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Antichissime e celebri

Antifone mariane

[in latino sono cantate secondo storiche melodie gregoriane] 



 

Sub tuum præsidium

Sub tuum præsidium confugimus, sancta Dei Genetrix; nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus; sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

[in canto gregoriano: ascolta]

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

Notizie storiche sull’antifona “Sub tuum præsidium”.
Sub tuum præsidium pare essere la più antica antifona (preghiera) mariana. Risale infatti agli inizi del III secolo! Come si può notare, ha già “in nuce” tutto il contenuto dei dogmi cattolici successivi.
Dall’Udienza generale di Giovanni Paolo II del 24.09.1997
Co­me madre, Maria difende i suoi figli e li protegge contro i danni causati dalle loro stesse colpe. I cristiani invocano Maria come «Ausiliatrice», riconoscendone l’a­more materno che vede le necessità dei suoi figli ed è pronto ad intervenire in loro aiuto, soprattutto quando è in gioco la salvezza eter­na. La convinzione che Maria è vici­na a quanti soffrono o si trovano in situazioni di grave pericolo, ha suggerito ai fedeli di invocarla co­me «Soccorritrice». La stessa fidu­ciosa certezza è espressa dalla più antica preghiera mariana con le parole: «Sotto la tua protezione cer­chiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e li­beraci sempre da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta!». Come materna Mediatrice, Maria presenta a Cristo i nostri desideri, le nostre suppliche e ci trasmette i doni divini, intercedendo continuamente in nostro favore.
Dall’Udienza generale di Giovanni Paolo II del 15.10.1997:
Il Concilio Vaticano II alludendo alla preghiera mariana del terzo secolo «Sub tuum praesidium» aggiunge che tale peculiarità emerge sin dall’inizio: «In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di Madre di Dio, sotto il cui presi­dio i fedeli pregandola si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro ne­cessità» (LG 66). Questa affermazione trova con­ferma nell’iconografia e nella dot­trina dei Padri della Chiesa, sin dal secondo secolo. A Roma, nelle catacombe di Pri­scilla, è possibile ammirare la prima rappresentazione della Madon­na col Bambino, mentre nello stes­so tempo san Giustino e sant’Ire­neo parlano di Maria come della nuova Eva che con la fede e l’obbe­dienza ripara l’incredulità e la di­sobbedienza della prima donna.




Alma Redemptoris Mater

Alma Redemptoris Mater, quae pervia caeli porta manes, et stella maris, succurre cadenti, surgere qui curat populo: tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore sumens illud Ave, peccatorum miserere.

[in canto gregoriano:
ascolta]

O santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell'angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, Madre sempre vergine, pietà di noi peccatori.

 
 

Ave Regina  caelorum

Ave, Regina caelorum, ave Domina angelorum, salve, radix, salve, porta, ex qua mundo lux est orta. Gaude, Virgo gloriosa, super omnes speciosa; vale, o valde decora, et pro nobis Christum exora.

[in canto gregoriano: ascolta]

Ave Regina dei cieli, ave Signora degli angeli; porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Godi,o Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne; salve, o tutta santa, prega per noi Cristo Signore. 

 

 

Ave Maria

Ave, Maria, gratia plena; Dominus tecum; benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus. 
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in ora mortis nostrae. Amen.

[in canto gragoriano:
ascolta]

Ave Maria, piena di grazia; il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. 
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Nella prima parte (più antica, perché la seconda parte si è aggiunta più tardi) di questa che è la più nota - ma non la più antica - preghiera mariana ripetiamo in fondo sia il saluto dell’Arcangelo Gabriele al momento dell’Annunciazione (Lc 1,28) che quello di Elisabetta quando Maria le fa visita (Lc 1,42).

 


 

Salve Regina

Salve Regina, mater misericordiae, vita, dulcedo et spes nostra, salve. Ad te clamamus, exules filii Hevae. Ad te suspiramus gementes et flentes in hac lacrimarum valle. Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misercordes oculos ad nos converte. Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium ostende. O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.

[in canto gregoriano:
ascolta]

Salve Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva: a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
 

 

Nel Tempo di Pasqua (da Pasqua a Pentecoste):

Regina caeli

Regina caeli, laetare, alleluja
quia quem meruisti portare, alleluja
resurrexit, sicut dixit, alleluja
ora pro nobis Deum, alleluja.

[in canto gregoriano: ascolta]

Regina del cielo, rallegrati, alleluja!
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluja!

è risorto, come aveva promesso, alleluja!
Prega per noi il Signore, alleluja!




 

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La preghiera di Maria SS.ma
Magnificat (Lc 1,46-55)

L’anima mia magnifica il Signore
   e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
   D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
   e santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia
   si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
   ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
   ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
   ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
   ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,
   ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

[in latino]

Magnificat
    anima mea Dominum,
et exultavit spiritus meus  
    in Deo salutari meo;
quia respexit humilitatem ancillae suae,
    ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes
generationes.
Quia fecit mihi magna, qui potens est: 
    
et sanctum nomen eius,
et misericordia eius a progenie in progenies
    timentibus eum.
Fecit potentiam in bracchio suo, 
    dispersit suberbos mente cordis sui, 
deposuit potentes de sede,
    et exaltavit humiles,
esurientes implevit bonis,
    et divites dimisit inanes.
Suscepit Israel, puerum suum,
    recordatus misericordiae suae,
sicut locutus est ad patres nostros,
    Abraham et semini eius in saecula.

 

[gregoriano: ascolta; Frisina/Mina: ascolta]
[nella storia della musica, ad es.: J.S. Bach: ascolta; C. Monteverdi: ascolta; A. Vivaldi: ascolta]




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Altre Celebri lodi a Maria SS. ma




Tota Pulchra

Tota pulchra es, Maria. (nel canto si ripete)
Et macula originalis non est in Te. (nel canto si ripete)
Tu Gloria Jerusalem. 
Tu letizia in Israel. 
Tu honorificientia populi nostri.

Tu advocata peccatorum. 
O Maria. O Maria.

Virgo prudentissima. 
Mater clementissima.

Ora pro nobis. 
Intercede pro nobis 
ad Dominum Iesum Christum.

[ascolta]

[trad. italiana]
Tutta bella sei, Maria,
e il peccato originale
non è in te.
Tu sei la gloria di Gerusalemme,
tu letizia d’Israele,
tu onore del nostro popolo,
tu avvocata dei peccatori.
O Maria! O Maria!
Vergine prudentissima,
Madre clementissima,
prega per noi,
intercedi per noi
presso il Signore Gesù Cristo.




 

Memorare

Memorare
piissima Virgo Maria
a saeculo non esse auditum quemquam
ad tua currentem praesidia
tua implorantem auxilia
tua petentem suffragia
esse derelictum.
Ego, tali animatus confidentia,
ad te Virgo Virginum, Mater, curro
ad te venio
coram te gemens peccator adsisto.
Noli, Mater Verbi, verba mea despicere
sed audi propitia
et exaudi.

[in canto gregoriano: ascolta;  Mina, “Dalla terra”, 2000: ascolta]

[trad. italiana]
Ricordati, piissima Vergine Maria, che non si è mai sentito che qualcuno che sia accorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso, e sia stato abbandonato. Io, animato da tale persuasione, Vergine delle vergini, Madre, corro a te, da te vengo, sto di fronte a te piangendo il mio peccato. Madre del Verbo, non disprezzare le mie parole, ma ascoltale benevola ed esaudiscile.


Attribuita a S. Bernardo di Chiaravalle (1090-1153).
 

 





 

Stabat Mater

(attribuita a Jacopone da Todi)



Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.

O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti !

Quae moerébat et dolébat,
pia mater, cum vidébat
nati poenas íncliti.

Quis est homo, qui non fleret,
Christi Matrem si vidéret
in tanto supplício?

Quis non posset contristári,
piam Matrem contemplári
doléntem cum Filio ?

Pro peccátis suae gentis
vidit Jesum in torméntis
et flagéllis subditum.

Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.

Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.

Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.

Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide.

Tui Nati vulneráti,
tam dignáti pro me pati,
poenas mecum dívide.

Fac me vere tecum flere,
Crucifíxo condolére
donec ego víxero.

Iuxta crucem tecum stare,
te libenter sociáre
in planctu desídero.

Virgo vírginum praeclára,
mihi iam non sis amára,
fac me tecum plángere.

Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac me sortem
et plagas recólere.

Fac me plagis vulnerári,
cruce hac inebriári
et cruóre Fílii.

Flammis urar ne succénsus,
per te, Virgo, sim defénsus
in die iudícii.

Fac me cruce custodíri
morte Christi praemuníri,
confovéri grátia.

Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimae donétur
paradísi glória. Amen.


 

[in gregorianoNella  storia della musica, ad es. G. B. Pergolesi]

 

(trad. italiana)

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
su cui pendeva il Figlio.

E il suo animo gemente,
contristato e dolente
una spada trafiggeva.

Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell'Unigenito!
 

Come si rattristava e si doleva
la pia Madre
vedendo le pene dell'inclito Figlio!

Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?


Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio ?

A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.


Vide il suo dolce Figlio
che moriva, abbandonato da tutti,
mentre esalava lo spirito.

Oh, Madre, fonte d'amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con te.


Fa' che il mio cuore arda
nell'amare Cristo Dio
per fare cosa a lui gradita.

Santa Madre, fai questo:
imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.


Del tuo figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.

Fammi piangere intensamente con te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò.


Accanto alla Croce desidero stare con te, 
in tua compagnia,
nel compianto.

O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con te.


Fa' che io porti la morte di Cristo, 
avere parte alla sua passione
e ricordarmi delle sue piaghe.

Fa' che sia ferito delle sue ferite,
che mi inebri con la Croce
e del sangue del tuo Figlio.


Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da te difeso
nel giorno del giudizio.

Fa' che io sia protetto dalla Croce, 
che io sia fortificato dalla morte di Cristo,
consolato dalla grazia.


E quando il mio corpo morirà
fa' che all'anima sia data
la gloria del Paradiso. 
Amen.





 

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La Supplica alla Madonna di Pompei ("Regina del S. Rosario") - leggi




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[Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, canto XXXIII]:
 

Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura, 
termine fisso d’eterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ’l suo fattore 
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore

per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia, ed a te non ricorre,
suo disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate, 
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.



 

 

[Alessandro Manzoni, Inni sacri, Nome di Maria]:

O Vergine, o Signora, o Tuttasanta,
che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d’un popolo superbo esser si vanta 
in tua gentil tutela.

Te, quando sorge, e quando cade il dìe,

e quando il sole a mezzo corso il parte, 
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarte.

Tu pur, beata, un dì provasti il pianto,
né il dì verrà che d’oblianza il copra: 
anco ogni giorno se ne parla; e tanto
secol vi corse sopra.

Anco ogni giorno se ne parla e plora

in mille parti; d’ogni tuo contento
teco la terra si rallegra ancora
come di fresco evento.

Salve, o degnata del secondo nome,
o Rosa, o Stella ai periglianti scampo,
inclita come il sol, terribil come 
oste schierata in campo.




 

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