Home
Un aiuto per...
News
Dossier
Fede e cultura
Fede e morale
Sulle orme di..
Video
Archivio
Contatti
Links
  

 

Papa Francesco, i lefebvriani ... e il Concilio Vaticano II


Come possiamo spesso amaramente constatare, ci sono delle parole di Papa Francesco che in poche ore fanno il giro del mondo, ma sono falsate, spesso estrapolate dal contesto, riportate e moltiplicate all’infinito dai media, tanto da diventare quasi “slogan”, in genere con l’intento di promuovere ad ogni costo la tesi che con questo Papa finalmente la Chiesa si aggiorna (nel senso però di allinearsi alle logiche del “mondo”, quando invece il Papa parla spesso sul pericolo di essere “mondani”), così che la pubblica opinione, e pure non pochi fedeli cattolici, rimangono di fatto confusi.

Nel primo anno di pontificato divenne ad esempio quasi uno slogan sintetico del magistero papale quel “chi sono io per giudicare i gay”, che in realtà fu una semplice risposta ad un giornalista in aereo di ritorno dal Brasile (e quindi in sé neppure un atto del magistero papale), riportata e poi ripetuta infinite volte, come uno slogan a favore dell’omosessualità ma in realtà totalmente estrapolata dal contesto [visto che la domanda era su presunti preti omosessuali in Vaticano, alla quale il Papa rispondeva che non ne ha trovati, e che se anche così fosse occorreva appunto quell’atteggiamento di rispetto nei loro confronti, che infatti lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica prevede per le persone omosessuali (n. 2358) e - aggiungeva (ma questo nessuno l’ha detto!) - alla condizione che tali situazioni, se ci fossero state, fossero concluse, con segni di pentimento e di reale conversione (leggi - v. ultima domanda)].

Allo stesso modo, ci sono invece affermazioni del Papa, anche in discorsi importanti e ufficiali, che vengono quasi censurate e comunque passate in sordina, qualche volta non solo dalla stampa “laica”.

Uno di questi casi, ad esempio, è quanto Papa Francesco afferma al termine di un’importantissima Lettera ufficiale (indirizzata il 1°.09.2015 al Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione “all’approssimarsi del Giubileo Straordinario della Misericordia”), con cui fornisce addirittura le indicazioni precise e preziose per una celebrazione spiritualmente fruttuosa del Giubileo Straordinario della Misericordia (8.12.2015/20.11.2016). Al termine infatti di questa Lettera, troviamo pure questo: la straordinaria possibilità, che il Papa autorevolmente offre, di potersi validamente e anche lecitamente confessare dai sacerdoti della Fraternità S. Pio X, cioè della comunità scismatica comunemente nota come dei lefebvriani (dal nome del Vescovo francese suo fondatore).

Questo significativo gesto di apertura e di clemenza è passato in sordina o addirittura censurato; quando invece nel 2009 un altro gesto di clemenza nei confronti dei vescovi di tale Fraternità, da parte di Benedetto XVI, suscitò in tempo reale uno di quei virulenti e incredibili attacchi mondiali, e persino ecclesiali, non raramente sferrati contro il Papa durante il suo luminoso pontificato.

Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991), arcivescovo emerito di Tulle (Francia), noto per le sue estreme posizioni tradizionaliste, che si sono spinte addirittura contro il Concilio Ecumenico Vaticano II, fu il fondatore nel 1970 della “Fraternità sacerdotale S. Pio X” (il suo seminario, fondato in quell’anno ad Ecône in Svizzera, ebbe però un’incredibile fioritura di vocazioni sacerdotali; ha avuto poi filiali e comunità ad essa legate in numerose nazioni del mondo). Venne “sospeso a divinis” nel 1976. Quando poi il 30.06.1988, nonostante i numerosi tentativi da parte del Papa Giovanni Paolo II di farlo desistere da questo atto estremo, mons. Lefebvre, senza mandato pontificio e quindi illecitamente, ha consacrato altri 4 vescovi, è incorso immediatamente nella scomunica “late sententiae” (cioè automaticamente per aver commesso l’atto stesso) e di fatto si è attuato l’ultimo scisma “ufficiale” dalla Chiesa Cattolica (perché non ci si può nascondere che, sia pur in modo non ufficiale e dichiarato, ci sono all’interno della Chiesa “scismi di fatto” di ben più vaste e tragiche proporzioni, tanto è vero che esiste questo pericolo anche in occasione del prossimo Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2015, come ha di recente evidenziato lo stesso card. Müller, Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede).

Furono molti, anche dopo questa tragica frattura, i tentativi da parte di Giovanni Paolo II di superare questo scisma e di ricucire i rapporti con questa Fraternità, anche con alcune concessioni in materia liturgica (la Fraternità conserva infatti intatta la liturgia pre-conciliare); e talora si ebbe l’impressione di un possibile prossimo riavvicinamento. Ovviamente ciò non era invece visto di buon occhio da parte di ambienti cattolici  progressisti, che pur sventolano continuamente la bandiera dell’ecumenismo, e che tra l’altro assai spesso, sotto il pretesto di un non ben documentato “spirito del Concilio”, nei decenni scorsi hanno contribuito non poco a distruggere non solo la liturgia della Chiesa cattolica, ma persino la sua dottrina.

Anche durante il pontificato di Benedetto XVI ci furono non pochi tentativi di ricucire questo strappo doloroso e questo scisma dell’età contemporanea; persino la possibilità (peraltro mai contraddetta, come è nella logica delle “cose di Dio”) di usare la liturgia secondo riti cattolici precedenti la riforma conciliare anche all’interno di comunità cattoliche (v. la Lettera “Summorum Pontificum” del 2007) aveva pure uno scopo ecumenico, in riferimento specialmente a tale Fraternità e alla liturgia da essa usata.

Quando poi Benedetto XVI, il 21.01.2009, compì un passo assai significativo per manifestare la clemenza della Chiesa e imprimere un’ulteriore spinta ecumenica per promuovere il riavvicinamento di tale Fraternità, cioè la “remissione della scomunica” (il che non vuol dire rientrare automaticamente nella piena comunione, come insegna anche la remissione della scomunica del 1965 agli Ortodossi) ai 4 Vescovi della Fraternità illecitamente consacrati nel 1988, si è scatenato in tempo reale il finimondo, e non solo sui media di tutto il mondo, ma anche all’interno della stessa Chiesa Cattolica: il pretesto è stata un’intervista (totalmente sconosciuta al Papa, come scriverà ufficialmente, ammettendo pure che la Santa Sede poteva meglio indagare preventivamente!) ad uno di questi 4 vescovi, mons. Richard Williamson, rilasciata il 1.11.2008 ma trasmessa la sera stessa (21.01.2009) dalla televisione di Stato svedese SVT, in cui esprimeva una tesi “negazionistica” della Shoah. La notizia fece immediatamente il giro del mondo e venne presentata come prova delle posizioni antisemitiche del Vescovo a cui il Papa aveva proprio revocato la scomunica, quasi che il Papa stesso scivolasse su queste posizioni, innescando non solo una isterica e immediata polemica internazionale, ma risentite e durissime prese di posizione da parte delle stesse autorità ebraiche, fino al punto da minacciare i rapporti con la Chiesa Cattolica.

Che tale bailamme, chiaramente orchestrato a livello internazionale (uno dei tanti attacchi contro Benedetto XVI), con reazioni inusitate persino da parte di comunità e addirittura Vescovi cattolici (!), abbia creato un profondo dolore al cuore del Papa, con possibili gravi conseguenze …, lo si evince anche dall’accorata Lettera che il Papa scrisse in merito il 12.03.2009 ai tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica (cfr. “Lettera di Sua Santità Benedetto XVI ai Vescovi della Chiesa Cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre” - leggi)

All’inizio del Pontificato di Papa Francesco si avvertì da parte della Fraternità S. Pio X una rapida chiusura dal tono quasi definitivo, quasi che fosse stato fatto un ulteriore e grave passo, da parte della Chiesa di Roma, contro la Tradizione della Chiesa; e non solo per la sensibilità liturgica.

In realtà, sia pur nel nascondimento (o nella censura dei media, e non solo laici), la Santa Sede ha compiuto dei passi enormi per ottenere la piena riconciliazione della Fraternità S. Pio X con la Chiesa Cattolica (dove peraltro i loro componenti hanno più volte manifestato di volersi sentire). Uno di questi passi, potremmo dire “rivoluzionari”, è emerso ad esempio proprio da comunicazioni, sia pur ufficiose, della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” (che da parte Vaticana si occupa appunto della questione della Fraternità S. Pio X), nella persona del suo Segretario mons. Guido Pozzo. Si vedano ad esempio i seguenti passaggi in intervista dell’ottobre 2014:

Il Segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” mons. Guido Pozzo - in un’intervista rilasciata a Famille chrétienne (riportata in italiano da La Stampa in un articolo di Marco Tosatti del 23.10.2014 e dal sito messainlatino.it”) - afferma che “si è creata una certa buon’intesa tra il Superiore della Fraternità S. Pio X mons. Felley e il card. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”. Da parte vaticana, per bocca di mons. Pozzo (e quindi certo per indicazioni direttamente riconducibili al Papa), si giunge persino ad affermare che “le riserve o le posizioni della Fraternità San Pio X su alcuni aspetti che non rientrano nel dominio della fede ma che riguardano temi pastorali o d’insegnamento prudenziale del Magistero non devono essere necessariamente ritirati o annullati dalla Fraternità”, cioè che è possibile da parte della Fraternità sollevare e mantenere dubbi su questioni emerse dal Concilio Vaticano II che non siano di carattere dottrinale, cioè “su alcuni aspetti e formulazioni dei documenti del Concilio Vaticano II, e su alcune riforme che l’hanno seguito, ma che non riguardano materie dogmatiche o dottrinalmente indiscutibili”. Mons. Pozzo aggiunge addirittura che “Non c’è alcun dubbio sul fatto che gli insegnamenti del Vaticano II hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo estremamente variabile in funzione dei testi. Così per esempio, le Costituzioni Lumen Gentium sulla Chiesa e Dei Verbum sulla Rivelazione hanno il carattere di una dichiarazione dottrinale, anche se non c’è stata una definizione dogmatica. Mentre le dichiarazioni sulla libertà religiosa, sulle religioni non cristiane e il decreto sull’ecumenismo hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo diverso e inferiore.

Ora appunto, per il prossimo Anno Santo della Misericordia, il Papa ha significativamente stabilito addirittura che quanti si confesseranno “dai sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati” (cfr. Lettera del Papa all’approssimarsi del Giubileo Straordinario della Misericordia”, 1.09.2015).

Ecco le parole di Papa Francesco in merito: “Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati”.

Site Map