• Articolo pubblicato: 11/08/2026
Scisma e verità - sconda parte
In riferimento allo scisma del 1° luglio, approfondiamo cosa si intenda per “Primato petrino” e per “stato di necessità”.

Scisma e Verità

(Seconda parte)


Approfondimenti

Come abbiamo osservato nella Prima Parte del presente documento, quanto accaduto ad Ecône il 1° luglio 2026 (Ordinazioni episcopali senza mandato pontificio e quindi “scisma”), ma pure l’intera questione della Fraternità sacerdotale San Pio X, fin dal suo fondatore mons. M. Lefebvre, non è problema marginale su cui si possa rimanere indifferenti, come se non ci interpellasse in prima persona, addirittura ponendo seri quesiti sull’autentica fede e la vera Chiesa Cattolica e quindi inerenti alla nostra stessa salvezza eterna.

Ci soffermiamo ora, ed è appunto doveroso farlo, su alcune di queste problematiche emerse in proposito o comunque inerenti a quanto tale solenne ma doloroso evento ha evidenziato e coinvolto, cercando di fornire se possibile qualche aiuto, certo inevitabilmente troppo sintetico ma speriamo non banale né tanto meno erroneo, per meglio comprendere certe questioni ecclesiali di fondo in esso coinvolte; ed è cosa che riguarda appunto tutta la nostra vita e persino il destino eterno delle nostre anime.

Ecco allora i punti su cui vogliamo soffermare ancora la nostra attenzione:

  1. Sul “Primato petrino” e le nomine dei Vescovi
  2. Sul cosiddetto “stato di necessità”
  3. Sulle realtà cosiddette “tradizionaliste”
  4. Su alcune questioni del Concilio Ecumenico Vaticano II
  5. Sulla questione di fondo: la verità

1. Sul “Primato petrino” e le nomine dei Vescovi

Come sappiamo, e dobbiamo assolutamente sapere, N.S. Gesù Cristo ha fondato solo una Sua Chiesa: “una, santa, cattolica e apostolica”, come diciamo nel Credo o Simbolo niceno-costantinopolitano del 325 (vedi pure la Catechesi di base n. 5).

È poi evidente (cfr. Mt 16,18-19) che Cristo Signore ha fondato tale Sua Chiesa non solo sugli Apostoli (oggi i Vescovi), è infatti “apostolica”, ma su Pietro (i Papi), come massima Autorità (ovviamente a sua volta sottomessa all’autorità stessa di Dio) e Suo stesso Vicario (vedi la News “Tu es Petrus”).

Il “Primato petrino” (di Pietro) su tutta la Chiesa e anche su tutti i Vescovi non è solo un primato d’onore (il vescovo di Roma come quello più importante), come vorrebbero ad esempio gli Ortodossi, ma anche di giurisdizione, cioè di governo [Circa la questione della Chiesa Ortodossa, anche su questo punto, e dello scisma che si è creato nel 1054 (Scisma d’oriente), ci siamo ampiamente soffermati in un apposito documento (vedi)].

Impressionante che appunto in questi giorni abbiamo purtroppo sentito ancora e con dolore parlare di “scisma”. Questo ci fa tra l’altro capire che, al di là ovviamente delle diverse proporzioni storiche e numeriche, non si tratta però mai di questioni di secondaria importanza, ma sempre e comunque, se tali sono, di decisive e gravi ferite al Corpo stesso di Cristo!

Ricordiamo però che questo scisma (1°.07.2026), se tale effettivamente è, non è causato però da eresie o da un rifiuto del Pontefice in quanto tale, ma appunto per delle Ordinazioni episcopali senza il mandato del Papa.

Inoltre è stato fatto notare, anche da teologi della stessa FSSPX (vedi), che nella storia della Chiesa non si è mai parlato di “scisma” solo per questo motivo, tranne appunto che per le precedenti Ordinazioni episcopali di mons. Lefebvre del 30.06.1988, come ora per queste.

Tale “Primato petrino” non è neppure sottomesso alla “collegialità” episcopale, cioè alla comunione dei Vescovi, né parziale (alcuni Vescovi) e neppure totale (tutti i Vescovi). Tanto meno, ovviamente, alla comunione dei fedeli laici, fossero anche dell’intera Chiesa.

Vedremo ancora come anche la questione della “collegialità”, oggi ulteriormente ampliata dalla tanto declamata “sinodalità”, costituisca un punto critico già del Concilio Vaticano II, stigmatizzato da mons. Lefebvre e dalla FSSPX, proprio in riferimento al Primato petrino.

La Chiesa cattolica e il Papa stesso sono oggi più che mai consapevoli che proprio la questione del “Primato petrino” costituisca uno dei principali punti d’attrito con le altre Confessioni cristiane (Ortodossa, Protestante, Anglicana) e quindi un ostacolo all’ecumenismo. Per questo Giovanni Paolo II nell’Enciclica del 25.05.1995 Ut unum sint (vedi), dedicata all’impegno ecumenico, è giunto persino (cfr. n. 95) a prospettare, circa il Primato petrino, la possibilità di ridiscutere le modalità concrete del suo esercizio [vedi in tal senso un significativo articolo vaticano].


Facendo una prima digressione sulla questione dell’ecumenismo, su cui torneremo in quanto, secondo mons. Lefebvre e la FSSPX, è un punto critico del Concilio, potremmo intanto osservare una certa incomprensibile differenza di atteggiamento da parte di Roma, se confrontiamo ad esempio le dichiarazioni e i sempre nuovi ed affettuosi incontri al riguardo (anche coi capi delle altre Confessioni cristiane, se non addirittura delle altre Religioni!) rispetto a quanto avvenuto ora con la FSSPX, senza un’udienza ufficiale e diretta col Santo Padre e con le immediate e severissime pene che hanno fatto seguito alle recenti Ordinazioni episcopali (come abbiamo visto nella Prima parte).

Mentre per le altre Confessioni cristiane, e spesso anche per le altre Religioni, come per i loro leader, si manifesta sempre un caloroso spirito ecumenico, persino unilaterale (mai un ripensamento da parte di esse né richieste di perdono per ciò che nella storia hanno compiuto contro la Chiesa Cattolica – vedi ad esempio da parte degli Anglicani) e talora ai limiti del sincretismo religioso, non pare che ciò emerga invece nei confronti di molti Cattolici, specie del cosiddetto mondo “tradizionalista”, come abbiamo appunto sopra osservato.

Solo per rimanere alle ultime settimane, è stato certo significativo osservare gli onori riservati dal Papa ai Patriarchi ortodossi (vedi ad esempio le foto dell’incontro del 30 giugno scorso, cioè la vigilia dello scisma della FSSPX). Essi sono certo veri Vescovi, perché nella Successione apostolica, ma comunque scismatici e molti dei quali fortemente ostili al Papa e alla Chiesa Cattolica (vedi). È così encomiabile osservare la cordialità degli incontri coi Pastori delle sedicenti Chiese Protestanti, che hanno invece abolito il sacerdozio e deformato gravemente la fede e quasi tutti i Sacramenti, a cominciare dall’Eucaristia. Si potrebbe però forse meglio considerare come tutto ciò, anche se il fondo relativista della cultura dominante ci ha ormai assuefatti a questa sorta di sincretismo religioso, possa però provocare confusione circa la vera fede, sconcerto e persino grave danno alle anime, anche di molti Cattolici, come se ormai non si credesse più che solo la Chiesa Cattolica sia quella fondata da Cristo Signore e che sia l’unica che ha la pienezza autentica di ciò che è necessario (vera fede e veri sacramenti) per la nostra salvezza (vedi) (vedi pure la News sul Sacramento dell’Ordine). Lo sconcerto poi aumenta se pensiamo ad esempio agli onori recentemente riservati al nuovo Primate della sedicente Chiesa anglicana, presunto Arcivescovo-donna della gloriosa sede primaziale di Canterbury (con una magnifica e immensa cattedrale gotica, peraltro violentemente sottratta nel sec. XVI alla Chiesa cattolica e mai più restituita, vedi). Com’è noto, si tratta dell’ex già presunto vescovo di Londra (vedi), che di fatto è una signora (Sarah Elisabeth Mullally), sposata e peraltro abortista, omosessualista e pro-eutanasia. Se infatti già il sacerdozio (e conseguentemente l’episcopato) degli Anglicani (maschi) è invalido (e di conseguenza i Sacramenti da loro celebrati), tanto più lo sarebbe quello di una donna. In Vaticano dovrebbero infatti ben sapere che proprio il Papa Leone XIII ricordò solennemente [vedi la Lettera apostolica Apostolicae curae (de Ordinationibus Anglicanis) del 13.09.1896], che, per la mancanza della Successione apostolica, non solo i sacerdoti e vescovi anglicani non sono validamente ordinati – tant’è vero che qualora decidessero di tornare alla Chiesa Cattolica (come molti peraltro stanno ora lodevolmente facendo) essi vanno di nuovo (per la prima volta, perché il Sacramento dell’Ordine non può essere ricevuto due volte) Ordinati tali (vedi) – ma non sono di conseguenza validi neppure i Sacramenti da loro celebrati. Non parliamo poi se si tratta addirittura di una donna sacerdote e vescovo, cosa assolutamente vietata per l’autentica e bimillenaria dottrina cristiana e che Giovanni Paolo II ha solennemente dichiarata come impossibile anche per il futuro della Chiesa (vedi). Se dunque hanno già sorpreso le parole inviatele dal Papa in occasione del suo recente insediamento appunto a Canterbury, in cui si elevano preghiere “perché sia guidata dallo Spirito Santo” (leggi), sorprendenti sono stati anche gli altissimi onori riservatele nella sua recente visita in Vaticano (leggi e vedi).


Torniamo però di nuovo al tema del Primato petrino, che è anche di giurisdizione, e quindi pure alla questione della nomina dei Vescovi da parte del Papa.

La nomina dei Vescovi cattolici di tutto il mondo spetta al Papa, che in questo incredibilmente ampio esercizio del suo ministero è aiutato, nella Curia Romana, da un apposito Dicastero [Dicastero per i Vescovi (vedi), il cui Prefetto tra l’altro è stato dal 12.04.2023 all’8.05.2025 il card. R. F. Prevost, poi eletto Papa].

Come si giunga all’individuazione di un candidato all’episcopato, che il Papa può certo nominare anche direttamente per sua espressa volontà, è un iter abbastanza complesso e nella storia ha avuto molteplici modalità.

Le Chiese Cattoliche Orientali, che hanno anche un proprio Codice di Diritto Canonico (vedi), hanno anche una propria procedura per la nomina dei Vescovi (detti Patriarchi): il Patriarca viene eletto da un Sinodo di una Chiesa Patriarcale, poi l’eletto dichiara la propria comunione col Romano Pontefice, che a sua volta ne ratifica l’elezione.

Ultimo caso (leggi Sala Stampa, 6.08.2026): “Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ha eletto Vescovo Ausiliare dell’Eparchia di Buchach il Rev.do P. Terentiy Tsapchuk, O.S.B.M., al quale il Santo Padre ha concesso il Suo Assenso, assegnandogli la Sede titolare di Orea”.

Anche alcune diocesi della Chiesa Cattolica latina godono di similari privilegi per eleggere il proprio Vescovo. Le procedure in tal caso sono diversificate. La nomina del vescovo di una diocesi può essere fatta ad esempio dal Capitolo (Canonici) di quella Cattedrale, che comunica poi al Papa la propria scelta; dopodiché il Papa può ratificarla come rifiutarla. Ci sono poi diocesi [come ad esempio quella svizzera di Coira (Chur)] che godono storicamente di un altro privilegio e di una diversa modalità per eleggere il proprio Vescovo: il Papa presenta al Capitolo di quella Cattedrale una “triade” di candidati, da cui poi appunto il Capitolo sceglie il Vescovo della Diocesi.

A riguardo delle nomine di propri Vescovi da parte della FSSPX (anche se sappiamo che la questione vera è quella dell’accettazione o meno del Concilio Vaticano II nella sua interezza) potrebbe allora non essere un problema se ad esempio la Fraternità presentasse al Papa dei propri candidati all’Episcopato, che il Papa potrebbe certo accettare o meno. La gravità di quanto è avvenuto il 1°.07.2026 (come avvenne già il 30.06.1988), è che il Papa non ha assolutamente accettato e quindi permesso tali Ordinazioni Episcopali, che in teoria avrebbe invece anche potuto approvare.

Nella storia le modalità e pure le difficoltà per procedere alla nomina dei Vescovi sono state molteplici e talora anche molto gravi e dolorose, in quanto avveniva non di rado che i sovrani locali o gli Imperatori pretendessero di imporre dei Vescovi scelti da loro o di esercitare un diritto di “veto” sulla loro nomina (privilegio spesso concesso). Si pensi ad esempio in tal senso alla medievale “lotta per le investiture”, con scontri spesso anche dolorosi tra Chiesa ed Impero o poteri locali. Tra l’altro i vescovi esercitavano spesso anche una sorta di potere temporale sui territori loro affidati e quindi la loro nomina acquisiva pure un’enorme importanza nella vita civile dei popoli loro affidati.

Del resto ci sono stati “diritti di veto”, da parte degli imperatori, persino sulla nomina dei Papi.

C’è stato in proposito il caso di Benedetto VIII, eletto nel 1012, che non poté esercitare il proprio “ministerium” fino al 1013, rimanendo quindi per un anno in “Sede impedita” proprio perché non era ancora giunta l’approvazione dell’imperatore (Enrico II, peraltro Santo). In proposito sorprese molto quando, in un’importante intervista rilasciata dopo il suo ritiro, Benedetto XVI disse che erano 1000 anni che non avvenivano rinunce come la sua (quando tutti sanno che ci sono state rinunce anche dopo, se non altro per la celebre rinuncia di Celestino V nel 1294). Qualcuno vi ha visto, in questo madornale e certo volontario errore storico, un messaggio in codice per dire che anche lui si trovava in una situazione di “sede impedita”!

Difficile dire se, almeno nelle società democratiche dell’Occidente, ci sia una sorta di sotterranea pressione (ad esempio “massonica”) per promuovere o impedire delle nomine episcopali.

Comunque rimane tuttora normale, anche in Italia e anche col nuovo Concordato del 1984, che i nuovi Vescovi, scelti e nominati liberamente dal Papa (secondo una complessa procedura che fa intervenire anche la Nunziatura Apostolica in Italia, cioè l’Ambasciata vaticana presso la Repubblica Italiana), prima di insediarsi nelle rispettive diocesi italiane, debbano “prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana nelle mani del Capo dello Stato”.

Ci sono state nella storia, e purtroppo talora ci sono ancora, delle situazioni di emergenza molto particolari, ad esempio di forte persecuzione contro la Chiesa Cattolica, che hanno visto ricorrere, anche nella nomina dei vescovi, a percorsi e strategie molto particolari e in genere clandestine.

Anche se si tratta di altra questione, abbiamo avuto persino Cardinali nominati ‘in extremis’ per evitare loro la morte (martirio).

Pensiamo in proposito al caso del vescovo inglese John Fisher, incarcerato, torturato e ucciso dal Re d’Inghilterra Enrico VIII (a proposito di ecumenismo con gli Anglicani!). Come sappiamo o dovremmo sapere (vedi), tale sovrano inglese nel 1534, a seguito peraltro di questioni matrimoniali personali, separò la Chiesa inglese (detta Anglicana) dal Papa e vi si mise a capo (e ricordiamo che tuttora il Sovrano inglese è Capo supremo della Chiesa anglicana) e scatenò una terribile persecuzione contro i Cattolici che volevano rimanere tali, quindi nell’autentica fede e pure nell’assoluta fedeltà al Papa. Così il Re giunse ad uccidere lo stesso suo Gran Cancelliere (oggi diremmo Premier inglese) Thomas More (Tommaso Moro, proclamato santo martire e patrono dei governanti e dei politici cattolici), proprio perché voleva rimanere fedele al Papa e alla Chiesa Cattolica. Il Re decise di uccidere, per lo stesso motivo, anche il Vescovo John Fisher e così fece (è infatti proclamato anch’egli santo e martire). Mentre egli era ancora in prigione, in condizioni proibitive, nella celebre Tower of London, in attesa dell’esecuzione della condanna a morte, il Papa Paolo III venne a saperlo e, per celebrarne l’onore e l’eroica testimonianza di fede ma soprattutto per cercare di evitargli la morte e di condurlo persino a Roma, lo creò immediatamente e pubblicamente Cardinale! Purtroppo tale importante provvedimento e nomina papale non servì a nulla: il Re lo fece decapitare e il suo capo fu esposto dalla Tower of London per 20 giorni prima di essere gettato nel Tamigi (vedi).

Abbiamo poi avuto, specie nelle situazioni di persecuzione contro la Chiesa, dei Cardinali nominati dal Papa ma lasciati segreti (si dice nominati “in pectore”, in genere resi pubblici dopo anni), per impedire che fossero perseguitati o uccisi e comunque per ricevere così conforto dal Papa nella loro missione o nel loro sacrificio.


Nello stato di persecuzione

Nel 1789 l’Europa e la cristianità furono dilaniate dalla Rivoluzione francese (vedi) e da ciò che ne seguì, le cui conseguenze fanno sentire ancor oggi i loro tragici effetti, sia per la vita e il destino eterno delle anime sia per l’intera società e la vita stessa dei popoli. Ciò provocò pure una terribile persecuzione anticattolica (si pensi al genocidio dei cattolici in Vandea) (vedi). Così, quando nel 1790 i rivoluzionari inventarono la “Costituzione civile del clero”, che trasformava i sacerdoti in funzionari statali e succubi dei Rivoluzionari, e obbligarono tutti i preti e vescovi ad aderirvi, prestando solenne giuramento alla Costituzione e fedeltà alla Repubblica, la maggior parte del clero si rifiutò, rischiando il carcere e la morte, e continuò la propria missione nella pura clandestinità. I preti rimasti fedeli a Roma celebravano di nascosto la S. Messa e i Sacramenti per i fedeli, persino nei fienili [si pensi che anche il futuro Santo Curato d’Ars (vedi) ricevette da bambino la sua Prima Comunione, pur con immensa devozione, proprio di nascosto in un fienile]. Non lo sappiamo con certezza ma è facile presupporre che in tale doloroso frangente storico, come poi avverrà anche in altre circostanze, ci siano state pure Nomine e Ordinazioni episcopali clandestine e forse molte di esse, pur valide, non avevano potuto godere neppure del mandato pontificio, cioè appunto della Nomina papale.

Nel sec. XX, durante la persecuzione comunista, sia nell’Europa dell’Est che nell’Estremo Oriente, molti Vescovi vennero ordinati nella clandestinità e continuarono ad esercitare loro eroica missione episcopale persino nelle carceri e nei campi di lavoro forzato dove vennero rinchiusi. In qualche caso il Papa, venutone a conoscenza, li creò persino Cardinali “in pectore” (come abbiamo sopra ricordato), cioè non si sapeva pubblicamente che lo fossero: il che donava loro conforto (il loro sacrificio veniva così riconosciuto, lodato e premiato dal Papa!) ma non creava invece loro un’ulteriore persecuzione; e solo dopo anni se ne è venuti a conoscenza [si pensi ad esempio all’eroico vescovo cinese Ignatius Kung Pin-mei, che fu in carcere per 30 anni (1955-1985), creato Cardinale ‘in pectore’ da Giovanni Paolo II nel suo primo Concistoro (30.06.1979) e reso pubblico nel Concistoro del 29.06.1991 (quando da 3 anni si era rifugiato negli USA), ricevendo la berretta cardinalizia alla veneranda età di 90 anni (vedi vedi vedi)].

In certi casi pare certo che, al fine di garantire comunque il bene delle anime (legge suprema della Chiesa), tali Ordinazioni episcopali clandestine non ebbero neppure la possibilità di godere di una regolare “nomina pontificia”. Eppure furono considerate non solo “valide”, così come validi erano il loro ministero e i Sacramenti da loro amministrati, ma pure “lecite”, data tale emergenza storica (“stato di necessità”?) e la loro testimonianza fu considerata persino eroica e posta a modello di vita cristiana, sacerdotale ed episcopale.

In un recentissimo (25.07.2026) articolo della FSSPX (vedi), e ciò è in chiaro riferimento a quanto successo loro il 1° luglio scorso, si porta ad esempio il caso del cardinal Josyf Slipyj, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini, perseguitato dai comunisti e poi esule in Italia, che il 2.04.1977 procedette a clandestine consacrazioni episcopali per l’Ucraina (i vescovi Ivan Choma, Lubomyr Husar e Stepan Czmil) pur senza mandato apostolico; e ciò non provocò affatto uno scisma.

Soffermiamo però ora la nostra attenzione sull’attuale situazione in Cina, dove permane comunque un’opprimente persecuzione antireligiosa e anche anti-cattolica. Dobbiamo pure sottolineare, in riferimento alla problematica che stiamo affrontando, come si proceda ancora in modo assai anomalo alle nomine episcopali.

Ricordiamo che quello cinese è un comunismo marxista e ateo ereditato dalla Russia e rivisto da Mao Zedong (alla guida della Cina dal 1949 alla sua morte, nel 1976); ed è rimasto tale, anche se negli ultimi tempi, sotto la ferrea guida di Xi Jinping (Segretario generale del Partito Comunista Cinese, Presidente della Commissione militare centrale e Presidente della Repubblica Popolare Cinese), al potere dal 14.03.2013, s’è paradossalmente coniugato con un capitalismo persino selvaggio, che ha fatto della Cina una delle maggiori potenze economiche del pianeta.

Ricordiamo pure che il comunismo cinese negli anni ’60 del secolo scorso è stato violentemente esportato anche in molti paesi dell’Estremo Oriente (vedi e vedi), come in Vietnam, Laos, Cambogia e tuttora è presente con particolare ferocia in Corea del Nord (feroce dittatura comunista peraltro di tipo ereditario, vedi e vedi).

La reale anche se spesso coperta (anche dal silenzio internazionale!) persecuzione della Chiesa Cattolica da parte del regime comunista cinese ha creato e tuttora mantiene delle condizioni di particolare sofferenza e persino di sotterraneo martirio dei Cattolici. [Nel sito riportiamo spesso notizie in merito (vedi ad esempio questa News, che rimanda pure a molte altre)].

L’ideologia comunista al potere in Cina, fondamentalmente ostile alla religione e alla Chiesa cattolica in particolare, specie quella che vuole come doveroso essere in comunione reale col Papa, fa sì che permanga nella Chiesa cattolica cinese (che conta circa 16 milioni di fedeli) uno stato di sofferenza, caratterizzato dall’assenza di una reale libertà religiosa e da forme anche gravi di persecuzione. Ciò ha creato pure una dolorosa spaccatura interna: c’è infatti una “Chiesa ufficiale o patriottica”, ammessa dal governo/Partito e ad esso sottomesso, persino nella nomina dei Vescovi (!), ed una “Chiesa sotterranea o clandestina”, che vuole invece rimanere fedele non solo alla propria fede cattolica ma anche al Papa e all’autentica Chiesa Cattolica. Inutile dire che quest’ultima Chiesa è stata sempre quella più perseguitata ed oppressa, fino all’eroismo dei martiri.

Dal 2018 (sotto il pontificato di Francesco) la Santa Sede e il governo Cinese hanno però siglato un cosiddetto “Accordo segreto”, da rinnovarsi ogni 2 anni (dal 2024 per 4 anni), che verte proprio sulla Nomina dei Vescovi. Tale Accordo sembrerebbe un passo avanti, verso la libertà di religione, rispetto a quanto avveniva prima, quando il Governo/Partito comunista imponeva i propri Vescovi (ovviamente sudditi fedeli del Partito stesso); in realtà già molte volte tale Accordo si è rivelato come un sagace inganno se non addirittura una plateale presa in giro del Vaticano (dove peraltro Xi Jinping non ha voluto recarsi né ricevere visita di qualche sua rappresentanza nella solenne “Visita di Stato” compiuta a Roma nel marzo 2019, vedi). Tale Accordo, infatti, non ha diminuito per nulla la persecuzione antireligiosa e i continui tentativi da parte del governo di assorbire anche la Chiesa Cattolica nella volontà del Partito (all’insegna di una vaga “sinicizzazione”).

Ufficialmente la procedura della Nomina dei Vescovi ora dovrebbe essere sostanzialmente questa (anche se l’Accordo rimane tuttora segreto, il che rende la questione molto problematica e talora vaga): il Governo nomina i Vescovi (magari previo accordo con l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, comunque ancora controllata dal Partito Comunista) e il Papa (ufficialmente) può approvare o rifiutare tali Nomine (verrebbe maldestramente da pensare: e non osi rifiutarle, visto che tutto il potere è nelle mani del Partito comunista).

Nel frattempo Papa Francesco aveva subito provveduto, con grande sconcerto e dolore dei fedeli della Chiesa clandestina (che paradossalmente ha sempre sofferto, talora fino al martirio, proprio per rimanere fedele al Papa!), a riconoscere come legittime tutte quelle Ordinazioni e Nomine episcopali fatte in precedenza dal Governo senza la Nomina Pontificia. Il tutto è stato giustificato dalla Santa Sede come volontà di evitare “scismi”!

Che si possa pensare, a proposito dell’Accordo segreto per le Nomine episcopali in Cina, ad una sorta di inganno del Governo (Partito Comunista) cinese, di uno “specchietto per le allodole” per la Chiesa cattolica, se non addirittura di una sarcastica e cinica “presa in giro” (per far capire alla Chiesa e al mondo intero chi comanda davvero in Cina, anche sulle Nomine dei Vescovi), è quanto accaduto in proposito proprio l’anno scorso (2025), in un momento che il Governo cinese non ha certo scelto per sbadataggine o superficialità. Si è trattato infatti proprio dei giorni in cui la Chiesa Cattolica era in “Sede vacante”, cioè tra la morte di Papa Francesco (21 aprile) e l’elezione di Papa Leone XIV (8 maggio), un periodo in cui appunto nemmeno in Vaticano qualcuno, anche Cardinale, può e deve azzardarsi a prendere decisioni per la vita della Chiesa.

Infatti il Governo cinese, proprio il 28.04.2025, ha proceduto (attraverso i canali della Chiesa ufficiale patriottica, cosa che pare non contemplata dall’Accordo segreto col Vaticano) all’elezione di un vescovo (il vescovo ausiliare di Shanghai, Ignatius Wu Jianlin, Vicario generale della diocesi), peraltro in una situazione già delicatissima e severamente controllata dal Partito. Il giorno dopo (29.04.2025) si è proceduto poi all’elezione (peraltro con candidato unico e fedelissimo al Partito) del vescovo della diocesi di Xinxiang (provincia dell’Henan) nella persona di p. Li Jianlin, tenendo presente che tale diocesi ha già un vescovo, ma appartenente alla “Chiesa sotterranea” e più volte arrestato perché non riconosciuto dal Partito [fonte: agenzia AsiaNews, del PIME (Pontificio istituto Missioni Estere), leggi]. A ben vedere si tratta di due “patate bollenti” volutamente messe in mano a priori al successore di Bergoglio e che infatti Leone XIV ha dovuto accettare ‘obtorto collo’. Infatti il Vescovo ausiliare di Shanghai eletto il 28.04.2025 è stato ordinato vescovo il 15.10.2025, dopo che Leone XIV ne avrebbe approvata l’elezione l’11.08.2025, anche se di ciò in Cina non s’è fatto cenno (leggi). Così, l’11.08.2025 Leone XIV ha dovuto accettare la nomina del vescovo di Xinxiang eletto il 29.04.2025 e che ha ricevuto l’Ordinazione episcopale il 5.12.2025 (vedi il comunicato della Sala stampa vaticana) (leggi).

Persino in questi ultimissimi giorni (22.07.2026) s’è proceduto in tal senso ad un’Ordinazione episcopale, quella del vescovo di Chifeng Giuseppe Chang Yanfeng, dopo la candidatura presentata dal governo e la successiva nomina da parte del Papa (il 15.06.2026) (vedi il comunicato della Sala stampa vaticana). Una settimana dopo, il 29.07.2026 (stiamo quindi parlando degli ultimissimi giorni), la Sala stampa vaticana ha emesso un altro comunicato ufficiale (vedi): “Oggi, 29.07.2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Francesco Saverio Duan Yongkun, che il Santo Padre, in data 15.06.2026 ha nominato Vescovo Coadiutore di Bameng (Regione autonoma della Mongolia Interna, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”.

Nonostante certo le sostanziali differenze, cosa pensare di tutto ciò, a confronto con quanto avvenuto e deciso circa le Ordinazioni episcopali del 1° luglio ad Ecône?


Una nota sulla scomunica

Come dice la parola stessa, “scomunica” significa essere posti o porsi “al di fuori della comunione”, nello specifico significa essere al di fuori della comunione con l’autentica Chiesa Cattolica.

In senso lato si potrebbe dire che ogni peccato mortale, ponendo al di fuori della “grazia di Dio”, pone ovviamente anche al di fuori della piena comunione della Chiesa (tant’è vero che impedisce pure di accedere all’Eucaristia, cioè di fare la Comunione, fin quando non è confessato e assolto; e il sacerdote che assolve lo fa infatti anche a nome della Chiesa, oltre ovviamente che “in persona Christi”).

In senso stretto e specifico, la scomunica è intesa quando ufficialmente si è dichiarati dall’Autorità ecclesiastica “al di fuori della comunione” ecclesiale. È cioè una “pena” canonica inflitta dalla Chiesa, cioè dalla sua Autorità (o un Vescovo o il Papa).

Il suo scopo è comunque sempre “medicinale”, cioè per ottenere il sincero pentimento (talora anche pubblico, se è cosa pubblica) di quanto commesso o anche per incoraggiare tale pentimento. Così una scomunica può anche essere ufficialmente revocata dall’autorità competente (Papa o vescovo). Essa, come peraltro tutte le pene (persino i salutari castighi preannunciati ad un bambino), ha anche un valore educativo, cioè preventivo, sollecitando cioè ad evitare quella situazione di peccato. La legge suprema della Chiesa è sempre infatti quella della salvezza eterna delle anime.

Ci sono anche peccati gravi (non necessariamente i più gravi, ma magari perché particolarmente diffusi e nocivi) che l’Autorità ecclesiastica (il Papa ma anche un gruppo di Vescovi locali o un singolo Vescovo nella propria diocesi) può punire, sempre appunto a scopo medicinale, con la scomunica, al fine appunto di estirpare tale peccato dalle coscienze e dalla società di quel territorio.

[Il gravissimo peccato dell’aborto, ad esempio, fa incorrere pure nella scomunica, che può essere revocata solo da particolari sacerdoti (detti “penitenzieri”) incaricati dal vescovo (per i peccati riservati alla Santa Sede, solo il Penitenziere papale può revocarla). Oggi però l’estensione di tale potere di revoca, per la scomunica dovuta all’aborto, è praticamente concessa a tutti i sacerdoti]

Ci si può poi trovare nell’anima in stato di scomunica, anche quando ciò non fosse esternamente dichiarato, se ad esempio in coscienza si è in netta disobbedienza o dissenso con ciò che la Chiesa autorevolmente insegna nel suo Magistero.

Come ben si può capire, contrariamente a quanto spesso si sente dire nei media o nell’opinione pubblica (o persino, per i fatti storici, dai libri di storia), non è tanto una questione sociale (anche se può avere pure i suoi riflessi sociali, come il peccato) ma prettamente ecclesiale, cioè riguarda la vita di fede e la morale cristiana cattolica. Tale pena canonica è regolata appunto dalla legge della Chiesa, cioè dal Codice di Diritto Canonico (vedi) o da particolari documenti dell’Autorità ecclesiastica.

Ci sono poi delle scomuniche dette “latae sententiae”, cioè che scattano automaticamente nel momento stesso in cui si compie un certo atto, e che non avrebbero neppure bisogno di essere ratificate dall’autorità ecclesiastica (anche se può ovviamente farlo, per gli scopi sopra indicati). Ci sono invece scomuniche ufficialmente e pubblicamente inferte dall’Autorità ecclesiastica.

Quanto avvenuto appunto ad Ecône il 1° luglio scorso (2026), cioè le Ordinazioni episcopali senza il mandato del Papa, come già quelle avvenute sempre ad Ecône il 30.06.1988, oltre a rappresentare di fatto uno “scisma” (anche se si possono sollevare dubbi in tal senso), ha fatto pure incorrere in una scomunica “latae sententiae”, che Leone XIV ha ratificato già qualche ora dopo (il 2.07.2026), inasprendone ulteriormente e pesantemente le pene.

In certi casi poi la “scomunica” può appunto essere revocata, pur permanendo il peccato o la situazione di peccato che l’ha provocata (ad esempio lo “scisma”); e questo appunto a scopo medicinale, cioè per agevolare o sospingere il rientro nella piena comunione ecclesiale.

Parlando ad esempio della Chiesa Ortodossa (vedi), scismatasi dalla Chiesa Cattolica nel 1054, abbiamo altrove ricordato come Paolo VI, pur permanendo tale grave “Scisma d’Oriente”, revocò la “scomunica” agli Ortodossi il 7.12.1965 (peraltro vigilia della solenne conclusione del Concilio).

Così Benedetto XVI, come abbiamo ricordato nella Prima parte di questo documento, sempre per gli scopi sopra ricordati, il 21.01.2009 revocò “la scomunica” ai 4 Vescovi della FSSPX ordinati il 30.06.1988 (mons. Lefebvre era invece purtroppo già morto nel 1991, nello stesso anno in cui morì pure mons. de Castro Mayer, con-consacrante in quelle Ordinazioni episcopali), revoca che causò, come già ricordato, molti problemi e dolori al Papa. Anche in questo caso, però, la revoca della scomunica non ha implicato per questo l’automatico scioglimento dello scisma.


2. Sul cosiddetto “stato di necessità”

In occasione del solenne quanto doloroso evento celebrato ad Ecône il 1° luglio scorso, cioè l’aver proceduto comunque all’Ordinazione episcopale di 4 sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X anche senza il mandato pontificio, cioè senza e contro il permesso del Papa, è emersa come noto anche questa giustificazione ufficiale: questo grave e decisivo passo si è reso necessario e persino doveroso, a loro avviso, a causa del cosiddetto “stato di necessità” in cui versa oggi la Chiesa (vedi).

La sottolineatura o denuncia di tale grave “stato di necessità” implica a ben vedere due giudizi, due fattori, tanto decisivi quanto sconvolgenti. Il primo indica appunto lo stato di estrema se non inaudita gravità della crisi in cui la Chiesa Cattolica è progressivamente caduta in questi ultimi decenni; e ciò non tanto a livello morale o di semplice prassi “pastorale”, cioè come di fatto si vivono oggi la fede e la vita ecclesiale, ma già a monte a livello “dottrinale”, cioè come di principio si intende oggi la fede stessa, in genere gravemente divergente da quello che la Chiesa Cattolica ha sempre creduto e insegnato (Tradizione).

Il secondo giudizio o fattore che è ugualmente implicato in tale gravissima decisione della FSSPX, fino a provocare appunto uno “scisma”, è che da tale inaudita emergenza in cui si trova a vivere oggi la Chiesa Cattolica non si possa ormai più attendere una soluzione dall’attuale gerarchia (sia Papa che Vescovi), che tra l’altro ne sarebbe invece da decenni l’artefice principale; altrimenti non si spiegherebbe la “necessità” di dovervi far fronte, o almeno cercare di farlo, con “propri Vescovi”, che sarebbero invece in grado di insegnare, celebrare e guidare la Chiesa (la triplice loro missione: profetica, sacerdotale e regale) in questo terribile frangente storico, in questa tempesta dai toni persino apocalittici. In tal senso l’espressione “stato di necessità” non sarebbe riferita tanto ad un bisogno della stessa Fraternità Sacerdotale San Pio X – che in tal senso non si concepisce come se fosse un nuovo Ordine religioso, ma semplicemente come la possibilità di continuare a vivere la fede e la liturgia “di sempre”, cioè come possibilità di rimanere autenticamente “Cattolici” – ma appunto alla drammatica situazione in cui versa ormai la stessa Chiesa Cattolica.

Tra l’altro abbiamo già notato, vista anche la giovane età dei nuovi Vescovi appena ordinati (uno addirittura di soli 36 anni!), come tale “stato di necessità” pare allora debba essere ragionevolmente prospettato ancora per decenni, almeno a vista umana, salvo uno straordinario e diretto intervento divino nella storia.

In tal senso, cogliamo allora l’occasione per tentare ed offrire una sintetica analisi di tale “stato di necessità”, cioè di tale emergenza dai toni persino apocalittici che coinvolge da decenni e in modo incalzante la vita della Chiesa Cattolica.

[Il presente sito ha affrontato spesso tali questioni. Si veda in proposito soprattutto il lungo dossier “Quale Chiesa?”. Sull’incalzare progressivo di tale crisi negli ultimi decenni e soprattutto sulla drammaticità degli ultimi anni vedi la V Parte (di cui riportiamo qui alcuni dati)]


La drammaticità della crisi in atto nella Chiesa

La prima questione che potremmo porci è proprio questa: ma c’è una crisi nella Chiesa? La Chiesa Cattolica è davvero da decenni caduta in una crisi di inaudite e drammatiche proporzioni?

Quanto abbiamo raccolto (cfr. Prima Parte) dalla testimonianza e dagli insegnamenti (e persino ascoltato dalla sua viva voce) di mons. Marcel Lefebvre e il motivo stesso che l’ha sospinto a fondare e guidare la Fraternità Sacerdotale San Pio X non dovrebbe lasciare dubbi sulla risposta. Se poi pensiamo che tali intuizioni, giudizi e indicazioni emergevano già 50-60 anni orsono (e forse il peggio l’abbiamo invece visto in quanto è accaduto dopo la sua morte avvenuta nel 1991), allora tale voce assume davvero i toni di una lungimirante quanto urgente “profezia”.

Ovviamente, per coloro che vivono al di fuori o ai margini della vita ecclesiale, semmai affacciandosi ancora ad essa per qualche evento (vedi la News “Fede e Sacramenti”), il problema non sussiste. Semmai la Chiesa dovrebbe sempre più adeguarsi ai tempi, smetterla di parlare di assurdi e invivibili Comandamenti (che a dire il vero non si sa neppure più quali siano); le Parrocchie, oltre a dedicarsi a “servizi sociali”, dovrebbero inventarsi sempre qualcosa di nuovo per attirare i ragazzi e i giovani (che invece proprio per questo poi se ne vanno); i preti giovani (quei pochi che ci sono) sarebbero tanto più attraenti (anche sui social) quanto più simili agli altri giovani (e magari poi sono proprio loro ad andare in crisi, fino abbandonare il sacerdozio e persino la fede); comunque per costoro i preti, se non si riducono appunto a fare gli “assistenti sociali”, sono considerati tanto più moderni e avvincenti quanto più assomigliano ad “animatori” tipo villaggio turistico e, pure nelle liturgie (!), quanto più assomigliano a conduttori televisivi se non addirittura riducendosi a fare gli show-man (mettigli in mano un microfono volante e succede di tutto … però così tutti stanno attenti).

Ovviamente per costoro, ma anche per molti Cattolici più addentro alle cose della Chiesa, il pontificato (12 anni) di Francesco ha rappresentato in tal senso una svolta tanto attesa quanto finalmente rivoluzionaria. Però, a ben vedere, i numeri dei praticanti non sono comunque aumentati, anzi!

Ci si è ormai da decenni assuefatti a tale andazzo, nel quale si fa sempre più fatica a trovare qualcosa di autenticamente sacro e soprannaturale, per cui anche per la maggior parte dei Cattolici “praticanti”, cioè quelli che vanno a Messa tutte le domeniche o quasi, e persino quelli che sono pure “impegnati” nelle innumerevoli strutture ecclesiali (e relativi logorroici incontri di programmazione e verifiche “pastorali”), il problema non c’è. Quale crisi apocalittica? La Chiesa non sembra essere mai stata così viva come oggi!

Su come da decenni si declina infatti ormai cosa significhi essere “cristiani impegnati” si ascolti (ai minuti 33’/36’) un’acuta e profetica analisi dell’allora card. J. Ratzinger in una famosa conferenza del 1990.

Certo, se si entra in alcune Parrocchie, specie di città, l’apparenza sembra rassicurante. Le attività, specie per i bambini e i ragazzi, sono numerosissime e super-organizzate (anche se non ci si chiede quasi mai con quale esito in ordine alla vera formazione cristiana delle loro anime). I giovani, se ci sono, sono coinvolti soprattutto in attività caritative o di semplice volontariato, dove però di contenuti di fede spesso non c’è traccia. Gli adulti impegnati in Parrocchia devono poi passare appunto da un incontro all’altro (di programmazione pastorale, per organizzare le attività, di verifiche, di condivisioni; il tutto ora condito di sinodalità, che fa ulteriormente lievitare il numero degli incontri, tanto prolissi quanto spesso inutili). I poveri sacerdoti (anche i residuali sacerdoti giovani) fanno poco? No, anzi! Sono assillati di impegni (tanto che non trovano neppure più il tempo di pregare, di adorare l’Eucaristia e magari neppure di Confessare!), passano da un incontro all’altro, devono poi occuparsi dei più poveri e degli emarginati di ogni sorta; tutto ciò fino persino ai limiti della nevrosi, che poi scoppia talora anche in crisi umana e sacerdotale. Ci si può infatti lecitamente chiedere: ma fanno ciò che è proprio del sacerdote (predicazione dell’autentica dottrina, celebrazione con sacralità della S. Messa, Confessioni come reale perdono dei peccati e non come dialoghi psicologici); insomma, sono davvero in “cura d’anime”?

Anche i movimenti, che nei decenni passati hanno un poco lodevolmente supplito al vuoto di vero annuncio cristiano e di reale vita comunitaria delle parrocchie, oggi paiono pascolare nei prati dell’insignificanza (anche sociale), dell’autoreferenzialità, dell’assolutizzazione del proprio carisma (che spesso è invece morto col proprio fondatore), con tanto di penose lotte interne e tra loro. Se poi andiamo a vedere i contenuti trasmessi, le eresie non mancano; e le loro liturgie sono poi spesso più protestanti che cattoliche (ma intanto oggi non ce se ne accorge neppure, visto cosa sono diventate in genere le attuali liturgie, e proprio quelle che apparentemente appaiono più vive, partecipate e coinvolgenti).

Per far fronte a questo stato di cose, emerso specie nell’immediato post-Concilio, abbiamo visto che mons. Lefebvre pensò alla Fraternità Sacerdotale San Pio X; e i frutti, anche a livello mondiale, si sono visti subito e tuttora si vedono.

Eppure la crisi, se ci si scuote di dosso questa specie di anestesia delle anime, è invece di proporzioni spaventose e appunto persino inaudite.

Se non altro dovrebbero scuoterci i numeri, le statistiche; ma a ben vedere basta pure mettere il naso in qualche S. Messa normale e considerare il numero e l’età media dei partecipanti, come pure il modo con cui vi partecipano e con cui ricevono l’Eucaristia. I numeri, però, non rappresentano neanche la questione più grave, pur essendo certamente sintomatici. Un numero infatti anche esiguo, ma ben consapevole della fede in Cristo e con un’autentica esperienza di comunione con Lui, sarebbe comunque in grado di cambiare in poco tempo la storia, come abbiamo visto già dal primo secolo dell’era cristiana, a partire dai soli 12 Apostoli. La drammaticità della crisi è data invece proprio dai contenuti, cioè da cosa si sa e come si intende ormai la fede cattolica (e la morale che ne consegue).

Se volessimo però pensare anche solo ai numeri, i dati e le statistiche sono spaventosi, specie in Europa occidentale (vedi), ma anche in Italia, pur centro della Cattolicità (vedi, vedi): tracollo dei partecipanti alla S. Messa domenicale (specie tra i giovani, praticamente assenti), abissale ignoranza religiosa anche tra i praticanti (non sanno neppure i contenuti fondamentali della fede e si fanno una fede e una morale a modo proprio), latitanza dalle Confessioni (e quelle poche sono equivocate come dialoghi sui problemi, di tipo psicologico), tracollo (e crisi) anche dei Matrimoni religiosi (a favore di matrimoni civili e soprattutto delle convivenze), Seminari semivuoti o chiusi (e quindi un futuro sempre più prossimo senza preti e quindi senza Eucaristia e Confessioni, cioè senza Chiesa!), Noviziati in via di chiusura quasi ovunque (alcuni Ordini di suore tamponano il tracollo importandole dall’Africa o dall’India).

Se diamo ad esempio uno sguardo al crollo anche solo numerico dei più grandi e storici Ordini religiosi, rimaniamo sconcertati: “Secondo le statistiche ufficiali dal 1965 (quando finisce il Concilio) al 2005, i membri della Compagnia di Gesù (Gesuiti) sono crollati del 45%, i Salesiani del 24%, i Frati minori del 41%, i Cappuccini del 29%, i Benedettini del 35%, i Domenicani del 39%” (cfr. Antonio Socci su Libero).

Dunque la crisi, non solo numerica ma soprattutto nei contenuti, è spaventosa. E non la vede solo chi non vuole vederla, magari per continuare ad inseguire i propri “progetti pastorali” studiati a tavolino se non persino le ideologie di volta in volta dominanti (vedi). Particolarmente drammatica è soprattutto l’ignoranza religiosa (dell’autentica fede trasmessa per due millenni), che negli ultimi decenni è diventata una patologia cronica (i ragazzi poi non sanno assolutamente più nulla del cristianesimo!), anche se un poco anestetizzata dalla “routine” o dal “fare” e organizzare (ma è un attivismo che, come la morfina, serve solo per non avvertire il dolore, ma la malattia si aggrava invece sempre più, senza che si pensi davvero a curarla).

Se poi andassimo a vedere cosa succede ormai nella Chiesa Cattolica – e non si tratta di malelingue o calunnie ma di realtà manifeste e documentate, nemmeno più nascoste ma persino ostentate – troveremo non solo guide laiche, catechisti, insegnanti di religione, ma pure sacerdoti e persino vescovi e cardinali dire e approvare le cose più assurde, persino approvare anche i peccati più gravi [leggi l’ultima notizia dall’Inghilterra; pure in Italia abbiamo di recente sentito un importante Vescovo affermare che, ovviamente sempre col pretesto dell’accoglienza e dell’inclusione (leggi), i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non sarebbero più peccato, perché anche loro hanno “diritto all’amore”, anche a questo livello (vedi) … ma su questo torneremo più avanti].

Altro che scisma! Però si tratta appunto del mondo progressista, della “nuova Chiesa”; e allora su questo tutto tace, se non persino si è palesemente complici, anche ai più alti livelli.

È esagerato o proprio di menti catastrofiste parlare di una crisi dai contorni persino “apocalittici”?

Si rammenti che persino il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 (vedi), in modo inaudito rispetto a tutti gli altri Catechismi ufficiali e universali della storia, al n. 675 (vedi) ha addirittura parlato esplicitamente di una terribile “prova finale della Chiesa”, che sembrerà farla quasi totalmente soccombere, come fosse sulle orme della Passione di Cristo Signore, prima del trionfo della Risurrezione. Qualcuno, visto appunto che non si trova un richiamo del genere negli altri Catechismi, vi ha visto un subdolo riferimento alla questione della cosiddetta terza parte del “segreto di Fatima”, che la Madonna avrebbe peraltro chiesto che il Papa rendesse pubblica nel 1960 (perché proprio quell’anno? c’entra Giovanni XXIII, che invece negò tale pubblicazione, o il Concilio che si stava preparando?), quando invece fu rivelata da Giovanni Paolo II a Fatima il 13.05.2000, ma forse in modo non completo, come parve alludere Benedetto XVI nel 2010 (vedi).

Potremmo addirittura trovarci allora alle soglie della venuta gloriosa di Cristo Signore? Non ci è dato ovviamente di saperlo. Rimane però la domanda, anch’essa senza risposta a noi nota, che pose Gesù stesso (Lc 18,8): “il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

Che non si tratti però di una questione da ingenui catastrofisti o da vecchi millenaristi, ma di una domanda molto seria perfino sui tempi anche ecclesiali che ci è dato di vivere in questi ultimi decenni, emerse già da una confidenza fatta dallo stesso Paolo VI l’8.09.1977 all’amico e grande intellettuale francese Jean Guitton (e poi riportata dallo stesso nel suo libro “Paolo VI segreto”, p. 152 – vedi). Ecco le parole del Papa, quasi al termine della sua vita: “C’è un grande turbamento in questo momento nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù: Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?” 

Del resto, fu ancora Paolo VI, il Papa che fece il Concilio e guidò il post-Concilio, solo 7 anni dopo la sua conclusione, e questo non come confidenza privata ma addirittura nell’omelia della solennità dei Santi Pietro e Paolo in San Pietro (29.06.1972, vedi), ad affermare e riconoscere, al contrario delle aspettative di nuova Pentecoste e nuova primavera della Chiesa, che il post-Concilio aveva invece portato tempeste e “un gelido inverno”, tanto da sospettare seriamente che “tra le fessure della Chiesa si fosse infiltrato persino il fumo di Satana”!

In riferimento a questa “prova” della Chiesa Cattolica, dalle tinte apocalittiche, c’è chi ha parlato pure di un periodo di dolorosa purificazione, anche sul piano numerico, che avrebbe almeno provvisoriamente portato la Chiesa Cattolica, pur ricca di un glorioso e bimillenario passato e tuttora con 1,4 miliardi di figli, ad una sorta di “piccolo resto” (come peraltro è avvenuto persino nell’antico popolo di Dio dell’Antico Testamento).

Di questo doloroso ma necessario passaggio di purificazione (catarsi) parlarono peraltro anche numerosi mistici [fra tutti si pensi ad esempio ad Anna Katharina Emmerich (1774-1824), beatificata da Giovanni Paolo II il 3.10.2004 (vedileggi)] e importanti rivelazioni-apparizioni mariane, riconosciute dalla Chiesa [basti pensare appunto a Fatima (1917, vedi), ma anche a La Salette (1846, vedi vedi vedi)].

È peraltro assai significativo che già nel 1969 l’allora teologo J. Ratzinger avvertisse come per la Chiesa potesse giungere questa “catarsi”, questa purificazione, questo drammatico restringimento numerico, doloroso ma alla fine pure provvidenziale, al fine di una salutare rinascita, prima dell’annunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria (cfr. Fatima), se non addirittura del ritorno finale di Cristo Signore [(vedi e vedi); cfr. J. Ratzinger, “Faith and the Future“, Ignatius Press, 2009)]. Ascoltiamolo: “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che essa aveva costruito in tempi di prosperità. Man mano che il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche molti dei suoi privilegi sociali. Rispetto all’epoca precedente, sarà considerata molto di più come una società volontaristica, cui s’accederà solo in base a una decisione libera”.

Anche nel 2004 il card. J. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, nel suo dialogo con l’allora Presidente del Senato Italiano Marcello Pera [ne abbiamo parlato recentemente nella News “Europa al tramonto?” (vedi); condensatosi poi nel testo “Senza radici. Europa, relativismo, Cristianesimo, Islam” (Mondadori, 2004) (vedi)], tratteggiò un’analoga via d’uscita alla crisi in atto: “Nella Chiesa e per la società è importante che esistano minoranze convinte: uomini che hanno incontrato davvero Cristo come il tesoro della loro vita”.

Le radici remote della crisi contemporanea

Le crisi più profonde, a livello culturale, sociale, politico e pure ecclesiale, sono quelle che affondano le proprie radici nei secoli, come una sorta di “tensione tettonica” che si accumula progressivamente nelle placche della crosta terrestre per poi provocare improvvisi cataclismi sismici (la California attende in questo senso il “Big One”, già emergente nella falda di S. Andrea) o come il magma che poi esplode improvvisamente da un vulcano (come fu l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.).

Come più volte abbiamo ricordato anche nel sito, la profonda crisi che sta vivendo l’Occidente, che possiamo sintetizzare con l’espressione filosofica “nichilismo” (già lucidamente profetizzato da F. Nietzsche 150 anni fa) affonda le proprie radici già 5 secoli orsono, con la fine del Medioevo (vedi) e la nascita della Modernità (vedi).

A livello della cristianità, troviamo l’inizio di questa crisi già nel Protestantesimo (vedi), che ha perso l’oggettività della fede e ha dissolto la Chiesa in una miriade di presunte Chiese particolari sempre continuamente emergenti e divergenti.

A livello filosofico l’inizio della fine apparve già con Cartesio, quando il pensiero prese il sopravvento sulla realtà e la verità cominciò così a diventare soggettiva, relativa, fino a dissolversi nell’opinione. Kant non fece che ampliare questo divario ed Hegel dissolse infine l’Essere (la Verità, Dio stesso) nel divenire e nella storia.

Questo costituisce il fondo della crisi contemporanea, tanto sociale quanto ecclesiale: tutto diviene e deve mutare, non importa se persino contro il principio di non-contraddizione, al di fuori del quale però ogni discorso non diventa altro che un puro “flatus-vocis”, parole al vento e senza senso, ed ogni dialogo, tanto affermato quanto inutile, si dissolve in un’accozzaglia di posizioni divergenti e persino opposte, senza portare ad alcun risultato.

A livello culturale, prima ancora che esistenziale, sociale e politico, è la perenne illusione dell’umanesimo, quella posizione o scelta di fondo che, secondo la stessa originaria tentazione diabolica, vuole mettere l’uomo al posto di Dio, come misura di tutte le cose. [Non a caso, sulla scia del teologo K. Rahner (prima condannato e poi diventato luce guida del Concilio), s’è parlato di “svolta antropologica” che ormai anche la Chiesa doveva fare … e infatti ha fatto!]. Soltanto che ogni volta che l’uomo vuol porsi al centro e misura di tutte le cose, alla fine si ritrova sempre schiavo nel labirinto dei propri pensieri, se non addirittura delle proprie pulsioni, da cui non sembra più in grado di uscire; e poi diventa succube delle pretese delle ideologie (e del potere dei loro propugnatori) di costruire il mondo nuovo progettato a tavolino. Alla fine, come all’inizio (peccato originale, cfr. Gn 3), tale apparente esaltazione del regno dell’uomo si risolve invece nella sua distruzione (eterogenesi dei fini) e al Regno di Dio si sostituisce ultimamente il dominio di Satana (pur sconfitto da Cristo Signore e destinato all’Inferno eterno, cfr. Ap 20).

Quello che ha sperimentato l’umanità intera nella prima metà del sec. XX, con le sue ideologie passate al potere politico e le sue Guerre mondiali, non è che la conseguenza di questa antica “pretesa”, diventata però “sistemica”, appunto ideologia e sistema politico, fino ad espandersi a livello sociale e addirittura globale. Per questo, nonostante l’apparente assenza di guerre mondiali e lo strabiliante progresso economico, scientifico e tecnologico, questi ultimi 80 anni hanno visto l’espandersi e il lievitare, specie in Occidente, di un “vuoto esistenziale” spaventoso, che non solo produce, specie nelle nuove generazioni, un impressionante vagare senza passato (ormai totalmente sconosciuto dopo essere stato volutamente cancellato) e senza futuro (non rimane che un “carpe diem” senza senso e senza speranza), ma può avere anche gravissime e improvvise conseguenze, appunto come un magma dapprima sotterraneo che poi può esplodere improvvisamente persino in una catastrofica eruzione vulcanica.

Tornando quindi alle radici di questa crisi (sociale e ormai anche ecclesiale) possiamo certo osservare come il sec. XVIII rappresentò, in conseguenza della “rivoluzione copernicana” della Modernità (cioè del “tutto ruota intorno all’uomo”), il costituirsi progressivo di grandi poteri sempre più avversi a Cristo e alla Chiesa. In tal senso nel 1717 nacque ufficialmente la Massoneria (vedi, vedi), che fu infatti subito e poi sempre condannata dal magistero dei Papi, con tanto di scomunica (che tuttora permane per i suoi adepti, nonostante i flirt di alcuni attuali vescovi e cardinali). Già la rivoluzione americana e la nascita degli USA (1776), voluta dalla Massoneria e all’insegna di una libertà senza Dio e senza verità (anche la celebre statua che domina l’ingresso del porto di New York è all’insegna di questa esaltazione unilaterale della libertà, senza verità; non a caso è piena di simboli massonici, vedi). Fu però la Rivoluzione francese (1789) (vedi) a determinare, per l’Europa e poi per l’intero occidente, la vera svolta anticristiana, specie contro la Chiesa Cattolica. Essa costituisce l’inizio di quel “mondo nuovo” che, ingannando l’uomo moderno (e persino certi cristiani) con parole apparentemente buone e cristiane (liberté, fraternité, égalité) e la proclamazione dei diritti dell’uomo, della libertà e della ribellione contro ogni autorità e persino contro ogni verità oggettiva (tutte idee immediatamente e sempre condannate dai Papi con potenti encicliche), di fatto porta alla distruzione dell’uomo e delle società, oltre che della fede e della salvezza eterna delle anime.

In Italia l’operazione di scristianizzazione risultava ovviamente più ardua, per la sua identità e per la presenza stessa del Papato e quindi come centro della Cattolicità mondiale. Di questa operazione si occupò invece, e purtroppo con successo, il Risorgimento (vedi e vedi).

Le ideologie della modernità hanno poi portato l’umanità, nel secolo XX, con la Rivoluzione russa (vedi), il nazismo (vedi) e le due Guerre mondiali che ne sono emerse, alle più immani tragedie che la storia abbia mai sperimentato.

Nonostante l’apparente periodo di pace che è seguito alla fine del secondo conflitto mondiale e persino dopo il crollo del comunismo nell’est-Europa (1989), tali ideologie, nella loro radice illuministica e anticristiana, non hanno però cessato di circolare e di imporsi socialmente nelle loro sempre nuove forme, sempre con maggior incisività anche nelle masse, mediante l’istruzione (in Italia dal Risorgimento passata prepotentemente in mano allo Stato), il potere culturale e quindi coi sempre più raffinati mezzi di comunicazione di massa.

Le ideologie della “modernità” all’assalto della Chiesa, dal suo stesso interno

Come si può ampiamente osservare, se andiamo ad analizzare il magistero dei Papi (cfr. le Encicliche) già della fine del sec. XIX come dell’inizio del sec. XX, noi possiamo vedere come, con profetica saggezza e illuminata lungimiranza, la Chiesa Cattolica seppe ben individuare e denunciare, per il bene stesso delle anime ma anche dell’intera società, quei pensieri e quelle ideologie che già allora stavano minando alla base non solo la vita cristiana ma la stessa dignità umana e dei popoli (si pensi alla denuncia del “marxismo”, ma anche del pensiero cosiddetto “liberale”, già passato ampiamente all’opera con la Rivoluzione industriale, fatta nel 1891 da Leone XIII nella Rerum novarum, vedi).

Per questo i propagatori di tali ideologie della modernità si opposero con grande forza alla Chiesa Cattolica, con una invasiva propaganda che la faceva passare per contraria al progresso della società e allo sviluppo dei popoli. Molte volte tale ostilità fu tradotta in plateali battaglie contro la Chiesa Cattolica (come già nella Rivoluzione francese e in Italia col Risorgimento, per non parlare della Rivoluzione bolscevica e di ciò che ne seguì per intere nazioni dell’Europa orientale e poi in estremo Oriente). Altre volte, e ciò a ben vedere risulta perfino più pericoloso perché subdolo e nascosto, tale battaglia contro la fede cattolica e il vero bene dell’uomo fu condotta a livello culturale (come nell’Italia post-risorgimentale e del sec. XX), cioè prendendo in mano le leve della cultura, della stampa, delle Università [nate quasi tutte dalla Chiesa (vedi) ma ormai usurpate dai poteri massonici] e via via coi sempre nuovi ed invasivi strumenti di comunicazione di massa.

Il pericolo divenne poi immenso, quando le ideologie anticattoliche riuscirono ad infiltrarsi clandestinamente all’interno stesso della Chiesa, con vere e proprie “spie” nemiche o ancor più sagacemente diffondendo le loro idee all’interno stesso delle istituzioni cattoliche, anche quelle di massima importanza educativa, come le scuole e i diversi istituti di formazione, persino negli stessi Seminari (dove si formano i futuri sacerdoti e tra loro quindi anche i futuri vescovi, cardinali e Papi) e in seguito addirittura nelle Università cattoliche e perfino pontificie.

Fu soprattutto il santo Papa Pio X non solo a denunciare questo pericolo già abbondantemente penetrato all’interno stesso della Chiesa (soprattutto con le nuove ideologie sintetizzate col termine “modernismo”, “madre e cloaca di tutte le eresie”, come ebbe a definirlo nella celebre e decisiva Enciclica Pascendi Dominici Gregis del 1907, vedi), ma anche a porre intelligentemente in atto tutto un sistema di vigilanza affinché i fautori di tale modernismo, evidentemente ancora nascosti ma già assai operativi, fossero scovati ed esclusi dalla vita ecclesiale, specie appunto da chi aveva in mano la formazione culturale e delle anime.

Il colpo sferrato contro i “modernisti” (prima detti “liberali” e oggi “progressisti”) da parte di San Pio X fu decisivo, ma non mortale. Tali correnti di pensiero, tipiche della Modernità e ormai ampiamente penetrate anche all’interno stesso della Teologia (cfr. la cosiddetta Nouvelle théologie), rimasero al lavoro in modo “carsico” all’interno della Chiesa. Il loro potere nascostamente cresceva, anche se aveva pazienza. Bastava però una piccola fessura, magari imprudentemente sia pur con le migliori intenzioni aperta anche dai Papi, per veder proseguire ed emergere il loro potere (che poi è appunto “il fumo di Satana”).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

Già nell’immediata fase preparatoria del Concilio si poté osservare, anche alle più alte sfere, come tale infiltrazione “modernista” (progressista) non solo non era venuta meno ma aveva raggiunto anche ambiti molto alti (vescovi e cardinali) ed era ormai pronta a prendere addirittura in mano la situazione, cioè il Concilio stesso. Nella Prima Parte abbiamo ad esempio ascoltato dalla viva voce di mons. M. Lefebvre (ascolta ai minuti 10’/20’ di questo documentario sulla sua vita), che ebbe il privilegio di essere annoverato nella ristretta ed autorevolissima Commissione preparatoria del Concilio stesso, la testimonianza di come già in questa fase preparatoria emergessero aspri scontri tra vescovi e cardinali “progressisti” (specie di area belga, francese e tedesca, come il card. Bea), in aperta rottura con la Tradizione e il Magistero precedente, e vescovi e cardinali “conservatori” o “tradizionalisti”, come il card. Ottaviani e in genere quelli della Curia Romana .

Di fatto, sin dai suoi primi passi, il Concilio Vaticano II costituì non solo l’ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica dei “progressisti” (liberali, modernisti) ma offrì lo sconcertante spettacolo di vedere tale minoranza, rimasta influenzata e condizionata da certi teologi che fino a poco prima erano già indicati come in odore di eresia (si pensi alla cosiddetta Nouvelle théologie e specialmente a K. Rahner e alla sua declamata “svolta antropologica”), prendere di fatto il comando, certo con l’aiuto degli stessi Pontefici (che quanto meno non li hanno certo frenati), di tale autorevolissima assise ecclesiale! Così tutti i lavori conciliari (1962-1965) furono condotti all’insegna della novità, dell’aggiornamento, al fine di andare incontro all’uomo “di oggi”, dove il dogma principale diventava il “dialogo” e gli autentici “dogmi” della fede quasi occultati per agevolarlo (e divenne infatti proibito parlare di “condanne”, a differenza di tutti gli altri 20 Concilii ecumenici della storia della Chiesa).

È esagerato parlare del Concilio Vaticano II come della Rivoluzione (francese) della Chiesa? In realtà c’è chi lo disse apertamente, anche tra gli alti Prelati e proprio da parte di coloro che vollero e operarono tale “rivoluzione” nella Chiesa. Fu ad esempio il card. Léon-Joseph Suenens, arcivescovo di Bruxelles-Malines e uno dei leader progressisti del Concilio (creato non a caso cardinale da Giovanni XXIII poco prima dell’inizio del Concilio), che, appena finiti i lavori conciliari, dichiarò apertamente che “il Concilio era stato il 1789 della Chiesa”, cioè la Rivoluzione francese attuata nella Chiesa!

La Chiesa doveva mettersi al passo coi tempi, perché in effetti “era rimasta indietro di 200 anni”, come disse il card. C. M. Martini (il grande arcivescovo di Milano e figura di spicco della Chiesa, forse candidato Papa nel Conclave del 2005) ancora poco prima di morire (2012).

Ritroveremo questi due importanti Prelati tra poco, parlando della cosiddetta “mafia di san Gallo”, di cui facevano entrambi parte.

[Circa il Concilio, specie in riferimento alle questioni sollevate da mons. Lefebvre, che vi prese parte (ricordiamo il Coetus Internationalis Patrum, di cui faceva parte con altri Padri conciliari, sorto per difendere l’autentica dottrina e frenare il crescente strapotere dei Padri conciliari progressisti) abbiamo già parlato nella Prima parte e vi ritorneremo nella Quarta Parte, in quanto implicate, di fatto come questione principale, anche nelle attuali gravi scelte della FSSPX].

Il post-Concilio

Abbiamo già ricordato come il cosiddetto post-Concilio abbia visto subito scatenarsi, veramente come un magma prima sotterraneo per poi esplodere in un’improvvisa eruzione vulcanica, tutta una serie di spericolate innovazioni, persino ben al di là di ciò che il Concilio aveva detto e comunque prendendo spunto da esso, fino ad “innescare processi” (come si dice oggi) ai limiti, spesso scavalcati, dell’eresia se non persino della blasfemia (anche nella liturgia). La situazione ecclesiale pareva andare totalmente fuori controllo, come un treno in deragliamento. Abbiamo sentito come lo stesso Paolo VI, che pur diresse come massima Autorità della Chiesa il Concilio e il post-Concilio dei primi 13 anni (cioè fino alla sua morte, il 6.08.1978), parlasse nientemeno che del “fumo di Satana” entrato nella Chiesa e giungesse persino ad ipotizzare come prossima la fine di tutte le cose e la perdita totale della fede.

Intanto, come abbiamo ricordato, si assisteva ad un drammatico tracollo della presenza dei fedeli alla S. Messa, specie dei giovani, ad un sostanziale e numerico dileguarsi dell’associazionismo cattolico, fino allo svuotamento dei Seminari e dei Noviziati e persino ad un impressionante abbandono di sacerdoti e religiosi.

Si trattava solo di una situazione sfuggita di mano, di un treno in deragliamento al di là di chi ne era al comando, di errate interpretazioni dei documenti conciliari? Oppure, almeno in certi punti, era invece proprio venuto meno il “binario” su cui la Chiesa aveva per duemila anni camminato? C’era un rapporto di causa-effetto (anche se certamente le cause erano molteplici, gravi e che coinvolgevano l’intera civiltà occidentale) tra il Concilio e ciò che fu il post-Concilio?

Torneremo ancora su questo nella IV Parte del presente documento. Possiamo però affermare con certezza che mons. Lefebvre (e quindi l’opera da lui iniziata, decisamente e fecondamente controcorrente), fu un Vescovo, non certo l’unico ma forse nessuno come lui in modo così forte e pubblico, in grado di riscontrare in modo profetico come certi “veleni” (una sorta persino di suicidio della Chiesa), che da decenni appunto circolavano sempre più abbondantemente anche nella Chiesa, col Concilio avevano trovato modo di essere divulgati ovunque, senza che esistessero persino più autentici antidoti (anche da parte delle Autorità ecclesiastiche) per impedirne i danni. Così, in modo incomprensibile, pur continuando a fare il Vescovo come aveva sempre fatto (e per cui fu ampiamente stimato da Pio XII), egli si ritrovò improvvisamente sul banco degli imputati e dei ribelli!

Se col pontificato di Giovanni Paolo II s’è cercato un poco di porre rimedio a tale deragliamento (ed è quindi ingiusto annoverarlo tra le cause di esso!), di fatto la rotta della “barca di Pietro” non vide efficaci correzioni e non si andò verso porti più sicuri ma verso una tempesta a ben vedere sempre più pericolosa, fino al limite dell’affondamento. Anche il pontificato di Benedetto XVI (anch’egli ascritto ingiustamente dai più facinorosi tradizionalisti tra i progressisti, come sarebbero tutti i Papi dal 1958 in poi) poteva essere una preziosa e autorevolissima occasione per ritrovare la rotta smarrita; ma pare che il comandante della nave non fosse più obbedito dall’equipaggio, neanche dai suoi stessi ufficiali, così che si trovò costretto ad abbandonare il ponte di comando della nave o quantomeno continuò ad aiutarla “a vista” in altro modo!


Una nota sulla cosiddetta “mafia di San Gallo

Poco sopra, parlando del card. Léon-Joseph Suenens (arcivescovo di Bruxelles-Malines) e del card. Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano), abbiamo fatto cenno alla cosiddetta “mafia di San Gallo”. Ovviamente, quando si parla di gruppi e di incontri tanto segreti quanto potenti, anche nella società come forse pure nella Chiesa, c’è sempre il rischio di addentrarsi in discutibili dietrologie e sciocchi complottismi. Occorre dunque essere prudenti e documentati.

Quando si parla di potentissimi gruppi occulti di potere presenti nella società, persino a livello planetario, si pensa soprattutto alla Massoneria. Ci possono certo essere illazioni puramente fantasiose, che vedono fantasmi della Massoneria ovunque. Esistono però sconcertanti pubblicazioni, documentatissime, che parlano ufficialmente di potentissimi massoni operanti nella storia e nel presente (con nomi assai noti nel panorama mondiale e talora purtroppo anche ecclesiale, anche se permane la scomunica ai Cattolici che fossero affiliati alle Logge massoniche). Si pensi ad esempio all’impressionante libro “Massoni” di G. Magaldi (vedi) o all’importante testo di Charles T. Murr, “Massoneria vaticana” (vedi). Rimane però vero che, pur essendo fondamentalmente società segrete, certe realtà massoniche sono di pubblico dominio. Basta navigare ad esempio sul sito del Grande Oriente d’Italia (vedi) [tra l’altro venuto alla ribalta in questi giorni per un musicista assai noto, risultato affiliato a tale loggia, anche se l’appartenenza era ignota ai più, cui la diocesi di Roma ha negato di conseguenza il funerale religioso (leggi)]. Altre volte, forse per lotte intestine alle stesse Logge, certe realtà sfuggono di mano, coi relativi elenchi. In Italia fece ad esempio molto scalpore la pubblicazione dei dati della cosiddetta Loggia P2 di Licio Gelli, scoperta nel 1981 e con 900 iscritti, tra cui anche notissimi personaggi di alto rango.

Anche della cosiddetta “mafia di San Gallo” (vedi) c’è chi ne ha negato l’esistenza o il reale potere, come ci furono dei partecipanti (importanti Prelati), poi resi pubblici, che hanno negato di esserlo.

Di cosa si trattò? Di un ristrettissimo gruppo di Vescovi e Cardinali “progressisti”, che periodicamente si incontravano (specie dal 1996 al 2006), in genere proprio nella città svizzera di San Gallo (da cui il nome), ospiti del vescovo di tale città (mons. Ivo Fürer, già Segretario Generale del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa e poi ritiratosi da San Gallo nel 2005, dopo l’elezione del nuovo Papa), per confrontarsi sulle linee che avrebbe dovuto seguire la Chiesa per essere aggiornata coi tempi [invece a Roma si incontravano in genere nel Collegio Villa Nazareth, diretto dal card. Silvestrini, che era entrato a far parte del gruppo]. In prossimità della morte di Giovanni Paolo II (2005) pare progettassero, cosa peraltro proibita dalle leggi della Chiesa, su chi potesse essere il successore, su cui far pressione nell’ormai imminente Conclave. Il nome del card. C. M. Martini era in vetta alla classifica, ma l’interessato declinò invece l’invito, per motivi di età e pure di salute (si presentò per questo col bastone), anche se poi morirà invece nel 2012. Si trattava comunque di contrastare una possibile elezione del card. J Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e considerato dai più come un inossidabile paladino della vera fede e della Tradizione cattolica (quindi una sorta di nemico, come lo era per tutto il mondo progressista). Impressionante che già allora (2005) la scelta della “mafia di San Gallo” cadde sull’Arcivescovo di Buenos Aires, già cardinale da 4 anni, Jorge Mario Bergoglio, tra loro chiamato scherzosamente “Monna Lisa” (La Gioconda) a causa della sua personalità un poco enigmatica. Com’è noto, la Provvidenza volle che invece da quel Conclave uscisse come Papa proprio J. Ratzinger (Benedetto XVI). Dato il clima che si era ormai creato nella Chiesa, si poteva facilmente comprendere che Benedetto XVI non avrebbe però avuto vita facile e reale possibilità di comandare la “barca di Pietro”. Infatti sappiamo com’è andata a finire! Pare che nel 2013 la cosiddetta “mafia di San Gallo” avesse da tempo cessato o rallentato i propri contatti; però, guarda caso, da quell’inaspettato (e forse persino problematico) Conclave del 13.03.2013, emerse come Papa (o Vescovo di Roma, come disse) proprio Jorge Mario Bergoglio, appunto l’antico candidato della “mafia di San Gallo” nel 2005!

Che, parlando di “Mafia di San Gallo” (ascolta in proposito il vescovo Luigi Negri), non si tratti di una superficiale visione complottista di qualche ecclesiastico tradizionalista o di qualche giornalista o scrittore a caccia di scoop, è emerso addirittura dal Testamento spirituale (pubblicato già nel 2015) del cardinale belga Godfried Danneels (morto poi nel 2019), che ne faceva parte; ed è lui che ha rivelato sia il simpatico appellativo tutto italiano o siciliano (“mafia”) che si erano dati e persino i nomi di molti suoi componenti. Chi vi troviamo? Non è cosa da poco: oltre a lui stesso, Godfried Danneels (arcivescovo di Malines-Bruxelles), vi troviamo ad esempio Carlo Maria Martini (arcivescovo di Milano), Karl Lehmann (vescovo di Magonza), Walter Kasper (vescovo di Rottenburg-Stoccarda) e Achille Silvestrini (della Curia romana), poi elevati tutti alla porpora cardinalizia.

Su quanto il potere occulto “progressista” macchinava già prima del Concilio, durante il Concilio e dopo il Concilio (quindi ben al di là della sola “mafia di San Gallo”) si può desumere da un importante testo da poco pubblicato: Andrea Mancinella, “Golpe nella Chiesa“, Edizioni RS, 2023 (vedi).


La “rivoluzione” di Francesco

Una premessa fondamentale

Ovviamente il “relativismo” (per non dire “confusione”) dominante riduce tutto, anche queste questioni più decisive per il nostro stesso destino eterno, ad opinione. In questo clima culturale e sociale, le domande diventano allora semplicemente queste: “Tu come la pensi?” “Sei d’accordo o no?” “Da che parte stai?” È infatti ovvio che, una volta eclissata la questione della “verità” (come diremo al termine di questa lunga riflessione), la domanda diventata impossibile e infatti censurata è “cos’è vero?”, “è vero o non è vero?”, “qual è la verità da seguire”.

Anzi, paradossalmente (e tanto più paradossale per chi nei decenni passati inneggiava ai “disobbedienti” come ai veri profeti di una Chiesa nuova) la questione è diventata “obbedire ciecamente al Papa”, qualsiasi cosa dica o faccia. E chi osa dissentire è ‘ipso facto’ non solo disobbediente ma addirittura “scismatico”.

È certo vero che il Papa, se è eletto validamente e se è realmente tale, ha un’autorità persino superiore alle autorità umane, perché è il Vicario di Cristo (titolo stranamente archiviato da Francesco come titolo storico, cioè come roba da museo); e Cristo è Dio; e Dio non può né sbagliarsi né ingannarci.

La questione è che Vicario non significa identificazione (il Papa non è Cristo, non è Dio) e quindi tutta la sua Autorità dipende dalla piena sottomissione alla Parola di Dio, cioè a ciò che Gesù ha detto e la Santa Chiesa ci ha sempre insegnato a credere e vivere e quindi a sua volta dall’umile sequela degli insegnamenti di tutti i propri “predecessori”.

Si tratta appunto di comprendere il significato autentico della parola autorità (anche ai livelli più alti), da non potersi disgiungere dalla questione della verità (che peraltro non può conoscere in sé contraddizioni), e quindi pure dell’autentico valore della parola obbedienza (che, oltrepassati certi limiti da parte di chi la richiede, diventerebbe sinonimo di complicità e persino motivo di grave peccato).

Facciamo un esempio semplice, per capire. Un papà ha, da Dio stesso, una responsabilità educativa (autorità) nei confronti del proprio figlio, sia umanamente che cristianamente. E il figlio (come indica il IV Comandamento) deve obbedire al papà, pena fare peccato (tanto più grave quanto più è grave ciò cui ha disobbedito).

Pensiamo però se un papà dicesse ad un figlio: questa domenica si va al mare e quindi non si va a Messa. Il papà compie un gravissimo peccato e il figlio è pienamente autorizzato a disobbedire al papà, perché obbedire a Dio (in questo caso è III Comandamento: “ricordati di santificare le feste”) è al di sopra e viene prima dell’obbedienza al papà (IV Comandamento: “onora il padre e la madre”), anche perché il I Comandamento (“non avrai altro Dio al di fuori di me”) è quello che supera tutto e deve orientare tutto. Altrimenti si scade nella “idolatria”, cioè qualcuno o qualcosa prende il posto di Dio, e ciò non è concesso né ad un papà per i figli né a un Papa per i figli della Chiesa!

L’obiezione che potrebbe venire in mente è però: “ma chi garantisce quale sia la vera volontà di Dio (da compiere a tutti i costi)?”. Non ci dovrebbero essere certo dubbi se è esplicitamente detto da Dio nella Sacra Scrittura (per Gesù, nel Vangelo stesso), ovviamente a sua volta correttamente interpretata dal Magistero perenne della Chiesa. Se non ci fosse un riferimento esplicito alla Parola di Dio e di Gesù stesso (Dio fatto uomo), evidentemente il riferimento deve essere quello che la Chiesa e i Papi hanno sempre insegnato in merito; perché lo Spirito Santo non può contraddirsi né abbandonarci alla schiavitù del moderno relativismo, soggettivismo e storicismo, che ci fa dire di volta in volta quale sarebbe la volontà di Dio. Pensiamo quando si sente dire “cosa direbbe oggi Gesù?”, dimenticando peraltro che Gesù è Dio e dunque la sua parola non muta perché è la piena ed eterna Verità, ma dimenticando pure che Gesù è risorto ed è quindi vivo, dunque una presenza e non uno del passato; oppure quando si sente chiedere, anche all’interno degli attuali percorsi sinodali, “cosa ci suggerisce oggi lo Spirito?” Ma in duemila anni lo Spirito Santo era assente dalla vita della Chiesa? Oppure s’è affacciato per la prima volta con Lutero? o col Concilio Vaticano II? o con Papa Francesco? Oppure, peggio ancora, oggi dice qualcosa non solo di diverso ma persino di opposto a ciò che ha detto nella Chiesa dei secoli passati? (ricordiamo che la contraddizione è razionalmente assurda e quindi anche per qualsiasi essere umano).

Si aprirebbe quindi ora una sorta di “Nuovissimo Testamento” che verrebbe a sostituire o aggiornare il Nuovo Testamento (Gesù stesso), come il Vangelo ha portato a compimento l’Antico Testamento? Sarebbe cioè una Rivelazione di Dio in una storia senza fine (davvero come lo Spirito Assoluto di Hegel)? Ma ciò dimentica proprio il punto essenziale della fede cristiana, cioè della Verità: Gesù, essendo Dio stesso fatto uomo, è il compimento assoluto e definitivo della Rivelazione soprannaturale di Dio. Dunque con la morte dell’ultimo Apostolo (Giovanni e il libro dell’Apocalisse) si conclude la Rivelazione (la Bibbia stessa); e nessuno può più aggiungere o togliere nulla a ciò che Dio ha pienamente rivelato in Cristo, fino al Suo ritorno glorioso alla fine dei tempi, come Giudice universale!

Se poi un Papa avesse l’azzardo (blasfemo) di contraddire Gesù e tutti i suoi Predecessori, perché i tempi sono cambiati, entrerebbe in un’ulteriore contraddizione: cosa impedirebbe allora di pensare che i suoi Successori potrebbero a loro volta contraddire lui? E l’obbedienza al Papa sarebbe allora l’obbedienza al Papa “del momento”, anche se contraddicesse i suoi Predecessori o fosse contraddetto poi dai suoi Successori? Ma questo è storicismo relativista (assurdo anche per la ragione), se non addirittura idolatria (identificazione del Papa con Dio stesso)!

Negli anni passati abbiamo sentito infatti parlare della “Chiesa di Francesco” (ma la Chiesa non è di Cristo?) e che lo Spirito avrebbe finalmente cominciato a parlare dal 2013 (la sua elezione) [ma coloro che dicono questo non sono gli stessi (progressisti) che fino ad allora dicevano che lo Spirito Santo aveva cominciato a parlare dal Concilio? e non sono gli stessi che, oggi postisi quasi all’insegna dell’adorazione del Papa, prima si sentivano bellamente autorizzati a criticare tutti i Papi che volevano?]. E ora? Forse dovremmo aspettare che lo Spirito (infatti non si dice neppur più Spirito Santo) aleggi qua e là nell’aula Paolo VI dei nuovi Sinodi per vedere su quale dei tavoli circolari decida di posarsi?

Dobbiamo tener conto di tutto ciò, anche di fronte al pontificato e agli insegnamenti di Papa Francesco e a quella “rivoluzione” che molti (non solo gli analfabeti della fede ma anche certi cattolici sedicenti impegnati) hanno considerato la novità finalmente giunta e che forse Dio stesso aspettava ansiosamente che arrivasse.

Nel sito ne abbiamo parlato altre volte, ad esempio nel documento “Quale Chiesa?” (vedi), specie nella Parte n. 5 (vedi). Qui ne sottolineiamo solo alcuni punti o vi aggiungiamo dei dati che allora (2023) non si erano ancora verificati.

In effetti, proprio nel pontificato di Bergoglio (Francesco) sono emersi dei punti particolarmente critici, anche a livello dottrinale, che hanno provocato la reazione di alcuni Cardinali (purtroppo pochi, a dire il vero), soprattutto dal 2016, cioè dopo la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia.

Come sappiamo, l’Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” (19.03.2016) (vedi), specie nella nota 351 del cap. 8 al n. 305, ha sollevato serie difficoltà dottrinali e morali, oltre che liturgiche, soprattutto in riferimento ai Sacramenti della Confessione e della Comunione (oltre ovviamente a quello del Matrimonio), cui potrebbero in via eccezionale accedere anche coloro che vivono in un grave stato di peccato permanente e in genere persino pubblico.

La gravità della questione è tale che si pone non solo in netta antitesi con la perenne Tradizione e Magistero anche recente della Chiesa (vedi la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II), ma, trattandosi dell’indissolubilità del Matrimonio-Sacramento, persino contro la stessa parola di Cristo Signore (cfr. Mt 5,32), che ha voluto il Matrimonio, da lui fondato come Sacramento e sostenuto con la Sua grazia, come unico e indissolubile. Dunque quell’apparentemente piccolo punto, quasi nascosto in una nota e che riguarderebbe una super-eccezione di fedeli, va di fatto a far esplodere ben 2 Comandamenti (il VI e il IX, che peraltro Gesù approfondisce ulteriormente) e 3 Sacramenti! Infatti, oltre a ledere il Sacramento del Matrimonio (che non sarebbe più unico e indissolubile), finisce anche per ledere anche il Sacramento della Penitenza o Confessione (che non richiederebbe più il pentimento e il proposito fermo di non più commettere tali peccati) e della stessa Eucaristia o Comunione (che si potrebbe ricevere anche se non in “grazia di Dio” ma con gravissimi peccati mortali sulla coscienza, commettendo così sacrilegio!), rendendo sacrilega la loro ricezione in tali condizioni.

Di fronte a tale sconcertante e gravissima situazione, espressa dal Papa in un documento ufficiale (19.03.2016), ci sono stati 4 Cardinali [Raymond Burke (tuttora vivente), Carlo Caffarra (ora defunto), Walter Brandmüller (tuttora vivente) e Joachim Meisner (ora defunto, al cui funerale a Colonia Benedetto XVI inviò il Segretario mons. Gänswein, in sua rappresentanza e con un toccante suo significativo messaggio, letto con commozione al termine delle Esequie)] che si sentirono in coscienza, di fronte a Dio stesso e per il bene eterno delle anime, di porre al Papa tali questioni (sotto forma di Dubia da risolvere). Non avendo ricevuto da Francesco alcuna risposta e neppure alcuna udienza in merito, tali Cardinali si sentirono moralmente in obbligo di rendere pubblici tali Dubia (vedi) (19.09.2016). Anche in conseguenza a ciò, contravvenendo peraltro ad uno dei compiti principali del Pontefice (cfr. Lc 22,32), non fu data la pur minima risposta, né in privato né pubblicamente!

Un’altra richiesta ufficiale di chiarimento, nella forma ufficiale di Correzione filiale (Correctio filialis de haeresibus propagatis, cioè Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie) venne presentata al Papa il 16.07.2017 (vedi), firmata da 62 sacerdoti e studiosi cattolici di 20 nazioni, secondo cui Amoris laetitia presenterebbe ben 7 posizioni palesemente eretiche. Anche in questo caso non è stata data dal Pontefice alcuna risposta!

A proposito di ecumenismo e di dialogo interreligioso – che come sappiamo (vi abbiamo fatto cenno già nella I Parte e vi ritorneremo nella IV Parte) costituiscono alcuni dei punti critici del Concilio Vaticano II (sottolineati già da mons. Lefebvre e dalla FSSPX, oltre ovviamente pure da altri) – abbiamo assistito durante il pontificato di Francesco a dei livelli inimmaginabili e sconcertanti, sia pur sulla scia di altre iniziative prese in tal senso dai suoi Predecessori. E purtroppo su questo non s’è sentita alcuna autorevole reazione, richiesta di chiarimento se non addirittura denuncia.

Nella famosa Dichiarazione di Abu Dhabi del 4.02.2019, sottoscritta da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, si giunge ad affermare che “Il pluralismo e le diversità di religione sono un’espressione della sapiente volontà divina”(vedi). Dio stesso avrebbe dunque voluto tante religioni in modo da esprimere la Sua sapiente (in realtà contraddittoria!) volontà? Ma allora a cosa è servita l’Incarnazione di N.S. Gesù Cristo e la Redenzione dell’uomo operata sulla Croce (vedi la News “Più che una Religione”)? Di colpo sparisce la certezza di fondo della Bibbia e il I Comandamento “Non avrai altro Dio al di fuori di me”! Ricordiamo peraltro che i due Misteri principali della fede sono: 1) Unità e Trinità di Dio; 2) Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo.

Ancora pochi mesi prima di morire, Francesco ha osato dire, durante un incontro interreligioso coi giovani tenuto a Singapore il 13.09.2024 (vedi): “Una delle cose che più mi ha colpito di voi giovani, di voi qui, è la capacità del dialogo interreligioso. E questo è molto importante, perché se voi incominciate a litigare: “La mia religione è più importante della tua…”, “La mia è quella vera, la tua non è vera…”. Dove porta tutto questo? Dove? Qualcuno risponda, dove? [qualcuno risponde: “La distruzione”]. È così. Tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio. Sono – faccio un paragone – come diverse lingue, diversi idiomi, per arrivare lì. Ma Dio è Dio per tutti. E poiché Dio è Dio per tutti, noi siamo tutti figli di Dio. “Ma il mio Dio è più importante del tuo!”. È vero questo? C’è un solo Dio, e noi, le nostre religioni sono lingue, cammini per arrivare a Dio. Qualcuno sikh, qualcuno musulmano, qualcuno indù, qualcuno cristiano, ma sono diversi cammini”.

Verrebbe da chiedersi, ed è cosa che raggela il sangue solo a pensarlo, se avrebbe avuto il coraggio di pronunciare tali parole sul Golgota, ai piedi di Gesù crocifisso, che versa tutto il Suo Sangue e muore per la nostra Redenzione!

Tale affermazione poi viene a negare valore alla missione e al martirio già degli Apostoli e di Pietro stesso (di cui dovrebbe essere il successore), che da Pentecoste alla morte come martiri hanno dato la vita per annunciare che Cristo è l’unico Salvatore (come disse Pietro già di fronte al Sinedrio, cfr. At 4,12).

Tale dichiarazione annienta poi la testimonianza di milioni di martiri, che in duemila anni hanno subito terrificanti torture e morte pur di rimanere fedeli all’unico Signore. Annienta pure la testimonianza di milioni di missionari che in 20 secoli hanno speso la vita e persino sono morti martiri per portare l’unico Vangelo di salvezza (compresi i Sacramenti) fino ai confini della terra.

A ben vedere, tale sconcertante affermazione distrugge alla base la stessa vita e missione della Chiesa Cattolica!

Tra l’altro tutto ciò corrisponde al puro “credo massonico”, che non nega né Dio né alcuna religione, purché accetti di essere solo una delle tante senza pretendere di essere l’unica vera.

Eppure oggi tali parole sembrano persino belle, convincenti e finalmente in grado di mettere tutti d’accordo (a dire il vero ad esempio i musulmani non sono assolutamente d’accordo!) e soprattutto di creare la pace nel mondo e nelle società diventate multietniche e multi-religiose. In realtà sono parole (persino dogmi) tipiche di quello sconcertante e persino contraddittorio relativismo (e sincretismo), che sono progressivamente entrate nelle menti e nella società, fino ad essere ritenute perfino giuste e belle.

Qualcuno potrebbe obbiettare che tali affermazioni, pur estreme, sono comunque nel solco di quanto progressivamente la Chiesa e i Papi hanno detto dal Concilio Vaticano II in poi (lo ha detto lo stesso Francesco ai giornalisti, dopo la Dichiarazione di Abu Dhabi). Se così fosse, ciò non ne diminuirebbe certo la portata devastante, ma semmai ne estenderebbe la responsabilità e la gravità morale anche ai suoi immediati predecessori e appunto al Concilio stesso. [Infatti su questo ritorneremo, visto che è infatti uno dei punti critici e dolorosi sollevati da mons. Lefebvre e dalla FSSPX (e non solo da loro) sul Concilio stesso].

Eppure nessuno, anche tra i Cardinali, ha obiettato alcunché!

Se poi parliamo del gravissimo peccato di “idolatria” (contro cui specie l’A.T. si scagliava più che contro qualsiasi altro peccato), non si possono poi dimenticare le immagini e i riti celebrati col Papa con l’idolo pagano se non diabolico di Pachamama (Madre Terra), sia nei Giardini vaticani, peraltro a pochi passi da Benedetto XVI, il 4.10.2019 (vedi) che nella stessa Basilica di San Pietro il 7.10.2019 (vedi), statuetta pagana lasciata poi ancora alla pubblica venerazione nell’adiacente basilica di S. Maria in Traspontina (cioè in via della Conciliazione, vedi).

Ricordiamo peraltro che tutto ciò doveva fare da ‘ouverture’ al Sinodo per l’Amazzonia, celebrato però solennemente in Vaticano (6-27.10.2019) con lo scopo recondito di far passare, prima come necessità pastorale locale poi per tutta la Chiesa, il sacerdozio concesso agli uomini sposati, per poi confondere le idee (come finestra di Overton) e rendere infine facoltativo il “celibato sacerdotale”.

Fu a quel punto che intervenne tempestivamente Benedetto XVI, ritirato in Vaticano ma tutt’altro che in silenzio o “nonnino saggio” a riposo, come si voleva farlo passare: in un libro scritto dal card. Sarah (“Dal profondo del nostro cuore” vedi), corredato con ampie e decise pagine scritte appunto da Benedetto XVI (si cercò di negarlo ma non ci si riuscì), fatto pubblicare e reso noto al mondo intero poche settimane prima dell’annunciata Esortazione apostolica post-sinodale (gennaio 2020), Benedetto XVI veniva a sottolineare come la scelta di abolire o rendere facoltativo il celibato dei sacerdoti era contraria alla perenne e consolidata Tradizione della Chiesa. Così, quando il 2.02.2020 fu pubblicata l’Esortazione apostolica post-sinodale “Querida Amazonia” (vedi), nonostante le attese di “apertura” in tal senso, non vi fu in essa alcuna traccia della questione.

Sinodi e sinodalità

Un altro punto critico sollevato dal Concilio e fortemente contestato, secondo la perenne dottrina della Chiesa, da mons. Lefebvre e dalla FSSPX, è quello della “collegialità”. Vi torneremo brevemente sopra nella IV Parte del presente documento.

Come sappiamo, se nel post-Concilio abbiamo visto lievitare d’importanza e di numero le strutture collegiali (Sinodi, Conferenze Episcopali e tutti gli organismi ecclesiali via via aggiuntisi), fino ad esautorare il ministero affidato da Cristo stesso al Papa (successore di S. Pietro) e ai singoli Vescovi (Successori degli Apostoli), negli ultimi anni abbiamo visto e vediamo salire vertiginosamente (nel senso proprio che dà le vertigini) l’uso abnorme della parola sinodalità, quasi una sorta di “mantra” se non addirittura di nuovo e persino unico dogma della Chiesa. Siamo addirittura giunti a fare un percorso sinodale pluriennale per giungere ad un “Sinodo sulla sinodalità”, con ulteriore seguito di anni per la verifica sinodale nelle diocesi (percorso ancora in atto).

[Sul tema della sinodalità siamo intervenuti anche nella News sul Sacramento dell’Ordine (vedi)]

Dobbiamo però soffermare brevemente la nostra attenzione su questo processo pluriennale e non ancora terminato, che ruota attorno al Sinodo sulla sinodalità (VI Assemblea Generale Ordinaria).

Esso è stato infatti avviato a livello locale nel 2021 (coinvolgendo cioè le Diocesi, le Parrocchie, ecc.) ed ha poi avuto in Vaticano una Prima Sessione il 4-29.10.2023 (vedi il Documento di sintesi del 18.10.2023) ed una Seconda Sessione il 2-27.10.2024 (vedi il Documento finale del 26.10.2024).

Questa volta Papa Francesco ha deciso, in modo inaudito rispetto a tutti i precedenti Sinodi, di non redigere un’Esortazione apostolica post-sinodale. Al termine della II e ultima Sessione (2024), ha annunciato infatti la sua scelta di non scrivere un testo di quel tipo, decidendo invece di approvare e consegnare direttamente al popolo di Dio lo stesso Documento finale, sottolineando però che tale documento assumeva valore di Magistero pontificio. Insomma, un ulteriore passo verso la collegialità (o democrazia?) all’interno della Chiesa, non più solo consultiva ma deliberativa, dove il frutto di discussioni e votazioni emerse dai famosi tavoli circolari (attorno ai quali si sono seduti non solo vescovi, sacerdoti e religiosi/e ma anche laici e persino non credenti, invitati al Sinodo, perché bisogna essere in ascolto di tutti) improvvisamente è diventato “Magistero pontificio” e dove i singoli vescovi e persino il Papa stesso vedono sempre più esautorato il proprio “mandato” divino.

Difficile dire cosa bolliva in pentola, cioè nella variegata aula sinodale, con i suoi pittoreschi tavoli rotondi e la difficoltà di intervenire per affermare la propria posizione o i propri quesiti (a chi?) di fronte a tutta l’assemblea. Inoltre, in modo inaspettato e perfino contraddittorio, questa volta la stampa veniva tenuta al di fuori dei lavori sinodali e i giornalisti di tutto il mondo dovevano accontentarsi di ufficiali e scarni comunicati della Sala stampa vaticana.

Però, contrariamente all’immagine pubblica di fratelli nella fede tranquillamente disposti attorno al tavolo, anzi ai tavoli, qualche scintilla se non fulmini e tuoni devono essere pur balenati nell’ampia aula del Nervi (Aula delle Udienze Paolo VI). Infatti già prima dell’apertura dei lavori, cioè nell’estate del 2023, forse alla luce dell’Instrumentum laboris predisposto per il Sinodo (vedi) o di quanto veniva fatto emergere dalle consultazioni locali, probabilmente per mettere saggiamente e pubblicamente le mani avanti di fronte a ciò che stava per accadere, alcuni Cardinali, per la seconda volta dopo l’esperienza fallimentare del 2016, presentarono al Papa dei solenni e sintetici “Dubia”, cioè laceranti domande se si intenda cambiare la perenne dottrina della Chiesa cattolica (sono ovviamente domande retoriche)!

I Dubia del luglio 2023

Il 10.07.2023 i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke, cui si associano anche i Cardinali Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen Ze-Kiun, hanno inviato ufficialmente al Papa 5 Dubia (quesiti formali) che evidentemente facevano riferimento a ciò che si stava preparando per il Sinodo sulla Sinodalità (2023-2024) [il che fa intendere che la questione della sinodalità è poco più che un pretesto o maschera per avviare certi processi e dare progressivamente spazio alle solite istanze moderniste oggi in voga (vedi)]. Si tratta però di questioni dottrinali di fondamentale importanza.

Ecco le domande (Dubia) dei Cardinali (in fondo sono domande retoriche, la cui risposta è infatti ovvia, cioè negativa, ma poste per sottolineare sinteticamente la gravità delle questioni all’ordine del giorno):

  1. La Divina Rivelazione può essere reinterpretata in base ai cambiamenti culturali e antropologici del tempo?
  2. La Chiesa può dare Benedizioni a coppie dello stesso sesso, rischiando peraltro che vengano intese come simil-matrimoni? [Con ciò si rende manifesto che la questione era all’ordine del giorno nelle discussioni sinodali; con il pericolo, più volte sperimentato, che ciò che si concede come eccezione in casi particolarissimi, divenga poi pastoralmente prassi ordinaria e normale (v. finestra di Overton). È peraltro significativo e sintomatico che tale domanda (appunto la n. 2 dei Dubia) verrà poi ripresa dal documento “Fiducia Supplicans” (v. poi)].
  3. Il Sinodo dei Vescovi può esercitare l’autorità suprema di insegnamento nella Chiesa, sostituendosi al Papa e al collegio dei vescovi?
  4. Si può conferire l’Ordinazione sacerdotale alle donne?
  5. Il pentimento non è più condizione necessaria e indispensabile per ricevere validamente l’assoluzione nel sacramento della Confessione?

Contrariamente a quanto avvenuto coi Dubia del 2016, dove la risposta fu un assordante e persino maleducato silenzio, questa volta Papa Francesco ha risposto ai Dubia dopo poche ore (11.07.2023) e in modo articolato (il che significa che era venuto a conoscenza con forte anticipo del loro contenuto), mediante una Lettera poi resa pubblica attraverso il Dicastero per la Dottrina della fede.

Se il silenzio fosse stato perpetuato anche questa volta, allora sarebbe stato segno di ammissione di contrarietà a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e quindi di eresia, non potendo portare ragioni contrarie. Allo stesso modo, se le risposte fossero state positive. Le risposte a tali fondamentali quesiti vengono quindi date in pieno stile relativista, modernista (per non dire massonico), cioè in una forma che cerca di sfuggire ad ogni presa (del tipo: “sì, è vero; tuttavia…”). La dottrina viene cioè ovviamente riaffermata (altrimenti l’accusa di eresia sarebbe esplicita, anche per un Pontefice); tuttavia (è questa la congiunzione avversativa chiave!) in certe particolari situazioni si possono concedere eccezioni, come segno di accoglienza e di accompagnamento delle persone singole. Sappiamo però tutti che, a parte l’inammissibilità del “male intrinseco” ad una azione, senza eccezioni, sono però proprio le eccezioni che diventano pian piano la norma, cioè la normalità, fino al punto da negare di fatto anche la dottrina e di creare un “habitus”, anche socialmente, secondo cui l’errore e il male non vengono poi neppure più percepiti come tali (appunto il metodo “finestra di Overton”).

I contenuti di tali Dubia e le risposte fornite immediatamente dal Pontefice sono state recepiti dal Dicastero per la Dottrina della fede, che ne prese atto il 25.09.2023 (‘Ex Audientia’ del Cardinale Prefetto Fernandez) e, su richiesta del Papa, li ha resi pubblici (vedi).

Dobbiamo infine aggiungere un dato particolarmente increscioso, che è venuto esattamente e non casualmente a porsi proprio tra la prima (2023) e la seconda Sessione (2024) del Sinodo sulla sinodalità (in barba appunto alla sinodalità, cioè senza neppure attendere ciò che l’assemblea sinodale avrebbe alla fine deciso in merito).

Infatti, il 18.12.2023 (appunto proprio tra la prima e la seconda sessione del Sinodo) il card. Víctor Manuel Fernández, in qualità di nuovo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede e ovviamente con l’approvazione esplicita del Papa, ha pubblicato la controversa Dichiarazione Fiducia supplicans (vedi), che permette la Benedizione alle coppie cristianamente irregolari, cioè in stato permanente (e in genere pubblico) di grave peccato (conviventi, sposi civili, coppie reduci da divorzi di matrimoni cristiani precedenti e validi, e persino coppie dello stesso sesso).

Dobbiamo ora soffermare un poco la nostra attenzione su questo controverso documento della Santa Sede.

Si tenga presente che tale Benedizione – anche se non si tratta di un Sacramento ma di un Sacramentale (a meno che, secondo la solita logica della rana bollita o della finestra di Overton, non si intenda fare un primo passo per giungere poi pure al Sacramento del matrimonio, cosa peraltro richiesto da certi episcopati, a cominciare ovviamente da quello tedesco) – implica comunque gravi questioni dottrinali e morali.

È tra l’altro paradossale che tale permesso (Benedizioni), contrario alla bimillenaria Tradizione e Magistero della Chiesa, sia addirittura opposto a quanto la stessa Congregazione per la Dottrina della fede aveva deliberato solo 33 mesi prima (!), quando aveva negato tale possibilità!

Ecco infatti il quesito, posto alla Congregazione della Dottrina della fede nel 2021, per chiedere chiarezza su un punto tanto delicato e invece già ampiamente diffuso a livello pastorale in molti Paesi (ad es. nella Chiesa cattolica tedesca, che peraltro vuole già i matrimoni-gay): “è possibile benedire le unioni omosessuali?”. Risposta ufficiale della S. Sede (Congregazione per la Dottrina della fede, con la firma di Francesco): negativa (vedi) (vedi).

Ma com’è possibile che, su una questione di tale rilevanza morale (perché, diciamolo francamente, il problema non è desiderare una Benedizione come coppia ma far sì che tale coppia riceva una sorta di giustificazione morale, sia pur provvisoria e parziale, da parte della Chiesa!), ci siano due risposte diametralmente opposte e da parte della stessa autorevole fonte (Santa Sede/Papa) e persino nell’arco di soli 33 mesi (non di secoli, il che sarebbe comunque impossibile): risposta negativa il 22.02.2021 (vedi) e positiva il 18.12.2023 (vedi)?

Nonostante che si tratti di Sacramentali e non di Sacramenti, è fondato il timore che col tempo si passi dalla Benedizione al Matrimonio (come vorrebbero i vescovi tedeschi e come forse si fa già spesso in non poche chiese o parrocchie delle loro diocesi) le reazioni a tale documento sono state talora anche abbastanza forti e negative, anche da parte di alcuni Cardinali e persino di interi Episcopati (vedi).

Il card. Robert Sarah ha definito il documento “un pericolo che mina gravemente la Chiesa”, schierandosi apertamente contro le indicazioni in esso contenute. Il card. Fridolin Ambongo Besungu, in qualità di Presidente del Simposio delle Conferenze episcopali africane (SECAM), ha guidato l’opposizione di gran parte dell’episcopato africano, portando lo stesso Dicastero vaticano ad una sorta di mediazione e ad una sostanziale deroga pratica per il continente africano. Anche il card. Gerhard Ludwig Müller (Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della fede) ha criticato aspramente il documento sul piano dottrinale, giudicandolo “teologicamente inaccettabile” nella sua applicazione pratica. Il card. Walter Brandmüller ha espresso forti perplessità e critiche pubbliche, allineandosi alle posizioni più tradizionali contrarie alla novità di tali Benedizioni.

Per dare risposta alle perplessità e reazioni negative che tale documento Fiducia Supplicans aveva immediatamente suscitato in molti, già il 4.01.2024 (17 giorni dopo l’uscita del Documento) il Dicastero per la Dottrina della Fede emesso un Comunicato stampa ufficiale ed esplicativo (vedi) (vedi), in cui si riafferma ovviamente (altrimenti sarebbe eresia manifesta!) che la dottrina non era cambiata (il Matrimonio è esclusivamente unione stabile, indissolubile e feconda tra un uomo e una donna), che non si tratta di liturgie (e qui si scade in una certa goffaggine se non nel ridicolo parlando dei pochi secondi che devono durare tali Benedizioni), che tutto ciò non significa assolutamente approvazione di tali unioni (ma allora cosa vuol dire che Dio le benedice?) e che tale documento si può applicare secondo i luoghi e i tempi (cioè, qui si può ma là no, oggi no ma domani forse sì; ciò tradisce un modo per mettere a tacere i vescovi africani e far ingoiare col tempo il rospo anche nelle loro diocesi). Insomma, una risposta imbarazzata e più che imbarazzante.

Poco dopo (26.01.2024), il Papa stesso intervenne sul documento Fiducia Supplicans (ecco l’estratto ufficiale del discorso tenuto ai Partecipanti alla Plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede), cercando in ogni modo di sfuggire all’accusa di contraddire l’autentico e perenne insegnamento della Chiesa (vedi), parandosi dietro il solito discorso dell’accoglienza e dell’accompagnamento da offrire a chiunque e addirittura dicendo il falso su tali Benedizioni ammesse da Fiducia Supplicans quando ha affermato che si tratta di Benedizioni alle singole persone (che non si negano infatti a nessuno e non c’era bisogno allora di un nuovo Documento per questo) quando invece esse sono dirette alla coppia in quanto tale e quindi implicando inevitabilmente la loro condizione di grave peccato, cioè di contrarietà alla santa volontà di Dio (Dio cioè benedirebbe ciò che assolutamente non vuole?). Appunto, risposte imbarazzate e imbarazzanti.

Non sono però certo mancati, anche a livello di alti Prelati, coloro che hanno invece manifestato il proprio entusiasmo per la pubblicazione di “Fiducia Supplicans“.

Tra essi troviamo ad esempio l’attuale cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo Cano, il quale ha espresso tutto il suo plauso nei confronti di “Fiducia supplicans“, invitando tutti a leggere tale documento, usando invece toni duri nei confronti di quei sacerdoti che vi si sono opposti, ed ha fermamente dichiarato che nella sua arcidiocesi esso verrà applicato totalmente, con l’intensità che merita e chiede un tale documento vaticano.

Anche Mauro Gambetti, il francescano di Assisi che papa Francesco ha chiamato nel 2021 in Vaticano, creandolo suo Cardinale Vicario per la Città del Vaticano e per le ville pontificie di Castel Gandolfo, arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro, si è affrettato ad assicurare che tali Benedizioni sia a coppie irregolari sia a quelle omosessuali avranno luogo anche nella Basilica di San Pietro.

Persino il cardinale indiano Oswald Gracias, arcivescovo emerito di Bombay, ha dichiarato che «per un Paese come l’India, con il suo pluralismo e la sua ricchezza religiosa, quanto espresso da “Fiducia Supplicans” sia un fatto naturale. La benedizione fa parte della nostra spiritualità, tutti in India chiedono benedizioni. La nostra mentalità indiana è inclusiva, comprende persone di altre fedi: tutti sono alla ricerca di Dio, tutti sono alla ricerca della verità, tutti sono alla ricerca della spiritualità” (il che poi non sembra proprio così alla prova dei fatti, vedi e vedi).

Non parliamo poi del gesuita statunitense James Martin, famoso per le sue spericolate aperture al mondo Lgbtq, ricevuto ufficialmente in udienza privata sia da Papa Francesco (30.09.2019) sia pure da Leone XIV (1°.09.2025); il suo entusiasmo per “Fiducia Supplicans” è stato tale che subito il giorno dopo la sua pubblicazione s’è affrettato ad impartire Benedizioni a diverse coppie omosessuali.

Tornando in Europa, il vescovo di Anversa (Belgio) Johan Bonny s’è spinto persino a pronosticare che “Fiducia Supplicans” possa costituire un passo avanti verso il futuro riconoscimento del Sacramento del Matrimonio tra persone dello stesso sesso. Così l’arcivescovo di Salisburgo Franz Lackner, ha riconosciuto che «la relazione fra due persone dello stesso sesso non è  interamente sguarnita di verità. Vi sono in essa l’amore, la lealtà e anche prove affrontate assieme nella fedeltà»

Del resto, in occasione del Giubileo del 2025 ci si è spinti ad una specie di Giubileo Lgbtq cattolico (ecco una coppia di uomini che varca la Porta Santa in tale occasione), con tanto di attigua celebrazione, incoraggiata dal Papa e presieduta da mons. Francesco Savino (vedi), vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente CEI, che s’è spinto persino a dichiarare, come abbiamo già accennato in precedenza, che i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non sarebbero più peccato, perché anche loro hanno “diritto all’amore”, anche a questo livello (vedi).

Intanto il 13.06.2026 abbiamo già visto come, sorpassando la stessa “Fiducia Supplicans” (il che sta appunto a dimostrare, se ce ne fosse bisogno, che una volta aperti dei processi o delle finestre, poi non si sa più sin dove ci si possa spingere), nella chiesa cattolica dei Santi Apostoli a Londra, una coppia di uomini ha partecipato, davanti all’altare, ad una solenne S. Messa celebrata in occasione dell’anniversario della loro unione, addirittura alla presenza del card. Radcliffe e di due vescovi (vedi).


Insomma, pare che ce ne sia abbastanza per parlare di inaudita e apocalittica crisi nella Chiesa e di “stato di necessità”, cui cercare di far fronte con urgenza, se possibile e ovviamente con l’aiuto di Dio.


(segue)