Nonostante la grande scristianizzazione in atto, specie nell’Europa occidentale, sta però crescendo il numero di conversioni e pure di vocazioni tra i giovani; persino nel mondo dello spettacolo come in quello dello sport.
Così il centrocampista nordirlandese Philip Mulryne, che anni fa condivise maglia e spogliatoio con le stelle del Manchester United (David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer), oggi, invece, condivide il saio coi frati domenicani (Ordo Praedicatorum) e tra qualche mese sarà ordinato sacerdote.
Dopo i trionfi calcistici, tornato nella sua Belfast, la sua vita venne trasformata dall’incontro con mons. Noel Treanor, vescovo di Down e Connor, che divenne suo confessore e guida spirituale.
“Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo”, ha dichiarato. Di recente un suo amico, anch’egli ex-calciatore di fama, Paul McVeigh, ha detto: “Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Ero ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, nella fede cattolica e nella carità verso i bisognosi. Eppure è stato uno shock sentire che aveva scelto questa vita di consacrato per sempre. Ma quando poco tempo fa l’ho incontrato, l’ho trovato davvero molto felice”.
Stadi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che rimane fatto per Dio e non trova pace fin quando non trova Lui (come disse anche S. Agostino). Anche questa storia lo testimonia.