Preparativi?

Nel corso del 2021 avevamo già segnalato alcuni strani indizi di preparativi di guerra (cfr. News del 4.12.2021, 31.08.2021, 12.08.2021, 6.07.2021).

Ricordiamone qualcuno …

Cina: realizzato un nuovo potentissimo missile, la cui velocità supera quella del suono e il cui potenziale distruttivo è all’avanguardia a livello mondiale. Persino gli USA, colti di sorpresa, hanno ammesso stupiti: “non comprendiamo come ci siano riusciti!”. (leggi)
Dopo il ritiro USA dall’Afghanistan, la Cina non ha perso occasione per far intendere a Taiwan (resasi indipendente e democratica nel 1949, ma che per la Cina è solo una sua “provincia ribelle”) che potrebbe riannettersela; tanto più che gli USA non avrebbero più intenzione di difenderla! Intanto Pechino ha avviato massicce esercitazioni aeree e navali proprio a ridosso di Taiwan (e con centinaia di sorvoli aerei militari sull’isola). (leggi)

Australia: per far fronte all’avanzata militare della Cina nel Pacifico occidentale, ha rafforzato il proprio arsenale militare, specie di sottomarini nucleari (doveva venderglieli la Francia e invece sono arrivati prima gli USA).

Inghilterra. Mai vista una tale massiccia presenza navale militare inglese come in questo periodo nel Mare delle Filippine, in rotta verso il Mar Cinese meridionale. (leggi)
Intanto, il 16.03.2021 il premier Johnson ha espressamente annunciato, che il suo governo intende aumentare l’arsenale nucleare del UK del 45%, per difendersi da Russia e Cina! leggi

Corea del nord: giullare povero dell’impero cinese, il Paese, guidato dalla feroce dittatura comunista di tipo dinastico (Kim), malgrado la disastrosa situazione economica del Paese e gli sforzi internazionali per impedirlo, continua la propria produzione nucleare. Secondo l’ONU, sarebbe già in possesso di 40-50 testate atomiche e più di 650 missili balistici. (leggi)

Russia: Il 25.06.2021 ha testato nel mar Bianco “Belgorod” un gigantesco sottomarino nucleare (K-329; pronto dal 2019) capace di azioni belliche finora inimmaginabili e attualmente imbattibile. (leggi)

Francia: venduti (per € 17 miliardi) 80 aerei e 12 elicotteri militari agli Emirati Arabi Uniti (leggi)

Libano: nella sempre difficile situazione di tutta l’area mediorientale (dove peraltro gli USA hanno già dovuto accorgersi in Siria che devono fare i conti con la Russia) il ‘Paese dei cedri’ risente della grave tensione tra l’Iran e Israele. Sempre preoccupante (specie per Israele) la dipendenza dall’Iran degli Hezbollah libanesi, talmente violenti e potenti da costituire quasi uno stato parallelo dentro il Paese (leggi). Per questo Israele compie di tanto in tanto incursioni aeree sul Libano (come del resto anche in Siria).

Israele: come ovvio, il Paese, nato dopo il 2° conflitto mondiale, si trova ad essere uno Stato immerso dentro una situazione mediorientale sempre incandescente e mai conclusa (addirittura nei confronti dello Stato palestinese, cioè sullo stesso storico territorio, Stato pur riconosciuto dall’ONU). Nonostante la storica alleanza con gli USA (per l’enorme potere economico degli Ebrei negli stessi USA) e il paradossale appoggio dei Paesi Arabi (sunniti), Israele teme soprattutto che l’Iran, sciita ed esplicitamente avverso ad Israele, possa aumentare la propria potenza, anche nucleare, e costituire una seria minaccia. Così anche in questo periodo Israele sta rafforzando il proprio arsenale militare (leggi).
L’ONU vieta all’Iran di produrre materiale bellico nucleare e gli USA vigilano dai satelliti su questo. Nessuno in Medio Oriente può possedere bombe atomiche … tranne Israele!

Germania: per quest’anno (2022) è stato previsto un aumento delle spese militari per € 3,5 miliardi (totale: € 50,3 miliardi). Per intenderci: 2 volte quelle della Francia e 4 volte quelle dell’Italia! (leggi)


Una nota su Grecia e Turchia
[sui rapporti tra Grecia e Turchia ci siamo già soffermati nella News/documento sul “senso della storia e dell’attualità” del 1°.03.2022 vedi]
Grecia e Turchia sono in perenne tensione tra loro. Eppure sono due Paesi della NATO e qualcuno vorrebbe ancora che la Turchia entrasse nella UE [quando non sono nella UE neppure la Svizzera (nel cuore dell’Europa e che arriva a 50 km da Milano!), l’Inghilterra (UK) e la Norvegia!]. Inoltre la Turchia è un Paese che è tornato di fatto ad assumere i connotati di una sorta di califfato musulmano sunnita (sogno di un nuovo impero ottomano?), con il Presidente Erdoğan che pare sentirsi il nuovo sultano e pure sostiene esplicitamente ed economicamente l’invasione dei musulmani in Europa (cfr. News 2.10.2018, 5.12.2019 e 5.03.2019). Non dimentichiamo poi che la Turchia usa pure gli immigrati clandestini come arma di ricatto alla Grecia e all’intera UE (che li frena a suon di miliardi di € donati alla Turchia).
Si tenga inoltre presente che pure le flotte russe, per raggiungere il Mediterraneo dal Mar Nero, devono passare tra Turchia (Bosforo) e Grecia.

Persino il Presidente russo Putin, che pur ha avuto addirittura un aereo militare abbattuto dalla Turchia, ha dovuto far buon viso a cattiva sorte, per tenersi amica la Turchia, sia appunto perché è la loro “porta” per accedere al Mediterraneo, sia soprattutto per la presenza in Medio Oriente (vedi in Siria), come pure per le sempre incandescenti questioni russe nei confronti delle nazioni ex-URSS del Caucaso.

La tradizione cristiana turca risale addirittura ai tempi apostolici (pensiamo alle comunità fondate da S. Paolo e alla presenza stessa della Madonna ad Efeso con S. Giovanni!), ma la presenza cristiana in Turchia è stata praticamente annientata dai musulmani dal XIV secolo. Se col crollo dell’impero ottomano (1922) il Paese aveva assunto connotati più laici, di recente sta appunto prepotentemente tornando alla fisionomia di un Paese islamico, con tanto di martiri cristiani (si pensi ad esempio all’uccisione del sacerdote romano don Andrea Santoro il 5.02.2006); in questo senso si veda la recente trasformazione di S. Sofia e di altri ex-luoghi di culto cristiani in moschee [ricordiamo – cfr. News del 25.07.2020 e 28.09.2020 – che la basilica di S. Sofia (Istanbul) era la più grande chiesa cristiana fino alla costruzione dell’attuale S. Pietro in Vaticano e la seconda per importanza nella cristianità, in quanto pure sede del Patriarcato di Costantinopoli; dopo che già i musulmani l’avevano occupata e trasformata in moschea, negli ultimi decenni era stata trasformata dallo Stato in museo; ma da due anni è tornata ad essere moschea in funzione a tutti gli effetti].
La Grecia rimane invece nella tradizione cristiana, sia ortodossa che cattolica.

Eppure nel 1974 la Turchia ha invaso Cipro, occupandone la parte settentrionale, che tuttora è stato indipendente (riconosciuto però solo dalla Turchia) e di fede islamica sunnita; mentre il resto della strategica isola del Mediterraneo orientale, più legato alla Grecia e di fede principalmente greco-ortodossa, è addirittura dal 2004 uno Stato appartenente alla UE!
Insomma, oltre ad avere nel Mediterraneo orientale due nazioni NATO (Grecia e Turchia) praticamente in lotta tra loro (e pensare che un Paese NATO aggredito obbligherebbe gli altri Paesi della NATO ad intervenire in difesa! ma qua siamo di fronte ad un Paese NATO che invade un altro Paese NATO! allora che fare? silenzio!), c’è stata un’invasione e occupazione turca (che tuttora permane) di una Nazione appartenente addirittura alla UE! E tutti tacciono!
Ultima notizia: in questi giorni la Grecia ha stipulato una strana alleanza coi Paesi Arabi. Per averne un eventuale appoggio contro la Turchia in caso di conflitto? (leggi)
Persino nell’attuale conflitto Russia-Ucraina, la Turchia s’è presentata in questi giorni come strumento di mediazione (almeno a livello di sede di incontri: cfr Istanbul, 29.03.2022)


Arsenali nucleari

Accordi di facciata
Come abbiamo sottolineato pure nelle News del 6.07.2021, il 3.02.2021 Russia ed USA hanno ufficialmente prolungato per altri 5 anni il trattato New Start, che pone il limite per entrambe le superpotenze di 1.550 testate nucleari (+ 800 lanciamissili e bombardieri nucleari), che comunque non sono certo uno scherzo! Di fatto però né USA né Russia sono disposti a ridurre tale arsenale.
Inoltre, già il 22.01.2021 è entrato in vigore il Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari. Ma si tratta solo di parole! Infatti la mancata adesione al Trattato di tutti i Paesi dotati di tali armamenti lo rende di fatto inutile.
La Cina, che proprio ora si sta acciengendo a diventare una potenza anche nucleare, ha detto palesemente che non intende assolutamente sottostare a tali accordi internazionali.

Il Presidente USA Trump, che nel 2019 si era già ritirato dagli accordi sulle armi nucleari di medio raggio Inf, aveva chiesto, per poter prorogare New Start, che anche la Cina aderisse agli accordi internazionali in merito. Biden invece non l’ha più richiesto. E Putin non fa certo pressioni in tal senso, perché la potenza nucleare cinese in fondo serve alla Russia per bilanciare quella americana ed europea. Così la Cina andrà avanti tranquillamente nella produzione di bombe atomiche. (leggi)


Testate nucleari attualmente attive

È vero che tra il 2019 e il 2020 il numero di bombe atomiche attive nel mondo sono state ridotte da 13.400 a 13.080 (di cui 2.000 operative, cioè già pronte per un lancio immediato) – ma non c’è di che consolarsi, visto che sono comunque sufficienti per distruggere totalmente l’intero pianeta! – però considerando i principali Paesi che ne sono dotati possiamo invece osservare un continuo ed ingente aumento di tali apocalittici armamenti.
Facciamo un elenco, secondo le stime più autorevoli…

Gli USA (che com’è noto sono gli unici nella storia umana ad avere già usato due bombe atomiche, peraltro sganciate su due città, provocando la morte di 246.000 persone, cfr. News 9.08.2020) ammettono ufficialmente di possedere 1.357 bombe atomiche, però fonti autorevoli parlano di 3.800 (di cui 80 in territorio italiano!) o persino 5.500.

La Russia dovrebbe possedere 4.312 bombe atomiche, però fonti autorevoli parlano di 5.977 o persino 6.255; per cui è tornata comunque ad essere la prima potenza nucleare del mondo!

La Cina è giunta da poco ad avere bombe atomiche e ne possiederebbe già 320 o 350; però con una crescita di 30 all’anno! (leggi)

I satelliti USA (cfr. Federation of American Scientists) hanno rilevato che la Cina sta costruendo 120 silos nucleari (da cui possono partire missili intercontinentali) a Yumen (parte occidentale del Paese), altri 110 silos a Hami (nello Xinjiang) e una dozzina a Jilantai (nel Nord), i quali si aggiungono a un centinaio di lanciatori mobili. Finora c’erano solo una ventina di lanciatori. Alla fine del programma i silos potrebbero contenere 875 testate nucleari (3 per missile). [Corriere della Sera, 2.09.2021] (leggi)

La Francia possiede 290 bombe atomiche.

Il Regno Unito (UK) possiede 225 bombe atomiche, ma solo nell’ultimo anno ne ha prodotte 10. Come abbiamo osservato, il governo intende aumentare del 45% il proprio arsenale nucleare!

Israele possiederebbe 90 bombe atomiche (mentre, come abbiamo sopra osservato, nessun altro paese del Medio Oriente è autorizzato ad averne).

L’India possiede già 160 bombe atomiche, ma solo nell’ultimo anno ne ha prodotte 6.

Il Pakistan possiede 165 bombe atomiche, ma solo nell’ultimo anno ne ha prodotte 5.

Secondo l’ONU, la Corea del nord sarebbe già in possesso di 40-50 testate atomiche e più di 650 missili balistici (leggi).


Armi biologiche

Secondo un inquietante Dossier del Dipartimento di Stato USA, sono 6 anni che la Cina si sta preparando ad una “terza guerra mondiale”, con la produzione di armi batteriologiche e genetiche, compreso l’uso di virus artificiali (del tipo Coronavirus)! Neppure il più efficiente sistema medico di uno Stato nemico sarebbe in grado di farvi fronte e collasserebbe! (leggi). Il laboratorio biologico militare di Wuhan, di proprietà e guidato dall’esercito cinese, ci ricorda qualcosa? (v. News, 16.08.2020)


Qualche notizia … controcorrente


Un pezzo di Russia dentro la UE e la NATO

Quasi sempre la gente discute di ciò che il potere (mediatico) vuole che discuta; e ignora invece ciò che esso tace.
Forse tutti sanno che quando crollò l’Unione Sovietica (1991), molti di quei Paesi che facevano parte dell’URSS sono diventati Stati indipendenti. Dopo la Lituania (già nel 1990) anche le altre due Repubbliche baltiche (Lettonia ed Estonia) divennero Stati indipendenti (appunto nel 1991). Sempre nel 1991 divennero indipendenti, nell’est Europa, la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldavia; come pure Georgia, Azerbaigian, Armenia e Azerbaigian nella zona caucasica e Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Kazakistan in pieno continente asiatico. Ovviamente anche la Russia divenne uno Stato unico, che si estende dal Baltico al confine col Giappone e con l’Alaska; è cioè il più esteso Stato del mondo: km. 10.000 di larghezza, con 11 fusi orari, oltre 17 milioni di kmed una popolazione di 145 milioni di abitanti.
Pochi sanno invece, e infatti nessuno ne parla (neppure quando si delineano i confini nazionali e persino nell’incandescente attuale situazione), che un pezzo di Russia è rimasto tra la Lituania e la Polonia, con un importante sbocco nel Baltico: si tratta della zona di Kaliningrad (Königsberg fino al 4.07.1946, importante città prussiana, dove peraltro nacque e visse Kant), tuttora importante città di quasi 500.000 abitanti e appunto con un grande porto sul Baltico. La particolarità, di grande valore strategico (o di grande pericolo in caso di delineamento dei confini, come vediamo in questi giorni!) e che, quando le tre Repubbliche baltiche sono entrate a far parte della UE (1°.05.2004), nell’abbraccio tra Lituania e Polonia c’è rimasto dentro questo pezzo di Russia; e tuttora è così.
In altri termini, c’è un pezzo di Russia totalmente dentro la UE! Inoltre, visto che tali Paesi (Estonia, Lettonia Lituania e Polonia) sono tutti Paesi entrati nella NATO, c’è un piccolo territorio a tutti gli effetti parte della Russia racchiuso tra i Paesi della NATO!

Ricordiamo che la NATO era nata dopo la II Guerra Mondiale (nel 1949) per creare un blocco militare in difesa dei Paesi occidentali (Patto Atlantico) in contrasto col blocco sovietico (patto di Varsavia). Dopo appunto il crollo dell’URSS e del comunismo (1991), non si capisce bene quale ruolo abbia ancora la NATO, se non quello di garantire gli interessi (militari, politici e commerciali) dell’Occidente, in progressiva espansione contro la Russia! Ecco perché ora la Russia, che è tornata militarmente forte, sta facendo violentemente capire che non è disposta a stare a questo gioco di accerchiamento giunto ormai sino ai suoi confini (manca appunto solo la grande Ucraina e la filo-russa Bielorussia)!

Soldati USA nell’Europa orientale

Nei Paesi UE e della NATO non ci sono solo soldati NATO, ma proprio soldati USA. Così in Polonia e in Romania, cioè alle porte della Russia. Non a caso in questi giorni nientemeno che il Presidente USA Biden ha fatto visita ai “suoi” soldati in Polonia (che bella pizza insieme)! Sembrava di vedere le visite dei presidenti USA alle loro truppe in Iraq e Afghanistan (ma ricordiamo che anche lì non è poi andata a finire molto bene per loro, visti almeno i recenti esiti, cioè la ritirata)!
Cosa succederebbe se ad esempio la Russia avesse propri soldati pronti all’attacco contro gli USA a Cuba e Putin andasse a mangiare la pizza con loro, proprio nel frangente della massima allerta tra le due superpotenze?

Russia e Cina

Sugli attuali rapporti tra Russia e Cina abbiamo già parlato altre volte (cfr. ad es. News 31.08.2021).
La Russia nel corso del 2021 ha notevolmente intensificato i rapporti commerciali con la Cina (con cui peraltro confina per km. 4.250). Nella regione nord-orientale della Cina, cioè lo Heilongjiang, si parla peraltro il russo e vi sono grandi interessi russi. Non dimentichiamo poi che, nonostante il crollo del comunismo in Russia nel 1991, le affinità ideologiche e politiche (cioè tra marxismo e maoismo, cioè comunismo cinese) tra i due colossi mondiali nel XX secolo sono state fortissime.
Gli investitori cinesi godono poi di canali privilegiati in Russia, così come aziende russe fanno grandi investimenti in Cina (la Russia sta persino costruendo in Cina due centrali nucleari) (leggi).
In caso di conflitto mondiale (cioè tra superpotenze) è dunque facile immaginare che la Cina starebbe dalla parte della Russia, contro USA, NATO e UE (e l’Italia si sta mettendo in serio pericolo…)!
Una domanda maliziosa: come mai né Xi Jinping né Putin erano presenti al G20 di Roma (30-31.10.2021)? (leggi)

Questioni di … gas

Gli USA hanno imparato a produrre gas da certe rocce di casa propria (shale gas) e vorrebbero venderlo anche all’Europa, non solo per interessi commerciali ma per renderla indipendente dalla Russia. Però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare … anzi, l’Oceano Atlantico!
La Russia ha invece gas da vendere, a destra e a manca; e crescono i gasdotti per portarlo nella UE (Italia compresa).
La lotta tra USA/NATO e Russia in Europa è anche su questo. 
La UE, alle dipendenze di USA e NATO, aumenta le sanzioni e le chiusure contro la Russia (talora sembra come il bimbo che per protesta contro la mamma rifiuta il latte!) … e finge di chiudere i rubinetti del gas russo. In realtà, nonostante tutto, in questi giorni il flusso di gas russo verso la UE è addirittura aumentato! (leggi) E se l’Occidente ha compiuto la gravissima azione di chiudere i circuiti bancari internazionali (SWIFT) nei confronti del rublo, allora la Russia ha dichiarato di conseguenza che il suo gas potrà essere pagato solo in rubli.
Comunque vadano le cose, la Cina ha già fatto sapere che il gas russo lo compra lei! (leggi)

… e persino di auto elettriche

Nella sbornia ecologista in corso in Occidente (vedi) – mentre la Cina, il Paese più inquinante del mondo, non se ne occupa, se non a parole; e il mondo tace, ovviamente (come sui diritti umani là calpestati) – c’è come vediamo la corsa sfrenata alla trazione elettrica (auto elettrica ecc.), come se l’elettricità non si dovesse a sua volta produrre e come se le discariche delle batterie elettriche non fossero altamente inquinanti.
Mentre è difficile immaginare un mondo che possa davvero fare a meno del petrolio, ciò provocherebbe evidentemente un cambiamento radicale del commercio mondiale, oltre al tracollo dei Paesi Arabi, oggi molto potenti e con interessi ovunque.
Comunque, cosa occorre per fare le batterie elettriche (per auto, cicli,  monopattini elettrici, ecc.)? Litio, cobalto, grafite sferica … materiale non proprio innocuo e che si possa trovare ovunque!
Guarda caso: la Cina controlla il 51% della produzione mondiale di litio chimico, il 62% del cobalto chimico e il 100% della grafite sferica!

Ancora la Cina

Le risorse minerarie in Afghanistan valgono 1.000 miliardi di $. Il rame è necessario per l’energia (non solo a motivo della corrente elettrica) e la tecnologia. L’Afghanistan ne ha moltissimo; e la Cina lo compra (non importa se ora comandano i Talebani; intanto alla fine comanda chi ha il portafoglio). (leggi) (sugli interessi in Afganistan, vedi News, 2.02.2022)

“Belt and Road”: debiti e dipendenze cinesi dei Paesi poveri
Belt and Road Initiative è un piano infrastrutturale globale lanciato nel 2013 da Xi Jinping per accrescere la pressione finanziaria e commerciale della Cina specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Si tratta soprattutto di prestiti, sostenuti da oltre 300 istituti bancari statali cinesi, fatti a Paesi poveri, a sostegno di particolari progetti di sviluppo. Solo nei primi anni si sono sostenuti 13.427 progetti, per un ammontare di 843 miliardi di dollari e ogni anno la Cina concede prestiti per $ 85 miliardi.
Si tratta di aiuti umanitari? Non proprio, visto che gli interessi applicati dalla Cina sono superiori a quelli richiesti dai Paesi dell’Occidente (ma la disponibilità di fondi cinesi è maggiore) e il debito di 42 nazioni verso la Cina è superiore al 10% del loro Pil; ma soprattutto rendono tali Paesi totalmente dipendenti dal potere economico, finanziario, commerciale (e persino politico) della Cina, che è diventato il primo Paese creditore del mondo. (leggi)

Fede cristiana ed Europa attuale

Nel documento del 1°.03.2022 “sul senso della storia e dell’inquietante attualità” abbiamo di nuovo sottolineato come il continente europeo, dall’Atlantico agli Urali (espressione cara a Giovanni Paolo II) abbia trovato la propria unità e identità nella fede cristiana, costruendo per un millennio una straordinaria civiltà, che è stata quella portante per il mondo intero!
Oggi la fede cristiana nell’Europa occidentale è praticamente sparita (basti pensare alle nuove generazioni) e comunque è totalmente sconosciuta o tradita. Anche la maggior parte dei Cattolici non conosce i veri contenuti della fede e della morale cristiana e neppure la vera storia della chiesa, della cultura cristiana, dei santi… che pur hanno plasmato la storia e la nostra civiltà occidentale.

Cfr. Thomas E. Woods Jr., How the Catholic Church built western civilization, Washington D.C., 2001 (trad. it., Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli SI, 2007).

Sappiamo come tale unità, se aveva già conosciuto una dolorosa frattura nel 1054 con la nascita della Chiesa ortodossa (staccatasi dalla Chiesa Cattolica Romana, ma fondamentalmente rimasta nella fedeltà al patrimonio di fede di sempre), col XVI secolo la Riforma protestante ha prodotto non solo un’ulteriore e ancor più dolorosa frattura (che ha generato guerre e persecuzioni anticattoliche), ma pure un tragico ed eretico abbandono dell’autentica fede, fondata in Cristo e trasmessa dalla perenne Tradizione cristiana cattolica.
Abbiamo poi altrove sottolineato (cfr. documento) come le ideologie della“modernità” abbiano prodotto non solo un distacco totale dalla fede cristiana, ma una violenza anticristica che si è espressa nelle rivoluzioni del XVIII secolo e nelle filosofie del XIX secolo, fino ai regimi totalitari e alle due guerre mondiali del XX secolo. Quindi l’Europa, che aveva portato nel mondo il cristianesimo e la grande civiltà cristiana, ha esportato poi nel mondo l’anticristianesimo e le più atroci ideologie e guerre.

Nel documento citato (vedi) abbiamo poi sottolineato come a far fronte a questo “impero delle tenebre” (satanico) ci abbia pensato il Cielo, inviando nel mondo, per una particolare presenza e missione, l’Immacolata, Maria Santissima, come grande richiamo a Cristo e alla conversione e con la massima potenza di intercessione!
In questo senso Fatima (e le richieste della Vergine Santa il 13.07.1917, vedi) rappresenta un richiamo ed un appello del tutto particolare, con un chiaro riferimento storico e persino geografico mai visto così esplicito in altre precedenti apparizioni riconosciute dalla Chiesa.

Nel pericoloso frangente europeo e mondiale di questi giorni, il 25 marzo scorso s’è pensato forse di offrire una risposta all’appello di Maria Santissima, nella preghiera di affidamento e consacrazione (“di noi stessi, della Chiesa, dell’umanità, specie della Russia e dell’Ucraina”), compiuta dai vertici della Chiesa Cattolica.
In realtà, a parte le gravi questioni interne (e di fede!) della Chiesa Cattolica (cfr. ancora nel documento) – poiché la preghiera cristiana non è perché Dio attui i nostri piani, ma perché noi ci convertiamo ai Suoi! (“venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” – a Fatima è stata infatti chiesta “Penitenza! Penitenza! Penitenza!”) – le Chiese protestanti hanno visto, in questo improvviso ‘revival’ di devozione mariana, un ritorno al passato e una cancellazione di decenni di ecumenismo; e le Chiese ortodosse (particolarmente presenti proprio nell’Europa orientale e in particolare in Russia) uno sbilanciamento della Chiesa cattolica verso l’Occidente (se non addirittura verso la NATO ed una UE dichiaratamente ostile alla legge di Dio).
Tra l’altro, non avendo gli Ortodossi e ancor meno i Protestanti una guida unica, hanno evidenti difficoltà a promuovere prese di posizione unitarie e moltiplicano persino le loro divisioni interne. Se dunque le innumerevoli Chiese protestanti sono pressocché silenti sulle questioni internazionali e si limitano in genere a fare da cassa di risonanza alle richieste ideologiche e anti-cristiche dell’Occidente (v. la rivendicazione dei soliti presunti diritti), anche le Chiese ortodosse, pur mantenendo invece un autentico annuncio di fede e di morale cristiana, in questo delicato e violento frangente che riguarda ‘in primis’ proprio i loro principali territori (Europa orientale), risultano più che mai divise anche tra loro. Se infatti il Patriarcato di Costantinopoli e quello di Mosca (massime autorità delle Chiese ortodosse) già non vivono in totale comunione, anche recentemente sono di nuovo sorte Chiese “autocefale”, cioè senza una diretta dipendenza da quei principali Patriarcati.

Così, nonostante l’unità richiesta ed emersa nell’emergenza militare in corso, in Ucraina si manifestano nella grande famiglia cristiana non solo divisioni tra Cattolici e ortodossi (in genere molto praticanti), ma tra ortodossi legati a Mosca e quelli desiderosi di maggiore autonomia. Del resto già nel 2018 buona parte della Chiesa ortodossa ucraina aveva proclamato una sorta di “autocefalia”, pur rimanendo nella giurisdizione di Mosca. In questi giorni in molte loro chiese s’è addirittura rinunciato a nominare il patriarca Kirill (di Mosca) nella liturgia. Questo potrebbe innescare una reazione a catena anche nelle altre Chiese ortodosse nazionali. (leggi)

Invece, proprio un chiaro annuncio ed un forte richiamo alla vera fede in Cristo, radice della stessa civiltà europea (dall’Atlantico agli Urali) sarebbe l’aiuto più forte per ritrovare non solo la vera unità ma la forza per superare ogni dissidio e per ricostruire una vera, umana e cristiana società, altrimenti senza futuro!

Se la Chiesa cattolica, e ne avrebbe i presupposti spirituali e culturali, vuole porsi come artefice e mediatrice anche politica di pace, deve però fare ben attenzione – come del resto ha sempre fatto il Magistero e pure la diplomazia vaticana – ad esempio a non assumere posizioni politiche di parte o intervenire unilateralmente quando sono in corso certe gravi situazioni e tacere invece in altre, oppure appoggiare questo o quel leader politico (anche se sedicente cattolico) a scapito di altri, o di tacere su gravi questioni morali (come su molte leggi anti-cristiche della UE) o persino di svendere le comunità cristiane al potere ateo (vedi il rischio negli accordi sino-vaticani*). Così come deve far attenzione, cosa che le potenze anche culturali del mondo invece vorrebbero, a non scadere nel ruolo di una sorta di “cappellania” dell’ONU e di una generica (massonica, sincretista, nichilista) promozione di una “fratellanza universale” e di una pace senza rispetto dei diritti dei popoli.

* Pare peraltro che la Chiesa Cattolica (nonostante appaia sempre più come “supporto religioso” dell’ONU, presenti accordi di facciata e goda del plauso spudorato dei media), non conti poi molto nel panorama anche diplomatico mondiale. Si pensi ad esempio alla situazione cinese: nonostante gli Accordi segreti Cina-Vaticano, firmati il 22.09.2018 e rinnovati per altri 2 anni il 22.10.2020, il governo cinese (dittatura comunista) non ha affatto diminuito la persecuzione anticristiana e la propria influenza nella nomina dei Vescovi. Su quanto poi il Presidente Xi Jinping tenga conto del Vaticano, s’è visto anche in occasione della sua tanto acclamata visita a Roma del 20-21.03.2019: non solo non c’è stata alcuna visita in Vaticano, ma neppure un accenno, così come è stata vietata qualsiasi rappresentanza della Chiesa Cattolica persino negli incontri di rappresentanza o culturali e di gala (anche al Quirinale, dove erano invece presenti pure rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo) (cfr. News, 29.03.2019).

Tra l’altro l’autentica morale cristiana non indulge ad un “pacifismo” unilaterale e ad intermittenza e anche la diplomazia deve fare molta attenzione a garantire le ragioni e i diritti di tutti, senza cui non c’è comunque una vera pace.