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… controcorrente

 




18.04.2019

1. Gender-dittatura (del relativismo):

nel mirino chi aiuta ‘veramente’ gli omosessuali

La diocesi spagnola di Alcalá de Henares, e il suo Vescovo mons. Juan Antonio Reig Pla, risultano indagati da parte della “Comunità di Madrid”, perché molti Centri di Orientamento Familiare diocesani, dove si rivolgono liberamente tutti coloro che desiderano formare la propria coscienza cristiana e parlare pure dei propri problemi senza alcuna restrizione, aiuterebbero giovani omosessuali, che liberamente appunto chiedono aiuto, a scoprire il disegno d’amore di Dio su di loro e anche, come spesso accade, ad uscire dalla loro sofferta tendenza.

Da quest’azione pastorale sorgono segni di speranza, come il «miracolo» dei giovani che hanno beneficiato dei centri di orientamento familiare e in questi giorni - come testimonia il ‘coraggioso’ vescovo - «sono usciti a raccontare la loro testimonianza. E questo in Spagna è una novità assoluta perché il tema di ciò che significa l’educazione all’affettività, l’educazione nella maturazione dell’amore, nella mascolinità e femminilità, è un tabù», con i tempi che corrono, condizionati dall’ideologia gender. «Avere giovani coraggiosi e anche adulti che escono a dare testimonianza del bene che procura loro la Chiesa per maturare nella loro mascolinità e femminilità e nella loro vocazione all’amore, è qualcosa di nuovo». E che deve essere “censurato” e impedito dal pensiero unico dominante.

L’indagine è partita dopo che un giornalista che si è finto omosessuale ed ha chiesto aiuto in uno dei centri di orientamento familiare che fanno capo alla Chiesa e che prevedono, tra i vari servizi in favore del prossimo, di aiutare coloro che vivono con disagio l’attrazione verso lo stesso sesso e cercano di riscoprire la propria identità maschile o femminile. Al giornalista sotto mentite spoglie era stato consigliato, stando al suo resoconto, di abbandonare la pornografia e la masturbazione, esercitarsi a governare la volontà, parlare con uno psicologo, pregare. Evidentemente troppo per chi veicola la normalizzazione dell’omosessualità e la vuole imporre come una condizione 'obbligata' (anche a chi cerca di uscirne), tanto che il reporter ha subito lanciato la magica accusa di “omofobia”, dando il via al linciaggio mediatico e politico.

L’indagine avviata si basa sulla famigerata legge Cifuentes, approvata nel 2016, che prevede multe fino a € 45.000 per chiunque cerchi di aiutare una persona a lasciarsi alle spalle la sua tendenza omosessuale.
In sostanza è l’insegnamento stesso della Chiesa, fondato sulla Sacra Scrittura, a essere ritenuto illegale.

Così il vescovo si è espresso nell’omelia tenuta in una gremitissima cattedrale il 6 aprile scorso: «Stanno facendo del male ai nostri figli … E questo non lo possiamo consentire. Non si tratta in nessun modo di andare contro nessuno, ma si tratta di salvaguardare la libertà della Chiesa, di salvaguardare la libertà religiosa, e di impegnarci se necessario fino al martirio per servire coloro che soffrono e aspettano una parola di speranza da noi pastori della Chiesa: non li possiamo abbandonare». «Il Signore anche oggi apre un cammino di libertà e di speranza, perché il Creatore e il Redentore è l’unico che ci può dare un futuro e un destino eterno. Quanto mi piacerebbe poter dire questo a tutte le persone che pensano che la Chiesa cattolica sia sua nemica […]. Apriamo strade dove non possono neanche i professionisti delle varie scienze umane perché contiamo sulla grazia redentrice di Gesù Cristo che restaura il cuore delle persone». [Il Timone – NEWS, 13.04.2019]

Non si tratta ovviamente di un caso isolato, ma di quanto sta sempre più affermandosi in modo totalitario, come “pensiero unico obbligatorio”, come “dittatura del relativismo”, in tutto l’Occidente.

 

9.04.2019

2. Gender-dittatura (del relativismo) :  
nonna-mamma per figlio gay

Una donna del Nebraska/USA di 61 anni (Cecile Eledge), ha partorito una figlia (Uma Louise) per il proprio figlio (Matthew Eledge), cioè prestando il proprio utero al seme di lui, che è gay ‘sposato’ con un altro uomo (Elliott Dougherty), con l’ovocita della sorella di quest’ultimo (Lea Yribe).

Dal punto di vista biologico si potrebbe dire che la figlia di Matthew è anche sua sorella, essendo stata partorita da sua madre, ma è anche suo zio acquistato, essendo frutto dell’ovocita della sorella del ‘compagno’ (che a sua volta sarebbe madre e zia della bambina); e che la madre di lui è contemporaneamente madre e nonna della bambina!

Cosa capirà e dirà questa bambina - ma chi ha pensato davvero a lei? - crescendo in questo perverso intreccio biologico-familiare?

Dal punto di vista morale si sommano poi tutti i casi di illeceità: fecondazione artificiale, e di tipo eterologo, maternità surrogata, embrioni distrutti e congelati, crescita ed educazione della bambina all’interno di una coppia omosessuale, relazioni familiari snaturate …

È questa la “famiglia” vera promossa da chi combatte la famiglia naturale come uno stereotipo, come un retaggio medievale (come abbiamo visto anche in Italia in questi giorni)?

La stampa americana ha elogiato questo incredibile atto come grande “segno d’amore” della madre per il figlio! La stessa lo definisce così, sentendosi quasi un’eroina. La lobby Lgbt usa poi questa storia pure con l’obiettivo dell’utero in affitto pagato con i soldi di tutti

E chi osa storcere il naso viene bollato come insensibile e, ovviamente, “omofobo”. [NBQ, 3 e 9.04.2019]


2.04.2019

3. Gender-dittatura (del relativismo) :  
multa a chi chiama ‘maschio’ un maschio

È successo anche questo; in Canada. Un cristiano canadese di 52 anni, Bill Whatcott, è stato condannato (sentenza del 27.03.2019) a pagare una multa di 55.000 $ canadesi (= € 36.486) per aver chiamato «maschio», in un volantino durante la propaganda elettorale, un avvocato e attivista transessuale, Ronan Oger (fattosi donna con il nome di Morgane), che nel 2017 è stato il primo transessuale, nominato esponente di punta del NDP (New Democratic Party), a candidarsi per l’Assemblea legislativa nel distretto elettorale della British Columbia di Vancouver-False Creek.

Nel processo è risultato che Oger, di fatto biologicamente maschio, sia parte lesa in quanto chiamato tale. Dunque una sentenza che condanna la verità biologica, divenuta ufficialmente impronunciabile, oltre ad essere impedita la libertà di espressione. [NBQ, 2.04.2019]

 



 

11.04.2019

Ancora sulla Cina:
abbattute chiese ‘non allineate’ al governo comunista

Come abbiamo evidenziato in altre News, anche più sotto, il recente segreto e provvisorio accordo tra il Vaticano e la Repubblica Popolare Cinese, non pare aver condotto il Partito Comunista Cinese (che tutto vuole sotto il suo totalitario potere) ad un maggior rispetto della libertà religiosa, ma di fatto ad aver forse sottomesso la stessa Chiesa Cattolica ai voleri del potere comunista.

Si giunge persino alla distruzione fisica delle chiese che non accettano di essere “allineate” col Partito (cioè di non voler appartenere alla cosiddetta “Chiesa patriottica”, sottomessa al Partito Comunista). È il recente caso della chiesa cattolica di Qianyang nella diocesi di Fengxiang.

Secondo quanto riferisce don Shanren Shenfu, del posto, “i fedeli locali hanno tentato in tutti i modi di proteggere la chiesa dalla demolizione. Si sono sentite grida di dolore e lamenti; si sono visti sacerdoti piangere; ma tutto è stato vano”. La chiesa è stata demolita. Finisce così la speranza di questi fedeli di veder conservato il loro luogo di culto, costruito a prezzo di donazioni da parte dei fedeli stessi e comunque sotto gli occhi delle autorità, tanto che uno di loro fu presente alla inaugurazione.
Don Shanren ha dato una testimonianza che ha il tono del martirio: “Noi che viviamo all’interno della Chiesa cinese non osiamo più avere grandi aspettative, poiché ci è stato annunciato di dover ancora fare un lunghissimo cammino; e su richiesta della Santa Sede, siamo noi che dobbiamo saper essere pazienti e fare dei sacrifici concreti”.

La Santa Sede ha ad esempio ora riconosciuto sette vescovi riconosciuti dal governo e precedentemente scomunicati in quanto non nominati dal Papa e ha chiesto ai due vescovi precedentemente nominati dal Papa di cedere ad essi la propria nomina.
“Nonostante ciò, alla luce di quanto accaduto finora, non abbiamo mai visto le autorità ufficiali rallentare la morsa sulla Chiesa cinese”, continua la testimonianza del sacerdote locale.

Persino il santuario di Mujiaping, nella stessa diocesi di Fengxiang (distretto di Taibai), una zona montagnosa molto povera, è a rischio distruzione. Le autorità comuniste vogliono che tutta la diocesi si iscriva all’Associazione patriottica. Il 10.04.2019 si sono presentati 600 poliziotti, che hanno trovato ad attenderli 200 fedeli, appostati sulla scalinata che porta alla chiesa per difendere il santuario, dove è custodita anche una venerata effigie della Madonna, meta di pellegrinaggi. “Siamo disposti a dare la nostra vita”, hanno detto. Ma la polizia ha annunciato di voler distruggere altre tre chiese nella zona.

La violenza che sta travolgendo le chiese di Fengxiang ha una precisa ragione, confermata dai fedeli: le autorità vogliono che i luoghi, le persone, i sacerdoti e il vescovo appartengano alla Chiesa patriottica, sotto il controllo del Partito comunista. “Se non vi iscrivete all’Associazione patriottica, distruggiamo tutto”, avrebbe detto un funzionario.
Nel panorama ecclesiale cinese, la diocesi di Fengxiang, guidata fino al 2017 da mons. Luca Li Jingfeng, ha un carattere speciale: è l’unica diocesi dove né i fedeli, né il vescovo sono iscritti all’Associazione patriottica, sebbene dal 2001 vi sia un Ufficio per gli affari religiosi. Dal 2017, il vescovo è mons. Pietro Li Huiyuan, 54 anni.
[Asia News, 11.04.2019, direttore Bernardo Cervellera]

Così il vescovo della diocesi di Mindong ha ceduto la propria carica per l’unificazione della diocesi, ma i sacerdoti sotterranei non sono stati ancora riconosciuti. Addirittura, il governo cinese è arrivato ad offrire a coloro che si iscrivono all’Associazione Patriottica ben 200.000 yuan (= € 27.000), affinché l’annessione della diocesi di Mindong possa avvenire con successo.

Poi c’è il caso di mons. Vincenzo Guo Xijin, che rischia di non poter celebrare perché non riconosciuto dall’Ufficio affari religiosi e dal Fronte unito (organi di governo, cioè del Partito comunista). Fino a pochi mesi fa, mons. Guo era vescovo ordinario di Mindong (Fujian), riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo. In seguito all’accordo fra Cina e Vaticano e all’eliminazione della scomunica al vescovo ufficiale (patriottico) Vincenzo Zhan Silu, su richiesta del Papa egli ha accettato di essere retrocesso a vescovo ausiliare per lasciare la sede di ordinario a mons. Zhan. Le autorità cinesi continuano però a non riconoscerlo come vescovo e bollano il suo ministero come “illegale”. [Il Timone - NEWS 11 aprile 2019]

 


 

 

5.04.2019

Il Qatar finanzia moschee italiane

Il Qatar negli ultimi anni è divenuto il principale finanziatore di moschee e centri islamici in Europa, perlopiù istituzioni legate ai “Fratelli Musulmani”.

Già nel 2014 il Qatar ha finanziato la costruzione di 113 moschee e centri islamici in tutta Europa, con 71 milioni di euro. E il paese dove ha investito di più è proprio l’Italia, foraggiando 45 progetti con 22 milioni di euro. I soldi finiscono soprattutto a moschee legate all’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia). Esse sono soprattutto al Nord (Saronno, Piacenza, Brescia, Alessandria), anche se la Regione dove il Qatar ha finanziato più progetti è la Sicilia (ben 11).

È quanto emerge da Qatar Papers, pubblicato in Francia, dove l’indagine di due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, che hanno avuto accesso a migliaia di documenti interni della Qatar Charity, la fondazione controllata dall’emiro del Qatar, ha parlato nei dettagli di questi 45 progetti finanziati con 22 milioni di € dall’emirato islamico in Italia.

C’è anche «una lettera di raccomandazione datata 27.01.2015 e firmata da Yussuf al Qaradawi, in cui lo sceicco elogia il CAIM (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza-Brianza) ed esorta i destinatari a donare generosamente ai suoi rappresentanti Yassine Baradei e Davide Piccardo, noti esponenti dell’islam lombardo, per sostenere il loro progetto di costruire “un nuovo grande centro islamico a Milano, con una moschea e vari centri educativi, un progetto che ha bisogno di sostegno”». Al Qaradawi non è un religioso islamico qualunque. Egiziano di nascita, voce onnipresente sull’emittente qatariota Al Jazeera, è il leader spirituale dei Fratelli Musulmani e si è distinto per le sue posizioni altamente controverse. Approva la pena di morte per gli apostati che abbandonano l’islam, ha elogiato Hitler ed esaltato l’uccisione degli israeliani da parte dei palestinesi, è certo che i musulmani conquisteranno Roma e l’Europa attraverso il proselitismo.

Queste stesse idee estremiste, anticamera del terrorismo islamico, vengono insegnate in molti centri islamici in tutta Europa e «vengono regolarmente promosse dai network legati ai Fratelli Musulmani e amplificate attraverso i massicci finanziamenti qatarioti».

Ecco perché, secondo esperti di terrorismo, bisogna cominciare a ragionare se approvare una legge che vieti «ogni finanziamento estero» delle moschee, soprattutto se proveniente dal Qatar. [Tempi, 3.04.2019]

 

 

 


29.03.2019

Cina: arrestato vescovo “sotterraneo”

Abbiamo visto nei giorni scorse le trionfali accoglienze riservate al Presidente della Repubblica popolare cinese e Segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping, sia in Italia che in Francia. Di fronte alla potenza commerciale cinese, costruita in gran parte su condizioni di lavoro di decine di milioni di persone che rasentano spesso la schiavitù, tutti si sono prostrati, firmando accordi commerciali da capogiro, che non sono certo una beneficienza cinese all’Europa. Quasi nessuno però che abbia parlato del totale disprezzo dei fondamentali diritti umani in Cina, a cominciare dalla libertà religiosa. Visita di Stato - accolto quasi come un imperatore - nella città, Roma, che è il centro della cristianità o quantomeno della Chiesa Cattolica; ma il Presidente cinese, nonostante il recente accordo segreto tra Cina e Vaticano (che non migliora affatto le condizioni dei cristiani in Cina, anzi si è inasprito il terrore contro chi non si adegua alla Chiesa ufficiale “patriottica” obbediente al Partito comunista) ha totalmente ignorato il Vaticano e il Papa. E anche il Quirinale si è ben guardato di invitare qualsiasi “monsignore” agli incontri e persino ai ricevimenti di gala, dove pure erano presenti persino rappresentanti della cultura e dello spettacolo.
Ebbene, ancora ieri (28.03.2019) in Cina è stato arrestato dalla polizia Mons. Agostino Cui Tai, vescovo “sotterraneo” di Xuanhua (Hebei), riconosciuto dalla Santa Sede ma non dal governo, insieme col suo vicario episcopale, p. Zhang Jianlin. Ciò è avvenuto anche per la collaborazione di un sacerdote-spia, p. Zhang Li, interdetto dal ministero ma obbediente al Partito, che lo ha accusato di “non seguire le indicazioni del Vaticano”! È dal 2007 che mons Cui Tai subisce di continuo detenzioni o è messo agli arresti domiciliari, “in modo pressoché continuativo, senza alcuna ragione e senza alcun processo giuridico. Durante questi anni, il vescovo è stato spesso rinchiuso in diversi centri di detenzione segreti, o in alberghi, oppure portato via per "viaggi" forzati sotto la scorta dei funzionari del governo. In questi anni, solo durante il Capodanno cinese e la Festa di Metà autunno (della luna) mons. Cui Tai è potuto occasionalmente tornare a casa per una breve visita alla sorella anziana. Per il resto del tempo egli è sempre rimasto sotto la guardia e il controllo del governo”. “La diocesi di Xuanhua è stata fondata dalla Santa Sede fin dal 1946, ma nel 1980 il governo ha costituito la diocesi ufficiale di Zhangjiakou, unendo ad essa quella di Xuanhua e di Xiwanzi. La diocesi di Zhangjiakou non è riconosciuta dalla Santa Sede”. [fonte: AsiaNews, 29/03/2019]

  

A proposito di diritti umani in Cina. Come si vive in un carcere cinese? Umiliazioni, lavori forzati, torture. È quello ad esempio che ha dovuto subire per sette anni e sette mesi Robert Rother, cittadino tedesco, accusato di presunti o reali reati finanziari e condannato a otto anni di carcere da trascorrere nella prigione di Dongguan. Il 20.05.2011, mentre si trovava in un bar di Shenzhen, è stato portato via da due poliziotti e interrogato solo dopo 19 ore, durante le quali gli è stato impedito di dormire. Rinchiuso in una cella del centro di detenzione di Shenzhen numero 3, per mesi la polizia ha cercato di estorcergli una confessione, spiegandogli che altrimenti avrebbe potuto ricevere la pena di morte e millantando false testimonianze contro di lui mai raccolte. Dopo la condanna, è stato portato nella prigione di Dongguan, dove il suo nome è stato tradotto in cinese (Luozi Luobote) ed è diventato il prigioniero numero 27614. Ogni volta che aveva bisogno di parlare a una guardia doveva stringere il pugno, alzare il braccio destro e dire: «Onorevole guardia, sono il prigioniero Luozi Luobote». Poi doveva inginocchiarsi ed esporre la sua richiesta. Il primo mese lo ha passato in una cella destinata a 18 prigionieri, nella quale però dormivano in 40. Il bagno era semplicemente un buco nel pavimento, dal quale saliva giorno e notte il tanfo degli escrementi, che saturava l’aria afosa dell’estate. Per sua fortuna, soffriva di pressione alta e così gli hanno dato un letto da condividere con una sola persona. Le giornate di Rother passavano sempre uguali: sveglia alle 5,30 e una ciotola di riso e verdure per colazione. Poi, alle 6,50, i detenuti dovevano marciare in fila fino alla fabbrica che si trovava nell’edificio numero 6, all’interno del perimetro della prigione, per lavorare. Chi non seguiva il ritmo o camminava troppo lentamente veniva picchiato dalle guardie. Comunque, in quanto europeo, è stato trattato meno duramente di altri detenuti. È uscito dal carcere il 19.12.2018, raccontando questa sua esperienza di detenuto.
[fonte: Tempi, 12.03.2019]

 

 

 

24.03.2019

Nigeria: uccisi 300 cristiani

In questi ultimi due mesi sono stati già uccisi 300 cristiani da parte dei pastori musulmani Fulani. Almeno 38 cristiani sono stati uccisi nell’area di Moro (Kaduna) lo scorso 26 febbraio. Alle sei di mattina, 400 pastori fulani hanno attaccato diversi villaggi dell’area. “Ero in chiesa insieme ad altri fedeli quando abbiamo sentito gli spari e siamo subito scappati”, ha detto una testimone al Morning Star News. “Sparavano a tutti quelli che incontravano, hanno bruciato case e chiese”, racconta un altro. Il 10 febbraio nel villaggio di Angwan Barde, i fulani hanno massacrato undici cristiani. “Gridavano ‘Allahu Akbar’, hanno ucciso mio padre, mia madre, due fratelli e mia cognata”, ha detto Daniel Audu, leader del villaggio. “Hanno ucciso dieci membri della comunità, compresa una donna incinta in stato avanzato”.

 

 

 

20.03.2019

Grecia: arrestati per aver eretto una Croce

Quello di nascondere o eliminare i simboli cristiani dall’Europa (specie occidentale) perché disturberebbero o offenderebbero i migranti di altre religioni, specie musulmani, è di fatto un assurdo se non diabolico pretesto per distruggere ogni segno cristiano, confondendo l’accoglienza o la laicità di uno stato con una sorta di “ateismo di Stato”, coperto di ‘politicamente corretto’.

Così è accaduto recentemente anche in Grecia, propriamente nell’isola di Lesbo, l’isola dell’Egeo ormai nota più per essere diventata la terra di approdo di migliaia di migranti che per essere una delle culle della civiltà occidentale. Essendo stata eretta una Croce metallica, con il pretesto di costruzione abusiva, ma con l’intento dichiarato di “non offendere i migranti” (!), la polizia di Mitilene ha arrestato addirittura 33 persone sospettate di aver costruito tale Croce. In realtà aveva chiesto immediatamente la rimozione della Croce anche una Ong locale chiamata “Coesistenza e comunicazione nell’Egeo”. Poi tale Croce è stata abbattuta violentemente da persone non identificate, mosse però con un chiaro intento di odio verso il simbolo del cristianesimo.

 

 

 

 

15.03.2019

Belgio e Olanda: crescita esponenziale dell’eutanasia

Solo dal 2010 al 2018 in Belgio si è registrata una crescita dell’eutanasia del 147%! Dopo la sua legalizzazione (2002) si è passati da 349 casi del 2004 ai quasi 2.400 del 2018.

Anche in Olanda la situazione della cosiddetta "dolce morte" appare fuori controllo e colpisce i più deboli, come persone affette da demenza e pazienti con problemi psichiatrici, spesso senza che nemmeno venga richiesta e all’insaputa degli stessi familiari. Moltissimi casi sono solo di “depressione” o incapacità di vivere una vedovanza.

In Olanda si è così passati dai 1.882 casi di morte on demand del 2002 ai 3.695 nel 2011 (il 12% del totale dei decessi in Olanda), ai 5.306 nel 2014 fino ai 6.585 nel 2017 (il 25% del totale dei decessi, cioè un decesso su 4 è dovuto a volontaria “mano medica”!) [fonte: NBQ, 7.03.2019]

 

 

 

11.03.2019

Francia: escalation di atti vandalici contro le chiese

Preoccupante crescita di atti vandalici contro chiese e simboli cristiani in Francia in questi ultimi mesi. Incendi di chiese, distruzione di statue, tabernacoli, croci. Si va dall’incendio della chiesa di S. Sulpizio nella stessa Parigi alla Croce fatta di escrementi umani nella cattedrale di Nimes. Nella chiesa di Notre Dame di Digione sono state rimosse le ostie consacrate dal tabernacolo, sparse a terra e calpestate. Sant’Eutropio di Saintes è stata profanata con il furto delle Ostie consacrate.

Si tratta di vera e propria “cristianofobia”. Chiese profanate, crocifissi spezzati, cappelle bruciate, statue della Madonna decapitate. Non si sono mai registrati tanti atti anticristiani in Francia come nel mese di febbraio: 65 atti gravi di vandalismo contro le chiese cattoliche si sono registrati in tutti i dipartimenti della Francia, con un aumento del 25% rispetto al 2018. Le chiese vandalizzate sono state 22, quelle profanate 11; oltre a 21 furti, 3 incendi dolosi, una scula cristiana devastata, 3 cimiteri vandalizzati.

Dappertutto in Francia, nelle chiese sono state decapitate statue della Madonna, spezzati crocifissi, profanate ostie consacrate, bruciate cappelle e deturpate le pareti degli edifici con escrementi blasfemi. Secondo dati diffusi dal ministero dell’Interno francese, nel 2017 si sono verificati 878 atti anticristiani in Francia; e nel 2018 si è registrato un aumento del 13% rispetto al 2017.

Ma le manifestazioni di odio violento contro la Chiesa cattolica sono in aumento in tutta l’Europa occidentale: incendi dolosi alle chiese, crocifissi danneggiati, scritte blasfeme, simboli satanici e disegni osceni a imbrattare statue e facciate di edifici religiosi, simboli cristiani dissacrati con immagini e frasi sataniche, statue di Gesù e Maria sono state imbrattate con disegni osceni.

Spesso si tratta di irruzioni di “femministe”, mosse da odio satanico contro la Chiesa Cattolica. Infatti, proprio in occasione della cosiddetta “festa della donna” (8 marzo) c’è stata un’impennata di attacchi di femministe contro la Chiesa Cattolica, con scritte di puro odio contro i preti e la Chiesa, per l’aborto, contro la religione nelle scuole, apparse in numerose chiese ed edifici religiosi. [fonte: NBQ 26.03.2019; Il Timone News 27.03.2019]

 


 

5.03.2019

Partiti islamici … in Europa

Nell’Islam non c’è di fatto alcuna distinzione tra potere spirituale e potere politico. Per questo ogni presenza non solo sociale ma pure politica dell’Islam viene a coincidere non solo con la richiesta di poter godere di leggi speciali che garantiscano di poter vivere integralmente il loro credo religioso (nel senso di leggi ad hoc per loro, come una sorta di Diritto alternativo a quello dello Stato ospitante; così si pretende permettere per legge per esempio la poligamia, la loro diversa concezione della donna, la loro diversa alimentazione anche nelle mense, le loro diverse festività come quella del venerdì invece della domenica), ma con la “missione” di rendere musulmani tutti gli “infedeli”, cioè tutta la popolazione.
Al di là degli estremismi islamici che sfociano anche nei terrificanti attentati “terroristici”, questo è comunque il tentativo della pretesa ‘politica’ dell’Islam nei Paesi dove immigrano, pur essendo ancora minoranza.
In questo senso è impressionante e perfino inquietante la presenza già di diversi “partiti islamici” in molti Paesi Europei. In Belgio abbiamo ad esempio l’I.S.L.A.M. (astuto acronimo che starebbe ad indicare Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità), partito che si propone addirittura di introdurre la Shari’a nel Paese! In Olanda è nato, da una costola del partito di sinistra, il partito Denk (che gode già del 2% dei voti e 2 seggi in Parlamento), ufficialmente mosso contro il “razzismo” anti-immigrati, in realtà sostenuto dalla Turchia come “cavallo di Troia” per giungere a dominare il Paese. In Francia esistono i “Rassemblement des musulmans de France”, l’“Union des organisations slamiques de France”, l“Egalité Justice” (sostenuto dalla Turchia di Erdogan) e l’UDMF (Unione dei democratici musulmani francesi, che in sede locale raggiunge già il 3,7% dei voti). In Spagna esiste il partito PRUNE (Partido Renacimiento y Union de Espana), che rappresenta i 2 milioni di musulmani già presenti nel Paese. In Germania sono operanti l’ADD (“Allianz Deutscher Demokraten”) e il BIG (“Bündnis für Innovation und Gerechtigkeit”). Esiste un partito islamico perfino in Finlandia. In Bulgaria esistono 3 partiti islamici, in rappresentanza soprattutto dei numerosissimi islamici turchi presenti nel Paese. Esistono poi partiti islamici in Bosnia-Erzegovina, dove l’Islam ha radici storiche dovute all’invasione musulmana dell’Europa sud-orientale. In Italia non c’è ancora un partito islamico, ma è comunque già operativa la “Costituente islamica” (cfr. Il Timone, 2019/2).

 

 

2.03.2019

USA: i mostruosi eccessi non convincono neppure gli abortisti

Negli USA, dove l’amministrazione Trump, contrariamente a quella del suo predecessore Obama, cerca di limitare il più possibile la pratica dell’aborto e appoggia pubblicamente i sostenitori del diritto alla vita (pro life), lo Stato di New York (governato da Cuomo) ha varato una nuova mostruosa normativa sull’aborto, che lo permette anche al 3° trimestre di gravidanza, cioè fino al 9° mese, in pratica dunque fino alla nascita! Come al solito sembra permetterlo in casi eccezionali, ad esempio per garantire la salute della madre, ma per salute si intende anche quella psicologica, per cui può essere una causa di fatto sempre rilevata. Mentre il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha affermato che considera legale lasciar morire un bambino nato vivo.
Del resto nel programma politico dei Democratici (Dem, cioè di sinistra), vedi l’ultima campagna elettorale della Hillary Clinton, si parlava espressamente di accesso all’aborto fino al momento della nascita.
Però, secondo recentissimi sondaggi, anche tra i Dem, come nell’intero mondo abortista dei pro choice, tali eccessi disumani pare abbiano provocato reazioni negative.
Così l’agenzia YouGov, in collaborazione con Americans United for Life, ha in questi giorni rilevato che il 68% degli americani abortisti (pro choice) si opponga all’aborto al nono mese, con il 66% di essi contrario anche a quello nell’inizio del terzo trimestre e il 77% si è detto avverso anche alla rimozione delle cure fetali e neonatali allorquando un bimbo dia segni di vita.
Significativo che ultimamente la percentuale dei pro life negli USA abbia quasi raggiunto quella dei pro choice, cioè il 47% (dato del Marist College Institute for Public Opinion). Non accadeva dal 2009. Nel giro solo dell’ultimo mese il numero degli stessi Democratici che si identificano ora come pro life è salito dal 20 al 34% (cfr. Il Timone News, 27.02.2019).

 

 

23.02.2019

Fondamentalismo … indù

Non esiste solo il fondamentalismo islamico. Esiste in India anche un fondamentalismo indù, che continua a seminare violenza contro le altre religioni; e la minoranza cristiana è uno dei principali bersagli delle persecuzioni. Accadono anche pubblici linciaggi da parte di folle inferocite, anche solo con l’accusa di mangiare carne bovina o di fare del male alle mucche, animali considerati sacri dall’induismo (cfr. testimonianza dell’arcivescovo di Bhopal Leo Cornelio, il 27.02.2019, riferita dalla Catholic News Agency).
Il problema è che anche tali isteriche e irrazionali reazioni popolari sono non solo tollerate ma persino alimentate dalle maggiori fazioni politiche, dal Partito del Popolo Indiano (al governo dal 2014) al Partito del Congresso (all’opposizione) (v. quanto ha scritto il giornalista indiano Anto Akkara sulla NBQ). In questo senso molti Stati indiani hanno reso illegale la macellazione delle mucche.
Che non si tratti solo di violenze verbali è testimoniato dal fatto che dal 2012 in 125 episodi di violenza (per difendere le vacche sacre), specie da parte dei cosiddetti gau rakshaks («protettori delle vacche»), sono state uccise 46 persone (cfr. sito India Spend)! Se poi si considerano le altre forme di linciaggio, per altri motivi dovuti al fondamentalismo indù, dal 2015 gli omicidi salgono a 90 (cfr. The Quint).
Se tali forme di violenza da parte degli estremisti indù riguardano anche i musulmani e persino contro altri indù moderati, si concentrano particolarmente contro i cristiani. Solo nel mese di gennaio (2019) sono stati documentati 29 violenti attacchi da parte delle folle contro i cristiani [dato riferito da Adf (Alliance Defending Freedom) e United Christian Forum]; ma si tratta solo di una parte.
Tali persecuzioni anticristiane giungono anche a interrompere incontri di preghiera e compiere pestaggi anche di donne e bambini. Nellstato indiano dell’Orissa, l’undici febbraio scorso i fondamentalisti indù sono giunti persino, dopo mesi di molestie e persecuzioni (impedendogli persino di attingere acqua dal pozzo), a decapitare per strada il cristiano evangelico Anant Ram Gand, di 40 anni e padre di cinque figli, perché convertitosi al cristianesimo nove mesi prima e dopo aver ricevuto il Battesimo due mesi fa (notizia riferita da AsiaNews).
Nonostante che il diritto alla “libertà religiosa” sia ufficialmente tutelato dalla Costituzione indiana, persino la polizia giunge ad arrestare sacerdoti o pastori protestanti con la pretestuosa accusa di conversioni forzate al cristianesimo. Negli ultimi due anni il network protestante Persecution Relief ha contato almeno 1.200 episodi di persecuzione anticristiana in India.



 

17.02.2019

Mercato nero dell’utero in affitto … in Francia

In Francia si può “produrre” un figlio clandestinamente comodamente su internet, “affittando” una madre ‘surrogata’. I prezzi vanno da € 20.000 a € 40.000. Si può organizzare il tutto in 30’!
Ecco una richiesta: «Cerco madre surrogata. Offro € 200 per inseminazione, acconto di € 1.200 al quarto mese di gravidanza, saldo di € 18.600 dopo il parto».
Ed ecco l’offerta di una madre surrogata: «Madre di famiglia da sei anni, ho tre figli e non ne voglio altri, mio marito ha un contratto a tempo indeterminato. La tariffa è di € 40.000».
Negli USA “comprare” un bambino con l’utero in affitto costa invece molto di più: anche $ 170.000.
È quanto appare in un’indagine compiuta in Francia dalla stessa televisione nazionale France 2 e trasmessa qualche giorno fa. [fonte: Tempi (Leone Grotti), 14.02.2019]
Il giornalista s’è mosso semplicemente dalla ricerca su Google con «trova madri surrogate»; ed è subito incappato in decine di siti e chat dove aspiranti genitori e madri surrogate si scambiano alla luce del sole domanda e offerta... di bambini! Non occorre molto tempo per trovare una donna disposta a farsi inseminare artificialmente per dare alla luce il figlio di un’altra coppia.
Il giornalista si finge partner di una coppia gay e incontra nel fast-food di un centro commerciale Caroline, madre di famiglia aspirante surrogata. Filmata con telecamera nascosta. L’accordo s’è fatto in mezz’ora.
Stephanie è una donna che si dice femminista, convinta che “può fare quello che vuole con il suo corpo” e che in fondo “aiuta” chi non può avere un figlio, come le coppie omosessuali. Ha già concepito due bambini per coppie omosessuali, guadagnando in tutto € 45.000.
Sandrine è una donna già di 43 anni, che è disposta a diventare madre surrogata per soli € 7.000. Per assicurarsi di essere contattata solo da persone davvero interessate, chiede € 750 prima di discutere i dettagli.
Nella stessa trasmissione è tornata alla ribalta, con intervista dei protagonisti, una storia già nota (del 2013) e che aveva colpito l’opinione pubblica francese. Esther, madre di quattro figli, si è fatta pagare € 9.000 euro per concepire un figlio per una coppia gay. Dopo il parto, li ha ingannati facendo credere che il bambino fosse morto, per poi “rivenderlo” a un’altra coppia. Esther aveva già venduto in questo modo altri due bambini per € 56.000. La coppia gay, che le ha fatto causa, ha ricevuto poi in Cassazione una condanna di soli € 2.000 (pena poi sospesa) per “provocazione di abbandono di minore” (che è il reato contestato in Francia a chi ricorre illegalmente all’utero in affitto). Pena lieve anche per la donna: un anno di carcere con la condizionale.
In Francia c’è chi lotta comunque per la legalizzazione della “maternità surrogata” (chiamata Gpa: gestazione per altri). Nella stessa trasmissione parla infatti anche il ginecologo Thierry Harvey, impegnato per “inquadrare la pratica dal punto di vista legislativo così da controllarla ed evitare abusi”.
La solita storia, ripetuta da decenni (anche in Italia): lottare per rendere legale un fenomeno, per sé aberrante, per evitare abusi e clandestinità! Quante volte abbiamo sentito e sentiamo questo slogan perverso; utile, come sempre s’è visto, per far passare come “normale” e diffondere nella società, a livello anche politico e legale, ciò che prima sembrava aberrante!

Ecco l’ennesimo tragico esito di sentirci “padroni” della vita, dio di noi stessi!
Dobbiamo allora davvero re-imparare anche ad usare le parole e i verbi giusti: non si fa un figlio, ma si procrea, cioè Dio ne è creatore e signore; i genitori sono strumento, cause seconde, per la nascita del corpo; Dio crea direttamente e immediatamente al concepimento l’anima di ciascuno.
Altrimenti, se si entra nello scivolo di sentirci “padroni della vita”, tutto è possibile!


 

7.02.2019

Ritorno del paganesimo … e delle streghe

Molti acuti pensatori hanno compreso da tempo che l’uomo che si dichiara ateo, poi alla fine diventa … “pagano”. Sembra che non creda a niente, tanto meno al mondo ultrasensibile; e invece alla fine crede a tutto: destino, fortuna, energie occulte, magia, poteri superiori; persino stregonerie!
Del resto, com’è noto, non ci si può rassegnare ad un “horror vacui”, al vuoto totale, al nichilismo. Lo si riempie con le idee e credenze anche più irrazionali, passando magari per razionali e moderni.
Negli USA, il fenomeno del dilagare addirittura della “stregoneria” è stato di recente segnalato, con toni allarmati, anche dal laicissimo Newsweek: più i giovani abbandonano il cristianesimo più aumenta la stregoneria, dice espressamente il giornale.
È il caso del culto neo-pagano della Wicca, un forma di credenza nelle streghe e nel potere occulto della stregoneria. Secondo la Catholic News Agency, tale culto, anche se talora vissuto in modo clandestino e quindi non precisamente identificabile, dovrebbe coinvolgere già quasi 1,5 milioni di persone (tanto per fare un paragone: ha superato il numero dei protestanti “presbiteriani” praticanti: 1,4 milioni).
E il fenomeno è in espansione esponenziale. Sempre negli USA, nel 1990 gli aderenti al culto delle “streghe” del Wicca erano 8.000 (studio del Trinity College), nel 2008 erano già 340.000, nel 2018 erano 1.350.000. Anche in Italia, secondo il “Centro studi sulle nuove religioni”, risultano già 3.000 “wiccan”, sedicenti streghe (quasi sempre donne … e del nord Italia).
[fonte: NBQ, 6.02.2019]

Non si tratta solo di un drammatico “rimpiazzo” della perdita della fede cristiana (apostasia dell’Occidente) e del drammatico vuoto interiore, esistenziale e morale che ne consegue. Per chi conosce un po’ più in profondità queste cose, anche qui c’è l’influsso esplicito di Satana; che, com’è noto, vuol fare credere all’uomo che Dio non c’è e che ciascuno è dio di se stesso; ma alla fine, in questo modo ci fa suoi schiavi!


 
  

30.01.2019

Pakistan: conclusa l’odissea di Asia Bibi

Nel Pakistan, paese a maggioranza musulmana, vige una legge detta “contro la blasfemia”, secondo la quale basta che una persona sia accusata anche solo da due altre persone (che di fatto possono essersi accordate tra loro anche solo per vendicarsi di tale persona o per accusarla falsamente) di aver pronunciato parole non consone alla venerazione che si deve all’Islam e al profeta Maometto, perché questa venga arrestata, imprigionata e poi persino condannata a morte.
È quanto accaduto 10 anni fa ad una giovane donna cristiana, Asia Bibi, sposa e madre. Nel 2009 fu accusata da due donne musulmane del paese di aver parlato male del Profeta (di fatto essendosi solo dichiarata non musulmana e quindi non credente in Allah e Maometto) e venne di conseguenza arrestata e incarcerata con l’accusa appunto di ‘blasfemia’. Per lei è cominciato un calvario durato 10 anni, di carcere duro, con una condanna a morte (2010) che grazie a Dio è sempre stata rimandata e che oggi si è finalmente concluso con la liberazione della povera donna.
Il suo caso però, a differenza di moltissimi altri analoghi, è diventato famoso in tutto il mondo. Ciò è dipeso anche da due terribili eventi, che riguardavano anche tale caso, accaduti nel 2011. Infatti, per aver difeso pubblicamente Asia Bibi e per aver criticato la legge sulla blasfemia, nel 2011, a distanza di pochi mesi uno dall’altro, sono stati assassinati il governatore (musulmano) del Punjab Salman Taseer (ucciso dalle sue stesse guardie del corpo!) e addirittura il Ministro federale (cattolico) “per la difesa delle minoranze religiose” Shahbaz Bhatti (ucciso dai fondamentalisti islamici il 2.03.2011 per il lavoro svolto in difesa dei cristiani perseguitati e delle minoranze religiose in Pakistan, di cui ci resta una commovente ed eroica testimonianza di fede cattolica fino al martirio - v. il suo straordinario “testamento spirituale” in News 2.03.2011; significativa, anche oggi, pure la testimonianza del fratello medico Paul Bhatti).
Dopo quasi 10 anni di carcere duro, in attesa della sentenza definitiva, nell’ottobre scorso la Corte Suprema aveva finalmente assolto Asia Bibi dall’accusa di blasfemia, potendo quindi tornare libera. Ma si è scatenata una tale protesta pubblica, con minacce di morte, da parte di molti musulmani, che l’esecuzione della sentenza, cioè la sua effettiva liberazione, ha dovuto essere ulteriormente rimandata, con istanza di revisione della sentenza.
I fondamentalisti islamici avevano infatti promesso di mettere a ferro e fuoco l’intero Pakistan se Asia Bibi non fosse stata impiccata (qualche imam spiegava addirittura in tv che la pena più appropriata per lei, in quanto cristiana, sarebbe stata la crocifissione!), quindi hanno paralizzato le principali città con sit-in minacciosi contro la comunità cristiana locale e contro gli stessi giudici, persino contro lo stesso governo di Imran Khan (accusato si essersi piegato alle pressioni occidentali; Occidente che in realtà in questi 10 anni s’è sempre defilato dalla dolorosa vicenda).
Dopo la sentenza i giudici della Corte sono stati minacciati di morte e il suo stesso avvocato, Saiful Malook, anch’egli minacciato di morte, ha dovuto addirittura fuggire all’estero (ha potuto rientrare ieri per la sentenza definitiva, in quanto il governo gli ha garantita una speciale protezione).
Finalmente ieri (29.01.201) la Corte Suprema ha coraggiosamente respinto definitivamente l’istanza di revisione della sentenza ed ha liberato Asia Bibi. La quale però, essendo comunque minacciata di morte da parte di integralisti musulmani, è segregata in un luogo segreto di Islamabad, in attesa di poter fuggire all’estero (probabilmente in Canada, dove erano già fuggiti il marito e le figlie; tra l’altro nessun Paese europeo si è detto disposto ad accoglierla …).

Questo doloroso e famoso caso sembra dunque concludersi felicemente, sia pur dopo un calvario di 10 anni. Ma molti cristiani in Pakistan continuano a patire violenze, abusi e discriminazioni. Secondo i dati della Conferenza Episcopale Pachistana, sono attualmente 187 i cristiani che affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di “blasfemia”. Ad esempio, il 13 dicembre scorso due fratelli cristiani, Qaisar e Amoon Ayub, sono stati giudicati colpevoli di blasfemia e condannati a morte, dopo un processo durato 3 anni. Il 15 gennaio scorso un altro cristiano, Pervaiz Masih, dopo un processo durato tre anni, è stato invece provvisoriamente assolto dall’accusa di blasfemia (la sentenza è cioè rivedibile), ma intanto una sua figlia di 3 anni è stata uccisa dai musulmani annegandola in un pozzo e sua moglie Zarina, durante gli interrogatori della polizia, è stata torturata per accertare la colpevolezza del marito, subendo gravi lesioni gravi (le sono state rotte delle ossa, così che non può stare in piedi e camminare), e tutti i suoi familiari sono costretti a vivere nascosti.


 

27.01.2019

Strage di cristiani … nelle Filippine

L’estremismo islamico attacca e uccide i cristiani anche nel più cattolico dei paesi asiatici. Un terribile attentato terroristico, rivendicato poi dall’ISIS, è avvenuto infatti oggi nell’isola filippina di Jolo, nella provincia di Sulu, appartenente alla Regione Autonoma nel Mindanao, quella con maggiore presenza di musulmani.
Due bombe sono esplose presso la Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo proprio durante la S. Messa domenicale, provocando 27 morti e 77 feriti. La maggior parte delle vittime è costituita dai cattolici presenti come sempre alla S. Messa domenicale (la prima bomba è esplosa all’ingresso della chiesa); ma ci sono vittime anche tra i soldati che sono subito intervenuti (la seconda bomba è infatti esplosa poco dopo nel parcheggio attiguo alla cattedrale).
I cattolici sono stati attaccati proprio a motivo della loro fede. In quella zona delle Filippine (che insieme alla Corea del Sud è l’unico Paese a maggioranza cattolica di tutta l’Asia), dove invece è più forte è la presenza musulmana, i fedeli cattolici son spesso minacciati e attaccati e sanno di essere in pericolo. Subiscono infatti spesso attacchi orribili ad opera degli estremisti islamici e separatisti di Abu Sayaf, affiliati ad ISIS. Eppure si mantengono saldamente fedeli alla loro fede e alla loro pratica cristiana.

 


 

22.01.2019

Anche l’economia cinese rallenta … per colpa della denatalità

Il trionfale progresso economico della Cina, a spese di condizioni di lavoro spesso disumane per centinaia di milioni di persone, non è più un dato scontato. Anzi, nel 2018 ha conosciuto una paurosa inversione di tendenza.
Secondo i dati “ufficiali” (governo comunista) la crescita economica della Repubblica Popolare Cinese nel 2018 è stata solo del 6,6%, il dato peggiore dal 1990; ma secondo alcuni economisti cinesi la crescita “reale” è stata appena dell’1,6%; per altri addirittura negativa. 
Non si tratta solo di problemi di gestione economica e politica; e la causa non risiede neppure nelle tensioni economiche nei confronti ad esempio degli USA e le nuove politiche americane.
Come molti esperti economici nel mondo cominciano a comprendere e indicare, le questioni economiche sono anche se non soprattutto il riflesso di questioni “morali”. Non a caso si indica ad esempio come causa primaria della crisi economica, anche in Occidente, la questione della “denatalità”, cioè lo scarsissimo abnorme numero di figli.
Dopo decenni di propaganda ideologica che indicava nella crescita demografica la causa della povertà e nella sovrappopolazione addirittura il suicidio del pianeta, oggi l’analisi, anche alla luce dei fatti, è in direzione totalmente opposta: la causa primaria della crisi economica è nella denatalità.
Non solo nelle antiche civiltà agricole, sia pur povere, tutti sapevano che più figli - e comunque questa è la volontà di Dio per la famiglia, sia pur con la responsabilità umana - non sono solo più bocche da sfamare ma assai presto anche più braccia per lavorare e alla fine anche più sostegno per gli anziani. Oggi lo dicono anche le statistiche e le analisi economiche.
Ebbene, anche la Cina, il paese più popoloso del mondo, dove per decenni il Partito Comunista al potere ha in modo “disumano” (nella logica totalitaria del sistema comunista, che decide tutta la vita dell’uomo!) obbligato tutte le coppie di sposi a non superare “il figlio unico”, oggi si sta accorgendo di questo dato determinante e preoccupante; e sta radicalmente cambiando direzione politica in questo senso. Il dato che preoccupa di più il regime comunista è quello delle nascite. Infatti il problema della “denatalità” ha nel 2018 inciso negativamente di più sull’economia cinese che appunto le tensioni commerciali con gli USA.
Infatti nel 2018 la Cina ha registrato un altro drastico calo delle nascite, il tasso di natalità più basso dai tempi della fondazione della Repubblica popolare, 70 anni fa: 10,94 nascite per mille abitanti (12,43 nel 2017), così che se nel 2017 erano nati in Cina 17,23 milioni di bambini, nel 2018 appena 15,23 milioni (cioè 2 milioni di bambini in meno in un anno).
A questo punto, se non si operasse una decisa inversione di tendenza, nel 2050 la stessa “forza lavoro” sarebbe in Cina di soli 600 milioni di persone su 1 miliardo di abitanti; con conseguente calo di produttività, di consumi e con enorme aumento della spesa sanitaria.
Già nel 2015 il governo cinese aveva per questo abolito la famigerata legge che vietava alle coppie di sposi di avere più di un figlio ed è stato permesso di avere due figli. Si sperava in 20 milioni di nascite in più; ma nella pratica non c’è stata però alcuna inversione di tendenza. Anche perché ormai, oltre alle condizioni economiche (per favorire la procreazione non basta dirlo o permetterlo, ma occorre fare politiche in favore della famiglia e porre in atto agevolazioni economiche e fiscali per favorirla, pure in base al numero dei figli), nella popolazione e nei giovani s’è creata una mentalità contraria alla responsabilità di mettere al mondo un figlio, che sarebbe di ostacolo alla propria carriera e tenore di vita (40 anni di divieto di avere più di un figlio hanno contribuito certo a questa mentalità antifertilità, con l’aggravante di stili di vita più occidentali che deresponsabilizzano in questo senso).
Gli analisti sono sicuri che entro il 2020 la Cina abolirà ogni limite di figli. Anzi, sono in atto già, specie tra i giovani, anche nelle università, delle forti pressioni politiche e di indottrinamento per spingere a mettere al mondo figli, con tanto di sondaggi obbligatori e persino con schedature statali in questo senso, cioè per scoraggiare la denatalità.

 

 

18.01.2019

La “Marcia per la vita” di Washington

Anche quest’anno, nonostante le avverse condizioni climatiche (freddo intenso), decine di migliaia di persone - appartenenti a ogni classe sociale e di tutte le età, uomini, donne, bambini, disabili, studenti e lavoratori, adolescenti e genitori - provenienti da tutti gli stati, si sono radunate nella capitale USA per la Marcia per la vita, la 46^ della serie (da quando il 22.01.1973 una sciagurata sentenza la Corte suprema superò le leggi vigenti che vietavano l’aborto nella gran parte degli Stati federati e liberalizzò così l’aborto negli USA).
Titolo della manifestazione pro-life di quest’anno è stato Unique from day one (unici fin dal primo giorno), con una significativa sottolineatura (Pro-life is pro-science) per indicare che per la scienza stessa il feto non è quel «grumo di cellule» così chiamato e disprezzato dagli abortisti, ma ciò che è stato ognuno di noi, un essere umano unico e irripetibile fin dall’istante del concepimento.
Ovviamente anche quest’anno il potere mediatico internazionale ha cercato il più possibile di ignorare la manifestazione o di deformarla (il Washington Post in questa circostanza ha parlato persino di aborto come di «cura della salute»!).
Alla marcia ha preso parte anche il vicepresidente USA Mike Pence (con la moglie Karen), che ha pubblicamente ringraziato i volontari impegnati nei centri per la gravidanza che aiutano mamme e bambini, ha definito il movimento pro-life «segno dalla compassione e dall’amore» ed ha espresso questo auspicio: «Rimetteremo la santità della vita al centro della legge americana e credo che nel nostro arco di vita aboliremo l’aborto».
Il Presidente Donald Trump ha fatto sentire il suo sostegno alla Marcia (cosa mai fatta da Obama) con un video-messaggio in cui ha definito il movimento pro-life come «fondato sull’amore e radicato nella nobiltà e nella dignità di ogni vita umana». Ha quindi proseguito «Quando guardiamo negli occhi di un bambino appena nato vediamo la bellezza nell’anima umana e la Maestà della creazione di Dio. Sappiamo che ogni vita ha un significato e che ogni vita merita di essere protetta. Come presidente, difenderò sempre il primo diritto della nostra Dichiarazione d’Indipendenza, il diritto alla vita».
Trump ha quindi ricordato gli sforzi fatti nella difesa dell’obiezione di coscienza (messa sotto attacco dall’amministrazione Obama) «per proteggere la libertà religiosa di medici, infermieri ed enti benefici, come le Piccole Sorelle dei Poveri» (le suore costrette a una lunghissima battaglia giudiziaria per sottrarsi al cosiddetto «mandato contraccettivo» dell’Obamacare) ed ha aggiunto che «Sosteniamo l’amorevole scelta dell’adozione e dell’affido, anche attraverso il supporto dei servizi di adozione basati sulla fede». Dopo aver detto che «ogni bambino è un dono sacro di Dio», Trump ha voluto «ringraziare gli americani che hanno viaggiato attraverso tutto il Paese per marciare per la vita. E, in particolare, voglio ringraziare i tanti giovani che ci danno speranza per il futuro. Insieme lavoreremo per salvare vite di bambini non nati in modo che abbiano la possibilità di vivere e amare, prosperare e sognare, di benedire la nostra nazione e raggiungere il loro pieno e splendido potenziale». E infine: «Grazie, e Dio benedica voi e la vostra famiglia. E Dio benedica l’America».
Nello stesso giorno il Presidente USA ha indirizzato una lettera (che porta la data del 18.01.2018) alla speaker della Camera, l’abortista Nancy Pelosi, in cui ha affermato che userà il suo potere di veto nei confronti di ogni disegno di legge che tenti di indebolire la protezione per i nascituri, rispondendo così ai tentativi dei democratici che in questi giorni stanno cercando di sfruttare anche lo stallo sullo ‘shutdown’ per far passare misure pro aborto.

 

 


17.01.2019

 La crescita della persecuzione anticristiana nel 2018

Open Doors Usa è un’autorevole organizzazione no-profit americana che da oltre 60 anni documenta le violazioni della libertà religiosa nel mondo, soccorre i cristiani in difficoltà e li aiuta a restare saldi nella fede. Ogni anno, a gennaio, presenta un documentato rapporto sulla persecuzione anticristiana dell’anno precedente, monitorando 150 Paesi.
Nel rapporto World Watch List 2019 presentato ieri da Open Doors USA, si evince che nel corso del 2018 le persecuzioni contro i cristiani sono aumentate sia in intensità, sia per numero di Paesi che per numero di cristiani colpiti e che la principale causa di persecuzione violenta contro i cristiani è l'islam.
Nel corso del 2018, 245 milioni di cristiani hanno subito elevati livelli di persecuzione (cioè 1 cristiano su 9; nel 2017: 1 su 12); i cristiani uccisi sono stati 4.136 (2017: 3.066; 2016: 1.207) (di cui 3.731 in Nigeria*, cioè il 90%, uccisi dai musulmani).

*: in Nigeria i musulmani costituiscono quasi il 50% della popolazione; ma il gruppo jihadista Boko Haram, benché ridimensionato, continua a mettere a segno attacchi a villaggi e attentati nel nord est della Nigeria. Inoltre nel 2018 si sono moltiplicati gli attacchi ai cristiani da parte dei pastori transumanti di fede islamica Fulani, concentrati nella Middle Belt.

Sui 150 paesi monitorati, in 73 (nel 2017: 58) nel 2018 la persecuzione è stata giudicata alta, molto alta o estrema. Anche sui danni materiali contro i cristiani, il numero delle chiese o edifici religiosi cristiani attaccati, gravemente danneggiati o distrutti, è fortemente aumentato: 1.847 (nel 2017: 793; nel 2016: 1.239).
I Paesi con un livello di persecuzione “estrema” sono stati 11 (di cui 8 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “molto elevata” sono stati 29 (di cui 17 ad opera dell’islam); quelli con un livello di persecuzione “elevata” sono stati 10 (di cui 7 ad opera dell’islam).

Ecco la classifica dei Paesi per livello (dal più grave) di persecuzione anticristiana:
- 1° (per il 17° anno consecutivo!): Corea del Nord (persecuzione ad opera del regime dittatoriale comunista)

In Corea del nord è illegale anche solo possedere una Bibbia. Si ritiene che siano attualmente rinchiusi nei campi di lavoro (spesso solo per essere stati sorpresi a pregare o a leggere la Bibbia) dai 50.000 ai 70.000 cristiani.

- 2° (conferma 2017): Afghanistan (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 3°: Somalia (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 4°: Libia (passata in un anno dal 15° posto!) (specie per persecuzione da parte dei musulmani)

- 5°: Pakistan (persecuzione islamica)
- 6°: Sudan (persecuzione islamica)
- 7°: Eritrea (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 8°: Yemen (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 9°: Iran (specie per persecuzione da parte dei musulmani)
- 10°: India (2017: 11° posto) (persecuzione da parte induista)
- 11°: Siria (specie per la persecuzione da parte islamica)
- 13°: Iraq (dall’8° posto nel 2017) (persecuzione islamica)
- 18°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
- 19°: Laos (persecuzione comunista)
- 20°: Vietnam (persecuzione comunista)
- 21°: Repubblica Centrafricana (persecuzione da parte dei musulmani)
- 22°: Algeria (dal 42° del 2017) (a causa del rafforzamento dell’islam radicale soprattutto nelle aree rurali)
- 27°: Cina (dal 43° del 2017!) (persecuzione comunista; nonostante i recenti accordi col Vaticano!)
...
- 32°: Nepal (persecuzione da parte dell’induismo nazionalista)
- 33°: Buthan (persecuzione da parte buddista)
...

- 40°: Kenia (specie per gli attacchi terroristici da parte di musulmani radicali, provenienti anche dall’estero)
- 41°: ingresso della Russia  (novità rispetto al 2017)  (persecuzione islamica)

Non si tratta di una smentita della forte rinascita religiosa registrata in Russia, ma all’intensificarsi delle violenze da parte di gruppi di estremisti islamici nella regione del Caucaso e nelle repubbliche del Dagestan e della Cecenia, dove sono state attaccate delle chiese e sono stati uccisi dei fedeli.

Dunque, la causa principale della violenta persecuzione contro i cristiani rimane l’islam, anche se permane ancora la persecuzione comunista e persino è presente quella ad opera di induisti e buddisti.
Mentre il cristianesimo non è causa di alcuna persecuzione nei confronti degli altri!

 

 

15.01.2019

La “morte cerebrale” non è l’ultima parola

Chi credesse ancora, sulla scia del positivismo-scientismo che si crede tanto attuale ed è invece ottocentesco, che la scienza spieghi tutto, anche cos’è la vita, sappia che nessuno è riuscito ancora a spiegare cosa sia la “vita” (non parliamo poi della vita “umana”, cioè quel livello in cui la vita diventa pensante e libera, dunque con facoltà spirituali quali la ragione e la volontà libera), nonostante ne sappiamo praticamente quasi tutti i fattori costitutivi e le relative funzioni. Ma cosa sia in sé la vita nessuna ancora lo sa. Tanto è vero che nessuno è riuscito mai a “produrla” (non lasciamoci ingannare da “clonazioni” o produzioni “in vitro”, che altro non sono che assemblaggi di materiale biologico vitale già precedente).
Non solo non sappiamo cosa sia in sé la “vita”, ma addirittura non sappiamo cosa sia in sé neppure la “morte”. Tanto è vero che, anche dal punto di vista medico, ci si affida a dei parametri per così dire convenzionali: prima si accertava la morte come assenza di respiro, poi come prolungato arresto cardiaco, infine oggi come assenza di attività elettrica del cervello (elettroencefalogramma piatto). Ma anche questo è solo convenzionale; anzi, pare debba essere rivisto, se non altro perché ci sono casi di ripresa della vita anche dopo questa soglia.

È in fondo quanto è successo anche in questi giorni nel Nebraska (USA), dove un uomo di 61 anni, Marr Scott, ex speaker sportivo e padre di 4 figli, ritenuto ormai quasi “cerebralmente morto” e al quale per questo da 2 giorni i medici avevano staccato pure la “ventilazione” assistita” (estubazione; ma intanto aveva comunque continuato a respirare da solo). Mentre i suoi cari stavano già preparando il funerale (sarebbe stato cremato), si è improvvisamente risvegliato, ha cominciato a parlare; e ora sta bene!
Il signor Scott era stato portato d’urgenza al Methodist Hospital di Omaha il 12 dicembre scorso, dopo che era stato trovato a letto immobile e privo di conoscenza. Dopo i primi controlli, i medici avevano diagnosticato un infarto al tronco cerebrale, che avrebbe dovuto portare a un’anossia cerebrale («Pensavamo per questo che fosse ormai in un processo irrecuperabile», ha detto la dottoressa Rebecca Runge); in seguito risultò intanto che non si era trattato di un infarto, ma di una sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (Pres).
Secondo la sempre più diffusa (in Occidente) mentalità eutanasica, il signor Scott aveva pure espresso in passato il desiderio di non farsi vedere dai suoi cari in condizioni di vita sostenuta solo con dei macchinari medici (una sorta di “Disposizione anticipata di trattamento” - come noto già diventata legge anche in Italia dal dicembre 2017 - per cui in quelle condizioni avrebbe desiderato essere condotto alla morte); così come aveva espresso il desiderio di donare i suoi organi. Meno male che queste due sue richieste non erano ancora state esaudite!
Non era molto praticante, anche se si considerava religioso; ma ora è sicuro che sia stato l’amore di Dio a compiere questo miracolo.


 

14.01.2019

La persecuzione anticristiana in Cina … prosegue

Nonostante il recente storico accordo tra Cina e Vaticano - che, pur essendo ancora segreto nei suoi contenuti, di fatto pare rappresenti più un cedimento della Chiesa Cattolica alle pretese dittatoriali del governo comunista cinese, persino sulla nomina dei Vescovi, che non una possibilità di maggiore libertà religiosa per i cattolici cinesi - non è assolutamente diminuita la persecuzione antireligiosa e anticattolica nell’immenso Paese orientale, ma anzi si è per certi versi persino accentuata.
Anche in occasione dell’ultimo Natale, a tutti i minorenni è stato pure impedito di partecipare alla S. Messa e sono stati obbligati ad andare a scuola anche in quel giorno, considerato feriale, con divieto assoluto di parlare del Natale e di Gesù. Neppure alla sera è stato loro concesso di partecipare ad incontri di preghiera e di festa.
Il “Dipartimento dell’educazione” aveva ricordato per iscritto ad ogni scuola che si dovevano continuare le lezioni anche durante il giorno e la sera di Natale; inoltre ha dato disposizioni perché gli studenti durante il periodo natalizio non facessero regali e non organizzassero feste o incontri a sfondo religioso. Nessun riferimento religioso ha potuto poi essere espresso anche nelle tradizionali espressioni augurali del nuovo anno.
Pare che molti giovani studenti abbiano fatto pressione per contestare questo assurdo divieto e per andare alla S. Messa; gli stessi parroci hanno talora dovuto calmare questa loro legittima e sacrosanta protesta. Comunque qualcuno è riuscito a superare i controlli della polizia, che vigilava sull’attuazione di questa norma, e a partecipare almeno alla S. Messa natalizia di mezzanotte [notizie dall’autorevole agenzia AsiaNews].

 

 

12.01.2019

Il problema del debito italiano (e quello degli altri)

È vero che il debito pubblico italiano è stratosferico e strozza la nostra economia. È il 3° più alto al mondo in rapporto al Pil (131,5%), dopo il Giappone (236,4%) e la Grecia (181,9%). Ce lo sentiamo dire continuamente, anche dai Paesi stranieri e dalla UE, con quel tono tra il saccente e l’irrisorio nei confronti del nostro Paese, che è però comunque tra le 7 più grandi potenze economiche del mondo.
Se però passiamo a considerare il debito totale dei Paesi, cioè anche in riferimento al debito “privato”, la situazione cambia radicalmente.
Scopriamo addirittura che il Paese più indebitato del mondo è il ricchissimo Lussemburgo (con un reddito pro capite annuo di $ 106.000, cioè quasi il triplo dell’Italia, che è di $ 38.100), che possiede però un debito totale equivalente al 434% del suo Pil.
Scopriamo così che 19 Paesi sono più indebitati di noi, anche se quasi tutti con un reddito pro-capite maggiore del nostro. Il nostro debito complessivo equivale infatti al 246% del Pil, inferiore a quello di Cipro (421%), Olanda (336%), Irlanda (326%), Belgio (321%), Portogallo (305%), Canada (304%), Hong Kong (303%), Svezia (292%), Islanda (291%), Francia (289%), Norvegia (283%), Svizzera (282%), Singapore (278%), Danimarca (261%), Regno Unito (257%), Spagna (257%), USA (256%), Cina (254), Libano (252).
L’Italia è cioè uno dei rarissimi paesi a economia avanzata nei quali il debito privato è inferiore al debito pubblico (46,4% del totale). Solo il Giappone ha una struttura del debito simile alla nostra (il debito privato rappresenta il 39,8% del debito totale). All’estremo opposto troviamo paesi come il Lussemburgo e la Norvegia, dove il debito privato rappresenta rispettivamente il 94,7% e l’87,1% di tutto il debito; o come la Danimarca (86,5%), l’Olanda (83,2%) e la stessa Germania (62,7%), per non parlare della Cina (81,5%).
Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) informa che secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (2017) il debito totale mondiale ha toccato la stratosferica cifra di $ 184.000 miliardi, 2/3 dei quali rappresentati da debito privato, triplicato rispetto al 1950. Una notizia allarmante!
Tra l’altro l’ultima grande crisi finanziaria mondiale (2008) non è stata innescata dalla bancarotta di uno Stato insolvente (debito pubblico non assolto), ma dai mutui subprime delle banche USA (dove il debito privato rappresenta il 58,9% del debito totale, ma dove comunque i privati che si erano indebitati per comprarsi la casa sono stati insolventi per $ 945 miliardi). Secondo gli ultimi dati ufficiali della Fed il debito privato USA nel 2° trimestre del 2018 ha toccato il suo massimo storico ($ 13.290 miliardi, di cui 9.000 riguardano ancora i mutui per la casa, anche se attualmente solo l’1,1% non è stato rimborsato, mentre nella crisi del 2008 i mancati pagamenti furono il 15% dei prestiti; più preoccupante è la situazione dei debiti per l’acquisto di automobili: qui il debito privato è di $ 1.240 miliardi, raddoppiato dal 2011 e con serio rischio di insolvenza). Negli USA esistono persino mutui per gli studi universitari ($ 1,4 miliardi, ripartiti su 40 milioni di persone, fra studenti attuali e laureati che devono continuare a pagare le rate del mutuo anche finiti gli studi, di cui 8 milioni rischiano di diventare presto insolventi). Secondo questa tendenza nel 2023 il 40% di tutti i debitori “privati” non sarà in grado di onorare le scadenze (cfr. R.Casadei, Tempi,11.01.2019).

 

 

10.01.2019

Ancora sull’immigrazione selvaggia

Sulla questione degli immigrati, sempre tra le prime notizie e decisive questioni socio-politiche, si fa sempre, forse volutamente, una gran confusione e spesso si è di un semplicismo paradossale.
Si fa ad esempio confusione tra immigrati regolari, irregolari, profughi, clandestini … e poi si fa finta di dimenticare che non si tratta solo di immigrazione, comunque da regolare, ma, per quel che riguarda l’attraversamento del Mediterraneo, della ben più grave questione dei modi e dei mezzi con cui questa avviene. Una vera e propria “tratta degli schiavi”, operata da scafisti, cioè delinquenti che speculano in modo gravissimo su queste persone, chiedendo cifre esorbitanti per questi attraversamenti (dopo quelli, per la maggior parte, per giungere al mare provenendo da altri Paesi africani e mediorientali), cifre che permetterebbero loro di giungere comodamente in Italia o in Europa persino in “business class” di una normale compagnia di linea aerea (v. nel sito News del 2.12.2017), mentre così sono trattati da vera merce umana (ogni animalista protesterebbe se fossero trattati così degli animali) e con serio pericolo di morte, avvenuta infatti per migliaia e migliaia di loro.
Tra l’altro, anche ciò che potrebbe sembrare un aiuto umanitario, come quello delle navi Ong, che oltre a sostituirsi alle forze dell’ordine e militari degli Stati ricevono pure lauti finanziamenti pubblici e privati, in queste condizioni può assumere l’aspetto di una connivenza, se non un accordo (talora documentato!), con tali scafisti-schiavisti.
Rimane poi la questione di dove possa andare tuta questa gente (come sappiamo l’Italia sino allo scorso anno è stata di fatto lasciata sola ad assumersi questo onere anche da parte della UE), che cosa possa fare (avranno davvero la possibilità di un lavoro o diverranno di nuovo schiavi se non manovalanza della malavita?), se possa davvero integrarsi nell’identità dei Paesi ospitanti (che forti poteri occulti vorrebbero anche con questo sbriciolare).
Come può vedere chiunque non chiuda gli occhi di fronte alla realtà ed abbia un po’ di buon senso, non si tratta semplicemente di “accogliere ed aiutare poveri o profughi da guerre” - il che dovrebbe comunque essere fatto in modo regolare e non selvaggio, anche a loro stessa garanzia - ma di questioni assai più complesse e pericolose, che nascondono persino inconfessabili ma palesi interessi economici, ideologici e politici, anche a livello internazionale.
C’è infine la questione, certo non secondaria ma di estremo pericolo, dell’infiltrazione tra gli immigrati di veri e propri terroristi, specie dopo la caduta dell’ISIS (Califfato mediorientale) dove si erano arruolati molti di questi giovani musulmani e che hanno mantenuto la loro carica religioso-ideologica di “guerra agli infedeli” e all’Occidente.
È ad esempio di oggi la notizia di 8 terroristi infiltrati tra gli immigrati, che sono stati individuati e arrestati a Palermo, che gestivano la tratta degli immigrati e persino sui social inneggiavano allo stato islamico.

Tra questi Mongi Ltaief, tunisino di 43 anni residente a Marsala, già arrestato nel 2017 per favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina e che aveva poi ottenuta la detenzione domiciliare (mentre su Facebook confessava apertamente e si vantava di voler tornare quanto prima a questo mercato degli schiavi) e poi assolto nel processo di primo grado. Inneggiava alla memoria di Bin Laden, alla «guerra santa», e faceva propaganda dello Stato islamico, oltre a inserire foto e filmati con proclami di guerra, decapitazioni di ostaggi occidentali, adunate jihadiste. Oggi è dunque tornato in carcere (insieme ad altri 7 collaboratori, su un totale di 15 indagati), sempre per lo stesso reato: aver organizzato viaggi di migranti tra le coste nord-africane e la Sicilia a bordo di motoscafi veloci, traversate rapide (in 210’, al prezzo di circa € 2.500 a persona, che raddoppiano per pregiudicati o ricercati) pressoché immuni da controlli e sbarramenti, cioè da spiaggia a spiaggia, senza passare da porti e identificazioni, cioè «sbarchi fantasma» che non rientrano neppure nella contabilità del Viminale. E si tratta non di traffici di essere umani partiti dalla Libia, ma addirittura dalla Tunisia, con cui ci sono accordi specifici in questo senso.

Stavolta, nell’operazione di contrasto al fenomeno, si aggiunge l’ipotesi del terrorismo internazionale, da cui in realtà l’indagine ha preso le mosse. A far scattare gli accertamenti dei Carabinieri, infatti, è stato il racconto di un tunisino già arrestato e ora “pentito”, che ha deciso di raccontare ciò che sapeva su questa attività di contrabbando e di immigrazione clandestina di persone provenienti dalla Tunisia, che può coinvolgere anche terroristi, persino l’arrivo in Italia – come ha confessato - di «un esercito di kamikaze» (cfr. Corriere della Sera, 10.01.2019).

Comunque nel corso del 2018 …
Secondo i dati forniti dallo stesso Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr), nel corso del 2018 s’è registrata comunque un’evidente inversione di tendenza: gli immigrati morti o dispersi durante la traversata del Mediterraneo sono passati dai 3.139 del 2017 ai 2.262 del 2018; gli sbarchi in Europa sono passati dai 172.301 del 2017 ai 114.941 del 2018 (in Italia si è passati da 119.247 persone nel 2017 a 23.371 nel 2018; nel 2016 erano state 181.436).
Sempre secondo i dati del’UNHCR, in riferimento alle nazioni di provenienza dei migranti in Europa, la Guinea è il primo paese d’origine (13.068), seguita dal Marocco (12.745) e dal Mali (10.347). Si tratta tra l’altro di Paesi non in guerra o colpiti da particolari calamità (quindi non si tratta di profughi).

 

 

9.01.2019

Grandi imprese italiane (e dolci) … ispirati dalla fede cattolica

Molte grandi imprese italiane, oltre ad essersi imposte per qualità nel mondo, hanno conosciuto nei loro fondatori o dirigenti, oltre ad un’innegabile capacità manageriale, anche una profonda ispirazione cristiana cattolica.
È il caso del gruppo Teddy (moda), della Ponti (aceto e altri prodotti agroalimentari), della Faac (cancelli automatici; ditta apprezzata in tutto il mondo), al sito di vendita online Holyart (arte sacra e articoli religiosi), fino all’incredibile Ferrero, una delle più grandi aziende alimentari del mondo - basti pensare all’invenzione e produzione della celeberrima Nutella, dei Ferrero Rocher, Pocket Coffee, Mon Chéri e i celebri ovetti Kinder Ferrero - la multinazionale italiana apprezzata in tutto il mondo (ha stabilimenti in 53 Paesi) e insignita persino del titolo di “azienda più rassicurante del mondo”, pure in riferimento alla vivibilità del suo stesso ambiente lavorativo (v. in proposito persino un divertente sketch di Fiorello).
Il fondatore della Ferrero, il cattolicissimo (e devotissimo della Madonna) Michele Ferrero, di Alba, in Piemonte, andava ogni anno in pellegrinaggio (anche con molti dei suoi operai) a Lourdes e la statua dell’Immacolata di Lourdes si trova in ogni sede della ditta. Ebbene, anche le famose praline al cioccolato Ferrero Rocher, da lui inventati nel 1982, farebbero riferimento nientemeno che alla Rocher de Massabielle, dove la Madonna apparve nel 1858 a santa Bernadette (pare che persino la forma del celebre cioccolatino dovesse richiamare questa santa “roccia” di Lourdes).
«Il segreto del nostro successo? La Madonna di Lourdes. Senza di lei noi possiamo poco» - confessò una volta Michele Ferrero, davanti ai giornalisti - «Tutto quello che ho fatto» (spiegò in una conversazione con Mario Calabresi; fatta a patto di non vederla all’indomani mattina sul giornale e in effetti pubblicata solo dopo la sua morte), «lo devo alla Madonna, a Maria, mi sono sempre messo nelle sue mani e lei devo ringraziare. La prego ogni mattina e questo mi dà una grande forza».
Anche in occasione dei suoi funerali (2005), tutti i dipendenti della celebre azienda di Alba manifestarono non solo un affettuoso attaccamento al proprio fondatore e manager, ma anche la testimonianza della sua umanità nel contatto interpersonale, anche coi suoi dipendenti, e soprattutto la sua mai nascosta e genuina fede cattolica.

Tra le altre prelibatezze alimentari che l’Italia ha donato e dona al mondo c’è certamente anche il torrone. Ebbene, al di là delle dibattute sue remote origini, si può dire certamente che è particolarmente famoso quello di Cremona. Ebbene, proprio l’etimologia del “torrone” sarebbe da ricondurre al celebre Torrazzo di Cremona (la torre campanaria del Duomo, che con i suoi 111 metri di altezza è stato per secoli il più alto edificio in muratura d’Europa).
Ma potremmo parlare, tanto per rimanere tra i dolci, specie natalizi, di cui l’Italia va fiera nel mondo, del celebre panettone, che da una autorevole testimonianza già del XVIII secolo (Pietro Cerri), sarebbe da ricondurre “all’atto dello spezzare e dividere il pane, da parte del pater familias, in occasione festiva, come memoria del sacrificio di Cristo”, e che era particolarmente presente, forse addirittura già dal IX secolo, in occasione del Natale di Nostro Signore (cfr. Dizionario elementare della civiltà cattolica, IdA 2017).

 

 

8.01.2019

Martiri cristiani … nel 2018

Anche nel corso del 2018 è aumentato il numero dei “martiri” cristiani cattolici (3.066 cristiani uccisi, 15.540 chiese e proprietà attaccate, 215 milioni i cristiani perseguitati nel mondo).
I “missionari” uccisi nel 2018 sono stati 40 (quasi il doppio rispetto ai 23 del 2017); 35 di essi erano sacerdoti (solo in Africa, continente passato al primo posto in questa tragica ma gloriosa classifica, sono stati uccisi 19 sacerdoti, un seminarista, una laica; ma è il continente dove il cristianesimo, nonostante la diffusione dell’islam che è talora anche molto violento, il cristianesimo cresce in modo più forte) (rapporto Agenzia Fides delle Pontificie Opere Missionarie).
La fede cristiana rimane dunque quella più perseguitata della storia e del presente. Ma non cessa di espandersi, come sempre, anche a motivo di questo sangue versato per Cristo (come diceva Tertulliano: “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”).
Ecco alcuni esempi, tra i tanti.
In Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, da 15 anni la legge sulla “blasfemia” permette di essere condannati a morte anche solo se due testimoni si accordano per accusare un cristiano di aver detto parole oltraggiose o non rispettose nei confronti di Maometto o comunque di non credere nel Profeta (v. il celebre caso di Asia Bibi). Ma si giunge fin da ragazzi ad essere ammazzati persino dai propri compagni di scuola perché cristiani. È ad esempio la storia di Sharon Masih, adolescente cristiano che frequentava la scuola superiore a Burewala, nel Punjab meridionale: in quanto apertamente cristiano, è stato recentemente preso a calci e pugni dai suoi compagni, fino al punto da ucciderlo. Ma da dove nasce questa violenza, spesso tollerata anche dalle forze dell’ordine? Anjum James Paul, presidente della Pakistan Minorities Teachers’ Association, ci ricorda che “la violenza inizia tra i banchi di scuola perché i libri di testo usati fin dalle scuole primarie instillano negli allievi odio e intolleranza verso i non musulmani”.
Altri esempi di martiri d’oggi. In Nigeria (nello stato di Benue, che divide il nord a preponderanza musulmana dal sud cristiano) nel villaggio di Mbalom, due sacerdoti cattolici nigeriani, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha, sono stati uccisi da parte di pastori jihadisti fulani, mentre celebravano la S. Messa delle 5.30 del mattino, con numerosi fedeli presenti, di cui 17 sono rimasti uccisi. Dopo aver compiuto questa strage in chiesa, gli autori dell’attacco sono entrati nel villaggio e hanno raso al suolo 60 case.
A Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana (dove il Papa inaugurò per tutto il mondo il Giubileo della Misericordia), un gruppo armato ha assalito la chiesa cattolica durante la S. Messa ed hanno ucciso il sacerdote centrafricano di 71 anni, don Albert Toungoumale-Baba.
Anche le cattolicissime Filippine hanno avuto nel 2018 tre sacerdoti uccisi.
Così in Messico, due sacerdoti cattolici (don Ivan Jaimes e don Germain Muniz Garcia) sono stati assassinati in un agguato lungo la strada tra Taxco e Iguala, dopo aver appena celebrato la festa della Vergine della Candelora. Anche don Juan Miguel García, sacerdote cattolico di soli 33 anni, è stato ucciso al termine della S. Messa (era stato da poco inviato in quella parrocchia, in sostituzione del parroco precedente, a sua volta già minacciato di morte).
In Vietnam, a Ho Chi Minh City, molte case di cattolici (di proprietà di un ente cattolico) sono state espropriate e distrutte; 100 famiglie sono rimaste senza abitazione ed hanno protestato ma anche pregato pubblicamente per ottenere giustizia; 10 sono stati arrestati. Gli espropri e le occupazioni forzate, da parte delle autorità comuniste, di terreni e proprietà che appartengono di diritto alla Chiesa sono un fenomeno diffuso in tutto il Paese. Due mesi fa ad Hanoi il governo ha aperto un cantiere edile presso un terreno che appartiene all’arcidiocesi. Il monastero benedettino di Thiên An Huế, nella provincia di Thừa Thiên-Huế, da anni è al centro di una dolorosa disputa con il regime, che ne rivendica la proprietà.

Invece grazie a Dio, s’è potuto celebrare il recente Natale con relativa maggior tranquillità nella tormentata Siria (a Damasco e ad Aleppo), dove comunque i cristiani oggi sarebbero 750.000 (7 anni fa erano 2 milioni! – solo ad Aleppo prima della guerra i cristiani erano 150.000, ora sono 30.000, come testimonia il nunzio apostolico a Damasco, il neo-cardinale Mario Zenari); in Egitto (che pur ha avuto una lunga scia di attentati contro i cristiani), in Afghanistan (dove i cristiani sono un’irrisoria percentuale in una realtà quasi totalmente islamica e che per anni è stata dominata dall’estremismo talebano) e nel nord dell’Iraq (dove regnava sino a poco fa l’ISIS, le case dei cristiani venivano marchiate con la “N” di nazareno come simbolo d’infamia, i cimiteri venivano devastati, le croci divelte, gli antichissimi monasteri dove si pregava in aramaico rasi al suolo – eppure sono tornati a vivere, come il monastero di Mar Benham, poco lontano da Mosul: violato dalle orde jihadiste del Califfato, per la prima volta pochi giorni fa è tornato a ospitare la S. Messa).

 

 

7.01.2019

Giuseppe Sermonti:
il grande scienziato italiano che ha smentito l’
evoluzionismo

È morto qualche giorno fa, alla veneranda età di 95 anni, Giuseppe Sermonti, grande scienziato italiano, biologo (è stato anche direttore della Rivista di Biologia) e genetista: pioniere nella genetica dei microorganismi industriali produttori di antibiotici, è stato per lunghi anni all’Istituto Superiore di Sanità, ha presieduto la International Commission for Genetics of Industrial Microorganisms, ha ricoperto la cattedra di Genetica a Palermo e Perugia; ha presieduto l’Associazione Genetica Italiana; è stato persino vicepresidente del XIV Congresso Internazionale di Genetica a Mosca ed ha fondato ad Osaka, in Giappone, il Gruppo per lo Studio della Struttura Dinamica. Nel 2004 ha ricevuto pure il Premio per la Cultura della Vice-presidenza del Consiglio, per le sue ricerche e critiche scientifiche.
Ma Sermonti è stato anche molto avversato, silenziato e isolato (anche in Italia) da quel potere che più che scientifico è ideologico e che si oppone, in modo assai poco scientifico, a tutto ciò che possa mettere in crisi i “dogmi scientisti” della modernità, come quello dell’evoluzionismo darwiniano. Infatti Giusppe Sermonti (v. nel sito il Dossier Darwin e l’evoluzionismo e il documento Fede ed evoluzionismo), forte della sua indiscussa competenza scientifica, ha smentito non solo certi atteggiamenti scientisti ancora presenti nel panorama culturale e scientifico attuale e che vorrebbero spiegare tutto, anche l’uomo, con la scienza e persino manipolarne l’esistenza, a cominciare dalla stessa procreazione (Il Crepuscolo dello Scientismo, Rusconi 1981), ma ha scientificamente mostrato come i presupposti e le conclusioni di Darwin e dell’evoluzionismo darwiniano in genere siano falsi e smentiti dalla realtà (cfr. il suo fondamentale testo Le forme della vita, Armando editore 1981; e Dopo Darwin, critica all’Evoluzionismo, scritto con Roberto Fondi, Rusconi 1980; Dimenticare Darwin. Perché la mosca non è un cavallo, ed. Il Cerchio 2006).
Ascoltiamo una sua provocazione: «Vi siete mai soffermati a vedere i gabbiani sospesi nel vento? Se tutti gli esseri della terra scomparissero e restassero solo i gabbiani, e magari i pesciolini per la loro alimentazione, pensate forse che dai gabbiani, col passare di milioni di anni, rinascerebbero gli animali che popolano la terra e anche l’uomo e forse persino le rane, farfalle e pesciolini? E seppure i gabbiani scomparissero, vi riesce d’immaginare che i pesciolini del mare, per graduali trasformazioni, darebbero origine, alla fine dei tempi, a nuovi gabbiani o comunque a qualche nuovo genere di uccello marino capace di librarsi nell’aria?».
Sermonti h
a smascherato le teoria evoluzionistica, propagata tuttora più per motivi ideologici (la negazione della fede cattolica – sua l’espressione “teo-fobia”) che per reali riscontri scientifici. Ad esempio non esiste alcun fossile “intermedio” che dimostri il passaggio da una specie ad un’altra  (semmai dei passaggi all’interno di una stessa specie), tanto meno dalla scimmia all’uomo, ma neppure dall’australopiteco all’Homo sapiens sapiens (che è l’uomo come siamo noi oggi. Affermava Sermonti: “L’idea di uno sviluppo graduale della nostra specie da creature come l’australopiteco, attraverso il pitecantropo, il sinantropo ed il neeanderthaliano, è totalmente priva fondamento e va respinta con decisione”). Ha definito la teoria di Darwin “un mito dogmatico, un insieme di tautologie che nulla prova di quanto afferma, anzi è smentito dalla biologia”.



 

5.01.2019

La principale causa di morte al mondo: l’aborto (volontario)

In tutte le statistiche di fine anno (2018), su cui i giornali e le televisione si sono profusi in questi giorni, manca sempre il dato più inquietante: che la principale causa di morte, peraltro voluta, che si registra al mondo è l’aborto.
Nel 2018 ci sono stati infatti nel mondo 41,9 milioni di aborti volontari!

Dunque il maggior numero di morti nel mondo, escluse quelle per vecchiaia, non è causato da incidenti stradali, suicidi, omicidi/femminicidi, droga, alcool, fumo, HIV, inquinamento, guerre … ma all’uccisione volontaria dei propri figli nel grembo materno.
Il numero di questi bambini uccisi nel grembo materno ha superato nel 2018 persino le vittime di cancro (8,2 milioni, dei quali 5 a causa del fumo), malaria, HIV, fumo, alcool e incidenti stradali messe assieme.
Sono dunque state interrotte volontariamente il 23% delle gravidanze del mondo: cioè sono stati uccisi nel grembo materno 10 bambini ogni 33 nativi vivi.

Il terrificante dato è emerso dall’autorevole Worldometers, sito non “di parte” e considerato tra i più attendibili anche dall’American Library Association. E già in questo primissimo inizio del 2019, sempre secondo le stime di Worldometers, nel mondo ci sono stati più di 170.000 aborti volontari.

Unico dato consolante, dentro questa immane carneficina, è che per il periodo 2010/2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità stimava in 56 milioni gli aborti volontari annui; dunque sarebbero ora in diminuzione; ma l’OMS, per elaborare le proprie stime, si appoggia all’istituto Guttmacher, ente notoriamente abortista e che pare non conteggi tra l’altro nelle proprie stime i dati reali di molti Paesi.


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