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La valanga dell’irresponsabile calo delle nascite in Italia diventa sempre più preoccupante e prospetta un futuro allucinante, da suicidio demografico. Dopo decenni che la Chiesa lo denuncia e prospetta che occorre certo pure un cambiamento di mentalità – la denatalità è infatti anche un segno della perdita dell’autentica fede cristiana del popolo italiano (la regolazione delle nascite va vissuta alla luce della volontà di Dio e la contraccezione è peccato) – ma è urgente porre finalmente in atto politiche a favore della famiglia e della natalità (entrambe invece sempre più penalizzate a livello fiscale ed economico), ora finalmente aumentano anche gli allarmi e lo sconcerto anche tra i laicisti e coloro che nei decenni passati fomentavano invece la paura della sovrappopolazione (cfr. ad esempio Repubblica on-line del 20.10.2016).

La questione del peso economico di un figlio ha ovviamente una grande importanza (per questo la natalità va sostenuta anche politicamente, economicamente, fiscalmente), tanto più in un tempo di grave e persistente crisi come l’attuale. Ma la questione della mentalità, della coscienza, cioè dell’impostazione di vita in base o no a certi valori, ha ancora più peso. Infatti, nonostante il periodo di crisi economica che il nostro Paese sta vivendo ormai da anni, il maggior numero di nascite si registra tra coloro che rientrano nelle fasce di reddito più basse. Il drastico calo della natalità in Italia, tanto da essere sceso drammaticamente da anni sotto lo stesso “tasso di sostituzione”, si è registrato infatti dopo la legge sul divorzio (1970) e si è impennato dopo quella sull’aborto (1978); ed è stato ed è proporzionale alla crescita di influenza culturale (economicamente e politicamente pilotata in Occidente) operata da quel potere culturale che cerca in ogni modo di destrutturare la famiglia (il grande potere culturale occidentale e pure italiano da quarant’anni a questa parte ha descritto la famiglia come la panacea di tutte le frustrazioni dell’individuo, di tutte le aspirazioni personali, svalorizzando se non demonizzando la figura del padre e presentando le donne madri di famiglia come povere fallite improduttive e non capaci di realizzarsi nella società).

Il dato fornito dall’Istat riguardo ai primi 6 mesi del 2016 ha infatti dell’inaudito e del drammatico: rispetto anche solo allo stesso periodo dello scorso anno i nati sono diminuiti del 6% (14.600 nascite meno, come se in questi mesi a Roma non fosse nato neppure un bambino!), un calo mai registrato (in numeri assoluti significa 221.500 nuovi nati contro i 236.100 di un anno fa; tra l’altro nel 2015 si è passati dal 2% in meno del 1° semestre al 3% in meno del 2° semestre, il che vuol dire che a fine anno il calo potrebbe essere persino superiore al 6%).

Inoltre, all’opposto, nel 2015 si è registrato un incredibile aumento della mortalità, mai registrato prima (potrebbe essere persino il frutto una eutanasia nascosta per non portare il peso economico dei malati cronici?): 647.000 decessi, 49.000 in più rispetto al 2014 (cioè un + 8,2%).

Il cosiddetto “saldo naturale”, cioè la differenza tra nati e morti, l’anno scorso aveva così toccato il picco record di 162.000. Quest’anno in Italia potrebbero quindi esserci a fine anno 130.000 cittadini in meno (il 2° valore più alto da quando questa voce è finita in rosso, cioè dal 1983).

Questi dati dicono inoltre che se da anni le nuove nascite sono dovute anche alla forte presenza degli immigrati (il 20% dei nuovi nati; altrimenti il sistema previdenziale italiano sarebbe già fallito da anni!), ora anche loro hanno drasticamente diminuito il numero dei figli.

Ormai gli antichi promotori della riduzione delle nascite si stanno ricredendo e allarmando e anche i più asettici analisti prospettano (demograficamente, economicamente, politicamente) la possibilità di un crollo totale del sistema Italia in pochi anni, se non si inverte tale tendenza negativa.

Nonostante ciò, l’attacco alla vera famiglia, luogo naturale e ovviamente idoneo alla nascita e all’educazione dei figli, continua anche a livello politico nella sua perversa accelerazione: divorzio lampo, unioni civili, matrimonio egalitario, adozioni per single e coppie dello stesso sesso, regolamentazione della gestazione per altri (utero in affitto), fecondazione eterologa. Uno stravolgimento normativo del diritto di famiglia, che ha come principio guida la necessita di sganciare la procreazione e la filiazione da ogni forma di legame biologico. Insomma, i figli non devono essere una prerogativa di un progetto di vita insieme tra un uomo e una donna. Il conto di questo terribile silenzioso “terremoto” sarà presentato molto presto, non servirà attendere le prossime statistiche.