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500 anni dalla Riforma/rivoluzione “protestante”

 
Si sono compiuti 500 anni dalla Riforma/rivoluzione “protestante”, perche esattamente 500 anni fa, il 13.10.1517 Martin Lutero rese note le sue divenute celebri 95 tesi, che riguardavano inizialmente la questione delle “indulgenze”. Normalmente si dice che egli affisse tale proclama alla porta del duomo (in realtà chiesa universitaria del castello) di Wittenberg. In realtà tali 95 Tesi furono invece inviate solo ai vescovi di Magdeburgo-Magonza e di Brandeburgo; infatti erano scritte in latino e quindi chiaramente non destinate ad un vasto pubblico.
Martin Lutero (1483-1546) era allora un brillante monaco agostiniano e proprio all’università di Wittenberg ricevette nel 1512 il dottorato in Teologia e persino la cattedra di Sacra Scrittura.
In realtà, ben al di là della questione particolare delle indulgenze, il pensiero di Lutero si spostò ben presto alla assai più profonda e radicale questione della “giustificazione” e quindi della “grazia” (come possiamo essere salvati da Gesù Cristo?), deformando la fede cattolica in senso pessimistico (la natura umana è definitivamente “corrotta” dal peccato originale, e non può far altro che peccare; solo la salvezza acquistataci da Cristo sulla Croce può salvarci per pura grazia, come “una coperta che copre un corpo ammalato, ma che non lo risana”) e soggettivistico (basta la sola grazia, senza ragione e volontà, e basta la sola Bibbia, senza alcuna mediazione ecclesiale). Giunge quindi ad abolire il sacerdozio, episcopato e papato; e perfino a sostanzialmente negare i Sacramenti, tranne il  Battesimo.
Una nuova fede dunque, che ancora si definisce “cristiana” (si crede in Gesù Cristo e nella SS.ma Trinità, come pure nel Battesimo), ma di fatto totalmente differente da quanto creduto dalla Chiesa intera (persino da quella ortodossa) per XV secoli (e così sarà fino alla fine del mondo, perché nessuno ha e avrà mai il potere di cambiare la Rivelazione e la volontà di Dio), una fede soggettivistica, relativistica, senza alcuna oggettività e alcun legame con la Chiesa intera (cattolica romana) e come tale soggetta non solo a moltiplicarsi continuamente in una miriade di differenti interpreazioni e sedicenti comunità ecclesiali, ma ad essere facilmente succube del potere politico e culturale del momento. Cosa che infatti è avvenuta e avviene (da quasi un secolo con un innegabile influsso persino all’interno di certi ambienti cattolici, ora addirittura fortemente influenti).
Per questo solo erroneamente si può parlare di “riforma protestante”, perché in realtà non si tratta di una riforma, ma di una vera “rivoluzione”, cioè di un cambiamento radicale di tutta la fede cristiana, come se 15 secoli di fede e di vita della Chiesa fossero una solenne menzogna, un imperdonabile fraintendimento, cioè come se lo Spirito Santo avesse atteso 15 secoli per rivelarsi a lui, contraddicendo tutto quanto era stato rivelato e creduto in precedenza! Ma visto che ciascuno può interpretarsi la Scrittura a piacimento, dovremmo pure ammettere che lo Spirito Santo si contraddice non solo nella storia ma anche nel presente. Non a caso, dopo di Lutero e sulla sua stessa scia, nasceranno e nascono sempre continue nuove Chiese (e sètte sedicenti cristiane) e interpretazioni della Bibbia, anche in contraddizione tra loro. Del resto anche tra i testi della Bibbia, persino del Nuovo Testamento, per Lutero alcuni non sono autentici (come la Lettera di Giacomo, dove infatti si dice che la fede ha bisogno anche delle opere).
La ragione viene aborrita da una fede cieca, soggettiva e sentimentale (la ragione per Lutero è la  “prostituta” del diavolo); la Chiesa di Roma è definita “Babilonia”, “Sinagoga di Satana”; il Papa è chiamato “Anticristo” e i Vescovi un’invenzione. Insomma, alla fine solo lui, Lutero, avrebbe l’autentico Verbo divino e tutti gli altri, prima di lui o in disaccordo con lui, sarebbero invece manifestazioni del demonio.
È dunque chiaro che con Lutero non si opera solo uno strappo dalla Chiesa Cattolica, ma si trasforma radicalmente l’autentica fede e vita cristiana. Forse la situazione sfugge di mano allo stesso nostro monaco agostiniano, che nel 1524 lascerà l’abito religioso e l’anno seguente sposerà la monaca cistercense Katherina. E dietro al lui, innumerevoli voti religiosi furono infranti, sia nell’obbedienza che nella castità, e chiusero numerosissimi conventi e monasteri.
Impossibilitati a riportarlo nell’autentica fede, nonostante i numerosi e autorevoli tentativi fatti dal Papa stesso, Lutero nel 1520 venne dunque scomunicato. Nacque così l’eresia protestante e le diverse sedicenti “Chiese” riformate, che catturarono nell’errore e nello scisma quasi 1/3 dell’intera Europa, specie centrale e settentrionale! Una spaccatura della civiltà e dell’unità dell’Europa, che decretò non solo la fine definitiva del Medioevo, ma l’inizio di sanguinose lotte, durate talora decenni, tra i diversi Paesi e tra diverse regioni degli stessi Paesi europei (per non dire anche nelle terre lontane, come il continente americano da poco scoperto).
Il grande storico A. Franzen, così descrive la personalità di Lutero: “la sua personale irascibilità, sempre maggiore con gli anni, la durezza, la grossolanità senza pari e la villania con cui spesso aggrediva amici e nemici gettano ombre oscure sul suo carattere. Egli avocò a sé, come <nuovo Papa del Protestantesimo> e con oltraggiosa acredine, quell’infallibile autorità dottrinale che aveva invece negato al pontefice romano. Identificò senza la benché minima esitazione se stesso e la sua opera con la volontà di Dio e di Gesù Cristo. Tutto ciò che gli era contrario, era per lui opera diabolica. L’odio personale che egli profuse intorno a sé negli scritti dei suoi ultimi anni - “Contro Giovanni Worst”(1541), “Contro il Papato istituito a Roma dal diavolo” (1545), “Ritratto del Papato” (1545), “Sugli ebrei e le loro menzogne” (1542 e le altre opere anti-ebraiche dello stesso periodo - non può neppure essere scusato con la ‘rozzezza’ dell’epoca. Che si può dire a sua scusa, quando, ad esempio, critica con sconce parole la S. Messa, il monachesimo e tutte quelle cose che pur erano state sacre anche per lui?”.
Ci si chiede come sia stato possibile che un semplice sia pur dotto monaco abbia potuto scatenare una tale rivoluzione, che cambiò le coscienze di milioni di persone e che tanto influì sul futuro non solo della Germania, ma dell’Europa e del mondo, condizionando la stessa cultura (forse non si capisce Kant senza il soggettivismo luterano; e persino Nietzsche, che in fondo era figlio di un pastore luterano), persino l’economia (molti sono gli studi autorevoli sulla dipendenza del “capitalismo” dalla cultura protestante, specie calvinista), nonché la politica (ci si chiede persino se senza il protestantesimo, staccatosi da Roma, sarebbe stata possibile la nascita degli Stati assolutisti moderni, forse anche del nazismo - non a caso Hitler andò al potere, votato regolarmente solo dai Länder protestanti e non dalle regioni cattoliche tedesche come la Baviera - e il comunismo, poiché in fondo anche Marx conosce prima in Germania e poi a Londra un cristianesimo “deformato dalla riforma protestante” e divenuto “instrumentum regni” dei nuovi stati nazionali, una religione appunto alienante e sovrastruttura del capitale; ora risulta persino che nella Germania dell’est, sotto il comunismo, 2/3 dei pastori sono risultati spie della Stasi, la terrificante polizia comunista tedesca) e soprattutto producendo una ferita nel cristianesimo che sembra insanabile (anche se ora proprio in Europa anche il Protestantesimo sembra di fatto in stato terminale, specie nelle nuove generazioni).
Qualcuno osservò infatti che “non è Lutero che ha prodotto la nuova epoca, ma è la nuova epoca che ha prodotto Lutero” (Denifle). Cosa ne sarebbe stato infatti della “protesta” di quel monaco, sperduto nelle regioni centrali tedesche, se non fosse stato il tempo intanto della nascita stessa della stampa (con la possibilità di stampare la Bibbia in tedesco, ma anche libelli per la facile propaganda anticattolica, spesso satirica e oscena), ma soprattutto della nascita della borghesia mercantile e delle strutturazione dei nuovi Stati nazionali, che accentreranno sempre più in sé un potere assoluto e che vedranno nella riforma protestante, con intere popolazioni staccatasi da Roma, un’occasione unica per sottomettere anche la religione al proprio potere, oltre che per trattenere ogni flusso di denaro verso Roma (ecco la vera scusa della lotta contro le indulgenze) e soprattutto per incamerare tutti i beni della Chiesa.
Distrutta l’idea autentica di fede e di Chiesa, chiamato il Papa l’Anticristo e i vescovi sue invenzioni, Lutero già nel 1520 affida infatti la custodia della Chiesa ai Principi della nazione tedesca (v. il suo “Appello alla nobiltà cristiana della nazione tedesca”).
Nascono così le diverse Chiese “nazionali”, sotto il potere dei sovrani (il caso più eclatante fu poi quello degli Anglicani, per sé meno radicali nella deformazione dell’autentica dottrina, ma fondati da Enrico VIII, per le note questioni legate al suo desiderio di divorziare negato dal Papa, ponendosi nel 1534 a capo della Chiesa anglicana ed eliminando anche fisicamente tutti coloro, compreso il suo cancelliere S. Tommaso Moro, che fossero rimasti fedeli al Papa; così tuttora capo della Chiesa anglicana è la Regina d’Inghilterra! Ma in fondo è la stessa logica che usa il potere dispotico ancor oggi, ad esempio il Partito Comunista Cinese).
Sottolinea Vittorio Messori: “Il luteranesimo, in gran parte dei Paesi che lo accettarono, fu imposto con la forza dai principi e dai nobili che concupivano i beni della Chiesa e non parve loro vero di poterli sequestrare. La convinzione religiosa ha avuto un ruolo assai modesto nell’espansione della nuova fede. Gli adepti sinceri, convinti e disinteressati, almeno all’inizio erano assai pochi. Imposto d’autorità e accettato per obbedienza esso ha proceduto per annessione, spesso forzata.  
In Svezia violenza e cinismo regi raggiunsero il massimo. Il fondatore della nuova dinastia scandinava, Gustavo I Wasa, ben lontano da preoccupazioni religiose, per mero interesse economico e politico vide nel luteranesimo un modo per riempire le casse vuote dello Stato e per legare a sé la nobiltà, suddividendo tra loro il bottino costituito dalle proprietà della Chiesa. Il popolo ne fu indignato e più volte insorse, ma fu schiacciato da Gustavo. I suoi successori furono costretti, dal malcontento della gente nei confronti della nuova fede imposta manu militari, a tollerare almeno che restassero aperti alcuni santuari mariani. Proprio a Lund (dove il Papa Francesco si è recato l’anno scorso in questa data per celebrare coi luterani il V centenario della Riforma protestante) tutte le chiese furono rase al suolo, tranne la cattedrale (chiesa principale di Svezia), pur ovviamente denudata di ogni decorazione, all’uso riformato; e le pietre degli edifici cattolici abbattuti furono impiegate per la fortificazioni e la cinta muraria della città.
Lutero dovette accorgersi ben presto che la situazione gli sfuggiva comunque di mano, poiché in base ai suoi stessi insegnamenti (eretici), mentre la Chiesa si sbriciolava in una miriade di “Confessioni diverse” (se non c’è più un’oggettività e un Magistero, di fatto ognuno può farsi la Chiesa che vuole), ma anche la società ne prendeva pretesto per ogni ribellione, degenerazione, persino anarchica.
Quando ad esempio masse intere di contadini, mossi dal verbo luterano, si spinsero non solo a protestare pubblicamente per invocare loro diritti ma verso una situazione di fatto anarchica (la fatidica mastodontica “Rivolta dei contadini”), Lutero non esitò a scrivere ai Principi indicando loro di “abbattere i contadini come si fa con i cani rabbiosi - colpire, strangolare, pugnalare! - perché questa repressione è un’opera che piace a Dio”. E così avvenne! Lutero perse così il consenso del popolino tedesco e la Riforma diventerà sempre più religione favorita dai “signori”, fino alla nascita appunto delle “Chiese nazionali”.
Staccatasi da Roma (Papa) e inesorabilmente rifugiatasi in un soggettivismo sentimentale (sola grazia, senza opere, sola Scrittura, a libera interpretazione, senza Chiesa, senza guida che non fossero i potenti di turno), la Riforma si sbriciolò a sua volta (e continua a farlo) in una miriade di interpretazioni, Chiese, sette, Chiese di Stato, una diversa dall’altra e assai spesso una contro l’altra.
In terra svizzera Zwingli fondò una nuova Chiesa protestante, così che il Senato di Zurigo nel 1523 non solo accettò le sue tesi eretiche ma proibì la vera Chiesa Cattolica. Così nel 1536 a Ginevra Calvino fonda una nuova Chiesa protestante (appunto calvinista).
Ora, tali Confessioni protestanti non solo mostrarono, proni al potere, una feroce violenza contro la Chiesa Cattolica (in pratica obbligando intere popolazioni a passare al nuovo “Credo”), ma persino in furibonde lotte tra loro. Ad esempio Zwingli scatenò la battaglia contro gli “anabattisti” (altra forma del protestantesimo) e ne massacrò più che poté. Lutero stesso tuonò dalla Germania contro ciò che avveniva in Svizzera, sulla spinta di ciò che lui stesso aveva promosso (ebbe orrore della teologia di Zwingli, fino a dire “è meglio la dannazione che la salvezza secondo Zwingli” ed ebbe un respiro di sollievo quando lo seppe caduto sul campo di battaglia). Arrivò a dire che gli altri Riformatori erano “schiavi di Satana e nemici di Cristo più del Papa”. Lo stesso Calvino, giunse a riconoscere: “è molto importante che nei secoli futuri non trapeli alcun sospetto delle divisioni che sono tra noi. È infatti sommamente ridicolo che, dopo aver rotto con tutti, noi andiamo così poco d’accordo tra noi fin dall’inizio della nostra riforma”.

 
 
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