
Più che una Religione
In occasione delle celebrazioni pasquali, centro di tutto l’anno liturgico e della stessa fede cristiana, presentiamo una nuova riflessione sull’unicità salvifica di N. S. Gesù Cristo, offrendo pure qualche breve risposta a certi errori ed equivoci in merito, oggi assai diffusi, purtroppo ormai persino in non pochi Cattolici.
[Ovviamente ne abbiamo parlato molte volte nel presente sito: si veda già la “Catechesi di base” n. 4; ma anche, ad esempio, nella News pasquale del 2024 (vedi), cui rimandiamo]
Il Cristianesimo infatti non è solo una Religione, tanto meno solo una credenza, teoria o dottrina religiosa tra le tante. Non è neppure semplicemente la Religione col maggior numero di fedeli (2,5 miliardi) e che più ha inciso, in questi due millenni, nella civiltà occidentale ma in fondo nel mondo intero.
La fede cristiana porta con sé una sua assoluta originalità e persino unicità. Potremmo persino dire, se non fosse vera, che essa ha una “pretesa” unica. Qui infatti non c’è più solo l’uomo che cerca Dio, come in tutte le Religioni, magari mediante qualche suo sedicente profeta, messaggero, fondatore. Qui è Dio stesso che si rivela all’uomo [questo si trova inizialmente e in modo parziale e progressivo già nella Religione ebraica, in preparazione alla venuta di Cristo Signore (cioè nei 46 libri dell’Antico Testamento biblico e in un arco di circa 18 secoli)], ma si fa addirittura presenza fisica tra noi, in un uomo, Gesù di Nazareth, che è Dio stesso fatto uomo!
La presenza stessa di Dio in un uomo (Incarnazione) è un avvenimento che, anche solo ad uno sguardo o panorama oggettivo di tutte le Religioni, di fatto non conosce possibilità di confronto, cioè casi analoghi.
Non si tratta appunto solo di una dottrina religiosa, ma di un “fatto”, un avvenimento, un evento talmente storico che di conseguenza l’umanità intera, persino al di là dei soli Paesi cristiani, divide la storia prima e dopo tale fatto (a. C./d.C.). E tale evento è appunto una “persona”: N. S. Gesù Cristo.
Egli si presenta nella storia e nella vita di ogni uomo appunto non semplicemente come il fondatore di una nuova religione, ma come Dio stesso fatto uomo. Proprio per questo, soprattutto mediante la Sua Croce e Risurrezione, Egli è l’unico Salvatore, di ogni uomo di ogni luogo e di ogni tempo. Ma se Gesù è Dio, è ovviamente l’unico Dio, perché, come colgono anche la retta ragione e le più alte filosofie già nella classicità greca, non ci possono essere più divinità (il “monoteismo” è corretto e indubitabile anche dal punto di vista razionale e filosofico). Infatti Dio non può che essere Uno, poiché non ci possono essere due Dei, due Assoluti, due Infiniti, due Cause prime e due Fini ultimi del cosmo e di ogni uomo.
N.S. Gesù Cristo è pure l’unico Salvatore dell’uomo. Perché se Dio è venuto sulla Terra (Incarnazione) non è certo per fare una passeggiata; e se è morto in Croce per noi, offrendo in Sacrificio al Padre il Suo stesso Corpo ed effondendo il Suo Preziosissimo Sangue per ottenerci il perdono dei peccati (originale e personali, cioè la Redenzione) ed è risorto per vincere anche la nostra morte e riaprirci le porte dell’eternità, tutto ciò non può essere per la vita di ogni essere umano semplicemente una delle tante possibili scelte religiose o un ‘optional’, ma una necessità. Non c’è infatti altra via di salvezza. Dunque ogni essere umano è chiamato ad aderire a Cristo con tutto se stesso, per essere liberato dal peccato e dalla dannazione eterna (inferno) e partecipare in Lui alla vita stessa eterna e beata di Dio (paradiso).
Questo è il “kerigma”, cioè il nocciolo della fede cristiana, annunciato da Pietro già fin dal primo giorno della Chiesa (cfr. Atti degli Apostoli 1 e 2).
Questa è dunque la straordinaria, unica, insuperabile e immutabile “Notizia”, per l’umanità intera e per sempre, l’unica che non tramonta, non invecchia, non marcisce, che può cambiare la vita di ogni uomo, salvarlo dalla dannazione eterna dell’inferno e donargli la beatitudine eterna del paradiso.
Ricordiamo che la parola Vangelo significa proprio “straordinaria notizia”. “Euangelion” (εὐαγγέλιον) in greco significa infatti “bella notizia”, “lieto annuncio” [da “eu” (buono) e “angelos” (annuncio o anche messaggero di un annuncio)].
Il cristianesimo non è dunque riducibile semplicemente ad una Religione e neppure ad una teoria, dottrina e morale religiosa, ma si fonda su un avvenimento unico, documentabile anche storicamente, ed è una Persona concreta, appunto Gesù di Nazareth, vero Dio e vero uomo.
Quando dunque si afferma, come doveroso per chi può capire e capisce, che il cristianesimo è l’unica vera religione e l’unica via di salvezza eterna per ogni essere umano non si intende avanzare una folle e indisponente presunzione o una “pretesa” intollerante e irrispettosa nei confronti delle altre Religioni, come se i cristiani fossero più intelligenti o più bravi degli altri, ma appunto si tratta di riconoscere (e tutti possono farlo, anche supportati dalla ragione; e se possono allora anche devono) l’intervento supremo e insuperabile, e per questo necessario per tutti, di Dio stesso nella storia. È dunque il più grande dono d’amore di Dio per l’umanità e per il singolo essere umano di ogni tempo e luogo. Non appunto una “pretesa”, ma un dono infinito d’amore, che Dio vuol offrire a tutti per la salvezza di ognuno e dell’umanità intera.
Gesù quindi, mentre rivela pienamente l’uomo all’uomo, cioè il senso vero della vita e l’autentico bene da perseguire, rivela allo stesso tempo Chi è davvero Dio. Infatti N.S. Gesù Cristo è la Seconda Persona della Santissima Trinità, cioè il Logos, il Figlio di Dio. Noi cristiani infatti non crediamo genericamente in un Dio, ma sappiamo, perché è stato rivelato da Cristo, che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, cioè la Santissima Trinità.
Infine, essendo Gesù Dio stesso fatto uomo e l’unico Salvatore di ogni uomo e dell’umanità intera, la Sua Parola, che è la Parola stessa di Dio, anzi il Logos stesso, cioè la Parola o Sapienza stessa di Dio (appunto la Seconda Persona della Santissima Trinità) fatta carne, non può che essere la Verità assoluta e immutabile; e, alla fine del mondo, è il Giudizio eterno sulla nostra vita. Gesù sarà infatti, al termine della storia, il Giudice universale (come esprime anche il celeberrimo affresco di Michelangelo posto come eloquente immagine di questa News), cui tutti saranno sottomessi e al Quale nessuno potrà sottrarsi.
Inoltre nessuno, nemmeno un papa, può osare cambiare la Sua parola e la Sua volontà. Dio è infatti la Verità assoluta, poiché è Intelligenza suprema, che dunque non può sbagliare, neppure nel più piccolo particolare (per cui dalla Parola di Gesù non possiamo prendere solo quello che ci pare o non essere d’accordo anche solo su una cosa di ciò che Egli ha detto, perché ciò significherebbe negare appunto che sia Dio!) e non può neppure ingannarci, cioè mentirci, essendo non solo Verità assoluta ma anche perfetto ed infinito Amore.
Ridurre dunque Gesù Cristo semplicemente ad un grande uomo o ad un fondatore di una nuova religione è non solo negare il fondo e il nocciolo della fede cristiana, ma a ben vedere si tratta di una enorme “bestemmia”. Infatti si tratterebbe di negare sia la Sua “divinità” (Incarnazione del “Logos”), sia la sua opera di salvezza per noi (Redenzione) ottenutaci a prezzo del Suo Preziosissimo Sangue, effuso per noi sulla Croce.
Ridurre il cristianesimo semplicemente ad una nuova Religione tra le tante significa infatti negare o vanificare l’Incarnazione e la Redenzione, come fossero non necessarie e persino inutili (se potessimo farne a meno o se ci fosse salvezza anche nelle altre Religioni), quando invece si tratta dell’opera più grande dell’amore di Dio per noi.
Dato questo, e senza questo non si ha la fede cristiana (cioè credere in ciò che Gesù è: Dio stesso), è evidente che altrove, nelle diverse Religioni perfino nelle molteplici filosofie e culture non possa esserci la Verità, almeno a questo grado di pienezza e perfezione (da conoscere, studiare e approfondire senza sosta); semmai, laddove non ci sia un vero e proprio errore, al massimo non possono che esserci pezzetti di verità. Ma poiché 2000 anni fa s’è manifestata la Verità tutta intera, non ci si può certo accontentare di pezzetti di verità o addirittura rimanere nell’errore. Tutti hanno il diritto e il dovere di conoscere e aderire a questa pienezza della Verità che è Cristo stesso.
Proviamo a raccogliere in proposito una prima possibile obiezione
Si potrebbe infatti osservare che il fedele di ogni Religione, se vi aderisce con seria convinzione, è soggettivamente convinto di appartenere alla vera Religione; altrimenti non la seguirebbe.
Se tutto ciò va ovviamente rispettato a livello di credenza o convinzione soggettiva, questo non significa che oggettivamente i contenuti delle diverse Religioni, che possono essere indagati anche razionalmente, siano uguali (come chi crede che siano solo questioni di nomi) o equivalenti (come se una credenza religiosa valesse come un’altra). Allo stesso modo, il rispetto per ogni convinzione religiosa non significa affatto, laddove è possibile, non aiutare tale fedele a conoscere, anche razionalmente, una verità più grande (che è quindi un Bene più grande), come pure i propri errori, da correggere e abbandonare. L’adesione intellettuale ed esistenziale a tale pienezza della Verità, che è Cristo Signore, è poi condizione di salvezza eterna. Quindi annunciarlo, con i veri contenuti della fede cristiana e le prove che essa può fornire, e donarlo, anche attraverso i Sacramenti istituiti da N. S. Gesù Cristo per questo, è il dono più grande che possiamo dare a chi ancora non lo conosce, che ha peraltro il diritto e il dovere di conoscerlo. Al contrario, tacere tutto non sarebbe affatto un segno di rispetto e di carità, ma appunto una grave carenza d’amore, visto che l’adesione a Cristo Signore e il dono dello Spirito Santo, oltre a rinnovare la vita e renderla più elevata e felice, ci conduce alla beatitudine eterna (salva dall’inferno e dona il paradiso). Senza questa preoccupazione di verità e in fondo d’amore, anche ogni dialogo (oggi tanto esaltato, anche all’interno della Chiesa) non si ridurrebbe che ad una vaga concordia psicologica ed emotiva, sostanzialmente vuota e inconcludente.
È vero che la maggior parte della gente si trova a nascere e crescere in una particolare cultura e Religione, propria del Paese dove si trova e dove è stata educata, a cominciare dalla propria famiglia. Allo stesso modo, la maggior parte dei fedeli non conosce a fondo le ragioni della propria stessa cultura e Religione, ma li ha come assorbiti per osmosi, per tradizione.
Con tutto ciò, esiste la possibilità e talora proprio l’esigenza e persino il dovere (ad esempio già nell’adolescenza) di conoscere i fondamenti e le ragioni della propria fede e quindi verificarla (veder se è vera), non solo con l’esperienza ma anche con l’intelligenza, cioè verificare appunto se quei contenuti siano anche razionalmente fondati, cioè se siano oggettivamente veri e non solo soggettivamente creduti. Più che mai, perché qui c’è in gioco il senso autentico della vita e il nostro destino eterno, non si tratta quindi di vedere se una Religione mi piace o no, se ne ho voglia o no, o cosa fanno gli altri, ma appunto indagare se e cosa sia oggettivamente “vero”; e, una volta scoperta tale verità, decidersi con tutto se stessi a seguirla, cioè convertirsi davvero ad essa, obbedendo a Dio come si è davvero rivelato (e non “a modo io”) e cercando di abbandonare tutto ciò che vi si oppone (il peccato).
Come vediamo, si tratta sempre della fondamentale questione della verità.
L’intero nostro sito poggia non a caso su questa fondamentale questione; come si evince già dalla sua presentazione in homepage (“Questo sito è stato pensato per aiutare chi non ha ancora la fede, per capire che il cristianesimo è vero”; del resto viene riportata in testa l’affermazione di Gesù stesso “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, Gv 14,6). Si veda in tal senso la “Catechesi di base” n. 1 o si ascolti l’audio-catechesi iniziale (“il cristianesimo è vero”) riportata sempre in fondo all’homepage.
Uscire dall’indifferenza e dalla pigrizia per cercare l’autentica Verità non dovrebbe mai essere, già in un adolescente e in un giovane, persino se volesse contestare o rifiutare la fede, una posizione di “comodo”, magari per giustificare le proprie scelte e persino le proprie mancanze morali (peccati), né tanto meno per aderire semplicemente all’andazzo generale (ad esempio quello che fanno gli amici o le proposte di vita dominanti nella società, magari suadenti ma non sempre vere, anzi talora persino vie di perdizione).
In questo, in Occidente, la cultura dominante, propria ancora dell’Illuminismo e fortemente promossa dalla Massoneria, non ci è assolutamente di aiuto, anzi, ci è di ostacolo, persino in modo subdolo, capillare, invasivo, già attraverso i mezzi di comunicazione e in genere pure attraverso la scuola. Già dall’Illuminismo, infatti, le Religioni vengono ridotte a “credenze” soggettive, senza alcun fondamento razionale, alla stregua di semplici opinioni soggettive, se non addirittura sentimenti o gusti (mi piace, non mi piace), persino momentanee, cioè mutevoli con le età e gli ambienti frequentati. Ora, se le Religioni fossero così e non avessero alcun contenuto oggettivo e razionalmente indagabile, evidentemente ogni ricerca della loro verità o meno, come ogni possibilità di confronto e di dialogo, cioè per poter davvero capire, sarebbe vanificata in partenza, a priori.
In realtà invece, specialmente in questo campo, che è appunto decisivo e di fatto imprescindibile (vedi) per la vita e per la nostra salvezza eterna, non solo non si deve essere pigri o superficiali (nella ricerca e nella propria formazione), ma si deve, perché si può, comprendere, persino razionalmente e oggettivamente, cosa sia vero e cosa sia falso (vedi)! Si può anche capire che Dio c’è e che l’ateismo è falso (vedi), che le Religioni non sono tutte uguali né equivalenti (vedi; vedi anche quanto qui brevemente ricordato), che Gesù Cristo è l’unico Dio fatto uomo ed è “veramente” risorto, caso unico nella storia (vedi), che ha fondato la Chiesa Cattolica e non le altre sedicenti Chiese cristiane (vedi); e dunque, sulla parola di Cristo, cosa comporti la vita cristiana (vedi) e cosa sia davvero l’Aldilà (vedi) e cosa dobbiamo allora fare di conseguenza [si tratta di quelle che nel presente sito chiamiamo “Catechesi di base” (vedi anche nella colonna laterale di ogni pagina) o “Le ragioni per capire la fede”].
Potendo fare questa ricerca obiettiva, e potendolo fare è doveroso farlo, rimanere, magari appunto per pigrizia o per comodo, al “secondo me” (opinione soggettiva, se non addirittura voglia o non voglia) o ridurre la fede “a modo mio” sarebbe persino folle, oltre che pericoloso e moralmente molto grave, anche di fronte a Dio, cui dovremmo risponderne ora e per l’eternità (vedi appunto il “Giudizio Universale”, da parte di Cristo stesso).
Nota
Modernità, Massoneria e impero del relativismo
Da oltre tre secoli la Massoneria, ufficialmente nata a Londra nel 1717 ma le cui radici affondano nella notte dei tempi, persino nei millenni, guida di fatto le sorti soprattutto dell’Occidente ma in fondo del mondo intero. Fin dai primi tempi, essa ha raggiunto il potere ed ha attivato le ideologie e le Rivoluzioni della Modernità (vedi). Oggi, nonostante la sua cripticità, è dominante più che mai, appunto a livello persino planetario.
Ora, a proposito della Religione, la Massoneria non è in genere grossolanamente atea (Dio non c’è) ma semmai si attesta su posizioni “agnostiche” (su queste questioni più che mai la ragione non potrebbe indagare e scoprire alcuna verità). Normalmente, come appunto già nell’Illuminismo, si attesta in una sorta di “deismo”: Dio esiste, come Architetto supremo del cosmo, ma ora non entra certo nelle vicende umane, che sono affidate a noi (se non appunto persino al massiccio e invasivo, anche se in genere occulto, potere massonico). In tale quadro, persino nelle Logge massoniche (tranne forse nei livelli più alti, dove talora si può entrare in un livello persino “satanico”), ogni posizione filosofica e ogni Religione trova diritto di cittadinanza e nessuno viene costretto ad abbandonare il proprio Credo religioso. L’unico divieto è che nessuno e nessuna Religione pretenda di essere “vera”, cioè l’unica verità.
Come si può quindi facilmente scorgere, si tratta appunto del trionfo se non persino della dittatura del relativismo, imposto col pretesto che ogni professione di fede (anche culturale, oltre che religiosa) che pretenda di essere la Verità assoluta e oggettiva sarebbe causa di intolleranza, violenza e incapacità di accoglienza ed inclusione.
Per questo motivo, la Massoneria, mentre accetta ogni forma religiosa, nutre un sostanziale odio nei confronti del Cristianesimo (una religione che pretende di essere “rivelata” e addirittura riconosce in Cristo l’Incarnazione stessa di Dio!) e in particolare della Chiesa Cattolica, che, se rimane autentica e fedele a se stessa e al mandato ricevuto da Cristo stesso, si pone come depositaria, annunciatrice e garante di tale suprema Verità.
Tale odio anticattolico, in genere ben celato e sottostante anche ad apparenti buoni rapporti, in non pochi casi ha raggiunto livelli di violenza anche fisica assai atroci [altro che la tanto declamata “tolleranza” predicata ma di fatto negata già da Voltaire (vedi)], come si può osservare già nella Rivoluzione francese (vedi), ma anche nella meno nota ma violentissima persecuzione anticattolica della Massoneria in Messico (vedi), per non parlare ovviamente della Rivoluzione bolscevica comunista (vedi), con la scia di violenza e persecuzione anticristiana lasciata nel sec. XX e tuttora imperante in non pochi Paesi (vedi); ma in fondo anche la feroce ideologia anticristiana del Nazismo (vedi e vedi) e persino la radice ultima e il recondito fine che hanno scatenato le due Guerre Mondiali (vedi) trovano lì la propria radice e spinta di fondo!
Questa sarebbe la tanto osannata “tolleranza” promossa dalla Modernità e tali sarebbero le conseguenze dei dogmi del “relativismo”?
Paradossale poi che tale cultura anticattolica, emersa dall’Illuminismo e dalla Massoneria, e tuttora dominante a livello culturale e persino già scolastico, continui a denunciare le violenze e l’intolleranza che la Chiesa Cattolica avrebbe perpetrato nella storia, quando in genere si tratta di veri e propri “miti”, “leggende nere” e persino grossolane falsità, smentite dai reali documenti storici se non talvolta persino dall’evidenza dei fatti e delle più serie documentazioni.
Su questi “miti” anticattolici, ancor oggi diffusi sin dalle più tenere età e creduti come veri ed ovvi non solo dalla mentalità comune ma ormai persino da non pochi Cattolici (fino a disprezzare la loro stessa Chiesa e trovarne persino pretesto per non seguirla o farsi una fede a modo proprio), anche nel presente sito si offre una discreta, documentata e oggettiva informazione, potremmo dire “alternativa” [si vedano in proposito alcuni Dossier (vedi) o molti Documenti in Archivio (vedi), e altri documenti più sintetici ed agevoli (persino formulati in domande e risposte, anche quelle che comunemente si sentono) nella sezione “Fede e cultura” < Storia (vedi)]
Così, sin dalle più tenere età, si riversano nelle menti degli ignari e indifesi studenti, come nei fruitori dei mezzi di comunicazione e spesso persino attraverso il cinema e il teatro se non addirittura con falsi musei, tutti quei miti anti-cattolici, che starebbero appunto a dimostrare l’intolleranza e persino la violenza della Chiesa. Ed ecco gli intramontabili e falsi miti sull’Inquisizione (vedi, vedi e vedi; quando peraltro l’Inquisizione non aveva alcuna giurisdizione su chi non era Cattolico), sulle Crociate (vedi e vedi; dimenticando peraltro che i feroci “attaccanti” erano proprio i musulmani mentre le Crociate erano sostanzialmente un sistema di difesa), dei “secoli bui” del Medioevo (quando invece si tratta di un luminoso millennio, vedi), fino ai miti come il “caso Galileo” (mito inventato peraltro nell’800 quindi due secoli dopo Galileo, vedi e vedi), per non dire quello di Giordano Bruno (unico caso di esecuzione capitale nei 5 secoli dell’Inquisizione Romana, tenendo presente che si trattava di un frate che predicava miti esoterici e persino diabolici e non di un “libero pensatore”, vedi) o di altre questioni storiche, come quello, per l’Italia, del Risorgimento (dove la Chiesa e il Papato, arroccati nel loro potere temporale, si sarebbero opposti al grande bene dell’Italia unita, in realtà abbondantemente “piemontizzata” e immersa finalmente anch’essa sotto la cappa della Massoneria).
La particolare situazione costituita dall’Italia, centro vivo della Cattolicità, anche a livello popolare ma soprattutto per la presenza del Papa a Roma, offriva al dilagare del potere massonico una particolare difficoltà. L’opera invece fu tentata e si riuscì nell’intento col Risorgimento (vedi e vedi) e con la presa del potere politico, economico e soprattutto culturale del Paese. Da allora in poi la Massoneria ha cercato e talora è riuscita ad infiltrarsi all’interno stesso della Chiesa.
Difficile poi che si sentano citare le atrocità (oltre al danno eterno delle anime) fatte in Europa, fin dal XVI secolo dalla cosiddetta Riforma protestante (vedi) per non dire della ferocia anticattolica della neonata Chiesa anglicana (vedi).
Normalmente però il potere massonico e tale suo attacco contro il cristianesimo e soprattutto contro la Chiesa Cattolica avviene in modo subdolo e non apparente; esso si avvale, oltre ovviamente attraverso la scalata ai vertici del potere politico ed economico, della presa di possesso del mondo della cultura, dai giornali a tutti i nuovi mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto attraverso le scuole e le università.
Fino alla fine del sec. XIX l’attacco contro la Chiesa Cattolica fu tentato ed attuato dall’esterno, visto che la Chiesa appariva come un baluardo di verità difficilmente espugnabile, specie in Italia e a Roma. Da allora invece, come denunciarono i Papi tra fine ‘800 e inizi ‘900 (Pio IX, Leone XIII e soprattutto Pio X), l’attacco divenne assai più pericoloso e deleterio, perché si avvaleva già di infiltrati, prima tra i teologi e i sacerdoti e poi sempre più anche ad altissimo livello, all’interno stesso degli ambienti cattolici. Non entriamo ovviamente qui nel merito della questione; però dovrebbe ormai essere abbastanza evidente che tale stato di cose, talmente grave da sembrare persino ormai “normale” e persino “ingovernabile”, negli ultimi decenni abbia raggiunto livelli, anche di confusione dottrinale e di relativismo morale, inauditi e mai sperimenti in questo modo nel corso dei due millenni della storia della Chiesa.
Gesù è “Via, Verità e Vita” (cfr. Gv 14,6)
A ben vedere, si potrebbe e si dovrebbe dunque constatare anche con incontenibile entusiasmo come, di fronte alla Rivelazione stessa di Dio, il grado di “certezza” (verità) diventi invece ovviamente sommo e senza possibilità di errore o di dubbio; perché, come abbiamo già sopra ricordato, Dio non può sbagliarsi e non può ingannarci!
Quindi, di fronte addirittura alla pienezza della Rivelazione divina e alla presenza stessa di Dio (in Gesù Cristo), cioè di fronte all’evento dell’Incarnazione, si raggiungono livelli di Verità e quindi di certezza talmente elevati e insuperabili che ogni ombra di dubbio sarebbe perfino assurda cioè irrazionale (Gesù appunto si identifica addirittura con la Verità stessa).
Si sappia in proposito che il “Credo” (“Io credo in Dio, Padre …”) nel linguaggio cristiano non significa affatto “io penso che”, come in genere è invece nel linguaggio corrente, ma adesione (dell’intelligenza e della volontà) certa e senza dubbi alla “Verità rivelata” (da Cristo stesso e che la Chiesa Cattolica ci insegna con particolare assistenza dello Spirito Santo).
È in tal senso assai significativo che anche per Pasqua (Risurrezione di N.S. Gesù Cristo) anticamente ci si salutasse (e lo si fa ancora in alcuni Paesi, come ad esempio in Grecia) con l’espressione “Cristo è risorto!” cui si risponde “È veramente risorto!” [in greco: Christòs anésti! Alithòs anésti! (Χριστός Ανέστη! Αληθώς Ανέστη!)]. E si noti come pure in questo saluto, che è il nocciolo della fede cristiana (kerigma), venga appunto sottolineato come tale avvenimento sia realmente cioè “veramente” accaduto (“è veramente risorto!”).
In proposito, raccogliamo allora una domanda, che spesso si sente, persino come obiezione per indicare che saremmo Cattolici ad esempio solo perché Italiani, cioè cresciuti in questa tradizione ed educati così; ma di fatto non conosciamo le altre Religioni e quindi non abbiamo compiuto una vera ricerca e confronto per concludere appunto che il cristianesimo e la fede cattolica sia la “vera” Religione.
È necessario conoscere le altre Religioni per sapere che il cristianesimo è la vera religione?
A ben vedere, una volta riconosciuto che Dio si è pienamente “rivelato” e persino “incarnato” in Cristo, e quindi c’è stato donato un grado di verità vertiginoso, definitivo, insuperabile e dunque assolutamente certo e indubitabile (persino confortato, per chi può farlo, dal corretto uso della ragione, perché appunto esistono le ragioni e le prove per affermare tale certezza), non ci sarebbe neppure più bisogno di indagare se possano essere altrettanto vere o false le altre Religioni (e persino filosofie), specie laddove contraddicono i contenuti della Verità rivelata in Cristo (perché due verità tra loro contraddittorie, anche per la logica, non possono essere evidentemente entrambe vere).
Rimane comunque possibile e persino interessante compiere per così dire una “prova per assurdo”, cioè indagare l’errore (ma pure le eventuali parti di verità) presenti nelle altre Religioni (e persino filosofie), per evidenziare, con l’apporto appunto della stessa ragione, come in Cristo si sia effettivamente svelata ed evidenziata la pienezza della Verità.
Tale “prova per assurdo”, com’è noto, si può fare persino in matematica (ma in fondo in ogni ricerca della verità, non potendoci appunto essere due verità contraddittorie): per sé se si è certi dei risultati ottenuti, sarebbe inutile andare a vedere se possano essere veri risultati opposti. Si possono però ugualmente compiere, per ulteriore conferma, “dimostrazioni per assurdo”, cioè indagare se fosse vero il contrario (cosa per sé impossibile a priori, perché non possono esserci appunto verità tra loro contraddittorie), per constatare ulteriormente come gli errori siano errori e il risultato “vero” sia davvero tale.
Semmai, poiché la Verità è in sé infinita ed ha pure gradi e livelli più o meno profondi, proprio la scoperta di una Verità divinamente rivelata e quindi certissima rende ancor più capaci di individuare e scoprire pezzi di verità presenti in ogni cultura, filosofia e pure Religione.
Cosa che appunto il pensiero (anche teologico e filosofico) cattolico ha sempre fatto in questi due millenni (e tra l’altro soprattutto nel tanto denigrato Medioevo, vedi).
Nota
Fede e ragione nella fede cristiana cattolica
Nonostante la certezza assoluta garantita dalla divina Rivelazione (per cui è già sufficiente “credere”, se uno non ha le possibilità anche intellettuali per fare ulteriori indagini razionali), visto però che Dio ci ha creati dotati di ragione ed essa ci caratterizza come esseri umani (“animale ragionevole”, diceva già Aristotele per classificare l’essere umano) e la fede non abolisce ma esalta la natura e la stessa ragione, è assai utile (contrariamente a quello che insegna ad esempio l’eresia luterana e protestante, oggi talora penetrata ampiamente anche in certi ambienti cattolici), e se possibile è pure doveroso, utilizzare la ragione per investigare sempre più profondamente la Verità rivelata da Dio.
Esiste quindi anche la possibilità di una conoscenza sempre più profonda del “mistero”. Si tenga però presente che tale parola, come del resto perfino la parola “dogma”, nella fede cristiana non indica un “muro” invalicabile e che impedisce la comprensione, come se certi contenuti fossero totalmente inaccessibile alla ragione e la fede fosse fondamentalmente un’obbedienza “cieca” e senza ragioni per aderirvi (come vorrebbe appunto il Protestantesimo; ma in fondo come è la fede in Allah e nel suo Profeta Maometto nella Religione musulmana), ma per così dire un “orizzonte”. Infatti, anche se molti contenuti di fede superano ovviamente le possibilità della ragione umana, essendo infiniti e divini (ma ne siamo ragionevolmente “certi” perché appunto Dio ce li ha pienamente rivelati in Cristo), la comprensione dei contenuti della fede è non solo possibile ma inesauribile, senza confini, come appunto un “orizzonte” che mai esaurisce il nostro sguardo e il nostro viaggio di ricerca.
Per questo non è solo possibile e doveroso lo studio della fede cristiana cattolica (catechesi e continuo approfondimento, lungo tutta la vita!), ma si apre ed è possibile pure l’immenso campo della Teologia e persino della Filosofia cristiana. In tal senso, senza ovviamente la possibilità di contraddizioni, neppure nel corso del tempo, è possibile anche un continuo “sviluppo del dogma”; evidentemente, come è caratteristica della Verità, tale sviluppo non significa appunto assolutamente la possibilità di contraddire scoperte precedenti (come emerge nella perenne Tradizione della Chiesa) né tanto meno ovviamente negare ciò che Dio stesso ha rivelato e voluto (Sacra Scrittura, che trova il suo culmine nel Vangelo e in tutto il Nuovo Testamento).
È in proposito sommamente significativo e perfino entusiasmante osservare come la fede cristiana, anche se ovviamente la Rivelazione divina supera pure le capacità della nostra ragione, sia anche sommamente ragionevole, cioè si possa investigare, trovare ed annunciare anche le sue “ragioni”, persino le sue prove [si pensi ad esempio alle prove non solo dell’esistenza di Dio (vedi la Catechesi di base n. 2) ma pure della divinità di Cristo Signore, oltre che della Sua storicità (vedi la Catechesi di base n. 4; vedi anche l’ampia News su “Bibbia e cultura”) e persino della Sua Risurrezione (vedi ad esempio anche nella News pasquale del 2024)].
Fin dall’inizio, e con uno stupefacente sviluppo di duemila anni, il cristianesimo ha sviluppato appunto un fecondissimo ed inesauribile rapporto di fede e ragione, che ha generato un immenso patrimonio di Teologia e persino di Filosofia cristiana (basterebbe pensare a due grandi nomi di teologi, filosofi, e pure grandi Santi, cristiani, quali S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino).
Per questo fin dai primi secoli il cristianesimo ha cercato, evidenziato e coltivato un fecondissimo rapporto con i vertici della filosofia classica greca (prima più con Platone, nella Patristica, e poi con Aristotele, nella Scolastica).
Sarebbe pure interessante osservare, anche in ordine alle questioni che qui affrontiamo, come appunto fin dai primi secoli il cristianesimo, proprio per la sua intrinseca razionalità e costituendo anzi la massima razionalità, in quanto pienezza della Rivelazione divina, abbia cercato e intessuto fecondissimi rapporti appunto coi vertici della razionalità filosofica (greca), mentre non pare che si sia preoccupato o abbia perso tempo a cercare un dialogo con le Religioni pagane del tempo. Per capire: s’è trattato di vedere ad esempio il nesso tra il Logos incarnato in Cristo e il Logos scoperto e intuito da Platone; non certo con Zeus o le molteplici divinità dell’Olimpo greco.
Sottolineiamo di nuovo come proprio questo fecondo rapporto tra fede e ragione e tra fede e cultura abbia permesso il formarsi di quella straordinaria “civiltà cristiana” – emersa lungo il corso del “luminoso” millennio rappresentato dal Medioevo (vedi il dossier apposito), ovviamente chiamato “secoli bui” e “oscurantismo” dai pregiudizi anticattolici propri dell’Illuminismo e della Modernità e tuttora diffusi quasi fossero certezze indubitabili – e la stessa unità, pur nel rispetto delle diversità dei singoli popoli e culture, della stessa Europa. Basterebbe pensare alla fecondità spirituale e persino materiale emersa dal monachesimo e dai suoi innumerevoli monasteri, alle cattedrali romaniche e gotiche e alle altrettanto magnificenti “cattedrali del pensiero” che sono le Università (nate tutte dalla Chiesa), ma anche alle Summae e le stesse Quaestiones disputatae (vedi appunto il elativo dossier). Un millennio che appunto solo l’odio dell’Illuminismo per il Passato e in particolare per la Chiesa Cattolica ha potuto chiamare e tuttora chiama “secoli bui” e “oscurantismo” (passando poi dalle idee ai fatti rivoluzionari, sino a provocare violenze inaudite contro la Chiesa cattolica).
È invece abbastanza evidente che la filosofia moderna (si pensi ad esempio già da Cartesio a Kant, ma soprattutto ad Hegel, fino al marxismo e pure all’esistenzialismo ateo) abbia condizionato invece negativamente le Teologia moderna e contemporanea (cfr. il Modernismo), fino quasi a distruggere i fondamenti stessi della fede cristiana cattolica.
[Su questo fondamentale rapporto di fede e ragione, si veda ad esempio l’importante Enciclica di Giovanni Paolo II Fides et ratio (vedi)]
Errori ed equivoci
A ben vedere, anche dopo quanto fin qui ricordato, dovrebbe essere già abbastanza chiaro come certe questioni, oggi continuamente riportate, persino all’interno della stessa Chiesa Cattolica, e certe parole divenute quasi un “mantra” da ripetere ovunque e quasi ossessivamente, se non addirittura ‘slogan’ privi di reale contenuto, di fatto, per come vengono spesso declinate, costituiscano gravi se non grossolani errori o quantomeno pericolosi equivoci, che poggiano proprio sul “moderno” abbandono della verità, anche razionalmente intesa, a favore di un relativismo, sempre più dominante se non persino intollerante di ogni possibile e ragionevole dissenso, e penetrato appunto anche negli ambienti cattolici così da essere oggi creduto persino come ovvio anche da molti Cattolici, pure tra i residuali cosiddetti “praticanti” (vedi ad esempio in questa News).
Su queste gravi questioni si potrebbe con frutto consultare, ad esempio, quanto autorevolmente e con dolore denunciò già il Papa San Pio X agli inizi del secolo scorso, quando condannò tale clima e potere culturale “relativista” e “anticattolico” chiamato “Modernismo” (prima si definì anche “liberalismo” ed ora in genere “progressismo”), penetrato già allora in modo subdolo ma sempre più invasivo anche in importanti settori della Chiesa Cattolica, riconoscendolo come “la madre di tutte le eresie” (vedi nell’importante Enciclica “Pascendi Dominici Gregis” del 1907).
Comunque, come ulteriore aiuto per poterci chiarire meglio le idee in proposito, ne riportiamo ora alcuni, con qualche sia pur semplice e sintetica risposta, speriamo chiarificatrice.
Tutte le Religioni sono uguali o persino equivalenti?
È intanto ovvio che ogni convinzione religiosa, fosse anche evidentemente falsa (pensiamo a certe Religioni arcaiche, dove si adora magari un totem, una pietra o il Sole), vada rispettata. Nessuno deve poi permettersi di insultare, denigrare o bestemmiare tali culti e divinità [ancor meno, ovviamente, il cristianesimo, che è la suprema Rivelazione di Dio all’umanità; e che invece nella storia e nel presente è la religione più perseguitata e vilipesa (vedi l’apposita categoria di News)]. Si tenga tra l’altro presente che ogni Religione, contrariamente a quanto creduto e ridotto dall’Illuminismo in poi, non costituisce affatto un elemento marginale o solo interiore della vita di un uomo e di una civiltà, ma ne rappresenta invece il fulcro e ciò che di più sacro e importante c’è in essa.
Rispetto, a meno che non si sia già entrati nella logica perversa del relativismo (che nega ogni verità o la riduce ad opinione), non significa affatto negare ogni differenza o rendere tutto equivalente. Anzi, la forma più elevata di carità e di amore consiste proprio, avendone la possibilità, nell’aiutare un altro e persino interi popoli a scoprire una verità più grande, tanto più che nel cristianesimo è appunto Dio stesso a rivelarsi pienamente in Cristo e a donarci la verità suprema e la salvezza eterna. Esiste quindi il diritto di ogni uomo e di ogni popolo a conoscere la Verità e la salvezza che Dio ci ha donato, come il dovere, se ovviamente si conosce e se ne hanno le possibilità, di aderire ad essa.
Se poi vogliamo finalmente uscire dal relativismo dominante, dai luoghi comuni, dalla confusione generalizzata e persino dall’ignoranza (accompagnata in genere dalla presunzione di voler dire sempre la propria, anche senza alcuna conoscenza e competenza in merito), potremmo pure facilmente rilevare, anche attraverso un’obiettiva indagine razionale, come le Religioni non siano affatto uguali né siano di valore equivalente.
Esistono certo degli elementi comuni ad ogni Religione, come ad esempio l’esistenza e il culto ad una divinità, la certezza che l’anima dell’uomo è spirituale e quindi immortale e che c’è quindi una vita dopo questa vita (l’Aldilà), così come ogni Religione indica pure dei precetti e leggi morali (comandamenti da seguire come bene e comportamenti da evitare come male).
Però poi, a ben vedere, anche su questi contenuti supremi e decisivi, le differenze sono enormi e radicali. E siamo in grado, con tutto rispetto, di parlare di maggior o minore verità di essi, come del loro maggiore o minore valore oggettivo, e riscontrare in esse, sempre con rispetto, persino palesi e gravi errori [vedi pure la Catechesi di base n. 3].
Una breve analisi
Tra gli elementi comuni a tutte le Religioni c’è appunto la fede in una Divinità [fa eccezione una parte del Buddismo, che non è esplicitamente in riferimento ad una divinità (lo stesso Buddha, che significa “Illuminato”, ammette esplicitamente di saper dire poco o nulla su Dio), ma costituisce soprattutto un insieme di pratiche ascetiche per ritrovare la propria interiorità e la pace interiore]. Però, il modo di intendere tale Divinità non è certo uguale (non si tratta solo di nomi) e dello stesso valore.
Di conseguenza, esistono in ogni Religione importanti atti di culto, in genere anche comunitari, perché Dio non è mai solo un’idea astratta ma l’uomo ha sempre cercato un rapporto e un legame con la divinità [da cui l’etimologia più certa della stessa parola “religione”, che indicherebbe appunto un legame (“religo”) con Lui], come testimoniano gli altari, presenti in ogni Religione e in genere legati all’idea e necessità di offrire a Dio dei “sacrifici”. Ma anche in questo caso, pur essendoci elementi comuni, non si tratta certo di analoghi atti di culto e neppure del medesimo valore.
Esiste poi la comune convinzione (peraltro propria anche dei vertici della ricerca filosofica, quindi come conclusione pure di un’analisi puramente razionale) che l’uomo non abbia solo un corpo ma pure un’anima spirituale e quindi immortale (che trascende il corpo e per questo sopravvive alla morte di esso): Però il modo di intendere cosa sia l’anima e che valore abbia il corpo, come pure il rapporto tra anima e corpo e soprattutto come si intenda la sopravvivenza dell’anima alla morte del corpo e lo stesso Aldilà, tra le Religioni si evidenziano enormi differenze (specie nei confronti del Cristianesimo).
Ogni Religione comporta poi anche l’obbedienza a dei precetti morali (cose da compiere e cose da evitare); ma anche in questo caso non si tratta delle stesse leggi morali né che esse siano di eguale valore e spessore etico.
Confondere dunque tutto ciò con una sostanziale uguaglianza o equivalenza di tutte le Religioni è di fatto un grossolano errore, frutto appunto di pregiudizi e perfino di ignoranza, propria di chi in fondo di Religioni ne sa poco o nulla.
Entriamo, sia pur ovviamente in modo assai rapido e sommario, nello specifico di tali differenze, almeno nei suoi contenuti fondamentali
Circa la Divinità, passiamo infatti dall’adorazione magari di un semplice “totem” (come nelle religioni arcaiche) a forme di fatto ancora “antropomorfiche” (cioè divinità pensate come proiezioni delle vicende umane e dunque simili agli esseri umani, dove ad esempio gli Dei si sposano e pure litigano, persino con invidie, gelosie ed aspre lotte), come riscontriamo in genere nelle Religioni “pagane” (persino nell’antica Grecia e nella potentissima Roma ancora al tempo di Gesù). A ben vedere in molte Religioni si divinizzano poi di fatto ancora le forze stesse della Natura, come nelle molteplici forme di “panteismo” (come a ben vedere è paradossalmente pure l’ateismo: perché se non esiste un Dio trascendente come Causa di tutte le cose, sarebbe il cosmo stesso o la Natura, inanimata e quindi non certo intelligente, ad essere la Causa di se stessa e dunque Dio stesso), dove si identifica dunque trascendenza e immanenza. Persino la grande Religione (almeno per numero di fedeli, basti pensare all’India, dov’è maggioritaria) che è l’Induismo, a ben vedere è ancora una forma di panteismo e persino di politeismo(con milioni di Dei, sia pur con una Triade suprema, che solo scioccamente qualcuno potrebbe pensare a qualcosa di analogo alla Santissima Trinità, visto che lì si tratta di un Dio costruttore, di un Dio conservatore e persino di un Dio distruttore). Esistono poi, e sono obiettivamente più elevate, appunto anche razionalmente, le Religioni “monoteiste”, dove cioè c’è un solo Dio ed Egli è trascendente, cioè al di là e causa di tutte le cose (peraltro anche i vertici della filosofia classica greca, quindi a livello puramente razionale, riconoscono che Dio non possa che essere Uno e trascendente). Si potrebbe significativamente osservare come le tre grandi Religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) affondino le proprie radici prime nella Rivelazione biblica già dell’Antico Testamento (e come tali si possono considerare discendenza fisica o spirituale di Abramo), dove Dio è Uno, trascendente, Puro Spirito, Creatore di tutte le cose (vedi Gn 1,1). [Tra l’altro anche il popolo di Israele, fin dai primi tempi (cfr. Esodo), passa dal considerare il proprio Dio (Jahvè) come il più grande a comprendere che è proprio l’unico Dio e non ve ne sono altri]. Quando poi avviene l’Incarnazione stessa del Verbo (Gesù Cristo), culmine insuperabile della Rivelazione stessa di Dio, vediamo che Dio si manifesta totalmente per quello che è, sia pur per quanto può cogliere l’essere umano: Dio è Amore infinito e, pur essendo Uno, è la Santissima Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo).
Se poi analizzassimo come nelle diverse Religioni viene compresa l’unione, nell’essere umano, dell’anima spirituale e del corpo materiale, e pure di quale valore sia rivestito il corpo umano, possiamo riscontrare grandi, sostanziali e decisive differenze. In quasi tutte le Religioni orientali l’anima viene considerata quasi prigioniera del corpo, fino a considerare il corpo persino come sede del male; per cui la liberazione dal corpo, anche mediante tecniche e metodi psico-fisici (venuti di moda persino in Occidente) viene considerato come cammino ascetico indispensabile (e solo un’ignoranza dell’autentica ascesi cristiana potrebbe farla considerare analoga a tali concezioni orientali). Anche l’idea della “reincarnazione”, ormai venuta di moda persino in Occidente (dove viene peraltro viene erroneamente considerata alla stregua di un bene da desiderare e segno di immortalità quando invece in Oriente è intesa come premio o castigo in base al bene o al male delle vite precedenti), sostanzialmente costituisce una sorta di disprezzo radicale del corpo (un’anima può avere più corpi in successione, quasi fossero come abiti da indossare e mutare) e non una piena unità di corpo e spirito per ciascuna persona umana. Fin dall’inizio invece della Rivelazione biblica (quindi già nella Religione ebraica), si evince che Dio è il Creatore sia del corpo che dell’anima dell’essere umano (nel singolo essere umano il corpo è ereditato dai genitori e l’anima è creata da Dio, non essendo trasmissibile per generazione, da cui la bellissima parola italiana “procreazione”, purtroppo ormai abbandonata a favore di un banalissimo “fare un figlio”), in piena armonia (pur nell’ovvia priorità dello spirito, sede dei pensieri e delle decisioni), e dove tutto è quindi “cosa buona” (anche se dopo il “peccato originale” tale armonia è certamente e anche gravemente ferita e compromessa).
Nella pienezza della Rivelazione divina, costituita appunto da Cristo e quindi dal cristianesimo, oltre alla conferma della Rivelazione veterotestamentaria, emerge con ancora più chiarezza la grande dignità pure del corpo umano e dell’unità nell’uomo di corpo e spirito: Dio stesso assume un corpo umano (Incarnazione del Logos) e Gesù risorge ovviamente proprio con il corpo (nella nuova dimensione extra spazio-temporale); così anche alla fine dei tempi ognuno di noi risorgerà pure col proprio corpo trasformato e reso partecipe della beatitudine eterna (paradiso) o dannazione eterna (inferno).
Proprio sull’Aldilà, cioè sulla vita dopo la morte, se in tutte le religioni (e persino autentiche filosofie) c’è l’immortalità dell’anima, come abbiamo ricordato, solo nel cristianesimo in quanto Rivelazione stessa di Dio fatto uomo, si disvela pienamente il nostro destino eterno (vedi Catechesi di base n. 7 e ascolta un’audio-catechesi in merito). Persino nell’Antico Testamento (Rivelazione ebraica) non è infatti ancora svelato cosa sia davvero la vita oltre la morte, per cui i morti sono pensati ancora in una sorta di “inferi” (Sheòl). L’Islam stesso, pur fondato 6 secoli dopo Cristo, considera Dio talmente trascendente da essere irraggiungibile (Islam significa infatti “sottomissione”), per cui il paradiso islamico è inteso in modo assai antropomorfico, materiale e peraltro assai maschilista (un’isola beata dove ci sono a disposizione molte vergini per godere con esse).
Se poi volessimo analizzare i precetti morali, è noto che le leggi (obblighi e divieti) morali sono ben diverse da una Religione all’altra. A dire il vero, persino molti degli intellettuali pur non credenti della storia e del presente non possono misconoscere che la morale cristiana, da cui prendono persino le distanze nel proprio comportamento personale, rappresenti però il vertice delle dottrine morali della storia dell’umanità, sia delle filosofie e che delle religioni: basterebbe pensare al supremo comandamento dell’amore o alle Beatitudini (cfr. Mt 5) predicati da Gesù e da Egli stesso incarnati in modo unico, vertiginoso e insuperabile (come riconoscono appunto pure illustri non credenti).
È dunque evidente che considerare le Religioni come uguali o equivalenti sia falso e un errore grossolano, frutto di pregiudizi o ignoranza.
La Verità genera intolleranza e persino violenza?
Come sappiamo, e come abbiamo anche sopra ricordato, l’Illuminismo sembra muoversi all’insegna della “tolleranza” e dei nuovi diritti dell’uomo, soprattutto all’insegna di una libertà assoluta senza alcun legame con la verità. Anzi, la pretesa di qualcuno di conoscere la verità, tanto più la Verità suprema di Dio, viene intesa come fonte e causa di intolleranza, divisioni, incapacità di accoglienza e di inclusione, persino di violenza se non addirittura di guerre.
Come abbiamo già sopra ricordato, è ingente lo sforzo della Modernità (e della Massoneria) per avvallare questa tesi, attaccando soprattutto la Chiesa Cattolica e il millennio (chiamato per questo con disprezzo “Medioevo” e soprattutto “secoli bui” e “oscurantismo”) in cui, specie in Europa, dominava incontrastata sui popoli. Ha creato per questo dei “miti” anticattolici, “leggende nere” tuttora imperanti e purtroppo credute come vere da tutti e imparate persino a scuola fin dalle più tenere età. Ed ecco il mito delle atrocità dell’Inquisizione, della violenza delle Crociate, della feroce opposizione al libero pensiero (si pensi al caso Giordano Bruno) e persino alla nascente nuova scienza (vedi il caso Galileo); quando poi è nata l’epopea delle scoperte delle nuove Terre, ecco crearsi il nuovo mito della violenza cattolica nella sua contiguità tra colonizzazione e missione. Su tutto questo abbiamo già abbondantemente parlato e nel sito esistono molti documenti ricchi di obiettivi dati storici che smentiscono ampiamente e inequivocabilmente tali miti anticattolici creati dalla Modernità.
Strano poi che invece sia difficile trovare parola che denunci ad esempio la violenza usata fin da subito e per secoli dall’Islam per imporsi nel mondo e nella storia (come invece è già ampiamente documentato anche qui).
Per investigare un poco il rapporto persino costitutivo che esiste tra Islam e violenza, e per constatare anche in questo caso come sia proprio il rifiuto della razionalità e della possibilità di conoscere il vero anche mediante la ragione, a far ricorrere alla violenza.
Si dovrebbe in tal senso analizzare non solo il Credo islamico (Corano) e le invasioni armate islamiche emerse da loro fin dall’inizio della loro storia (vedi), come pure nel presente (vedi), ma appunto anche il sostanziale rifiuto della razionalità in rapporto alla fede, al contrario di quel che è avvenuto invece nel cristianesimo, come abbiamo sopra ricordato, per cui, non essendo possibile “convincere” con i ragionamenti, nell’Islam non resta che “vincere” con le armi [in proposito sarebbe illuminante analizzare la straordinaria, quanto subito violentemente attaccata, “Lectio Magistralis” tenuta dal Papa Benedetto XVI all’Università di Regensburg (Ratisbona) il 12.09.2006 (vedi).
Così, abbiamo ricordato, è raro trovare cenno alle terribili violenze anticattoliche esercitate dai paladini della Riforma Protestante per imporsi in Europa, come delle atrocità della sedicente Chiesa Anglicana per imporsi con la forza e senza possibilità di dissenso in tutto il mondo anglosassone, persino nell’America settentrionale (e anche su tutto questo si può già agevolmente trovare una precisa documentazione anche in questo sito).
Se poi andassimo andassimo a vedere, come abbiamo già sopra ricordato, la terribile “intolleranza”, specie anticattolica, emergente proprio con l’Illuminismo (già presente e promossa dallo stesso Voltaire, altro che “padre e fautore della tolleranza”!) e soprattutto le terribili violenze esercitate dalle Rivoluzioni della Modernità, che stroncavano con inaudita violenza ogni possibile dissenso, specie contro la Chiesa Cattolica (si pensi già alla Rivoluzione francese e al Terrore che ne è seguito, fino al genocidio anticattolico della Vandea) – e anche su questo esiste nel sito già un’abbondante e obiettiva documentazione – allora vien davvero voglia di zittire finalmente chi da tre secoli accusa ingiustamente le violenze che la Chiesa Cattolica avrebbe inflitte in nome del Vangelo e nasconde invece le terribili e inaudite violenze, le atroci Rivoluzioni e persino Guerre Mondiali, nate dalla Modernità e dalle sue nuove ideologie (vedi).
La stessa storia moderna e contemporanea sta dunque lì a dimostrare come non sia la verità a suscitare intolleranza, divisioni e violenze – tanto meno la verità suprema di N.S. Gesù Cristo – ma proprio la sua negazione! E che invece proprio il “relativismo”, che nega ogni verità e apparentemente accoglie e tollera tutto, generi le violenze più inaudite, già proprio dai suoi promotori storici e lungo gli ultimi tre secoli.
[Per chiarirsi un poco le idee sul fondamentale rapporto tra libertà e verità, si veda la fondamentale Enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor (vedi)].
Cosa si intende per “libertà religiosa”?
Sempre di nuovo dobbiamo prestare molta attenzione perché dall’Illuminismo in poi molte idee cristiane (già appunto la Liberté, Égalité, Fraternité della Rivoluzione francese), in sé buone e suadenti, staccate dal loro contesto cristiano, pur rimanendo apparentemente dei beni e dei diritti capaci di attirare il consenso di tutti, si sono assai spesso capovolte nel loro contrario e da beni auspicabili si sono tramutate in micidiali veleni (equivoci che si possono riscontrare persino nella costituzione dell’ONU, di stampo fondamentalmente massonico, e nella concomitante “Dichiarazione universale dei diritti umani”).
Questo è avvenuto ed avviene, in modo subdolo ma non meno deleterio, anche a proposito di un modo errato di intendere la “libertà di coscienza” e pure la “libertà religiosa”.
Se infatti con questo si afferma che nessuno può essere costretto ad aderire ad una forma di pensiero, tanto meno ad una Religione, evidentemente si tratta di una cosa (diritto) buona e persino ovvia. Tra l’altro, sorgendo necessariamente dall’interiorità dell’uomo, pur dovendosi manifestare anche all’esterno, è evidente che nessuno possa essere obbligato a porre un vero atto di fede, anche perché tra l’altro se un uomo fosse obbligato a porre esteriormente degli atti di fede (ad esempio atti di culto), non partendo da un’adesione e convinzione interiore, esso avrebbe un valore di coscienza nullo, cioè non sarebbe un vero atto di fede.
In realtà, come abbiamo appena sopra ricordato a proposito dell’Islam, la violenza, tanto nelle Religioni come nelle ideologie, a ben vedere è sintomo di debolezza o incapacità di argomentare e spiegare le proprie convinzioni e verità (magari proprio perché tali basi non ci sono), dovendo così cercare di “vincere” (appunto pure con la coercizione e la violenza) piuttosto che “convincere” (con la ragione).
Allo stesso modo, se con “libertà di coscienza” e “libertà religiosa” si intende il rispetto e la tolleranza anche per l’errore è evidente che debba essere garantito; anche se prima o poi pure la più liberale e democratica delle società deve ben porsi di fronte al grave problema di quale sia il livello e il limite di tollerabilità del male, pena far scadere la stessa “democrazia” in “anarchia”, per poi degenerare ancora nella più violenta delle società, basata sulla “legge del più forte” (oggi magari a livello economico). Quando infatti si tollera troppo il male non si è affatto rispettosi o liberali (ad esempio “pacifisti” o unilateralmente “accoglienti” e “inclusivi”), ma complici di esso!
L’equivoco sulla stessa “libertà”, quando poggia sul rifiuto di ogni verità e diventa sinonimo di “relativismo” – rendendo equivalenti verità ed errore e persino bene e male, svuotandoli e vanificandoli entrambi – può diventare non solo pericoloso ma persino letale, tanto per la singola persona quanto per la società e persino per l’umanità intera. Tra l’altro, una società che non poggia su valori condivisi e duratori, non si regge in piedi e prima o poi crolla su se stessa (come pare ad esempio ormai stia facendo l’Europa occidentale, dopo l’apostasia dal cristianesimo che pur l’ha fondata).
Di nuovo dobbiamo infatti affermare che la libertà non è il valore assoluto (checché la sua celebre statua, su base non a caso ricca di simboli esplicitamente massonici, troneggi per questo all’ingresso stesso del porto di New York, come avviso inequivocabile agli immigranti di ogni tempo che accedessero agli USA), perché una libertà senza verità è come un uomo che abbia le gambe ma non sappia poi dove andare. E invece, in tali tipi di società post-illuministe e massoniche, è proprio la verità ad esse sparita per principio.
Quindi, se la libertà di coscienza e di religione è senza dubbio un diritto, rimane per ogni persona (e a ben vedere appunto per un’intera società e persino civiltà) il dovere di cercare l’autentica verità.
Ma, tornando al nostro fondamentale argomento, come si può dunque coniugare l’unicità e superiorità del “caso” Gesù Cristo, assoluta Verità e unica condizione di salvezza eterna per ogni uomo (vedi), e quindi necessario per non dannarsi eternamente (inferno) e accedere invece alla vita di Dio (paradiso), con la tolleranza delle altre “vie” culturali e religiose, che pur non sono sufficienti per ottenerci appunto la salvezza eterna?
Per questo nella storia, fino a pochi decenni fa, il cristianesimo e in particolare la Chiesa cattolica, anche nei suoi documenti ufficiali, non ha mai fatto della “libertà religiosa” un principio assoluto, ma relativo all’obbligo morale di cercare, trovare e vivere la verità, specie ovviamente quella divinamente rivelata e addirittura fattasi “carne” in Cristo Signore.
Se dunque ovviamente ogni persona e ogni popolo deve appunto godere del diritto ad essere rispettato nelle proprie convinzioni religiose, fossero pure erronee – salvo appunto il caso in cui esso diventi un pericolo per la convivenza, per l’intera società e persino civiltà – ha, di fronte alla propria coscienza e a Dio stesso (cui si dovrà tutti rendere conto, con conseguenze eterne!), il dovere di cercare e conoscere la pienezza della Verità che è Cristo Signore (e quindi ha pure il diritto di conoscerLo e che gli sia annunciato e donato).
Nessuno, neppure per ignavia o ignoranza colpevole (quando cioè potrebbe informarsi e studiare la questione ma non lo fa), può vantare una giustificazione alla propria indifferenza se non addirittura rifiuto esplicito di Cristo e di ciò che Egli ci ha detto (insegnamenti) e donato (Sacramenti) per la nostra salvezza e che la santa Chiesa Cattolica lungo i secoli a sua volta ci insegna (con retta interpretazione) e ci dona (oggettività dei Sacramenti, garantiti dalla “Successione apostolica”, vedi).
Quando invece una singola persona o un intero popolo non fosse ancora venuto a conoscenza del Vangelo (la Salvezza che è solo in Cristo) – non quindi per indifferenza, ignoranza colpevole o addirittura rifiuto – Dio, che conosce perfettamente le anime e le loro responsabilità (nel bene e nel male), in “via straordinaria”, e comunque sempre per i meriti di Cristo Signore (unico Salvatore), potrebbe far giungere la salvezza per vie che Egli conosce e comunque già attraverso l’obbedienza a quelle prime vie con cui ci parla (la voce della coscienza) o l’adesione sincera a quei pezzi di verità presenti in ogni cultura e Religione (v. la domanda poi indicata); fermo restando che la singola persona come ogni popolo ha il diritto di venire a conoscenza di Cristo e quindi, da parte della Chiesa e dei cristiani, il dovere di annunciarLo, cioè il dovere della missione esplicita (annuncio della vera fede e dono dei mezzi di salvezza, quali i Sacramenti).
Come coniugare libertà e verità nell’educazione dei figli?
Ogni genitore ha il fondamentale dovere di trasmettere ai figli, fin dalle più tenere età, la verità e il bene, e particolarmente quella Verità suprema che ci è stata rivelata e donata in Cristo Signore e di cui appunto ciascuno dovrà rendere conto a Dio in eterno.
La famosa obiezione, oggi sempre più diffusa, secondo cui i genitori non dicono niente ai figli (specie appunto sulle verità di fede e persino sul Battesimo da donare loro il più presto possibile), trincerandosi dietro quel presunto “deciderà poi lui da grande!” è particolarmente grave (anche di fronte a Dio e all’anima stessa del figlio), ma a ben vedere anche impossibile, perché comunque il figlio, al quale da subito intanto garantiamo dei beni materiali e scegliamo per lui persino il nome, non cresce in una campana di vetro e qualche valore o disvalore assorbe comunque dall’ambiente in cui vive, mentre se non riceve alcun insegnamento religioso è già privato delle questioni principali dell’esistenza (ecco perché oggi abbiamo già ragazzini totalmente vuoti e persino violenti – vedi ad esempio la News sull’Emergenza educativa). Il silenzio non è infatti una scelta neutrale! In fondo anche questa obiezione è frutto del relativismo dominante, che specie sulle questioni religiose pensa che esse siano solo soggettive e opinabili, come un prodotto da supermercato che si può scegliere o lasciare.
Però, anche nelle migliori delle famiglie, pure cristiane, arriva comunque il momento, specie dall’adolescenza, in cui si pone il problema di come coniugare armonicamente la libertà, certo da garantire progressivamente e con saggezza, con la verità, la cui conoscenza, specie se si tratta delle Verità supreme e da cui dipende il nostro stesso destino eterno, è il primo diritto e dovere della vita, poiché da queste verità tutto consegue, nel tempo e nell’eternità.
Al di là degli infiniti modi con cui Dio “bussa” alla coscienza di un essere umano (cfr. Ap 3,20), e che, come si dice popolarmente in italiano, “le vie del Signore sono infinite”, normalmente la formazione della coscienza e la conoscenza sempre più profonda delle verità di fede deve essere presentate fin da giovanissimi e garantite soprattutto dai genitori, anche se proprio nella fase “critica” dell’adolescenza come poi della gioventù, quando volenti o nolenti si imposta la vita adulta su determinati orientamenti di fondo, la fede deve essere particolarmente arricchita di contenuti e di argomentazioni, anche razionali. Invece purtroppo oggi in Occidente, anche in Italia, proprio tale fase esistenziale corrisponde al momento non dell’approfondimento ma dell’abbandono della fede e della sua pratica, il tempo del trionfo dell’indifferenza e del nulla, per non dire della forza travolgente dell’edonismo (la ricerca del piacere fine a se stesso, che è in questo senso particolarmente alienante, specie per l’anima).
Anche se devono esserci per un ragazzo e per un giovane pure altre fonti di catechesi e di approfondimento della fede, come ad esempio una comunità cristiana e soprattutto il confronto frequente con un buon “padre spirituale” (ma persino il web può oggi fornire loro non solo terribili occasioni di sbandamento e di peccato ma anche occasioni e possibilità di conoscenza delle verità di fede), rimane pur sempre vero che la prima responsabilità educativa, anche nei confronti della fede, è affidata comunque ai genitori.
Laddove fosse già ormai troppo tardi e purtroppo praticamente impossibile un profondo e costante dialogo formativo in tal senso, per ottenere la conversione o la crescita spirituale di un figlio sono comunque assai efficaci, in unità con Cristo Crocifisso e per la potente intercessione soprattutto di Maria Santissima, innumerevoli preghiere e sacrifici offerti a Dio con questo scopo!
È certo assai importante anche la testimonianza cristiana dei genitori; ma oggi anche la testimonianza non basta! Se infatti non si conoscono i contenuti espliciti della fede cattolica, visto che il cristianesimo non si riduce certo a un buon comportamento, anche una buona testimonianza può risultare inefficace e inutile per trasmettere la fede. Occorre una conoscenza profonda dei contenuti della fede e della morale cristiana, fornendone il più possibile anche le ragioni (il perché, le prove). Inoltre, visto che la cultura dominante, la scuola e gli amici rappresentano in genere una corrente che va in senso contrario – ed è particolarmente arduo nuotare controcorrente! – insieme ai contenuti profondi della fede e alla loro ragionevolezza, è assai utile e importante fornire anche una vera storia della Chiesa e anche buone biografie di Santi, tenendo pure presente che già dalla scuola come nei media la storia della Chiesa viene presentata in modo erroneo, parziale e anticlericale (solo le cose negative, in genere pure presunte e false) e mai vengono certo presentati gli straordinari esempi di Santi e le immense opere di bene compiute dalla Chiesa Cattolica in duemila anni come pure nel presente. Ignari di tutto questo patrimonio e stupefacente eredità, le nuove generazioni pensano che tutto cominci con loro (il rifiuto del Passato che è un cardine già dall’Illuminismo) e possano scegliere a piacimento il loro indirizzo di vita, senza alcun punto di riferimento ideale e solido.
Solo un buon esempio, pur importante, se non si conoscono i contenuti della fede, crea al massimo una stima (ad esempio per i genitori), ma non ancora una convinta adesione a Cristo Signore.
Una fede e una morale che sono supportate dalla conoscenza delle loro “ragioni” e “prove” sono certamente più forti, salde e in grado di resistere meglio agli assalti del relativismo e nichilismo contemporaneo; anzi rendono capaci della loro trasmissione (missione) anche nei confronti degli altri, a cominciare dai propri coetanei o colleghi.
Dunque, anche in questo immenso compito educativo, il dilemma, che in genere si presenta già coi figli adolescenti e oggi anche prima, tra “imporre” la fede e la sua pratica (e non si tratta solo di andare a Messa!) o tirare i remi in barca e “lasciar perdere” (che rappresenta l’abbandono della propria responsabilità educativa e può abbandonare il figlio al pericolo della morte eterna dell’anima e talora anche di una seria e buona vita terrena), è proprio insegnare e far conoscere, o studiare autonomamente con strumenti idonei o educatori preparati per questo, “le ragioni della fede”, cioè il loro “perché”! Si tratta quindi ancora del fondamentale rapporto tra libertà (da garantire) e verità (da conoscere sempre meglio).
Perché questo si compia non basta certo, specialmente oggi, una fede abitudinaria, un andare a Messa, ascoltare le prediche (ammesso che esse parlino ancora dell’autentica fede e morale cattolica) e neppure leggiucchiare qualcosa in modo estemporaneo. Su una giornata di 24 ore e una settimana di 7 giorni, la porzione di tempo dedicata a questo impegno o compito urgente e necessario di apprendimento dei contenuti profondi della fede (necessari per la nostra stessa salvezza), anche da adulti e lungo il corso della propria vita, non può essere assolutamente relegata a qualche briciola di tempo, a confronto appunto al tempo che in genere dedichiamo a ciò che non è certo decisivo per la nostra salvezza eterna. Tra l’altro, come ci richiama lo stesso Signore Gesù a proposito della necessaria vigilanza, non sappiamo quanto tempo ancora ci resta per fare questo doveroso cammino di approfondimento (il “talento” da trafficare); e comunque, anche se avessimo ancora molto tempo, quello sprecato non torna più, per i frutti eterni che potrebbe darci!
Dialogo o missione?
La stessa dinamica avvolge poi la questione della “missione”, anche della Chiesa intera. E si tenga sempre presente che la “missione”, cioè trasmettere la vera fede ad altri (singoli o interi popoli) non è affatto un ‘optional’, ma si tratta del compito primario della Chiesa, datole da Cristo stesso e fino alla fine dei tempi (cfr. Mc 16,15-16 e Mt 28,18-20). Se i sacerdoti, e specialmente i vescovi e sommamente il Papa, hanno una responsabilità specifica e unica in ordine alla “missione” della Chiesa, con i carismi e i doni soprannaturali dati dallo Spirito Santo per esercitarla, è però chiaro che ogni Battezzato e Cresimato ha il compito di essere missionario e deve sentirsi pure responsabile, secondo le proprie possibilità e a livelli diversi, della salvezza eterna degli altri, a cominciare dal “prossimo”, cioè da chi ci è quotidianamente più vicino (appunti i propri figli e familiari, ma anche amici o colleghi di lavoro).
Per evitare quei gravi equivoci di fondo su cui abbiamo soffermato qui la nostra attenzione, come il rapporto tra l’ovvio rispetto di tutti e il diritto e dovere di annunciare e ricevere la Verità che salva (Vangelo), dobbiamo appunto ricordare che Cristo Signore non invia la Chiesa (e i cristiani) nel mondo per “dialogare” e neppure solo per compiere opere caritative e umanitarie, ma soprattutto per la salvezza eterna di tutti gli uomini, donando quella Verità che salva (e che anche a noi è stata donata e trasmessa fedelmente per due millenni), cioè la vera fede (cosa credere) e l‘autentica morale (come comportarsi, con Dio, con gli altri e con se stessi), e soprattutto ricevere, mediante la “Successione apostolica”, i Sacramenti cioè quei necessari “strumenti di salvezza”, inventati e donatici da Cristo stesso, per avere la Sua Grazia, cioè la comunione piena con Dio, vera condizione e gioioso anticipo dell’eternità beata!
Evidentemente anche in questo caso il relativismo viene a stroncare sul nascere questo desiderio, impeto e dovere “missionario” (anche quello “ad gentes”, cioè rivolto a popoli che ancora non conoscono il Vangelo e ricevuto il Battesimo, cioè non ancora raggiunti dalla piena grazia di Dio, unica via dei salvezza eterna), in quanto riduce appunto anche la fede cristiana e la “vita di grazia” (comunione con Dio, attuata specie attraverso i Sacramenti) ad un ‘optional’, a qualcosa appunto di facoltativo e opinabile, in fondo a una delle infinite credenze, anche religiose.
Come intendere il “dialogo interreligioso”?
Come sappiamo, negli ultimi decenni la parola “dialogo” è divenuta una sorta di “mantra” nella vita della Chiesa, tanto da essere confusa col suo compito principale (che è invece la missione); in fondo anche questo è frutto del relativismo imperante e condizionato negativamente da questo.
Dopo quanto abbiamo sopra osservato circa le differenze, anche sostanziali, tra le Religioni e soprattutto dopo aver sottolineato come il cristianesimo non sia semplicemente una Religione ma la Rivelazione e l’Incarnazione stessa di Dio (N.S. Gesù Cristo), dovrebbe essere più chiaro che, pur nell’ovvio e doveroso rispetto per tutti, il rapporto tra la fede cristiana e la Chiesa Cattolica con tutte le altre Religioni non sia assolutamente da concepire o nascondere sotto l’apparenza di un rapporto “tra pari”; perché ciò che potrebbe apparire come un atto di umiltà che facilita il dialogo con tutti, in realtà nasconde un vero e proprio tradimento di Cristo Signore, l’unicità della Sua Incarnazione e la necessità per noi della Sua Redenzione, offertaci a prezzo della Croce! Ma a ben vedere è tradimento delle stesse persone che incontriamo, anche se di altre Religioni o atee.
Rinunciare alla missione per limitarsi al dialogo, come abbiamo sopra ricordato, sarebbe in fondo vanificare l’opera stessa di Cristo e il segno suprema dell’amore di Dio per ogni uomo! A ben vedere sarebbe appunto pure la più grave omissione, se non perfino furto, che si possa compiere nei confronti dei non credenti o dei seguaci della altre Religioni.
Laddove non è invece possibile alcun reale annuncio e perfino confronto sostanziale con le Religioni e i loro contenuti (difficile ad esempio un vero dialogo con l’Islam, che rifiuta per principio e a priori il dialogo e il confronto, non avendo peraltro volutamente basi razionali per la propria fede), evidentemente i buoni rapporti tra i fedeli e persino tra i responsabili delle diverse Religioni, e della stessa fede cristiana, sono sicuramente non solo doverosi ma possono creare persino il giusto clima psicologico non solo per conoscersi e dialogare, ma anche in ordine all’annuncio cristiano e la missione, magari un giorno possibile.
Non si tratta quindi di un fine (che deve essere la salvezza del mondo, finché Cristo glorioso ritorni come Giudice universale), ma semmai di un punto di partenza o di un mezzo in ordine a questo fine supremo.
Come deve essere inteso l’autentico “ecumenismo”?
Tutto questo riguarda pure il tanto osannato (specie negli ultimi decenni della vita della Chiesa Cattolica) ecumenismo, cioè il rapporto tra le diverse Confessioni cristiane.
Anche in questo caso, e a maggior ragione a motivo della comune fede nella divinità di N.S. Gesù Cristo, è evidente che i rapporti devono essere di reciproco rispetto e amore (possibilmente non a senso unico, visto che pare che solo la Chiesa Cattolica debba andare incontro agli altri se non arrendersi alle sedicenti diverse Chiese cristiane). Però anche in questo caso non si deve assolutamente scadere nel relativismo, come se si trattasse di rapporti “tra pari” e di esperienze cristiane uguali o equivalenti.
È infatti evidente che N. S. Gesù Cristo ha voluto e fondato la Chiesa Cattolica (vedi la catechesi di base n. 5) e che solo la Chiesa cattolica, nella sua storia bimillenaria, risale anche storicamente a Lui, con l’ininterrotta “Successione apostolica” (dei Vescovi, successori degli Apostoli in virtù del 1° grado Sacramento dell’Ordine), in unione col Papa (Vescovo di Roma e successore di S. Pietro), che garantisce la validità stessa dei Sacramenti e l’interpretazione autentica della Sacra Scrittura (perché la Parola di Dio, se si basa ovviamente sulla Sacra Scrittura, secondo l’autentica e perenne dottrina cattolica, comprende pure la Tradizione autentica e il Magistero della Chiesa).
Sul caso particolare della Chiesa Ortodossa, che possiede la Successione Apostolica e sostanzialmente la stessa fede (tranne soprattutto la questione dell’esercizio del Primato di Pietro, cioè del Papa) e che purtroppo si è separata dalla Chiesa Cattolica con lo scisma del 1054, si veda il nostro apposito e recente documento.
Sulla cosiddetta Riforma Protestante si veda invece quanto brevemente ricordato in occasione dei 500 anni di tale tragico scisma e gravissima eresia.
Sulla questione invece della drammatica nascita e tuttora assai problematica permanenza della cosiddetta Chiesa Anglicana si veda invece l’ampio e apposito documento.
È vero che “dobbiamo guardare più a quello che ci unisce che a quello che ci divide”?
Anche questa espressione (“guardiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”), spesso ripetuta in questi ultimi decenni anche all’interno della Chiesa e che pare suggerire un ottimo metodo, anche cristiano, per poter dialogare con tutti (anche con le altre Confessioni cristiane e perfino con le altre Religioni), se anch’essa intesa nell’orizzonte del dominante relativismo, a ben vedere è falsa e deleteria o quanto almeno vana e inutile (tra l’altro è pure un cardine del “credo massonico”).
Se anche in questo caso si intende con ciò un benevolo atteggiamento psicologico che possa agevolare dei buoni rapporti con chiunque, anche con le altre Religioni, e magari avviare un dialogo che possa far intraprendere una reale confronto e cammino di ricerca, è certamente una posizione che può essere buona.
Se invece anche in questo caso tale espressione sottintende un superficiale e persino inutile se non sciocco e inconcludente “irenismo”, cioè un voler andar d’accordo con tutti, anche a costo della perdita della verità, allora diverrebbe non solo un’ulteriore e deleteria espressione del relativismo, ma persino del tradimento di Cristo Signore e della Sua infallibile immutabile volontà!
Nelle analogie ma anche profonde differenze che abbiamo ad esempio sopra sottolineato a riguardo alle diverse Religioni, è evidente che ci siano elementi comuni ma anche appunto sostanziali e contradditorie differenze [questo riguarda pure l’ecumenismo, cioè il rapporto tra le diverse Confessioni cristiane].
Se si estende poi tale principio a livello generale, allora non dice proprio più nulla.
Cosa si direbbe ad esempio se due calcoli matematici, partendo da uno stesso testo e giungendo a risultati diversi, e non si volesse ricercare quale dei due sia erroneo (se non entrambi), e allora, per un buon vicinato e trovare un terreno comune, si dicesse che comunque s’è lavorato entrambi coi numeri o intanto credono entrambi alle tabelline o al valore delle addizioni? Evidentemente tutto ciò sarebbe sciocco, inutile e soprattutto inconcludente in ordine alla correttezza o meno del risultato (verità).
Allo stesso modo, a livello morale, se facessimo ad esempio il confronto e il dialogo tra una persona integerrima e di piena onestà, che comunque ottiene ottimi risultati economici, ed un’altra che invece fosse disonesto e raggiungesse i suoi traguardi economici con disonestà, o addirittura fosse un vero e proprio ladro, ma, per trovare un punto in comune che possa farli dialogare e mettere d’accordo, ci si limitasse a dire che comunque entrambi “fanno i soldi” … evidentemente, oltre che inutile, tale giudizio sarebbe falso e grave!
È vero che “c’è un po’ di verità in qualsiasi Religione”?
Sempre se si fosse sospinti dalla ricerca di punti in comune se non di consenso con tutti, o comunque per accattivarsi la simpatia di qualcuno o irenicamente valorizzare il più possibile ogni posizione, allora tale affermazione potrebbe essere anche buona, anzi in fondo ovvia, ma comunque inutile e inconcludente.
A ben vedere, cioè manifesta pure l’ignoranza di cosa siano i “concetti privativi”, come appunto sono anche i concetti di errore e di male.
I “concetti privativi”, anche se in apparenza indicano qualcosa (essere), in realtà si riferiscono ad una mancanza di qualcosa (nulla). Utilizziamo molti di questi concetti. Un “buco”, ad esempio, sembra qualcosa, ma in realtà è assenza di qualcosa; e se attorno al buco non ci fosse nulla, non solo sparirebbe ciò che lo circonda ma verrebbe meno anche il concetto stesso di buco.
È dunque evidente che non possa esserci un errore assoluto, cioè un errore che non sia all’interno di qualche verità. È quindi ovvio che qualche verità sia presente anche nel più grossolano degli errori. Affermare che qualche verità c’è comunque, ad esempio appunto in ogni Religione, è dunque cosa ovvia; ma ciò non significa che non ci siano nelle diverse convinzioni religiose anche errori e falsità, talora anche gravi.
Come abbiamo visto sopra ad esempio nella brevissima analisi dei punti in comune o analoghi tra le Religioni ma anche le loro sostanziali differenze, non possiamo ad esempio dire che se una Religione arcaica adora anche un totem (ad esempio una pietra) o il Sole è comunque vero, bene e sufficiente che venga adorata una divinità (anche se certo è già qualcosa rispetto al puro ateismo o materialismo); oppure ancora che i milioni di Dei (nonostante la Triade superiore) dell’Induismo sono comunque una verità e un bene perché comunque c’è una divinità.
Tra l’altro è ovvio che due verità opposte (come ad esempio politeismo e monoteismo) non possono essere entrambe vere, né possiamo allora ancora accontentarci dicendo che comunque c’è una divinità.
Se poi N.S. Gesù Cristo è Dio fatto uomo (e ricordiamolo ancora, esistono motivi ragionevoli per affermarlo, come pure per credere alla Sua Risurrezione), non possono esserci altre divinità (nelle Religioni). E se Gesù non fosse Dio ma un folle impostore e bestemmiatore (un uomo che vuol farsi Dio, come crede la Religione ebraica), evidentemente ciò sarebbe in netta contraddizione con il riconoscimento della Sua divinità fatta, anche con convincenti ragioni, dal cristianesimo. Non possono essere vere entrambe, perché Gesù o è Dio o non lo è (essere o non essere, vero o falso); e quindi una delle due sbaglia gravemente e con conseguenze eterne! Sarebbe sufficiente riconoscere (anche in ordine alla salvezza) che comunque Dio aveva già dato i Comandamenti a Mosè? Questo non lo credono né il Cristianesimo (perché Gesù conferma ma anche porta a compimento e perfeziona pure i Comandamenti) né la Religione ebraica (che non crede assolutamente che l’impostore e bestemmiatore Gesù possa perfezionare i Comandamenti di Dio, facendosi uguale a Lui). Dunque, anche ciò che potrebbe sembrare un punto in comune in realtà e di radicale dissidio e solo una delle due posizioni, anche razionalmente parlando può essere vera e quindi l’altra è necessariamente falsa!
Se poi, per fare un altro esempio e cercare un punto in comune e un po’ di verità anche nell’Islam, si riconoscesse che certo anche nell’Islam c’è un vero monoteismo (Dio uno, trascendente e Creatore; mentre tra l’altro Maometto accusa il cristianesimo di essere politeista, non comprendendo cosa significhi la Santissima Trinità!), si dovrebbe comunque andare poi, per non rimanere irenici e inconcludenti, al punto fondamentale, su cui tutto regge (è vero) o tutto crolla (è falso). Gesù è solo un semplice Profeta, come dice Maometto indicando poi se stesso come il nuovo e definitivo Profeta (e quindi ciò che dice il cristianesimo è tutto falso, credendo in uno che si è fatto Dio invece non lo era ma ciò costituisce una grave bestemmia)? Oppure è vero che Gesù è risorto, è dunque Dio, il compimento della Rivelazione divina e non ci può essere un altro Mediatore tra Dio e gli uomini e un altro Salvatore dopo di Lui, fino alla fine del mondo (e dunque Maometto, il Corano e l’Islam sono gravemente falsi, anche in ordine al nostro destino eterno)? Non possono essere veri entrambi! Con tutto ciò che questo comporta, anche in ordine a tutte le conseguenze di fede e di morale dei due Credo religiosi e soprattutto per il nostro destino eterno!
È vero che “c’è un po’ di bene anche nelle scelte morali obiettivamente sbagliate”?
Quanto appena ricordato circa i “concetti privativi” vale ovviamente anche in questo caso, poiché appunto anche il male è un concetto privativo (assenza di bene). Non può dunque esistere un male assoluto, senza alcuna porzione di bene, almeno minimale, perché appunto altrimenti sparirebbe insieme al bene anche il male.
Anche a livello di male fisico non potrei ad esempio dire che ho il mal di denti o una carie se non avessi i denti (perché neonato o anziano con la dentiera), oppure che uno si è rotto il femore se non avesse le gambe; o ancora che un uomo possa diventare vedovo se non è mai stato sposato.
Quindi voler trovare ad ogni costo qualcosa di bene per giustificare una scelta morale che è oggettivamente male è razionalmente ovvio ma inconcludente, cioè non nega affatto che il male sia male e rimanga tale. Se poi tale scelta o posizione morale è non solo eticamente male ma addirittura contraria al Vangelo stesso o anche al perenne insegnamento della Chiesa Cattolica (è dunque peccato grave, in chiara opposizione alla volontà divina) affermare che in tale grave scelta morale di peccato c’è comunque qualcosa di bene, se da un lato è cosa ovvia, dall’altro porta a giustificare in qualche modo il peccato e persino potrebbe indurre ad esso.
Si pensi ad esempio (e tale affermazione recentemente s’è sentita, anche ad alti livelli, proprio in riferimento a questi casi) se si dicesse che c’è un po’ di bene anche in una convivenza o in un’unione intima tra non sposati o tra divorziati risposati civilmente, perché comunque un po’ d’amore o persino altro c’è anche in tale unione; questo può anche essere ovvio, se è vero che un bene parziale c’è; ma rimane comunque male e gravemente illecito che uno scelga di essere stabilmente in questa situazione, chiaramente contraria al Vangelo stesso e che comunque rimane oggettivamente un grave male morale (peccato).
È chiaro che un qualche “bene” ci debba essere anche in qualsiasi caso, anche gravemente illecito moralmente, perché tra l’altro ogni persona non sceglierebbe mai di compiere un’azione di male se non ci fosse anche qualche bene. Anche un ladro e omicida che uccidesse una persona per rubarle dei soldi, sarebbe comunque attirato dai soldi che in sé sono un bene.
È tra l’altro significativo che in italiano, come sinonimo di “peccato” (anche se i concetti non coincidono totalmente) usiamo la parola “mancanza”; infatti il peccato è peccato non tanto per quello che c’è ma proprio per quello che manca (e dovrebbe esserci). Ecco la radice dell’inganno (sui cui peraltro il diavolo si attacca per attirarci al peccato) e la pericolosità della domanda “ma che male c’è”, perché è proprio quel tanto di bene che c’è in ogni cosa che attira la nostra volontà; dunque la domanda corretta non è tanto “ma che male c’è?” (su cui peraltro ci si può persino abituare tanto da non avvertire più il male come tale, fosse anche grave ed evidente), quanto piuttosto “che bene manca che invece dovrebbe esserci?”.
Queste due ultime espressioni, anche quando sono applicate al cosiddetto dialogo interreligioso o all’ecumenismo, possono dunque essere ovvie e apparentemente buone, ma in realtà possono essere invece anche gravemente ingannevoli.
In conclusione, possiamo dunque osservare come il relativismo (la negazione della verità, fino a rendere tutto opinione e quindi creazione soggettiva) sia uno dei più micidiali veleni che possa intaccare le menti, le coscienze e le anime umane.
Già nel sec. XIX Nietzsche profetizzava lucidamente e drammaticamente che la pretesa dell’umanità di poter conoscere la verità si manifesterà come inconcludente ed essa stessa “nichilista”, cioè fondata sul Nulla (in realtà non è la pretesa della ragione di conoscere la verità ad essere nichilista, ma la pretesa della Modernità di fondarla solo sul “cogito” del soggetto), e porterà l’umanità al suo esito mortale (Nietzsche auspicava che forse solo dopo questa fine potrebbe sorgere un “oltre-uomo” capace di vivere il non senso radicale, cioè appunto di abbracciare il Nulla).
Il relativismo, come vero e proprio “dogma” antimetafisico e anticristiano fatto proprio dall’Illuminismo (salvo poi fare del proprio pensiero un nuovo e indiscutibile assoluto!) e imposto sempre più dalla Massoneria, fino a diventare pensiero dominante (specie in Occidente) se non addirittura vera e propria “dittatura del relativismo” (da cui è vietato dissentire), costituisce appunto un micidiale veleno, in grado di distruggere non solo la fede, ma la coscienza e la mente, quindi l’esistenza stessa dell’essere umano (tanto più se giovane o comunque indifeso rispetto ai suoi subdoli attacchi).
Tale veleno già a fine ‘800 si insinuò, insieme alla Massoneria che lo promuoveva, persino all’interno stesso della Chiesa, della teologia e pian piano nella stessa gerarchia, come denunciò appunto San Pio X (cfr. la sopra menzionata Enciclica “Pascendi Dominici Gregis“).
Si tratta ovviamente di un gravissimo pericolo per la fede e quindi per le anime in quanto questo relativismo, anche se talora mascherato, svuota la Chiesa stessa dall’interno, spingendola (ovviamente sotto nobili e suadenti parole) ad un progressivo “adattamento al mondo”, alle sue logiche, ai suoi veri o presunti valori e diritti, in genere vuoti e perfino anti-cristici, cioè al pensiero in esso dominante.
Ora più che mai, proprio perché il nemico (della Verità che salva) non attacca più solo dall’esterno ma dall’interno stesso della Chiesa, la battaglia, umanamente parlando, sembrerebbe essere ormai fondamentalmente e inesorabilmente persa.
Poiché però la Chiesa Cattolica è lo stesso “Corpo mistico di Cristo”, il Risorto sempre vivo e operante in essa, ed è abitata e mossa ancora, come sempre, dallo Spirito Santo, l’apparente apocalittica sconfitta può mutarsi perfino da un momento all’altro da un Venerdì Santo di morte alla vittoria della Pasqua di Risurrezione.
Non dimentichiamo poi mai, come ci ricorda proprio l’affresco di Michelangelo posto in testa a questa News e che domina quella Cappella Sistina dove peraltro vengono eletti i Papi, Cristo è il Signore del cosmo e della storia e “ritornerà nella gloria a giudicare i vivi e i morti”, anche quelli che non hanno creduto in Lui o lo hanno ridotto ad un’opinione tra le altre.
Sarà dunque bene e urgente per tutti ricordare che N.S. Gesù Cristo non è una divinità tra le tante, né ha fondato una Religione tra le tante, e che la possibilità della dannazione eterna è reale, anche se si è smesso di crederci e persino di predicarlo. Perché Dio Padre è Amore infinito ma anche perfetta Giustizia; e non ha mandato suo Figlio nel mondo (Incarnazione del Verbo) per fare un viaggio o predicare valori facilmente condivisibili o fare semplicemente dell’umanità un’unica “fraternità” (peraltro di stampo massonico), ma siamo stati salvati (Redenzione) a prezzo della Croce e del Suo Sangue, che è certo il segno supremo dell’amore e della misericordia di Dio, ma comunque non ci salva “automaticamente”, anche senza di Lui e senza la nostra personale “conversione”, cioè senza quei mezzi (fede obbediente e Sacramenti) che Dio ci ha donato per salvarci eternamente!






