“Unplanned”: arriva anche in Italia il film-verità sull’aborto

Negli USA il film Unplanned ha già avuto un grande successo, ogni più rosea aspettativa: in una settimana è stato visto al cinema da più di un milione di persone; un successo enorme, nonostante sia stato e sia boicottato dal mainstream; un film che è riuscito a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il pensiero unico dominante e suscitando pure un duro ma provvidenziale dibattito tra pro-life e pro-choice.
Unplanned, nel cui titolo si adombra già un’antitesi, quella alla potentissima organizzazione abortista statunitense “Planned Parenthood” (alla quale anche il Presidente Trump ha peraltro già tagliato i finanziamenti pubblici, garantiti e accresciuti invece dall’amministrazione Obama), è un film sull’aborto, che riporta una storia veramente accaduta e che “fa vedere” (“vedere è il primo passo per capire”, sottolinea Federica Picchi, che ne curerà per la Dominus Production, di cui è fondatrice, la distribuzione in Italia) cosa sia un aborto di un feto di 13 settimane.

La storia, appunto vera, è quella di Abby Johnson, una professionista di 39 anni alla quale proprio la “Planned Parenthood” aveva affidato la direzione di una clinica nel Texas, premiandola peraltro nel 2008 come «dipendente dell’anno». Ciò che spinse improvvisamente questa premiata leader di una delle potenti cliniche dell’aborto USA a lasciare il proprio lavoro e a farne una paladina dei pro-life, fu proprio un fatto accaduto nel 2009 nella clinica da lei diretta: a causa di un’improvvisa carenza di personale, le chiesero di coadiuvare un medico in un’operazione di routine: abortire un feto alla tredicesima settimana. Nel vedere il bambino contorcersi disperatamente e cercare di scappare per evitare di essere risucchiato dall’aspiratore, Abby Johnson comprese in fondo davvero per la prima volta cosa sia effettivamente l’aborto e che grande menzogna si nasconda dietro al presunto “diritto” all’aborto.
Unplanned è un film nato da un grande atto di amore e di coraggio, dice Federica Picchi; è più di un film. Tratta di un tema delicatissimo, l’aborto, su cui però ruota una campagna ideologica forsennata e che nasconde anche un enorme giro di interessi economici. Unplanned permetterà di scoperchiare finalmente questo ‘vaso di Pandora’. Non a caso è stato subito furiosamente boicottato. Ad esempio la prima di Unplanned negli USA è stata preceduta da una indecorosa campagna di attacchi contro Pure Flix, il distributore americano. Oltre a bloccare l’account Twitter ufficiale del film, molti media hanno accuratamente evitato di dare la notizia della sua uscita. E questo malgrado appunto poi i cinema pieni. Unplanned ha infatti il torto di attaccare la più grande azienda di aborti di massa del mondo, appunto la “Planned Parenthood”. Ci sono troppi interessi dietro al “business” dell’aborto. I fautori di questo crimine, vestito di finta libertà, hanno paura. Temono che le persone e l’intera opinione pubblica possano scoprire la verità e cambiare idea, come successo ad Abby Johnson. Questo per loro è inaccettabile.
Federica Picchi, fondatrice e direttrice della “Dominus production”, una catena di distribuzione cinematografica ‘sui generis’ nata appunto per far girare in Italia film di qualità e soprattutto di valori veri [ha già portato in Italia pellicole di grande valore e impatto, come Cristiada (film sulla persecuzione anticattolica del popolo messicano e sul martirio del giovanissimo José Sánchez del Río, v. anche sotto nella notizia del 17.08.2019), Una canzone per mio padre (la storia vera di Bart Miller e della sua canzone, volata in vetta alle classifiche americane), God’s Not Dead 1 e 2], è riuscita ad acquisire i diritti per distribuire Unplanned in Italia dopo una estenuante trattativa durata più di sei mesi (“è stato il film più difficile da prendere della mia vita”, dice). Gli stessi produttori americani, data la qualità del film, non lo affidano infatti ad un distributore a caso, ma che ne condivida il valore e gli ideali. “Quello che mi rimarrà più impresso – continua Federica Picchi – è che quando con gli americani siamo finalmente arrivati all’accordo finale, alle 3 del mattino e dopo una lunga e popolata ‘conference call’ americana, abbiamo terminato con una preghiera corale così profonda e intensa da far venire i brividi. Non mi era mai capitato di siglare un contratto con una preghiera”.
Dopo aver acquisito il diritto di distribuzione in Italia, ora occorre ancora fare il doppiaggio, gli adattamenti video, le lavorazioni grafiche, le autorizzazioni tecnico-burocratiche, la stipula dei contratti di fornitura con le sale cinematografiche partner dell’uscita. Non ultimo va informato il pubblico dell’arrivo di questo meraviglioso film. Si può ipotizzare di trovarlo nei cinema italiani il 30 gennaio 2020.
Quando si chiede a Federica Picchi cosa si aspetti dal pubblico italiano, risponde: “Guardi, nella nostra società si può mostrare qualsiasi cosa, è assolutamente tutto lecito. La rappresentazione della nascita di un essere umano nel grembo di sua madre, però, può essere causa di divieti, denunce, ordinanze (il caso del manifesto con un feto vietato a Roma dal sindaco Raggi parla da solo). Dico solo questo al pubblico italiano: vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell’aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù. La più grande sfida all’ideologia è infatti rappresentata dalla “realtà”. E questa è una sfida al sistema, forse la più importante mai fatta dal cinema … Si tratta del film di denuncia più importante mai uscito in Italia”. “Vorrei per questo che la promozione per Unplanned sia la più imponente di qualsiasi altra pellicola uscita nel nostro Paese. Chiediamo dunque un sostegno forte a tutti coloro che combattono la cultura di morte che ci circonda e che sognano invece una vera “rivoluzione della vita”. Sappiamo che sono molti, anche tra i giovani. Abbiamo avviato per questo, conclude F. Picchi, una campagna di raccolta fondi sia sulla pagina del film www.unplanned.it che sulla pagina Facebook. [fonte: V. Pece – NBQ, 10.09.2019]