”, l’8% è favorevole alla creazione di uno stato islamico mediante la guerra e addirittura il 3,8% si dice persino “convinto che per raggiungere i loro obiettivi i musulmani possano muovere anche attacchi terroristici”. Ancora: il 36,6% degli intervistati ha dichiarato che ovviamente le altre fedi sono inferiori a quella islamica; ma il 27,4% ritiene pure che la sharia (legge islamica) sia di gran lunga migliore della legge tedesca. Infine un 18,6% dichiara che per loro “l’emergenza è combattere gli infedeli e diffondere l’Islam in tutto il mondo”. L’integrazione degli islamici, come si vede, rimane assai spesso un’ideologica illusione del relativismo occidentale.
 


 
3.02.2018

Verso un’Europa di … “soli”

Secondo una recente inchiesta condotta in Europa, il 6% della popolazione dichiara che “in caso di bisogno non avrebbe alcuna persona cui chiedere aiuto: non un parente, non un amico, non un conoscente … nessuno!”
Il Primo Ministro britannico, Theresa May, ha persino deciso di istituire un “Ministero della Solitudine”, con l’obiettivo di creare una strategia intergovernativa volta ad aiutare i 9 milioni di cittadini del Regno Unito che si sento soli e, soprattutto, i 200.000 anziani che hanno dichiarato di non parlare con parenti e amici da più di un anno.
L’Italia si trova in una situazione ancora più grave, che diverrà insostenibile in futuro, a motivo del suicidio demografico (anche nel 2017 c’è stato un nuovo record di denatalità) e quindi del progressivo invecchiamento della popolazione.
Secondo gli ultimi dati ISTAT nel nostro Paese quasi una “famiglia” su tre è composta da una sola persona (31,6%), mentre solo vent’anni fa il dato si attestava al 20,5%. Inoltre risulta che il 50% delle donne italiane in età fertile non ha nemmeno un figlio, molto spesso per scelta.
Dietro questi dati c’è quindi anche una questione antropologica, etica, ideologica.
Nell’attuale delirio di “autodeterminazione” e del “godersi la vita” (si fa per dire), anche un figlio è può essere inteso come un inutile “peso”; e “stare da soli” in fondo permette di essere più “liberi”.
Il numero dei “single” aumenta vertiginosamente; tra l’altro risulta spesso più vantaggioso sia  economicamente che fiscalmente; ma può anche lasciare sul lastrico (come accade ad esempio a tanti uomini separati/divorziati). Comunque si comincia a parlare di “singletudine”, come di un fenomeno sociale incredibilmente in crescita.
Beh! In Italia abbiamo visto di recente pure il caso - peraltro lodato sui giornali e in televisione come segno di “emancipazione” - di una giovane che ha solennemente festeggiato il “matrimonio con se stessa”!
 

 
 
22.01.2018

Nuovi episodi di “dittatura del relativismo”: in Canada

Dietro l’aria quanto mai giovanile e rassicurante del Premier canadese Justin Trudeau si nasconde invece un determinato combattente a favore delle nuove ideologie occidentali (Lgbt, ecc.), contro chi vuole promuovere la famiglia e la vita.
Infatti proprio in questi giorni il governo canadese ha praticamente obbligato le organizzazioni no-profit a dichiarasi favorevoli all’aborto e ai diritti dei transessuali; pena il perdere i sussidi statali e gli sgravi fiscali previsti per le assunzioni.
Come vuole il “pensiero unico” che vorrebbe dominare il mondo, questa “dittatura del relativismo” si nasconde dietro parole accattivanti e menzognere, come l’estensione indebita del termine “diritto” ad ogni pretesa, desiderio, se non addirittura capriccio, del singolo (un individualismo liberista esasperato). Anche questa decisione del governo canadese si ammanta dell’inquietante categoria dei “diritti riproduttivi”; così il primo ministro Trudeau: “Il Governo riconosce che i diritti delle donne sono diritti umani, i diritti sessuali e riproduttivi, e il diritto ad accedere ad aborti sicuri e legali”. Per poter ottenere sussidi statali, tali organizzazioni dovranno infatti riconoscere i “diritti riproduttivi e il diritto a non essere discriminati sulla base del sesso, della religione, della razza, dell’origine nazionale o etnica, del colore, della disabilità mentale o fisica, orientamento sessuale o dell’identità o espressione di genere”.
Le organizzazioni pro-life e pro-family, assai attive nel welfare canadese, sono insorte di fronte a questa ingerenza dello Stato dal sapore totalitario. Questi nuovi presunti “diritti” calpestano invece i veri fondamentali diritti dell’uomo, quali quelli della coscienza. Così hanno infatti ufficialmente risposto: “La costrizione delle persone ad adottare certe convinzioni per ottenere benefici rappresenta una violazione dei loro diritti di coscienza, diritti religiosi, diritti di espressione e diritto all’uguaglianza ai sensi della Carta costituzionale”.
 


 
19.01.2018

Il Presidente USA alla “Marcia per la Vita”

Come ogni anno, in occasione dell’anniversario della promulgazione della legge che ha legalizzato l’aborto negli USA (1973), si tiene nella capitale Washington un’imponente “Marcia per la Vita”, che vede la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, costituendo così la più grande marcia americana per i diritti civili.
Già nel 2017, a pochi giorni dalla sua elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump manifestò pubblicamente il suo sostegno a tale iniziativa e agli ideali che rappresenta, inviando a parteciparvi addirittura il Vicepresidente Mike Pence.
Quest’anno ha voluto rendersi ancor più presente, mediante un “video” con un suo messaggio di incoraggiamento e di partecipazione. È la prima volta, in 45 anni, che un Presidente USA compie questo passo (un passo che nella “laicissima” UE risuonerebbe scandaloso, anacronistico, incomprensibile, perfino clericale e addirittura antidemocratico; infatti nessun Presidente o capo di governo europeo lo ha mai fatto, neppure in analoghe iniziative nel nostro Paese).
In questo video-messaggio il Presidente Trump ha detto, tra l’altro, ai partecipanti: “La Marcia per la Vita è un movimento nato dall’amore. Voi amate la vostra famiglia, amate il prossimo, amate la nazione, amate ogni bambino, nato e nascituro, perché credete che ogni vita sia sacra, ogni bambino è un prezioso dono di Dio. Noi sappiamo che la vita è il miracolo più grande. Lo vediamo negli occhi di ogni nuova madre che culla il suo meraviglioso, innocente, glorioso neonato nelle sue braccia amorose. Io voglio ringraziare ogni persona qui, oggi, e in tutto il nostro Paese che lavora col passione e con devozione infaticabile per permettere ad ogni genitore di godere di tutto l’aiuto necessario per scegliere la vita”.
Una linea assai coraggiosa, diametralmente opposta a quella del suo predecessore Obama, e che ha visto seguire fin dall’inizio atti concreti di governo, come quello di tagliare i fondi pubblici alla International Planned Parenthood Federation, che promuove l’aborto a livello internazionale, dirigendo invece tali risorse pubbliche a favore dell’assistenza mondiale alla maternità e all’infanzia.
 


 
17.01.2018

Spese da … cani

Nonostante la drammatica crisi economica - che distrugge non solo centinaia di aziende e spinge ad espatriare persino giovani laureati, ma contribuisce pure gravemente all’incredibile diminuzione delle nascite - in Italia cresce in modo esponenziale la spesa per … i cani!
Non solo per acquistarli (l’Italia ha 35 milioni di proprietari di cani), ma per mantenerli. Si tratta infatti non solo di dar loro da mangiare (basti pensare l’aumento vertiginoso non solo della quantità ma pure della qualità - fino ad una raffinatezza da far invidia a molti poveri! - dei prodotti alimentari per loro); ma aumentano notevolmente anche i costi per mantenerli e per curarli. In alcune città c’è persino il numero di emergenza, anche notturno, per contattare una clinica veterinaria; ma esistono ormai persino gli “psicologi” per cani (perché in effetti negli appartamenti possono sentirsi un po’ depressi, non essendo il loro ambiente naturale, specie se lasciati soli tutto il giorno!). Ci sono poi pure “coccolatori professionisti” e scuole per loro, con percorsi educativi “personalizzati”(!?) (in Italia ce ne sono 2000, 400 solo in Lombardia). Esistono persino “vacanze” pensate appositamente per loro. E la vendita di “dog-toys” per farli divertire cresce in modo esponenziale e con guadagni incredibili delle ditte produttrici. Ovviamente, essendo diventati anche uno status-symbol (“dimmi che cane hai e ti dirò chi sei”),  c’è chi pensa per loro anche regali tipo “cappotti di cachemire” o collarini con “cristalli di Swarovski”. Anche le assicurazioni per i cani sono poi passate in poco tempo dai € 50 ai € 150 annui per polizza. Sono poi apparse le “pompe funebri” per i cani, con tanto di “cremazione” e consegna delle ceneri da portare a casa, così (recita la pubblicità) “non ci separa più da loro anche dopo la loro morte” (il dramma è che si pensa la medesima cosa anche per la 'cremazione' dei defunti, che tra l’altro, se fatte ancora in opposizione alla fede nella risurrezione dei morti, rimane moralmente vietata per le fede cattolica).
Insomma, il mercato mondiale che ruota attorno al cane ha raggiunto i 160 miliardi di € annui!
In Italia, nonostante appunto la crisi, parliamo già € 3,5 miliardi di spesa annua per i cani (praticamente come il mercato che riguarda l’infanzia!), cioè una media di almeno circa € 100 per proprietario. Il 50% è per il loro nutrimento (in crescita annua del 4%) e l’altro 50% per gli accessori e le cure.
Non si tratta solo dell’amore per gli animali o della loro eventuale bellezza e simpatia. Si tratta di una drammatica riduzione del senso della vita dell’uomo e della perdita dell’universale e storica consapevolezza, notevolmente accresciuta dalla fede cristiana, della superiorità dell’uomo sugli animali, cioè della “gradualità ontologica” degli esseri, che va da Dio (Essere supremo, trascendente e perfettissimo), agli angeli (puri spiriti creati), all’uomo (spirito in un corpo), fino agli animali (solo corpi), ai vegetali (vita vegetativa) e alla materia (realtà fisico-chimica inanimata).
Sono diventati “gli amici a 4 zampe” (è proibito chiamarsi ancora loro “padroni”; che tristezza parlare di amicizia in questi termini, quasi che la differenza sia data dal numero delle gambe!), “animali da compagnia” (quanto deve sentirsi terribilmente “solo” l’uomo contemporaneo, se magari rifiuta la preghiera e la comunione con Dio per sentirsi poi in compagnia solo di un cane), “amori” (c’è chi dice che non si può capire l’amore se non si ha un cane!), “figli” (c’è chi dice “vieni dalla mamma”!) e la loro “dipartita” una tragedia (vorrebbero i funerali e le tombe! c’è chi è arrivato a dire che capisce il lutto di un amico che ha perso la mamma perché anche lui ha perso il cane!). Per il 90% dei proprietari, i cani fanno parte della loro “famiglia”! E il 60% ammette di portarselo anche a letto!
Come si vede, per non offendere il proprietario (amico a due zampe) si deve far festa e si devono fare le coccole al suo cane. E magari si guarda invece storto a dei genitori passeggiano con un bambino che hanno osato far nascere, anche se non è proprio sano e normale.
Forse S. Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars (patrono di tutti i parroci del mondo), non pensava di essere così profetico quando diceva: “lasciate una parrocchia senza prete (cioè: lasciate l’uomo senza Gesù) per vent’anni ... e adoreranno le bestie”!
 
 
 
12.01.2018
Crescita della popolazione nel mondo
Tra i falsi miti degli ultimi decenni ci sono anche quelli creati, come un “credo indiscutibile”, dalle nuove ideologie neo-panteiste (la Natura adorata come divinità e l’uomo considerato invece come il “cancro” del pianeta) e “malthusiane” (gli uomini devono diminuire altrimenti distruggeranno il pianeta e comunque non ci sarebbero più risorse per tutti). Persino le fortissime spinte del “pensiero unico mondiale”, indotto da ristrettissime ma potentissime oligarchie, in favore dell’aborto, del suicidio assistito, dell’eutanasia e delle unioni omosessuali (ovviamente non fertili), possono rientrare in questo tentativo maltusiano di cancellare l’uomo. Come pure la condanna di intere civiltà continentali, che con la loro crescita demografica ridurrebbero la “fetta di torta”, quella più grande, usata e perfino buttata nei rifiuti da parte dei Paesi più sviluppati, che sono una minoranza.
Oggi però ci sono anche autorevoli pensatori, statisti ed economisti, che capovolgono totalmente questo giudizio. Non solo perché, come si sapeva molto bene nella civiltà contadina (distrutta, questa sì, non solo dalla rivoluzione industriale ma da politiche ed economie miopi, che si ostinano a non riconoscere l’assoluta necessità della promozione dell’agricoltura), ogni uomo che nasce non è solo “una bocca in più da sfamare” - anche se volessimo rimanere dentro una triste mentalità materialista - ma anche “due braccia in più per lavorare”. Ci sono infatti già autorevolissimi economisti che riconoscono, allarmati, che la diminuzione della popolazione è proporzionale alla diminuzione del PIL, cioè della ricchezza prodotta. Appunto il contrario di quel che dice il pensiero dominante.
In questo senso l’Europa occidentale è condannata ad una crisi economica senza precedenti. E l’Italia - nonostante l’importazione (clandestina) di manodopera a basso costo (cioè i migranti!) - corre da anni verso il totale suicidio, non solo demografico ma economico.
Diamo ora uno sguardo all’andamento della popolazione mondiale. Seguendo infatti il trend attuale, dal 2015 al 2100 la popolazione mondiale sarà così distribuita tra i 5 Continenti (in milioni di persone): Africa (da 4.194 a 16.269), Asia (da 4.420 a 7.852), America (da 988,3 a 1.526), Europa (da 740,8 a 573,1; Italia: da 59,5 a 38,8), Oceania (da 39,5 a 108).
Cioè l’Africa sarà il continente più popolato del mondo; mentre l’Europa si sta suicidando (Italia in testa).
 

Suicidio demografico della UE

Nessuno dei 28 Paesi della UE raggiunge il cosiddetto “livello di sostituzione”, cioè necessario anche solo per mantenere la popolazione stabile, che corrisponde a 2,1 figli per donna. La Francia è a 1,96%; l’Irlanda al 1,92%, la Germania al 1,50%, l’Italia al 1,34%, la Spagna al 1,33. Questo, pur tenendo presente la presenza e le nascite dagli immigrati (per l’Italia la fecondità delle donne italiane è al 1,27%, mentre quella delle straniere è al 1,95%). La UE è dunque passata da 7,2 milioni di nascite nel 1970 ai 5,1 nel 2016; ma l’Italia è passata addirittura dalle 901.472 nascite nel 1970 alle 473.438 nel 2016.

 
Sostegno alle famiglie per i figli, in alcuni Paesi europei
Italia: € 80 mensili per un figlio per i primi 3 anni (se con reddito non superiore a € 25.000 annui)
Germania: € 184 mensili per i primi 2 figli, € 190 per il 3° figlio; e per 18 anni
Francia: sostegno iniziale di € 927,61 + € 185,54 mensili per i primi 3 anni
Austria: € 105,40 mensili per i primi 3 anni, poi € 185,54 mensili fino a 19 anni
GB: € 104 mensili per 16 anni
Spagna: deduzione dalle tasse di € 1.200 per figlio, fino a 3 anni
Svezia: € 120 mensili per il 1° figlio, € 251 per il 2°, € 419  per il 3°; tutto fino al 16° anno di vita.
 


 
5.01.2018

Impennata di divorzi in Italia

I divorzi in Italia sono in aumento vertiginoso. Si era già passati dai circa 27.000 divorzi del 1995 ai 52.355 del 2014. Ma proprio nel 2014 il Parlamento Italiano ha approvato il cosiddetto “divorzio breve”, che permette il divorzio a soli 12 mesi dalla separazione giudiziale ed a 6 mesi da quella consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli; basta addirittura presentarsi davanti ad un sindaco, senza neppure passare dal giudice; con una spesa di soli € 16. Ebbene, subito nel 2015 i divorzi sono stati in Italia 82.469, cioè con un incremento del 57%!
Un ulteriore segno della perdita della pratica dell’autentica fede cattolica - proprio nel nostro Paese, che ne è il centro mondiale (!) - e della deriva sociale, che nella distruzione della famiglia e nella macroscopica denatalità (ed “emergenza educativa” delle nuove generazioni) trova le proprie cause principali, fino ad un vero suicidio.
 
 


2.01.2018
Africa: primato mondiale di crescita del cristianesimo
LAfrica detiene attualmente il primato mondiale di crescita del numero dei cristiani! Si tratta di una crescita del 41%, superiore addirittura alla crescita della popolazione (23,8%). Solo nel 2014 ci sono stati 215 milioni di nuovi Battesimi. Nel 1900 i cristiani in Africa erano 10 milioni, nel 2012 erano già 500 milioni. I cristiani sono attualmente il 46,5% della popolazione africana (cattolici: 14,9%; protestanti: 23,2%, ortodossi: 4,3%). I musulmani sono invece il 40,5%; mentre seguono i  culti tradizionali (animisti, ecc.) l’11,9% degli africani.
 

Religioni in Asia

I cristiani nel continente asiatico sono solo l’8,7% della popolazione (cattolici: 2,9%; protestanti: 1,3%, ortodossi: 0,4%; altri: 4,1%), così distribuiti: Filippine (93,1% della popolazione), Corea del Sud (29,3%), Indonesia (8,8%), Vietnam (8%), Cina (5%), India (2,6%).
Sempre in Asia, i musulmani sono il 21,9% della popolazione, gli induisti il 21,5%, i buddisti il 9,5%, i confuciani lo 0,2%, gli scintoisti lo 0,08%. Altre religioni (taosimo, zoroastrismo, gianismo, sikhismo, yadzanesimo, ecc.) sono seguite dal 28,3% della popolazione; mentre il 10,22% dice di non appartenere ad alcuna religione.
 
 

 
 
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