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In questo giorno, 31 anni fa, la dittatura comunista cinese, tuttora più che mai imperante, temendo di crollare come in Unione Sovietica, fermò con un massacro le proteste dei giovani e degli operai che chiedevano libertà e democrazia. Il culmine di questa repressione si ebbe con l’intervento militare (carri armati) in una delle principali ed enormi piazze centrali di Pechino, cioè piazza Tienanmen.
Il governo cinese parlò di 200 morti, la CIA di 800, la Croce Rossa di 2.600 morti e 30.000 feriti; alcune testimonianze straniere parlarono di 3.000 persone uccise; le stime più alte sono addirittura arrivate a contare 12.000 morti. I carri armati, nella notte tra il 3 e il 4 novembre, sono letteralmente passati sopra i corpi dei giovani impegnati nella protesta, che erano sdraiati a dormire nella piazza. Celebre e storica divenne la foto (e il filmato) che un giornalista straniero riuscì a riprendere dal 6° piano di un adiacente hotel, in cui si vede un giovane, rimasto sconosciuto, che il 5 giugno affronta da solo la fila dei carri armati, impedendone col suo corpo l’avanzata.
Amnesty International vi ha aggiunto poi più di 1000 persone (forse più di 1300) giustiziate in seguito come “rivoltosi”.

Tuttora in Cina parlare di quanto avvenne quel giorno è ancora un “tabù”, un tragico avvenimento di fatto ancora censurato. Anche in Occidente, il successo economico della Cina e gli interessi commerciali che offre, s’è steso progressivamente, salvo rare eccezioni, un velo di grave silenzio ed omertà sulla negazione dei più fondamentali diritti civili, a cominciare da quello della libertà (di coscienza, di pensiero e di religione), che opprime incredibilmente una popolazione di 1 miliardo e 400 milioni di cittadini.

Quest’anno l’anniversario è particolarmente caldo, non solo per le pandemia che dalla Cina ha colpito il mondo intero e le cui origini sono ancora misteriose, come le responsabilità del Partito/Governo comunista nel censurare nei primi mesi quanto stava avvenendo, ma in quanto analoghe proteste sono sorte in questi mesi ad Hong Kong, la cui annessione alla Cina, dopo il termine del periodo coloniale inglese (1997), pur godendo ufficialmente di essere ancora (fino al 2047) una regione amministrativa speciale, degenera sempre più in una totale mancanza di libertà, per la presenza sempre più forte del potere comunista cinese.