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… controcorrente
 

 


 

5.12.2019

Attacchi islamici contro i cristiani

Abbiamo già parlato degli attentati e violenze dei musulmani contro i cristiani in Burkina Faso (v. sotto News del 16.09.2019 e del 15.05.2019). Anche in questi giorni c’è stato un attacco jihadista contro una chiesa protestante, che ha provocato 14 morti, tra cui diversi bambini, e molti feriti. Mentre in passato c’era una convivenza pacifica tra musulmani e cristiani, ora si susseguono attentati, uccisioni, rapimenti e violenze contro i cristiani da parte di gruppi terroristi legati ad Al-Qaeda e all'Isis. Il 15 febbraio scorso era stato ucciso un missionario cattolico (salesiano), a metà marzo fu rapito un parroco e il 12 maggio sono stati uccisi 6 cattolici, tra cui un sacerdote. Solo tra il 29 aprile e il 26 maggio almeno 20 cristiani sono morti in azioni attribuite ai gruppi jihadisti militanti Ansar-ul-Islam e JNIM (Group in Support of Islam and Muslims). Gli attacchi riguardano anche obiettivi del mondo occidentale: il 6 novembre c’è stato un attacco a un convoglio di una società canadese in cui 37 persone hanno pero la vita e 60 sono rimaste ferite.



Attentati islamici nel mondo

Secondo un preciso rapporto del centro studi francese Fondapol gli attentati islamisti nel mondo in questi ultimi 40 anni (cioè dalla rivoluzione islamica iraniana di Khomeini del febbraio 1979), sono stati 33.769, provocando 167.096 morti e 151.431 feriti, senza contare quelli di matrice islamica all’interno delle guerre, come nel caso della Siria (14.410 degli oltre 400.000 morti di tale guerra). Non si tratta solo degli attentati compiuti in Occidente, anzi, secondo questo studio particolareggiato, l’89,1% degli attentati e il 91,2% delle vittime sono avvenuti paradossalmente proprio nei Paesi islamici o nelle regioni a maggioranza musulmana di Paesi non islamici. Infatti i Paesi dove si sono registrati più attentati islamici sono (in ordine di numero): Afghanistan, Iraq, Somalia, Nigeria, Pakistan, Algeria, Siria, Yemen, Filippine, Egitto, India e Libia.
Nel periodo 2000-2014, le prime quattro organizzazioni più attive nell’operare atti terroristici mondiali sono tutte musulmane e sono state: Isis (752 atti di terrorismo), Boko Haram (552), Talebani afghani (444) e Al-Qaeda in Iraq (400).


 

Islamofobia?

Secondo alcune organizzazioni e correnti di pensiero, operanti in Europa, crescerebbe in Europa una sorta di islamofobia, alimentata anche solo dalla diffusione di questi dati oggettivi di attentati islamici nel mondo. Tale accusa viene poi particolarmente rivolta contro quelle forze politiche, indicate come “sovraniste” e che definiscono razziste, che prendono atto di questa situazione e che vorrebbero quanto meno regolamentare l’ingresso di immigrati (evitando ingressi di clandestini irregolari che quasi sempre sono a loro volta vittime di organizzazioni criminali che speculano sui loro presunti “viaggi della speranza”, che finiscono assai spesso nella morte o in nuove forme di schiavitù – v. News del 25.07.2019 e del 10.01.2019), facendo particolare attenzione tra questi agli infiltrati di organizzazioni terroristiche.
Secondo alcuni rapporti, finanziati dalla UE, crescerebbe di conseguenza in Europa una “islamofobia”.
In realtà, ad esempio in un rapporto sul 2016, in Italia (Paese europeo che grazie a Dio ha finora avuto meno attentati islamici) gli atti cosiddetti ‘discriminatori’ contro musulmani sono stati solo 8 (ma si tratta di casi come questo: “chiede di non lavorare di notte durante il Ramadan e l'azienda lo trasferisce”); mentre invece nello stesso anno in Italia gli atti islamici documentati contro gli italiani (quasi tutti reati contro la proprietà, e quasi tutti contro la Chiesa cattolica) sono stati 32.
Secondo un nutrito (pp. 848) rapporto 2018 dell’European Islamophobia, l’islamofobia invece crescerebbe continuamente in Europa. Va notato però che tale organizzazione raccoglie i dati attraverso Ong e, per rimanere in Italia, da sedicenti movimenti anti-fascisti (“Cronache di ordinario razzismo”) o da Vox (osservatorio italiano sui diritti che si occupa di parità, diritti LGBT, libertà di scelta, Europa e diritti, diritti sociali), movimenti e associazioni dell’area della sinistra politica e che si oppongono a quella di destra, accusata di razzismo, sovranismo, populismo. Il dato impressionante è però che l’European Islamophobia è legata e sostenuta dalla Turchia (!) di Erdoğan (il quale non nasconde la propria volontà di islamizzare l’Europa – v. News del 5.03.2019 e del 2.10.2018) e al partito islamista AKP (ricordiamo che nelle moschee turche e in quelle europee sostenute dalla Turchia, si insegna anche ai bambini a morire da martiri in nome di Allah e a cantare canzoncine che inneggiano “a morte gli ebrei”). [Fonte: NBQ, 8.11.2019]


 

Cristianofobia!

Francia

Dopo quanto abbiamo già riferito nel corso di quest’anno [v. sotto News del 1.05.2019 e del 11.03.2019] in Francia si susseguono attentati vandalici contro i segni cristiani (chiese, Croci, cimiteri) e contro gli ebrei (molti dei quali sono costretti di fatto ad espatriare e tornare in Israele).
Alla lunghissima lista di chiese che hanno preso fuoco per autocombustione (e non è mai emerso un colpevole!) si è aggiunta in questi giorni la cattedrale di Oloron Sainte-Marie, nei Pirenei Atlantici, trafugata di calici, croci e ostensori, storici e preziosi abiti liturgici.
Nella notte di Halloween una gang di teppisti ha invaso il cimitero di Breuil a Cognac, profanando circa 100 tombe, distruggendo soprattutto i simboli cristiani: Croci, statuette dei santi, immagini religiose e ogni riferimento alla Vergine Maria.
Così era stato in prossimità della scorsa S. Pasqua, dove in una sola settimana s’è registrato il numero più alto di chiese attaccate e vandalizzate: 12 (ricordiamo tra l’altro che significativamente proprio il Lunedì Santo bruciò la cattedrale di Notre Dame a Parigi!).
Il Central Criminal Intelligence Service (SCRC) ha riferito che negli ultimi tre anni c’è stata in Francia una media di quasi tre chiese al giorno che sono state fatte oggetto di atti di vandalismo.
Il Ministero degli Interni ha registrato nel 2018 1063 atti anti-cristiani (mentre 541 antisemiti e 100 anti-musulmani).
Al di là di questi attacchi anticristiani violenti, continua in Francia anche l’attacco antireligioso, in nome di una falsa e antidemocratica idea di “laicità” (laïcité), per via burocratica o giudiziaria.

È di questi giorni ad esempio il caso di un’anziana suora che è stata costretta a togliere l’abito religioso e il velo per poter avere il posto che le spettava in una casa di riposo (la “Foyer Logements” di Vesoul, gestita dal Centro Comunale d’Azione Sociale, che ha precisato la decisione con queste parole: «Nelle nostre strutture, i nostri ospiti possono avere convinzioni particolari che vanno rispettate; ma proprio nel rispetto della laicità qualsiasi segno di appartenenza a una comunità religiosa non può essere accettato al fine di assicurare la serenità di tutti»!). L’anziana suora ha così preferito rinunciare al suo posto piuttosto che al suo abito religioso.


 

Spagna

Anche nella ex-cattolicissima Spagna nel corso del 2018 si sono registrati 57 casi di crimini contro i cristiani, in odio alla fede [dati forniti dall’Odihr (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani), in collegamento con l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa)].
Anche qua si tratta di chiese vandalizzate e profanate.
Nello stesso anno ci sono stati invece 29 i crimini d’odio contro i musulmani e 8 di antisemitismo.


 

Passando al Medio Oriente …

Il Medio Oriente è stato teatro negli ultimi anni di bombardamenti di chiese, omicidi e persecuzioni ai cristiani. Oppressione che ha provocato un esodo fuori misura: la popolazione cristiana siriana è precipitata da 1,7 milioni nel 2011 a soli 450.000 l’anno scorso. Ad Aleppo ne sono rimasti probabilmente meno di 50.000. In Iraq, i cristiani sono quasi scomparsi, passando da 1,5 milioni nel 2003 a 120.000, 61 le chiese bombardate, 23.000 le case sequestrate.



Siria

Nelle ultime settimane l’Isis (che anche se debellato come stato islamico continua i suoi attacchi) ha ucciso in Siria il parroco armeno-cattolico di San Giuseppe a Qamishli Ibrahim Hanna, di 43 anni, e suo padre Ibrahim Bidu Hanna; nell’attacco, effettuato per strada, sono rimasti feriti anche il diacono Fadi e un altro fedele. L’agguato è stato rivendicato dall’Isis, che con questo gesto rimarca ancora una volta il proprio odio nei confronti dei cristiani. Anche i turchi non vogliono che vi sia un ritorno dei cristiani nella città di Dei ez-Zor, sottolinea mons. Boutros Marayati, arcivescovo armeno-cattolico di Aleppo.
 

Accoglienza profughi … ma non per i cristiani

Avevamo già parlato della discriminazione da parte del governo inglese nei confronti dei profughi cristiani, ad esempio provenienti dalla Siria [v. News del 8.05.2019]. Anche l’ex arcivescovo di Canterbury, George Carey, ha sollevato a fine ottobre( e ne ha parlato il Telegraph) il problema di una “discriminazione politicamente corretta nei confronti dei rifugiati cristiani”.
Già nel 2015, dei rifugiati provenienti dalla Siria e accolti dalla GB, solo l’1,6% erano cristiani; quando invece i cristiani rappresentavano il 10% della popolazione siriana e sono stati tra i più perseguitati, specie dalle forze dell’Isis (oggi i cristiani in Siria sono scesi al 5% !). I profughi musulmani, specie sunniti (che sono il 74% della popolazione siriana), sono invece il 99% di tutti i rifugiati siriani accolti dalla GB.
Nel 2015, su 2.637 immigrati - il cui status di rifugiati era stato dato per certo dell’ONU stesso (UNHCR - Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati) - solo 43 erano cristiani. Nel 2016 su 7.499 rifugiati c’erano solo 27 cristiani. Dei 1.112 rifugiati siriani effettivamente reinsediati nel Regno Unito nei primi tre mesi del 2018, secondo quanto ammesso dal Ministero degli Interni, non c’era nemmeno un cristiano, ma solo musulmani.
Anche negli USA nel 2016, su 12.587 rifugiati siriani ammessi solo 68 erano cristiani! Da maggio a ottobre 2019, su 257 rifugiati, solo 18 sono stati i cristiani.
Anche sugli aiuti dell’ONU è in atto questa discriminazione. L’arcidiocesi di Erbil, che sovrintende alle cure di oltre 70.000 sfollati dall’Isis, tra cui metà dei cristiani di Ninive, ha riferito che gli aiuti delle Nazioni Unite li aggirano (“dal 2014, oltre alle forniture iniziali di tende e teloni, la comunità cristiana in Iraq non ha ricevuto nulla in aiuto da alcuna agenzia di aiuti degli USA o dall’ONU”).

 

Iraq

Si è chiusa la fase diocesana della causa di beatificazione dei 48 cristiani (2 sacerdoti e 46 fedeli, tra cui diversi bambini) massacrati il 31.10.2010 nella cattedrale Nostra Signora del Perpetuo Soccorso di Baghdad. Particolarmente impressionante il ripetuto urlo del bambino di 3 anni Adam Odai Zuhaid Arab, coperto dal corpo del padre colpito a morte per difenderlo, “basta! basta!” mentre i terroristi insanguinavano e devastavano la chiesa. Nemmeno i terroristi potevano restare indifferenti a quelle grida; anzi, erano molto disturbati. La mamma di Adam, sdraiata a pochi passi da lui, fingendosi morta mentre premeva una mano contro la coscia dell’altra figlioletta Nairi di un anno che piangeva ferita da un proiettile e da schegge che le avevano fratturato il femore, ricorda bene quei momenti, fino a quando il grido del suo bambino non si era sentito più.
«Racconta Yussef, un sopravvissuto: “Sparavano e gridavano: “Sporchi cristiani, noi andremo in Paradiso e voi all’Inferno! Allah è grande! Siete dei miscredenti e andrete all’Inferno!”». Fra i primi fu ucciso padre Wassim Sabih Alkas Butros, che era uscito dal confessionale andando incontro ai terroristi per offrirsi in ostaggio: “Lasciate stare loro, prendete me!”. Per tutta risposta uno dei terroristi gli spara al torace da distanza ravvicinata. L’uomo cade a terra. “Chi è costui?” chiede sorpreso lo stesso carnefice che ha premuto il grilletto. “È un prete”, gli risponde un compagno. Parte una seconda raffica sul sacerdote agonizzante. Viene colpito anche alla testa». «Prendete me, lasciate stare la gente!» fu anche il grido di padre Tahir Saadallah Abdal, che presiedeva la Messa, facendo scudo col suo corpo ai chierichetti. I terroristi lo mitragliarono sotto gli occhi di sua madre, mentre diceva come Gesù Crocifisso “Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito” e aggiungendo “noi moriamo, però viva la Croce!”».

 

Egitto

L’Egitto, che ha una popolazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana, conta anche un 10% di cristiani (copti). Pur essendo ora democraticamente accolti, molti cristiani sono stati e talora sono ancora oggetto di violenze e persino di uccisione da parte di estremisti musulmani. Ricordiamo le terribili immagini dei 21 uomini copti uccisi da aderenti all’Isis nel 2015 lungo la spiaggia, mentre recitano il Padre nostro, e già venerati popolarmente come martiri della fede.
Ci sono però anche in Egitto persecuzioni di tipo giudiziario: è di questi giorni ad esempio la notizia di un giovane Ramy Kamel, cristiano copto, che da anni si batte per la libertà religiosa nel Paese, tra i fondatori della Maspero Youth Union, associazione per i diritti umani islamo-cristiana, in prima linea nelle proteste che hanno animato le piazze del Paese nel 2011, sfociate poi nella caduta del regime di Hosni Mubarak e oggi responsabile dei programmi su libertà e minoranze della Egyptian Commission for Rights and Freedoms (Ecrf), Nelle scorse settimane egli avrebbe diffuso in rete e sui social video e immagini delle violenze confessionali, specie contro i cristiani, che stanno insanguinando il sud dell’Egitto. Egli testimoniava con i filmati il fenomeno crescente di espropri di beni e terreni da parte di musulmani. La magistratura egiziana ha disposto un mandato di arresto a suo carico con l’accusa di adesione a organizzazione terrorista e diffusione di false notizie, sostenuto da finanziamenti esteri.


 

Passando all’America …

Cile

Nelle turbolenze sociali cilene di questo periodo, dovute a motivi economici e politici (il Cile è il Paese più ricco dell’America Latina ma soffre di assurde diseguaglianze sociali), si inseriscono anche violenze ideologiche di sapore anticlericale e anticristiano.
Si tratta di violenze nate dalla cultura ancora di stampo marxista, che vede nella Chiesa il nemico da abbattere in quanto presunto alleato dei ricchi e dei potenti.
Non a caso in questi giorni i manifestanti “democratici” (!) si lanciano pure a saccheggiare chiese, incendiarle e distruggere le immagini sacre. Dopo l’attacco alla prima, la parrocchia de La Asuncion in pieno centro a Santiago, siamo già a sei chiese attaccate, dentro e fuori la capitale. A Talca, a sud di Santiago, i manifestanti forzano il santuario di Santa Maria Aiuto dei cristiani e distruggono le immagini religiose e il tabernacolo viene violato. A Viña del Mar i manifestanti prendono di mira la parrocchia di Nostra Signora degli Angeli: le statue di Sant’Espedito e Santa Teresa delle Ande vengono distrutte, come le vetrate del tempio cattolico mentre i muri sono imbrattati. Restando in zona, a Valparaiso ignoti a volto coperto irrompono nella cattedrale di San Giacomo e in quella di Punta Arenas, intitolata a Santa Teresa delle Ande. Ancora a Santiago viene data alle fiamme la chiesa della Vera Cruz, che ospita un frammento reliquiario del sacro legno della Croce di Gesù (la reliquia è stata messa in salvo prima dell’arrivo dei manifestanti) e i danni alla chiesa sono ingenti.

 

Nicaragua

I sostenitori sandinisti del presidente Daniel Ortega, in Nicaragua, hanno attaccato la chiesa di san Giovanni Battista di Masaya, durante la S. Messa, picchiando i fedeli. Molti sono i fedeli che compiono preghiere e fanno digiuni per il rilascio di prigionieri politici.
Nell’aprile 2018 la popolazione del Nicaragua era insorta contro il presidente Ortega per le riforme economiche avanzate e che rendono ulteriormente poveri i meno abbienti. Nelle proteste 100 persone sono morte, migliaia i feriti e oltre 800 gli arrestati. Il governo aveva promesso di rilasciare tutti i prigionieri politici, ma molte persone restano ancora in carcere. Da mesi i cattolici pregano nelle chiese per il rilascio dei prigionieri e da mesi vengono aggrediti violentemente da polizia, paramilitari e teppisti sostenitori di Ortega.






 

25.11.2019

Cambiamenti climatici? Non è colpa dell’uomo

Sulle questioni del cambiamento del clima sta crescendo un’ideologia, che assume talora i connotati di un’isteria (con tanto di giovanissime profetesse come Greta Thunberg), e manifestazioni di piazza (come i cosiddetti Fridays for Future, e relativi scioperi studenteschi promossi paradossalmente dalle scuole stesse!) e ancor peggio da autorevolissimi incontri politici internazionali, in grado di condizionare le scelte politiche ed economiche, persino il progresso stesso, dell’umanità ventura. Al fondo di ciò c’è addirittura una rinascente visione pagana, che divinizza la Terra e alla quale dovremmo sacrificare l’uomo stesso, “cancro del Pianeta” (espressione già del WWF), in una sorta di autodemolizione dell’Occidente e dell’uomo stesso.
Come in tutte le ideologie, che assurgono all’assoluto, si esaspera un aspetto, magari anche reale (in questo caso il dovere di rispettare la natura e limitare ogni forma di inquinamento), ma negando la complessità del reale e della verità, con affermazioni che, con il sostegno del mondo mediatico, diventano “dogmi” indiscutibili (ad esempio si demonizza tanto l’anidride carbonica, la fatidica CO2, dimenticando che anche gli alberi e l’humus del terreno la producono, cioè i superprotetti boschi e parchi). Chi nega questi dogmi è classificato subito come “negazionista” (come per chi nega l’Olocausto?) ed esposto al pubblico ludibrio e censurato dal circo mediatico e persino dai pubblici consessi. C’è già chi propone di perseguire a livello internazionale chi nega questi dogmi ecologisti.

Abbiamo già osservato (v. News 28.06.2019) come non sia affatto vero che tutto il mondo scientifico, anche quello più autorevole, sia d’accordo nell’attribuire al solo elemento “antropico” (cioè all’uomo e al progresso tecnologico-industriale), il cambiamento del clima, che tra l’altro è assai meno catastrofico di quanto immaginato o prospettato.

Ascoltiamo in merito ancora un grande scienziato: il dottor Ernesto Pedrocchi, Docente (emerito, dal 2010) di Termodinamica applicata ed Energetica al Politecnico di Milano. Ecco le sue parole:
“il riscaldamento globale esiste: dal 1850 la crescita della temperatura media del pianeta è stata di 1° C. Dobbiamo però anzitutto ricordare che la superficie terrestre è costituita al 70% da acqua, al 30% da terre asciutte, di questo 30%, tolti i deserti, le foreste, i ghiacci perenni, solo il 10% è antropizzato, dunque, in totale, il 3% della superficie terrestre è abitato dall’uomo. Dal 1750 la CO2 sta effettivamente aumentando; ma la produzione è causata dall’uomo solo per un 5% del totale. Anche l’analisi della storia climatica del pianeta (negli ultimi 10.000 anni) non permettere di attribuire alla CO2 la causa del riscaldamento. Non c’è dubbio infatti che la causa principale del cambiamento climatico è il Sole. La nostra stella interviene sul cambiamento del clima essenzialmente in due modi: la posizione reciproca con la Terra (fattore astronomico) nei grandi cicli fra ere glaciali e interglaciali, mentre nei cicli più brevi conta soprattutto l’attività solare (i cicli della macchie solari). Altro elemento che incide sul cambiamento del clima sono anzitutto le correnti marine. Poi c’è il vulcanesimo (ad esempio l’eruzione del vulcano Tambora, nelle Filippine, rese il 1815 “l’anno senza estate” in tutto il pianeta; persino nella pianura padana non cresceva nulla).
In realtà la CO2 sta producendo un rinverdimento in tutto il mondo. L’allarmismo sulla desertificazione è falso: il mondo, in questo momento, sta rinverdendo, anche nel Sahel.
Circa l’energia necessaria per la vita contemporanea dell’uomo, l’80% proviene dai combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) e non si vede come questi possano essere sostituiti a breve. Con la fuga in avanti del Green New Deal, che mira a rinunciare completamente ai combustibili fossili entro il 2050, per produrre la stessa quantità di energia dovremmo poter costruire 3 reattori nucleari ogni due giorni, oppure 6000 pale eoliche ogni giorno. Possibile?
Dovremmo porre maggiore attenzione agli inquinanti, non alla CO2 che non inquina. L’uso di combustibili fossili produce inquinanti quali gli ossidi di zolfo, l’ossido di azoto, tutti i tipi di particolato e gli incombusti. Dobbiamo fare ogni sforzo per ridurli. Ovviamente la loro riduzione comporta costi più alti, quindi è facile intuire che non sia una strategia accettabile ad esempio in Paesi in via di sviluppo. Ma anche un Paese economicamente avanzato e super-industrializzato come la Germania, inseguendo ad esempio l’obiettivo delle auto elettriche, sta portando le grandi industrie automobilistiche tedesche alla drastica riduzione dei ricavi e alla crescita della disoccupazione”. [fonte: NBQ, 22.11.2019]

Un altro grande professore italiano che ha seri dubbi sul catastrofismo climatico e sulla sua causa antropica è il professor Franco Prodi, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze, docente ordinario emerito di Fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara, ha diretto il Fisbat (Istituto per lo studio della Bassa ed Alta atmosfera) e l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima), istituti del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Nonostante che l’IPCC (Gruppo intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico) sostenga di essere certo al 95% che l’aumento di temperatura media registrato negli ultimi due secoli sia dovuto all’azione umana, per molti scienziati (tra cui lo stesso prof. Prodi) “tale affermazione non è scientificamente fondata. Non esiste neppure una corrispondenza causa-effetto fra aumento della concentrazione di Co2 e riscaldamento. Sia prima dell’avvento dell’era industriale che oggi esistono cause del riscaldamento globale come quella astrofisica (variabilità del sole), astronomica (variazione nella distanza stella-pianeta e precessione angolare dell’asse terrestre sul piano dell’eclittica), il flusso di calore che proviene dall’interno della terra, le emissioni dei vulcani, il degassamento della crosta terrestre (con relative emissioni di CO2), il ruolo della circolazione oceanica, l’interazione vegetazione-atmosfera e oceano-atmosfera. […] Non si valuta poi che oltre a un certo livello (di saturazione) l’aumento di CO2 non determina riscaldamento. Non si valuta inoltre adeguatamente il ruolo concomitante di tutti gli altri gas serra (il vapore acqueo, il metano, l’ozono, l’anidride solforosa) e soprattutto il cosiddetto feed-back, cioè il modo in cui il sistema complesso reagisce ad ogni variazione definita”. [Fonte: Tempi, 4.12.2019]


 


 

20.11.2019

Dati ISTAT: sempre peggio per matrimoni religiosi e nascite

Secondo il rapporto ISTAT, reso noto in questi giorni e riferentesi al 2018, ecco i seguenti dati che riguardano l'Italia.
Nel 2018 i matrimoni sono aumentati di 4.500 rispetto al 2017; ma nell’arco di 10 anni (2008/2018) sono scesi da 246.613 a quasi 195.778.
Per la prima volta nella storia d’Italia, i matrimoni (solo) civili (diciamo “solo” perché i matrimoni religiosi, in genere “concordatari”, sono automaticamente anche civili) hanno sorpassato, sia pur lievemente, quelli religiosi: 50,1% (nel 2008 erano il 36,8%) contro il 49,9% (al nord sono già il 63,9% del totale, al sud invece ancora il 30,4%). Abbiamo avuto infatti 98.182 matrimoni civili sul totale di 195.778 matrimoni. I matrimoni (solo) civili sono cresciuti in un anno di 4.500 unità.

Tale sorpasso è causato soprattutto dal fatto che molti dei matrimoni solo civili sono seconde o addirittura terze nozze (aumentate dal 13,8% al 19,9% in 10 anni); anche perché, se le prime nozze sono state religiose (cattoliche) e valide, ovviamente le seconde o terze nozze non possono essere religiose [secondo le parole stesse di Gesù (Mc 10,9), il Matrimonio – da Lui elevato alla dignità di Sacramento – è “indissolubile” e solo in caso di vedovanza può essere ripetuto un matrimonio religioso], il che fa comprendere che le seconde o terze nozze sono pubblicamente contro i comandamenti di Dio e la fede cristiana.

Infatti le seconde nozze sono (solo) civili al 94,6% civili (cioè tranne un 5,4% che possono essere seconde nozze anche religiose, in caso di ‘riconoscimento di nullità’ delle prime religiose o in caso di vedovanza).

Sceglie poi il matrimonio civile la stragrande maggioranza delle coppie in cui almeno uno è straniero (l’89,5% di tali matrimoni è solo civile, specie al Nord).

E ci si sposa sempre più tardi, oltre i 30 anni [in media, uomini: 33,7 anni (2017: 32,1); donne: 31,5 anni (2017: 29,4)].
Anomala (anche se dovuta pure a fattori economici) anche la forte crescita di coloro che tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori: il 67,5% dei maschi (+1,3% rispetto a 10 anni fa) e il 56,4% delle femmine (+3% in 10 anni).
A dire il vero sotto i 30 anni i matrimoni (solo) civili sono solo il 24,8% del totale; e tra i 35 e 40 anni il 37,8%, Il che sottolinea appunto che il ‘sorpasso’ dei matrimoni civili su quelli religiosi è dovuto alle seconde nozze (in età in genere più avanzata, cioè dopo i divorzi).
Impressionante poi la crescita delle convivenze: passate in 20 anni da 329.000 a 1.368.000.

Anche questo è un dato che indica la perdita della vera fede cristiana cattolica, poiché l’unione voluta da Gesù e da Lui compiuta è solo quella del Matrimonio-Sacramento, unico e per sempre; inoltre i rapporti sessuali prematrimoniali sono contrari alla legge di Dio, cioè sono peccato grave, non corrispondono cioè alla verità dell’amore, e, nel caso della convivenza non sono neppure assolvibili (non permettendo così la vita di grazia e l’accesso alla S. Comunione) in quanto pubblicamente stabili e senza pentimento.

Altro fattore che denota un allontanamento dalla fede e dalla pratica cristiana, cioè dalla volontà di Dio (che indica la stabilità del matrimonio come luogo della nascita e crescita dei figli), è l’enorme aumento dei figli che nascono fuori dal matrimonio: 1 su tre 3 (dato 2017).
Crescono poi anche le unioni libere, cioè ancor più provvisorie se non addirittura occasionali.
Se poi passiamo alle unioni civili tra persone dello stesso sesso (gravemente contrarie alla legge di Dio), contiamo nel 2018 2.808 unioni registrate, con una prevalenza di quelle composte da 2 uomini (64,2%). Il 37,2% di tali coppie omosessuali sono nel Nord d’Italia e il 27,2% al Centro, ma la più grande concentrazione è nella grandi città come Roma e Milano (33%).

L’altro dato impressionante a allarmante, per il futuro stesso del Paese, è il triste primato di denatalità (ne abbiamo già parlato nella News del 21.06.2019).
Nel 2018 ci sono state in Italia solo 439.747 nascite (delle quali il 32,3% fuori dal matrimonio; entrano nel calcolo tutti i nuovi nati sul suolo italiano), 18.000 in meno rispetto al 2017, 45.000 in meno rispetto al 2014, 140.000 in meno rispetto al 2008.

Nel 2018 le donne residenti in Italia hanno avuto in media 1,29 figli a testa, in calo rispetto all’1,32 del 2017. Per quanto riguarda le sole italiane, la media è stata di 1,21 figli per donna, in diminuzione rispetto al già misero 1,24 del 2017. E a riempire le culle non basta più nemmeno il contributo delle straniere, passate da un tasso di fecondità di 2,52 figli per donna del 2003 all’attuale 1,94.

E i dati che si riferiscono già al primo semestre del 2019 non fanno che aggravare ulteriormente la situazione (un ulteriore calo del 2%).
Le famiglie più numerose sono ancora quelle che frequentano la Chiesa.
Considerando che nel corso del 2018 ci sono stati 636.000 decessi (13.000 in meno rispetto al 2017), si comprende come la popolazione italiana continui drammaticamente ad invecchiare; e ci sono sempre meno giovani. In dieci anni la fascia della popolazione tra i 16 e i 34 anni è scesa di 12 milioni.
Così si è pronunciata anche la Presidente del Senato della Repubblica, M. E. Alberti Casellati: «Senza più figli, sono a rischio i conti pubblici e le pensioni. L’Italia è ultima in Europa per tasso di nascite ed età media delle madri. Il calo delle nascite che va avanti da dieci anni è un dramma epocale che incide sulla società, sull’economia, sul futuro del Paese» (Corriere della sera, 20.11.2019).
Ma in Italia si fa sempre fatica a vedere politiche seriamente a favore della famiglia e della vita. Anzi …









 

7.11.2019

Un altro grande pensatore contro Darwin

Nel presente sito si annota come sia un falso che nel mondo intellettuale e scientifico ci sia una sorta di unanimità a favore di Darwin; esistono infatti moltissimi e autorevolissimi scienziati che vi si oppongono e lo smentiscono (cfr. il dossier “Darwin e l'evoluzionismo”, specie 2.14; e, nella sezione Fede e cultura, “Fede ed evoluzionismo”, v. domanda 22]

Pochi giorni fa (il 2 novembre) è morto all’età di 79 anni il professore americano Philip Johnson, docente emerito dell’Università della California di Berkeley e co-fondatore del CSC (Center for Science and Culture), uno dei grandi pensatori che negli ultimi decenni hanno posto serie domande e obiezioni alla 'teoria darwiniana', che rimangono senza risposta razionale per chi segue la teoria evoluzionistica, quando questa riduce le cause della vita e del suo sviluppo alla pura casualità e alla selezione naturale.
Philip Johnson è considerato infatti uno dei padri di quella corrente di pensiero scientifico, nata circa 30 anni fa negli USA, che va sotto il nome di Intelligent Design, cui aderiscono molti scienziati. Secondo questa teoria, "ammettere come causa dell’universo, della vita e del suo sviluppo, l’esistenza di un Essere intelligente (Dio) spiega assai meglio la realtà che non ammettere una pura e cieca casualità" (così P. Johnson nel suo libro Darwin on Trial, Washington 1991).
La visione del “Disegno intelligente” è assai spesso disprezzata dal potere culturale dominante, che si ammanta di scientificità ma che di fatto rimane su posizioni materialistiche, scientistiche, positivistiche e atee trionfanti nel XIX secolo, ma di fatto assai sorpassate dalla reale scienza contemporanea (v. appunto le pagine del sito a ciò dedicate).
Quella della pura 'casualità' appare infatti spesso una posizione condizionata più che dalle reali scoperte scientifiche - non esistono ad esempio fossili che testimonino l'esistenza di specie intermedie, oppure rimane totalmente inspiegabile l'apparire improvviso di certi animali, la scomparsa o il permanere di altri - da una visione ideologica ottocentesca, senza una reale esperienza empirica che la comprovi (il che è peraltro assai poco scientifico, in senso moderno galileiano, cioè appunto “sperimentale”), che di fatto risulta essere un’ostinata “fede nel Caso”, assai meno razionale di chi sostiene appunto che la realtà esprima invece un “Disegno Intelligente”.



 

3.11.2019

L’ONU esclude la voce dei pro-life

Le grandi organizzazioni internazionali, in primis l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), sono nate anche da un desiderio buono di coordinamento e aiuto tra le diverse nazioni del mondo, al fine di garantire la pace e la giustizia (specie dopo la catastrofe mondiale della II Guerra Mondiale); così, all’interno dell’ONU, altre grandi organizzazioni mondiali, come il WHO (World Health Organization, Organizzazione mondiale della sanità). Ma i “poteri forti”, occulti e non votati da nessuno, ne hanno fatto assai spesso un centro di potere mondiale, affatto neutrale ma fortemente indirizzato da una particolare ideologia, per imporre un “pensiero unico”, di fatto fortemente anticattolico e persino antiumano. E ciò vale anche per i grandi centri di potere mondiale come il WTO (World Trade Organization, Organizzazione mondiale del commercio), la WB (World Bank, Banca Mondiale), l’IMF (International Monetary Fund, Fondo Monetario Internazionale).
Potremmo dire la stessa cosa, a livello continentale, anche per la UE (Europa Unita), come dimostrano i comandi e i ricatti economici che giungono da Bruxelles, con scandaloso disprezzo e ritorsioni per i Paesi che non si vogliono allineare al “pensiero unico” come i Paesi dell’ex blocco comunista o gli infiniti intralci a chi ne vuole uscire (vedi “Brexit”).

Anche i grandi periodici vertici mondiali di tali organizzazioni sono pilotati perché passi una determinata ideologia, con relative condanne per chi non vi si adegui.
Nel 1994 si tenne ad esempio al Cairo una decisiva Conferenza internazionale su “Popolazione e Sviluppo”, in cui si cercò in tutti i modi, anche per la pressione della Banca Mondiale, di ridefinire il concetto di famiglia e di far riconoscere l’aborto come “diritto” e metodo di pianificazione familiare; ma il progetto (Programma di Azione) non passò o fu comunque limitato, anche per il forte intervento contrario della Santa Sede (Giovanni Paolo II) e di altri Paesi, specie quelli in via di sviluppo, che vi si associarono.
Ebbene, non solo per ricordare dopo 25 anni quell’evento ma soprattutto per riprendere ed attuare quell’intento allora solo parzialmente riuscito (ad esempio si stabilì comunque per la prima volta che i programmi per il controllo della popolazione entrassero a pieno diritto nelle politiche di sviluppo), nei prossimi giorni (12-14 novembre) si terrà a Nairobi (Kenia) un summit dell’ONU, organizzato dall’UNFPA (United Nations Fund for Population Activities, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione). Esso si prefigge di imporre ulteriormente al mondo intero una forte cultura antinatalista, omosessualista e pro-aborto.
Il progetto si rivela di stampo ideologico “totalitario”, cioè appunto come imposizione al mondo intero del “pensiero unico dominante” voluto dai poteri forti (anche finanziari); a tal punto che si è giunti persino a vietarne la partecipazione a gruppi pro-life (come gli americani Center for Family, Citizen Go, Family Watch).
Possono infatti partecipare al Summit, come si legge nel programma: «capi di Stato, ministri, parlamentari, leader del pensiero, esperti tecnici, organizzazioni della società civile, giovani, leader del business e di comunità, organizzazioni basate sulla fede, istituzioni finanziarie internazionali, persone con disabilità, accademici e molti altri interessati al perseguimento dei diritti di salute sessuale e riproduttiva»; ma come sappiamo dietro questa espressione l’ONU intende appunto anche il diritto all’aborto. Chi non vuole contribuire a questo tipo di “diritti”, non è insomma gradito. Il programma prevede inoltre la diffusione a tappeto («disponibilità universale») di contraccettivi, l’educazione sessuale «onnicomprensiva» (!), il controllo delle nascite (sotto il concetto di «sviluppo sostenibile»), l’adozione di «misure per prevenire ed evitare aborti non sicuri, l’assistenza post-aborto»; ma anche vuol promuovere la causa delle organizzazioni Lgbt, ben rappresentate al summit.
L’UNFPA, che organizza l’evento, non nasconde invece che fanno parte del team organizzatore anche le potenti agenzie pro-aborto, come la tristemente nota Planned Parenthood (v. sotto News del 10.09.2019), ma anche Women Deliver, Ipas (il produttore di “Easy Grip”, dispositivo portatile per l’aborto). (fonte: NBQ, 27.10.2019)



27.10.2019

La vita inizia dal concepimento: lo dice anche la biologia

Dovrebbe essere evidente che la vita umana inizia dal momento del concepimento, perché tutto ciò che avviene dopo, nella gravidanza, non è che il crescere, svilupparsi, organizzarsi di ciò che è già tutto implicito dopo la fecondazione dell’ovulo da parte di uno spermatozoo; così come ci vorranno quasi vent’anni per portare quell’essere umano alla pienezza della vita adulta.
Non a caso è proprio nell’istante del concepimento che Dio crea l’anima di quella persona, che è spirituale e immortale (i genitori infatti “procreano”).
Non riconoscere questo significa necessariamente scadere in una concezione della vita che sarebbe tale solo a determinate condizioni (un certo grado di sviluppo, una certa capacità mentale, il porsi in atto di certe facoltà); ma questo priverebbe della piena dignità umana chiunque, anche da adulto, fosse privo di tali capacità; inoltre lascerebbe alla legislazione civile (allo Stato!) stabilire quando un individuo è davvero un essere umano (al 3° mese di gravidanza? al 4°? oppure quando? secondo le legislature?!).
Chi nega questo dato, magari col pretesto che sarebbe un giudizio “di parte” (cattolico?), in realtà nega, oltre al “buon senso” (se lascio crescere un’unghia rimane tale, come qualsiasi parte del corpo umano; ma se lascio crescere un embrione umano diventa davvero un essere umano che nasce dopo 9 mesi ed è adulto dopo 20 anni) e ai dati della ragione, anche alle sempre più acute scoperte della scienza, della biologia, della medicina.

Ecco perché l’aborto procurato, dal momento del concepimento in poi, è di fatto un omicidio.

Comunque, di recente (2019), anche uno studio accurato e statistico condotto dall’Università di Chicago, rileva che secondo il 97% dei biologi di tutto il mondo (campione qualificato di 5.577 biologi, col coinvolgimento di 1000 Dipartimenti ed Istituzioni di Biologia di tutto il mondo) riconosce che la vita umana ha inizio dal concepimento (studio di Steve Jacobs); addirittura anche per quel 53% dei biologi americani che si sono dichiarati comunque ancora (e irrazionalmente) pro-aborto. E che non si tratti di una presa di posizione per motivi “religiosi” è dato dal fatto che tra questi biologi il 63% si è detto non appartenere ad alcuna confessione religiosa.  (fonte: NBQ, 27.10.2019)



23.10.2019

Le leggi pro-eutanasia … spingono al suicidio

Gran parte dell’Occidente, cioè del mondo più sviluppato ed economicamente più avanzato, è indirizzato verso una “cultura di morte”: non solo perché ha il maggior numero di suicidi (che nell’età giovanile raggiunge cifre impressionanti), ma perché è sospinto da neo-ideologie proprie del pensiero unico dominante che parlano addirittura del diritto all’aborto, all’eutanasia e al ‘suicidio assistito’ dallo Stato. A questo si aggiunge in Occidente un suicidio demografico, dovuto ad una innaturale e tragica denatalità.
A questo dato “fisico”, si somma poi il suicidio “culturale”, che ha portato una bimillenaria civiltà cristiana, che è stata poi quella trainante il mondo appunto più sviluppato, a rinnegare se stessa, le proprie radici, la propria cultura e la propria fede (con un’apocalittica “apostasia” dalla fede in Cristo); esponendosi così ad un vuoto esistenziale, che è rimpiazzato sempre più spesso dall’invasione se non dal fanatismo islamici.

Una recente indagine del National Council on Disability (USA) dimostra che la morte di Stato (leggi pro eutanasia o similari) non introduce affatto una libertà di scelta (l’assurdo diritto a morire) ma di fatto risulta un incentivo ad uccidersi.
Nel rapporto del NCD, che ha esaminato gli Stati americani in cui l’eutanasia è legale, è emerso che “spesso le assicurazioni sanitarie hanno negato ai pazienti trattamenti medici costosi e di supporto alla vita, offrendosi invece di sovvenzionare farmaci letali, portandoli così alla scelta disperata di decidere per il suicidio”.
Molte di queste richieste di suicidio assistito e garantito dallo Stato sono poi dovute al fatto che molti malati, sentendosi “di peso” per le loro famiglie, sono arrivati a sentirsi in colpa nei loro confronti se non optavano per il suicidio (studio di Lydia Dugdale, medico della Columbia University) (fonte: NBQ, 21.10.2019)
Come dimostra l’esperienza di Stati, come in Europa il Belgio (2350 casi di eutanasia nel 2018! erano 235 nel 2003 e 1000 nel 2011) e l’Olanda, che si vantano di aver introdotto assai presto leggi per il suicidio assistito e pro-eutanasia, queste legislazioni conoscono una deriva che sembra non conoscere fine: dall’eutanasia passiva (lasciar morire) a quella attiva (far morire), da quella volontaria (richiesta) a quella involontaria (decisa dai medici), persino per minori e addirittura contro la volontà degli stessi genitori! (si pensi poi al caso della signora belga di 65 anni Godelieva De Troyer, uccisa nell’aprile 2012 dal dottor Wim Distelmans solo perché depressa e senza neppure che i figli della donna ne fossero informati).
Ora si giunge a chiedere la morte, con l’aiuto dello Stato, anche per una depressione o per motivi ancora più oggettivamente insondabili. È il caso di una giovane belga di 23 anni (Kelly) che di recente ha chiesto l’eutanasia perché, pur avendo un fidanzato, “non si sente bella, non si piace ed è timida”! (fonte: NBQ, 15.10.2019)

Questa “cultura di morte”, nata dall’abbandono della fede cristiana, spinge verso un rifiuto della vita, considerata come qualcosa di cui ciascuno è padrone assoluto; non riconoscendo più che è comunque dono di Dio, così come il dolore è partecipazione alla fecondità della Croce di Cristo. Si dimentica inoltre - anche per colpa di una catechesi e predicazione che censura questo dato e obbligo morale, diventandone in qualche modo persino complice - che il suicidio è un peccato gravissimo che, se compiuto in piena coscienza, porta alla dannazione eterna (mancando tra l’altro la possibilità di confessarlo, se il suicidio si attua veramente).


 

21.10.2019

Prete, condannato anche dalla Chiesa, risulta poi innocente

Come non è difficile notare, se si è minimamente attenti alla realtà e si scorgono le logiche di potere ideologico che si nascondono anche dietro il mondo dell’informazione, il dramma della pedofilia (pederastia, che poi nella maggior parte dei casi si tratta di efebofilia, cioè di rapporti non con bambini ma con adolescenti) - così apparentemente riprovata dall’opinione pubblica, in realtà sempre più rafforzata da una cultura che fa comunque del sesso un vero e proprio idolo, se non una droga, e diffonde senza limiti quella bomba nascosta che è la pornografia, spingendo verso forme di aberrazione sempre più grave – torna particolarmente alla ribalta quando coinvolge la Chiesa e i preti (certo ancora più grave, proprio dal punto di vista morale cristiano), ma passa in sordina quando si tratta di altre istituzioni o della società intera (famiglia, scuole, centri sportivi,…).
Assai spesso poi, quando si tratta di uomini di Chiesa, si assiste persino ad una vera “caccia alla streghe”, dove svanisce persino la “presunzione di innocenza” (fondamento del diritto) e basta persino un’accusa gratuita ed infamante, senza prove, per creare “mostri” da prima pagina dei giornali e telegiornali (v. in proposito le News del 2.07.2018 e del 8.01.2015 come un intero Dossier nel sito – ma si pensi anche all’attuale tragico caso del card. Pell, tra i primi collaboratori del papa Francesco, richiamato e incarcerato in Australia con l’accusa, priva di buonsenso logico, di aver molestato un chierichetto in sacrestia subito dopo una S. Messa pontificale con migliaia di persone, accusa mossa senza prove dopo 30 anni da colui che poi di fatto risulta essere anche un drogato).

Riportiamo per questo anche una recente notizia, in cui si dimostra non solo come si debba andare cauti nel giudizio anche su questi casi, senza farsi prendere appunto da “fobie” gratuite e infondate, ma come anche le autorità della Chiesa debbano essere decise ma anche prudenti, senza farsi condizionare dal plauso sociale e mediatico che le viene riservato se appare sempre e comunque intransigente, perfino nei casi dubbi.
È il caso ad esempio di un sacerdote salvadoregno, José Antonio Molina, che esercitava però il suo ministero in una cittadina a pochi chilometri da Roma, che dopo 3 anni di tormenti giudiziari e mediatici a causa di un’accusa di pedofilia, è stato alla fine scagionato dal tribunale civile che ha seguito la causa, in quanto totalmente innocente. Il suo accusatore si era inventato tutto andandolo a denunciare al vescovo; lo stesso accusatore ha infatti ammesso che «erano solo calunnie», per infangare l’onore del sacerdote. Il problema, che aumenta in modo indicibile la sofferenza di tale sacerdote, con conseguenze perenni, è che nel frattempo il Papa Francesco ha emesso nei suoi confronti il decreto ‘inappellabile’ (cioè che non ammette ricorso) di sospensione a divinis, cioè da tutte le facoltà dello stato sacerdotale! La condanna arrivò in tempi brevissimi, senza che si approfondisse l’indagine e senza ascoltare le ragioni del giovane sacerdote che, fin dal principio e per tre lunghi anni, si dichiarò estraneo ai fatti e dunque innocente.     (fonte: NBQ, 21.10.2019)



 

19.10.2019

La crisi cristiana negli USA

Continua negli USA il declino delle persone che si professano cristiane. Oltre alla mancanza di una vera catechesi e formazione cristiana, incide notevolmente in questo calo pure la questione dei gravi scandali che hanno coinvolto persino alti gradi della gerarchia ecclesiastica.
Secondo un’indagine condotta dal Pew Research Center, si dichiara ancora cristiano il 65% degli adulti americani (cioè 167 milioni di persone su una popolazione di 256 milioni), con un calo percentuale di ben 12 punti percentuali rispetto al 2009. Mentre è cresciuta dal 17% al 26% la percentuale di coloro che si definiscono atei, agnostici o che non aderiscono ad alcuna confessione religiosa.
In modo più specifico, si dichiara “cattolico” il 20% della popolazione (contro il 23% del 2009), mentre il 43% si dichiara “protestante” (contro il 51% del 2009).
La nota poi più dolente riguarda i giovani e i ragazzi: si dichiara cristiano il 49% dei nati tra il 1981 e il 1996 (con un calo del 16% rispetto al 2009); mentre il 40% dice di non aderire ad alcuna religione e il 10% si riconosce in fedi non cristiane. Anche la frequenza alle celebrazioni religiose è diminuita negli ultimi 10 anni del 7%.   [fonte: Il Timone/News, 19.10.2019]





15.10.2019

Il voto in Polonia e in Ungheria

Nonostante che le istituzioni europee, di cui fanno parte, guardino con sospetto e nervosismo (persino con ricatti) le decisioni culturali, sociali e politiche, improntati alle virtù civili e cristiane, di molti Paesi dell’Europa centro orientale, usciti 30 anni fa dalla dittatura comunista voluta da Mosca, tali Paesi non voglio rinnegare la propria identità cristiana né soggiacere al “pensiero unico dominante” dell’Occidente. Lo hanno dimostrato in questi giorni anche le elezioni politiche della Polonia e quelle comunali dell’Ungheria; dove s’è registrato un ampio successo delle politiche che difendono i valori cristiani, come il rispetto della vita umana nascente e la promozione della natalità e della famiglia fondata su matrimonio uomo-donna. E tutto ciò nonostante la forte pressione culturale e persino economica europea che come al solito voleva imporre le ideologie pro-aborto, gender ed LGBT, supportata da ogni mass media europeo, per ridurre la popolarità dei due partiti di Governo, il polacco PiS e l’ungherese Fidesz e bollarli come ‘populisti’, ‘tradizionalisti’, ‘antieuropeisti’.
Infatti il voto polacco è stato chiarissimo: il partito di Governo, che moltissimi successi ha ottenuto nella crescita della natalità e della economia del paese, ha stravinto le elezioni di domenica. Il PiS (Giustizia e Libertà) di Kaczynski in 4 anni è passato addirittura dal 39% al 44,3% (la Coalizione Civica al 26,7% e l’Alleanza di Sinistra 12,34%).
La Polonia ha così dimostrato che è possibile governare bene, promuovere le virtù civili e cristiane e far crescere benessere ed economia, senza doversi piegare a ricatti e minacce di istituzioni e lobbies.
Anche in Ungheria, seppur in modo più ridotto, si è manifestata alle elezioni comunali una stessa tendenza. Fidesz si mantiene saldamente al primo posto tra le forze politiche del paese ed Orban e i suoi uomini mantengono la grande maggioranza dei sindaci delle grandi città (pur perdendo la capitale Budapest).

Ancora una volta, nonostante le condanne e i ricatti culturali ed economici delle istituzioni europee, le forze politiche di questi Paesi bollate da Bruxelles come “conservatori, populisti e sovranisti cristiani”, sono risultate vincenti dal giudizio popolare.

E finalmente anche Paesi come l’Italia, nonostante gli strali dei burocrati europei e le enormi pressioni politiche e mediatiche dei poteri forti, evidenziano sempre più di voler camminare in questa direzione.



 

12.10.2019

Cos’era l’America … prima di Colombo

Com’è noto questo giorno (12 ottobre) ricorda la scoperta dell’America da parte del genovese Cristoforo Colombo (1492).
Fino a qualche decennio fa gli Italiani e gli Europei, anche nelle scuole, celebravano questa data con orgoglio. Ora l’Occidente, colpito da una “mania suicida” circa la propria storia e civiltà, a motivo soprattutto del rinnegamento di Cristo Signore e della salvezza da Lui portata all’uomo di ogni tempo e luogo (non a caso C. Colombo, piantandovi la Croce, chiamò l’isola dove era sbarcato San Salvador – che è anche l’attuale nome di un Paese dell’America centrale, così come a Colombo si deve il nome del grande Paese dell’America meridionale e persino del District of Columbia, quello della capitale degli USA Washington; mentre com’è noto il nome dell’intero continente deriva dal navigatore fiorentino Amerigo Vespucci che scoprì essere un nuovo continente e non le Indie), così come dell’indiscussa superiorità della civiltà nata dal cristianesimo e che di fatto è stata ed è quella portante per l’umanità intera (basterebbe pensare la nascita in essa della stessa scienza moderna, oltre che del progresso economico).
A tale amnesia storica e suicidio culturale che ha colpito l’Europa dall’Illuminismo in poi si è aggiunto poi, rinnegando la decisiva questione biblica del “peccato originale” (che dà ragione della presenza nell’uomo stesso della lotta tra il bene e il male), l’idea del “buon selvaggio” (si veda l’Émile di J-J. Rousseau), per cui, al di là delle possibili depravazioni poste in atto dalla colonizzazione delle nuove terre, emerge sempre più – e lo abbiamo drammaticamente visto anche nella Chiesa proprio in questi giorni - il pregiudizio secondo cui gli indigeni erano davvero buoni, come buona era la loro cultura e religione, mentre gli Europei hanno portato violenza e depravazione e imposto la loro cultura e religione, come una sorta di “genocidio”.

In realtà la storia vera dimostra che questa è una “leggenda nera”, inventata soprattutto dall’Illuminismo e dalle forze laiciste per accusare il cristianesimo, e che le popolazioni indigene americane, insieme alle loro culture e religioni ancestrali, non erano poi così idilliache come ci viene fatto credere.
Prima dell’arrivo degli europei nelle Americhe, l’infanticidio, così come il cannibalismo, i sacrifici umani alle divinità pagane e la riduzione in schiavitù, erano fatti quotidiani nelle popolazioni indigene. L’infanticidio, specie dei bambini più deboli o difettosi, era talmente diffuso da perdurare nelle tribù indigene fino ai giorni nostri, sia pur in forma sempre più ridotta nella misura in cui penetrava il cristianesimo e la civiltà occidentale.
È stato calcolato che nell’impero degli Aztechi, nel Messico pre-colombiano, furono sacrificati alle false divinità locali, secondo i loro riti cruenti, almeno 1 milione di sudditi, in media almeno 1500 ogni anno. Anche gli Inca nel Perù facevano sacrifici umani a migliaia, 4000 solo in occasione della morte del re Huayana Capac.

Ecco un racconto di un “conquistador” spagnolo: «Il soldato Bernal Díaz del Castillo così racconta i primi tempi dell’esplorazione dello Yucatan nel 1517: in un’isoletta “abbiamo trovato due case ben lavorate, davanti ad ogni casa c’erano alcuni gradini da cui si accedeva a degli altari, su quegli altari c’erano idoli di figure malvagie, che erano i loro dèi. in quella notte erano stati sacrificati 5 indios, i cui petti erano stati squarciati, le braccia e le gambe tagliate, le pareti delle case erano piene di sangue”. Poco lontano da lì, altro orrore. Durante una ricognizione nelle vicinanze di Tenochtitlán i soldati si imbattono in “templi in cui erano stati sacrificati uomini e ragazzi, e le pareti e gli altari dei loro idoli erano pieni di sangue, e i cuori offerti agli idoli; hanno anche trovato i coltelli di selce con cui aprono i corpi per estrarne il cuore. Pedro de Alvarado ha detto che tutti quei corpi erano senza braccia e senza gambe, e che gli indios hanno spiegato che li avevano tagliati per mangiarseli; i nostri soldati sono rimasti inorriditi da tanta crudeltà. E smettiamo di parlare di tanto sacrificio, perché da lì in poi in ogni città non abbiamo trovato altro”».

Le pratiche religiose tradizionali locali prevedevano questo: «L’anno azteco è diviso in 18 mesi di 20 giorni l’uno. Sahagún fa una descrizione dettagliata di come i sacrifici si svolgono a seconda dei mesi: nel primo mese “venivano sacrificati molti bambini”, nel secondo “uccidevano e scuoiavano molti schiavi e prigionieri”, nel terzo “uccidevano molti bambini” e “quelli che si erano vestiti con la pelle dei morti scuoiati il mese precedente, se li toglievano”. Tralasciamo di specificare come si svolgessero le feste religiose nel resto dell’anno ricordando che la classe sacerdotale era numerosissima, che a volte i sacerdoti mangiavano i cuori dei sacrificati e che lasciavano crescere i loro capelli ungendoli con inchiostro e sangue».

Non solo le grandi civiltà degli aztechi, dei maya e degli inca, prevedevano questi macabri rituali, ma anche i popoli più primitivi trovati dagli spagnoli nell’area caraibica.
La regina Isabella di Castiglia, che pure aveva dato ordine di “non rendere schiavi i popoli indigeni e di trattarli con umanità”, aveva ritenuto di fare un’eccezione per i cannibali, molto diffusi nelle isole caraibiche e nella futura Venezuela.

A proposito della “leggenda nera” che vede nei conquistatori europei la causa di tutti i mali delle popolazioni indigene americane, considerate invece composte da “buoni selvaggi”, senza ‘peccato originale’ e in piena armonia con Dio e la natura (come abbiamo visto di recente purtroppo anche ai massimi vertici della Chiesa!) va almeno sottolineato che “la legge imposta ai coloni spagnoli dai sovrani cattolici, a partire da Isabella di Castiglia, vietava la schiavitù, imponeva una giusta retribuzione agli indigeni che lavoravano, prevedeva la costruzione di ospedali per la loro cura. Lo scopo della colonizzazione era l’evangelizzazione dei popoli locali, non il loro annientamento. Il dibattito sulla colonizzazione delle Americhe portò, nella Spagna del XVI Secolo, all’elaborazione di principi che furono poi alla base del moderno diritto internazionale. Francisco de Vitoria (1492-1546), dall’Università di Salamanca ritenne ingiusta la guerra, neppure se volta a conseguire lo scopo dell’evangelizzazione di popoli non cristiani e «che l’inettitudine non è un buon motivo per privare qualcuno della libertà e del diritto di proprietà, dal momento che ogni uomo è “immagine di Dio per natura”». La guerra viene giustificata unicamente per fermare il massacro dei sacrifici umani, per impedire che innocenti siano condannati a una morte ingiusta. De Vitoria sostiene il diritto al libero commercio, alla libera navigazione, alla colonizzazione di territori disabitati e una volta colonizzati alla loro difesa. [fonte: NBQ, 13.10.2019]

Dati storici e statistici seri sottolineano poi come la maggior parte delle morte degli indigeni, a seguito della conquista europea, non fu provocato dalle uccisioni perpetrate dai “conquistadores” ma semmai dalle malattie portate dall'Europa, per le quali i locali non avevano sviluppato difese naturali.
[Si veda in proposito il recente libro di Angela Pellicciari Una storia unica. Da Saragozza a Guadalupe, ed. Cantagalli, Siena 2019].


 

8.10.2019

In crisi la pillola anticoncezionale

Com’è noto, o dovrebbe, i rapporti sessuali sono leciti solo all’interno del matrimonio (celebrato come sacramento di Cristo) e anche all’interno di esso solo come espressione di vero amore e aperti naturalmente alla vita. Laddove, di fronte a Dio (creatore di ogni singolo essere umano), i coniugi pensano di non poter far fronte ad una nuova gravidanza, è lecito che abbiano i loro rapporti in modo completo e solo nei giorni “non fecondi” (che sono la maggior parte del ciclo femminile). Ecco perché, secondo la legge di Dio insegnata autorevolmente dalla Chiesa, ogni forma di contraccezione (fisica, meccanica, chimica), anche all’interno del matrimonio, è moralmente illecita (peccato grave) [v. nel sito la sezione Morale sessuale, come pure lo schema per fare bene l’esame di coscienza, cfr. VI comandamento].
Questo fondamentale principio morale è stato ribadito autorevolmente dal magistero della Chiesa anche dall’Enciclica di Paolo VI Humanae vitae (1968), tanto avversata e poi censurata anche all’interno della Chiesa (!), nella quale si specificava pure l’illiceità morale, anche all’interno del matrimonio, dell’uso della “pillola anticoncezionale” (metodo chimico che impedisce l’ovulazione), da poco inventata dalla scienza e in rapidissima espansione mondiale (e che divenne pure una bandiera della rivoluzione sessuale del ’68 e del femminismo).

Ebbene, pur essendo il contraccettivo più usato al mondo (usato da 100 milioni di donne in età fertile!), recenti studi hanno rilevato come ultimamente si noti un notevole calo di vendita e di uso di tale “pillola”: ad esempio in Canada c’è stato un calo del 5% in 5 anni, in Francia un calo dal 45% nel 2010 al 36% al l 2016, nel Regno Unito quasi dimezzato in 10 anni, in Israele s’è registrata una diminuzione del 2% solo nell’ultimo anno e negli USA si è passati dal 31% nel 2002 al 22% nel 2017.
Tra le varie cause di tale diminuzione nell’uso della “pillola contraccettiva” c’è anche la maggiore consapevolezza, a distanza di 60 anni dalla sua invenzione e diffusione, dei gravi “effetti collaterali” (non indicate nel foglio illustrativo iniziale) che può comportare l’uso di tale prodotto chimico: emicranie croniche, depressione, rischio infertilità e persino una notevole incidenza nell’emergere di tumori.
[fonte: Il Timone, n.187, p. 9 – cfr. giornale israeliano “Haaretz”]



3.10.2019

Ancora … “Ipotesi su Gesù” (V. Messori)

A distanza di 43 anni viene di nuovo pubblicato (ora per l’editrice Ares) lo straordinario libro di Vittorio Messori “Ipotesi su Gesù”, che ebbe un incredibile e allora inatteso successo quando fu pubblicato e che ha continuato ad essere edito in tutti questi anni, superando il milione di copie vendute e tradotto in 22 lingue (persino in coreano) e diffuso in tutto il mondo.
Se negli anni ’70 (cioè post ’68!), in piena contestazione che tutto voleva distruggere (“vietato vietare”) in nome di una libertà senza contenuti (ma presto incanalata, specie in Italia, nell’imponente ideologia ed egemonia culturale marxista) aveva svuotato le chiese, specie di giovani, o le aveva già trasformate in qualcosa che di puramente “cattolico” aveva ben poco, il successo di un tale libro (del grande e allora giovane neo convertito giornalista Vittorio Messori) era assolutamente inaspettato e perfino inconcepibile, come ugualmente incredibile è l’enorme successo ed incidenza, sia negli ambienti cattolici che laici, che questo testo ha continuato ad avere per oltre 4 decenni, considerando che perfino nella Chiesa cattolica, sulla scia di una visione in fondo “protestante” della fede (“sola fede, sola grazia, sola Bibbia”), l’uso della “ragione” e l’investigazione delle “ragioni della fede” (apologetica) sia stata sempre più emarginata se non addirittura censurata, con la conseguenza di una visione sentimentale ed emotiva (dunque fragile) della fede e della religione (già condannata come “modernismo” dal Papa S. Pio X all’inizio del secolo scorso – cfr. Enciclica Pascendi Dominici Gregis).
Ma la coscienza, il cuore e l’intelligenza dell’uomo prima o poi riemergono sempre. Per cui ciò che nessuno allora immaginava (nemmeno l’autore), cioè il successo dovuto alla passione, nell’autore e nei lettori, di un testo che aiuta con rigore intellettuale a capire che il cristianesimo e i Vangeli non sono miti ma storia vera, documentata, dunque la Verità capace di cambiare e salvare davvero la storia dell’uomo di ogni tempo, è invece accaduto. “Ipotesi su Gesù” fu ed è un testo, che ha l’arguzia e il pregio di rendere divulgativo ciò che in fondo era riservato agli specialisti (e neppure a tutti loro, visto che anche tra molti teologi à la page c’erano celebri “demitizzatori”!), cioè i serissimi e numerosissimi studi e scoperte (letterarie, storiche, persino archeologiche) riguardanti i Vangeli e Gesù. Una ricerca ed un testo, di non difficile lettura, che ha appassionato e continua ad appassionare centinaia di migliaia di lettori in tutto il mondo. E che contribuisce a far comprendere, anche ad un vasto pubblico, che il cristianesimo è “vero”!



25.09.2019

Castità prematrimoniale? Fa bene anche al matrimonio

Come sappiamo, e dobbiamo sapere e vivere, al di fuori del matrimonio cristiano - celebrato cioè col Sacramento del Matrimonio, che è unico e per sempre - non sono mai leciti i rapporti sessuali, che sono quindi in questo caso un ‘peccato mortale’ (v. nel sito “morale sessuale” e “schema per fare l’esame di coscienza” in vista della Confessione). E dovremmo anche sapere che - anche se non è sempre facile obbedire ad essi, anzi occorre proprio la grazia di Dio per poterli vivere, e quindi un vero rapporto con Cristo, molta preghiera e Confessione/Comunione frequenti - i Comandamenti non sono mai un limite alla nostra vera libertà e al nostro vero bene, ma una condizione perché si attui in noi la vita vera, l’autentico bene, si realizzi pienamente la vita e si pervenga poi alla salvezza eterna. Evidentemente Dio non si sbaglia, in quanto Intelligenza e Verità suprema, e non ci inganna, poiché è Amore infinito, nell’indicarceli; per questo non sono un ‘optional’ ma appunto ‘comandamenti’, cioè una vera strada di vita e condizione della nostra stessa salvezza eterna (paradiso).

Al di là di quella che potrebbe essere un’impressione immediata - tanto più in questo genere di peccati che, per la loro passionalità e piacere, possono anche offuscare l’intelligenza – i peccati contro la castità non sono mai un segno di vero amore, tanto meno producono un amore duraturo. Anzi, la storia di questi ultimi decenni tristemente ci testimonia che la disobbedienza ai Comandamenti, anche proprio a riguardo della sessualità (contro la castità), ha prodotto proprio un gravissimo indebolimento dell’amore; a tal punto che anche nei matrimoni, persino in quelli sedicenti cristiani (e che di fatto lo sono se celebrati validamente col Sacramento del Matrimonio, l’unico valido agli occhi di Dio, proprio perché immenso Suo dono e aiuto soprannaturale), la crescita esponenziale delle separazioni e dei divorzi (mai ammissibili per la fede cristiana, secondo le parole stesse di Gesù – cfr. Mc 10,2-9) è sotto gli occhi di tutti! Ed è uno dei segni più forti della tragedia dell’umanesimo ateo in atto e la distruzione della famiglia costituisce proprio un inaudito attacco del demonio contro l’uomo e il mondo contemporaneo (secondo le parole riferite da Lucia di Fatima e inviate al card. Cafarra in vista dei primi passi dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia, che proprio quel Papa aveva voluto e che aveva affidato appunto al cardinal Cafarra).

Che l’obbedienza ai comandamenti e la doverosa decisione di vivere in castità totale prima del matrimonio sia non un limite ma la condizione di un amore vero e duraturo, è testimoniata anche da molti giovani di oggi, magari convertiti da poco ma in modo forte ed entusiasta alla fede cristiana; vedi/ascolta in tal senso questa fortissima testimonianza data da due giovanissimi sposi a Medjugorje nell’agosto scorso, durante l’annuale Mladi-Fest (Festival dei Giovani, che anche quest’anno si è tenuto dal 1° al 6 agosto ed ha radunato oltre 50.000 giovani da tutto il mondo).

È pure significativo che anche seri studi sociologici individuino come ci sia un rapporto tra i peccati contro la castità prematrimoniale e il fallimento dei matrimoni; contrariamente a certi ‘luoghi comuni’ che sostengono invece che questi gravi peccati sarebbero una “prova” per vedere se poi il matrimonio ci sarà e avrà successo.

In proposito appunto, un recente studio della Florida State University (cfr. NBQ, 22.09.2019) smonta appunto la leggenda secondo cui i matrimoni sarebbero più solidi grazie al “periodo di prova di sesso prematrimoniale”, evidenziando invece che, secondo questo autorevole monitoraggio sociologico, pubblicato sulla rivista Psychological Science della summenzionata università americana, “le coppie di sposi sono più solide e perfino felici se prima del matrimonio sono stati casti”.
Secondo una delle responsabili dello studio, Juliana French, il sesso prematrimoniale, aumentando la percezione di una sessualità senza impegno, indebolisce poi anche l’unione coniugale, favorisce l’infedeltà e la conseguente rottura del matrimonio.
Del resto già passati studi scientifici in merito - apparsi ad es. su American Sociological Review nel 1988 o su Demography nel 1992 - avevano evidenziato un nesso pure tra “convivenza” prematrimoniale e futura instabilità coniugale. Così uno studio apparso nel 2010 sul Journal of Family Psychology, su un campione di oltre 2.000 coppie sposate, aveva riscontrato “proprio come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei partner”.
Tali studi prescindono addirittura da convinzioni morali e religiose e riconoscono certo l’esistenza di numerose variabili e rapporti di causa/effetto circa la fragilità attuale dei matrimoni. Però è significativo che una grande incidenza negativa in merito si sia sociologicamente evidenziata proprio a riguardo dell’assenza di castità prematrimoniale.

Potremmo forse un po’ sbrigativamente ma autenticamente concludere come la storia, personale e sociale, stia a dimostrare come “Dio ha sempre ragione”, che le Sua legge è il nostro vero bene e che il “peccato” è sempre prima o poi distruttivo. Così come la misericordia divina – vedi appunto la testimonianza del video sopra indicato – sia in grado sempre di rigenerare una vita e persino l’amore di coppia, anche dopo esperienze negative, se poi approdate umilmente e decisamente alla conversione a Gesù e alla vita di grazia.



 

20.09.2019

Cina. “Non avrai altro Dio all’infuori di …” Xi Jinping !

Quando l’uomo si oppone a Dio di fatto poi mette se stesso al posto di Dio. E lo fanno anche le ideologie e gli Stati. Anche se poi, dal “peccato originale” all’Apocalisse, a volersi sostituire a Dio per essere adorato e obbedito come Dio è alla fine Satana stesso.

È in questo senso impressionante quanto perfino esplicitamente richiesto dal Partito Comunista Cinese alle chiese protestanti ufficiali della regione dell’Henan: ha ordinato di sostituire i “dieci Comandamenti” (!) con frasi e citazioni del Presidente Xi Jinping [eccone ad esempio una: «interpretare il pensiero, la dottrina e gli insegnamenti religiosi in modo che si conformino ai bisogni del progresso dei tempi ... senza infiltrazioni occidentali … Le diverse religioni devono riferirsi alla cultura cinese e in particolare ai valori socialisti fondamentali»].
Agenti del regime comunista hanno infatti richiesto di cancellare il primo Comandamento («Non avrai altro Dio all’infuori di me») perché «Xi Jinping si oppone a questo enunciato». Ai fedeli che hanno tentato di protestare i funzionari del Fronte unito hanno risposto: «Dovete obbedire in tutto al partito. Dovete fare tutto quello che il partito vi dice. Se vi opponete, la vostra chiesa sarà chiusa immediatamente». Effettivamente le chiese protestanti che si sono rifiutate di rimuovere i dieci Comandamenti sono state chiuse. Telecamere di sicurezza sono state installate in tutte le chiese per monitorare le attività dei fedeli. Il governo ha comunque tolto dalle chiese le Croci, ordinando di introdurre la bandiera nazionale e i “valori socialisti fondamentali”. È inoltre “vietato ai minori di 18 anni” di entrare in chiesa o partecipare al catechismo. Nelle scuole viene continuamente ricordato agli alunni e ai genitori che credere in Dio è vietato; e i funzionari offrono compensi in denaro per chi denuncia «attività religiose illegali».

Nonostante i recenti accordi, ancora segreti e provvisori, col Vaticano, anche le Chiese Cattoliche, dove il partito Comunista ha autorevole voce in capitolo anche nella nomina dei Vescovi, dietro la parola “sinicizzazione” (ufficialmente: inculturazione nella tradizione cinese) si esplicita l’ordine di obbedienza totale al Partito Comunista Cinese. Come ha dichiarato a gennaio Wang Zuoan, direttore dell’amministrazione statale per gli Affari religiosi, «la massa dei fedeli della Chiesa cattolica deve continuare a studiare il “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, l’era di Xi Jinping! La bandiera rossa a cinque stelle deve sventolare alta nei cortili delle chiese e bisogna sforzarsi per fare progressi sulla via dello sviluppo della sinicizzazione», ovvero la sottomissione della Chiesa agli ordini del Partito.

Dopo queste tragiche e blasfeme parole, fa ancora più impressione ricordare il recente viaggio in Italia (v. sotto notizia del 29.03.2019), l’accoglienza quasi trionfale e persino di sudditanza (“La nuova via della seta”?!) riservata proprio al Presidente Xi Jinping, che vuol mettersi addirittura “al posto di Dio” per iniziare la nuova era!

Tutti costoro si ricordino che poi alla fine … solo il Dio vero conduce la storia, e tutti coloro che già nel secolo scorso avevano addirittura avuto la pretesa di contare gli anni della “nuova era” dal loro avvento, non ne hanno contato che pochi …



 

16.09.2019

Burkina Faso:
“Cristiani, convertitevi all’islam … o andatevene”!

Una feroce milizia islamica (di jihadisti) sta invadendo specie il nord del Burkina Faso, decisa ad occupare l’intera regione del Sahel; tentando di trasformare il Paese in un nuovo Stato islamico; ma nel mirino ci sono soprattutto i cristiani, costretti a convertirsi all’islam o a fuggire (ne avevamo già parlato nella notizia del 15.05.2019, v. sotto).
Solo dai villaggi di Hitté e Rounga, assaltati dai fondamentalisti islamici a inizio settembre, sono scappate 2.000 persone per rifugiarsi in una scuola della vicina Titao, nel dipartimento di Ouindigui. Qui, come ha fatto sapere la fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre al britannico Catholic Herald, sono ormai 7.000 i profughi giunti dai villaggi della zona.
Racconta un testimone dell’attacco a Hitté: «All’inizio di settembre, 16 uomini sono arrivati nel villaggio e hanno intercettato gli abitanti che tornavano dai campi. Alcuni di quegli uomini hanno costretto la gente a entrare in chiesa, dove hanno minacciato i cristiani ordinando loro di lasciare le proprie case entro tre giorni. Altri intanto davano fuoco a tutto quello che trovavano sulla loro strada. Ora a Hitté non c’è più neanche un cristiano né un catecumeno»! Dopo l’attacco a Hitté perfino la polizia si è rifiutata ‘per ragioni di sicurezza’ di recuperare le salme dei cristiani trucidati. Le violenze contro i cristiani si susseguono. “Il 4 agosto scorso è stata bruciata una cappella”, ha detto mons. Pierre Claver Malgo, vescovo di Fada N’gourma (la diocesi più grande del Paese e una delle aree maggiormente interessate dagli attacchi), «e le violenze hanno causato un altissimo numero di sfollati, di cui ci stiamo prendendo cura; per il momento li abbiamo alloggiati nelle aule delle scuole, anche se ciò significa non poter iniziare l’anno scolastico».



 

15.09.2019

Suicidi … e giovani;    ma la fede aiuta i giovani

Proprio in questa data (10 settembre) dal 2003 ogni anno si celebra la “Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio”, inventata non a caso a Stoccolma (città e nazione dove si registra un elevatissimo numero si suicidi, anche se per l’ONU è uno dei Paesi più civili e felici) e promossa dalla “Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio” (AISP), iniziativa subito riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nel mondo si registrano ogni anno 800.000 suicidi (in pratica 1 ogni 43’’). In Italia sono 4.000.
Il dato ancora più allarmante è che il suicidio risulta nel mondo la prima causa di morte nei giovani tra i 15 e i 29 anni. Anche in Italia solo negli ultimi 8 anni c’è stato in questo senso un incremento di 20 volte (secondo l’ISTAT dei 4.000 suicidi registrati ogni anno in Italia oltre il 5% è compiuto da ragazzi e giovani sotto i 24 anni, rappresentando la seconda causa di morte dai 15 ai 24 anni). Una vera emergenza, che gravita attorno ad un terribile vuoto esistenziale e spirituale!

Inoltre, secondo l’analisi scientifica della rivista Jama Psichiatry, l’uso sempre più forte di cannabis tra gli adolescenti aumenta del 37% il rischio di depressione, del 50% la comparsa di pensieri suicidi e di fatto triplica il rischio di suicidio da adulti.

Che la fede sia invece di enorme aiuto anche per i giovani e possa colmare il vuoto esistenziale che sta alla base anche delle fughe nelle droghe, violenze, disimpegno e persino suicidi che crescono tra loro in modo esponenziale, viene evidenziato anche da un recente complesso studio (“The Connected Generation”) su un sondaggio effettuato tra il 2018 e il 2019 su 15.369 giovani di 25 paesi [sia tra i Millennials (nati tra 1982 e il 1996) che tra la Generazione Z (nati dal 1997 in poi)], a cura della società cristiana Barna Group e realizzato in collaborazione con l’agenzia World Vision.
Se il 40% dei giovani intervistati ammette di sentirsi spesso in ansia per decisioni importanti, incerto sul futuro o timoroso di fallire, il dato scende però al 21% nei giovani che si dichiarano religiosi e al 18% di quelli di fede cristiana.
Se il 28% ha affermato di sentirsi spesso triste e depresso, il dato sale però al 37% nei giovani che si dichiarano atei o agnostici, mentre scende al 26% tra i giovani di qualche religione e al 23% tra i giovani cristiani.
È altresì significativo che, nonostante tutto (e una sostanziale diffidenza nei confronti delle Chiese), il 57% dei giovani intervistati ritiene che la religione, soprattutto nella sua dimensione “sacrale” (!) faccia bene alla vita e che il 53% la consideri importante per la società.
[fonte: Il Timone News (G. Guzzo), 15.09.2019]




 

10.09.2019

“Unplanned”: arriva anche in Italia il film-verità sull’aborto

Negli USA il film Unplanned ha già avuto un grande successo, ogni più rosea aspettativa: in una settimana è stato visto al cinema da più di un milione di persone; un successo enorme, nonostante sia stato e sia boicottato dal mainstream; un film che è riuscito a risvegliare moltissime coscienze addormentate, mettendo così in serio imbarazzo il pensiero unico dominante e suscitando pure un duro ma provvidenziale dibattito tra pro-life e pro-choice.
Unplanned, nel cui titolo si adombra già un’antitesi, quella alla potentissima organizzazione abortista statunitense “Planned Parenthood” (alla quale anche il Presidente Trump ha peraltro già tagliato i finanziamenti pubblici, garantiti e accresciuti invece dall’amministrazione Obama), è un film sull’aborto, che riporta una storia veramente accaduta e che “fa vedere” (“vedere è il primo passo per capire”, sottolinea Federica Picchi, che ne curerà per la Dominus Production, di cui è fondatrice, la distribuzione in Italia) cosa sia un aborto di un feto di 13 settimane.

La storia, appunto vera, è quella di Abby Johnson, una professionista di 39 anni alla quale proprio la "Planned Parenthood" aveva affidato la direzione di una clinica nel Texas, premiandola peraltro nel 2008 come «dipendente dell’anno». Ciò che spinse improvvisamente questa premiata leader di una delle potenti cliniche dell’aborto USA a lasciare il proprio lavoro e a farne una paladina dei pro-life, fu proprio un fatto accaduto nel 2009 nella clinica da lei diretta: a causa di un’improvvisa carenza di personale, le chiesero di coadiuvare un medico in un’operazione di routine: abortire un feto alla tredicesima settimana. Nel vedere il bambino contorcersi disperatamente e cercare di scappare per evitare di essere risucchiato dall’aspiratore, Abby Johnson comprese in fondo davvero per la prima volta cosa sia effettivamente l’aborto e che grande menzogna si nasconda dietro al presunto “diritto” all’aborto.
Unplanned è un film nato da un grande atto di amore e di coraggio, dice Federica Picchi; è più di un film. Tratta di un tema delicatissimo, l’aborto, su cui però ruota una campagna ideologica forsennata e che nasconde anche un enorme giro di interessi economici. Unplanned permetterà di scoperchiare finalmente questo ‘vaso di Pandora’. Non a caso è stato subito furiosamente boicottato. Ad esempio la prima di Unplanned negli USA è stata preceduta da una indecorosa campagna di attacchi contro Pure Flix, il distributore americano. Oltre a bloccare l’account Twitter ufficiale del film, molti media hanno accuratamente evitato di dare la notizia della sua uscita. E questo malgrado appunto poi i cinema pieni. Unplanned ha infatti il torto di attaccare la più grande azienda di aborti di massa del mondo, appunto la “Planned Parenthood”. Ci sono troppi interessi dietro al “business” dell’aborto. I fautori di questo crimine, vestito di finta libertà, hanno paura. Temono che le persone e l’intera opinione pubblica possano scoprire la verità e cambiare idea, come successo ad Abby Johnson. Questo per loro è inaccettabile.
Federica Picchi, fondatrice e direttrice della "Dominus production", una catena di distribuzione cinematografica ‘sui generis’ nata appunto per far girare in Italia film di qualità e soprattutto di valori veri [ha già portato in Italia pellicole di grande valore e impatto, come Cristiada (film sulla persecuzione anticattolica del popolo messicano e sul martirio del giovanissimo José Sánchez del Río, v. anche sotto nella notizia del 17.08.2019), Una canzone per mio padre (la storia vera di Bart Miller e della sua canzone, volata in vetta alle classifiche americane), God’s Not Dead 1 e 2], è riuscita ad acquisire i diritti per distribuire Unplanned in Italia dopo una estenuante trattativa durata più di sei mesi (“è stato il film più difficile da prendere della mia vita”, dice). Gli stessi produttori americani, data la qualità del film, non lo affidano infatti ad un distributore a caso, ma che ne condivida il valore e gli ideali. “Quello che mi rimarrà più impresso - continua Federica Picchi - è che quando con gli americani siamo finalmente arrivati all’accordo finale, alle 3 del mattino e dopo una lunga e popolata ‘conference call’ americana, abbiamo terminato con una preghiera corale così profonda e intensa da far venire i brividi. Non mi era mai capitato di siglare un contratto con una preghiera”.
Dopo aver acquisito il diritto di distribuzione in Italia, ora occorre ancora fare il doppiaggio, gli adattamenti video, le lavorazioni grafiche, le autorizzazioni tecnico-burocratiche, la stipula dei contratti di fornitura con le sale cinematografiche partner dell’uscita. Non ultimo va informato il pubblico dell’arrivo di questo meraviglioso film. Si può ipotizzare di trovarlo nei cinema italiani il 30 gennaio 2020.
Quando si chiede a Federica Picchi cosa si aspetti dal pubblico italiano, risponde: “Guardi, nella nostra società si può mostrare qualsiasi cosa, è assolutamente tutto lecito. La rappresentazione della nascita di un essere umano nel grembo di sua madre, però, può essere causa di divieti, denunce, ordinanze (il caso del manifesto con un feto vietato a Roma dal sindaco Raggi parla da solo). Dico solo questo al pubblico italiano: vedere è il primo passo per capire. Se qualcuno non vuole che la realtà dell’aborto venga mostrata, Unplanned ha la folle pretesa di abbattere questo tabù. La più grande sfida all’ideologia è infatti rappresentata dalla “realtà”. E questa è una sfida al sistema, forse la più importante mai fatta dal cinema … Si tratta del film di denuncia più importante mai uscito in Italia”. “Vorrei per questo che la promozione per Unplanned sia la più imponente di qualsiasi altra pellicola uscita nel nostro Paese. Chiediamo dunque un sostegno forte a tutti coloro che combattono la cultura di morte che ci circonda e che sognano invece una vera “rivoluzione della vita”. Sappiamo che sono molti, anche tra i giovani. Abbiamo avviato per questo, conclude F. Picchi, una campagna di raccolta fondi sia sulla pagina del film www.unplanned.it che sulla pagina Facebook. [fonte: V. Pece – NBQ, 10.09.2019]





 

31.08.2019

Fulton Sheen … presto “Beato”

Forse il nome di questo arcivescovo americano oggi è quasi del tutto sconosciuto, specie in Europa; ma negli anni ‘70/’80 del secolo scorso era un volto assai noto ed amato negli USA, soprattutto a motivo delle sue straordinarie catechesi che, tra i primi, fece prima alla radio e poi alla televisione. Era infatti seguito da 30 milioni di ascoltatori a settimana e alla sua predicazione si devono almeno 50.000 conversioni (solo per parlare di quelle documentate)! Eppure la sua parola, pur essendo suadente, non faceva mai sconti sulla Verità; e risulta persino ‘profetica’ per il nostro tempo (come vediamo nell’esempio sotto riportato), aiutandoci ad individuare “i segni dei tempi”, come sottolineava, cioè la drammaticità persino apocalittica dello scontro in atto tra la Verità (Cristo) e la grande “menzogna”, tra il bene e il male, tra il Regno di Dio e l’opera di Satana.

Fulton Sheen nacque a El Paso (Illinois, USA) l’8.05.1895. Il suo nome di Battesimo era Peter John, ma stranamente fu sempre noto a tutti coi cognomi della madre (Delia Fulton) e del padre (Newton Sheen), di origini irlandesi. Entrato in Seminario non da piccolo, il 20.09.1919 divenne sacerdote (promise in quel giorno che avrebbe dedicato un’ora al giorno all’Adorazione Eucaristica e resterà fedele a questa promessa tutta la vita). Già laureato in filosofia, compì altri studi specialistici a Washington DC, a Lovanio (dottorato in filosofia), a Parigi e a Roma (dottorato in teologia). Fu docente di filosofia e teologia, oltre che seguitissimo predicatore. Il suo punto di riferimento filosofico e teologico è in fondo sempre stato S. Tommaso d’Aquino. Mentre insegnava Filosofia a Washington DC, cominciò a tenere un programma radiofonico la domenica sera sulla NBC («The Catholic Hour»,). Divenne subito assai noto e seguito in tutti gli Stati Uniti, ma anche nel mondo intero, a tal punto da essere ammirato anche da Papa Pio XII, che lo creò vescovo l’11.06.1951 (prima come ausiliare di New York; poi nel 1966 Papa Paolo VI lo nominò Vescovo di Rochester; ma nel 1969 si ritirò dall’impegno pastorale episcopale). Intanto dal 1950, in qualità di direttore nazionale della Società per la Propagazione della Fede, iniziò una lunga serie di viaggi in Asia, in Africa e in Oceania, per l’evangelizzazione dei popoli. Scrisse più di 60 libri, con un numero immenso di lettori; ma continuò con grande successo anche la sua predicazione radiofonica; per cui l’emittente televisiva NBC già dal 1951 lo volle come conduttore e predicatore stabile del seguitissimo programma «Life’s Worth Living» (Vale la pena di vivere), che ebbe uno straordinario e duraturo successo.

Morì a New York il 9.12.1979 ed è sepolto nella cattedrale di Peoria (Illinois, USA).

Il 5 luglio scorso (2019) papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo* ottenuto per intercessione di Fulton Sheen, portando così la causa di beatificazione verso la conclusione e preparando la sua prossima beatificazione.

* Nel 2010 a Peoria un bambino era nato morto. I familiari del neonato cominciarono subito a rivolgersi nella preghiera a monsignor Sheen, mentre il piccolo veniva trasferito all’OSF Medical Center, a poca distanza dalla cattedrale di Peoria, dove riposa la salma del prossimo Beato. Nonostante avesse ricevuto i trattamenti medici più avanzati, il neonato continuava a non manifestare segni di vita; dopo un’ora sarebbe stato dichiarato “clinicamente morto”. Il medico attese ancora un minuto, ma proprio mentre stava per annunciare il decesso, il cuore del neonato cominciò a battere e la sua respirazione divenne normale. Dopo qualche settimana, il bambino fu dimesso. Da allora gode di buona salute.

Nel 2011 la diocesi di Peoria ha istruito l’inchiesta sul presunto miracolo, i cui risultati sono stati consegnati, nel dicembre dello stesso anno, alla Congregazione delle Cause dei Santi. La Consulta Medica, il 6.03.2014, si è pronunciata a favore dell’impossibilità di spiegare l’accaduto secondo le attuali conoscenze mediche; e il 17.06.2014 i Consultori teologi si sono pronunciati a favore del legame tra l’avvenuta miracolosa guarigione e l’intercessione di Fulton Sheen.

Ecco qui di seguito, come esempio, un estratto della straordinaria (e profetica!) catechesi tenuta alla radio da mons. Fulton Sheen il 26.01.1947 sull’Anticristo:

“Perché così poche persone si accorgono della gravità della nostra crisi presente? … La nuova era in cui stiamo entrando è quella che potremmo chiamare la fase religiosa della storia umana. Non fraintendetemi; “religiosa” non vuol dire che gli uomini si rivolgeranno a Dio, ma piuttosto che l’indifferenza all’assoluto che ha caratterizzato la fase liberale della civiltà sarà seguita da una passione per l’assoluto … Da oggi in poi gli uomini si divideranno in due religioni concepite di nuovo come abbandono a un assoluto. Il conflitto del futuro è tra un assoluto che è il Dio-Uomo e un assoluto che è l’uomo-dio; tra il Dio che si è fatto uomo e l’uomo che si fa dio; tra i fratelli in Cristo e i compagni nell’Anticristo.

L’Anticristo, però, non sarà chiamato così, altrimenti non avrebbe seguaci. Non indosserà calzamaglie rosse né vomiterà zolfo, né impugnerà una lancia né agiterà una coda con la punta a forma di freccia come il Mefistofele nel Faust. Da nessuna parte nelle Sacre Scritture troviamo conferma del mito popolare che immagina il diavolo come un buffone vestito di rosso. È descritto invece come un angelo caduto, come “il Principe di questo mondo” il cui mestiere è di dirci che non esiste nessun altro mondo. La sua logica è semplice: se non c’è un paradiso, non c’è alcun inferno; se non c’è un inferno, non c’è alcun peccato; se non c’è il peccato, non c’è alcun giudizio, e se non c’è un giudizio allora il male è bene e il bene è male. Ma al di là di queste descrizioni, Nostro Signore ci dice che egli sarà molto simile a Lui, che ingannerà perfino gli eletti (e di sicuro nessun diavolo di quelli che abbiamo visto nei libri illustrati riuscirebbe a ingannare gli eletti). In che modo egli verrà in questa nuova era per convincerci a seguire il suo culto? Verrà travestito da Grande Umanitario; parlerà di pace, prosperità e abbondanza non come mezzi per condurci a Dio, ma come fini in sé. Scriverà libri su una nuova idea di Dio adatta ai modi di vivere della gente; diffonderà la fede nell’astrologia in modo da incolpare per i nostri peccati non la nostra volontà, ma le stelle; spiegherà psicologicamente la colpa in termini di sesso represso, farà sprofondare gli uomini nella vergogna se gli altri uomini diranno che non sono di mente aperta e liberali; identificherà la tolleranza con l’indifferenza verso quel che è giusto e quel che è sbagliato; incoraggerà i divorzi con l’inganno secondo cui una nuova unione è “vitale”; accrescerà l’amore per l’amore e diminuirà l’amore per la persona; invocherà la religione per distruggere la religione; parlerà perfino di Cristo e dirà che è stato il più grande uomo che sia mai vissuto; dirà che la sua missione è liberare gli uomini dalla schiavitù della superstizione e dal fascismo, che baderà di non definire mai. Ma in mezzo a tutto il suo apparente amore per l’umanità e alle sue chiacchiere su libertà e uguaglianza, avrà un grande segreto che non rivelerà a nessuno: non crederà in Dio. Poiché la sua religione sarà la fratellanza senza la paternità di Dio, ingannerà perfino gli eletti. Istituirà una contro-chiesa, che sarà una scimmiottatura della Chiesa, perché lui, il diavolo, è la scimmiottatura di Dio. Essa sarà il corpo mistico dell’Anticristo e a livello esteriore ricorderà la Chiesa come corpo mistico di Cristo. In un disperato bisogno di Dio, indurrà l’uomo moderno nella sua solitudine e frustrazione a morire dalla voglia di entrare a far parte della sua comunità, la quale darà all’uomo uno scopo più grande senza bisogno di correzione personale né di ammettere la propria colpa

Dal momento che i segni dei nostri tempi indicano una battaglia tra assoluti possiamo aspettarci che il futuro sarà un tempo di prova; per due ragioni. Innanzitutto, perché si fermi la disgregazione. Se non ci fossero catastrofi, l’empietà prenderebbe sempre più terreno … Dio non permetterà che l’ingiustizia diventi eterna ... La verità morale è vendicata dalla rovina che consegue al suo ripudio. Il caos dei nostri tempi è l’argomento negativo più forte che potesse mai essere utilizzato dal cristianesimo. La catastrofe rivela che il male si sconfigge da solo e che non possiamo distogliere lo sguardo da Dio, come abbiamo fatto, senza fare del male a noi stessi.

La seconda ragione per cui dovrà arrivare una crisi è per prevenire una identificazione sbagliata tra la Chiesa e il mondo. Nostro Signore ha inteso che coloro che sono i Suoi seguaci fossero diversi nello spirito da coloro che non lo sono. Ma questa linea di demarcazione è stata offuscata. Invece del nero e del bianco c’è soltanto una sfumatura. La mediocrità e il compromesso caratterizzano le vite di tanti cristiani. Leggono gli stessi romanzi dei moderni pagani, educano i figli nella stessa maniera atea, danno retta ai medesimi commentatori che non hanno altri criteri se non giudicare il presente dal passato e il futuro dal presente; consentono che s’insinuino nelle loro famiglie usi pagani come il divorzio e le seconde nozze; vi sono sedicenti leader sindacali cattolici privi di carattere che danno indicazioni di voto per i comunisti ai congressi, o scrittori cattolici che accettano presidenze in organismi comunisti per inoculare idee totalitarie nei film. Non ci sono più il conflitto e l’opposizione che devono caratterizzarci. Stiamo influenzando il mondo meno di quanto il mondo influenzi noi. Non c’è più diversità. Noi che siamo stati inviati per fondare un ospedale siamo stati infettati dalla malattia, e dunque abbiamo perduto il potere di guarire. E poiché l’oro è mescolato a una lega, tutto dev’essere gettato nella fornace affinché lo scarto sia bruciato. Il valore della prova sarà di distinguerci. Una catastrofe deve giungere per rifiutarci, disprezzarci, odiarci, perseguitarci, e allora, allora potremo marcare la nostra lealtà, affermare la nostra fedeltà e dichiarare dalla parte di chi stiamo. Diminuiremo in numero, ma aumenteremo in qualità. Non è per la Chiesa che temiamo, ma per il mondo. Tremiamo non perché Dio potrebbe essere scalzato dal trono, ma perché potrebbe regnare la barbarie.

Infine tre consigli pratici per questi tempi, perché i cristiani prendano coscienza che un momento di crisi non è un tempo di disperazione, ma di opportunità. Siamo nati nella crisi, nella sconfitta: la Crocefissione. E una volta che prendiamo coscienza che siamo sottoposti alla Collera Divina, possiamo diventare oggetto della Divina Misericordia. Gli autentici insegnamenti di Dio generano speranza. Il ladrone sulla destra arrivò a Dio attraverso una crocefissione.

In secondo luogo i cattolici devono accrescere la loro fede, appendere un crocifisso nelle loro case, ricordarsi che hanno una croce da portare; riunire le vostre famiglie ogni sera per recitare il Rosario; andare alla Messa quotidiana; fare ogni giorno l’Ora Santa nella Presenza del nostro Signore dell’Eucaristia …

Coloro che hanno fede faranno meglio a rimanere in stato di grazia e coloro che non l’hanno faranno meglio a capire le proprie intenzioni, poiché nell’era che viene ci sarà un solo modo per fermare le vostre ginocchia tremanti, e sarà piegarle e mettersi a pregare. Pregate Michele, Michele il Principe del mattino, che sconfisse Lucifero che voleva farsi dio. Quando un tempo il mondo si incrinò a causa di un ghigno in paradiso, egli si alzò e trascinò giù dai sette cieli l’orgoglio che voleva guardare l’Altissimo dall’alto in basso.

E pregate anche Nostra Signora. Ditele: “È a te che è stato dato il potere di schiacciare la testa del serpente che mentendo disse agli uomini che sarebbero diventati dèi. E possa tu, che ritrovasti Cristo allorché Egli fu perso per tre giorni, ritrovarLo di nuovo per il nostro mondo che Lo ha perduto …”.





 

20.08.2019

In morte di … Paola Bonzi

Donne importanti. E le nuove ideologie, anti-cristiche e anti-umane, creano le proprie “eroine”: dalla imperitura Emma Bonino, che ha sempre lottato per tutte le cause immorali e anticristiane (contro la fede cristiana e soprattutto per il trionfo in Italia del divorzio, aborto, eutanasia, matrimoni omosessuali, liberalizzazione della droga, ecc. - v. ad es. News del 19.05.2016), alle recenti eroine come la trentunenne tedesca Carola Rackete (comandante della piccola nave “Sea Watch III”, battente bandiera belga ma di una Ong tedesca, che, dietro il paravento degli aiuti umanitari, ben retribuiti, non solo diventa di fatto cooperatrice degli scafisti e della schiavizzazione degli immigrati clandestini, ma quest’estate è giunta addirittura a compiere atti gravemente illegali contro unità militari italiane e soprattutto contro lo stesso governo italiano; e qui si nasconde il vero scopo dell’opera e del perché sia stata protetta dalla magistratura e diventata un simbolo della “religione umanitaria”, fino ad essere proposta come Nobel per la pace!); e così pure la sedicenne Greta Thunberg, la ragazzina svedese, che peraltro soffre di disturbi psicologici (secondo la diagnosticata “sindrome di Asperger”, che porta pure ad un protagonismo ossessivo-compulsivo), che l’ideologia ecologista mondiale ha fatto improvvisamente assurgere, facendo quindi il suo stesso male, a innocente e per ciò ancor più suadente e tenace simbolo della lotta ambientalista, per lo sviluppo sostenibile e contro i presunti cambiamenti climatici (cosa peraltro fortemente smentita da numerosi scienziati, v. sotto News del 28.06.2019).

Nessuno invece ha parlato di Paola Bonzi, morta in questi giorni, una straordinaria donna milanese, peraltro non-vedente dall’età di vent’anni, che attraverso il CAV (Centro di Aiuto alla Vita, v. News del 21.12.2018) della clinica Mangiagalli di Milano, con il personale quotidiano impegno durato 35 anni ha permesso e sostenuto la nascita di ben 22.702 bambini, salvandoli dalla morte per aborto inizialmente già decisa dalle loro mamme!

Ne ha parlato invece nei giorni scorsi Antonio Socci, che la conobbe, in questi termini: “Lei aveva fatto del CAV una casa dove accogliere affettuosamente tante ragazze sole e indecise, per i più diversi motivi, se far andare avanti la gravidanza. Lì trovavano l’abbraccio di una madre, l’ascolto, la sua comprensione, il suo affetto e il suo aiuto instancabile che offriva ospitalità e sostegno umano ed economico. È bastato questo a migliaia di donne per decidere di far nascere i figli che avevano in grembo (molti di loro oggi sono uomini e donne già trentenni). Lei desiderava con tutto il cuore “ridare il sorriso alle mamme” e donare al mondo il sorriso di tanti bambini. Per lei, che non aveva la vista, questa era la luce. Diceva: "non ho mai conosciuto una mamma che si sia pentita di non aver abortito"”.

Le ideologie creano sempre nuovi idoli e nuovi falsi eroi, ma sono cieche nei confronti della fede e della santità, quindi ultimamente del vero bene dell’uomo.

Però Dio vede tutto e non dimentica; e a Lui spetta di darci il premio o il castigo eterno (di cui oggi è persino proibito parlarne, anche in non pochi ambienti ecclesiali).




 

17.08.2019

In Polonia anche un ragazzino difende l’identità cristiana del Paese e lotta per la fede in Gesù … contro il pensiero unico dominante in Occidente

In Occidente il “pensiero unico dominante” impone, con il sostegno di grandi potentati economici e dei “poteri forti” culturali, le nuove ideologie ecologiste, animaliste, omosessualiste - cioè forme di panteismo e in pratica una 'dittatura del relativismo' - e crea i suoi eroi, anche tra i ragazzini. Come nel caso di Greta Thunberg (v. News sopra), che in questo mese di agosto ha raggiunto New York attraversando l'Atlantico con uno yacht a vela, guarda caso di Casiraghi, sotto lo sguardo ammirato del mondo, per farsi portavoce della questione ideologica dei cambiamenti climatici nell’importante consesso ad esso dedicato.

Più banalmente, i ragazzini sono normalmente ‘iniziati’ ad inseguire gli idoli dello sport o dello spettacolo, anche con i loro vizi e lussi, scimmiottandone le mosse fin dalle più tenere età (anche in programmi televisivi o nelle partite di calcio).

Però nei Paesi dell’est-Europa, che per 70 anni hanno subito la terribile dittatura ‘comunista’ ma, come nel caso della Polonia, non hanno reciso le proprie radici cristiane (o le stanno riscoprendo, come in Ungheria o nella stessa Russia), si resiste alla “dittatura del relativismo” - sostenuta da potenti lobbies culturali ed economiche in grado persino di ricattare economicamente e politicamente questi Paesi - che si esprime ad esempio nelle oscene, blasfeme e carnevalesche manifestazioni dei “gay-pride”.

Ci sono però dei ragazzini, e per loro non c’è invece alcuna risonanza mediatica, che hanno il coraggio e sono capaci di lottare per preservare questa identità di fede e sociale e per opporsi a questa deriva ideologica e immorale. È il caso ad esempio, emerso in questi giorni, di un ragazzino polacco di 15 anni che, armato del Crocifisso e del S. Rosario, ha sfidato pacificamente ma con immenso coraggio persino il cordone della polizia che proteggeva un gay-pride (v. in questo video e in questo).

Viene in mente il ragazzino messicano José Sánchez del Río, canonizzato dal Papa Francesco il 16.10.2016 (v. News a questa data), che al grido di “Viva Cristo Re” si oppose fino al versamento del sangue e al martirio alla dittatura massonica che all’inizio del secolo scorso voleva estirpare con tutte le forze la fede cattolica del Messico (l’epopea dei Cristeros) (vedi la scena del martirio nello straordinario film “Cristiada” del 2011 - vedi il trailer).

La grande stampa occidentale, anche italiana, per queste forme di resistenza pacifica alla dittatura del relativismo che vuole imporsi anche ai Paesi dell’est-Europa, ha parlato di attacco dei “nazionalisti, populisti, sovranisti e persino nazisti” polacchi contro il gay ride. Sembrano invece ovvii, e impunibili, gli insulti e le posizioni blasfeme e volutamente scioccanti di queste parate, spettacolari e diaboliche, che peraltro non hanno nulla a che fare con ciò che pensano davvero gli omosessuali seri (infatti i gay-pride e tutte le potenti lobbies LGBT si oppongono duramente anche contro gli stessi omosessuali che non si allineano al loro grande potere ideologico, economico, mediatico … e persino ai dati veri della scienza - v. ad es. le News del 12.07.2019, e del 30.03.2017, 5.12.2016 e 15.09.2016, 2.09.2015, 12.01.2013).

A proposito della difesa della fede cattolica e dell’identità polacca, nell’episcopato si trovano esempi coraggiosi di chiare prese di posizione, come quella (cfr. NBQ, 16.08.2019) dell’arcivescovo di Cracovia mons. Marek Jędraszewski, attaccato nelle scorse settimane da attivisti e simpatizzanti della causa arcobaleno per aver sostenuto che la cultura Lgbt sarebbe "una minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nazione". Si è ovviamente scatenata contro di lui una tempesta mediatica. Ma non è stato lasciato solo: il presidente della Conferenza episcopale polacca, infatti, ha lanciato un appello in suo supporto per difendere il diritto a criticare l'ideologia gender nel dibattito pubblico. Una chiara (e oggi purtroppo rara, anche nella Chiesa) presa di posizione a cui si sono associati anche i Presidenti delle Conferenze Episcopali della Repubblica Ceca, della Slovacchia e dell'Ungheria, che hanno difeso pubblicamente mons. Jedraszewki, esprimendogli solidarietà per gli attacchi subiti in questi giorni.

Ricordiamo pure la grande iniziativa polacca del 2017 chiamata "Un Rosario al confine" (una catena umana di centinaia di km, armata col Rosario in mano e pregandolo, distesa lungo i confini della Polonia), appoggiata dalla Conferenza Episcopale Polacca e organizzata per "implorare l’intercessione della Madre di Dio per salvare la Polonia e il mondo" dalla secolarizzazione, e che fu presentata polemicamente dalla stampa mondiale come "manifestazione anti-migranti".

La difesa dell'identità nazionale e della fede cristiana riguarda certo pure il problema dell'immigrazione, specie se indiscriminata e clandestina. Per la maggior parte dei vescovi dei Paesi dell'Europa orientale la difesa della sovranità nazionale non è un crimine, ma un diritto: lo ha affermato di recente, ad esempio, mons. Andras Veres, vescovo di Győr e presidente della Conferenza Episcopale Ungherese, con una dichiarazione pubblica contro la condanna inflitta da Strasburgo al governo Orban, sanzionato (secondo quanto detto dal presule) per aver difeso gli interessi della sua nazione. Nel comunicato, il capo dei Vescovi magiari ha anche criticato la gestione dei flussi migratori voluta dalla governance di Bruxelles e invisa all'esecutivo di Budapest. Una linea condivisa pure dal cardinale Dominik Duka, primate della Chiesa ceca, per il quale la causa della crisi migratoria conosciuta negli ultimi anni dal Vecchio Continente sarebbe da addebitare alla ‘politica delle porte aperte’ voluta dall’UE, in particolare dalla Germania. Come il suo omologo ungherese, anche il porporato ceco non ha mancato di difendere la sua nazione dall'accusa di non essere abbastanza accogliente con i rifugiati, ricordando al tempo stesso che la soluzione migliore per il problema consisterebbe nell'aiutare questi popoli nella loro patria (v. sotto la News del 25.07.2019).

Anche mons. Stanislav Zvolensky, arcivescovo di Bratislava (Slovacchia), ha spesso dichiarato di nutrire perplessità sulla politica di accoglienza indiscriminata a cui Bruxelles vorrebbe condurre i Paesi del cosiddetto "Gruppo di Visegrad" (Paesi dell'Europa ex-comunista entrati nella UE). Per il capo dei vescovi slovacchi, esistere pure il rischio che gli attuali flussi migratori verso l'Europa, considerando la consistente componente islamica, possano cambiare "radicalmente la nostra civiltà". Per impedirlo, il presule ha detto persino di ritenere "legittimo chiedere informazioni sulla religione che professano queste persone e su quanto sia benefico per la nostra società il loro arrivo".


  

10.08.2019

L’ignoranza religiosa … dei cattolici!

Nonostante che la situazione della fede cattolica in America sia migliore di quella dell’Europa occidentale, una recente inchiesta (del Pew Research Center, condensato in un report di 70 pagine intitolato “What Americans know about Religion”) rivela ad esempio che il 69% dei cattolici (ovviamente non dei Protestanti, che non ci credono) ritiene che il pane e il vino eucaristici, diventati vero Corpo e Sangue di Gesù al momento della consacrazione ad opera del sacerdote nella S. Messa, siano solo dei simboli; e molti sono perfino convinti che questo sia l'insegnamento della Chiesa. Solo il 3% dei Cattolici professa di credere alla “presenza reale” di Cristo nell’Eucaristia, pur ignorando l’insegnamento della Chiesa sulla “transustanziazione” (cioè il dogma cattolico secondo cui con la consacrazione il pane e il vino mutano realmente la loro “sostanza”, pur rimanendo le apparenze o accidenti del pane e del vino, per diventare veramente il corpo, sangue, anima e divinità di N. S. Gesù Cristo); ma anche il 20% di quelli che sanno invece cosa sia la “transustanziazione” di fatto rifiuta tale insegnamento giudicandolo infondato.

Già san padre Pio di Pietrelcina, presagendo una certa ignoranza al riguardo, aveva a suo tempo sentenziato, con una della sue colorite ma significative e sante espressioni, che se si sapesse del reale valore della Santa Messa ci vorrebbero i Carabinieri per coordinare le folle che vi accorrerebbero!

Non parliamo cosa accadrebbe se questa inchiesta fosse compiuta anche in Italia. Già nel 2007 emerse (da uno studio effettuato per Famiglia cristiana) che solo il 5% dei cattolici praticanti ha letto i V angeli (figurarsi i non praticanti) e alla domanda «come si può coltivare la fede?» il 63% rispose «aiutando il prossimo» e il 35% «facendo volontariato», mentre molti meno risposero «pregando» (22%) e «andando a Messa» (14%).

Possiamo ben presagire che oggi – visto anche che solo in questi ultimi 6 anni la pratica religiosa è calata in Italia del 7% e la fede è sempre più spesso ridotta a livello orizzontale e umanitario - tali dati sarebbero ancora più impietosi.

Far fronte a questa ignoranza e riduzione in fondo “atea” della fede è l’urgenza e il primo compito della Chiesa, per la sua stessa sopravvivenza e soprattutto per il destino eterno delle anime!


 

25.07.2019

Le Chiese africane ai loro giovani: non emigrate!

Sulla questione degli immigrati si fa tanta confusione, con tutta probabilità voluta, sotto cui si nascondono neo-ideologie globaliste (un mondo senza identità è più facilmente gestibile dall’economia mondiale e dai ‘poteri forti’), interessi locali (anche di malavita o di lavoro a basso costo come nuove forme di schiavitù) e internazionali (con meschine figure di politica estera, praticamente nulla, da parte dell’Europa per nascondere interessi specifici di singoli Stati, in genere a danno dell’Italia), politiche che speculano a favore dell’immigrazione (con una cecità di fronte al vero problema, politiche oggi peraltro ovunque perdenti) o contro (sfruttando pure l’esasperazione della gente che non riconosce più dove abita e se in certe zone possa uscire tranquillamente la sera) e persino obiettivi del fondamentalismo islamico [è documentato (v. sotto le News del 8.05.2019, 5.04.2019, 5.03.2019, 10.01.2019); si attua così un vero progetto di "invasione dell’Europa" (per loro comunque territori degli ‘infedeli’ e dei ‘crociati’), senza alcuna volontà di integrarsi ma anzi pensando così di riuscire ad ottenere quello che in 1400 anni non sono riusciti davvero ad attuare (anche se quasi tutta la penisola iberica è già stata “califfato” di Cordoba per 700 anni o la zona balcanica è storicamente tappezzata di moschee), nonostante le molte guerre poste in atto per conquistare e islamizzare il nostro continente (ma allora c’era un'Europa con un’identità cristiana che sapeva anche difendersi, basterebbe pensare alla battaglia di Lepanto nel 1571, addirittura voluta dal Papa e vinta miracolosamente per l'intercessione della B. V. del Rosario, che si celebra ogni anno il 7 ottobre proprio nell'anniversario, e a quella di Vienna nel 1683; oggi invece tutta l’Europa occidentale, GB e Svezia in testa, abbandonato il cristianesimo e intrisa di nichilismo, sta diventando sempre più musulmana, con la loro pretesa persino di costituire una “giurisprudenza islamica” accanto a quella dei Paesi ospitanti - v. sotto la notizia del 5.03.2019)].

Su tutto questo si stende purtroppo l'ingenuità (se in buona o cattiva fede lo sa Dio) di moltissimi cristiani (diciamo così, per non dire forti poteri ecclesiali), che ancora scambiano la “carità” con l’accoglienza se non il favoreggiamento di fatto di questi traffici clandestini di esseri umani.

Si fa così confusione tra immigrazione regolare e irregolare, tra immigrati e profughi (profugo è chi è in fuga da situazioni belliche o di estrema povertà o calamità della propria terra), e persino tra carità e inconscio incoraggiamento al perpetuarsi di questi drammi, come se fosse normale e persino da incoraggiare che migliaia di esseri umani siano illusi di trovare qui il ‘paradiso’, quando invece quasi sempre trovano ‘inferni’ peggiori da quelli da cui sono partiti, e che spendano enormi somme di denaro (nella News del 2.12.2017 avevamo già indicato concretamente che con le stesse somme di denaro speso per diventare schiavi e persino per morire potrebbero raggiungere l’Italia in aereo, in business class, con tanto di champagne e caviale) per andare in mano a schiavisti, scafisti, venditori di ‘merce umana’, che non hanno alcuno scrupolo anche a farli morire nel Sahara o nel Mediterraneo.

Questo è ciò che molti confondono con il problema dell'immigrazione, senza andar alle cause vere del fenomeno e quindi in fondo perpetuandolo. Limitarsi all’impressione della persona che rischia di annegare nel Mediterraneo - e che certo a quel punto è chiaramente doveroso salvare - è in fondo nascondersi se non perfino incoraggiare la vera causa di questa tragedia.

Infine c’è poi la questione delle imbarcazioni delle cosiddette Ong: in genere straniere, non si bene da chi lautamente finanziate, spesso in contatto con gli scafisti, che ricevono comunque contributi per ogni immigrato raccolto, da sbarcare comunque in Italia (con intenti talora palesemente politici, come abbiamo visto di recente).

Esiste certo il diritto ad emigrare. Lo hanno fatto in passato anche milioni di italiani e continuano a farlo tuttora decine di migliaia di nostri giovani, anche laureati e professionisti, in cerca di lavoro o di migliori condizioni di vita. Tutto questo deve però avvenire nella legalità e in modo ‘regolarizzato’ dai Paesi ospitanti, cioè per chi ne ha il diritto, ha reali possibilità di dignitoso lavoro e offre garanzie di onestà, rispetto e possibilità di integrazione, e non clandestinamente, o ancor meno, come forma di schiavitù e di traffico di esseri umani, assai spesso abbandonati poi a se stessi e spesso alla malavita e alla prostituzione.

Esiste però pure il fondamentale diritto a non-emigrare.
Lasciare la propria famiglia, partire dalla propria terra, cultura, etnia, tradizione … è comunque un dolore, una grande ferita. Essere costretti a farlo (per motivi di guerra, è il caso appunto dei profughi, o di povertà assai spesso dovuta a corruzione dei politici al potere se non di forma di neocolonialismo economico internazionale) è comunque il segno di un “fallimento”; ed un ulteriore incremento della povertà dei propri Paesi d’origine.

La partenza delle forze in genere più giovani di un Paese, talora persino le più preparate e per certi versi persino economicamente più agiate, visto i costi esorbitanti di questi viaggi clandestini, sono una sconfitta ed un ulteriore grave impoverimento della propria nazione.
Un vero aiuto ai Paesi di origine, non come nuove forme di colonialismo né come ingenuo cadere nelle mani della corruzione locale, è la prima forma di carità nei confronti di questi Paesi e anche di questi giovani che emigrano dalle loro terre.

Ecco perché è proprio la voce, per non dire il grido, della Chiesa africana che si alza contro l'emigrazione dei loro fratelli africani. Oltre a richiamare i responsabili politici a fare tutto il possibile per sfuggire alla corruzione, a non farsi condizionare economicamente e ideologicamente dall’Occidente, e fare tutto il possibile per incrementare il progresso e lo sviluppo dei propri Paesi (in fondo l’Africa è ricchissima di risorse di ogni tipo) i Vescovi africani supplicano i loro giovani a non emigrare, sia per non incappare nel miraggio di falsi paradisi prospettati sia per non impoverire ulteriormente i propri Paesi d’origine.

Sull’importanza di scoraggiare le partenze dall’Africa, per non impoverire ulteriormente i propri Paesi d’origine, oltre che sui pericoli di un’Europa di fatto invasa dagli islamisti (“il pericolo del disastroso collasso dell’Occidente”!), è intervenuto più volte nientemeno che il cardinale Robert Sarah, arcivescovo di origine della Guinea e attualmente Prefetto della "Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti" (l’importante dicastero della Curia Romana che presiede a nome del Papa alla disciplina della liturgia in tutta la Chiesa). Lo ha fatto anche nel recente libro-intervista significativamente intitolato Le Soir approche et déjà le jour baisse (Si avvicina la sera e il giorno è ormai al termine) (!), uscito in Francia e prossimamente tradotto e pubblicato anche in Italia.

In questa direzione si sono mossi con decisione anche Vescovi e Cardinali dell’Africa, richiamando certo le autorità politiche e i governi dei loro Paesi a far di tutto perché cresca il lavoro e il benessere e nessuno si senta costretto a dover partire per altre terre, impoverendo così ulteriormente il proprio paese, attratti appunto spesso dal miraggio di paradisi che assai spesso risultano per loro inferni e situazioni ben peggiori di quelle da cui sono partiti, se non addirittura incappando in viaggi della morte; ma anche invitando caldamente i loro giovani a non partire, a non lasciare le loro terre, proprio per il bene e il futuro delle loro stesse società.

È quanto ribadito con forza anche da mons. Nicolas Djomo, vescovo di Tshumbe e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo (lo disse già in apertura della riunione della Gioventù Cattolica Panafricana, tenutosi a Kinshasa nel 2015, e lo ha ribadito di recente all’Assemblea delle Conferenze Episcopali dell’Africa occidentale, tenuta ad Ouagadougou, in Burkina Faso, il 13-20.05.2019). Nella stessa assemblea il card. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria), ha invitato i giovani e non emigrare, a non farsi ingannare dall’illusione di facili paradisi, mettendoli in guardia dai pericoli dell’immigrazione irregolare. Ecco alcune delle sue parole: “I nostri giovani devono imparare a non farsi illudere dai messaggi che presentano l’Europa o l’America come il paradiso … devono imparare ad essere pazienti e a lavorare sodo nei loro Paesi d’origine. Anche se ciò può essere difficile, sicuramente non è tanto drammatico quanto finire nel mercato degli schiavi e nelle prigioni della Libia … Molte donne e ragazze emigrano perché è stata loro promessa un’opportunità di lavoro, ma una volta arrivate in Occidente vengono costrette a prostituirsi … Certo noi facciamo forti appelli alle autorità civili dei nostri paesi africani affinchè i nostri giovani non siano costretti ad emigrare per la disoccupazione o la povertà ... diciamo ai nostri politici che quando la gioventù abbandona la propria patria per quel Paese non c’è futuro … le migrazioni forzate sono un fallimento a livello politico … E poi, quando i migranti, se riescono a raggiungere i Paesi europei, vengono portati nei campi profughi e viene dato loro cibo gratis, li si priva della loro dignità” (intervista ne Il Timone, n. 186, pp. 13-15).

Il card. Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar es Salaam (Tanzania), ha chiesto inoltre al governo tanzanese di rifiutare pure qualsiasi aiuto dell’Occidente che sia legato, come contropartita, alla forzata apertura del paese alla propaganda Lgbt (!) (“E’ meglio morire di fame che ricevere aiuti ed essere costretti a far cose contrarie alla volontà di Dio!”).

Addirittura le massime autorità cristiane etiopi, in occasione di una loro recente visita in Ungheria (Paese della UE tanto vituperato dalla nomenclatura di Strasburgo e Bruxelles proprio per la sua rivendicata identità cristiana, dopo 70 anni di persecuzione comunista, e per la necessità di porre dei limiti all’immigrazione selvaggia), si sono posti dalla parte del Primo ministro ungherese Victor Orbán. Si tratta nientemeno che del cardinale cattolico Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, di Samson Bekele Demissie, direttore generale della Società per bambini e famiglie della Chiesa ortodossa etiope, e di Girma Borishie Bati, vicepresidente del sinodo dell’Etiopia Centrale della Chiesa evangelica etiope. Tutti e tre hanno ribadito, di fonte alle autorità magiare, che “le loro chiese sono contro l’emigrazione. Anzi, il loro scopo è quello di sostenere i giovani a restare nella loro patria”. Il governo ungherese ha per questo lodevolmente finanziato delle borse di studio per molti giovani etiopi, i quali ora potranno tornare nel loro paese e «contribuire alla costruzione del proprio paese». Inoltre, come ha ringraziato il cardinale Souraphiel, l’Ungheria sta inviando cospicui aiuti finanziari (il Programma Hungary Helps che ha già aiutato migliaia di persone) destinati ad un campo profughi e ad un ospedale per poveri in Etiopia. E' stato pure rimarcato il grande pericolo rappresentato dal fondamentalismo islamista che sta crescendo anche nel Paese. In proposito i capi religiosi etiopi hanno detto che l’Ungheria fa bene a rimanere fedele alle sue radici cristiane e l’Occidente non si deve mai vergognare della sua identità cristiana (fonte: Il Timone, 12.07.2019, leggi).

C’è poi la significativa testimonianza di migliaia di suore e dei volontari africani che si oppongono fortemente al traffico di migranti e che girano per le diocesi e paesi africani non solo per aiutare le popolazioni locali ma anche per sensibilizzarle sui rischi dell'emigrazione illegale e scoraggiare i giovani a partire! È ad esempio la missione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù di Benin City, città della parte meridionale della Nigeria, che è proprio uno dei centri principali del traffico di migranti diretto verso le coste italiane attraverso la rotta del Nord Africa. Quest'area, non a caso, è stata anche la culla della mafia nigeriana, padrona del business criminale della prostituzione e del traffico d'organi in Europa. L'immigrazione clandestina è la linfa degli affari sporchi di queste organizzazioni molto ramificate in patria e in fase d'espansione anche nei Paesi d'accoglienza. L'esistenza di simili interessi fa meglio comprendere anche il coraggio dei queste Suore: sono infatti consapevoli di sfidare così gruppi che speculano su questi presunti "viaggi della speranza" e che sono noti per la loro crudeltà e spregiudicatezza. Nonostante le minacce, non rinunciano infatti ad andare di villaggio in villaggio, di parrocchia in parrocchia, a mettere in guardia, specialmente le donne, dai pericoli a cui si va incontro intraprendendo questi viaggi verso l'Italia tramite la Libia (vedi la loro straordinaria testimonianza su NBQ del 17.07.2019).



 

12.07.2019

Quando la legge vieta di agire da cristiani (anche in Italia)

Tutto è relativo e ogni verità è ridotta ad opinione... tranne non essere d’accordo con questo! È la perenne contraddizione del “relativismo”, peraltro già messa in luce da Platone e Aristotele.

Per questo l’espressione “dittatura del relativismo”, volutamente contraddittoria e resa celebre dal card. J. Ratzinger (omelia dell’apertura del Conclave del 2005, che poche ore dopo lo avrebbe nominato Papa), è quanto mai eloquente ed efficace, anche per descrivere a cosa si riduce una “democrazia” quando diventa sinonimo appunto di relativismo (denuncia già emersa da Giovanni Paolo II nella fondamentale Enciclica “Veritatis splendor” del 1993, oggi palesemente contestata anche da alte gerarchie ecclesiastiche, al n. 101: “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”).

La “dittatura del relativismo” non si accontenta però di essere culturale (il “pensiero unico” trasmesso dai “poteri forti”), ma vuole diventare anche “legge”, civile e penale, che obblighi cioè tutti ad essere d’accordo e vieti di dissentire, con tanto di gravissime “pene” per chi osi farlo.

Non si tratta di “dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21) - che poi “di Dio” non è solo la sfera intima e privata delle coscienze che ancora ci credono, ma ogni cosa dell’universo, uomo compreso, in quanto appunto “creato” e un giorno inesorabilmente sottoposto al “giudizio universale” di Cristo Signore, con conseguenze eterne, anche per quelli che non ci credono! - ma di Stati che si sostituiscono a Dio e che legiferano non solo in aperto e dichiarato contrasto con la Sua legge (morale), ma addirittura che possono giungere persino ad obbligare i propri cittadini a “disobbedire a Dio”!

Se i cristiani, insieme agli uomini di buona volontà (che usano cioè ancora rettamente della propria ragione), devono fare tutto il possibile perché anche le leggi dello Stato promuovano il bene autentico dell’uomo e della società e devono impedire, per quanto democraticamente possibile, che si facciano leggi che invece promuovano o anche tollerino eccessivamente il male, devono assolutamente rifiutarsi di obbedire a delle leggi che addirittura obblighino al male, perché tali leggi provengono di fatto da uno Stato che ha così perso la sua autorità (morale, civile e penale) per obbligare a ciò, visto che il suo fine è appunto quello di promuovere il bene del singolo e della società [senza peraltro sostituirsi ai cittadini e ai “corpi intermedi” quando questi possono attuarlo da soli, come recita il “principio di sussidiarietà”, oggi tanto dimenticato proprio in una concezione dello Stato in fondo ancora illuminista e assolutista, inteso come al di sopra dei cittadini e chi si arroga il diritto di stabilire cosa sia il “bene” e che vuole tra l’altro legiferare su tutto, con l’aggravante di moltiplicare solo la burocrazia e impedire lo sviluppo invece di agevolarlo, come anche la storia e l’attualità dimostra) (per approfondimenti sul rapporto tra legge morale e legge civile, v. nel sito la sezione Dottrina sociale della Chiesa)].

Milioni di martiri, in 20 secoli, stanno appunto a ‘testimoniare’ (la parola ‘martirio’ significa proprio questo) che l’obbedienza a Dio è al di sopra dell’obbedienza agli uomini, se questi obbligassero a disobbedire a Dio (come disse anche S. Pietro di fronte al Sinedrio che lo aveva subito arrestato perché annunciava la risurrezione di Gesù, cfr. At 4,19). Anche a Roma, nei primi due secoli, migliaia e migliaia di cristiani, pur essendo cittadini modello e con uno stile di vita assai superiore allo stesso “diritto romano”, preferirono doverosamente andare in pasto alle belve od essere trucidati nei modi più terribili, piuttosto che adorare l’imperatore come “dio” rifiutandosi di bruciare simbolicamente dell’incenso davanti alla sua statua. Così, tra i milioni di martiri cristiani della storia, S. Tommaso Moro (Thomas More), cancelliere del re inglese Enrico VIII, nel 1535 si fece uccidere (come il vescovo John Fischer) piuttosto che approvare il divorzio (!) del re e la sua conseguente pretesa di separarsi dal Papa e creare la propria Chiesa (anglicana).

Nella storia e pure nel presente, esistono interi Paesi (anche enormi come la Cina) in cui essere cristiani significa patire ogni violenza e discriminazione (solo per rimanere al presente anno 2019, v. sotto le Notizie del 15/05, 5/05, 11/04, 29/03, 24/03, 23/02, 27/01, 14/01 e soprattutto del 17/01 e 8/01).

Ma esiste pure una più sottile persecuzione, addirittura per via giuridica, che “discrimina” i cristiani anche in grandi Paesi “democratici” dell’Occidente, passando dall’impedimento ad esprimere socialmente, culturalmente e politicamente la propria opinione (che poi su questioni morali di fondo “opinione” non è, ma addirittura “verità” rivelata da Dio e anche riconoscibile da una retta ragione!), relegando cioè la fede a fatto intimo e privato senza alcuna incidenza pubblica (riducendo cioè la “libertà religiosa”, diritto fondamentale dell’uomo, a “libertà di culto”), a un vero e proprio obbligo civile, con gravissime pene giuridiche per chi trasgredisce (!), ad obbedire a leggi inique e immorali, senza possibilità di dissentire e perfino in certi casi senza neppure la possibilità almeno della “obiezione di coscienza”. Insomma, davvero una crescente “dittatura” (del relativismo), lesiva addirittura della libertà di coscienza e di religione, che sono invece alla base stessa del diritto (salvo ovviamente laddove col pretesto della religione si commettono anche crimini, come nel caso ad esempio del “terrorismo islamico” e non solo).

Ci sono casi, anche nel mondo cosiddetto “democratico”, che pongono addirittura il cristiano nella sconvolgente alternativa tra la “scomunica” e la “denuncia” (perfino il carcere!), dove ovviamente la coscienza deve scegliere appunto di “obbedire a Dio” invece che agli uomini, quando gli uomini obbligassero appunto a disobbedire a Dio. Nessuna persona o ente ha infatti l‘autorità di opporsi a Dio; e se lo fa perde moralmente la sua autorità (fosse anche un padre di famiglia che vietasse ai figli ad esempio di andare alla S. Messa, in tal caso deve essere disobbedito dai figli, o un’autorità ecclesiastica che si opponesse alla Parola di Dio fedelmente trasmessa dalla bimillenaria Tradizione cattolica!).

In alcuni Stati democratici stanno emergendo leggi (o proposte di legge) che obbligano a violare addirittura il “segreto confessionale”!

È ad esempio entrata di recente (31.03.2019) in vigore una legge dell’Australia (territorio di Canberra) che obbliga i sacerdoti a rivelare quanto saputo in Confessione, specie se si tratti di abuso su minori. In tal caso, appunto, il sacerdote che obbedisse allo Stato sarebbe immediatamente “scomunicato” e se disobbedisse allo Stato sarebbe perseguibile penalmente (anche col carcere)!

Sempre in questi giorni una proposta di legge per abolire in certi casi il “segreto confessionale” è stata presentata anche in California (con approvazione del Senato USA). Solo una mobilitazione popolare, guidata dall’Arcivescovo di Los Angeles, ha speriamo scongiurato tale pericolo.

Proposte analoghe vennero già avanzate in Canada, in Francia, in Irlanda, in Louisiana (USA) e persino da parte del comitato ONU di Ginevra per la Convenzione sui diritti del bambino.

Persino in Italia, anche se passata sotto silenzio, una sentenza dell'Alta Corte di Cassazione (n. 6912 del 14.01.2017), ha stabilito che il sacerdote chiamato a testimoniare in un processo penale per abuso sessuale incorre nel reato di falsa testimonianza se rifiuta di dire ciò che ha appreso in Confessione (escluso però ancora i peccati commessi dal penitente, ma se questi gli ha confessato ad esempio di aver subito un abuso).

Dobbiamo inoltre ricordare che chi simula una Confessione, e addirittura la registra e la manda in onda (è accaduto ad esempio anche per una nota trasmissione televisiva italiana), incorre in "scomunica".

Si comprende in tal senso l'urgenza e gravità del recente (29.06.2019) autorevole richiamo da parte della Santa Sede (Penitenzeria Apostolica, con approvazione papale), dell’assoluta inviolabilità del “segreto confessionale” (documento già indicato nel nostro sito, vedi).

La “scomunica” scatta automaticamente anche per l’aborto, non solo per chi lo pratica (la madre e il medico), ma anche per chiunque vi collabori, materialmente e moralmente (anche per chi lo consiglia). In Italia la terribile legge 194 (che regola l’aborto e che in 40 anni ha ucciso legalmente e a spese della collettività 6 milioni di bambini innocenti!), prevede comunque l’obiezione di coscienza (anche se è in atto una fortissima campagna culturale per limitare questo diritto) sia del singolo medico che di intere strutture sanitarie. Si potrebbe però osservare (e si dovrebbe; c’è chi ha sollevato pubblicamente la questione) che tra le tasse pagate da noi tutti c’è dunque una porzione che serve al finanziamento degli aborti e che quindi c’è una forma di collaborazione ad esso.
Nessuna possibilità di “obiezione di coscienza” è invece prevista in Italia per i farmacisti, che si trovano quindi ad essere obbligati a vendere (ma non possono moralmente farlo, pena la scomunica) prodotti abortivi (come la RU486) o potenzialmente abortivi (come la cosiddetta pillola del 5° giorno o del giorno dopo), pena la denuncia.
Dunque c’è già anche in Italia l’alternativa tra scomunica e denuncia!

Analoga situazione si presenta per la legge sulle DAT (Dichiarazione anticipata di trattamento, legge n. 219 del 22.12.2017, cioè su proposta di un governo Gentiloni già in evidente dirittura d’arrivo!), che non contempla per il medico e paramedico l’obiezione di coscienza (ci fu un’immediata protesta di autorevoli istituti clinici italiani, anche con minaccia di chiudere se obbligati ad attuare tale legge) e che quindi obbliga di fatto il personale sanitario a cooperare al suicidio di una persona (non chiamato così perché vietato dalla Costituzione, né tanto meno eutanasia, ma di fatto è la stessa cosa), cioè ad un atto gravemente immorale, come aiutare una persona a suicidarsi, che nessuno può commettere!

Sotto il mantra delle “discriminazioni sessuali” passa poi la dittatura dell’ideologia gender, omosessualista, ecc., con tanto “reato di opinione” (propri di tutti i regimi dittatoriali), per cui non è possibile dissentire, neppure a livello di idee e giudizi morali. Insomma: per evitare ogni “discriminazione” si discrimina proprio la libertà religiosa, che è un reale diritto fondamentale dell’uomo (non i presunti diritti inventati oggi)!

Persino il nuovo Codice della strada, approvato in questi giorni dalla Camera (deve passare al Senato in autunno), si è sentito in dovere di entrare nel merito delle presunte discriminazioni sessuali e, su proposta del PD (emendamento all’articolo 23 del Codice in materia di cartelloni pubblicitari, sono stati aggiunti i commi 4-bis, 4-ter e 4-quater), «vieta sulle strade e sui veicoli ogni forma di esposizione pubblicitaria il cui contenuto proponga messaggi sessisti, violenti o stereotipi di genere offensivi o proponga messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, ovvero discriminatori rispetto all’orientamento sessuale, all’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche». Insomma: qualsiasi obiezione pubblica ad esempio ai gay-pride (che irridono invece in modo plateale e blasfemo la libertà religiosa e le realtà più sacre!), all’aborto, all’utero in affitto ecc., può essere vietata (come già avvenuto per alcuni manifesti pro-vita e pro-famiglia).

Cosa accadrebbe poi se uno rifiutasse ad esempio di affittare casa a una coppia non sposata (in fondo fino a 50 anni fa anche molti alberghi non davano camere matrimoniali a chi non fosse sposato), o non sposata cristianamente (l’unica unione sessuale permessa, se non chiusa alla vita, agli occhi di Dio!) o addirittura ad una coppia omosessuale? O se un fiorista o pasticciere (negli USA sono scattate molte denunce in merito) si rifiutasse di prestare il proprio servizio per un cosiddetto matrimonio omosessuale? Scatterebbe l’ostracismo sociale, mediatico, culturale, persino la condanna penale. Eppure moralmente anche tutte queste cooperazioni al male sono cristianamente “peccato”, cioè lo sono agli occhi di Dio (Verità), al Cui cospetto un giorno tutti compariranno per il Giudizio.

Non è lontano dunque il tempo in cui, in questo ordine (disordine) di cose, sarà proibito proclamare anche la Parola di Dio, perché discriminante nei confronti dei peccatori (che ovviamente non si chiamano più così e anche i peccati più gravi sono diventati “diritti”) – e pare che questa mentalità si stia ampiamento diffondendo anche nella Chiesa! – come ad esempio il primo capitolo della lettera di S. Paolo ai Romani (vedi).

Tutto è lecito, tranne dissentire su questo. E 'in primis' tranne che dirsi cristiani e soprattutto parlare come Dio vuole.
Cresce dunque l’intolleranza e la persecuzione anticristiana anche nelle sviluppate democrazie occidentali, che pure hanno nel cristianesimo le proprie radici ma che sono ormai già ampiamente sprofondate nella grande “apostasia” anticristica.

Quando la “legge di Cesare” obbliga a disobbedire alla “legge di Dio” occorre disobbedire a Cesare (che ha infatti così perso la sua autorità) ed obbedire a Cristo (che è la Verità e che verrà un giorno “a giudicare i vivi e i morti”).


 

28.06.2019

Cambiamenti climatici causati da ll’uomo?
Numerosi g randi scienziati lo negano 

Quelle “ambientaliste”, “ecologiste”, “animaliste”, sono nuove ideologie. E pur avendo attraverso i mezzi di comunicazione grande incidenza sull’opinione pubblica e presentandosi come “scientifiche”, in realtà sono talora dei pregiudizi se non persino dei grossolani errori.

Queste nuove ideologie, che come tutte le ideologie della ‘modernità’ partono anche da un’istanza buona ma parziale, di fatto si rivelano cieche e menzognere, se non addirittura intolleranti e violente.
A ben vedere nel loro sfondo culturale esse si rivelano come un nuovo “panteismo” naturalista, segno di ritorno al paganesimo, che divinizza la “Natura”, contro l’idea stessa di un Dio trascendente, specie cristiano; ma alla fine si pongono contro l’uomo stesso, considerato appunto il “cancro del pianeta”. Infatti vedono ad esempio nei cambiamenti climatici e nel presunto ‘riscaldamento globale’, che ci spingerebbe verso la distruzione apocalittica del pianeta, l’esito della presenza dell’uomo nel pianeta, del progresso stesso, dello sviluppo, addirittura dell’incremento demografico (quando tra l'altro oggi il problema dell’Occidente è proprio quello opposto: la denatalità, v. notizia sotto).

È chiaro che una maggiore attenzione al Natura sia doverosa (v. certo i buoni risultati anti-inquinamento visti in questi ultimi decenni), come insegna la fede cristiana che vede in essa il “Creato”, cioè l’opera di Dio, di cui l’uomo è il centro e il fine e dunque l’amministratore, ma non il “padrone” (le leggi della natura sono segno della sapienza di Dio; e noi dobbiamo obbedire a Dio anche per esercitare il dominio sul Creato - vedi persino nella Preghiera Eucaristica IV). Invece fu la rivoluzione industriale, già dal XIX secolo, che aveva proprio dimenticato questo e aveva sì cominciato a distruggere non solo i diritti degli uomini (operai) ma la stessa natura (inquinamento selvaggio).  Il monachesimo medievale, invece, fece della natura un “giardino” (irrigazione, foreste, agricoltura sana, ecc.), senza asservirsi alla natura stessa ma volgendola al servizio dell’uomo e alla gloria di Dio.

Sempre più l’ideologia ambientalista-ecologista-animalista, come del resto tutte le ideologie, assume persino connotati religiosi se non dogmatici. Basti pensare all’opposizione per ogni intervento umano (non si dovrebbero costruire più strade, ferrovie, abitazioni), ora pure alla spinta culturale, politica e commerciale per la trazione elettrica anche per auto e moto (come se l’elettricità non dovesse a sua volta essere prodotta e come se non ci fosse la questione dello smaltimento delle batterie), all’ossessione per l’anidride carbonica (Co), dimenticando ad esempio che tutti gli alberi di notte la producono. Così come l’ideologia del NO-questo, NO-quello, che sembra tanto muoversi per il rispetto dell’ambiente (e solo in alcuni casi può essere ragionevole discuterne, se si tiene però conto della realtà e se si propongono soluzioni intelligenti – tanto più che poi quando certe opere pubbliche si attuano, tutti ne usufruiscono contenti, anche coloro che le hanno combattute per anni, ritardandone l’esecuzione e facendone solo lievitare i costi), ma che alla fine si risolve in un No-progresso, No-sviluppo e in fondo un NO-uomo.

Ebbene, cosa c’è di scientifico in questa propaganda ideologica ecologista? Poco o nulla.

A tal punto che molti “veri” scienziati si ribellano a queste menzogne diffuse.

L’hanno fatto proprio in questi giorni (17.06.2019) 92 autorevoli scienziati italiani (geologi, geofisici, astrofisici, ecc.) addirittura con un documento comune che si oppone al “catastrofismo climatico”, inviato come “petizione” (qui il testo, con l’elenco dei firmatari) alle massime autorità dello Stato italiano, perché non soccombano a queste menzogne "climatiste-ambientaliste". Denunciano ad esempio come menzogna che “la comunità scientifica sarebbe concorde nell'attribuire all'uomo la causa del riscaldamento globale”. In realtà, afferma il documento, la congettura dell'origine ‘antropica’ del riscaldamento globale è fondata su modelli matematici che si sono rivelati incapaci di riprodurre il clima del passato e hanno fallito nel predire il clima degli ultimi vent'anni. Da qui l'appello a evitare politiche illusorie di controllo del clima, che avrebbero solo l'effetto di impedire l'approvvigionamento energetico dell'umanità.

Si veda in proposito anche un intervento al Senato (2.01.2016) del Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, in cui il grande scienziato italiano smonta la menzogna dei cambiamenti climatici  (video).

Tale petizione denuncia questa ideologia ecologista sul “clima” addirittura come “dannosa” per l’uomo e oltre che per l’ambiente stesso! “Trattare l’anidride carbonica (CO2) da pericoloso elemento inquinante è una grave distorsione della realtà”, afferma il documento. L’illusione poi di poter sostituire i combustibili fossili, cioè la principale fonte energetica mondiale (l'86% dell’energia consumata globalmente) con le cosiddette energie rinnovabili (specie sole e vento) costituirebbe una transizione ideologica e persino violenta, con grave danno all’ambiente stesso. Infatti, dopo i primi entusiasmi e le prime ‘sbornie’ ecologiste, anche nella gente comune sta ad esempio cominciando a crescere l’insofferenza per i paesaggi deturpati dai nuovi giganteschi “mulini a vento” metallici o da immense distese di pannelli solari.

È poi particolarmente significativo che tale documento di questi numerosi e autorevoli scienziati italiani, redatto come petizione allo Stato, abbia infine il coraggio di denunciare che questa nuova ideologia ecologista e ambientalista abbia come obiettivo, nella sua spinta anti-antropica, proprio la distruzione del progresso e in fin dei conti dell’uomo stesso. Dunque, questa forzata transizione ecologista, afferma il documento, “può solo provocare una crisi energetica mondiale”, “il che vuol dire l’impoverimento dei paesi industrializzati e l’impedimento allo sviluppo dei paesi poveri”.

In altri termini, l’obiettivo nascosto sarebbe proprio l’esser contro l’uomo (non è l’unica ideologia contemporanea che in fondo vuole questo, come quella della distruzione della famiglia, della spinta alla denatalità, dell’aborto come diritto, della droga libera, dell’ossessionato e ossessionante omosessualismo. Come non vedere allora l’impronta di colui che è menzognero e omicida fin dall’inizio, come chiama il diavolo Gesù stesso? cfr. Gv 8,44).

Una vera e propria ecologia anti-umana, che non tiene conto ma si oppone addirittura alla vera ecologia, quella “umana” (la priorità deve essere semmai per l’“ecologia umana”, che poi significa "morale", come disse ad esempio con estrema lucidità culturale Benedetto XVI  in un autorevole intervento addirittura al Parlamento tedesco 22.09.2011 leggi).

Sorprende allora doppiamente, e addolora, vedere come oggi nella Chiesa, anche autorevolmente, si pensi di essere “moderni” (modernismo!) e di lavorare per l’uomo sposando acriticamente anche queste ideologie ecologiste, facendone addirittura una priorità (quando la priorità educativa della Chiesa deve essere un’altra: la gloria di Dio SS.ma Trinità e la salvezza dell’uomo, soprattutto quella “eterna”); ideologie peraltro assunte acriticamente, di cui il Magistero non è e non deve essere competente, tanto più che lo stesso mondo davvero “scientifico” non è unanime o è addirittura contrario a queste visioni (come dimostra anche questa notizia riportata).

Forse è il destino, più volte purtroppo ripetuto in questi ultimi decenni, di chi con la fobia di “rimanere indietro” e la mania di andare incontro all’uomo ‘di oggi’ (come se tra l’altro nella sua natura profonda l’uomo non fosse sempre lo stesso e bisognoso della salvezza di Cristo Signore), pensa allora di essere all’avanguardia, inseguendo nuove mode di pensiero, ma proprio così si ritrova paradossalmente indietro, persino “retrogrado”. Talora proprio il “progressista”, sposando, magari dopo qualche decennio, ideologie e paradigmi culturali, che il mondo moderno ha già di fatto visto o vede declinare e morire come menzogne (v. la questione del “comunismo” nel secolo scorso!), invece di trovarsi avanti si trova indietro e il presunto spirito “profetico”, oltre ad essere menzognero, risulta persino ‘retrogrado’, nostalgico e paradossalmente ‘conservatore’, pensando al “sol dell’avvenire” quando questo è già sulla via del tramonto o definitivamente tramontato.
Peraltro questo è alla fine il destino di ogni menzogna.




 

21.06.2019

La catastrofe italiana (ed europea) della  denatalità 

Per l’Italia, anche quest’anno i dati forniti dall’Istat (Rapporto annuale 2019) confermano il dato allarmante della “recessione demografica”, cioè la diminuzione dei nati rispetto ai decessi e quindi la diminuzione cronica della popolazione, con il suo conseguente invecchiamento. È dal 1993 che in Italia il numero delle nascite non riesce più a compensare il numero dei decessi; ma la situazione precipita in particolare dal 2015 e non da cenni di ripresa. Tale dato anagrafico è paragonabile nella storia d’Italia solo al periodo 1917-1918, dove ovviamente ciò era dovuto alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale e alla drammatica epidemia della cosiddetta “spagnola”, che decapitò la popolazione europea.

Le nascite sono passate da 576.000 nel 2008 a circa 450.000 nel 2018; ma il numero dei decessi, a causa dell’invecchiamento della popolazione (aumenta l’età media dei decessi, ma ovviamente la morte prima o poi arriva) ha conosciuto addirittura nel 2017 il record di 649.000 morti.

La popolazione italiana continua dunque a diminuire e ad invecchiare; e questo nonostante l’ingente e allarmante arrivo di migliaia e migliaia di migranti.

C’è pure il dato allarmante che il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni non ha ancora avuto figli.

Secondo un recente rapporto della “Fondazione Leone Moressa” l’Italia nel 2050 avrà il 17% in meno di popolazione e oltre il 35% dei cittadini avrà più di 65 anni.

Tutto ciò, in contrasto con quanto la quasi totalità degli italiani (più del 95%) ammette di riconoscere come “valore”, cioè l’importanza di avere una famiglia con dei figli.

I problemi economici e il cronico mancato sostegno politico, economico e fiscale alla famiglia e alla natalità, è certamente una delle cause di tale “recessione demografica”, ma non è la principale. Il problema principale è di mentalità, potremmo dire “culturale”, ma ancor più precisamente “spirituale”. Anche questi dati allarmanti sono infatti il segno della perdita dell’autentica “fede cattolica” del popolo italiano, cioè della vera obbedienza a Dio e al Suo progetto (la “volontà di Dio” – non tanto il “sogno” di Dio, come si usa dire oggi con un termine ambiguo, sentimentale e fuorviante). La procreazione è infatti una doverosa partecipazione, per chi ha la vocazione al matrimonio, alla creazione di Dio, che crea l’anima e quindi il soggetto di ogni uomo; per cui la decisione sulle “nascite” e sul loro numero deve esser responsabile, ma non arbitraria o secondo la mentalità mondana di turno, ma anzitutto in piena obbedienza a Dio e pure in totale fiducia nella Provvidenza (v. nel sito le domande 12-13-21 e specialmente 32 in Morale Sessuale o nell’aiuto a fare bene l’esame di coscienza per la Confessione, in riferimento al 6° comandamento).
Oltre alla questione immorale della contraccezione, c’è poi la terribile piaga dell’aborto, che in 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194 ha permesso in Italia l’uccisione legale di 6 milioni di bambini!

Circa le questioni economiche è dunque in atto una sorta di “circolo vizioso”: il calo della natalità provoca un calo dell’economia (come molti autorevoli economisti oggi riconoscono); ma anche un calo dell’economia scoraggia la natalità, se l'apertura alla vita, quando recuperata culturalmente e spiritualmente, non è sostenuta anche da giuste politiche economiche e fiscali.

Come dimostrano le statistiche (e  anche un recente saggio pubblicato sulla rivista Population & Avenir dal demografo francese Gerard-Francois Dumont), salvo rarissime eccezioni, i Paesi che più spendono per sostenere la natalità registrano anche i maggiori tassi di fecondità.

Per l’Europa (specie la UE), Eurostat rileva per il 2017 i seguenti dati, anch’essi allarmanti: le nascite sono state 5.075.000 (2016: 5.148.000), con una media di 1,59 parti per donna (2016: 1,60). Così nelle singole Nazioni: Francia (1,90 parti per donna), Svezia (1,78), Irlanda (1,77), Danimarca (1,75) e Regno Unito (1,74). Al fondo della graduatoria Malta (1,26 nascite per donna), Spagna (1,31), Cipro e Italia (1,32), Grecia (1,35), Portogallo (1,38) e Lussemburgo (1,39).

Sale inoltre, in modo innaturale, l’età media delle donne che hanno il primo figlio: 29,1 anni (2013: 28,7). Le più giovani sono le mamme di Bulgaria, Romania e Lettonia (26-27 anni); le più anziane le mamme di Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo (30-31). L’Italia batte tutti con un’età media della mamma, per avere il primo figlio, oltre i 31 anni .

In quanto a figli per donna abbiamo i seguenti dati (dal 2008 al 2018): Francia (da 2 a 1,87), Svezia (da 1,91 a 1,75), Gran Bretagna (2018: 1,76, record negativo in 10 anni), Spagna (da 1,44 a 1,25) e Italia (1,32, dato negativo che prosegue da molti anni)

Nella UE entro il 2060 le persone tra i 15-64 anni caleranno dall’attuale 67% della popolazione al 56%; gli "anziani" saliranno invece dal 18% al 30%. Si dimezzerà cioè il numero delle persone in età produttiva rispetto ai pensionati (dagli attuali 4 per 1 ai 2 per 1); con l'evidente impossibilità di sostenere le spese previdenziali e sanitarie per essi (forse che anche la propaganda pro-eutanasia non abbia pure questo macabro sfondo?).
 

Senza un’inversione di tendenza, con questi dati nessuna economia (se vogliamo rimanere anche solo su questo piano) potrà sussistere ed ogni Stato precipiterà inesorabilmente verso il fallimento (default); nessun governo riuscirà a risolvere il problema e sostenere ad esempio le spese sanitarie, previdenziali, pensionistiche, se non con una decisa promozione della famiglia e della natalità. Che in Italia è stata sempre avversata e che tuttora tarda ancora ad essere adeguatamente attuata.




 

8.06.2019

Nel Medioevo credevano che la Terra fosse “piatta”? No.

Tutte le “leggende nere” (cioè false … oggi diremmo “fake news”) sul Medioevo, indicato come i “secoli bui”, ovviamente a causa della Chiesa Cattolica, sono nate dall’Illuminismo, appunto la presunta nuova era dei “lumi”, della ragione, della scienza, del progresso, che si opponeva finalmente a quell’“oscurantismo” cristiano-cattolico medievale.

Tra queste leggende nere c’è anche quella di far credere che nel Medioevo la gente (e tutta la Chiesa) credeva che la Terra fosse piatta.

Persino Cristoforo Colombo, col suo progetto di raggiungere l’oriente (le Indie) passando per occidente, cioè pensando appunto che il mondo non finisse a Gibilterra ma che fosse sferico, non sarebbe per questo stato creduto e sarebbe stato ostacolato anche dalla Chiesa. Anche questa opposizi9ne della Chiesa a Colombo è una menzogna inventata come al solito secoli dopo, dalle emergenti ideologie anticristiane del XVIII-XIX secolo e divulgate capillarmente dalla cultura dominante fino ad oggi. È infatti solo nel 1898 che W. Irving, scrivendo sui viaggi di Colombo, inventerà questa storia, in polemica con la Chiesa Cattolica; e nel 1874 W. Drapier, storico dilettante, è convinto e vuole convincere che le fede cattolica si opponga come sempre alla ragione e alla scienza (mito ancor oggi creduto e divulgato dalla cultura dominante, anche se smentito da grandi storici e scienziati – cfr. documenti su Galileo e sull’evoluzionismo e alcuni Dossier che testimoniano il contrario anche in questo sito); o ancora N.C. Flammarion nel 1898, che tra le sue numerosissime opere divulgative di tipo scientifico o pseudoscientifico (compreso dei romanzi) pone polemicamente in ridicolo la Chiesa anche su questo punto. Così A. D. White nel 1896 cita alcuni (tra i pochissimi) autori medievali che ritengono che la terra sia piatta, per affermare che tutto il Medioevo pensava così (cita ad esempio Cosma Indicoplestes del sec. VI, autore che è invece ignoto ai medievali e che rimane di fatto tale fino al 1706 e soprattutto fino a quando venne pubblicato in inglese, appunto in polemica anticattolica, nel 1897).

Ebbene la storia, quella vera, dice il contrario anche su questo punto, sia pur marginale. Vediamo sinteticamente alcuni autorvoli esempi.

A parte che già Tolomeo (sec. II d.C.) pensava che la terra fosse sferica (e al centro dell’universo, appunto la visione tolemaica geocentrica) ed anche quei medievali che si rifacevano a lui avevano questa concezione.

Le mappe terrestri di Macrobio (V secolo) raffigurano la terra come sferica (globus Terrae), coi due Poli e le diverse zone climatiche.

Del resto, anche l’iconografia cristiana già nel V sec. rappresenta Gesù Cristo (Re dell’universo e Giudice universale) talora con in mano la Terra, decisamente con la forma di una piccola sfera.

Consideravano ad esempio la Terra come sferica autori fondamentali per la cultura come lo stesso S. Agostino (354-430), Isidoro di Siviglia (559-636), Beda il Venerabile (673-735), S. Ildegarda di Bingen (1098-1179), Teodoro di Chartres (sec. XII), Ruggero Bacone (sec. XIII). Giovanni Sacrobosco scrive in un suo testo del 1230, molto in auge nelle università (tutte ecclesiastiche!), che la Terra è sferica. Soprattutto la Terra è sferica per il celeberrimo teologo e filosofo S. Tommaso d'Aquino (1225-1274). Del resto anche Dante Alighieri, nella Divina Commedia, presenta la terra come sferica. Nicola d’Oresme (sec. XIV), pensando appunto che la Terra sia sferica, si domandava cosa farebbe un sasso che fosse gettato in un ipotetico pozzo che attraversa il pianeta da parte a parte passando per il centro della Terra (oscillerebbe tra un estremo e l’altro?).  
[cfr. Il Timone, n. 185, giugno 2019, pp.48-49]

Nelle mappe medievali sembra talora effettivamente che la Terra sia rappresentata come piatta, così come c’è qualche raro autore del tempo che lo afferma. Del resto ancor oggi, a parte la possibilità offerta da un mappamondo sferico ed ora ancor più dalle immagini satellitari, è difficile comunque rappresentare realisticamente su un “piano” (una cartina o mappa) la Terra e persino delle sue parti. Il trasferimento su un piano di ciò che nella realtà è curvo (sferico) è sempre comunque fuorviante rispetto alla realtà; e questo vale anche per le mappe terrestri, a meno che non vengano indicati i meridiani e i paralleli, che allora aiutano a capi re meglio le posizioni effettive.

Ciò continua tuttora ad influire sull’immaginario collettivo. Ad esempio, quanti Italiani direbbero (poiché ci poniamo  come osservatori dal sud dell’Europa) che da Milano a Oslo c’è la stessa distanza che separa Oslo da Capo Nord (cioè che la sola Norvegia è più lunga del resto dell’Europa dalla Norvegia stessa al Mediterraneo? è l’impressione talora sconcertante di chi vuole compiere l'affascinante viaggio in auto o in camper per raggiungere il punto più settentrionale del continente, appunto Capo Nord, e partendo già da Milano potrebbe avere l'impressione quando arriva ad Oslo, se non ha programmato bene il viaggio, di essere quasi arrivato quando invece è solo a metà strada!). Oppure chi direbbe che il più punto più occidentale dell’Europa (esclusa Groenlandia, Islanda e le Azzorre), non è in Portogallo ma in Irlanda? o ancora: che Cagliari è più vicina a Tunisi che a Palermo? che Tunisi è più a nord del punto più meridionale della Sicilia (Capo Passero)? persino quanti italiani sanno che Lampedusa (Italia) è più a sud di Malta? oppure quanti italiani direbbero che Bari è più a nord di Napoli, come effettivamente è?

Le rotte marittime e aeree sanno infatti bene che la via più breve che unisce due punti non è per questo una linea retta (come nel piano) ma una linea curva; e di ciò occorre necessariamente tener conto nella determinazione delle rotte. Per questo ad esempio gli aerei che vanno da Roma a New York (che è alla latitudine di Napoli, quindi più a sud di Roma), invece di andare verso sud, vanno decisamente verso nord, fino a passare anche sopra la Gran Bretagna. [N on a caso anche il tragico viaggio inaugurale del tristemente celebre “Titanic”, nel 1912, pur partendo dal porto inglese di Southampton per andare a New York, quindi verso sud, andò ad incappare su un iceberg alla deriva nel grande nord dell’Oceano Atlantico].

Ecco perché ancor oggi “appiattire” la sfera terrestre (o anche qualche sua parte, persino piccola) su una cartina piana è sempre un poco fuorviante. Eppure sappiamo bene che la terra è sferica. M a appunto lo sapevano anche i medievali. Anche se i pregiudizi (anticattolici) contro il Medioevo si attaccano anche alle mappe medievali (che testimonierebbero la credenza nella ‘Terra piatta’) per accusare la Chiesa di essere sempre stata contro la ragione e le scienze; quando invece ne è sempre stata la promotrice.


 

  

28.05.2019

Le Religioni in Italia

Su circa 60 milioni di Italiani, tuttora circa 45 milioni (cioè il 74,5%) sono ufficialmente Cattolici, in quanto battezzati nella Chiesa Cattolica. Solo 14 anni fa (2005) erano 55.771.000 (pari al 97,68% dell’intera popolazione italiana)! Chi si dichiara cattolico “praticante” (come dovrebbe essere, perché credere in Cristo significa appartenergli anche sacramentalmente, incontrandolo nell’Eucaristia domenicale, e voler obbedire ai suoi comandamenti, cfr. Gv 14) è però in media il 25% della popolazione (mentre solo 5 anni fa era il 33,1% e il 36% nel 2006).

Attualmente si dichiara “non-religioso” circa il 22% della popolazione italiana, cioè già circa 13 milioni di persone.

Gli appartenenti ad altre cosiddette “Confessioni cristiane” o ad altre Religioni sono ufficialmente circa 2 milioni di persone, cioè il 3,7% della popolazione; erano 1.781.207 nel 2016 e 1.417.000 nel 2012. Tali incrementi sono dovuti principalmente all’immigrazione.

Tra le cosiddette Confessioni cristiane, abbiamo ufficialmente in Italia 476.400 Protestanti (ma potrebbero essere anche 700.000; erano 450.392 nel 2016, 435.000 nel 2012, 50.000 nel 2001) e 306.700 Ortodossi (ma potrebbero essere anche 1.700.000, dovuti alla forte immigrazione dai Paesi dell’est Europa; erano 212.318 nel 2016, 110.000 nel 2012 e 140.000 nel 2001).

Tra i sedicenti Cristiani (ma non lo sono perché non credono alla divinità di Gesù) abbiamo poi in Italia 411.600 Testimoni di Geova (erano 424.259 nel 2016 e 415.000 nel 2012).

Circa i seguaci di altre Religioni, abbiamo attualmente (2018) in Italia i seguenti dati (in ordine numerico decrescente).

Difficile quantificare la presenza dei Musulmani, che dovrebbero ammontare a circa 2.000.000, anche se ufficialmente sono musulmani 405.300 di residenti italiani (circa il 20% del totale degli italiani seguaci di altre Religioni o Confessioni); nel 2016 erano circa 1.600.000 (ufficialmente solo 302.090; nel 2012 risultavano 115.000) e nel 2001 erano 580.000.

I Buddhisti sono 186.600 (pari al 9,1% del totale di seguaci di altre Religioni/Confessioni presenti in Italia – considerando anche gli stranieri non ufficialmente residenti in Italia sono 295.000); erano 157.011 nel 2016, 135.000 nel 2012 e 25.000 nel 2001.

Gli Induisti e neo-induisti sono 45.200 (2,2% del totale dei seguaci di altre Religioni/Confessioni presenti in Italia – considerando anche gli stranieri non ufficialmente residenti in Italia: 193.000); erano 35.672 nel 2016 (non ufficialmente residenti in Italia: 149.000), 26.000 nel 2012 e 25.000 nel 2001.

Gli Ebrei ufficialmente residenti in Italia sono 36.500 (quasi invariati negli ultimi 7 anni); erano invece 4.000 nel 2001.

Gli aderenti alle sette appartenenti ai cosiddetti “Movimenti del potenziale umano” sono 30.000 (praticamente stabili negli ultimi 20 anni).

Ancora tra i gruppi sedicenti cristiani abbiamo i Mormoni (“Chiesa di Gesù e dei Santi degli ultimi giorni”): sono 27.500 (erano 26.750 nel 2016, 25.000 nel 2012, ma soli 9.000 nel 1990).

Gli aderenti alla New Age (e Next Age) sono 20.000 (dato stabile negli ultimi 10 anni).

Anche i fedeli Sikh, radhasoami (e derivazioni) sono circa 20.000, ma in crescita: erano 17.000 nel 2017, 14.693 nel 2016 e 6.000 nel 2012.

Gli aderenti all’area esoterica denominata “Antica sapienza” sono 16.500 (15.000 nel 2012)

I discepoli di altre esperienze religiose (qui non elencate) sono 13.700 (erano 6.000 solo nel 2016)

I seguaci di altri gruppi sedicenti cristiani (qui non elencati) sono 7.400 (5.000 nel 2012)

I discepoli di altri gruppi religiosi orientali (qui non elencati) sono ufficialmente 5.600 (erano 2.000 nel 2012), ma se si considerano gli effettivamente presenti sul territorio italiano il numero sale oltre gli 80.000.

I seguaci di altri gruppi di matrice islamica sono circa 5.000 (4.000 nel 2012).

Gli aderenti alla religione Osho e derivazioni sono 4.000. 

I seguaci delle nuove religioni giapponesi sono 3.500 (praticamente stabili negli ultimi 10 anni).

[fonte principale: CESNUR (Centro Studi Nuove Religioni); per il 2001: Enciclopedia delle Religioni in Italia]


 Si osservi che nel caso dell’Islam e delle altre religioni orientali, i dati in crescita sono dovuti non tanto a conversioni di Italiani (tranne diversi casi per il Buddhismo), ma ovviamente all’ingresso di immigrati da Paesi in cui quelle religioni sono presenti.
 

Questi dati attestano che anche in Italia, centro vivo della Cattolicità (Roma), mentre la fede cattolica conosce una dolorosa crisi, specie nei giovani (per non parlare poi dell’ignoranza - o presunzione di farsi una fede “a modo proprio” - dei reali contenuti della fede e della morale cristiana anche in coloro che si definiscono cattolici, persino tra i praticanti), la società, specie a motivo di un’esorbitante immigrazione, diventa sempre più multi-etnica e multi-religiosa. Questo comporta però, a causa appunto anche dell’ignoranza della vera fede cattolica da parte ormai della stragrande maggioranza degli Italiani, un clima sempre più “relativista”, fortemente voluto dalla cultura dominante occidentale, che riduce le Religioni a sentimenti e scelte individuali, sostanzialmente equivalenti e considerate erroneamente ininfluenti sulla società.

Tutto ciò, quando fino a 60 anni fa i Cattolici italiani ed europei portavano la vera fede cristiana (rivelata da Dio stesso, in Cristo, e quindi assolutamente e insuperabilmente la Verità e condizione di salvezza eterna!) in tutto il mondo, anche a costo del martirio. Mentre oggi non si riesce a portare la salvezza di Cristo neanche al non-cristiano della porta accanto; e si giunge persino a teorizzare che non si debba farlo (contrariamente al comando stesso di Gesù - v. ad es. Mt 28,18-20)!


 

16.05.2019

Cresce negli USA la difesa della vita nascente

Negli USA cresce la consapevolezza che quando si parla di “aborto” si parla dell’uccisione di un essere umano, il più fragile, innocente e indifeso degli esseri umani. Come tale, l’aborto non può mai essere considerato un “diritto”, tanto meno un metodo di contraccezione o di comodo per non assumersi la responsabilità dei propri atti sessuali; ma si tratta di un omicidio; e come tale, anche di fronte alla legge, di un “reato”.

Nonostante le forti lobbies a favore dell’aborto, considerato addirittura come un “progresso della civiltà”, che tanta pressione e potere esercitano non solo sui media ma persino nelle Istituzioni nazionali e internazionali (fino all’ONU compresa), con fortissimi appoggi economici, la cultura “pro-life” negli USA sta facendo grandi passi avanti e riesce a fare sentire sempre più la propria voce e la propria incidenza nella società e nelle stesse istituzioni (v. sotto notizia del 18.01.2019).

Così il Congresso (Senato) dello Stato dell’Alabama, a maggioranza repubblicana, il 14.05.2019 ha approvato, con 25 voti a favore contro 6, la proposta di legge HB 314, la più restrittiva di tutti gli USA sull’aborto e in favore della protezione della vita nascente. Si tratta di una legge che vieta l’aborto anche nei casi di stupro e incesto (normalmente “cavalli di Troia”, come tutti i casi pietosi, per far breccia nella società e introdurre l’aborto praticamente come diritto e sempre); rimangono le possibilità di attuarlo solo in caso di serio rischio per la salute fisica (non mentale o psicologica, dietro a cui molte legislazioni hanno permesso di fatto l’aborto sempre; invece nel caso di disturbo psichico esso deve essere documentato da due specialisti) e la vita della madre, ma tale pericolo dovrà essere seriamente documentato. Al di fuori di questi casi l’aborto viene punito come un grave “reato”. Tale proposta di legge aveva già ottenuto il 30.04.2019 il voto favorevole della Camera, pure a maggioranza repubblicana, con 74 voti contro 3.

Sempre negli USA, in Georgia, il 7.05.2019 è stata firmata la legge, approvata dal Congresso dello Stato, che proibisce l’aborto dal momento stesso in cui sia possibile ascoltare il battito cardiaco del bambino nel ventre della madre (cioè dalla sesta settimana dal concepimento!), mentre prima era possibile abortire fino alla ventesima settimana dal concepimento.

Questo cambiamento di tendenza, in cui è evidente anche la posizione pro-life dello stesso attuale Presidente degli USA, entra in contrasto e potrebbe pian piano far saltare la famigerata sentenza della Corte Suprema Federale, che di fatto nel 1973 aprì all’aborto in tutti gli USA. Ma oggi la stessa Corte Suprema è a maggioranza conservatrice, nel senso che su 9 giudici, ne conta 5 favorevoli al diritto alla vita (Presidente compreso) e 4 abortisti (peraltro i ‘liberal’ più anziani e quindi presto da sostituire).

Certo la situazione negli USA rimane molto variegata. Lo Stato di New York ha appena approvato sull’aborto una legge aberrante, che permette l’uccisione del bambino di fatto fino al momento della nascita; ma ciò ha indignato moltissimi degli stessi abortisti (v. sotto la notizia del 2.03.2019). Così lo stato di Vermont ne ha varata una analoga se non peggiore.

Sta comunque crescendo negli USA questa coscienza sociale a difesa della vita nascente.

Non a caso infatti già nel 2013 le grandi organizzazioni abortiste (come l’Alan Guttmacher Institute, costola della potentissima Planned Parenthood) denunciava allarmata che negli USA esistevano già 135 leggi a favore della vita approvate in ben 30 Stati americani. [fonte: NBQ, 16.05.2019]


 

15.05.2019

Burkina Faso: la Jihad contro il cristianesimo

In Burkina Faso crescono fortemente gli attacchi degli estremisti islamici del Sahara (affiliati ad Al Qaeda o all'Isis), con uccisioni e rapimenti. In questi ultimi anni gli attacchi musulmani contro i cristiani sono passati da 12 nel 2016, a 33 nel 2017, a 158 nel 2018.

Il 12 maggio scorso un attacco jihadista musulmano alla chiesa di Dablo è costata la vita al giovane sacerdote (don Simèon Yampa, prete da soli 5 anni, “che tutti ricordano come una persona umile, obbediente e piena d’amore”, come lo descrive il vescovo di Kaya mons. Théophile Nare) e a 5 fedeli. Lo stesso vescovo dichiara: «La situazione si aggrava sempre di più. È chiaro che si vuole eliminare la presenza cristiana … Non sappiamo esattamente chi siano i responsabili degli attentati ma è chiaro il movente religioso … hanno detto alle vittime che le uccidevano perché non praticavano la <vera religione>, ovvero l’Islam. E poi hanno sparato al tabernacolo. Quale messaggio più chiaro per dire: <non vogliamo che voi cristiani pratichiate la vostra religione>? È una vera e propria guerra dichiarata contro Gesù Cristo!”.

Il giorno dopo, 13 maggio, anniversario di Fatima, una processione di fedeli cattolici della parrocchia di Bam, diocesi di Ouahigouya, mentre recavano la statua della Madonna dal villaggio di Kayon a quello di Singa, è stata aggredita da jihadisti musulmani, che hanno ucciso 4 persone.

Il 15.02.2019 il missionario salesiano p. Antonio César Fernandez è stato ucciso insieme a 4 doganieri nei pressi della frontiera con il Togo.

Il 17.03.2019 si sono perse le tracce di don Joël Yougbaré mentre stava tornando in parrocchia, a Djibo, dopo aver celebrato la messa in un villaggio poco lontano.

Anche un pastore protestante il 28.04.2019 a Silgadji, sul sagrato della chiesa dove aveva appena finito di celebrare la liturgia domenicale, è stato vittima di un attentato e ucciso insieme a 5 fedeli.
Padre Fernandez e don Yougbaré possono essere vittime di uno dei tanti episodi di violenza comune, aggrediti ad esempio a scopo di rapina; ma i religiosi e i fedeli attaccati in chiesa sono stati chiaramente uccisi “perché cristiani”, per realizzare un progetto jihadista di conquista e sottomissione all’islam di territori “contaminati” dalla presenza di "infedeli" e persino di musulmani non abbastanza devoti. Infatti anche diversi imam sono stati oggetto di minacce e attentati perché accusati di essere “deboli nella fede”. Sistematicamente sono ormai sotto tiro anche scuole e insegnanti cattolici, perché i jihadisti deplorano l’istruzione “occidentale”; per questo incendiano le scuole e uccidono gli insegnanti. Il risultato è che nel 2018 nelle regioni Nord, Sahel ed Est, al confine con Mali e Niger, hanno chiuso 1.111 scuole su 2.869 e molte di quelle ancora aperte quasi non hanno allievi perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola. Oltre 150.000 ragazzi non sanno quando potranno riprendere gli studi.

Si ritiene che responsabili di molti attacchi siano del gruppo jihadista Ansarul Islam, attivo nel nord. Ma in quei territori, tra Mali, Niger e Burkina Faso, operano altri gruppi armati, alcuni legati ad al Qaida, come il Macina Liberation Front, altri all’Isis, come l’ISGS, Islamic State in the Greater Sahara. [fonti: NBQ, 15.05.2019; Tempi,15.05.2019]




 

14.05.2019

Ancora un caso di risveglio dal coma, già escluso dai medici

Certi avvenimenti clinici stanno ad indicare come si debba essere molto cauti, anche da parte della medicina, nel parlare di “stati irreversibili”, di “stato di morte cerebrale”, ecc., con la conseguenza di staccare le macchine e persino di prelevare gli organi per le donazioni.

Anche in questi giorni abbiamo avuto, per grazia di Dio, uno dei casi (come altri, v. ad es. sotto la notizia del 15.01.2019), che ci obbligano - oltre ad essere molto grati a Dio - ad essere molto attenti e non precipitosi, tanto meno ad avere degli a-priori, se non addirittura dei pregiudizi ideologici, che sembrano scientifici ma che sono invece smentiti dai fatti, su cui peraltro la scienza sperimentale si deve basare.

A Verona, il 13 maggio scorso, un ragazzo di 17 anni (Lorenzo) si è risvegliato dal coma, proprio quando stava per essere staccato dalle macchine. Lo scorso 20 dicembre, mentre si recava a scuola con lo scooter, Lorenzo si schiantò contro una Mercedes e, nonostante il casco, i danni cerebrali e respiratori causati dal violento impatto hanno portato il ragazzo in coma. Nei mesi successivi, non essendoci alcun segno di ripresa, i medici curanti giunsero ad escludere qualsiasi possibilità di uscire dal coma e ultimamente lo consideravano praticamente morto, tanto da pensare di staccarlo dalle macchine e di procedere all’espianto degli organi (in vista di donazioni immediate). Ma improvvisamente Lorenzo si risveglia, apre gli occhi, muove gambe e braccia e parla! Oggi è tornato addirittura a scuola! I medici non sanno spiegarsi come è stato possibile ...

Occorre dunque che i medici (e non solo loro) siano molto prudenti e non frettolosi, nel parlare di 'morte' e a voler spegnere le macchine di sostegno alla vita, anche in vista dell’espianto degli organi.
Non è la prima volta che succede qualcosa del genere, cioè dei risvegli dal coma anche quando questo stato è già considerato non solo irreversibile ma addirittura sinonimo di 'morte'. Sappiamo addirittura che molti di coloro che si sono risvegliati dal coma hanno poi raccontato come in quel loro stato (apparentemente ‘vegetativo’, come si dice con una parola brutale e razionalmente erronea) erano coscienti e consapevoli di tutto quello che accadeva  loro intorno. 



  

8.05.2019

L'Inghilterra respinge i profughi cristiani
e accoglie i musulmani

Già quando nel gennaio scorso si è finalmente concluso in Pakistan il “calvario” di Asia Bibi, la donna cristiana accusata di blasfemia e incarcerata per 10 anni, finalmente scagionata e rimessa in libertà, anche se di fatto costretta all’isolamento od obbligata e a cercare rifugio all’estero per non essere uccisa [v. sotto, News 30.01.2019], il governo inglese di Theresa May ha rifiutato di accoglierla, come del resto molti Paesi occidentali.

Per rimanere nella sola Inghilterra e in riferimento ai profughi in fuga dalla guerra in Siria, secondo un resoconto pubblicato dallo stesso The Sunday Times (20.01.2019), il Ministero dell’Interno britannico nel 2017 ha accolto (con diritto d’asilo) 4.850 siriani, di cui 4.572 musulmani e solo 11 cristiani; e nel 2° trimestre del 2018 ha accolto 1.197 siriani, di cui 1.047 musulmani e solo 10 cristiani! Molti cristiani provenienti dal Medio Oriente, dove sono particolarmente perseguitati (così che in poco tempo si sono ridotti anche del 90%) sono stati respinti dalla frontiera inglese.

Numerosi casi di profughi cristiani respinti dalla frontiera inglese si sono verificati anche in questi primi mesi del 2019.

Nel marzo scorso lo stesso Ministero inglese ha respinto ad esempio la richiesta d’asilo, presentata già nel 2016, di un cristiano proveniente dall’Iran, costretto a fuggire dal suo Paese in quanto convertito dall’islam al cristianesimo, e già abitante in Inghilterra; è stato dunque praticamente costretto a lasciare il Paese e tornare in Iran (addirittura nella motivazione d’espulsione inglese si parla di cristianesimo come di una “religione non di pace”!), il che equivale praticamente ad una condanna a morte.

Sempre in questi primi mesi del 2019 anche la richiesta d’asilo di una donna iraniana che si era convertita al cristianesimo e già in Inghilterra, è stata respinta, addirittura schernendo la sua fede cristiana! La donna ha infatti così dichiarato alla BBC Radio 4: “quando ero in Iran mi sono convertita al cristianesimo e la mia vita è cambiata, il governo mi stava cercando e sono scappata. (...) Nel mio paese, se qualcuno si converte al cristianesimo viene punito con l'esecuzione capitale”; ma ha aggiunto pure che “il Commissario del Ministero britannico la derideva, la prendeva sempre in giro (...) Mi ha chiesto perché Gesù non mi avesse protetto dal regime o dalle autorità iraniane”!

Un’altra recente espulsione dalla GB, per rifiuto d’asilo, è stata attuata nel febbraio scorso per Asher Samson, un uomo pakistano 41 anni, cristiano, residente in GB da 15 anni, dove aveva studiato persino teologia. È stato costretto al rimpatrio in Pakistan, da cui era fuggito in quanto cristiano e più volte “picchiato e minacciato dagli estremisti islamici”.

L’anno scorso l’Home Office britannico ha addirittura respinta per 2 volte la domanda di una suora irachena fuggita dallo Stato islamico (ISIS) e che aveva chiesto di recarsi dalla sorella malata in Inghilterra. Ad un’altra suora il visto era stato negato perché “non aveva un personale conto in banca”. Ad un sacerdote cattolico il visto è stato addirittura negato perché “non era sposato” (!).

Nel 2016 persino tre alti prelati provenienti da Iraq e Siria, che chiedevano il visto per presenziare alla consacrazione della prima cattedrale ortodossa siriaca del Regno Unito, si sono visti replicare, beffardamente, che “non c'era posto in albergo”.

Ben altro trattamento è stato invece riservato addirittura al musulmano radicale Ahmed Hassan, cui è stato concesso l’asilo, nonostante non avesse i documenti e avesse esplicitamente confessato al ministero dell'Interno di essere “stato addestrato come un soldato dell'Isis”; due anni dopo ha compiuto un attentato terroristico in una stazione ferroviaria di Londra, in cui sono rimaste ferite 30 persone. L'Home Office ha inoltre consentito a un predicatore musulmano straniero, Hamza Sodagar, di entrare nel paese e tenere una conferenza a Londra, nonostante l'uomo si sia detto “favorevole a decapitare gli omosessuali, a bruciarli vivi e a gettarli da un dirupo”.

Siamo evidentemente in una sorta di bieco pregiudizio anticristiano, se non specificamente anticattolico; come ha riconosciuto persino l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey di Clifton. [fonte: NBQ, 5.05.2019]



 

5.05.2019

Nigeria: cristiani sterminati

S'è di recente già sottolineata la notizia (cfr. sotto, notizia del 24.03.2019) di stragi di cristiani in Nigeria. Ecco ora un drammatico appello dall’arcivescovo di Kaduna in Nigeria, mons. Matthew Man-Oso Ndagoso, apparso in un’intervista al giornale americano LifeSiteNews e rivolto all’amministrazione Trump e all’intera comunità internazionale, parla di vero e proprio genocidio dei cristiani in Nigeria, di cui la grande stampa (ma anche molti cattolici occidentali), non si accorgono. Così riferisce l’arcivescovo: “Centinaia di cristiani sono stati uccisi negli ultimi mesi e interi villaggi cristiani sono stati spazzati via, mentre la comunità internazionale resta in silenzio”. Si può parlare di genocidio in piena regola, di pulizia etnica in corso. Continua: “Si tratta di attacchi mirati contro i villaggi cristiani da parte degli estremisti Fulani, che restano impuniti nonostante la Costituzione nigeriana salvaguardi la libertà e l’uguaglianza di religione”. Ma negli stati del nord-ovest della Nigeria, dove i musulmani sono al 98% della popolazione, la Sharia permea interamente il sistema legale. [fonte: Il Timone News, 5.05.2019]



 

2.05.2019

Europa: impennata di atti vandalici e sacrileghi anticattolici

Avevamo già osservato [cfr. sotto News 11.03.2019] come in Francia, ma in fondo in tutta l’Europa occidentale - cioè in un mondo che si definisce “democratico” e tollerante, ma che assai spesso trasforma non solo la laicità in “laicismo”, ma questo in “dittatura del relativismo”, nichilismo e ateismo - sia in corso un’escalation di atti violenti diretti contro ogni traccia, anche la più sacra, di fede cristiana. Talora questa intolleranza e violenza si dirige anche contro il mondo ebraico.

Il giorno 15.04.2019 (Lunedì Santo), poi, tutto il mondo è stato col fiato sospeso ed è rimasto atterrito di fronte all’incendio che ha parzialmente distrutto la cattedrale cattolica di Parigi, Notre Dame; ed anche se la causa di tale tragico evento non è riconducibile ad un’azione umana intenzionale o tanto meno di ostilità contro la fede cattolica (almeno a quanto si dice), rimane il fatto che esso acquisti un significato del tutto particolare, se non altro per il periodo e per il giorno in cui è appunto avvenuto (Settimana Santa). E se ha risvegliato in molti la consapevolezza delle radici cristiane dell’Europa, di cui le cattedrali sono un segno vigoroso, in altri, a cominciare dallo stesso Presidente francese E. Macron, non s’è nemmeno voluto pronunciare il nome ‘cristiano’ e si è parlato della cattedrale - centro vivo della cristianità, dove si celebra ed è conservata l’Eucaristia - come di un “museo” (di ciò s’è fortemente lamentato lo stesso Arcivescovo di Parigi mons. Aupetit).

Avevamo comunque osservato [v. News citata] che solo pochi giorni prima del rogo di Notre Dame , il 17 marzo, un incendio invece doloso e di chiara impronta anticattolica aveva interessato sempre a Parigi la chiesa di Saint-Sulpice, che è la seconda per grandezza dopo la cattedrale di N.D. 

Negli ultimi dieci mesi, poi, almeno altre 9 chiese francesi sono state interessate da incendi, di cui 6 ritenuti dolosi: Notre-Dame des Grâces a Revel (giugno 2018), la chiesa di Saint-Jean-du-Bruel (ottobre 2018), quella del Sacro Cuore di Angoulême (gennaio 2019), la cattedrale di Sant’Alano a Lavaur (febbraio 2019) e appunto a marzo la grande chiesa di St-Sulpice di Parigi; infine, proprio il giorno di Pasqua, è stata colpita da un incendio doloso la chiesa di N.D. des Grâces a Eyguières.

In questa Europa, specie occidentale, che sempre più pare entrare in una “apostasia” (rifiuto della fede in Cristo, avuta per 2000 anni e base della propria stessa civiltà) ormai non più “silenziosa” (come la definì Giovanni Polo II già nel 2003, leggi n. 9) ma palese e persino violenta, si moltiplicano inoltre in modo esponenziale atti di assoluta intolleranza anticattolica.

Ecco alcuni tra gli ultimi eventi, di cui però il grande potere mediatico non ha ovviamente parlato.

Per rimanere in Francia, il 4 aprile scorso nel piccolo comune francese di Bois-de-Céné (Vandea) è stato profanato il tabernacolo della chiesa di Saint-Étienne, spargendo sul pavimento molte ostie consacrate; i responsabili (probabilmente adolescenti) hanno anche rubato dell’acqua santa e urinato in chiesa. Un altro tabernacolo è stato profanato il 9 aprile nella chiesa di Saint-Pierre a Montluçon, dove è stata rubata l’intera pisside con le sacre particole (la chiesa è stata riaperta al culto dopo tre giorni, celebrando una Messa di riparazione). A Cocheren il 17 aprile è stata distrutta una statua di santa Barbara. Nel villaggio di Marlhes, una statua della Vergine Maria, pur essendo fatta di ghisa con rinforzi metallici, è stata colpita, staccandole la testa e fracassandone il petto (lo scorso anno la medesima statua della Madonna era stata danneggiata da un incendio).

Come avevamo appunto già ricordato (cfr. News, 11.03.209), secondo il sito dell’Observatory on intolerance and discrimination against christians in Europe, solo in Francia negli ultimissimi mesi si sono verificati ad esempio questi eventi:

San Nicola, a Houilles (nell’Île-de-France, la regione settentrionale che comprende Parigi) profanata tre volte nel giro di una settimana, cioè il 29 gennaio, l’1° e il 4 febbraio. Qui i vandali si sono scatenati prima su una statuetta di Cristo che porta la croce, poi hanno ridotto in frantumi una statua della Beata Vergine con Gesù Bambino. Il 10 febbraio in un’altra chiesa dedicata a San Nicola, stavolta a Maisons-Laffitte (sempre nell’Île-de-France), il tabernacolo è stato gettato a terra; la polizia ha tratto in arresto un uomo di 35 anni, che ha ammesso il sacrilegio compiuto. Il 3 febbraio le Ostie consacrate erano state sparse sul pavimento della bella chiesa di Notre-Dame a Lusignano, nella Francia centrale, e il 5 febbraio era stato vandalizzato un crocifisso di legno posto sul ciglio di una strada nel comune di Labastide, nella fascia pirenaica dell’Occitania. Lo stesso giorno, ancora in Occitania, altre due chiese hanno subito atti gravemente anticattolici. Un incendio è stato appiccato nell’antica cattedrale di Lavaur (XIII secolo) dedicata a sant’Alano, bruciando la tovaglia dell’altare e il presepe; nello stesso luogo una croce è stata trovata al suolo e un’altra con il braccio di Gesù rovinato. Sempre il 5 febbraio, su un muro della chiesa di Notre-Dame des Enfants, a Nîmes, è stata tracciata con degli escrementi una croce, appiccicandovi dei pezzi di Ostie consacrate. Il tabernacolo è stato inoltre danneggiato e altre Ostie distrutte. Il 9 febbraio è stato dissacrato il tabernacolo della chiesa di N.D. di Digione, in Borgogna: anche qui le sacre Particole sono state disseminate sul suolo, macchiando la tovaglia dell’altare e strappando il Messale.

Per stare ai dati diffusi dal Ministero dell’Interno francese, nel 2018 si sono registrati 1.063 fatti anticristiani, in aumento rispetto ai 1.038 dell’anno precedente. Nel 2016, secondo il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, gli attacchi a siti cristiani in territorio francese erano stati 949, tra cui ricordiamo il caso più eclatante: l’uccisione, avvenuta il 26 luglio, di padre Jacques Hamel, oggi Servo di Dio (e di cui la Chiesa potrebbe presto riconoscere il martirio), assalito e sgozzato da due islamisti mentre celebrava Messa a Saint-Étienne-du-Rouvray (Normandia), in una chiesa dedicata al protomartire santo Stefano. [fonte NBQ, 26.03.2019]

Sempre in Francia e nel cuore dell’Europa, a Strasburgo, l’intolleranza anticattolica ha fatto sì che una processione di preghiera per la vita, promossa dalla Fraternità Sacerdotale S. Pio X tenuta il 26 aprile scorso, sia stata contestata e disturbata lungo tutto il percorso con insulti, grida, atti derisori e cristianofobi (cfr. www.youtube.com/watch?v=NMLfWJOEJEM).

In Austria, a Biedermannsdorf, il 13 aprile sono stati rubati dal tabernacolo due pissidi, un calice e un ostensorio.
In Italia un grave oltraggio al Santissimo Sacramento è avvenuto proprio durante la Messa del mattino di Pasqua, nella chiesa triestina di San Giovanni Decollato. Mentre al santuario di Fontanelle di Boves (CN), dedicato a Maria Regina della Pace, sono state profanate le statue di Gesù e S. Giuseppe, nonché divelto il simulacro di un angelo.

In Spagna, la chiesa di Maside, in Galizia, la mattina della Domenica delle Palme è stata trovata imbrattata sui muri esterni con simboli e scritte anticattoliche. Proprio in occasione la "Festa delle donne" (8.03.2019), sempre in Spagna c’è stata un’escalation di atti anticristiani da parte di femministe radicali, con striscioni e scritte sulle chiese grondanti odio nei confronti della Chiesa.

Questi attacchi non hanno risparmiato neppure la cattolica Polonia. Qui infatti il 27 aprile scorso, nella parrocchia di San Massimiliano Kolbe a Plock, sono stati sparsi posters raffiguranti una Madonna di Częstochowa dissacrata, con aureole e abiti colorati coi colori dell’arcobaleno Lgbt.

[fonte: NBQ, 1.05.2019]






27.04.2019
Crescita esponenziale di depressioni e psicofarmaci

Una significativa espressione di un noto cantautore italiano già negli anni ’80 recitava: “Dio: Lo butti via in una frase; Lo cercherai in farmacia”! Dopo quanto detto sopra circa l’odio, che non è esagerato definire di chiara impronta satanica, che emerge in tante violente manifestazioni contro il sacro, Dio, la Chiesa – oltre a quell’idea di “laicità” che di fatto vuole espellere tutto ciò dalla società - risulta ancor più impressionante la crescita esponenziale dei disturbi psichici, delle depressioni e dei suicidi in Europa.

Secondo un dato riferito in questi giorni dal British Journal of Pychiatry in Europa il consumo di antidepressivi è aumentato in 5 anni (2010/2015) del 20%; e in Italia è addirittura 4 volte superiore alla media europea (dato riferito dall'agenzia Aifa e dall’Istituto fisiologia clinica del Cnr di PI).

L’Occidente non sa più cogliere il senso della vita, del dolore e della morte; e tutto diventa alla fine insopportabile.

Negli USA il 60% della popolazione ha fatto uso di analgesici oppiacei contro il dolore (il doppio che in Europa) e l’11,2% ne ha abusato, procurandoseli anche illecitamente.


 


 

23.04.2019

Una micidiale bomba nascosta: la pornografia online

La pornografia è un’industria che frutta miliardi e che miete sempre più vittime, di tutte le età e di entrambi i sessi, anche in relazione alla facilità con cui è possibile reperirla online.

Secondo un recente studio dello psicologo-terapeuta clinico P. C. Kleponis (Pornografia, 2018), la pornografia online è una vera e propria droga, che crea dipendenza, richiede di usare dosi sempre più forti, disgrega la persona e rovina gravemente la stessa sessualità. Lo specialista fa inoltre osservare che non è affatto vero che “il sesso sia un bisogno primario necessario, come ad esempio l’alimentazione: se infatti questa viene a mancare la persona muore, mentre l’essere umano può vivere in piena castità e senza alcuna conseguenza né fisica né psicologica; inoltre il sesso è un appetito che può essere governato e che è bene canalizzare nel giusto contesto, ossia l’unione coniugale”.

Ma il 30% dell’oceano internet è porno ed è il più visitato! La pornografia occupa il 6° posto per fatturato lordo negli USA. Ormai l’età media di ingresso nella pornografia digitale è di 11 anni e a 13 anni il 30% dei ragazzi ne ha già fatto esperienza. Sorprende inoltre il dato che 1/3 delle persone che visitano siti pornografici siano femmine.

Si tratta di una "bomba atomica silenziosa", distruttiva della sessualità, della persona, del suo equilibrio psicologico, dei rapporti, della famiglia stessa, con il progressivo annichilimento, specie nei giovanissimi, del senso del dovere e dei propri impegni, della sensibilità culturale e soprattutto di quella "religiosa" (cioè delle domande più profonde dell’essere umano e caratteristiche della sua superiore dignità).

Possibile che la società, i governi (ma forse persino molti nella Chiesa…) non si rendano conto di questo enorme potere distruttivo, che gravi conseguenze riveste sul futuro della persona e della stessa società, non se ne tenga conto e non si cerchi di porvi rimedi?






18.04.2019

1. Gender-dittatura (del relativismo):

nel mirino chi aiuta ‘veramente’ gli omosessuali

La diocesi spagnola di Alcalá de Henares, e il suo Vescovo mons. Juan Antonio Reig Pla, risultano indagati da parte della “Comunità di Madrid”, perché molti Centri di Orientamento Familiare diocesani, dove si rivolgono liberamente tutti coloro che desiderano formare la propria coscienza cristiana e parlare pure dei propri problemi senza alcuna restrizione, aiuterebbero giovani omosessuali, che liberamente appunto chiedono aiuto, a scoprire il disegno d’amore di Dio su di loro e anche, come spesso accade, ad uscire dalla loro sofferta tendenza.

Da quest’azione pastorale sorgono segni di speranza, come il «miracolo» dei giovani che hanno beneficiato dei centri di orientamento familiare e in questi giorni - come testimonia il ‘coraggioso’ vescovo - «sono usciti a raccontare la loro testimonianza. E questo in Spagna è una novità assoluta perché il tema di ciò che significa l’educazione all’affettività, l’educazione nella maturazione dell’amore, nella mascolinità e femminilità, è un tabù», con i tempi che corrono, condizionati dall’ideologia gender. «Avere giovani coraggiosi e anche adulti che escono a dare testimonianza del bene che procura loro la Chiesa per maturare nella loro mascolinità e femminilità e nella loro vocazione all’amore, è qualcosa di nuovo». E che deve essere “censurato” e impedito dal pensiero unico dominante.

L’indagine è partita dopo che un giornalista che si è finto omosessuale ed ha chiesto aiuto in uno dei centri di orientamento familiare che fanno capo alla Chiesa e che prevedono, tra i vari servizi in favore del prossimo, di aiutare coloro che vivono con disagio l’attrazione verso lo stesso sesso e cercano di riscoprire la propria identità maschile o femminile. Al giornalista sotto mentite spoglie era stato consigliato, stando al suo resoconto, di abbandonare la pornografia e la masturbazione, esercitarsi a governare la volontà, parlare con uno psicologo, pregare. Evidentemente troppo per chi veicola la normalizzazione dell’omosessualità e la vuole imporre come una condizione 'obbligata' (anche a chi cerca di uscirne), tanto che il reporter ha subito lanciato la magica accusa di “omofobia”, dando il via al linciaggio mediatico e politico.

L’indagine avviata si basa sulla famigerata legge Cifuentes, approvata nel 2016, che prevede multe fino a € 45.000 per chiunque cerchi di aiutare una persona a lasciarsi alle spalle la sua tendenza omosessuale.
In sostanza è l’insegnamento stesso della Chiesa, fondato sulla Sacra Scrittura, a essere ritenuto illegale.

Così il vescovo si è espresso nell’omelia tenuta in una gremitissima cattedrale il 6 aprile scorso: «Stanno facendo del male ai nostri figli … E questo non lo possiamo consentire. Non si tratta in nessun modo di andare contro nessuno, ma si tratta di salvaguardare la libertà della Chiesa, di salvaguardare la libertà religiosa, e di impegnarci se necessario fino al martirio per servire coloro che soffrono e aspettano una parola di speranza da noi pastori della Chiesa: non li possiamo abbandonare». «Il Signore anche oggi apre un cammino di libertà e di speranza, perché il Creatore e il Redentore è l’unico che ci può dare un futuro e un destino eterno. Quanto mi piacerebbe poter dire questo a tutte le persone che pensano che la Chiesa cattolica sia sua nemica […]. Apriamo strade dove non possono neanche i professionisti delle varie scienze umane perché contiamo sulla grazia redentrice di Gesù Cristo che restaura il cuore delle persone». [Il Timone – NEWS, 13.04.2019]

Non si tratta ovviamente di un caso isolato, ma di quanto sta sempre più affermandosi in modo totalitario, come “pensiero unico obbligatorio”, come “dittatura del relativismo”, in tutto l’Occidente.

9.04.2019

2. Gender-dittatura (del relativismo) :  
nonna-mamma per figlio gay

Una donna del Nebraska/USA di 61 anni (Cecile Eledge), ha partorito una figlia (Uma Louise) per il proprio figlio (Matthew Eledge), cioè prestando il proprio utero al seme di lui, che è gay ‘sposato’ con un altro uomo (Elliott Dougherty), con l’ovocita della sorella di quest’ultimo (Lea Yribe).

Dal punto di vista biologico si potrebbe dire che la figlia di Matthew è anche sua sorella, essendo stata partorita da sua madre, ma è anche suo zio acquistato, essendo frutto dell’ovocita della sorella del ‘compagno’ (che a sua volta sarebbe madre e zia della bambina); e che la madre di lui è contemporaneamente madre e nonna della bambina!

Cosa capirà e dirà questa bambina - ma chi ha pensato davvero a lei? - crescendo in questo perverso intreccio biologico-familiare?

Dal punto di vista morale si sommano poi tutti i casi di illeceità: fecondazione artificiale, e di tipo eterologo, maternità surrogata, embrioni distrutti e congelati, crescita ed educazione della bambina all’interno di una coppia omosessuale, relazioni familiari snaturate …

È questa la “famiglia” vera promossa da chi combatte la famiglia naturale come uno stereotipo, come un retaggio medievale (come abbiamo visto anche in Italia in questi giorni)?

La stampa americana ha elogiato questo incredibile atto come grande “segno d’amore” della madre per il figlio! La stessa lo definisce così, sentendosi quasi un’eroina. La lobby Lgbt usa poi questa storia pure con l’obiettivo dell’utero in affitto pagato con i soldi di tutti

E chi osa storcere il naso viene bollato come insensibile e, ovviamente, “omofobo”. [NBQ, 3 e 9.04.2019]


2.04.2019

3. Gender-dittatura (del relativismo) :  
multa a chi chiama ‘maschio’ un maschio

È successo anche questo; in Canada. Un cristiano canadese di 52 anni, Bill Whatcott, è stato condannato (sentenza del 27.03.2019) a pagare una multa di 55.000 $ canadesi (= € 36.486) per aver chiamato «maschio», in un volantino durante la propaganda elettorale, un avvocato e attivista transessuale, Ronan Oger (fattosi donna con il nome di Morgane), che nel 2017 è stato il primo transessuale, nominato esponente di punta del NDP (New Democratic Party), a candidarsi per l’Assemblea legislativa nel distretto elettorale della British Columbia di Vancouver-False Creek.

Nel processo è risultato che Oger, di fatto biologicamente maschio, sia parte lesa in quanto chiamato tale. Dunque una sentenza che condanna la verità biologica, divenuta ufficialmente impronunciabile, oltre ad essere impedita la libertà di espressione. [NBQ, 2.04.2019]




 

11.04.2019

Ancora sulla Cina:
abbattute chiese ‘non allineate’ al governo comunista

Come abbiamo evidenziato in altre News, anche più sotto, il recente segreto e provvisorio accordo tra il Vaticano e la Repubblica Popolare Cinese, non pare aver condotto il Partito Comunista Cinese (che tutto vuole sotto il suo totalitario potere) ad un maggior rispetto della libertà religiosa, ma di fatto ad aver forse sottomesso la stessa Chiesa Cattolica ai voleri del potere comunista.

Si giunge persino alla distruzione fisica delle chiese che non accettano di essere “allineate” col Partito (cioè di non voler appartenere alla cosiddetta “Chiesa patriottica”, sottomessa al Partito Comunista). È il recente caso della chiesa cattolica di Qianyang nella diocesi di Fengxiang.

Secondo quanto riferisce don Shanren Shenfu, del posto, “i fedeli locali hanno tentato in tutti i modi di proteggere la chiesa dalla demolizione. Si sono sentite grida di dolore e lamenti; si sono visti sacerdoti piangere; ma tutto è stato vano”. La chiesa è stata demolita. Finisce così la speranza di questi fedeli di veder conservato il loro luogo di culto, costruito a prezzo di donazioni da parte dei fedeli stessi e comunque sotto gli occhi delle autorità, tanto che uno di loro fu presente alla inaugurazione.
Don Shanren ha dato una testimonianza che ha il tono del martirio: “Noi che viviamo all’interno della Chiesa cinese non osiamo più avere grandi aspettative, poiché ci è stato annunciato di dover ancora fare un lunghissimo cammino; e su richiesta della Santa Sede, siamo noi che dobbiamo saper essere pazienti e fare dei sacrifici concreti”.

La Santa Sede ha ad esempio ora riconosciuto sette vescovi riconosciuti dal governo e precedentemente scomunicati in quanto non nominati dal Papa e ha chiesto ai due vescovi precedentemente nominati dal Papa di cedere ad essi la propria nomina.
“Nonostante ciò, alla luce di quanto accaduto finora, non abbiamo mai visto le autorità ufficiali rallentare la morsa sulla Chiesa cinese”, continua la testimonianza del sacerdote locale.

Persino il santuario di Mujiaping, nella stessa diocesi di Fengxiang (distretto di Taibai), una zona montagnosa molto povera, è a rischio distruzione. Le autorità comuniste vogliono che tutta la diocesi si iscriva all’Associazione patriottica. Il 10.04.2019 si sono presentati 600 poliziotti, che hanno trovato ad attenderli 200 fedeli, appostati sulla scalinata che porta alla chiesa per difendere il santuario, dove è custodita anche una venerata effigie della Madonna, meta di pellegrinaggi. “Siamo disposti a dare la nostra vita”, hanno detto. Ma la polizia ha annunciato di voler distruggere altre tre chiese nella zona.

La violenza che sta travolgendo le chiese di Fengxiang ha una precisa ragione, confermata dai fedeli: le autorità vogliono che i luoghi, le persone, i sacerdoti e il vescovo appartengano alla Chiesa patriottica, sotto il controllo del Partito comunista. “Se non vi iscrivete all’Associazione patriottica, distruggiamo tutto”, avrebbe detto un funzionario.
Nel panorama ecclesiale cinese, la diocesi di Fengxiang, guidata fino al 2017 da mons. Luca Li Jingfeng, ha un carattere speciale: è l’unica diocesi dove né i fedeli, né il vescovo sono iscritti all’Associazione patriottica, sebbene dal 2001 vi sia un Ufficio per gli affari religiosi. Dal 2017, il vescovo è mons. Pietro Li Huiyuan, 54 anni.
[Asia News, 11.04.2019, direttore Bernardo Cervellera]

Così il vescovo della diocesi di Mindong ha ceduto la propria carica per l’unificazione della diocesi, ma i sacerdoti sotterranei non sono stati ancora riconosciuti. Addirittura, il governo cinese è arrivato ad offrire a coloro che si iscrivono all’Associazione Patriottica ben 200.000 yuan (= € 27.000), affinché l’annessione della diocesi di Mindong possa avvenire con successo.

Poi c’è il caso di mons. Vincenzo Guo Xijin, che rischia di non poter celebrare perché non riconosciuto dall’Ufficio affari religiosi e dal Fronte unito (organi di governo, cioè del Partito comunista). Fino a pochi mesi fa, mons. Guo era vescovo ordinario di Mindong (Fujian), riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. In seguito all’accordo fra Cina e Vaticano e all’eliminazione della scomunica al vescovo ufficiale (patriottico) Vincenzo Zhan Silu, su richiesta del Papa egli ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliare per lasciare la sede di ordinario a mons. Zhan. Le autorità cinesi continuano però a non riconoscerlo come vescovo e bollano il suo ministero come “illegale”. [Il Timone - NEWS 11 aprile 2019]



 

5.04.2019

Il Qatar finanzia moschee italiane

Il Qatar negli ultimi anni è divenuto il principale finanziatore di moschee e centri islamici in Europa, perlopiù istituzioni legate ai “Fratelli Musulmani”.

Già nel 2014 il Qatar ha finanziato la costruzione di 113 moschee e centri islamici in tutta Europa, con 71 milioni di euro. E il paese dove ha investito di più è proprio l’Italia, foraggiando 45 progetti con 22 milioni di euro. I soldi finiscono soprattutto a moschee legate all’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia). Esse sono soprattutto al Nord (Saronno, Piacenza, Brescia, Alessandria), anche se la Regione dove il Qatar ha finanziato più progetti è la Sicilia (ben 11).

È quanto emerge da Qatar Papers, pubblicato in Francia, dove l’indagine di due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, che hanno avuto accesso a migliaia di documenti interni della Qatar Charity, la fondazione controllata dall’emiro del Qatar, ha parlato nei dettagli di questi 45 progetti finanziati con 22 milioni di € dall’emirato islamico in Italia.

C’è anche «una lettera di raccomandazione datata 27.01.2015 e firmata da Yussuf al Qaradawi, in cui lo sceicco elogia il CAIM (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza-Brianza) ed esorta i destinatari a donare generosamente ai suoi rappresentanti Yassine Baradei e Davide Piccardo, noti esponenti dell’islam lombardo, per sostenere il loro progetto di costruire “un nuovo grande centro islamico a Milano, con una moschea e vari centri educativi, un progetto che ha bisogno di sostegno”». Al Qaradawi non è un religioso islamico qualunque. Egiziano di nascita, voce onnipresente sull’emittente qatariota Al Jazeera, è il leader spirituale dei Fratelli Musulmani e si è distinto per le sue posizioni altamente controverse. Approva la pena di morte per gli apostati che abbandonano l’islam, ha elogiato Hitler ed esaltato l’uccisione degli israeliani da parte dei palestinesi, è certo che i musulmani conquisteranno Roma e l’Europa attraverso il proselitismo.

Queste stesse idee estremiste, anticamera del terrorismo islamico, vengono insegnate in molti centri islamici in tutta Europa e «vengono regolarmente promosse dai network legati ai Fratelli Musulmani e amplificate attraverso i massicci finanziamenti qatarioti».

Ecco perché, secondo esperti di terrorismo, bisogna cominciare a ragionare se approvare una legge che vieti «ogni finanziamento estero» delle moschee, soprattutto se proveniente dal Qatar. [Tempi, 3.04.2019]


 


29.03.2019

Cina: arrestato vescovo “sotterraneo”

Abbiamo visto nei giorni scorse le trionfali accoglienze riservate al Presidente della Repubblica popolare cinese e Segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping, sia in Italia che in Francia. Di fronte alla potenza commerciale cinese, costruita in gran parte su condizioni di lavoro di decine di milioni di persone che rasentano spesso la schiavitù, tutti si sono prostrati, firmando accordi commerciali da capogiro, che non sono certo una beneficienza cinese all’Europa. Quasi nessuno però che abbia parlato del totale disprezzo dei fondamentali diritti umani in Cina, a cominciare dalla libertà religiosa. Visita di Stato - accolto quasi come un imperatore - nella città, Roma, che è il centro della cristianità o quantomeno della Chiesa Cattolica; ma il Presidente cinese, nonostante il recente accordo segreto tra Cina e Vaticano (che non migliora affatto le condizioni dei cristiani in Cina, anzi si è inasprito il terrore contro chi non si adegua alla Chiesa ufficiale “patriottica” obbediente al Partito comunista) ha totalmente ignorato il Vaticano e il Papa. E anche il Quirinale si è ben guardato di invitare qualsiasi “monsignore” agli incontri e persino ai ricevimenti di gala, dove pure erano presenti persino rappresentanti della cultura e dello spettacolo.
Ebbene, ancora ieri (28.03.2019) in Cina è stato arrestato dalla polizia Mons. Agostino Cui Tai, vescovo “sotterraneo” di Xuanhua (Hebei), riconosciuto dalla Santa Sede ma non dal governo, insieme col suo vicario episcopale, p. Zhang Jianlin. Ciò è avvenuto anche per la collaborazione di un sacerdote-spia, p. Zhang Li, interdetto dal ministero ma obbediente al Partito, che lo ha accusato di “non seguire le indicazioni del Vaticano”! È dal 2007 che mons Cui Tai subisce di continuo detenzioni o è messo agli arresti domiciliari, “in modo pressoché continuativo, senza alcuna ragione e senza alcun processo giuridico. Durante questi anni, il vescovo è stato spesso rinchiuso in diversi centri di detenzione segreti, o in alberghi, oppure portato via per "viaggi" forzati sotto la scorta dei funzionari del governo. In questi anni, solo durante il Capodanno cinese e la Festa di Metà autunno (della luna) mons. Cui Tai è potuto occasionalmente tornare a casa per una breve visita alla sorella anziana. Per il resto del tempo egli è sempre rimasto sotto la guardia e il controllo del governo”. “La diocesi di Xuanhua è stata fondata dalla Santa Sede fin dal 1946, ma nel 1980 il governo ha costituito la diocesi ufficiale di Zhangjiakou, unendo ad essa quella di Xuanhua e di Xiwanzi. La diocesi di Zhangjiakou non è riconosciuta dalla Santa Sede”. [fonte: AsiaNews, 29/03/2019]

  

A proposito di diritti umani in Cina. Come si vive in un carcere cinese? Umiliazioni, lavori forzati, torture. È quello ad esempio che ha dovuto subire per sette anni e sette mesi Robert Rother, cittadino tedesco, accusato di presunti o reali reati finanziari e condannato a otto anni di carcere da trascorrere nella prigione di Dongguan. Il 20.05.2011, mentre si trovava in un bar di Shenzhen, è stato portato via da due poliziotti e interrogato solo dopo 19 ore, durante le quali gli è stato impedito di dormire. Rinchiuso in una cella del centro di detenzione di Shenzhen numero 3, per mesi la polizia ha cercato di estorcergli una confessione, spiegandogli che altrimenti avrebbe potuto ricevere la pena di morte e millantando false testimonianze contro di lui mai raccolte. Dopo la condanna, è stato portato nella prigione di Dongguan, dove il suo nome è stato tradotto in cinese (Luozi Luobote) ed è diventato il prigioniero numero 27614. Ogni volta che aveva bisogno di parlare a una guardia doveva stringere il pugno, alzare il braccio destro e dire: «Onorevole guardia, sono il prigioniero Luozi Luobote». Poi doveva inginocchiarsi ed esporre la sua richiesta. Il primo mese lo ha passato in una cella destinata a 18 prigionieri, nella quale però dormivano in 40. Il bagno era semplicemente un buco nel pavimento, dal quale saliva giorno e notte il tanfo degli escrementi, che saturava l’aria afosa dell’estate. Per sua fortuna, soffriva di pressione alta e così gli hanno dato un letto da condividere con una sola persona. Le giornate di Rother passavano sempre uguali: sveglia alle 5,30 e una ciotola di riso e verdure per colazione. Poi, alle 6,50, i detenuti dovevano marciare in fila fino alla fabbrica che si trovava nell’edificio numero 6, all’interno del perimetro della prigione, per lavorare. Chi non seguiva il ritmo o camminava troppo lentamente veniva picchiato dalle guardie. Comunque, in quanto europeo, è stato trattato meno duramente di altri detenuti. È uscito dal carcere il 19.12.2018, raccontando questa sua esperienza di detenuto.
[fonte: Tempi, 12.03.2019]



 

24.03.2019

Nigeria: uccisi 300 cristiani

In questi ultimi due mesi sono stati già uccisi 300 cristiani da parte dei pastori musulmani Fulani. Almeno 38 cristiani sono stati uccisi nell’area di Moro (Kaduna) lo scorso 26 febbraio. Alle sei di mattina, 400 pastori fulani hanno attaccato diversi villaggi dell’area. “Ero in chiesa insieme ad altri fedeli quando abbiamo sentito gli spari e siamo subito scappati”, ha detto una testimone al Morning Star News. “Sparavano a tutti quelli che incontravano, hanno bruciato case e chiese”, racconta un altro. Il 10 febbraio nel villaggio di Angwan Barde, i Fulani hanno massacrato undici cristiani. “Gridavano ‘Allah Akbar’, hanno ucciso mio padre, mia madre, due fratelli e mia cognata”, ha detto Daniel Audu, leader del villaggio. “Hanno ucciso dieci membri della comunità, compresa una donna incinta in stato avanzato”.



 

20.03.2019

Grecia: arrestati per aver eretto una Croce

Quello di nascondere o eliminare i simboli cristiani dall’Europa (specie occidentale) perché disturberebbero o offenderebbero i migranti di altre religioni, specie musulmani, è di fatto un assurdo se non diabolico pretesto per distruggere ogni segno cristiano, confondendo l’accoglienza o la laicità di uno stato con una sorta di “ateismo di Stato”, coperto di ‘politicamente corretto’.

Così è accaduto recentemente anche in Grecia, propriamente nell’isola di Lesbo, l’isola dell’Egeo ormai nota più per essere diventata la terra di approdo di migliaia di migranti che per essere una delle culle della civiltà occidentale. Essendo stata eretta una Croce metallica, con il pretesto di costruzione abusiva, ma con l’intento dichiarato di “non offendere i migranti” (!), la polizia di Mitilene ha arrestato addirittura 33 persone sospettate di aver costruito tale Croce. In realtà aveva chiesto immediatamente la rimozione della Croce anche una Ong locale chiamata “Coesistenza e comunicazione nell’Egeo”. Poi tale Croce è stata abbattuta violentemente da persone non identificate, mosse però con un chiaro intento di odio verso il simbolo del cristianesimo.



 

15.03.2019

Belgio e Olanda: crescita esponenziale dell’eutanasia

Solo dal 2010 al 2018 in Belgio si è registrata una crescita dell’eutanasia del 147%! Dopo la sua legalizzazione (2002) si è passati da 349 casi del 2004 ai quasi 2.400 del 2018.

Anche in Olanda la situazione della cosiddetta "dolce morte" appare fuori controllo e colpisce i più deboli, come persone affette da demenza e pazienti con problemi psichiatrici, spesso senza che nemmeno venga richiesta e all’insaputa degli stessi familiari. Moltissimi casi sono solo di “depressione” o incapacità di vivere una vedovanza.

In Olanda si è così passati dai 1.882 casi di morte on demand del 2002 ai 3.695 nel 2011 (il 12% del totale dei decessi in Olanda), ai 5.306 nel 2014 fino ai 6.585 nel 2017 (il 25% del totale dei decessi, cioè un decesso su 4 è dovuto a volontaria “mano medica”!) [fonte: NBQ, 7.03.2019]



 

11.03.2019

Francia: escalation di atti vandalici contro le chiese

Preoccupante crescita di atti vandalici contro chiese e simboli cristiani in Francia in questi ultimi mesi. Incendi di chiese, distruzione di statue, tabernacoli, croci. Si va dall’incendio della chiesa di S. Sulpizio nella stessa Parigi alla Croce fatta di escrementi umani nella cattedrale di Nimes. Nella chiesa di Notre Dame di Digione sono state rimosse le ostie consacrate dal tabernacolo, sparse a terra e calpestate. Sant’Eutropio di Saintes è stata profanata con il furto delle Ostie consacrate.

Si tratta di vera e propria “cristianofobia”. Chiese profanate, crocifissi spezzati, cappelle bruciate, statue della Madonna decapitate. Non si sono mai registrati tanti atti anticristiani in Francia come nel mese di febbraio: 65 atti gravi di vandalismo contro le chiese cattoliche si sono registrati in tutti i dipartimenti della Francia, con un aumento del 25% rispetto al 2018. Le chiese vandalizzate sono state 22, quelle profanate 11; oltre a 21 furti, 3 incendi dolosi, una scula cristiana devastata, 3 cimiteri vandalizzati.

Dappertutto in Francia, nelle chiese sono state decapitate statue della Madonna, spezzati crocifissi, profanate ostie consacrate, bruciate cappelle e deturpate le pareti degli edifici con escrementi blasfemi. Secondo dati diffusi dal ministero dell’Interno francese, nel 2017 si sono verificati 878 atti anticristiani in Francia; e nel 2018 si è registrato un aumento del 13% rispetto al 2017.

Ma le manifestazioni di odio violento contro la Chiesa cattolica sono in aumento in tutta l’Europa occidentale: incendi dolosi alle chiese, crocifissi danneggiati, scritte blasfeme, simboli satanici e disegni osceni a imbrattare statue e facciate di edifici religiosi, simboli cristiani dissacrati con immagini e frasi sataniche, statue di Gesù e Maria sono state imbrattate con disegni osceni.

Spesso si tratta di irruzioni di “femministe”, mosse da odio satanico contro la Chiesa Cattolica. Infatti, proprio in occasione della cosiddetta “festa della donna” (8 marzo) c’è stata un’impennata di attacchi di femministe contro la Chiesa Cattolica, con scritte di puro odio contro i preti e la Chiesa, per l’aborto, contro la religione nelle scuole, apparse in numerose chiese ed edifici religiosi. [fonte: NBQ 26.03.2019; Il Timone News 27.03.2019]



 

5.03.2019

Partiti islamici … in Europa

Nell’Islam non c’è di fatto alcuna distinzione tra potere spirituale e potere politico. Per questo ogni presenza non solo sociale ma pure politica dell’Islam viene a coincidere non solo con la richiesta di poter godere di leggi speciali che garantiscano di poter vivere integralmente il loro credo religioso (nel senso di leggi ad hoc per loro, come una sorta di Diritto alternativo a quello dello Stato ospitante; così si pretende permettere per legge per esempio la poligamia, la loro diversa concezione della donna, la loro diversa alimentazione anche nelle mense, le loro diverse festività come quella del venerdì invece della domenica), ma con la “missione” di rendere musulmani tutti gli “infedeli”, cioè tutta la popolazione.
Al di là degli estremismi islamici che sfociano anche nei terrificanti attentati “terroristici”, questo è comunque il tentativo della pretesa ‘politica’ dell’Islam nei Paesi dove immigrano, pur essendo ancora minoranza.
In questo senso è impressionante e perfino inquietante la presenza già di diversi “partiti islamici” in molti Paesi Europei. In Belgio abbiamo ad esempio l’I.S.L.A.M. (astuto acronimo che starebbe ad indicare Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità), partito che si propone addirittura di introdurre la Shari’a nel Paese! In Olanda è nato, da una costola del partito di sinistra, il partito Denk (che gode già del 2% dei voti e 2 seggi in Parlamento), ufficialmente mosso contro il “razzismo” anti-immigrati, in realtà sostenuto dalla Turchia come “cavallo di Troia” per giungere a dominare il Paese. In Francia esistono i “Rassemblement des musulmans de France”, l’“Union des organisations slamiques de France”, l“Egalité Justice” (sostenuto dalla Turchia di Erdogan) e l’UDMF (Unione dei democratici musulmani francesi, che in sede locale raggiunge già il 3,7% dei voti). In Spagna esiste il partito PRUNE (Partido Renacimiento y Union de Espana), che rappresenta i 2 milioni di musulmani già presenti nel Paese. In Germania sono operanti l’ADD (“Allianz Deutscher Demokraten”) e il BIG (“Bündnis für Innovation und Gerechtigkeit”). Esiste un partito islamico perfino in Finlandia. In Bulgaria esistono 3 partiti islamici, in rappresentanza soprattutto dei numerosissimi islamici turchi presenti nel Paese. Esistono poi partiti islamici in Bosnia-Erzegovina, dove l’Islam ha radici storiche dovute all’invasione musulmana dell’Europa sud-orientale. In Italia non c’è ancora un partito islamico, ma è comunque già operativa la “Costituente islamica” (cfr. Il Timone, 2019/2).



 

2.03.2019

USA: i mostruosi eccessi non convincono neppure gli abortisti

Negli USA, dove l’amministrazione Trump, contrariamente a quella del suo predecessore Obama, cerca di limitare il più possibile la pratica dell’aborto e appoggia pubblicamente i sostenitori del diritto alla vita (pro life), lo Stato di New York (governato da Cuomo) ha varato una nuova mostruosa normativa sull’aborto, che lo permette anche al 3° trimestre di gravidanza, cioè fino al 9° mese, in pratica dunque fino alla nascita! Come al solito sembra permetterlo in casi eccezionali, ad esempio per garantire la salute della madre, ma per salute si intende anche quella psicologica, per cui può essere una causa di fatto sempre rilevata. Mentre il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha affermato che considera legale lasciar morire un bambino nato vivo.
Del resto nel programma politico dei Democratici (Dem, cioè di sinistra), vedi l’ultima campagna elettorale della Hillary Clinton, si parlava espressamente di accesso all’aborto fino al momento della nascita.
Però, secondo recentissimi sondaggi, anche tra i Dem, come nell’intero mondo abortista dei pro choice, tali eccessi disumani pare abbiano provocato reazioni negative.
Così l’agenzia YouGov, in collaborazione con Americans United for Life, ha in questi giorni rilevato che il 68% degli americani abortisti (pro choice) si opponga all’aborto al nono mese, con il 66% di essi contrario anche a quello nell’inizio del terzo trimestre e il 77% si è detto avverso anche alla rimozione delle cure fetali e neonatali allorquando un bimbo dia segni di vita.
Significativo che ultimamente la percentuale dei pro life negli USA abbia quasi raggiunto quella dei pro choice, cioè il 47% (dato del Marist College Institute for Public Opinion). Non accadeva dal 2009. Nel giro solo dell’ultimo mese il numero degli stessi Democratici che si identificano ora come pro life è salito dal 20 al 34% (cfr. Il Timone News, 27.02.2019).



 

23.02.2019

Fondamentalismo … indù

Non esiste solo il fondamentalismo islamico. Esiste in India anche un fondamentalismo indù, che continua a seminare violenza contro le altre religioni; e la minoranza cristiana è uno dei principali bersagli delle persecuzioni. Accadono anche pubblici linciaggi da parte di folle inferocite, anche solo con l’accusa di mangiare carne bovina o di fare del male alle mucche, animali considerati sacri dall’induismo (cfr. testimonianza dell’arcivescovo di Bhopal Leo Cornelio, il 27.02.2019, riferita dalla Catholic News Agency).
Il problema è che anche tali isteriche e irrazionali reazioni popolari sono non solo tollerate ma persino alimentate dalle maggiori fazioni politiche, dal Partito del Popolo Indiano (al governo dal 2014) al Partito del Congresso (all’opposizione) (v. quanto ha scritto il giornalista indiano Anto Akkara sulla NBQ). In questo senso molti Stati indiani hanno reso illegale la macellazione delle mucche.
Che non si tratti solo di violenze verbali è testimoniato dal fatto che dal 2012 in 125 episodi di violenza (per difendere le vacche sacre), specie da parte dei cosiddetti gau rakshaks («protettori delle vacche»), sono state uccise 46 persone (cfr. sito India Spend)! Se poi si considerano le altre forme di linciaggio, per altri motivi dovuti al fondamentalismo indù, dal 2015 gli omicidi salgono a 90 (cfr. The Quint).
Se tali forme di violenza da parte degli estremisti indù riguardano anche i musulmani e persino contro altri indù moderati, si concentrano particolarmente contro i cristiani. Solo nel mese di gennaio (2019) sono stati documentati 29 violenti attacchi da parte delle folle contro i cristiani [dato riferito da Adf (Alliance Defending Freedom) e United Christian Forum]; ma si tratta solo di una parte.
Tali persecuzioni anticristiane giungono anche a interrompere incontri di preghiera e compiere pestaggi anche di donne e bambini. Nellstato indiano dell’Orissa, l’undici febbraio scorso i fondamentalisti indù sono giunti persino, dopo mesi di molestie e persecuzioni (impedendogli persino di attingere acqua dal pozzo), a decapitare per strada il cristiano evangelico Anant Ram Gand, di 40 anni e padre di cinque figli, perché convertitosi al cristianesimo nove mesi prima e dopo aver ricevuto il Battesimo due mesi fa (notizia riferita da AsiaNews).
Nonostante che il diritto alla “libertà religiosa” sia ufficialmente tutelato dalla Costituzione indiana, persino la polizia giunge ad arrestare sacerdoti o pastori protestanti con la pretestuosa accusa di conversioni forzate al cristianesimo. Negli ultimi due anni il network protestante Persecution Relief ha contato almeno 1.200 episodi di persecuzione anticristiana in India.



 

17.02.2019

Mercato nero dell’utero in affitto … in Francia

In Francia si può “produrre” un figlio clandestinamente comodamente su internet, “affittando” una madre ‘surrogata’. I prezzi vanno da € 20.000 a € 40.000. Si può organizzare il tutto in 30’!
Ecco una richiesta: «Cerco madre surrogata. Offro € 200 per inseminazione, acconto di € 1.200 al quarto mese di gravidanza, saldo di € 18.600 dopo il parto».
Ed ecco l’offerta di una madre surrogata: «Madre di famiglia da sei anni, ho tre figli e non ne voglio altri, mio marito ha un contratto a tempo indeterminato. La tariffa è di € 40.000».
Negli USA “comprare” un bambino con l’utero in affitto costa invece molto di più: anche $ 170.000.
È quanto appare in un’indagine compiuta in Francia dalla stessa televisione nazionale France 2 e trasmessa qualche giorno fa. [fonte: Tempi (Leone Grotti), 14.02.2019]
Il giornalista s’è mosso semplicemente dalla ricerca su Google con «trova madri surrogate»; ed è subito incappato in decine di siti e chat dove aspiranti genitori e madri surrogate si scambiano alla luce del sole domanda e offerta... di bambini! Non occorre molto tempo per trovare una donna disposta a farsi inseminare artificialmente per dare alla luce il figlio di un’altra coppia.
Il giornalista si finge partner di una coppia gay e incontra nel fast-food di un centro commerciale Caroline, madre di famiglia aspirante surrogata. Filmata con telecamera nascosta. L’accordo s’è fatto in mezz’ora.
Stephanie è una donna che si dice femminista, convinta che “può fare quello che vuole con il suo corpo” e che in fondo “aiuta” chi non può avere un figlio, come le coppie omosessuali. Ha già concepito due bambini per coppie omosessuali, guadagnando in tutto € 45.000.
Sandrine è una donna già di 43 anni, che è disposta a diventare madre surrogata per soli € 7.000. Per assicurarsi di essere contattata solo da persone davvero interessate, chiede € 750 prima di discutere i dettagli.
Nella stessa trasmissione è tornata alla ribalta, con intervista dei protagonisti, una storia già nota (del 2013) e che aveva colpito l’opinione pubblica francese. Esther, madre di quattro figli, si è fatta pagare € 9.000 euro per concepire un figlio per una coppia gay. Dopo il parto, li ha ingannati facendo credere che il bambino fosse morto, per poi “rivenderlo” a un’altra coppia. Esther aveva già venduto in questo modo altri due bambini per € 56.000. La coppia gay, che le ha fatto causa, ha ricevuto poi in Cassazione una condanna di soli € 2.000 (pena poi sospesa) per “provocazione di abbandono di minore” (che è il reato contestato in Francia a chi ricorre illegalmente all’utero in affitto). Pena lieve anche per la donna: un anno di carcere con la condizionale.
In Francia c’è chi lotta comunque per la legalizzazione della “maternità surrogata” (chiamata Gpa: gestazione per altri). Nella stessa trasmissione parla infatti anche il ginecologo Thierry Harvey, impegnato per “inquadrare la pratica dal punto di vista legislativo così da controllarla ed evitare abusi”.
La solita storia, ripetuta da decenni (anche in Italia): lottare per rendere legale un fenomeno, per sé aberrante, per evitare abusi e clandestinità! Quante volte abbiamo sentito e sentiamo questo slogan perverso; utile, come sempre s’è visto, per far passare come “normale” e diffondere nella società, a livello anche politico e legale, ciò che prima sembrava aberrante!

Ecco l’ennesimo tragico esito di sentirci “padroni” della vita, dio di noi stessi!
Dobbiamo allora davvero re-imparare anche ad usare le parole e i verbi giusti: non si fa un figlio, ma si procrea, cioè Dio ne è creatore e signore; i genitori sono strumento, cause seconde, per la nascita del corpo; Dio crea direttamente e immediatamente al concepimento l’anima di ciascuno.
Altrimenti, se si entra nello scivolo di sentirci “padroni della vita”, tutto è possibile!


 

7.02.2019

Ritorno del paganesimo … e delle streghe

Molti acuti pensatori hanno compreso da tempo che l’uomo che si dichiara ateo, poi alla fine diventa … “pagano”. Sembra che non creda a niente, tanto meno al mondo ultrasensibile; e invece alla fine crede a tutto: destino, fortuna, energie occulte, magia, poteri superiori; persino stregonerie!
Del resto, com’è noto, non ci si può rassegnare ad un “horror vacui”, al vuoto totale, al nichilismo. Lo si riempie con le idee e credenze anche più irrazionali, passando magari per razionali e moderni.
Negli USA, il fenomeno del dilagare addirittura della “stregoneria” è stato di recente segnalato, con toni allarmati, anche dal laicissimo Newsweek: più i giovani abbandonano il cristianesimo più aumenta la stregoneria, dice espressamente il giornale.
È il caso del culto neo-pagano della Wicca, un forma di credenza nelle streghe e nel potere occulto della stregoneria. Secondo la Catholic News Agency, tale culto, anche se talora vissuto in modo clandestino e quindi non precisamente identificabile, dovrebbe coinvolgere già quasi 1,5 milioni di persone (tanto per fare un paragone: ha superato il numero dei protestanti “presbiteriani” praticanti: 1,4 milioni).
E il fenomeno è in espansione esponenziale. Sempre negli USA, nel 1990 gli aderenti al culto delle “streghe” del Wicca erano 8.000 (studio del Trinity College), nel 2008 erano già 340.000, nel 2018 erano 1.350.000. Anche in Italia, secondo il “Centro studi sulle nuove religioni”, risultano già 3.000 “wiccan”, sedicenti streghe (quasi sempre donne … e del nord Italia).
[fonte: NBQ, 6.02.2019]

Non si tratta solo di un drammatico “rimpiazzo” della perdita della fede cristiana (apostasia dell’Occidente) e del drammatico vuoto interiore, esistenziale e morale che ne consegue. Per chi conosce un po’ più in profondità queste cose, anche qui c’è l’influsso esplicito di Satana; che, com’è noto, vuol fare credere all’uomo che Dio non c’è e che ciascuno è dio di se stesso; ma alla fine, in questo modo ci fa suoi schiavi!


 
  

30.01.2019

Pakistan: conclusa l’odissea di Asia Bibi

Nel Pakistan, paese a maggioranza musulmana, vige una legge detta “contro la blasfemia”, secondo la quale basta che una persona sia accusata anche solo da due altre persone (che di fatto possono essersi accordate tra loro anche solo per vendicarsi di tale persona o per accusarla falsamente) di aver pronunciato parole non consone alla venerazione che si deve all’Islam e al profeta Maometto, perché questa venga arrestata, imprigionata e poi persino condannata a morte.
È quanto accaduto 10 anni fa ad una giovane donna cristiana, Asia Bibi, sposa e madre. Nel 2009 fu accusata da due donne musulmane del paese di aver parlato male del Profeta (di fatto essendosi solo dichiarata non musulmana e quindi non credente in Allah e Maometto) e venne di conseguenza arrestata e incarcerata con l’accusa appunto di ‘blasfemia’. Per lei è cominciato un calvario durato 10 anni, di carcere duro, con una condanna a morte (2010) che grazie a Dio è sempre stata rimandata e che oggi si è finalmente concluso con la liberazione della povera donna.
Il suo caso però, a differenza di moltissimi altri analoghi, è diventato famoso in tutto il mondo. Ciò è dipeso anche da due terribili eventi, che riguardavano anche tale caso, accaduti nel 2011. Infatti, per aver difeso pubblicamente Asia Bibi e per aver criticato la legge sulla blasfemia, nel 2011, a distanza di pochi mesi uno dall’altro, sono stati assassinati il governatore (musulmano) del Punjab Salman Taseer (ucciso dalle sue stesse guardie del corpo!) e addirittura il Ministro federale (cattolico) “per la difesa delle minoranze religiose” Shahbaz Bhatti (ucciso dai fondamentalisti islamici il 2.03.2011 per il lavoro svolto in difesa dei cristiani perseguitati e delle minoranze religiose in Pakistan, di cui ci resta una commovente ed eroica testimonianza di fede cattolica fino al martirio - v. il suo straordinario “testamento spirituale” in News 2.03.2011; significativa, anche oggi, pure la testimonianza del fratello medico Paul Bhatti).
Dopo quasi 10 anni di carcere duro, in attesa della sentenza definitiva, nell’ottobre scorso la Corte Suprema aveva finalmente assolto Asia Bibi dall’accusa di blasfemia, potendo quindi tornare libera. Ma si è scatenata una tale protesta pubblica, con minacce di morte, da parte di molti musulmani, che l’esecuzione della sentenza, cioè la sua effettiva liberazione, ha dovuto essere ulteriormente rimandata, con istanza di revisione della sentenza.
I fondamentalisti islamici avevano infatti promesso di mettere a ferro e fuoco l’intero Pakistan se Asia Bibi non fosse stata impiccata (qualche imam spiegava addirittura in tv che la pena più appropriata per lei, in quanto cristiana, sarebbe stata la crocifissione!), quindi hanno paralizzato le principali città con sit-in minacciosi contro la comunità cristiana locale e contro gli stessi giudici, persino contro lo stesso governo di Imran Khan (accusato si essersi piegato alle pressioni occidentali; Occidente che in realtà in questi 10 anni s’è sempre defilato dalla dolorosa vicenda).
Dopo la sentenza i giudici della Corte sono stati minacciati di morte e il suo stesso avvocato, Saiful Malook, anch’egli minacciato di morte, ha dovuto addirittura fuggire all’estero (ha potuto rientrare ieri per la sentenza definitiva, in quanto il governo gli ha garantita una speciale protezione).
Finalmente ieri (29.01.201) la Corte Suprema ha coraggiosamente respinto definitivamente l’istanza di revisione della sentenza ed ha liberato Asia Bibi. La quale però, essendo comunque minacciata di morte da parte di integralisti musulmani, è segregata in un luogo segreto di Islamabad, in attesa di poter fuggire all’estero (probabilmente in Canada, dove erano già fuggiti il marito e le figlie; tra l’altro nessun Paese europeo si è detto disposto ad accoglierla …).

Questo doloroso e famoso caso sembra dunque concludersi felicemente, sia pur dopo un calvario di 10 anni. Ma molti cristiani in Pakistan continuano a patire violenze, abusi e discriminazioni. Secondo i dati della Conferenza Episcopale Pachistana, sono attualmente 187 i cristiani che affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di “blasfemia”. Ad esempio, il 13 dicembre scorso due fratelli cristiani, Qaisar e Amoon Ayub, sono stati giudicati colpevoli di blasfemia e condannati a morte, dopo un processo durato 3 anni. Il 15 gennaio scorso un altro cristiano, Pervaiz Masih, dopo un processo durato tre anni, è stato invece provvisoriamente assolto dall’accusa di blasfemia (la sentenza è cioè rivedibile), ma intanto una sua figlia di 3 anni è stata uccisa dai musulmani annegandola in un pozzo e sua moglie Zarina, durante gli interrogatori della polizia, è stata torturata per accertare la colpevolezza del marito, subendo gravi lesioni gravi (le sono state rotte delle ossa, così che non può stare in piedi e camminare), e tutti i suoi familiari sono costretti a vivere nascosti.


 

27.01.2019

Strage di cristiani … nelle Filippine

L’estremismo islamico attacca e uccide i cristiani anche nel più cattolico dei paesi asiatici. Un terribile attentato terroristico, rivendicato poi dall’ISIS, è avvenuto infatti oggi nell’isola filippina di Jolo, nella provincia di Sulu, appartenente alla Regione Autonoma nel Mindanao, quella con maggiore presenza di musulmani.
Due bombe sono esplose presso la Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo proprio durante la S. Messa domenicale, provocando 27 morti e 77 feriti. La maggior parte delle vittime è costituita dai cattolici presenti come sempre alla S. Messa domenicale (la prima bomba è esplosa all’ingresso della chiesa); ma ci sono vittime anche tra i soldati che sono subito intervenuti (la seconda bomba è infatti esplosa poco dopo nel parcheggio attiguo alla cattedrale).
I cattolici sono stati attaccati proprio a motivo della loro fede. In quella zona delle Filippine (che insieme alla Corea del Sud è l’unico Paese a maggioranza cattolica di tutta l’Asia), dove invece è più forte è la presenza musulmana, i fedeli cattolici son spesso minacciati e attaccati e sanno di essere in pericolo. Subiscono infatti spesso attacchi orribili ad opera degli estremisti islamici e separatisti di Abu Sayaf, affiliati ad ISIS. Eppure si mantengono saldamente fedeli alla loro fede e alla loro pratica cristiana.


 

22.01.2019

Anche l’economia cinese rallenta … per colpa della denatalità

Il trionfale progresso economico della Cina, a spese di condizioni di lavoro spesso disumane per centinaia di milioni di persone, non è più un dato scontato. Anzi, nel 2018 ha conosciuto una paurosa inversione di tendenza.
Secondo i dati “ufficiali” (governo comunista) la crescita economica della Repubblica Popolare Cinese nel 2018 è stata solo del 6,6%, il dato peggiore dal 1990; ma secondo alcuni economisti cinesi la crescita “reale” è stata appena dell’1,6%; per altri addirittura negativa. 
Non si tratta solo di problemi di gestione economica e politica; e la causa non risiede neppure nelle tensioni economiche nei confronti ad esempio degli USA e le nuove politiche americane.
Come molti esperti economici nel mondo cominciano a comprendere e indicare, le questioni economiche sono anche se non soprattutto il riflesso di questioni “morali”. Non a caso si indica ad esempio come causa primaria della crisi economica, anche in Occidente, la questione della “denatalità”, cioè lo scarsissimo abnorme numero di figli.
Dopo decenni di propaganda ideologica che indicava nella crescita demografica la causa della povertà e nella sovrappopolazione addirittura il suicidio del pianeta, oggi l’analisi, anche alla luce dei fatti, è in direzione totalmente opposta: la causa primaria della crisi economica è nella denatalità.
Non solo nelle antiche civiltà agricole, sia pur povere, tutti sapevano che più figli - e comunque questa è la volontà di Dio per la famiglia, sia pur con la responsabilità umana - non sono solo più bocche da sfamare ma assai presto anche più braccia per lavorare e alla fine anche più sostegno per gli anziani. Oggi lo dicono anche le statistiche e le analisi economiche.
Ebbene, anche la Cina, il paese più popoloso del mondo, dove per decenni il Partito Comunista al potere ha in modo “disumano” (nella logica totalitaria del sistema comunista, che decide tutta la vita dell’uomo!) obbligato tutte le coppie di sposi a non superare “il figlio unico”, oggi si sta accorgendo di questo dato determinante e preoccupante; e sta radicalmente cambiando direzione politica in questo senso. Il dato che preoccupa di più il regime comunista è quello delle nascite. Infatti il problema della “denatalità” ha nel 2018 inciso negativamente di più sull’economia cinese che appunto le tensioni commerciali con gli USA.
Infatti nel 2018 la Cina ha registrato un altro drastico calo delle nascite, il tasso di natalità più basso dai tempi della fondazione della Repubblica popolare, 70 anni fa: 10,94 nascite per mille abitanti (12,43 nel 2017), così che se nel 2017 erano nati in Cina 17,23 milioni di bambini, nel 2018 appena 15,23 milioni (cioè 2 milioni di bambini in meno in un anno).
A questo punto, se non si operasse una decisa inversione di tendenza, nel 2050 la stessa “forza lavoro” sarebbe in Cina di soli 600 milioni di persone su 1 miliardo di abitanti; con conseguente calo di produttività, di consumi e con enorme aumento della spesa sanitaria.
Già nel 2015 il governo cinese aveva per questo abolito la famigerata legge che vietava alle coppie di sposi di avere più di un figlio ed è stato permesso di avere due figli. Si sperava in 20 milioni di nascite in più; ma nella pratica non c’è stata però alcuna inversione di tendenza. Anche perché ormai, oltre alle condizioni economiche (per favorire la procreazione non basta dirlo o permetterlo, ma occorre fare politiche in favore della famiglia e porre in atto agevolazioni economiche e fiscali per favorirla, pure in base al numero dei figli), nella popolazione e nei giovani s’è creata una mentalità contraria alla responsabilità di mettere al mondo un figlio, che sarebbe di ostacolo alla propria carriera e tenore di vita (40 anni di divieto di avere più di un figlio hanno contribuito certo a questa mentalità antifertilità, con l’aggravante di stili di vita più occidentali che deresponsabilizzano in questo senso).
Gli analisti sono sicuri che entro il 2020 la Cina abolirà ogni limite di figli. Anzi, sono in atto già, specie tra i giovani, anche nelle università, delle forti pressioni politiche e di indottrinamento per spingere a mettere al mondo figli, con tanto di sondaggi obbligatori e persino con schedature statali in questo senso, cioè per scoraggiare la denatalità.



 

18.01.2019

La “Marcia per la vita” di Washington

Anche quest’anno, nonostante le avverse condizioni climatiche (freddo intenso), decine di migliaia di persone - appartenenti a ogni classe sociale e di tutte le età, uomini, donne, bambini, disabili, studenti e lavoratori, adolescenti e genitori - provenienti da tutti gli stati, si sono radunate nella capitale USA per la Marcia per la vita, la 46^ della serie (da quando il 22.01.1973 una sciagurata sentenza la Corte suprema superò le leggi vigenti che vietavano l’aborto nella gran parte degli Stati federati e liberalizzò così l’aborto negli USA).
Titolo della manifestazione pro-life di quest’anno è stato Unique from day one (unici fin dal primo giorno), con una significativa sottolineatura (Pro-life is pro-science) per indicare che per la scienza stessa il feto non è quel «grumo di cellule» così chiamato e disprezzato dagli abortisti, ma ciò che è stato ognuno di noi, un essere umano unico e irripetibile fin dall’istante del concepimento.
Ovviamente anche quest’anno il potere mediatico internazionale ha cercato il più possibile di ignorare la manifestazione o di deformarla (il Washington Post in questa circostanza ha parlato persino di aborto come di «cura della salute»!).
Alla marcia ha preso parte anche il vicepresidente USA Mike Pence (con la moglie Karen), che ha pubblicamente ringraziato i volontari impegnati nei centri per la gravidanza che aiutano mamme e bambini, ha definito il movimento pro-life «segno dalla compassione e dall’amore» ed ha espresso questo auspicio: «Rimetteremo la santità della vita al centro della legge americana e credo che nel nostro arco di vita aboliremo l’aborto».
Il Presidente Donald Trump ha fatto sentire il suo sostegno alla Marcia (cosa mai fatta da Obama) con un video-messaggio in cui ha definito il movimento pro-life come «fondato sull’amore e radicato nella nobiltà e nella dignità di ogni vita umana». Ha quindi proseguito «Quando guardiamo negli occhi di un bambino appena nato vediamo la bellezza nell’anima umana e la Maestà della creazione di Dio. Sappiamo che ogni vita ha un significato e che ogni vita merita di essere protetta. Come presidente, difenderò sempre il primo diritto della nostra Dichiarazione d’Indipendenza, il diritto alla vita».
Trump ha quindi ricordato gli sforzi fatti nella difesa dell’obiezione di coscienza (messa sotto attacco dall’amministrazione Obama) «per proteggere la libertà religiosa di medici, infermieri ed enti benefici, come le Piccole Sorelle dei Poveri» (le suore costrette a una lunghissima battaglia giudiziaria per sottrarsi al cosiddetto «mandato contraccettivo» dell’Obamacare) ed ha aggiunto che «Sosteniamo l’amorevole scelta dell’adozione e dell’affido, anche attraverso il supporto dei servizi di adozione basati sulla fede». Dopo aver detto che «ogni bambino è un dono sacro di Dio», Trump ha voluto «ringraziare gli americani che hanno viaggiato attraverso tutto il Paese per marciare per la vita. E, in particolare, voglio ringraziare i tanti giovani che ci danno speranza per il futuro. Insieme lavoreremo per salvare vite di bambini non nati in modo che abbiano la possibilità di vivere e amare, prosperare e sognare, di benedire la nostra nazione e raggiungere il loro pieno e splendido potenziale». E infine: «Grazie, e Dio benedica voi e la vostra famiglia. E Dio benedica l’America».
Nello stesso giorno il Presidente USA ha indirizzato una lettera (che porta la data del 18.01.2018) alla speaker della Camera, l’abortista Nancy Pelosi, in cui ha affermato che userà il suo potere di veto nei confronti di ogni disegno di legge che tenti di indebolire la protezione per i nascituri, rispondendo così ai tentativi dei democratici che in questi giorni stanno cercando di sfruttare anche lo stallo sullo ‘shutdown’ per far passare misure pro aborto.


 


17.01.2019

 La crescita della persecuzione anticristiana nel 2018

Open Doors Usa è un’autorevole organizzazione no-profit americana che da oltre 60 anni documenta le violazioni della libertà religiosa nel mondo, soccorre i cristiani in difficoltà e li aiuta a restare saldi nella fede. Ogni anno, a gennaio, presenta un documentato rapporto sulla persecuzione anticristiana dell’anno precedente, monitorando 150 Paesi.
Nel rapporto World Watch List 2019 presentato ieri da Open Doors USA, si evince che nel corso del 2018 le persecuzioni contro i cristiani sono aumentate sia in intensità, sia per numero di Paesi che per numero di cristiani colpiti e che la principale causa di persecuzione violenta contro i cristiani è l'islam.
Nel corso del 2018, 245 milioni di cristiani hanno subito elevati livelli di persecuzione (cioè 1 cristiano su 9; nel 2017: 1 su 12); i cristiani uccisi sono stati 4.136 (2017: 3.066; 2016: 1.207) (di cui 3.731 in Nigeria*, cioè il 90%, uccisi dai musulmani).

*: in Nigeria i musulmani costituiscono quasi il 50% della popolazione; ma il gruppo jihadista Boko Haram, benché ridimensionato, continua a mettere a segno attacchi a villaggi e attentati nel nord est della Nigeria. Inoltre nel 2018 si sono moltiplicati gli attacchi ai cristiani da parte dei pastori transumanti di fede islamica Fulani, concentrati nella Middle Belt.

Sui 150 paesi monitorati, in 73 (nel 2017: 58) nel 2018 la persecuzione è stata giudicata alta, molto alta o estrema. Anche sui danni materiali contro i cristiani, il numero delle chiese o edifici religiosi cristiani attaccati, gravemente danneggiati o distrutti, è fortemente aumentato: 1.847 (nel 2017: 793; nel 2016: 1.239).
I Paesi con un livello di persecuzione “estrema” sono stati 11 (di cui 8 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “molto elevata” sono stati 29 (di cui 17 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “elevata” sono stati 10 (di cui 7 ad opera dell’islam).

Ecco la classifica dei Paesi per livello (dal più grave) di persecuzione anticristiana:
- 1° (per il 17° anno consecutivo!): Corea del Nord (persecuzione ad opera del regime dittatoriale comunista)

In Corea del nord è illegale anche solo possedere una Bibbia. Si ritiene che siano attualmente rinchiusi nei campi di lavoro (spesso solo per essere stati sorpresi a pregare o a leggere la Bibbia) dai 50.000 ai 70.000 cristiani.

- 2° (conferma 2017): Afghanistan (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 3°: Somalia (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 4°: Libia (passata in un anno dal 15° posto!) (specie per persecuzione da parte dei musulmani)

- 5°: Pakistan (persecuzione islamica)
- 6°: Sudan (persecuzione islamica)
- 7°: Eritrea (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 8°: Yemen (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 9°: Iran (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 10°: India (2017: 11° posto) (persecuzione da parte induista)
- 11°: Siria (specie per la persecuzione da parte islamica)
- 13°: Iraq (dall’8° posto nel 2017) (persecuzione islamica)
- 18°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
- 19°: Laos (persecuzione comunista)
- 20°: Vietnam (persecuzione comunista)
- 21°: Repubblica Centrafricana (persecuzione da parte dei musulmani)
- 22°: Algeria (dal 42° del 2017) (a causa del rafforzamento dell’islam radicale soprattutto nelle aree rurali)
- 27°: Cina (dal 43° del 2017!) (persecuzione comunista; nonostante i recenti accordi col Vaticano!)
...
- 32°: Nepal (persecuzione da parte dell’induismo nazionalista)
- 33°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
...

- 40°: Kenia (specie per gli attacchi terroristici da parte di musulmani radicali, provenienti anche dall’estero)
- 41°: ingresso della Russia  (novità rispetto al 2017)  (persecuzione islamica)

Non si tratta di una smentita della forte rinascita religiosa registrata in Russia, ma all’intensificarsi delle violenze da parte di gruppi di estremisti islamici nella regione del Caucaso e nelle repubbliche del Dagestan e della Cecenia, dove sono state attaccate delle chiese e sono stati uccisi dei fedeli.

Dunque, la causa principale della violenta persecuzione contro i cristiani rimane l’islam, anche se permane ancora la persecuzione comunista e persino è presente quella ad opera di induisti e buddisti.
Mentre il cristianesimo non è causa di alcuna persecuzione nei confronti degli altri!



 

15.01.2019

La “morte cerebrale” non è l’ultima parola

Chi credesse ancora, sulla scia del positivismo-scientismo che si crede tanto attuale ed è invece ottocentesco, che la scienza spieghi tutto, anche cos’è la vita, sappia che nessuno è riuscito ancora a spiegare cosa sia la “vita” (non parliamo poi della vita “umana”, cioè quel livello in cui la vita diventa pensante e libera, dunque con facoltà spirituali quali la ragione e la volontà libera), nonostante ne sappiamo praticamente quasi tutti i fattori costitutivi e le relative funzioni. Ma cosa sia in sé la vita nessuna ancora lo sa. Tanto è vero che nessuno è riuscito mai a “produrla” (non lasciamoci ingannare da “clonazioni” o produzioni “in vitro”, che altro non sono che assemblaggi di materiale biologico vitale già precedente).
Non solo non sappiamo cosa sia in sé la “vita”, ma addirittura non sappiamo cosa sia in sé neppure la “morte”. Tanto è vero che, anche dal punto di vista medico, ci si affida a dei parametri per così dire convenzionali: prima si accertava la morte come assenza di respiro, poi come prolungato arresto cardiaco, infine oggi come assenza di attività elettrica del cervello (elettroencefalogramma piatto). Ma anche questo è solo convenzionale; anzi, pare debba essere rivisto, se non altro perché ci sono casi di ripresa della vita anche dopo questa soglia.

È in fondo quanto è successo anche in questi giorni nel Nebraska (USA), dove un uomo di 61 anni, Marr Scott, ex speaker sportivo e padre di 4 figli, ritenuto ormai quasi “cerebralmente morto” e al quale per questo da 2 giorni i medici avevano staccato pure la “ventilazione” assistita” (estubazione; ma intanto aveva comunque continuato a respirare da solo). Mentre i suoi cari stavano già preparando il funerale (sarebbe stato cremato), si è improvvisamente risvegliato, ha cominciato a parlare; e ora sta bene!
Il signor Scott era stato portato d’urgenza al Methodist Hospital di Omaha il 12 dicembre scorso, dopo che era stato trovato a letto immobile e privo di conoscenza. Dopo i primi controlli, i medici avevano diagnosticato un infarto al tronco cerebrale, che avrebbe dovuto portare a un’anossia cerebrale («Pensavamo per questo che fosse ormai in un processo irrecuperabile», ha detto la dottoressa Rebecca Runge); in seguito risultò intanto che non si era trattato di un infarto, ma di una sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (Pres).
Secondo la sempre più diffusa (in Occidente) mentalità eutanasica, il signor Scott aveva pure espresso in passato il desiderio di non farsi vedere dai suoi cari in condizioni di vita sostenuta solo con dei macchinari medici (una sorta di “Disposizione anticipata di trattamento” - come noto già diventata legge anche in Italia dal dicembre 2017 - per cui in quelle condizioni avrebbe desiderato essere condotto alla morte); così come aveva espresso il desiderio di donare i suoi organi. Meno male che queste due sue richieste non erano ancora state esaudite!
Non era molto praticante, anche se si considerava religioso; ma ora è sicuro che sia stato l’amore di Dio a compiere questo miracolo.



 

14.01.2019

La persecuzione anticristiana in Cina … prosegue

Nonostante il recente storico accordo tra Cina e Vaticano - che, pur essendo ancora segreto nei suoi contenuti, di fatto pare rappresenti più un cedimento della Chiesa Cattolica alle pretese dittatoriali del governo comunista cinese, persino sulla nomina dei Vescovi, che non una possibilità di maggiore libertà religiosa per i cattolici cinesi - non è assolutamente diminuita la persecuzione antireligiosa e anticattolica nell’immenso Paese orientale, ma anzi si è per certi versi persino accentuata.
Anche in occasione dell’ultimo Natale, a tutti i minorenni è stato pure impedito di partecipare alla S. Messa e sono stati obbligati ad andare a scuola anche in quel giorno, considerato feriale, con divieto assoluto di parlare del Natale e di Gesù. Neppure alla sera è stato loro concesso di partecipare ad incontri di preghiera e di festa.
Il “Dipartimento dell’educazione” aveva ricordato per iscritto ad ogni scuola che si dovevano continuare le lezioni anche durante il giorno e la sera di Natale; inoltre ha dato disposizioni perché gli studenti durante il periodo natalizio non facessero regali e non organizzassero feste o incontri a sfondo religioso. Nessun riferimento religioso ha potuto poi essere espresso anche nelle tradizionali espressioni augurali del nuovo anno.
Pare che molti giovani studenti abbiano fatto pressione per contestare questo assurdo divieto e per andare alla S. Messa; gli stessi parroci hanno talora dovuto calmare questa loro legittima e sacrosanta protesta. Comunque qualcuno è riuscito a superare i controlli della polizia, che vigilava sull’attuazione di questa norma, e a partecipare almeno alla S. Messa natalizia di mezzanotte [notizie dall’autorevole agenzia AsiaNews].



 

12.01.2019

Il problema del debito italiano (e quello degli altri)

È vero che il debito pubblico italiano è stratosferico e strozza la nostra economia. È il 3° più alto al mondo in rapporto al Pil (131,5%), dopo il Giappone (236,4%) e la Grecia (181,9%). Ce lo sentiamo dire continuamente, anche dai Paesi stranieri e dalla UE, con quel tono tra il saccente e l’irrisorio nei confronti del nostro Paese, che è però comunque tra le 7 più grandi potenze economiche del mondo.
Se però passiamo a considerare il debito totale dei Paesi, cioè anche in riferimento al debito “privato”, la situazione cambia radicalmente.
Scopriamo addirittura che il Paese più indebitato del mondo è il ricchissimo Lussemburgo (con un reddito pro capite annuo di $ 106.000, cioè quasi il triplo dell’Italia, che è di $ 38.100), che possiede però un debito totale equivalente al 434% del suo Pil.
Scopriamo così che 19 Paesi sono più indebitati di noi, anche se quasi tutti con un reddito pro-capite maggiore del nostro. Il nostro debito complessivo equivale infatti al 246% del Pil, inferiore a quello di Cipro (421%), Olanda (336%), Irlanda (326%), Belgio (321%), Portogallo (305%), Canada (304%), Hong Kong (303%), Svezia (292%), Islanda (291%), Francia (289%), Norvegia (283%), Svizzera (282%), Singapore (278%), Danimarca (261%), Regno Unito (257%), Spagna (257%), USA (256%), Cina (254), Libano (252).
L’Italia è cioè uno dei rarissimi paesi a economia avanzata nei quali il debito privato è inferiore al debito pubblico (46,4% del totale). Solo il Giappone ha una struttura del debito simile alla nostra (il debito privato rappresenta il 39,8% del debito totale). All’estremo opposto troviamo paesi come il Lussemburgo e la Norvegia, dove il debito privato rappresenta rispettivamente il 94,7% e l’87,1% di tutto il debito; o come la Danimarca (86,5%), l’Olanda (83,2%) e la stessa Germania (62,7%), per non parlare della Cina (81,5%).
Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) informa che secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (2017) il debito totale mondiale ha toccato la stratosferica cifra di $ 184.000 miliardi, 2/3 dei quali rappresentati da debito privato, triplicato rispetto al 1950. Una notizia allarmante!
Tra l’altro l’ultima grande crisi finanziaria mondiale (2008) non è stata innescata dalla bancarotta di uno Stato insolvente (debito pubblico non assolto), ma dai mutui subprime delle banche USA (dove il debito privato rappresenta il 58,9% del debito totale, ma dove comunque i privati che si erano indebitati per comprarsi la casa sono stati insolventi per $ 945 miliardi). Secondo gli ultimi dati ufficiali della Fed il debito privato USA nel 2° trimestre del 2018 ha toccato il suo massimo storico ($ 13.290 miliardi, di cui 9.000 riguardano ancora i mutui per la casa, anche se attualmente solo l’1,1% non è stato rimborsato, mentre nella crisi del 2008 i mancati pagamenti furono il 15% dei prestiti; più preoccupante è la situazione dei debiti per l’acquisto di automobili: qui il debito privato è di $ 1.240 miliardi, raddoppiato dal 2011 e con serio rischio di insolvenza). Negli USA esistono persino mutui per gli studi universitari ($ 1,4 miliardi, ripartiti su 40 milioni di persone, fra studenti attuali e laureati che devono continuare a pagare le rate del mutuo anche finiti gli studi, di cui 8 milioni rischiano di diventare presto insolventi). Secondo questa tendenza nel 2023 il 40% di tutti i debitori “privati” non sarà in grado di onorare le scadenze (cfr. R.Casadei, Tempi,11.01.2019).



 

10.01.2019

Ancora sull’immigrazione selvaggia

Sulla questione degli immigrati, sempre tra le prime notizie e decisive questioni socio-politiche, si fa sempre, forse volutamente, una gran confusione e spesso si è di un semplicismo paradossale.
Si fa ad esempio confusione tra immigrati regolari, irregolari, profughi, clandestini … e poi si fa finta di dimenticare che non si tratta solo di immigrazione, comunque da regolare, ma, per quel che riguarda l’attraversamento del Mediterraneo, della ben più grave questione dei modi e dei mezzi con cui questa avviene. Una vera e propria “tratta degli schiavi”, operata da scafisti, cioè delinquenti che speculano in modo gravissimo su queste persone, chiedendo cifre esorbitanti per questi attraversamenti (dopo quelli, per la maggior parte, per giungere al mare provenendo da altri Paesi africani e mediorientali), cifre che permetterebbero loro di giungere comodamente in Italia o in Europa persino in “business class” di una normale compagnia di linea aerea (v. nel sito News del 2.12.2017), mentre così sono trattati da vera merce umana (ogni animalista protesterebbe se fossero trattati così degli animali) e con serio pericolo di morte, avvenuta infatti per migliaia e migliaia di loro.
Tra l’altro, anche ciò che potrebbe sembrare un aiuto umanitario, come quello delle navi Ong, che oltre a sostituirsi alle forze dell’ordine e militari degli Stati ricevono pure lauti finanziamenti pubblici e privati, in queste condizioni può assumere l’aspetto di una connivenza, se non un accordo (talora documentato!), con tali scafisti-schiavisti.
Rimane poi la questione di dove possa andare tuta questa gente (come sappiamo l’Italia sino allo scorso anno è stata di fatto lasciata sola ad assumersi questo onere anche da parte della UE), che cosa possa fare (avranno davvero la possibilità di un lavoro o diverranno di nuovo schiavi se non manovalanza della malavita?), se possa davvero integrarsi nell’identità dei Paesi ospitanti (che forti poteri occulti vorrebbero anche con questo sbriciolare).
Come può vedere chiunque non chiuda gli occhi di fronte alla realtà ed abbia un po’ di buon senso, non si tratta semplicemente di “accogliere ed aiutare poveri o profughi da guerre” - il che dovrebbe comunque essere fatto in modo regolare e non selvaggio, anche a loro stessa garanzia - ma di questioni assai più complesse e pericolose, che nascondono persino inconfessabili ma palesi interessi economici, ideologici e politici, anche a livello internazionale.
C’è infine la questione, certo non secondaria ma di estremo pericolo, dell’infiltrazione tra gli immigrati di veri e propri terroristi, specie dopo la caduta dell’ISIS (Califfato mediorientale) dove si erano arruolati molti di questi giovani musulmani e che hanno mantenuto la loro carica religioso-ideologica di “guerra agli infedeli” e all’Occidente.
È ad esempio di oggi la notizia di 8 terroristi infiltrati tra gli immigrati, che sono stati individuati e arrestati a Palermo, che gestivano la tratta degli immigrati e persino sui social inneggiavano allo stato islamico.

Tra questi Mongi Ltaief, tunisino di 43 anni residente a Marsala, già arrestato nel 2017 per favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina e che aveva poi ottenuta la detenzione domiciliare (mentre su Facebook confessava apertamente e si vantava di voler tornare quanto prima a questo mercato degli schiavi) e poi assolto nel processo di primo grado. Inneggiava alla memoria di Bin Laden, alla «guerra santa», e faceva propaganda dello Stato islamico, oltre a inserire foto e filmati con proclami di guerra, decapitazioni di ostaggi occidentali, adunate jihadiste. Oggi è dunque tornato in carcere (insieme ad altri 7 collaboratori, su un totale di 15 indagati), sempre per lo stesso reato: aver organizzato viaggi di migranti tra le coste nord-africane e la Sicilia a bordo di motoscafi veloci, traversate rapide (in 210’, al prezzo di circa € 2.500 a persona, che raddoppiano per pregiudicati o ricercati) pressoché immuni da controlli e sbarramenti, cioè da spiaggia a spiaggia, senza passare da porti e identificazioni, cioè «sbarchi fantasma» che non rientrano neppure nella contabilità del Viminale. E si tratta non di traffici di essere umani partiti dalla Libia, ma addirittura dalla Tunisia, con cui ci sono accordi specifici in questo senso.

Stavolta, nell’operazione di contrasto al fenomeno, si aggiunge l’ipotesi del terrorismo internazionale, da cui in realtà l’indagine ha preso le mosse. A far scattare gli accertamenti dei Carabinieri, infatti, è stato il racconto di un tunisino già arrestato e ora “pentito”, che ha deciso di raccontare ciò che sapeva su questa attività di contrabbando e di immigrazione clandestina di persone provenienti dalla Tunisia, che può coinvolgere anche terroristi, persino l’arrivo in Italia – come ha confessato - di «un esercito di kamikaze» (cfr. Corriere della Sera, 10.01.2019).

Comunque nel corso del 2018 …
Secondo i dati forniti dallo stesso Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), nel corso del 2018 s’è registrata comunque un’evidente inversione di tendenza: gli immigrati morti o dispersi durante la traversata del Mediterraneo sono passati dai 3.139 del 2017 ai 2.262 del 2018; gli sbarchi in Europa sono passati dai 172.301 del 2017 ai 114.941 del 2018 (in Italia si è passati da 119.247 persone nel 2017 a 23.371 nel 2018; nel 2016 erano state 181.436).
Sempre secondo i dati del’UNHCR, in riferimento alle nazioni di provenienza dei migranti in Europa, la Guinea è il primo paese d’origine (13.068), seguita dal Marocco (12.745) e dal Mali (10.347). Si tratta tra l’altro di Paesi non in guerra o colpiti da particolari calamità (quindi non si tratta di profughi).



 

9.01.2019

Grandi imprese italiane (e dolci) … ispirati dalla fede cattolica

Molte grandi imprese italiane, oltre ad essersi imposte per qualità nel mondo, hanno conosciuto nei loro fondatori o dirigenti, oltre ad un’innegabile capacità manageriale, anche una profonda ispirazione cristiana cattolica.
È il caso del gruppo Teddy (moda), della Ponti (aceto e altri prodotti agroalimentari), della Faac (cancelli automatici; ditta apprezzata in tutto il mondo), al sito di vendita online Holyart (arte sacra e articoli religiosi), fino all’incredibile Ferrero, una delle più grandi aziende alimentari del mondo - basti pensare all’invenzione e produzione della celeberrima Nutella, dei Ferrero Rocher, Pocket Coffee, Mon Chéri e i celebri ovetti Kinder Ferrero - la multinazionale italiana apprezzata in tutto il mondo (ha stabilimenti in 53 Paesi) e insignita persino del titolo di “azienda più rassicurante del mondo”, pure in riferimento alla vivibilità del suo stesso ambiente lavorativo (v. in proposito persino un divertente sketch di Fiorello).
Il fondatore della Ferrero, il cattolicissimo (e devotissimo della Madonna) Michele Ferrero, di Alba, in Piemonte, andava ogni anno in pellegrinaggio (anche con molti dei suoi operai) a Lourdes e la statua dell’Immacolata di Lourdes si trova in ogni sede della ditta. Ebbene, anche le famose praline al cioccolato Ferrero Rocher, da lui inventati nel 1982, farebbero riferimento nientemeno che alla Rocher de Massabielle, dove la Madonna apparve nel 1858 a santa Bernadette (pare che persino la forma del celebre cioccolatino dovesse richiamare questa santa “roccia” di Lourdes).
«Il segreto del nostro successo? La Madonna di Lourdes. Senza di lei noi possiamo poco» - confessò una volta Michele Ferrero, davanti ai giornalisti - «Tutto quello che ho fatto» (spiegò in una conversazione con Mario Calabresi; fatta a patto di non vederla all’indomani mattina sul giornale e in effetti pubblicata solo dopo la sua morte), «lo devo alla Madonna, a Maria, mi sono sempre messo nelle sue mani e lei devo ringraziare. La prego ogni mattina e questo mi dà una grande forza».
Anche in occasione dei suoi funerali (2005), tutti i dipendenti della celebre azienda di Alba manifestarono non solo un affettuoso attaccamento al proprio fondatore e manager, ma anche la testimonianza della sua umanità nel contatto interpersonale, anche coi suoi dipendenti, e soprattutto la sua mai nascosta e genuina fede cattolica.

Tra le altre prelibatezze alimentari che l’Italia ha donato e dona al mondo c’è certamente anche il torrone. Ebbene, al di là delle dibattute sue remote origini, si può dire certamente che è particolarmente famoso quello di Cremona. Ebbene, proprio l’etimologia del “torrone” sarebbe da ricondurre al celebre Torrazzo di Cremona (la torre campanaria del Duomo, che con i suoi 111 metri di altezza è stato per secoli il più alto edificio in muratura d’Europa).
Ma potremmo parlare, tanto per rimanere tra i dolci, specie natalizi, di cui l’Italia va fiera nel mondo, del celebre panettone, che da una autorevole testimonianza già del XVIII secolo (Pietro Cerri), sarebbe da ricondurre “all’atto dello spezzare e dividere il pane, da parte del pater familias, in occasione festiva, come memoria del sacrificio di Cristo”, e che era particolarmente presente, forse addirittura già dal IX secolo, in occasione del Natale di Nostro Signore (cfr. Dizionario elementare della civiltà cattolica, IdA 2017).




 

8.01.2019

Martiri cristiani … nel 2018

Anche nel corso del 2018 è aumentato il numero dei “martiri” cristiani cattolici (3.066 cristiani uccisi, 15.540 chiese e proprietà attaccate, 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo).
I “missionari” uccisi nel 2018 sono stati 40 (quasi il doppio rispetto ai 23 del 2017); 35 di essi erano sacerdoti (solo in Africa, continente passato al primo posto in questa tragica ma gloriosa classifica, sono stati uccisi 19 sacerdoti, un seminarista, una laica; ma è il continente dove il cristianesimo, nonostante la diffusione dell’islam che è talora anche molto violento, il cristianesimo cresce in modo più forte) (rapporto Agenzia Fides delle Pontificie Opere Missionarie).
La fede cristiana rimane dunque quella più perseguitata della storia e del presente. Ma non cessa di espandersi, come sempre, anche a motivo di questo sangue versato per Cristo (come diceva Tertulliano: “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”).
Ecco alcuni esempi, tra i tanti.
In Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, da 15 anni la legge sulla “blasfemia” permette di essere condannati a morte anche solo se due testimoni si accordano per accusare un cristiano di aver detto parole oltraggiose o non rispettose nei confronti di Maometto o comunque di non credere nel Profeta (v. il celebre caso di Asia Bibi). Ma si giunge fin da ragazzi ad essere ammazzati persino dai propri compagni di scuola perché cristiani. È ad esempio la storia di Sharon Masih, adolescente cristiano che frequentava la scuola superiore a Burewala, nel Punjab meridionale: in quanto apertamente cristiano, è stato recentemente preso a calci e pugni dai suoi compagni, fino al punto da ucciderlo. Ma da dove nasce questa violenza, spesso tollerata anche dalle forze dell’ordine? Anjum James Paul, presidente della Pakistan Minorities Teachers’ Association, ci ricorda che “la violenza inizia tra i banchi di scuola perché i libri di testo usati fin dalle scuole primarie instillano negli allievi odio e intolleranza verso i non musulmani”.
Altri esempi di martiri d’oggi. In Nigeria (nello stato di Benue, che divide il nord a preponderanza musulmana dal sud cristiano) nel villaggio di Mbalom, due sacerdoti cattolici nigeriani, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, sono stati uccisi da parte di pastori jihadisti fulani, mentre celebravano la S. Messa delle 5.30 del mattino, con numerosi fedeli presenti, di cui 17 sono rimasti uccisi. Dopo aver compiuto questa strage in chiesa, gli autori dell’attacco sono entrati nel villaggio e hanno raso al suolo 60 case.
A Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana (dove il Papa inaugurò per tutto il mondo il Giubileo della Misericordia), un gruppo armato ha assalito la chiesa cattolica durante la S. Messa ed hanno ucciso il sacerdote centrafricano di 71 anni, don Albert Toungoumale-Baba.
Anche le cattolicissime Filippine hanno avuto nel 2018 tre sacerdoti uccisi.
Così in Messico, due sacerdoti cattolici (don Ivan Jaimes e don Germain Muniz Garcia) sono stati assassinati in un agguato lungo la strada tra Taxco e Iguala, dopo aver appena celebrato la festa della Vergine della Candelora. Anche don Juan Miguel García, sacerdote cattolico di soli 33 anni, è stato ucciso al termine della S. Messa (era stato da poco inviato in quella parrocchia, in sostituzione del parroco precedente, a sua volta già minacciato di morte).
In Vietnam, a Ho Chi Minh City, molte case di cattolici (di proprietà di un ente cattolico) sono state espropriate e distrutte; 100 famiglie sono rimaste senza abitazione ed hanno protestato ma anche pregato pubblicamente per ottenere giustizia; 10 sono stati arrestati. Gli espropri e le occupazioni forzate, da parte delle autorità comuniste, di terreni e proprietà che appartengono di diritto alla Chiesa sono un fenomeno diffuso in tutto il Paese. Due mesi fa ad Hanoi il governo ha aperto un cantiere edile presso un terreno che appartiene all’arcidiocesi. Il monastero benedettino di Thiên An Huế, nella provincia di Thừa Thiên-Huế, da anni è al centro di una dolorosa disputa con il regime, che ne rivendica la proprietà.

Invece grazie a Dio, s’è potuto celebrare il recente Natale con relativa maggior tranquillità nella tormentata Siria (a Damasco e ad Aleppo), dove comunque i cristiani oggi sarebbero 750.000 (7 anni fa erano 2 milioni! – solo ad Aleppo prima della guerra i cristiani erano 150.000, ora sono 30.000, come testimonia il nunzio apostolico a Damasco, il neo-cardinale Mario Zenari); in Egitto (che pur ha avuto una lunga scia di attentati contro i cristiani), in Afghanistan (dove i cristiani sono un’irrisoria percentuale in una realtà quasi totalmente islamica e che per anni è stata dominata dall’estremismo talebano) e nel nord dell’Iraq (dove regnava sino a poco fa l’ISIS, le case dei cristiani venivano marchiate con la “N” di nazareno come simbolo d’infamia, i cimiteri venivano devastati, le croci divelte, gli antichissimi monasteri dove si pregava in aramaico rasi al suolo – eppure sono tornati a vivere, come il monastero di Mar Benham, poco lontano da Mosul: violato dalle orde jihadiste del Califfato, per la prima volta pochi giorni fa è tornato a ospitare la S. Messa).




 

7.01.2019

Giuseppe Sermonti:
il grande scienziato italiano che ha smentito l’
evoluzionismo

È morto qualche giorno fa, alla veneranda età di 95 anni, Giuseppe Sermonti, grande scienziato italiano, biologo (è stato anche direttore della Rivista di Biologia) e genetista: pioniere nella genetica dei microorganismi industriali produttori di antibiotici, è stato per lunghi anni all’Istituto Superiore di Sanità, ha presieduto la International Commission for Genetics of Industrial Microorganisms, ha ricoperto la cattedra di Genetica a Palermo e Perugia; ha presieduto l’Associazione Genetica Italiana; è stato persino vicepresidente del XIV Congresso Internazionale di Genetica a Mosca ed ha fondato ad Osaka, in Giappone, il Gruppo per lo Studio della Struttura Dinamica. Nel 2004 ha ricevuto pure il Premio per la Cultura della Vice-presidenza del Consiglio, per le sue ricerche e critiche scientifiche.
Ma Sermonti è stato anche molto avversato, silenziato e isolato (anche in Italia) da quel potere che più che scientifico è ideologico e che si oppone, in modo assai poco scientifico, a tutto ciò che possa mettere in crisi i “dogmi scientisti” della modernità, come quello dell’evoluzionismo darwiniano. Infatti Giusppe Sermonti (v. nel sito il Dossier Darwin e l’evoluzionismo e il documento Fede ed evoluzionismo), forte della sua indiscussa competenza scientifica, ha smentito non solo certi atteggiamenti scientisti ancora presenti nel panorama culturale e scientifico attuale e che vorrebbero spiegare tutto, anche l’uomo, con la scienza e persino manipolarne l’esistenza, a cominciare dalla stessa procreazione (Il Crepuscolo dello Scientismo, Rusconi 1981), ma ha scientificamente mostrato come i presupposti e le conclusioni di Darwin e dell’evoluzionismo darwiniano in genere siano falsi e smentiti dalla realtà (cfr. il suo fondamentale testo Le forme della vita, Armando editore 1981; e Dopo Darwin, critica all’Evoluzionismo, scritto con Roberto Fondi, Rusconi 1980; Dimenticare Darwin. Perché la mosca non è un cavallo, ed. Il Cerchio 2006).
Ascoltiamo una sua provocazione: «Vi siete mai soffermati a vedere i gabbiani sospesi nel vento? Se tutti gli esseri della terra scomparissero e restassero solo i gabbiani, e magari i pesciolini per la loro alimentazione, pensate forse che dai gabbiani, col passare di milioni di anni, rinascerebbero gli animali che popolano la terra e anche l’uomo e forse persino le rane, farfalle e pesciolini? E seppure i gabbiani scomparissero, vi riesce d’immaginare che i pesciolini del mare, per graduali trasformazioni, darebbero origine, alla fine dei tempi, a nuovi gabbiani o comunque a qualche nuovo genere di uccello marino capace di librarsi nell’aria?».
Sermonti h
a smascherato le teoria evoluzionistica, propagata tuttora più per motivi ideologici (la negazione della fede cattolica – sua l’espressione “teo-fobia”) che per reali riscontri scientifici. Ad esempio non esiste alcun fossile “intermedio” che dimostri il passaggio da una specie ad un’altra  (semmai dei passaggi all’interno di una stessa specie), tanto meno dalla scimmia all’uomo, ma neppure dall’australopiteco all’Homo sapiens sapiens (che è l’uomo come siamo noi oggi. Affermava Sermonti: “L’idea di uno sviluppo graduale della nostra specie da creature come l’australopiteco, attraverso il pitecantropo, il sinantropo ed il neeanderthaliano, è totalmente priva fondamento e va respinta con decisione”). Ha definito la teoria di Darwin “un mito dogmatico, un insieme di tautologie che nulla prova di quanto afferma, anzi è smentito dalla biologia”.



 

5.01.2019

La principale causa di morte al mondo: l’aborto (volontario)

In tutte le statistiche di fine anno (2018), su cui i giornali e le televisione si sono profusi in questi giorni, manca sempre il dato più inquietante: che la principale causa di morte, peraltro voluta, che si registra al mondo è l’aborto.
Nel 2018 ci sono stati infatti nel mondo 41,9 milioni di aborti volontari!

Dunque il maggior numero di morti nel mondo, escluse quelle per vecchiaia, non è causato da incidenti stradali, suicidi, omicidi/femminicidi, droga, alcool, fumo, HIV, inquinamento, guerre … ma all’uccisione volontaria dei propri figli nel grembo materno.
Il numero di questi bambini uccisi nel grembo materno ha superato nel 2018 persino le vittime di cancro (8,2 milioni, dei quali 5 a causa del fumo), malaria, HIV, fumo, alcool e incidenti stradali messe assieme.
Sono dunque state interrotte volontariamente il 23% delle gravidanze del mondo: cioè sono stati uccisi nel grembo materno 10 bambini ogni 33 nativi vivi.

Il terrificante dato è emerso dall’autorevole Worldometers, sito non “di parte” e considerato tra i più attendibili anche dall’American Library Association. E già in questo primissimo inizio del 2019, sempre secondo le stime di Worldometers, nel mondo ci sono stati più di 170.000 aborti volontari.

Unico dato consolante, dentro questa immane carneficina, è che per il periodo 2010/2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità stimava in 56 milioni gli aborti volontari annui; dunque sarebbero ora in diminuzione; ma l’OMS, per elaborare le proprie stime, si appoggia all’istituto Guttmacher, ente notoriamente abortista e che pare non conteggi tra l’altro nelle proprie stime i dati reali di molti Paesi.


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