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… controcorrente

 

 

 

 

30.01.2019

Pakistan: conclusa l’odissea di Asia Bibi

Nel Pakistan, paese a maggioranza musulmana, vige una legge detta “contro la blasfemia”, secondo la quale basta che una persona sia accusata anche solo da due altre persone (che di fatto possono essersi accordate tra loro anche solo per vendicarsi di tale persona o per accusarla falsamente) di aver pronunciato parole non consone alla venerazione che si deve all’Islam e al profeta Maometto, perché questa venga arrestata, imprigionata e poi persino condannata a morte.
È quanto accaduto 10 anni fa ad una giovane donna cristiana, Asia Bibi, sposa e madre. Nel 2009 fu accusata da due donne musulmane del paese di aver parlato male del Profeta (di fatto essendosi solo dichiarata non musulmana e quindi non credente in Allah e Maometto) e venne di conseguenza arrestata e incarcerata con l’accusa appunto di ‘blasfemia’. Per lei è cominciato un calvario durato 10 anni, di carcere duro, con una condanna a morte (2010) che grazie a Dio è sempre stata rimandata e che oggi si è finalmente concluso con la liberazione della povera donna.
Il suo caso però, a differenza di moltissimi altri analoghi, è diventato famoso in tutto il mondo. Ciò è dipeso anche da due terribili eventi, che riguardavano anche tale caso, accaduti nel 2011. Infatti, per aver difeso pubblicamente Asia Bibi e per aver criticato la legge sulla blasfemia, nel 2011, a distanza di pochi mesi uno dall’altro, sono stati assassinati il governatore (musulmano) del Punjab Salman Taseer (ucciso dalle sue stesse guardie del corpo!) e addirittura il Ministro federale (cattolico) “per la difesa delle minoranze religiose” Shahbaz Bhatti (ucciso dai fondamentalisti islamici il 2.03.2011 per il lavoro svolto in difesa dei cristiani perseguitati e delle minoranze religiose in Pakistan, di cui ci resta una commovente ed eroica testimonianza di fede cattolica fino al martirio - v. il suo straordinario “testamento spirituale” in News 2.03.2011; significativa, anche oggi, pure la testimonianza del fratello medico Paul Bhatti).
Dopo quasi 10 anni di carcere duro, in attesa della sentenza definitiva, nell’ottobre scorso la Corte Suprema aveva finalmente assolto Asia Bibi dall’accusa di blasfemia, potendo quindi tornare libera. Ma si è scatenata una tale protesta pubblica, con minacce di morte, da parte di molti musulmani, che l’esecuzione della sentenza, cioè la sua effettiva liberazione, ha dovuto essere ulteriormente rimandata, con istanza di revisione della sentenza.
I fondamentalisti islamici avevano infatti promesso di mettere a ferro e fuoco l’intero Pakistan se Asia Bibi non fosse stata impiccata (qualche imam spiegava addirittura in tv che la pena più appropriata per lei, in quanto cristiana, sarebbe stata la crocifissione!), quindi hanno paralizzato le principali città con sit-in minacciosi contro la comunità cristiana locale e contro gli stessi giudici, persino contro lo stesso governo di Imran Khan (accusato si essersi piegato alle pressioni occidentali; Occidente che in realtà in questi 10 anni s’è sempre defilato dalla dolorosa vicenda).
Dopo la sentenza i giudici della Corte sono stati minacciati di morte e il suo stesso avvocato, Saiful Malook, anch’egli minacciato di morte, ha dovuto addirittura fuggire all’estero (ha potuto rientrare ieri per la sentenza definitiva, in quanto il governo gli ha garantita una speciale protezione).
Finalmente ieri (29.01.201) la Corte Suprema ha coraggiosamente respinto definitivamente l’istanza di revisione della sentenza ed ha liberato Asia Bibi. La quale però, essendo comunque minacciata di morte da parte di integralisti musulmani, è segregata in un luogo segreto di Islamabad, in attesa di poter fuggire all’estero (probabilmente in Canada, dove erano già fuggiti il marito e le figlie; tra l’altro nessun Paese europeo si è detto disposto ad accoglierla …).

Questo doloroso e famoso caso sembra dunque concludersi felicemente, sia pur dopo un calvario di 10 anni. Ma molti cristiani in Pakistan continuano a patire violenze, abusi e discriminazioni. Secondo i dati della Conferenza Episcopale Pachistana, sono attualmente 187 i cristiani che affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di “blasfemia”. Ad esempio, il 13 dicembre scorso due fratelli cristiani, Qaisar e Amoon Ayub, sono stati giudicati colpevoli di blasfemia e condannati a morte, dopo un processo durato 3 anni. Il 15 gennaio scorso un altro cristiano, Pervaiz Masih, dopo un processo durato tre anni, è stato invece provvisoriamente assolto dall’accusa di blasfemia (la sentenza è cioè rivedibile), ma intanto una sua figlia di 3 anni è stata uccisa dai musulmani annegandola in un pozzo e sua moglie Zarina, durante gli interrogatori della polizia, è stata torturata per accertare la colpevolezza del marito, subendo gravi lesioni gravi (le sono state rotte delle ossa, così che non può stare in piedi e camminare), e tutti i suoi familiari sono costretti a vivere nascosti.


 

27.01.2019

Strage di cristiani … nelle Filippine

L’estremismo islamico attacca e uccide i cristiani anche nel più cattolico dei paesi asiatici. Un terribile attentato terroristico, rivendicato poi dall’ISIS, è avvenuto infatti oggi nell’isola filippina di Jolo, nella provincia di Sulu, appartenente alla Regione Autonoma nel Mindanao, quella con maggiore presenza di musulmani.
Due bombe sono esplose presso la Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo proprio durante la S. Messa domenicale, provocando 27 morti e 77 feriti. La maggior parte delle vittime è costituita dai cattolici presenti come sempre alla S. Messa domenicale (la prima bomba è esplosa all’ingresso della chiesa); ma ci sono vittime anche tra i soldati che sono subito intervenuti (la seconda bomba è infatti esplosa poco dopo nel parcheggio attiguo alla cattedrale).
I cattolici sono stati attaccati proprio a motivo della loro fede. In quella zona delle Filippine (che insieme alla Corea del Sud è l’unico Paese a maggioranza cattolica di tutta l’Asia), dove invece è più forte è la presenza musulmana, i fedeli cattolici son spesso minacciati e attaccati e sanno di essere in pericolo. Subiscono infatti spesso attacchi orribili ad opera degli estremisti islamici e separatisti di Abu Sayaf, affiliati ad ISIS. Eppure si mantengono saldamente fedeli alla loro fede e alla loro pratica cristiana.

 


 

22.01.2019

Anche l’economia cinese rallenta … per colpa della denatalità

Il trionfale progresso economico della Cina, a spese di condizioni di lavoro spesso disumane per centinaia di milioni di persone, non è più un dato scontato. Anzi, nel 2018 ha conosciuto una paurosa inversione di tendenza.
Secondo i dati “ufficiali” (governo comunista) la crescita economica della Repubblica Popolare Cinese nel 2018 è stata solo del 6,6%, il dato peggiore dal 1990; ma secondo alcuni economisti cinesi la crescita “reale” è stata appena dell’1,6%; per altri addirittura negativa. 
Non si tratta solo di problemi di gestione economica e politica; e la causa non risiede neppure nelle tensioni economiche nei confronti ad esempio degli USA e le nuove politiche americane.
Come molti esperti economici nel mondo cominciano a comprendere e indicare, le questioni economiche sono anche se non soprattutto il riflesso di questioni “morali”. Non a caso si indica ad esempio come causa primaria della crisi economica, anche in Occidente, la questione della “denatalità”, cioè lo scarsissimo abnorme numero di figli.
Dopo decenni di propaganda ideologica che indicava nella crescita demografica la causa della povertà e nella sovrappopolazione addirittura il suicidio del pianeta, oggi l’analisi, anche alla luce dei fatti, è in direzione totalmente opposta: la causa primaria della crisi economica è nella denatalità.
Non solo nelle antiche civiltà agricole, sia pur povere, tutti sapevano che più figli - e comunque questa è la volontà di Dio per la famiglia, sia pur con la responsabilità umana - non sono solo più bocche da sfamare ma assai presto anche più braccia per lavorare e alla fine anche più sostegno per gli anziani. Oggi lo dicono anche le statistiche e le analisi economiche.
Ebbene, anche la Cina, il paese più popoloso del mondo, dove per decenni il Partito Comunista al potere ha in modo “disumano” (nella logica totalitaria del sistema comunista, che decide tutta la vita dell’uomo!) obbligato tutte le coppie di sposi a non superare “il figlio unico”, oggi si sta accorgendo di questo dato determinante e preoccupante; e sta radicalmente cambiando direzione politica in questo senso. Il dato che preoccupa di più il regime comunista è quello delle nascite. Infatti il problema della “denatalità” ha nel 2018 inciso negativamente di più sull’economia cinese che appunto le tensioni commerciali con gli USA.
Infatti nel 2018 la Cina ha registrato un altro drastico calo delle nascite, il tasso di natalità più basso dai tempi della fondazione della Repubblica popolare, 70 anni fa: 10,94 nascite per mille abitanti (12,43 nel 2017), così che se nel 2017 erano nati in Cina 17,23 milioni di bambini, nel 2018 appena 15,23 milioni (cioè 2 milioni di bambini in meno in un anno).
A questo punto, se non si operasse una decisa inversione di tendenza, nel 2050 la stessa “forza lavoro” sarebbe in Cina di soli 600 milioni di persone su 1 miliardo di abitanti; con conseguente calo di produttività, di consumi e con enorme aumento della spesa sanitaria.
Già nel 2015 il governo cinese aveva per questo abolito la famigerata legge che vietava alle coppie di sposi di avere più di un figlio ed è stato permesso di avere due figli. Si sperava in 20 milioni di nascite in più; ma nella pratica non c’è stata però alcuna inversione di tendenza. Anche perché ormai, oltre alle condizioni economiche (per favorire la procreazione non basta dirlo o permetterlo, ma occorre fare politiche in favore della famiglia e porre in atto agevolazioni economiche e fiscali per favorirla, pure in base al numero dei figli), nella popolazione e nei giovani s’è creata una mentalità contraria alla responsabilità di mettere al mondo un figlio, che sarebbe di ostacolo alla propria carriera e tenore di vita (40 anni di divieto di avere più di un figlio hanno contribuito certo a questa mentalità antifertilità, con l’aggravante di stili di vita più occidentali che deresponsabilizzano in questo senso).
Gli analisti sono sicuri che entro il 2020 la Cina abolirà ogni limite di figli. Anzi, sono in atto già, specie tra i giovani, anche nelle università, delle forti pressioni politiche e di indottrinamento per spingere a mettere al mondo figli, con tanto di sondaggi obbligatori e persino con schedature statali in questo senso, cioè per scoraggiare la denatalità.

 

 

18.01.2019

La “Marcia per la vita” di Washington

Anche quest’anno, nonostante le avverse condizioni climatiche (freddo intenso), decine di migliaia di persone - appartenenti a ogni classe sociale e di tutte le età, uomini, donne, bambini, disabili, studenti e lavoratori, adolescenti e genitori - provenienti da tutti gli stati, si sono radunate nella capitale USA per la Marcia per la vita, la 46^ della serie (da quando il 22.01.1973 una sciagurata sentenza la Corte suprema superò le leggi vigenti che vietavano l’aborto nella gran parte degli Stati federati e liberalizzò così l’aborto negli USA).
Titolo della manifestazione pro-life di quest’anno è stato Unique from day one (unici fin dal primo giorno), con una significativa sottolineatura (Pro-life is pro-science) per indicare che per la scienza stessa il feto non è quel «grumo di cellule» così chiamato e disprezzato dagli abortisti, ma ciò che è stato ognuno di noi, un essere umano unico e irripetibile fin dall’istante del concepimento.
Ovviamente anche quest’anno il potere mediatico internazionale ha cercato il più possibile di ignorare la manifestazione o di deformarla (il Washington Post in questa circostanza ha parlato persino di aborto come di «cura della salute»!).
Alla marcia ha preso parte anche il vicepresidente USA Mike Pence (con la moglie Karen), che ha pubblicamente ringraziato i volontari impegnati nei centri per la gravidanza che aiutano mamme e bambini, ha definito il movimento pro-life «segno dalla compassione e dall’amore» ed ha espresso questo auspicio: «Rimetteremo la santità della vita al centro della legge americana e credo che nel nostro arco di vita aboliremo l’aborto».
Il Presidente Donald Trump ha fatto sentire il suo sostegno alla Marcia (cosa mai fatta da Obama) con un video-messaggio in cui ha definito il movimento pro-life come «fondato sull’amore e radicato nella nobiltà e nella dignità di ogni vita umana». Ha quindi proseguito «Quando guardiamo negli occhi di un bambino appena nato vediamo la bellezza nell’anima umana e la Maestà della creazione di Dio. Sappiamo che ogni vita ha un significato e che ogni vita merita di essere protetta. Come presidente, difenderò sempre il primo diritto della nostra Dichiarazione d’Indipendenza, il diritto alla vita».
Trump ha quindi ricordato gli sforzi fatti nella difesa dell’obiezione di coscienza (messa sotto attacco dall’amministrazione Obama) «per proteggere la libertà religiosa di medici, infermieri ed enti benefici, come le Piccole Sorelle dei Poveri» (le suore costrette a una lunghissima battaglia giudiziaria per sottrarsi al cosiddetto «mandato contraccettivo» dell’Obamacare) ed ha aggiunto che «Sosteniamo l’amorevole scelta dell’adozione e dell’affido, anche attraverso il supporto dei servizi di adozione basati sulla fede». Dopo aver detto che «ogni bambino è un dono sacro di Dio», Trump ha voluto «ringraziare gli americani che hanno viaggiato attraverso tutto il Paese per marciare per la vita. E, in particolare, voglio ringraziare i tanti giovani che ci danno speranza per il futuro. Insieme lavoreremo per salvare vite di bambini non nati in modo che abbiano la possibilità di vivere e amare, prosperare e sognare, di benedire la nostra nazione e raggiungere il loro pieno e splendido potenziale». E infine: «Grazie, e Dio benedica voi e la vostra famiglia. E Dio benedica l’America».
Nello stesso giorno il Presidente USA ha indirizzato una lettera (che porta la data del 18.01.2018) alla speaker della Camera, l’abortista Nancy Pelosi, in cui ha affermato che userà il suo potere di veto nei confronti di ogni disegno di legge che tenti di indebolire la protezione per i nascituri, rispondendo così ai tentativi dei democratici che in questi giorni stanno cercando di sfruttare anche lo stallo sullo ‘shutdown’ per far passare misure pro aborto.

 

 


17.01.2019

 La crescita della persecuzione anticristiana nel 2018

Open Doors Usa è un’autorevole organizzazione no-profit americana che da oltre 60 anni documenta le violazioni della libertà religiosa nel mondo, soccorre i cristiani in difficoltà e li aiuta a restare saldi nella fede. Ogni anno, a gennaio, presenta un documentato rapporto sulla persecuzione anticristiana dell’anno precedente, monitorando 150 Paesi.
Nel rapporto World Watch List 2019 presentato ieri da Open Doors USA, si evince che nel corso del 2018 le persecuzioni contro i cristiani sono aumentate sia in intensità, sia per numero di Paesi che per numero di cristiani colpiti e che la principale causa di persecuzione violenta contro i cristiani è l'islam.
Nel corso del 2018, 245 milioni di cristiani hanno subito elevati livelli di persecuzione (cioè 1 cristiano su 9; nel 2017: 1 su 12); i cristiani uccisi sono stati 4.136 (2017: 3.066; 2016: 1.207) (di cui 3.731 in Nigeria*, cioè il 90%, uccisi dai musulmani).

*: in Nigeria i musulmani costituiscono quasi il 50% della popolazione; ma il gruppo jihadista Boko Haram, benché ridimensionato, continua a mettere a segno attacchi a villaggi e attentati nel nord est della Nigeria. Inoltre nel 2018 si sono moltiplicati gli attacchi ai cristiani da parte dei pastori transumanti di fede islamica Fulani, concentrati nella Middle Belt.

Sui 150 paesi monitorati, in 73 (nel 2017: 58) nel 2018 la persecuzione è stata giudicata alta, molto alta o estrema. Anche sui danni materiali contro i cristiani, il numero delle chiese o edifici religiosi cristiani attaccati, gravemente danneggiati o distrutti, è fortemente aumentato: 1.847 (nel 2017: 793; nel 2016: 1.239).
I Paesi con un livello di persecuzione “estrema” sono stati 11 (di cui 8 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “molto elevata” sono stati 29 (di cui 17 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “elevata” sono stati 10 (di cui 7 ad opera dell’islam).

Ecco la classifica dei Paesi per livello (dal più grave) di persecuzione anticristiana:
- 1° (per il 17° anno consecutivo!): Corea del Nord (persecuzione ad opera del regime dittatoriale comunista)

In Corea del nord è illegale anche solo possedere una Bibbia. Si ritiene che siano attualmente rinchiusi nei campi di lavoro (spesso solo per essere stati sorpresi a pregare o a leggere la Bibbia) dai 50.000 ai 70.000 cristiani.

- 2° (conferma 2017): Afghanistan (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 3°: Somalia (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 4°: Libia (passata in un anno dal 15° posto!) (specie per persecuzione da parte dei musulmani)

- 5°: Pakistan (persecuzione islamica)
- 6°: Sudan (persecuzione islamica)
- 7°: Eritrea (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 8°: Yemen (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 9°: Iran (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 10°: India (2017: 11° posto) (persecuzione da parte induista)
- 11°: Siria (specie per la persecuzione da parte islamica)
- 13°: Iraq (dall’8° posto nel 2017) (persecuzione islamica)
- 18°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
- 19°: Laos (persecuzione comunista)
- 20°: Vietnam (persecuzione comunista)
- 21°: Repubblica Centrafricana (persecuzione da parte dei musulmani)
- 22°: Algeria (dal 42° del 2017) (a causa del rafforzamento dell’islam radicale soprattutto nelle aree rurali)
- 27°: Cina (dal 43° del 2017!) (persecuzione comunista; nonostante i recenti accordi col Vaticano!)
...
- 32°: Nepal (persecuzione da parte dell’induismo nazionalista)
- 33°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
...

- 40°: Kenia (specie per gli attacchi terroristici da parte di musulmani radicali, provenienti anche dall’estero)
- 41°: ingresso della Russia  (novità rispetto al 2017)  (persecuzione islamica)

Non si tratta di una smentita della forte rinascita religiosa registrata in Russia, ma all’intensificarsi delle violenze da parte di gruppi di estremisti islamici nella regione del Caucaso e nelle repubbliche del Dagestan e della Cecenia, dove sono state attaccate delle chiese e sono stati uccisi dei fedeli.

Dunque, la causa principale della violenta persecuzione contro i cristiani rimane l’islam, anche se permane ancora la persecuzione comunista e persino è presente quella ad opera di induisti e buddisti.
Mentre il cristianesimo non è causa di alcuna persecuzione nei confronti degli altri!

 

 

15.01.2019

La “morte cerebrale” non è l’ultima parola

Chi credesse ancora, sulla scia del positivismo-scientismo che si crede tanto attuale ed è invece ottocentesco, che la scienza spieghi tutto, anche cos’è la vita, sappia che nessuno è riuscito ancora a spiegare cosa sia la “vita” (non parliamo poi della vita “umana”, cioè quel livello in cui la vita diventa pensante e libera, dunque con facoltà spirituali quali la ragione e la volontà libera), nonostante ne sappiamo praticamente quasi tutti i fattori costitutivi e le relative funzioni. Ma cosa sia in sé la vita nessuna ancora lo sa. Tanto è vero che nessuno è riuscito mai a “produrla” (non lasciamoci ingannare da “clonazioni” o produzioni “in vitro”, che altro non sono che assemblaggi di materiale biologico vitale già precedente).
Non solo non sappiamo cosa sia in sé la “vita”, ma addirittura non sappiamo cosa sia in sé neppure la “morte”. Tanto è vero che, anche dal punto di vista medico, ci si affida a dei parametri per così dire convenzionali: prima si accertava la morte come assenza di respiro, poi come prolungato arresto cardiaco, infine oggi come assenza di attività elettrica del cervello (elettroencefalogramma piatto). Ma anche questo è solo convenzionale; anzi, pare debba essere rivisto, se non altro perché ci sono casi di ripresa della vita anche dopo questa soglia.

È in fondo quanto è successo anche in questi giorni nel Nebraska (USA), dove un uomo di 61 anni, Marr Scott, ex speaker sportivo e padre di 4 figli, ritenuto ormai quasi “cerebralmente morto” e al quale per questo da 2 giorni i medici avevano staccato pure la “ventilazione” assistita” (estubazione; ma intanto aveva comunque continuato a respirare da solo). Mentre i suoi cari stavano già preparando il funerale (sarebbe stato cremato), si è improvvisamente risvegliato, ha cominciato a parlare; e ora sta bene!
Il signor Scott era stato portato d’urgenza al Methodist Hospital di Omaha il 12 dicembre scorso, dopo che era stato trovato a letto immobile e privo di conoscenza. Dopo i primi controlli, i medici avevano diagnosticato un infarto al tronco cerebrale, che avrebbe dovuto portare a un’anossia cerebrale («Pensavamo per questo che fosse ormai in un processo irrecuperabile», ha detto la dottoressa Rebecca Runge); in seguito risultò intanto che non si era trattato di un infarto, ma di una sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (Pres).
Secondo la sempre più diffusa (in Occidente) mentalità eutanasica, il signor Scott aveva pure espresso in passato il desiderio di non farsi vedere dai suoi cari in condizioni di vita sostenuta solo con dei macchinari medici (una sorta di “Disposizione anticipata di trattamento” - come noto già diventata legge anche in Italia dal dicembre 2017 - per cui in quelle condizioni avrebbe desiderato essere condotto alla morte); così come aveva espresso il desiderio di donare i suoi organi. Meno male che queste due sue richieste non erano ancora state esaudite!
Non era molto praticante, anche se si considerava religioso; ma ora è sicuro che sia stato l’amore di Dio a compiere questo miracolo.


 

14.01.2019

La persecuzione anticristiana in Cina … prosegue

Nonostante il recente storico accordo tra Cina e Vaticano - che, pur essendo ancora segreto nei suoi contenuti, di fatto pare rappresenti più un cedimento della Chiesa Cattolica alle pretese dittatoriali del governo comunista cinese, persino sulla nomina dei Vescovi, che non una possibilità di maggiore libertà religiosa per i cattolici cinesi - non è assolutamente diminuita la persecuzione antireligiosa e anticattolica nell’immenso Paese orientale, ma anzi si è per certi versi persino accentuata.
Anche in occasione dell’ultimo Natale, a tutti i minorenni è stato pure impedito di partecipare alla S. Messa e sono stati obbligati ad andare a scuola anche in quel giorno, considerato feriale, con divieto assoluto di parlare del Natale e di Gesù. Neppure alla sera è stato loro concesso di partecipare ad incontri di preghiera e di festa.
Il “Dipartimento dell’educazione” aveva ricordato per iscritto ad ogni scuola che si dovevano continuare le lezioni anche durante il giorno e la sera di Natale; inoltre ha dato disposizioni perché gli studenti durante il periodo natalizio non facessero regali e non organizzassero feste o incontri a sfondo religioso. Nessun riferimento religioso ha potuto poi essere espresso anche nelle tradizionali espressioni augurali del nuovo anno.
Pare che molti giovani studenti abbiano fatto pressione per contestare questo assurdo divieto e per andare alla S. Messa; gli stessi parroci hanno talora dovuto calmare questa loro legittima e sacrosanta protesta. Comunque qualcuno è riuscito a superare i controlli della polizia, che vigilava sull’attuazione di questa norma, e a partecipare almeno alla S. Messa natalizia di mezzanotte [notizie dall’autorevole agenzia AsiaNews].

 

 

12.01.2019

Il problema del debito italiano (e quello degli altri)

È vero che il debito pubblico italiano è stratosferico e strozza la nostra economia. È il 3° più alto al mondo in rapporto al Pil (131,5%), dopo il Giappone (236,4%) e la Grecia (181,9%). Ce lo sentiamo dire continuamente, anche dai Paesi stranieri e dalla UE, con quel tono tra il saccente e l’irrisorio nei confronti del nostro Paese, che è però comunque tra le 7 più grandi potenze economiche del mondo.
Se però passiamo a considerare il debito totale dei Paesi, cioè anche in riferimento al debito “privato”, la situazione cambia radicalmente.
Scopriamo addirittura che il Paese più indebitato del mondo è il ricchissimo Lussemburgo (con un reddito pro capite annuo di $ 106.000, cioè quasi il triplo dell’Italia, che è di $ 38.100), che possiede però un debito totale equivalente al 434% del suo Pil.
Scopriamo così che 19 Paesi sono più indebitati di noi, anche se quasi tutti con un reddito pro-capite maggiore del nostro. Il nostro debito complessivo equivale infatti al 246% del Pil, inferiore a quello di Cipro (421%), Olanda (336%), Irlanda (326%), Belgio (321%), Portogallo (305%), Canada (304%), Hong Kong (303%), Svezia (292%), Islanda (291%), Francia (289%), Norvegia (283%), Svizzera (282%), Singapore (278%), Danimarca (261%), Regno Unito (257%), Spagna (257%), USA (256%), Cina (254), Libano (252).
L’Italia è cioè uno dei rarissimi paesi a economia avanzata nei quali il debito privato è inferiore al debito pubblico (46,4% del totale). Solo il Giappone ha una struttura del debito simile alla nostra (il debito privato rappresenta il 39,8% del debito totale). All’estremo opposto troviamo paesi come il Lussemburgo e la Norvegia, dove il debito privato rappresenta rispettivamente il 94,7% e l’87,1% di tutto il debito; o come la Danimarca (86,5%), l’Olanda (83,2%) e la stessa Germania (62,7%), per non parlare della Cina (81,5%).
Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) informa che secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (2017) il debito totale mondiale ha toccato la stratosferica cifra di $ 184.000 miliardi, 2/3 dei quali rappresentati da debito privato, triplicato rispetto al 1950. Una notizia allarmante!
Tra l’altro l’ultima grande crisi finanziaria mondiale (2008) non è stata innescata dalla bancarotta di uno Stato insolvente (debito pubblico non assolto), ma dai mutui subprime delle banche USA (dove il debito privato rappresenta il 58,9% del debito totale, ma dove comunque i privati che si erano indebitati per comprarsi la casa sono stati insolventi per $ 945 miliardi). Secondo gli ultimi dati ufficiali della Fed il debito privato USA nel 2° trimestre del 2018 ha toccato il suo massimo storico ($ 13.290 miliardi, di cui 9.000 riguardano ancora i mutui per la casa, anche se attualmente solo l’1,1% non è stato rimborsato, mentre nella crisi del 2008 i mancati pagamenti furono il 15% dei prestiti; più preoccupante è la situazione dei debiti per l’acquisto di automobili: qui il debito privato è di $ 1.240 miliardi, raddoppiato dal 2011 e con serio rischio di insolvenza). Negli USA esistono persino mutui per gli studi universitari ($ 1,4 miliardi, ripartiti su 40 milioni di persone, fra studenti attuali e laureati che devono continuare a pagare le rate del mutuo anche finiti gli studi, di cui 8 milioni rischiano di diventare presto insolventi). Secondo questa tendenza nel 2023 il 40% di tutti i debitori “privati” non sarà in grado di onorare le scadenze (cfr. R.Casadei, Tempi,11.01.2019).

 

 

10.01.2019

Ancora sull’immigrazione selvaggia

Sulla questione degli immigrati, sempre tra le prime notizie e decisive questioni socio-politiche, si fa sempre, forse volutamente, una gran confusione e spesso si è di un semplicismo paradossale.
Si fa ad esempio confusione tra immigrati regolari, irregolari, profughi, clandestini … e poi si fa finta di dimenticare che non si tratta solo di immigrazione, comunque da regolare, ma, per quel che riguarda l’attraversamento del Mediterraneo, della ben più grave questione dei modi e dei mezzi con cui questa avviene. Una vera e propria “tratta degli schiavi”, operata da scafisti, cioè delinquenti che speculano in modo gravissimo su queste persone, chiedendo cifre esorbitanti per questi attraversamenti (dopo quelli, per la maggior parte, per giungere al mare provenendo da altri Paesi africani e mediorientali), cifre che permetterebbero loro di giungere comodamente in Italia o in Europa persino in “business class” di una normale compagnia di linea aerea (v. nel sito News del 2.12.2017), mentre così sono trattati da vera merce umana (ogni animalista protesterebbe se fossero trattati così degli animali) e con serio pericolo di morte, avvenuta infatti per migliaia e migliaia di loro.
Tra l’altro, anche ciò che potrebbe sembrare un aiuto umanitario, come quello delle navi Ong, che oltre a sostituirsi alle forze dell’ordine e militari degli Stati ricevono pure lauti finanziamenti pubblici e privati, in queste condizioni può assumere l’aspetto di una connivenza, se non un accordo (talora documentato!), con tali scafisti-schiavisti.
Rimane poi la questione di dove possa andare tuta questa gente (come sappiamo l’Italia sino allo scorso anno è stata di fatto lasciata sola ad assumersi questo onere anche da parte della UE), che cosa possa fare (avranno davvero la possibilità di un lavoro o diverranno di nuovo schiavi se non manovalanza della malavita?), se possa davvero integrarsi nell’identità dei Paesi ospitanti (che forti poteri occulti vorrebbero anche con questo sbriciolare).
Come può vedere chiunque non chiuda gli occhi di fronte alla realtà ed abbia un po’ di buon senso, non si tratta semplicemente di “accogliere ed aiutare poveri o profughi da guerre” - il che dovrebbe comunque essere fatto in modo regolare e non selvaggio, anche a loro stessa garanzia - ma di questioni assai più complesse e pericolose, che nascondono persino inconfessabili ma palesi interessi economici, ideologici e politici, anche a livello internazionale.
C’è infine la questione, certo non secondaria ma di estremo pericolo, dell’infiltrazione tra gli immigrati di veri e propri terroristi, specie dopo la caduta dell’ISIS (Califfato mediorientale) dove si erano arruolati molti di questi giovani musulmani e che hanno mantenuto la loro carica religioso-ideologica di “guerra agli infedeli” e all’Occidente.
È ad esempio di oggi la notizia di 8 terroristi infiltrati tra gli immigrati, che sono stati individuati e arrestati a Palermo, che gestivano la tratta degli immigrati e persino sui social inneggiavano allo stato islamico.

Tra questi Mongi Ltaief, tunisino di 43 anni residente a Marsala, già arrestato nel 2017 per favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina e che aveva poi ottenuta la detenzione domiciliare (mentre su Facebook confessava apertamente e si vantava di voler tornare quanto prima a questo mercato degli schiavi) e poi assolto nel processo di primo grado. Inneggiava alla memoria di Bin Laden, alla «guerra santa», e faceva propaganda dello Stato islamico, oltre a inserire foto e filmati con proclami di guerra, decapitazioni di ostaggi occidentali, adunate jihadiste. Oggi è dunque tornato in carcere (insieme ad altri 7 collaboratori, su un totale di 15 indagati), sempre per lo stesso reato: aver organizzato viaggi di migranti tra le coste nord-africane e la Sicilia a bordo di motoscafi veloci, traversate rapide (in 210’, al prezzo di circa € 2.500 a persona, che raddoppiano per pregiudicati o ricercati) pressoché immuni da controlli e sbarramenti, cioè da spiaggia a spiaggia, senza passare da porti e identificazioni, cioè «sbarchi fantasma» che non rientrano neppure nella contabilità del Viminale. E si tratta non di traffici di essere umani partiti dalla Libia, ma addirittura dalla Tunisia, con cui ci sono accordi specifici in questo senso.

Stavolta, nell’operazione di contrasto al fenomeno, si aggiunge l’ipotesi del terrorismo internazionale, da cui in realtà l’indagine ha preso le mosse. A far scattare gli accertamenti dei Carabinieri, infatti, è stato il racconto di un tunisino già arrestato e ora “pentito”, che ha deciso di raccontare ciò che sapeva su questa attività di contrabbando e di immigrazione clandestina di persone provenienti dalla Tunisia, che può coinvolgere anche terroristi, persino l’arrivo in Italia – come ha confessato - di «un esercito di kamikaze» (cfr. Corriere della Sera, 10.01.2019).

Comunque nel corso del 2018 …
Secondo i dati forniti dallo stesso Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), nel corso del 2018 s’è registrata comunque un’evidente inversione di tendenza: gli immigrati morti o dispersi durante la traversata del Mediterraneo sono passati dai 3.139 del 2017 ai 2.262 del 2018; gli sbarchi in Europa sono passati dai 172.301 del 2017 ai 114.941 del 2018 (in Italia si è passati da 119.247 persone nel 2017 a 23.371 nel 2018; nel 2016 erano state 181.436).
Sempre secondo i dati del’UNHCR, in riferimento alle nazioni di provenienza dei migranti in Europa, la Guinea è il primo paese d’origine (13.068), seguita dal Marocco (12.745) e dal Mali (10.347). Si tratta tra l’altro di Paesi non in guerra o colpiti da particolari calamità (quindi non si tratta di profughi).

 

 

9.01.2019

Grandi imprese italiane (e dolci) … ispirati dalla fede cattolica

Molte grandi imprese italiane, oltre ad essersi imposte per qualità nel mondo, hanno conosciuto nei loro fondatori o dirigenti, oltre ad un’innegabile capacità manageriale, anche una profonda ispirazione cristiana cattolica.
È il caso del gruppo Teddy (moda), della Ponti (aceto e altri prodotti agroalimentari), della Faac (cancelli automatici; ditta apprezzata in tutto il mondo), al sito di vendita online Holyart (arte sacra e articoli religiosi), fino all’incredibile Ferrero, una delle più grandi aziende alimentari del mondo - basti pensare all’invenzione e produzione della celeberrima Nutella, dei Ferrero Rocher, Pocket Coffee, Mon Chéri e i celebri ovetti Kinder Ferrero - la multinazionale italiana apprezzata in tutto il mondo (ha stabilimenti in 53 Paesi) e insignita persino del titolo di “azienda più rassicurante del mondo”, pure in riferimento alla vivibilità del suo stesso ambiente lavorativo (v. in proposito persino un divertente sketch di Fiorello).
Il fondatore della Ferrero, il cattolicissimo (e devotissimo della Madonna) Michele Ferrero, di Alba, in Piemonte, andava ogni anno in pellegrinaggio (anche con molti dei suoi operai) a Lourdes e la statua dell’Immacolata di Lourdes si trova in ogni sede della ditta. Ebbene, anche le famose praline al cioccolato Ferrero Rocher, da lui inventati nel 1982, farebbero riferimento nientemeno che alla Rocher de Massabielle, dove la Madonna apparve nel 1858 a santa Bernadette (pare che persino la forma del celebre cioccolatino dovesse richiamare questa santa “roccia” di Lourdes).
«Il segreto del nostro successo? La Madonna di Lourdes. Senza di lei noi possiamo poco» - confessò una volta Michele Ferrero, davanti ai giornalisti - «Tutto quello che ho fatto» (spiegò in una conversazione con Mario Calabresi; fatta a patto di non vederla all’indomani mattina sul giornale e in effetti pubblicata solo dopo la sua morte), «lo devo alla Madonna, a Maria, mi sono sempre messo nelle sue mani e lei devo ringraziare. La prego ogni mattina e questo mi dà una grande forza».
Anche in occasione dei suoi funerali (2005), tutti i dipendenti della celebre azienda di Alba manifestarono non solo un affettuoso attaccamento al proprio fondatore e manager, ma anche la testimonianza della sua umanità nel contatto interpersonale, anche coi suoi dipendenti, e soprattutto la sua mai nascosta e genuina fede cattolica.

Tra le altre prelibatezze alimentari che l’Italia ha donato e dona al mondo c’è certamente anche il torrone. Ebbene, al di là delle dibattute sue remote origini, si può dire certamente che è particolarmente famoso quello di Cremona. Ebbene, proprio l’etimologia del “torrone” sarebbe da ricondurre al celebre Torrazzo di Cremona (la torre campanaria del Duomo, che con i suoi 111 metri di altezza è stato per secoli il più alto edificio in muratura d’Europa).
Ma potremmo parlare, tanto per rimanere tra i dolci, specie natalizi, di cui l’Italia va fiera nel mondo, del celebre panettone, che da una autorevole testimonianza già del XVIII secolo (Pietro Cerri), sarebbe da ricondurre “all’atto dello spezzare e dividere il pane, da parte del pater familias, in occasione festiva, come memoria del sacrificio di Cristo”, e che era particolarmente presente, forse addirittura già dal IX secolo, in occasione del Natale di Nostro Signore (cfr. Dizionario elementare della civiltà cattolica, IdA 2017).

 

 

8.01.2019

Martiri cristiani … nel 2018

Anche nel corso del 2018 è aumentato il numero dei “martiri” cristiani cattolici (3.066 cristiani uccisi, 15.540 chiese e proprietà attaccate, 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo).
I “missionari” uccisi nel 2018 sono stati 40 (quasi il doppio rispetto ai 23 del 2017); 35 di essi erano sacerdoti (solo in Africa, continente passato al primo posto in questa tragica ma gloriosa classifica, sono stati uccisi 19 sacerdoti, un seminarista, una laica; ma è il continente dove il cristianesimo, nonostante la diffusione dell’islam che è talora anche molto violento, il cristianesimo cresce in modo più forte) (rapporto Agenzia Fides delle Pontificie Opere Missionarie).
La fede cristiana rimane dunque quella più perseguitata della storia e del presente. Ma non cessa di espandersi, come sempre, anche a motivo di questo sangue versato per Cristo (come diceva Tertulliano: “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”).
Ecco alcuni esempi, tra i tanti.
In Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, da 15 anni la legge sulla “blasfemia” permette di essere condannati a morte anche solo se due testimoni si accordano per accusare un cristiano di aver detto parole oltraggiose o non rispettose nei confronti di Maometto o comunque di non credere nel Profeta (v. il celebre caso di Asia Bibi). Ma si giunge fin da ragazzi ad essere ammazzati persino dai propri compagni di scuola perché cristiani. È ad esempio la storia di Sharon Masih, adolescente cristiano che frequentava la scuola superiore a Burewala, nel Punjab meridionale: in quanto apertamente cristiano, è stato recentemente preso a calci e pugni dai suoi compagni, fino al punto da ucciderlo. Ma da dove nasce questa violenza, spesso tollerata anche dalle forze dell’ordine? Anjum James Paul, presidente della Pakistan Minorities Teachers’ Association, ci ricorda che “la violenza inizia tra i banchi di scuola perché i libri di testo usati fin dalle scuole primarie instillano negli allievi odio e intolleranza verso i non musulmani”.
Altri esempi di martiri d’oggi. In Nigeria (nello stato di Benue, che divide il nord a preponderanza musulmana dal sud cristiano) nel villaggio di Mbalom, due sacerdoti cattolici nigeriani, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, sono stati uccisi da parte di pastori jihadisti fulani, mentre celebravano la S. Messa delle 5.30 del mattino, con numerosi fedeli presenti, di cui 17 sono rimasti uccisi. Dopo aver compiuto questa strage in chiesa, gli autori dell’attacco sono entrati nel villaggio e hanno raso al suolo 60 case.
A Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana (dove il Papa inaugurò per tutto il mondo il Giubileo della Misericordia), un gruppo armato ha assalito la chiesa cattolica durante la S. Messa ed hanno ucciso il sacerdote centrafricano di 71 anni, don Albert Toungoumale-Baba.
Anche le cattolicissime Filippine hanno avuto nel 2018 tre sacerdoti uccisi.
Così in Messico, due sacerdoti cattolici (don Ivan Jaimes e don Germain Muniz Garcia) sono stati assassinati in un agguato lungo la strada tra Taxco e Iguala, dopo aver appena celebrato la festa della Vergine della Candelora. Anche don Juan Miguel García, sacerdote cattolico di soli 33 anni, è stato ucciso al termine della S. Messa (era stato da poco inviato in quella parrocchia, in sostituzione del parroco precedente, a sua volta già minacciato di morte).
In Vietnam, a Ho Chi Minh City, molte case di cattolici (di proprietà di un ente cattolico) sono state espropriate e distrutte; 100 famiglie sono rimaste senza abitazione ed hanno protestato ma anche pregato pubblicamente per ottenere giustizia; 10 sono stati arrestati. Gli espropri e le occupazioni forzate, da parte delle autorità comuniste, di terreni e proprietà che appartengono di diritto alla Chiesa sono un fenomeno diffuso in tutto il Paese. Due mesi fa ad Hanoi il governo ha aperto un cantiere edile presso un terreno che appartiene all’arcidiocesi. Il monastero benedettino di Thiên An Huế, nella provincia di Thừa Thiên-Huế, da anni è al centro di una dolorosa disputa con il regime, che ne rivendica la proprietà.

Invece grazie a Dio, s’è potuto celebrare il recente Natale con relativa maggior tranquillità nella tormentata Siria (a Damasco e ad Aleppo), dove comunque i cristiani oggi sarebbero 750.000 (7 anni fa erano 2 milioni! – solo ad Aleppo prima della guerra i cristiani erano 150.000, ora sono 30.000, come testimonia il nunzio apostolico a Damasco, il neo-cardinale Mario Zenari); in Egitto (che pur ha avuto una lunga scia di attentati contro i cristiani), in Afghanistan (dove i cristiani sono un’irrisoria percentuale in una realtà quasi totalmente islamica e che per anni è stata dominata dall’estremismo talebano) e nel nord dell’Iraq (dove regnava sino a poco fa l’ISIS, le case dei cristiani venivano marchiate con la “N” di nazareno come simbolo d’infamia, i cimiteri venivano devastati, le croci divelte, gli antichissimi monasteri dove si pregava in aramaico rasi al suolo – eppure sono tornati a vivere, come il monastero di Mar Benham, poco lontano da Mosul: violato dalle orde jihadiste del Califfato, per la prima volta pochi giorni fa è tornato a ospitare la S. Messa).

 

 

7.01.2019

Giuseppe Sermonti:
il grande scienziato italiano che ha smentito l’
evoluzionismo

È morto qualche giorno fa, alla veneranda età di 95 anni, Giuseppe Sermonti, grande scienziato italiano, biologo (è stato anche direttore della Rivista di Biologia) e genetista: pioniere nella genetica dei microorganismi industriali produttori di antibiotici, è stato per lunghi anni all’Istituto Superiore di Sanità, ha presieduto la International Commission for Genetics of Industrial Microorganisms, ha ricoperto la cattedra di Genetica a Palermo e Perugia; ha presieduto l’Associazione Genetica Italiana; è stato persino vicepresidente del XIV Congresso Internazionale di Genetica a Mosca ed ha fondato ad Osaka, in Giappone, il Gruppo per lo Studio della Struttura Dinamica. Nel 2004 ha ricevuto pure il Premio per la Cultura della Vice-presidenza del Consiglio, per le sue ricerche e critiche scientifiche.
Ma Sermonti è stato anche molto avversato, silenziato e isolato (anche in Italia) da quel potere che più che scientifico è ideologico e che si oppone, in modo assai poco scientifico, a tutto ciò che possa mettere in crisi i “dogmi scientisti” della modernità, come quello dell’evoluzionismo darwiniano. Infatti Giusppe Sermonti (v. nel sito il Dossier Darwin e l’evoluzionismo e il documento Fede ed evoluzionismo), forte della sua indiscussa competenza scientifica, ha smentito non solo certi atteggiamenti scientisti ancora presenti nel panorama culturale e scientifico attuale e che vorrebbero spiegare tutto, anche l’uomo, con la scienza e persino manipolarne l’esistenza, a cominciare dalla stessa procreazione (Il Crepuscolo dello Scientismo, Rusconi 1981), ma ha scientificamente mostrato come i presupposti e le conclusioni di Darwin e dell’evoluzionismo darwiniano in genere siano falsi e smentiti dalla realtà (cfr. il suo fondamentale testo Le forme della vita, Armando editore 1981; e Dopo Darwin, critica all’Evoluzionismo, scritto con Roberto Fondi, Rusconi 1980; Dimenticare Darwin. Perché la mosca non è un cavallo, ed. Il Cerchio 2006).
Ascoltiamo una sua provocazione: «Vi siete mai soffermati a vedere i gabbiani sospesi nel vento? Se tutti gli esseri della terra scomparissero e restassero solo i gabbiani, e magari i pesciolini per la loro alimentazione, pensate forse che dai gabbiani, col passare di milioni di anni, rinascerebbero gli animali che popolano la terra e anche l’uomo e forse persino le rane, farfalle e pesciolini? E seppure i gabbiani scomparissero, vi riesce d’immaginare che i pesciolini del mare, per graduali trasformazioni, darebbero origine, alla fine dei tempi, a nuovi gabbiani o comunque a qualche nuovo genere di uccello marino capace di librarsi nell’aria?».
Sermonti h
a smascherato le teoria evoluzionistica, propagata tuttora più per motivi ideologici (la negazione della fede cattolica – sua l’espressione “teo-fobia”) che per reali riscontri scientifici. Ad esempio non esiste alcun fossile “intermedio” che dimostri il passaggio da una specie ad un’altra  (semmai dei passaggi all’interno di una stessa specie), tanto meno dalla scimmia all’uomo, ma neppure dall’australopiteco all’Homo sapiens sapiens (che è l’uomo come siamo noi oggi. Affermava Sermonti: “L’idea di uno sviluppo graduale della nostra specie da creature come l’australopiteco, attraverso il pitecantropo, il sinantropo ed il neeanderthaliano, è totalmente priva fondamento e va respinta con decisione”). Ha definito la teoria di Darwin “un mito dogmatico, un insieme di tautologie che nulla prova di quanto afferma, anzi è smentito dalla biologia”.



 

5.01.2019

La principale causa di morte al mondo: l’aborto (volontario)

In tutte le statistiche di fine anno (2018), su cui i giornali e le televisione si sono profusi in questi giorni, manca sempre il dato più inquietante: che la principale causa di morte, peraltro voluta, che si registra al mondo è l’aborto.
Nel 2018 ci sono stati infatti nel mondo 41,9 milioni di aborti volontari!

Dunque il maggior numero di morti nel mondo, escluse quelle per vecchiaia, non è causato da incidenti stradali, suicidi, omicidi/femminicidi, droga, alcool, fumo, HIV, inquinamento, guerre … ma all’uccisione volontaria dei propri figli nel grembo materno.
Il numero di questi bambini uccisi nel grembo materno ha superato nel 2018 persino le vittime di cancro (8,2 milioni, dei quali 5 a causa del fumo), malaria, HIV, fumo, alcool e incidenti stradali messe assieme.
Sono dunque state interrotte volontariamente il 23% delle gravidanze del mondo: cioè sono stati uccisi nel grembo materno 10 bambini ogni 33 nativi vivi.

Il terrificante dato è emerso dall’autorevole Worldometers, sito non “di parte” e considerato tra i più attendibili anche dall’American Library Association. E già in questo primissimo inizio del 2019, sempre secondo le stime di Worldometers, nel mondo ci sono stati più di 170.000 aborti volontari.

Unico dato consolante, dentro questa immane carneficina, è che per il periodo 2010/2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità stimava in 56 milioni gli aborti volontari annui; dunque sarebbero ora in diminuzione; ma l’OMS, per elaborare le proprie stime, si appoggia all’istituto Guttmacher, ente notoriamente abortista e che pare non conteggi tra l’altro nelle proprie stime i dati reali di molti Paesi.


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