• Articolo pubblicato: 22/07/2026
Le recenti Ordinazioni di 4 Vescovi della FSSPX hanno prodotto uno scisma nella Chiesa Cattolica. Tale evento interroga pure la nostra vita?

Scisma e Verità

(Prima parte)


Ecône è un’amena località del Cantone svizzero (francofono) del Vallese – sì, lo stesso Cantone che ha iniziato questo 2026 con la tragedia di Crans-Montana – cioè la lunga e ampia vallata, circondata da stupende montagne alpine, che è percorsa dal Rodano, il grande fiume che nasce dai monti del San Gottardo (come peraltro il Ticino e il Reno) e va poi a formare il grande lago di Ginevra, per dirigersi ancora ad occidente fino a Lione e quindi volgersi decisamente verso meridione, fino ad Avignone ed Arles, per poi sfociare nel Mediterraneo nella zona della Camargue, ad occidente di Marsiglia.

Forse molti, e non solo Cattolici, sanno cosa sia avvenuto il 1° luglio scorso in questa località svizzera, anche per il grande risalto che ne ha dato lo stesso “circo mediatico” mondiale.

In quel luogo infatti, per la seconda volta dopo 38 anni, è accaduto un avvenimento ecclesiale, tanto importante quanto grave: s’è trattato dell’Ordinazione di 4 Vescovi (vedi sopra la loro foto), appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), consacrati “validamente” ma senza il “mandato” (permesso) del Papa e quindi “illecitamente”. Tale Ordinazione episcopale, che ha richiamato ad Ecône quasi 17.000 persone ed è stata seguita in diretta o differita da tutto il mondo, risulta dunque valida, cioè quei 4 sacerdoti sono realmente diventati Vescovi, ma illecita, cioè non sono pienamente inseriti nella comunione della Chiesa cattolica. La “validità” delle loro Ordinazioni episcopali è data dal fatto che essi hanno ricevuto veramente l’Episcopato (il 1° grado del Sacramento dell’Ordine) da altri due Vescovi cattolici, della stessa FSSPX. In questo modo è stata loro assicurata la “Successione apostolica”, cioè la catena ininterrotta di Vescovi che risale agli Apostoli e a Cristo stesso, e quindi il vero Episcopato [cfr. nel sito la Catechesi di base n. 5 sulla Chiesa Cattolica (vedi), come pure la News sul Sacramento dell’Ordine (vedi)]. Tali Ordinazioni non sono però “lecite”, quindi non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica, in quanto conferite senza il “mandato” (permesso) ufficiale del Papa, successore di S. Pietro e guida suprema di tutta la Chiesa, così come l’ha voluta lo stesso Cristo Signore (cfr. Mt 16,18-19).

In tal modo s’è realizzato di fatto uno “scisma”, il primo del III millennio della storia della Chiesa Cattolica, cioè una grave spaccatura all’interno della comunione ecclesiale (anche se in questo caso non per eresia o per opposizione formale al Papa), fino a staccarsi di fatto da essa, quindi con una scomunica “latae sententiae”, cioè automatica per l’atto stesso compiuto, anche se pure immediatamente ratificata dal Papa il giorno seguente (2.07.2026), con l’aggiunta di altre gravi pene canoniche ad essa connesse, come vedremo.

Purtroppo la diffusa ignoranza religiosa, ormai tra gli stessi Cattolici, persino tra i cosiddetti praticanti, e la forte pressione esercitata dai media, che sugli avvenimenti ecclesiali come sui contenuti della fede sono spesso assai superficiali, ignoranti e incompetenti (e ciò è grave anche dal punto di vista professionale, visto che se ne occupano), fanno sì che nell’opinione pubblica si diffondano pregiudizi e luoghi comuni, assorbiti in genere acriticamente, appunto pure dalle menti di molti credenti, creando in certi casi pure gravi danni alle loro anime.

Teniamo conto infatti che notizie come questa non possono assolutamente essere trattate come gossip o pettegolezzi, accendendo su tali eventi i riflettori solo per qualche giorno per poi inghiottirli di nuovo nel nulla. Non possono neppure essere considerate avvenimenti che non ci riguardano affatto. Infatti, quando si parla di argomenti che riguardano la fede o la Chiesa, a ben vedere c’è in gioco addirittura la vita e il destino eterno delle nostre anime! Una fede superficiale, soggettiva, “fai da te”, come oggi spesso avviene, o il rimanere nell’ignoranza di quale sia l’autentica fede e la vera Chiesa Cattolica, ci fa smarrire infatti “la via della vita”, l’unico vero cammino per raggiungere il Padre, cioè il paradiso, e quindi salvarci!

Su queste questioni di fede o su fatti così decisivi per la vita della Chiesa (come in questo caso, e non solo per le Ordinazioni episcopali ma per ciò che vi è implicato come giudizio sulla situazione della Chiesa contemporanea) sarebbe quindi non solo banale e superficiale ma pure “moralmente grave” e pericoloso rimanere nell’ignoranza, nell’indifferenza o nella confusione dominanti, magari abbandonandosi appunto a pregiudizi e luoghi comuni, senza entrare minimamente nel merito di questioni che sono invece talora decisive per le nostre stesse coscienze.

È infatti facile, anche di fronte a realtà e ad eventi come questi, che la maggior parte della gente rimanga intrappolata in banalissimi luoghi comuni. In questo caso, ad esempio, limitarsi superficialmente a parlare della Fraternità Sacerdotale San Pio X, detta sbrigativamente dei “lefebvriani” (dal nome del Vescovo loro fondatore), come di una sorta di setta ultra-tradizionalista, anacronisticamente arroccata alla S. Messa in latino e a forme di liturgia e di vita cattolica ormai definitivamente tramontate, cioè di una minoritaria realtà di vecchi nostalgici, che il mondo e la storia hanno ormai messo ai margini della vita sociale e persino ecclesiale, in attesa della loro completa estinzione. Semmai, anche nella Chiesa, si permette magari a loro, come ad altre realtà cosiddette “tradizionaliste”, qualche “oasi protetta”, dove possano celebrare i loro incomprensibili riti e preghiere, in attesa appunto della loro completa estinzione.

Le cose (cioè la realtà) non stanno invece affatto in questi termini!

Non si tratta infatti di ottusi “tradizionalisti”, ma semmai, come loro stessi dicono, di continuare a vivere la fede cattolica e la stessa Liturgia come è sempre stata creduta e celebrata lungo i duemila anni della vita della Chiesa.

Non si tratta inoltre semplicemente della S. Messa “in latino”, visto che tra l’altro la S. Messa è tuttora ufficialmente in latino [basterebbe ad esempio vedere la S. Messa in latino celebrata in S. Pietro dal Papa anche nell’ultima solennità dei Santi Pietro e Paolo (vedi)], ma nel Vetus Ordo, cioè come è stata celebrata nei secoli, fino al nuovo Messale del 1970 (Novus Ordo).

Tra l’altro, a ben vedere, anche numericamente tali realtà ecclesiali cosiddette “tradizionaliste”, contrariamente a quanto alcuni potevano prospettare sino a poco tempo fa, non sono affatto composte da sparuti gruppetti di vecchi nostalgici, ma pure da un sempre crescente numero di giovani, entusiasti e devoti, che anche anagraficamente non possono essere semplicemente dei “nostalgici” dei tempi e dei riti preconciliari, visto che sono generazioni nate ormai decenni dopo l’ultimo Concilio [in tal senso abbiamo ad esempio citato più volte tali sorprendenti realtà cattoliche giovanili anche nella laicissima Francia di oggi (vedi), persino in non pochi monasteri, specie quelli legati proprio al Vetus Ordo (vedi)].

Occorre dunque prestare attenzione perché, come sappiamo, le ideologie (anche quelle attuali, che circolano abbondantemente pure nella cosiddetta “Chiesa di oggi”) sono dure a morire e quando sono smentite dalla realtà, come dice un ironico adagio, sarebbe la realtà a sbagliare e non loro (basterebbe pensare alle Chiese tedesche, che si credono tanto all’avanguardia ma in realtà registrano un tracollo costante di fedeli). Possiamo tra l’altro con dolore constatare come, quando sono appunto la realtà e la storia a smentire un certo mondo “progressista” e i suoi nuovi indiscutibili dogmi, la loro maschera, fatta di “buonismo” e della tanto declamata “inclusione”, improvvisamente cade, mostrando il loro vero volto e divenendo intolleranti se non persino aggressivi, almeno nelle parole e nelle decisioni “pastorali” (pur sedicenti “sinodali”, “in uscita” e “in ascolto di tutti”). Ma in fondo è la vecchia storia illuminista del “relativismo” e della “tolleranza”, che a ben vedere non lo sono affatto, da Voltaire in poi (vedi).

Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza su quanto è avvenuto appunto il 1° luglio scorso e sulla stessa FSSPX, nei limiti ovviamente di una News come questa.


La questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X e sua breve storia

Panorama di Econe

Torniamo dunque ad Ecône (eccone sopra una foto).

Fino al 1970 questa piccolissima ridente località svizzera, adagiata ai piedi delle Alpi poco oltre la riva sinistra del Rodano, era praticamente sconosciuta. La Chiesa Cattolica e i mezzi di comunicazione di massa ne cominciarono a parlare appunto nel 1970, quando un importante Arcivescovo cattolico francese, S.E. mons. Marcel Lefebvre, col permesso del vescovo locale (mons. Pierre Mamie, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo) e ovviamente di Roma, vi costruì un proprio Seminario. Lo scopo, peraltro assai richiesto da molti giovani stessi, era (ed è) quello di continuare a garantire un’autentica formazione “cattolica” ai Seminaristi, cioè ai futuri sacerdoti, tenendo presente che in quel periodo (chiamato “post-Concilio”) andava sempre più affermandosi nella Chiesa Cattolica, contrariamente agli annunciati auspici iniziali, un quadro teologico, liturgico e pastorale caotico, confuso, se non persino eretico. In tale contesto storico ed ecclesiale – che venne peraltro a coincidere in Occidente, specie a livello giovanile, con quel vasto fenomeno sociologico, culturale ed esistenziale che va in genere sotto il nome del fatidico <’68>, mosso fondamentalmente all’insegna di una “contestazione” generalizzata e talora persino violenta di tutto il passato, compresa la fede cristiana e la Chiesa “di sempre” – la Chiesa assisteva pure, oltre all’abbandono del vero associazionismo cattolico o della sua autentica missione, ad un repentino quanto tragico svuotamento dei Seminari e dei Noviziati e si trovò persino a fare i conti con un impressionante numero di defezioni, cioè di abbandoni del proprio stato religioso, da parte di sacerdoti, frati e suore, persino monaci e monache!

In questo desolante quadro, che colpiva particolarmente la gioventù dell’Occidente e la stessa Chiesa Cattolica del cosiddetto “post-Concilio”, la testimonianza, la parola e la missione dell’Arcivescovo francese mons. Marcel Lefebvre divenne un punto di riferimento per molti, e non solo in Francia. Così il suo Seminario di Ecône, in netta controtendenza rispetto appunto a ciò che avveniva praticamente ovunque, si riempì invece di giovani (pare che Ecône sia giunto ad avere più Seminaristi dell’intera Francia). Lì si continuava a studiare la dottrina cattolica di sempre (soprattutto la filosofia e teologia di S. Tommaso d’Aquino), come si continuava a celebrare la Liturgia e la S. Messa di sempre (cioè secondo il rito cattolico tridentino, ma in fondo quello celebrato appunto da sempre nella bimillenaria storia della Chiesa Cattolica).

Nello stesso anno (1970) mons. Lefebvre istituì di conseguenza la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), che in pochi anni si estese non solo in Francia ma nel mondo intero, coinvolgendo nel proprio iter formativo autenticamente “cattolico” anche altre realtà, persino Seminari, Istituti religiosi e monasteri, oltre a curare la formazione cattolica di migliaia di fedeli laici.

Il Seminario di Ecône, e la relativa FSSPX, nonostante o forse proprio a causa della sua incredibile fecondità spirituale e numerica, a differenza appunto di quanto avveniva altrove, negli anni ’70 si attirarono però paradossalmente non la stima ma l’opposizione di molti vescovi francesi, che già nel 1972 bollarono Ecône come un “Seminario selvaggio”, in quanto non consono e ostile a tutto il rinnovamento voluto e persino imposto dal Concilio. Giunsero così a chiederne a Roma la chiusura! Tali pesanti critiche, giunte appunto anche alle orecchie del Papa, presero pian piano il sopravvento, fino ad ottenere nel 1975 ciò che volevano, cioè l’immediata e inappellabile chiusura del Seminario di Ecône e la soppressione della stessa FSSPX, pur composta ormai da ingenti numeri di seminaristi e sacerdoti.

Così descrisse tale doloroso momento lo stesso mons. Lefebvre, parlandone poi con Giovanni Paolo II [lo si ascolta dalla sua viva voce, in italiano, in un’omelia tenuta nel 1980 a Venezia (ascolta ai minuti 18′-20′)]: “un giorno arrivò dal Vaticano, senza alcun preavviso, una lettera che, senza alcuna motivazione, ingiungeva la chiusura immediata del Seminario”, peraltro già fecondo di abbondantissime vocazioni sacerdotali. Aggiunse il monsignore, parlando ad un Papa polacco che conosceva bene tali metodi usati dai comunisti anche nella sua patria: “nemmeno i Soviet comunisti fanno così: almeno fingono un processo. Qui invece mi è stato semplicemente ordinato che il Seminario doveva essere immediatamente chiuso; e ciò senza spiegazioni e senza un regolare processo, cioè senza la possibilità di difendersi dalle false accuse e spiegare comunque la propria posizione, rimasta peraltro autenticamente cattolica come prima”.

Lo stesso mons. Mamie, il vescovo locale che aveva appunto precedentemente dato il proprio consenso all’istituzione del Seminario, in stretto accordo con la conferenza episcopale svizzera e il Vaticano, nel 1975 ritirò il proprio riconoscimento canonico e ordinò la chiusura del Seminario internazionale San Pio X di Ecône.

Essendosi ragionevolmente rifiutato (anche in coscienza, di fronte a Dio, per il bene delle anime e della stessa Chiesa cattolica) di attuare tale ingiusta chiusura inflittagli da Roma senza alcun motivo, il 22.07.1976 mons. Lefebvre fu da Papa Paolo VI addirittura “sospeso a divinis”, essendo così interdetto da qualsiasi esercizio pubblico del ministero sacerdotale! Una pena gravissima e sostanzialmente immotivata, tanto più per un Arcivescovo della Chiesa Cattolica, tanto stimato da papa Pio XII e che voleva semplicemente continuare a fare, insegnare e celebrare come aveva sempre fatto, e vista tra l’altro la fecondità numerica e spirituale della sua opera, che andava diffondendosi ormai non solo in Francia ma in tutto il mondo! [Sentiamo (con sottotitoli in italiano) la sua voce solo un mese dopo in una addolorata e celebre omelia tenuta a Lille (F) davanti a 10.000 persone!]

Durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) e per la presenza del Card. J Ratzinger alla guida della Congregazione per la Dottrina della fede, si fecero molti tentativi per sanare tale frattura, giungendo persino a garantire alla FSSPX certi spazi di autonomia o propri vescovi nominati dal Papa.

In realtà, nonostante la benemerenza di queste aperture, furono proprio molti insegnamenti e soprattutto certe iniziative di grande impatto anche mediatico mondiale di Giovanni Paolo II a creare sconcerto non solo nella FSSPX e nel cosiddetto mondo “tradizionalista” ma anche in molti fedeli cattolici del mondo intero. Si pensi ad esempio all’incontro di tutte le Religioni ad Assisi il 27.10.1986 (poi ripetuto anche in seguito), o alle visite alle sinagoghe (storica fu quella alla sinagoga di Roma), alle moschee e ad altri templi religiosi, come poi pure altre iniziative di grande spessore storico e mediatico, come in seguito la pubblica “richiesta di perdono” manifestata dal Papa nel Giubileo del 2000 per le gravi colpe commesse “dai cristiani” nella storia (anche se i media hanno detto “colpe della Chiesa” e così ha capito l’opinione pubblica), così da generare o confermare un giudizio negativo sulla storia della Chiesa, come tra l’altro se non bastassero quelli propagandati continuamente e falsamente dalla cultura dominante fin dalle più tenere età e anche attraverso le scuole (nel sito affrontiamo molti di questi “miti” anticattolici, fornendo la documentazione per formulare giudizi più veri e obiettivi, vedi ad esempio molti dossier).

Tenendo presente che mons. Lefebvre, come vedremo, aveva individuato tra i non pochi punti critici del Concilio Vaticano II pure quello dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso (che in effetti rappresentavano una novità senza precedenti nella bimillenaria storia della Chiesa), certi insegnamenti e soprattutto certe plateali iniziative di Giovanni Paolo II come quelle ricordate, confermavano con dolore in lui e nella FSSPX la convinzione che la Chiesa conciliare e post-conciliare stesse ormai procedendo verso una deriva modernista, cioè succube del “relativismo” del pensiero moderno e quindi anche sincretista ed ecumenista, fino a pensare (ma allora non lo si diceva ancora apertamente come oggi) che tutte le Religioni siano vie equivalenti per arrivare a Dio e che all’interno del cristianesimo non fosse più solo la Chiesa Cattolica quella fondata da N.S. Gesù Cristo, con l’autentica fede e la pienezza della grazia da donare alle anime.

Nel 1987 il dialogo tra la Santa Sede (in particolare col card. Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede) e la FSSPX (anche direttamente con mons. Lefebvre) pareva persino che giungesse ad una soluzione positiva o comunque soddisfacente. Forse da parte vaticana si giunse persino non solo a ipotizzare la possibilità di riconoscere il Seminario di Ecône e la stessa FSSPX, ma a concedere ad essa una certa autonomia e persino dei propri Vescovi, come pure di continuare a celebrare col Vetus Ordo. Nonostante ciò, mons. Lefebre, forse anche condizionato dal suo staff, comprese che anche tutte queste possibili “concessioni” non potevano ormai essere più sufficienti. Era infatti convinto che la situazione della Chiesa Cattolica avesse raggiunto, anche ai più alti gradi, un livello di criticità ormai non più tollerabile e che quindi non era neppure più sufficiente che venissero garantiti alla sua opera certi spazi e permessi, e neppure Vescovi nominati dal Papa appositamente per loro [Si ascolti qui in tal senso una grave dichiarazione (sottotitolata in italiano), per certi versi ormai estrema e senza possibilità di ritorno, tratta da un’omelia tenuta da mons. Lefebvre il 4.10.1987].

Si stava infatti ormai preparando già allora una scelta estrema e apparentemente irreparabile: praticamente uno “scisma”!

Mons. Lefebvre, ormai anziano (82 anni) e pare già gravemente ammalato, sentendo quindi sempre più vicino il momento della propria morte e non volendo lasciare la Fraternità, ormai fecondissima nel mondo intero, senza propri Vescovi, che garantissero, insieme all’autentico insegnamento della fede, soprattutto la possibilità a loro volta di ordinare i propri sacerdoti (visto il grande numero di Seminaristi della FSSPX) e un giorno, se la gravità della situazione della Chiesa (“stato di necessità”, s’è detto ora) fosse purtroppo continuata se non peggiorata, a loro volta ordinare altri Vescovi per la FSSPX (come ora è avvenuto), prese una solenne, estrema e dolorosa decisione: ordinare egli stesso nuovi Vescovi per la FSSPX! Pare che da parte della Santa Sede fosse persino emersa la disponibilità del Santo Padre a garantire tali Ordinazioni assicurando il proprio “mandato” e quindi rendendole legittime! Si cominciò perfino a parlare di date possibili, che però di volta in volta venivano continuamente rimandate. Forse mons. Lefebvre ebbe persino il sospetto che a Roma si prendesse tempo, per oltrepassare il momento della sua morte, così da risolvere ‘alla radice’ il problema, con un colpo che sarebbe stato mortale per l’intera FSSPX.

Giunse così ad annunciare l’irremovibile decisione: il 30.06.1988 ad Ecône avrebbe proceduto, con un altro vescovo disponibile [che sarà mons. Antônio de Castro Mayer, vescovo emerito di Campos (Brasile)], alle Ordinazioni episcopali di 4 sacerdoti della FSSPX. E così è stato! [Si veda per questo l’introduzione di un magnifico documentario sulla sua vita]

Tali Ordinazioni episcopali, per i motivi già sopra ricordati, erano certamente valide ma illecite. Si trattava quindi di uno scisma (anche se non per eresia o per opposizione al Papa in quanto tale), con la conseguente scomunica (“latae sententiae”, cioè per il fatto stesso commesso) dei 4 vescovi Ordinati e dei 2 vescovi che compirono tale Ordinazione (oltre a mons. Lefebvre anche mons. de Castro Mayer) [a ben vedere, pene assai meno gravi di quelle comminate ora (2.07.2026), v. poi].

I Vescovi ordinati nel 1988 a Ecône (CH) furono: Bernard Tissier de Mallerais (oggi defunto), Richard Williamson (che poi prese qualche distanza dalla FSSPX, oggi defunto), Bernard Fellay (per molto tempo Superiore generale della FSSPX) e Alfonso de Galarre. Quest’ ultimo, con l’assistenza del penultimo (appunto gli unici vescovi della FSSPX ancora viventi), sono stati i consacranti, il 1° luglio scorso, dei nuovi 4 Vescovi della FSSPX.

L’Arcivescovo mons. Marcel Lefebvre morì, all’età di 85 anni compiuti, il 25.03.1991 (si noti la solennità liturgica di tale data) ed è sepolto nella stessa chiesa del Seminario di Ecône. Significativamente sulla sua tomba ha voluto che si riportasse il suo motto, che è l’espressione di S. Paolo (1 Cor 15,3) “Tradidi quod et accepi” (“Vi ho trasmesso ciò che ho ricevuto”).


Il lungo Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005), durante il quale, nonostante le “aperture” sopra menzionate, si consumò appunto lo scisma della FSSPX del 30.06.1988, si concluse pure senza vedere sostanziali passi avanti per la piena riconciliazione della Fraternità con Roma.

Siamo così di fronte ad un primo punto per così dire paradossale. Mentre da un lato la Chiesa Cattolica, secondo una linea conciliare e post-conciliare sempre più “ecumenista” (fino al limite del sincretismo religioso e perfino del relativismo filosofico, limite poi di recente perfino superato!), apriva le porte a tutte le Confessioni cristiane e perfino a tutte le Religioni (abbiamo sopra ricordato certe iniziative pontificie di risonanza mondiale) – e ricordiamo che proprio questo ecumenismo fu uno dei punti critici del Concilio stigmatizzato da mons. Lefebvre – le porte parevano paradossalmente rimanere chiuse nei confronti della FSSPX e del crescente mondo cattolico cosiddetto “tradizionalista”.

Un altro paradosso è dato dal fatto che – per usare categorie improprie e dai contorni persino sfumati e confusi, ma oggi in genere usate nella Chiesa e comunque qui ne facciamo uso per semplificare ed intendersi – mentre un certo mondo “tradizionalista” annovera pure Giovanni Paolo II, anche per i motivi sopra citati, tra i “progressisti”, tale mondo “progressista”, abbondantemente salito al comando della Chiesa cattolica nel Concilio e nel post-Concilio, accusa invece Giovanni Paolo II, specie nei primi anni del suo lungo pontificato, di essere chiuso alle novità del Concilio e “tradizionalista”; e ciò perfino in quanto “polacco”, cioè proveniente da un popolo ed una Chiesa che, nonostante le dure persecuzioni subite anche nel XX secolo, si era mantenuta saldamente fedele alla autentica fede cattolica!

Nonostante tutto, proprio in occasione del grande Giubileo del 2000 (2000 anni dall’Incarnazione di Dio), la Congregazione per la Dottrina della fede (a guida del card. Ratzinger), ma ovviamente su mandato e approvazione di Giovanni Paolo II, produsse un decisivo documento (Dominus Jesus), che rimarcava autorevolmente l’unicità salvifica di Cristo e definiva la Chiesa Cattolica come unica ordinaria via di salvezza. Non a caso persino ampi settori della Chiesa Cattolica, anche ad alto livello, si opposero fortemente a tale documento (vedi una testimonianza postuma di Benedetto XVI in tal senso).

Benedetto XVI fece molto per riavvicinare alla piena comunione ecclesiale la FSSPX, come per sostenere tutto il mondo cosiddetto “tradizionalista”, attirandosi in tal modo gli strali del mondo “progressista”, appunto ormai abbondantemente al comando nella Chiesa Cattolica.

Particolarmente forte fu la “revoca della scomunica” (21.01.2009) ai Vescovi della FSSPX ordinati il 30.06.1988. Su questa decisione si scatenò però una tale montagna di critiche, da parte della Chiesa stessa e persino di non pochi vescovi (di quell’area progressista che poi dal 2013 s’è fatta improvvisamente paladina dell’assoluta obbedienza al Papa per qualsiasi cosa dicesse e facesse!), e di gravi ostilità addirittura a livello politico e internazionale [Israele vi vide addirittura l’ombra dell’antisemitismo (!), visto che riuscirono immediatamente a trovare un’intervista a mons. Williamson (uno dei 4 Vescovi ordinati appunto da mons. Lefebvre) in cui pareva che avesse qualche dubbio sulla reale ampiezza della Shoah e quindi fu accusato di “negazionismo” (persino in questi giorni si sono sentiti giudizi sui “lefebvriani” come degli antisemiti)], che Benedetto XVI, profondamente addolorato per tali critiche spietate, decise di far pervenire a tutti i Vescovi del mondo una Lettera (S. Paolo direbbe “tra molte lacrime”) per spiegare il motivo di tale sua decisione (vedi)!

Un’altra importante decisione di Benedetto XVI, per riavvicinare e sostenere non solo la FSSPX e l’intero mondo dei “tradizionalisti”, ma per il bene di tutta la Chiesa e in fondo delle anime stesse, fu quella di riaprire ampiamente le porte (chiuse bruscamente da Paolo VI) alla liturgia antica (Vetus Ordo), cioè in fondo a come la Chiesa l’ha sempre celebrata, attraverso il famoso Motu proprio Summorum Pontificum del 7.07.2007 (vedi). Anche in questo caso il mondo cosiddetto “progressista” – quello che appunto dopo il 2013 ha invocato per ogni cosa l’assoluta obbedienza al Papa (senza possibilità non solo di critica ma persino di porre “dubbi” e domande di chiarimento!) e che continua a parlare di “ponti” e di “porte aperte a tutti” – ha sferrato nei confronti di Benedetto XVI un attacco particolarmente spietato e critiche sprezzanti.

Intanto, come sappiamo, solo 14 anni dopo e con Benedetto XVI ancora vivo e abitante in Vaticano (e che confessò poi pubblicamente di essere stato molto addolorato per tale decisione!), Papa Francesco abolì la Summorum Pontificum con la Lettera apostolica del 16.07.2021 paradossalmente intitolata Traditionis Custodes (vedi), inasprendo poi ulteriormente le restrizioni e i divieti di celebrare in Vetus Ordo il 4.12.2021 (vedi), come poi ancora il 29.06.2022, con la Lettera Apostolica Desiderio desideravi (vedi).

Durante il pontificato di Francesco

Nonostante quanto appena sopra ricordato, la posizione di J. M. Bergoglio (già quando era cardinale arcivescovo di Buenos Aires) circa la FSSPX fu incredibilmente larga, a tal punto che in quella sua diocesi argentina fece persino pubblicamente annoverare (con tanto di compenso economico statale) i sacerdoti della FSSPX tra il proprio clero diocesano!

Però, anche da Papa, Bergoglio ha manifestato sempre una particolare idiosincrasia per il mondo dei “tradizionalisti” e per le loro liturgie (che poi sono quelle secolari precedenti il Concilio). Da ciò anche la pesante scure dei documenti del 2021-2022 sopra menzionati, che di fatto hanno annientato o comunque destinato all’estinzione tali realtà e liturgie, che erano state invece appena liberalizzate da Benedetto XVI. In taluni casi, come era un poco nel suo stile (non certo raffinato), Francesco è stato persino offensivo se non insultante nei confronti del mondo tradizionalista, anche dei loro giovani, come quando ha palesemente dubitato dell’equilibrio psicologico e morale dei Seminaristi di questo tipo (cfr. discorso al clero di Roma, 19.02.2015).

Sorprende dunque – e ancor più sorprende il silenzio dei media, dell’opinione pubblica e della Chiesa stessa su questo, vista l’assillante, plateale e quasi idolatrica presentazione di Papa Francesco, anche da parte di coloro che esprimevano invece riserve anche gravi e pubbliche nei confronti dei due Papi precedenti – che anche da Papa Bergoglio abbia manifestato un’incredibile apertura, persino canonica, nei confronti della FSSPX. Di particolare rilievo fu, durante il cosiddetto Giubileo della Misericordia (2016), la piena concessione data ai loro sacerdoti di poter celebrare la S. Messa e ascoltare le SS. Confessioni addirittura per tutti i fedeli cattolici che si fossero rivolti loro (vedi) e poi persino di presiedere validamente alla celebrazione dei Matrimoni dei fedeli della FSSPX (vedi)! Ancor più clamoroso fu che tale permesso, a Giubileo terminato, fosse poi stato esteso “sine die”, cioè per sempre o sino a diverse disposizioni dei Pontefici (vedi, n. 12).

Non si capisce se tale incredibile apertura, nonostante la sua netta opposizione a tutto il mondo tradizionalista e alle antiche liturgie, fu dovuta alla sua ostentata apertura a “todos”, come amava dire, o ad uno “stato confusionale”, se non altro a livello teologico.

In realtà ora tutto ciò è crollato, con le Ordinazioni episcopali del 1° luglio scorso!

Tutto ciò e tutti questi permessi sono stati infatti improvvisamente e totalmente annullati il 2.07.2026, quando i sacerdoti della FSSPX sono stati raggiunti da una condanna e censura di particolare gravità, togliendo loro qualsiasi permesso per le loro liturgie e considerando persino “invalide” le Confessioni da loro ascoltate ed i Matrimoni da loro presieduti!

A proposito delle incredibili “aperture” di Bergoglio nei confronti della FSSPX si tenga conto di quanto avevamo già riportato in un apposito documento (vedi).

Sia pur indirettamente, cioè attraverso la Commissione Ecclesia Dei, nel 2014 Papa Francesco aveva fatto sapere alla FSSPX che si era perfino disposti a discutere di alcuni punti dello stesso Concilio (!) – che è poi il punto genetico e più critico della separazione di fatto della FSSPX dalla Chiesa odierna – ammettendo che non tutti i documenti conciliari hanno la stessa importanza!

Il Segretario della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, mons. Guido Pozzo – in un’intervista rilasciata a “Famille chrétienne” (riportata in italiano da “La Stampa” in un articolo di Marco Tosatti del 23.10.2014 e dal sito “messainlatino.it”) – afferma che “si è creata una certa buona intesa tra il Superiore della Fraternità S. Pio X mons. Felley e il card. Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”. Da parte vaticana, per bocca di mons. Pozzo (e quindi certo per indicazioni direttamente riconducibili al Papa), si giunge persino ad affermare che “le riserve o le posizioni della Fraternità San Pio X su alcuni aspetti che non rientrano nel dominio della fede ma che riguardano temi pastorali o d’insegnamento prudenziale del Magistero non devono essere necessariamente ritirate o annullate dalla Fraternità”, cioè che è possibile da parte della Fraternità sollevare e mantenere dubbi su questioni emerse dal Concilio Vaticano II che non siano di carattere dottrinale, cioè “su alcuni aspetti e formulazioni dei documenti del Concilio Vaticano II, e su alcune riforme che l’hanno seguito, ma che non riguardano materie dogmatiche o dottrinalmente indiscutibili”. Mons. Pozzo aggiunge addirittura che “Non c’è alcun dubbio sul fatto che gli insegnamenti del Vaticano II hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo estremamente variabile in funzione dei testi. Così per esempio, le Costituzioni “Lumen Gentium” sulla Chiesa e “Dei Verbum” sulla Rivelazione hanno il carattere di una dichiarazione dottrinale, anche se non c’è stata una definizione dogmatica; mentre le dichiarazioni sulla libertà religiosa, sulle religioni non cristiane e il decreto sull’ecumenismo hanno un grado di autorità e un carattere impegnativo diverso e inferiore”.

Questo, diciamolo francamente, se fosse stato detto dai Pontefici precedenti (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) avrebbe provocato reazioni tali da suscitare persino uno scisma, da parte però contraria, cioè del mondo progressista!

Si può però appunto osservare come emerga una sorta di palese contraddizione, anche circa la possibilità di attenersi al Vetus Ordo specie nella celebrazione pubblica della S. Messa, tra ciò che Papa Francesco ha permesso alla stessa FSSPX, come ad altri gruppi o Istituti molto particolari, e quanto ha invece fortemente proibito per l’intero popolo di Dio nel 2021-2022, come prima ricordato [cfr. Traditionis Custodes e ciò che ne seguì, affossando la Summorum Pontificum di Benedetto XVI, il quale, essendo ancora vivo e in Vaticano, confessò poi di esserne stato profondamente addolorato].

Ora, con Leone XIV

Giungiamo quindi all’attuale pontificato, iniziato da solo un anno. Esso ha conosciuto dunque presto, nel rapporto con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, una crisi dirompente (scisma), persino assai più grave, anche nelle conseguenze, rispetto a quella delle precedenti Ordinazioni episcopali avvenute sotto Giovanni Paolo II il 30.06.1988.

Non sappiamo se fossero già in atto, in questo Pontificato, dei dialoghi per poter camminare nella direzione di una piena riconciliazione o addirittura riconoscimento canonico dalla FSSPX.

Di fatto, già lo scorso anno si parlava della possibile decisione della FSSPX di giungere a nuove Ordinazioni episcopali, visto che i soli due Vescovi della FSSPX ancora vivi erano ormai anziani e la FSSPX doveva pensare a nuovi Vescovi per garantirsi anche la possibilità di ordinare sacerdoti i sempre numerosi seminaristi della Fraternità stessa (oltre che per il Sacramento della Cresima).

La motivazione per giungere a tale scelta – certamente grave, tanto più se, come poi avvenuto, non fosse stata corroborata, come doveroso, dal “mandato” del Papa e quindi contro la sua volontà – è stata corredata anche da un’espressione forte e decisiva, su cui poi torneremo: lo “stato di necessità” (sottinteso: in cui versa la Chiesa cattolica contemporanea)!

L’annuncio ufficiale di tali future Ordinazioni Episcopali della FSSPX è stato dato dal Superiore Generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, il 2.02.2026, quindi con 5 mesi di anticipo rispetto alla data decisa per tali Ordinazioni (1°.07.2026).


La cronaca documentata del costituirsi di questo grave evento

Ecône, 1° luglio 2026: Ordinazione episcopale di 4 sacerdoti della FSSPX

Nonostante la gravità della situazione (pericolo di “scisma”!) e i mesi intercorsi tra l’annuncio e la celebrazione di tali Ordinazioni, pare non ci sia stato alcun incontro personale tra il Papa e il Superiore generale della FSSPX don Davide Pagliarani (e dei primi responsabili della Fraternità), nonostante il suo espresso desiderio [Solo nell’ultima lettera al Papa del 3.07.2026, don Pagliarani accenna ad una Lettera “personale” da lui inviata al Papa il 21.11.2025, così come afferma di aver spiegato anche “privatamente” al Papa il motivo di tale loro scelta circa le ordinazioni episcopali].

Il canale di comunicazione è stato invece formale, cioè attraverso il Dicastero della Dottrina della fede, nella persona del Prefetto, il cardinale Victor Emanuel Fernàndez.

Già il 12.02.2026 c’è stato infatti in Vaticano un incontro ufficiale di don Pagliarani col card. Fernandez (vedi il comunicato ufficiale del Dicastero).

Come forse promesso, dopo qualche giorno di attenta riflessione e consultazione coi responsabili della FSSPX, il Superiore generale don Pagliarani il 18.02.2026 ha fatto pervenire al card. Fernandez una decisiva Lettera di risposta (vedi).

Il 13.05.2026 il card. Fernandez emana questa Dichiarazione ufficiale sulla FSSPX (vedi):

In merito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, si ribadisce quanto già comunicato. Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà “un atto scismatico” (Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei, n.3) e “l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa” (ivi, 5c; cfr. Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996).

Il Santo Padre continua nelle sue preghiere a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i responsabili della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché ritornino sui loro passi in merito alla gravissima decisione che hanno preso.

Dal Vaticano, 13 maggio 2026

Il 14.05.2026 don Pagliarani indirizza al Papa una solenne Dichiarazione di fede cattolica (vedi), che precisa pure alcuni punti critici presenti nel recente magistero della Chiesa.

Il 24.06.2026 il Superiore generale (con gli altri primi responsabili) della FSSPX invia al Papa e ai Cardinali riuniti in Concistoro (dove peraltro non pare si sia parlato, se non per intervento di un Cardinale, della FSSPX e del grave scisma che stava per compiersi!) una Lettera aperta (vedi). Ad essa si allega un’impressionante (per estensione, chiarezza e dovizia di citazioni del Magistero fino a Pio XII) “Professione di fede cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni” (vedi) (in pdf con le numerosissime note vedi).

Si è così giunti alle Ordinazioni episcopali del 1° luglio 2026, pur senza “mandato” pontificio.

Ordinazioni Comunità S.Pio X
Ordinazioni Comunità S.Pio X

La solenne liturgia (della S. Messa con le Ordinazioni episcopali) durata oltre 5 ore, ovviamente tutta in Vetus Ordo (vedi l’intera celebrazione), è stata celebrata ad Ecône, nel pendio antistante il Seminario e la chiesa (adeguatamente attrezzato e con un presbiterio ed altare solennemente disposto), alla presenza di oltre 100 sacerdoti, un migliaio di religiosi e religiose, e circa 17.000 fedeli laici (anche giovani e giovani famiglie), provenienti pure da tutto il mondo.

Il celebrante e ordinante principale è stato il Vescovo spagnolo Alfonso de Galarreta (di 69 anni), coadiuvato dal Vescovo svizzero Bernard Fellay (di 68 anni; ex Superiore generale della FSSPX), ormai gli ultimi 2 Vescovi della FSSPX dei 4 consacrati da mons. Lefebvre il 30.06.1988 (gli altri 2 Vescovi allora ordinati, Bernard Tissier de Mallerais e Richard Williamson, sono già deceduti).

La vibrante omelia è stata tenuta dal Superiore Generale della FSSPX don Davide Pagliarani.

Strano che, nonostante i due Vescovi della FSSPX tuttora viventi e i 4 nuovi Vescovi appena ordinati, la guida della FSSPX sia affidata dal 2018 ad un semplice sacerdote (don Pagliarani), peraltro italiano (originario di Rimini).

I 4 Vescovi ordinati sono: Pascal Schreiber (svizzero, 53 anni), Michael Goldade (USA, 46 anni), Michel Poinsinet de Sivry (francese, 42 anni) e Marc Happier (francese, 36 anni).

Si noti la loro giovane età (addirittura uno di soli 36 anni!). Ciò rende evidente appunto la volontà della FSSPX di garantirsi ancora per molto tempo una propria reale “successione apostolica” (vescovi validamente consacrati, sia pur illecitamente) in grado di poter ordinare a loro volta centinaia e centinaia di futuri sacerdoti (e quindi di veder garantita ancora per decenni la celebrazione della S. Messa e degli altri Sacramenti). È forse la prospettiva o profezia che la “crisi” della Chiesa, da cui lo “stato di necessità” invocato dalla FSSPX per questa Ordinazione episcopale, debba essere ancora lunga? Solo Dio lo sa; ed è Cristo Signore a guidare la Sua Chiesa.

Anche se in questi casi la scomunica è “latae sententiae”, cioè scatta automaticamente per il semplice fatto di porre tale atto, il Papa, attraverso il dicastero per la Dottrina della fede, non ha esitato ad emanare immediatamente delle gravissime pene canoniche, forse le più severe che la FSSPX abbia mai ricevuto!

Così, la mattina seguente l’Ordinazione episcopale di Ecône, cioè il 2.07.2026, il Dicastero per la Dottrina della Fede (card. Fernandez) ha emesso subito un apposito Decreto (vedi), con tanto di Nota Esplicativa (vedi).

Tale Decreto ricorda che sono caduti in scomunica (per atti scismatici) anzitutto i 6 Vescovi coinvolti in tale atto: il Vescovo celebrante (Alfonso de Galarreta), il vescovo con-consacrante (Bernard Fellay), i 4 Vescovi consacrati (Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier). Lo stesso Decreto ammonisce pure “i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della FSSPX perché incorrerebbero ipso facto anch’essi nella pena della scomunica latae sententiae”.

La “Nota esplicativa” conferma che si è trattato di uno scisma e che sono da considerarsi scismatici, con tutte le relative conseguenze canoniche, tutti i ministri sacri della FSSPX e tutti i fedeli laici che vi aderiscono formalmente; inoltre, tutti i Sacramenti da loro celebrati (anche la S. Messa) sono da considerarsi “illeciti”, mentre sono addirittura “invalide” le loro Confessioni e i Matrimoni da loro presieduti! Si invitano poi tutti i Cattolici ad astenersi dal partecipare alle loro celebrazioni e persino alle loro attività.

Dunque la FSSPX si vede ora annullati tutti quei permessi e facoltà concessi dagli ultimi Pontefici, specie da Francesco (permessi che abbiamo sopra ricordato).

Contemporaneamente lo stesso Dicastero ha emesso un severissimo Decreto (vedi) per indicare quali ardui passi dovranno compiere tutti i sacerdoti nel caso che, abbandonata la FSSPX, volessero (come moralmente doveroso) poter essere riammessi nella piena comunione ecclesiale; lo stesso Decreto indica persino quali ardui passi dovranno compiere pure quei fedeli laici che, abbandonata la sequela della FSSPX, vorranno tornare (come moralmente doveroso) nella piena comunione della Chiesa Cattolica!

Tali passi sono una sorta di “programma di rieducazione”, assai arduo, lungo e possibile solo se c’è un vescovo disposto ad accoglierlo e sostenerlo (leggi).

Il Superiore generale della FSSPX (don Pagliarani) non ha perso tempo e, in riferimento a tale severissimo Decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede, subito il giorno seguente (3.07.2026) ha inviato una Lettera indirizzata direttamente al Santo Padre (vedi), sinceramente persino commovente per l’umiltà espressa, per il desiderio di servire la Chiesa e le anime e per la certezza che un giorno la Chiesa e il Papa (questo o un suo successore) si accorgeranno di tale anelito e servizio della FSSPX. Non manca però di sottolineare la gravità della situazione in cui versa la Chiesa dei nostri tempi, come pure della mancata carità riscontrata nei loro confronti in questo doloroso frangente.

Il giorno 11.07.2026 la FSSPX ha presentato ufficialmente Ricorso al Dicastero per la Dottrina della fede (leggi).

[In un articolo della FSSPX si evidenza invece come, alla luce del perenne insegnamento della Chiesa e di illustri teologi e canonisti della storia, essi non sono né scismatici né disobbedienti (leggi)]


Una prima considerazione

Una notizia come questa, un evento come quello celebrato ad Ecône il 1° luglio scorso, comunque inquieta e non può lasciare indifferenti, tanto meno può interpellare un cattolico solo per essere o farsi incasellare in un banale “E tu cosa ne pensi, da che parte stai?”.

Uno “scisma”, se così è stato come è stato ufficialmente dichiarato e condannato, è comunque una ferita, piccola o grande, che lacera la Chiesa Cattolica [che è il Corpo mistico di Cristo, come ci ricorda S. Paolo (cfr. 1Cor 12) ed è “Parola di Dio”].

Nella stessa lettera S. Paolo richiama fortemente all’unità nella vera fede, pur nella diversità dei carismi e dei ministeri, senza però farsi incasellare appunto in una fazione (“sto dalla parte di …”): “Vi sono discordie tra voi. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”. Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?” (1Cor 1,11-13).

La questione principale, però, non è neppure l’unità o un’obbedienza fine a se stessa, ma l’essere nella verità, cioè nella vera dottrina, nell’autentica fede, che non muta, perché Dio non cambia [“Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre!” (Eb 13,8), espressione che Giovanni Paolo II volle significativamente come motto del Giubileo del 2000, cioè proprio al passaggio tra il 2° e il 3° millennio cristiano]. Anche l’Autorità nella Chiesa, che riveste un’importanza ben più importane e grave di quella civile o naturale, perché deve condurre le anime a Dio, quindi alla salvezza eterna, ha senso solo in questa prospettiva di rimanere nell’autentica fede (cfr. Lc 22, 31-32).

Ascoltiamo in proposito ancora S. Paolo (Gal 1,6-12):

“Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo”.

Si osservi che usa peraltro due volte l’espressione “anatema”, che significa proprio “scomunicato”!

Dunque “scismatico” e “scomunicato” è soprattutto colui che non rimane nell’autentico e perenne Vangelo, nella vera fede, nell’autentica dottrina (che viene da Dio e non deve piacere agli uomini o essere adattata alle sue voglie o ai tempi che mutano).

Questa fu la preoccupazione di mons. Lefebvre, quella che muoveva tutto il suo apostolato. Anche se dovette soffrire per rimanere e annunciare la vera e perenne dottrina, mentre pareva che venisse cambiata per piacere agli uomini, per andare incontro al cosiddetto “uomo di oggi”. Fu così accusato di essere “ribelle” e “scismatico”; ma egli denunciava come invece lo fossero ampi settori della Chiesa, anche al più alto livello, che su alcuni punti di fatto si stavano invece ribellando alla dottrina (fede) di sempre!

Era in fondo un partecipare alla stessa “passione” di Cristo (non solo quindi nel senso di ardente zelo ma proprio di “partecipazione ai patimenti di Cristo”, cfr. Col 1,21-24), come oggi pare vivere la stessa FSSPX?

Anche le migliaia di persone presenti ad Ecône il 1° luglio scorso (vedi l’intera celebrazione), comprese le numerose coppie di giovani sposi con i loro pargoletti, pur nel disagio di stare per oltre 5 ore in un campo, peraltro colpiti a un certo punto pure da un violento temporale alpino, oltre alla sacrale compostezza che scaturiva dalla consapevolezza di partecipare al Sacrificio di Cristo e all’Ordinazione di 4 Vescovi, comunque valida perché nella successione apostolica, non avevano assolutamente nulla che facesse trapelare una sorta di ostentata o nascosta ribellione al Papa o alla Chiesa, che sentivano invece di amare con tutto se stessi (e sotto questo aspetto si potrebbe peraltro persino obiettare, secondo la perenne dottrina della Chiesa, che non si possa definire “scisma” quello che non vuol essere affatto una reale separazione dal Papa e dalla Chiesa, come la stessa Fraternità ha ufficialmente dichiarato), ma esprimevano la vissuta serenità di essere comunque nella “verità”, anche a costo di non venire compresi!

In questo senso certamente sorprende la rapidità e la severità con cui la FSSPX è stata raggiunta e colpita (in tutto il mondo) non solo dalla “scomunica” e dall’accusa di “scisma”, ma da pene gravissime e persino con difficili programmi di eventuale reinserimento nella piena comunione ecclesiale (neppure scontato, perché ci vuole comunque un vescovo che se ne assuma la responsabilità), per chi, pentito, lo desiderasse. Con un po’ di doloroso sarcasmo tali “programmi di rieducazione” (detti “Prassi per la riconciliazione”) potrebbero persino far venire in mente il modo con cui certe ideologie e i regimi ad essi conseguenti (ad esempio il comunismo) cercavano di “rieducare” i dissidenti (a proposito del confronto coi “soviet” che mons. Lefebvre disse a Giovanni Paolo II, come sopra ricordato, quando fu imposta senza alcuna giustificazione in merito la chiusura del Seminario di Ecône).

Il dolore aumenta quando sempre più spesso assistiamo invece, senza che alcuna autorità prenda provvedimenti, alla reale “dissidenza” in atto, divenuta talmente diffusa anche se gravissima da sembrare “normale”, cioè quella contro l’autentica dottrina (non si contano più le eresie che si ascoltano, di una tale gravità da compromettere davvero la salvezza eterna delle anime così mal guidate), non importa se mascherate da aggiornamento o esigenze pastorali, oppure a certe liturgie (che dovrebbero essere “sacre” e gli Orientali chiamano giustamente “divine”), appiattite sull’immanenza e su quello che facciamo noi, tanto da farne una sorta di spettacolo religioso, per non parlare di quando si spingono a voler essere così “creative” da superare “il limite del sopportabile” (come giunse ad esprimersi Benedetto XVI) e divenire persino blasfeme. Questa è la vera dissidenza, quella che si è spinta persino a rinnegare non solo la perenne Tradizione e l’autentico bimillenario Magistero della Chiesa, ma addirittura la stessa parola di N.S. Gesù Cristo!

E tutto ciò, da decenni, rimane non solo possibile, ma impunito se non persino incoraggiato!

Sono infatti decenni che assistiamo ad una sorta di “scisma sommerso” (come ebbe a definirlo ed ammetterlo già molti anni fa un pensatore cattolico progressista, vedi); anzi, negli ultimi anni pare che il vero scisma, quello che circola impunito dentro la Chiesa, non debba neppure più avere il bisogno o il pudore di rimanere sommerso!

Però fa “più rumore”, anche mediatico oltre che canonico, un albero che cade, come appunto un’Ordinazione episcopale come quella di Ecône, che una foresta che cresce, come sono invece le continue eresie e scismi di fatto presenti oggi in non poche realtà ecclesiali.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che nel caso di una “Ordinazione episcopale” senza il mandato del Papa – cosa peraltro mai dichiarata nella storia come automatico “scisma”, visto che il modo di esercitare in tal senso il “primato di giurisdizione” del Papa è vario (ma su questo torneremo) – la questione è palese e quindi facilmente individuabile e sanzionabile canonicamente.

Di fronte invece alle molteplici e crescenti “eresie” e “scismi di fatto” presenti soprattutto nel mondo cattolico cosiddetto “progressista”, dove manca poco (o talora già è così) che faccia più notizia chi vuol rimanere nell’autentica dottrina rispetto a chi impunemente la contesta e la supera, si potrebbe anche osservare che a tali realtà “progressiste” interessa più il “potere di fatto” che i riconoscimenti canonici, tanto meno paiono interessate a godere di una reale “Successione apostolica”, in cui forse neppure più credono. Questa differenza fu peraltro acutamente sottolineata dall’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede card. Ratzinger proprio a seguito del clamore suscitato delle prime Ordinazioni Episcopali di mons. Lefebvre del 1988: qua si crede comunque alla necessità della “Successione Apostolica” e per questo si invocano Ordinazioni episcopali; nel mondo cosiddetto “progressista” forse non sanno neppure più che farsene di questo fondamento oggettivo della fede e dei Sacramenti.


Alcuni dati attuali della Fraternità Sacerdotale San Pio X

La Fraternità Sacerdotale San Pio X, come abbiamo visto, è stata fondata dall’Arcivescovo francese S. E. mons. Marcel Lefebvre nel 1970 ad Ecône in Svizzera. Con ciò, egli non voleva creare un nuovo Ordine o Istituto religioso, o un movimento e associazione cattolica. A fronte di una crisi della Chiesa che era emersa con particolare virulenza durante il Concilio Vaticano II e negli anni che lo seguirono, anche se aveva radici lontane, mons. Lefebvre voleva semplicemente ma con forza “continuare” con la fede, la dottrina, la morale e la liturgia che la Chiesa Cattolica aveva sempre insegnato, celebrato e vissuto per duemila anni, senza farsi ora travolgere o annientare dalla “rivoluzione” in atto, abbondantemente penetrata ormai anche all’interno della Chiesa, fino ai suoi più alti livelli.

Mons. Lefebvre pensò allora soprattutto di formare dei “buoni sacerdoti cattolici”, a loro volta in grado di formare bene, cioè in modo autenticamente cattolico, le anime loro affidate e così salvarle eternamente. Per questo nel 1970 fondò il Seminario di Ecône e la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Contrariamente a quello che i tempi potevano allora far pensare circa un’opera del genere, poi definita “tradizionalista”, tale iniziativa di mons. Lefebvre sperimentò invece subito una grande fecondità, sia di qualità (con Seminaristi e Sacerdoti di ottima formazione autenticamente “cattolica”) che di “quantità”, cioè per il costante aumento del numero di Seminaristi e Sacerdoti, di adesioni e seguaci, anche tra i Religiosi e tra i fedeli laici. L’opera si diffuse così molto presto, non solo in Francia ma in molte nazioni del mondo, nonostante le opposizioni e i pregiudizi subiti anche in seno alla stessa Chiesa Cattolica, anche nelle più alte gerarchie.

Nonostante riconoscano come tale il Papa regnante, non accettano alcuni punti del Concilio Vaticano II e la liturgia che poi ne è emersa (Novus Ordo). Per questo la FSSPX si trova ad essere in una situazione canonica irregolare.

Attualmente (2026) la FSSPX continua ad avere ad Ecône il proprio centro e il proprio principale Seminario (da cui anche la scelta di tale sede per le Ordinazioni episcopali, sia del 1988 che attuali), ma la Casa generalizia si trova invece a Menzingen, sempre in Svizzera, ma nel Cantone tedesco di Zug. La FSSPX è presente in 32 Stati e ne segue pastoralmente anche altri 33, dunque con un apostolato attivo in 65 nazioni.

  • La FSSPX è organizzata in 14 Distretti, suddivisi in 162 Priorati. [In Italia ci sono 4 Priorati: Albano Laziale (Roma), Montalenghe (Torino), Silea (Treviso) e Spadarolo (Rimini)]
  • La FSSPX celebra la S. Messa (in Vetus Ordo, col Messale del 1962) in oltre 700 cappelle
  • Conta 6 Seminari, con 268 Seminaristi [oltre a quello di Ecône (CH), ci sono Seminari della FSSPX anche in Francia, Germania, negli USA (Virginia), in Argentina (Buenos Aires) e in Australia].
  • I sacerdoti appartenenti a pieno titolo alla FSSPX sono attualmente 738
  • Con gli ultimi 4 vescovi ordinati il 1°.07.2026, i Vescovi appartenenti alla FSSPX sono dunque 6
  • Appartengono alla FSSPX anche 186 religiose (oltre a 84 suore Oblate e 5 conventi di Carmelitane). Gli appartenenti agli Ordini religiosi maschili che seguono (anche se non ufficialmente) la FSSPX sono migliaia. Sono uniti alla FSSPX anche numerosi Ordini latini e orientali tradizionali
  • I fedeli laici che seguono ufficialmente la FSSPX sono nel mondo circa 600.000
  • La FSSPX guida anche 2 Istituti Universitari, 100 scuole e 7 Case di riposo

L’attuale (dal 2018) Superiore generale della FSSPX è l’italiano don Davide Pagliarani (di 56 anni, originario di Rimini).


S. E. Rev.ma l’Arcivescovo

Mons. Marcel Lefebvre

(1905-1991)

Mons. Marcel Lefebvre

Abbiamo già sopra ricordato qualche dato anche biografico di questo grande e persino eroico Pastore della Chiesa Cattolica, vedendo qualcosa della storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X, da lui fondata nel 1970.

In quell’anno (1970) l’Arcivescovo francese mons. Marcel Lefebvre aveva già 65 anni e aveva alle spalle una straordinaria storia di apostolato, come sacerdote, missionario e vescovo. Sotto Pio XII, che lo stimava molto, ebbe pure a ricoprire ruoli e compiti assai importanti, anche a livello internazionale e persino come rappresentante del Papa stesso.

Qui non possiamo certo, neppur minimamente, accennare alla sua completa biografia. Ci sono anche su internet gli strumenti per farlo (ne offre una buona biografia, non banale, persino Wikipedia, vedi), oltre che dei buoni libri; ci sono on-line (anche su YouTube) anche degli apprezzabili video sulla sua vera biografia (vedi ad esempio questo bel documentario, anche in italiano).

Sottolineiamo qui ancora solo qualche aspetto della sua figura di Vescovo e del suo ministero episcopale. Questo soprattutto per correggere un poco dei luoghi comuni, se non persino leggende, che il mondo mediatico ha riversato sulla sua figura e che sono creduti non solo dall’opinione pubblica ma purtroppo anche da moltissimi Cattolici.

Quello infatti che molti pensano di lui è che sia stato un Vescovo “ribelle”, che si oppose al Concilio e persino al Papa, fino a infliggersi praticamente da sé una scomunica e a creare persino uno scisma, quando il 30.06.1988 giunse ad ordinare, senza il permesso del Papa, 4 Vescovi, al fine di garantire il futuro stesso della sua opera a favore della fede e della Chiesa (la Fraternità Sacerdotale San Pio X). Mons. Lefebvre è diventato poi il simbolo stesso del mondo cosiddetto “tradizionalista” e la sua massima figura di riferimento.

Egli voleva però semplicemente “continuare” a credere, insegnare, celebrare la liturgia e guidare il popolo di Dio secondo la vera fede cattolica e come la Chiesa Cattolica aveva sempre fatto per duemila anni! Purtroppo e paradossalmente proprio per questo fu ampiamente avversato, oltraggiato ed emarginato dal mondo cosiddetto “progressista” (prima definito “modernista”), che nel Concilio e dopo il Concilio ha preso nettamente il sopravvento nella vita della Chiesa. Però non solo la verità della sua posizione dottrinale, teologica e perfino liturgica ne ha fatto “una voce profetica” per il cammino della Chiesa, ma persino i numeri confortavano e confortano l’autenticità delle sue scelte coraggiose. Così, mentre i Seminari delle diocesi si svuotavano, quello di Ecône e gli altri Seminari da lui fondati si riempivano, mentre i conventi e i monasteri crollavano, quelli che a lui in qualche modo si riferivano (e tuttora si riferiscono) conobbero e conoscono un’impressionante fecondità. Persino moltissimi giovani, di allora e di oggi, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, vedono nel mondo “tradizionalista” e in fondo ancora in mons. Lefebvre un punto di riferimento sicuro ed una guida chiara per la propria vita e per le proprie anime. E ciò ancora mentre le stesse Chiese, che già durante il Concilio si presentavano come “profetiche” e tuttora sono continuamente all’inseguimento dell’uomo di oggi e dei miti della modernità (pensiamo ad esempio a quella tedesca), di fatto si sono svuotate e vengono sempre più abbandonate.

Compiamo allora ancora solo qualche brevissima considerazione sulla figura di mons. Marcel Lefebvre, per amore della verità storica e della Chiesa, che egli ha voluto comunque servire fedelmente con tutto se stesso, per averne anche giovamento spirituale e al fine di uscire da questi falsificanti luoghi comuni sul suo conto, che tuttora circolano, appunto anche all’interno della Chiesa.

Va anzitutto sottolineato, come abbiamo già ricordato, che mons. Marcel Lefebvre non fu affatto una figura marginale della vita della Chiesa del XX secolo, né tanto meno fu un vescovo ‘ribelle’ nei confronti del Papa e della Chiesa Cattolica, che ha invece voluto continuare a servire con tutto se stesso e per tutta la vita.

Appartenente ad un Istituto missionario (Congregazione dello Spirito Santo, di cui fu anche Superiore generale) e creato Vescovo già dal 1947, mons. Lefebvre ricoprì ruoli e compiti di particolare importanza, secondo il volere e le nomine conferitegli da Papa Pio XII, che ne aveva grande stima. Fu addirittura nominato da Pio XII Delegato Apostolico, cioè rappresentante del Papa, di cui faceva le veci, per 64 Diocesi dei 18 Paesi francofoni dell’Africa, facendone rifiorire la vita spirituale e i numeri. Fu pure nominato Arcivescovo metropolita di Dakar (Senegal), dove riorganizzò la vita della Chiesa e la rese particolarmente feconda di cristiani e di sacerdoti, oltre che di numerosissime opere ecclesiali.

Non abbiamo però purtroppo qui la possibilità di soffermarci su questa prima parte della sua vita, dalla nascita in una straordinaria famiglia cattolica (che diede alla Chiesa ben 5 figli consacrati; mentre il padre fu poi deportato e ucciso dai nazisti), alla sua formazione spirituale e poi sacerdotale, come per la straordinaria fecondità del suo ministero come missionario, sacerdote e vescovo, esercitato soprattutto in Africa. Rimandiamo per questo periodo anche alle biografie e agli avvincenti documentari sopra ricordati.

Sottolineiamo invece ancora qualche dato della vita e della missione di mons. Lefebvre durante gli anni dell’immediato pre-Concilio, del Concilio stesso (1962-1965) e del turbolento post-Concilio, fino al 1970, quando fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X e ciò che ne seguì, fino alla morte (1991), su cui ci siamo invece soffermati un poco in questo documento,

Mons. Lefebvre ai lavori del Concilio, già nella fase preparatoria

Anche a proposito del Concilio Vaticano II (1962-1965) si deve sapere che, oltre ovviamente ad avervi partecipato in prima persona insieme agli oltre 2500 Vescovi del mondo in esso convocati, Giovanni XXIII, in preparazione dello stesso Concilio, lo volle addirittura membro della ristretta e importante “Commissione preparatoria”, composta da alcuni teologi, Vescovi e Cardinali.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

Ricordiamo che il Vaticano II è stato il 21° Concilio Ecumenico della bimillenaria storia della Chiesa e come tale non doveva e non poteva essere se non in “continuità” con tutti gli altri Concili ecumenici, senza alcuna “rottura” o contraddizione nei loro confronti, come nei confronti della perenne Tradizione e del bimillenario Magistero della Chiesa.

Negli ultimi 500 anni si sono tenuti nella Chiesa solo 3 Concili ecumenici (cioè dell’intero episcopato mondiale). Il Concilio di Trento (1545-1563), che riveste un’importanza enorme nella vita della Chiesa, dovette soprattutto far fronte al dramma della cosiddetta Riforma protestante. Il Concilio Vaticano I (1870), che riuscì a definire dogmaticamente solo pochi punti (sul rapporto fede e ragione, andato in crisi con l’Illuminismo ed il pensiero moderno, e sull’infallibilità del Papa), ebbe la triste esperienza di dover essere bruscamente interrotto dall’invasione di Roma (il famoso 20 settembre 1870) da parte delle forze massoniche risorgimentali (in particolare piemontesi) (vedi l’apposito dossier sul Risorgimento).

Di seguito nessun Papa, anche per le tristi vicende storiche della prima metà del sec. XX, si era ancora sentito pronto per poter eventualmente continuare il Concilio Vaticano I o per convocarne di sana pianta uno nuovo. Si tenga peraltro ovviamente presente che nel 1917 era scoppiata pure la rivoluzione comunista [cioè la più grande forma di ateismo ideologico, istituzionalizzato e politico della storia, di cui misteriosamente il Concilio Vaticano II, che pur parlò poi di tutto, non volle o non poté parlare!] e nella prima metà del ‘900 ci furono addirittura due guerre mondiali e le grandi dittature.

Fu quindi una grande sorpresa quando il 25.01.1959, a sole poche settimane dalla sua elezione (28.10.1958), l’anziano Giovanni XXIII annunciò alla Chiesa e al mondo di voler indire un Concilio Ecumenico (appunto il 21° della storia della Chiesa).

Il lavoro preparatorio (1959-1962), gestito dalla Curia Romana, aveva dunque tempi ristretti, ma riuscì a compiere comunque un’immensa opera. Furono coinvolti tutti i Vescovi del mondo (ed alcuni esperti o teologi), interpellati perché inviassero al Papa le proprie considerazioni su ciò che ritenevano più importante e urgente che si dovesse discutere e decidere in tale importantissima assise ecclesiale. Di tutto questo immenso materiale ricevuto, la Curia Romana fece un’autorevole sintesi, da presentare ai Padri conciliari. In fondo si pensava che la parte più cospicua del lavoro fosse già stata svolta e il Papa stesso riteneva che il Concilio (che iniziò i suoi lavori l’11.10.1962) potesse svolgersi in poche settimane [come disse espressamente (“speriamo di finirlo prima di Natale!”) nel celeberrimo anche se estemporaneo saluto alla folla la sera stessa dell’inaugurazione (ascolta)].

In realtà, tutto quell’immenso lavoro preparatorio, fin dalle prime settimane fu letteralmente fatto cestinare dall’ala “progressista” dei Padri (Vescovi) conciliari (specie dall’episcopato francese, belga, olandese e tedesco), ala che, pur minoritaria, riuscì presto ad imporsi e prendere progressivamente in mano la regia del Concilio, fino a risultare alla fine vincente (anche per l’appoggio certo dei Papi)! Mons. Lefebvre fu testimone diretto ed attonito di tutto questo, che emergeva già nella fase preparatoria.

Di fronte a questo repentino capovolgimento (che qualcuno ha definito “golpe nella Chiesa”), durante i lavori conciliari anche l’ala per così dire “tradizionalista” dei Padri conciliari non stette certo a guardare. Anzi, molti di loro, tra cui mons. Lefebvre, si coalizzarono nel Coetus Internationalis Patrum, un gruppo di vescovi e cardinali che fece un ottimo lavoro per così dire di “resistenza”, al fine di non far deragliare la Chiesa dalla sua bimillenaria Tradizione; anche se purtroppo non riuscì appunto a frenare l’ala per così dire “progressista”, che riuscì ad imporsi.

Per questo, cioè anche a causa di questo scontro tra le due ali “progressista” e “tradizionalista”, seppur minoritarie rispetto agli oltre 2500 Vescovi o Padri Conciliari presenti, i lavori conciliari, oltre che per l’enorme quantità delle tematiche che ha voluto trattare (sia pur in modo, si disse, solo “pastorale” e non “dogmatico”) durarono assai a lungo, fino all’8.12.1965. Giovanni XXIII morì poco dopo l’inizio dei lavori (il 3.06.1963) quando il Concilio non aveva prodotto ancora alcun documento. Spettò quindi al nuovo Papa, Paolo VI, condurre, concludere e poi attuare il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Sulla storia autentica del Concilio Vaticano II, con un’ineccepibile e accurata documentazione in merito, anche su questo scontro tra le due minoranze progressista o tradizionalista e la vittoria finale della prima sulla seconda, si veda ad esempio l’ottimo studio del prof. Roberto De Mattei “Il Concilio Vaticano II (Una storia mai scritta)” (vedi).

Mons. Lefebvre fu dunque un testimone diretto non solo dei lavori conciliari (intervenne anche direttamente nell’aula, che era com’è noto l’immensa Basilica di S. Pietro, straordinariamente trasformata per accogliere gli stalli degli oltre 2500 Vescovi presenti). Ma, come abbiamo ricordato, essendo stato chiamato a partecipare all’autorevole Commissione preparatoria del Concilio stesso (composta da un ristretto numero di Cardinali, Vescovi, Abati ed esperti), si rese conto in prima persona già prima del Concilio del reale “scontro” (tra gli stessi Cardinali!) che emergeva nella Chiesa tra l’ala “progressista” [il “modernismo” già penetrato da decenni all’interno della Chiesa stessa e potentemente stigmatizzato e combattuto già dal Papa San Pio X (vedi l’Enciclica Pascendi Dominici Gregis del 1907); non a caso mons. Lefebvre dedicò appunto a questo santo Papa la sua opera, cioè la sua Fraternità Sacerdotale] e quella “tradizionalista”. Se ne accorse, con molto dolore, appunto già partecipando agli autorevoli lavori di tale “Commissione preparatoria”, come poi appunto durante il Concilio stesso.

Ne è un doloroso esempio quanto ad esempio racconta (in italiano), essendone stato testimone diretto, dello scontro tra il card. Ottaviani (allora Prefetto del Sant’Uffizio, poi detto Congregazione per la Dottrina della fede e oggi Dicastero, quindi tra i primi collaboratori del Papa e massima autorità dottrinale dopo e per il Papa) e il card. Bea (tedesco, creato subito Cardinale da Giovanni XXIII e messo a guida del cosiddetto Segretariato per l’Ecumenismo appositamente istituito per lui), proprio sulla spinosa questione dell’ecumenismo (su cui ancora torneremo) [ascolta dalla sua viva voce la dolorosa testimonianza di tale scontro tra i due cardinali (Bea e Ottaviani), pochi minuti dopo l’inizio, nella Conferenza tenuta da mons. Lefebvre a Torino il 24.03.1984 (nella circostanza dell’uscita del nuovo Codice di Diritto Canonico e del Concordato tra Italia e S. Sede), oppure ai minuti 10’/20’ di un corrispondente bellissimo video (vedi e ascolta)].

Circa il giudizio di mons. Lefebvre su ciò che avvenne nella Chiesa non solo nel Concilio ma soprattutto nel cosiddetto post-Concilio, un giudizio assai critico e addolorato, che lo portò a prendere decisioni anche forti, come quella di rimanere nella perenne liturgia della Chiesa (Vetus Ordo) e poi soprattutto quella di fondare appunto il Seminario di Ecône e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, siamo già intervenuti e ancora torneremo (nella Seconda Parte).

I suoi discorsi, omelie e testi in merito sono abbondantissimi, veementi, addolorati e illuminanti.

Come abbiamo già ricordato, si può ad esempio ascoltare l’accorata omelia tenuta (in italiano) a Venezia il 7.04.1980, in cui chiarisce cosa accadde nel post-Concilio e come si trovò sul banco degli accusati semplicemente perché continuava a fare, nel suo ministero episcopale, ciò che aveva sempre fatto e di cui fu sempre elogiato dai Papi stessi prima del Concilio.

Con traduzione dal francese si può invece ascoltare (in francese ma con sottotitoli in italiano) un ampio stralcio di una celebre, addolorata e infuocata omelia tenuta a Lille (F) il 29.08.1976, davanti a 10.000 persone, pochi giorni dopo essere stato incredibilmente “sospeso a divinis” da Paolo VI (22.07.1976), come abbiamo visto. In essa descrive ancora come incredibilmente fu considerato ostile alla Chiesa per il semplice fatto di continuare a fare, insegnare e celebrare come aveva sempre fatto (e la Chiesa stessa faceva, celebrava e insegnava da 2000 anni!) e per cui era precedentemente lodato e confortato dagli stessi Pontefici; mentre se prima del Concilio egli stesso avesse fatto, insegnato e celebrato come si fa e si impone persino di fare nel post-Concilio, allora sarebbe stato invece considerato eretico! Una cosa impossibile, non solo di fronte alla storia della Chiesa e in fondo a Dio stesso, ma persino alla logica razionale!

Questo è quanto è emerso dalla “rivoluzione” operata dal Concilio, cioè il totale cambiamento operato dalla cosiddetta “Chiesa conciliare” (o “Chiesa di oggi”, come si dice spudoratamente ora), come se la Chiesa non fosse stata istituita da N.S. Gesù Cristo, non fosse Sua e il Suo stesso Corpo mistico, che nessuno può e potrà mai cambiare nei suoi stessi fondamenti dottrinali, teologici, liturgici e pure pastorali.

Una nota su mons. Lefebvre e il Papa

La cristallina fede cattolica di Lefebvre, rimasto assolutamente fedele alla perenne dottrina e liturgia della Chiesa, gli aveva sempre permesso di rimanere in una posizione di assoluta fedeltà anche al Romano Pontefice. Mai avrebbe voluto avere o dar l’impressione di avere una posizione pregiudizialmente ostile alla Chiesa e al Papa! Tra l’altro, come abbiamo sopra ricordato, Pio XII stimava enormemente mons. Marcel Lefebvre, tanto da nominarlo persino, come abbiamo visto, suo rappresentante (Delegato Apostolico) per tutti i Paesi dell’Africa francofona.

Il problema, come abbiamo visto, è che con il Concilio e il post-Concilio, pur continuando nelle stesse posizioni di prima (insegnamento, liturgia, governo), improvvisamente mons. Lefebvre si trovò per così dire “fuori campo”, “ribelle”, persino sul banco degli imputati, all’opposizione – e qui non si tratta ovviamente di posizioni politiche ma dell’autentica e perenne dottrina della Chiesa, condizione per la salvezza eterna delle anime! – mentre, se paradossalmente prima del Concilio avesse preso posizioni che dopo il Concilio sono diventate comuni e persino obbligatorie, sarebbe allora stato considerato persino eretico! Qualcosa di gravissimo era dunque avvenuto nella Chiesa Cattolica: un cambiamento radicale, che in coscienza e di fronte a Dio e per la fedeltà al proprio ministero episcopale e al bene delle anime, non poteva essere da lui approvato e seguito!

Come abbiamo visto, nel 1975 fu inspiegabilmente chiesto a mons. Lefebvre di chiudere immediatamente il Seminario di Ecône, nonostante la sua incredibile fecondità spirituale e numerica, e di smettere con la Fraternità (FSSPX), peraltro sempre più rigogliosa di aderenti. Di fronte al rifiuto di obbedire ad una tale ingiusta e incomprensibile ingiunzione, che in coscienza e di fronte a Dio non poteva fare, come abbiamo visto il 22.07.1976 Paolo VI, che per mons. Lefebvre non aveva mai nutrito certo una particolare simpatia, probabilmente proprio per le sue ragionevoli e fondate critiche nei confronti di alcuni pronunciamenti del Concilio che parevano andare in altra direzione rispetto a ciò che la Chiesa aveva sempre insegnato, gli inflisse la gravissima pena della “sospensione a divinis”, rendendolo interdetto da qualsiasi esercizio pubblico del ministero sacerdotale! Una pena gravissima e sostanzialmente ingiusta e immotivata, tanto più per un Arcivescovo della Chiesa Cattolica, che non era incorso in alcuna eresia o scandalo morale, che era stato tanto stimato da Pio XII, ma veniva accusato di ribellione solo perché continuava a fare, insegnare e celebrare come aveva sempre fatto e come la Chiesa Cattolica stessa aveva fatto per duemila anni!

Tra l’altro, mons. Lefebvre continuava ad avere per il Papa un filiale affetto e sincera devozione, come peraltro “cattolicamente” bisogna avere, e mai avrebbe pensato di “ribellarsi” al Papa o di disobbedire ad una sua indicazione come maestro e garante della vera fede e guida suprema dell’autentica Chiesa Cattolica. Ma la situazione che si era venuta creando nella Chiesa col Concilio e post-Concilio e l’incomprensibile ingiunzione di chiudere il Seminario di Ecône e la Fraternità, pur così spiritualmente e numericamente fecondi, avevano creato una tensione apparentemente senza via d’uscita, se non quella di capitolare e cedere agli innegabili sbandamenti in corso nella Chiesa.

Anche in un incontro personale avuto con Paolo VI (Castelgandolfo, 11.09.1976, di cui pare esista questo verbale vedi), la tensione, nonostante la devota umiltà dell’Arcivescovo, fu altissima: il Papa lo trattò in modo durissimo, senza voler ascoltare “ragioni” ma rifiutando in fondo a priori ogni dialogo solo a partire dal fatto che mons. Lefebvre si opponeva al Concilio Vaticano II e dunque si poneva al di fuori della Chiesa!

Non sappiamo cosa in merito passasse nella coscienza di mons. Lefebvre, in fondo fino al termine della sua vita!

Il dilemma era (e per certi versi è!) angosciante. Da un lato non poteva assolutamente pensare di opporsi all’autorità del Sommo Pontefice, così come N.S. Gesù Cristo ha voluto per la Sua Chiesa. Dall’altro non poteva assolutamente capacitarsi del fatto che, in certe prese di posizione del Concilio Vaticano II e poi dello stesso Paolo VI ci si trovasse di fatto in netta opposizione a ciò che la Chiesa aveva sempre insegnato (si pensi soprattutto alla collegialità episcopale, alla libertà religiosa, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, oltre che sullo Stato laico in opposizione alla Regalità anche sociale di Cristo Signore). Nella liturgia poi, specie per la S. Messa, il cambiamento fu ancor più radicale e per mons. Lefebvre incomprensibile! Lo si può constatare, sottolineava, paragonando il Novus Ordo e in particolare il nuovo Messale pubblicato e reso obbligatorio da Paolo VI nel 1970, con il Vetus Ordo, cioè la S. Messa come era stata in fondo da sempre celebrata nel corso dei secoli [tra l’altro il Papa San Pio V, 4 secoli prima di Paolo VI, aveva autorevolmente impegnato anche i suoi Successori a non poter cambiare la S. Messa confermata ed emersa dal Concilio di Trento e appunto da lui codificata].

Su questo mons. Lefebvre non poteva in coscienza e di fronte a Dio (e al bene eterno delle anime) accettare di cambiare! Rimaneva però incomprensibile come un Papa (e poi i Papi del dopo-Concilio) potessero con tanta veemenza obbligare l’intera Chiesa e operare tali cambiamenti.

Un dilemma che non solo sembra contraddire la promessa stessa di Cristo (cfr. Mt 16,18-19), che vediamo infatti permanere nell’autentico insegnamento di tutti i Papi della storia della Chiesa, ma a ben vedere il fondamento stesso della ragione, cioè l’assoluto principio razionale di non-contraddizione, per cui non ci possono essere due verità tra loro contraddittorie, e quindi dell’unità e immutabilità della verità!

Qualche volta pare sia sommessamente emerso anche in mons. Lefebvre il terribile dubbio sulla validità degli ultimi Pontefici o almeno del loro “munus petrino”.

Di fatto però si è sempre opposto ad una visione “sedevacantista”, cioè di coloro (e oggi non sono pochi) che pensano che siamo da tempo (da quanto?) in “Sede vacante”, cioè senza Papa.

Ha espressamente allontanato dal Seminario di Ecône e dalla FSSPX coloro che pareva appoggiassero tale posizione. Ha anche escluso quella posizione per così dire intermedia (tesi di Cassiciacum, sede-privazionista), secondo cui il Papa c’è ma di fatto non sta esercitando il suo “munus petrino” (che è soprattutto quello di “confermare i fratelli nella fede”, cfr. Lc 22, 31-32).

Tra l’altro, quando dopo lo scisma del 1988, dovuto appunto alle Ordinazioni Episcopali compiute da mons. Lefebvre, molti dei seguaci della FSSPX se ne andarono, non volendo trovarsi in questa situazione scismatica dalla Chiesa cattolica, in moltissimi casi diedero vita ad altri Istituti, realtà ecclesiali, seminari e persino monasteri, che comunque vivevano e tuttora vivono sulla scia di mons. Lefebvre e della FSSPX, raccogliendo i suoi insegnamenti e la sua eredità spirituale e continuando a celebrare la Liturgia secondo il ‘Vetus Ordo’. Sono tuttora, specie in Francia ma non solo, realtà molto vive e feconde, con un numero di seminaristi e soprattutto di monaci tuttora sempre in forte crescita [nel sito ne abbiamo parlato altre volte (vedi e vedi), rimandando anche a video e documentari che descrivono bene tali feconde realtà ecclesiali].

Su questo radicale se non apocalittico “dilemma” o apparente contraddizione sembra peraltro permanere anche l’attuale FSSPX, persino in questo grave e decisivo momento storico dato appunto dalle recenti Ordinazioni episcopali. Non è chiaro infatti come si possa affermare di riconoscere il Papa come tale, di essergli uniti e di obbedirlo, quando in coscienza non si sentono certo di obbedire a certe sue indicazioni dottrinali e pastorali (emerse con particolari gravità specie negli ultimi anni) e soprattutto di giungere persino a delle Ordinazioni episcopali senza il suo permesso e contro la sua volontà.

Con tutta probabilità tale angoscioso quanto essenziale dilemma mons. Lefebvre se l’è portato nella tomba e quindi di fronte al “giudizio particolare” di Dio [possiamo anche sommessamente pensare: e meno male che non ha fatto in tempo a vedere certe derive contemporanee]!

Comunque, se possibile, continui ora ad intercedere per noi e per la Santa Chiesa Cattolica, affrettando così il giorno in cui la piena Verità tornerà a risplendere in tutto il suo fulgore!


(continua)