I bambini nati da “fecondazione artificiale” presentano maggiori rischi di prematurità e di disturbi del comportamento, del linguaggio, dell’attenzione, ecc.; ed anche i genitori sviluppano una serie di problemi psicologici.
È quanto è emerso nientemeno che dal Convegno della “Società italiana di pediatria” (Sip) e del “Sindacato italiano degli specialisti pediatri” (Sispe), istituti che peraltro non condannano questa tecnica di “procreazione assistita”, intitolato “Procreazione medicalmente assistita: il bambino al centro”, e tenuto a Roma il 18 gennaio scorso.
Il bambino concepito con fecondazione artificiale presenta cioè percentuali molto più alte non solo di nascita prematura, ma di disturbi psicologici, che emergeranno anche in età scolare. Si parla cioè di «outcome tardivi che riguardano prevalentemente lo sviluppo neurocognitivo: disturbi del comportamento, del linguaggio, deficit di attenzione, iperattività e disturbi dello spettro autistico». Inoltre, «ci sono anche dati sui giovani adulti nati da Pma che hanno dimostrato, ad esempio, maggiori problemi relativi all’ansia e all’assunzione di bevande alcoliche rispetto ai nati naturalmente».
Questi pediatri dunque, pur non condannando la fecondazione in vitro, non possono evitare di denunciarne i danni. Tra l’altro indicano comunque alle donne di non attendere ad avere figli dopo i 35 anni.
I disturbi psichici dovuti alla “Procreazione medicalmente assistita” riguardano anche i genitori, specialmente la donna. Le madri sviluppano infatti problemi psicologici perché «la maternità non viene declinata nella dimensione affettivo-corporea», è stato ricordato, ed «è molto probabile che alla quarta stimolazione ovarica, ad esempio, ci sia una risposta emotiva molto forte da parte delle donne». Di fronte poi alla necessità di soppressione di uno degli embrioni in utero, perché ritenuti eccessivi per la donna, nasce poi la «“sindrome del sopravvissuto”, che vede la madre considerare l’embrione sacrificato (in pratica ucciso) come l’eroe che si è appunto sacrificato per gli altri, che vivranno nella sua ombra; e tale dinamica si ripercuoterà nella relazione, con il rischio di una difficoltà nell’attaccamento ai bambini nati». Nel caso poi «della donazione di ovocita riscontriamo una grande difficoltà delle mamme a dire di averlo ricevuto».

Il Registro nazionale sulla “Procreazione medicalmente assistita” dell’Istituto Superiore della Sanità indica che ormai (dati 2017) circa il 3% dei bambini nasce così. Gli stessi pediatri hanno pertanto sottolineato che bisognerebbe limitarla «ai casi in cui c’è veramente necessità».

C’è poi il dramma degli embrioni (cioè esseri umani) morti o soppressi!
È stato autorevolmente ricordato al Convegno che «su 100.000 embrioni prodotti (con fecondazione artificiale, cioè senza un rapporto sessuale del padre e della madre, ma in laboratorio) solo 9.000 nascono», per cui «si assiste ad uno spreco (linguaggio macabro che tratta i bambini come fossero beni industriali) del 91% di embrioni che muoiono; e il passaggio più delicato va dallo scongelamento all’inserimento in utero: il 40% degli embrioni muore, infatti, in fase di scongelamento».
[fonte: NBQ, 26.01.2020]

Ricordiamo inoltre che la “procreazione medicalmente assistita” è contraria alla morale cristiana (cfr. Morale sessuale, punto 32.2).
Sulla legge 40 che in Italia l’ha permessa, sul fallito Referendum che voleva sopprimerne i limiti (nonostante anni di discussione parlamentare) e le successive modifiche portate dal potere giudiziario (che in Italia si sostituisce assai spesso a quello legislativo), v. News del 30.07.2018, 15.07.2015, 19.03.2013, 24.04.2013, 4.10.2012, 29.08.2012, 4.04.2012, 3.11.2011.