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Questione 5


La Chiesa Cattolica

  

Posso vivere la fede cristiana da solo e a modo mio?

Gesù ha fondato una Chiesa? Quale?

Gesù vive e opera (solo) nella Chiesa Cattolica?



Come abbiamo osservato nella
Questione 4, il cristianesimo si pone nella storia non come una nuova teoria, filosofia, e per certi aspetti nemmeno come una nuova religione, ma come la vita stessa di Dio, dell’unico vero Dio, che si comunica agli uomini di ogni tempo e luogo. Gesù di Nazareth è infatti il Cristo, Dio stesso fatto uomo, l’unico salvatore e l’unico mediatore tra Dio e gli uomini. In Lui, cioè, l’uomo può venire liberato dal peccato e dall’inferno e divenire partecipe della vita stessa di Dio, fin da ora e in pienezza nell’eternità.

Essendo stato creato per questo, con questo significato universale, il rifiuto di questo dono, di questa liberazione radicale, non lascia l’uomo semplicemente in uno stato di neutralità, ma di condanna (cfr.Mc 16,15-16): senza l’accoglienza della salvezza di Cristo, l’uomo rimane condannato all’inferno, cioè alla dannazione. Essa potrebbe essere spiegata come l’autoesclusione definitiva dalla vita di Dio; ma questa provoca un’atroce, disperata ed eterna sofferenza, in quanto il nostro essere rimane comunque fatto per Dio, per questa Verità-Bontà-Bellezza-Amore infiniti che Dio è.

Essere cristiani non significa allora semplicemente “pensarla in un certo modo”, “credere in certi valori”, “avere un certo comportamento”, ma anzitutto essere fin d’ora partecipi della vita di Dio (essere cioè divinizzati!), inserendosi in Cristo, mediante l’opera dello Spirito Santo.

La domanda allora è come fare oggi, dopo duemila anni, ad essere inseriti in Cristo a tal punto da ricevere in noi la Sua vita.

Gesù non è semplicemente un grande uomo del passato, che possiamo più o meno stimare e con cui possiamo essere più o meno d’accordo, ma è Dio stesso fatto uomo, è il Risorto, un vivo! 
E’ dunque possibile incontrarLo anche oggi e soprattutto è possibile entrare in una comunione vitale con Lui, così da diventare fin d’ora partecipi della Sua vita divina. Non si tratta quindi semplicemente di leggere un libro (Vangelo) per conoscere quello che ha fatto e che ha detto Gesù e di credere in Lui come se fosse una nuova teoria o filosofia, ma di incontrarLo oggi, di entrare oggi in comunione con Lui e di ricevere oggi la Sua vita.
 

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5.1 - Molti dicono di credere di Gesù, ma non nella Chiesa, nei “preti”. Molti pensano che la Chiesa sia un’invenzione umana, una “struttura” che sarebbe addirittura di ostacolo nel rapporto tra noi e Lui. Si pensa cioè di poter avere un rapporto diretto con Cristo, senza bisogno della “mediazione” della Chiesa. 
Perché questo è sbagliato?

La questione è molto delicata e decisiva per la nostra vita e per il suo esito eterno. Farci un Gesù “a modo nostro” potrebbe essere anche comodo, ma non ci salverebbe. Dobbiamo quindi essere molto attenti a non farci un Gesù o un Vangelo “a modo mio”, diverso da quello che è (cfr. Gal 1,6-12). L’iniziativa è di Dio e l’opera deve rimanere Sua. Nessuno ha il diritto di trasformarla a piacimento. Sarebbe non solo tradire Dio, ma tradire noi stessi, cioè rovinarci.
Se mi chiedo dove posso oggi incontrare l’autentico Gesù, l’autentica trasmissione e comprensione della Verità che Lui è, e più ancora dove posso attingere oggi quella Vita divina che in Lui ci è donata, devo attenermi a quello che Gesù stesso ha stabilito, e che sarà così fino alla fine del mondo.


5.2 – Gesù ha fondato una Chiesa? Quale?

Gesù è risorto e vivo; e ci conosce e ama singolarmente, uno per uno. Per questo ciascuno di noi può e deve entrare personalmente in contatto, in comunione con Lui, ascoltarLo, parlarGli, amarLo.
Perché però sia ancora più concreto, sicuro, reale il nostro rapporto con Lui, sfuggendo al pericolo di ridurLo a ciò che non è, interpretandoci magari la Sua stessa Parola secondo i nostri criteri, deformandola e facendoci appunto un cristianesimo, una fede, “a modo nostro”, che potrà anche piacerci ma che non ci salva, Gesù istituisce una comunità attraverso la quale sicuramente ci parla e ci salva. Tale comunità è composta da tutti coloro che credono in Lui, anzi che sono inseriti in Lui attraverso il Battesimo, non solo nei primi tempi (apostolici) ma lungo tutto la storia. Tale Comunità non è solo una società, una comunità umana, ma è il nuovo “Popolo di Dio”, anzi costituisce il “Corpo mistico di Cristo”, di cui Gesù è il Capo e noi le membra (cfr. Ef 1,22-23; 4,14-16; Col 1,13-23).
I discepoli di Gesù, coloro che anche lungo la storia credono in Lui, credono che sia il Cristo (da cui il nome “Cristiani”), cioè il Messia, che sia Dio stesso fatto uomo, formano la Chiesa (parola che indica l’Assemblea dei chiamati).
Nella Sua stessa missione pubblica, si vede che Gesù parla alle folle (cfr. ad esempio Mt 8,18;  13,2; 13,34; 15,32), ma ha poi un gruppo dei discepoli, che formano una comunità più stabile e più formata (cfr. ad esempio Mt 13,10.36; 16,24; Mc 4,34). Tra questi ne costituisce 12 che stiano più con Lui, cui si rivela particolarmente, che invia (da cui il  nome “Apostoli”), e che saranno la guida della Comunità (da cui l’appellativo di “apostolica” dato alla Chiesa) (cfr. Mt 10,2-4). A capo dei 12, e quindi di tutta la comunità (Chiesa) Gesù mette Pietro (si chiamava Simone ma lo chiama così - "la roccia" - proprio per indicare il fondamento indelebile), come garanzia di unità della comunità e di autenticità della fede (cfr. Mt 16,18-19; Lc 22,31-32).
E' poi ovvio che Gesù non vuole salvare il ristretto numero di coloro che potevano incontrarlo lungo le strade della Palestina in quei circa tre anni di vita pubblica, ma ogni uomo di ogni tempo (cfr. Mt 28,18-20); per cui la Comunità (Chiesa) che istituisce continua nella storia fino alla fine del mondo; ed i poteri spirituali dati agli Apostoli ed a Pietro vengono poi trasmessi ad altri.
I successori dei discepoli sono tutti i cristiani della storia; i successori degli Apostoli sono i Vescovi; il successore di Pietro (primo vescovo di Roma) è il vescovo di Roma, che chiamiamo Papa (padre).
Gesù stesso ha quindi fondato la Chiesa; e secondo quelle caratteristiche che sussistono nella Chiesa Cattolica.


5.3 – La Chiesa può sbagliare ad insegnare la volontà di Dio, la Verità che ci salva?

Di fatto Gesù affida le Sue parole (Verità che salva) non ad un libro, ma alla comunità di coloro che credono in Lui (Chiesa); e questo proprio perché non si tratta di una teoria, ma di una parola viva (Gesù è la Parola di Dio, il Verbo fatto carne e vivente in eterno) [cfr. Mt 28,19-20; Lc 10,16; Gv 20,21]).

Come abbiamo visto (cfr. Questione 4.3), i Vangeli scritti vengono dopo e tra i molti vangeli scritti la Chiesa stessa ne riconosce solo quattro (Mt, Mc, Lc e Gv) come autentici (canonici) ed “ispirati” da Dio.

Anzi, affinché fosse garantito ad ogni uomo di conoscere l’autentica Sua parola, e quindi la possibilità di salvezza, ed anche la sua autentica interpretazione, pone nella comunità una garanzia oggettiva del giusto insegnamento per ciò che concerne ciò che si deve credere e fare per essere salvi: è il Magistero. Questa garanzia è data dall’insegnamento di Pietro, che Gesù mette a capo della Chiesa, e degli Apostoli uniti con Lui.

Cfr. Mt 16,13-19. Anche S. Paolo si confronta con S. Pietro, come garanzia di annuncio dell’autentica dottrina, pur aiutandolo a discernerla (cfr. Gal 2).

Poiché Gesù vuole evidentemente salvi non solo gli uomini di quel tempo ma tutti gli uomini di tutti i tempi, questa garanzia permane nella storia nel successore di Pietro (Papa) e degli Apostoli (Vescovi) uniti con lui.

Pietro è stato il primo Vescovo di Roma e quindi il vescovo di Roma, successore di Pietro (il Papa), rimane sempre la guida di tutta la Chiesa.

La “successione apostolica” è la documentabile successione di tutti i Vescovi (dagli Apostoli agli attuali), uniti al Vescovo di Roma (da Pietro all’attuale Papa). I Presbiteri (cioè i preti, i sacerdoti) e i Diaconi esercitano il loro ministero in modo subordinato ai Vescovi. Questa trasmissione di poteri spirituali è operata nel sacramento dell’Ordine (secondo i tre gradi: episcopato, presbiterato, diaconato), mediante l’imposizione delle mani.

Gesù non ha garantito a Pietro ed ai suoi successori l’impeccabilità, quindi la loro santità, ma l’infallibilità nell’insegnare ciò che è necessario credere e fare per essere salvi, cioè l’autentica dottrina. Essa può essere sempre meglio compresa (ad esempio con l’aiuto della vita dei santi e con gli studi dei teologi, dei biblisti), ma non può mai essere deformata o cambiata, perché è di origine divina (Cfr. At 20,25-32; Ef 4,14; 1Cor 15,1-3; 1Tm 1,3-6; 1Tm 4,1.6; 1Tm 6,3-4; 2Tm 1,6-14; 2Tm 3,14-4,5; Tt 1,7-14;2,1.7; Eb 13,7-9; 2Pt 1,3-21; 2Gv 9).
In Cristo c’è la pienezza della verità; e lo Spirito Santo conduce la Chiesa a comprenderla sempre meglio (Cfr. Gv 16,12-14).

In questo senso si deve anche capire che non tutto l’insegnamento di Cristo è nel Vangelo scritto e che gli Apostoli, dopo la resurrezione di Gesù e aver ricevuto lo Spirito Santo, capiscono sempre più quello che Gesù vuole (come si vede anche in Atti degli Apostoli, che è il Vangelo dello Spirito Santo). 
Per questo motivo, la Parola di Dio non è semplicemente la Sacra Scrittura, che pur ne è l’espressione suprema, ma anche la Tradizione [ciò che la Chiesa ha creduto e insegnato lungo la storia, con un particolare riguardo agli autori sacri dei primi secoli - detti Padri della Chiesa (Patristica) - come pure all’esperienza della fede dei santi] ed il Magistero. La stessa Liturgia, preghiera ufficiale della Chiesa (la celebrazione dei sacramenti - primariamente l’Eucarestia - e la “Liturgia delle ore”), che non è solo opera umana ma opera stessa di Dio (“opus Dei”), costituisce un modo con cui Dio ci parla.

In questo senso diciamo che la Chiesa è maestra: perché insegna autenticamente ciò che Dio rivela agli uomini affinché siano salvi. Un dono speciale dello Spirito Santo garantisce questa “infallibilità” al Magistero della Chiesa.


5.4 – La Chiesa ci comunica davvero la Vita divina, donataci in Gesù?

Ancora di più si capisce la necessità della Chiesa come strumento di Dio per continuare a generare alla vita di Dio gli uomini di ogni tempo (per questo si dice infatti che la Chiesa è anche madre). La vita di Dio, secondo la volontà stessa di Gesù, si comunica a Dio attraverso l’oggettività dei “sacramenti”, cioè quei sette segni oggettivi attraverso i quali il Risorto, mediante l’azione dello Spirito, continua ad operare la nostra santificazione, cioè la liberazione dal male e la comunicazione a noi della vita stessa di Dio [si pensi ad esempio a ciò che anche il Vangelo scritto ci dice a riguardo al Battesimo (Mt 28,18-20; Mc 16,15-16), dell’Eucarestia (Lc 22,19-20) e della Confessione (Gv 20,21-23)].

I sette Sacramenti sono: Battesimo, Cresima (o Confermazione), Eucaristia (o Comunione), Penitenza (o Confessione),  Matrimonio, Ordine (in tre gradi: episcopato, presbiterato e diaconato) e Unzione degli Infermi. 

Battesimo, Cresima ed Eucaristia sono i sacramenti dell’“Iniziazione cristiana”.

Battesimo, Cresima e Ordine, imprimendo un “carattere” indelebile, si possono ricevere una volta soltanto nella vita.

Penitenza e Comunione si devono invece ricevere il più spesso possibile (obbligatoriamente almeno una volta all’anno, nel tempo pasquale).

La Penitenza (o Confessione) è l’unico modo per essere assolti (cioè liberati e perdonati) dai peccati mortali.

La partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia (S. Messa) è moralmente obbligatoria (3° Comandamento) ogni domenica e in altre 6 feste [1° gennaio (Ottava di Natale e Maria SS.ma Madre di Dio); 6 gennaio (Epifania di Gesù); 15 agosto (Assunzione di Maria SS.ma); 1° novembre (Tutti i Santi); 8 dicembre (Immacolata Concezione di Maria); 25 dicembre (Natale di Gesù)].

Per ricevere l’Eucarestia si deve essere “in grazia di Dio”, cioè senza peccati mortali, e a digiuno da 1 ora. L’ultima Comunione, ricevuta poco prima della morte, si chiama “Viatico”.

Il Matrimonio può essere ricevuto una sola volta. Solo in caso di morte del coniuge ci si può risposare (non in caso di separazione o divorzi. I Matrimoni riconosciuti “nulli” – non annullati, come spesso si sente dire! - dalla Chiesa sono appunto nulli, cioè invalidi e quindi come mai celebrati; per questo permettono di celebrare nuove nozze, che di fatto sono quindi sacramentalmente le prime nozze).

Anche questo è il grande segno dell’amore di Dio e della Sua volontà di salvare tutti gli uomini; infatti l’autentica e documentata “successione apostolica” garantisce oggettivamente la validità del sacramento e quindi la trasmissione della grazia (dono di Dio) corrispondente.
In questo modo si capisce che separare Cristo dalla Chiesa, negandone il valore di “strumento” della trasmissione del Suo dono, significa non solo credere ad un Gesù diverso da quello che è, ma privarsi della Sua stessa vita. Essere cristiani, come s’è detto, non significa appunto semplicemente pensare o comportarsi in un certo modo, ma divenire partecipi della vita di Dio donataci in Cristo, per l’azione in noi dello Spirito Santo, attraverso la Chiesa. Non è una nostra iniziativa; e come tale non può essere vissuta a piacimento secondo il nostro pensiero e interpretazione soggettiva o secondo il variare dei tempi. E' qualcosa non solo di umano, di naturale (pur essendo la pienezza dell’umano), ma di “soprannaturale” (Gv 1, 10-13).


5.5 - Allora la costituzione essenziale della Chiesa è voluta da Gesù stesso? Non si potrà mai cambiare? Ma il mondo è in continua trasformazione; questo non lascia la Chiesa indietro, con il rischio di non essere più seguita?

Gesù stesso istituisce la Chiesa e la costituisce sulla “roccia” che è Pietro (cfr. Mt 16,18). Gesù fa cioè degli uomini che credono in Lui e sono abitati e mossi dallo Spirito Santo una comunità, con diversi compiti (servizi) e carismi (cioè doni particolari dello Spirito, per l’edificazione della Chiesa - cfr. 1Cor 12; Ef 2,19-22). Essa è il nuovo Israele, il nuovo popolo di Dio, in cui possono e devono entrare tutti i popoli, come esprime già l’evento della Pentecoste (At 2,1-12). Non è però semplicemente un’espressione orizzontale, sociologica, umana, ma una realtà ontologica, cioè che riguarda l’essere stesso delle persone, e soprannaturale. Al di sotto cioè della realtà visibile, la Chiesa ha una realtà profonda ed invisibile, che la costituisce come “mistero”: S. Paolo usa ad esempio l’immagine del “corpo” per indicare che la Chiesa è il “corpo mistico” di Cristo (cfr. 1Cor 12,12-27).
In quanto istituita da Cristo stesso, essendo cioè di origine divina, nel suo essere e nella sua struttura essenziale essa non è sottomessa ai cambiamenti dovuti al tempo ed ai luoghi in cui vive lungo la storia. Nessuno potrà mai cambiare ciò che Cristo stesso ha voluto (e lo Spirito Santo ha fatto e fa comprendere) per la salvezza degli uomini di ogni tempo e luogo. Questo non significa che sia una realtà statica, ma anzi è un corpo vivo; e come tale può e deve crescere senza diventare un altro. Lo Spirito Santo la conduce per comprendere sempre meglio la volontà di Dio; ma non può evidentemente mai contraddirsi.

Ed è straordinario notare infatti come l’insegnamento ufficiale della Chiesa (documenti del Magistero) non si è mai contraddetto in duemila anni, cosa che sarebbe peraltro impossibile se fosse solo una struttura umana (vediamo invece quante contraddizioni ci sono nelle strutture e ideologie umane solo nell’arco di un secolo).

Ci sono invece questioni più contingenti, che non riguardano la fede o la morale cristiana, né l’essenza della liturgia, che possono senz’altro variare secondo i tempi, i luoghi, le culture, le sensibilità particolari. In questo notiamo invece una fantasia infinita di Dio nel manifestare il “mistero della salvezza”: si pensi alle diverse spiritualità e alla differenza stessa tra un santo ed un altro; c’è piena unità e solida permanenza nell’autentica dottrina (fede e morale), e ci sono insieme nuovi modi di comprenderla o di tradurla nell’esistenza. Anche in questo caso, come ogni santo si è ben preoccupato di fare, l’autenticità del carisma è ancora affidato al giudizio del Magistero (e del Papa in particolare). Per questo l’obbedienza al Magistero della Chiesa, in speciale modo al Papa, è sempre garanzia di autenticità ed obbliga moralmente.
Questo permanere, pur nello sviluppo, della stessa dottrina, dello stesso insegnamento, può inizialmente lasciare sconcertati, specialmente in una cultura come quella oggi dominante, in cui tutto è all’insegna del provvisorio e del gusto del momento. In realtà anche la natura umana, l’uomo cioè nella sua essenza, rimane lo stesso, al di sotto di tutti i mutamenti. L’uomo è stato creato ed esiste per Cristo e per la vita che Lui ci dona; questo è il suo più profondo bisogno, anche se fosse inconscio. 
La Chiesa è dunque quella realtà umana e soprannaturale scelta da Cristo stesso come strumento ordinario di salvezza per tutti gli uomini di ogni tempo. Essa dunque non può e non deve “adattarsi” al mondo, scendendo a compromessi con le mentalità del tempo e dei luoghi. Solo rimanendo fedele a Dio è se stessa e come tale può salvare gli uomini
(cfr. Gal 1,10; 1Ts 2,3-6; 1Cor 3,1-11). In questo senso, come Cristo stesso, la Chiesa non cerca il consenso e non teme di perderlo (cfr. Gv 6,59-69; 1Cor 4,1-4). Questo non significa che non debba entrare in dialogo col mondo, valorizzando e purificando anche tutto ciò che di buono, di bello e di vero c’è già in ogni cultura ed esperienza umana e religiosa (cfr. 1Ts 5,19-22; Fil 4,8); così come è giusto che cerchi di volta in volta anche i modi ed i mezzi più consoni per far risuonare in modo efficace la Parola che salva.
Se guardiamo peraltro con sincerità nella storia dell’umanità (ma anche dentro noi stessi), possiamo spesso scorgere che la Chiesa può anche essere impopolare e spesso perseguitata per la verità che annuncia, ma in realtà è profetica: arriva il tempo in cui ci si accorge che abbiamo davvero bisogno proprio di quello che essa annuncia e dona.


5.6 - Il cristianesimo non comprende però solo la Chiesa cattolica, ma esiste anche la Chiesa ortodossa e le Chiese cosiddette protestanti (luterane, calviniste, ecc.) e anglicane. Queste “Confessioni” cristiane sono equivalenti o dobbiamo appartenere alla Chiesa cattolica?

Fede cristiana è quella di chi crede che Gesù sia Dio ed è stato battezzato nel nome della SS.ma Trinità (unico Dio).

Là dove invece, come ad esempio nei Testimoni di Geova, non si crede alla “divinità” di Gesù, non si può più parlare di religione cristiana

Come abbiamo visto a riguardo delle diverse religioni, così anche per l’appartenenza ad una confessione cristiana incide ovviamente la tradizione culturale e religiosa del Paese in cui si è nati e cresciuti. Ed è ovvio che anche in questo caso ogni esperienza religiosa vada rispettata, tanto più che in questo caso si è discepoli dello stesso Signore Gesù, creduto come vero Dio e vero uomo.
Questo però non significa rendere tutto equivalente, o che non si possa dare un giudizio obiettivo, sia storico che teologico, per comprendere effettivamente quale Chiesa Gesù Cristo abbia davvero fondata e dove persistano in pienezza sia l’autentica Sua dottrina che il dono della Sua vita per tutti gli uomini.

Quando studiamo le divisioni che si sono prodotte nella storia della Chiesa, dobbiamo evidenziare anche i condizionamenti storici che le hanno determinate. Così non possiamo non notare come la separazione dalla Chiesa cattolica avvenne anche per motivi di influenza politica, come dimostra sia lo scisma della Chiesa ortodossa nel XI secolo (per le questioni relative all’Impero Romano d’Oriente) e quello delle Chiese protestanti nel XVI secolo (per il sorgere dei poteri nazionali spesso ostili a Roma).

Dobbiamo sempre ricordare che qua non siamo di fronte ad un’iniziativa umana, liberamente mutabile e su cui semplicemente si debba trovare un accordo, ma si tratta della salvezza operata da Dio in Cristo e da Lui trasmessa agli uomini di tutti i tempi attraverso la Chiesa da Lui voluta e fondata.
Ora, da quanto abbiamo già brevemente osservato, dobbiamo di fatto riconoscere che la Chiesa cattolica (e non quelle protestanti) risalga agli Apostoli, secondo la documentata “successione apostolica”, e quindi a Cristo stesso.

Si pensi al “simbolo” dei Concili di Nicea-Costantinopoli (325-381 d.C.) (il “credo” che ancora oggi professiamo), in cui si afferma: “Credo la Chiesa, una santa, cattolica e apostolica”.

Anche la Chiesa ortodossa risale agli apostoli (in particolare all’apostolo S. Andrea), per cui anche i loro sacramenti sono validi; ma la perdita del riferimento al successore di S. Pietro, quindi il misconoscere il “primato” di Pietro (dato invece come fondamento da Cristo stesso e subito riconosciuto dalla Chiesa primitiva), fa sì che non ci sia la piena comunione con la Chiesa e ultimamente quindi con Cristo stesso.

Per il resto, l’unica deformazione teologica ortodossa riguarda il “procedere” dello Spirito Santo dal Padre e non pure dal Figlio (la cosiddetta questione del “Filioque”, presente invece nel Credo sopra citato).

La Riforma protestante, da cui nacquero le molte Chiese protestanti (con differenze notevoli tra loro e che continuano a moltiplicarsi e dividersi, nascendone sempre di nuove), pone invece una questione più grave, in quanto qui non c’è solo la separazione e l’autonomia dal Vescovo di Roma, ma un cambiamento per alcuni aspetti anche radicale della dottrina e dei sacramenti, per cui esse non sono solo “scismatiche” ma anche “eretiche”.

Uno scisma è la separazione dall’autentica Chiesa di Cristo, fondata su Pietro e sui suoi successori, cioè un uscita dalla piena comunione cattolica (in questo senso dobbiamo comprendere anche la parola “scomunica”, nel senso letterale di essere di fatto fuori dalla comunione). Le eresie, che sono sempre sorte lungo la storia della Chiesa e che la Chiesa ha sempre combattuto - per il bene delle nostre anime - secondo il comando stesso di Cristo (cfr. Mt 7,15), sono un cambiamento radicale della verità cristiana su uno o più punti essenziali della fede. Esse sono particolarmente gravi, proprio perché solo perseverando nell’autentica dottrina c’è possibilità di salvezza (per cui un’eresia potrebbe trascinare nella dannazione intere popolazioni). Ricordiamo che Gesù stesso ha dato alla Chiesa, mediante il servizio del Magistero, la garanzia dell’autentica dottrina, proprio affinché tutti gli uomini possano essere salvi (cfr. ad es. Gal 1,6-12; 5,7-9; Ef 4,14; Fil 3,2; Col 2,6-8; 2Ts 3,6; 1Tm 3,4; 4,1-2; 6,3-5; 2Tm 4,1-5; Tt 1,10-14; Eb 12,14-15; 2Pt 2,1-3; 1Gv 2,18-26; 4,1-6; 2Gv 7-10; Ap 2, 14-16.20-21).

Un autentico cammino ecumenico, cioè verso la piena comunione, tenuta presente la natura divina della Chiesa e la verità indeformabile data da Cristo stesso, deve e dovrà distinguere ciò che è essenziale alla fede cristiana, e quindi alla stessa volontà di Dio (su cui nessuno può transigere, anche a costo del triste mantenimento delle divisioni), da ciò che può essere invece espressione di diverse sensibilità (di fede, liturgiche), che possono benissimo confluire nell’unità della fede e nell’autentica comunione.

L’appellativo cattolica è molto bello, perché significa “universale”; la Chiesa è infatti cattolica perché atta ad accogliere tutti gli uomini e tutti i popoli della terra.

Se dunque ci chiediamo perché dobbiamo essere cattolici, dobbiamo uscire dalla semplice impressione che ciò sia dovuto al fatto che siamo nati in un Paese di tradizione cattolica, ma accorgerci che nella Chiesa cattolica c’è la pienezza dei doni (non che non ce ne siano altrove) che Dio ha dato all’uomo in Cristo e nello Spirito, per essere salvo, cioè l’autentica dottrina cristiana e la pienezza di grazia divina offerta dai sette sacramenti.


5.7 - Come parlare di questa soprannaturalità e addirittura santità della Chiesa (“una, santa, cattolica, apostolica”) con il male e gli scandali che la Chiesa ha compiuto lungo la storia?

Questa è un’obiezione che avvertiamo spesso e che sembra contraddire ciò che abbiamo osservato a riguardo della Chiesa, con grave pericolo per la nostra anima, perché la perdita di fiducia nella Chiesa vorrebbe dire allontanarsi dallo strumento normale che Cristo stesso ha voluto per la nostra salvezza (autentica dottrina e sacramenti). 
Dobbiamo anzitutto chiederci se crediamo davvero che Gesù Cristo sia Dio e che, risorto e vivo, operi nella Sua Chiesa, da Lui stesso voluta, mediante l’azione dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo non ha mai abbandonato la Chiesa lungo la storia, non può esserci stato in un periodo e non in un altro.

Come invece perfino alcuni cristiani sembrano credere, ad esempio idealizzando unilateralmente la Chiesa primitiva o il Concilio Vaticano II, come se dopo questa o prima di quello lo Spirito fosse stato assente o tradito. Così molti non hanno capito che la Chiesa può chiedere perdono (a Dio e agli uomini) per i peccati dei suoi membri, ma non ha mai sbagliato nell’offrire l’autentica Verità (dottrina) che salva e la Vita divina (ed eterna).

Dobbiamo evitare quindi una confusione che è invece spesso presente: come abbiamo detto, Gesù non ha garantito ai suoi discepoli e neppure a Pietro (ed ai loro successori) l’impeccabilità, cioè che sarebbero stati automaticamente “santi”, ma ha garantito alla Chiesa, fino alla fine del mondo, che avrebbe mantenuto la vera fede e quegli strumenti della “grazia” che sono i sacramenti, così che gli uomini di ogni tempo e luogo, incontrando la Chiesa, avrebbero ricevuto ciò che è necessario per essere “santi”, partecipi cioè della vita di Dio, ed essere salvi per l’eternità. E questo è infatti avvenuto, avviene ed accadrà sempre, fino al ritorno glorioso di Cristo. Ne è prova il fatto che, oltre al permanere dell’autentica dottrina, in ogni tempo ed in ogni luogo sono sorti, proprio all’interno della Chiesa, i Santi. Chi voleva, poteva quindi attingere da essa la Verità e la Vita che salva.

I Santi “canonizzati” dalla Chiesa, cioè quelli riconosciuti tali dopo una lunga e documentata ricerca e secondo il giudizio infallibile del Papa, sono i modelli di vita cristiana (ovviamente in riferimento a Cristo, l’unico vero Santo). 
Come si vede l’insegnamento cui far riferimento è dato dal Magistero; mentre gli esempi di vita cristiana sono dati dai Santi (anche da quei Papi che sono santi).
[Ricordiamo poi non solo i Santi canonizzati, ma anche la miriade di quei Santi sconosciuti, quelli che celebriamo il 1° novembre, che sono tutti i cristiani che hanno vissuto e sono morti nella grazia di Dio e che quindi sono in Paradiso].

Quei cristiani che lungo la storia con la loro vita hanno disobbedito a Dio e al Vangelo (e quindi all’insegnamento stesso della Chiesa!), fossero anche le guide stesse della Chiesa, non sono certo esempi da imitare, essendo essi stessi condannati da Dio. Essi possono essere stati (ed essere) anche di scandalo, in quanto psicologicamente un brutto esempio può scoraggiarci dall’intraprendere o proseguire il cammino della fede; ma, ragionando bene, saremmo stolti se ci privassimo degli strumenti della salvezza che troviamo nella Chiesa cattolica, perché c’è stato o c’è qualcuno in essa (fossero anche molti e paradossalmente anche tutti) che sono incoerenti con ciò che essa comunque insegna e dona per la nostra salvezza.

Può sembrare strano, ma è davvero da stolti privarsi di un dono così grande come la salvezza eterna perché c’è qualcuno che non l’accetta o non lo vive (come se uno non studiasse più perché c’è qualcuno che è bocciato).

Tutti siamo chiamati alla “santità”; ma tutti siamo però anche peccatori.

Non per nulla Gesù istituisce il Battesimo per il perdono dei peccati (originale e personali) di chi si converte, ma anche la Confessione per il perdono dei peccati di chi è già cristiano.

Tutti abbiamo bisogno di chiedere perdono e della misericordia di Dio; con i nostri peccati, tra l’altro, non solo facciamo del male a noi stessi, ma facciamo del male anche agli altri e possiamo essere di scandalo nei confronti di chi ancora non crede in Cristo e nella Chiesa, deturpandone in certo qual modo il volto. Ma intelligentemente nessuno può prendere questo come alibi per non compiere egli stesso il cammino della santità.
Dobbiamo però notare che spesso viviamo in una cultura assai ostile a Cristo e ancor più alla Chiesa cattolica, che usa tutti gli strumenti (ad esempio i mass-media, libri e perfino le cattedre) per denigrarla, affinché gli uomini, specie i giovani, perdano fiducia in essa e vi si allontanino o non le si avvicinino.

Al di là delle impostazioni ideologiche e di potere, spesso appunto assai ostili alla Chiesa per questioni filosofiche o politiche, in questo tentativo di trascinare le anime fuori dalla Chiesa si manifesta pure un progetto di fatto “diabolico”. Essendo tra l’altro difficile camminare nella verità, essere cristiani, questa pressione mentale per distaccarsi dalla Chiesa può diventare facile alibi per non impegnarsi nei confronti della nostra personale chiamata alla santità.

Quando si tratta di fatti, ad esempio di fatti storici, dobbiamo anzitutto accertarci come siano avvenute veramente le cose, cercando una documentazione il più possibile obiettiva. Scopriamo in tal modo che certi avvenimenti negativi della storia della Chiesa, di cui molti ci parlano, spesso non sono neppure accaduti, ma sono stati inventati o ingigantiti appunto dalla polemica o propaganda anticristiana.

Intanto osserviamo come nessuno oggi si metterebbe ad accusare una realtà pubblica (ad esempio un Comune) di ciò che essa ha compiuto ad esempio otto secoli fa; il che sta in fondo ad indicare che comunque si riconosce alla Chiesa una permanenza storica ed una unità che non troviamo praticamente mai altrove. Se poi andiamo ad indagare cosa è stato invece talora compiuto dalle realtà umane non cristiane (o non-cattoliche), ad esempio dalle rivoluzioni anticristiane di questi ultimi secoli - e su cui c’è spesso una coltre di silenzio inaccettabile - vediamo che comunque gli aspetti negativi della Chiesa sono di fatto minimi rispetto alle tragedie provocate dall’anticristianesimo.

Teniamo inoltre presente che questa sistematica volontà di denigrazione della Chiesa si guarderà poi bene di parlare di tutte le cose buone, grandi e spesso straordinarie che i cristiani (pensiamo appunto ai santi, ma non solo) hanno compiuto, magari nello stesso periodo storico, e di cui talora godiamo perfino dopo secoli.

Questa sorta di “censura” la troviamo spesso presente perfino nella mente di moltissimi cattolici, i quali, cresciuti spesso acriticamente dentro questa cultura anticristiana, conoscono paradossalmente tutti i fatti negativi, appunto spesso perfino inventati, della storia della Chiesa così interpretata, ma sono colpevolmente e stoltamente all’oscuro delle opere straordinariamente  buone e grandi che i cristiani hanno compiuto nella storia e nel presente. Esiste invece un’obiettiva loro documentazione che dobbiamo conoscere e anche divulgare, per amore della verità, oltre che per amore della Chiesa e delle anime.

Chi è nella verità non teme la verità. Se invece certi fatti negativi sono realmente accaduti, e ce n’è documentazione certa e secondo l’ottica del tempo che si studia, allora dobbiamo umilmente ammetterli, senza per questo credere che questi fatti negativi operati eventualmente anche da cristiani intacchi la verità della “santità” della Chiesa, cioè il fatto che essa rimanga comunque lo “strumento” di Dio (il “corpo mistico di Cristo”, il “tempio dello Spirito Santo”) per la salvezza di tutti gli uomini.

 


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