Giubileo 2025

Mentre tramonta l’Anno del Signore 2025 e inizia il 2026, che sono gli anni dalla nascita di N. S. Gesù Cristo, volge ovviamente al termine pure il corrispondente Anno Santo e Giubileo 2025.
Nonostante i tormenti che non hanno cessato di far soffrire milioni di persone nel mondo e le stesse piaghe che affliggono il Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa, eleviamo con particolare gratitudine il nostro doveroso e sentito inno di ringraziamento a Dio (vedi e ascolta il celebre e tradizionale Te Deum) per i doni da Lui ricevuti in questo speciale Anno.
È stato un Anno Santo ordinario (cioè quello che ricorre ogni 25 anni), ma che ha conosciuto pure eventi eccezionali, come quello non solo dell’avvicendarsi di due Papi, ma con la presenza a Roma, cuore della Cristianità e centro mondiale e vivo (per la presenza del Papa) della Chiesa Cattolica, di un eccezionale numero di pellegrini (oltre 35 milioni!), un vero primato storico, ben oltre le aspettative e persino superiore a quello registrato nel grande Giubileo del 2000 (25 milioni).
Com’è noto, Papa Francesco è morto il 21.04.2025 (notte o mattina dopo Pasqua); mentre il suo successore, Papa Leone XIV, è stato eletto l’8.05.2025.
Anche questi due storici eventi, morte ed esequie di Francesco ed elezione e inaugurazione del Pontificato di Leone XIV, hanno ulteriormente contribuito ad accentrare su Roma e sulla Chiesa Cattolica l’attenzione mondiale e pure a far confluire in Vaticano centinaia di migliaia di presenze, comprese le maggiori autorità politiche e religiose del mondo intero.
Tra l’altro, l’età ancora giovane (nato il 14.09.1955) e la piena salute di Leone XIV gli hanno permesso, cosa che altrimenti sarebbe stata impossibile, di far fronte, con la sua amorevole presenza, alle numerosissime iniziative e celebrazioni di questo Anno Santo (vedi).
Il Giubileo 2025 è stato infatti aperto da Papa Francesco la sera del 24.12.2024, vigilia del Santo Natale; e sarà concluso da Papa Leone XIV il 6.01.2026, solennità dell’Epifania di Nostro Signore, con la S. Messa celebrata solennemente la mattina nella Basilica di S. Pietro, tomba del Principe degli Apostoli, celebrazione che contempla appunto pure la chiusura della Porta Santa della Basilica, che segna così la chiusura ufficiale dell’Anno Santo 2025.
Le altre tre Porte Sante delle altrettante Basiliche papali (o patriarcali) di Roma sono invece chiuse il 25 dicembre (S. Maria Maggiore), il 27 dicembre (S. Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma) e il 28 dicembre (S. Paolo fuori le Mura, tomba dell’Apostolo). Sopra tali 4 Porte Sante, che rimarranno inaccessibili e perfino cementate fino al prossimo Giubileo, una lapide ricorderà che sono state chiuse sotto il pontificato di Leone XIV.
Il motto di questo Giubileo 2025 è stato “Peregrinantes in spem” (Pellegrini di speranza, Pilgrims of hope). Lo stemma ufficiale (che riportiamo qui in testata) allude, sia pur in modo alquanto stilizzato, alla certezza che in Cristo e nella Sua Croce troviamo la vera “àncora” della nostra salvezza e della nostra stessa speranza, pur tra i marosi del nostro tempo comunque tanto tormentato e pericoloso, non solo per la pace nel mondo ma soprattutto per la salvezza eterna delle nostre anime [qualcuno ha però notato che l’àncora sia pure un simbolo massonico e proprio legato al tema della “speranza”]. Questo è stato poi l’Inno ufficiale del Giubileo 2025: “Pellegrini di speranza” (ascolta). [Alla presentazione dell’Anno Santo si parlò pure, in modo inaudito, di una “mascotte” del Giubileo (“Luce”, vedi), assai vaga e senza particolari riferimenti cristiani e che grazie a Dio non è stata invece più ricordata].
Il prossimo Giubileo ordinario dovrebbe dunque cadere, a Dio piacendo e se la storia mondiale non va verso una possibile catastrofe (vedi, vedi, vedi), nel 2050.
Con tutta probabilità, però, anche se non c’è stato ancora un annuncio ufficiale, verrà celebrato uno straordinario Giubileo e Anno Santo nel 2033, cioè esattamente in occasione dei 2000 anni dalla morte e risurrezione del Signore Gesù e quindi della nostra Redenzione; così come il 2000 ha segnato appunto il bimillenario dell’Incarnazione del Verbo, cioè della nascita di Gesù.
In occasione del suo primo viaggio apostolico (vedi ultima News), durante un incontro privato tenuto ad Istanbul il 29.11.2025 con i Capi delle Chiese e comunità cristiane (vedi e vedi), Leone XIV ha fatto cenno a questo Giubileo 2033, auspicando che in tale occasione possa tenersi a Gerusalemme stessa (luogo appunto della morte e risurrezione del Signore) pure uno storico incontro ecumenico.
In proposito, già in occasione del 1950° anniversario della morte e risurrezione di Cristo, Papa Giovanni Paolo II indisse il Giubileo straordinario della “Redenzione” (25.03.1983 / 22.04.1984). Tale Giubileo straordinario, anche se inizialmente qualcuno, persino dentro la Chiesa, lo accolse con freddezza, segnò invece l’inizio di una significativa rinascita cristiana, a cominciare dal 1° Giubileo dei Giovani [un rischio, visto che nell’Anno Santo 1975, con Paolo VI, un Giubileo dei Giovani non fu invece neppure immaginato, dati i tempi e gli abbandoni della fede, specie di molti giovani, seguiti ai tumultuosi anni ’60 e alla contestazione del fatidico ’68]. Invece, proprio il successo ottenuto da tale Giubileo dei Giovani (del 14.04.1984, con 300.000 giovani, una quantità allora inimmaginabile e inattesa), convinse Giovanni Paolo II non solo ad indire per il 1985 un particolare Anno dei giovani, ma da allora nacquero le famose Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), che tuttora proseguono (la prossima sarà a Seoul, in Corea del Sud, nel 2027).
Un po’ di storia
La radici del Giubileo sono presenti addirittura già nell’Antico Testamento biblico, dove, secondo il comando stesso di Dio, ogni 50 anni si doveva celebrare un anno speciale, “santo” (cioè diverso e sacro) o “giubilare” (il termine allude evidentemente ad un evento gaudioso), dove al richiamo penitenziale di conversione a Dio e alla Sua Legge si aggiungevano anche pratiche di forte impatto sociale e persino economico, come gli indulti per certi debiti o passaggi di proprietà (cfr. Lv 25 e 27).
Nella storia della Chiesa, fu Papa Bonifacio VIII ad indire il primo Anno Santo, per il 1300.
All’inizio si pensò ad una cadenza centenaria (l’inizio del secolo, appunto dalla nascita di Cristo). Si passò invece presto, per rendere più accessibile questa “grazia speciale” (e relativa Indulgenza) a tutte le generazioni, ad un Giubileo ogni 50 anni. Si era persino pensato ad un Giubileo ogni 33 anni (l’età di Cristo Signore); ma dal 1470, per decisione di Papa Paolo II, si passò a celebrare un Anno Santo o Giubileo ogni 25 anni. E così si fa tuttora.
Pochi sanno che, per l’incalzare in Europa e persino in Italia di una cultura illuminista, anticlericale e anticattolica, non venne neppure celebrato il Giubileo del 1800 (leggi).
Si tenga poi presente che Roma, cuore mondiale della cristianità e centro vivo dell’intera Chiesa Cattolica (per la presenza del Papa, successore di S. Pietro, primo Vescovo di Roma e ivi martirizzato e sepolto) – e ricordiamo che stiamo parlando tuttora di 2,5 miliardi di Cristiani, tra cui 1,4 miliardi di Cattolici, oltre al fatto che il Papa è universalmente riconosciuto come la massima autorità religiosa e morale del pianeta, come di fatto è, non essendoci tra l’altro un capo unico neppure nelle altre Religioni o Confessioni cristiane – con l’occupazione piemontese del 20.09.1870 (il fatidico “XX settembre”! vedi) e tutto ciò che ne è seguito (vedi il dossier sul Risorgimento e vedi il relativo documento), ha di fatto perso, dal punto di vista giuridico, politico e culturale, questa sua straordinaria identità storica, cioè di essere la città sacra dei Cristiani e in particolare dei Cattolici!
E se il popolo italiano per oltre un secolo è rimasto ostinatamente cattolico (lo è tuttora, se ci riferiamo almeno ai cittadini battezzati nella Chiesa Cattolica), oggi invece le nuove generazioni paiono ormai quasi totalmente espropriate della propria identità cristiana cattolica e della consapevolezza storica anche del privilegio mondiale, religioso e persino artistico, di Roma. Dopo l’occupazione risorgimentale (piemontese) della Città eterna e il fortissimo tentativo di “fare gli Italiani” come cittadini non più cattolici ma “laici” ed educati secondo i principi della massoneria, dal punto di vista giuridico e diplomatico solo l’invenzione (nel 1929, da parte del fascismo) della Città del Vaticano – un vero e proprio Stato indipendente (il più piccolo del mondo, praticamente simbolico, coi suoi kmq 0,4 di superficie), il cui sovrano assoluto è il Papa – ha permesso una certa qual autonomia del Pontefice e libertà nell’esercizio del suo universale ministero apostolico (questo ha un valore giuridico anche nel panorama politico mondiale; e ne è prova anche il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede). In questo senso, il laicismo italiano, ancora forte anche se non più coi toni aspri e intolleranti del Risorgimento, si ostina a parlare dei rapporti tra Stato e Chiesa come di due corpi estranei (o al massimo di buon vicinato), comunque come un “al di qua o al di là dal Tevere”, confondendo la questione, cioè dimenticando appunto che un conto è riferirsi alla Città del Vaticano e un conto è parlare della Chiesa Cattolica, che è invece parte integrante e maggioritaria non solo di Roma ma della stessa Nazione Italiana (visto che il 94% degli oriundi italiani e romani è, almeno per il Battesimo, cattolico e quindi parte della Chiesa Cattolica). Quando parliamo di Chiesa Cattolica non c’è dunque alcun “di qua o di là dal Tevere”, come pensano i laicisti e forse persino molti sedicenti Cattolici, perché la stragrande maggioranza della popolazione romana e italiana è appunto parte della Chiesa Cattolica.
Comunque, anche l’arrivo quest’anno a Roma di 35 milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo dovrebbe scuotere e ricordare anche alle menti più oscurate dalla dimenticanza delle proprie radici cristiane e da un laicismo tuttora imperante, che Roma è di fatto, e proprio a motivo della fede cristiana cattolica, “Caput mundi” (Capitale del mondo)!
Nei secoli passati, nonostante che i mezzi di trasporto fossero “i piedi” o al massimo le carrozze trainate dai cavalli e le condizioni delle strade fossero ovviamente assai precarie e perigliose, specie in occasione di questi Giubilei i pellegrini giungevano a Roma da ogni dove, appunto anche a piedi; il pellegrinaggio a Roma assumeva così anche necessariamente una fortissima “valenza penitenziale”. Del resto già nel Medioevo il pellegrinaggio a Roma, centro della cristianità e sede del Papa, come quello alla altre grandi mete cristiane [specie la Terra Santa (dove Cristo è venuto e la Chiesa Cattolica è nata) o Santiago di Compostela (alla Tomba dell’Apostolo S. Giacomo e occidentale Finis terrae dell’Europa e allora del mondo conosciuto; si pensi al celeberrimo “Cammino di Santiago”)], segnava fortemente la vita e la stessa civiltà cristiana dell’Europa. Anche questo contribuì infatti fortemente a compattare l’Europa nella sua forte unità e identità cristiana. Pensiamo a certe celebri vie di pellegrinaggio a Roma, come le storiche “Vie Romee” o la famosa “Via Francigena” (Canterbury-Roma), lungo le quali i pellegrini potevano trovare non solo storiche e artistiche tappe cristiane (specie monastiche) ma pure alloggio e persino cure attente e gratuite (da cui l’idea stessa di “Ospedale”, appunto da “ospitare”, vedi nel dossier sul Medioevo).
Evidentemente, se già da fine ottocento le ferrovie permisero un più rapido accesso di molti alla Caput mundi, nel XX secolo si rivoluzionò pure, specie con l’avvento dell’auto (e degli autobus), il modo stesso di intendere e attuare i pellegrinaggi, pur persistendo i pellegrini penitenti e persino a piedi e comunque comportando ancora una notevole dimensione di sacrificio.
Con l’avvento della televisione (in Italia nata nel 1954), anche i grandi eventi ecclesiali, sia pur con pericolosi filtri mediatici (pensiamo ad esempio a come la gente comprese il pontificato di Giovanni XXIII e lo stesso Concilio Vaticano II, spesso in modo assai distorto e lontano dalla realtà ecclesiale effettiva), entrarono nella case, negli occhi e nelle menti delle persone, persino a livello planetario. Sotto questo aspetto il Giubileo del 1975 fu il primo ad essere ripreso dalla televisione nei suoi molteplici eventi e ad entrare esso stesso nelle case degli Italiani e del mondo intero.
Negli anni ’60/’70, come ulteriore frutto e nello stesso tempo co-artefice del cosiddetto “miracolo economico” (che in poco tempo portò il nostro Paese da essere quel cumulo di macerie con cui uscì dalla II Guerra Mondiale a divenire la quarta potenza economica e industriale del pianeta!), l’Italia vide sorgere, insieme alle sue feconde case automobilistiche (‘in primis’ la FIAT), una delle prime e più grandi reti autostradali del mondo (dopo gli USA e al pari della Germania, vedi), in cui soprattutto le celebre “Autostrada del Sole” [costruita in soli 8 anni (1956-1964), collegò Milano con Roma e Napoli, per 760 km e dovendo pure attraversare gli Appennini] permise di raggiungere Roma, anche dal nord Italia e dall’Europa stessa, in tempi prima inimmaginabili.
Quando poi nacque e si espanse in modo sempre più veloce e massiccio l’aviazione civile, l’aereo ha permesso l’inarrestabile lievitazione del numero di pellegrini giunti a Roma da tutto il mondo; così che in ogni evento di questo Giubileo 2025 pare persino normale trovare insieme pellegrini proveniente dai 5 Continenti (il Giubileo dei Giovani ha visto ad esempio la partecipazione di giovani provenienti da 146 Nazioni!).
Evidentemente queste nuove possibilità di raggiungere Roma, che oltre ad essere il centro della cristianità è comunque pure una delle più belle città del mondo, fanno sì che, anche in occasione dei Giubilei, allo spirito cristiano e persino penitenziale del “pellegrinaggio” si unisca il crescente fenomeno del semplice “turismo religioso”, oltre che del turismo in genere (che negli ultimi decenni ha conosciuto un ‘boom’ inimmaginabile anche per i ceti meno abbienti) [si pensi che Roma, nel presente Giubileo, se ha contato oltre 35 milioni di pellegrini, in totale ha registrato 105 milioni di presenze].
L’evento del Grande Giubileo del 2000, proprio nel 2000° anniversario dell’Incarnazione (la nascita di Cristo, vero Dio e vero uomo), e che ha poi segnato il passaggio al III Millennio cristiano, celebrato durante il pontificato di un Giovanni Paolo II peraltro già sofferente, fu certamente un evento ecclesiale e di fede che ha attirato su Roma lo sguardo del mondo intero, oltre a raccogliere 25 milioni di pellegrini provenienti da ogni angolo del pianeta. Particolarmente impressionante e persino inatteso fu il Giubileo dei Giovani, che nell’agosto del 2000 riunì a Roma ben 2 milioni di giovani provenienti da tutti i Paesi della Terra! Un evento clamoroso, che sconvolse persino la cultura dominante e laica, che dagli anni ’60 si ostinava a presentare appunto i giovani in progressivo se non totale abbandono della Chiesa!
Il grande Giubileo del 2000, cioè del 2000° anniversario della nascita di Cristo Signore e dunque dell’Incarnazione, fu un evento straordinario, ma soprattutto segnato da forti connotati “cristocentrici”. Il suo motto fu infatti la significativa citazione della Lettera agli Ebrei: “Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8); e anche il suo Inno era gloriosamente cristocentrico (ascolta, cantato da Andrea Bocelli). Tra l’altro, significativamente proprio in quell’Anno, bimillenario appunto dell’Incarnazione e quindi della venuta di Dio sulla terra, fu pubblicata (e subito contestata, persino all’interno di certi importanti settori della Chiesa) la celebre Dichiarazione della Congregazione della Dottrina della Fede “Dominus Iesus”, che riaffermava, a nome del Papa, l’unicità salvifica di Cristo Signore come della Chiesa Cattolica da Lui fondata (vedi).
Papa Francesco volle invece indire per il 2016, inaspettatamente (persino per l’Amministrazione capitolina) e anche in questo ponendosi al di fuori della plurisecolare tradizione della Chiesa, un “Anno Santo straordinario della Misericordia” (quindi senza alcun riferimento anniversario cristocentrico), con tanto di Porte Sante aperte e chiuse (per questo ancora per qualche giorno le lapidi che le sovrastano portano il suo nome). Questo strano e inedito Anno Santo si aprì l’8.12.2015, solennità dell’Immacolata Concezione, quando alla sera si proiettarono inspiegabilmente sulla facciata di S. Pietro inquietanti se non agghiaccianti immagini di animali ruggenti (vedi e ascolta), e si concluse il 20.11.2016. Di fatto fu però un Giubileo fallimentare, da pochi celebrato e subito dimenticato, anche nella Chiesa e persino in Vaticano.
Una straordinaria partecipazione di fedeli
Dunque, questo “ordinario” Anno Santo 2025, che sta per concludersi, nei suoi numerosissimi eventi (vedi), che appunto dal 18 maggio (inizio solenne del Pontificato) sono stati presieduti da Papa Leone XIV, ha visto la presenza di oltre 35 milioni di pellegrini: una cifra record e che ha superato le più ottimistiche aspettative.
Una nota economica
Qualcuno, anche se forse meno che in passato, potrebbe ostinarsi pure a credere che questo immenso afflusso di pellegrini e turisti sia un’occasione d’oro per impinguare le casse della Chiesa e dei suoi numerosi istituti religiosi che offrono a Roma ospitalità ai pellegrini.
Intanto sottolineiamo che non è certo scandaloso che ai pellegrini, come ai turisti in genere, si debba pure assicurare vitto e alloggio. Nessuno si scandalizza infatti se il confluire di migliaia di persone, anche a Roma, avviene per concerti (in genere a pagamento) o per eventi sportivi (e si paga anche per entrare allo stadio), culturali, turistici e persino politici e sindacali. Non si capisce allora perché alcuni facciano gli scandalizzati o si faccia dell’ironia se invece gli arrivi e le presenze, come pure gli spostamenti, siano dettati da motivazioni religiose. Allora si ritira fuori la questione delle ricchezze e dei guadagni della Chiesa; e forse persino dei disagi procurati alla città da tali eventi e maree di persone.
Facciamo però notare come nessuno abbia chiesto un solo euro a questi 35 milioni di pellegrini presenti agli eventi giubilari (e il totale sarebbe già stato di ingenti proporzioni), ad esempio per entrare in S. Pietro o nella altre chiese romane (quando non solo lo si fa per i musei ma, fuori e pure in Italia, si è cominciato a farlo anche per visitare molte chiese di grande valore artistico) o per partecipare ad una celebrazione o una S. Messa del Papa o anche alle Udienze papali (quando peraltro le spese per realizzare tali eventi sono spesso enormi). Invece, tutto è assolutamente gratuito!
Evidentemente l’indotto economico è stato invece a favore di alberghi, ristoranti, bar, trasporti, negozi, souvenir; ma in fondo per le casse stesse dello Stato (se non altro per l’ingente percentuale di tassazione su ciascun acquisto e pagamento fatto dai pellegrini). Certo lo Stato e la stessa Amministrazione capitolina (in genere godendo pure di ampie sovvenzioni nazionali e internazionali, ma in fondo comunque con le tasse stesse dei cittadini, Cattolici compresi) ha fatto fronte a numerose spese per rendere più accessibile e vivibile la città di Roma, centro della cristianità mondiale. Si tratta però in genere non solo di una ricchezza per la città, ma di opere strutturali che rimangono di grande utilità per i cittadini anche in futuro, assai più di quelle poste in atto per altri grandi eventi. Si pensi, ad esempio, che in occasione del Grande Giubileo del 2000 si realizzò tra l’altro la terza corsia del Grande Raccordo Anulare o il raddoppio/elettrificazione di gran parte della rete ferroviaria regionale urbana o ancora la realizzazione di certi importanti sottopassi stradali, ora finalmente completati, ad esempio nelle zone limitrofe al Vaticano (quando prima del 2000 non c’era in zona, nonostante i milioni di pellegrini che accorrono in genere al centro della Cristianità, neppure un parcheggio per gli autobus o per le auto).
Ancora sul grande Giubileo dei Giovani
Particolarmente impressionante e al di là di ogni aspettativa è stata appunto la presenza, pur in una torrida estate romana e tra immensi disagi anche di alloggio e trasporti, dei giovani di tutti i Continenti al loro Giubileo (28 luglio/3 agosto), culminato con la Veglia di preghiera del 2 agosto sera e la S. Messa del 3 mattina, presiedute dal Papa, a Tor Vergata, cui hanno partecipato oltre 1 milione di giovani! [Si veda in proposito quanto riportato nella News del 29.08.2025]
Sia pur la metà di quanti accorsero nello stesso luogo in occasione del Giubileo del 2000 con Giovanni Paolo II (2 milioni di giovani presenti), rimane comunque un dato impressionante e di vera speranza, persino controcorrente, visto appunto che molti, specie in Europa occidentale ma persino in Italia, si ostinano a pensare alla fede e ai cristiani come roba da vecchietti, come un anacronistico residuo di un passato ormai destinato al tramonto!
Un avvenimento talmente eclatante che anche il circo mediatico non solo italiano ma mondiale, pure nelle menti spesso assopite se non narcotizzate da vuote vacanze estive (vedi), non ha potuto nascondere o censurare, come fa in genere con le notizie e gli avvenimenti cristiani; anche se ovviamente ha provveduto poi subito a far cadere nell’oblio.
Tra l’altro, tutti possono infatti osservare come ormai solo la Chiesa Cattolica nel mondo, nonostante i continui attacchi culturali, mediatici e talora anche fisici di cui è spesso vittima (vedi), riesca a generare eventi del genere e con questi numeri!
Al di là dello strepitoso numero, quasi il doppio di quello preventivato, ha sorpreso anche la capacità di questo milione di giovani, oltre ai momenti ovviamente anche di festa, di mettersi in ascolto di lunghe catechesi (magari persino non sempre all’altezza dell’occasione), di fare lunghe file alle centinaia di Confessionali (al Circo Massimo), di adorare col Papa e in assoluto silenzio Gesù Eucaristia (nella Veglia a Tor Vergata – vedi; lo stesso Leone XIV ha compiuto interamente in ginocchio l’adorazione, per oltre 30’, vedi da h 1,13’ a h 1,55’); fino alla S. Messa (ancora nell’immensa spianata di Tor Vergata e dopo una notte passata lì in condizioni proibitive) (vedi). Non si è trattato quindi di uno spettacolo o concerto da stadio o di sole facili e fugaci emozioni, ma di un vero evento di fede, cui hanno partecipato appunto oltre un milione di giovani provenienti da 146 nazioni del mondo!

Inizio della Veglia di preghiera conclusiva del Giubileo dei Giovani
Qualche (amara) considerazione
Se i numeri del presente Giubileo, a livello di partecipazione fisica dei pellegrini, sono stati certo straordinari e incoraggianti, difficile ovviamente (perché in fondo nelle coscienze solo Dio può vedere chiaramente) scorgere se tali eventi abbiano lasciato un solco profondo nelle anime, nella vita concreta, personale e sociale, ma soprattutto in vista della propria salvezza eterna.
I Giubilei sono infatti soprattutto eventi spirituali e speciali occasioni di conversione e penitenza, cioè di cambiamento di vita e rinvigorimento della propria fede e rettitudine morale! Come abbiamo ricordato, nella storia si giungeva a Roma anche con immensi sacrifici, come segno di penitenza, persino a piedi e pure dai paesi più remoti!
Certo, specie nelle basiliche papali romane, dove la presenza dei Confessori è assicurata e costante, s’è potuto registrare un grande incremento delle Sante Confessioni (s’è notata particolarmente la presenza di penitenti provenienti dai Paesi dell’Europa centrale, specie slavi; come pure di pellegrini e penitenti provenienti dall’America Latina), Confessione sacramentale che peraltro è una delle condizioni imprescindibili per poter fruire pure dell’Indulgenza giubilare (di cui purtroppo s’è sentito pochissimo parlare)!
A dire il vero, anche nella predicazione come nelle catechesi, assai raramente, come oggi spesso purtroppo accade, s’è sentito un forte richiamo alla conversione, alla penitenza, ai Comandamenti di Dio, alla salvezza eterna, all’Aldilà. In altre parole, il livello “soprannaturale” è sempre più censurato o appiattito sui “valori”, specie sui rapporti umani, sociali o ecclesiali.
Talvolta anche i diversi gruppi o categorie di persone cui erano dedicati i numerosissimi e singoli eventi giubilari (vedi) parevano celebrare più una festa della propria appartenenza sociale o ecclesiale che la propria volontà di conversione e penitenza. Si è giunti persino al paradosso, non contemplato nei programmi ma comunque tollerato (e forse persino promosso e celebrato), di considerare il passaggio della Porta Santa come un “diritto” (parola equivoca di stampo illuminista e oggi totalmente impazzita) e come occasione per sottolineare la propria “diversità”, perfino per chiamare appunto “diritto” i propri gravi peccati mortali. Altro che conversione!
Anche il “vedere il Papa” (tanto più che dall’8 maggio c’era la novità di Leone XIV) è spesso confuso con la frenetica volontà di riprendere la scena col telefonino o per cercare a tutti i costi di toccargli la mano. Soprattutto per poter dire agli amici, possibilmente in tempo reale: “io c’ero”. Insomma, poco più di un’emozione se non di uno spettacolo per i social. Non importa poi quello che dice (potrebbe dire anche un’eresia, che intanto non conta e non se ne accorgerebbero neppure), né tanto meno che sia il Vicario di Cristo, la cui parola dovrebbe essere richiamo e garanzia per la nostra stessa autentica fede, conversione e salvezza eterna!
Infine, a ben vedere, anche i contenuti teologici e spirituali presentati in questi eventi giubilari, sono stati spesso appiattiti, come oggi sempre più spesso accade nell’annuncio cristiano, anche nelle omelie e nelle catechesi, sull’orizzontale, sul sociale o sui rapporti ecclesiali, senza un vero afflato soprannaturale, spirituale e indirizzato a sospingerci appunto verso una reale conversione, in vista soprattutto del nostro destino eterno.
Un’ultima nota, sulla presenza di pellegrini provenienti da tutto il mondo ma oggi impossibilitati a pregare insieme (avendo smarrito il latino)
Perfino scoraggiante, anche se appunto nelle coscienze vede davvero solo Dio (però anche i segni esterni contano!), rilevare cosa spesso diventino i momenti di preghiera (anche del Giubileo).
Ad esempio, la preghiera dell’Angelus (vedi nel sito), che com’è noto il Papa tradizionalmente recita (in latino) ogni domenica o solennità alle 12 coi numerosi fedeli presenti in Piazza S. Pietro (oltre a quelli collegati da remoto), affacciandosi alla finestra del Palazzo Apostolico (dove presto il Papa tornerà finalmente a vivere): di fatto non è più conosciuta e recitata da nessuno! Per cui in quel momento le festose acclamazioni al Papa, senza poi magari neppure ascoltare quello che dice, si trasformano in un pressoché assoluto silenzio (per non dire che qualcuno continua addirittura anche in quel momento a fare foto o salutare se la telecamera li riprende). Questo evidenzia che, pur in un mondo che si è fatto piccolo (un “villaggio globale” e a Roma con pellegrini provenienti appunto da tutto il mondo), mentre tutto rischia di diventare “spettacolo” e la fede di ridursi ad “emozione” momentanea, la perdita (ormai da quasi 60 anni!) della memoria cattolica e pure della lingua latina, impedisce ormai ai Cattolici di tutto il mondo (anche durante il Giubileo e i suoi eventi) di poter persino recitare una preghiera comune nella stessa lingua, cosa che era invece ovvia appunto fino a 60 fa. Infatti, appunto solo pochissime generazioni fa (e da 2000 anni!), i pellegrini e i fedeli di tutto il mondo, pure quelli senza alcuna istruzione, avrebbero saputo recitare le stesse preghiere (almeno il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Credo, e persino appunto l’Angelus, o come si risponde all’introduzione della Benedizione di un Vescovo o appunto del Papa). In tutto il mondo, nella Chiesa Cattolica si sapeva persino cantare nella stessa melodia (gregoriana) e con la stessa lingua (il latino), ad esempio certe parti della S. Messa (il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus e l’Agnus Dei – vedi/ascolta nel sito).
Lo stesso vale per le Udienze generali del Papa (del mercoledì e in questo Anno Santo, a settimane alterne, in genere anche il sabato mattina), che terminano ovviamente con la Benedizione apostolica (in latino), preceduta dal canto (in gregoriano e in latino) del Pater noster (vedi nel sito; non parliamo poi delle sue incredibili novità introdotte nella lingua italiana!). Silenzio assoluto! Nessuno sa più rispondere e pregare nella stessa lingua (latino), che è peraltro quella ufficiale, storica e liturgica della Chiesa.
Fino ad un secolo fa, non solo per un pellegrino estero, ma pure ad esempio per un emigrante italiano che si recava in altre nazioni e continenti, era una grande gioia e consolazione entrare poi in una chiesa di quel Paese remoto e sentire la stessa Messa, le stesse preghiere e persino talora le stesse melodie che aveva ben imparato anche nel proprio paesello di origine. La Chiesa era “Cattolica”, cioè universale, anche in questo: ovunque nel mondo ci si poteva sentire, anche nelle celebrazioni, a casa propria!
Inutile rispondere che oggi c’è una nuova lingua universale, che è l’inglese [che, dopo i fasti dell’Impero inglese (vedi) e del successivo dominio mondiale USA, sta ora letteralmente sostituendosi non solo alle diverse lingue ma persino alle diverse culture, con una sorta di vera e propria “espropriazione culturale” e nuova forma di colonizzazione mondiale, in vista di un auspicato “New World Order”]. Se ad esempio il Papa, in quelle occasioni, recitasse il Padre nostro, l’Angelus o impartisse la Benedizione in inglese (tra l’altro per la prima volta nella storia l’attuale Pontefice è di origine statunitense!), la folle dei fedeli presenti, persino in chi sa oggi l’inglese, come ormai la maggior parte dei giovani, non saprebbe ugualmente rispondere e parteciparvi.
Che l’inglese non possa sostituire il latino (né teologicamente, né canonicamente e neppure di fatto) s’è visto persino nel Conclave di questo eccezionale 2025. I 133 Cardinali elettori [numero peraltro esorbitante quello possibile (125), creando persino un’ulteriore difficoltà canonica], più gli altri Cardinali ultraottantenni che non potevano entrare in Conclave ma hanno partecipato, persino con forte peso, alle “Congregazioni” che l’hanno preceduto (dove pare peraltro che il nome del Card. Prevost fosse già predominante, al di là di quel che il circo mediatico invece sospettava e divulgava con saccenza), Cardinali provenienti appunto da tutto il mondo (70 Paesi) e appartenenti a diversi gruppi linguistici, non solo in molti casi neppure si conoscevano tra loro (non essendo mai stati convocati in Concistoro da Papa Francesco, al di là della tanto declamata “sinodalità” e dei molteplici nuovi organismi, anche di Cardinali, continuamente da lui inventati e mutati), ma avevano persino seria difficoltà a comunicare tra loro (eppure si trattava di scegliere il Papa!). Che poi molti di loro non conoscessero il latino (e neppure l’italiano, pur essendo in quanto Cardinali titolari di una chiesa di Roma), s’è palesato in modo persino imbarazzante addirittura nell’atto, solenne, obbligatorio e vincolante per un Conclave, del proprio personale “Giuramento” (è avvenuto il 7 maggio scorso, già nella Cappella Sistina, sotto i riflettori mondiali, prima del celebre “extra omnes!”), dove, nonostante l’apposito foglietto (con le poche e solenni parole, persino appositamente accentate, da pronunciare in latino), apposto al Vangelo da toccare per solennemente giurare, molti Cardinali non sapessero neppure pronunciare quelle poche parole latine [o si dimenticassero persino di toccare il Vangelo, atto obbligatorio per la validità del giuramento stesso, così da essere richiamati a farlo (vedi, ad es. h. 1,09’)].
Comunque, un segno di speranza
Però, al di là dei limiti cui abbiamo fatto cenno, e soprattutto a fronte dell’apostasia dominante specie in Occidente e soprattutto nell’Europa occidentale (come qui spesso sottolineiamo, vedi), come del costante sforzo della cultura dominante (dall’Illuminismo in poi) di censurare o deformare la vera fede cristiana (si pensi al “modernismo”, oggi imperante), anche gli eventi e i numeri di questo Giubileo 2025 stanno comunque a dimostrare come non si sia ancora riusciti a cancellare del tutto quell’anelito spirituale che caratterizza l’uomo di ogni tempo, anche quello moderno e contemporaneo, pure dei giovani, così come la fede in Cristo Signore; perché Gesù è davvero risorto e vivo, è l’unico Signore, l’unica vera ed eterna Novità, la suprema ed eterna Verità, l’autentica Bellezza che ci attira e l’unico Salvatore dell’uomo.
Anche questo Giubileo 2025, se non altro per i numeri record di pellegrini che ha conosciuto, anche tra i giovani, testimonia che comunque Cristo Signore attira gli uomini di ogni tempo, Paese e latitudine (cfr. Gv 12,32). Il loro essersi messi in cammino a milioni, anche tra notevoli sacrifici, provenendo dai cinque continenti, per raggiungere Roma, per pregare sulle tombe degli Apostoli, incontrare il Successore di S. Pietro e dare pure qualche segno di conversione, ci ha testimoniato di nuovo quale sia il senso autentico e imperituro della vita, cioè del nostro pellegrinaggio terreno, al di là del fluire inesorabile del tempo (e ora sta per iniziare un nuovo Anno!), in vista della Patria celeste ed eterna (paradiso), cui dobbiamo tendere con tutti i nostri sforzi e accogliendo le continue grazie che Dio ci offre e che ci sono state abbondantemente elargite anche in questo Anno Santo 2025.






