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L'espressione Idòla theatri è stata coniata da Francis Bacon per indicare quei vaneggiamenti che secondo lui erano la filosofia e la teologia

Idòla theatri


Questa espressione (“Idoli del teatro”) è stata coniata dal filosofo inglese Francis Bacon (Francesco Bacone), cresciuto alla corte dei terribili sovrani Elisabetta I e Giacomo I (vedi documento), cioè a cavallo tra il XVI e XVII secolo, per indicare quei “vaneggiamenti” senza fondamento alcuno che secondo lui erano ad esempio la filosofia e la teologia, al fine già allora di incensare la scienza come unica vera conoscenza (come dirà ancor più platealmente nel sec. XIX lo scientismo e positivismo).

Tale espressione, sia pur in ambiti culturali abbastanza elevati, è venuta via via ad indicare tutte quelle problematiche che, pur in genere create artificialmente da ristrette oligarchie culturali e di potere e non avendo in sé alcun serio fondamento, vengono poi riversate e inculcate nelle masse, fino a far credere loro che si tratti di questioni centrali, di cui non si può non parlare e discutere, perfino come reali “urgenze” e addirittura come pericolose se non apocalittiche “emergenze”.

Attorno a questi “idòla theatri” si costruisce tutto un castello di falsi problemi, in genere di solenni menzogne, e persino un vocabolario nuovo e imprescindibile, con inesorabili slogans e parole “mantra”, da ripetere acriticamente e ossessivamente. In questo modo il potere (politico, economico e ora persino ecclesiale!), sostenuto dai potentissimi mezzi di comunicazione sociale, trasfonde le nuove ideologie alla “base”, incanalando così il consenso popolare, e magari perfino facendo credere che è la base a richiedere questi cambiamenti (!), senza magari neppure sapere di cosa si stia davvero parlando e soprattutto se a tali slogans corrisponda davvero qualcosa di reale o invece siano appunto solo idoli, cioè sceneggiature da teatro, con burattini i cui fili sono tenuti da mani superiori, ben nascoste quanto potentissime!

Di certi “idòla theatri”, penetrati ormai ossessivamente anche all’interno della Chiesa Cattolica, abbiamo già fatto cenno nell’ultima Notizia (“Dio è morto”, vedi), come nel più ampio documento “Quale Chiesa?” (vedi).

Soffermiamoci ancora su qualcuno di questi slogans, di queste parole mantra, assunti acriticamente e ripetuti ossessivamente oggi anche nella Chiesa (lo abbiamo visto anche in questi giorni … e non certo in sedi secondarie)!

Si deve continuamente “parlare” [ascolta ancora in merito almeno un passaggio della  conferenza tenuta dall’allora card. J. Ratzinger al Meeting di Rimini 1990 (ai minuti 33’/36’), già citata nella precedente Notizia], in modo prolisso e persino ossessivo (e per anni!), non dei veri problemi, ma di questi “idòla theatri”, come fossero le problematiche più importanti e urgenti. Si deve far credere che è la “base” a richiedere questo dibattito, quando proprio il tanto incensato “popolo di Dio” non ne sa magari nulla, ha ben altri problemi, oppure (negli ambienti più ristretti e clericali) è già stato preventivamente indottrinato perché avverta queste “urgenze”! Si fa finta di discutere fino all’inverosimile di questi presunti problemi (mesi e anni di dibattiti, tavole rotonde, documenti, dichiarazioni, interviste, briefing …), anche se poi tutto è già stato deciso a tavolino e le conclusioni sono già pronte nel cassetto; quando ogni possibilità di critica, soprattutto ritornando alle “questioni di fondo”, è invece fortemente censurata, scaltramente silenziata o inglobata per renderla inoffensiva! È come se si delimitasse già il perimetro delle questioni da affrontare, come nei talk-show televisivi, in una sorta di “isola”, di “aiuola” (Dante ci ricorderebbe “quella aiuola che ci fa tanto feroci”), dove si può discutere all’infinito, ma senza poter mai porre in discussione le vere questioni di fondo (cioè la vera causa della crisi) e quindi senza poter davvero risolvere anche quei problemi di cui tanto si vuol dibattere!

In questo modo possono passare solo le “parole d’ordine”, appunto gli “idòla theatri”, voluti peraltro in genere dalle ideologie dominanti e dal potere mondiale, ma la direzione generale (i “processi” hegelianamente voluti e preparati) è invece un dogma incontestabile; così che le infinite discussioni, oltre a non risolvere mai davvero le questioni (ma semmai perfino a ingigantirle!), rimangono così funzionali al progetto globale (o al “sistema”, come si sarebbe detto negli anni ’60, anni in cui sembra peraltro di essere nuovamente riprecipitati, sia pur con vesti nuove).

Facciamo allora qualche esempio concreto, per non rimanere eterei e inconcludenti.

Ci sono molti ecclesiastici (anni fa lo disse espressamente il card. Martini, già al tramonto della sua vita) che pensano che la Chiesa sia rimasta indietro di 200 anni (evidentemente pensando agli ideali dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese) e che debba ora finalmente aggiornarsi.

In realtà sono proprio le “ideologie della modernità” (vedi dossier) che, dopo le catastrofi provocate nei secoli XVIII-XIX-XX, sono ormai tramontate, mostrando la propria menzogna di fondo e l’esito inesorabilmente nichilistico delle proprie posizioni.

Per questo ci sono persino pensatori “laici”, come si chiamano ormai in Europa occidentale gli atei e agnostici, che riconoscono come la Chiesa, se vuol essere davvero moderna e costruttiva, deve tornare ad essere davvero se stessa, secondo la sua invidiabile e bimillenaria Tradizione.

Riproponiamo in  proposito un sorprendente giudizio di G. Vattimo, il filosofo italiano del cosiddetto “pensiero debole” e da poco deceduto, già presentato al termine della scorsa Notizia: “Voi Cattolici avete resistito impavidi per quasi due secoli all’assedio della modernità. Avete ceduto proprio poco prima che il mondo vi desse ragione. Se tenevate duro ancora un po’, si sarebbe scoperto che gli aggiornati, i profeti del futuro post-moderno, eravate proprio Voi, i conservatori! Peccato! Un consiglio da laico: se proprio volete cambiare ancora, restaurate, non riformate! È tornando indietro, verso una Tradizione che tutti vi invidiano e che avete gettato via, che sarete più in sintonia con il mondo d’oggi, che uscirete dall’insignificanza in cui siete finiti aggiornandovi in ritardo! Con quali risultati, poi? Chi avete convertito da quando avete cercato di rincorrerci sulla strada sbagliata?”.

Il paradosso attuale di ampi settori della Chiesa cattolica, fin dai suoi vertici, è dato proprio dal fatto che, mentre gli esiti nichilistici della modernità mostrano nell’umanità e nei singoli delle ferite mortali, tali da incancrenire e portare al dissolvimento totale, col pretesto (sincero?) di andare incontro a questi “figli prodighi”, usciti orgogliosamente dalla casa del Padre e ridottisi ormai a pascolare porci e mangiare ghiande, non indicano più loro la via del ritorno alla casa del Padre, ma vogliono anch’essi stare con loro, tra porci e ghiande, dicendo che il Padre li “benedice” anche lì, che possono starci tranquillamente, pensando persino che l’esortazione alla conversione, all’abbandono del peccato, al ritorno alla casa del Padre, sarebbe un’anacronistica violenza alle loro coscienze!

Insomma, invece di riconoscere quanto fosse vera e amorevole la Parola di Dio e come persino la storia (dell’umanità e personale) stia lì a dimostrare, se ce ne fosse bisogno, gli esiti fallimentari e catastrofici della disobbedienza a Lui (dal “peccato originale” in poi, fino ai nostri singoli peccati), la Chiesa invece di richiamarsi e richiamare all’obbedienza a Lui, certo anche con pazienza e confidando nella Sua grazia e misericordia (che però non è sinonimo di confusione!), dovesse semplicemente “benedire” tale disobbedienza e in tal modo persino incoraggiarla!

Così, contrariamente al proprio presunto o ingannevole spirito “umanitario”, invece di rimuovere le vere cause dei danni oggi evidenti e drammatici, la Chiesa dovrebbe “benedire” tali effetti mortiferi e quindi inesorabilmente perpetuarli!


Entriamo però brevemente in quelle problematiche oggi appunto più dibattute e su cui si invoca un cambiamento e aggiornamento (del mondo? No, della Chiesa!).

Se qualcuno, specie tra i giovani contestatori, negli anni ‘60/’70 del secolo scorso poteva farsi illudere (dalle ideologie atee ma in realtà dagli inganni stessi di Satana) che l’abbandono della morale cristiana, come di ogni divieto (“vietato vietare” si gridava persino nelle piazze e università), potesse portare alla vera “liberazione” dell’uomo e al sorgere di un’umanità finalmente nuova e felice, oggi, di fronte agli esiti tragici di questa pretesa autonomia, tutto ciò non è più possibile!

Le ideologie (in primis il marxismo) che avevano promesso di creare il paradiso sulla terra ne hanno fatto un inferno! Se nel mondo ancora regnano non poco (basti pensare la Cina, la Corea del Nord, e altri Paesi comunisti), nell’Est-Europa questa tragica menzogna è crollata su se stessa nel 1989 nell’arco di sole poche settimane. In Occidente, però, nonostante feconde isole di recupero della tradizione cristiana (vedi documento), il crollo delle ideologie della modernità non ha provocato un “ritorno alla casa del Padre” ma uno smarrimento generale nelle paludi mortifere del nichilismo.

Qualcuno cinicamente ha fatto osservare che l’unica “rivoluzione” che ha davvero trionfato negli ultimi decenni è quella sessuale (vedi documento), anche perché estremamente più facile da assecondare, facendo leva su un’istintività che, sganciata dalla moralità, può davvero persino impazzire e diventare per molti schiavizzante come una droga.

Nonostante il grande potere ideologico, politico, economico (i “Lorsignori” che vogliono diventare i padroni dell’uomo e del mondo) prema continuamente per procedere ulteriormente, fino alla pura follia, in questa direzione (da imporre addirittura ai governi e persino fin dalla scuole primarie!), non c’è nessuno che, se riflette un poco e guardi la realtà senza paraocchi ideologici o persino diabolici, non possa accorgersi dell’esisto disastroso di tale “rivoluzione sessuale”.

Qualcuno, al di là dei danni anche eterni alle anime (!), può infatti forse nascondersi come tutto questo non abbia affatto edificato ma portato al disfacimento dell’amore, delle persone, degli adolescenti, dei giovani, delle famiglie e della società?

Con tutto ciò, la maggior parte degli educatori e delle agenzie educative anche cattoliche (famiglie, scuole e persino comunità cristiane) osa ritornare a parlare di morale sessuale (vedi nel sito l’apposito documento)? No, si tratta solo di promuovere l’accoglienza, l’inclusione, persino dare la benedizione!

Cos’è successo in proposito proprio negli ultimi 60 anni?

Dapprima la sessualità è stata spogliata (censurata) dalla sua umana e persino sacra dimensione e potenzialità “procreatrice”. 

Quanto risulta profetica, oggi più che mai (nonostante l’ostracismo tuttora persistente anche nei più alti ambienti ecclesiastici, oltre all’ignoranza o disobbedienza di gran parte del popolo di Dio, pur sedicente cattolico e persino praticante!) l’Enciclica che Paolo VI pubblicò proprio nel 1968, nonostante l’opposizione persino di interi episcopati (v. ad es. Belgio e Olanda), per richiamare l’imprescindibilità di tale potenzialità procreatrice della sessualità (anche all’interno del matrimonio), cioè la Humanae vitae (vedi).  Il Papa fu talmente avversato che negli ultimi 10 anni del suo Pontificato, conclusosi con la sua morte il 6.08.1978, non osò pubblicare più alcuna Enciclica (vedi)!   

Censurata la dimensione “procreativa” della sessualità (tra l’altro intrinsecamente inscritta nella sua stessa natura biologica, così che per togliere questo aspetto decisivo occorre “difendersi” da ciò che gli atti sessuali stessi potrebbero procurare!), pareva rimasta la dimensione “unitiva”, cioè l’amore. Ma pian piano anche questa parola è diventata talmente equivoca da non indicare più nulla e da interpretarsi in tutti i modi possibili immaginabili (vedi il solenne richiamo al significato della parola “amore” fin dall’inizio dell’Enciclica di Benedetto XVI Deus Caritas est).

Infine c’è rimasto solo il godimento …

In tal caso si comprende allora come sia consequenziale parlare di diritto di “fare l’amore” con chiunque, come pare e piace, e solo per il tempo che si desidera. Perché “love is love”!

A questo punto, di fronte a questi esiti catastrofici, cosa dovrebbe fare la Chiesa, secondo i più aggiornati maestri e profeti? Ritornare a parlare della “legge di Dio” (verità e nostro autentico bene), di morale autentica, di significato vero della sessualità, ma anche di peccato, di grazia di Dio, persino di pericolo di dannazione eterna? Ma neanche per sogno! Si tratta di benedire ogni forma di amore (perché appunto “love is love”!) e ogni forma sempre nuova di sessualità inventata a piacimento!

Come tutti sappiamo, specie nel mondo occidentale, col pretesto di “non discriminare” – altro verbo mantra, tipico del potere massonico, che nasconde il più bieco e dogmatico relativismo, perché la verità sarebbe “divisiva”! – si è giunti non solo a privilegiare (come una specie protetta, con diritti perfino superiori agli altri) ma ad incoraggiare (fin dalle più tenere età, anche nelle scuole!) l’omosessualità, l’universo gay, anzi Lgbtq+, giungendo perfino a considerare “reato” qualsiasi dissenso anche solo intellettuale a questo dogma della cultura contemporanea.

In realtà non si tratta affatto di un universo, ma di una ristrettissima minoranza (pur ovviamente da rispettare), che poi in gran parte non si riconosce neppure nel mondo “spettacolare” di quella omosessualità ideologicamente ostentata, tipica ad esempio delle carnevalesche parate da Gay-Pride. La riprova è che questo superpotere delle lobbies gay si oppone agli stessi omosessuali quando essi prendono le distanze o si oppongono alle suddette indiscutibili ideologie e parate, per non parlare di quando desiderano essi stessi fare percorsi di formazione umana e cristiana alla castità o ricorrere a terapie “riparative” che spesso con successo ottengono risultati di correzione dell’orientamento sessuale (vedi in Morale sessuale, n. 26 e 26.1); allora anche questi omosessuali diventano per la lobby gay dei nemici da combattere!

Cosa dovrebbe fare la Chiesa oggi, oltre all’amorevole rispetto e accompagnamento che ha sempre tenuto per queste persone? Distinguere, come per tutti, tra peccatore (da accogliere e perdonare se pentito e con proposito di conversione) e peccato (da condannare, in quanto contrario non solo alla legge di Dio ma alla stessa natura umana)? Richiamare alla piena castità, come peraltro per qualsiasi persona, anche eterosessuale, al di fuori del matrimonio-sacramento?

Neanche per sogno: sarebbe anche questo un’ingiusta e riprovevole discriminazione, frutto di pregiudizi oggi totalmente incomprensibili! Si tratta invece di “benedire” ogni situazione, anche la più peccaminosa e senza alcuna voglia di conversione, senza alcun pentimento e desiderio di seguire il Signore! Non siamo noi che dobbiamo convertirci ma è Dio che deve adattarsi a noi, ai tempi moderni, persino alle nostre voglie!

Cosa fare poi di fronte al pressocché totale fallimento del matrimonio, che ormai non dura in genere più di qualche anno (nonostante l’evidente indissolubilità valuta da Cristo e corroborata dalla Sua grazia) e anzi non viene nemmeno più scelto, neppure dai giovani cattolici, preferendo semplici convivenze (nonostante il sacramento istituito da Cristo come condizione imprescindibile per una vita e intimità coniugale)? (vedi per l’Italia le statistiche ISTAT, News 21.08.2023: ad es. “nella diocesi di Milano i Matrimoni sono passati dai 18.000 del 2000 ai 4.000 del 2022”).

È oggi sempre più evidente che la fede e la grazia di Dio, compresa un’intensa vita di preghiera e sacramentale (Confessione e Comunione frequenti), non sono un “optional” nell’amore uomo-donna, ma una necessità per formare e mantenere una vera famiglia!

Si pensa seriamente, fin dai ragazzi, ad una vera educazione all’affettività, all’amore, alla sessualità, alla castità, al superamento degli egoismi, alla correzione dei vizi e alla crescita delle virtù umane e cristiane? Si pensa in questo senso anche al fidanzamento e la Chiesa aiuta davvero a viverlo nell’ottica di fede e nella prospettiva di imparare il vero amore e costruire un’autentica famiglia?

No! L’amore per le anime, la cura pastorale, è “benedire” ogni situazione, anche la più peccaminosa e senza alcuna voglia di conversione, senza alcun pentimento e desiderio di seguire il Signore!

Ancora una volta non siamo noi che dobbiamo tornare a Dio (mentre la Chiesa deve essere “madre” e “maestra” in questo), ma è Dio (e la Chiesa) che deve adattarsi a noi, ai tempi moderni, persino alle nostre voglie!

Il paradosso (in realtà appunto “idòla theatri”, dogmi ideologici e anticristiani, persino in palese contraddizione tra loro) è che, mentre il desiderio di sposarsi è sempre più procrastinato se non escluso (persino tra i giovani cattolici!), pare che vogliano sposarsi solo gli omosessuali (e pretendere persino il sacramento o almeno Benedizioni all’altare della loro unione).

Dunque, nella stessa comunità parrocchiale, specie se vuole essere “moderna”, ci sarebbero giovani conviventi che rifiutano il sacramento del Matrimonio (mentre potrebbero e dovrebbero celebrarlo, secondo il volere di Cristo!) ed altri che invece lo pretendono, mentre invece non possono, secondo la stessa parola di Cristo, in quanto già sacramentalmente vincolati da un matrimonio precedente o addirittura dello stesso sesso!

Se questo non è ideologico e persino uno scherzo… del demonio!

Nelle società più avanzate, a fronte di una apocalittica crisi del matrimonio e della famiglia, abbiamo ormai persino il paradossale e folle affermarsi del “diritto al matrimonio”, di chiunque, con chiunque (persino con i figli, con se stessi, con gli animali e addirittura con le cose! non sono barzellette ma fatti concreti, vedi News, 13.02.2021; vedi Flash-News, 23.04.2021; vedi Flash-News, 21.06.2022)!

Un altro dato, persino statistico. Solo chi finge di non vedere e occulta la realtà dei fatti, anche tra la gerarchia ecclesiastica, può negare il tracollo, persino nei Paesi storicamente più cattolici (tranne rare e significative eccezioni), della partecipazione alla S. Messa domenicale (vedi ancora statistiche ISTAT per l’Italia odierna o la più tragica situazione europea nel documento del 29.03.2023 vedi), alla Comunione e ancor più alla Confessione, per non parlare poi della conoscenza, pressoché nulla, dei contenuti della fede anche nei cosiddetti “praticanti” (vedi News, 21.08.2023)!

Un numero sempre maggiore di persone, specie di giovani (e persino di ragazzini), non vuole più saperne di Messa, Confessione e Comunione!

Ecco però un altro paradosso e contraddizione! Sembra che solo i divorziati, i conviventi, gli sposi civili, le coppie omosessuali – cioè proprio coloro che secondo la legge di Dio e a motivo del loro voluto e persino ostentato rifiuto di conversione, di pentimento e di desiderio di almeno incamminarsi verso una vita cristiana – siano invece bramosi, sempre secondo i martellanti e falsi “idola theatri”,  di “fare la Comunione”! Forse che l’Eucaristia, invece che il Santissimo Corpo di N. S. Gesù Cristo,  diventa un “diritto” o un semplice “gettone di accoglienza” nella comunità cristiana?

E allora cosa dovrebbe fare la Chiesa? Rieducare alla fede, chiedersi cosa se ne è fatto della evangelizzazione e della catechesi parrocchiale, richiamare a Cristo Signore, alla Sua legge, alla Sua grazia? Di rimettere l’Eucaristia (e i tabernacoli!) al centro della vita di fede e della comunità parrocchiale? No, si tratta di dare la Comunione a tutti, di  “assolvere” tutti, in ogni situazione, anche la più peccaminosa e senza alcuna voglia di conversione, senza alcun pentimento e desiderio di seguire il Signore! (“Todos, todos, todos” ascolta)! E si è giunti a definire addirittura “delinquente” il sacerdote che, secondo la parola del Signore e il perenne insegnamento della Chiesa, non assolve tutti e sempre (leggi)!

Non siamo noi a dover abbandonare il “peccato” (parola sempre più censurata!), a doverci convertire e vivere nella grazia! È Dio (ammesso che ci si creda ancora) che deve adattarsi a noi, ai tempi moderni, persino alle nostre voglie!

Ancora. I Seminari sono quasi vuoti, i giovani che vogliono diventare sacerdoti si contano sulle dita, alcune diocesi anche importanti non hanno più il Seminario … persino molti genitori pensano che sarebbe una disgrazia avere un figlio sacerdote! Così che entro pochi anni (persino in Italia, centro della Cattolicità, per non parlare di altri paesi dell’Europa occidentale vedi) sarà difficile trovare sacerdoti, tanto più disponibili anche solo per le Confessioni e la celebrazione della S. Messa (sacramenti necessari per la vita e la salvezza eterna ma che nessuno può celebrare se non loro)!

Cosa dovrebbe fare allora la Chiesa? Chiedersi cosa abbia portato in pochi decenni a questo vistosissimo e indubitabile tracollo? Richiamare a Cristo Signore, alla Sua legge, alla Sua grazia? Rieducare i giovani alla fede vera, alla morale cristiana e pure alla castità? Chiedersi cosa se ne è fatto dell’evangelizzazione e della catechesi parrocchiale? Interrogarsi cosa se ne sia fatto del sacerdozio, della Liturgia, dell’Eucaristia, dei Confessionali?

No, si tratta di “abolire finalmente il celibato”!

Ma i Protestanti, che da 500 anni lo hanno fatto per i loro Pastori, conoscono una crisi vocazionale e di pastori assai maggiore di quella cattolica!

Si tratta di conferire alle donne, contrariamente all’esplicito volere di Cristo stesso, anche il sacramento dell’Ordine (diaconato, sacerdozio e persino episcopato)? Cioè: i maschi non vogliono più farsi prete, mentre sembrerebbe che le femmine non aspettino altro!

Non possiamo qui soffermarci sull’ennesimo equivoco illuminista (e della Rivoluzione francese) che confonde uguaglianza (di dignità) col fare le stesse cose. Dopo che di questo equivoco si è imbevuto anche il “femminismo” degli ultimi decenni, che ha però portato la donna a scimmiottare il maschio (e persino i maschi a perdere la loro mascolinità), ora finalmente anche la Chiesa Cattolica, con secoli di ritardo, dovrebbe riconoscere anche alle donne il “diritto” al ministero ordinato (diritto che non possiede neppure il maschio, perché la chiamata di Cristo non è mai un nostro “diritto”, cfr. Gv 6,70 e Gv 15,16 )!

Ma cosa è successo in casa Protestante e ancor più tra gli Anglicani (vedi il vescovo/vescova di Londra), mentre anche gli Ortodossi aborriscono sdegnati tale decisione, con tali scelte antievangeliche? Un tracollo ancor più vistoso della fede, delle vocazioni e della Chiesa stessa (vedi parte finale del documento sugli Anglicani).

Problemi reali? Soluzioni efficaci?

No, solo “idòla theatri”!

Cioè: dobbiamo parlare, discutere e soprattutto obbedire a ciò che comandano “Lorsignori”, pur dandoci surrettiziamente l’impressione che certe istanze vengano dalla base e siano discusse dalla stessa!


“Idòla theatri” e ingannevoli linguaggi

Come indica da sempre la vera fede cristiana (perché è verità assoluta!), Dio si è rivelato pienamente in Cristo, vero Dio e vero uomo! E Dio, ovviamente, non può sbagliarsi; non ha bisogno di aggiornarsi o di vedere come vanno i tempi e adattarvisi!

Inoltre, come indica da sempre l’autentica fede cattolica (vedi lo stesso Concilio Ecum. Vaticano II, Costituzione Dei verbum) , la divina Rivelazione, se trova le sue basi indiscutibili nella Sacra Scrittura (“Norma normans non normata”, che nessuno può dunque toccare!), non si riduce ad essa (sarebbe la deformazione luterana della “sola Scrittura”, peraltro interpretabile a piacimento, da cui le innumerevoli e sempre nuove sedicenti Chiese riformate), ma comprende anche la sacra Tradizione della Chiesa e l’insegnamento ufficiale e perenne del Magistero. 

Se qualcuno si oppone ad essa, si oppone dunque a Dio stesso!

Infine. Se qualcuno (anche molto autorevole nella Chiesa: leggi leggi) obietta e pone dubbi e domande su alcune questioni e affermazioni che sembrano contraddire la fede cattolica di sempre, l’autentica Tradizione e il perenne insegnamento del Magistero, persino la stessa Sacra Scrittura, la risposta, da parte di chi dovrebbe a nome di Cristo “confermare i fratelli nella fede” (cfr. Lc 22,32), deve essere non solo doverosa, ma anche chiara e inequivocabile, e ovviamente in linea con la dottrina di sempre, fino al punto che il quesito possa porsi in modo tale da esigere una risposta solo positiva (sì) o negativa (no) (leggi). In questo modo la verità o la menzogna, per non dire l’inganno, sarebbero palesi! Così è avvenuto nella storia della Chiesa e della dottrina cattolica. Non rispondere, come già fatto in passato, o rispondere con un “sì, ma, però, tuttavia …” non è risolutivo ma può risultare ingannevole e fonte di nuova confusione!

E qui non si tratta di una discussione parlamentare, ma della salvezza eterna delle anime!

Peraltro, come si scorge già nel racconto del “peccato originale” (vedi Genesi 3), la posizione tipica del Tentatore (serpente) si esprime proprio in quel “Dio ha detto … ma io ….”!

Tanto più che ormai, chi richiama il volere stesso di Dio, viene accusato di non essere attento alla voce, alle novità e alle sorprese dello Spirito (quale?), viene catalogato come contrario al bene dell’uomo, all’accoglienza di chiunque, addirittura come disumano e pericoloso, non solo nella società ma persino nella Chiesa!

Siamo dunque davvero passati dall’<uomo creato per Dio> al <Dio che deve obbedire all’uomo e alle sue voglie>, che deve cambiare e adattarsi ai tempi! E ciò sarebbe persino la voce dello Spirito (in contraddizione peraltro con se stesso)!

Ma appunto come avviene fin dall’inizio, cioè dal paradiso terrestre, così si rivela l’inganno; e chi parla così del bene dell’uomo e della sua vera liberazione in realtà vuol renderlo schiavo e dannato; così diventa sempre più e persino eternamente servo di un “Altro”, che vuol prendere il posto di Dio!

Chi è allora che tira i fili, che ci sta ingannando, che si prende persino gioco di noi?

Nonostante la gravità apocalittica della questione, lasciamo la risposta, peraltro facile se si conosce anche solo minimamente la Rivelazione biblica, ad una battuta, incompresa quanto veritiera, con cui si concludeva nel 1977 un celebre film di R. Bresson (uno dei più grandi registi francesi del secolo scorso, peraltro non credente e volutamente ermetico), per presentare la dissoluzione culturale e sociale seguita al ’68 e cercarne una possibile causa recondita; battuta e scena finale che diventa significativamente il titolo del film stesso: “Il diavolo probabilmente”! (vedi).