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20.03.2020

Sulla questione dell’abolizione delle Sante Messe con il popolo in questo tempo di emergenza e sulla difficoltà di confessarsi
(e documento vaticano sull'indulgenza plenaria concessa in questo tempo, in certi casi e a certe condizioni, e sul modo per potersi ora confessare)

Come sappiamo, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha deciso, in conseguenza del decreto governativo, di abolire la celebrazione delle Sante Messe (feriali e festive) col popolo, cioè con la partecipazione dei fedeli (speriamo però che ogni sacerdote continui a celebrare quotidianamente in privato il Sacrificio eucaristico, che è ciò che di più importante c’è nell’universo, per la nostra stessa salvezza).
Sono invece esplicitamente vietati dal decreto governativo le celebrazioni dei funerali (Esequie cattoliche in chiesa; ammesse solo le preghiere al Cimitero!) e dei Matrimoni; s’è persino specificato che anche per le Confessioni si debba mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro (non quindi alla grata; anche se pare difficile confessare i propri peccati a voce alta ad un metro di distanza; ne va di mezzo persino il “segreto confessionale”, oltre che la dovuta discrezione).
C’è chi, da competente giuridico e canonico, ha fatto osservare che un Decreto governativo non può disciplinare la vita interna delle chiese, essendo ciò oggetto della Costituzione (libertà di culto) e dello stesso Concordato tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica italiana.
Si potrebbe poi osservare con quali criteri un governo possa stabilire quali siano le principali “necessità” della persona, dando ad esempio la possibilità di spostarsi per andare al lavoro o al supermercato e non per le necessità spirituali, in realtà ancora più importanti, come partecipare alla Santa Messa e Confessarsi.
Non si capisce inoltre come si possa in questi termini provvedere alla assistenza spirituale dei fedeli (“salus animarum”: la salvezza delle anime, che è compito e legge suprema della Chiesa!), addirittura ai moribondi!
Quando era ancora possibile tenere aperti bar e ristoranti (sia pur fino alle 18), ci si chiedeva come mai non fosse possibile andare alla S. Messa - specie quelle feriali che in genere vedono la partecipazione di pochissime persone, che possono quindi essere comodamente distanziate tra loro – mentre era possibile andare al supermercato, al bar e al ristorante.
Rimane poi la discrepanza tra le diverse comunità cristiane cattoliche: in Italia i Vescovi sopprimono le celebrazioni della Sante Messe e ad esempio in Polonia i Vescovi le moltiplicano, per dare modo a tutti (e in Polonia sono davvero tanti!) di parteciparvi senza creare assembramenti troppo ravvicinati tra i fedeli presenti.
Come sappiamo, in seguito il Governo italiano ha ulteriormente inasprito i divieti, praticamente proibendo di “uscire di casa”, se non in caso di stretta e comprovata (per iscritto) necessità; e rimane non chiarito (ci sono diverse interpretazioni in tal senso) se uscire per andare a pregare in chiesa o confessarsi possa essere contemplato come attività (?!) di stretta necessità (anche in questo caso si discute se un Governo abbia il potere di decidere in merito).

Da parte della Diocesi di Roma (quella del Papa e centro della cattolicità) si era poi deciso (il 12.03.2020 sera; decisione che si sarebbe presumibilmente e immediatamente allargata a tutte le chiese d'Italia, di cui il Papa è il Primate) addirittura di chiudere tutte le chiese (come del resto risulta chiusa la stessa basilica di S. Pietro in Vaticano!), vietando quindi di fatto anche la preghiera di adorazione personale davanti al SS.mo Sacramento o la Confessione anche in una chiesa aperta ma vuota! Grazie a Dio, anche per l'immediato sconcerto manifestato da moltissimi fedeli e non pochi sacerdoti e vescovi, tale decisione è stata immediatamente ritirata (il 13.03.2020 mattina, dal cardinale Vicario di Roma De Donatis, il quale ha tenuto e precisare che entrambe le decisioni, di fatto contraddittorie, erano state prese in accordo col Papa).

A conforto delle anime
Chi comprende ed assapora un poco di più, per grazia e per impegno, la bellezza e la necessità (non discutibile dalla politica) di partecipare alla S. Messa (anche nei giorni feriali, tanto più nell’obbligo morale di partecipare a quella festiva), così come di fare Adorazione Eucaristica (davanti al tabernacolo) e perfino la gioia o talora la necessità (per i peccati mortali, vedi) di ricevere il perdono dei peccati col sacramento della Confessione (Penitenza) prova in questa emergenza e con questi divieti un particolare e profondo dolore spirituale.
A conforto delle anime e per avere comunque una serenità di coscienza ricordiamo quanto segue.
Nessuno può vietare l’obbedienza ai Comandamenti divini, da seguire anche a costo del martirio (ricordiamo ad esempio i 49 martiri di Abitene, nell’attuale Tunisia, che nel 304 si opposero al divieto dell’imperatore Diocleziano, che proibiva le Sante Messe domenicali, e preferirono morire piuttosto che rinunciare alla S. Messa; nota e stupenda la loro pubblica confessione “Sine Dominico non possumus!”).
Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, come disse già S. Pietro (arrestato perché annunciava la Risurrezione di Cristo, appena avvenuta) di fronte al Sinedrio (v. At 4,19-20).

Circa la S. Messa
Il 3° Comandamento (“Ricordati di santificare le feste”) obbliga in coscienza a fare del “giorno del Signore” (che nell’Antico Testamento era il sabato, cioè il 7° e ultimo giorno della settimana, e che col Vangelo e il cristianesimo è diventato la domenica, cioè appunto “il giorno del Signore”, ex “giorno del sole” e primo giorno della settimana, quindi sbagliato dire “week end”!) e di tutte le altre feste infrasettimanali da celebrare, un giorno santo, cioè particolarmente dedito a Dio, alla preghiera, alla meditazione, come pure agli affetti, alla carità, oltre che al riposo (è infatti pure vietato lavorare, se non necessario) e allo svago. Ovviamente non c’è cosa più grande per santificarlo, che partecipare alla S. Messa, che è il Sacrificio stesso di Cristo a lode del Padre e per la nostra salvezza, e possibilmente (se si è in grazia di Dio, cioè senza peccati mortali) anche ricevendo in noi Gesù realmente presente nell’Eucaristia.
Che però sia grave obbligo morale partecipare alla Santa Messa, pena commettere un peccato mortale, tutte le domeniche (52 in un anno) e le altre feste “Comandate” [in Italia: 1° gennaio (Maria SS.ma Madre di Dio), 6 gennaio (Epifania di N.S.G.C.), 15 agosto (Assunzione in Cielo di Maria SS.ma), 1° novembre (Tutti i Santi), 8 dicembre (Immacolata Concezione di Maria SS.ma), 25 dicembre (Natale del Signore), mentre tutte le altre feste cadono già di domenica] è il 1° Precetto della Chiesa (che sono 5,  vedi nel file sull’esame di coscienza), che appunto obbliga gravemente in coscienza, pena commettere un peccato mortale se si disobbedisce. Ovviamente tale obbligo riguarda tutti coloro che possono fisicamente parteciparvi: non riguarda infatti gli infermi - che devono però godere della carità di ricevere almeno l’Eucaristia, da parte del sacerdote (così possono anche confessarsi), del diacono, dell’accolito, o in via eccezionale da parte del ministro “straordinario” della Comunione - chi si trovasse necessariamente in viaggio (senza poterlo differire ad altro giorno, in Paesi senza chiese cattoliche, in un volo che occupa l’intera giornata, in una navigazione che occupa l’intera giornata e in cui non è garantito il servizio religioso, ecc.) o non potesse spostarsi da casa per l’assistenza ad un infermo (senza la possibilità di essere sostituito), ecc.
Essendo comunque un “precetto” della Chiesa, essa può eccezionalmente anche disporre diversamente e persino esonerare dall’obbligo morale di partecipare alla S. Messa (rimanendo però l’obbligo di rendere comunque “santo” quel giorno, come appunto recita il 3° Comandamento).
È appunto il caso che si verifica in questi giorni, a motivo della grave epidemia in corso e delle conseguenti decisioni governative (tra l’altro si tratta di garantire la salute personale e pubblica, il che è anche obbligo morale oltre che civile).
In Italia è ad esempio successo, dal 1976 in poi, che, avendo il governo di allora abolito la festività civile ad alcune feste o solennità cristiane [e fino ad allora feste di precetto, come ad esempio il 19 marzo (S. Giuseppe), il 29 giugno (S.S. Pietro e Paolo, tranne che per Roma, poiché essendo patroni della città mantiene la festività civile e quindi rimane l’obbligo di partecipare alla S. Messa), il 4 ottobre (S. Francesco d’Assisi, compatrono d’Italia) e le solennità dell’Ascensione e del Corpus Domini (trasferite alle domeniche successive)], la Conferenza Episcopale Italiana ha esonerato i fedeli cattolici dall’obbligo morale di partecipare in quei giorni alla S. Messa, essendo quasi impossibile per chi ha obblighi di lavoro o di studio.

Quindi, sia pur rattristati dall’impossibilità, per discutibili decisioni governative ed ecclesiali, di partecipare alla S. Messa (speriamo solo fino al 3 aprile!), i fedeli non devono però avere alcuno scrupolo di coscienza per non avervi potuto partecipare (in altre parole: non hanno fatto peccato), ricordando però di rendere comunque “santa” (quindi particolarmente “di Dio”) la domenica, tanto più che siamo in tempo Quaresimale!

Circa la S. Confessione
Circa poi il desiderio (per i peccati veniali) o la necessità (per i peccati mortali) di confessarsi, ma essendo in questi giorni di domicilio coatto di fatto molto difficile accostarvisi, il fedele si ricordi che, se rimane l’obbligo di confessare i peccati davanti al sacerdote e di essere assolto, per essere perdonato da Dio e tornare nella Sua “grazia”, Dio, che legge nei cuori, accoglie già un atto di “contrizione” perfetto (cioè con il dolore sincero non solo di “aver meritato i castighi a motivo dei peccati”, cioè di essersi rovinati spiritualmente, che sarebbe l’“attrizione”, ma di aver “offeso Dio”, cioè di essere venuti meno all’amore di Dio, come recitiamo appunto nell’Atto di dolore) e dona il Suo perdono. Cioè questo atto sincero di dolore per i propri peccati (ovviamente col proposito fermo, “col Suo santo aiuto, di non commetterli più”) e di vero amore per Dio ci ottiene già il perdono dei peccati (e quindi la pace del cuore); rimane però l’obbligo di confessare davanti al sacerdote quei peccati mortali commessi e non confessati non appena sarà di nuovo possibile farlo (come ha stabilito Gesù stesso, vedi Gv 20,23).

 

Sul Decreto della Penitenzeria Apostolica circa il dono dell'Indulgenza plenaria, concesso in questo periodo di calamità in certi casi e a certe condizioni, e la concomitante Nota sul Sacramento della Confessione in queste attuali condizioni, vedi (documenti del 19.03.2020).







 

16.03.2020

Coronavirus? possibile inizio della fine di un mondo
Vedi nostro documento  (anche in Archivio)






 


2.03.2020

Cina. Al posto di Dio … e il Coronavirus

Il Partito al posto di Dio
Molte volte abbiamo parlato della Cina, questo immenso Paese di oltre 1,4 miliardi di abitanti, governato in modo dittatoriale dal Partito Comunista e che pone in atto anche una terribile persecuzione antireligiosa (v. News, solo per rimanere al 2019: 20.09, 11.04, 29.03, 22.01, 14.01). Abbiamo pure sottolineato (v. News del 20.09.2019) come di recente il Presidente Xi Jinping - accolto l’anno scorso in Italia con i più alti e ossequiosi onori (v. News 29.03.2019; e con il M5S che plaudeva entusiasta alla nuova “via della seta”! indispettendo così anche gli alleati americani) - abbia non solo evidenziato il suo progetto di portare la Cina ad essere la più grande potenza del mondo, ma abbia perfino osato sostituirsi esplicitamente a Dio, chiedendo addirittura alle chiese di cambiare il 1° Comandamento in “Non avrai altro Dio all’infuori di Xi Jinping”! (e le chiese che si sono rifiutate di rimuovere il Decalogo sono state chiuse). I Cattolici sono invece obbligati a studiare il “socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era”, l’era di Xi Jinping! Sulle chiese vengono tolti i Crocifissi ma deve sventolare la bandiera rossa a cinque stelle. La Chiesa deve in tutto essere sottomessa al Partito (nonostante i recenti segreti accordi col Vaticano!). Telecamere sono installate in tutte le chiese per monitorare le attività che vi si svolgono. È inoltre “vietato ai minori di 18 anni” entrare in chiesa o partecipare al catechismo e alle attività parrocchiali; e nelle scuole viene continuamente ricordato agli alunni e ai genitori che credere in Dio è vietato; gli stessi funzionari offrono compensi in denaro per chi denuncia «attività religiose illegali».
Xi Jinping forse non sa che la costruzione della Torre di Babele, che vuole sfidare Dio, si conclude con una disfatta (Gen 11,1-9); che “se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” (Sal 127,1) e che un gigante dai piedi d’argilla può essere abbattuto da un sasso (cfr. Dn 2,31-35).
Ebbene, anche al presidente Xi Jinping qualche giorno fa è già scappato di chiamare il Coronavirus (Covid-19) un “demone”!
Non sa che quando l’uomo vuol mettersi al posto di Dio alla fine va sotto il potere di Satana!
Si ricordi che alla fine solo il Dio vero (Cristo) conduce la storia; e tutti coloro che già nel secolo scorso avevano addirittura avuto la pretesa di contare gli anni della “nuova era” dal loro avvento, di anni ne hanno contato pochi (12 il potere di Hitler, 20 l’era fascista, 72 l’immenso potere del comunismo russo, come ricordava Giovanni Paolo II nel suo ultimo libro “Memoria e identità”)!

Il Partito come “Grande Fratello”
Oggi c’è la possibilità tecnologica che il “potere” controlli sempre più la vita (anche privata) delle persone. Si va dalle intercettazioni telefoniche alla localizzazione del cellulare (non a caso non si può più togliere la batteria, per cui anche da spento il cellulare dice dove siamo e può trasmettere cosa diciamo) e alla tracciabilità non solo di tutto quello che scegliamo con esso ma anche dei pagamenti che con esso possiamo ormai fare; dall’uso di internet (con le informazioni sulle nostre scelte, idee, comportamenti, acquisti) a quello dei social network, dai pagamenti elettronici (non a caso si vuole far sparire il contante), dall’essere praticamente sempre sotto l’occhio di una telecamera o webcam fino all’uso dei droni (in Cina in questi giorni sta avvenendo anche questo, per controllare dove vanno i cittadini e se portano la mascherina).
Tutto di noi può essere ormai sotto controllo e archiviato.
Il Governo cinese, che secondo la più ferrea ideologia e impostazione comunista vuole essere il padrone assoluto della vita dei suoi ‘sudditi’, utilizza sempre di più il progresso tecnologico per controllare tutta la vita dei cittadini. Ad esempio, oltre a prevedere l’istallazione di 500 milioni di telecamere, per localizzare in 7’ ogni postazione del cittadino nelle città, si serve anche degli immensi “big data” dei suoi colossi come Alibaba, Baidu e We Chat, per individuare e archiviare i dati sulle scelte, acquisti, gusti personali e altre caratteristiche dei cittadini. Siamo passati dal proverbiale “Dio ti vede” all’attuale “il Governo ti vede!”.

Il Sistema di Credito Sociale
In Cina entro quest’anno dovrebbe poi entrare in vigore a pieno regime (era in sperimentazione dal 2014) il nuovo “Sistema di Credito Sociale”. Si tratta di un capillare sistema di controllo (ranking) dei comportamenti personali di tutti i cittadini (1,4 miliardi di cinesi!), con relativa loro classificazione in base ad un “punteggio” che può aumentare o diminuire e che determina conseguenze (vantaggi o svantaggi) anche pesanti sulla vita (per rendere l’idea, qualcosa di analogo all’italiano sistema di punteggio sulla ‘patente di guida’, ma che riguarda però tutta la vita!). Il punteggio di un cittadino permette cioè una classificazione della sua reputazione (rating), un “credito sociale” che ha conseguenze nella propria vita personale, familiare, sociale, economica. Ecco alcuni esempi…
Il Governo premia azioni “buone” come ad esempio attraversare sulle strisce pedonali, fare della beneficenza, donare sangue, ecc. con avere permessi di viaggio, maggiore rapidità nelle prenotazioni, poter noleggiare un’auto senza caparra, persino avere più possibilità di incontri sui siti romantici, fino ad arrivare a godere di sconti sulle bollette, migliori tassi di interesse nelle banche e persino facilitazioni nell’assegnazione di alloggi o poter affittare case senza lasciare depositi.
Il Governo punisce invece azioni “non buone” come ad esempio pagare in ritardo le bollette, fumare in zone non fumatori, diffondere fake-news su importanti fatti sociali, comprare troppi videogiochi o passare troppo tempo con essi, spendere soldi in acquisti inutili, non avere il biglietto di trasporto o addirittura non essere veloci nei gates d’imbarco, ecc., con l’impossibilità di fare voli nazionali (è già successo a 9 milioni di cinesi), di salire su treni veloci o di accedere alla prima classe (è già successo a 3 milioni di cinesi), di prenotare hotel lussuosi, ma anche col rallentamento della propria connessione a internet, ecc. fino al rifiuto delle carte di credito, all’impossibilità di accedere a un lavoro migliore o a scuole migliori (per se o per i propri figli).
Non avere buona capacità di guida o non rispettare il rosso del semaforo, non fermarsi per far passare i pedoni sulle strisce, ecc. può anche essere punito col vedere il proprio nome e cognome come ‘punito’ su schermi giganti in città. I proprietari di cani perdono poi punti se il cane viene portato a passeggio senza guinzaglio o causa disordine pubblico; e se si perdono tutti i punti confiscano il cane e si deve sostenere un test sui regolamenti richiesti per la proprietà degli animali domestici.
I “puniti” possono essere pubblicamente nominati coi loro dati (nome, cognome e carta d’identità) come cattivo cittadino. Un avviso governativo del 2016 incoraggia le aziende a consultare la lista nera prima di assumere persone ed offrire loro contratti.
Si tratta dunque di un sistema di governo/padrone che può anche ottenere qualche miglioramento di comportamento sociale, ma che, proprio perché in mano ad un potere onnicomprensivo, può essere davvero inquietante (Human Rights Watch l’ha definito “agghiacciante”), un’apocalittica minaccia alla libertà personale (v. Ap 13,16-17), un vero orwelliano “Grande Fratello” (Botsman l’ha definito “una visione futuristica del Grande Fratello fuori controllo”).
E cosa succederebbe di questo controllo totale sui cittadini in caso di applicazione politica (niente di più facile in un potere totalitario come quello cinese)? Punti messi o tolti a seconda dell’obbedienza o meno al Partito comunista?

Il Partito … e il Coronavirus
Il Partito controlla ogni azione di ogni persona … ma intanto ha taciuto per oltre un mese sulla diffusione del Coronavirus (Covid-19)!
Nella diffusione del virus ci sono certamente responsabilità che derivano dal sistema stesso della politica cinese (dittatura comunista).
Nel colossale e totalizzante apparato burocratico del sistema dittatoriale comunista che governa il Paese, ora c’è tutto un palleggiamento di responsabilità dalla periferia al centro del potere. Ci sono stati certamente ritardi da parte delle periferie per “paura di disobbedire” al potere centrale. Il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, ha detto di non aver reso note prima la gravità e l’entità dell’epidemia perché “aveva bisogno dell’autorizzazione dei piani alti del potere”. I funzionari di partito di Wuhan e di tutto il Paese hanno messo a tacere informazioni di importanza cruciale, hanno sminuito la portata del problema e hanno rimproverato i medici che cercavano di lanciare l’allarme, per non disturbare il Potere centrale. Cade così anche il tanto decantato mito della meritocrazia nella gestione del potere.
La Commissione sanitaria nazionale, il ministero incaricato di dichiarare un’emergenza epidemica, non ha diffuso alcun avviso riguardante lo scoppio dell’epidemia fino al 19 gennaio; e quando l’ha fatto in sostanza ha rifilato la responsabilità di nuovo alle autorità locali (che stanno mostrando di essere più bravi a fingere che a cercare e trovare soluzioni; cercare ad esempio di individuare i potenziali portatori del virus è di sicuro utile, ma punirli o perseguitarli rischia di indurli a nascondersi, rendendo ancora più difficile e complicato combattere l’epidemia).
I massimi vertici del Partito Comunista hanno ammesso che l’epidemia ha “messo a dura prova il sistema cinese e la sua capacità di governance”.
Dopo l’epidemia, si ammette, la leadership cinese dovrà punire alcuni funzionari, e farlo severamente, se vuole salvarsi la faccia e riconquistare un minimo di credibilità.
Il Partito Comunista, però, farà davvero molta fatica a riconquistare la fiducia dei cittadini, se mai l’ha avuta. Nel popolo cresce infatti lo scontento per il governo, incapace di gestire la crisi.
Sempre più persone mettono in discussione le decisioni del governo. Pochi osano porsi apertamente contro Xi Jinping, in quanto sarebbe troppo pericoloso; ma cresce nella popolazione la rabbia contro di lui per aver creato una cultura della paura e della sottomissione all’interno dello stesso governo cinese, che anche in questa situazione ha creato enormi danni. [fonte: la Repubblica, 7.02.2020]
Tutto ciò anche se la Cina cerca di diffondere a livello internazionale l’immagine dell’efficienza autoritaria con cui sta affrontando l’epidemia di coronavirus e non pochi media anche italiani rilanciano volentieri quel tipo di propaganda, esaltando come il governo cinese sia in grado di mettere in “quarantena” 50 milioni di persone e costruire un ospedale in 10 giorni (se è vero).

Anche la morte del medico-eroe smaschera il regime cinese
Il dottor Li Wenliang, oftalmologo di 33 anni dell’ospedale centrale di Wuhan, aveva individuato in 7 pazienti il nuovo virus e la sua potenzialità distruttiva già il 30 dicembre scorso; ma il 3 gennaio venne arrestato dalla polizia di Wuhan per diffusione di notizie false e costretto dal locale Ufficio per la sicurezza pubblica a firmare una dichiarazione di autocritica per aver diffuso notizie false allo scopo di “turbare gravemente l’ordine sociale”. Rilasciato, tornò ad operare tra i suoi pazienti infettati, contraendo poi egli stesso il virus, fino a morirne.
Nei primi giorni di gennaio il Partito aveva dato ordine di ignorare l’allarme, sia per non turbare il Capodanno cinese, sia (soprattutto) per non disturbare i lavori del Congresso del Popolo cittadino che si sarebbe tenuto a Wuhan proprio in quei giorni (le autorità locali hanno organizzato pure un banchetto con 40.000 famiglie ospiti).
Il dottor Li è morto il 7 febbraio (le autorità hanno provato a censurare pure la notizia della sua morte), lasciando un figlio e la moglie (anch’essa infettata dal coronavirus e incinta di 8 mesi del loro secondo figlio). Ha scritto un toccante testamento in cui cita la Bibbia (2 Tim 4,7-8) (da cui la notizia, non confermata, che fosse un medico cattolico).
È ora già considerato un eroe dal popolo cinese!

La contestazione al governo cinese
He Weifang, docente di diritto alla Beijing University, attacca senza mezzi termini il governo per la gestione dell’epidemia di coronavirus: “L’assenza in Cina di libertà di parola e di espressione ha favorito il diffondersi dell’infezione polmonare”. “Gli errori del governo, in particolare le limitazioni imposte alla circolazione delle informazioni, hanno amplificato la crisi epidemica: la dimostrazione che la Cina necessita di libertà di stampa per poter affrontare le emergenze”. “Spero che il pesante prezzo pagato per l’epidemia farà comprendere alle autorità che senza una stampa libera il popolo vivrà nella sofferenza e il governo nella menzogna”.
Il docente critica con forza il Presidente Xi Jinping, colpevole di aver annunciato con ritardo il diffondersi del virus di Wuhan. Infatti, un discorso di Xi del 3.02.2020, e riportato da diversi media di Stato, mostra come lui fosse a conoscenza dell’epidemia già dai primi di gennaio, quando ordinò un primo intervento per contrastarla.
In passato il professor He ha perso la sua cattedra universitaria per aver appoggiato il dissidente e premio Nobel per la pace Liu Xiaobo. Il docente fu tra coloro che aderirono a Carta 08, un documento redatto nel dicembre 2008 da alcuni intellettuali che chiedeva maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani, e per questo fu censurato dalla leadership di Pechino. Suo fratello He Weitong, anch’egli un esperto di diritto, fu arrestato lo scorso novembre per aver pubblicato su WeChat un video di protesta per la visita a Pechino di alcuni esponenti talebani. “Libertà di stampa, indipendenza della magistratura, diritti umani, tutele sindacali e delle organizzazioni sociali sono al centro delle richieste di He per la creazione di uno Stato di diritto in Cina”.
He rimane una delle poche voci apertamente critiche del regime. Le sue parole riecheggiano quelle di altri due intellettuali. L’avvocato per i diritti umani Xu Zhiyong, anche lui in passato docente alla Beijing University, si è scagliato di recente contro Xi per la sua “incapacità” nel gestire la crisi del coronavirus, la guerra commerciale con gli Usa e le proteste pro-democrazia a Hong Kong. Xu è stato arrestato il 15.02.2020 a Guangzhou (Guandong) nel corso di un “controllo sanitario” per prevenire il diffondersi del coronavirus.
Un altro docente di diritto, Xu Zhangrun, dell’università Qinghua, ha rimproverato le autorità per i fallimenti nel contrastare la crisi epidemica. Secondo Xu, “l’azione repressiva e tirannica del governo ha provocato ritardi nella risposta, favorendo così l’espandersi del virus”.
[fonte: AsiaNews/Aldo Maria Valli, 23.02.2020]

La Chiesa cinese ai tempi del Coronavirus
Anche in Cina, per evitare il diffondersi del virus (come purtroppo ormai anche in alcune regioni italiane!) sono state proibite le SS. Messe (che sono comunque sempre vietate ai minorenni).
Però i Vescovi (meglio che in Italia…) - anche per ottenere la grazia della fine di questa epidemia - hanno invitato al digiuno, alla preghiera (del S. Rosario e altre preghiere) e alla meditazione della Parola di Dio, in casa, in piccoli gruppi, come pure il dovere di compiere sacrifici e fioretti. Così il vescovo di Pechino Giuseppe Li Shan. A questo invito il vescovo della Chiesa clandestina di Wenzhou (Zhejiang) mons. Pietro Shao Zhumin, ha aggiunto di pregare la Divina Misericordia e persino san Rocco, protettore degli appestati, e di digiunare un giorno a scelta della settimana per ottenere da Dio la grazia della guarigione per la Cina.
Dentro questa prova, si aprono però inaspettate nuove possibilità! Nonostante sia vietato avere “luoghi di attività religiose non registrate”, ora le case sono diventate luoghi di preghiera; e possono parteciparvi anche i minori di 18 anni, cui invece è vietato andare in chiesa e in parrocchia (normalmente la domenica davanti alle chiese vi sono membri della polizia che respingono bambini e giovani minorenni).
Nonostante tutto, in occasione del Capodanno cinese, i rappresentanti dell’Ufficio affari religiosi sono andati casa per casa a verificare che i cattolici non esponessero alle loro porte distici augurali con riferimenti a Dio o a Gesù, ma piuttosto “qualcosa per celebrare il Partito o la nazione”.
[fonte: Asia News, 4.02.2020]

Crollo di un “idolo”?
Come sempre, quando l’uomo vuol farsi Dio, prima o poi crolla; e diventa persino schiavo di Satana, che si fa beffe di lui.
Se già le previsioni per il 2020 stimavano in Cina, seconda potenza economica del mondo, la crescita economica più bassa da 30 anni, ora il Coronavirus può provocare una catastrofe, specie in certe zone (soprattutto proprio nella regione industriale dello Hubei): fabbriche e uffici chiusi, produzione in calo, crescita del debito, oltre al crollo del turismo da e per la Cina.
Il presidente Xi Jinping ha affermato ottimisticamente che “l’impatto negativo del virus sarà solo su breve termine e non intaccherà lo sviluppo economico cinese sul lungo termine”, ma ha pure evidenziato che “occorre evitare licenziamenti di massa e ulteriori misure restrittive, perché ciò potrebbe causare danni irreversibili all’economia cinese”.
Però proprio l’area di Hubei ha una produzione di elementi (ad esempio nel settore auto) da cui dipendono intere nazioni (ad es. la Malesia e la Thailandia, ma anche il Giappone e la Corea del sud) che saranno costrette a delocalizzare altrove la produzione o gli acquisti (cioè non sarà più conveniente il “made in China”, come lo è stato fino ad oggi).
Per ora le conseguenze sono sull’economia reale; e Pechino prova a contenere le perdite (ad esempio la Banca centrale cinese ha ordinato agli istituti di credito di sospendere le richieste di pagamento delle rate di rimborso alle società che sono state colpite dall’emergenza e di abbassare i tassi di interesse per chi avesse bisogno di prestiti, mettendo a disposizione delle banche dello Hubei 43 miliardi di dollari); il Consiglio di stato ha poi abolito tasse e interessi per le compagnie che lavorano nella produzione delle forniture mediche. C’è però ora da rassicurare i mercati finanziari, per scongiurare il crollo delle borse.

Che il crollo degli “idoli” e della pretesa di farsi “dio” del potere comunista aiuti questo immenso popolo d’Oriente e la sua martoriata Chiesa cattolica, come pure il mondo intero (contagiato da questo virus), a credere e vedere poi la vittoria di Cristo Signore!


 



 

27.02.2020

Omotransfobia?
In gioco, anche in Italia, c’è la libertà di pensiero, di parola, di coscienza e di religione (cioè i diritti fondamentali dell’uomo)

In Commissione Giustizia del Senato (Italia) il 18 febbraio scorso sono iniziate le audizioni informali dei 5 disegni di legge (C. 107 Boldrini, C. 569 Zan, C. 868 Scalfarotto, C. 2171 Perantoni e C. 2255 Bartolozzi), in parte differenti tra loro, ma che hanno alla base il tema comune dell’omotransfobia. Si tratta infatti di progetti di modifica del Codice penale in materia di “violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”.
«Si vuole in questo modo estendere alla cosiddetta omofobia e transfobia il reato già previsto dalla legge Reale, nonché l’aggravante di cui alla legge Mancino, che puniscono gli atti di discriminazione, odio e violenza causati da motivi etnici, nazionali, religiosi o razziali». La questione in gioco è gravissima, afferma Jacopo Coghe, vicepresidente dell’associazione “Pro Vita & Famiglia”, che con molti altri solleverà obiezione in Parlamento.
In questo modo, infatti, non viene più tutelata la libertà di pensiero, di opinione e di espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione! Si tratta di vere e proprie “leggi bavaglio”, che hanno l’intento ultimo di tappare la bocca a chi ha opinioni contrarie alla pratica omosessuale, all’utero in affitto, ecc. ; inoltre creano persino una categoria protetta e privilegiata di queste persone.
In base a tali leggi, ci si potrebbe spingere a vietare, anche nelle scuole, di parlare di mamma e papà, perché questo discriminerebbe i bambini che hanno “due papà” o “due mamme”. Sui moduli scolastici, o della burocrazia comunale o statale, scomparirebbero i termini “Madre” e “Padre” per venire sostituiti da “Genitore 1” e “Genitore 2”; fino a non poter più dire che si è maschi o femmine, perché si discriminerebbero le persone omosessuali o transessuali. Non solo un sindaco non potrebbe rifiutarsi di celebrare nozze omosessuali, ma sarebbe condannato chiunque si rifiutasse - in base al propria coscienza, convinzione, pensiero, credo religioso - di offrire un “servizio” alle persone omosessuali (come il caso della condanna, poi revocata, di un pasticcere statunitense che si rifiutò di preparare la torta per un matrimonio gay); ma anche chi si rifiutasse di affittare la propria casa ad una coppia Lgbt.
Sarebbe perfino proibito affermare che tali comportamenti sono “contro natura” e condannati da Dio come gravi peccati … fino a vietare la stessa Parola di Dio (ad es. Rm 1,24-32); perché ciò potrebbe essere indicato e condannato come “incitamento all’odio”!
Tra l’altro in Italia non si riscontra alcuna necessità di combattere una presunta omofobia o transfobia: nel 2019, ad esempio, secondo i dati Oscad (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori), su 969 reati di tal genere solo 29 sono stati i casi di aggressioni fisiche legate all’orientamento sessuale o di genere; non si può quindi parlare certo di una “emergenza sociale”. Semmai, la continua propaganda sul mondo LGBT e la volontà di rendere tali persone persino una categoria protetta se non privilegiata (anche dal punto di vista sociale e penale) non fa che aumentare, specie in chi non ha magari solide basi culturali e morali, una sorta di reazione contraria, spingendo alla fine a tale intolleranza.
Molte associazioni, oltre a comuni cittadini, sono intenzionate a scendere in piazza contro l’approvazione di tali leggi (era già avvenuto anni fa, peraltro in modo vincente, con il tentativo di introdurre il ddl “Scalfarotto”, che ora viene ripresentato nel pacchetto di ddl in oggetto).
In gioco c’è addirittura la libertà di coscienza, di pensiero, di parola e di religione!
[fonte: Il Timone/News, 22.02.2020]






 

23.02.2020

Il ragazzo italiano Carlo Acutis presto Beato

È proprio vero che i ragazzini di oggi non capirebbero più la fede? Che anche in parrocchia e persino al catechismo potremmo solo intrattenerli con qualcosa di divertente? Che non solo non conoscono più Gesù (per colpa dei loro genitori, ma anche della scuole e persino di certi ambienti ecclesiali) ma che neppure potrebbero conoscerlo e seguirlo?

Carlo Acutis era un ragazzino di oggi, della Milano di oggi; moderno, bello, intelligente, simpatico, con tanti amici, vivace, dinamico, sportivo e appassionatissimo di computer.
È morto a 15 anni il 12.10.2006, colpito da una leucemia fulminante. Il 21 febbraio scorso la Chiesa ha autorevolmente (dal Papa) riconosciuto un miracolo compiuto per sua intercessione dal Cielo; e per questo tra poco sarà proclamato Beato!
Carlo era nato il 3.05.1991 a Londra (dove i genitori, rappresentanti dell’alta borghesia milanese, si trovavano temporaneamente per motivi di lavoro), ma ha vissuto a Milano, dove frequentò la scuola elementare e media presso le suore Marcelline e iniziò il liceo classico presso i Gesuiti dell’istituto Leone XIII.
Essendo molto legato a S. Francesco, fu sepolto nel cimitero di Assisi; ma il 6.04.2019, terminata la fase diocesana del processo di beatificazione e riconosciute le sue “virtù eroiche cristiane” (da cui già il titolo di “venerabile”), le sue giovani spoglie (trovate ancora intatte dopo quasi 13 anni!) sono state traslate sempre in Assisi al Santuario della Spogliazione di S. Francesco, dove già affluiscono pellegrini migliaia di giovani da tutto il mondo.

Carlo mostrò fin da bambino una forte spiritualità, specie eucaristica e mariana; così che, con un particolare permesso del vescovo, poté fare la Prima Comunione già all’età di 7 anni. Da quel giorno volle andare a Messa e ricevere Gesù nella Comunione tutti i giorni (!), si confessava tutte le settimane, sostava volentieri in preghiera davanti al tabernacolo e partecipava con gioia all’Adorazione Eucaristica parrocchiale. Questa fortissima attrazione per l’Eucaristia portò il ragazzino a definirla in modo simpatico ma profondo “la mia autostrada per il Cielo”.
Racconta la sua mamma: «Carlo si era reso conto della situazione d’ignoranza in materia di fede in cui versavano tantissime persone. Lui diceva che si fanno file chilometriche per assistere a una partita di calcio o perché c’è l’ultimo modello di telefonino, e poi non c’è nessuno che fa la fila davanti a Gesù Eucaristia, con i Tabernacoli che sono disertati. E spiegava che se la gente si rendesse conto che cos’è l’Eucaristia, ci sarebbe così tanta fila che non si riuscirebbe più a entrare in chiesa». «Carlo era così convinto della Presenza viva e reale di Gesù nell’Eucaristia da vivere costantemente alla presenza di Dio, e questo era per lui motivo di felicità, di gioia, di pace, che trasmetteva proprio nella sua persona, da testimone di Cristo. Lui diceva: “Io voglio essere ciò che nella mente di Dio già sono, cioè realizzare quel progetto che Dio ha per ognuno di noi, di santità”».
Carlo nutriva poi un particolare amore per la Madonna, tanto da chiamarla già allora “l’unica donna della mia vita”; per questi non passava giorno che non recitasse con amore il S. Rosario.
Pur essendo sportivo, i suoi modelli di riferimento non erano star e calciatori ma i santi giovani come Francesco e Giacinta Marto, Domenico Savio, Luigi Gonzaga.
«Non io ma Dio» era uno dei suoi motti preferiti.
La sua passione per il computer, con una genialità informatica che stupisce anche studiosi ed esperti (tanto che potrebbe essere proclamato non solo “l’apostolo del web” ma addirittura “patrono di internet”) spaziava dalla programmazione dei computer al montaggio di film, dalla creazione di siti web a giornalini di cui curava redazione e impaginazione; ma anche questo era messo da Carlo al servizio della fede e dell’Eucaristia. Ad esempio, la sua capacità di destreggiarsi tra siti e algoritmi lo ha portato a reperire una grande quantità di materiale sul tema dei “Miracoli eucaristici” (v. nel nostro sito il punto 7 del dossier Miracoli) e riuscì a catalogare tutti i luoghi al mondo dove questi erano avvenuti (e nutriva pure il desiderio di visitarli tutti); da questa sua ricerca è nata persino una “mostra” che ancora oggi (grazie all’Associazione che porta il suo nome) gira nelle parrocchie (10.000 solo negli USA) e nei santuari più famosi dei cinque continenti. Quindi anche il pc, internet e l’informatica era per Carlo un modo per evangelizzare e portare anche i suoi coetanei all’incontro con Gesù Cristo (il «tesoro più prezioso», come diceva). Il postulatore della sua causa di beatificazione, Nicola Gori, che ha scritto su Carlo diversi libri, ne ha infatti uno intitolato “Un genio dell’informatica in cielo. Biografia di Carlo Acutis”.
Carlo era molto socievole; fin da ragazzino era amato ed ammirato da tutti. Giocava anche al pallone; ma trovava il tempo, oltre che per la preghiera, anche per la carità. Andava a trovare i poveri e i bisognosi, portava loro dei pasti caldi, talora offriva loro i soldi della propria ‘paghetta settimanale’, si fermava a parlare amabilmente con loro, parlando pure di Gesù anche con quelli di altre religioni (addirittura convertì al cattolicesimo un importante induista mauriziano della casta sacerdotale bramina!).
Quando apparve la sua lacerante malattia, una leucemia fuminante che lo portò alla morte in 3 giorni, Carlo ha offerto con amore tutte le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa. Lo diceva espressamente, aggiungendo che in questo modo «non avrebbe fatto il Purgatorio e sarebbe andato diritto in Paradiso»; e alla mamma ripeteva sempre: «Diverrò quello che nel pensiero di Dio già sono».
Riesce persino a filmarsi, lasciando un video sul web, in cui dice, sereno: “sono destinato a morire”. Quando gli hanno diagnosticato la leucemia fulminante disse alla mamma: “Mamma, io da qui non ne esco vivo, ma non ti preoccupare, poi mi farò sentire, perché vi aiuterò dal Cielo”».
La sua fama di santità crebbe rapidamente. Giovani di tutto il mondo già lo pregano e sono a lui devoti. Ci sono oltre 200 siti e blog in diverse lingue a lui dedicati (questo è il sito ufficiale). Ci sono innumerevoli conversioni di giovani colpiti dalla sua testimonianza e ottenute per sua intercessione. I suoi genitori ricevono da tutto il mondo innumerevoli lettere di testimonianze e di richiesta di preghiere; e riconoscono: «La sua fama di santità è esplosa a livello mondiale, in modo misterioso come se qualcuno volesse farlo conoscere». Qualcuno lo definisce «un Frassati milanese», in riferimento all’altro giovane santo di Torino Piergiorgio Frassati.

Il 15.02.2013 venne avviata la fase diocesana del processo di beatificazione, che si è conclusa nel novembre 2016; ed il 5.07.2018 Papa Francesco lo ha dichiarato “venerabile”, riconoscendone le “virtù eroiche”, dando il via quindi alla causa di beatificazione. Oggi, con il riconoscimento del miracolo ottenuto per sua intercessione, Carlo sarà proclamato “Beato” tra non molte settimane.

Il miracolo riconosciuto
Il miracolo avvenuto per sua intercessione, riconosciuto ora ufficialmente dalla Chiesa e che porterà Carlo Acutis agli onori degli altari, è avvenuto in Brasile. Padre Marcelo Tenorio, parroco di San Sebastiano in Brasile, dove è avvenuto il miracolo, e devotissimo di Carlo Acutis (tanto da venire molte volte in Italia sulla sua tomba anche con molti giovani), racconta: “Il 12 ottobre 2010, nella nostra parrocchia, al momento della benedizione con la reliquia di Carlo Acutis nella cappella di Nostra Signora Aparecida, si avvicinò un bambino, accompagnato da suo nonno, che soffriva di pancreas anulare, una grave malattia congenita e mortale. Questa malattia faceva vomitare in continuazione il bambino, che diventava così sempre più debole e abbattuto: tutto quello che mangiava, veniva rigettato, compresi i liquidi. Infatti, si presentò in chiesa con una salvietta, perché la sua condizione era evidentemente molto grave. Sempre più indebolito dal male, il piccolo sarebbe sicuramente morto dopo poco”. Accade allora che, giunto in fila per ricevere la benedizione, il bambino chiese al nonno quale tipo di grazia avrebbe dovuto domandare. "Chiedi di smettere di vomitare", gli rispose subito il nonno. E così fece. Quando arrivò il suo turno il ragazzino toccò la reliquia di Carlo e disse con voce decisa: "Per smettere di vomitare!". Ebbene, da quel momento non vomitò mai più. Successivamente, nel febbraio del 2011, la famiglia fece fare al bambino nuovi esami, che ne attestarono la piena guarigione.

Dalla già nutritissima bibliografia su Carlo Acutis, in una delle nostre News già del gennaio 2013, avevamo già segnalato: Nicola Gori, Eucarestia. La mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, Ed. S. Paolo, 2011. La storia di Carlo Acutis è raccontata anche nel libro della NBQ: "Il chicco di grano. Storie di Santi giovani in mezzo a noi" (vedi).




 


 

18.02.2020

Chiese … allo sbando

Si fa un gran parlare di Chiese dell’America latina, come pure della Chiesa tedesca. Tra l’altro anche dietro certe ambigue e ritornanti prese di posizione ecclesiali dell’America latina c’è ancora la Chiesa tedesca (teologicamente … ed economicamente).
Ebbene. Vediamo semplicemente due dati statistici.

Brasile: nel 2000 i cattolici erano il 73,6% della popolazione e gli evangelici (protestanti) erano il 15,4%. Nel 2010 i cattolici erano il 64,6% e gli evangelici il 22,2%. Oggi i cattolici sono il 50%, mentre gli evangelici sono saliti al 31% della popolazione.
Il famoso “popolo” (che tanto viene ideologicamente e teologicamente incensato) di fatto, per trovare qualcosa di autenticamente religioso e di sacro, scappa da una Chiesa cattolica tutta incentrata sul sociale, sulle lotte politiche e ora anche ecologiste (nuova versione della “Teologia della liberazione”, da 60 anni tanto condizionata non solo dalla teologia tedesca ma e soprattutto dall’ideologia marxista), per approdare là dove trova un po’ più di spiritualità.

Germania (solo ad esempio nello Stato del Reno-Nord Westfalia): nel 2018 hanno abbandonato la fede cristiana (Chiesa cattolica e protestanti) più di 88.000 persone; nel 2019 oltre 120.000!
La Chiesa cattolica tedesca, praticamente svuotata e allo sbando (anche se da decenni tanto condiziona la Chiesa universale!), è però molto ricca, a motivo del sistema fiscale che prevede tasse a suo sostegno per chi si dichiara cattolico (e l’episcopato “scomunica” e priva dei sacramenti chi non le paga!), e sostiene certo lodevolmente anche altre Chiese povere del mondo (condizionandole); è inoltre ricchissima di “impiegati”, cioè di persone “pagate” per esercitare le loro funzioni negli uffici di curia o pastorali, tanto da essere in Germania il 2° datore di lavoro!




 



13.02.2020

Scienza e fede

È morto due giorni fa all’età di 87 anni padre George V. Coyne, gesuita e astronomo statunitense, che fu per moltissimi anni (1978-2006) Direttore della Specola Vaticana, l’importante osservatorio astronomico del Vaticano, fondato nel 1583 (quindi tra i primi della storia e ancor prima di Galileo Galilei, il che dimostra che la Chiesa Cattolica era già allora all’avanguardia negli studi astronomici!) e da allora sempre affidato agli astronomi gesuiti, e che ha ora sede, per sfuggire all’inquinamento luminoso, nel deserto dell’Arizona (USA) (v. nel sito dossier Galileo punto 3.4 e in Fede e culturaIl caso Galileo” punto 5).
Nato il 19.01.1933 a Baltimora (Maryland, USA), Coyne entrò a far parte della Compagnia di Gesù a 18 anni e fu ordinato sacerdote nel 1965. Dopo gli studi teologici al Woodstock College, si laureò in matematica nel 1958 alla Fordham University di New York e nel 1962 ottenne il dottorato in astronomia alla Georgetown University di Washington. Tra il 1963 e il 1976 ha lavorato come astronomo al Lunar and Planetary Laboratory dell'Università dell'Arizona, dove nei quattro anni successivi è stato ricercatore e professore al Dipartimento di Astronomia, di cui fra il 1979 e il 1980 è stato direttore.
Il suo principale campo di ricerca è stato lo studio sulla polarimetria di vari oggetti astronomici. Tra di essi le superfici della Luna e di Mercurio; il mezzo interstellare; stelle con atmosfere estese; le Galassie di Seyfert, che sono un gruppo di galassie spirali con stelle centrali molto piccole e brillanti. I suoi ultimi studi si sono incentrati sulla polarizzazione prodotta nelle variabili cataclismiche e sull'interazione tra sistemi stellari binari che emettono improvvisi lampi di intensa energia.
Scienziato di fiducia di Giovanni Paolo II lungo tutto il suo pontificato, Coyne ha promosso il dialogo tra scienza e teologia al massimo livello. La lettera indirizzatagli da Giovanni Paolo II in occasione del 300° anniversario dei ‘Principia di Newton’ è stata ad esempio una significativa e dettagliata dichiarazione sulla relazione esistente tra scienza e fede cattolica. Coyne fu anche artefice principale degli studi scientifici e storici che esperti di tutto il mondo hanno effettuato dal 1979 al 1992 sul “caso Galileo” e i cui risultati sono stati presentati dalla cultura dominante (giornali e tv) in modo falsificante come tardiva “rivalutazione” di Galileo da parte della Chiesa (v. Il caso Galileo, punto 20).
Inoltre padre Coyne organizzò negli anni Novanta una serie di conferenze sull’azione di Dio nell'Universo presso il centro storico della Specola Vaticana a Castel Gandolfo (sui Colli Albani, dove la Specola Vaticana si trasferì dopo la sua prima sede, che era inizialmente nei giardini vaticani, per sfuggire all’inquinamento luminoso di Roma e il cui osservatorio è tuttora visibile con le sue calotte semisferiche nel profilo del Palazzo Apostolico di Castelgandolfo e dove oggi rimane come museo, talmente importante da conservare persino reperti della Luna e meteroriti di Marte), in collaborazione con il Center for Theology and the Natural Sciences di Berkerley, in California. Gli atti sono stati pubblicati dall'«University of Notre Dame Press».
Fino a pochi mesi fa padre Coyne è stato pure a capo di un team di ricercatori astronomici della stessa Università dell’Arizona. Sotto la sua direzione presso questa università statunitense è stato istituito il Gruppo di Ricerca della Specola Vaticana e in collaborazione con quell'università è stato possibile costruire il Telescopio vaticano a Tecnologia Avanzata, con il primo specchio spin-cast al mondo, sul monte Graham in Arizona.
[fonte: Avvenire, 13.02.2020]
Un ulteriore grande segno di come sia un falso mito anticattolico (ottocentesco) quello dell’opposizione tra scienza e fede!





 

11.02.2020

Italia … in estinzione

La popolazione italiana continua a diminuire dal 1983.
“Siamo il Paese più vecchio del mondo, dopo il Giappone”, come sottolinea l’Istat stesso. Già nel 2018 l’Italia aveva una percentuale di 173,1 anziani (dai 65 anni in su) ogni 100 ragazzi (dai 15 anni in giù). Ma la situazione continua da anni a peggiorare.

Ecco i dati Istat riferentesi al 2019:

Abitanti: 60.317.000.
116.000 in meno rispetto al 2018 (nonostante l’arrivo degli immigrati)


Nascite: 435.000 (2016: 443.000; 2008: 576.000)

1,29 figli per donna (tra i più bassi del mondo; percentuale stabile, ma perché diminuiscono le donne in età fertile, in un anno ridotte di 180.000) (età media di chi partorisce per la prima volta: 32,1)

Decessi: 647.000 (2018: 633.133; 2014: 598.000)

Saldo nati/morti: - 212.000.
Il che significa
67 nascite per 100 morti (2009: 96 nati per 100 morti). Sottolinea l’Istat: “si tratta del più basso livello di ricambio naturale dal 1918”!

Secondo questo trend l’Italia nel 2050 avrebbe un popolazione ridotta del 17%, con oltre il 35% dei cittadini con più di 65 anni (un dato che rende assolutamente impossibile l’assistenza sanitaria e il pagamento delle pensioni).

Età media della popolazione: 45,7 anni

[speranza di vita: 85,3 anni per le donne, 81 per gli uomini (incremento di 1 mese all’anno)]

Stranieri presenti regolarmente in Italia: 5.400.000 [8,9% della popolazione; in alcune regioni (ad es. Emilia R., Lombardia, Lazio) superano l’11%]
Nel 2019 sono venuti ad abitare in Italia 307.000 stranieri (220.000 non europei) (25.000 in meno rispetto al 2018; 34.000 in meno rispetto al 2017).
L’anno scorso hanno ottenuto la cittadinanza italiana 109.000 stranieri.
Delle 435.000 nascite del 2019, 85.000 (quasi 1/5 del totale) hanno uno o entrambi i genitori stranieri (63.000 entrambi i genitori; 22.000 mamma straniera e papà italiano)

Italiani andati ad abitare all’estero: 164.000 (120.000 si sono cancellati dall’anagrafe italiana)

Questa volta si sono finalmente allarmati anche i grandi giornali (Corriere della sera, Repubblica); e pure il Presidente della Repubblica Mattarella ha alzato la sua voce: "Occorre fare di tutto per contrastare la denatalità … È un problema per l'esistenza stessa del Paese … Chi è anziano come me ha ben presente l'abbassamento di scala della natalità nelle generazioni. Due generazioni prima della mia, i figli erano numerosi; poi si sono ridotti ancora. E questo è un problema che riguarda l'esistenza del nostro Paese. Le famiglie non sono il tessuto connettivo dell'Italia, le famiglie sono l'Italia. Perché l'Italia non è fatta dalle Istituzioni ma dai suoi cittadini, dalle persone che vi vivono".

Ci sono persino delle Parrocchie dove si suonano le campane a festa quando nasce un bambino, ad esempio: Cupramontana (AN), Castellammare del Golfo (TP), Cogliate (MB), Taviano (LE), San Martino Valle Caudina (AV), Pescasseroli (AQ), Vittorio Veneto (TV), Bisignano (CS), Verderio (LC), Levico Terme (TN), Lenno (CO) …

Grandi economisti (come Ettore Gotti Tedeschi) sottolineano come proprio la denatalità faccia crollare l’economia, al di là dei luoghi comuni in voga fino a poco tempo fa secondo cui sarebbe la crescita della popolazione a provocarlo. Infatti, al di là dei problemi politici italiani e pure della sfavorevole congiuntura economica internazionale [la questione dei prevalenti interessi franco-tedeschi nella conduzione della UE (ma ora con un abbassamento della produzione perfino in Germania), la ritorsione dei dazi (specie tra superpotenze), il boom dell’economia cinese (ora però minacciata dalle conseguenze del Coronavirus)], la denatalità crea un circolo vizioso che distrugge l’economia. Infatti, oltre al dramma di non poter in futuro sostenere il pagamento delle pensioni e l’assistenza sanitaria degli anziani in continua crescita rispetto alla diminuzione dei giovani e di chi lavora, l’economia, per poter far fronte alla diminuzione della popolazione (e quindi dei consumatori), deve incrementare artificialmente i consumi (iper-consumismo: ci sono meno persone ma devono allora consumare di più), ma ciò richiede di contenere i prezzi (ad esempio con la delocalizzazione delle industrie in altre nazioni a basso costo di mano d’opera e quindi incrementando pure la disoccupazione interna), provoca l’incremento del debito, la difficoltà a formare nuove famiglie, la necessità di lavorare in due e quindi un’ulteriore difficoltà a generare figli.

Crollo dell’economia
La produzione industriale italiana è calata nel 2019 dell’1,3% (dato peggiore da 6 anni). Solo nel mese di dicembre è calata del 2,7% rispetto a novembre, dell’1,4% rispetto al trimestre precedente, del 4,3% rispetto al dicembre 2018 (il settore “auto” è addirittura calato del 13,9% in un anno: il peggiore dal 2012). L’ Ufficio parlamentare di Bilancio stima per il 2020 una crescita del Pil solo dello 0,2%; ma si potrebbe persino cadere nella recessione.
Questo dato allarmante ha anche cause politiche e interne al Paese: si pensi che delle 120 crisi industriali di cui si è occupato il Ministero dello Sviluppo economico nel 2019 (v. Whirlpool, Alitalia, Ilva, Air Italy) non ne è stata risolta neppure una. Oltre ad altre gravi inadempienze, ci sono poi incredibili ritardi delle Regioni, soprattutto del Sud, nell’utilizzare i fondi dell’UE (miliardi di euro che devono tornare alla UE per essere impiegati in altri Paesi).





 

8.02.2020

Sanremo … e Benigni

Un Festival di Sanremo che inizia con Fiorello in talare (ma quanti preti la portano ancora? Infatti rassicura che è quella “di scena” del don Matteo televisivo), che si rivolge al pubblico dicendo “fratelli e sorelle”, invitando concretamente a darsi lo “scambio della pace”, quindi facendo chiamare Amadeus sulle note del millenario “Alleluia” gregoriano …
Un giovane cantante (Achille Lauro) che si esibisce praticamente in un costosissimo striptease, e ciò alluderebbe a S. Francesco (!?) …
Poi ovviamente, da quel celebre altare dello spettacolo, attorno al quale si sono accomodati fino a 11 milioni di telespettatori (in fondo paganti, visto che tutti abbiamo pagato il "canone" anche per questo), non può non mancare il trionfo del "politicamente corretto", con tanto di accenni all’omosessualità (Fiorello ricorda che Tiziano Ferro ha «un marito» che si chiama Viktor) e baci di ogni tipo, con ogni altra amenità, che oggi comunque servono per ricevere applausi … e soldi.
Pare dunque che ogni tanto ci voglia poi qualche riferimento a Dio, alla religione, al cattolico … per irriderlo; tanto questo applaude (e paga) anche se viene preso in giro e vengono prese in giro le cose che per lui dovrebbero essere le più sacre e importanti della vita.

Il clou di tutto questo è però il solito Roberto Benigni, che da anni passa ormai per oracolo e profeta della cultura nazionale (ricordiamo i commenti a Dante e alla Costituzione), che viene accolto all’Ariston processionalmente e con la banda. Così, come ha già fatto altre volte, si butta a fare da ignorante l’esegeta biblico (intanto anche la maggior parte dei cattolici è sulla Bibbia più ignorante di lui … e applaude): ha infatti commentato da ignorante e violentato da blasfemo un testo biblico, dell’Antico Testamento (il libro del Cantico dei Cantici), A. T. che peraltro da millenni è testo sacro ispirato da Dio e tuttora considerato tale dalla maggioranza assoluta della popolazione mondiale (ebrei, cristiani e per certi versi anche dai musulmani, che insieme contano quasi 4 miliardi di persone).
Così, senza sapere o nascondendosi e nascondendoci ciò che centinaia di autorevolissimi esegeti ebrei e cristiani hanno investigato e detto su quel testo, lo fa diventare un inno erotico, spinto e crudo, forse sfuggito di mano alla solita Chiesa ‘sessuofoba’, addirittura un’esaltazione del sesso vissuto in ogni maniera (etero, omo, orgiastico … invita pure l’orchestra a farlo così), senza alcun senso e dignità (dignità della sessualità che invece è proprio quello che la Bibbia insegna e Gesù approfondisce e interiorizza, cfr. Mt 5,27-28).
“Non potremmo permetterglielo neppure se commentasse e stravolgesse in questo modo un qualsiasi testo di letteratura”, ha detto su un giornale una professoressa di Lettere.
Oppure, cosa si direbbe ad uno che non ha mai studiato chimica, se osasse dire che l’acqua non ha l’idrogeno e che sono stati ignoranti (e interessati a negare l’idrogeno) tutti coloro che sono venuti prima di lui, anche i più grandi chimici della storia?
Di questa osceno stravolgimento del Cantico dei Cantici, davanti ad un pubblico di milioni e milioni di persone, si sono indignati gli stessi ebrei. Ad esempio Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del Tribunale rabbinico del Centro Nord Italia, che tra l’altro proprio in questo periodo ha girato l’Italia per spiegare il Cantico e lo ha fatto sulla scorta di approfondite letture e anni di studio sul testo biblico, guidato da un grande rabbino italiano (Giuseppe Laras, scomparso nel 2017). Bendaud ha definito Benigni «irritante e nauseante» (vedi). “Abbiamo assistito ad un uso aggressivo e strumentale del testo biblico contro il testo biblico”; “nel testo non si parla d’amore in modo generico, ma del rapporto monogamico eterosessuale, immagine del rapporto tra l’uomo e il Mistero”; “Benigni ne ha fatto un poemetto erotico”; “la sua è stata una ricostruzione ideologica, falsante, trita ed esausta”. Tra l’altro, anche in riferimento al celebratissimo film di Benigni “La vita è bella” (1997, 3 Premi Oscar), Bendaud ha voluto ripetere quel che disse a suo tempo l'ebrea Liliana Segre: «Un filmetto senza pretese nella prima parte e terribilmente falso nella seconda». Ha infine aggiunto: “anche per quanto riguarda Dante, ho l’impressione che Benigni sia molto scaltro. Ha capito che la tradizione ebraica e cristiana, anche se spesso negata e avversata, è ricca di capolavori, che ebrei e cristiani se ne rendano conto o meno. A fronte di una cultura laica ormai in crisi, che cerca di appropriarsi dei tesori di quelle tradizioni, spogliandoli però dell’aspetto religioso”.
Anche un giovane e acuto filosofo italiano, Diego Fusaro, ateo e marxista, si è espresso in questi termini: Benigni a Sanremo: 300.000 euro per trasformare il cristianesimo in un gay pride” (ascolta).
E i cattolici? In silenzio, applaudenti e … paganti!
C’è chi ha detto che stravolgere e deturpare così la fede cattolica, è ormai come “rubare in una casa senza più serrature” (S. Magister, 10.02.2020).
La maggior parte dei cattolici è oggi non solo ignorante sulla Bibbia, nonostante i numerosi ed autorevolissimi biblisti ed esegeti cattolici, e non conosce le ragioni della fede e della morale, ma è imbevuto anche inconsciamente della stessa cultura laicista, e quindi, pur credendo vagamente in alcuni principi, non riesce non solo a difendere la fede, ma addirittura applaude e paga per distruggerla.

Benigni, da ignorante della Bibbia, da tempo vuol passare per il vero esegeta ed interprete del testo sacro. Ed ha pure il “chiodo fisso” della sessualità (non solo la sessualità libera, ma ora anche Lgbt), con i soliti luoghi comuni e falsi sulla Chiesa “sessuofoba”.
Lo aveva già fatto anni fa (15-16.12.2014) in TV (Rai1, con 10 milioni di telespettatori) sui Dieci Comandamenti. Anche in quel caso lo scivolone più grosso e da ignorante è stato proprio sul VI Comandamento, irridendo sul fatto che la Chiesa lo chiama “Non commettere atti impuri” mentre era soltanto “Non commettere adulterio”. Anche allora aveva dimostrato, ingannando milioni di persone su un punto così delicato delle coscienze, di essere profondamente ignorante della Bibbia, perché non solo già nell’Antico Testamento c’è il riferimento a molti altri peccati sessuali (si pensi ad esempio al tremendo castigo su Sodoma, proprio per i peccati di omosessualità che prendono nome da quella città dove trionfavano), ma perché Gesù interiorizza e “porta a compimento” quel comandamento (v. Mt 5,8: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” e Mt 5,27-28: “Avete inteso che fu detto: <Non commettere adulterio>; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”) e tutto il Nuovo Testamento, specie S. Paolo, declina dal comandamento di Gesù anche tutta la morale sessuale e i relativi peccati, che si raggruppano appunto nell’espressione “atti impuri” (ad es.: Rm 1,24-27; Rm 6,19; 1Cor 6,9-20; Gal 5,16-26; Ef 4,19; Ef 5,3-5; Col 3,5; 1Ts 4,3-8; Gc 1,21. [v. nel sito Morale sessuale, punto 14 e citazioni bibliche]
Anche in quel caso nessuno protestò o puntualizzò, tanto meno i Cattolici (compreso i Vescovi). Anzi Papa Francesco, che aveva già chiamato per telefono il comico per ringraziarlo (vedi1) (vedi2), qualche giorno dopo gli fece un riferimento elogiativo e lo citò implicitamente nientemeno che nell’omelia della S. Messa del Te Deum in S. Pietro (31.12.2014).
Poi Benigni il 12.01.2016 fu chiamato addirittura in Vaticano a presentare, col card. Parolin, Segretario di Stato (!), il libro del Papa “Il nome di Dio è misericordia” (video), cui seguì un cordiale incontro col Pontefice stesso (vedi).

Insomma, da Sanremo, dove è d’obbligo applaudire ogni volta che si sente una banalità, a patto che sia politicamente corretta, la religione cristiana ne esce svilita, vilipesa, strumentalizzata, falsificata e derisa … "un furto dei gioielli di famiglia in una casa lasciata vuota". Intanto i cattolici sono gli unici contro cui puoi sparare senza avere ritorsioni ma applausi.
Nessuno osa certo farlo con altre religioni o altre categorie di persone (omosessuali, immigrati, politici di sinistra, donne, ...).

Una proposta a Benigni, che si sente uno spirito tanto libero: la prossima volta vada di fronte a milioni di musulmani, possibilmente alla Mecca, prenda una pagina del Corano, la deturpi in modo osceno e blasfemo, e si faccia pure pagare $ 325.000 dall’Arabia Saudita (visto che in Italia, patria della Cattolicità, ha ricevuto per le sue scempiaggini, oscenità e blasfemie sulla Bibbia gli equivalenti € 300.000, col canone pagato dagli italiani, di cui comunque anagraficamente il 94% è cattolico, dissacrando la cosa più sacra e importante della loro vita)... E guardiamo cosa succede!





 

5.02.2020

Francia. “Fare” figli … senza un padre!?

La legge
Con 153 voti favorevoli, 143 contrari e 45 astenuti, il Senato francese ha ieri (4.02.2020) approvato la revisione della cosiddetta ‘legge sulla bioetica’, che estende la fecondazione artificiale (procreazione medicalmente assistita) a donne single e a coppie lesbiche.
La legge, fortemente voluta da Macron e dal suo Partito (La République En Marche), era già stata votata dalla Camera e vi tornerà ora, con la certezza di passare, avendo tale partito del Presidente la maggioranza.
Sono almeno stati eliminati gli articoli che avrebbero permesso la creazione di “embrioni transgenici” e di quelli “chimera” (cioè embrioni ibridi, composti di materiale umano e animale) e quello che permetteva di estendere la diagnosi preimpianto ai casi di aneuploidia (all’interno dei quali i più frequenti riguardano la Trisomia 21, la Sindrome di Down).
Rimane invece l’abominio del “bébé médicament” (bambino medicinale): si tratta della creazione di un bambino in laboratorio allo scopo di guarirne un altro! Nel caso cioè in cui una coppia abbia già un figlio affetto da grave malattia genetica, può permettere la fecondazione in vitro di un embrione (un figlio) che dovrà essere sottoposto ad una duplice diagnosi preimpianto: si dovrà cioè verificare l’assenza della malattia genetica di cui soffre il fratello e l’immunocompatibilità; in altri termini, lo scopo è quello di prelevare del sangue dal cordone ombelicale da questo nuovo embrione per poter guarire l’altro figlio, cioè il fratello più grande.
La legge prevede poi l’estensione della conservazione degli embrioni fino a 21 giorni, al fine di effettuare ricerche sulla gastrulazione, la creazione di modelli embrionali, la fabbricazione di gameti artificiali.
Il Senato ha respinto la proposta del governo di poter parlare di bambini nati da due donne (?!), cioè la donna che l’ha portato in grembo e la compagna, ma tale compagna potrà essere riconosciuta come “madre” mediante adozione. Quindi il bambino risulterà comunque, anche anagraficamente, con due madri e senza un padre!
Il padre (cioè il donatore degli spermatozoi) dovrà fornire i propri dati identificativi, che verranno conservati al Consiglio nazionale per l’accesso alle origini personali (Cnaop); ma il figlio potrà sapere chi è il padre solo quando sarà maggiorenne e solo se il padre lo consentirà.
Per il momento in Francia non è ancora permessa la “maternità surrogata” (Gestation pour autrui, cioè l’utero in affitto) e rimane pure ufficialmente proibita la trascrizione all’anagrafe dei bambini nati all’estero da queste gestanti, però è comunque autorizzata la trascrizione delle sentenze d’adozione.

Il popolo in piazza contro la legge
Contro questa legge, il 19.01.2020 erano già scese in piazza a Parigi decine di migliaia di persone! Tale enorme manifestazione contro la «provetta per tutte» ha visto anche la partecipazione di 22 associazioni, riunite nel collettivo «Marchons Enfants!», tra cui Manif pour tous, il movimento che portò in piazza milioni di persone contro il matrimonio per tutti, cioè la legge che permette i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Anche in questo caso, però, il popolo è stato silenziato dalla stampa e non ascoltato dalla politica.

Il Presidente
Emmanuel Macron, il 25° Presidente della Repubblica francese, emerso nel 2017 in pochi giorni dal cilindro delle banche (e lui stesso banchiere), con un partito inventato ‘ad personam’ in pochi giorni (En Marche), e il cui consenso popolare è ormai sceso al 25%, ha fortemente voluto questa legge, giungendo ad affermare in proposito che «un padre non è necessariamente un uomo»!!
Con questi ‘salti mortali’ del linguaggio si vuol dire che secondo questa legge un bambino, nato dalla Pma e dato a una o due donne, non sarà senza un padre, ma che «suo padre sarà una donna»!
Mamma e papà, nel senso di maschio e femmina, sono insomma “categorie” superate: infatti oggi «i modelli familiari sono cambiati» e tali bambini «non hanno problemi rispetto ai quelli cresciuti in situazioni familiari più tradizionali», ha dichiarato il Ministro della Salute francese Agnès Buzyn.
Non importa se persino la scienza dice invece il contrario (v. News del 26.01.2020, appena sotto).

I Vescovi
Fa onore, anche se evangelicamente doveroso, che i Vescovi francesi abbiamo preso chiara e dura posizione contro questa legge. A cominciare dall’arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, peraltro grande esperto di bioetica e lui stesso medico. Mosso da una rovente citazione evangelica («Se restiamo in silenzio, grideranno le pietre», Lc 19, 40), con una dichiarazione ufficiale (17.01.2020) in chiara opposizione al Presidente Macron, l’Arcivescovo di Parigi ha affermato anzitutto che «il bambino è un dono da ricevere e non un dono da fabbricare» e che «nessun essere umano è un oggetto, nessun figlio è una cosa». Sottolinea poi come incomprensibile e paradossale che la tanto sbandierata attenzione ecologica rispetto al pianeta diventi così cieca quando si tratta dell’uomo!
Interessante poi che mons. Aupetit, in una sua pubblicazione appena uscita (Salvator, 2020) si rifaccia addirittura alla tanto contestata enciclica di Paolo VI Humanae Vitae (1968), sottolineando come tale documento fosse stato profetico nel prefigurare dove avrebbe progressivamente portato la mentalità contraccettiva del “fare” un figlio a piacimento. Oggi possiamo dire: fino a tale fabbricazione innaturale del figlio, come un diritto per tutti, a piacimento! Si può dire fino a questa legge della “provetta per tutti”.
Questo è il motivo, ricorda Aupetit, per cui «anche nella scienza usiamo la parola “riproduzione” per gli animali ma “procreazione” nell’uomo, vale a dire la partecipazione a un atto che la precede. L’uomo e la donna entrano volontariamente in un progetto di accoglienza della vita che è dono di Dio». E, citando san Giovanni Paolo II: «Non sono gli [esseri] umani che si uniscono tra loro, è Dio che li dà reciprocamente».

Il vescovo di Bayonne Marc Aillet qualche mese fa aveva sottolineato come la Francia, «sotto la pressione di lobby minoritarie, è stata posta su un piano inclinato: la procreazione medicalmente assistita per tutti (PMA), che possiamo chiamare la “PMA senza padre”, farà passare anche alla legalizzazione gestazione per altri (GPA), così come si è passati dai PCAS al matrimonio per tutti, e dal matrimonio per tutti alla PMA, nonostante molte dichiarazioni di principio ingannevoli».

Il 13.01.2020 anche l’intera Conferenza Episcopale Francese ha preso una posizione comune contro questa legge. Oltre alle problematiche legate alla PMA «senza padre» e i diritti del bambino, c’è anche il dramma dell’estensione delle indagini prenatali, fino a giungere ad una sorta di eugenetica.
Questa legge, muovendosi da un principio già moralmente illecito (la procreazione assistita), estende poi il desiderio (che diventa diritto) di genitorialità a chiunque, ad una singola donna come ad una coppia lesbica. Basta poi una semplice dichiarazione davanti ad un notaio, per dichiararsi madri, anche senza aver vissuto la gestazione e neppure aver donato gli ovuli. Insomma, uno stravolgimento non solo della natura ma dell’istituto familiare tramite l’abbattimento della figura paterna. Inoltre l’estensione della diagnosi pre-impianto permessa dalla legge apre la strada a una tale selezione di bambini in gestazione da costituire una vera e propria «eugenetica liberale».







 

26.01.2020

I danni della “Procreazione Medicalmente Assistita”

I bambini nati da “fecondazione artificiale” presentano maggiori rischi di prematurità e di disturbi del comportamento, del linguaggio, dell’attenzione, ecc.; ed anche i genitori sviluppano una serie di problemi psicologici.
È quanto è emerso nientemeno che dal Convegno della “Società italiana di pediatria” (Sip) e del “Sindacato italiano degli specialisti pediatri” (Sispe), istituti che peraltro non condannano questa tecnica di “procreazione assistita”, intitolato “Procreazione medicalmente assistita: il bambino al centro”, e tenuto a Roma il 18 gennaio scorso.
Il bambino concepito con fecondazione artificiale presenta cioè percentuali molto più alte non solo di nascita prematura, ma di disturbi psicologici, che emergeranno anche in età scolare. Si parla cioè di «outcome tardivi che riguardano prevalentemente lo sviluppo neurocognitivo: disturbi del comportamento, del linguaggio, deficit di attenzione, iperattività e disturbi dello spettro autistico». Inoltre, «ci sono anche dati sui giovani adulti nati da Pma che hanno dimostrato, ad esempio, maggiori problemi relativi all’ansia e all’assunzione di bevande alcoliche rispetto ai nati naturalmente».
Questi pediatri dunque, pur non condannando la fecondazione in vitro, non possono evitare di denunciarne i danni. Tra l’altro indicano comunque alle donne di non attendere ad avere figli dopo i 35 anni.
I disturbi psichici dovuti alla “Procreazione medicalmente assistita” riguardano anche i genitori, specialmente la donna. Le madri sviluppano infatti problemi psicologici perché «la maternità non viene declinata nella dimensione affettivo-corporea», è stato ricordato, ed «è molto probabile che alla quarta stimolazione ovarica, ad esempio, ci sia una risposta emotiva molto forte da parte delle donne». Di fronte poi alla necessità di soppressione di uno degli embrioni in utero, perché ritenuti eccessivi per la donna, nasce poi la «“sindrome del sopravvissuto”, che vede la madre considerare l’embrione sacrificato (in pratica ucciso) come l’eroe che si è appunto sacrificato per gli altri, che vivranno nella sua ombra; e tale dinamica si ripercuoterà nella relazione, con il rischio di una difficoltà nell’attaccamento ai bambini nati». Nel caso poi «della donazione di ovocita riscontriamo una grande difficoltà delle mamme a dire di averlo ricevuto».

Il Registro nazionale sulla “Procreazione medicalmente assistita” dell’Istituto Superiore della Sanità indica che ormai (dati 2017) circa il 3% dei bambini nasce così. Gli stessi pediatri hanno pertanto sottolineato che bisognerebbe limitarla «ai casi in cui c’è veramente necessità».

C’è poi il dramma degli embrioni (cioè esseri umani) morti o soppressi!
È stato autorevolmente ricordato al Convegno che «su 100.000 embrioni prodotti (con fecondazione artificiale, cioè senza un rapporto sessuale del padre e della madre, ma in laboratorio) solo 9.000 nascono», per cui «si assiste ad uno spreco (linguaggio macabro che tratta i bambini come fossero beni industriali) del 91% di embrioni che muoiono; e il passaggio più delicato va dallo scongelamento all’inserimento in utero: il 40% degli embrioni muore, infatti, in fase di scongelamento».

[fonte: NBQ, 26.01.2020]

Ricordiamo inoltre che la “procreazione medicalmente assistita” è contraria alla morale cristiana (cfr. Morale sessuale, punto 32.2).
Sulla legge 40 che in Italia l’ha permessa, sul fallito Referendum che voleva sopprimerne i limiti (nonostante anni di discussione parlamentare) e le successive modifiche portate dal potere giudiziario (che in Italia si sostituisce assai spesso a quello legislativo), v. News del 30.07.2018, 15.07.2015, 19.03.2013, 24.04.2013, (4.10.2012), 29.08.2012, 4.04.2012, (3.11.2011).





 

25.01.2020

Trump: primo Presidente USA alla “Marcia per la vita”

Ogni anno, nell’anniversario della sentenza della Corte suprema USA che il 22.01.1973 liberalizzò l’aborto negli USA (provocando così in neppure 50 anni la morte di quasi 70 milioni di bambini nel grembo materno), si tiene a Washington un’imponente “Marcia per la vita” (March for Life), la più grande marcia per i diritti civili tenuta negli USA, con la partecipazione di oltre 500.000 persone, di cui la maggior parte giovani.
Sotto la presidenza Obama tale annuale manifestazione pro-life, contraria alle sue politiche abortiste, veniva ovviamente snobbata dal Presidente e dalle istituzioni democratiche e censurata dalla grande stampa. Ricordiamo che nella propaganda elettorale, la Hillary Clinton disse addirittura di voler promuovere l’aborto, garantito dallo Stato, fino alla nascita del bambino!
Da quando è stato eletto Presidente degli USA, Donald Trump ha invece subito sostenuto questa e altre iniziative “pro-life”, inviando già nel 2017 il vicepresidente USA Mike Pence a presenziare a suo nome la Marcia (v. News del 27.01.2017), così come ha tagliato i fondi pubblici alle grandi organizzazioni abortiste (v. International Planned Parenthood Federation, che promuove l’aborto a livello internazionale), dirigendo invece tali risorse a favore dell’assistenza mondiale alla maternità e all’infanzia.
Nel 2018 Trump aveva voluto rendersi ancor più presente alla manifestazione, mediante un video-messaggio di incoraggiamento e di partecipazione (cfr. News del 19.01.2018); ed era la prima volta, in 45 anni, che un Presidente USA compiva un tale passo.
Anche lo scorso anno (v. News del 18.01.2019) il Presidente USA, oltre ad essere rappresentato alla Marcia dal vicepresidente Mike Pence, aveva voluto far sentire tutto il suo sostegno con un video-messaggio, in cui ribadiva che come Presidente avrebbe «sempre difeso il primo diritto della nostra Dichiarazione d’Indipendenza, cioè il diritto alla vita», così come l’obiezione di coscienza (messa invece sotto attacco da Obama) «per proteggere la libertà religiosa di medici, infermieri ed enti benefici (come le Piccole Sorelle dei Poveri», le suore costrette a una lunghissima battaglia giudiziaria per sottrarsi al cosiddetto «mandato contraccettivo» dell’Obamacare); ed aggiunse di voler sostenere anche «l’amorevole scelta dell’adozione e dell’affido, anche attraverso il supporto dei servizi di adozione basati sulla fede». Nello stesso giorno il Presidente USA aveva indirizzato una lettera alla speaker della Camera, l’abortista Nancy Pelosi, in cui affermava che avrebbe usato il suo potere di veto nei confronti di ogni disegno di legge che tentasse di indebolire la protezione per i nascituri (in riferimento alle politiche abortiste dei “democratici”).

Ebbene, quest’anno il Presidente Trump ha voluto compiere un passo ancora più deciso e “storico” a sostegno della “Marcia per la vita” (tenuta il 24.01.2020), partecipandovi di persona! È infatti il primo Presidente USA a compiere un tale gesto.
Di fronte alle 700.000 persone presenti alla Marcia, di cui la maggior parte giovani sotto i 25 anni (numero ogni anno in crescita, segno di un cambiamento in favore alla vita delle nuove generazioni americane), Trump ha infatti sottolineato: “È per me un grande onore essere il primo Presidente della storia che partecipa alla Marcia per la Vita!”
Non solo, ma il Presidente ha voluto addirittura unire la difesa della vita del nascituro a Dio: “Tutti noi comprendiamo una verità eterna: ogni bambino è un dono prezioso e sacro di Dio. Assieme, noi dobbiamo proteggere, amare e difendere la dignità e la santità di ogni vita umana … Quando vediamo l’immagine di un bambino nel grembo materno, vediamo la maestosità della creazione di Dio ... ogni vita umana, nata e non nata, è fatta a immagine santa di Dio Onnipotente. Insieme, difenderemo questa verità in tutta la nostra magnifica terra”.
E non sono solo parole. Fin dall’inizio del suo mandato Trump ha infatti varato una lunga serie di provvedimenti per limitare l’aborto, de-finanziare i programmi abortisti, nominare giudici potenzialmente pro-life, agire anche a livello internazionale contro la cosiddetta pianificazione familiare. Per questo viene considerato il Presidente più pro-life della storia americana.
Trump ha contrapposto le sue politiche a quelle dei Democratici, mai così abortisti come in questi ultimi tre anni. “Quando si tratta di aborto – ha sottolineato – i Democratici hanno abbracciato le posizioni più radicali ed estreme. Quasi tutti i principali Democratici del Congresso ora supportano l’aborto finanziato dai contribuenti fino al momento della nascita. L’anno scorso, i legislatori di New York hanno applaudito con gioia il passaggio della legislazione che avrebbe permesso a un bambino di essere strappato dal grembo materno fino al parto. Quindi, abbiamo avuto il caso del governatore democratico nello Stato della Virginia, che ha dichiarato che avrebbe ucciso un bambino anche dopo la nascita!”

Il Presidente degli Stati Uniti alla marcia per la vita! Un fatto che nella “laicissima” Europa, e persino in Italia (centro della Cattolicità), risuonerebbe scandaloso, anacronistico, incomprensibile, perfino clericale o addirittura antidemocratico. Infatti nessun Presidente o Capo di governo europeo lo ha mai fatto; neppure in Italia, dove sembrerebbe assurdo vedere un Presidente del Consiglio o addirittura della Repubblica, pur sedicenti “cattolici”, ad un Marcia per la Vita … dove ultimamente si fa fatica a trovare persino il volto e l’appoggio di un Vescovo!





 

23.01.2020

Spagna: dittatura del “pensiero unico”

Il Ministro dell’Istruzione del nuovo governo spagnolo (a guida socialista Sánchez), Isabel Celaá, ha detto che i figli non appartengono ai genitori ma allo Stato! Lo ha dichiarato in una conferenza stampa, per criticare il cosiddetto «Pin parentale» progettato dalla regione di Murcia, per iniziativa del partito Vox, che è come una sorta di consenso informato che permette alle famiglie di esercitare il primato educativo e dunque fornire o meno l’autorizzazione rispetto alle attività scolastiche complementari.
Per capire meglio l’obiettivo che si vuole raggiungere, le viene in aiuto il Ministro per l’Uguaglianza Irene Montero, specificando che «i figli di genitori omofobi hanno il diritto di essere educati al rispetto» e hanno la «possibilità di amare chi vogliono», mentre quel «Pin parentale» «comporta la rottura del patto contro la violenza di genere».
In altre parole in Spagna non puoi pensare diversamente dal Governo (che sposa l’ideologia gender) e i figli non appartengono ai genitori bensì allo Stato.

L’arcivescovo di Valencia, Cardinale Antonio Cañizares Llovera (che era stato chiamato a Roma da Benedetto XVI per guidare la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ma ha scelto poi di ritornare nella sua Spagna) ha ricordato che «solo le dittature affermano che i figli appartengono allo Stato»!

«I genitori hanno dunque il diritto di educare la prole, ma nel contempo ne hanno anche il dovere», prosegue l’Arcivescovo citando la Dichiarazione sull’Educazione Cristiana del Concilio Vaticano II Gravissimum Educationis e l’Esortazione apostolica post-sinodale sulla famiglia di Giovanni Paolo II Familiaris consortio, laddove si legge: «Il dovere educativo dei genitori è descritto come essenziale, correlato come è con la trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al dovere educativo degli altri; per l’unicità della relazione d’amore che esiste tra genitori e figli; in quanto insostituibili e inalienabili e, pertanto, non possono essere completamente delegati o usurpati da altri. Al di sopra di queste caratteristiche, non si può dimenticare che l’elemento più radicale, che determina il dovere e il diritto educativo primario e originale dei genitori, è l’amore paterno e materno, che trova la sua realizzazione nell’azione educativa, rendendolo pieno e perfetto».
«La famiglia - aggiunge il Cardinale - è e deve rimanere la grande scuola della società. Costituisce il luogo naturale e lo strumento più efficace per l’apprendimento e la realizzazione dell’essere uomo, nonché per la personalizzazione della società. Non può essere soppiantata da niente o da nessuno. Ciò è rivendicato non solo dal bene privato di ogni persona umana, ma dal bene comune, il bene della società, sempre inseparabile dal bene della persona. La società è, dovrebbe essere, al servizio della famiglia e della persona, anche nel campo dell’educazione; deve rispettarla e promuoverla, anche in questo campo; non può sostituirla in alcun modo, né invadere la sua missione inalienabile».




 

20.01.2020

Francia ... allo sbando

Mentre al Senato sta passando una legge che pretende cancellare ufficialmente “il padre” nella generazione di un figlio, nonostante le decine di migliaia di persone che per questo protestano in piazza, la Francia continua a registrare una crescita di atti vandalici contro le espressioni della fede cattolica (cfr. già le News del 16.12.2019, 5.12.2019, 1.05.2019 e 11.03.2019).
Il 9 gennaio scorso, ad esempio, otto statue della Madonna sono state distrutte in più città del sud-ovest del Paese (Pau, Artix, Lons e Mourenx), con un evidente coordinamento di tali atti vandalici anticattolici.
Il vescovo locale (di Bayonne, Lescar e Oloron), mons. Marc Aillet, ha perfino parlato in proposito di una sorta di «pèlerinage à l’envers» («pellegrinaggio al contrario»), facendo particolarmente impressione l’odio contro Maria Santissima … e siamo non lontano da Lourdes!

In Francia è quindi in atto una crescita di atti violenti o vandalici, che possono anche essere definiti di “laicismo estremo” (anche se prevalgono quegli islamici); infatti, se si rivolgono specialmente contro la fede cristiana cattolica (1.063 episodi), si contano anche atti antisemiti (541; tanto da spingere molti ebrei a lasciare il Paese, magari emigrando in Israele) e persino anti-musulmani (100 casi) (dati del Ministero degli Interni francese riferiti ancora al 2018).

Intanto, a proposito di abusi sessuali e false accuse contro la Chiesa …
(v. News sotto)
In questi giorni l’arcivescovo di Lione, il Cardinale Philippe Barbarin, è stato assolto in Appello. Era stato accusato di aver deliberatamente ostacolato la giustizia astenendosi dal denunciare le azioni di abuso del sacerdote Bernard Preynat per fatti che risalgono a 30 anni fa. L’anno scorso, con una sentenza di primo grado, i giudici avevano emesso una condanna a sei mesi con pena sospesa.
Dunque, dopo un calvario giudiziario di anni e soprattutto un linciaggio mediatico infinito nei confronti del Cardinale, la quarta sezione della Corte d’Appello di Lione, presieduta da Éric Seguy, ha infine deciso per l’assoluzione. Con il loro giudizio, i magistrati hanno ritenuto che il reato di omissione di denuncia di abuso contro minori non sia stato commesso.
Intanto, prima ancora di conoscere l’esito del processo, il Cardinale di Lione aveva deciso di presentare le sue dimissioni al Papa, che le aveva rifiutate in attesa del processo di appello, ma il 24.06.2019 ha comunque nominato un Amministratore Apostolico (l'arcivescovo Michel Dubost) per governare la diocesi di Lione, una delle più prestigiose di Francia. Anche dopo la sentenza, il Cardinale Barbarin ha comunque deciso di confermare la sua decisione di rimettere il suo mandato; ma il Papa non ha ancora deciso il da farsi (la rinuncia sarà accettata dal Papa il 6.03.2020).

Islam in Francia
L’enorme presenza di musulmani in territorio francese (cfr. già le News del 5.03.2019 e 2.10.2018) conta anche un numero rilevante di islamici schedati dalla Polizia nazionale come particolarmente violenti (ad esempio tra i 40.000/60.000 musulmani salafiti, 12.000/15.000 sono segnalati come particolarmente violenti).
È poi particolarmente impressionante che secondo lo stesso Ministero dell'Interno ormai ci sono in Francia 150 zone a predominio islamico, dove non solo lo Stato è assente, ma è addirittura interdetto! Si tratta di vere e proprie aree fuori controllo, dove regna la shari'a!
A dirlo, dopo un’autorevole indagine (condotta dal DGSI: Direction générale de la sécurité intérieure), è lo stesso Ministro dell'Interno francese, Cristophe Castaner, in una comunicazione ufficiale ai Prefetti.
Si tratta di vere e proprie enclave, zone abitate da immigrati provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Africa sub-sahariana, molti dei quali anche di terza generazione, dove addirittura la polizia cerca ormai di non entrare, cioè lo Stato è assente!
Persino l'azienda di trasporti pubblici parigina (Ratp), per poter raggiungere coi mezzi pubblici certe zone della periferia, ha dovuto assumere autisti musulmani, perché gli altri si rifiutavano ormai di guidare in quelle zone, nel terrore di essere colpiti. Si tratta anche di zone dove la disoccupazione giovanile raggiunge il 60%; ma dove c’è traffico di droga, prostituzione, ricettazione e continui scontri tra bande.

Non si tratta più solo di certi sobborghi di Parigi, Lione e Marsiglia, ma anche di diverse città del dipartimento del Nord [ad esempio Maubeuge (dove il UDMF - Unione dei Democratici Musulmani Francesi ha ottenuto il 40% dei voti), Denain, Roubaix], ma anche dell'Alta Savoia (Annemasse, Bourg-en-Bresse, Oyonnax, Bourgoin-Jallieu).


 

 

16.01.2020

La persecuzione contro i cristiani. Dati

Come ogni anno (cfr. anche News del 17.01.2019), l’organizzazione Open Doors (USA) ha pubblicato anche quest’anno (15.01.2020) l’elenco dei 50 Stati in cui i cristiani sono più duramente perseguitati (World Watch List 2020), con dati che si riferiscono al periodo 1.11.2018 / 31.10.2019.
La persecuzione anticristiana è risultata “alta” in 5 Stati, “molto alta” in 34, “estrema” in 11.
Anche se al 1° posto rimane da anni la persecuzione comunista della Corea del Nord, n
umericamente parlando la maggiore persecuzione è data dall’Islam (in 4 dei 5 Stati in cui la persecuzione è “alta”; in 23 dei 34 Stati in cui la persecuzione è “molto alta”; in 8 sugli 11 in cui la persecuzione è “estrema”).

Classifica dei Paesi con persecuzione anticristiana (dalla più violenta):
Al posto in questa triste classifica rimane da 18 anni (!) la Corea del Nord (dittatura comunista), dove ad esempio da 50.000 a 70.000 cristiani scontano nei “campi di lavoro” (dove si vive in spaventose condizioni di vita) il reato di aver pregato in casa, denunciati da qualcuno, o di essersi fatti trovare con materiale religioso proibito.
Al posto c’è l’Eritrea, dove c'è una dittatura al potere da 26 anni.
Al 10° posto c’è l’India, dove sono i radicali indù a infierire sui cristiani (tanto più impunemente dal 2014, da quando cioè il partito nazionalista indù, il Bharatiya Janata Party, è al governo).
Negli altri 8 Stati a infliggere una persecuzione anticristiana estrema è l’islam: nella classifica risultano in ordine di persecuzione, dal maggior al minore, questi Paesi, in cui i cristiani sono una minoranza: Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Sudan, Yemen, Iran e Siria.
La persecuzione anticristiana da parte dell’islam è presente persino in 4 Stati dove i cristiani sono invece una parte consistente della popolazione:

12° posto: Nigeria (cristiani: 46%; musulmani: 53%) (v. anche News del 25.12.2019)

28° posto: Burkina Faso (cristiani: 30%; musulmani: 61%)

o addirittura la maggioranza della popolazione:

  44° posto: Kenya (con l’83% di cristiani)
  48° posto: Camerun (con il 70% di cristiani)

L’Africa ha registrato nel 2019 un netto aumento della violenza jihadista contro i cristiani. L’Asia resta tuttavia il continente più ostile ai fedeli: 1 cristiano asiatico ogni 2,5 patisce un livello di persecuzione alto. Particolarmente dolorosi proprio nel periodo considerato sono stati gli effetti della politica di “sinicizzazione” attuata dal regime cinese, per le nuove regole introdotte per limitare la libertà religiosa a partire del febbraio del 2018, nonostante gli accordi segreti col Vaticano!

I cristiani che subiscono persecuzione nel mondo sono 260 milioni, (15 milioni in più in un anno), cioè 1 cristiano su 8 (erano 1 cristiano su 9 nel 2018, 1 su 12 nel 2017). Non si conta in questa cifra la persecuzuione culturale o di irrisione sociale, presente anche in gran parte dell'Occidente che pur è stato plasmato dalla civiltà cristiana. Unica nota positiva è la diminuzione dei cristiani uccisi: 2.983 (8 al giorno!), contro i 4.136 del 2018. Le chiese, le strutture e gli edifici religiosi, attaccati, danneggiati o chiusi sono stati 9.488, un aumento enorme rispetto ai 1.847 del 2018.



 

15.01.2020

Eutanasia? Per l’uomo , per gli animali no

La California (USA), tra le tante aberrazioni, ha da alcuni anni anche una legge che permette l’eutanasia, il suicidio assistito e che ha tolto ogni punibilità a chi incoraggia il suicidio ai malati terminali (Assembly Bill n. 282).
Ebbene, l’attuale Governatore, il democratico Gavin Newsom, dichiara di voler porre invece fine all’eutanasia praticata nei rifugi per animali!! (lo ha dichiarato in una conferenza stampa nei giorni scorsi, ripresa dalla testata Sacramento Bee).
Basta eutanasia per gli animali, è una vergogna, dice il Governatore!
La California deve diventare uno Stato “no-kill” verso gli animali, ha dichiarato esplicitamente Newsom; che nell’occasione ha pure annunciato uno stanziamento di 50 milioni di dollari a supporto di un programma per “rifugi” per animali.
In questa linea, già nell’ottobre scorso (2019) il Governatore aveva firmato la AB44, una delle leggi più stringenti a difesa dei “diritti degli animali”, vantandosi così di aver fatto della California il primo Stato in cui, a partire dal 2023, sarà vietata la produzione e la vendita di pelliccia animale.



 


11.01.2020

Quando i pedofili … sono celebrati dalla cultura che conta

Nell’attuale dissoluzione dei principi morali, specialmente riguardo alla sessualità, che condiziona e distrugge gran parte delle nuove generazioni, delle famiglie e di conseguenza delle società, con responsabilità che vengono dal mondo culturale, ampliate dai mezzi di comunicazione sociale, e con conseguenze ormai anche sul piano giuridico, pare che il motto del 1968 “vietato vietare” (cioè tutto è permesso) si sia più cha mai attuato. Non a caso si dice che di quelle “rivoluzioni” sognate appunto oltre 50 anni fa, l’unica che si sia veramente attuata, con conseguenze catastrofiche, sia appunto quella “sessuale”.
Se vogliamo però parlare di “foglia di fico” (di adamitica memoria) per coprire questa dissoluzione chiamata libertà, la cultura dominante sembra ancora scandalizzarsi e persino inveire contro qualche comportamento sessuale.
C’è ad esempio il limite del fatidico 18° compleanno, inizio convenzionale della “maggiore età”: fino al giorno prima un rapporto sessuale con un adulto può essere considerato per questi un atto di pedofilia e quindi reato; dopo quel giorno sembra proprio che ogni comportamento sessuale sia davvero permesso e diventi persino un diritto.

Difesa dei minori? A parte la tragica ipocrisia di chi parla poi di un diritto a proposito della soppressione dei figli durante la gravidanza … Ma allora perché si lascia che persino nelle scuole (ormai anche dagli asili) passi ogni incitamento a qualsiasi tipo di comportamento sessuale, come libera scelta della persona (educazione secondo l’ideologia ”gender”, addirittura al di là della responsabilità della famiglia, la cui priorità educativa è principio solenne stabilito pure dalla Costituzione)? 
Certo si continua ovviamente e giustamente a parlare di reato quando non c’è consenso nel rapporto sessuale o addirittura c’è violenza; ma chi difende un bambino dalla “violenza psicologica e morale”, ora più forte che mai, che passa appunto persino attraverso le scuole, per non parlare di internet? (con la possibilità di accedere alla pornografia più distruttiva,  che dissolve la dignità della persona e lascia specie nel minore effetti dirompenti, i cui danni sarà difficile riparare anche in seguito).
C’è certo la grande e giusta condanna della “pedofilia”. E in merito sembra talvolta che si attui una “caccia alle streghe”, dove pare persino sparita la “presunzione di innocenza”, cardine di ogni diritto: basta che qualche ragazzo o ex ragazzo, magari spinto a farlo da qualche adulto per altri motivi o da qualche psicologo condizionato persino da preconcetti ideologici fatti passare come scientifici, sporga una denuncia, persino senza alcuna prova e dopo decenni, per gridare alla pedofilia e far diventare qualcuno immediatamente, prima ancora di qualsiasi prova attendibile e processo, un “mostro” da prima pagina. Talora si rasenta in questo senso l’isteria sociale (v. News del 8.01.2015).
Il reato di “pedofilia” è giustamente ancora più raccapricciante quando lo si identifica con la “pederastia” (cioè “l’orco” contro i bambini), mentre assai spesso di tratta di “efebofilia” (sugli adolescenti, sempre grave perché hanno certo una loro fragilità, ma oggi spesso sono più smaliziati che mai, anche nella loro pratica di vita sessuale).
Invece talora il problema, per non dire il dramma, si nasconde o non fa quasi mai notizia se si tratta di questioni di famiglia, di scuole, di centri sportivi, ecc.; mentre tutto esplode con inaudita virulenza, in genere prima appunto ancora di qualsiasi indagine o processo, se si tratta della Chiesa Cattolica, di preti o religiosi coinvolti (v. in proposito questo documento nel sito). Certo è ancora più grave e raccapricciante se e quando il reo è proprio colui che dovrebbe essere il segno di Dio per la salvezza umana ed eterna di questi ragazzi (Gesù parla con orrore di questi scandali sui piccoli – v. Mt 18,6 e Mc 9,42 – ma, come ricorda anche Benedetto XVI, si riferisce principalmente a chi pone ostacoli alla loro fede, che è il tesoro più grande!). Occorre però che la Chiesa faccia estrema attenzione, sia nel discernimento iniziale che nella formazione nei Seminari (v. il recente richiamo del Papa “emerito”), ma anche che non si faccia condizionare dalle false accuse o dagli applausi del mondo per un’intransigenza che scavalca persino la giustizia, come appunto vorrebbe il mondo, per non cadere in logiche che non le appartengono – v. News del 2.07.2018 e del 21.10.2019).
Intanto si nasconde il presupposto culturale e persino teologico di tali terribili scandali (v. appunto l'autorevole e documentata sottolineatura di Benedetto XVI negli Appunti del 2019 sulla questione!), che risale appunto alla cultura del ’68.
Si nasconde poi che in genere (l'82%) questi casi detti di "pedofilia" sono in realtà di “efebofilia” (non "pederastia"), cioè con adolescenti e non con bambini, come viene lasciato intendere, e soprattutto che nell’80% dei casi si tratta di rapporti omosessuali; ma oggi la cultura dominante impedisce anche solo di nominare la questione omosessuale, considerata infatti un diritto assoluto e diventata un potere mondiale!

Ma è poi proprio vero che la società e la cultura dominante siano così concordi nel condannare la pedofilia? Altrove abbiamo già riportato qualche notizia (v. al termine alcune News in merito), che smentisce l’impressione di questa riprovazione unanime.
È di questi giorni il caso dello scrittore francese Gabriel Matzneff, riportato alla luce dalla recente pubblicazione di un libro-denuncia di Vanessa Springora (“Il consenso”, dicembre 2019), direttrice di Éditions Julliard, uno dei più importanti gruppi editoriali in Francia.
Matzneff è uno scrittore che appunto l’élite culturale francese del ’68 aveva sempre incensato, pur conoscendo i suoi comportamenti sessuali pedofili. Egli raccontava infatti impunemente nei suoi libri e qualche volta persino in televisione le sue esperienze sessuali con ragazzi tra i 10 e i 15 anni. Il critico letterario francese più famoso e influente degli ultimi decenni, Bernard Pivot, lo aveva infatti intervistato durante il programma televisivo «Apostrofi», invitandolo a raccontare allegramente le sue «arti della seduzione» con ragazzi e ragazze! Eppure Matzneff ha ricevuto molteplici premi letterari (dall’Accademia di Francia i premi Mottart nel 1987 e Amic nel 2009, il premio Renaudot nel 2013 e il premio Cazes nel 2015), ha collaborato con i principali quotidiani (Le Monde, Le Figaro) ed ha goduto di importanti appoggi politici (soprattutto a sinistra; il presidente François Mitterrand lo considerava suo amico e lo invitava ai grandi ricevimenti con l’élite politica e culturale della sinistra socialista dell’epoca; il presidente Jacques Chirac concesse a Matzneff il premio di Ufficiale onorario delle Arti e delle Lettere).
Fu ancora Matzneff a scrivere la Petizione del 1977, che di fatto chiedeva la "depenalizzazione della pedofilia", firmata da una marea di intellettuali, politici e pensatori illustri già protagonisti del movimento rivoluzionario del maggio parigino del '68, come Simone de Beauvoir, Roland Barthes, Gilles Deleuze, Michel Foucault, André Glucksmann, Felix Guattari, Jack Lang, Bernard Kouchner, Jean-Paul Sartre, Philippe Sollers; insomma “il Gotha dell’intelligencija francese di quegli anni”, come ricorda la Springora; personaggi divenuti anche illustri ministri della Repubblica francese e leader politici europei. La stessa autrice del libro racconta che lei pure all’età di 14 anni fu una “preda” culturale e sessuale di Matzneff.
Il filosofo Michel Onfray, ricordando i dibattiti preparatori per il numero della rivista L’Infini del 1997 sulla “questione pedofilia” e sulla “sessualità infantile”, ha dichiarato che tra le decine di intellettuali noti che collaborarono a quel numero, la “stragrande maggioranza era chiaramente favorevole alla pedofilia”. Lo scrittore ed editore Denis Tillinac ricorda e denuncia invece l’ostracismo subito dal mondo culturale parigino per la sua scelta di non voler pubblicare le opere di Matzneff. La scrittrice Christine Angot ha mostrato il proprio profondo disappunto per come un predatore pedofilo fosse stato osannato dagli intellettuali e dalla créme di Francia per molti decenni; ugualmente hanno fatto Christian Lehmann e molti altri.  [fonte: NBQ (L. Volontè), 11.01.2020]

Ipocrisia (notizie già riportate)

  Nel mondo della cultura, dello spettacolo, della politica …

Del resto, avevamo già sottolineato nella News del 2.07.2018, che la pedofilia-efebofilia sia stata non solo applaudita ma persino praticata da celebri uomini di cultura, con approvazione pressoché unanime del pubblico intellettuale che conta.

Già nel 1947 si diede addirittura il premio Nobel per la letteratura ad André Gide (celebre scrittore francese, noto per il suo libertinismo sessuale, che non solo esaltava l’omosessualità, ma si diceva lui stesso "appartenere a quella vasta porzione di omosessuali che sente attrazione per i ragazzini, persino impuberi", e giunge a descrivere senza mezzi termini i suoi rapporti sessuali in tal senso vissuti a Tangeri e Casablanca). Nel 1958 stava per ricevere lo stesso premio Nobel Vladimir Nabokov per il suo romanzo “Lolita”, in questo caso un rapporto pedofilo ma non omosessuale. In Italia racconta i suoi rapporti sessuali coi ragazzini il celebrato romanziere Sandro Penna. C'è poi il caso del celebre pensatore e regista Pier Paolo Pasolini, le cui molteplici pratiche omosessuali erano abbastanza note (fino ad essere ucciso in circostanze ancora misteriose ma certo legate agli ambienti omosessuali delle borgate della periferia romana, forse in risposta alla violenze sessuali subite da un giovane ricattato dal noto regista), ma forse è meno noto che in giro per il mondo Pasolini era assai spesso a caccia di ragazzini con cui avere rapporti sessuali (come ricorda di lui nientemeno che il grande scrittore ed amico Alberto Moravia). Ebbene, nonostante ciò, oltre ad essere celebrato come maestro della cultura italiana, a Pier Paolo Pasolini sono dedicate persino vie e piazze del nostro Paese. Altro celebre caso in tal senso fu quello dello scrittore svedese Axel Munthe, che venne in Italia ed abitò nella celebre sua villa di Capri, attirato, disse, più dai ragazzini del posto, che voleva nella sua villa, che dalle bellezze dell’isola. Così il celebrato pittore franco-polacco Balthus, di cui un quadro pedofilo-osceno rappresenta il vanto del museo Lingotto della famiglia Agnelli. (Dati riportati da: Vittorio Messori, Emporio Cattolico, Sugarco Ed. 2006, pp. 66-72).

Del resto il ’68, nel suo delirante “vietato vietare”, non solo è stato il propugnatore di quella “rivoluzione sessuale” propagata ed eseguita soprattutto per superare ogni tabù e remora, specie contro la tradizione e morale cattolica considerata spregiativamente "sessuofoba", ma esaltava senza mezzi termini anche le esperienze sessuali dei bambini e coi bambini.


Recentemente è emerso che la pedofilia sia presente anche negli ambienti “hollywoodiani”
(vedi), ma anche nelle Ong (vedi) e persino nella stessa Unicef (vedi).

A proposito di cinema: nel 2017 è uscito il film italiano “Chiamami con il tuo nome”, diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman. Ebbene, con abilità cinematografica viene presentata l’attrazione e il rapporto omosessuale tra un giovane ricercatore ed un adolescente, figlio di un collega, che non solo sembra consenziente ma persino egli stesso provocatore. Ebbene tale film, che tratta appunto del rapporto omosessuale con un minorenne, è stato acclamato come un capolavoro dai giornali e dalla critica cinematografica, è stato considerato uno dei 10 migliori film al mondo per il 2017, ha ottenuto 3 candidature al “Golden Globe 2018” come miglior film e addirittura 4 candidature Oscar 2018 (poi ne ha avuto solo una). In realtà molti critici hanno considerato il film assai noioso; ma, hanno confessato, era il tema che contava!
 

In fondo potremmo dire, senza mezzi termini, che anche l’attuale Presidente francese Emmanuel Macron, sposato dal 2008 con una donna di 24 anni più anziana di lui, Brigitte Trogneux (che lasciò per lui un marito e 3 figli), potrebbe essere considerato vittima di un caso di “efebofilia” (c’è persino uno psichiatra, Adriano Segatori, che solleva per questo dubbi sull’equilibrio psichico di Macron, per l’abuso sessuale da lui subito all’età di 15 anni dalla sua professoressa e attuale moglie); infatti la donna ha iniziato questo rapporto quando lui aveva 15 anni ed era suo allievo prediletto al laboratorio teatrale di un liceo di Amiens.
 

Che si stia affacciando in politica un presunto diritto anche alla pedofilia (!), con tanto di pubbliche associazioni che lo rivendicano e che aspirano addirittura ad essere “partiti” politici, lo si vede in molti Paesi occidentali, ad esempio in Olanda e Belgio, ma anche negli USA.

Del resto una volta che si parla di “diritti” per ogni capriccio o addirittura pulsione, come non arrivare anche a questo?

Ne è un segno anche un articolo (v. News del 14.07.2015) del prof. M. Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Philadelphia (USA), intitolato “Pedofilia: un disturbo e non un crimine” e apparso nientemeno che sul New York Times.

Il metodo è quello già visto per le legittimazioni precedenti. Per prima cosa si gonfia in modo inverosimile la quantità di persone che soffrirebbero di questo “disturbo”; poi, messa la questione solo su un pian psicologico, viene vietato ogni giudizio morale, secondo appunto l’assunto che la persona si troverebbe ad essere così per natura e senza colpa (presunta scientificità di un "determinismo" psichico, che eliminerebbe di fatto la libertà e quindi la responsabilità morale della persona), per giungere infine al diritto di vivere tranquillamente i propri desideri e pulsioni sessuali, tanto più se la persona non prova alcun disagio ad essere quello che è (in questo caso pedofilo, cioè una pedofilia “egosintonica”), tanto più se il partner è consenziente, anche se minorenne! Il passo successivo sarà quello, già visto, di dire che non è neppure un disturbo, ma una libera scelta dell’individuo (ritorna contraddittoriamente l’affermazione di una libertà, prima negata su presunte basi neurologiche). Infine per affermarlo come “diritto”; con tanto di accusa di “discriminazione” per chi dissentisse da tale comportamento od osasse presentare in merito un giudizio morale.
 

Persino nel mondo della scienza …

Che la pedofilia sia progressivamente scagionata da ogni giudizio morale, per essere considerata dapprima semplicemente come un “disturbo”, per poi assurgere ad un modo di vivere la sessualità e infine dunque anche un “diritto”, lo si nota addirittura nel mondo scientifico (non importa se talora con metodi poco scientifici ma ideologici).

Ad esempio (v. News del 24.01.2013) anche l’autorevole manuale diagnostico Diagnostic and Statistic Manual, dell’American Psychiatric Association, dopo aver derubricato l’omosessualità “egosintonica” (non indesiderata) come patologia (e ciò avvenne non senza forti pressioni ideologiche che poco hanno di scientifico, v. punto 26.1 della sezione Morale sessuale), da tempo ha cominciato a parlare di “disturbo pedofilo” ed ora propende per l’innalzamento anche della pedofilia a comportamento “normale”.
Ad esempio, alcuni noti professori di psicologia canadesi (Quinsey, Van Gijseghem) cominciano a parlare di pedofilia come di “un orientamento sessuale”, da intendersi cioè come uno dei tanti e non modificabile; e di conseguenza alcuni parlamentari canadesi hanno già proposto di cambiare le leggi contro la pedofilia.

 

Nel mondo della scuola

Com’è noto, in Occidente e ora anche in Italia l’ideologia omosessualista, LGBT e gender non solo è in grado di esercitare un grande potere culturale e mediatico, sostenuta da ingenti capitali e dalla grande finanza, ma ora penetra “violentemente” anche nelle scuole, anche dall’asilo e dalle Primarie, e persino contro il volere dei genitori (contro il diritto fondamentale - questo sì che è un diritto reale, fondamentale e “non negoziabile”, quello della “libertà di educazione” - e la stessa Costituzione Italiana).

È il caso ad esempio (v. News del 30.03.2017) di Siracusa: secondo il progetto “Educare alle differenze”, il Comune ha di fatto imposto alle amministrazioni dei nidi e delle scuole dell’infanzia (!) di dare spazio ad attività, finanziate dal Comune stesso, promosse da associazioni come Anddos, Arcigay, Cassero, Mario Mieli. Si dà il caso però che ad esempio il Circolo di cultura omosessuale intitolato a “Mario Mieli”, si riferisca nella sua stessa denominazione all’attivista gay e teorico degli studi di genere Mario Mieli, morto suicida nel 1983, nel cui saggio Elementi di critica omosessuale arrivò a inneggiare alla pedofilia, rappresentandola come “liberazione” del bambino, con queste parole: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro”.
 

Nel mondo islamico, accarezzato dall’Occidente

Nei Paesi musulmani è prassi diffusa che ragazzine già di 12 anni o poco più siano costrette a sposarsi. Del resto Maometto stesso, tra le sue numerose mogli (12 o 15), ne aveva anche di minorenni e addirittura sposò anche una bambina di 6 anni! Ma chi ha avuto anche di recente il coraggio di affermare che tutto ciò potrebbe essere una forma di pedofilia (se non appunto di pederastia) s’è visto condannare, e non in un paese islamico ma in Austria, con la conferma della Corte Europea dei Diritti Umani, con la sconvolgente motivazione “di turbamento della pace sociale”! (v. News del 2.11.2018)




 

5.01.2020

Prima causa di decessi nel mondo? Ancora l’aborto volontario

Anche per il 2019, come per gli ultimi anni precedenti, la prima causa di morte nel mondo non sono state le malattie, gli incidenti stradali, le guerre, ma l’aborto volontario, cioè l’uccisione volontaria dei figli nel grembo delle loro madri: 42,4 milioni (su un totale di 58,6 milioni di morti), senza contare quelli provocati dalle pillole (“del giorno dopo”, “del 5° giorno”) in modo chimico nei primi giorni di vita. Un cifra che supera addirittura quella dei morti nella Seconda Guerra Mondiale!
Nel 2018 (v. News del 5.01.2019) gli aborti volontari erano stati 41,9 milioni.
Sono dati resi noti in questi giorni dalla Worldometers («la calcolatrice più potente del pianeta», come viene definito questo ente di ricerca statistico, non cattolico, e della cui affidabilità si fa garante anche l’American Library Association, e a cui collabora anche la BBC) e forniti nientemeno che dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che a sua volta riceve documentazione dall’Istituto Guttmacher (peraltro un ente abortista; quindi verosimilmente con dati perfino inferiori al reale).
La classifica delle cause di decessi nel mondo nel 2019 vede poi al 2° posto (con notevole distacco dal 1°) i tumori (8,2 milioni); ci sono stati poi 1,7 milioni di decessi causati dall’HIV e 13 milioni di morti causate da altre malattie.

Eppure la cultura dominante (e relativi giornali e televisioni), anche in Italia, non ne parla; ostinandosi a non considerare “morti”, e per di più “uccisioni”, quelle dei bambini non ancora nati (aborti), quando che siano persone umane già dall’istante del concepimento è un dato addirittura biologico (altrimenti dovremmo considerare l’uomo in base all’esercizio di facoltà, e allora non li sarebbero neppure tutti gli adulti, o addirittura in base a convenzioni giuridiche, cioè a decisioni dei Parlamenti)!

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Per leggere le News degli anni precedenti: vedi

 

 

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