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Notizie

… controcorrente
 





14.09.2021

Notizie controcorrente … sull’Inquisizione  (2)

Nel sito esiste un Dossier intero dedicato all’Inquisizione, per poter un poco comprendere come anche in questo caso, a differenza degli effettivi dati storici, seriamente documentati, nell’immaginario comune, anche in persone colte e persino nei Cattolici (che ormai non ne sanno in genere più nulla sulla vera storia della Chiesa ma solo appunto ciò che le ideologie anticattoliche trasmettono, già dalle scuole) siamo di fronte ad un “mito”, ad una “leggenda nera” inventata dal potere anticattolico (illuminista, massonico, marxista, laicista) per denigrare la Chiesa, la sua storia e la sua missione. 
In questi giorni abbiamo prodotto sull’argomento un documento più sintetico, strutturato in 40 domande e risposte, che possono aiutare a comprendere un poco la verità storica e la falsità del mito anticattolico costruito anche sull’Inquisizione.

Riportiamo qui solo qualche cenno, per invogliarne la lettura
.

………………………

 

Prima parte  (leggi)


Seconda parte

Alcuni Processi
controversi


Soffermiamo ora brevemente la nostra attenzione su alcuni particolari Processi dell’Inquisizione, di cui spesso si parla (anche nei libri, romanzi, film, opere teatrali), ma, per come vengono divulgati e conosciuti, appartengono più al mondo leggendario che alla effettiva realtà storica. Così, ciò che purtroppo appartiene all'immaginario collettivo, anche di giovani studenti e persino di persone colte (pure tra i Cattolici), è un falso storico, veri e propri "miti", creati per calunniare la Chiesa Cattolica, la sua storia, identità e missione.

Facciamo dunque qualche cenno alla cosiddetta “caccia alla streghe”, al "rogo" di S. Giovanna d’Arco, a quello di Giordano Bruno e al Processo a Galileo Galilei.
[Anche su questi Processi dell'Inquisizione, cfr. Dossier e Documento]



 

La “caccia alle streghe”?

Tra i falsi miti creati attorno all'Inquisizione, c'è appunto anche quello della cosiddetta "caccia alla streghe", di cui sarebbe stato infestato soprattutto il Medioevo, per colpa della Chiesa Cattolica e della sua nefasta Inquisizione. A tal punto che questa espressione è tuttora usata come sinonimo di  violenta persecuzione di povere persone ingiustamente accusate e socialmente vessate per colpe immaginarie e inesistenti.
Andiamo allora un poco a scoprire di cosa si trattasse veramente.

Non entriamo ovviamente qui nel merito della questione, peraltro di rilevanza anche teologica, se alcune persone (uomini o donne) possano essere dotate di particolari poteri preternaturali (in riferimento cioè al diabolico) o anche solo paranormali, per influire negativamente sulla vita di altre persone, procurando loro "malefici", tribolazioni e sofferenze di vario tipo. Si tratta di una possibilità, assai creduta popolarmente, non solo nel Medioevo ma anche nel presente (anche se in modo in genere occulto). Al di là delle dicerie, menzogne e persino truffe credute da molti, e non solo da persone ingenue e ignoranti, in certi rari casi tale possibilità è contemplata anche dalla dottrina cattolica. Al di là appunto degli inganni e suggestioni, può esserci effettivamente questa possibilità, in genere direttamente o indirettamente offerta dal demonio! Situazioni da cui è bene stare alla larga e a cui si può far fronte con preghiere liberatorie se non con veri e propri "esorcismi" (dove l'esorcista non è un sedicente tale o mago, ma un sacerdote ufficialmente incaricato dal Vescovo).

La questione, seriamente intesa, può essere attinente anche a quel vasto mondo della superstizione, della magia (bianca o nera), dello spiritismo e appunto persino del satanismo, che è creduto e persino seguito da un ingente numero di persone, non solo dell'antichità ma del presente e non solo da persone rozze e ignoranti ma anche da dotti e persino da grandi personaggi della storia (tanto per fare due nomi: Stalin e Hitler).
È interessante infatti notare come, nonostante il presunto razionalismo illuminista, che chiamava invece "superstizione" e credenza oscurantista tutta la fede cristiana, o il materialismo ateo che vorrebbe ridurre tutta la realtà alla immanenza o alla sola materia, proprio i secoli rinascimentali, della modernità e pure gli ultimi due secoli e perfino nel presente, si possa tuttora rilevare un incremento della superstizione, dei maghi e persino del satanismo! Vediamo infatti anche oggi un dilagare di tali credenze e pratiche, così da rendere persino evidente che “l’ateo non crede in Dio ma crede in tutto!”. Sono infatti tuttora in espansione, nemmeno celata, la superstizione e tutta quella serie di “credenze” nel destino come negli oroscopi, nella fortuna o sfortuna, nel "porta bene" o "porta male", in formule verbali considerate magicamente portafortuna (così da essere tranquillamente e persino obbligatoriamente usate e augurate prima di una evento, una prova, un esame ...), per non parlare di amuleti vari, portafortuna; poi si va dalla lettura della mano o di qualche espediente o esperto per conoscere il proprio futuro, fino a spendere ingenti somme di denaro per maghi, fattucchieri, procuratori di malefici, oppure per ricorrere a sedicenti guaritori, liberatori, esorcisti, pseudo veggenti; fino a cadere nel vero mondo dell'occulto, se non addirittura del demoniaco, veicolato od espresso persino in un certo tipo di musica, di filmati e di tatuaggi; andando dallo spiritismo, ad esempio le cosiddette "sedute spiritiche" (credute talora semplici giochi, quando invece anche inconsapevolmente mettono in contatto col demoniaco), fino al vero e proprio satanismo! 
(cfr. ad es. una News del 6.07.2021, sull'uccisione di una suora di Chiavenna)!
Al di là delle falsità, delle ingenue credenze, degli inganni, anche a fini di lucro, c'è effettivamente pure tutta una realtà da cui, ovviamente a livelli diversi di gravità, gli esperti (seri teologi, maestri dello spirito, veri sacerdoti esorcisti) mettono seriamente in guardia (ed a certi livelli di gravità anche la giustizia ha il dovere di vigilare e di intervenire), in quanto, oltre ad essere credenze e pratiche peccaminose (contro il 1° Comandamento, vedi) e creare pericolose dipendenze, possono pure far davvero intervenire il diavolo, talora con conseguenze molto dolorose e durature, oltre che pericolosissime per l'anima.

Si può così già capire, di fronte a questo mondo e a queste credenze e pratiche, come possa essere utile e perfino necessario la luce della vera fede e di conseguenza anche l'intervento della Chiesa, sia per un reale discernimento (che escluda cioè quanto è falso e non reale e faccia fronte a irrazionali movimenti di discriminazione o persecuzione sociale ... come vediamo accadere perfino in questi tempi...!), che eventualmente un intervento equilibrato e mirato per estirpare certi mali e persino certi reati, rari ma possibili.

Questo pericolo, appunto persino attualissimo e in forte crescita, era certamente diffuso anche nel periodo medievale (anche se abbiamo detto in realtà in crescita nella modernità).
In realtà fu invece la civiltà cristiana, proprio per la visione positiva e razionale della realtà che scaturisce dalla fede in Cristo (certo anche con la consapevolezza del male e persino della presenza e del potere del demonio, comunque sottomesso a Cristo!), a liberare la storia dell'umanità da questo opprimente e fatalista mondo dello spiritismo e del demoniaco (qualche storico fa osservare ad esempio che la conversione dei “barbari” al cristianesimo fu incoraggiata anche da questa sua capacità liberatoria da tali credenze e pratiche)!

Da questo nacque anche la necessità (buona) di un giudizio, da parte della Chiesa, per un reale discernimento (per distinguere il vero dalle stupide e false credenze, pericolose anche socialmente) e di un intervento chiarificatore o pure liberatorio.

In questo campo rientra anche la questione delle cosiddette “streghe” (donne, ma anche uomini, che potevano essere portatori di malefici).
Mentre il popolo, ma pure persone di più alto rango, avrebbe potuto procedere (ed accadeva di frequente) con giudizi sommari, infondati, e passare persino a metodi violenti, talora anche per coprire così odii e vendette personali o di gruppo, una regolare e fondata indagine e, se era il caso, anche un documentato e garantito processo, forniva, contrariamente a quanto ancor oggi si dice e si crede, un motivo di garanzia e di protezione per le stesse persone accusate.

Ecco perché in certi casi veniva richiesto l’intervento della Chiesa, e persino dell’Inquisizione: in realtà proprio per evitare giudizi sommari, dicerie e credenze fasulle a scapito di povere persone, ingiustamente accusate di operare tali malefici o porre in atto capacità magiche negative (appunto le cosiddette “streghe”, ma anche stregoni, cioè maschi). E nello stesso tempo per difendere il singolo o la società da mali possibili e reali.

Una volta precisato questo, diamo però qualche dato storico certo, per sfatare il mito, specie anticattolico, della cosiddetta “caccia alla streghe”, in cui sarebbe implicata, anche con inaudita violenza, l’Inquisizione medievale, o addirittura che fosse essa stessa l’artefice di tali sommari giudizi e violenze sociali. 
Tra l’altro, se talora la “caccia alle streghe” (o all’untore, in caso di pandemie!) prendeva corpo a livello popolare (come abbiamo ricordato il popolo sarebbe passato ad una giustizia sommaria e violenta se non ci fosse stato il ricorso a regolari tribunali, anche dell’Inquisizione), questo paradossalmente avvenne più che nel Medioevo nei secoli successivi (dal XV secolo in poi).
In realtà l’Inquisizione cattolica era assai restia ad entrare in queste questioni, non trattandosi strettamente di “eresie”, cioè di attacchi contro la fede. Sulla cura delle anime era infatti sufficiente ricorrere alla guida spirituale di qualche buon sacerdote o comunque, anche per certi casi di presunta o reale possessione diabolica, al giudizio e all’intervento liberatorio di esorcisti autorizzati dal vescovo.
Se si trattava poi di reati, il ricorso era alla comune giustizia.

Persino l’Inquisizione spagnola, come abbiamo visto più severa di quella medievale per non dire di quella romana, non trattò alcun caso di questo tipo! Nelle regioni basche, ad esempio, fu proprio l’Inquisitore Salazar y Frias a salvare le presunte streghe dalla popolare “caccia alle streghe”; e nelle Fiandre la “caccia alla streghe” cessò proprio quando vi giunsero gli spagnoli.

Comunque, stando alle più accurate ricerche storiche, lungo tutti i secoli in cui ha operato l’Inquisizione cattolica, il totale delle condanne “per stregoneria” non raggiunse le 100 unità!

Dunque totalmente altro rispetto all’immaginario collettivo (anche di persone colte), dovuto al “mito” anticattolico creato dall’Illuminismo e divulgato anche attraverso libri, romanzi, film e le stesse scuole.

A dire il vero, la stessa cosa non si può invece affermare della Inquisizione protestante (ma abbiamo visto che il mito anticattolico, che trova i propri inizi paradossalmente proprio dai Protestanti, fa “di ogni erba un fascio”). Nei Paesi divenuti protestanti, la cosiddetta “caccia alle streghe”, cioè i processi per stregoneria, ha conosciuto numeri ben più elevati. Anzi, i Protestanti accusavano i Cattolici di non aver fatto abbastanza contro Satana e i suoi “adoratori” (le streghe). In Germania, ad esempio, che contava allora circa 16 milioni di abitanti, ci furono 25.000 processi per questo. Nella sola Ginevra di Calvino ci furono 500 roghi di streghe! Anche nei Paesi americani occupati dai Protestanti ci furono molti roghi per questo, come quello delle famose “streghe di Salem” del 1692 nel Massachusetts. L’ultima “strega” giustiziata nella storia fu ancora nella Svizzera calvinista, nel 1782.

Ecco sfatato, alla prova dei dati storici, un altro mito anticattolico!





 

La condanna di
S. Giovanna d’Arco


Il caso di Giovanna d’Arco (1412-1431) è in effetti sconvolgente e potrebbe mandare in crisi quanto abbiamo fin qui affermato sull’Inquisizione. Infatti nel 1431 a Rouen in Francia, dopo un sommario Processo dell’Inquisizione, condizionato dagli occupanti inglesi, venne mandata sul rogo questa giovanissima donna (19 anni), che poi la Chiesa proclamò Santa e persino compatrona di Francia! Come è stato possibile?

Oltre a quanto detto in modo più esteso nel Dossier L’Inquisizione punto 6.2, nel sito si veda pure una catechesi che Papa Benedetto XVI tenne su di lei.

Ammettiamo però che, senza evidentemente nulla togliere (anzi!) alla santità di questa giovanissima ragazza francese, il “caso Giovanna d’Arco” non fosse di facile comprensione.
Si trattava infatti di un’adolescente (era detta la “Pulzella”, cioè la verginella) a cui Gesù stesso avrebbe misticamente chiesto di porsi a capo di esercito (ovviamente di soldati maschi) per liberare la Francia dagli invasori inglesi!
Si può quindi comprendere come, nonostante che la sua condotta fosse integerrima, si potessero avere seri sospetti su queste “voci interiori” e su questa incredibile “missione militare” che le sarebbe stata affidata da Dio!

In realtà, non è difficile immaginare che proprio coloro che ancor oggi portano questo caso come argomento polemico contro la Chiesa, in realtà farebbero molta fatica ad ammettere una tale “missione militare” come voluta da Dio, tanto più affidata ad un’adolescente; anzi nel ‘pacifismo’ unilaterale oggi dominante sarebbe portata ella stessa come esempio di impossibilità dei doni mistici, così come di intolleranza e violenza cattolica!

La Francia, conquistata dagli Inglesi in alleanza coi Borgognoni, stava in quegli anni ormai per soccombere e per sparire dalla storia e geografia europea. Anche i sovrani erano ormai rassegnati a questo destino. Che esso potesse essere capovolto da una ragazzina messasi a capo di un manipolo di soldai per ispirazione mistica, nessuno lo avrebbe creduto; e ancor oggi nessuno lo crederebbe. Di fatto, però, nel 1429 (cioè a soli 17 anni!) riuscì già a liberare Orleans, ultimo baluardo della resistenza francese, dall’assedio degli Inglesi. Ottenuto questo straordinario risultato, qualche mese dopo riuscì nella città di Reims a far incoronare Carlo VII Re di Francia, potendo farlo tornare anche a Parigi (dove però il Parlamento era ormai condizionato politicamente dagli Inglesi).

A questo punto, visto che potevano venire sconvolti gli stessi equilibri politici non solo francesi ma europei e compromesso il potere degli Inglesi (e tutti coloro che in combutta con loro avevano assunto poteri in Francia), si accorsero della pericolosità della “Pulzella” e cominciarono in tutti modi a perseguitarla, desiderando ovviamente di imprigionarla o eliminarla. Cercarono di farlo con l’accusa di “eresia” (Gesù la spingeva davvero ad azioni militari così eroiche?), l’unica accusa che l’avrebbe resa invisa anche al popolo, che invece già l’osannava come eroina e persino santa (non a caso sarà proclamata compatrona di Francia ed è tuttora molto amata dai Francesi). Per far questo, occorreva coinvolgere qualche vescovo (alcuni si erano già legati ai vincitori inglesi) e lo stesso Tribunale locale dell’Inquisizione. E se Giovanna d’Arco, invece di aver sentito interiormente la voce di Gesù che la spingeva a questa missione militare, fosse stata invece mossa dal demonio e resa incredibilmente vincitrice sull’esercito inglese proprio dal suo potere preternaturale?
La “pulzella” fu quindi condotta prigioniera a Rouen, dove agli inizi del 1431 si riuscì ad aprire un Processo inquisitorio contro di lei.
Come si evince dal Verbale del Suo Processo (regolarmente redatto dal Tribunale dell’Inquisizione di Rouen), la giovincella (ancora di 19 anni!) diede invece prova dell’ortodossia della sua fede cattolica (e sarebbe stato facile trarre in inganno da parte dei teologi una ragazza analfabeta come lei) e pure della santità della sua persona (sarebbe stato facile accusarla di aver ceduto a qualche voglia dei suoi rudi soldati durante gli accampamenti tra le battaglie). Nonostante questa avversione dei potenti, nulla di eretico o di immorale fu infatti possibile raccogliere dalla sua persona e dai testimoni ascoltati. Erano però evidenti i condizionamenti dovuti al potere inglese, che si vedeva improvvisamente rovinare, per di più ad opera di questa “verginella”, proprio quando la vittoria sulla Francia sembrava ormai assicurata e definitiva.

Purtroppo i due giudici, cioè il vescovo Cauchon (sostenuto dagli inglesi e quindi a loro debitore), e l’inquisitore Le Maistre (un domenicano coinvolto controvoglia in questo Processo), coadiuvati da teologi dell’Università di Parigi (a loro volta già schierati dalla parte degli inglesi), cui si aggiunse un’incomprensibile fretta nel giungere alla sentenza, fece piegare il Processo verso una condanna della giovane condottiera francese. Il Papa stesso fu informato del fatto a processo concluso.
Giovanna si era appellata al Papa il 24.05.1431 (una settimana prima dell’esecuzione) cosa che normalmente doveva bloccare subito il Processo, ma purtroppo il Papa Martino V era morto il 20 febbraio e il nuovo Papa Eugenio IV, eletto l’11 marzo, non fece in tempo (teniamo presente anche la lentezza delle comunicazioni di allora) ad analizzare la questione.

Si giunse così purtroppo, con fretta e senza osservare la giusta procedura (cosa inusuale per i Processi dell’Inquisizione, ma che rivelava ulteriormente la pressione degli Inglesi sulla vicenda) alla condanna a morte di Giovanna d’Arco, che aveva confermato le sue voci interiori (una volta, tentata di cedere e di negarle, Gesù stesso le disse che si sarebbe dannata eternamente l’anima se l’avesse fatto!); così salì santamente al rogo, a Rouen, il 30.05.1431.

Vista comunque l’eccezionalità dell’evento e la singolarità di quel Processo, troppo veloce e sommario, il Papa Callisto III nel 1456 fece riaprire il Processo (sia pure “post mortem”), analizzare i Verbali (che erano comunque stati rigorosamente redatti e conservati negli archivi) e riformulare il giudizio, giungendo ad una totale riabilitazione di Giovanna d’Arco, che sarà addirittura “beatificata” da S. Pio X nel 1909 e canonizzata da Benedetto XV nel 1920! Proclamata compatrona di Francia (con S. Martino di Tours) e particolarmente amata e festeggiata dal popolo francese, se ne fa memoria liturgica appunto il 30 maggio, giorno della sua morte sul rogo.


Ecco un poco svelato il mistero di questo caso più unico che raro, che ha fatto sì che venisse elevata addirittura agli onori degli altari una condannata al rogo da un Tribunale dell’Inquisizione.
Anche la singolarità di questo “caso”, anch’esso cavalcato dalla polemica anticattolica (peraltro anche dagli stessi che poi proprio in Francia fecero con le loro ideologie stragi e genocidi incredibili!), in realtà, a ben vedere, depone alla fine a favore della verità della Chiesa, che venera nei secoli questa Santa. Per non dire della sua gloria eterna nel Cielo!





 

Il “caso unico” di
Giordano Bruno


Abbiamo già ricordato che nella città di Roma, cioè al centro della cristianità e dove il Papa era anche il sovrano temporale, in 5 secoli l’Inquisizione romana operò solo una condanna a morte (rogo): quella dell’ex-frate domenicano Giordano Bruno, il 17.02.1600.
Però, nonostante l’unicità del caso, non ebbe un grande riverbero nell’opinione pubblica, tanto era nota in tutta Europa l’eccentricità del personaggio (cacciato da tutte le corti europee) e stravagante la sua dottrina (tra l’esoterismo, la magia e persino il satanismo; comunque certamente non più cattolica!), con l’arrogante pervicacia da parte dell’ex frate di simulare il suo vero pensiero e di non voler sentire ragioni né di darne.

Quando però l’esercito piemontese invase Roma (il fatidico “XX settembre” 1870) e di fatto la Massoneria prese il potere (vedi Dossier e Documento sul Risorgimento), non tardò di elevare Giordano Bruno a paradigmatico martire del “libero pensiero” e quel rogo a simbolo stesso dall’ottusità e violenza dell’oscurantismo cattolico.
Così, proprio nel centenario della Rivoluzione francese, il 9.06.1889, il Presidente del Consiglio Francesco Crispi, dichiaratamente massone e fortemente ostile alla Chiesa e al Papa, fece erigere proprio nella centralissima piazza romana dove Bruno salì sul rogo (Campo de’ Fiori) un monumento a lui dedicato (dell’artista Ettore Ferrari, finanziato da logge massoniche), che divenne ed è tuttora considerato un simbolo dello spirito laicista e del libero pensiero contro l’oscurantismo della Chiesa Cattolica.

Ogni ideologia ha i propri eroi, monumenti e devozioni. All’ombra dell’effigie di Giordano Bruno e nel luogo del suo “martirio” dovevano riunirsi, e talora ancora si riuniscono, i sedicenti “liberi pensatori”, laicisti e anticlericali, per esprimere le loro laiche devozioni, il loro odio anticattolico e le loro proteste per costruire una società finalmente laica e libera dal potere oscurantista della Chiesa!

Solo più recentemente autorevoli storici, anche di estrazione culturale “laica”, hanno saputo dare della questione “Giordano Bruno” una lettura meno ideologica e più obiettiva. Così ad esempio Luigi Firpo, già allievo di Gentile e Saitta, che, dopo aver accuratamente studiato tale Processo, onestamente riconobbe che “pur essendo partito nella ricerca con molti pregiudizi sulla Chiesa, non poteva alla fine dire che essa avesse sbagliato” (L. Firpo, Il processo a Giordano Bruno, Salerno Ed. Roma 1993).

Sul caso Giordano Bruno vedi pure il Dossier e il Documento sull’Inquisizione.

Dobbiamo anzitutto ricordare (come nel caso di Lutero) che Giordano Bruno era un frate (anche se ad un certo punto non si sapeva neppure più se ancora lo era, tanto era ambigua la sua posizione, anche nelle corti e accademie europee dove si presentava per insegnare). Si trattava infatti di un “domenicano”, cioè appartenente a quell’ordine religioso fondato da S. Domenico da Guzman, particolarmente dedito alla predicazione della dottrina cattolica e i cui frati, umili ma dotti, in genere gestivano pure le questioni dottrinali dei processi dell’Inquisizione (paradossale che Bruno fosse proprio un frate di questo Ordine)!
Ricordiamo di nuovo come l’Inquisizione non avesse alcun potere di intervento e di giudizio sui non cattolici (quindi nessuna opposizione al “libero pensiero”!), ma doveva solo garantire, per il bene eterno delle anime, che non fosse creduto o addirittura predicato come “cattolico” ciò che cattolico non era! E questa è in fondo anche una questione di onestà intellettuale.

In realtà in Giordano Bruno di cattolico o di cristiano ad un certo punto non c’era proprio più nulla!

Nato a Nola nel 1548, a 17 anni entrò nei Domenicani a Napoli. Dotato certo di una notevole capacità intellettuale, però fin da allora manifestò un carattere ribelle, volubile e ingannevole, e già durante il noviziato coltivava interessi esoterici e persino satanici, con disprezzo di alcune fondamentali verità di fede. Fu quindi una grave imprudenza dei suoi superiori permettergli di diventare frate e sacerdote!
Ancor più grave, nonostante la sua abilità oratoria e la piena padronanza del latino (la comune lingua dei dotti in Europa), che gli fosse permesso assai presto di insegnare e di poterlo fare ovunque, in Italia e in Europa.

A un certo punto Bruno decise infatti di lasciare Napoli e persino la Chiesa cattolica (!) per recarsi a Ginevra (la patria di Calvino), godendo della protezione del marchese Caracciolo (di origine napoletana e parente di Papa Paolo IV, ma là residente e passato al calvinismo). In questo modo ottenne di partecipare all’Accademia di Ginevra; anche se ben presto, a causa pure del suo carattere polemico e arrogante, si oppose aspramente al titolare (De la Faye), il quale, essendo anche funzionario di Stato, lo fece arrestare, processare e scomunicare dalla Chiesa calvinista.
Bruno rimase molto deluso, anche nel constatare come i Protestanti (calvinisti) mandassero al rogo migliaia di persone, assai più dell’Inquisizione cattolica e con minori garanzie!
Tornato (o simulando di tornare?) nella Chiesa Cattolica, andò in Francia nel convento domenicano di Tolosa, cioè proprio dov’è sepolto S. Tommaso d’Aquino e dove nel Medioevo, abbiamo visto, i neo nati Domenicani predicarono le verità della fede contro l’eresia catara, nata nella vicina Albi; e di nuovo incredibilmente, visti i precedenti, gli fu permesso di insegnare nella locale università tenuta proprio dai Domenicani. Pare però che ad un certo punto, viste le sue stranezze comportamentali e dottrinali, abbia rischiato di essere sospeso “a divinis”, cioè che non potesse più esercitare il suo ministero sacerdotale ed agire come frate domenicano.
Due anni dopo lo troviamo allora a Parigi, nientemeno che alla Corte e all’Accademia reale di Enrico III, appassionato di arti magiche come lui! Dopo ancora due anni lasciò inspiegabilmente Parigi per recarsi a Londra, all’Ambasciata di Francia. Non era nemmeno più chiaro se fosse ancora un frate.

Secondo lo storico inglese John Bossy, Giordano Bruno fu un agente segreto, il quale, vestendo di nuovo all’Ambasciata di Francia il suo abito domenicano (e fu certo un gravissimo abuso!), riuscì a far catturare dagli Anglicani inglesi numerosissimi cattolici, persino simulando sacrileghe Confessioni e addirittura infrangendo il segreto confessionale!

Andò quindi ad insegnare nella celebre università di Oxford, nata dalla Chiesa Cattolica ma passata ai Puritani (Protestanti radicali che non si riconoscevano in nessuna delle Confessioni protestanti), ed ebbe anche un iniziale successo, viste le sue abilità oratorie e di memoria; ma anche lì si inimicò subito i colleghi, tanto che ben presto dovette ritornare a Londra.

Il fatto che fosse così apertamente accolto da molti regnanti d’Europa, come pure che godesse di una tale disponibilità finanziaria (impossibile per un frate) che gli permetteva di viaggiare e pubblicare libri in tutta Europa, ha indotto molti storici a fornire appunto l’ipotesi che fosse una “spia”, inserito non solo in giochi di potere ma persino in sette esoteriche se non addirittura sataniche (così da aver assunto persino qualche potere preternaturale)!

È comunque sempre più evidente che per Bruno la religione è ormai nient’altro che un pretesto, un semplice strumento di potere, da cambiare di volta in volta, ma alla quale assolutamente più non credeva, approdando invece ad una filosofia sempre più panteistica e addirittura incline alla magia. Giunse addirittura, con tratti persino di manifesta megalomania, a proclamarsi Mercurio, cioè il Grande Spirito inviato dal Principio Divino dell’Universo a sollevare l’umanità dal suo stato di ignoranza!

Tornò a Parigi, ma la mutata situazione politica lo spinse a lasciare subito la Francia per recarsi nella Germania luterana. Da Marburgo fu però subito cacciato, in quanto si presentò come un rivoluzionario “alla guida della nuova umanità”. Dopo un breve soggiorno a Wittenberg, si recò a Praga, benevolmente accolto addirittura dall’imperatore Rodolfo II, che si era mostrato interessato ai suoi libri su magia, cabala e alchimia! Raggiunse poi l’Accademia di Helmstadt, dove, nonostante elogiasse il luteranesimo ed accusasse la Chiesa, fu scomunicato dal pastore luterano della città e dovette fuggire, prima a Francoforte e poi a Zurigo, dove venne accolto dal nobile veneziano Giovanni Mocenigo, che lo invitò poi a raggiungere Venezia e a tornare nella Chiesa cattolica.
Bruno accettò volentieri l’invito, ormai deluso e stanco delle censure e scomuniche collezionate nei Paesi della Riforma protestante e infine lieto di tornare in Italia e nella Chiesa Cattolica (“tutto sommato meno asina delle altre”, come la definisce nell’incredibile libro Spaccio della bestia trionfante). Pensava poi che si sarebbe trovato bene in una città così colta e aperta a tutte le idee e pratiche (anche magiche!) come Venezia, data la sua influenza sul Mediterraneo e la sua vocazione di città-ponte tra Oriente e Occidente. Nella sua megalomania, pensava che fosse ormai maturato il tempo, corredato da segni astrologici, di una nuova era dell’umanità, e che essa avrebbe segnato il trionfo addirittura della sua filosofia!
Anche a Venezia (siamo nel 1591 e ha solo 43 anni) Giordano Bruno predica la sua farneticante filosofia, frammista di esoterismo, magia, e vaghi culti orientali; però non si sa se sia ancora un frate, un cattolico, un cristiano! Alla fine divenne insopportabile anche al suo protettore (appunto il nobile Mocenigo, che lo finanziava, fornendogli anche vitto e alloggio), il quale, avendo ricevuto maggiori informazioni dalla Germania sul suo ospite (e scoprendo che era comunque un frate!), decise finalmente di denunciarlo al Tribunale veneziano dell’Inquisizione.
Comparendo davanti alla sede veneziana dell’Inquisizione il 26.05.1592, Giordano Bruno affermò istrionicamente di aver desiderato tornare in Italia e di non avere mai abbandonato la fede cattolica. Poteva dirlo, falsamente, perché in Italia i suoi libri (che di fede cristiana non avevano più nulla!) non erano intanto ancora giunti. Nella seduta del 30.07.1592 chiese comunque ipocritamente perdono se avesse affermato qualcosa contro la fede cattolica. Per questo l’Inquisizione veneziana, ritenendo che ci fosse comunque un ravvedimento, fu propensa a riconoscerne l’innocenza; ma, prima di emettere il proprio giudizio, per sicurezza trasmise a Roma la copia degli interrogatori, verbalizzati come da prassi.
A Roma il tutto fu esaminato dall’Inquisitore Giulio Antonio Sartori, il quale però si accorse subito delle farneticanti posizioni ed eresie del Bruno e, contando anche sul fatto che era originario di Nola e quindi di loro competenza, chiese il trasferimento del Processo a Roma.

Bruno arrivò a Roma il 27.02.1593. Il Processo fu eccezionalmente lungo (in totale quasi otto anni), proprio perché si volle indagare bene sul suo pensiero e sui suoi scritti, non facilmente reperibili e conoscibili a Roma in quanto scritti quasi tutti all’estero. Ci furono 36 udienze (solo nel corso del 1593 venne interrogato 8 volte); ma sorprese subito tutti per la sua arroganza, per gli insulti e persino le bestemmie.
Per evitare errori e anche per permettere al Bruno di organizzare meglio la propria difesa, nel maggio 1594 l’Inquisizione romana decise di riprendere il processo da capo; giunsero intanto su di lui notizie e testimonianze più precise e concordanti, anche dall’estero. Si venne a sapere come il Bruno fosse stato accolto (e poi pure respinto) da molte corti europee; occorreva quindi massima prudenza e più che mai una documentazione articolata, data anche la sua notorietà in un’Europa travolta dalle divisioni provocate dalla Riforma protestante. Per questo, anche quando nel 1595 la Congregazione dei Cardinali (il più alto collegio dell’Inquisizione Romana) era pronta per emettere la sentenza, il Papa stesso (Clemente VIII) intervenne per prorogare ulteriormente l’indagine, osservando come di fatto non si era ancora a conoscenza della maggior parte degli scritti del Bruno.
La lettura attenta dei suoi libri durò dal marzo 1595 al marzo 1597, il che documenta che non si trattava di giudizi affrettati o dettati da animosità. Alla fine, nel 1597, si riprese quindi la discussione e si chiese al Bruno se ritrattasse certe sue manifeste eresie (il che avrebbe concluso subito il processo con al massimo la pena di qualche penitenza spirituale, come preghiere, pellegrinaggi o altre pratiche religiose del genere, come era nella prassi dell’Inquisizione). Nella sua patologica volubilità e capacità di dissimulazione, qualche volta sembrò ritrattare, oppure affermava che si trattava di ipotesi “puramente teoriche”. Ma in realtà le sue posizioni teologiche e filosofiche erano di una gravità estrema, e alla fine confermate.

“Negava la Creazione (dicendo che si trattò di un’emanazione necessaria dell’Essere), affermava di conseguenza l’esistenza di molti mondi, anzi, che l’universo stesso era una divinità (panteismo), di cui lo Spirito Santo era l’anima. Circa la Bibbia affermava che non era stata che il frutto di un sogno, che Mosè avrebbe simulato i miracoli e inventato la Legge di Dio, che i profeti erano stati dei maghi, come lo furono poi gli Apostoli (e per questo finirono male). Anzi, Cristo stesso non sarebbe Dio ma solo un “mago” e un ingannatore (e a buon diritto è stato ucciso!). La verginità di Maria non sarebbe stata reale. Circa l’Eucaristia ovviamente negava la transustanziazione (cioè le reale presenza di Gesù). Affermava quindi la bontà della magia, la metempsicosi (l’anima che può reincarnarsi in più corpi) e la salvezza anche dei demoni”.
Persino la questione copernicana, cioè l’ipotesi di un sistema cosmico eliocentrico e non più geocentrico, veniva letta da Giordano Bruno come fine del cristianesimo e inizio di un “panteismo” in cui non c’è più non solo un centro, ma neppure un Creatore, un Redentore e neppure un uomo con un destino superiore alla natura. Il nuovo dio sembra sempre più la “Natura” stessa [in questo senso, proprio per le sue implicanze non solo cosmologiche ma pure antropologiche e teologiche, tale ipotesi fu provvisoriamente censurata dal Sant’Uffizio nel 1616 (v. nel sito il Dossier Galilei, punto 4.2)].

Con queste idee, si capisce allora perché fu più volte rifiutato e scomunicato persino dai Protestanti. Perché in queste sue idee non solo non c’era più niente di cattolico ma neppure di cristiano (neppure qualcosa che potesse essere accolto anche dai Protestanti). Ma si trattava poi ancora di un frate?

Per cercare di salvare il salvabile, nonostante fosse stato un Processo singolarmente lungo (8 anni), si concesse a Bruno ancora tempo per un ripensamento. Nel gennaio 1599 fu lo stesso Cardinale Bellarmino (il Santo Dottore gesuita, che troviamo anche all’inizio della questione Galilei) ad assumere personalmente la guida del Processo e a interrogare Bruno circa le sue reali posizioni dottrinali, facendo di tutto per condurlo a un serio ripensamento e per salvarlo. Anzi, il 15 febbraio tale soluzione sembrò vicina; ma più tardi, il 16 settembre, si rifiutò di dare segni di pentimento. Intanto giunsero dall’Inghilterra notizie su come avesse sparlato pubblicamente del Papa, della Chiesa e della fede cattolica (facendo pure imprigionare e uccidere i Cattolici, come abbiamo sopra osservato). Perfino un frate che fu con lui a Venezia venne spontaneamente a Roma, autodenunciandosi e denunciando Bruno di eresia.
Sino alla fine vennero fatti continui tentativi, anche da parte di frati Domenicani e Francescani e dai Gesuiti, per indurlo al pentimento e all’abiura dalla sue eresie (il che lo avrebbe immediatamente salvato). Nessuno sforzo in questo senso ebbe successo. Anzi, ancora ai primi di febbraio Giordano Bruno scrisse un “memoriale” mostrando di essere irremovibile.
A questo punto, l’8 febbraio 1600, viste le gravi, manifeste e confermate eresie, il processo passò da canonico a civile, abbandonando cioè Giordano Bruno “al braccio secolare” (che in questi casi prevedeva il rogo, ma che a Roma era un pena che non si era mai eseguita!). Lo stesso Bruno ammise che “i giudici avevano più paura loro a pronunciare tale sentenza che lui ad ascoltarla”. Negli otto giorni rimanenti, venne continuamente visitato nel carcere (di Tor di Nona) da preti, frati, teologi, per indurlo a pentirsi; il popolo stesso pregava per questo. Ma non si ottenne nulla. Così la mattina del 17 febbraio 1600 fu condotto nel luogo di mercato chiamato Campo de’ Fiori e fu messo sul rogo, dove morì dopo qualche minuto.

Ecco il perché dell’unico “rogo” eseguito a Roma in 5 secoli di Inquisizione romana.






 

Il “processo” a
Galileo Galilei


Sul “caso Galileo”, falsato e ingigantito oltre due secoli dopo dalla polemica anticattolica post-Illuminista e dallo scientismo/positivismo ottocentesco per attaccare la Chiesa Cattolica e per dimostrare come essa si sia sempre opposta alla scienza, fin appunto dal suo sorgere, incriminando e condannando il suo stesso “padre fondatore”, nel sito abbiamo già scritto molto: oltre a quanto detto nel Dossier L’inquisizione al punto 6.4 e nel relativo Documento, v. il Dossier Galileo Galilei e il documento più sintetico Il caso Galileo nella sezione “Fede e cultura”. Qui riportiamo solo qualche cenno sintetico.


Anzitutto quello del 1633 sul libro di Galilei 
Dialogo sopra i due massimi sistemi …, fu un piccolo Processo dell’Inquisizione, peraltro di tipo più disciplinare (scorrettezza nella pubblicazione) che scientifico o dottrinale. Se non fosse stato ingigantito oltre due secoli dopo dalla polemica anticattolica, non sarebbe forse neppure passato alla storia (nonostante l’usuale documentazione negli Archivi). Anche le tre piccole pene stabilite dalla sentenza sono di fatto più formali che reali.

Galileo era stato scorretto, nonostante godesse dell’amicizia del Papa (peraltro astronomo anch’egli), nella pubblicazione del libro in oggetto, non avendo mantenuto una “promessa formale” fatta qualche anno prima, compiendo una piccola frode nell’ottenere l’Imprimatur, mettendo in ridicolo il Papa stesso (personificato nella figura rozza del Simplicio) e soprattutto asserendo come “certezza” scientifica l’ipotesi copernicana (eliocentrica), quando invece ancora non lo era (visto che la prova arrivò solo nel 1851). Anche durante il Processo, per mostrare la validità della teoria copernicana (peraltro già insegnata dalla Chiesa ma ancora come ipotesi, come del resto era ancora) Galileo si arrampicò sugli specchi, dicendo ad esempio che le maree erano una prova della rotazione terrestre (quando invece dipendono com’è noto dalla Luna e come già allora dicevano gli scienziati “Gesuiti” di Roma) e ricorse addirittura a certe citazioni bibliche (entrando così in un campo minato, perché allora l’accusa poteva diventare anche di “eresia”). Insomma, errori che oggi anche tutti gli scienziati gli contesterebbero!
Paradossalmente, come hanno detto anche molti importanti storici che di recente hanno studiato accuratamente “il caso Galileo” (potendo consultare gli Atti di tale Processo negli Archivi vaticani del S. Uffizio), di fatto in quel Processo l'Inquisizione si mostra paradossalmente più "galileiana" (nel senso appunto di scienza “sperimentale”!) di Galileo; la Chiesa, ammetteva e insegnava già la teoria copernicana (Copernico tra l’altro era un sacerdote astronomo di Cracovia!), ma riconosceva onestamente che le prove sicure di essa non c’erano effettivamente ancora.

Circa lo svolgimento di quel piccolo Processo dell’Inquisizione (dal 12 aprile al 22 giugno 1633, nella sede dei Domenicani accanto alla chiesa di S. Maria sopra Minerva, al Pantheon), dobbiamo anzitutto osservare, anche qui contrariamente alle dicerie anticlericali continuamente divulgate, che ci fu un massimo rispetto nei confronti di Galileo Galilei.
Non fece neppure un giorno di reclusione o agli arresti; nonostante gli fosse messo gratuitamente a disposizione dal S. Uffizio (Inquisizione) un appartamento di 5 stanze con vista sui giardini vaticani, ottimi pasti e un cameriere personale sempre a propria disposizione, dopo qualche giorno Galilei chiese ed ottenne di abitare, anche durante il processo, nella sontuosa Villa Medici a Villa Borghese (Ambasciata del Granducato di Toscana).
Nonostante la massima cordialità usata dai 10 Inquirenti, Galilei si mostrò invece polemico fino all’insulto, volendo a tutti i costi mostrare come certo ciò che ancora non lo era ed egli stesso non sapeva dimostrare.
Venne benevolmente invitato a non essere così irruente e apodittico. Confesserà poi egli stesso di aver agito “per vana gloria, ambizione, ignoranza et inavvertenza”.
Nel Processo non vi fu la minima traccia di minaccia o di violenza, né fisica né psicologica; e al termine non ci fu alcuna estorta “abiura” (tanto proclamata dal mito!) e non pronunciò affatto la fatidica frase Eppur si muove, che gli viene continuamente attribuita e che il povero Galileo avrebbe pronunciato sconsolato dopo essere stato costretto a rinunciare all’evidenza della rotazione terrestre (tale frase, intrisa di sarcasmo anticlericale, fu infatti espressamente inventata in un testo pubblicato a Londra nel 1757 dalla polemica anticattolica).
Dopo aver ascoltato per più di due mesi Galilei, il Processo si concluse il 21.06.1633 con una lievissima condanna (per 7 voti su 10), dovuta, più che per la questione scientifica (non era in fondo quella la sede per parlarne), per una questione per così dire disciplinare (non si era attenuto a quanto promesso; sulla questione copernicana, di cui Galilei doveva parlare ancora solo come ipotesi, perché così scientificamente era! Quindi in fondo niente di nuovo rispetto a quanto già deciso nell’Ammonizione del 1616. Un lieve peso era dovuto anche al modo non limpido con cui Galilei ottenne l’Imprimatur per poter stampare, fuori Roma, il suo “Dialogo...”) e in fondo neppure dottrinale (che sarebbe stata grave; si ricordò a Galileo solo di non introdurre citazioni bibliche per avvalorare l’ipotesi copernicana; peraltro cosa che oggi gli chiederebbe pure qualunque scienziato).
Comunque le tre “pene” a cui fu condannato Galilei, come ora vediamo, furono talmente piccole e formali da risultare praticamente nulle. Lo stesso Galileo riconobbe con gratitudine la mitezza di tale sentenza!
La prima pena a cui fu “condannato” fu infatti quella, di lasciare ancora la teoria copernicana come “ipotesi”, senza affermare (persino insultando i suoi interlocutori, come il caratteraccio di Galileo gli faceva continuamente fare - bisticciò anche coi suoi colleghi di Pisa e di Padova), che fosse già una certezza scientifica. A queste condizioni il “Dialogo” poteva essere anche subito pubblicato e diffuso (come fu, anche dalla Chiesa stessa).
La seconda pena, che sembra gravosa ma in realtà è praticamente quasi nulla, fu quella di infliggere a Galileo il “carcere formale”, cioè una sorta di domicilio coatto. In altri termini, doveva stare a casa sua (la villa “Il gioiello” di Arcetri, presso Firenze); e lì poteva fare quello che voleva, studiare, fare esperimenti, ricevere chiunque volesse, anche scienziati e interlocutori vari. Ma si trattava di un Galileo ormai settantenne e quasi cieco; per cui non avrebbe avuto comunque reali alternative. Che fosse poi una pena formale è data anche dal fatto che, dopo aver risieduto a Roma (anche durante il Processo) nella stupenda Villa Medici, fu nientemeno che ospite dell’arcivescovo di Siena, suo amico, nel sontuoso arcivescovado accanto al celeberrimo duomo gotico.
La terza pena fu poi quella di recitare una piccola preghiera al giorno (cioè un Salmo penitenziale; 7 a settimana), per 3 anni, addirittura con la clausola che al suo posto potesse recitarla la figlia (la quale, essendo suora clarissa, già lo faceva; figlia che ebbe pure il permesso, nonostante la clausura, di non stare in convento ma di accudire il padre). Galileo, che nonostante non avesse fatto una vita moralmente corretta (durante la sua docenza a Padova ebbe da una donna 3 figli, per poi abbandonare sia questa che loro; il figlio maschio fu affidato alle cure di un prete e le due femmine divennero appunto suore Clarisse – interessante notare la delicatezza del Processo, che non nomina minimamente questa situazione morale, quando invece nell’Inquisizione protestante, a loro stessa ammissione, avrebbe fatto una brutta fine!), era comunque un uomo di radicata fede cattolica (disse e scrisse più volte che il suo più grande dolore sarebbe stato quello di vivere e morire fuori dalla Chiesa Cattolica!), accetto con gioia tale lieve pena spirituale; tant’è vero che volle farla personalmente e continuò a farla anche oltre i 3 anni previsti.

Insomma, già questo basterebbe a farci capire che il “mito” anticattolico sul Processo a Galileo, che sarebbe assurto a simbolo e paradigma dell’ottusa opposizione della Chiesa alla scienza (nel suo stesso sorgere) e al progresso dell’umanità, costruito nel XIX secolo e ancor oggi divulgato (anche nelle scuole, sulla stampa, persino nelle opere teatrali – si pensi appunto al tanto osannato La Vita di Galileo del comunista Bertolt Brecht, del 1943 ma continuamente rappresentato, anche per intere generazioni di studenti), è una colossale e falsa montatura polemica per denigrare la Chiesa Cattolica, la sua identità, storia e missione.

La storia, cioè i veri dati storici, ci dicono il contrario. Anzi attualmente, passati le euforie “scientiste” e “positiviste” del XIX secolo (purtroppo ancora diffuse dal pensiero dominante, attraverso i media e le scuole), non sono pochi coloro che, sia tra i più eccelsi centri accademici (le più celebri università del mondo o la stessa Pontificia Accademia della Scienze) come tra i più grandi scienziati (vedi ad esempio in Italia il prof. Antonino Zichichi), riconoscono finalmente che proprio la fede cristiana (in un Dio Creatore che è anche Logos) abbia creato i presupposti per la nascita della scienza, nel senso di riconoscere nella Natura l’impronta della Sapienza stessa del Creatore (una natura cioè né divinizzata né lasciata in balìa degli spiriti, in un prospettiva panteista o magica e non razionalmente indagabile, come è in tutte le culture extrabibliche!). Da cui anche il pieno accordo tra la scoperta del cosmo (in fondo già una “Rivelazione naturale” di Dio), e quindi la scienza che lo studia, e la fede (nella “Rivelazione soprannaturale” di Dio). Per dirlo con le parole stesse di Galileo: “Dio ha scritto due libri: la Natura e la Bibbia. E non c’è ovviamente disaccordo tra loro, essendo il medesimo l’Autore”.
Del resto, è ciò che la stessa storia della scienza dimostra, con la sua nascita in Italia e in Europa e con gli innumerevoli ed autorevolissimi scienziati credenti, cristiani e talora persino sacerdoti, monaci e in certi casi persino Papi
(si veda ad esempio un parziale elenco nel punto 3 del Documento su Galileo). Peraltro anche nel presente la maggior parte dei più grandi scienziati risulta credente (v. lo stesso documento).

Una particolare attenzione è sempre stata riservata dalla Chiesa cattolica all’astronomia, non solo perché il cielo porta una particolare impronta della sapienza del Creatore, ma anche per questioni addirittura “liturgiche” (come ad esempio quella della data della S. Pasqua, che cade la prima domenica dopo il primo ‘plenilunio’ di primavera).

Un autorevole professore statunitense (Heilbronn) afferma: “Dal tardo Medioevo all’epoca dell’Illuminismo la Chiesa Cattolica ha promosso e sostenuto (anche economicamente) lo studio dell’astronomia più di ogni altra istituzione, probabilmente più di tutte le altre insieme” [cit. da T. E. Woods Jr., How the catholic Church built western civilization, Washington D.C., 2001 (trad. it., SI, 2007, p. 12)].

Pensiamo non solo alla storia della Chiesa, ma alla stessa Roma dei Papi (dove cioè tra l’altro i Papi governavano pure la società), addirittura già nel secolo (XVI) precedente a Galileo: siamo non solo ai più alti livelli della storia dell’arte (l’incredibile Roma rinascimentale e barocca) e secoli avanti anche nella storia del Diritto (Inquisizione compresa, come abbiamo visto), ma anche all’avanguardia non solo nella scienza ma addirittura in modo specifico proprio nell’astronomia!

La neonata ma subito imponente “Compagnia di Gesù” (Gesuiti) era non solo dedita alla missione evangelizzatrice (anche nelle terre più lontane, pure nell’Estremo Oriente, v. già S. Francesco Saverio) ma era un’autorevolissima fucina di scienziati (non a caso la sismologia, ad esempio, viene detta la ‘scienza dei Gesuiti’) e persino proprio di astronomi.

Il Collegio Romano dei Gesuiti (futura Pontificia Università Gregoriana, tuttora una delle più prestigiose Università del mondo, con sede a Roma) era una feconda e autorevole fucina di scienziati.

Tra i professori Gesuiti del Collegio troviamo ad esempio Clavius (figura così eminente in matematica da essere definito “l’Euclide del XVI secolo”), Kircher (fu il primo ad usare sistematicamente il microscopio per lo studio delle malattie; fu anche il primo ad esporre una teoria completa dell’evoluzione ed è considerato l’antesignano degli studi sull’Asia e sull’Egitto), Boscovich (per la sua intuizione degli atomi-punti che costituirebbero tutta la realtà è considerato il padre della moderna teoria atomica). Tra gli autorevolissimi docenti del Collegio troviamo lo stesso S. Roberto Bellarmino (colui che guidò il Processo a Giordano Bruno e seguì all’inizio la questione Galilei), grandissimo teologo ma anche astronomo, che, oltre ad essere consulente del Papa e dell’Inquisizione romana, insegnava anche nella prestigiosa università belga di Lovanio. Alcuni di questi professori Gesuiti del Collegio Romano svilupparono studi speciali pure sulla meteorologia e persino sui terremoti, mettendo le basi della sismologia (che non a caso era detta anche la “scienza dei Gesuiti”; ricordiamo peraltro che anche Mercalli era un sacerdote!). Altri furono astronomi di tale valore che ben 35 crateri lunari portano il nome degli astronomi Gesuiti del Collegio che li scoprirono!

Sottolineiamo poi che quando Galilei venne a Roma la prima volta (1611), fu accolto con grande fervore dagli scienziati Gesuiti del Collegio Romano, oltre che dal Papa stesso.

Anche l’Accademia dei Lincei, fondata a Roma nel 1606 sotto gli auspici di papa Clemente VIII con lo scopo di radunare gli scienziati più insigni in una specie di comunità internazionale di studio e di ricerca scientifica, era un segno dell’attenzione della Chiesa, e in particolare del Papato, per la scienza. Tale augusta istituzione costituisce la prima accademia scientifica internazionale al mondo, precedendo la Royal Society di Londra e la Académie des Science di Parigi. Poiché il metodo di ricerca promosso in tale Accademia era proprio quello di attenersi all’osservazione dei fenomeni e verificare le ipotesi mediante esperimenti (i membri dovevano guardare bene, come delle “linci”), potrebbe essere intesa anche come matrice della nuova scienza sperimentale.
Tra i suoi membri ci fu anche Galileo, nominato proprio dal Cardinale Barberini (futuro Papa Urbano VIII) come segno della sua amicizia e stima. 

Nel 1847 Pio IX trasformò l’Accademia in Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei e nel 1936 Pio XI in Pontificia Accademia delle Scienze. Furono membri della Pontificia Accademia delle Scienze grandissimi scienziati (tra cui Lemaitre, Marconi, Planck, Heisenberg, Fleming, Dirac). Tuttora esistente e operante, vi sono iscritti la maggior parte dei più grandi scienziati viventi (tra cui diversi Premi Nobel). Che questa Accademia sia Pontificia è già per sé eloquente dell’attenzione sempre data alla scienza da parte della Chiesa.

Persino gli stessi Papi sono talora in prima persona degli astronomi: come Paolo III, Gregorio XIII, Paolo V e lo stesso Urbano VIII (del “Processo” a Galilei).

Papa Gregorio XIII volle poi che in Vaticano sorgesse la cosiddetta Specola Vaticana, che costituisce il primo osservatorio astronomico della storia mondiale!
Tale prestigioso osservatorio astronomico vaticano esiste tuttora; la sua sede, dopo essere stata già spostata (per sfuggire alle luci della città) nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo, attualmente si trova a Tucson, nel deserto dell’Arizona (USA), non lontano dall’osservatorio astronomico americano, con cui collabora.

Lo stesso Papa, come forse è noto (visto che porta tuttora il suo nome, pur essendo universale), si impegnò, con l’aiuto degli astronomi Gesuiti, a risolvere finalmente e definitivamente la questione del Calendario, che nessuno era ancora riuscito a fare. Ci riuscì nel 1582, anno appunto della promulgazione del nuovo “Calendario gregoriano” (che sostituì quello “giuliano”).

Si trattava di risolvere la questione del ritardo annuale, per così dire, costituito dal rapporto tra rotazione terrestre (in 24 ore) e rivoluzione attorno al Sole (compiuta in 365,22 giorni, dove i 22 decimi, che costituiscono quasi 6 ore, è un numero periodico, per cui impossibile da inquadrare con assoluta precisione). Ebbene, il Calendario detto appunto “gregoriano” risolse il problema con tale precisione da rimanere valido praticamente per sempre (accumulando un ritardo di soli pochi minuti nel corso di un intero millennio). Oltre ad aggiungere 24 ore cioè un giorno (29 febbraio) ogni 4 anni (il cosiddetto “anno bisestile”), si tolgono 4 giorni ogni 400 anni (considerando cioè bisestili solo i secoli la cui radice è divisibile per 4: ad esempio il 2100, pur seguendo di 4 anni il bisestile 2096, non avrà il 29 febbraio; così il 2200 e il 2300; lo avrà invece il 2400). In questo modo la quadratura del cerchio (rapporto tra rotazione e rivoluzione terrestre) è praticamente risolta. Infatti è stata assunta universalmente come valida.

Come possiamo dunque notare, assai prima di Galileo la Chiesa Cattolica (e addirittura la Roma dei Papi), era all’avanguardia non solo nella scienza, ma addirittura proprio nell’astronomia.

Tutto ciò basterebbe già a dimostrare la falsità delle accuse ottocentesche, e tuttora divulgate e credute, secondo cui la Chiesa si sarebbe opposta alla scienza fin dal suo sorgere (appunto col “caso Galileo”) e sarebbe stata ottusamente retrograda e oscurantista sull’astronomia, visto che quel processo del 1633 a Galileo Galilei ha coinvolto la questione della teoria copernicana. Abbiamo invece osservato come in quel Processo la Chiesa (Inquisizione) si mostrò paradossalmente più "galileiana" di Galileo, nel senso appunto di dover presentare delle prove sperimentali (che allora non c'erano e non ci saranno ancora per oltre due secoli) per asserire una certezza scientifica.

 

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Conclusione

Alla luce della reale e seria ricerca storica e non dei miti creati dalle ideologie anticristiane, possiamo vedere come, al di là certo di tutti i limiti e difetti che ogni cosa umana comporta (anche se la Chiesa in sé è "divina" non è certo assistita infallibilmente dallo Spirito Santo anche nel governo temporale della giustizia o su questioni scientifiche) - peraltro senza incorrere pure nell’errore, che ogni storico deve evitare, di giudicare la storia con i criteri di oggi - possiamo infine obiettivamente affermare che anche la tanto vituperata Inquisizione, persino nei suoi Processi più rischiosi, difficili e passati alla storia come particolarmente violenti, in realtà non solo non corrisponda all’incresciosa “caricatura” che l’anticristianesimo laicista ne ha fatto, ma rappresenti addirittura un esempio e un progresso nella storia stessa del Diritto, specie se paragonato con le analoghe strutture di giustizia “laiche” del tempo (per non parlare di ciò che le ideologie anticattoliche, anticristiane e atee hanno poi compiuto in questi 250 anni vedi! le stesse ideologie che hanno pure creato questi miti anticattolici).
Dunque non sono questioni storiche di cui vergognarsi, addirittura da parte dei Cattolici! 
Se poi, alla luce della fede, sappiamo cosa comporti per tutta l’eternità credere e vivere nell’errore (falsa dottrina, eresie), allora sorge certamente una sincera gratitudine alla Chiesa, e persino all’Inquisizione, per aver difeso la Verità, l’autentica fede (che è poi la volontà di Dio e ciò che Egli stesso ci ha rivelato), garantendoci così la possibilità della nostra stessa salvezza eterna!


 

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Tutte le News del 2021 (per leggerle: vedi): 


8+14.09.2021: Notizie sull'Inquisizione (vedi Documento)

31.08.2021: Cina: ultime notizie

23.08.2021: Persecuzione anticristiana 
(ultime notizie)

19.08.2021: Emirato Islamico dell'Afghanistan

12.08.2021: Notizie varie
Sport e fede - Russia: famiglie e bambini - USA: nei primi mesi di Biden - ONU: quali diritti umani? quelli garantiti da Ford, Gates, Soros ... - Svezia: Islam e Turchia - Cuba: manifestazioni contro il comunismo - A proposito dei preparativi di guerra: Israele, Corea del Nord - Polonia: nuovo "miracolo eucaristico"

Alcuni miti della modernità  [vedi Documento]
1: Voltaire e la tolleranza (12.07.2021)
2: La Rivoluzione (francese ...) (17.07.2021)
3: Ideologie e democrazia (25.07.2021)
4: Il martirio dei cristiani (sotto il comunismo) (3.08.2021)


6.07.2021: Notizie varie
Si prepara la Guerra? (testate nucleari, armi biologiche, mega-sottomarino ...) - delirio d'onnipotenza gender - l'ONU non demorde su aborto e gender - quali prospettive dietro certe elargizioni di Bill Gates - Vescovi africani contro il neo-colonialismo 'malthusiano' - la resistenza ungherese - Francia: sempre meno cristiana, sempre più musulmana - Italia (Chiavenna): la beatificazione di Sr. Maria Laura - verso la poligamia? - catastrofe economica - il numero dei Parroci - quale fede cattolica?

Nuove dittature, nuove censure   [vedi Documento]
1: Lgbt  (1°.06.2021)
2: dittatura sanitaria (parte I)  (9.06.2021)
3: dittatura sanitaria (parte II)  (19.06.2021)

4: censure e controlli  (1°.07.2021)
                             

21.05.2021: Il turismo in Italia … e la grande battaglia

16.05.2021: Il sacrificio di altri giovanissimi … santi

10.05.2021: Immigrazione clandestina  (aggiornamenti)

2.05.2021: Chiese cattoliche… in svendita

23.04.2021: Notizie varie
Filippo d’Edimburgo: requiem! - Il ritorno di Frankenstein: verso l’uomo-scimmia? - Dal matrimonio con chiunque a quello con … il figlio! - Biden pro aborto - I padroni del mondo

16.04.2021: Notizie varie
Gagarin era cristiano - Profughi cristiani respinti dall'Europa! - La resistenza polacca - Il Partito Comunista Italiano - Eutanasia - Italia in estinzione - Bergamo: intolleranza anticattolica - Sanremo: Festival della Canzone o dell’Anticristo?

9.04.2021: Stato e religione

2.04.2021: Eroi cristiani (uccisi) tra …
       
                                Carabinieri, Polizia, Magistratura

27.03.2021: Chiese … sanificate e desertificate

23.03.2021: Myanmar: il coraggio eroico di una giovane suora

16.03.2021: Il sacrificio di giovanissimi santi contemporanei

10.03.2021: I cristiani in Iraq

2.03.2021: La Madonna su … Marte

23.02.2021: Negazionismi

13.02.2021: Dal matrimonio con “chiunque” a quello con …

5.02.2021: Nuove follie gender & Lgbt+

29.01.2021: Pensieri su … Davos

25.01.2021: Sempre meno bambini “Down”: guariti? no, uccisi!

22.01.2021: Un grande calciatore: “voglio diventare santo”!

20.01.2021: Persecuzione anticristiana (aggiornamenti)

17.01.2021: Ragazzini … tossici!

15.01.2021: Social censure

13.01.2021: 
Lockdown ...
                             e crescita di depressioni, dipendenze e suicidi

10.01.2021: Covid-19: qualche notizia … diversa

8.01.2021: Attacchi anticristiani
                             in Paesi
extra-europei 
(aggiornamenti)

2.01.2021: Aggiornamenti sulla cristianofobia europea


 

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