Home
Un aiuto per...
News
Dossier
Fede e cultura
Fede e morale
Sulle orme di..
Video
Archivio
Contatti
Links
   


Notizie

… controcorrente

 

 


14.12.2017
Un’altra grave legge che indica la crescente sudditanza anche dell’Italia al “nuovo ordine mondiale”

Già da quando il nostro Paese, 150 anni fa, è stato occupato da un potere, prima militare e poi culturale, sostanzialmente ostile alla fede ed alla Chiesa cattolica (v. in merito nel sito la  documentazione 1 e 2) , di fatto ha perso la sua grande dignità, se non addirittura priorità, che aveva nel panorama della civiltà mondiale (qui e dalla Chiesa sono nate le università, gli ospedali, gli enti caritativi, abbiamo la maggioranza assoluta del patrimonio culturale mondiale, ma in fondo in Italia è nata la stessa scienza moderna); ed ha cominciato ad essere marginale, persino “colonizzato” culturalmente, ideologicamente ed economicamente, per ritrovarsi subalterno, culturalmente ed economicamente, a potenze straniere. Però i grandi “poteri forti” (occulti o palesi), a differenza di quanto poteva più agevolmente avvenire nei Paesi “protestanti” (in virtù di quella stessa loro teologia ‘eretica’ e più facilmente sottomessa al potere), in Italia dovevano fare sempre i conti con la presenza nel nostro Paese del centro della cattolicità (Roma, il Papato), che infatti hanno sempre cercato di distruggere (prima militarmente, nel secolo XIX, poi culturalmente). Nonostante ciò, fino a qualche decennio fa il popolo italiano rimaneva però sostanzialmente fedele a Cristo e alla Chiesa e sentiva questi poteri anticristiani come ostili alla propria stessa vita, tradizione, mentalità, comunque impregnata indubitabilmente di fede cristiana. (Ridicolo ad esempio chi oggi vorrebbe togliere i segni pubblici della fede cristiana in Italia: se si prendesse davvero sul serio questa follia laicista e suicida, dovremmo cancellare gran parte del nostro patrimonio artistico, culturale, di usi e costumi, fino a buona parte della lingua, dei nomi e persino della toponomastica … infatti il Risorgimento ha cercato violentemente di cambiare anche questa, vedi).
Però da qualche decennio, per ingenuità o per convinzione (ad esempio di molti cattolici impegnati in politica, che teorizzano essi stessi l’assoluta laicità dello Stato - mentre invece i laicisti ed avversari della Chiesa e della fede portano avanti con forza le loro battaglie e spesso impongono le loro idee - dove cioè le convinzioni di fede devono rimanere solo nella coscienza e nella vita privata, e giungono persino ad approvare leggi civili esattamente contrarie alla legge di Dio -
v. invece nel sito alcuni elementi della Dottrina sociale della Chiesa), questo potere culturale, questa ideologia anticristiana, questo “nuovo ordine mondiale”, questo “pensiero unico”, si è ugualmente infiltrato ovunque, mutando radicalmente, pian piano e anche attraverso la stampa e la televisione, la mentalità degli italiani, che pur nella quasi totalità si dicevano ancora “cattolici” e comunque ancor oggi richiedono a maggioranza assoluta il Battesimo (e altri sacramenti) della Chiesa Cattolica.
Improvvisamente, ma per chi aveva occhi aperti non poteva invece essere una sorpresa, 50 anni orsono si evidenziò che la mentalità degli italiani, pur continuando in gran parte a dirsi cattolici, non era più cattolica, che quindi un pensiero non-cattolico si era infiltrato nella Chiesa stessa, e persino non solo nei semplici fedeli (fu una tragica espressione già del Papa Paolo VI). Questo fu evidente già nella contestazione giovanile del ’68 (che trovò silenti, supini se non d’accordo anche i giovani cattolici che ancora frequentavano le chiese e vide persino incredibilmente nella stessa Università Cattolica una sua fucina), ma divenne palese nella legge italiana sul “divorzio” (1970) e il fallimentare tentativo di abrogarla mediante Referendum (1974). Gli agguerriti propugnatori di quella legge (paradossalmente oggi persino incensati in alcune chiese!) brindarono non tanto perché credessero che in questo modo la famiglia e la società ci avrebbero guadagnato (anche la storia e il presente hanno dimostrato chi aveva ragione!!), ma perché per la prima volta fu evidente che la Chiesa non era più seguita neppure dai sedicenti cattolici, che cioè anche l’Italia poteva cadere in mano di un potere culturale anticristiano, autodefinitosi ovviamente come “progresso”, “libertà”, “autodeterminazione” (ideologia del Partito radicale, ma sospinto da tutte le forze anticristiane, specie di sinistra, che infatti poi, dopo il crollo del comunismo, non hanno e non sanno far altro che difendere questa ideologia, passata per presunti nuovi “diritti” e segni di progresso e di “civiltà”).
Allora (1974) si giurò, anche da parte di Cattolici (che di fatto disobbedirono alle allora chiare indicazioni della Chiesa), che il divorzio poteva essere tollerato (sempre con l’equivoco-trappola di non dire il proprio pensiero per rispetto a chi la pensa diversamente! tra l’altro mentre chi pensa diversamente dice e persino impone il proprio pensiero) ma che invece l’aborto non lo sarebbe mai stato, perché in questo caso era più evidente la gravità della cosa, trattandosi di uccisione di un figlio. Gli stessi che avevano fatto la battaglia per il primo la fecero per il secondo, e poi per tutti gli altri obiettivi “radicali” (e che infatti oggi hanno brindato commossi fino alle lacrime anche per quest’altra conquista di civiltà e di progresso, finalmente raggiunta anche in Italia!). 
Infatti, solo dopo 4 anni, nel 1978 (mentre l’Italia era sprofondata negli “anni di piombo”, in cui specie il terrorismo comunista era arrivato a compiere a raffica rapine, omicidi e stragi; proprio mentre il Parlamento discuteva della legge sull’aborto, ci fu il rapimento e uccisione del Presidente del Consiglio Aldo Moro da parte delle “Brigate Rosse”) passò anche la terrificante legge 194 sull’aborto (ancor più terrificante poi come si è attuata nella pratica, sorpassando anche ogni pur prevista fase previa di deterrenza e il divieto di fare dell’aborto un metodo di regolazione delle nascite e tanto meno di selezione eugenetica per difetti dei nascituri); e anche in questo caso fu vano il tentativo referendario di abrogarla (1981).
Poi c’è stata l’Europa Unita, che, tradendo le sue motivazioni iniziali (non a caso poste in atto da tre statisti profondamente cristiani: De Gasperi, Adenauer, Schuman), si è indirizzata su un’economia diretta da oligarchie potenti e autoreferenziali e su una strisciante ideologia (laicista, relativista, individualista, libertaria) allineata al crescente e sempre più potente “pensiero unico” occidentale, anche questo voluto da ristrette ma potentissime oligarchie, sostanzialmente ostili alla Chiesa e alla morale cristiana. Così, i vincoli economici e ideologici posti da questo tipo di Europa hanno reso e rendono il nostro Paese sempre più povero e subalterno (e ai margini, se non verso il fallimento) a poteri esterni, palesi (v. l’asse franco-tedesco) od occulti (v. il “pensiero unico” massonico).
Senza dunque entrare qui nel merito della tragica legge approvata oggi dal Parlamento italiano (nel sito si trovano già le motivazioni di fondo, razionali e di fede, per esserle contrari), ancora una volta (come già nel caso della legge sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, Cirinnà-Renzi 2016) con un iter parlamentare e un’accelerata degna dei casi di urgenza nazionale (e trattasi invece di questione di fortissima valenza etica), legge denominata Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in pratica la versione tutta italiana (cioè delicata e menzognera nelle parole, per confondere ed ottenere maggior consenso, ma tragica nella realtà) dell’eutanasia, persino peggiore di quelle drammatiche già esistenti in altri Paesi, non contemplando infatti neppure la possibilità per i medici della “obiezione di coscienza” (quindi di fatto costretti ad uccidere). Non a caso non solo autorevoli singoli medici, ma persino intere strutture sanitarie cattoliche (come il Policlinico Gemelli/ Università Cattolica e il Cottolengo) hanno già fortemente dissentito, rifiutandosi di attuarla (cioè di essere obbligate ad uccidere il paziente che lo ha richiesto) o persino hanno paventando la chiusura (con grave danno al bene pubblico) se costretti a farlo.
Insomma, un’altra battaglia vinta dal “pensiero unico dominante” (occidentale), quel pensiero che in nome della libertà e del relativismo si vuole imporre a tutti (“dittatura del relativismo”), ma in realtà una volontà menzognera ed omicida (come Gesù stesso definisce Satana, v. Gv 8,44), che vuole sostituire l’uomo (e lo Stato) a Dio, persino sulla padronanza circa la vita e la morte, perché in fondo addita se stesso come Dio (cfr. 2Ts 2,4) (il diavolo ci fa credere che staccandoci da Dio diventiamo “dio” noi, padroni di noi stessi; in realtà così ci fa schiavi suoi; da sempre, dal ‘peccato originale’ in giù, ma oggi in modo addirittura “sistemico” e mondiale).
E che ciò avvenga ora anche in Italia, è un tragico segno per il mondo intero, come il crollo di un sicuro baluardo per la verità dell’uomo; tanto più se poi trovasse la Chiesa stessa silenziosa, incapace di opporvisi, arresa, se non addirittura (Dio non voglia! e non vuole!) consenziente.


 

 
2.12.2017

La tratta degli schiavi … nel Mediterraneo

Non cessa il dramma di migliaia e migliaia di persone, anche donne e bambini, che attraversano in modo disumano il Mediterraneo, in cerca di fortuna o di semplice sopravvivenza in Europa, e che, se riescono a farlo senza morire, approdano soprattutto in Italia; mentre il nostro Paese è stato lasciato praticamente solo ad affrontare questo enorme problema anche da parte della UE (anche da quei Paesi, come la Francia, che in modo repentino e violento hanno portato alla totale destabilizzazione della Libia e ora si chiudono ad ogni ingresso di immigrati che partono da quei lidi per approdare in Europa).
Proprio la Libia, ormai difficile da governare e impossibilitata (o non determinata; solo nelle ultime settimane c’è stato un intervento più deciso e infatti le partenze sono diminuite) a far fronte ad approfittatori senza scrupoli, predatori, negrieri, scafisti, schiavisti - che guadagnano cifre enormi per permettere queste gigantesche migrazioni e portare in alto mare e spesso abbandonare a se stessi questi poveretti - è diventato il canale privilegiato per chi proviene soprattutto dal sub-Sahara. Rimangono però pure le partenze dalla Tunisia, dall’Algeria e ancora dalla Turchia (che pur ha ricevuto dalla UE, a guida tedesca, 3 miliardi di €, più altri 3 promessi, per impedire questi transiti).
Persino molte navi delle ONG - già finanziate anche da potentati economici internazionali (specie USA) e che ufficialmente dovrebbero essere nel Mediterraneo per aiutare a far fronte a questa emergenza e salvare vite in pericolo - sono state coinvolte in un incredibile scandalo, in quanto avrebbero accordi anche economici persino con gli scafisti stessi.
Perché si continua a tollerare, e persino incrementare, tutto questo? Chi ci guadagna, oltre agli scafisti?
Non è difficile comprendere che anche l’Italia possa persino avere un certo interesse per questa che è sempre più difficile chiamare semplicemente “immigrazione”. Infatti, ad esempio, lo spaventoso inverno demografico italiano (ogni anno cresce nel nostro Paese il primato di denatalità - un vero suicidio! - mentre si continua a non fare alcuna scelta politica ed economica per aiutare le famiglie e sostenere la procreazione!), cui va aggiunto anche l’esodo di giovani italiani (150.000 annui, pure moltissimi laureati) verso altri Paesi (specie la GB, nonostante la Brexit) in cerca di migliori possibilità di lavoro e di vita, può far comprendere che il nostro Paese abbia quindi di fatto bisogno di almeno 150.000 immigrati per non fallire (default), ad esempio nella possibilità di garantire le pensioni.
Inutile poi nascondersi che questi poveretti, se riescono a sbarcare in Italia senza morire prima (per violenze, fame o annegamento), saranno disposti a tutto pur di mangiare e trovare qualche sistemazione; per cui possono diventare un’enorme sacca di lavoro a bassissimo costo, se non addirittura di schiavitù, e persino di nuova manovalanza alla delinquenza e alla grande criminalità organizzata. Non è poi malizioso pensare che anche la politica potrebbe trovare tra questi un bacino vergine per poter pescare nuovi voti (che non ci sia anche questo dietro le sedicenti urgenti politiche dello “ius soli”?).
Dovremmo poi fare un’importante distinzione, oltre comunque al dovere di porre dei limiti per non promettere, nella pur lodevole accoglienza, ciò che il Paese non può garantire, come case, lavoro, assistenza ed elementari diritti. Tra queste decine di migliaia di persone in fuga dai loro Paesi, ci sono infatti certamente dei “profughi”, che fuggono cioè da Paesi in guerra (come non pensare alla Siria, Iraq e a tutto il Medio-Oriente, dove peraltro a causa delle guerre e perfino degli interessi anche dell’Occidente proprio i cristiani si sono dimezzati perché costretti alla fuga? Tra l’altro l’immigrazione di cristiani creerebbe indubbiamente assai minori problemi di “integrazione” nella cultura italiana e occidentale … oltre al fondamentale dovere cristiano di proteggere, difendere e accogliere i propri fratelli nella fede perseguitati). Ci sono poi profughi provenienti da terre dove per situazioni endemiche o calamità naturali c’è un vero rischio di povertà assoluta e persino di morte di fame. Ma è noto che tra le migliaia di profughi ci siano anche semplicemente (pur sempre drammaticamente) persone che cercano fortuna fuori dal loro Paese.
Tra l’altro, oltre al diritto all’espatrio (a determinate condizioni e in determinati limiti, proprio in vista anche del loro stesso bene, oltre che dei Paesi ospitanti), esiste pure l’ancor più fondamentale diritto a rimanere nella propria Patria; e semmai i Paesi più sviluppati possono e devono sostenere tali Paesi di provenienza, proprio per sostenere questo diritto dei loro cittadini a rimanervi.
Infine non è remoto ma realissimo anche il pericolo che tra queste immense folle di immigrati, si nascondano addirittura infiltrati del fondamentalismo e del terrorismo islamico o semplicemente altre persone che non hanno alcuna intenzione di rispettare le leggi dei Paesi dove sono diretti.
Questi ovviamente non devono essere accolti.
Insomma, solo per particolari situazioni e a determinate condizioni, alcuni immigrati hanno il diritto, garantito ufficialmente anche a livello internazionale, ad essere ospitati come profughi.
In tutto questo dramma dell’immigrazione clandestina c’è però qualcosa che non torna e che fa chiaramente pensare ad enormi anche se inconfessati interessi, non solo degli schiavisti, scafisti, associazioni malavitose, ma anche interessi economici e perfino politici, anche a livello nazionale e internazionale, se non addirittura motivi culturali (persino l’interesse a destabilizzare l’Occidente e a distruggere sempre più le sue radici cristiane).
Se dunque in certi casi e a certe condizioni un vero profugo può e deve godere del “diritto” di essere ospitato in un altro Paese, allora perché deve essere costretto a cadere nelle mani di trafficanti e schiavisti senza scrupoli - tra l’altro pagando loro cifre enormi! - col rischio assai reale di morire tra inenarrabili violenze e tormenti, per non parlare poi della possibilità di essere respinto e costretto a tornare nel proprio Paese, oppure di cadere appunto in una forma di fatto di schiavitù anche nei Paesi ospitanti? Non avrebbe il diritto di venire ad esempio in Italia in modo regolare? (come del resto sono stati nel passato anche tanti italiani, immigrati in America nel secolo scorso, pagando regolare biglietto, sia pur di terza classe, nei “vapori” diretti oltreoceano e regolarmente sbarcati e accolti).
Facciamo un esempio, che sembra cinico e invece è assai realistico.
Questi poveretti pagano in genere agli scafisti (oltre agli altri passaggi ad esempio per raggiungere dal sub-Sahara le coste mediterranee) un prezzo di circa € 6.000 a persona! (magari per poi morire di violenza, di fame, di sete su questi gommoni e persino alla fine morire annegati oppure essere respinti e riportati a casa). Proviamo invece a vedere (ciascuno può verificarlo su internet) cosa costerebbe loro ad esempio un biglietto aereo per raggiungere regolarmente l’Italia (se è vero che hanno il diritto di essere accolti e ospitati hanno anche il diritto di venire con un sistema di trasporto normale).
Partiamo dalla elegantissima compagnia aerea Emirates (proprio quei Paesi arabi che hanno anche causato, col supporto USA, le guerre da cui scappano i profughi dal Medio-Oriente!): un volo ad esempio da Il Cairo (Egitto) a Roma costa € 416 (in classe economica), € 1.800 (in businnes), € 3.472 (in prima classe). Da Khartoum (Sudan) a Milano Malpensa il volo Emirates costa € 420 (in classe economica). Ma anche il volo Alitalia da Algeri (Algeria) a Milano Malpensa costa € 220 (in classe economica) e € 240,57 (in business).
Insomma, il poveretto che spende  € 6.000 per avere un posto disumano sul gommone degli scafisti, con metà cifra potrebbe volare comodamente in poltrona-letto, servito con tanto di Champagne!
 
 
 
24.11.2017

Santi martiri vietnamiti
Il cristianesimo, e in particolare la Chiesa Cattolica, è la religione più perseguitata della storia e del presente. Solo nel XX secolo ci sono stati 40 milioni di martiri cristiani (di cui nessuno parla)!
Oggi (24 novembre) la Chiesa celebra i “martiri vietnamiti”, perché, proprio in questo giorno, molti di essi (117) furono uccisi “in odio alla fede”; e sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II il 19.06.1988.
La fede cattolica era giunta nella regione del Tonchino, Annan e Cocincina (ora Vietnam) già nel XVI secolo, ad opera di intrepidi missionari europei. Dal 1625 al 1886, salvo brevi periodi di quiete, infuriò però a più riprese contro i cristiani-cattolici una violentissima persecuzione, con la quale gli imperatori e i “mandarini” misero in atto ogni genere di astuzie e di perfidie per stroncare gli inizi della vita della Chiesa in quelle terre. Il totale dei martiri, nel corso di quasi 3 secoli, ammonta a circa 130.000. Furono decapitati, crocifissi, strangolati, segati, squartati, sottoposti a inenarrabili torture nel carcere e nelle miniere. Ma la crudeltà dei carnefici non piegò l’invitta costanza dei confessori della fede. Erano sacerdoti (tra cui spicca la figura di Sant’Andrea Dung-Lac, ucciso nel 1839 e già beatificato nel 1900 da Leone XIII), seminaristi, catechisti, laici, cioè anche padri e madri di famiglia, soldati, contadini, artigiani, pescatori.
Nonostante questa grande persecuzione, che durò fin quasi tutto il XIX secolo, la Chiesa continuò a crescere. Nel 1933 fu eletto il primo vescovo vietnamita di nascita. Nel 1950, su una popolazione di circa 19 milioni di abitanti, c’erano circa 1.400.000 cristiani.
Con il ritiro definitivo della Francia dal Paese, dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza, il Paese fu diviso in due parti: il nord sotto influenza comunista e il sud sotto l’influenza occidentale. Si verificò allora una fuga in massa dei cristiani verso il sud: si calcola che abbandonarono le loro case circa 800.000 profughi, in maggioranza cattolici. Emigrarono intere parrocchie e intere diocesi con i loro vescovi. Intanto al nord il regime comunista attuava il suo programma antireligioso e soprattutto anticristiano: tutti i missionari stranieri vennero espulsi, i seminari chiusi, le scuole nazionalizzate. Il culto fu ammesso solamente all’interno dell’associazione dei «Cattolici patriottici e amici della pace», un organismo “indipendente”, in realtà uno strumento creato dal governo - come sempre nei governi comunisti e  come tuttora in Cina - per avere il comando assoluto anche sulla Chiesa. La guerra tra il Sud e il Nord infuriò fino al 1976, quando tutto il paese venne riunificato sotto il dominio comunista. Nel Vietnam il comunismo causò 1,5 milioni di morti, provocando anche un immenso fenomeno di tentativo di fuga attraverso il mare di migliaia di persone, con semplici imbarcazioni (furono chiamati “boat people”; per salvare questi poveri disperati in mare si impegnò anche la Marina Militare italiana).
E questo, come abbiamo ricordato (cfr. News del 7.11.2017), mentre nel ’68 e nella contestazione giovanile anche degli anni seguenti, migliaia di studenti del mondo occidentale e con particolare forza in Italia, sospinti e strumentalizzati dalla propaganda comunista, “lottarono” strenuamente (manifestazioni, scioperi, cortei, assemblee) per la “liberazione” del Vietnam dagli USA e inneggiando al “libretto rosso” della rivoluzione comunista di Mao, così che il regime comunista del nord, sostenuto dalla Cina di Mao, occupò anche il Vietnam del sud.
I cristiani rimasti dovettero subire ancora terribili persecuzioni.
Però il sangue dei martiri, come diceva Tertulliano, è seme di nuovi cristiani.
La Chiesa cattolica del Vietnam, pur tra grandi sofferenze e persecuzioni, compreso l’esproprio di tutti i beni, non solo è rinata, ma è in continua crescita. Il numero delle vocazioni sacerdotali negli ultimi anni s’è addirittura raddoppiato.
La Chiesa vietnamita ha dato addirittura, nei decenni scorsi, un grande cardinale: François-Xavier Nguyễn Văn Thuận. Figura esemplare di cristiano e di sacerdote, fu eletto vescovo  (fu anche vescovo ausiliare di a Hô Chí Minh), ma fu arrestato dal regime comunista e dovette subire ben 13 anni di dura prigionia, di cui 9 in totale isolamento. Ma la Provvidenza divina ha comunque i suoi piani, che, quando trova anime docili all’azione dello Spirito, sempre si attuano, in modo meraviglioso. Tornato in libertà e al suo ministero episcopale, il Papa Giovanni Paolo II nel 1998 lo chiamò addirittura ad esercitare un grande compito nella Curia Romana, in qualità di  Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e lo creò cardinale nel 2001. Il card. Van Thuan è morto nel 2002; e nel 2010 si è aperta la sua causa di beatificazione.
Esistono suoi libri pubblicati anche in italiano. Attualmente esiste anche un <Osservatorio Internazionale sulla Dottrina Sociale della Chiesa> che porta il suo nome (cfr. http://www.vanthuanobservatory.org/ita/home/). Autorevoli esponenti di tale Osservatorio “Van Thuan” tengono pure una trasmissione a Radio Maria (il 3° mercoledì del mese alle 21.00 – cfr. www.radiomaria.it) intitolata “Osservatorio sulla libertà religiosa”, dove si può ascoltare mensilmente una panoramica dell’attuale persecuzione anticattolica nel mondo.
 
 

14.11.2017

Ci sono anche conversioni dallIslam al cristianesimo

L’Islam divide il mondo in due: i Paesi che sono musulmani e quelli che lo devono diventare!
Questo pensiero potrebbe essere ancora lecito, perché in fondo chiunque ritiene di essere nella Verità (dovrebbe però essere anche in grado di mostrarla o dimostrarla) sa che questa Verità è per tutti, altrimenti sarebbe solo un’opinione, e quindi tutti dovrebbero riconoscerla e viverla.
Per questo proprio Gesù, che è la Verità stessa (il Logos) fatto carne, invia gli Apostoli e la Chiesa in tutto il mondo e in tutti i tempi per convertire alla fede cristiana, cioè a Lui, e quindi alla salvezza eterna, tutti i popoli della terra
(cfr. Mt 28,18-20Mc 16,15-16).
Il problema che nell’Islam si ritiene che tale compito debba essere esercitato anche con la forza, con la violenza; e senza nessuna possibilità di dare o ricevere spiegazioni (secondo loro se una affermazione è nel Corano è vera, senza possibilità di capire, di ragionare, di discutere, e quindi anche di dialogare e di far capire), cioè senza l’uso della ragione.
Questa è già una debolezza, proprio in quanto si impone con la forza.
Il cristiano, se è veramente consapevole della propria fede in Cristo, sa anche portarne le ragioni
(cfr. ad es. 1Pt 3,13-16); e quindi è in grado di convincere, oltre che con la sua testimonianza anche con la sua parola e la sua ragione (che ha in comune con tutti gli esseri umani, che possono quindi capire). La Verità infatti, pur rimanendo la libertà umana che in certi casi può perfino giungere a negare l’evidenza pur di rimanere nella menzogna e nel peccato (cfr. Gv 1,9-13 e Gv 3,16-21), vince perché convince, oltre ovviamente e soprattutto per opera della grazia di Dio.
Proprio per questo è assai difficile, se non impossibile, un vero “dialogo” coi musulmani. Così, di conseguenza, anche una reale loro “integrazione” in culture totalmente diverse dall’Islam.
Ad esempio, là dove si attuano matrimoni tra un musulmano e una cristiana, caso sempre più frequente anche in Europa, è sempre questa che deve abiurare alla propria fede ed abbracciare l’Islam. [Tra l’altro per l’Islam l’uomo potrebbe avere anche più mogli (poligamia); mentre la donna sarebbe condannata a morte se tradisse il proprio consorte; e in un’Europa occidentale che vuole affermare il matrimonio per tutti, come e per quanto si vuole, coerentemente si dovrebbe permettere per legge anche la poligamia].
Convertirsi dall’Islam al cristianesimo sembrerebbe dunque impossibile. Si rischia l’ostracismo, la violenza, anche da parte dei propri familiari. Se si vive in Paesi in cui vige la Sharia si è addirittura condannati a morte; altrimenti, anche in altri Paesi, si rischia di essere assassinati.
Ebbene, nonostante, ciò, esiste un dato impressionante, in controtendenza: ogni anno ci sono 10 milioni di musulmani che diventano cristiani. Questo avviene specialmente nelle regioni dell’Africa sub-sahariana. Già nel 2005 la famosa emittente islamica del Qatar “Al Jazeera” parlò chiaramente, in termini per loro allarmistici, di circa 6-8 milioni di conversioni annue di musulmani al cristianesimo, specie nell’Africa sub-sahariana, in particolare in Uganda, nel Mali e soprattutto in Nigeria (anche per questo lì il gruppo islamico di Boko Haram è diventato così attivo, rispondendo col terrore a queste numerosissime perdite di fedeli per conversioni al cristianesimo). Qualcuno afferma (ad esempio il gesuita Mitch Pacwa) che in questi Paesi sub-sahariani l’Islam sarebbe addirittura, nonostante le apparenze, in una fase di inizio del collasso. Anche secondo uno studio del Interdisciplinary Journal of Research on Religion, le conversioni dall’islam sarebbero in crescita, almeno da 30 anni, al ritmo di 10 milioni all’anno.
Si conferma pure che l’Africa sia il continente in cui il cristianesimo è più rapidamente in crescita. Secondo ad esempio il Pew Research Center, entro il 2060 il 42% dei cristiani di tutto il mondo vivrà in Africa.
 

 

7.11.2017
Centenario del … comunismo

leggi

 
31.10.2017
5° centenario della “rivoluzione” … protestante
leggi


 
A proposito di centenari: c’è anche quello della Massoneria
Pur avendo radici culturali e sociali assai più remote, possiamo riconoscere che ufficialmente la Massoneria compie 300 anni. Infatti la prima Gran Loggia massonica fu fondata a Londra il 24.06.1717, con lo scopo di federare tra loro le logge che già operavano nel distretto londinese. Al suo interno, oltre ovviamente a personaggi altolocati della nobiltà e della borghesia inglese, troviamo anche un pastore anglicano (J. T. Desaguliers) e il pastore presbiteriano J. Anderson, che fu proprio l’autore nel 1723 delle “Costituzioni dei Liberi Muratori”, una sorta di costituzione massonica, sulla scia delle antiche “Corporazioni muratorie”.
Pur non dichiarandosi atea, anzi aderendo ad un vago deismo (appunto illuminista) che riconosce Dio come l’Architetto dell’universo, la Massoneria, nelle sue variegate forme e molteplici livelli, nega di fatto ogni Rivelazione (quindi la divinità di Gesù Cristo) e da tre secoli promuove appunto nella società e nel mondo ogni forma di relativismo (non c’è alcuna verità assoluta) e di sincretismo (si accettano tutte le religioni, purché nessuna pretenda di essere l’unica vera). L’importante che tutto sia sottomesso alle più ferree logiche economiche e di potere sociale, le cui redini sono appunto da essa ben tenute. Per questo è condannata, con pena di scomunica, dalla Chiesa Cattolica.
Anche questo non è dunque certo un centenario da celebrare!

 
 

20.10.2017
In Italia è a rischio estinzione il fondamentale diritto
alla “
libertà di educazione”?
Oltre alle pressioni delle nuove ideologie (gender, …) anche attraverso gli istituti, programmi e attività scolastiche - scavalcando per lo più, e in modo anticostituzionale, la priorità della famiglia nella scelta dell’indirizzo educativo, culturale, morale e religioso per i propri figli - in Italia la cronica e ormai storica (e persino anti-europea) assenza di reale “parità” tra le scuole, se non altro come trattamento economico da parte dello Stato, con differenze esorbitanti tra i contributi offerti (con le tasse di tutti i cittadini, anche di quelli che mandano poi i propri figli nelle scuole cattoliche) alle scuole statali e quelli alle scuole pubbliche non-statali (erroneamente dette “private”), sta portando di fatto al pericolo di estinzione delle seconde, quindi all’eliminazione appunto di una reale “libertà di educazione” nel nostro Paese.
Secondo ad esempio quanto è emerso al recente Consiglio nazionale dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche, svoltosi in questi giorni a Verona, in base ai dati ricavati dagli stessi rapporti ministeriali ad inizio di anno scolastico, in Italia nell’ultimo quinquennio gli studenti delle scuole “paritarie” sono diminuiti di oltre 130.000 unità ed hanno chiuso, per mancanza di fondi, 881 scuole paritarie (cioè il 6,4% del totale).
Nonostante quindi qualche passo avanti compiuto recentemente dai governi nel sostegno alle scuole paritarie
(leggeri aumenti dei fondi per le scuole dell’infanzia e per la disabilità, introduzione di ridotte detrazioni fiscali, allargamento alle paritarie dei fondi per l’alternanza scuola-lavoro e dell’utilizzo dello school-bonus oltre alla recente richiesta all’Europa di utilizzo dei bandi PON), è evidente che si tratta di miglioramenti inadeguati ad affrontare la situazione.
Si rammenti inoltre che la domanda, per tali scuole, non sarebbe affatto minoritaria, ma anzi avrebbe proporzioni enormi, se si attuasse una vera parità di trattamento economico da parte dello Stato. Tra l’altro lo Stato, se chiudessero anche solo tutte le scuole cattoliche, non sarebbe comunque in grado di assorbire questa utenza, cioè di accogliere gli studenti di queste scuole paritarie nelle scuole statali, appunto per i costi assai maggiori che questo comporterebbe per lo Stato, se scegliessero cioè scuole “statali” invece che scuole “paritarie”. Quindi se non altro anche questo, cioè per vantaggio economico e per ovviare al pericolo di non garantire più per tutti neppure l’istruzione obbligatoria, lo Stato dovrebbe incoraggiare e sostenere queste scuole paritarie, invece di discriminarle, come ha sempre fatto.
È stato fatto dunque presente che “tale fondamentale diritto di scelta educativa della scuola da parte delle famiglie, finora scarsamente riconosciuto e sostenuto in Italia, rischia di scomparire definitivamente. In pochissimi anni diventerà impossibile trovare un numero di scuole non statali sufficiente a soddisfare le richieste dei genitori” e persino in futuro “aprire  nuove scuole - nel caso pure che si ottenesse quella parità scolastica sempre promessa e mai realizzata - richiederebbe investimenti non più sostenibili”. Dunque, “se non si farà nulla per risolvere il problema, l’Italia sarà la prima democrazia al mondo che ottiene il risultato perseguito da tutte le dittature della storia: chiudere le scuole libere e avere l’assoluto monopolio statale nel campo dell’istruzione e della educazione delle giovani generazioni”.




13.10.2017
Centenario dell’ultima apparizione di Fatima

leggi
... 
Oggi, in occasione del centenario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima (e del miracolo del sole), il 13.10.2017 si sono recati a Fatima milioni di pellegrini! Ecco i video della Veglia di preghiera della sera precedente (vedi) e della S. Messa solenne del 13 ottobre (vedi).
A Fatima non c’è stato oggi alcun “segno” particolare nel cielo. In certo qual modo il “miracolo del sole” si è invece ripetuto in Nigeria (già riconosciuto dalla Conferenza episcopale nigeriana), proprio in questo giorno (13 ottobre), in occasione, nel centenario di Fatima, della riconsacrazione della Paese al Cuore Immacolato di Maria (vedi un video).
 


 
7.10.2017
La festa della “Madonna del Rosario”, la battaglia di Lepanto … e la Polonia di oggi
Oggi, 7 ottobre, la Chiesa celebra la memoria liturgica della “Madonna del Rosario”; e questa festa è talmente sentita dal popolo di Dio che caratterizza tutto il mese di ottobre, infatti particolarmente dedito al S. Rosario.
Tale ricorrenza liturgica fu istituita dal Papa San Pio V per ricordare la vittoria navale riportata dai cristiani a Lepanto il 7 ottobre 1571, con una flotta cui contribuì lo stesso Papa, per respingere l’avanzata dell’impero ottomano (musulmano), avanzata che se non fosse stata respinta avrebbe condizionato fortemente la vita non solo dei Paesi del Mediterraneo ma dell’intera Europa. Tale vittoria navale, umanamente forse impossibile data la disparità di forze in campo, fu ottenuta grazie all’intensa preghiera del S. Rosario, che il Papa chiese che si levasse in tutte le chiese di Roma, aperte giorno e notte per questo scopo. Il Papa S. Pio V, in perenne gratitudine alla Vergine Santa la cui intercessione ottenne questa vittoria, volle che ogni anno nella Chiesa in questo giorno fosse celebrata la festa di “Nostra Signora della Vittoria” (titolo poi modificato dal suo successore Gregorio XIII con “Nostra Signora del Santo Rosario”).
Ebbene quest’anno i Vescovi della Polonia, proprio nell’anniversario della battaglia di Lepanto e nel centenario delle apparizioni Fatima, hanno chiamato i cattolici a pregare per la salvezza del loro Paese, aderendo autorevolmente all’iniziativa chiamata “Rosario alle frontiere”, promossa dalla associazione “Solo Dio basta”. Si tratta di un “muro vivente di preghiera” che oggi si stende lungo tutti i confini della Polonia.
Con esplicito riferimento alla battaglia di Lepanto, oltre che al centenario di Fatima, i cattolici polacchi sono esplicitamente chiamati oggi “a formare un muro di protezione intorno ai confini del Paese per chiedere alla Madonna di salvare la Polonia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana”.
Dopo essersi confessati nelle chiese vicine ed aver partecipato alla S. Messa, la preghiera del S. Rosario viene recitata da oltre un milione di persone lungo tutti i confini geografici della Polonia!
 
 


2.10.2017
“Com’è bella la vita quando c’è Gesù”: lo dice un giovane ... che sta morendo di tumore!

A David, un ragazzo di Roma di 17 anni, circa un anno fa viene diagnosticato un terribile tumore, di quelli che non lasciano purtroppo scampo, nonostante i progressi della medicina. Infatti è morto il 17 giugno scorso.
Ma David è un ragazzo di fede, fortemente unito a Gesù. E di fronte a questa terribile “prova” la sua fede, per grazia di Dio e per la totale apertura del suo cuore, non è venuta meno, ma anzi si è accresciuta, avvolgendo paradossalmente la sua vita di gioia e offrendoci una testimonianza di quali miracoli possa compiere la presenza di Gesù, anche nella vita di un giovane in queste condizioni estreme.
Di fronte alla morte ormai certa e imminente, David ha voluto infatti lasciare a tutti noi anche questo dono immenso e commovente: la sua testimonianza su youtube (!), che è stata immessa in rete in questi giorni! Eccola:
https://www.youtube.com/watch?v=Ww2jEHxFLNI
Basterebbe sentire questa sua espressione, ormai prossimo alla fine e tra grandi patimenti fisici, per vedere cosa può fare la potenza di Gesù, anche quando non compie il miracolo fisico, perché questo è un miracolo ancora più grande: “Ho vissuto l’anno più bello della mia vita, ho incontrato la vera felicità. Ora non temo più nulla, nemmeno la morte, perché ho sempre il Signore al mio fianco”. E agli amici che sembrano cercare la felicità in mille illusioni ingannevoli sa dire quali miracoli compie la fede in Gesù: “Ma se sono felice io, come non puoi esserlo tu?”.
 



settembre / ottobre 2017
Sull’aborto …

Succede negli USA …
Come già sottolineato in precedenti News (27.01.2017 e 16.02.2017), il Presidente degli USA Donald Trump - che già in campagna elettorale si era impegnato a «promulgare una legge che protegga i bambini non nati, proibendo gli aborti tardivi a livello nazionale» (mentre la Hillary Clinton aveva nel suo programma di garantire l’aborto fino al momento del parto!) - in questi giorni ha fatto sapere che la Casa Bianca «sostiene fortemente il disegno di legge per la protezione infantile e applaude la Camera dei Rappresentanti per i suoi sforzi pro-vita». Infatti La Camera Usa ha appena approvato un disegno di legge (che dovrà poi essere discussa al Senato) che mette al bando gli aborti dopo le 20 settimane di gravidanza, con eccezioni per i casi in cui la vita della madre è a rischio, di stupro o incesto. Provvedimenti simili non erano invece  passati nel 2013 e nel 2015, ma questa volta gode appunto del sostegno della Casa Bianca.
Alcuni dei più stretti consiglieri del Presidente Usa sono schierati nel campo della difesa della vita, compreso il vicepresidente Mike Pence (che a gennaio aveva presenziato alla “Marcia nazionale per la Vita”). Anche il giudice Neil Gorsuch, insediatosi da poco alla Corte Suprema degli Stati Uniti, è pro-life. Il leader della maggioranza alla Camera, Kevin McCarthy, ha addirittura definito questa legge «un obbligo».
Invece, ovviamente, la potente rete di cliniche abortiste Planned Parenthood Federation - ente al quale il nuovo Presidente USA aveva subito tagliato i fondi pubblici - si è affrettata a dichiarare “incostituzionale” tale disegno di legge.
Intanto negli ultimi 5 anni - per merito anche dell’impegno degli attivisti pro-life, che assai spesso non nascondono le proprie sentite motivazioni di fede - le cliniche abortiste negli USA sono passate da 512 a 365 (hanno chiuso persino 20 cliniche abortiste affiliate al Planned Parenthood).

Macabro cinismo …

Reagan Nielsen, coordinatrice regionale dell’associazione “Students for Life of America”, racconta questo episodio accadutole alla Lindenwood University di St. Charles (Missouri). Dopo aver presentato agli universitari l’ultimo rapporto del Planned Parenthood Federation, da cui emerge che tale ente pratica 897 aborti al giorno (!), la maggior parte degli studenti è rimasta molto impressionata, anche perché la propaganda spaccia le cliniche della PPF come centri sanitari per la “salute sessuale e riproduttiva”. Non sono però mancati i contestatori e coloro che usualmente deridono e osteggiano i giovani prolifers americani. Tra questi contestatori si è distinta una ragazza, particolarmente aggressiva e arrogante, la quale, dopo aver gridato una serie di slogan e di frasi senza logica e senza voler sentire ragioni, non solo ha esplicitamente affermato che “le donne hanno diritto di uccidere un figlio se non lo vogliono”, ma, come per esorcizzare le sue stesse scelte passate, ha dichiarato che pur avendo compiuto un aborto, si sente benissimo. Prima ha affermato che il feto “è solo sangue”; poi, con cinismo che ha del diabolico, ha mostrato delle foto sul suo cellulare: si trattava del frutto del suo stesso aborto, ripreso col telefonino! Inizialmente continuava ossessivamente a ripetere “vedi, è solo sangue!”, poi però ha ceduto e, passando ad un’altra foto del suo bambino abortito, ha fatto vedere che “effettivamente qui si vede un piede, una gamba …”! Il fatto avvenne proprio in una clinica del Planned Parenthood, dove, nonostante la gravidanza avanzata (15 settimane), l’avevano fatta abortire con la pillola RU-486.

Milioni di $ … per convincere l'Irlanda

Dopo 10 anni di pressioni internazionali, culturali ed economiche, “finalmente” anche l’Irlanda ha ceduto: il prossimo giugno (2018) farà un referendum per legalizzare l’aborto.
Del resto, l’approvazione dei matrimoni omosessuali in Irlanda, con tanto di Referendum (maggio 2015), era già stato solennemente festeggiato dal laicismo internazionale come la vittoria sul bigottismo anacronistico della Chiesa Cattolica, anche in una sua roccaforte come l’Irlanda. Anche in questi giorni in tali ambienti laicisti, che tanto peso hanno sull’opinione pubblica, si canta quindi vittoria: “finalmente è debellato il bigottismo illiberale dei cattolici irlandesi” (Repubblica) e la Chiesa è presentata come “uno spettro del passato che ha avuto la colpa di far approvare un emendamento costituzionale che incatenava l’Irlanda al suo passato, portano sofferenza, addirittura morte; ma ora si può finalmente cambiare” (Amnesty Irlanda; il riferimento è al Referendum del 1983, che in Irlanda lasciava il divieto assoluto all’aborto tranne che nel caso di pericolo di vita della madre).
Cosa è successo in questi anni, per convincere la cattolicissima Irlanda ad approdare ai dogmi del radicalismo/laicismo occidentale? La forza inesorabile del progresso e della civiltà? Gli scandali della Chiesa (ovviamente sempre amplificati dai media, vedendo ovunque “mostri”, persino prima di qualsiasi verdetto giudiziario)? In realtà, specie in Occidente, c’è dell’altro …
Nel frattempo sono infatti giunti, nonostante la legge irlandese vieti l’uso di donazioni estere per campagne politiche nazionali, enormi finanziamenti in $ per mutare l’opinione pubblica, sia sull’aborto che su tutte le altre battaglie laiciste e anticristiane (oltre che disumane), fatte passare come conquiste civili e riconoscimento di diritti inalienabili.
I media hanno intanto provveduto subito a ingigantire, come sempre, singoli casi pietosi: come nel 2013 quando per un anno la stampa parlò di una donna morta a detta loro per l’impossibilità di abortire, mentre si trattava comunque di un caso di mancata assistenza sanitaria. Bastò però per ottenere una nuova legge che permettesse l’aborto non solo in caso di pericolo per la salute fisica della madre, ma anche per la sua “salute mentale” (criterio peraltro assai soggettivo e opinabile).
Passato poi il “matrimonio omosessuale”, si poteva quindi riprendere anche la battaglia abortista.
Amnesty Irlanda, che fino a poco fa non si era mai espressa sulla legge irlandese antiabortista, ha improvvisamente ingaggiato una lotta per la cancellazione del divieto costituzionale dell’aborto, con toni aspri di polemica anticattolica. Risulta però che l’Atlantic Philantropies, fondata da miliardario americano Chuck Feeney (la cui visione del mondo è dichiaratamente massonica), ha cominciato a finanziarla - fino ad arrivare ad una cifra di oltre 5 milioni di $ - affinché lottasse per il riconoscimento dei cosiddetti “diritti umani” (fra cui ovviamente l’aborto)!
Sempre l’Atlantic Philantropies  ha donato poi ben 11 milioni di $ all’Irish Council Civil Liberties, trasformando quel piccolo gruppo (che godeva finanziamenti per circa 9 mila $ all’anno) in un’enorme macchina da propaganda.
Lo stesso miliardario americano (Feeney)  - che aveva già finanziato con milioni di $ la campagna a favore del “matrimonio omosessuale” (come denunciò la giornalista irlandese Breda O’Brien sul The Irish Times) - ha di recente donato oltre 1 milione di $ al National Women’s Council of Ireland, che ha infatti cominciato subito a lavorare sui politici e ad organizzare conferenze abortiste assai pubblicizzate. In tutto i finanziamenti esteri ad organismi irlandesi che lottano per la legalizzazione dell’aborto si aggirano intorno ai 18 milioni di dollari.
Anche Human Rights Watch, che già nel 2010 chiese l’immediata liberalizzazione dell’aborto (v. la pubblicazione “Accesso all’aborto delle donne in Irlanda”, in cui si ripete continuamente che si tratta di un “diritto umano”), ha ricevuto 100 milioni di $ dall’onnipresente miliardario americano George Soros. Così, il Center for Reproductive Rights ha ricevuto solo nel 2014 circa 25 milioni di $ da “fondazioni” come quella di Bill Gates e come la Ford Foundation.
Fra le ingerenze più forti bisogna ricordare anche il pronunciamento della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, che l’anno scorso ha incolpato l’Irlanda di violazione dei diritti umani, specie in seguito al fatto che una donna si era dovuta recare all’estero per uccidere il figlio in grembo (solo perché malato).
Quindi in un Paese come l’Irlanda - che in questo senso è tra l’altro fra i più sicuri al mondo (con solo 3 decessi materni su 74.976 nati vivi ed un tasso di mortalità di 4 per 100 mila nati vivi; si pensi che in Francia, dove l’aborto è legale, è di 10,3) - bisognerebbe domandarsi chi sia davvero (per usare le espressioni di Amnesty rivolte contro la Chiesa cattolica) a “incatenare il Paese” e pure chi sia “il più integralista” (per usare le analoghe espressioni di Repubblica). 
[da: B. Frigerio, «La nuova Bussola Quotidiana»]

Le “memorie” del dottor Aletti, ginecologo antiabortista

Dopo 40 anni di qualificata attività professionale, come Primario ginecologo alla Clinica Mangiagalli di Milano (luogo peraltro di facili aborti tardivi e selettivi), e di convinto e tenace impegno a favore della vita nascente, e senza alcun timore di testimoniare e parlare della verità, il dottor Leandro Aletti è stato collocato a riposo. È però appena uscito un suo libro, intitolato “Carne, ossa, muscoli e tendini. In difesa della vita nascente” (ed. Gribaudi), in cui racconta battaglie, vittorie, sconfitte, gioie e dolori di un ginecologo obiettore e cristiano.
Il dottor Aletti racconta non solo il clima di opposizione, di demagogia, di ostracismo, di attacchi mediatici, sindacali, giudiziari che ha dovuto subire nel suo lavoro e impegno a favore della vita nascente e contro l’aborto, ma ci aiuta anche a ricordare dei fatti, delle falsità e imposizioni culturali che negli anni ’70 hanno portato molti Paesi occidentali e l’Italia stessa ad approvare leggi a favore dell’aborto.
Ricorda intanto che anche negli stessi USA, in quegli anni, certi fatti di cronaca, ingigantiti e falsati dai media, creavano un clima culturale che presentava l’aborto come una liberazione, un diritto della donna, una conquista di civiltà. Fu ad esempio il caso di Norma Leah McCorvey  (nota come Roe v. Wade), che, accusando di essere stata violentata, chiedeva con insistenza di poter abortire. Un fatto talmente gonfiato da parte dei media da contribuire fortemente a spingere nel 1973 la Corte Suprema USA a far passare l’aborto come “legale”. Però in seguito la donna si convertì al cattolicesimo e confessò che non era affatto rimasta incinta a causa di uno stupro, come lei disse nel corso della causa.
In Italia in quegli anni, allo scopo di promuovere una legge che legalizzasse l’aborto (come sarà poi la 194, approvata nel 1978 e purtroppo confermata da un referendum nel 1981), si parlava di enormi cifre di aborti “clandestini” e di donne morte per questo. Secondo Il Corriere della Sera, ad esempio, in quel tempo venivano effettuati ogni anno in Italia fra gli 1,5 e i 3 milioni di aborti clandestini, che causavano 25.000 decessi di donne. In realtà, non ci voleva molto a capire che si trattava di cifre statisticamente inverosimili: infatti il totale delle morti di donne in età fertile, per qualsiasi motivo (di salute, per incidenti, per omicidio, suicidio, ecc.), in Italia erano a quel tempo poco più di 15.000; e le donne morte per cause naturalmente legate al parto o alla gravidanza solo 409. Solo nel primo anno dopo l’approvazione della legge 194, gli aborti legali in Italia furono invece 187.752!
Tutto serviva per l’ideologia e demagogia abortista al fine di far passare anche in Italia l’aborto, persino con toni da terrorismo psicologico. Come qualcuno ancora ricorderà, nel 1976 a Seveso (in Brianza, cioè poco a nord di Milano), ci fu un grave incidente chimico-industriale: dall’Icmesa si sprigionò una nube tossica di diossina. Ebbene, anche questo tragico incidente fu asservito allo scopo propagandistico a favore dell’aborto: si disse, con apparente certezza scientifica, che tale nube tossica avrebbe creato terribili malformazioni ai feti e si cercò quindi di convincere tutte le donne incinte della zona ad abortire. Solo alla clinica Mangiagalli di Milano 42 donne di Seveso furono convinte ad abortire; ma - ricorda il dottor Aletti che lì operava, opponendosi però a compiere aborti – “nessuno dei 42 feti abortiti mostrò malformazioni, come non ne ebbero le altre centinaia di bambini che nacquero nei mesi successivi al disastro”.
Nonostante che la legge 194 - che introdusse l’aborto in Italia nel 1978 e tuttora lo regola o dovrebbe regolarlo - sia tragicamente permissiva, però di fatto viene continuamente scavalcata, per creare danni (morti) in numero immensamente maggiore di quello che già permetterebbe.
Molti infatti, anche tra chi dovrebbe comunque far rispettare la legge, fingono di non sapere che tale legge ha intanto come “incipit” (art. 1) un sia pur ipocrita impegno a sostegno della vita, che medici e consultori dovrebbero far di tutto per convincere la donna a non compiere questo tragico gesto, cercando pure di rimuovere tutti gli ostacoli (psicologici, economici) che potrebbero spingere la donna a compierlo, che è prevista comunque la possibilità di un’adozione immediata e anonima del bambino da partorire (invece di abortirlo), che l’aborto non possa essere assolutamente un metodo anticoncezionale e di regolazione delle nascite. Tutto questo, anche se garantito per legge, è quasi del tutto omesso e sorpassato.
Ebbene, già nel 1989 il dottor Aletti, insieme al dottor Luigi Frigerio, denunciò che proprio alla clinica Mangiagalli dove operavano, gli aborti dopo i 90 giorni dal concepimento (limite massimo consentito dalla 194) erano numerosissimi. Il caso, ricordato dal dottore, fece però scalpore e “si trascinò per un anno e mezzo con ispezioni, inchieste, processi e amnistie”.
Infine il dottor Aletti ricorda che «da quando la 194 è entrata in vigore, gli aborti ufficiali in Italia sono stati quasi 6 milioni. E continua il dramma delle culle vuote. In Italia sono più i morti che i nati e questo significa una sola cosa: senza un’inversione di tendenza gli italiani sono destinati a scomparire. Ma siamo arrivati a questa situazione proprio a causa delle leggi contro la famiglia e contro la vita approvate dal 1970 in poi».

Andrea Bocelli … che non doveva esserci

In una recente trasmissione televisiva, il celeberrimo tenore italiano Andrea Bocelli, non vedente, ha portato una sua commovente testimonianza personale. Avevano detto a sua madre che doveva abortirlo. Ecco il video: https://youtu.be/QBVd1GExDHY



20.09.2017
Cosa c’è scritto sui libri di testo scolastici in Arabia Saudita

Secondo un’indagine condotta da Human Rights Watch su 45 libri di testo adottati nelle scuole pubbliche dell’Arabia Saudita - Paese sunnita che vieta la libertà religiosa e di culto e applica rigorosamente la sharia secondo la versione ultrarigorista dell’islam (quella wahabita), ma Paese comunque alleato degli USA (anche se proprio da questo Paese provenivano persino gli artefici dell’attacco terroristico dell’11.09.2001!), sostenitore occulto dell’ISIS e avversario anche di tutti i regimi musulmani non sunniti (Iran e Siria in testa) - si evidenzia che in questi testi scolastici, per la formazione delle nuove generazioni, si esprime un esplicito incitamento alla discriminazione, all’odio, alla violenza e persino all’uccisione, nei confronti di ebrei, cristiani e persino per tutti quei seguaci dell’islam non-sunniti.
Ecco ad esempio una citazione, tratta da un libro di testo: «La fine del mondo non arriverà fino a quando i musulmani non combatteranno e uccideranno gli ebrei; e gli ebrei si nasconderanno dietro ai sassi e agli alberi, e i sassi e gli alberi chiameranno: “O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me. Vieni e uccidilo”» (questa è peraltro una citazione di un famoso hadith, cioè detto, di Maometto stesso).
Ebrei, cristiani e musulmani non-sunniti sono ovviamente definiti “infedeli” (kuffar) e in un libro di testo delle Primarie si ricorda che «Chiunque non li scomunichi o dubiti che siano davvero infedeli diventa egli stesso un infedele» (il che significa un emarginato nella vita civile).

 


10.09.2017
Meno male che c’è la Svizzera … per morire! 

(è poi così difficile morire in Italia? o è propaganda perché l'eutanasia passi anche da noi?)
Quando l’uomo moderno, a cui è stato insegnato che la vita vale per quel che si gode, incontra delle “croci” (sofferenze fisiche o psicologiche) - tanto più se non sa più che, unite alla Croce di Cristo, possono diventare addirittura “salvifiche”, per sé e per gli altri (cfr. la bellissima Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II Salvifici doloris, datata significativamente 11.02.1984, Madonna di Lourdes) -  e quando la scienza, nel suo talora “delirio di onnipotenza” (vorrebbe risolvere tutti i problemi dell’uomo), risulta impotente, allora la sua umanità crolla. La sua vita sembra non avere più alcun senso. E gli si insegna garbatamente pure a “togliere il disturbo” (anche economico), con l’aiuto dello Stato e della scienza stessa.
Ma il senso vero della vita non sembra essere offerto neppure dalle nuove ideologie dominanti e dalle società più progredite. Per cui anche lì, persino in chi non è affetto da alcuna patologia, i suicidi crescono in modo esponenziale
(v. sotto News del 14.05.2017). A riprova del fatto che una vita “degna di essere vissuta” non dipende tanto dal benessere fisico, tanto meno da quanto decide il potere (culturale e ora persino statale), ma dalla scoperta del significato autentico dell’esistenza, che è proprio Gesù “via, verità e vita”.
Detto però in modo un po’ cinico, non dovrebbe poi essere materialmente tanto difficile togliersi la vita (atto che tra l’altro, se compiuto in piena coscienza, è uno dei peccati più gravi, che condanna all’inferno, tanto più che se il suicidio riesce non c’è neppure il tempo di confessarsi).
Però la nuova ideologia - dove l’uomo si crede sempre più padrone di sé e persino degli altri
(v. ad esempio qui sotto la News del 2.06.2017 - e questo è l’inganno supremo del demonio, che così ci fa invece “suoi”) - ci dice che è lo Stato che deve aiutarci a suicidarci e che infatti gli Stati più moderni e progrediti lo fanno. Invece l’Italia è il solito fanalino di coda, arretrato (soprattutto per colpa della Chiesa …? ma meno male che anche questa sembra ora aggiornarsi …!).
Ed ecco le enormi pressioni mediatiche, per dirci che un pover’uomo che vuole farsi ammazzare deve invece andare all’estero! E meno male che la vicina Svizzera (che col Canton Ticino scende innaturalmente fino a pochi passi da Milano) è subito pronta ad accoglierci, per ucciderci, legalmente e sanitariamente protetti! Alcuni dicono che ogni mese sono almeno 3 gli italiani che vanno in Svizzera per farsi ammazzare
(Adnkronos, 29.11.2016), altri che sono già 30 al mese (Repubblica, 20.04.2017). Poi ci sono i casi emblematici, di cui tutti i giornali per giorni devono parlare, suscitando falsa pietà per i morti e incomprensione per questo Stato Italiano che non vuole invece ammazzarci. Ricordiamo ad esempio il caso del povero Fabiano Antoniani (Dj Fabo), lo scorso febbraio.
Ebbene, in questi giorni un ingegnere di 62 anni di Albavilla (CO), affetto da gravi problemi fisici dopo un incidente stradale, è riuscito a farsi uccidere, legalmente e sanitariamente, in Svizzera (Zurigo) e solo in quanto “depresso”.
Del resto in Belgio e Olanda, all’avanguardia e in continua caduta libera nell’applicazione dell’eutanasia, è da tempo che si può chiedere il “suicidio assistito” anche solo perché psicologicamente depressi.
Pare ormai che non ci sia più un limite nello scivolo della “cultura di morte”, come la definiva Giovanni Paolo II.
Quest’estate nel Québec (Canada) - il racconto è del suo parroco Padre Tim Moyle, testimonianza raccolta dal celebre giornalista George Weigel - un uomo di 62 anni, già affetto da un tumore, era stato ricoverato per un’infezione alla vescica. Ebbene il medico che lo ha avuto in cura in clinica, ha deciso autonomamente che non sarebbe stato giusto curare quell’infezione, visto che comunque tale persona doveva forse presto morire a motivo del tumore; per questo, dopo averlo sedato, lo ha fatto morire; e tutto ciò nonostante il parere contrario del paziente e dei suoi familiari. Agghiaccianti le motivazioni addotte: la “qualità della vita” di quel paziente non era sufficiente; e il costo delle cure sproporzionato rispetto al “vantaggio economico” dell’eutanasia!
Non sarà appunto che lo Stato vuol ‘farci fuori’ per risparmiare sulle cure?
 
 

2.09.2017

Cina: andare in chiesa “vietato ai minori”
Almeno in 4 province della Repubblica Popolare Cinese, dove cioè il Partito Comunista comanda a oltre 1 miliardo e 400 milioni di persone, ai bambini e ai ragazzi è proibito non solo ricevere una educazione religiosa, ma persino andare in chiesa. Nonostante quindi il cauto ottimismo che si dice circondi attualmente il “dialogo” tra governo cinese e Vaticano, la repressione antireligiosa del regime comunista si fa di giorno in giorno più dura (v. anche le altre News precedenti).

Secondo quanto riporta l’agenzia Ucanews, nel distretto di Yonglin, a Wenzhou (provincia di Zhejiang, con forte presenza cristiana) “Una nota urgente delle autorità superiori vieta rigorosamente ai bambini, agli allievi della scuola primaria e secondaria e agli insegnanti, di andare nelle chiese cattoliche e protestanti”. La normativa precisa che “l’educazione religiosa dei minori troppo vicina alle chiese, danneggia gravemente il normale corso del sistema educativo”.
Nonostante tutto, la fede cattolica resiste. Ad esempio, alla processione nel giorno dell’Assunzione di Maria (15 agosto) proprio nello Zhejiang, i ragazzi erano ugualmente moltissimi.
Nella provincia di Henan (Cina orientale) è stata emessa la direttiva di “separare l’educazione dalla religione”. A Changsha, nella provincia dello Hunan (Cina centrale), il locale direttore dell’ufficio educazione, Liang Guochao, ha anche realizzato e diffuso un video in cui denuncia “l’infiltrazione della religione nell’educazione dei minori” e annuncia nuove direttive contro l’educazione religiosa.
Il programma del presidente cinese Xi Jinping è quello, consono in fondo ancora al marxismo e maoismo, che il governo-partito abbia il monopolio su tutto, coscienze comprese. E vuole in tal senso scacciare tutte le “influenze straniere”; a parte ovviamente gli interessi commerciali. La religione cristiana, e quella cattolica (fedele al Papa) in particolare, viene dunque perseguitata in quanto sarebbe non soggetta al monopolio ideologico del governo ma a potenze “straniere”. Per cui o si “sinicizza”, cioè adotta un carattere puramente cinese (sotto le direttive e il governo del partito comunista) o viene combattuta.
Fa parte di questa campagna anche l’abbattimento delle croci, dette “troppo visibili nel paesaggio urbano” e delle chiese, dietro ogni scusa. Proprio a fine agosto è iniziato ad esempio un braccio di ferro fra governo locale e fedeli, sull’abbattimento della chiesa di Santo Stefano a Wangcun, nella provincia dello Shanxi (Cina settentrionale non lontano da Pechino). Le immagini drammatiche di un video girato sul posto e diffuso dalla agenzia missionaria Asia News, mostrano gruppi di fedeli cattolici che cercano di fermare la demolizione della loro chiesa, gridando “Gesù salvaci!” e “Madre Maria, abbi pietà di noi!”, mentre ostacolano i lavori del bulldozer e l’operato dei poliziotti. Le autorità di Wangcun hanno infine bloccato i lavori di demolizione per tornare a trattare col popolo. I cattolici, circa un migliaio, hanno continuato a presidiare l’area della chiesa, con un sit in, pur subendo pressioni, intimidazioni e pestaggi da parte di teppisti in abiti civili ma palesemente collusi con la polizia locale.
Secondo il rapporto di Abd il numero di cinesi in fuga per motivi religiosi è quintuplicato. Secondo lo stesso rapporto “essi abbandonano tutto per non rinunciare alla fede, abbracciata per sfuggire al materialismo imposto dal regime”. Moltissimi vorrebbero venire in Italia, centro della cattolicità.
Ma per i cristiani cinesi, le porte dell’Italia - nonostante le confuse politiche di accoglienza - si aprono molto difficilmente. E non se ne deve neppure parlare. Potrebbe intralciare i rapporti commerciali?!
 



Ancora sull’avanzata dell'ideologia Lgbt
 
22.08.2017
Colombia: legalizzato il primo matrimonio omosessuale “poligamo”
Che quando si prende la china che confonde i desideri (e pulsioni) coi diritti non ci sia poi più la possibilità di arrestarsi lo dimostra anche un altro “caso legale”, avvenuto quest'estate in Colombia. Si tratta praticamente di un matrimonio omosessuale “poligamo”, cioè di tre uomini. Infatti Manuel Bermudez (50 anni giornalista), Víctor Hugo Prada (22 anni, attore) e Alejandro Rodriguez (36 anni, personal trainer) si sono ufficialmente sposati il 3 giugno davanti ad un notaio di Medellin, formando così una famiglia “poliamorosa” (una “trieja”; invece coppia in spagnolo si dice “pareja”). Questo il commento ufficiale dello stesso notaio: “Desideriamo concordare un regime patrimoniale sulla base di una relazione a tre, a conferma che le persone possono stare insieme a prescindere dal loro colore, status, sesso, razza, credo religioso e appartenenza etnica. Questo non è vietato dal diritto internazionale, né dalla legge in Colombia”.
 

19.08.2017
Contro le discriminazioni? o soldi pubblici a favore dell’ideologia?
L’UNAR, ente governativo che fa capo al Dipartimento delle pari opportunità, ufficialmente è l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, ma di fatto è ancor più un organo per diffondere l’ideologia Lgbt in Italia e perseguire chiunque vi si opponi. Ma anche una macchina per far soldi a questo scopo.
Ebbene, l’UNAIR ha un numero verde per proteggere e intervenire in diretta a favore di chiunque si senta oggetto di discriminazioni. È attivo quotidianamente dalle 11 alle 14 con la presenza di un operatore e dalle 8 alle 11 e dalle 14 alle 20 attraverso una segreteria telefonica. A questo servizio, peraltro appunto assai limitato nel tempo, lavorano diverse persone: 5 operatori esperti (uno per ciascuna categoria di possibile discriminazione: etnico-razziale, rom Sinti e Caminanti, Lgbt, per età e disabilità), 1 coordinatore, 4 mediatori culturali, 1 esperto statistico, 1 esperto informatico, 2 giuristi e 1 addetto stampa. Ma nel corso ad esempio del 2015 tale numero verde ha ricevuto solo 2.235 chiamate, di cui poi solo 1.814 ‘pertinenti’ (cioè persone che si sono sentite discriminate; salvo poi il fatto di esserlo davvero, numero ancora minore). Di queste telefonate per reali o presunte discriminazioni, il 64% è relativo a discriminazioni etnico-razziali, il 6,4% contro disabili, lo 8,5% per discriminazioni di “genere” e il 4,7% per età. Insomma la tanto declamata discriminazione delle persone omosessuali, stando a questo dato, risulta minima: sole 230 chiamate sul totale.
Per la gestione del centralino (ricezione, compilazione scheda, report finale e monitoraggio attività) lo Stato versa però € 1,9 milioni (+ IVA) annui! In rapporto alle chiamate, si può quindi dedurre che ciascuna chiamata a quel tanto declamato ma quasi silente numero verde costa allo Stato, cioè alle tasche dei contribuenti, circa € 800!
Inoltre tale centralino UNAIR è un inutile doppione, in quanto dal 2010 il Ministero dell’Interno ha già attivato un proprio Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD), organismo di interforze che fa capo alla Direzione centrale della Polizia criminale e a cui ci si può rivolgere in caso di discriminazione. Comunque anche in questo caso le segnalazioni ricevute sono relativamente poche.
Non parliamo poi di quanto emerse di recente da un’indagine televisiva (le Iene) sull’UNAIR, dove si vide che tale ente sovvenzionava coi soldi pubblici luoghi di prostituzione gay, con turpi annessi e connessi.

(da un articolo di Thomas Mackinson, Il Fatto Quotidiano)

12.08.2017
In casa Google
Nell’impero Google, dove peraltro la percentuale di donne che rivestono ruoli manageriali o che occupano posti nel settore di sviluppo tecnologico è inferiore, come in quasi tutte le aziende, a quella maschile (20%), un certo dott. James Damore, senior software engineer, si è visto licenziato su due piedi per aver scritto, in una circolare interna, che “le donne sono diverse dagli uomini”, con l’accusa di aver “perpetuato stereotipi di genere”.
 
5.08.2017

La “mamma coraggio” Lgbt
Fanno il giro del mondo la storia e le fotografie della mamma del Texas che si batte per i diritti del proprio bambino 'transgender' (meno male che in inglese “child” è sia maschile che femminile), in quanto femminuccia che già quando aveva 2 anni si sentiva un maschiaccio e voleva cambiare sesso (ora ha ancora 9 anni, ma la mamma la definisce così ... e il papà non si sa dove sia) È diventata un’eroina dell’ideologia Lgbt, una “madre coraggio” che lotta strenuamente contro la sua “discriminazione”, ad esempio nei gabinetti pubblici del Texas (ma c'è sotto anche la contestazione al presidente Trump, che ha rimesso l’obbligo di usare le toilette secondo il proprio sesso biologico, dopo la confusione creata in merito da Obama).
 
31.07.2017

Chi non si adegua è condannato

L’avvocato Simone Pillon, tra l’altro membro direttivo del Family day, è stato querelato dalla sezione Arcigay Omphalos di Perugia per aver pubblicamente dichiarato che alcuni volantini distribuiti dalla suddetta associazione a studenti minorenni durante un’assemblea di istituto del liceo Alessi di Perugia nell’aprile 2014 - volantini in cui si davano consigli dettagliati e fisici su come gestire i rapporti sessuali tra due maschi o tra due femmine, con istruzioni pornografiche su come aumentare l’eccitazione sessuale o fare giochi erotici - non avevano avuto alcun consenso dai genitori, come richiesto circa attività scolastiche e parascolastiche per i minori.
Secondo la prima udienza presso il Tribunale di Perugia (22.06.2017) la pena richiesta è di una multa (per l’avvocato, non per l’associazione gay!) di € 400.000!

C’è chi si è visto trascinato in sede “penale” solamente per aver parlato in televisione della “centralità delle figure genitoriali materna e paterna nei processi di crescita del figlio”: è il caso di un paio di insegnanti di Milano, di due medici (tra cui Silvana De Mari), di tre psicologi (tra cui Giancarlo Ricci, psicoterapeuta milanese con 40 anni di esperienza sulle spalle, già giudice presso il Tribunale dei minori di Milano).
 
Sarebbe importante citare anche il caso di Radio Maria, dove il suo celebre fondatore e conduttore padre Livio Fanzaga è stato portato a processo dall’Ordine dei giornalisti (di cui fa parte in quanto direttore di una radio) - processo dove incredibilmente si è discusso persino della corretta esegesi di alcuni passi  dell’Apocalisse (!), su cui tale ordine è ovviamente incompetente - su denuncia della senatrice Monica Cirinnà, per aver dissentito sulla legge che porta il suo nome (e che è diventata poi legge dello Stato il 20.05.2016, sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”) e aver ricordato alla senatrice l’evangelico monito che “tutti dobbiamo morire” (pur “augurandole il più lontano possibile”). Ebbene tale processo si è concluso con l’incredibile sentenza di sospensione per 6 mesi dall’Ordine dei giornalisti (!), che ha costretto padre Livio a lasciare ufficialmente per 6 mesi la conduzione di Radio Maria
(la cosa era stata tenuta nascosta anche in Radio Maria, ma per quei 6 mesi il direttore ufficiale è stata al suo posto la conduttrice Roberta) e persino praticamente a cambiare il nome alla sua ascoltatissima trasmissione feriale delle ore 9 sui fatti di cronaca (da “Commento alla stampa” a “Lettura cristiana della cronaca e della storia”) .
 
Insomma, si va sempre più addirittura verso una restrizione della libertà di pensiero e di coscienza?
 


 

28.07.2017
Alla fine il piccolo Charlie è morto … ammazzato

Oggi il piccolo Charlie Gard, il bimbo londinese nato il 4.08.2016 e affetto da una grave e rarissima patologia (ne avevamo parlato nelle News del 10.04.2017 e 2.06.2017), è morto. Ha cessato di vivere, non perché il suo cuoricino si è naturalmente fermato, o neppure perché hanno cessato le cure ormai ritenute inutili e sproporzionate (questo potrebbe essere, a determinate condizioni, la giusta cessazione di un inutile “accanimento terapeutico”), ma perché i medici e lo Stato hanno negato all’innocente e inconsapevole Charlie di poter respirare e nutrirsi con l’aiuto di mezzi artificiali (come fanno innumerevoli pazienti in ospedale e persino a domicilio).
A questo punto il piccolo Charlie sarebbe comunque con tutta probabilità morto entro breve tempo; visto anche il ritardo dovuto al rifiuto medico e legale di trasferirlo in altri Ospedali (ad esempio negli USA, dove volevano portarlo i genitori con l’aiuto anche di una volontaria sottoscrizione per far fronte alle spese, o all’ospedale pediatrico vaticano “Bambin Gesù” di Roma, che ha comunque fornito una consulenza medica specialistica), per tentare eventuali cure possibili. Ma si è invece voluto ucciderlo prima, bloccandogli il respiro; con l’ipocrita motivazione che questo sarebbe stato, secondo i medici e lo Stato, il suo "vero bene". Tra l’altro, non regge neppure l’ipocrita motivazione, usata con falso “pietismo” in questi casi, secondo cui si eviterebbero così inutili sofferenze, poiché le cure palliative e gli antidolorifici permettono oggi di annullare o ridurre questo triste problema.  
In questo giorno, dunque, Charlie non è divenuto un “angioletto” che vaga da qualche parte del cosmo, come una vaga visione sentimentale e romantica potrebbe immaginare, ma si è presentato per sempre come persona, come tutti noi (senza differenze), di fronte a Dio, alla Santissima Trinità, per partecipare per sempre (se Battezzato in Cristo e ovviamente senza peccati personali in quanto neonato e inconsapevolmente partecipe della Croce di Cristo in quanto malato grave) alla felicità e amore infiniti di Dio.
Ora forse sa pure che il suo “caso” è diventato quasi un’icona, innocente ma anche per questo assai efficace, di dove possa spingersi la “pretesa” della scienza e dello Stato moderno, cioè fino a decidere se la nostra vita sia “degna di essere vissuta o no”.
Il fatto poi che i suoi giovani genitori (Chris Gard e Connie Yates) si siano opposti con tutte le forze a questa sentenza di condanna a morte (da parte dei medici del prestigioso ospedale pediatrico londinese Great Ormond Street Hospital, ma anche dell’Alta Corte londinese, della Corte d’Appello e persino della “Corte europea dei diritti dell’uomo”), ha commosso il mondo intero, fino a toccare le coscienze di alcuni importanti capi di Stato (USA 'in primis'), oltre che di una vasta area popolare e ovviamente di numerosissimi cristiani in tutto il mondo. Ma anche se i suoi genitori avessero voluto o si fossero subito arresi alla sentenza di morte - non l’inesorabile morte dovuta alla gravissima patologia, ma la morte comunque “procurata” per mancato ausilio nella respirazione e idratazione/alimentazione, come deciso dai medici, dallo Stato e dalle più alte Corti di giustizia - ciò non avrebbe comunque diminuito la gravità morale di tale decisione.
Chissà che il “martirio” (testimonianza) del piccolo Charlie, un “caso” di cui il mondo si è trovato come costretto a parlarne con commozione e prendere posizione, di questo inconsapevole innocente neonato (come gli innumerevoli bambini abortiti … e come già i “santi innocenti” uccisi da Erode), e ora la sua intercessione dall’Aldilà, non serva a scuotere le coscienze e a svegliarle, perché si cessi di sentirci così "padroni" della vita; per poi affidarla al potere dello Stato, “uno Stato eugenetico che afferma essere legale e persino doveroso uccidere un disabile” (come qualcuno oggi ha dichiarato) uno Stato che da tempo vorrebbe prendere il posto di Dio.
 



Altre NEWS del 2017: vedi

 

__________________________________________

 


 

 

Le NEWS degli anni precedenti si trovano nella sezione ARCHIVIO

 

 

 

 

Site Map