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… controcorrente

 

 

 

 

2.10.2018
 

L’espansione dell’Islam in Europa …

Il caso Erdoğan in Germania

In questi giorni il presidente turco Erdoğan ha compiuto una “visita di stato” in Germania, con tutti gli onori del caso.
Com’è noto la UE, su particolare pressione della Germania, ha donato alla Turchia 3 miliardi di € (e altri 3 ancora da dare) perché non permettesse il transito di immigrati dalla Turchia al centro Europa e anzi riprendesse quelli già sbarcati in Grecia. Ma nessuno sa che fine abbiano fatto questi lauti finanziamenti; come pure gli altri milioni di € offerti dalla UE a sostegno della Turchia (leggi).
Addirittura fino a poco tempo fa si faceva un gran parlare, con grande pressione degli stessi USA (amministrazione Obama), persino dell’ingresso della Turchia nella UE. Sarebbe stato un paradosso non solo storico, culturale e religioso, ma persino geografico (l’Europa Unita si sarebbe trovata a confinare con la Siria, l’Iraq, l’Iran, le pretese dello Stato Islamico, la tormentata regione dei Curdi e le inquiete nazioni della regione caucasica … quando non sono nella UE neppure la Svizzera, che arriva a km. 50 da Milano, la Norvegia e ora neppure il Regno Unito)!
Ebbene, il “sultano turco”, in una Berlino in stato di massima allerta dove molte erano le manifestazioni di protesta per i diritti umani clamorosamente calpestati in Turchia, ha inneggiato ai “Fratelli musulmani” (ha persino salutato la cancelliera Merkel con il saluto tipico della Fratellanza Musulmana) e ha chiesto l’estradizione di 69 turchi, tra cui giornalisti e avvocati che indagavano sul suo governo (v. il caso del giornalista Dundar, condannato in Turchia a 5 anni e 10 mesi di carcere per aver rivelato accordi tra la Turchia e lo Stato Islamico), mentre non sono pochi i giornalisti tedeschi tenuti in prigione in Turchia. Nella conferenza stampa con Erdoğan, che ha parlato ancora esplicitamente del caso Dundar, la signora Merkel con fatica nascondeva l’imbarazzo, di fronte alle domande dei giornalisti circa la libertà di stampa e lo Stato di diritto in Turchia, limitandosi ad un laconico “anche se molto ci unisce, tra noi ci sono ancora differenze profonde”. Sono infatti forti i legami economici tra Turchia e Germania; Erdoğan ha infatti incontrato a Berlino i rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e dell’economia tedesca.
C’è però una questione ancor più importante. La presenza del presidente turco Erdoğan in Germania ha dato infatti rilievo alla presenza musulmana in Germania (3 milioni di islamici, di cui moltissimi turchi e siriani), che negli ultimi anni hanno più che mai mostrato la loro incapacità di convivenza e integrazione; e che hanno più volte pubblicamente e politicamente manifestato a favore di Erdoğan. In questo senso il dittatore islamico turco ha mostrato persino di sentirsi a casa propria in Germania. Nel corso della sua visita, con palese orgoglio, ha infatti personalmente inaugurato, attorniato da una marea di musulmani, la nuova moschea di Colonia, una delle più grandi d’Europa (con una cupola di m. 36 attorniata da minareti alti m. 55, una superficie di mq 4.500, capace di ospitare fino a 25.000 persone, costata 30 milioni di €), finanziata proprio da una associazione turca (l’Unione turco-islamica, che è considerata un braccio del regime di Erdoğan, che gestisce in Germania ben 900 luoghi di culto con imam tutti turchi – solo di recente il governo tedesco ha tagliato l'80% dei fondi per l’integrazione religiosa che versava a tale organizzazione).

Ancora più sconcertante è il fatto che, viste le migliaia di tedeschi che protestavano contro di lui, ad un certo punto la scorta di Erdoğan si è sostituita alla polizia tedesca! Infine il presidente turco ha preso la parola e si è paradossalmente lamentato di queste espressioni di “islamofobia” e “crescente estremismo di destra”, aggiungendo che “in Germania girano liberamente centinaia, migliaia di terroristi, che usano la democrazia per nascondersi qui”!

Avevamo già sottolineato (v. News del 11.02.2018) un impressionante dato statistico, rilevato dal governo tedesco (in Bassa Sassonia): oltre al fatto che in soli 2 anni la criminalità è cresciuta del 10,4% e il 92% di questi reati è stato commesso da un immigrato, il 29,9% degli studenti islamici presenti in Germania si dichiara pronto a “combattere per l’Islam”, l’8% è favorevole alla creazione di uno stato islamico mediante la guerra e addirittura il 3,8% si dice persino “convinto che per raggiungere i loro obiettivi i musulmani possano muovere anche attacchi terroristici”. Ancora: il 36,6% degli intervistati ha dichiarato che ovviamente le altre fedi sono inferiori a quella islamica; ma il 27,4% ritiene pure che la sharia (legge islamica) sia di gran lunga migliore della legge tedesca. Infine un 18,6% dichiara che per loro “l’emergenza è combattere gli infedeli e diffondere l’Islam in tutto il mondo”. L’integrazione degli islamici, come si vede, rimane assai spesso un’ideologica illusione del relativismo occidentale.

Non dimentichiamo peraltro che proprio a Roma, centro della cristianità, già nel 1966, cioè quando i musulmani in Italia erano ancora pochissimi, si costruì la più grande moschea d’Europa, con finanziamento dell’Arabia Saudita e terreno regalato dal Comune di Roma (v. News 10.07.2014)
 

Del resto, di fronte al suicidio demografico europeo e ancor più al suo suicidio culturale e religioso (apocalittica “apostasia”* dal cristianesimo di un continente la cui civiltà, che è diventata portante per il mondo intero, è stata plasmata per venti secoli della fede cristiana, sia pur per un terzo già deformata 500 anni fa dalla Riforma protestante, e che sino a pochi decenni fa s’era fatta missionaria per portare nel mondo intero la salvezza di Cristo), l’arrivo di milioni di musulmani rappresenta non solo un persino necessario rimpiazzo demografico ma pure un “drammatico” rimpiazzo culturale e religioso.

                   * (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa, 28.06.2003, n. 9)

Infatti lo stesso Erdoğan (cfr. News del 6.03.2017) aveva esplicitamente raccomandato ai numerosissimi turchi presenti in Europa: “fate almeno 5 figli, perché voi siete il futuro dell’Europa”!


Germania e Qatar

Di recente s’è tenuto ancora a Berlino un Forum per i rapporti tra la Germania e il Qatar, Paese arabo che è finanziatore dei Fratelli Musulmani e persino del terrorismo internazionale. Era presente all’incontro l’ex-ministro dell’interno del Qatar Abdullah bin Khalid al-Thani, personaggio con un oscuro passato di legami col terrorismo. Consapevole che la Germania sia la massima potenza economica europea, il Qatar punta infatti ad un grande piano di investimenti finanziari nel Paese. Il ministro delle Finanze del Qatar, Ali Sharif al Amadi ha dichiarato: “Il Qatar guarda alla Germania come un attore principale dell’economia mondiale ed è ottimista per gli sviluppi del mercato tedesco”. Il Qatar, infatti, prevede di investire miliardi di dollari in Germania (del resto ha già cospicue partecipazioni finanziarie, per circa 20 miliardi, in Volkswagen, Banca tedesca, Siemens, Hochtief e SolarWorld).

 

Ancora in Europa …
 

Francia

In 20 anni il “salafismo” (corrente islamica particolarmente fondamentalista) è cresciuto in Francia del 900%, con 50.00 presenze dichiarate (oltre ovviamente a quelle occulte, che sono peraltro le più pericolose). Tale gruppo musulmano ha come esplicito obiettivo quello di “separarsi (anche fisicamente) dalla società impura” occidentale - accusata infatti di comportamenti troppo libertini delle donne e dall’accettazione delle perversioni sessuali come l’omosessualità (alla faccia dei “benpensanti” europei che continuano a dire che sarebbe discriminante per loro fare presepi a Natale, lasciare i Crocifissi o parlare della Quaresima invece del Ramadan) - per costruirne una nuova, diversa, fondata sulla religione islamica. Persino la diversa alimentazione, con tutte le proibizioni musulmane, non è solo una questione alimentare, ma fin dalle scuole primarie si insegna ai bambini che pure in questo devono distinguersi dal mondo “impuro” occidentale.
Intanto risulta che il 32% degli studenti musulmani presenti in Francia ha una visione assolutista della religione, dove per assolutismo si intende l’affermazione della loro religione anche sulle leggi civili e sulla cultura, persino scientifica.

 

Svezia

Nel Paese scandinavo, dove il cristianesimo (diventato luterano 5 secoli fa) è praticamente sparito, oggi sono presenti un milione di musulmani; così che la Svezia si sta riempiendo di moschee.

 

 

 

20.09.2018

Il tracollo del cristianesimo in Europa occidentale (negli ultimi 50 anni)

A fronte dell’impressionante espansione musulmana (v. notizia sopra), in Europa occidentale si assiste praticamente al tramonto della fede e della bimillenaria civiltà cristiana, in favore di un relativismo-ateismo-indifferentismo, dove l’unico assoluto è la libertà personale, senza alcun significato-verità e capace di inventare sempre nuovi presunti “diritti”.
Già lo scorso anno (cfr. News del 29.06.2017) avevamo sottolineato in merito dei drammatici dati statistici. Al di là di un pensiero protestante, storicamente sempre prono al potere e cultura dominante e che da qualche decennio cerca prepotentemente di insinuarsi anche all’interno della Chiesa Cattolica (quando anche le loro chiese sono desolatamente vuote e in vendita), e nonostante gli inauditi continui plausi al presunto e inedito “nuovo corso della Chiesa cattolica” (che paradossalmente giungono proprio da chi ha sempre avuto in odio la Chiesa, il Papa e la vera fede), di fatto il cristianesimo in Europa occidentale sembra avviarsi verso l’estinzione. Oppure resterà un “piccolo gregge” (se ne vedono già i segni, anche con impensabili conversioni, maggiore consapevolezza dell’autentica fede e seria vita cristiana; e sono proprio tali realtà ecclesiali che non conoscono “crisi”, nonostante non siano certo incoraggiate dai nuovi tempi), da cui potrà ripartire, a Dio piacendo (ma lo vuole … basti pensare agli interventi in tal senso di Maria Santissima) persino una nuova era cristiana.
Ancora più impressionante è che la maggior crisi di fede, e conseguente tracollo anche numerico, si verifichi proprio in quelle Chiese cattoliche dell’Europa che, non senza una grave responsabilità non solo di molti suoi teologi e ma persino di autorevoli pastori, da decenni additano se stesse come “profetiche” ed hanno pesantemente condizionato e vorrebbero condizionare le scelte dell’intera Chiesa universale.

Drammatico; ma in fondo non dovrebbe stupire chi conosce la logica stessa del Vangelo: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5,13).

 

Olanda

Proprio in questi giorni il cardinale Wim Ejikm, arcivescovo di Utrecht, ha dichiarato che nella sua città nei prossimi 10 anni verranno chiuse (in quanto praticamente inutilizzate!) almeno 265 chiese. 
Ogni anno diminuisce infatti del 5% il numero dei cattolici. E tale calo impedisce pure di sostenere economicamente le spese delle parrocchie e il sostentamento del clero. 
Osserva però che un po’ di vitalità cristiana rimane in quelle comunità laddove si insegna ancora l’autentico catechismo e la liturgia è celebrata secondo la storica tradizione cattolica.
Avevamo già osservato (cfr. News del 29.06.2017) che in Olanda ancora nel 1970 i Cattolici erano il 40,5% della popolazione e i Protestanti il 36%. Ora solo il 23% si dice cattolico (anche se non pare ci sia una consapevolezza della fede cattolica, visto ad esempio che solo il 10% crede non dico nella Santissima Trinità ma semplicemente in un Dio personale). Il 10% della popolazione olandese di definisce protestante; il 24% si professa dichiaratamente ateo e il 34% semplicemente agnostico; mentre il 6% della popolazione è già musulmana (in continua crescita).
Eppure negli anni ’60 (del post-Concilio) il nuovo “Catechismo della Chiesa olandese” (con tali ambiguità teologiche e dottrinali da richiedere nel 1968 un intervento correttivo del Papa, rifiutato poi dagli stessi vescovi olandesi, che si opposero nello stesso anno anche all’Enciclica “Humanae vitae”), veniva osannato come l’esempio da seguire per portare il Vangelo al fatidico “uomo di oggi”!

 

Belgio

Cinquant’anni fa il 99% della popolazione belga si dichiarava ancora cattolica. Oggi solo il 4% va a Messa, il 50% dei bambini viene battezzato e il 25% celebra il sacramento del Matrimonio. Sempre negli ultimi 50 anni i sacerdoti sono passati da 10.500 a 3.000 e quasi nessuna diocesi è in grado di avere un proprio Seminario (la stessa diocesi di Bruxelles ha avuto nel 2016 solo 6 ordinazioni sacerdotali, di cui 3 di stranieri; quella di Gand solo uno, le altre diocesi nessuna).

 

Svizzera

Negli ultimi 50 anni in Svizzera i Cattolici sono passati dal 45,4% della popolazione al 37,3% (considerati pure gli immigrati da paesi cattolici); meglio dei Protestanti, che sono passati dal 52,7% al 24,9%. Sono invece in crescita vertiginosa i senza-religione (23,1%) e i Musulmani (5,1%, prima quasi inesistenti). Anche tra i sedicenti cattolici elvetici non pare però che si sappia cosa sia la vera fede cattolica, visto ad esempio che la maggioranza di loro non è poi d’accordo con l’indissolubilità del Matrimonio (voluta da Gesù!) ed è invece d’accordo coi matrimoni omosessuali, come pure per la Comunione ai divorziati riaccompagnati.

 

Austria

Anche nella storicamente cattolica Austria, negli ultimi 50 anni i cattolici sono passati dall’89% della popolazione al 58% (a Vienna il 40%), ma di fatto i praticanti sono solo il 12%, con calo annuo vertiginoso (per l’assenza di giovani). I Protestanti sono scesi al 3,5% della popolazione. Gli Ortodossi presenti in Austria sono il 5% della popolazione; mentre i non-credenti risultano al 25% e i Musulmani all’8%, sempre in crescita.
 

Germania

Con una presenza di 3 milioni di musulmani (v. notizia sopra), di cui moltissimi apertamente ostili all’Occidente, oggi solo il 10% dei tedeschi è cattolico praticante; ma anche tra questi non c’è praticamente alcuna seria consapevolezza della fede, visto che il 60% dice di non credere in una vita dopo la morte e solo il 33% crede nella risurrezione di Cristo! Sono inoltre scesi a soli 44.000 celebrazioni annue del Sacramento del Matrimonio e in 50 anni le ordinazioni sacerdotali annue sono scese da 400 a 58!  
Entro il 2020 la diocesi di Trier (Treviri, la più antica diocesi tedesca) eliminerà ben 865 parrocchie.
Tutto ciò, nonostante che la Chiesa cattolica tedesca sia una delle più ricche del mondo e conti un numero esorbitante di impiegati laici stipendiati nei diversi uffici delle curie diocesane (si veda in proposito il discorso tenuto da Benedetto XVI proprio a Freiburg i. B. il 25.09.2011 ai “Cattolici impegnati nella Chiesa e nella società” - vedi).

Se poi qualcuno si ostinasse a pensare che le continue “aperture” della chiese protestanti (che sarebbero per questo da imitare!) abbiano permesso un maggior afflusso di fedeli in chiesa, sappia invece che solo il 4% della popolazione tedesca dichiara di frequentare il culto protestante e i giovani vi sono praticamente spariti. E se ancora qualcuno pensasse che il drammatico calo delle vocazioni sacerdotali nella Chiesa Cattolica dipenda dalla questione del celibato, sappia che anche il numero dei pastori protestanti, felicemente sposati, è in picchiata.

 
 

 

12.09.2018

Corea del Nord: 70 anni di persecuzione

Fino al 1948 la Corea del nord aveva una fiorente comunità cristiana (50.000 erano i cattolici, con gran numero di chiese, ospedali, scuole, università cristiane). Oggi c’è una sola chiesa cattolica, senza sacerdoti, e in tutto il paese si contano solo 3000 cattolici, la cui professione di fede pubblica è severamente vietata. 
È uno dei frutti di 70 anni di terribile “dittatura comunista” dinastica che domina il Paese e che proprio in questi giorni il regime di Kim Jong-un ha celebrato con una grandiosa parata militare a Pyongyang.
Nel 1948 infatti, come frutto della Seconda Guerra Mondiale, anche la Corea (come in Europa la Germania), fu divisa in 2 Stati, a nord e a sud del 38° parallelo: la Corea del nord (la Repubblica Popolare Democratica di Corea, sotto l’influsso comunista sovietico – come si vede “democratico”, come per le 2 Germanie, è sempre stato un appellativo tanto amato dai comunisti, di ieri e di oggi, ma fortemente antitetico alla realtà da loro voluta e attuata!) e la Corea del sud (Repubblica di Corea, sotto l’influsso statunitense). In questi 70 anni la Corea del sud è diventato uno dei Paesi più prosperi (è nota la loro enorme incidenza nel mercato commerciale mondiale) e con una fortissima presenza di cristiani e cattolici; la Corea del nord è diventato invece uno dei Paesi più poveri e violenti del mondo, da decenni al primo posto anche nella persecuzione contro la Chiesa cattolica.
Oltre ad essere uno dei paesi più isolati e poveri del mondo, la Corea del Nord è praticamente l’unico in cui il sistema dei gulag per i prigionieri politici e di coscienza funziona ancora come ai tempi di Stalin. I morti per mano del regime, dal 1948 ad oggi, sono nell’ordine dei milioni! Un’autorevole stima ipotizza dagli 1 ai 3,5 milioni di assassinati, senza contare altri milioni di morti nelle carestie causate dalla collettivizzazione delle terre.

La Chiesa cattolica coreana aveva già conosciuto una violenta persecuzione dal 1785 al 1879, dopo che la monarchia nel 1758 aveva vietato il cristianesimo. La Chiesa fa memoria di questi martiri coreani, sacerdoti e laici, ogni anno il 20 settembre (103 martiri canonizzati da Giovanni Paolo II e 124 beatificati da Francesco).

Quando il 8.08.1945 Stalin dichiarò guerra al Giappone, l’Armata Rossa, conquistata la Corea, cominciò a distruggere totalmente la Chiesa coreana, nazionalizzandone i beni; e nel 1948 il nuovo regime di Kim Il-sung, plasmato sul modello staliniano, diede il via alla violenta persecuzione. I cristiani cercarono allora di fuggire nella Corea del Sud (1,5 milioni di coreani attraversarono il confine, quando si poteva ancora fare). Quando nel 1950 il regime di Kim provò a conquistare il Sud con una guerra lampo, i prigionieri religiosi catturati nel corso della rapida avanzata, soprattutto a Seul, vennero costretti a marciare in pieno inverno verso i campi di concentramento, in una vera e propria marcia della morte. I più anziani e i malati morirono di stenti; chi non riusciva a tenere il passo veniva fucilato dalle guardie. Fra i caduti della marcia della morte ci fu anche il vescovo Delegato apostolico a Seul Patrick James Byrne, di 62 anni e di origine statunitense. Dal 1953, anno dell’armistizio, si stima che 200.000 cristiani siano scomparsi, compreso il vescovo di Pyongyang Francis Hong Yong-ho, e che tuttora 70.000 cristiani sarebbero internati nei gulag.



 

6.09.2018

Ancora in Canada: cannabis legale

Ecco un’altra “apertura” del Canada di Justin Trudeau, con una legge che andrà in vigore tra pochi giorni: la produzione e la vendita della “marijuana” sarà legale in tutto il Paese; e nello stesso tempo il governo si impegna a spiegare che essa fa male, stanziando 260 milioni di dollari in una campagna di sensibilizzazione sui suoi danni! Una sorta di schizofrenia politica.
Ad esempio, nel Colorado, dopo la legalizzazione della cannabis, si è riscontrata una crescita di malattie mentali, di ricoveri ospedalieri di giovani e persino di bambini, con incremento pure degli incidenti stradali.
La OMS (Organizzazione mondiale della sanità) indica già il Canada al 1° posto (fra 43 Paesi nord-americani ed europei) per abuso della marijuana fra i giovani, con il maggior numero di 15enni che ne avevano fatto già uso almeno una volta.
La stessa Canadian Pediatric Society (Cps) ha avvertito che la marijuana a lungo termine può causare problemi di attenzione, di capacità di controllo degli impulsi, di risolvere i problemi e regolare le proprie emozioni. La Cps ha anche riportato i risultati della American Psychiatric Association sui disturbi legati alla sostanza da cui emerge che 1 adolescente su 6 che la utilizza diventerà dipendente; per questo già oggi oltre il 3% degli adulti americani soffre di prestazioni cognitive ridotte, vive il fallimento scolastico e i conflitti in famiglia. Ma l’utilizzo da parte di un giovane il cui cervello è in via di sviluppo può portare anche all’emergere di psicosi e malattie mentali come la schizofrenia, appunto; e ciò anche in soggetti che non hanno alle spalle una storia familiare di malattie mentali.
Il dott.
Howard Margolese, direttore del First Episode Psychosis Program del McGill University Health Center di Montreal, ha dichiarato che quasi il 70% dei suoi pazienti, in genere uomini di 18-19 anni, hanno fatto uso di cannabis. Di questi la maggioranza sono utenti cronici, ma c’è anche chi, dopo un uso solo occasionale comincia a sentire voci, vedere cose o credere di essere controllato, seguito o spiato. Dichiara che certamente nel 50% è la cannabis a causare la psicosi (sul rapporto tra uso della cannabis e l’insorgere di psicosi, cfr. News del 7.03.2018).
Gli studi di tutto il mondo danno risultati simili. Gli ospedali inglesi hanno denunciato che con la cannabis legale si sono riempiti di adolescenti schizofrenici. Il Montreal Gazete ha ricordato anche «uno studio condotto in Danimarca che ha rilevato che su 1200 pazienti che hanno manifestato psicosi indotta da cannabis, circa la metà ha sviluppato schizofrenia o disturbo bipolare entro vent’anni». Mentre un’altra ricerca condotta dall’Université de Montréal su 4000 studenti delle scuole superiori ha rilevato che «il consumo di cannabis di un anno sembrava correlato alla esperienza dei sintomi psicotici».
Intanto nel 2017 in Canada ha contato 3.987 decessi a causa degli oppioidi, mentre la cannabis è stata associata a 851 decessi all’anno a causa di cancro al polmone e incidenti stradali. E se nel 2014/15 il governo del Québec ha registrato che il 42% dei giovani tra i 18 e i 24 anni aveva fumato erba negli ultimi 12 mesi, mentre tra i 15 e i 17 anni erano il 31% (contro l’8% tra i 45 e i 64 anni), il dott. Margolese sostiene che con la legalizzazione della droga le cose peggioreranno, perché sarà più difficile convincere la gente del pericolo della cannabis.
Riguardo poi allo schizofrenico stanziamento di fondi per la prevenzione, da parte del governo, bisogna ricordare che nonostante i workshop scolastici e le pubblicità televisive passate, la percentuale di adolescenti del Quebec che fuma cannabis è invece leggermente aumentata (dal 30% nel 2008 al 31% nel 2015) piuttosto che diminuire. Figurarsi ora che sarà legale. Perciò, già durante il dibattito che aveva preceduto l’approvazione della legge, persino il presidente della CanniMed, Brent Zettl, la cui società produce marijuana destinata al campo medico, aveva dichiarato al NYT che sì «è una cosa buona dal punto di vista industriale, ma non penso sia un bene per la società … Credo sia un’iniziativa piuttosto arrogante da parte di Justin Trudeau». Eppure il primo ministro, il quale ha confessato di aver fumato joint con gli amici, sostiene di avere così a cuore i giovani da volerli "proteggere" legalizzando la droga. (dati riportati da B. Frigerio, NBQ 4.09.2018)



 

30.08.2018

Follie “gender

Come forse sappiamo, nell’ottica della folle ideologia “gender”, secondo la quale la mascolinità e la femminilità (o altri nuovi tipi di genere?!) sarebbero degli stereotipi antichi da superare e da scegliere invece a piacimento, anche la divisione maschile/femminile nei diversi ambienti, compreso le carceri e persino i bagni pubblici, sarebbe da superare: dovrebbero essere cioè “gender free”. Però come sempre la realtà pian piano si prendere la rivincita sull’ideologia.
ad esempio di questi giorni la notizia che un detenuto transessuale inglese, uomo (David Thompson, di 52 anni) che si definiva-sentiva donna (e dal 2014 ritenuto tale dallo Stato con il nome Karen White) e che per questo era stato messo nel carcere femminile (nei pressi di Wakefield, nello Yorkshire Ovest), sia stato spostato rapidamente in quello maschile, dopo aver abusato di alcune detenute. Ma i giornali per rispetto continuano a definirlo “lei” …
Il Sunday Times, pochi giorni fa, denunciava l’aumento vertiginoso di abusi sessuali nei bagni e spogliatoi “gender free”. Di 134 denunce per “aggressione sessuale” in strutture pubbliche esposte nel Regno Unito fra il 2017 e il 2018, ben 120 (ossia il 90%) sono avvenute negli spogliatoi “unisex” ideati per non discriminare chi, nato con un sesso biologico, pretende di appartenere a quello opposto. Il giornale rivela che anche i sondaggi cominciano a temere il pericolo sorto da questi “tolleranti” bagni e spogliatoi comuni, ideati per non mettere a disagio i transessuali.
Lo stesso giornale rileva pure il pericolo che negli spogliatoi “gender free” delle palestre e delle piscine, vengano prodotti filmati e foto, persino a sfondo pedofilo (l’inchiesta del Sunday Times è partita dopo che il 51enne Darren Johnson è stato arrestato per aver filmato due 14enni mentre si cambiavano negli spogliatoi “gender free” di una piscina).

A proposito di follia “gender”, che aggredisce anche i bambini e all’insaputa dei loro stessi genitori: il “Comitato difendiamo i nostri figli” (con il leader del Family Day, Massimo Gandolfini) ha denunciato che persino in un centro estivo per bambini alle porte di Bologna s’è inscenato quest’estate una sorta di “gay pride”, disgustoso e totalmente all’insaputa degli stessi genitori, secondo una logica di indottrinamento ideologico, che si fa sempre più spazio anche nelle scuole, e che assomiglia nei metodi a quello attuato dalle grandi dittature della prima metà del XX secolo.

 

 

25.08.2018

Cina: programma di “sinicizzazione” della Chiesa

Tutta la Chiesa di Cina, ufficiale e sotterranea, sta per entrare in una nuova grande prigione attraverso una parola magica: “sinicizzazione”, cioè assimilazione alla cultura e alla società cinese e soprattutto sottomissione al Partito. Con essa il Partito comunista cinese (PCC) e l’Associazione patriottica (Ap) vengono a mettere sotto controllo non solo le persone (vescovi, sacerdoti, fedeli), ma anche ciò che pensano e il frutto del loro pensiero: documentazioni e interpretazioni storiche, teologia, dottrina sociale, architettura, arte sacra e perfino libri liturgici e liturgia. Insomma, una colonizzazione politica delle menti e delle coscienze dei cattolici cinesi.
Entro la fine di agosto tutte le diocesi della Cina devono presentare all’Associazione patriottica nazionale e al Consiglio dei vescovi (Cdv) un piano quinquennale (2018-2022) su come possono attuare la “sinicizzazione”. Per questo l’Ap e il Cdv hanno stilato un “Piano quinquennale” nazionale, che serva da modello e ispirazione “per portare avanti l’adesione della Chiesa cattolica in Cina verso la sinicizzazione”.
Il tema “sinicizzazione” è stato lanciato da Xi Jinping già nel maggio 2015. Dopo un’analisi della situazione, in cui il Partito comunista cinese teme di fare la fine dell’Urss, il 20 maggio 2015, in un incontro con il Fronte unito, Xi ha decretato che le religioni debbono “sinicizzarsi” se vogliono continuare a vivere in Cina. Stessa cosa è stata ribadita a un incontro nazionale sugli affari religiosi nell’aprile 2016, per poi sfociare nelle sue annotazioni sulle religioni al 19° Congresso del PCC, nell’ottobre 2017.
In tutti questi interventi, Xi mette la sinicizzazione in relazione con la sottomissione al PCC e con l’indipendenza da potenze religiose o politiche estere (compreso il Vaticano) e pure con il potenziamento della “democrazia” nelle decisioni religiose (togliendo alle autorità religiose ogni potere).
Il Piano quinquennale nazionale amplia il campo della “sinicizzazione” avvolgendo non solo il controllo fisico dei membri della Chiesa, ma anche il controllo culturale, teologico e liturgico.
È peraltro significativo che nel documento di 15 pagine sia citata una sola volta la parola “Gesù Cristo”; la parola “vangelo” 4 volte; ma ben 5 volte il termine “Partito comunista” e 15 volte la parola “Associazione patriottica”.
Nelle documento, suddiviso in 9 capitoli, si affronta non solo il tema della sottomissione al PCC (n. 2) e all’adesione al socialismo con “caratteristiche cinesi”, ma anche l’integrazione del cattolicesimo con la cultura cinese (n. 4); sviluppare pensieri teologici con caratteristiche cinesi; rileggere la storia della Chiesa in Cina dal punto di vista della sinicizzazione (n. 5); esplorare espressioni liturgiche con elementi cinesi (n. 6); sinicizzare opere architettoniche, pitture e musica sacra (n. 8).
Tutto questo deve avvenire sotto la supervisione della Ap e del Cdv, fondando avanguardie in accademie teologiche, centri di studio storico, istituti di cultura cattolica cinese, centri liturgici, tutti sottomessi alla guida della Ap e del Cdv che esercitano controllo, supervisione, valutazione, per “correggere”, “creare consenso”, “contrastare chi si oppone”.
A questo punto ci si può chiedere: una simile “silicizzazione” è ancora cattolica?
Dopo il tentativo (quasi riuscito, anche per cedimento vaticano) di accettare la sottomissione della Chiesa cattolica alla “leadership del Partito comunista cinese” (n. 2, 3), ora ci si dovrebbe sottomettere pure, sotto il controllo dell’onnipotente e onnisciente sistema di potere comunista, alla “applicazione dei valori al cuore del socialismo”, come condizione per “andare avanti con l’evangelizzazione e il lavoro pastorale” (n. 2,2).
[fonte: AsiaNews]


 

20.08.2018

Persecuzione in India

Secondo quanto riferisce il World Watch Monitor, in un’area rurale nello stato indiano del Maharashtra i cristiani si sono sentiti dire che verrà chiuso un luogo di culto a settimana, con la ‘motivazione’ che le chiese stanno «distruggendo» la tradizione locale e «attirando» altri a convertirsi al cristianesimo (in effetti una chiesa è già stata abbattuta il 7 luglio a Kospundi). La situazione è particolarmente grave nel distretto di Gadchiroli. Qui, gruppi di estremisti, anche piuttosto consistenti, hanno attaccato da giugno 15 case di cristiani, sparse in cinque villaggi. Ai fedeli è stato detto che verranno privati della fornitura d’acqua e non potranno avere più accesso agli aiuti alimentari del governo se continueranno a professare la fede in Cristo.
Il 5 agosto un cristiano del villaggio di Kospundi, Gallu Kowasi, è stato selvaggiamente picchiato da alcuni abitanti del posto che hanno cercato di farlo abiurare. Nello stesso luogo, dopo una denuncia presentata da tre famiglie cristiane, un centinaio di persone si sono riunite attorno alla stazione di polizia chiedendo l’espulsione dei cristiani dal villaggio, mentre a Bharagad le autorità non hanno intrapreso alcuna azione nonostante la richiesta d’aiuto da parte dei fedeli. Secondo una fonte indiana riportata anonimamente dal World Watch Monitor, gli estremisti sono ‘sospinti’ da una legge del 1996 che regola l’autogoverno nelle aree in prevalenza tribali e conosciuta con l’acronimo inglese di Pesa (Panchayats – Extension to Scheduled Areas).
Chi si converte a Cristo, inoltre, rischia l’ostracismo da parte degli stessi familiari (gli indiani sono per circa l’80% di religione induista), come riferisce la suddetta fonte: «Se una persona nella famiglia si converte al cristianesimo, il resto della famiglia si unisce con il villaggio e tutti boicottano immediatamente quella persona», a cui non sarà più dato lavoro nel suo villaggio, diventando facile bersaglio di minacce e attacchi. Il tutto avviene in un Paese dove nei giorni scorsi la Commissione nazionale per le donne si è attivata per chiedere al governo di abolire il sacramento della Confessione.    [fonte: Il Timone]

 

 

18.08.2018

Preservativo: i luoghi comuni … e i dati scientifici

Sono ormai decenni che è in atto, specie in Occidente, una gran propaganda del “preservativo” - sostenuta da enormi interessi commerciali (multinazionali farmaceutiche) e ideologici (un “pensiero unico dominante”, che spinge per una distruzione dell’umano anche attraverso una sessualità totalmente deresponsabilizzata e immorale) - come metodo “sicuro” per vivere la sessualità a piacimento e senza alcun pericolo di pagarne le conseguenze (gravidanze o malattie sessualmente trasmesse).
Tutto questo, oltre ad aver appunto contribuito enormemente alla diffusione di un uso “libertino” e distruttivo della sessualità, cioè appunto una sessualità deresponsabilizzata e quindi in fondo “disumana” (cioè non pienamente umana, che invece di costruire l’umano alla fine lo distrugge, come distrugge gli amori e persino le famiglie), risulta paradossalmente falso anche dal punto di vista prettamente scientifico; ed ha contribuito, al di là di come si potrebbe pensare, proprio alla diffusione di tali malattie, talora mortali (v. AIDS); e, in riferimento al rischio di gravidanza, non ha contribuito per nulla alla diminuzione degli aborti, anzi, li ha persino moltiplicati (oggi anche attraverso la diffusione delle nuove tragiche forme di “aborto fai-da-te”, cioè con pillole da acquistare in farmacia).
Quando dunque si dice, anche a livello politico, che la distribuzione generalizzata (persino gratuita e a spese dello Stato o degli enti locali) del preservativo, allo scopo di escludere gravidanze indesiderate, di limitare gli aborti, o di escludere il contagio dell’HIV e altre malattie veneree, è non solo moralmente riprovevole, ma anche scientificamente falso. Anche se questi sono “dogmi laicisti” che da anni sono indiscutibili e si rischia persino il linciaggio mediatico e sociale se si osa discuterne (anni fa il Parlamento belga è giunto persino ad una sorta di denuncia del Papa Benedetto XVI per avere osato fare affermazioni vere in questo senso, anche se controcorrente).
Ebbene, sottolineiamo in merito alcuni dati scientifici oggettivi *.
Il “condom” presenta una fallacia intorno al 10-15% relativamente al virus dell’HIV, perché tale virus, rispetto allo spermatozoo, è assai più in grado di attraversare la barriera del lattice (materiale con cui è fatto il preservativo) (cfr. AA.VV., Qual è il grado effettivo di protezione dall’HIV del profilattico?, in Medicina e Morale, 5 (1994), pp. 903-925; L. Ciccone, Aspetti etici della prevenzione della infezione da HIV, in Medicina e Morale, 2 (1996), pp. 277-278; E. Sgreccia, A proposito delle campagne di prevenzione dell’AIDS, in Medicina e Morale, 4 (1999), pp. 637-639; J. Suaudeau, Le «sexe sûre» et le préservatif face au défi du SIDA, in Medicina e Morale, 4 (1997), pp. 689-726; H. Singer-Kaplan, The Real Truth about Women and AIDS: «Counting on condoms is flirting with death» [«Contare sui preservativi è far la corte alla morte»], Simon & Schuster, 1987).
Già nel 2000 un autorevole studio scientifico americano (“Scientific Evidence on Condom Effectiveness for Sexually Transmitted Disease PreventionW) aveva concluso che la percentuale di inefficacia del condom era appunto del 15%. Che non si escluda totalmente la possibilità di tale contagio è persino indicato, per legge, nelle stesse istruzioni (“bugiardino”) delle confezioni di preservativi in vendita.
Parlare di un’efficacia del 99,8% per ogni singolo rapporto sessuale può sembrare una sicurezza quasi assoluta; ma statisticamente la possibilità di insuccesso sale a 18 su 100 rapporti sessuali! Il che costituisce già un pericolo (persino di vita) impressionante ( J. Thomas Fitch, MD, Curtis Sine, MD, W. David Hager, MD, Joshua Mann, MD, MPH, Mary B. Adam, MD, e Joe McIlhaney, MD, Condom Effectiveness. Factors that Influence Risk Reduction, in Sexually Transmitted Diseases, 29 (dicembre 2002) 12: 812); se poi in questo modo si continua a fare credere che il profilattico è sicuro, incoraggiando così rapporti liberi e deresponsabilizzati, il pericolo si moltiplica in modo esponenziale (cfr. Willard Cates, How Much Do Condoms Protect Against Sexually Transmitted Diseases?, in IPPF Medical Bulletin, 31 (febbraio 1997) 1:2-3). Se quindi sul singolo rapporto il preservativo rappresenta una certa quasi totale sicurezza di barriera al virus, su scala generale favorisce invece la sua diffusione! Se cioè il rischio personale legato ad una certa insana condotta non viene percepito, tale condotta si diffonde enormemente (come infatti è avvenuto e avviene), ma in questo modo insieme si diffonde enormemente anche la possibilità di contagio. Giocare alla roulette russa una volta può essere rischioso, giocare 100 volte è infatti assai più rischioso.
Uno studio della prestigiosa rivista scientifica Lancet (cfr. J. Richens, J. Imrie, A. Copas, Condoms and seat belts: the parallels and the lessons, in Lancet, 2000; 355(9201): 400-403) rileva che in molte azioni pericolose (come persino nella guida dell’auto), la ridotta percezione di rischio in realtà lo aumenta (se credo di esser protetto sarò ancora più irresponsabile) (cfr. così L.A. Eaton, S. Kalichman, Risk compensation in HIV prevention: implications for vaccines, microbicides, and other biomedical HIV prevention technologies, Current HIV/AIDS Reports, 2007; 4(4) :165-72). Insomma oggi risulta che in linea generale col preservativo il contagio l’HIV non regredisce affatto, ma rimane stabile o addirittura aumenta (cfr. M.M. Cassell – D. T. Halperin – J.D. Shelton – D. Stanton, Risk compensation: the Achilles’ heel of innovations in HIV prevention?, in British Medical Journal, 2006, 332: 605-607; R. Puccetti – M.L. Di Pietro, Catholic Magisterium and scientific community: possible dialogue on the bridge of numbers, British Medical Journal, 2 Apr. 2009 [letter]; P. Kajubi, M.R. Kamya, S. Kamya, S. Chen, W. McFarland, N. Hearst, Increasing condom use without reducing HIV risk: results of a controlled community trial in Uganda, in Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes. 2005; 40(1): 77-82).
Passando poi all’uso del preservativo per scopi contraccettivi (sempre immorali), le possibilità di “rischio”, cioè di concepimento e quindi di gravidanza, vanno dal 2% al 17,4% (per la pillola anticoncezionale estro-progestinica vanno invece dallo 0,3% all’8,7%, a seconda della correttezza e costanza dell’uso; per la spirale al rame (che ha però già effetti abortivi e non solo contraccettivi) le possibilità di inefficacia vanno dallo 0,6% all’1% (R. Puccetti, I veleni della contraccezione, ESD, Bologna, 2013, p. 355). In Italia si registrano ogni anno 23.000 gravidanze dovute all’inefficacia dei contraccettivi ormonali (R. Puccetti – G. Carbone – V. Baldini, Pillole che uccidono, ESD, Bologna, 2012, p. 140) e che spesso sono quindi bambini a rischio aborto! 
Quindi anche il pericolo di affidarsi all’aborto aumenta: uno studio accurato in merito (cfr R. Puccetti – M.L. Di Pietro – V. Costigliola – L. Frigerio, Prevenzione dell’aborto in occidente: quanto conta la contraccezione?, in Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics, 2009, 21 (3): 164-178; Pillole che uccidono, pp. 133-142) ha rilevato (in Inghilterra e Galles) infatti che in 10 anni, a parità di pratiche contraccettive, il tasso di abortività è cresciuto da 16,3 a 18,3 ogni 1.000 donne in età fertile. Così in Francia, dove le donne che pur hanno fatto uso di contraccettivi sono passate in 12 anni dal 52% all’82%, il numero degli aborti però, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non è affatto diminuito. In Spagna: in pochi anni la pratica contraccettiva è cresciuta dal 43% al 60%, ma il tasso di abortività è addirittura aumentato: dal 5,5 all’8,8 ogni 1.000 donne (J.L. Duenas – I . Lete – R. Bermejo – A. Arabat - E. Perez-Campos – J. Martinez-Samean – I. Serrano – J.L. Doval – C. Coll, Trends in the use of contraceptive methods and voluntary interruption of pregnancy in the Spanish population during 1997-2007, in Contraception, 2011, 83 (1): 82-87). L’ingente sforzo dell’Inghilterra per diffondere la contraccezione tra le ragazze ha portato invece a questo a questo risultato: gli aborti tra ragazze con meno di 16 anni è più che raddoppiato in 40 anni (cfr. D. Paton, Underage conceptions and abortion in England adn Wales 1969-2009: the role of public policy, in Education and Health, 2012, 30 (2): 22-24). Insomma laddove aumenta la pratica contraccettiva, contrariamente alle false aspettative, non diminuisce affatto il numero di aborti ma aumenta! E questo proprio perché tali pratiche fanno lievitare una sessualità senza regole e limiti morali [persino il periodico filo-abortista dell’Alan Guttmacher Institute for Planned Parenthood Federation of America, ha dovuto ammettere che “in sei Paesi come Cuba, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Singapore e Repubblica di Corea, il numero di aborti e l’uso della contraccezione sono aumentati in modo simultaneo” ( C. Marston – J. Cleland, Relationship between contraception and abortion: a review of the evidence, in International Family Planning Perspectives, 2003, Mar. 29 (1): 6-13); cfr. D. Kirby, The impact of programs to increase contraceptive use among adult women: a review of experimental and quasi-experimental studies, in Perspectives on Sexual and Reproductive Health, 2008, 40 (1): 34-41].
* Tutti i riferimenti bibliografici sono tratti da NBQ del 2-08-2018 (Tommaso Scandroglio)


 

10.08.2018

Sindone: ricerche scientifiche (silenziate) e bufale (amplificate)

Com’è noto la Sacra Sindone, conservata nel duomo di Torino, è una delle più preziose reliquie della cristianità, in quanto sarebbe nientemeno che il “lenzuolo” (appunto dal greco “sindone”) che, come dicono i Vangeli (cfr. Mt 27,57-59; Mc 15,42-46; Lc 23,50-56 e 24,12; Gv 19,38-42 e 20,1-8) ha avvolto il corpo di Gesù quando, dopo la morte in croce, fu deposto nel sepolcro e che fu ritrovato nel sepolcro stesso 2 giorni dopo, senza più il corpo di Gesù, che era risorto. Tale lenzuolo riporta quindi tutte le impronte ematiche (passate da parte a parte del lenzuolo) lasciate dal corpo flagellato e crocifisso di Gesù ma anche l’impronta della Sua risurrezione (una sorta di negativo fotografico, solo su un lato del lenzuolo, privo di pigmenti e assolutamente inspiegabile, dovuta forse ad una rapidissima folgorazione che ha fatto sparire il corpo dal di dentro del lenzuolo).
Per questo in questi due millenni i cristiani, pur non essendo un argomento di fede (non c’è mai stato obbligo di credere, come del resto per ogni reliquia, apparizione o miracolo avvenuto dopo la Rivelazione biblica), hanno sempre venerato con particolare devozione questo lenzuolo, compreso Papi, sovrani e uomini di fama mondiale.

Da oltre 100 anni di questa reliquia si occupa anche la scienza, poiché più si studia scientificamente questo reperto e più la sua spiegazione “naturale” diventa impossibile, anzi conferma sempre più l’altissima probabilità che si tratti proprio di ciò che la tradizione cristiana ha sempre creduto e venerato. Addirittura ci sono 32 rami della scienza che si occupano di questo caso, tanto da formare un autorevole insieme detto “Sindonologia”.
In questo sito ce ne siamo brevemente occupati nel capitolo 15 del dossier “Miracoli” (vedi).
Mentre il progresso scientifico e le sempre più raffinate tecnologie permettono uno studio sempre più approfondito della Sindone e non cessa di stupire anche i più autorevoli scienziati, il mondo dei media è invece assai spesso sordo ad ogni nuova scoperta scientifica che pare obiettivamente confermare sempre più quanto da sempre creduto di questa preziosa reliquia; ma invece considera meritevole di clamore ogni sua presunta smentita.
Così accadde nel 1988, quando un esame al radiocarbonio (peraltro assai dubbio non solo sulla obiettività dei laboratori interessati, come qualcuno di essi in seguito più onestamente ammise, ma persino sulla metodologia usata, oltre alla non attenzione a quei dati che hanno sicuramente alterato tale dato C14, come ad esempio l’incendio di Chambery del 1532, oltre ovviamente alla radiazione dovuta alla risurrezione stessa) sembrò datare la Sindone all’epoca medievale (v. nel Dossier citato).
Ciò è avvenuto anche di recente. I grandi giornali italiani del 16.07.2018 riportavano la notizia che due scienziati (Borrini e Garlaschelli) avrebbero scoperto (peraltro si tratta di uno studio già del 2014) che molte macchie di sangue della Sindone sarebbero false in quanto incompatibili con la posizione del corpo di colui che vi stato deposto, cioè di un crocifisso. Poi però è risultato agli esperti, autorevoli studiosi della Sindone (come P. Baima Bollone, E. Marinelli, P. Di Lazzaro), che quei due scienziati non avevano mai studiato direttamente il lenzuolo, anzi non risulta neppure che l’avessero mai visto; hanno semplicemente fatto colare il sangue su un manichino. Insomma una vera e propria fake-news (e da parte di giornali che si dicono in battaglia contro il proliferare di queste false notizie in tutti i campi; ma quando si tratta del cristianesimo …).
Proprio in questi giorni, invece, è emerso un nuovo studio sulle numerosissime tracce di sangue (sempre RH-, come nel sudario di Gesù conservato ad Oviedo in Spagna, il primo miracolo eucaristico di Lanciano e altre reliquie o miracoli riferentisi al Sangue di Gesù) presenti sulla Sindone, che da finalmente una risposta scientifica all’inspiegabile colore rosso di tale sangue, che dovrebbe invece essere marrone in quanto antico e ossidato. Ciò che poteva appunto sembrare una prova di falsità (il sangue non doveva in questo stato essere rimasto rosso ma diventare marrone) diventa invece ancora una volta prova della sua autenticità: insieme all’emoglobina antica (metemoglobina) ci sono infatti grandi quantità di bilirubina, fuoriuscita dal fegato, con rottura dei globuli rossi, cosa che avviene in una persona duramente percossa (proprio come nel caso di quanto avvenuto nella flagellazione, salita al Calvario e crocifissione di Gesù); inoltre una radiazione ultravioletta (risurrezione?) ne avrebbe rafforzato ulteriormente il colore rosso.
E che non si tratti di studi semplicemente apologetici è testimoniato dal fatto che sono stati compiuti nientemeno che da autorevoli scienziati dell’ENEA (Ente Nazionale Energia Atomica), del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dell’INRiM (Istituto Nazione di Ricerca Metrologica); e tali studi sono stati pubblicati in questi giorni dall’autorevole rivista scientifica Applied Optics (Optical Society of America).
Ma ovviamente di questa scoperta non si è invece sentita notizia …
Come pure che in questi giorni, dall’8 al 10 agosto, 2500 giovani si sono recati a piedi dalla Sacra di S. Michele al duomo di Torino (km. 30) proprio per venerare devotamente la Santa Sindone (in una speciale ostensione a loro riservata).

 

 

6.08.2018

Il famoso 8x1000. Cos’è? Perché? In Italia … negli ultimi anni

Sostenere economicamente la comunità cristiana, i sacerdoti e l’intera Chiesa Cattolica è un dovere morale di ogni cattolico.

Lo prescrive anche il 5° Precetto della Chiesa (I Precetti generali della Chiesa, che obbligano in coscienza sono: 1. Partecipare alla S. Messa la domenica e le altre feste comandate e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni; 2. Confessare i propri peccati almeno una volta all’anno; 3. Ricevere il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua; 4. Astenersi dal mangiare carne (il venerdì, obbligatorio in Quaresima, eventualmente sostituibile con altra penitenza gli altri venerdì dell’anno) e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa (Mercoledì delle Ceneri e Venerdì Santo); 5. Sovvenire alle necessità materiali della Chiesa stessa, secondo le proprie possibilità) - cfr. anche l’aiuto per fare bene l’esame di coscienza nel presente sito (vedi).
 

Come ogni persona, ogni famiglia ed ogni società, anche la Chiesa Cattolica, pur confidando nella Provvidenza divina (che comunque si serve pure degli uomini), ha delle necessità materiali ed economiche - per il culto a Dio (in ogni cultura del mondo, dall’età della pietra al giorno d’oggi, a Dio il popolo ha sempre offerto il massimo, basti pensare alla bellezza dei luoghi di culto in ogni civiltà e religione), per sostenere i sacerdoti (che a tempo pieno sono al suo servizio per il bene delle anime) e per le stesse opere di carità, che senza denaro non sarebbero ultimamente possibili. Non è quindi contrario al Vangelo, come qualcuno erroneamente pensa, che la Chiesa si occupi anche di denaro, cioè di come sostenere, pure economicamente, se stessa, la sua missione, le sue opere, i suoi sacerdoti, la sua carità. Molti di coloro che si scandalizzano basti che nella chiesa si parli di denaro in realtà non la amano (quando poi non si scandalizzano per enormi somme spese ad esempio per il calcio, v. sotto News del 14.07.2018) e forse persino vorrebbero la sua chiusura, cioè vorrebbero la Chiesa così povera che se non esistesse sarebbero ancora più contenti!Certo il denaro (lucro) non deve mai essere lo scopo (sarebbe il peccato di “simonia”) ma solo un mezzo per la propria missione.Persino la piccola comunità di Gesù e dei 12 Apostoli godeva dell’assistenza anche materiale di persone, anche donne facoltose (persino la moglie dell’amministratore di Erode - cfr. Lc 8,2-3)
Nella Chiesa Cattolica tale gestione economica può avere livelli centralizzati (in Vaticano stesso, v. la questione dell’Istituto per le Opere di Religione/IOR), anche per sostenere le missioni, oppure a livello nazionale (gestito dalle Conferenze Episcopali nazionali), diocesano (Chiesa locale) fino ad arrivare alla singola parrocchia.
A livello nazionale possono pure esistere in questo senso degli accordi tra lo Stato (che non è al di sopra dei cittadini e dei corpi intermedi ma il loro insieme e al loro servizio) e la Chiesa che vive in quello Stato (che non è quindi altro dallo Stato, in quanto la comunità civile comprende tutti i cittadini, dunque anche i Cattolici e quindi la Chiesa stessa; in certi casi quasi coincidendo anagraficamente con essa, come ad esempio in Italia, dove oltre il 90% della popolazione è battezzato nella Chiesa Cattolica e quindi è anagraficamente Chiesa Cattolica.
La situazione italiana è poi storicamente particolare, in quanto appunto centro della Cattolicità (la Sede di Pietro); è esistito fino a gran parte del XIX secolo addirittura uno Stato Pontificio, in cui cioè la massima autorità religiosa (il Papa) era anche la massima autorità politica. Tale Stato nacque quasi esclusivamente per donazioni, come del resto ovunque gran parte dei beni della Chiesa. Già con l’invasione di Napoleone (che osò persino sequestrare e portare in esilio il Papa) gran parte dei beni della Chiesa furono incamerati. Lo stesso avvenne durante il Risorgimento, con il progressivo avanzamento del Regno piemontese (che aboliva tutti gli ordini religiosi e incamerava tutti i beni della Chiesa), fino alla totale sottomissione dell’Italia, Roma compresa
(v. in proposito nel sito il relativo Dossier e il documento). Quindi, dopo la ripresa dei rapporti (“Conciliazione”) tra Chiesa e Stato (1929) si trattava pure, da parte dello Stato usurpatore, di offrire un almeno simbolico risarcimento alla Chiesa per quanto le era stato rubato (dal palazzo del Quirinale, abitazione del Papa, fino all’ultima parrocchia o convento).
Inoltre, sia in tutta la storia della Chiesa che nel presente, le comunità cristiane hanno sempre posto in atto un tale impegno di carità e di aiuto alla popolazione (scuole, ospedali, comunità di recupero di tossicodipendenti, di aiuto per ammalati, poveri, rifugiati, emarginati), verso tutti i cittadini, peraltro senza distinzione di fede religiosa, a cominciare dai più bisognosi, ingente realtà di bene che se venisse meno lo Stato stesso non sarebbe in grado di far fronte ai bisogni (a cominciare dalle scuole) e ai problemi dei suoi stessi cittadini, nonostante le ingenti somme di cui dispone, tratte dal gettito fiscale di tutti i cittadini, cattolici compresi.
Comunque con la revisione del Concordato (1984), si è stipulata anche una nuova forma (in vigore dal 1985), volontaria per i cittadini, di sostentamento economico alla Chiesa Cattolica (e al clero), come pure nei confronti di altre comunità religiose e persino di volontariato. Nel concreto si tratta, per la gestione nazionale degli aiuti alla Chiesa (Istituto Centrale Sostentamento Clero), di una deducibilità dalle imposte per offerte fino a € 2000 e della possibilità (scelta di ogni contribuente al momento della Dichiarazione dei redditi) di destinare l’8x1000 del gettito fiscale globale per la Chiesa Cattolica (o anche per altre comunità religiose o associazioni o ancora allo Stato stesso), un importo che non costa nulla al singolo cittadino (perché comunque questa percentuale da parte dello Stato, e quindi di tutti i cittadini, è comunque devoluta in questo senso), ma che il singolo cittadino, con la sua firma, può liberamente decidere a chi destinarlo.

In altri paesi il sistema può essere diverso. Ad esempio in Germania, il singolo cittadino ha invece una tassa in più (“Kirchensteuer”), se vuole ad esempio destinarla alla Chiesa Cattolica, dichiarandosi appunto cattolico (mentre in Italia il cittadino che destina l’8x1000 alla Chiesa Cattolica non è che si dichiari cattolico). Com’è noto la situazione economica della Germania permette lauti ingressi economici alla Chiesa Cattolica tedesca (che pur essendo la metà di quella italiana riceve invece 5 volte tanto dallo Stato) (forse anche troppi, vista la scarsa presenza di cattolici praticanti, per cui in genere gli Uffici delle Curie Vescovili sono di fatto sovrabbondanti di addetti regolarmente ben stipendiati, anche se poi non vi corrisponde sempre una reale vita di fede); ma di fatto per il cittadino può risultare “sconveniente” dichiararsi cattolico. Ecco il motivo per cui molti decidono oggi di non dichiararsi più tali (e in questo caso allora i Vescovi si permettono di tuonare contro questi presunti apostati, minacciandoli persino di scomunica, quando invece sono in genere molto permissivi e relativisti su questioni di fede e di morale, che sono invece l’essenziale)!

Ebbene, qual è la situazione attuale in Italia?
In base alle libere scelte degli Italiani, che in stragrande maggioranza (il picco si è riscontrato nel 2005, con l’89,82% dei cittadini) dichiarano di voler destinare l’8x1000 (ricordiamo: si tratta non delle tasse del singolo cittadino, ma dell’intero gettito fiscale italiano) alla Chiesa Cattolica. Per questo lo Stato Italiano deve quindi alla Chiesa Cattolica circa 1 miliardo di euro all’anno (che la Chiesa destina, in base a bilanci resi pubblici, per il culto, per il sostentamento del clero e per le opere di carità nazionali e internazionali).
Dopo il picco del 2005 (l’89,82% dei cittadini italiani destinarono l’8x1000 alla Chiesa Cattolica), anno della morte di Giovanni Paolo II, nel 2013 (anno della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI) la percentuale era già scesa all’80,91%. Nel 2014 (primo anno di pontificato di Francesco) segnò una timida risalita (81,23%), per poi calare vistosamente nel 2015 (81,09%), nel 2016 (79,94%), fino all’assoluto record negativo del 2017 (79,36%).
Questo per le cifre di denaro destinate. Per il numero di firme, invece, il massimo delle firme (cioè delle persone che destinarono l’8x1000 alla Chiesa Cattolica) fu raggiunto nel 2011, cioè durante il pontificato di Benedetto XVI (15.604.034 firme; solo durante gli 8 anni di pontificato di Benedetto XVI le firme furono sempre superiori ai 15 milioni, come non furono neppure sotto il pontificato di Giovanni Paolo II). Negli ultimi anni, invece, gli Italiani che hanno firmato per la Chiesa Cattolica sono strati: 14.437.694 nel 2015, 13.944.967 nel 2016 e 13.762.498 nel 2017 (quindi sempre in calo).

[Si noti invece che le firme per le Chiese valdesi e metodiste (che all’inizio di tale sistema fecero i puritani, rifiutandolo e accusando la Chiesa Cattolica di essere attaccata al denaro) sono oggi al 2° posto tra le varie denominazioni religiose nella ripartizione dell’8x1000, con un numero di firme 12 volte superiore alla loro reale presenza nel paese: 469.071 nel 2015, 523.504 nel 2016, 515.829 nel 2017. In continua crescita, in questi ultimi anni, è anche il numero delle firme a favore dell’Unione buddista italiana: 125.786 nel 2015, 173.023 nel 2016, 164.934 nel 2017, alle quali vanno aggiunte le 52.777 firme per i buddisti Soka Gakkai, entrati da quest’anno nella ripartizione. Chi invece assegna ancora allo Stato la ripartizione di questo 8x1000 sono: 2.493.431 nel 2015 (14,03% delle firme), 2.535.404 nel 2016 (14,54%), 2.576.882 nel 2017 (14,86%); quindi anch’esse in aumento].

 

 

30.07.2018
 

Procreazione assistita: immorale e dannosa

Era il 1983 quando è stato “prodotto” nel mondo il primo concepimento artificiale di un bambino, cioè unendo in provetta uno spermatozoo e un ovocita. Ora ogni anno nascono nel mondo 350.000 bambini concepiti artificialmente con questo metodo. Ma per ottenere questo scopo il prezzo è la morte di milioni di altrettanti bambini (embrioni scartati o deceduti).

Ovviamente tali concepimenti sono contrari alla morale, cioè alla modalità con cui Dio stesso ha voluto che nascesse la vita umana, cioè da un rapporto intimo d’amore tra marito e moglie, e come la natura stessa (il creato) manifesta.

In Italia la possibilità di ottenere concepimenti di bambini con questi metodi artificiali, cioè “in laboratorio”, è stata permessa, entro certi limiti, dalla cosiddetta “legge 40” (“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”), approvata dal Parlamento il 19.02.2004, dopo anni di discussioni dovute anche alla sua forte valenza etica. Chi voleva liberalizzare totalmente questa pratica (in primis come al solito i Radicali, con l’appoggio soprattutto delle forze politiche di sinistra), ha voluto un Referendum popolare per eliminare tutti quei limiti etici che la legge “40” comunque contemplava [procreazione assistita solo per coppie sterili, solo “omologa” (fecondazioni in vitro da gameti degli stessi genitori), limiti nella produzione di embrioni (solo 3) e divieto di congelamento degli stessi, e loro non selezionabilità mediante diagnosi pre-impianto)]; ma tale Referendum, tenuto il 12-13.06.2005, non ha raggiunto il “quorum” - anche per merito della chiara posizione contraria della Chiesa Cattolica - ed è risultato quindi nullo. Ma purtroppo, come talora avviene in Italia, ciò che era stato discusso e stabilito per via legislativa (ripetiamo, la legge 40 era stata discussa per anni in Parlamento dai rappresentanti del popolo italiano, popolo che l’ha confermata non partecipando neppure al Referendum suddetto), è stato deformato o distrutto dalla Corte Costituzionale (addirittura con 16 interventi) e perfino da una sentenza della Corte Europea di Strasburgo!

In un rapporto presentato al Parlamento italiano a 10 anni dall’entrata in vigore della legge 40, risultò intanto che nell’81,9% dei casi c’è stato un fallimento, cioè non sono stati concepiti bambini (e relativa distruzione di embrioni umani) o sono morti dopo il loro concepimento.
Da quando la sentenza 151 (1.04.2009) della Corte Costituzionale ha dichiarato “incostituzionale” (!?) il divieto di congelamento degli embrioni, nei laboratori si sono accumulati in poco tempo 57.151 embrioni congelati.
Dallo “scongelamento” degli embrioni ottenuti solo per fecondazione “omologa”sono nati 8.893 bambini, ma ne sono morti 83.048. Le tecniche “a fresco” hanno permesso la nascita di 91.315 bambini, ma la morte di 1.047.309. Le fecondazione di ovociti “vitrificati” ha permesso la nascita di 2.626 bambini e la morte di 38.309 embrioni.
Dalla fecondazione “eterologa” (cioè con gameti esterni alla coppia di ufficiali genitori), non prevista appunto dalla legge approvata dal Parlamento ma ammessa dalla Corte Costituzionale, i successi (bambini nati) sono stati 631 e gli insuccessi (bambini morti) invece 3.475.

Dunque in 10 anni in Italia per permettere la nascita di 103.465 bambini se ne sono sacrificati 1.172.141. Un’ecatombe!

Oltre all’immoralità con cui avvengono tali concepimenti e all’enorme numero di insuccessi (cioè di morti) che comporta, dalla più recente (2017) letteratura medica sulla salute dei bambini così concepiti si evidenziano, tra l’altro, non trascurabili e persino gravissimi “effetti collaterali”.
Eccone alcuni: rischio accentuato di basso peso alla nascita, parto anticipato, ritardo nello sviluppo in gravidanza, maggiore rischio di aborto spontaneo e persino di mortalità perinatale, maggiore probabilità di ricorrere in terapia intensiva neonatale ed altri. Tali bambini presentano un rischio maggiore del 40/50% di possedere difetti congeniti e anomalie cromosomiche. C’è persino un maggiore rischio di paralisi cerebrale. Nei bambini così concepiti aumenta poi del 33% il rischio di tumori (specie leucemie, retinoblastoma, neuroblastoma). In età più adulta, tali bambini soffrono un maggiore rischio di obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, rimodellamento cardiaco.

Insomma: un’altra tragica conseguenza della disobbedienza a Dio e alla natura come Egli l’ha creata. Un’altra mossa di colui che è, come l’ha chiamato Gesù, “padre della menzogna” e “omicida fin dall’inizio”.

 

 

19.07.2018

Ancora sulla persecuzione anticristiana in Cina

Nonostante tutti i tentativi (ai limiti dell’ortodossia, come sulla questione delle nomine dei Vescovi) da parte vaticana per raggiungere un accordo con il governo cinese (Partito Comunista cinese) al fine di raggiungere una maggior distensione sulla questione religiosa e una maggiore libertà per le chiese locali, da parte cinese si registra invece un ulteriore soffocamento della libertà dei cristiani (come testimonia l’autorevole fonte cattolica padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere e direttore dell’agenzia Asia News, da cui attingiamo la notizia – v. il sito qui tra i link).

Prova dell’incremento della persecuzione antireligiosa, e in particolare anticristiana, tuttora in atto in Cina (ricordiamo che in Cina vi è da un lato la vera Chiesa cattolica, in comunione con Roma, detta «sotterranea» perché bandita dallo Stato; dall’altro la cosiddetta «Associazione patriottica cattolica cinese», controllata dal regime comunista; e il governo cinese non ha alcuna intenzione di cedere, anche negli attuali nebulosi contatti col Vaticano, sulla sua pretesa di nominare i Vescovi), sono le nuove “misure restrittive” attuate ad esempio nella provincia dell’Henan (che conta ben 95 milioni di abitanti e dove si concentrano il 10% dei cattolici cinesi, che secondo fonti sicure sarebbero oltre 10 milioni).

Proprio in questa provincia si riscontra un grande incremento delle religioni e del cristianesimo (più le chiese protestanti che quelle cattoliche, che stanno comunque crescendo come comunità sotterranee); proprio per questo il governo – che sente come “nemico” tutto ciò che non controlla direttamente (secondo ancora una logica marxista-maoista) è intervenuto con ulteriori misure restrittive della libertà religiosa.

Tale provvedimento prevede ad esempio la schedatura di tutti i fedeli (e le loro rispettive condizioni socio-economiche), il canto dell’inno cinese durante ogni celebrazione, l’esposizione della bandiera cinese in ogni luogo di culto e per i minorenni la proibizione di qualsiasi educazione religiosa (l’educazione appartiene allo Stato, secondo la tradizione marxista ma anche laicista) e il divieto di accesso in chiesa! Tutto è sotto il controllo della polizia, che alla domenica vigila anche alla porta di ogni chiesa perché questi provvedimenti siano rigorosamente rispettati.

Il Partito comunista cinese ha il terrore che quanto accaduto in Europa nel 1989/1991 - dove il partito comunista russo, l’intera Unione Sovietica e i partiti comunisti di tutti i paesi satelliti (blocco di Varsavia sotto l’impero comunista russo) sono crollati, soprattutto a motivo della forza del cristianesimo, cominciando dal cattolicesimo polacco e dal Papa proveniente da quella terra (!) - ora possa portare alla disintegrazione anche del potere del comunismo in Cina.

 

 

14.07.2018

Quando il “Calcio” rischia di diventare idolatria e scandalo.
Il caso CR7

Lo sport può avere un importante valore educativo, oltre a procurare benessere in chi lo pratica; esso infatti richiede padronanza di sé, disciplina, spirito di sacrificio, e, se gioco di squadra, pure capacità di collaborazione e di abnegazione. Ha poi le sue regole, che obbligano a rispetto e lealtà, e le relative pene per chi le trasgredisce.
Ecco perché l’alleanza tra sport e fede è sempre stata feconda, come dimostra pure la presenza di attività sportive anche all’interno delle realtà ecclesiali - da cui non pochi grandi campioni hanno mosso i primi passi, specie nel mondo del Calcio - a cominciare dalle parrocchie e oratori (purché tali attività non diventino un fine invece che un mezzo, come spesso oggi capita).

Come tutte le cose buone, che riguardano il corpo, anche lo sport non deve conoscere eccessi, come ad esempio il culto esagerato del corpo, della perfezione fisica, o addirittura essere eccessivamente pericoloso (v. in proposito pure lo schema di “esame di coscienza” in questo sito, spec. nei peccati contro il 5° comandamento – cfr. anche CCC n. 2289).

Anche lo sport come “spettacolo” può avere un grande valore, specie sociale. Non a caso vediamo come ad esempio il Calcio, nonostante il giusto agonismo, mentre lega fortemente alla propria squadra, unisce fortemente i tifosi di tale squadra, talora persino di intere nazioni (anche l’Italia non si senta mai così unita come quando gioca la squadra italiana nei “mondiali”, cosa che quest’anno il destino o l'incompetenza ci ha privato). 
Ovviamente anche per questo vanno evitati tutti gli eccessi, come certo tifo esagerato e persino violento, che nulla ha di un autentico spirito sportivo ma assume assai spesso i toni di un delirio alienante e persino gravemente violento.

Il gioco del Calcio rappresenta in quasi tutti i paesi il massimo dello sport non solo praticato ma soprattutto come spettacolo, che muove per questo stratosferici giri di denaro. E i calciatori, mentre possono assumere anche un naturale ruolo di “modello” per tanti ragazzi (che li dovrebbe caricare per questo anche di una certa responsabilità morale), assai spesso diventano dei veri e propri “idoli”, a tal punto che non solo vengono appunto idolatrati per le loro capacità sportive, ma assurgono oggi più che mai a diventare eroi, delle “star” ancor più che quelle del cinema (con relativi gossip). 
Come si confà a dei veri e propri “idoli”, dall’età della pietra ai giorni d’oggi, a loro tutto è concesso, a loro persino tutto si sacrifica.

Ciò che produce oggi persino sdegno ad esempio per quanto si spendesse per la religione e per il culto (quando invece in tutte le epoche della storia e in ogni civiltà, il massimo si è sempre speso per “dar lode a Dio”, come esprimono tutti i luoghi di culto, dagli altari preistorici alle pagode, moschee, cattedrali; e relativi oggetti sacri) è invece non solo tollerato ma persino lodato se si spende per il Calcio, sia per la costruzione di stadi che per le squadre e i singoli calciatori.

Prendiamo ad esempio il caso di uno degli attuali migliori calciatori del mondo: Cristiano Ronaldo (spesso citato anche come CR7, dalle sue iniziali e numero di maglietta).
Com’è noto, il campione di origine portoghese, pur già all’età di 33 anni, è stato ora “acquistato” (dal Real Madrid) dalla Juventus per 117 milioni di € (110 per il giocatore, 5 per il cosiddetto contributo di solidarietà e 2 di oneri accessori). A lui andranno poi 31 milioni di € netti (60 lordi - cioè qualcosa pari a 3.000 stipendi medio-bassi di un cittadino italiano!) per almeno 4 anni. Insomma l’operazione è costata alla Juventus qualcosa come € 357.000.000!
Quando si tratta di Calcio non c’è crisi che tenga; nessuno si scandalizza, nessuno protesta. Tutti applaudono e sono già all’inseguimento dell’idolo mondiale che approda ora in Italia.
Se poi da colui che sa tirare bene il pallone si passa all’uomo, anche qua tutto diventa lecito e spettacolo: fidanzate, mogli, figli (avuti anche con la disumana pratica dell’utero in affitto), abitazioni e auto di lusso sfrenato. Tutto è permesso; persino invidiato; forse, nel piccolo, persino sognato e imitato. Anche molti genitori portano il loro piccolino all’allenamento di calcio (e non oserebbero protestare se l’allenatore lo sgridasse, come fanno invece ormai per maestri, professori, educatori) sognando che un giorno, chissà, forse anche lui potrebbe diventare l’idolo delle folle.
 

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