• Articolo pubblicato: 13/06/2026

Spagna ieri e oggi


Papa Leone XIV con la regina di Spagna
Papa Leone XIV con il re di Spagna

Come sappiamo, in questi giorni (6-12 giugno 2026) Leone XIV ha compiuto un significativo viaggio apostolico in Spagna, con tappe a Madrid, Barcellona e alle Canarie.

Dopo i grandi incontri e celebrazioni nella capitale ispanica (6-9 giugno), la visita a Barcellona (9-11) ha previsto tra l’altro la celebrazione della S. Messa (10 giugno) nella straordinaria basilica della “Sagrada Familia” (già consacrata da Benedetto XVI il 7.11.2010), con l’inaugurazione della “torre di Gesù Cristo”, quella centrale e più alta delle sue meravigliose torri (m. 172,5; rendendo così la basilica la più alta chiesa del mondo) (vedi la S. Messa papale, ancora alla presenza dei Reali di Spagna, e alla fine la spettacolare benedizione e inaugurazione della “Torre di Gesù Cristo”).

Si compie così quest’opera del grande architetto spagnolo A. Gaudì (1852-1926), di cui è in corso la causa di beatificazione, che unisce genialmente il moderno spirito architettonico catalano con una spiritualità cattolica fatta pietra, che colpisce anche il più comune visitatore e che è invece purtroppo assai rara nell’architettura sacra contemporanea.

Terminata la visita a Barcellona, che ha contemplato pure una visita alla non lontana (km. 60) e assai suggestiva abbazia benedettina di N. S. di Montserrat, il Papa ha concluso il suo viaggio in Spagna recandosi nelle isole Canarie (11-12 giugno), che com’è noto, pur essendo spagnole, sono nell’Atlantico, di fronte al Marocco e a latitudini più meridionali. La motivazione di quest’ultima tappa del viaggio apostolico non è data ovviamente dall’importanza turistica di tali isole, ma dal fatto che proprio per la loro vicinanza al Marocco fa sì che esse costituiscano una porta d’Europa da parte di un’ingente e spesso dolorosa immigrazione africana.


In occasione di tale viaggio apostolico, la S. Sede (Vaticano) ha fornito i più aggiornati e ufficiali dati statistici della Chiesa spagnola (vedi). Eccone un sunto:

La Spagna ha un territorio di km2 505.992 e una popolazione di 48.620.000 abitanti, di cui 45.336.000 sono Cattolici.

La Chiesa Cattolica conta 130 vescovi, 12.461 sacerdoti diocesani + 5.652 sacerdoti religiosi, 2.435 religiosi non sacerdoti, 32.996 suore e 80.637 catechisti; vi sono poi attualmente 1.343 seminaristi maggiori e 595 seminaristi minori.

La Chiesa Cattolica possiede o guida 3.773 scuole materne e primarie (con 726.856 alunni), 1.885 scuole medie inferiori e secondarie (con 549.013 studenti), 104 istituti superiori e università (con 158.709 studenti).

La Chiesa Cattolica possiede o guida poi 58 ospedali, 51 ambulatori, 848 case per anziani, invalidi e minorati, 660 orfanotrofi e asili nido, 226 consultori familiari, 197 centri speciali di educazione o rieducazione sociale (+ altre 3.051 istituzioni caritative).


Compiamo ora un brevissimo panorama storico della Spagna cattolica, con alcune sottolineature.

La Spagna ha ricevuto la fede cristiana già dai tempi apostolici

Secondo un’autorevole tradizione, confermata anche da riconosciute visioni mistiche, fu lo stesso apostolo S. Giacomo Maggiore, figlio di Zebedeo e fratello dell’apostolo Giovanni, a recarsi in questa terra per annunciare il Vangelo e fondarvi la Chiesa Cattolica. In un momento di sconforto per gli scarsi risultati ottenuti, nel 40 d.C. ebbe la straordinaria esperienza ed il conforto dell’apparizione di Maria Santissima, che, essendo ancora viva in questo mondo, ebbe da Dio per lui il dono di una bilocazione o traslazione. Trattandosi della prima apparizione mariana della storia, in quel luogo sulle sponde del fiume Ebro (oggi Saragozza) fu edificato il primo santuario mariano della storia: N. S. del Pilar. Il nome deriva dal fatto che la Vergine apparve su un piccolo “pilastro”, che ancora oggi si conserva e viene venerato nell’omonima e immensa basilica (per devozione mariana a questo luogo santo “Pilar” in Spagna è addirittura usato come un nome femminile). Ancor oggi N. S. del Pilar è un magnifico e immenso Santuario di Saragozza, e la Vergine Maria, venerata con questo titolo, è la “patrona di Spagna”.  L’apostolo Giacomo, tornato poi a Gerusalemme, venne infine ucciso dal re Erode Agrippa, divenendo così il primo apostolo martire. Sempre secondo un’autorevole tradizione, le sue spoglie mortali vennero portate in Spagna, nella regione della Galizia, vicino alla costa atlantica (un tempo ritenuta “finis terrae”), dove tuttora si venerano nella città che ne prende il nome: Santiago di Compostela. Com’è noto, e come anche qui abbiamo più volte ricordato, il “Camino” verso questa meta santa fu uno dei principali pellegrinaggi medievali, che ha avuto pure negli ultimi decenni un significativo rilancio, specie tra i giovani (ne abbiamo parlato anche nell’ultima News “Europa al tramonto?”).

La fede e la Chiesa cattolica, presente appunto nella penisola iberica fin dal primo secolo dell’era cristiana, ha continuato ad espandersi e consolidarsi (e da lì poi si espanderà anche in America), costituendo il fondamento principale della stessa identità spagnola.

Non vogliamo ovviamente qui tratteggiare neppure sommariamente una storia della Chiesa in Spagna e il suo rapporto con la società, la cultura e il potere politico lungo questi duemila anni.

Compiamo solo qualche brevissima sottolineatura, rimandando eventualmente qualche approfondimento, per chi lo volesse, a quanto talora anche in questo sito, nei suoi documenti e dossier, è stato già sia pur sinteticamente delineato (e che qui di volta in volta ricorderemo).


I Santi

I Santi sono un dono di Dio per la Chiesa e per l’umanità, un frutto particolarmente luminoso e fecondo dello Spirito Santo, un seme di vita nuova che testimonia la verità del Vangelo e anticipa l’eternità beata, ma che rinnova pure la società e l’umanità intera, anche quando all’inizio tale seme è stato minuscolo (come quello portato da S. Giacomo in Spagna), prima di diventare un grande albero (cfr. Mc 4,30-32), o addirittura nascosto, magari tra le mura di un monastero (come i grandi mistici spagnoli), ma che ha costituito un faro di luce divina che ha illuminato e illumina le coscienze e le anime di milioni di persone nei secoli.

Questo dovrebbe farci scorgere che la storia reale dei popoli e delle nazioni non è data solo da quelle vicende di cui invece si occupa principalmente la storiografia classica, che in genere apprendiamo così già dalle scuole e risultano spesso assai riduttive anche nel mondo della cultura, una storiografia fatta principalmente di lotte di potere, di battaglie e di guerre o di rumorose e spesso assai dolorose rivoluzioni.

Anche la storia della Spagna è illuminata e fecondata dalla vita di straordinari Santi cattolici.

Abbiamo già ricordato la presenza missionaria dell’apostolo San Giacomo in Spagna, ma anche come il pellegrinaggio alle sue spoglie mortali (il celebre “Camino di Santiago”) abbia costituito, specie nel Medioevo, uno degli elementi costitutivi della stessa unità e identità europea (sui pellegrinaggi medievali vedi ad esempio qui e qui).

Alcuni Santi spagnoli

Non possiamo ovviamente qui citare tutti i grandi Santi spagnoli. Basti ricordare quei semi fecondissimi e quei fari di luce, per la fede cristiana, per la Chiesa universale e per la stessa civiltà mondiale, rappresentati da S. Teresa d’Avila (vedi) e da S. Giovanni della Croce (vedi), del sec. XVI, i grandi riformatori dell’ordine carmelitano e tra i più grandi mistici di tutti i tempi. Si pensi pure, per rimanere nello stesso secolo, a S. Ignazio di Loyola, il celebre fondatore della “Compagnia di Gesù” (Gesuiti), e il suo primo discepolo S. Francesco Saverio, che portò il Vangelo fino all’estremo Oriente. Tra i sec. XVI e XVII nasce in Spagna anche S. Giuseppe Calasanzio, il fondatore degli Scolopi (e delle scuole cattoliche per i poveri). Del resto, già nel Medioevo, a cavallo tra i sec. XII e XIII, era nativo della Spagna anche il grande S. Domenico di Guzman (vedi), il fondatore dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani). Venendo invece al secolo scorso, è spagnolo anche il fondatore dell’Opus Dei: S. Josemaría Escrivá de Balaguer. Dalla Spagna dunque sono nati anche Ordini religiosi o Istituti che si sono poi diffusi in tutto il mondo e conoscono ancora una notevole fioritura.

Quando poi la Spagna, dopo la scoperta dell’America, si lanciò nella colonizzazione di quelle nuove terre e la Chiesa cattolica spagnola provvide ad annunciare il Vangelo a quelle popolazioni indigene – questione di cui dopo faremo cenno e di cui ci siamo occupati in un apposito documento (vedi) – troviamo Santi spagnoli che svolsero la loro missione proprio in America e, contrariamente alla “leggenda nera” stesa su questa grandiosa vicenda storica, furono pure strenui difensori di quelle popolazioni indigene e persino degli schiavi negri là deportati. Eminenti in tal senso furono le opere del gesuita spagnolo San Pietro Claver e persino del vescovo san Turibio di Mogrovejo, uno dei primi santi pastori dell’America latina. Nell’evangelizzazione dell’attuale California (dove è evidente l’originaria missione cattolica, specie da parte dei Francescani, basti pensare ai nomi delle città) troviamo ad esempio S. Junípero Serra, missionario spagnolo francescano del sec. XVIII, denigrato dalla cultura anticattolica, ma canonizzato nel 2015 e la cui statua è eccezionalmente presente (l’unica di un Cattolico) anche nel Campidoglio di Washington.


Le Università spagnole nate dalla Chiesa nel Medioevo

Come abbiamo ricordato anche nell’apposito dossier sul Medioevo (vedi), la Chiesa Cattolica, come ovunque in Europa, anche in Spagna ha dato origine alle prime e celebri Università, come quella di Madrid e di Valladolid (nate già nel 1293), o ancora nel sec. XV, come quella di Barcellona (1450), di Santiago di Compostela (1495) e di Valencia (1499). Tra tutte le Università, fondate nel Medioevo dalla Chiesa cattolica, eccelle però in Spagna quella di Salamanca, che nel 1134 fu la prima al mondo a godere ufficialmente di tale titolo accademico. Anche quando, nel periodo della colonizzazione e missione spagnola nelle Americhe (su cui poi torneremo), si sollevò la questione dei diritti delle popolazioni indigene americane, come pure dei negri africani deportati in America dagli Inglesi, fu proprio l’Università (cattolica) di Salamanca a formulare i primi fondamenti del “diritto internazionale”.


I Miracoli

Anche in questo caso, è difficile che la storiografia classica si occupi di “miracoli”; e per questo è difficile che se ne parli anche a scuola o se ne discuta nei circoli culturali d’élite o pure nei media più influenti. Eppure sono numerosissimi, in ogni paese cattolico, e hanno inciso non poco sulla vita di intere popolazioni.

La stessa Chiesa Cattolica (come ricordiamo anche nell’apposito dossier “Miracoli”, vedi) è assai prudente nel riconoscere i miracoli che avvengono nella storia (non ovviamente circa quelli compiuti di Gesù stesso e di cui ci parlano i Vangeli), persino quando il popolo ne è già ampiamente devoto; ed anche quando li riconosce, dopo un’attenta analisi scientifica e teologica, che può durare anche tempi assai lunghi, lascia comunque liberi i cattolici stessi di crederli o non crederli.

Credere che la scienza vi si opponga per principio è però un mito anticattolico, sorto con lo scientismo e positivismo del sec. XIX, ed è contraddetto dai fatti oggettivi. Anzi, pur non potendo parlare esplicitamente di “miracolo”, oggi più che mai sono proprio gli studi scientifici più accurati e aggiornati ad aprire finestre sul soprannaturale, non essendoci di alcuni eventi alcuna spiegazione naturale e scientifica e in certi casi neppure ipotizzando che possa esserci in futuro.

Proviamo a vedere sinteticamente, in tal senso, alcuni eventi oggettivi presenti nella storia spagnola.

Com’è noto (vedi l’apposito capitolo nel dossier “Miracoli”), il lenzuolo (in greco: sindone) che avvolse il corpo di Gesù morto e sepolto (cfr. Mt 27,57-60), con l’impronta ematica della Sua Passione e quella ancor più straordinaria e scientificamente inspiegabile della Sua Risurrezione, è appunto con altissima probabilità, confermata da continui studi scientifici (32 tipi di scienza l’analizzano, sino a formare la “Sindonologia”) la celebre Sacra Sindone, conservata nel duomo di Torino.

Pochi sanno però che in Spagna, nel duomo della città di Oviedo, esiste invece la reliquia del “sudario” che fu appoggiato, come ci dicono i Vangeli (cfr. Gv 20,7), sul volto del Signore sepolto. Di recente, però, la scienza (ematologia) ha potuto riscontrare che il gruppo sanguigno di tali macchie ematiche presenti nel sudario di Oviedo è del gruppo AB-. Si tratta dello stesso gruppo sanguigno che si riscontra nell’abbondantissimo sangue presente nella Sindone di Torino. Ancora più strabiliante è che tale gruppo sanguigno sia il medesimo persino di quello del primo miracolo eucaristico della storia (Lanciano, 750 vedi). Si ricordi in proposito che tali reliquie del Signore sono comunque antichissime, certamente presenti nel Medioevo ma si possono con notevole grado di certezza far appunto risalire a Gesù stesso. Come sarebbe possibile, se fossero false, che concordino esattamente nel gruppo sanguigno (AB-), quando la scoperta scientifica dei gruppi sanguigni umani (ABO) risale solo al 1901 e quella del fattore Rh addirittura al 1940. Come avrebbero potuto sapere ciò dei falsari medievali, se tali reliquie e miracoli non fossero autentici?

Ci sono poi eventi miracolosi, ampiamente documentati, di cui non solo non c’è attualmente alcuna possibilità di spiegazione scientifica ma non è possibile neppure ipotizzarla per il futuro, almeno che non si scada nella “fantascienza” o in un irrazionale “atto di fede” nella scienza futura, trattandosi ad esempio di istantanea apparizione della materia (molta e stabilmente rimasta tale) “dal nulla” [ricordiamo che il principio che “il nulla non fa nulla”, cioè il “principio di causalità”, è la base stessa della scienza, e che solo Dio, l’Essere supremo, è capace di donare essere a ciò che era nulla (come avvenuto nella creazione, che è appunto “ex nihilo facere”)]. Ebbene, un miracolo così strepitoso è avvenuto proprio in Spagna.

Il miracolo di Calanda

Dobbiamo ammettere che, mentre in Spagna tale straordinario miracolo è assai noto (ci sono persino vie ad esso dedicate, come quella attigua al Santuario di N. S. del Pilar a Saragozza), in Italia rimase quasi del tutto ignoto, fin quando il compianto grande giornalista e scrittore Vittorio Messori, recentemente scomparso, negli anni ’90 dedicò due anni di accuratissimi studi, anche in loco, appunto al miracolo di Calanda, riassunti poi nel suo libro “Il miracolo” (Rizzoli, 1998; Ares 2023 vedi).

“El milagro”, come spesso lo chiamano in Spagna quasi ad indicarne l’eccezionalità, è avvenuto appunto a Calanda, una cittadina aragonese tra Madrid e Barcellona, il 29.03.1640.

Si tratta di un avvenimento talmente eccezionale – appunto una formazione abbondante e permanente di materia dal nulla, cosa che solo Dio può fare – che se non fosse appunto storicamente ben documentato, persino con appositi atti notarili che raccolgono pure testimonianze inequivocabili, sarebbe fin troppo facile catalogare tra il fiabesco o le ingenue credenze popolari senza alcun riscontro oggettivo. Ce ne siamo un poco occupati anche nel punto 14 del nostro dossier “Miracoli” (vedi).

Questo il fatto. Si tratta nientemeno che di un’istantanea riapparizione e perfetta ricongiunzione di un’intera gamba amputata e sepolta ad un giovane addirittura anni prima! Infatti al povero giovane Miguel Juan Pellicer, su cui era passato un carro, nell’ottobre 1637 dovettero amputare una gamba appena sotto il ginocchio (presso il Real Hospital de Gracia di Saragozza, da parte del professor Juan de Estanga, primario e docente all’università di Saragozza, e Diego Millaruelo, maestro chirurgo). Secondo la tradizione del tempo, l’arto amputato era stato addirittura sepolto. Il poveretto, senza una gamba e privo di ogni assistenza, era popolarmente noto, poiché per tre anni mendicò proprio all’ingresso del grande Santuario di N. S. del Pilar a Saragozza (per questo è dedicata al “Milagro di Calanda” la via attigua al celebre Santuario). Ebbene, quasi 4 anni dopo, la sera del 29.03.1640 Miguel Juan si coricò con la sua unica gamba, ma la mattina seguente si svegliò con entrambe le sue gambe: anzi, l’arto riapparso e ricongiunto era proprio la sua ex gamba, con dei segni particolari che potevano identificarla. La Provvidenza volle pure che quella notte soggiornassero in quella casa dei soldati di passaggio (che poterono poi fornire una testimonianza neutrale e disinteressata dell’avvenimento). Di tale fenomeno prodigioso ci fu appunto anche la certificazione ufficiale in un atto notarile (abbiamo l’originale, datato 2.04.1640, con processo e sigillo della Magistratura) da parte di un funzionario pubblico presente (notaio), che raccolse la testimonianza giurata di 10 testimoni scelti tra i tanti. Al processo si ascoltarono infatti ben 102 testimoni oculari, tutti concordi.

Sottolineiamo ancora che si tratta non semplicemente di una guarigione prodigiosa, ma addirittura di un intero arto improvvisamente riapparso dal nulla!

A proposito invece dei miracoli eucaristici, di cui ci siamo occupati anche nel dossier “Miracoli” (vedi), in Spagna si raccolgono dalla storia ad esempio questi dati:

A Daroca nel 1239 un’Ostia consacrata ha sanguinato; ed ancor oggi è possibile venerare quei sacri lini macchiati di Sangue. A Gerona nel 1297 un’Ostia consacrata si è trasformata in carne: essa fu visibile e venerata fino al 1936, quando fu sacrilegamente distrutta “in odio alla fede” dai comunisti durante la guerra civile (vedi sotto). Ostie che hanno sanguinato, lasciandone le macchie ematiche sul corporale sottostante (che ancora si conserva ed è visibile), sono avvenute anche a O’Cebreiro nel 1300 e a Cimballa il 12.09.1370. Sempre in Spagna, nel 1420 a Guadalupe, dall’Ostia consacrata sgorgarono numerose gocce di Sangue e tale miracolo avvenne addirittura alla presenza dei Reali di Castiglia (numerosi sono i documenti che lo testimoniano e le Reliquie di tale prodigio sono tuttora oggetto di profonda devozione da parte dell’intero popolo spagnolo). Nel 1568 ad Alcoy delle Ostie rubate e profanate sono state poi miracolosamente ritrovate intatte. A San Juan de las Abadesas un’Ostia consacrata si mantiene tuttora intatta e fresca dal 1251. Anche ad Alcalà nel 1597 ostie rubate furono ritrovate intatte e fresche dopo 11 anni (un dato analizzato anche a livello scientifico e teologico). Miracolo analogo avvenne pure ad Onil il 28.11.1824, dove l’arcivescovo di Valencia poté riconoscerne l’integrità e freschezza dopo ben 118 anni. Anche a Silla ostie rubate nel 1907 e poi fatte ritrovare si mantengono intatte (si trovano visibili nella chiesa di N. S. degli Angeli). [Perché non si pensi semplicisticamente a ingenue credenze popolari, ricordiamo ad esempio l’analogo miracolo eucaristico di Siena, permanente (cioè perdura nel tempo) e periodicamente analizzato anche scientificamente: si tratta di 223 Ostie consacrate, rubate nel 1730 e fatte ritrovare qualche giorno dopo; ebbene, esse si mantengono tuttora intatte e fresche, come è attestato anche dalle periodiche analisi scientifiche, operate addirittura dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ricordiamo ancora che si tratta di miracoli “permanenti”, cioè che continuano tuttora, e riscontrabili oggettivamente anche dalle analisi scientifiche (vedi appunto nel dossier “Miracoli”)].

Tra i miracoli eucaristici avvenuti in Spagna abbiamo anche questi: nel 1231 a Caravaca de la Cruz durante una S. Messa Gesù apparve all’interno dell’Ostia consacrata; lo riscontrò persino il capo musulmano di Murcia, che di conseguenza si convertì al cattolicesimo (il documento più autorevole che descrive tale prodigio è quello, contemporaneo al fatto, del padre Gilles de Zamora, storiografo del re Ferdinando). Anche a Moncada nel 1392 Gesù apparve nell’Ostia consacrata. A Saragozza nel 1427 in un’Ostia consacrata apparve il Bambino Gesù (se ne conserva una documentazione dettagliata nell’archivio del Comune di Saragozza e nella Cattedrale si trova un dipinto che raffigura tale  prodigio). Infine, ad Alboraya-Almcera, nel 1348 un sacerdote che portava la S. Comunione agli ammalati scivolò in un torrente, disperdendo involontariamente le Ostie consacrate nell’acqua; ma dopo poco alcuni pesci riportarono integre dalla loro bocca tali Ostie consacrate.


Ma torniamo al periodo medievale …

L’occupazione musulmana

Come abbiamo visto in un apposito capitolo del nostro dossier sulle Crociate (vedi) e del relativo documento (vedi), fin dal suo inizio (sec. VII) l’Islam ha occupato militarmente (con la “guerra santa”) una parte considerevole del mondo antico. Dopo che Maometto stesso occupò militarmente la penisola arabica, i suoi immediati successori (Califfi) occuparono la “Terra santa” (Palestina), tutta l’Africa mediterranea, fino ad allora fecondata da fiorenti Chiese cristiane, spingendosi poi ad occupare la Turchia e da lì tentare di invadere l’Europa, spingendosi fin nei Balcani. Ad occidente, invece, già nell’anno 700 troviamo gli eserciti islamici a Gibilterra, il cui stretto valicarono, per entrare in Europa, subito l’anno successivo (701). In pochissimo tempo giunsero ad occupare quasi tutta la penisola iberica. Tale dominazione islamica della Spagna (detta Califfato indipendente di Cordoba), nonostante la fortissima identità cattolica del Paese, durò addirittura per ben 7 secoli!

Assistiamo quindi al costante tentativo musulmano di invadere l’Europa, con tutta probabilità mirando poi soprattutto a conquistare Roma, centro della Cristianità e sede del Papa, onde distruggere definitivamente il cristianesimo. Per raggiungere tale scopo, gli eserciti (e le flotte marittime) musulmani attaccavano l’Europa a tenaglia, cioè sia da oriente che da occidente. Da oriente, dopo l’occupazione della Turchia (che divenne poi Impero ottomano ed è tuttora saldamente in mano all’Islam), gli invasori islamici si spinsero appunto nei Balcani (ancor oggi basta ad esempio andare a Mostar, a pochi passi da Medjugorje, per trovare moschee e plurisecolari comunità islamiche). La loro avanzata fu poi fermata definitivamente sia dal mare che via terra. Dal mare, la potentissima flotta musulmana fu bloccata definitivamente attraverso la storica battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571: la flotta cristiana (veneziana ma pure quella sostenuta da Roma), pur assai inferiore rispetto alla ben più agguerrita e insidiosa flotta musulmana, ne uscì miracolosamente vincitrice. Lo stesso Pontefice (San Pio V), che aveva fatto pregare intensamente il S. Rosario l’intera città di Roma per questo scopo, vide in tale vittoria cristiana cattolica l’intervento certo della Vergine Santa; così volle che in tale data (appunto il 7 ottobre) la Madonna venisse celebrata e pregata col titolo di “Regina della Vittoria”, titolo poi trasformato in “Regina del S. Rosario”, com’è tuttora! L’attacco musulmano all’Europa, sempre da oriente ma via terra, fu invece definitivamente bloccato dalla gloriosa battaglia di Vienna del (11)12 settembre 1683, anche questa vinta per chiaro ausilio soprannaturale, vista la sproporzione dell’esercito cattolico rispetto a quello islamico. Anche in questa battaglia si vide infatti il miracoloso intervento dell’intercessione di Maria SS.ma, tanto invocata come Regina delle Vittorie, così che in questo giorno (12 settembre) si celebra ancora la Vergine Santa con la memoria del “Nome di Maria” (festeggiato anche come onomastico da coloro che ne portano il nome). L’attacco musulmano all’Europa da occidente, dopo appunto aver già occupato quasi tutta la penisola iberica, proseguì subito quando l’esercito islamico superò i Pirenei già nel 714, penetrando ampiamente anche in Francia; ma nel 732 l’esercito francese, sotto la guida di Carlo Martello, sconfisse definitivamente l’esercito musulmano nella battaglia di Poitiers, costringendo gli islamici a ritirarsi definitivamente ancora al di là dei Pirenei.

Con tutto ciò, è però doveroso osservare che il dominio islamico, che occupò quasi tutta la Spagna per ben 7 secoli, non sia stato sempre violento e realmente minaccioso per la forte fede e identità cattolica di quelle terre iberiche da loro occupate. Semmai i Musulmani presenti nella penisola iberica, come del resto pure la forte presenza degli Ebrei, traevano soprattutto ingenti profitti economici da quelle terre e dai Cattolici che le abitavano.

Ci furono persino esempi, per l’Islam più unici che rari, di una discreta elaborazione filosofica (una “razionalità” poi appunto abbandonata dall’Islam, in quanto intesa come corruttrice di un’autentica fede in Maometto e nel Corano), come il caso di Averroè (e il suo precursore Avicenna), in cui eccezionalmente il pensiero arabo si affacciò persino a quello greco (Aristotele), tanto che ne tenne conto persino la filosofia e teologia di S. Tommaso d’Aquino, cioè dai vertici stessi dalla sapienza cristiana. Fu il caso di un vero “dialogo”, nel senso filosofico e razionale del termine e non in senso sentimentale e inconcludente come oggi si intende, tra pensiero cristiano, pensiero greco e persino pensiero arabo! Altro che i “secoli bui” del Medioevo!

Spesso fu poi di grande valore l’espressione artistica creata dall’Islam in Spagna: basterebbe pensare ad esempio all’Alhambra (una sontuosa città murata) di Granada, alla grande moschea di Cordoba (oggi cattedrale), come pure all’Alcázar (fortilizio musulmano, oggi Palazzo reale) e alla moschea e minareto (Giralda) di Siviglia (oggi cattedrale e suo campanile).

Comunque, neppure le Crociate dei secoli XI-XIII (vedi l’apposito dossier e vedi l’omonimo documento) – avvolte tuttora da un alone storiografico deformante e sospinto pure da quell’odio anticattolico che dall’Illuminismo in poi non cessa di stendere su questi fatti storici la sua ombra anticlericale e falsificante – riuscirono di fatto a liberare dall’Islam tutte quelle terre da loro occupate: né la Terra Santa (cioè la Terra stessa di Gesù e dell’inizio della Chiesa, quindi 6 secoli prima dell’invasione dei musulmani), né la Turchia, né l’intera costa mediterranea africana (prima fiorentissima di importanti comunità cristiane) e neppure la “cattolicissima” Spagna, che rimarrà infatti Califfato di Cordoba fino al sec. XV.


L’Inquisizione spagnola

L’ingente presenza islamica e pure ebraica nella penisola iberica veniva comunque a fatica ad amalgamarsi con la forte identità cattolica della Spagna. Talora molti ebrei e musulmani presenti in Spagna, al fine di ottenere una maggiore libertà di azione e soprattutto per continuare nei loro commerci e interessi economici, simulavano persino una fede cattolica.

Per questo del problema si occupò dunque pure l’Inquisizione.

Ovviamente, da oltre due secoli, l’odio anticattolico continua a presentarci anche l’Inquisizione cattolica come il feroce esempio della violenza e dell’oscurantismo medievale della Chiesa Cattolica, creando un vero e proprio mito, una “leggende nera” che quasi nulla ha a che fare con la reale e seria storiografia (oggi lo riconoscono anche molti studiosi non cattolici). Nel sito ce ne siamo occupati sia con un apposito dossier (vedi), che in un più agile (a domande e risposte) documento (vedi) e persino in un’ancor più sintetica News sull’argomento (vedi).

Ricordiamo anzitutto che i Tribunali dell’Inquisizione cattolica e i relativi Processi rappresentano, per lo svolgersi delle loro procedure e per la difesa stessa degli imputati, un enorme passo avanti nella storia del diritto, persino a confronto del grande “diritto romano”. Di ciò oggi molti storiografi medievalisti e seri cultori della storia stessa della Giurisprudenza sono ampiamente consapevoli.

Ricordiamo intanto che l’Inquisizione non aveva alcuna giurisdizione sui non-Cattolici e quindi non obbligò mai nessuno a farsi cattolico o a rimanere tale; si trattava solo di difendere l’autentica fede cattolica, peraltro condizione di eterna salvezza, da falsi predicatori e dottrine che si presentavano come cattoliche quando invece non lo erano affatto (cioè le eresie).

Anche in Spagna, quindi, è falso affermare che il popolo fosse obbligato dall’Inquisizione alla fede cattolica, come è falso che musulmani ed ebrei furono costretti ad abdicare alla loro fede per farsi cattolici. Semmai appunto si indagò sul fatto che, per mantenere il loro potere economico e politico, ebrei e musulmani erano giunti a simulare una fede cattolica, quando invece non la era affatto, quindi con grave pericolo per le anime.

Su questa questione, nel caso specifico della Spagna, si deve tra l’altro tener presente che l’Inquisizione spagnola, pur essendo cattolica, chiese ed ottenne, non sempre col consenso esplicito del Papa (che non poteva peraltro inimicarsi sovrani apertamente cattolici), una certa autonomia rispetto all’Inquisizione dipendente dal Papa.

Si tenga peraltro presente che l’Inquisizione romana fu in genere assai più mite di quella spagnola; basti pensare che in 500 anni della sua storia fece solo 5 condanne a morte (affidate come sempre al “braccio secolare”) e addirittura a Roma, cioè nella città alle dirette dipendenze anche giuridiche dal Papa, ci fu solo una condanna a morte [è il caso dell’ex frate domenicano Giordano Bruno (vedi nel dossier)]

Anche su Giordano Bruno, ex frate domenicano di Napoli, che è stato persino allontanato dai Protestanti, Calvinisti e Anglicani per le sue folli dottrine esoteriche, si è creato nell’800 un altro mito del pensiero anticattolico e del potere massonico, che ne fece e tuttora ne fa un martire del “libero pensiero”, fino ad erigere subito dopo il 1870, cioè dopo la presa di Roma, nel luogo del rogo (Campo de’ Fiori), una statua in suo onore, tuttora esistente e attorno alla quale talora si riuniscono ancora in manifestazione radicali e anticlericali, con tanto di processioni laiche e blasfeme in suo onore. In una di queste si imbatté inorridito il giovane frate polacco Massimiliano Maria Kolbe (sì, il celebre santo martire del campo di sterminio nazista di Auschwitz), che di conseguenza decise di mettersi al servizio della Madonna e fondare la “Milizia dell’Immacolata”, anche per difendere la fede cattolica, pure da tali attacchi massonici.

Dunque, riguardo all’Inquisizione spagnola e a certe sue intemperanze (comunque ben al di sotto di quanto il mito anticattolico ancor oggi in voga continuamente propaganda, già dalle scuole), si tenga presente che in senso proprio molti suoi Processi non sono sempre attribuibili direttamente alla Chiesa Cattolica ma talora piuttosto alle interferenze del potere politico e persino  dello stesso sentire sociale e popolare. Comunque, nonostante il mito della sua particolare ferocia, alla prova della reale documentazione storica anche l’Inquisizione spagnola si rivela invece mite e scrupolosa: furono condannati a morte solo l’1.9% degli imputati; e di questi molti di meno salirono poi effettivamente sul rogo.


La “Reconquista” e il “Siglo de Oro

Ovviamente non dobbiamo nascondere che la presenza islamica nella penisola iberica, dovuta ad un’invasione militare del sec. VIII e durata appunto 7 secoli, costituiva comunque una realtà sociale ed economica estranea e con una cultura e religione difficilmente amalgamabili con la forte identità cattolica della Spagna.

È dunque evidente che si cercò sempre di ottenere la “liberazione” da questi invasori (come pure dai cospicui interessi economici degli Ebrei). Si parlò dunque spesso della Reconquista della Spagna alla sua autentica integrità sociale, religiosa e politica.  

Tale “Reconquista” si rese finalmente possibile e si attuò nel 1492 sotto il Regno di Ferdinando e Isabella, “Los Reyes Católicos”. Mentre il  loro regno, già mediante il loro stesso Matrimonio, riuscì ad unificare la Spagna, composta da diverse regioni spesso in lotta tra loro*, ottenne pure la tanto auspicata liberazione della penisola iberica sia dai “Mori” (come si chiamavano comunemente i Musulmani) e persino dagli Ebrei e dai loro cospicui interessi economici (cosa che gli Ebrei non hanno mai perdonato alla Regina Isabella, non a caso coperta ancor oggi da un abominevole fango menzognero).

* Ricordiamo che ancor oggi esistono in Spagna forti spinte separatiste, ad esempio da parte della Catalogna (che è tuttora una Comunità autonoma, con tanto di propria lingua ufficiale), storicamente in contrapposizione con la Castiglia (una divisione che proprio le nozze de “Los Reyes Católicos” contribuirono a sanare). Anche i Paesi Baschi (dove nacque S. Ignazio di Loyola) costituiscono una Comunità autonoma di Spagna, con una propria lingua. Ancora negli ultimi decenni del sec. XX le rivendicazioni autonomiste basche hanno raggiunto talora il livello terroristico, come nel caso dell’ETA (che ha causato almeno 800 morti e che si è sciolta ufficialmente solo nel 2018).

L’anno (1492) della piena liberazione da queste due potenze straniere (islamica ed ebraica), e dai loro cospicui interessi economici, e della Reconquista cattolica della Spagna, coincide poi, com’è noto, con quello della la scoperta dell’America, evento che cambiò il destino dell’Europa (tanto da considerarsi la fine del Medioevo e l’inizio dell’era moderna), specie di quelle nazioni che si affacciavano appunto sull’Atlantico.

Ricordiamo che furono proprio tali Reali spagnoli a dar credito e perfino a finanziare, con tanto di tre caravelle, il sogno, allora considerato folle, del genovese Cristoforo Colombo (“raggiungere l’Oriente per la via dell’Occidente”). Meno male che in mezzo c’era un intero continente fino ad allora sconosciuto – l’America, come si chiamerà dal fiorentino Amerigo Vespucci (e non le Indie e gli Indiani, come per molto tempo si sono continuati a chiamare gli indigeni del nord) – altrimenti già pochi giorni dopo quel fatidico 12 ottobre il sogno colombiano sarebbe tragicamente fallito in mare, anche per fame e sete o per la rivolta stessa delle ciurme.

A questa eccezionale scoperta fece immediatamente seguito una colonizzazione delle Americhe che aprì alla Spagna la possibilità di acquisire un potere e ricchezze tali da farne una potenza mondiale.

Anche per questi eventi, come per la lungimiranza della famiglia reale, sostenuta da un’autentica fede cattolica, ne è seguito un periodo che non a caso si definisce come il “Siglo de Oro” (il secolo d’oro), che rappresenta quello di massimo splendore politico, militare e culturale della Spagna.

Ricordiamo peraltro che anche per la Chiesa spagnola lo stesso secolo XVI vide pure la fioritura di quelle straordinarie figure di Santi che abbiamo già sopra ricordato (Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola).

La colonizzazione e la missione in America

Nel presente sito abbiamo dedicato un apposito documento (vedi) al rapporto tra la colonizzazione dell’America, appena scoperta, e la missione evangelizzatrice delle nuove terre e popolazioni indigene che ne è immediatamente seguita. Abbiamo pure sottolineato la profonda differenza tra la colonizzazione spagnola dell’America, con le missioni cattoliche che si sono subito realizzate in quel nuovo continente, e la colonizzazione inglese, con la diffusione dunque anche oltre oceano della sedicente Chiesa anglicana (vedi il documento apposito) e protestante. La presenza spagnola, con le missioni cattoliche, s’è diffusa soprattutto in America centrale e meridionale – tuttora detta “America latina” o “ispanica”, anche per l’uso della lingua spagnola (tranne quella portoghese tuttora usata in Brasile) – e, oltre al Messico, inizialmente anche della parte occidentale dell’America settentrionale [basti pensare alle missioni francescane nell’attuale California, che persino nei nomi delle città ha conservato l’impronta cattolica e la stessa lingua ispanica: si pensi ad esempio a San Francisco (detto appunto in spagnolo) o a Los Angeles (abbreviazione di Nuestra Señora la Reina Virgen de los Ángeles del Río de la Porciúncula de Asís, cioè proprio in riferimento alla celebre basilica francescana di Assisi), a Sacramento o alle città coi nomi di Santi (tutte tracce della fede cattolica e non certo protestante e anglicana degli inglesi)]. La colonizzazione inglese e la diffusione delle chiese anglicane e protestanti avvenne soprattutto in quei vasti territori dell’America settentrionale che poi diverranno, dal 1776 in poi, gli Stati Uniti d’America (peraltro con chiara impronta massonica inglese, poi resasi autonoma dall’Impero britannico) (vedi nel documento citato).

Le differenze tra le due colonizzazioni e le due missioni sono notevoli, tanto da incidere pure sui secoli seguenti e da essere evidenti persino al giorno d’oggi. Si pensi ad esempio alla pressoché totale estinzione delle popolazioni indigene del Nord America (detti “pellerossa” o anche “indiani”) ed invece alla permanenza, tuttora evidente anche a livello fisionomico, delle due razze, quella indigena (andina) e quella europea, nell’America latina colonizzata dalla Spagna ed evangelizzata dai Cattolici (dal Messico al Cile, dall’America centrale all’Argentina). 

Nel documento sul rapporto tra “colonizzazione” e “missione” (vedi) abbiamo sottolineato come anche su tale questione storica permangono falsità e miti anticattolici, oltre alla confusione tra le due colonizzazioni e missioni o circa la spregiudicatezza razzista di certi avventurieri europei confusa invece con le reali politiche poste in atto dalla Spagna.

Ad esempio, la Chiesa Cattolica spagnola ha fatto di tutto per garantire i diritti anche delle popolazioni indigene e persino degli africani portati con violenza in quelle terre.

La stessa Regina Isabella – al di là della “leggenda nera” che si è imposta e tuttora permane anche sul suo conto, un falso mito creato sia dall’ideologia anticattolica di stampo illuminista e ottocentesco che da parte ebraica – si è spesa in ogni modo per garantire i diritti di quelle popolazioni indigene, come dei “negri” deportati dall’Africa (infatti molto più presenti nel nord America, anche ai giorni d’oggi, che non nel centro e sud America).

Anche durante la “guerra civile” spagnola del secolo scorso (su cui ci soffermeremo poi) i comunisti demonizzarono talmente la memoria della Regina Isabella da denominarla addirittura come figura “maledetta”.

In realtà della Regina cattolica Isabella è certificata persino la sua fama di santità, tanto da essere in cantiere da tempo la sua causa di canonizzazione, sempre aspramente ostacolata sia dal potere ebraico internazionale che dal laicismo imperante, che ne hanno fatto un raccapricciante mito dell’oscurantismo cattolico, violento quanto ipocrita, appunto una menzognera “leggenda nera”.

Come ricordato ancora nel documento citato, innumerevoli sono state poi le opere di carità che la Chiesa Cattolica ha subito posto in atto in quelle nuove terre, fin dall’inizio delle missioni come pure nei secoli seguenti, sia in favore delle popolazioni indigene come pure per “riscattare” persino molti schiavi e ridonare loro la libertà (senza ombra di ricatto, cioè senza chiedere di convertirsi alla fede cristiana cattolica, ma solo proponendola alla loro coscienza e libertà). Interessante come siano nati allo scopo anche nuovi Ordini religiosi ed opere cristiane specifiche: basterebbe pensare all’opera di San Pietro Claver (1580-1654; gesuita spagnolo, che si è adoperato per oltre 40 anni in favore degli schiavi negri giunti soprattutto a Cartagena in Colombia), già sopra ricordato.

Significativo che proprio a Lima, la capitale del Perù, fu Vescovo (il 2° vescovo dell’immensa diocesi, dal 1580 al 1605) uno spagnolo (peraltro già Inquisitore a Granada), che fu uno dei primi santi pastori dell’America latina: San Turibio di Mongrovejo (1538-1606), anch’egli già sopra ricordato. Questo santo Vescovo spagnolo del Perù promosse tanto l’evangelizzazione e la crescita nella fede degli indigeni, quanto la loro promozione umana, il loro sviluppo e i loro diritti. Organizzò anche il III Concilio di Lima (1582-1583), di fondamentale importanza per l’evangelizzazione e il rispetto degli Incas e dove tra l’altro per la prima volta si sentì pure formulare l’idea di una “società pluralista”.

I fondamenti del diritto internazionale

Come abbiamo già sopra accennato, particolarmente decisivo fu il ruolo della Spagna nel fornire, sia dalle sue celebri Università come attraverso il magistero di molti Vescovi, i fondamenti del diritto internazionale, già nel sec. XVI. Il domenicano (frate e sacerdote) spagnolo Francisco de Vitoria (1483-1546), docente in diverse università spagnole e uno dei maggiori rappresentanti della scuola filosofica di Salamanca, è considerato infatti uno dei fondatori del Diritto internazionale.

Il domenicano (frate e sacerdote) spagnolo Antonio de Montesinos (1475-1540) osò presentare addirittura le proprie critiche al re Ferdinando per quanto gli spagnoli compivano nelle nuove terre. Non fu avversato ma ascoltato: emersero di conseguenza le Leggi di Burgos (1512) e quelle di Valladolid (1513), poi ancora nuove Leggi nel 1542, tutte per disciplinare a nome del Re gli ufficiali spagnoli nella loro interazione con gli indigeni americani.

Soprattutto ebbe vasta eco la dura critica che il vescovo spagnolo Bartolomeo de Las Casas (1484-1566) rivolse contro certe derive della colonizzazione spagnola nell’America Latina. Se considerava doveroso, come lo è, cercare di liberare quegli indigeni dalle pratiche spesso terribili e macabre delle loro religioni primitive (che contemplavano anche innumerevoli sacrifici umani, specie di bambini), si oppose pure al filosofo e teologo Juan Ginés de Sepúlveda, che non solo considerava quegli indigeni come umanamente inferiori ma riteneva si dovesse usare anche la forza per liberare quegli indigeni da tali loro pratiche religiose, di fatto arcaiche, violente e macabre.


Una Nota a proposito della monarchia

Anche in occasione dell’attuale viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna è stato quanto mai significativo osservare il devoto e non solo formale ossequio del Re di Spagna (Felipe VI, ufficialmente Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia) nei confronti del Pontefice, come pure la chiara testimonianza cristiana dell’intera Famiglia reale. Il Re e la Regina Consorte (Doña Letizia) hanno infatti voluto accogliere il Papa già all’aeroporto di Madrid, prima ancora dell’accoglienza ufficiale al Palazzo Reale. Insieme pure alle due figlie (Principessa ereditaria Leonor e l’Infanta Sofía), i Reali hanno devotamente partecipato alla solenne S. Messa papale del Corpus Domini a Madrid, con 1,2 milioni di persone (vedi). Il Re e la Regina hanno voluto pure partecipare, a Barcellona, alla S. Messa papale nella basilica della “Sagrada Familia”, cui ha fatto seguito la spettacolare inaugurazione della “Torre di Gesù Cristo” (vedi). Di squisita finezza è stata poi non solo la presenza del Re alla partenza di Leone XIV dalla Spagna (nelle Isole Canarie), ma addirittura, dopo l’incredibile guasto dell’aeromobile della compagnia di bandiera Iberia che avrebbe dovuto riportare il Papa a Roma, l’offerta del proprio aereo reale (rinunciandovi lui stesso) per ricondurre rapidamente almeno il Pontefice a Roma.

Si ricordi in proposito che le regine “cattoliche” hanno diritto, alla presenza del Papa, di vestire in “bianco” (abito e velo o mantiglia), mentre le altre regine “non cattoliche”, come peraltro si converrebbe a tutte le donne in visita dal Papa, vestono in “nero”. Anche di recente, con Leone XIV, abbiamo ad esempio osservato il bianco della Principessa consorte del Principe di Monaco o appunto anche in questi giorni quello della Regina consorte di Spagna, a differenza ad esempio della Regina Camilla, consorte di Carlo III d’Inghilterra, in occasione della visita in Vaticano, elegantissima ma rigorosamente in nero, anche nel velo/mantiglia, pur firmato da uno dei più grandi stilisti di moda.

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Come sappiamo, il 2 giugno scorso l’Italia ha celebrato l’80° anniversario della Repubblica (con l’usuale e solenne parata militare ai Fori Imperiali di Roma). Fu infatti il 2.06.1946 che, mediante Referendum, gli Italiani scelsero appunto di abbandonare la monarchia e divenire Repubblica [non fu peraltro una vittoria schiacciante come ci si aspettava (12.718.641 contro 10.718.502; e qualcuno ha ipotizzato anche notevoli brogli)]. Anche in questa circostanza s’è parlato degli esiti di tal Referendum, anche da parte del Presidente della Repubblica, come della vittoria del progresso e della mentalità moderna e civile.

Certo, la vicenda del “ventennio fascista” e l’affiancamento del Re d’Italia al Duce hanno reso a molti particolarmente odiosa la monarchia; e ciò ha certamente inciso anche sulla scelta referendaria del 1946.

I Reali di Spagna, invece, durante il periodo della dittatura del “Generalissimo” Francisco Franco di fatto andarono in esilio, nonostante i tentativi del “Caudillo” di riconoscere e imporre un altro Re (Juan Carlos di Borbone, figlio di Juan de Borbón, che effettivamente rimase sotto l’ala del franchismo). I Reali tornarono ufficialmente sul trono di Spagna nel 1975, alla morte di Franco, e tuttora appunto vi permangono.

[C’è comunque qualcuno che si chiede tuttora che ne sarebbe stato in Italia della monarchia e dello stesso fascismo, se Mussolini non avesse sciaguratamente deciso di porsi a fianco di Hitler e persino di entrare nella Seconda Guerra Mondiale in stretta alleanza con la Germania nazista, condividendone poi anche l’esito catastrofico]

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Comunque, a proposito di considerare la Repubblica come progresso e modernità, a confronto della Monarchia (che fin da bambini ci veniva presentata come esecrabile e quindi la scelta di quel Referendum del 1946 come scontata per chi avesse un po’ di buonsenso) sarebbe bene ricordare che attualmente in Europa sono monarchie,  oltre alla Spagna, il Regno Unito, il Belgio, l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, oltre al Lussemburgo (l’unica monarchia al mondo ad essere retta da un Granduca) e ai Principati del Liechtenstein, di Andorra e di Monaco, oltre alla “monarchia assoluta non ereditaria” che ufficialmente è anche la Città del Vaticano.

In Italia, tra l’altro, il Presidente della Repubblica, eletto non direttamente dai cittadini ma dal Parlamento (e quindi secondo logiche di equilibrio politico e partitico) ha assai più potere che non un re, a tal punto che alcuni giuristi giungono a concludere che più che Repubblica parlamentare, com’è ufficialmente, l’Italia potrebbe essere definita come Repubblica presidenziale.

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Tornando ai Reali di Spagna, sottolineiamo pure, come abbiamo visto anche in occasione di questo viaggio papale nei territori del loro Regno, il loro modo non solo elegante ma devotamente cattolico di salutare il Pontefice (si veda qui la foto iniziale): il Re si inchina profondamente e la Regina addirittura abbozza un’elegante genuflessione (cosa peraltro che fanno anche le donne inglesi di fronte al loro sovrano o sovrana). Verrebbe da chiedersi cosa avverrebbe, nell’Italia centro della Cattolicità, se un tale saluto venisse fatto al Pontefice da parte del Presidente della Repubblica o della Presidente del Consiglio, pur sedicenti cattolici.


La Settimana Santa e le processioni del Corpus Domini in Spagna

Forse molti sanno, anche per la loro rilevanza turistica e perfino folkloristica, quanto sono solenni e spettacolari le Processioni della Settimana Santa in Spagna, con straordinarie statue riferentesi alla Passione e morte del Signore, specie immensi e ricchissimi Crocifissi o statue della Madonna addolorata. In ciò si nota un accento spirituale tutto particolare e perfino impressionante, nelle dimensioni e nelle fattezze artistiche, in riferimento alla Croce e al dolore del Signore e della Vergine Santa.

Peraltro di tali tradizioni c’è ampia traccia, tuttora, persino nel sud d’Italia.

Certo, data anche la magnificenza e persino spettacolarità di tali eventi, occorre far attenzione a non farle decadere appunto a manifestazioni folkloristiche ed oggi pure a semplici attrazioni turistiche. Però rimane comunque evidente, anche nell’ingente partecipazione popolare, anche una vera e sincera devozione e fede cattolica.

Ciò si esprime anche nelle solenni Processioni del Corpus Domini (ricordiamo: sono le uniche processioni cattoliche dov’è realmente e sacramentalmente “presente” Gesù stesso nell’Ostia consacrata, quindi non si tratta di una statua o una reliquia!) e persino negli straordinari Ostensori che contengono l’Ostia consacrata da adorare pubblicamente o da portare appunto persino in processione in tale solennità.

Si vedano ad esempio questa Processione e tali Ostensori, stupendi e grandiosi, che la fede cattolica spagnola ha prodotto e manifesta nella città di Toledo.

Si veda poi ancora la S. Messa e la Processione eucaristica del “Corpus Domini” presieduta quest’anno dal Papa (che ha portato personalmente il pesante Ostensorio lungo tutto il percorso) a Madrid, alla presenza dell’intera Famiglia reale e di circa 1,2 milioni di persone.

Su come oggi si siano invece spesso ridotte, quando non sono state addirittura soppresse, tali Processioni eucaristiche del Corpus Domini in Italia, è meglio tristemente sorvolare! A parte l’insignificanza, nel sentire civico comune, in cui è caduta tale solennità del “Corpus Domini” da quando nel 1977 il governo italiano ne ha abolito la festa anche civile (al giovedì, quando dovrebbe ricorrere) e allora la CEI l’ha trasferita alla domenica successiva (cosa fatta anche per la solennità dell’Ascensione), decretandone di fatto l’evaporazione nel sentire comune degli Italiani.


La GMG di Madrid nel 2011

Riferendoci poi all’Adorazione Eucaristica, che dovrebbe essere un punto cardine e frequente della stessa vita cristiana, ricordiamo quanto avvenuto alla Giornata Mondiale della Gioventù tenuta a Madrid nel 2011 col Papa Benedetto XVI. Oltre all’impressionante S. Messa conclusiva (vedi), vogliamo proprio ricordare quanto avvenne nella straordinaria Veglia di preghiera e adorazione eucaristica dell’ultima sera, alla presenza del Papa. Tale Veglia fu messa a dura prova da un’improvvisa tempesta, che mise in serio pericolo non solo la presenza di circa 2 milioni di giovani ma la stessa persona del Papa, che a forza fu costretto temporaneamente a ritirarsi dal palco (vedi). L’indomita perseveranza di quei giovani e lo stesso coraggio apostolico di Benedetto XVI, pur anziano e persino barcollante, hanno fatto sì che, passata la tempesta, la Veglia si concludesse con una concentratissima Adorazione eucaristica, peraltro di fronte ad uno dei più spettacolari ostensori costruiti dalla pietà eucaristica spagnola! Forse questo evento, con tanto di impressionante tempesta, come della religiosissima e commovente adorazione eucaristica notturna di quei giovani che ne è seguita, è persino paradigmatica di quanto stava avvenendo nella Chiesa Cattolica ed avvenne dopo neppure due anni nello stesso pontificato di Benedetto XVI …

A proposito dell’Adorazione eucaristica nelle GMG

Data la sempre più straordinaria partecipazione di giovani alle Giornate Mondiali della Gioventù, volute da Giovanni Paolo II dal 1985 – si pensi a quella del Giubileo del 2000 a Roma, con oltre 2 milioni di giovani, o a quella di Manila nel 1995, la cui S. Messa finale vide la partecipazione di 5 milioni di persone (cioè la S. Messa più partecipata nella bimillenaria storia della Chiesa e pure uno dei più numerosi raduni nella storia dell’umanità stessa), si rese però evidente che tali immensi raduni potessero correre il rischio di rimanere importanti e gioiosi ma solo esteriori o non sempre in grado di lasciare un’impronta profonda nelle anime di quei giovani. Fu così che Giovanni Paolo II aggiunse, alle catechesi dei giorni precedenti e alla Veglia e S. Messa conclusiva, pure uno o più giorni di sante Confessioni (impressionanti, tanto da attirare l’attenzione anche dei media di tutto il mondo, colpiti da questo evento decisamente ”controcorrente” rispetto a quanto normalmente si pensa dei giovani d’oggi, furono ad esempio, in occasione della GMG del 2000 a Roma, i tre giorni di Confessioni al Circo Massimo, pur sotto il sole cocente di agosto).

Benedetto XVI, per sottolineare ancor più la natura pienamente cattolica di tali eventi e lasciare così un solco ancora più profondo nelle anime di quei giovani, oltre ad offrire una chiara testimonianza per il mondo intero e persino un invito ed esempio per la pastorale giovanile di tutta la Chiesa, aggiunse nelle GMG anche la devota e persino silenziosa Adorazione eucaristica. Si vide per la prima volta nella GMG del 2005 a Colonia (provvidenzialmente tenuta in quella città tedesca proprio dal neo-eletto Papa tedesco). Tale veglia, con tanto di profonda e persino silenziosa Adorazione eucaristica, rimase un cardine di tali grandi raduni cattolici giovanili. Lo si è visto anche lo scorso anno (2025), in occasione del Giubileo dei Giovani, tenuto a Roma e cui hanno partecipato oltre un milione di giovani di tutto il mondo (di tale Veglia, tenuta a Tor Vergata, e della finale Adorazione eucaristica, col Papa Leone XIV, vedi, specie da h 1,13’ a h 1,55’).

Anche in occasione di questo viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna si potrebbe fare una riflessione analoga. Ad esempio, nella straordinaria partecipazione di giovani alla Veglia tenuta a Madrid la sera del 6 giugno scorso (vedi), come nell’incontro la sera dell’8 giugno, sempre a Madrid addirittura allo stadio “Bernabéu” (vedi), o ancora a Barcellona la sera del 9 giugno allo Stadio olimpico (vedi), all’inizio si poteva avere l’impressione di un’attraente (per i giovani) e persino chiassosa “festa” moderna, con tanto di musica simil-rock e di presentatori in attuale stile USA (un uomo e una donna che si alternano nel parlare e nell’incitare l’assemblea); poi però, oltre ai discorsi del Papa, è stata proprio la devota e silenziosa Adorazione eucaristica (o, a Barcellona, le testimonianze e le commoventi domande e risposte dei giovani col Papa) a fornire alla fine a tali grandi raduni un’impronta realmente spirituale e cattolica.


Calcio spagnolo e fede cattolica

Un’ultima nota, tra gli innumerevoli esempi di sensibilità cattolica degli Spagnoli, la dedichiamo allo stesso mondo del calcio.

Nonostante che le potenze economiche arabe (e musulmane) abbiano messo la mano anche sulle importanti squadre di calcio europee e con un influsso tutt’altro che “neutrale” – persino appunto il glorioso Real Madrid, sponsorizzato da potenti sceicchi arabi a suon di petrodollari, ha dovuto intanto persino togliere la Croce dal proprio stemma (Croce di cui andava fiera la cattolicissima Spagna, visto che tale insegna fu concessa dalla Chiesa al re Alfonso XIII) (leggi) – proprio i giocatori del Real Madrid non si vergognano affatto, anzi pare ne vadano fieri, di offrire la propria testimonianza di devota fede cattolica. Così, ad esempio, quando nel 2022 tale gloriosa squadra di calcio spagnola (madrilena) ha vinto sia il Campionato nazionale che la Coppa dei Campioni (leggi), prima ancora di andare a festeggiare coi connazionali e tifosi allo stadio Bernabéu, ha voluto significativamente e devotamente offrire, alla presenza dello stesso Cardinale arcivescovo di Madrid, le proprie due Coppe alla Madonna di Almudena, Patrona della città e solennemente venerata nella cattedrale della capitale spagnola (leggi e vedi, spec. ai minuti 19’/21’) (vedi nella News).


Venendo poi al periodo storico che ha fatto seguito all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese, come al clima positivista, scientista e ateo del sec. XIX, se la profonda identità cattolica della Spagna ha fatto un poco da scudo perché tale radicale cultura anticattolica non travalicasse i Pirenei, non si può certo negare come tale laicismo e persino un vero e proprio odio anti-cattolico e anti-cristico sia penetrato pure in Spagna e nell’ultimo secolo abbia conosciuto picchi anche molto violenti; così come la sua influenza culturale, sociale e politica faccia abbondantemente sentire i propri effetti anche nel presente.

La filosofia marxista del sec. XIX e la conseguente ideologia socialista-comunista che nel 1917 portò alla Rivoluzione russa e all’instaurazione del comunismo che poi dominò in tutta l’Europa centro-orientale fino al 1991, fece sentire i propri effetti nefasti anche in Spagna. Lo scontro feroce tra i comunisti e le forze di destra che portarono alla dittatura franchista, trascinarono la Spagna in quella spaventosa “guerra civile” (1936-1939) su cui qui sotto soffermeremo la nostra attenzione, per evidenziare soprattutto l’odio non solo politico ma anticattolico che caratterizzò i comunisti, fino a produrre immani sofferenze alla Chiesa Cattolica, inaudite violenze e persino un innumerevole numero di martiri cristiani, spesso persino canonizzati dopo un rigoroso processo canonico, come tra poco vedremo.

Se dopo la seconda guerra mondiale anche la Spagna, come del resto tutta l’Europa occidentale, ha conosciuto già una progressiva scristianizzazione, specie delle nuove generazioni (come abbiamo sottolineato anche nell’ultima News, vedi), la cultura e le politiche di sinistra, dette in Spagna ancora socialiste [vedi l’attuale PSOE, ancor oggi al governo con Sanchez, cioè il Partido Socialista Obrero Español (Partito Socialista Operaio Spagnolo)], dopo il crollo del comunismo hanno mutato anche in Spagna, come ovunque in Occidente, i propri obiettivi e ideali politici, assumendo paradossalmente tutte le ideologie edoniste e nichiliste proprie del capitalismo occidentale e fondamentalmente anti-cristiche (aborto libero, sessualità impazzita e deresponsabilizzata, ideologia gender/Lgbtq, eutanasia, droga libera). Forniremo tra poco esempi eloquenti di tale attuale situazione socio-politica spagnola.

A questo punto è però doveroso soffermare la nostra attenzione sulla spaventosa “guerra civile” spagnola del secolo scorso, non tanto per entrare nella questione politica che l’ha generata, quanto per ricordare la feroce persecuzione che i comunisti hanno scatenato in quegli anni contro la Chiesa Cattolica (falsamente  accusata di appoggio alla dittatura), provocando immani sofferenze ai Cattolici, fino al punto di produrre tra essi anche migliaia di “martiri”, molti dei quali, come vedremo, oggi già anche canonicamente riconosciuti dalla Chiesa!


Martiri della guerra civile spagnola

Martiri guerra civile spagnola

Non possiamo e non dobbiamo qui entrare nella presentazione delle gravi questioni politiche che hanno trascinato la Spagna in una vera e propria “guerra civile” (1936-1939), che ha coinvolto su entrambi i fronti persino militanti di tutta Europa (Italia compresa), fin alle porte del secondo conflitto mondiale. In modo semplificativo si definì tale lotta e guerra civile spagnola come tra fascisti (nazionalisti, golpisti, franchisti) e comunisti (detti “Repubblicani” o del “Fronte popolare” anarchico-comunista), tra sostenitori della dittatura franchista e quelli della democrazia e della repubblica, oppure ancor più semplicemente tra “destra” e “sinistra”.

In questa feroce contrapposizione ideologica la Chiesa cattolica, pur nella “cattolicissima Spagna”, fu ingiustamente accusata di essere dalla parte della dittatura franchista e come tale ferocemente attaccata dalle forze comuniste.

Qui non entriamo nel merito di tale visione ideologica e politica, che divenne pure odio ideologico contro la Chiesa Cattolica. Così, non possiamo neppur sommariamente documentare le immani sofferenze subite dalla Chiesa e dai Cattolici (vescovi, sacerdoti, suore e fedeli laici) in quel periodo.

Ci limitiamo ad enumerare alcuni martiri” cristiani che la Chiesa ha progressivamente riconosciuto canonicamente come tali (e i processi canonici non sono ancora terminati), uccisi cioè non per motivi politici ma in realtà proprio “in odium fidei”, cioè per odio contro la fede cattolica e in fondo contro Dio stesso! Si tratta di Beati o Santi (canonizzati) e quindi posti autorevolmente come modelli eroici di vita cristiana e nostri intercessori dal Paradiso. Come sappiamo, quando la Chiesa, attraverso Processi diocesani e il discernimento operato, talora con studi che durano anni se non secoli, dalla Congregazione (oggi Dicastero) della Causa dei Santi, con approvazione autorevolissima del Papa (persino implicante l’infallibilità pontificia) per giungere alla loro pubblica Beatificazione e Canonizzazione (proclamati Santi), non può affatto essere considerata una posizione “di parte” o infondata. Dai Processi canonici, accuratamente documentati, risulta dunque che questi fratelli e sorelle nella fede (vescovi, sacerdoti, suore e frati, persino monaci e monache di clausura, oltre a numerosissimi laici cattolici) sono stati barbaramente e ferocemente torturati e uccisi dai comunisti spagnoli proprio a causa della loro fede cristiana, appunto “in odio alla fede” (appunto: “in odium fidei”), e non semplicemente per questioni politiche o di posizioni ideologiche.

Da tali Processi canonici risulta che, durante la guerra civile spagnola (1936-1939) i comunisti (Fronte popolare) hanno ucciso 13 vescovi, 4.184 Sacerdoti, 2.365 religiosi e 283 suore, oltre a migliaia e migliaia di fedeli laici cristiani.

Secondo una stima approssimativa sono almeno 10.000 i cristiani uccisi dai comunisti in Spagna durante la guerra civile. Di questi, 7.000 sono considerati “martiri”, di cui 11 già canonizzati (proclamati Santi) e 2.200 beatificati.

Giovanni Paolo II ha canonizzato (proclamato Santi) Cirilo Bertrán con 8 suoi Compagni, oltre a Inocencio de la Immaculada, Benedetto Menni e Tommaso da Cori (Roma, 21.11.1999: leggi l’omelia della S. Messa di canonizzazione). Così, a Madrid il 4.05.2003 (leggi l’omelia della S. Messa di canonizzazione) ha proclamato Santi Pedro Poveda (sacerdote, educatore, martire), José María Rubio (sacerdote gesuita, martire e sostenitore nella fede anche di altri futuri martiri), Genoveva Torres (suora), Ángela de la Cruz (suora fondatrice della “Compagnia della Croce”), Maravillas de Jesús (monaca di clausura).

Giovanni Paolo II ha poi proclamato Beati innumerevoli martiri di quella persecuzione spagnola:

Roma, 29.03.1987: 3 monache Carmelitane. Roma, 1.10.1989: 26 Passionisti. Roma, 29.04.1990: una monaca di clausura. Roma, 25.10.1992: 70 Religiosi del Fatebenefratelli + 51 Claretiani. Roma, 10.10.1993: martiri di Almeria (2 + 7 religiosi di La Salle) + 1 suora. Roma, 1.10.1995: 2 + 9 sacerdoti + 13 Scolopi + 3 Marianisti + 17 suore + un cristiano laico. Roma, 4.05.1997:  2 uomini laici. Roma, 7.05.1999: 8 frati Agostiniani. Roma, 11.03.2001: 417 tra sacerdoti, religiosi-religiose e laici cristiani.

Benedetto XVI (il  29.10.2005, 28.10.2007, 23.01.2010 e 17.12.2011) ha proclamato Beati moltissimi cristiani perseguitati e uccisi nella guerra civile spagnola, compresi vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici.

Francesco ha proclamato Beati numerosissimi martiri di quel periodo [v. 13.10.2013 (522 martiri, vedi la News), 1.11.2014, 5.09.2015, 23.04.2016, 25.03.2017, 10.11.2018, 9.03.2019, 7.11.2020, 29.05.2021, 26.02.2022, 18.06.2022, 22.10.2022, 18.11.2023, 23.11.2024].

Il 3.06.2013 (vedi la News) sempre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti tra l’altro: il martirio dei Servi di Dio Mauro (al secolo: Abele Angelo Palazuelos Maruri) e 17 Compagni, dell’Ordine di San Benedetto, uccisi in odio alla Fede in Spagna nel 1936. Il martirio dei Servi di Dio Giovanni di Gesù (al secolo: Giovanni Vilaregut Ferrer) e 3 Compagni, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nonché Paolo Segalá Solé, Sacerdote diocesano, uccisi in odio alla Fede in Spagna nel 1936. Il martirio dei Servi di Dio Crisanto, Aquilino, Cipriano Giuseppe e 63 Compagni, dell’Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole (Piccoli Fratelli di Maria), nonché 2 Laici, uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il 1936 e il 1939. Il martirio delle Serve di Dio Aurelia (al secolo: Clementina Arambarri Fuente) e 3 Compagne, Suore professe delle Serve di Maria Ministre degli Infermi, uccise in odio alla fede in Spagna nel 1936.

Leone XIV, il 13.12.2025, ha proclamato Beati 124 sacerdoti perseguitati in quella guerra civile.

Ecco poi qui gli ultimi Decreti del Dicastero delle cause dei Santi, approvati dal Papa:

Con Decreto del 22.05.2026 viene riconosciuto il martirio, durante la guerra civile Spagnola, dei Servi di Dio Francisco González de Córdova e di 79 Compagni, Sacerdoti, Religiosi, Seminaristi e Fedeli Laici, uccisi tra il 1936 e il 1937, in odio alla fede, nel territorio della diocesi di Santander (Spagna).

Con Decreto del 27.04.2026 viene riconosciuto il martirio, durante la guerra civile spagnola, dei Servi di Dio Stanislao Ortega García (al secolo: Lorenzo) e i 48 Compagni, Religiosi professi dell’Istituto dei Fratelli dell’Istruzione Cristiana di San Gabriele, nonché di Emanuele Berenguer Clusella, Sacerdote diocesano, uccisi tra il mese di luglio e il mese di novembre 1936, in odio alla fede, in diversi luoghi della Catalogna (Spagna).

Con decreto del 18.12.2025 viene riconosciuto il martirio, durante la guerra civile spagnola, del Servo di Dio Ignazio Aláex Vaquero, Seminarista e 10 Compagni tra i quali un Sacerdote, Seminaristi e Laici, uccisi in odio alla fede tra il 1936 e il 1937, nel territorio della Provincia di Madrid.

All’Angelus del 14.12.2025 Leone XIV ha poi ricordato, tra l’altro: “Ieri a Jaén, in Spagna, sono stati beatificati il sacerdote Emanuele Izquierdo e 58 Compagni, insieme al sacerdote Antonio Montañés Chiquero e 64 Compagni, uccisi in odio alla fede (in Spagna) nella persecuzione religiosa degli anni 1936-38.


La Spagna di questi ultimi 70 anni

Il moderno assalto dell’ateismo pratico, edonismo, indifferentismo religioso, nichilismo e perfino del più becero laicismo anticattolico

Come abbiamo sottolineato anche nell’ultima News (“Europa al tramonto?” vedi), dopo la II Guerra Mondiale e specialmente dalla fine degli anni ’60, il tessuto sociale, soprattutto giovanile dell’Europa occidentale ha subìto una profonda trasformazione, con una crisi di valori e soprattutto un’impressionante crisi della fede cattolica quasi senza precedenti. Le nuove generazioni (vedi), sospinte da nuovi modelli esistenziali provenienti soprattutto dagli USA, sono sempre più facilmente sprofondate in un ateismo che, laddove non è stato apertamente filosofico ed ideologico (come nei gruppi comunisti), è di fatto divenuto una sorta di ateismo “pratico”, di indifferentismo religioso, che ha progressivamente distrutto i principali valori umani su cui si regge non solo l’esistenza personale ma la stessa compagine sociale (si pensi alla crisi della famiglia). Tutto ciò, fino a sprofondare in una sorta di “nichilismo” vissuto, dove l’esistenza rimane sostanzialmente priva di senso; mentre su questo “vuoto” esistenziale e culturale si affacciano, insieme ad una vera e propria “idolatria del sesso”, pure le nuove ideologie pansessualiste (abortiste, omosessualiste), ma anche ecologiste, e soprattutto anticattoliche e di fatto anti-cristiche.

La profonda e storica identità cattolica della Spagna ha permesso di arginare un poco questa deriva atea e nichilista, anche nelle nuove generazioni. Nei decenni passati si notava ad esempio che nelle zone interne, come in quelle delle coste atlantiche, anche tra i giovani la fede e la morale cattolica sopravvivevano ancora in larghe fasce di popolazione.

In un primo tempo, cioè già negli anni ’70, fu invece la Spagna mediterranea a conoscere, soprattutto tra i giovani, i primi tracolli di valori e le prime gravi crisi esistenziali. Si trattava pure, in quelle coste mediterranee, di un’ingente presenza, apparentemente turistica, di giovani dell’Occidente (Italia compresa), inizialmente attirati ancora dai bassi costi, ma pian piano si comprese che in tale turismo si celava qualcosa di molto più grave, specie nella costa mediterranea meridionale (Costa del Sol). Non era certo solo la bellezza di quelle coste spagnole ad attirare quei giovani, desiderosi d’avventura, né tanto meno i lussi ad esempio di Marbella, ma si trattava purtroppo di trovare la droga a basso costo, proveniente dalle vicine coste marocchine!

Pian piano anche le coste mediterranee settentrionali (la Costa Brava e quelle catalane, ‘in primis’ Barcellona) conobbero questo depauperamento esistenziale, sociale e soprattutto giovanile; e da lì, questi nuovi modelli esistenziali, vuoti ed edonisti, si sono espansi a tutto il resto del Paese. La plurisecolare fede cattolica, dopo il fatidico ’68, veniva dunque anche in Spagna a sgretolarsi e implodere, specie appunto nelle nuove generazioni.

Il rifiuto o meglio addirittura l’ignoranza voluta del proprio passato e delle proprie radici culturali, morali e religiose (tipico già dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, col suo odio anticattolico), se inizialmente, come abbiamo ricordato, fece più fatica a valicare i Pirenei (per usare un’immagine, perché ormai erano gli aerei e persino le navi a portare un turismo sempre più pure di massa), oggi pare che anche la Spagna sia tentata di cadere in quel patologico “odio di se stesso” che attanaglia incomprensibilmente l’Occidente (come disse l’allora card. Ratzinger e come abbiamo appunto ricordato nell’Ultima News vedi).

Anche se i milioni e milioni di spagnoli, anche giovani, che in questi giorni hanno voluto incontrare il Papa nel suo viaggio apostolico sembrano smentire questa analisi catastrofica, rimane pur vero che, a livello ideologico e politico, il laicismo anticattolico e le nuove ideologie paiono non mollare la loro presa anche in Spagna, anzi, aggredirla sempre di più.

Già ad esempio il periodo del governo socialista di Zapatero (2004-2011) ha rappresentato in questo senso una vera e propria calamità, con la sua promozione dell’aborto (libero e per tutti) e di una sessualità completamente deresponsabilizzata, come nelle stesse limitazioni alla presenza sociale della Chiesa.

Proprio in questo giorni il nome di Zapatero è tornato però alla ribalta, per guai giudiziari assai pesanti e risalenti proprio al periodo del suo governo (vedi). Anche l’attuale premier Pedro Sánchez (leader dello stesso Partito Socialista), sia pur leggermente più morbido nel suo laicismo rispetto a Zapatero, pare ormai navigare in acque politiche (e lo stesso Zapatero ha cercato di coinvolgerlo anche in quelle giudiziarie) non proprio tranquille.

Sul laicismo spagnolo contemporaneo

Nelle nostre News abbiamo riportato spesso notizie in tal senso. Ne riproponiamo una rapida carrellata fra le più recenti.

Anche se in questi giorni, negli incontri con Leone XVI il premier spagnolo Sanchez si è presentato ovviamente ossequioso, se non persino imbarazzato e confuso di fronte ai milioni e milioni di spagnoli che hanno voluto incontrare il Papa e forse persino sorpreso dall’applauso di oltre 10’ che lo stesso Parlamento spagnolo ha riservato al papa dopo il suo discorso proprio al Parlamento spagnolo, non solo il suo Partito Socialista ma il suo stesso governo (tanto più quando si è legato al Partito estremista di sinistra “Podemos”) fin dall’inizio del suo mandato si è presentato all’avanguardia (anche nella UE) nei suoi attacchi contro la Chiesa Cattolica, fino a rasentare addirittura la rottura del Concordato. Del resto i militanti dei Socialisti e soprattutto di Podemos sono ai primi posti per i reati d’odio contro i Cattolici e le loro pubbliche offese contro la fede e i Cattolici (vedi la News).

In questo clima politico, da anni ormai si assiste in Spagna ad una montante campagna d’odio contro i Cattolici, la fede cattolica e quei valori umani fondamentali (“non negoziabili”) che la Chiesa promuove ma che di fatto sono anche razionalmente fondati e rappresentano  i cardini stessi della società (famiglia, vita, libertà di coscienza e di educazione). In tale contesto sono cresciuti in Spagna anche veri e propri attacchi violenti e sacrileghi (talora di impronta persino satanica) contro le chiese, con tabernacoli imbrattati o divelti, con furti di Ostie consacrate, luoghi sacri vandalizzati con escrementi, croci e statue decapitate, incendi, fino ad arrivare ad aggressioni fisiche ai sacerdoti, persino durante la S. Messa. È stata persino lanciata pubblicamente una campagna d’odio anticattolico intitolata Fuego al Clero, con tanto di incitamento a bruciare chiese e attaccare sacerdoti e religiosi cattolici. Tale campagna d’odio contro la Chiesa Cattolica è apparsa persino sui social: anni fa tale aggressioni verbali e di odio contro i Cattolici fu presente pure su Twitter, ma i suoi dirigenti, nonostante le numerose denunce pervenute, si sono rifiutati di censurarl). Si è giunti persino a scrivere, addirittura anche su certe chiese, “Brucerete come nel ’36!” o “la Chiesa che più illumina è quella che brucia”; in alcune manifestazioni di facinorosi dell’ultra-sinistra s’è arrivati a cantare “andiamo a bruciare la Conferenza Episcopale, machista e patriarcale”. Nelle News: vedi vedi vedi vedi vedi. Anche nel 2026 si evidenzia una preoccupante crescita della cristianofobia (leggi).

Comunque, mentre persino la TV pubblica si permette di irridere addirittura il Sacro Cuore di Gesù, il premier Sanchez pare abbia voluto rimuovere, con qualche vano pretesto, addirittura una gloriosa e storica statua del Sacro Cuore. Allo stesso modo si proibisce talora di pregare pubblicamente il S. Rosario (non parliamo poi nelle vicinanze delle cliniche abortiste). Invece un sacerdote, per aver osato criticare l’Islam, ha rischiato il carcere (vedi la News).

Nei giorni passati, in attesa dell’arrivo del Papa, sono apparsi anche manifesti e scritte con un laconico “Non ti aspettiamo!”. Cosa avranno detto di fronte all’incontenibile esultanza e filiale devozione di milioni e milioni di spagnoli, anche giovani? Ma per l’ideologia, specie comunista, “el pueblo” sono invece loro, anche se sono smentiti dalla realtà!

A proposito della presenza islamica, anche la Spagna comincia ad avere numeri impressionanti. Già nel 2018 se ne contavano 2 milioni; e che non si tratti solo di presenze clandestine è dato anche dal fatto che esiste persino un loro Partito politico (Partido Renacimiento y Union de Espana) (vedi la News).

Come tutta la sinistra dell’Occidente i diritti da tutelare ad ogni costo non sono più quelli degli operai, dei giusti salari, dei poveri (come ai tempi dell’originario socialismo e comunismo marxista), ma quelli – che allora si sarebbero detti “borghesi” e che di fatto sono propri soprattutto delle società capitaliste e del bengodi dell’Occidente – come quelli dell’aborto (libero e sempre) e delle ormai onnipotenti minoranze Lgbtq+; il tutto con una spruzzata di ideologico “ecologismo” (anche quando è smentito dalla stessa scienza) e “animalismo” (si parla ormai apertamente dei diritti del “cane”, oltre ovviamente a quella dei “tori”).

In tali propagande ideologiche, che diventano poi leggi dello Stato e da cui è vietato dissentire, l’aborto libero e a piacimento è non solo un diritto incontestabile della donna ma se ne fa un cardine essenziale della stessa società. Anche in Spagna si fa strada si fa strada infatti, sulle orme della Francia, l’ipotesi di inserire il “diritto all’aborto” addirittura nella Costituzione; il tutto con tanto di “lista nera” dei medici obiettori (vedi la News). Intanto, nell’incalzante e progressiva depenalizzazione dell’aborto, il governo spagnolo tre anni fa ha ottenuto per le ragazze già di 16 anni il diritto di abortire, indipendentemente dalla volontà dei genitori e ovviamente (come sempre) del padre stesso del bambino concepito (vedi nella News). Così, nel solo 2023, gli aborti legali in Spagna sono stati 100.000, con un incremento del 4,8% solo rispetto all’anno precedente (vedi nella News). Si consideri poi che in soli 4 anni (2011-2015) i bambini down sono diminuiti in Spagna dell’83%, in quanto uccisi ancora nel grembo materno!

Se poi qualcuno si ostinasse ancora a credere che la martellante diffusione della mentalità contraccettiva, fin nei giovanissimi e persino attraverso le scuole, diminuirebbe il numero degli aborti, anche le statistiche spagnole stanno lì a testimoniare il contrario: se l’uso della contraccezione in pochi anni è cresciuta in Spagna dal 43% al 60%, nello stesso periodo il tasso di abortività (ogni 1000 femmine in età fertile) è passato dal 5,5% all’8,8% (vedi News).

Se poi, all’opposto, pensiamo invece alla “procreazione assistita”, in Spagna esistono ben 100.000 embrioni congelati (veri e propri esseri umani, in genere destinati a perire).

A proposito dei diritti del cane, talora considerati superiori perfino a quelli dell’uomo, si veda ad esempio questa News (con un  caso emblematico avvenuto ad Oviedo). Non parliamo poi dei diritti dei tori, che in Spagna hanno condotto ad eliminare le celebri e storiche Corride.

E poiché l’uomo, in questa lettura anticristica dominante deve essere il padrone assoluto della propria vita, non può mancare pure il diritto ad uccidersi (eutanasia), se non persino ad uccidere, se si considera “una vita non più degna di essere vissuta”. Ovviamente anche in Spagna la corsa all’eutanasia, da riconoscere come diritto, galoppava da anni ed è stata legalizzata già il 25.06.2021 (vedi la News). Una volta aperta poi questa porta e intrapresa questa china nichilistica (come ad esempio ci testimonia tristemente l’Olanda), è facile poi passare dall’eutanasia “passiva” (spegnere i sostegni vitali) a quella “attiva” (iniezioni letali) e da quella “volontaria” (richiesta) a quella “involontaria” (inferta, specie se il paziente non può più decidere di sé), per poi calare le condizioni e le età, fino a raggiungere l’eutanasia dei bambini, persino contro il volere dei loro genitori. In tal senso la Spagna ha ad esempio già conosciuto pure un caso particolare di eutanasia, che a ben vedere è un’evidente “condanna a morte” (proibita dalla legge) ben mascherata: è stata infatti inferta ad un carcerato e prima ancora della conclusione del processo che lo riguardava (vedi la News). Quest’anno poi una giovane spagnola di 25 anni ha ottenuto l’eutanasia semplicemente perché si sentiva depressa (leggi). Sul problema dell’eutanasia si veda anche questa News.

Sul tema dell’educazione (altro “valore non negoziabile”, legato alla famiglia) albeggia poi sempre più il tentativo dello Stato di sostituirsi radicalmente ai genitori, specie per l’indottrinamento sessuale, dell’ideologia gender, Lgbtq, sempre col pretesto di combattere l’omofobia (vedi in questa News), già attraverso le Scuole Primarie. Come abbiamo ricordato anche in una recente News (vedi), si è addirittura giunti a parlare (l’ha fatto addirittura un Ministro dell’attuale governo spagnolo) della pedofilia come di un diritto dei fanciulli, se consenzienti! 

Che si tratti di una vera e propria “dittatura del relativismo” è dato dal fatto che è praticamente vietato dissentire da tali nuove ideologie. È persino proibito ad un omosessuale cercare di cambiare il proprio orientamento sessuale. Anzi, queste ideologie pretendono di imporsi alla Chiesa stessa. S’è parlato ad esempio del diritto delle donne di iscriversi alle Confraternite maschili (vedi nella stessa News); e il solito femminismo, condito anche in salsa cattolica, si fa sentire anche in questi giorni, per rivendicare ad esempio il sacerdozio alle donne (leggi).

Intanto i bambini e i ragazzi sono sempre più “fragili”, anche psicologicamente. In tal senso la Spagna è al 1° posto in Europa per la percentuale di disturbi mentali nella fascia d’età 10/19: sono già il 20,8% del totale swu ragazzi e dei giovani (vedi la News).

Nonostante la grandiosa testimonianza di adesione alla Chiesa cattolica e al Papa che la Spagna ha dato in questi giorni (e parliamo di milioni e milioni di persone, anche giovani), questo martellante laicismo anti-cristico ha purtroppo minato, talora persino dall’interno, la stessa Chiesa spagnola (vedi anche nella recente News “Chiesa oggi”).

La Spagna occupa ad esempio il 1° posto in Europa nella triste classifica di chi rifiuta il proprio Battesimo: il 35% degli adulti afferma di essere stato battezzato e persino educato nella Chiesa Cattolica, ma ora non si sente più partecipe di essa!

Intanto, solo a Barcellona in pochi anni le Parrocchie sono passate da 208 a 48.


Con tutto ciò …

Comunque, per tornare al punto di partenza di questa News e come abbiamo già più volte ricordato, anche l’attuale viaggio apostolico di Leone XVI in Spagna ha fatto vedere al mondo intero che non si scherza con la grandiosa, anche se ora appunto assai minata, identità cattolica della Spagna!

Ne sono prova i milioni e milioni di persone accorse, con l’entusiasmo festoso e anche chiassoso tipico delle popolazioni ispaniche, per incontrare il Papa, nelle celebrazioni e incontri tenuti non solo nelle storiche cattedrali ma persino nei più grandi stadi sportivi, per non parlare delle impressionanti assembramenti festosi di spagnoli persino ai bordi delle strade dove sapevano che il Papa sarebbe passato (attendendo anche sotto il sole cocente il passaggio del Pontefice, anche solo per vederlo di sfuggita per pochi secondi).

Come abbiamo poi già sopra ricordato, è stata peraltro pure sorprendente, visto quanto abbiamo sottolineato circa l’attuale panorama politico spagnolo, non solo la straordinaria e calorosa accoglienza del Papa al Parlamento del Paese (ed era la prima volta che un Papa accedeva a quella massima sede politica del Paese), ma l’interminabile applauso (durato oltre 10’, terminato solo quando il Papa è uscito dall’aula) che ha fatto seguito al discorso che il Papa ha tenuto in tale circostanza (vedi), in cui peraltro non ha evitato di sottolineare, nel quadro di un ampio panorama storico-culturale e contemporaneo della cattolica Spagna, pure i “valori non negoziabili”, come il rispetto e la promozione della vita (dal concepimento alla morte naturale), della famiglia naturale (fondata stabilmente da un uomo e una donna) e della libertà d’educazione (propria della famiglia e possibilmente nella piena identità cattolica e non succube delle nuove ideologie). Tutto ciò come condizione per la costruzione di una società e civiltà degne dell’uomo e da offrire ancora alle nuove generazioni.

Che ne sarà dunque del futuro della Spagna cattolica?