Home
Un aiuto per...
News
Dossier
Fede e cultura
Fede e morale
Sulle orme di..
Video
Archivio
Contatti
Links
   


Notizie

… controcorrente

 

 

 

2.07.2018

Quando la divulgazione del male è ipocrita … e persino illecita

Un violento attacco (persino anticristico) contro l’autentico bene dell’uomo può nascondersi - cosa in cui il demonio è maestro - anche dietro le intenzioni apparentemente più nobili.
Questo accade assai spesso pure nel mondo della “comunicazione”; e talora persino in quello della “giustizia”. Così, persino il dovere di denunciare il male, di non nasconderlo, specie da parte di chi può e deve difendere non solo chi l’ha subito ma l’intera società, e di perseguirlo anche penalmente, per dovere di giustizia come pure per cercare in tutti i modi di eliminarlo e prevenirlo, può facilmente trasformarsi, sotto il pretesto ad esempio del cosiddetto “diritto all’informazione”, nel presunto diritto-dovere di reclamizzarlo, giungendo peraltro in questo modo pure a moltiplicarlo.
Sotto il cosiddetto diritto all’informazione si nasconde soprattutto il desiderio di aumentare i fruitori (audience), sapendo quanto il pettegolezzo (gossip) da sempre attiri coloro che poi ipocriticamente fanno magari gli scandalizzati. Lo scopo è ancor più palese quando l’inutile e talvolta parossistica divulgazione del male si attarda senza scrupoli e rispetto altrui su scabrosi e persino agghiaccianti particolari, oggi anche in foto/video, giungendo inoltre a fare penoso spettacolo del dolore altrui. Ancor più insopportabile l’ipocrisia, anche culturale, di coloro che si ergono quali intrepidi paladini della moralità, fingendosi scandalizzati di un male, che invece in fondo da decenni promuovono, almeno come mentalità che lo genera. Questo lo si nota specialmente nel campo della sessualità, dove da decenni si semina il “vento” della liberalizzazione totale di ogni pulsione e comportamento, elevato addirittura al livello di “diritto” inalienabile, facendo poi ipocritamente gli scandalizzati se si raccoglie sempre più la “tempesta” di una sessualità ormai letteralmente impazzita, anche se fa notizia solo in particolari eccessi o quando serve per colpire avversari, sociali, politici, economici, culturali e soprattutto religiosi.
La denuncia e la spettacolarizzazione del male viene poi perseguita talora per creare persino un clima generalizzato di sospetto, di denigrazione, di accusa, di pregiudizio e persino di repulsione addirittura nei confronti di intere categorie di persone.
Nei confronti della Chiesa Cattolica, sia sulle questioni presenti come in quelle storiche, questo accade assai spesso. E il fine non è certo quello dell’amore della verità e del bene delle persone, ma solo quello di accusare la Chiesa, spesso in modo arrogante, parziale e falso, con il recondito scopo persino di distruggerla.

Nel mondo della “giustizia”, poi, deve valere anzitutto la “presunzione di innocenza”, che è un cardine dell’autentica giurisprudenza (fin dai processi dell’Inquisizione, che per prima lo promosse, v. il documento), cioè fino al giudizio penale definitivo l’indagato/imputato è da considerarsi innocente; e sono gli accusatori a dover provare i capi d'accusa prima ancora che l’imputato provare la sua innocenza. Quindi l'indagato non può essere messo preventivamente alla berlina, magari già come “mostro” da sbattere in prima pagina (salvo magari non dire quasi nulla quando poi, persino dopo anni, risultasse innocente), distruggendolo così moralmente e socialmente.
Esiste poi il diritto alla "riservatezza" (la tanto declamata privacy, quando invece siamo sempre più controllati).
Va poi salvaguardato pure il bene morale dei destinatari dell’informazione, e quindi valutare se sia giusto divulgare o meno gli scandali; esiste infatti pure il dovere, anche sociale, di “non scandalizzare”, cioè di non recare grave danno morale alle coscienze, alle anime, con l’inutile divulgazione e spettacolarizzazione del male, anche quando realmente commesso.
Infine c’è pure il pericolo che, con l’inutile e spesso dannosa divulgazione del male, si creino forme di emulazione e quindi addirittura di moltiplicarlo ulteriormen
te.

Scandali sessuali

Quando poi si parla di scandali a sfondo sessuale, allora la macchina informatica va a pieno regime, anche se assai spesso a senso unico (cioè gli scandali si vedono solo da una parte e si nascondono dall’altra), creando “mostri da prima pagina” assai spesso prima ancora di una accusa confermata da un regolare processo. È difficile credere che questa spettacolarizzazione quasi maniacale degli scandali nasca dal desiderio di proteggere la dignità della sessualità e della persona umana; anzi, ogni occasione è buona per creare ulteriori pruriginose malizie nei lettori o ascoltatori.

Gli attuali infiniti scandali sulle “molestie sessuali” - all’interno di una cultura e società che da decenni fa di tutto per idolatrare e persino far degenerare le pulsioni sessuali, predicando che tutto è lecito e persino un “diritto” - sono di un’ipocrisia tale da cadere persino nel ridicolo.

L’attuale incredibile moltiplicarsi di denunce per “molestie sessuali” nel mondo del lavoro, della politica e dello spettacolo (anche negli USA), dentro il quadro sopra descritto, assume un tono paradossale, oltre a nascondere tra l'altro possibili ricatti e motivi di lucro. Essendosi ultimamente un poco aperto il “vaso di Pandora” della pedofilia anche negli ambienti del cinema “hollywoodiano” (si veda in proposito l’articolo di B. Frigerio sulla NBQ), come nel mondo delle Ong (v. articolo) e addirittura nella stessa Unicef, che dovrebbe proteggere l'infanzia (v. articolo), la maschera ipocrita di chi si scandalizza dei frutti di ciò che appunto da decenni si predica o di chi denuncia solo a senso unico, specie contro la Chiesa Cattolica, gli scandali presunti o reali, dovrebbe finalmente cadere.


La questione “pedofilia”

Gli scandali che riguardano poi gli abusi sui bambini sono giustamente più ripugnanti ed esecrabili. Nei confronti dei piccoli, innocenti e indifesi, scatta infatti un naturale istinto di tenerezza e protezione, persino nel regno animale. Nell’essere umano poi, non parliamo poi nel cristiano, la consapevolezza della dignità della persona, fin dal concepimento, e il suo inalienabile diritto di essere fin dalla più tenera età educato nella verità e nel bene dovrebbe essere immensamente superiore; ma proprio perché creato libero, l’uomo può abusare e persino pervertire la propria libertà, fino a distruggere il proprio piccolo già nel grembo materno (e oggi si vuole che sia persino un “diritto”), di non educarlo nel bene ma addirittura nel male (come oggi vediamo persino in molte scuole) e di abusare persino della sua fragile ed indifesa innocenza.
Per questo il dovere di proteggere e salvaguardare la loro innocenza, con particolare attenzione e forza contro chi vi attenta, deve essere certamente ancor più stringente, preciso, determinato, anche a livello giuridico, come da parte di chiunque, ma specie di chi è chiamato al grave compito della loro educazione e formazione (genitori, scuola, Chiesa e di conseguenza anche lo Stato). 
Gesù infatti ha parole particolarmente dure in tal senso (cfr. Lc 17,1-2), anche se lo “scandalo” riguarda pure chiunque sia di ostacolo alla fede e quindi attenti alla salvezza eterna di un’anima!
Anche in questo caso, e particolarmente in questo caso (essendo apparentemente più immediata la repulsione e la condanna morale per chi causa questi gravi danni morali e psichici), lo “scandalo” è da “prima pagina” e il “mostro”, presunto o reale, è subito alla gogna mediatica, ancor prima di qualsiasi processo. Se poi si tratta della Chiesa cattolica (certo, per la sua natura spirituale e divina, il peccato e lo scandalo è particolarmente grave e da estirpare con decisione; ma attualmente risulta l’istituzione che più ha fatto e fa per contrastare questo male) allora il potere mediatico va a pieno regime e più che mai a senso unico (cfr. documento).

In certi casi ha persino portato qualcuno alla morte per infarto (di chi è stato falsamente accusato e poi è risultato invece innocente a fine processo – cfr. News 8.01.2015) o persino al suicidio (di chi ad esempio si è trovato immediatamente sbattuto con inganno in televisione o sui giornali).

Diritto/dovere di informazione? Tentativo in questo modo di arginare e vincere il male? Amore e difesa dell’innocenza dei piccoli?
Non è difficile cogliere che più che mai la motivazione vera è un’altra. L’ipocrisia, grave, è ancora più palese quando la cultura dominante, e mediatica, esalta da decenni il “diritto” a vivere qualsiasi tipo di pulsione e vita sessuale; trovandosi poi tra l’altro sempre più in difficoltà a spiegare perché certi diritti scatterebbero automaticamente col compimento del 18° anno di vita (cioè a seconda di come una Stato considera ufficialmente l’ingresso nella maggiore età), mentre sarebbero esecrabili solo il giorno prima. Infatti c'è qualcuno che parla già di liceità di rapporti sessuali anche coi minori in caso di “consenso” (nascondendo tra l’altro che la maggior parte dei casi di cosiddetta “pedofilia” in realtà trattasi di “efebofilia”
*, cioè con adolescenti; così come si nasconde, perché è ‘politicamente scorretto’, che il 90% di tali casi si registrano nel mondo omosessuale, il cui potere persino economico e politico mondiale vorrebbe impedire oggi persino ogni possibilità di critica e di dissenso).

* Anche per le accuse di “pedofilia” che riguardano il clero, cosa gravissima e insopportabile anche solo se si trattasse di un caso, nell’82% dei casi si tratta però di fatto di “efebofilia”; ma il mondo mediatico equivoca volutamente sui termini, così che l’orco, specie se sacerdote, sia più impressionante (e magari l’intero clero, se non persino l’intera Chiesa Cattolica, viene così oscurato dal pregiudizio indignato) se lo si immagina con degli innocenti fanciullini invece che con adolescenti (forse persino consenzienti, altrimenti scapperebbero certo lontano; trattandosi oggi tra l’altro di adolescenti assai presto smaliziati e persino schiavi della pornografia fruita e addirittura da essi stessi prodotta).
 

Efebofilia

Se nella maggior parte dei casi di pedofilia (che sarebbe più esatto chiamare “pederastia”), che giustamente particolarmente indigna la coscienza umana e l’opinione pubblica mondiale, specie poi se si tratta di scandali del clero e della Chiesa, sono di fatto in massima parte casi di “efebofilia” (attrazione e rapporti sessuali con gli adolescenti), possiamo particolarmente sottolineare come assai spesso si tratti di un’ulteriore ipocrisia, se non schizofrenia culturale, di chi da un lato grida indignato allo scandalo e dall’altro addirittura la promuove, persino pubblicamente, con l’approvazione quasi unanime del mondo mediatico e persino sociale e politico.
 

È recentissimo un film italiano (“Chiamami con il tuo nome”, diretto da Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman), che con abilità cinematografica porta alla ribalta l’attrazione e rapporto omosessuale tra un giovane ricercatore ed un adolescente, figlio di un collega, che non solo sembra consenziente ma persino egli stesso provocatore.
Ebbene tale film, che tratta appunto del rapporto tra un maggiorenne e un minorenne, è stato acclamato come un capolavoro dai giornali e dalla critica cinematografica, è stato considerato uno dei 10 migliori film al mondo per il 2017, ha ottenuto 3 candidature al “Golden Globe 2018” come miglior film e addirittura 4 candidature per l'Oscar 2018 (come miglior film, miglior attore, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone; poi di fatto l’Oscar è stato vinto solo per la miglior sceneggiatura non originale).
In realtà molti critici hanno considerato di fatto il film assai noioso; ma, s’è confessato, era il tema che contava!

 

* Del resto dovrebbe essere noto che la pedofilia-efebofilia sia stata non solo applaudita ma persino praticata da celebri uomini di cultura, con approvazione pressoché unanime del pubblico intellettuale che conta.

Nel 1947 si diede il premio Nobel per la letteratura ad André Gide (celebre scrittore francese, noto per il suo libertinismo sessuale, che non solo esaltava l’omosessualità, con riferimenti culturali al mondo classico greco e romano, ma si diceva lui stesso appartenere a quella vasta porzione di omosessuali che sente attrazione per i ragazzini, persino impuberi, e giunge a descrivere senza mezzi termini i suoi rapporti sessuali in tal senso vissuti a Tangeri e Casablanca). Nel 1958 stava per ricevere lo stesso premio Nobel Vladimir Nabokov (per il suo romanzo “Lolita”, in questo caso un rapporto pedofilo ma non omosessuale). In Italia canta i suoi rapporti omosessuali coi ragazzini il celebrato romanziere Sandro Penna. Più noto il caso del celebre e certo anche acuto regista Pier Paolo Pasolini, che sappiamo essere stato non solo omosessuale (fino ad essere ucciso in circostanze ancora misteriose ma certo legate a quell’ambiente, forse in risposta alla violenze sessuali subite da un povero giovane ricattato dal noto regista) ma in giro per il mondo era assai spesso a caccia di ragazzini con cui avere rapporti sessuali (come ricorda il grande scrittore ed amico Alberto Moravia). Ebbene, oltre ad essere celebrato come maestro della cultura italiana, a Pier Paolo Pasolini sono dedicate persino vie e piazze del nostro Paese. Altro celebre caso in tal senso fu quello dello scrittore svedese Axel Munthe (che venne in Italia ed abitò nella celebre sua villa di Capri, attirato più dai ragazzini del posto che dalle bellezze dell’isola). Così il celebrato pittore franco-polacco Balthus, di cui un quadro pedofilo-osceno rappresenta il vanto del museo Lingotto della famiglia Agnelli.

Del resto il <’68>, nel suo delirante “vietato vietare” e detonatore di quella rivoluzione sessuale (forse l’unica davvero attuata e permanente, di cui paghiamo oggi le tragiche conseguenze) inaugurata per superare ogni tabù e remora, specie contro la tradizione e morale cattolica considerata spregiativamente "sessuofoba", esaltava senza mezzi termini anche la sessualità dei bambini e coi bambini 
              * (dati riportati da: Vittorio Messori, Emporio Cattolico, Sugarco Ed. 2006, pp. 66-72).


Così, in modo consequenziale alla logica dominante che vuole riconosciuto come “diritto” qualsiasi desiderio e persino pulsione, c’è ormai chi compie passi ufficiali, fonda associazioni e persino partiti politici, per arrivare a garantire anche il “diritto” alla pedofilia (cfr. News 24.01.2013 e 14.07.2015).


Per venire al giorno d’oggi, si potrebbe forse persino citare il caso dell’attuale Presidente francese Emmanuel Macron, sposato da 10 anni con una donna di 24 anni più anziana di lui, Brigitte Trogneux (che lascia per lui un marito e 3 figli), ma rapporto iniziato quando lui aveva 15 anni (!) ed era il suo allievo prediletto al laboratorio teatrale del liceo della Providence di Amiens, dove lei insegnava (c’è persino uno psichiatra, Adriano Segatori, che ha per questo dubbi sull’equilibrio psichico di Macron, per l’abuso sessuale da lui subito all’età di 15 anni dalla sua professoressa e attuale moglie).


Pedagogie … corruttrici

Tale ipocrisia diventa ancor più palese e irritante, quando si pensa quali attentati si compiano anche legalmente contro l’innocenza dei bambini, permettendo che siano facile preda della pornografia e di tutto quanto può circolare anche sui loro telefonini e computer; ma soprattutto per quanto viene loro insegnato anche nelle scuole primarie, anche di più perverso, con nuove ideologie che si presentano come progresso, liberazione da tabu, superamento di vecchi “stereotipi”, con negazione persino della natura umana e promozione di qualsiasi pulsione sessuale, con atti gravemente immorali persino esplicitamente insegnati (cfr. News 30.03.2017, spec. 6).

 

Il dovere dei Pastori

I Pastori della Chiesa devono dunque prestare molta attenzione. Devono fare di tutto per estirpare questo peccato particolarmente esecrabile, specie tra i suoi stessi ministri (e la Chiesa Cattolica ormai è riconosciuta ufficialmente, come l’organizzazione che più sta facendo in questo senso, anche se c’è chi si ostina a negarlo - v. News 16.01.2014), non solo ovviamente non nascondendo ma reprimendo il male conosciuto; ma andando alla radice della questione, cioè sia nella formazione data nei Seminari e Noviziati, non solo per impedire fin dall’inizio (con un serio discernimento nell'accoglienza) ogni ambiguità, ma educando ad una vera dimensione soprannaturale (sacra) del ministero sacerdotale; altrimenti una semplice “generosità pastorale” non regge poi all’urto di questa cultura dominante, in cui la sessualità è letteralmente impazzita e a portata di mano (e di connessioni!), dopo essere stata già da decenni svincolata da ogni seria regola morale, irridendo nei giovani la virtù della purezza e della castità.
I Pastori non devono poi porre alcun ostacolo ma assecondare anche il percorso legale e penale che vedesse coinvolti suoi ministri, garantendo però anche la “presunzione di innocenza” (garantita anche per legge, fino a prova contraria) e la dovuta “riservatezza”. Inoltre esiste appunto il diritto e dovere di “non dare scandalo” e di “non pubblicizzare il male”, non tanto per mantenere l’onore dell’istituzione, ma proprio per non arrecare ulteriore danno alle anime.
Debbono infine guardarsi da un atteggiamento di sudditanza psicologica e di sottomissione al potere mediatico, come alla vana ricerca di consenso da parte dei media e dell’opinione pubblica, tanto più quanto è chiaro che il potere culturale e mediatico non ha a cuore tanto la dignità dell’uomo, della donna, della sessualità umana, dell’innocenza dei bambini, ma la volontà di cogliere ogni pretesto per denigrare e perfino distruggere la Chiesa stessa.

Si dovrebbe però prestare molta attenzione, denunciare gli abusi e sostenere i genitori (specie quelli cattolici che si rendono conto del pericolo e si sentono indifesi) nella battaglia contro queste moderne ideologie “pansessualiste” (ma anche tutte le ideologie che negano e combattono la “verità” dell’uomo, scopribile anche con la retta ragione e pienamente rivelata da Dio stesso in Cristo), come quelle gender o Lgbt…, che entrano violentemente e antidemocraticamente anche nelle scuole e rovinano magari per sempre l’innocenza, la coscienza, la mentalità, la sessualità e l’equilibrio psico-fisico, morale, spirituale di questi bambini, sotto le cattedre di coloro che davvero distruggono la coscienza e la vita, l’anima e quindi magari la stessa vita eterna di questi bambini!

Un caso coraggioso: a Genova la Chiesa riabilita come innocente un prete condannato per pedofilia

Che si debba essere rigorosi, senza cedimenti e senza sconti, sulla questione della pedofilia nella Chiesa e specie tra i sacerdoti, è ovvio e va lodata la determinazione dei più autorevoli organismi ecclesiastici per far fronte, ridurre ed estirpare il problema, come dovere non solo nei confronti dello Stato e della difesa dei bambini, ma nei confronti stessi di Dio e del compito di salvezza delle anime affidato alla Chiesa da Cristo stesso.
Con ciò la Chiesa (e i suoi Pastori) non deve però diventare neppure succube di un “giustizialismo” esasperato che vorrebbe vedere prove schiaccianti anche laddove non ce ne sono (cfr. News 8.01.2015) o lasciarsi condizionare e intimorire da una gogna mediatica pronta a gridare allo scandalo e ad accusare di copertura i vescovi; così da indurre la Chiesa stessa ad una sudditanza psicologica imbarazzante e a giocare ‘in difesa’ per non essere accusati di connivenza. Tra l’altro la giustizia “ecclesiastica” (oltre ovviamente a quella “divina”) non ha nulla da invidiare per serietà e autorevolezza a quella “civile”.
Ebbene, l’arcivescovo di Genova, il notissimo card. Angelo Bagnasco (che ha guidato anche la CEI per tanti anni), non ha in questo senso avuto timore di “riabilitare” di recente un suo sacerdote (don Luciano Massaferro) accusato ingiustamente di pedofilia e che ha dovuto per questo subire 7 anni di carcere, istituendo un rigorosissimo processo canonico, in cui il Tribunale Ecclesiastico ha potuto stabilire che le accuse riportate erano di fatto infondate e che il processo giudiziario italiano, con relativa sentenza e giudizio ulteriore della Cassazione, era di fatto erroneo. La Chiesa non ha ovviamente il potere di annullare una sentenza (con pena peraltro già scontata) del potere giuridico italiano; ma ha potuto così riammettere in piena dignità il sacerdote in oggetto a tutte le sue funzioni sacerdotali, compresa quella di Parroco (cfr. NBQ, 1.05.2018)

 

Australia: in pericolo persino il “segreto confessionale”!

Un inaudito tentativo di violare, col pretesto della denuncia del male, persino la legge di Dio e ciò che di più sacro e inviolabile c’è sulla faccia della terra (i Sacramenti!), è giunto in questi giorni da parte del mondo giudiziario australiano. 
Il giorno 8.06.2018 il Territorio della Capitale Australiana (ossia il distretto federale comprendente Canberra), ha approvato una legge che impone ai sacerdoti di rompere il sigillo sacramentale nel caso in cui qualche penitente confessi di aver commesso violenze su dei bambini. Secondo la nuova legge, votata da tutti i partiti presenti nell’Act, i sacerdoti dovrebbero essere obbligati a riferire entro 30 giorni all’ombudsman dell’assemblea (figura equivalente al difensore civico) gli eventuali abusi ascoltati nel segreto del confessionale. Si tratta evidentemente di un obbligo incompatibile con la fede cristiana. Il sacerdote che viola il sigillo sacramentale incorre infatti nella pena più grave, la scomunica, perché nel sacramento della Confessione è Cristo stesso a operare e il confessore, che agisce come semplice strumento oggettivo della Sua misericordia, non può in nessun caso tradire il rapporto penitenziale tra il penitente e Dio, come ricorda lo stesso Codice di Diritto Canonico: “Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa” (can. 983).
Di fatto questa legge, che deve però essere ancora approvata dal parlamento australiano, condurrebbe poi di fatto persino all’impossibilità per un penitente reo di così grave peccato di accedere al sacramento della Confessione (pena che venga denunciato pubblicamente) e quindi di ricevere (alle solite condizioni: cioè il pentimento sincero e il proposito di non più commetterlo, con l’obbligo dove possibile anche del risarcimento del danno) il perdono di Dio e la stessa salvezza eterna della sua anima! Tra l’altro il sacerdote assai spesso non conosce neppure l'identità del penitente, che ha diritto a rimanere nell'anonimato (e persino di non essere visto in volto, come accade nei confessionali con la grata).
Tale legge, come ha prontamente sottolineato anche l'arcivescovo di Canberra Christopher Prowse, è di una gravità inaudita e inammissibile; i sacerdoti sarebbero in tal caso costretti a rifiutarsi di obbedire ad una legge dello Stato. 

Nella storia, specie in momenti di guerra, si è cercato talora di obbligare alcuni sacerdoti a rivelare quanto sapevano in Confessione, ma mai questo è stato possibile, neppure sotto tortura o minaccia di morte, come alcuni eroici casi della storia appunto dimostrano.
 

Si faccia però attenzione perché anche in Italia si sono già verificati casi (purtroppo non apertamente condannati dalla Chiesa, pur essendolo di fatto anche per il Codice di Diritto Canonico, con pene che possono arrivare fino alla “scomunica”) in cui qualche giornalista ha simulato, cioè in modo "sacrilego", la S. Confessione, fingendosi penitente, per ottenere e poi pubblicare risposte onde mettere in pubblico quanto ascoltato e persino per accusare il confessore (oggi anche per provare la "confusione" regnante); in certi casi si è giunti persino a registrare e filmare di nascosto tali simulazioni sacrileghe, giungendo addirittura a metterle poi in onda in note trasmissioni televisive nazionali!




 

25.06.2018

Ancora sulla “dittatura del relativismo” … in Canada

Abbiamo già sottolineato come una subdola persecuzione anticristiana, sottoforma di una sempre meno mascherata “dittatura del relativismo”, cresca anche in democratiche e “civili” nazioni del mondo occidentale, come ad esempio il Canada (cfr. News 22.01.2018)
Ebbene, proprio una recente sentenza della Corte Suprema Federale del Canada costituisce un ulteriore gravissimo passo in questa direzione, così da avverare una vera forma di totalitarismo, dove viene di fatto eliminata la libertà di pensiero e di coscienza, persino per la propria vita privata!, per affermare sempre più la dittatura del relativismo. 
Una delle più autorevoli università del Canada, specie nel campo degli studi giuridici, è la Trinity Western University. Si tratta di un’università non statale (erroneamente chiamate “private”, come in Italia le scuole non statali, quando invece svolgono comunque un riconosciuto e richiestissimo servizio “pubblico”), fondata nel 1962 e sostenuta finanziariamente dalla American Free Church of America, appartenente alla chiesa evangelica protestante. 
Tali chiese evangeliche, che hanno un grande seguito anche tra i giovani, sono note per un accentuato rigore morale, che vede lodevolmente i suoi membri rimanere lontani da tutti i vizi, non solo nel campo della sessualità (pornografia, rapporti prematrimoniali ed extramatrimoniali, ecc.), ma persino dal fumo, dal linguaggio scurrile, dall’indecenza nell’abbigliamento, oltre ovviamente all’essere contrari all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni omosessuali (tutte cose oggi non solo ammesse ma dichiarate “diritti” nel mondo occidentale e già garantiti dallo Stato canadese).

Ebbene, essendo un’università non solo di proprietà di tale comunità cristiana, ma sostanzialmente frequentata da numerosissimi giovani che si riconoscono in essa per la propria formazione umana, cristiana e professionale, è chiesto a tutti componenti di tale ateneo (studenti, docenti, personale non docente), che cioè scelgono liberamente di appartenervi, di attenersi a tali norme di comportamento, sia nell’ambito accademico come nella vita privata, nella testimonianza sociale e nella specifica competenza professionale. 
Essendo giunti da alcuni centri canadesi dei ricorsi contro tale università, con tanto di provvisorie sentenze locali in merito, s’è richiesto appunto l’intervento della Corte Suprema Federale canadese.
Ebbene, in data 15.06.2018 la Corte Suprema, in riferimento a tali norme di comportamento (peraltro appunto liberamente assunte da coloro che decidono di laurearsi in Giurisprudenza in tale università, apprezzando e riconoscendosi nella sua identità e stile, e sobbarcandosi anche l’onere di relative non facili rette), ha incredibilmente sentenziato che i laureati in tale università (si tratta di migliaia di professionisti o futuri avvocati) possano essere “esclusi” dal Praticantato per entrare nell’Ordine degli Avvocati, cioè in pratica di poter accedere alla professione di avvocato!

Dato cioè che lo Stato canadese riconosce come diritto l’aborto, l’eutanasia, il matrimonio omosessuale, e tutto ciò che oggi viene rivendicato dal libertinismo sessuale e dall’ideologia Lgbt, il loro stesso dissenso - che pur lascia ad altri la libertà di comportarsi come credono (e di frequentare altre università diverse dalla loro, che invece vuole promuovere un vero stile di vita cristiano) - è considerato una sorta di reato, non perseguito penalmente, ma di fatto si impedisce loro di esercitare la professione per cui stanno studiando. A queste condizioni tale università - che pure è tra le più prestigiose e formative, specie nell’ambito giuridico, di tutto il Canada ed è fortemente richiesta e frequentata da centinaia di giovani - sarebbe di fatto costretta a chiudere!

La nuova “dittatura del relativismo”, dunque, diviene sempre più un vero sistema totalitario, intollerante, che non ammette dissenso, neanche di pensiero e nelle scelte personali, venendo quindi ad abolire la libertà di coscienza, di pensiero, di religione. Specie nei confronti della fede e della morale cristiana mostra già tutta la sua valenza “persecutoria”. 
Non si tratta di ammazzare i cristiani, come avviene in modo violento in alcuni Paesi del mondo (specie musulmani, ma non solo); però comincia a rendere loro la vita impossibile, non solo come avviene da tempo per la continua irrisione e intolleranza nei confronti della loro fede e morale (che pur è la verità dell’uomo, rivelata da Dio stesso!), ma giungendo già, come in questo caso, a togliere loro il lavoro!
Sulla base dei nuovi presunti “diritti” promossi dalla dittatura del relativismo (teoretico e morale), non solo diventa dunque vietato dissentire a livello sociale o politico, ma persino richiedere un comportamento cristiano all’interno degli stessi ambienti educativi ed accademici cristiani, come nel caso di questa università. Pena perdere il titolo di studio e quindi la stessa possibilità di lavoro!


Del resto, come abbiamo appunto visto in altra News (22.01.2018), il governo canadese ha di recente già praticamente obbligato le organizzazioni no-profit a dichiarasi favorevoli all’aborto e ai diritti dei transessuali, se non vogliono essere privati dei sussidi statali e godere degli sgravi fiscali previsti per le assunzioni (una discriminazione anticristiana sul piano economico, che di fatto può portare molti enti a chiudere). Lo Stato canadese non assegna inoltre alcun contributo se un ente (o ditta) non approva o non si mostra favorevole al comportamento omosessuale (“gay friendly”).
Persino l’obiezione di coscienza nei confronti dell’aborto e dell’eutanasia conosce in Canada fortissimi e dittatoriali limiti di “principio”: ad esempio, se un medico obiettore non vuole praticare un aborto, deve lui stesso fissare un appuntamento a colei che lo richiede presso un altro medico invece non-obiettore; deve comunque indicarglielo anche se la gestante non fosse interessata all'aborto, solo per dovere di sentire un'altra "opinione"! Pur garantendo quindi formalmente l’obiezione di coscienza, di fatto il medico obiettore che non vuole praticare l’aborto è in certo qual modo obbligato a farne propaganda e a sostenerlo.

Comunque anche in Italia c’è chi vorrebbe di fatto eliminare o diminuire per legge l’obiezione di coscienza per gli aborti; ma l’ha già eliminata per le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento, cfr. News 14.12.2017 e 4.06.2017) e non la contempla per i farmacisti (a riguardo delle pillole abortive, cfr. News del 16.03.2017).

 

Sempre in Canada …

Il giudice della Corte Suprema di Terranova e Labrador (Canada), Sezione famiglia (!), Robert Fowler ha sentenziato che un bambino (A.), nato nel 2017, ha tre genitori (la madre biologica e due padri che vivono con lei, di cui non si sa né si vuol sapere chi sia veramente il padre biologico del piccolo, anche se basterebbe un semplice test di paternità per accertarlo) e può felicemente crescere in un contesto di “poli-amore”! 
Il giudice, visto che l’unione dei tre è stabile, pur non essendo un matrimonio (!), dal giugno 2015, ha motivato la sentenza affermando che “Il bambino è nato in quella che si ritiene essere una stabile e amorevole relazione familiare che, sebbene fuori dal modello di famiglia tradizionale, fornisce un ambiente sicuro e formativo”; “per cui non trovo nulla per screditare quella relazione sotto l’aspetto del miglior interesse del bambino” (la stessa incredibile, per non dire diabolica, espressione usata per uccidere in GB Charlie ed Alfie!). Infatti “negare a questo bambino la doppia discendenza paterna non sarebbe nel suo miglior interesse”!
Insomma, sembra prospettarsi che se per il bambino due è meglio di uno, forse tre è meglio di due; ma in futuro si potrebbe con la stessa logica proseguire con le addizioni …

Del resto in Canada, solo in Québec e nell’Ontario ci sono ben 36 organizzazioni che sostengono il “poliamore” e altre 22 sono nella Columbia Britannica. Ci sono infine numerosi associazioni che su internet “aiutano” persone di qualsiasi tipo, desiderose di paternità o maternità, a scegliersi un figlio con le caratteristiche che desiderano; esse provvedono a fornirlo dopo nove mesi, senza alcun disturbo: pensano loro a trovare spermatozoi ed ovuli adatti, compreso un utero in affitto per la gravidanza. Ora può essere fornito anche ai poli-amori. E qualche giudice ci metterà il timbro.

I desideri elevati a diritto sembrano non conoscere limiti.
Creativi anti-Creatore.
Fin quando il Creatore non dirà “basta”! .. forse abbastanza presto!


Del resto persino in Italia c’è già chi inneggia al “poli-amore”, persino in Parlamento: Carlo Martelli, eletto con l’M5S e oggi nel Gruppo Misto; ma già la solita inesorabile Monica Cirinnà, dopo aver definito uno “stereotipo” la coppia familiare formata da un uomo e una donna si è spinta pure a definire ancora uno “stereotipo” e un “pregiudizio” anche l’avere solo un papà e una mamma!

E abbiamo già visto insorgere i "soliti noti" contro il neo ministro leghista (“Ministero della Famiglia e disabilità”) On. Lorenzo Fontana per avere semplicemente affermato che per la Costituzione Italiana c’è solo la famiglia fondata su un uomo e una donna.

 



 

15.06.2018

Cattolici nel mondo: dati statistici *

Nel mondo i cattolici (numero di Battezzati nella Chiesa Cattolica) sono passati in un anno (dal 2015 al 2016) da 1.285.000.000 a 1.299.000.000, quindi con un incremento del 1,1% (nel periodo 2010-2015 l’incremento medio annuo era del 1,5%). Tale incremento risulta leggermente inferiore alla crescita della popolazione mondiale; per cui la percentuale di cattolici rispetto alla popolazione mondiale passa dal 17,73% (2015) al 17,67% (2016).

Il continente dove si registra attualmente il maggior aumento di cattolici è l’Africa (dove vive il 17,6% dei cattolici dell’intero pianeta): si è passati da poco più di 185 milioni nel 2010 agli oltre 228 milioni nel 2016, quindi con un incremento del 23,2%. I Paesi africani con il maggior numero di Cattolici sono la Repubblica Democratica del Congo (oltre 44 milioni), la Nigeria (28 milioni), cui seguono Uganda, Tanzania e il Kenya.

Il continente con il maggior numero di Cattolici rimane l’America (48,6% dei Cattolici del mondo), di cui il 57,5% nell’America del Sud (il 27,5% nel solo Brasile, che rappresenta così il paese nel mondo con il maggior numero di cattolici), il 14,1% nell’America del Nord e il restante 28,4% nell’America Centrale. In riferimento alla popolazione, i Paesi americani con la più alta percentuale di cattolici (oltre il 90%) sono l’Argentina, la Colombia e il Paraguay.

In Asia, dove vive il 60% della popolazione mondiale, i cattolici si attestano invece all’11% della popolazione (ed è il continente con la più vasta popolazione del mondo). Le Filippine contano il 76% dei cattolici del sud-est asiatico (85 milioni); mentre in India sono 22 milioni.

L’Europa, dove ancora vive il 22% dei cattolici del mondo, conosce invece il più basso incremento di cattolici (dal 2010-2016 solo lo 0,2%), ma è anche il continente col più basso tasso di natalità. Comunque in Europa i cattolici sono quasi il 40% della popolazione (concentrati nel settore centro-occidentale, visto che la parte settentrionale è in gran parte protestante e quella orientale è in gran parte ortodossa), con una percentuale di battezzati cattolici che supera il 90% della popolazione in Italia, Polonia e Spagna.

In Oceania i cattolici sono poco più di 10 milioni, ma dal 2010 al 2016 (specie 2010-2013, molto meno nel 2013-2016) si é avuto un incremento del 10,4%.

Nella Chiesa Cattolica ci sono attualmente (dato 2016) 5.353 vescovi e 414.969 sacerdoti.

I sacerdoti (dei quali il 67,9% è “clero diocesano”, in crescita del 1,55%, e il 32,1% “clero religioso”, cioè sacerdoti che sono frati o monaci, in calo del 1,4%) sono aumentati dell’0,7% dal 2010 (leggermente aumentati dal 2010 al 2014, leggermente diminuiti dal 2014 al 2016). I cali più vistosi sono in Europa (-2,8%), in America del Nord (-2,7%) e nel Medio Oriente (-1,7%; ma qui la persecuzione anticristiana ha ridotto notevolmente la presenza dei cattolici, assai spesso uccisi o costretti ad espatriare); mentre c’è un incremento del 4-5% in tutte le altre aree (meno in America Centrale e Oceania, dove l’incremento è del 2%). Anche in questo l’Africa registra il maggior incremento di sacerdoti (+23,1%).

Le vocazioni sacerdotali sono però in continuo calo. Il numero dei seminaristi maggiori (cioè già studenti di Teologia) ha infatti conosciuto, tra il 2010 e il 2016, un calo di -1,8%. Nel 2016 si registravano 116.843 seminaristi maggiori, con un calo medio annuo dello 0,6% (con un aumento di 1.061 seminaristi nel periodo 2010-2012 e un calo di 3.891 nel periodo 2013-2016). I più forti cali, nel medesimo periodo (perché negli ultimi 50 anni è un tracollo!), si registrano in America (- 4.082) e in Europa (- 2.949, con cali vistosi non solo in Gran Bretagna e Germania, ma in Spagna, Irlanda e persino in Polonia). Anche in questo caso è invece in controtendenza l’Africa, con un aumento dal 2010 al 2016 di 3.538 seminaristi (+13,1%), in particolare Madagascar (+ 65,6%!), Tanzania (+39,5%), Camerun (+31,2%), Uganda (+ 22,1%), Repubblica Democratica del Congo (+ 5,1, ma in crescita dal 2010 al 2013 e in calo dal 2013 al 2016); in controtendenza il Kenya (-13%).

Pure in America all’incremento registrato fino al 2012 fa riscontro un calo dal 2013 al 2016. Le maggiori diminuzioni si registrano in America del Sud (dal 2010 al 2016 -17,4%). In Asia, anche le poche nazioni cattoliche registrano un calo di seminaristi (Filippine - 1,1%, Corea del Sud -30,2%); fa lodevole eccezione l’Indonesia (+ 2%) e in modo incredibile il Vietnam (+ 48,3%).

I religiosi professi (frati/monaci) non sacerdoti sono nel mondo 52.625 (8.731 in Africa, 14.818 in America, 12.320 in Asia, 15.390 in Europa e 1.366 in Oceania); ma il loro numero diminuisce progressivamente (solo nel 2016 -3%).

Le religiose professe (suore/monache) sono 659.000, ma in continuo forte calo (dal 2010: -8,7%), dovuto alla poche vocazioni giovanili e alla progressiva morte delle anziane. Anche in questo caso, però, l’Africa conosce un incremento del 9,2% e il Sud Est asiatico del 4,2%; mentre i cali più vistosi sono in America del Nord (- 21%), in Europa (-16%) e l’America Meridionale (-11,8%).

* Dati forniti dall’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa (Annuario Pontificio 2018 e Annuarium Statisticum Ecclesiae 2016, in riferimento al 2016).

 

Situazione religiosa giovanile europea (Italia esclusa)*

Giovani che non si riconoscono in nessuna religione: Repubblica Ceca (91% degli intervistati), Estonia (80%), Svezia (75%), Olanda (72%), Regno Unito (70%). Francia (64%), Spagna (55%), Portogallo (42%), Lituania (25%), Polonia (17%). Tra questi, in Francia e nel regno Unito l’80% dichiara però di non avere avuto alcuna educazione religiosa.

I giovani europei che si professano invece musulmani sono già il 10% in Francia, Belgio e Austria.

Giovani che si professano cristiani: Polonia (83%), Lituania (74%), Irlanda (59%), Slovenia (59%), Portogallo (57%), Austria (52%), Spagna (40%), Francia (25%), Svezia (18%), Olanda (19%), Estonia (19%), Repubblica Ceca (9%).

Giovani che si professano cattolici: Polonia (82%), Lituania (71%), Irlanda (54%), Slovenia (55%), Portogallo (53%), Austria (44%), Spagna (37%), Francia (23%), Olanda (7%), Repubblica Ceca (7%), Svezia (1%), Estonia (1%)

Giovani che si dichiarano cattolici e che vanno anche a Messa tutte le settimane: Polonia (47%), Portogallo (27%), Irlanda (24%), Repubblica Ceca (24%, quindi una percentuale molto alta, sia pur all’interno di quella superminoranza di giovani che si dichiarano cattolici), Spagna (10%), Francia (10%), Austria (3%), Ungheria (3%), Belgio (2%).

Giovani che si dichiarano cattolici e che pregano almeno una volta a settimana: Polonia (60%), Repubblica Ceca (48%), Irlanda (43%), Olanda (43%), Regno Unito (42%), Francia (26%), Spagna (22%), Austria (20%), Belgio (18%), Lituania (14%).

* Indagine (interviste faccia a faccia) del prof. inglese Stephen Bullivant, docente di Teologia e Sociologia delle religioni alla Saint Mary’s University di Londra, raccolti nel testo Europe’s Young Adults and Religion e basato sui dati campionari dell’European Social Survey. I dati sono relativi al 2014/16, su giovani dai 16 ai 29 anni, intervistati in 22 paesi europei (compresa l’intera Russia). L’indagine non ha riguardato invece l’Italia. Dati analoghi erano di recente emersi pure dall’indagine condotta dal Pew Research Center.

 

La “strana” fede degli adulti in Europa *

Nell’Europa occidentale (v. sotto i Paesi analizzati), dove è più vistosa l’impressionante “apostasia” in atto, il 91% degli adulti risulta ancora anagraficamente cristiano, in quanto battezzato (nella Chiesa cattolica o tra i protestanti). L’81% ha vissuto la fede cristiana fin da piccolo, il 71% degli adulti si dichiara ancora cristiano (85% in Portogallo, 80% in Italia, Austria, Irlanda, 52% in Svezia, 51% in Norvegia, 41% in Olanda), anche se solo il 22% partecipa alle liturgie almeno una volta al mese (il 40% in Italia, il 9% in Finlandia, Svezia, Belgio e Olanda). Non si riconosce invece in alcuna religione il 15% degli adulti italiani, il 28% in Francia e il 30% in Spagna. In media il 5% degli adulti professa una fede non-cristiana o non si occupa di alcuna religione.

Nonostante questa ancora alta percentuale di battezzati (cristiani), solo il 27% conosce davvero Dio così come si è rivelato (nella Bibbia); persino tra i praticanti, solo il 64% crede davvero nel Dio biblico, mentre un 32% crede genericamente in Qualcuno o persino qualcosa di superiore. Inoltre, solo il 36% pensa che nella società e nella politica si debbano sostenere i valori cristiani.

Impressionante poi che il 52% dei cristiani praticanti sia favorevole all’aborto legale (85% tra i non praticanti e 87% tra coloro che non professano alcuna religione). Persino in Italia si dichiarano favorevoli all’aborto il 47% dei cristiani praticanti (79% tra i non praticanti e 85% tra i non religiosi)! Il 58% dei cristiani praticanti è poi favorevole alle “nozze gay” (80% dei non praticanti e 87% dei non religiosi); in Italia il 44% dei praticanti (70% dei non praticanti e 83% gli altri).

* Sondaggio realizzato nel 2017 dal Pew Research Center (istituto di ricerca statunitense) su un campione di 24.599 adulti di 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera).


Dunque, oltre al calo impressionante della fede cristiana in Europa occidentale (calo che diventa tragico tra le nuove generazioni, nonostante ci siano anche straordinarie conversioni), si nota che pure tra coloro che si dicono ancora cristiani, e persino tra coloro che vanno ancora alla S. Messa, non c’è di fatto una conoscenza vera dei contenuti della fede e della morale cristiana, relegando la fede a qualcosa di vago, di interiore, senza una reale incidenza nella vita e tanto meno senza alcuna capacità di costruire la società in base ai valori cristiani (che sono la verità dell’uomo, quindi anche l’autentico bene sociale), cioè neppure dei principi più elementari della Dottrina sociale della Chiesa, ma sia inconsapevolmente succube del laicismo e delle ideologie del “pensiero unico dominante” in Occidente (un relativismo sempre più acuto e intollerante).

 



 

14.06.2018

Cina: allarme denatalità
e decisa inversione di tendenza politica

Stanno fortunatamente tramontando, smentite dalla storia, le false profezie (di tipo malthusiano - in fondo le medesime che non a caso in Occidente stanno promuovendo pure aborti, eutanasia e omosessualità, allo scopo recondito di diminuire la popolazione) che parlavano di suicidio a cui sarebbe andato incontro il pianeta a causa della sovra-popolazione umana. Oggi si comincia a comprendere che il vero suicidio, nel senso letterale di assenza di futuro, è invece il calo della natalità. Persino illustri economisti individuano nel calo della natalità una delle principali cause dell’attuale crisi economica di proporzioni mondiali.

Ora anche la Cina, il Paese con il maggior numero di abitanti (quasi 1,4 miliardi di persone), dove la rigida e violenta politica del governo comunista aveva sino a poco tempo fa obbligato a non avere più di un figlio per coppia, per non soccombere si trova costretta a invertire decisamente l’orientamento.
Decenni di applicazione spietata e metodica della “legge del figlio unico” - che ha portato a terribili violazioni di diritti umani, multe esose, sterilizzazioni e aborti forzati e a uno squilibrio nel rapporto fra maschi e femmine, con genitori che ricorrevano ad aborti selettivi di feti femminili - hanno ridotto artificialmente la popolazione di 400 milioni di persone. Le nascite diminuiscono ancora: 17,23 milioni nel 2017, a confronto con 17,86 milioni dell’anno precedente. 
Ora si sente però tutto il peso di 158,31 milioni di ultra 65enni (l’11,4% della popolazione, mentre solo nel 2007 era il 7%, limite oltre il quale anche per l’Organizzazione mondiale della sanità una società comincia pericolosamente ad invecchiare), che diminuiscono la forza lavoro (16-59 anni), ridotta di 5 milioni di unità in 10 anni, e aumentano la spesa sociale (sanità e pensioni). Ciò vuol dire anche una riduzione della fascia giovanile, che è quella che porta consumi, oltre che innovazione, creatività, prospettive e speranze. Il rischio è la paralisi.
Il governo sta quindi seriamente pensando di rivedere la propria politica demografica, togliendo ogni limite alle nascite, anzi provvedendo ad un “bonus” di 10.000 yuan anni (circa € 1.000) per ogni nuovo figlio.

Speriamo che anche l’Italia, che vanta primati mondiali di natalità, comprenda finalmente in quale via senza uscita s’è ostinatamente cacciata, non facendo nulla per sostenere la vera famiglia e la procreazione, ma anzi promuovendo (certo pure a motivo del drammatico calo di una vissuta vera fede cattolica) divorzi, aborti, convivenze e rapporti omosessuali.
I recenti dati ISTAT sono drammatici: solo nel 2017 la popolazione italiana è diminuita in un anno di 100.000 persone, cioè del 3,2%, con 458.000 nati (15.000 in meno rispetto al 2016) e 650.000 morti (34.000 in più rispetto al 2016), con una percentuale di ultra 65enni del 22,3% (il limite, accettabile per non soccombere, ricordiamo, è del 7%).
Questa deve essere un’urgente priorità anche politica ed economica del nostro Paese.



 

21.05.2018

Roma: la Marcia per la vita 2018

Quest’anno l’annuale Marcia per la Vita, che vede ogni anno migliaia di persone convenire a Roma per manifestare a favore della vita e contro ogni attacco contro di essa, ha avuto un tono del tutto particolare, ricorrendo il triste 40mo anniversario (22.05.1978) dell’entrata in vigore in Italia della legge 194, che pur affermando ipocritamente di sostenere la vita, di promuovere attraverso i Consultori ogni possibile alternativa e aiuto in tal senso, e di escludere categoricamente l’uso dell’aborto a fini contraccettivi, di regolazione delle nascite e di selezione eugenetica, di fatto in 40 anni ha ucciso 6 milioni di essere umani nel grembo delle loro madri, a spese dello Stato e quindi di tutti i contribuenti (€ 200-300 milioni annui).

Nel mondo ogni anno ci procurano nelle strutture “sanitarie” 50 milioni di aborti (137.00 bambini uccisi ogni giorno nel grembo della loro madre, 5.700 all’ora)! A questo, oltre ai rimanenti aborti clandestini, occorre ora sommare anche tutti gli aborti nascosti procurati per via farmaceutica.

Se ne dovrà rendere conto a Dio … e a loro!

 


 

20.05.2018

Ancora (*) su Trump … “controcorrente” (e per la vita)

Il presidente USA Donald Trump (* cfr. anche News del 27.01, 16.02 e ottobre 2017) vara un provvedimento che taglia i fondi pubblici alle strutture di pianificazione familiare federale, per qualsiasi clinica che offre servizi di aborto o che rimanda i clienti ai fornitori di aborti. Si torna così a quanto stabilito dal cosiddetto “Titolo X” (fondo che consiste ora in 260 milioni di $ annui), nato nel 1970 a favore della pianificazione familiare, ma che escludeva finanziamenti agli aborti, motivazione mantenuta da Ronald Reagan nel 1988 e invece capovolta, a favore dell’aborto, da Bill Clinton nel 1994.

Chi risentirà maggiormente di questo taglio è la Planned Parenthood, il più grande centro di pianificazione famigliare e abortivo degli Stati Uniti, di fatto la più grande impresa di aborti negli USA (320.000 aborti annui praticati) che godeva del contributo statale di 50-60 milioni di $ annui.

La lotta all’aborto negli Stati Uniti sta raggiungendo importanti successi: diversi Stati, infatti, stanno legiferando per ridurre la finestra di tempo entro cui è possibile abortire. In particolare lo Iowa che ha recentemente approvato una legge che vieta l’aborto dal momento in cui si può rilevare un battito cardiaco fetale, cioè circa dalla sesta settimana di gravidanza.

 

............




per leggere le altre Notizie del 2018: vedi

per leggere le Notizie degli anni precedenti: vedi

 

 

Site Map