La vittoria di Putin

Com’è noto oggi Vladimir Putin è stato rieletto per la quarta volta Presidente della Russia (il più grande Paese del mondo, diffuso su 11 fusi orari!). Ha infatti goduto del 76% dei voti, dei 111 milioni di elettori russi, superando persino se stesso (nelle precedenti elezioni del 2012 aveva ottenuto il 63,6% dei voti) e distaccando di moltissimo i suoi avversari politici (che nel migliore dei casi non ha superato il 12% dei voti). Anche l’affluenza alle urne, dal Baltico all’Oceano Pacifico (nonostante quindi che in alcuni territori la temperatura esterna fosse oltre i 20° sotto zero!) è stata del 67%, cioè maggiore della volta precedente.
Persino la campagna occidentale contro Putin (dal fantasma di Putin che si aggirava addirittura dietro le elezioni USA fino alla recente questione dell’avvelenamento di una spia in GB), invece di indebolire Putin, ha contribuito a rafforzarlo in patria.
Anche le strumentali “sanzioni” inflitte alla Russia dagli organismi internazionali, sostanzialmente perché non faccia concorrenza agli USA e alla UE (anche se ufficialmente per la questione  dell’Ucraina, dove invece le forze NATO stavano avanzando in modo provocatorio), hanno danneggiato più alcuni Paesi che avevano buoni rapporti commerciali con la Russia (in primis l’industria manifatturiera italiana!) che la Russia stessa.
Ora, alla prova dei fatti, Putin non teme nemmeno più di essere stato escluso dal G8 (diventato G7) ed ha pure dimostrato, certo anche per la sua rinnovata forza militare, che senza di lui ‘non si cava un ragno dal buco’ neppure nell’incandescente situazione mediorientale (anche per distruggere, come s’è visto, i neo-califfati sunniti, sostanzialmente appoggiati invece dagli USA, oltre che naturalmente dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi).
La forza di Putin non deriva però solo dalla sua abilità politica, economica, militare, ma dall’aver compreso – in modo diametralmente opposto a quanto purtroppo avviene invece in Occidente, specie in Europa occidentale – che, al di là della sua reale o presunta conversione personale, senza religione, anzi in modo specifico senza una vera identità cristiana, non si costruisce una società, che cioè senza un’anima spirituale una società implode e il relativismo etico fa prima o poi sprofondare la società e una nazione nel vuoto del nichilismo (come del resto ampiamente testimonia gran parte dell’Occidente).
Tutto ciò è stato sottolineato anche in occasione del 100° anniversario della rivoluzione bolscevica (7.11.2017), quando non solo il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill, ma lo stesso Putin, hanno pubblicamente e solennemente affermato (nella Piazza Rossa di Mosca) che persino la tragedia di 70 anni di comunismo, che ha distrutto non solo economicamente ma umanamente la Russia e i Paesi satelliti ed ha iniziato la più grande persecuzione anticristiana del mondo (come aveva del resto profetizzato la Madonna a Fatima solo qualche mese prima), era stata in fondo – e non si può negarlo anche filosoficamente – un cedimento ad ideologie e filosofie occidentali (dal tedesco Karl Marx alla pressione della stessa massoneria perché scoppiasse la “rivoluzione d’ottobre’, basti pensare al treno allestito per riportare Lenin dalla Svizzera a Pietroburgo, poco prima della rivoluzione che avrebbe poi capeggiato) e un tradimento delle proprie millenarie radici cristiane. Del resto lo diceva già  Fodor Dostoevskij.
Non ha caso il successo di Putin poggia anche sul suo chiaro sostegno alla Chiesa (ortodossa). Un appoggio non solo strumentale, ma appunto per seria convinzione che senza la fede in Cristo e nei valori cristiani non si costruisce una vera e unita società (tanto più quanto un Paese si estende dal Baltico al Giappone).
Putin non solo manifesta pubblicamente la sua fede, facendosi riprendere anche in preghiera e nelle liturgie ortodosse, ma promuove anche quelle filosofie che hanno colto benissimo come appunto senza la fede non si costruisce neppure la società terrena (oltre alla salvezza eterna dell’anima). Mentre il laicismo-nichilismo occidentale, che azzera le identità nazionali e religiose e promuove un relativismo-multiculturalismo (a prezzo persino di attentati terroristici compiute da persone, in genere musulmane, per nulla integrate anche dopo decenni di cittadinanza acquisita) e favorisce in modo persino dittatoriale il caos morale e nuove libertarie e strampalate ideologie ‘pansessualiste’ (dove ogni pulsione e desiderio diventa persino ‘diritto’), di fatto, dopo aver distrutto la fede, la gioventù e la famiglia, ha lasciato nel vuoto e senza futuro l’intera società, nonostante il suo progresso tecnologico.
Ecco perché Putin sostiene e divulga certe filosofie, in primis quella del filosofo Ivan Ilyin, espulso dalla Russia subito dopo la rivoluzione bolscevica insieme a tanti grandi pensatori non allineati al comunismo. Ha voluto persino riportare solennemente a Mosca (dalla Svizzera, dove morì esule) le sue spoglie mortali. Vuole che quelli del suo partito lo leggano e regala persino i suoi libri ai dipendenti statali.
Questo filosofo russo, che influenzò non poco persino il pensiero di Aleksandr Solgenitsin, aveva ben chiaro, già 70 anni fa, che, “rotto il legame con Dio e la tradizione cristiana, l’umanità è stata moralmente accecata, presa dal materialismo, dall’irrazionalismo e dal nichilismo… Per superare la crisi morale globale, dobbiamo tornare a valori morali eterni, cioè fede, amore, libertà, coscienza, famiglia, patria e nazione, ma soprattutto fede e amore” (è uno dei brani ripetuti spesso da Putin). Negli anni Cinquanta, Ivan Ilyin scrisse un saggio intitolato “Che cosa comporta lo smembramento della Russia per il mondo”, in cui predisse il crollo dell’Unione Sovietica e spiegò come la Russia potesse essere preservata dall’influenza corruttrice dell’occidente.
Già a partire dal 2005 nei discorsi presidenziali Putin fa costante riferimento al pensiero di Ilyin. Nel Natale del 2013 il Cremlino regalò a tutti i governatori regionali questi tre libri: “La filosofia della disuguaglianza” di Nikolaj A. Berdjaev, “La giustificazione del bene” di Vladimir Solovyov e “I nostri compiti” di Ivan Ilyin.
I Russi sanno che Mosca è stata sempre considerata la “Terza Roma” (dopo Roma e Costantinopoli) e questo immenso Paese euro-asiatico ha una “missione” mondiale. Lo è stato anche nel male, dal 1917 al 1989. Ma può esserlo anche nel bene. Ora, dopo la sbronza occidentale seguita al crollo del comunismo, la Russia sente di nuovo questa sua vocazione umana e cristiana. E, nonostante 70 anni di ateismo (comunista) forzato, questo è l’orgoglio cristiano del popolo russo.
Del resto non possiamo non vedere come le rivelazioni stesse della Madonna ne abbiano fatto chiaro accenno. Proprio nel 1917 a Fatima (tre mesi prima della rivoluzione bolscevica!), La Vergine aveva preannunciato che, se non ci fossimo convertiti, la Russia – ed è la prima volta nella storia che la Madonna parla chiaramente di storia e geografia politica, a poveri ignari e ignoranti pastorelli – avrebbe divulgato nel mondo i suoi errori e la più grande persecuzione anticristiana (come poi purtroppo è avvenuto!); ma pure che proprio attraverso la “consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato” sarebbe giunta la nuova era di fede e di pace per il mondo, il trionfo stesso del Suo Cuore Immacolato.